Oggi è il Martin Luther King Day e l’America celebra l’uomo che ha fatto della battaglia per i diritti civili la sua missione di vita. Immaginava che un giorno bianchi e neri potessero stare insieme e vivere nella società con gli stessi diritti. Immaginava un giorno che l’America offrisse le stesse occasioni e gli stessi sogni a tutti.
Domani questo sogno si avvera. Per la prima volta nella storia un nero sarà il quarantaquattresimo Presidente degli Stati Uniti d’America. Un sogno che neanche Martin Luther King aveva previsto. Ma ci aveva predetto che sarebbe arrivato un giorno in cui bianchi e neri avrebbero vissuto insieme rispettandosi come uomini. E così sarà.
L’intera società americana aspetta la giornata di domani con molta speranza e anche con molta fiducia. E noi anche. Vogliamo pensare che da domani cominci una nuova era, che da domani nasca una nuova America che sappia essere differente rispetto a questi ultimi anni.
Celebrando Martin Luther King, aspettiamo il Presidente Obama.
Come spiegare la storia di Internet? Molto difficile riuscire a sintetizzarla e soprattutto non basterebbe un blog intero a contenere tutto ciò che ne verrebbe fuori.
Ma oggi vi voglio segnalare un esperimento che si prefige di riassumere la Storia di Internet. Ed è questo video realizzato da Melih Bilgil dal titolo “History of Internet” che, utilizzando le immagini di Picol, un progetto che fornisce immagini libere per facilitare un comune linguaggio pittorico sulla comunicazione elettronica, realizza in otto minuti un video durante il quale illustra le origini e lo sviluppo del web fino ai giorni nostri.
Un esperimento riuscito, e anche se è tutto in inglese è piacevole comunque seguirlo.
Stavolta non sono proprio d’accordo con Michele Santoro, dopo la puntata di ieri, perchè se è vero come è vero che la libertà di parola deve essere garantita a tutti, lui deve essere sempre garantista perchè tutti possano fare lo stesso. Specie durante la sua trasmissione “Annozero”. Quello che è accaduto con l’Annunziata evidenzia che alle volte Santoro mal digerisce le opinioni altrui.
L’argomento è troppo importante per essere banalizzato da una scaramuccia tra Santoro e la Annunziata, ma è proprio l’argomento, e cioè la gravissima situazione generatasi a Gaza a seguito dei bombardamenti israeliani, che scatena la reazione della giornalista che tra l’altro è famosa a sua volta per lo stesso motivo. Anche la giornalista, ex-presidente della Rai, è spesso criticata per le sue posizioni. Ma quello che è accaduto durante la puntata di Annozero a mio avviso è grave. Non è la prima volta che Santoro agisca in questo modo nel raccontare il suo punto di vista, omettendo in alcuni casi di raccontare altri pezzi di realtà che darebbero una visione più ampia ch del fatto che si va a narrare. Non basta invitare in studio questo o quel personaggio che si ritiene essere dalla parte opposta, in termini di pensiero intendo, per poi non farlo parlare o addirittura costringendolo ad abbandonare lo studio. Perchè putroppo è successo proprio questo. Quando la Annunziata ha preso la parola per esprimere la “sua” visione di come stava andando la trasmissione, troppo sbilanciata da una parte, ecco che Santoro sbotta in malo modo mandando all’aria anche quel poco di buono che era stato detto durante la trasmissione.
Il discorso è molto semplice. Se tu per primo lamenti una censura delle tue idee e reclami giustamente spazi per poter esprimere il tuo pensiero, allora la stessa cosa devi farla valere anche per gli altri. Anche per chi la pensa in maniera completamente diversa dalla tua. Altrimenti il tutto viene falsato, viene banalizzato. Ed è per questo che non sono d’accordo con Santoro.
Zapatero si lancia nell’era del web 2.0 e lancia “Plan E”, un sito attraverso il quale spiegherà come la Spagna potrà superare la crisi di questo periodo e spiegherà anche tutte le iniziative che hanno prodotto risultati e quelle ancora da mettere in atto. Ancora una volta la politica si rende conto delle potenzialità del web. E da noi?
Per Zapatero in realtà questa non è la sua apparizione sul web, durante l’ultima campagna elettorale in Spagna erano circolati alcuni video di alcuni suoi interventi, ma è la prima volta che in Spagna un poltico si rivolge alla popolazione utilizzando gli strumenti di comunicazione che oggi offre la tecnologia. Durante quei pochi minuti, visibili anche qui, il Primo Ministro Zapatero spiega qual è la sua ricetta per affrontare la crisi attraverso l’attuazione del “Plan español de estimulo de la economia y del empleo”. Il principale scopo è quello di ottenere un pieno coinvolgimento dei cittadini ed è per questo che sono stati realizzati dei cortometraggi, visibili sul sito, che hanno per tema la famiglia, le aziende, l’occupazione, la finanza e la modernizzazione dell’economia. Ed è propio attraverso questi video che vengono presentate in maniera pratica le idee messe in campo. Un modo più esplicito per rendere visibile a tutti il piano da mettere in pratica.
I paragoni con Obama sono d’obbligo. Ma mentre il prossimo Presidente degli Usa ha capito sin dalla sua campagna elettorale quale fosse il potenziale del web per ottenere la sua elezione, Zapatero vi arriva in pò più tardi, ma almeno ci arriva, e quello che forse lo caratterizza maggiormente è il periodo scelto. E cioè in occasione delle presentazione del Plan E. Quasi a lanciare un messaggio ancora più profondo e coinvolgente, vista anche la situazione. E ioci leggo anche un messaggio positivo, e cioè che il web possa essere anche secondo Zapatero un modo per raccogliere tutte le energie positive per affrontare la crisi. Tant’è che la sua presenza online avrà un cadenza periodica instaurando un canale di comunicazione coi cittadini costante. Inoltre, gli aggiornamenti che via via saranno apportati al piano saranno comunicati anche utilizzando Twitter, servizio di microblogging usato per inviare messaggi per aggiornare il proprio stato.
Ma perchè questo non succede anche da noi? Perchè ci ritroviamo a destra e a sinistra politici miopi, oltre che su altro, anche su questo. E’ una felice intuizione quella di Zapatero e dà anche una ulteriore testimonianza di quanto la Spagna in questi anni sia cambiata, forse più di quello che riusciamo a percepire da lontano. Invece il nostro paese non solo non va avanti, ma rischia anche di ritrovarsi con una classe politica, da destra a sinistra senza distinzioni, incapace di leggere i cambiamenti del momento senza avere la flessibilità giusta per adeguarsi. Speriamo sempre di essere smentiti.
E’ gia passata una settimana dall’inizio dell’attacco sulla striscia di Gaza da parte di Israele che ha provocato ormai più di 700 vittime civili, di cui molti bambini. La reazione di Israele ad un attacco missilistico che ha ucciso le due sorelline israeliane di 5 e 13 anni a molti è risultata spropositata di fronte alla possibilità di mezzi dei palestinesi.
In effetti a vedere come si sono messe le cose si potrebbe affermare che si Israele ha, in questo caso, usato la sua forza militare in maniera spropositata senza curarsi più di tanto delle conseguenze che questo provocasse, e cioè l’uccisione di tanti civili palestinesi. A questo si aggiunge poi la difficile condizione in cui vivono i palestinesi della Striscia di Gaza, un lembo di territorio all’interno dello Stato di Israele di 360 kmq con una popolazione di più di 1 milione e 400 mila abitanti che possiede la più alta densità di abitanti per kmq pari a 4117 ab./km². Senza dimenticare che Israele della Striscia controlla l’accesso marittimo, lo spazio aereo e l’accesso via terra nella barriera appunto tra Israele e Striscia di Gaza. Con questo voglio dire che la popolazione palestinese è ammassata all’interno del territorio. Israele di fronte ad una situazione di questo tipo non si fa scrupolo e decide di bombardare mettendo in moto tutta la sua macchina da guerra. Ne viene fuori un massacro. Il 31 dicembre la Corte Suprema dello Stato di Israele ha ordinato al governo di garantire l’accesso ai territori sotto bombardamento alla stampa internazionale perchè diano testimonianza degli effetti, ma lo stesso governo è sordo ad un invito di questo tipo, giustificando il divieto di accesso come una “complicazione delle operazioni militari”. Di conseguenza non si ha una informazione oggettiva di quello che succede, e gli stessi giornalisti italiani hanno fatto sapere solo dopo di questo divieto, nel frattempo ci hanno raccontato storie che neanche loro avevano in effetti visto. (altro…)
I Social Media, Facebook e MySpace per intenderci, non sono più da considerarsi solo una moda, sono ormai una realtà ben definita con milioni di iscritti che stanno suscitando enorme clamore soprattutto per il successo che stanno ottenendo nel nostro paese.
Ma bisogna fare delle considerazioni. Prima di tutto che cosa rappresentano questi siti e come mai tutto questo successo? Innanzitutto, e questo vale soprattutto per Facebook, sono dei luoghi attraverso i quali poter interagire con altre persone. Dove poter scambiare informazioni, esperienze, ricercare e trovare amici di cui non si aveva più notizia. E questa è proprio la natura stessa di Facebook. Così come MySpace, partendo dalla condivisione di dati e di esperienze, ha sviluppato sempre di più la funzione di mettere in contatto artisti emergenti che attraverso questo sito, condividendo le loro canzoni ad esempio, sono anche diventati famosi. Da qui il grande coinvolgimento di pubblico in tutto il mondo e da ultimo nel nostro paese, con l’esplosione del fenomeno Facebook che ha sorpreso un pò tutti. Ma che altri invece hanno letto in questo successi la nornale evoluzione di quegli strumenti di contatto, come le chat, che nel nostro paese hanno avuto sempre un enorme pubblico. La domanda che ci si pone ora è: ma fino a quando durerà? Credo ancora per molto, anche se la crisi si fa sentire anche per siti di questo tipo, di cui proprio qui abbiamo trattato. (altro…)
In tema di web 2.0 non si può non registrare quello che propone zooppa.com, cioè un diverso modo di concepire il marketing, quello nuovo, realizzato dagli utenti stessi. Il risultato è strabiliante e innovativo. Nasce così un nuovo concetto di marketing, quello 2.0
Proprio ieri sul blog del mio amico Andreas leggevo un suo articolo su un sito www.zooppa.com che dà la possibilità di partecipare alla creazione di spot pubblicitari. Detto così sembra un giochetto, ma la cosa è veramente interessante. Qualche giorno fa, qui su questo blog, parlavo della crisi e delle conseguenze che questa comportasse per tutti quei siti come Facebook che rischiano addirittura la chiusura. Ecco allora che la risposta a tutto questo, almeno in termini di marketing e quindi di pubblicità, possa essere questa che propone Zooppa. Un sito che è a tutti gli effetti catalogabile tra i social network e che lancia l’idea dello “user generated advertising”, cioè offre la possibilità agli utenti di realizzare spot pubblicitari. In pratica funziona in questo modo: un’azienda propone una gara per promuovere il proprio marchio, gli utenti registrati sulla base degli obiettivi che l’azienda si propone possono scrivere un’idea sulla quale sviluppare una sceneggiatura oppure realizzare un vero e proprio video. Poi si viene sottoposti a giudizio della stessa community e se il progetto piace, l’azienda paga l’ideatore del progetto stesso. Quello che vi presento oggi è lo spot realizzato per Negroni che trovo molto bello e che non a caso è tra i best video. A sorpresa, sono tante e importanti le aziende che finora hanno realizzato spot utilizzando zooppa, segno che qualcosa nell’advertising sta cambiando. Oltre a Negroni, ci sono Figurella, Best Western, TomTom, Festival della creatività di Firenze, Ing Direct, Mini, KitKat, Agos, Invicta, Enel.
Insomma, Zooppa è la felice combinazione tra i metodi utilizzati dai socialnetwork e la creatività degli utenti stessi registrati, che altrimenti non avrebbero modo di poter esprimere la loro stessa verve creativa. E’ quindi un’opportunità per tutti coloro che vogliono esprimere le loro competenze e per contribuire a realizzare un nuovo modo di concepire il Marketing del futuro, non tanto lontano, slacciato definitivamente da vecchi metodi ormai superati e destinati al tramonto. Allora non ci resta che dire “benvenuti nel nuovo marketing!”
Chi avrebbe mai pensato che anche i socialnetwork come Facebook, MySpace o Twitter avrebbero dovuto fare i conti con la crisi di questo periodo? Io sinceramente no. Ho sempre creduto che avessero già trasformato in denaro le tantissime adesioni che registrano. E a vedere bene il problema sta tutto lì.
Il problema lo ha sollevato un articolo apparso su Repubblica.it che analizza un pò lo stato finanziario dei socialnetwork dopo che alcuni analisti finanziari hanno pubblicato le loro stime. E infatti stano tutti attraversando un momento decisamente di difficoltà perchè a fronte di un elevato numero di utenti registrati non si registra un eguale aumento dei ricavi. E questo è dovuto soprattutto perchè questi siti sono gratis, e questo è il motivo principale del loro successo. Quindi bisogna trovare altrove altre forme di guadagno. E la pubblicità sembrava essere la soluzione, ma così purtroppo non è. Nel senso che così finora non ha portato grossi risultati, anche perchè c’è il rischio che aumentando la pubblicità in siti come Facebook il rischio è che gli stessi iscritti possano avvertire fastidio. E so anche che alcuni questo fastidio lo avvertono di già. Il caso più eclatante è proprio Facebook, con ammissione dello stesso Mark Zuckerberg secondo il quale le stime per il 2009 sarebbero già più basse di quelle inizialmente prospettate. E solo Facebook conta già più di 130 milioni di iscritti, con un successo finora senza limiti nel nostro paese. In pratica secono gli analisti, Facebook non ha ancora un proprio modello da proporre e il rischio di fallimento sembra essere preso in serie considerazioni. Lo stesso vale per Twitter, anche questo un socialnetwork in ascesa soprprendente, ma che non ha ancora trasformato la sua forza in un macchina per fare soldi.
E’ difficile pensare che colossi come Facebook, o lo stesso MySpace, che versa in una sotuazione più positiva certo ma che ha comunque le sue difficoltà, facciano fatica a restare a galla. Per chi li guarda da fuori come noi, sembra che questo non possa accadere e che lapubblicità da sola potesse bastare. In linea di pricinicpio sarebbe così, ma i costi ci sono, e sono tanti, e gli inserzionisti preferiscono in tempo di crisi affidarsi a metodi più sicuri che possano generare risultati positivi duraturi. In effetti in questo periodo sono molte le aziende che stanno rivedendo i loro budget per le promozioni per investire nelle strutture aziendali che più soffrono in questo momento. E non potrebbe essere diversamente. Poi sul fatto che Facebook, come pure altri, possa fallire ci credo poco. Se non sarà in grado di risollevarsi da solo allora di sicuro interverrà un colosso che lo comprerà e continuerà a sopravvivere, ma di sicuro non più gratis. Staremo a vedere.
Vivere la crisi come opportunità! Il 2009 è iniziato con questo motto. E ce lo ha ricordato anche il nostro Presidente della Repubblica, nel suo messaggio augurale alla Nazione, ricordandoci anche, citando Roosvelt, che “l’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa”. Ed è vero.
Qualche mese fa un mio amico parlava già di vivere questa crisi come un’opportunità, ma ci trovavamo all’inizio di questa crisi e nessuno riusciva a capire bene cosa stesse per succedere e anch’io non riuscivo a vedere che la cosa migliore da fare fosse di cominciare a vederla come un’opportunità, insomma un’occasione. “Scritta in cinese la parola crisi è composta di due caratteri. Uno rappresenta il pericolo e l’altro rappresenta l’opportunità”, questa è una delle più famose citazioni di John F. Kennedy che non fa che tradurre la parola crisi scritta in cinese dove appunto si individuano il simbolo del pericolo e quello dell’opportunità, a ricordarci che davanti ad ogni pericolo c’è sempre una via d’uscita positiva, davanti al nero c’è il bianco. Si possono dare mille interpretazioni e tutte a sottolineare il fatto che in un momento di debolezza bisogna esprimere il meglio di noi stessi per ottenere un buon risultato senza che la paura abbia il sopravvento.
Questo sarà il leit-motiv di questo 2009. Cercheremo ri raccogliere le nostre migliori energie per poter affrontare il peggio, o forse per poter limitare al minimo i danni che ci saranno. Questo è il messaggio giusto da dare a tutti in un momento come questo e non dire invece “scialacquate che tutto passa”, è ben diverso. Dare un’iniezione di positività significa dare un’immagine oggettiva della realtà e incoraggiare tutti nel riuscire ad ottenere un risultato positivo.
E allora avanti tutti a contrastare questa crisi con il meglio di noi stessi, facendo quello che sappiamo fare.
Avrei voluto chiudere l’anno sul blog in maniera diversa, ma l’attualità ci riporta alla drammatica realtà di questi giorni. In particolar modo avevo immaginato di poter non parlare di guerre. Ma purtroppo non sarà così. Il conflitto israelo-palestinese si riaccende in questo scorcio del 2008
Palestinian Kids
In questi giorni assistiamo tristemente al riaccendersi del conflitto tra israeliani e palestinesi, che tradotto significa assistere a un nuovo massacro di civili. Nell’ultimo attacco da parte di Israele sono stai uccisi più di 400 civili, li hanno chiamati “obiettivi strategici”. Sarà, ma chi ci va di mezzo e soprattutto in un conflitto lungo e complicato come questo sono i civili, donne e bambini soprattutto. Ovviamente non voglio discutere sul diritto di Israele ad esistere, anzi, lo Stato d’Israele ha diritto di esserci, ma quello che voglio sottolineare è che ci debba essere altrettanta tranquillità nell’affermare che ci debba essere uno Stato Palestinese. Non sto dicendo niente di nuovo, lo so, ma è meglio ribadire questo concetto soprattutto in queste giornate. Tra l’altro questa posizione è da sempre portata avanti anche dalla Chiesa e ben pochi hanno seguito questo messaggio. Si perchè da sempre il luogo su cui trova la Terra Santa è stata contesa dai pro-Israele, in particolare gli Usa, e dai pro-Palestinesi, ex-Urss e paesi arabi, dove ha trovato luogo di battaglia quella Guerra Fredda che ha caratterizzato cinquant’anni e più del secolo scorso. Una Terra inizialmente abitata dagli Arabi, va ricordato, i quali sono stati costretti inizialmente a lasciare la loro terra per far posto agli interessi commerciali degli europei alla ricerca del petrolio, poi confinati in quella che è oggi la Cisgiordania e lasciare la terra agli Ebrei di Palestina, dove appunto oggi sorge lo Stato di Israele. Questa era la soluzione degli Inglesi, che le Nazioni Unite fecero proprio, al problema: uno stato israeliano, dove oggi sorge per l’appunto, e uno stato palestinese, in Cisgiordania. Ma questa soluzione non accontentava nessuno soprattutto perchè la contesa si spostava anche su Gerusalemme che gli Arabi hanno sempre considerato loro capitale e lo stesso valeva e vale oggi per gli Ebrei che non voglio lasciare la loro città algi Arabi. A nulla sono valse ipotesi di divisione succedutesi nel tempo. Già questo dimostra di quanto sia difficile trovare una soluzione al problema e non ci aiuterebbe nemmeno provare a fare una cronostoria degli ultimi vent’anni perchè arriveremmo sempre allo stesso punto. Tranne nel ‘93 quando Rabin e Arafat stavano per siglare veramente la pace con gli Accordi di Oslo spezzati da un fanatico ebreo che nel ‘95 uccise Rabin. Da quel momento mai più si è andati così vicini alla Pace. E dopo la scomparsa di Arafat è subentrata al vertice politico dell’Autorità Palestinese Hamas, gruppo politico armato autore di molti attentati suicidi inIsraele che hanno provocato vittime innocenti e anche enormi e insormontabili difficoltà verso una pace duratura.
Oggi Israele ha deciso di rimuovere con la forza Hamas, senza badare ai civili palestinesi e forse senza considerare le enormi conseguenze che questo potrebbe provocare. Di sicuro non è questo il modo per arrivare ad un accordo coi palestinesi. E se non si può colloquiare con Hamas, perchè di fatto è impossibile e anche perchè Hamas stessa non ha tanta voglia di dialogare, allora bisognerebbe trovare il modo di coinvolgere gli altri paesi arabi più moderati a cominciare dalla Giordania per farsi promotore di un percorso che possa quantomeno smorzare i toni e deporre le armi. E’ vero anche che questa strada è stata già battuta, ma si può lasciare il popolo palestinese in balìa della sete di vendetta di Hamas? Non credo proprio, anche perchè gli stessi paesi arabi moderati non hanno voglia di iniziare una nuova guerra contro Israele. Ma con la violenza Israele non ha mai vinto e la storia lo dimostra. Anzi non solo Israele, nessuno ha mai vinto con la violenza o la guerra.
Bisognerebbe prendere esempio dai tanti esempi di convivenza tra arabi e israeliani che la cronaca ci propone, così come anche il cinema. C’è stato un periodo, prima della guerra del 1967 che arabi ed ebrei convivevano, divisi ma convivevano. Gli arabi erano integrati nella società israeliana, lavoravano con loro, giocavano con loro. Da allora questo non è stato più possibile. E allora voglio augurarmi che questa accada di nuovo, augurare a questa terra tanto bella e desiderata quanto martoriata che questo possa accadere presto, nel 2009.
Nell’augurarvi un Buon Anno, auguriamoci anche di non vedere più guerre, di non vedere più vittime innocenti, di non vedere più sofferenze. Di vedere finalmente la Pace.
Buon 2009 a tutti.
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