Categoria: News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo

  • Twitter perde pezzi, 4 top manager lasciano la società

    Twitter perde pezzi, 4 top manager lasciano la società

    In un contesto normale un ricambio potrebbe essere interpretato in altro modo, ma se si parla di Twitter in questo periodo ecco che proprio di ricambio “normale” non si può parlare. La notizia è che 4 top manager lasciano Twitter e sono altri guai per Jack Dorsey che ha confermato le voci con un tweet.

    La modalità con cui si sono seguite le notizie e le successive conferme ricorda molto la modalità vista quando si era diffusa la notizia che Twitter sarebbe ormai pronta ad eliminare il limite dei 140 caratteri. In quel caso dai “rumors” sollevati da Re/code si arrivò poi alla (quasi) conferma da parte di Jack Dorsey. Stessa modalità anche in relazione alla notizia che 4 top manager lasciano la società, prima “rumors” sollevati sempre da Re/code, poi confermati dal CEO e co-fondatore, Jack Dorsey.

    twitter perde pezzi

    In un contesto normale la notizia che 4 manager lasciano la società potrebbe essere interpretata in un altro modo, o quasi, ma il contesto in cui Twitter vive in queste ultime settimane è tutt’altro che tranquillo. I manager che lasciano la società di Dorsey ricoprono ruoli importanti e sono: Alex Roetter, capo ingegneri; Katie Stanton, responsabile global Media, che in un post conferma di essersi dimessa per stare di più con la sua famiglia; Brian Schipper, responsabile risorse umane; e Kevin Weil, VP e responsabile di prodotto. Figure importanti per un’azienda come Twitter che vive proprio una crisi di prodotto che poi si riversa in tutti gli altri ambiti, e una notizia come questa non può essere non interpretata come nuovi guai per Dorsey.

    E lo stesso Dorsey, poco dopo, conferma la notizia con un tweet, stessa modalità vista quando intervenne sui “rumors” a proposito dell’addio al limite dei 140 caratteri, con l’immagine del suo comunicato ufficiale:

    Nel comunicato Dorsey si dice triste dell’addio dei top manager: “Alex e Kevin sono stati qui più di cinque anni e con i loro team sono passati da 0 a 2 miliardi di dollari di oggi”. E poi aggiunge anche che i ruoli verranno coperti da Adam Bain, COO, e da Adam Messinger, CTO.

    A questi si aggiunge anche l’addio del general manager di Vine, Alex Toaff, che va a lavorare in Google sulla Realtà Virtuale, come da lui stesso confermato in un tweet:

    Si può dire che Twitter perde pezzi? Si, si può dire e non è un bel segnale, specie se si considera come Twitter ha chiuso la settimana. Il pesante #TwitterDown della settimana scorsa ha poi provocato un pesante tonfo a Wall Street, arrivando a toccare una quotazione per azione di 17,48 dollari con un valore complessivo che era sceso addirittura al di sotto degli 11 miliardi di dollari.

    Il problema che questa filone di addii non tranquillizza gli azionisti sulla situazione attuale di Twitter e sarà davvero difficile convincerli che è tutto sotto controllo.

    Insomma, altri guai per Dorsey e il 10 febbraio ci sono i dati finanziari sull’ultimo trimestre del 2015, quello in cui lui ha operato.

    [immagine di copertina di TechCrunch]

  • Coca-Cola, al via la campagna marketing Taste The Feeling

    Coca-Cola, al via la campagna marketing Taste The Feeling

    Coca-Cola, tra i brand più amati al modo, ha annunciato nei giorni scorsi l’avvio di una nuova campagna marketing che vale per tutti i marchi, è la prima volta che che accade. E per l’occasione è stato creato un’unica tag line: Taste The Feeling.

    Coca-Cola, nome completo The Coca-Cola Company, è da sempre uno dei brand più amati e seguiti al mondo. Nel 2015 Interbrand ha riportato il colosso americano al terzo posto nel suo global ranking, dietro ad Apple e Google. L’azienda fondata nel 1892 ad Atalanta è stata poi sempre molto apprezzata per le sue campagne marketing e ce ne sono alcune che hanno davvero fatto la storia. Ma oggi per Coca-Cola inizia un nuovo corso. Per la prima volta il brand avvia una campagna marketing unica per tutti i marchi e per l’occasione lancia un’unica tag line: Taste The Feeling.

    taste the feeling coca-cola

    Nei giorni scorsi a Parigi, dove è stata presentata la campagna a livello mondiale, Marcos De Quinto, direttore marketing, ha spiegato il nuovo approccio “one brand” che ha lo scopo di estendere anche ai marchi Coca-Cola Light, Coca-Cola Zero e Coca-Cola Life “il patrimonio e il fascino iconico del marchio di bevande numero uno al mondo”.

    La campagna Taste The Feeling, #TasteTheFeeling, trasmetterà quindi l’idea, una di quelle disponibili, che è “sempre un piacere semplice”. La nuova campagna mette dunque il prodotto al centro di tutto.

    Col passare del tempo abbiamo scoperto che più presentiamo Coca-Cola come un’icona, più diventiamo piccoli” ha detto De Quinto. “La grandezza di Coca-Cola risiede tutta nel fatto di essere un piacere semplice. Di conseguenza, quanto più umili saremo, tanto più grandi diventeremo. Vogliamo aiutare la gente a ricordare il motivo per il quale ama il prodotto tanto quanto ama il marchio”.

    La nuova campagna integrata, che sarà lanciata lungo tutto il 2016, usa uno “storytelling unico“, raccontando l’esperienza unica del prodotto.

    Sono quattro le agenzie al lavoro per lo sviluppo dei contenuti di Taste The Feeling, e sono Mercado-McCann, Santo, Sra. Rushmore e Ogilvy & Mather le quali hanno già realizzato e prodotto una prima serie di 10 spot televisivi, oltre a materiali digitali, cartacei, out-of-home e shopper. E poi altri sei studi forniranno materiale creativo ulteriore, a mano a mano che la campagna evolverà.

    Gli spot per la televisione offrono uno sguardo ravvicinato a storie, sentimenti e momenti universali che la gente condivide quando si gusta una Coca-Cola. E nel finale di ogni spot, tutta la famiglia dei prodotti di The Coca-Cola Company converge riunita sotto l’iconico disco rosso di Coca-Cola.

    https://www.youtube.com/watch?v=A3ez5Ck4fm4

    Il primo spot è Anthem e la canzone originale è interpretata da Conrad Sewell che farà da colonna sonora dell’intero spot e da colonna distintiva della campagna Taste the Feeling, confermando così la tradizione di The Coca-Cola Company di utilizzare nelle sue pubblicità una musica iconica e distintiva. E confermando il legame forte tra musica e Coca-Cola, infatti in questa nuova campagna di Taste The Feeling ci sarà anche Avicii, che da tempo collabora con The Coca-Cola Company, che ha avuto un ruolo importante nello sviluppo del brano di riferimento Taste the Feeling. Produrrà infatti ulteriori versioni per le campagne di Coca-Cola per la Coppa UEFATM EURO 2016 e i Giochi Olimpici di Rio del 2016TM.

  • La Paura di un’Identità nuova nella vita e sul Web

    La Paura di un’Identità nuova nella vita e sul Web

    La Paura di cambiare ci rende impotenti ed è l’ostacolo che ci impedisce di passare da un’Identità ormai vecchia a una nuova, rinnovata, innovativa. Per farlo, dobbiamo attraversare l’incertezza: prendiamo la paura per mano e facciamo il primo passo. Anche cadendo, pur di diventare migliori.

    Esiste un aforisma perfetto per parlare di Trasformazione: “La vita è come un ponte: attraversalo pure, ma non costruirci mai una casa sopra”.

    Dico perfetto perché dà l’immagine immediata di quanto possa essere scivoloso il terreno del mutamento – e di cambiamento ho già scritto qui: La difficoltà del Cambiamento, fuori e dentro il Web.
    Rinnovare lo stile di vita, innovare le nostre abitudini, evolversi per migliorare sono passaggi indispensabili nella vita personale.
    E lavorando sul Web? Modificare il proprio team, rinnovare il blog, adottare strategie di Social Media Marketing del tutto diverse dalle precedenti. Leggere, leggere, leggere e imparare leggendo.
    Tutte situazioni da cui non ci possiamo tirare indietro. Soprattutto perché nel mondo dei Social Network le novità sono quasi quotidiane.
    Quel ponte, che sia solido o meno, lo dobbiamo per forza attraversare.

    paura cambiamento

    Tuttavia, ne abbiamo una grandissima Paura e la paura è il motivo per cui rimandiamo il cambiamento e rimaniamo fermi.
    E più passa il tempo più diventiamo immobili, fino a essere statici. Impotenti.
    Perché tanta Paura?

    Stiamo lasciando la nostra Zona di Confort per una strada nuova, che non possiamo sapere di preciso quanto sarà difficile, efficace e utile a noi e agli altri.
    Come spesso si è letto e scritto, fare il primo passo è la cosa più difficile.
    Almeno fino a quando non ti rendi conto che, se quel primo passo non l’avessi fatto, avresti avuto problemi molto seri.
    Altro aforisma perfetto: “Iniziare un nuovo cammino ci spaventa, ma dopo ogni passo ci rendiamo conto di quanto fosse pericoloso rimanere fermi”. (R. Benigni)
    Perché si perde la forza, si perde l’ispirazione e quella spinta interiore necessaria per costruire, creare, crescere. Dare nuovi frutti. Rimanere fertili.
    Avere successo.

    La nostra casa ha sempre gli stessi muri.
    Per quanto possiamo svegliarci energetici alla mattina, nulla cambia se non siamo noi a spostare i confini. E il passo più difficile è quello di aprire la finestra, la mente.
    Ascoltare, accettare di confrontarsi con pareri contrari, scambiare i propri panni con quelli degli altri. Tentare soluzioni diverse.
    Non è detto che la prima strada nuova sia quella giusta.
    Si cade.
    Ci si fa anche male.
    Ci si rialza e si riprova a rifare quel primo passo fuori di casa.
    Fino a che una sera, stanchi e un po’ provati, sentiremo una soddisfazione indescrivibile, che non abbiamo mai provato prima. Quella di esserci arricchiti.

    Nella nostra Identità – all’interno della nostra casa – abbiamo una struttura precisa e soprattutto solida. Comprovata.
    Carattere, reazioni, abilità, competenze specifiche, ma anche abitudini e condizionamenti.
    Possiamo mettere il pilota automatico quando siamo stanchi, con la certezza interiore che non ci saranno guai.
    Ogni nostra scelta è piuttosto prevedibile, perché è frutto di mille altre scelte più o meno uguali.
    E’ questo che ci rende sicuri.
    Protetti. Tranquilli.
    Questo non è per forza qualcosa di sbagliato. Diventa sbagliato quando viene meno l’arricchimento, la crescita sana, la felicità. Quindi il benessere personale e lavorativo.
    Allora ci si irrigidisce, si tende a mettere i problemi sotto al tappeto e ci si rifiuta di affrontare la realtà.
    Si arriva addirittura a preferire l’infelicità e il senso di inadeguatezza pur di non fare quel passo.
    Torno alla mia domanda iniziale. Perché tanta Paura di cambiare?

    Cambiare significa prima di ogni cosa perdere l’Equilibrio.
    Decostruirsi. Disfarsi di se stessi come si era fino a quel momento.
    Essere costretti – spesso molto in fretta – a distruggere quella Stabilità che avevamo e che, di fatto, era la nostra stessa Identità.
    Lo si fa per ricostruire un’Identità nuova, certo. Eppure quel momento di passaggio è vulnerabilità pura.
    Come quando arriva una tempesta: non si vede più niente, è necessario aspettare che tutto si calmi, si assesti e che la polvere si posi a terra prima di pretendere di vedere di nuovo la luce.
    “Se vuoi fare un passo avanti, devi perdere l’equilibrio per un attimo”. (M.Gramellini)

    Sì, ma quanto è lungo questo attimo?
    Se perdiamo l’equilibrio siamo deboli, vulnerabili, fragili.
    Rischiamo di essere indifesi e attaccabili, quanto meno estremamente esposti.
    Ci hanno insegnato, invece, che non si piange, che non si deve mostrare il fianco, che se si cade si deve negare il dolore e rialzarsi più forti di prima.
    Professionalmente parlando, almeno.
    Non si mostra mai il lato debole di sé. Non si dice, non si fa.

    Ecco. Alle persone che amo, invece, io auguro di piangere se sentono male, di gridare, sfogarsi e sentirsi liberi di urlare.
    Alle persone che amo auguro di non negare mai il male che provano cadendo, perché non si ritrovino in fretta a indossare una maschera che è solo un falso scudo.
    Anche, e soprattutto, professionalmente parlando.

    I cambiamenti fanno paura perché abbiamo il terrore di perderci nel buio e nelle nostre debolezze.
    Tutte le nostre debolezze emergono per forza in quel momento di Squilibrio tra vecchio e nuovo.
    E’ necessario distruggere le certezze che hanno retto la nostra Identità passata.
    Rimetterci in gioco a carte scoperte, attraversando inermi un passaggio in cui non siamo noi a governare la via.
    La paura è benvenuta, direi.
    Fa parte delle emozioni che costruiranno la nostra nuova Identità.
    Perché avere paura è un segnale di allarme incredibilmente efficace. Non sbaglia un colpo nell’avvertirci di quello che non funziona.

    Vogliamo vivere da protagonisti la nostra unica vita? Prendiamo la paura per mano.
    Attraversiamo il ponte, impauriti, cadendo e sperando di non farci troppo male, e raggiungiamo la sponda opposta del fiume.
    Solo se avremo spazzato via tutto ciò che eravamo potremo costruire un nostro Sé – una nostra Identità – pronta ad adattarsi al nuovo.
    A diventare competitiva grazie a competenze innovative, emozioni vere, indole forte rinnovata.
    Solo se non restano retaggi personali e culturali vecchi, appassiti, potremo spiegare le ali e stupire i competitor nel nostro lavoro.

    Una farfalla non si guarda indietro per tornare bruco.
    Noi siamo già pronti per cambiare e fare quel passo che manca per spiccare il volo.
    Perché non usare la paura come segnale di quanto possiamo ancora migliorare nella nostra vita?

  • Steve Jobs, nel film il volto umano del genio

    Steve Jobs, nel film il volto umano del genio

    A distanza ormai di cinque anni dalla sua morte, la figura di Steve Jobs è ancora tutta da scoprire. Il film in uscita giovedì 21 gennaio nelle sale italiane, “Steve Jobs”, regia di Danny Boyle e interpretato da un grande Michael Fassbender, rivela il volto umano di un personaggio che ha segnato il nostro tempo.

    Manipolatore o genio? Opportunista o visionario? Egoista o altruista? Sono queste le domande che ci si pone dopo aver visto “Steve Jobs“, in uscita nelle sale italiane il prossimo giovedì, 21 gennaio 2016. Come si sa, parlare di Steve Jobs non è mai stato facile, soprattutto per via del suo ormai leggendario carattere o per via di tanti aspetti della sua vita, anche poco esplorati. Ecco che il nuovo film sul fondatore della Apple, “Steve Jobs”, cerca di far conoscere un nuovo volto di questo personaggio, ed è un volto più intenso e anche più umano. Tante volte si è parlato di quanto fosse, esigente, maniacale al limite dell’ossessione, con una vita privata che presentava tante ombre. Ecco, possiamo dire che questo film ci fa conoscere un aspetto nuovo di Steve Jobs, più reale, nel senso di più vicino alla realtà. E l’operazione da questo punto di vista è assolutamente riuscita.

    steve jobs

    Steve Jobs è il film diretto da Danny Boyle (premio Oscar miglio regia per The Millionaire; Trainspotting), la sceneggiatura è del premio Oscar (The Social Network) Aaron Sorkin e si basa sulla biografia del fondatore della Apple scritta da Walter Isaacson, quella più letta fino ad oggi. Ad interpretare Steve Jobs c’è Michael Fassbender (candidato per questo ruolo agli Oscars 2016 come miglior attore) e nel cast ci sono anche Kate Winslet, nel ruolo di Joanna Hoffman, l’ex direttrice marketing della Macintosh, il suo vero angelo custode. Seth Rogen nel ruolo del co-fondatore Steve Wozniak, il co -fondatore della Apple che rivendicherà sempre il suo genio nei confronti di colui che vuole approfittarsene, e Jeff Daniels nel ruolo dell’ex CEO della Apple, John Sculley, l’ex CEO della Pepsi che Jobs vuole a tutti i costi al suo fianco all’inizio dell’avventura.

    steve jobs fassbender

    Il film ruota attorno a tre grandi lanci, che si trasformano lungo il film in tre grandi atti e sono quello del Macintosh del 1984, quello del lancio de Next Cube del 1988 e quello del grande lancio di iMac del 1998. Tre grandi momenti che hanno segnato la vista di Steve Jobs, uomo descritto come mostro per la sua ricerca maniacale della perfezione, del suo essere rude, ossessivo. Ma nel film si vede anche la sua grande capacità  di “vedere oltre”, di saper interpretare i momenti e soprattutto di saperli trasformare in realtà. Emblematica una delle scene finali in cui, rivolgendosi alla figlia Lisa le dice che le metterà presto 100, mille canzoni in un lettore “perchè non sopporto che vai in giro con quel walkman”. Ovvio che alludeva all’iPod che venne poi lanciato nel 2001.

    steve jobs fassbender winslet

    steve jobs figlia

    A fare da cornice al film sono le contraddizioni e le paure di Steve Jobs, a cominciare del tormentato rapporto con la sua ex compagna e sua figlia Lisa, una figlia che lui non vuole riconoscere ma che poi, col passare degli anni sentirà sempre più sua. L’adozione che comunque caratterizza e influenza la vita di Jobs, quella sensazione di sentirsi escluso che poi finirà per “sfogare” con il suo genio, lui che non è un ingegnere, non è un designer, ma che sapeva mettere insieme i talenti (a suo modo) proprio come fa un direttore d’orchestra. Il rapporto altrettanto tormentato con la sua creatura, la Apple, l’azienda che lui fonda in un garage nel 1976 (quest’anno sono 40 anni) insieme a Steve Wozniak. E lo stesso rapporto con Wozniak (che ha partecipato alla realizzazione di questo film) viene raccontato in maniera molto realistica.

    Insomma, Steve Jobs, è uno di quei film da vedere per conoscere a fondo questo personaggio che, nonostante non fosse un ingegnere o un designer, ha segnato il nostro tempo.

  • Da Wind Business ecco Wind Smart Office per le PMI

    Da Wind Business ecco Wind Smart Office per le PMI

    In seguito alla recente partnership siglata con Microsoft, Wind propone all’interno della sua offerta rivolta al Business una soluzione che si adatta alle PMI. Le aziende che sceglieranno Wind Business avranno l’opportunità di accedere ad un’altra offerta: Wind Smart Office. E vediamo di cosa si tratta.

    Wind da sempre dimostra grande attenzione alle aziende italiane, proponendo sempre soluzioni in grado di permettere loro di poter portare avanti il proprio business. E siccome il tessuto imprenditoriale italiano è fatto da piccole e medie aziende, l’offerta di cui vi parliamo oggi si rivolge proprio alle PMI.

    In un’ottica di offrire soluzioni sempre più efficienti e produttive, in un’ottica di una evoluzione sempre più digitale, oggi scegliendo Wind Business si ha la possibilità di accedere ad un’altra offerta davvero interessante, frutto della recente partnership siglata di  recente con Microsoft.

    In pratica, alla campagna Wind Business è abbinata all’offerta Wind Smart Office, la nuova offerta di Wind Business basata su una soluzione di centralino virtuale in cloud, con incluse 3 utenze Microsoft Office 365. E’, come dicevamo prima, un’offerta dedicata alle PMI che si inseriscono perfettamente nel concetto di Smart Innovation nell’ambito della Smart Choice proposta da Wind Business:

    • Smart Offers: offerta chiara, semplice e completa, sempre al giusto prezzo;
    • Smart Assistance: assistenza eccellente grazie ai nuovi strumenti digitali;
    • Smart Innovation: soluzioni innovative che migliorano e semplificano il tuo lavoro.

    Una soluzione quindi che guarda alla mobilità, offrendo i migliori strumenti per poter lavorare al meglio anche quando si è in movimento, avendo la stessa efficacia di quando si lavora in ufficio. E quali sono i vantaggi che offre la soluzione Wind Smart Office?

    • poter ricevere e gestire le chiamate dirette al numero fisso dell’ufficio dal proprio smartphone;
    • avere sempre a disposizione la rubrica aziendale;
    • potere chiamare i propri clienti e fornitori dallo smartphone, ma presentandosi col numero fisso (che spesso è quello più noto);
    • abbattere i costi e ridurre le complessità gestionali rappresentate dal dover gestire hardware obsoleti come i centralini.

    E quindi, approfittando di questa nuova offerta, le aziende possono avere le funzionalità di un centralino fisico, e di conseguenza avere più numeri di interno fisso in azienda e gestire il flusso di chiamate verso questi interni, senza che sia necessario l’apparato fisico che infatti diventa un semplice software. I servizi di fonia quindi si configurano e si attivano su web e l’ufficio è sempre in tasca grazie ad un App che porta il numero fisso sullo smartphone, oltre a mettere a disposizione altre funzionalità (ad esempio l’invio di fax). Con questa offerta, Wind Business di rafforza l’offerta integrata fisso-mobile con una soluzione assolutamente.

    Insomma, Wind Smart Office e Microsoft Office 365 coniugano i vantaggi del cloud alle funzionalità innovative di telefonia tecnologicamente all’avanguardia; il tutto sempre disponibile anche dai dispositivi mobili, ossia smartphone e tablet.

    Buzzoole

  • Dennis Crowley lascia, Foursquare ormai ad un bivio

    Dennis Crowley lascia, Foursquare ormai ad un bivio

    Il co-fondatore di Foursquare, Dennis Crowley, ha annunciato che lascia la carica di CEO per diventare presidente esecutivo. E nello stesso annuncio Crowley dà notizia di un nuovo finanziamento di 45 milioni di dollari. L’azienda oggi vale la metà di quanto valeva nel 2013. Quale sarà adesso il futuro di Foursquare?

    Dennis Crowley in un post ha annunciato di aver lasciato la carica di CEO di Foursquare, fondata da lui e da Naveen Selvadurai nel 2008 (il lancio avvenne poi un anno dopo). Al suo posto ci sarà Jeff Glueck, attuale COO di Foursquare, e Crowley diventerà presidente esecutivo. Di fatto tutta la fase operativa, decisionale, di guida passa di mano, proprio nel momento in cui l’azienda riceve un nuovo finanziamento di 45 milioni di dollari da Union Square Ventures, ormai finanziatore fedele. L’ultimo finanziamento ricevuto era stato di 41 milioni di dollari nel 2013, quando il valore dell’azienda era di 650 milioni di dollari. In poco meno di tre anni quel valore si è più che dimezzato, si parla infatti di un valore attorno ai 250 milioni di dollari.

    dennis crowley foursquare

    Nell’annunciare il suo passo indietro, Crowley dice che “è importante che oggi Foursquare sia in mano a manager che abbiano avuto esperienze in grandi aziende”. E questo potrebbe essere vero. Ma la domanda che tanti di pongono oggi, quale sarà il futuro di Foursquare a questo punto?

    Sappiamo bene che Foursquare è il servizio che prima di altri ha parlato di geolocalizzazione provando anche a trasformare quello che poteva sembrare in un servizio ludico in un servizio che potesse essere utile anche per le aziende. Ed è forse questo aspetto che è mancato in tutti questi anni. E’ mancato rima di tutto una chiara strategia di business e il compito che si trova oggi ad affrontare adesso Glueck è a dir poco arduo. Eppure Foursquare aveva un potenziale enorme. Vi ricordate la diatriba con Gowalla, poi assorbita da Facebook? Sembra davvero richiamare situazioni lontane anni luci, ma stiamo parlando di appena 5 anni fa e in tutto questo tempo Foursquare non è mai decollato a dovere.

    foursquare management

    L’ultimo tentativo è quello di due anni fa quando Foursquare lanciò Swarm con cui fare i “check-in”, ma non è che sia cambiato molto. L’obiettivo era poi quello di riuscire a competere con applicazioni come Yelp, ma non si è riusciti a raggiungere l’obiettivo.

    Oggi Foursquare conta 50 milioni di utenti e Crowley è ancora convinto di avere la grande soluzione in chiave di business. Solo che adesso i tempi non sono più quelli di 5/6 anni fa e riuscire a diversificarsi, in un momento in cui la geolocalizzazione è ormai appannaggio di tante app e servizi, è davvero cosa ardua.

    Vedremo quale sarà la strada che imboccherà Glueck forte anche di questo nuovo finanziamento, ma all’orizzonte non vi è nulla di davvero entusiasmante.

    E voi che ne pensate?

     

  • Ecco i brand del settore food più forti sui Social Media

    Ecco i brand del settore food più forti sui Social Media

    Monitorando i brand che più sono presenti e usano attivamente i social media, Blogmeter ha realizzato un focus sui brand del settore Food, a distanza di poco meno di un anno. Ferrero si impone su Twitter, mentre Selenella fa migliori performance su Facebook. Nella classifica generale dei brand a dicembre 2015, Regno Disney su Facebook e Juventus FC su Twitter.

    Blogmeter ha rilasciato in questi giorni la seconda edizione, la prima edizione è di poco meno di un anno fa, della classifica dei brand più forti sui Social Media del settore Food. Un settore che fa registrare sempre un grande interesse da parte degli utenti, essendo uno dei settori principali che vanno catalogati nel macrosettore B2C (Business to Consumer).

    Quello che emerge da questo nuovo focus è che, complice certamente il periodo natalizio, il brand Ferrero, multinazionale italiana del settore dolciario, ha dominato con i suoi prodotti su Twitter sia per quanto riguarda il coinvolgimento che l’acquisizione di nuovi follower, ma anche su Facebook.

    I brand del Food su Facebook

    Dai dati rilevati dall’analisi di Blogmeter emerge il buon risultato del consorzio emiliano Selenella – Un Tesoro di Patata che su Facebook è brand più più coinvolgente e si impone anche nella classifica per nuovi fan. A generare un elevato livello di interazione interazioni sono i post contenenti consigli e ricette per il pranzo di Natale. E nei primi 5 posti per engagement, Ferrero conquista ben due posizioni con i suoi due prodotti Mon Chéri e Pocket Coffee, rispettivamente secondo con la campagna #lasciatistupire e quinto con i numerosi post natalizi. In terza posizione troviamo Fiorucci, la cui partnership con food blogger come Le Sorelle Passera ha portato ottimi risultati in termini di interazioni.

    Per quanto riguarda la classifica dei brand in termini di crescita delle community, subito dietro Selenella troviamo Lay’s Italia che ha acquisito tanti nuovi fan in concomitanza dell’iniziativa concorsuale Natale al Cubo. In classifica troviamo anche due pagine che appassionano gli utenti con consigli e ricette, come la community Le Ricette di Casa Mia con Galbani e Parmalat. Chiude la classifica Girella, il prodotto Motta, che condivide post divertenti e dalla grafica accattivante.

    I brand del Food su Twitter

    Come detto già all’inizio, a dominare su Twitter è Nutella classificandosi prima per il coinvolgimento e seconda della classifica per i nuovi followers. Il prodotto di punta della Ferrero ha catturato l’attenzione del popolo di Twitter con i suoi coloratissimi vasetti natalizi promossi su Twitter con l’hashtag  #MissioneEntusiasmo. La classifica per numero di interazioni totali prosegue con Identità Golose, il congresso internazionale di cucina che quest’anno si tiene a marzo. Noterete nella classifica anche il marchio Melegatti che ai primi di dicembre aveva fatto discutere per via di un post davvero sfortunato (ma soprattutto per le azioni successive). In questa classifica il brand dolciario è stato coinvolgente grazie alla sponsorship di Valerio Scanu ha fatto il pieno di interazioni. Al quinto posto troviamo Ferrero Rocher.

    Per quanto riguarda la classifica in termini di nuovi followers, è Nestlé il brand che ha acquisito più follower nel periodo considerato, conquistando anche un quinto posto per numero di interazioni totali grazie ad una comunicazione improntata sulla condivisione di consigli, aforismi e curiosità sul mondo del food. In terza posizione si piazza un altro prodotto Ferrero, Kinder Bueno, che ha acquisito il maggior numero di nuovi follower cavalcando l’onda del fenomeno #StarWars. Nelle ultime due posizioni, infine, Buitoni e Ciobar: il primo ha acquisito diversi nuovi seguaci grazie alla collaborazione con diverse food blogger, il secondo ha coinvolto i propri utenti con l’iniziativa #momentociobar. 

    brand food social media infografica

    La classifica generale dei brand su Facebook e su Twitter

    Per quel che riguarda invece la classifica generale relativa a tutti i brand monitorati, su Facebook i migliori marchi sono Regno Disney per page engagement, seguito dalla onlus Enpa e, a sorpresa, in terza posizione dalla pagina ufficiale di Empoli FC che ha fatto il botto di interazioni con la pubblicazione del post di festeggiamento della quarta vittoria consecutiva di campionato. Mercedes-Benz Italia è al primo posto nella classifica dei nuovi fan, seguito dal portale di viaggi Turista Curioso, e dal brand del retail Carrefour.

    Su Twitter la Juventus svetta nella classifica per total engagement, seguita da Serie A Tim e dal profilo Twitter della Società Sportiva Calcio Napoli. Nella classifica dei nuovi followers, primo e secondo sono Juventus e Napoli, mentre al terzo posto si posiziona il profilo di Ikea.

    Infine per quanto riguarda il Response Time, su Facebook svettano tre brand appartenenti al mondo telco: Poste Mobile, Wind e 3 Assistenza Clienti; su Twitter la novità è il profilo di Coca Cola che si piazza al primo posto, seguito da Infoatac e Wind.

  • E Twitter finalmente integra Periscope nei tweet

    E Twitter finalmente integra Periscope nei tweet

    Twitter fa sapere oggi che finalmente i video live da Periscope possono essere integrati sulla piattaforma. La novità riguarda per ora solo i dispositivi iOS e certamente permetterà ai tanti broadcaster che hanno realizzato 100 milioni di contenuti live, di ottenere una maggiore audience. Una mossa attesa da tempo, in realtà.

    Uno dei grossi limiti che è scaturito dall’utilizzo di Periscope fin dal suo lancio, avvenuto il 26 marzo dello scorso anno, era proprio quello di non poter avere la possibilità di integrare i propri live direttamente nella propria timeline. E a distanza di quasi un anno l’esigenza si era fatta ormai sempre più stringente, anche perchè sembrava quasi un copro a sè stante, lontano dalla piattaforma madre, cioè Twitter. Esigenza ovviamente avvertita dai tanti broadcaster che sentivano il bisogno di poter abbracciare una audience più vasta. E questo è vero fino ad oggi.

    periscope integrazione twitter ios

    Infatti poco fa, con un post sul blog ufficiale (che rimanda a sua volta ad un post su Medium) Twitter fa sapere che da oggi, e vale solo per l’app iOS per il momento, è possibile integrare nei tweet i contenuti di Periscope. Un passaggio importante questo che renderà la timeline più dinamica, ma sicuramente consentirà ai tanti utenti (Twitter comunque non comunica un dato ufficiale) di poter far arrivare i propri contenuti anche a chi finora (e sono davvero tanti anche loro!) che non hanno mai visto Periscope e quindi non lo conoscono affatto.

    L’integrazione di Periscope in Twitter permetterà un maggiore coinvolgimento sulla piattaforma da parte degli utenti a 140 caratteri (ancora per poco tra l’altro), anche se è poi tutto da vedere, ma l’aspetto più importante è che finalmente Twitter decide di abbracciare la propria app che avrebbe potuto, mesi fa, rendere una situazione dal lato utenti e dal lato engagement forse diversa di quella attuale. E se avese osato di più sarebbe stata anche una mossa vincente. Nel senso che, come già saprete, Facebook sta sperimentando i Live Video, una modalità di video live direttamente sulla timeline con video che saranno comunque a disposizione degli utenti per essere condivisi. I contenuto di Periscope lo saranno solo per 24 ore.

    https://twitter.com/twitter/status/686882349624131584

    periscope twitter

    Ecco perchè questa mossa può essere salutata positivamente, ma lo è meno in vista della grande sfida che ci trova adesso ad affrontare, e Twitter non è attrezzata al meglio.

    Altro elemento che si può cogliere è che questa novità va decisamente nella direzione di Twitter Moments, e quindi tutti i contenuti saranno facilemnet collegati alle varie storie. Da questo punto di vista sarò un vero arricchimento dal punto di vista giornalistico, ad esempio, con la possibilità di raccontare una notizia avendo a disposizione contenuti live direttamente sulla piattaforma.

    Ma per dare un quadro della situazione di Periscope in Italia, come in altre occasioni, ci serviamo di Appe Annie per verificare lo stato dei download dell’app iOS di Periscope, dal 26 marzo 2015 ad oggi. E questa è la situazione:

    periscope ios italia gennaio 2016

    Dopo una fase iniziale altalenante, c’è stato un evidente calo dei download a partire dall’ottobre 2015. Sarà interessante davvero adesso verificare cosa succederà dopo il lancio di questa novità. Cosa che faremo e come sempre ve ne daremo conto.

    Intanto l’integrazione è a livello globale è sta per essere rilasciata via via in tutti i paesi.

  • Addio a David Bowie, la notizia della sua morte sui Social Media

    Addio a David Bowie, la notizia della sua morte sui Social Media

    David Bowie, il Duca Bianco come era conosciuto in Italia, è morto ieri 10 gennaio e l’annuncio è stato dato sui social media attraverso la pagine ufficiale sul Facebook dell’artista e dal figlio, Duncan Jones, su Twitter. Con David Bowie, vero nome, David Robert Jones, se ne va un’artista e una vera icona della musica mondiale. E il ricordo vive in queste ore sui social media con quasi 4 milioni di tweet.

    La notizia della morte di David Bowie, vero nome David Robert Jones, ha colto tutti, o quasi di sorpresa. Solo pochi giorni fa, l’8 gennaio, aveva compiuto 69 anni ed era stato annunciato il suo nuovo album, “Blackstar“. Il Duca Bianco, come era conosciuto da noi, era malato da più di un anno e mezzo.

    david-bowie

    Con David Bowie se ne va un vero artista, perché quello era, e se ne va una vera icona della musica mondiale. Lui che aveva saputo attraversare diversi generi musicali e per questo viene ricordato come un grande artista. E’ stato anche un attore. Ma come non ricordare dischi come “Space Oddity” oppure di “The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars“, ma anche brani come “Absolute Beginners“. Pochi giorni fa era uscito il suo nuovo, e ultimo, album “Blackstar” in cui è contenuta una canzone dal titolo “Lazarus” e una parte del testo viene condivisa oggi per la coincidenza delle parole.

    L’annuncio della morte di David Bowie è stato dato stamattina sui social media dalla pagina ufficiale dell’artista su Facebook la quale è stata poi twittata, risultando poi uno dei tweet più condivisi della giornata

    Anche il figlio Duncan Jones, regista e conosciuto anche come Joey Bowie, ha dato la notizia della morte del padre con un tweet postando, la foto che lo ritrae insieme all’artista da piccolo:

    E da subito, quindi dalle prime ore di questa mattina, la notizia ha cominciato a girare sui social media con tantissimi fans del Duca Bianco che hanno voluto ricordarlo condividendo un momento e un pensiero per il grande artista.

    E, grazie all’aiuto di Talkwalker, abbiamo quindi deciso di monitorare un po’ l’evoluzione della notizia su Facebook, Twitter, Instagram, seguendo “David Bowie” (3 milioni di risultati), #DavidBowie (in tendenza in prima posizione su Twitter per buona parte della giornata con 542 mila risultati), #RIPDavidBowie (312 mila risultati), #RIPBowie (62 mila risultati). Numeri enormi quindi.

    #davidbowie totale david bowie

    In totale, le conversazioni totali sono 4 milioni, di cui la maggior parte si sono sviluppate su Twitter, infatti sono oltre il 90%. Come spesso succede in questi casi, è proprio Twitter che riesce, per le sue caratteristiche attuali (in futuro non si sa se sarà più così) a prestarsi meglio nella diffusione e nella condivisione di notizie come queste, perché più veloce e dinamico.

    E vista la mole di risultati, la reach solo per “David Bowie”, in totale, è di 17 miliardi. Il picco si è avuto alle 8 di questa mattina con 623 mila risultati per “David Bowie” e 82.500 per #DavidBowie.

    #davidbowie mappa david bowie

    Questa che vedete in alto è la mappa geografica delle conversazioni e come potete vedere le stesse arrivando da tutto il mondo.

    Dall’Italia i risultati totali sono oltre 104 mila: David Bowie con 52.200 risultati, #DavidBowie 45.100 risultati, #RIPDavidBowie con 5.651 risultati, #DucaBianco con 963 risultati, #RIPBowie con 635 risultati.

    #davidbowie totale italia david bowie

    Di seguito gli influencer globali, classificati per engagement. Da notare, a livello globale, la decima posizione della pagina Facebook de La Repubblica:

    #davidbowie influencer totali david bowie

    Mentre questi sono gli influencer su Twitter, in Italia, sempre per capacità di coinvolgimento. E in prima posizione si piazza il Cardinal Ravasi che ha ricordato Bowie citando Space Oddity:

    #davidbowie influencer twitter italia david bowie

    E ora diamo un’occhiata ai contenuti più belli, interessanti e condivisi della giornata partendo da Facebook:

    Breaking News: David Bowie died Sunday, just two days after his 69th birthday and the release of a new album.

    Posted by The New York Times on Domenica 10 gennaio 2016

    David Bowie, the legendary singer-songwriter and actor, has died after a long battle with cancer. He was 69.

    Posted by Rolling Stone on Domenica 10 gennaio 2016

    There's a starman waiting in the sky... ?? bbc.in/1K8dUVJ#RIPBowie

    Posted by BBC News on Domenica 10 gennaio 2016

    A legend has passed. David Bowie was a pioneer and artist who gave the world so much of his energies and talent. Reading...

    Posted by George Takei on Lunedì 11 gennaio 2016

    David Bowie #RIP

    Posted by Konbini on Domenica 10 gennaio 2016

    Addio Duca Bianco

    Posted by la Repubblica on Domenica 10 gennaio 2016

    E adesso vediamo i contenuti condivisi oggi su Twitter:

    https://twitter.com/kanyewest/status/686449257767776256

    https://twitter.com/alka_seltzer666/status/686442558180859904

    https://twitter.com/imoimogen/status/686449003676987392

    Questi i contenuti dall'Italia:

    https://twitter.com/Princessofwifi/status/686502256389275648

    https://twitter.com/AsiaArgento/status/686512959338733574

    E questi alcuni contenuti da Instagram:

    RIP David Bowie (1947–2016) Photo by @therealmickrock

    Una foto pubblicata da Instagram (@instagram) in data:

    David Bowie was a true innovator, a true creative. May he rest in peace ?? #RIPDavidBowie

    Una foto pubblicata da Pharrell Williams (@pharrell) in data:

    RIP David Bowie, a legend and a gentleman. Your extraordinary journey will continue, your magic will never die.

    Un video pubblicato da Louis Vuitton Official (@louisvuitton) in data:

    The loss of a legend - in tribute to the unforgettable David Bowie, whose unique style was channelled here on Vogue's May 2003 cover

    Una foto pubblicata da British Vogue (@britishvogue) in data:

    Ecco, questo era il nostro resoconto, il nostro modo per ricordare un grande come David Bowie.

    Se avete da segnalare contenuti che vi hanno particolarmente colpito segnalateceli tra i commenti.

  • #SuTwitterPerché 140 caratteri ci bastano

    #SuTwitterPerché 140 caratteri ci bastano

    I 140 caratteri all’inizio furono un’esigenza per adattarsi al formato degli sms, 160 caratteri a disposizione per ogni messaggio (20 dedicati al nickname, 140 al testo). Oggi quell’esigenza non c’è più ma quel limite è stato la fortuna di Twitter, la sua peculiarità, la capacità di cogliere il momento. Ed è grazie a questa capacità che oggi Twitter è il social media degli eventi per eccellenza, è il dominatore del second screen. E allora #SuTwitterPerché?

    Un successo decretato dall’uso che gli utenti ne hanno fatto e non da un’esigenza tecnica o da una visione imprenditoriale.

     

     

    È giusto cambiare, evolversi ma è importante farlo ascoltando gli utenti. Ok quindi all’integrazione dei video, alle Twitter card, all’abolizione del limite dei 140 caratteri nei messaggi privati ma le ultime novità introdotte sembrano rincorrere un competitor più che rispondere alle esigenze degli utenti. I “favoriti” e le stelline sono stati sacrificati per far posto ai “mi piace” e ai cuoricini, limitando di fatto il significato della funzionalità originale. Anche i tag nelle immagini – funzionalità utile per andare oltre i 140 caratteri ma che si presta all'”abuso”- ricordano molto da vicino un’altra piattaforma social. Una a caso, eh.

    Pare che l’uso dei “cuoricini animati” sia maggiore rispetto a quello delle stelline ma sembra anche che il titolo in Borsa non ne abbia giovato.
    Non sono CEO di una società quotata a Wall street ma un semplice utente, un po’ “addicted” lo ammetto, e quindi ogni mia ipotesi non vuole essere un giudizio, piuttosto l’espressione di un timore.
    Ipotizzo che lo spostamento del limite dai 140 ai 10.000 caratteri per ogni tweet sia un tentativo di attirare a sé utenti di altre piattaforme che oggi non sono su Twitter perché trovano faticoso e incomprensibile doversi esprimere con estrema sintesi.

    Ipotizzo che l’effetto possa essere esattamente opposto a quello desiderato. Chi sente l’esigenza di andare oltre i 140 caratteri, da Tumblr a Facebook, non ha che l’imbarazzo della scelta, il tutto a portata di click.
    E chi darà fondo ai 10.000 caratteri, forte della sua prolissità, renderà Twitter un luogo diverso, non necessariamente migliore, forse troppo simile ad altri, e a spiccare il volo non credo sarà la quotazione in Borsa.

    Dalla sua Twitter ha il vantaggio di avere un buon motore di ricerca interno che Facebook (ancora) non ha e un funzionamento efficace degli hashtag ma basterà questo ad attirare nuovi utenti e a trasformarli in denaro sonante?

    twitter 140 caratteri #sutwitterperchè

    Personalmente non trovo utile il superamento del limite dei 140 caratteri ma sarei felicissimo, sempre da semplice e affezionato utente quale sono, se venisse introdotta la funzionalità di modifica dei tweet pubblicati, magari limitata nel tempo per evitarne l’abuso, per correggere eventuali refusi nel testo, perché una mention errata o un hashtag sbagliato non fanno certo bene all’interazione.

    È la Borsa che comanda ma il valore di un social network sono gli utenti. E allora vogliamo dire a Jack Dorsey che non ci interessa un tweet da 10.000 caratteri ma siamo #SuTwitterPerché:

    • gli hashtag ci permettono di seguire e partecipare a conversazioni di nostro interesse senza farci distrarre dal rumore di fondo;
    • le liste ci offrono la possibilità di catalogare le fonti;
    • con i RT possiamo rilanciare un tweet, citando l’autore, con semplice un click;
    • le mention, ci aiutano a interagire, conversare e confrontarci con altri utenti;
    • i 140 caratteri ci permettono una lettura veloce e una scrittura essenziale;
    • le twitter card ci fanno andare oltre i 140 caratteri con un colpo d’occhio;
    • con i tag sulle foto possiamo segnalare o coinvolgere altri utenti senza andare oltre i 140 caratteri (anche se a volte rischiamo di farci prendere la mano);
    • con le stelline potevamo annotarci un tweet senza che questo fosse considerato endorsement, perché “favorito” è diverso da “mi piace”;
    • i DM ci permettono di dialogare in libertà, soprattutto ora senza il limite di 140 caratteri… ma i DM non sono tweet.

    [easy-tweet tweet=”Non ci interessa un #Twitter10k ma ci piacerebbe molto la #modificatweet.” user=”andreacreativo”]

    Per darvi un’idea di quanti sono 10.000 caratteri, questo articolo supera di poco i 4.000.

    Se siete su Twitter anche voi, il vostro perché qual è? Raccontatecelo e twittatelo con #SuTwitterPerché!

Contatti