Categoria: News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo

  • L’Eclissi vista dai Brand sui Social Media

    L’Eclissi vista dai Brand sui Social Media

    L’evento della giornata di ieri è stato sicuramente quello dell’Eclissi Solare che sui Social Media è stato molto discusso. Più di 20 mila i tweets in Italia nella sola mattinata per #Eclissi. E i brand, sia su Facebook che su Twitter, ne hanno approfittato per fare sfogo alla creatività.

    Giornata, quella di ieri, caratterizzata dall’evento più atteso. L’Eclissi Solare è stato l’argomento più twittato nella mattinata, soprattutto nel momento in cui il fenomeno raggiungeva il suo picco. Molti, più o meno attrezzati, hanno quindi seguito l’evento in tutta Italia condividendo poi sui Social Media quello che stavano vedendo dalla loro città. Ma ne hanno approfittato anche i brand italiani che non hanno voluto perdere l’occasione per dare sfogo alla loro creatività.

    eclissi-solare

    Con Talkwalker abbiamo tracciato le conversazioni sui Social Media in Italia a partire dalle ore 8 di stamattina, seguendo l’hashtag #Eclissi, fino alle prime ore del pomeriggio. Su Twitter abbiamo registrato 20.600 tweets con il picco registrato tra le 10:30 e le 10:45 quando si stava verificando il momento clou del fenomeno.

    eclissi twitter

    La reach, il valore che ci indica il numero di utenti che hanno interagito, e i followers degli stessi, con l’account e che possono avere interagito e visto con il tweet, è stata di 146,4 milioni.

    Ma la giornata di oggi è stata una bella occasione per i brand per mettere in atto azioni di real time marketing e dare così sfogo alla creatività. Tra i primi a cogliere l’occasione è stato su Twitter Kinder Bueno mettendo in risalto il nuovo prodotto “dark”. Per la comunicazione è stato utilizzato il nuovo strumento #magicimage (usato poi anche da altri brand come vedremo più avanti) e il risultato è stato molto carino. In pratica l’immagine realizzata nasconde i dettagli che vengono messi in risalto una volta che ci si clicca sopra, in quel momento infatti lo sfondo scuro che appare nel dettaglio fa calare l’oscurità e l’immagine stessa sembra trasformarsi. E l’effetto che ne viene fuori è sorprendente.

    E altri hanno cercato di seguire l’onda dell’evento confezionando contenuti creativi e coinvolgenti come rilevato appunto con Talkwalker. E vediamo cosa è accaduto su Facebook:

    Questi invece i contenuti più condivisi su Twitter:

    https://twitter.com/VoiceItalia/status/578846821369393152

    https://twitter.com/TwitterItalia/status/578855093287571456

    E questi i contenuti più condivisi su Instagram:

    Obscure the sun..Light up the Passion! #eclypse2015 #eclissi #eclypse #Alfaromeo Una foto pubblicata da Alfa Romeo Official (@alfaromeoofficial) in data:

    E questi i contenuti più condivisi della giornata, alla fine i tweet totali monitorati fino alle 21 saranno più di 30 mila.
    E voi come avete vissuto l'esperienza dell'Eclissi? Raccontatecelo tra i commenti.

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    [photo credit: la foto di copertina è di lindsaylinn; la seconda foto è di Reuters/LaPresse]

  • L’impatto economico di Facebook in Italia vale 6 miliardi di dollari

    L’impatto economico di Facebook in Italia vale 6 miliardi di dollari

    Sono stati presentati oggi in un incontro presso il Ministero dello Sviluppo Economico dal titolo “L’impatto economico di Facebook in Italia”, i dati di un report di Deloitte che ha misurato l’impatto di Facebook sulle aziende in Italia e nel mondo. L’impatto economico sul nostro paese vale 6 miliardi di dollari e 70 mila posti di lavoro.

    Si parla spesso di quale e, soprattutto, quanto sia il valore reale sull’economia di un paese dell’impatto di Facebook, il più grande social network della rete, ora quotato anche in Borsa. Ebbene per conoscerne il valore oggi durante un interessante incontro presso il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), dal titolo “L’impatto economico di Facebook in Italia“, sono stati presentati i dati di di un report di Deloitte che ha misurato l’impatto che che Facebook ha sulle aziende, piccole, medie e grandi. In poche parole si è misurato il giro di affari e posti di lavoro creati nel 2014. All’incontro hanno aprtecipato Luca Colombo, Country Manager di Facebook in Italia, Fabio Lalli, Fondatore e Ceo Iquii, Alessandro Micheli, Presidente Confcommercio Giovani, Francesco Sacco, Professore Sda Bocconi e Marco Simoni, Consigliere Economico del Presidente del Consiglio. L’incontro è stato moderato dal giornalista Nicola Porro e ha preso parte anche il titolare del MISE, Federica Guidi.

    E vediamo quali sono i numeri rilevati dal report di Deloitte.

    L’impatto economico di Facebook a livello globale è valutato in 227 miliardi di dollari, con 4,5 milioni di nuovi posti di lavoro. Lo studio ha preso in considerazione i tre settori in cui Facebook è particolarmente forte. E cioè: attività pubblicitarie; sviluppo e vendita di apps; vendita di dispositivi mobili e servizi.

    Per quel che riguarda l’Italia il valore generato è di 6 miliardi di dollari, con un indotto complessivo per l’occupazione di circa 70 mila unità. In Italia, seguendo i tre settori esaminati dal report, 3 miliardi di dollari e 36 mila posti di lavoro riguardano le attività pubblicitarie, 700 milioni di dollari e 10 mila impieghi derivano dallo sviluppo e la vendita di applicazioni, mentre 2,1 miliardi e 24 mila posti sono stati creati grazie alla vendita di device mobile e servizi di connettività.

    impatto-facebook-report

    Come sappiamo, ogni giorno sono 890 milioni gli utenti che utilizzano Facebook e 20 milioni di questi sono italiani.

    “Sono 1 miliardo e 400 milioni le persone che utilizzano Facebook, e di queste 890 milioni si connettono ogni giorno – ha sottolineato Luca Colombo -. In Italia 20 milioni di persone accedono ogni giorno, e di queste 17 milioni accedono da mobile, cioè smartphone o tablet. Stiamo assistendo a un graduale passaggio da desktop a mobile: più di un terzo del totale dei nostri utenti non utilizza più il Pc per connettersi a Facebook”.

    L’impatto che Facebook ha negli altri paesi europei è leggermente più alto rispetto a quello sul nostro paese, a parte la Spagna. In Uk è di 11 miliardi di dollari con 154 mila posti di lavoro; in Germania e in Francia è di 7 miliardi con, rispettivamente, 84 mila e 78 mila posti di lavoro. Nell’Europa a 18 paesi l’impatto è di 51 miliardi di dollari con 783 mila posti di lavoro.

    I dati della ricerca – ha commentato il Ministro Guidi – confermano la validità dell’impegno del Mise a favore dei processi di internazionalizzazione e di innovazione delle Pmi, ossatura portante di tutto il sistema-paese. I dati emersi dal convegno confermano che l’utilizzo dei social media contribuisce a migliorare produttività e a creare nuovi posti di lavoro. Gli oltre 10.000 nuovi occupati nelle Pmi rappresentano un elemento di assoluto rilievo per un Paese con l’Italia dove la disoccupazione giovanile è fattore di grande preoccupazione”.

    Queste le parole del Ministro Guidi che rileva il fatto che i social media contribuiscono a migliorare le aziende. Solo che ancora molto resta da fare.

    Da qui potete scaricare e consultare gratuitamente il report.

    Intanto, che ne pensate di questi dati?

  • Retail, i consumatori europei pronti per la Multicanalità

    Retail, i consumatori europei pronti per la Multicanalità

    Una ricerca promossa da Epson sul Retail condotta Italia, Gran Bretagna, Germania, Francia e Spagna rileva che i consumatori europei sono ormai pronti per la Muilticanalità e per un punto vendita aperto al futuro, dove scelte, acquisti e pagamenti avvengono in completa mobilità.

    Epson, brand tra i più importanti per ciò che riguarda le soluzioni Cloud per il Retail, ha presentato stamane a Milano i risultati di una interessante ricerca che si poneva l’obiettivo di identificare i trend emergenti dell’universo Retail e le sfide commerciali e tecnologiche che gli operatori di settore dei principali paesi europei si trovano oggi a dover affrontare. Il tutto visto attraverso gli occhi dei consumatori. Per la ricerca sono state condotte 5000 interviste a un campione di donne e uomini tra i 18 e gli oltre 50 anni di Italia, Gran Bretagna, Francia, Germania e Spagna, quindi circa 1000 questionari per ciascun paese.

    Dalla ricerca, prima di passare a vedere insieme i risultati in concreto, emerge che la coda alla cassa è uno dei principali motivi di rinuncia all’acquisto, specialmente se l’articolo desiderato costa poco ed è facilmente reperibile altrove. La fedeltà alla marca, quindi, viene messa sempre più a rischio non solo dalle comparazioni consentite nel mondo online, ma anche da esperienze d’acquisto in negozio al di sotto delle aspettative. I consumatori europei sono quindi più che favorevoli all’introduzione di tecnologia in grado di migliorare l’esperienza di scelta e acquisto.

    Elementi che influenzano il giudizio sul Brand

    Il 56% degli intervistati ha indicato velocità dei pagamenti e assenza di lunghe code alle casse come uno tra i principali fattori che hanno un impatto positivo sull’immagine del marchio, preceduto soltanto dalla competenza degli addetti alle vendite (al primo posto, con il 59% di risposte). Seguono, nell’ordine, la presenza in negozio di postazioni self service per ricerche e ordini a pari merito con un’identica qualità di esperienza d’acquisto sia online sia in negozio, la possibilità di pagare gli articoli agli addetti anche lontano dalle casse, la personalizzazione dell’esperienza d’acquisto, la velocità del servizio, la possibilità di effettuare i pagamenti in modalità self service e addetti alle vendite dotati di dispositivi mobili per ricercare la disponibilità a magazzino dei prodotti.

    Per il solo campione italiano, ai primi 3 posti vi sono nell’ordine:

    1. postazioni self service per ricerche e ordini;
    2. pagamenti rapidi senza coda alle casse;
    3. addetti alle vendite competenti.

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    La coda danneggia gli affari e la fedeltà al brand

    Diamo per assodato che fare un po’ di coda alla cassa è accettabile, ma la ricerca sul Retail di Epson dimostra che se questa diventa troppo lunga l’impatto sul business del negozio è preoccupante. Il 42% dei consumatori europei dichiara che meno vale il prodotto che desiderano acquistare, meno sono disposti a lunghe attese in coda, mentre il 28% attende pazientemente in coda solo se ha già impiegato molto tempo a scegliere gli articoli. C’è poi un 29% di consumatori che spesso lascia la merce e se ne va se c’è coda e un 25% che va a fare lo stesso acquisto in un altro negozio. Per 1 consumatore su 5, infine, è inaccettabile che al giorno d’oggi si debba ancora perdere tempo in coda.

    Questo è un rischio che dovrebbe essere seriamente valutato soprattutto dai negozi che vendono prodotti che si possono facilmente trovare nel punto vendita di molti concorrenti. La ricerca dimostra infatti che è maggiore la probabilità di abbandono dell’acquisto per i beni a basso costo e per quelli di largo consumo che non richiedono molto tempo per la scelta, cosa che i rivenditori dovrebbero tenere ben presente, impegnandosi per attivare tecnologie in grado di ridurre le code.

    Mobile Payment

    Le differenze di preferenze e aspettative nei diversi Paesi emergono con particolare forza quando si affronta il tema dei mobile payment. Globalmente, il 42% dei consumatori europei vorrebbe poter disporre di modalità di pagamento in mobilità presso il negozio. A trascinare questa percentuale è l’Italia, dove ben il 66% del campione le chiede a gran voce, al contrario di Germania e UK, dove, rispettivamente, solo il 30% e 32% sembra preoccuparsene. Le motivazioni dei fautori dei mobile payment sono, nell’ordine: maggiore rapidità nel pagare l’acquisto, meno coda, eliminazione dei contanti, maggiore semplicità e comodità. Chi invece non vuole questo tipo di funzionalità, non è interessato principalmente per preoccupazioni relative alla sicurezza (soprattutto i tedeschi).

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    Gli italiani amano le promozioni e le offerte personalizzate

    Il 90% del campione italiano dichiara di apprezzare offerte e promozioni da parte dei brand; l’89% (rispetto al 72% della media europea) vede con favore promo personalizzati; il 70% (rispetto al 58% medio europeo) valuta positivamente un’esperienza di shopping personalizzata in tutti i suoi aspetti, in particolare il segmento di intervistati under 30 e quello con maggiore potere di spesa.

    La maggioranza dei consumatori europei ritiene inoltre molto o abbastanza importante poter ricevere buoni sconto stampati ad hoc quando fa acquisti in un negozio. Al primo posto (65%) sono i coupon dei negozi di alimentari, seguiti da quelli delle grandi catene di beni di consumo (61%), dei negozi di elettrodomestici/gadget elettronici (60%), di ristoranti e bar (53%), di beni di lusso (54%). I coupon sconto personalizzati spingono il 18% del campione europeo (il 25% di quello italiano) a ritornare sicuramente in quel negozio e aumentano la probabilità per un ulteriore 39%.

    Smaterializzazione dello scontrino

    Lo scontrino e la ricevuta di carta tradizionali sono ancora preferiti dalla maggior parte dei consumatori, anche se è in crescita la percentuale di coloro per i quali le due opzioni sono indifferenti o lo scontrino elettronico è preferito. Il livello di gradimento varia anche a seconda della tipologia di negozio considerato, ma le differenze non sono quasi mai rilevanti, tranne nel caso dei negozi di alimentari, dove ben il 57% preferisce ancora affidarsi allo scontrino di carta. In generale, come prevedibile, i più giovani sono più propensi ad accettare scontrini elettronici, anche se la differenza con il campione più anziano non è significativa come ci si sarebbe potuti attendere, mentre lo è maggiormente tra le diverse fasce di reddito del campione (minore è il potere di spesa maggiore è la diffidenza verso lo scontrino elettronico).

    L’importanza e l’impatto della tecnologia in-store

    La disponibilità in negozio di tecnologia in grado di semplificare, velocizzare e migliorare l’esperienza d’acquisto viene vista con grande favore dall’intero campione europeo. I benefici evidenziati dal campione sono, in particolare:

    • miglioramento del servizio al cliente (57% del campione globale);
    • velocizzazione della procedura di pagamento (53%);
    • meno attesa in coda (53%);
    • maggior comodità e migliore esperienza d’acquisto (33%).

    Appena 1 intervistato su 10 mostra una certa diffidenza verso strumenti tecnologici presenti in negozio.

    Il messaggio per gli operatori del Retail è dunque chiaro: con il 54% del campione che spesso rinuncia all’acquisto o va a farlo in un altro negozio in presenza di una lunga coda, il ritorno sull’investimento in tecnologia di nuova generazione in grado di evitarlo appare evidente.

    Il negozio del futuro visto dai consumatori

    I risultati della ricerca di Epson confermano come il futuro del settore Retail in Europa sia alla vigilia di grandi cambiamenti, che si renderanno sempre più necessari ed evidenti nei prossimi anni e che vedranno la tecnologia quale protagonista, come dimostra il 67% del campione europeo (il 73% di quello italiano) che afferma che gli operatori Retail devono assolutamente dotarsi di tecnologia evoluta per migliorare l’esperienza d’acquisto dei clienti in negozio.

    L’idea di negozio del futuro dei consumatori europei include omni-canalità, tecnologia in-store e app che consentiranno di comparare le caratteristiche e i prezzi dei prodotti presenti in negozio e strumenti per lo store virtuale che permetteranno di vedere come un divano starebbe con il resto degli arredi di casa o come un capo d’abbigliamento si abbina a vestiti già posseduti.

    Il 72% dei consumatori europei e la larga maggioranza di quelli italiani (78%) è inoltre d’accordo con l’affermazione che “entro 3 anni, i consumatori saranno più aperti verso la condivisione di informazioni con i gestori dei punti vendita” aprendo così le porte alla possibilità, per insegne e brand, di utilizzare sempre meglio i dati ottenuti spontaneamente dai consumatori per la personalizzazione della loro esperienza d’acquisto. A patto che sappiano dotarsi delle tecnologie che consentano di farlo.

    Interessante notare infatti come ben il 67% dei consumatori esprima preferenza per offerte personalizzate basate sugli effettivi interessi comunicati direttamente al rivenditore piuttosto che dedotti dalle abitudini d’acquisto. Cosa che dovrebbe essere tenuta ben presente nei discorsi su big data e analytics e sulle relative soluzioni tecnologiche per gestirli.

    Per concludere, non vi è dubbio che l’intero comparto della vendita al dettaglio in Europa si trovi oggi alle prese con grandi sfide e decisioni da prendere. Entrambe, però, possono tradursi in enormi opportunità. Troppe visite ai negozi non si tramutano in vendite a causa di una lunga coda alle casse, di addetti alle vendite poco competenti e in grado di fornire ben poco aiuto nelle scelte e negli acquisti, della mancanza di idonei strumenti tecnologici in grado di migliorare l’esperienza del consumatore all’interno del punto vendita, della percezione di un maggior vantaggio economico nell’effettuare gli acquisti online.

    Le giuste tecnologie non solo possono avere un impatto positivo sull’esperienza di ricerca dei prodotti e di acquisto in-store e online del cliente, ma anche contribuire ad aumentare la fedeltà di marca.

    Il panorama del Retail sta cambiando rapidamente, ma questa evoluzione porta con se enormi opportunità per i marchi e i negozi che sapranno sfruttare la tecnologia già oggi disponibile per migliorare l’esperienza globale dei loro clienti.

    I brand che non sapranno farlo rischiano di veder diminuire le vendite e la fedeltà dei loro clienti.

  • Facebook: ecco i pagamenti via Messenger, solo negli Usa per ora

    Facebook: ecco i pagamenti via Messenger, solo negli Usa per ora

    Facebook ha annunciato ufficialmente che nei prossimi mesi, e solo per gli Usa (per ora), sarà possibile inviare e ricevere denaro attraverso Messenger. Una funzionalità che mette in condizione il più grande social network di competere con realtà come WeChat, piuttosto che PayPal.

    Quello che TechCrunch nel mese di ottobre aveva rivelato come un progetto su cui Facebook stava lavorando, ecco che a distanza di poco tempo quel progetto diventa realtà. Infatti Facebook ha annunciato ufficialmente che nei prossimi mesi, e solo negli Usa (per ora), sarà possibile ricevere e inviare denaro su Messenger. Una funzionalità che farà felici gli utenti, ma sopratutto gli investitori che avranno modo di vedere il social network più grande del web competere con realtà forti come WeChat. Quindi Facebook, anche in virtù del fatto di essere proprietaria del più usato servizio di instant messaging, quale è WhatsApp, si introduce in un settore non del tutto sconosciuto, per l’appunto, ma prova a far valere il suo grande potenziale.

    L’operazione per l’invio di denaro, come spiegato nel comunicato ufficiale, è molto semplice. Basta scrivere un messaggio, toccare l’icona “$”, inserire l’importo che si desidera inviare, toccare la voce “Pay” in alto a destra per inserire o modificare la carta di credito Visa o Mastercard. E il gioco è fatto.

    Oggi stiamo aggiungendo una nuova funzionalità su Messenger che offre agli utenti un modo più conveniente e sicuro per inviare o ricevere denaro tra amici. Questa funzione verrà lanciata nei prossimi mesi negli Stati Uniti”

    Quindi Facebook, grazie al suo enorme potenziale, invece di appoggiarsi ad un partner forte, come poteva essere proprio PayPal, ha pensato di costruirsi una propria piattaforma per consentire i pagamenti su Messenger. Del resto, era la cosa più naturale da fare.

    E quindi in questo modo Facebook si va ad inserire in un settore dove WeChat (sviluppata da Tencent, conosciuta in Cina come Weixin), dal punto di vista di applicazione standalone, con più di 450 milioni di utenti attivi (dati a fine 2014), di cui 70 milioni al di fuori della Cina, è arrivato prima.

    facebook-pagamenti messenger

    facebook pagamenti messenger

    Ora, in attesa di sapere cosa succederà e quali altre novità verranno annunciate al prossimo f8 il prossimo 25 e 26 marzo al Fort Mason Center di San Francisco, è lecito pensare che Facebook stia pensando di sviluppare Messenger come applicazione a sè stante, e questa ultima mossa ne è la dimostrazione. Anche se poi esiste WhatsApp con i suoi 700 milioni di utenti. Staremo a vedere.

    Facebook sostiene che verranno prese tutte le misure per rendere il più sicuro possibile il passaggio di denaro e che per i dispositivi iOS sarà possibile abilitare Touch ID.

    La nuova funzionalità per ora sarà rilasciata solo negli Usa e sarà utilizzabile da Android, iOS e da desktop.

  • 99designs e Jimdo, in partnership per offrire ancora più servizi

    99designs e Jimdo, in partnership per offrire ancora più servizi

    99designs e Jimdo annunciano oggi la nascita di una nuova partnership pensata per offrire ancora più servizi ai professionisti e alle PMI, grazie anche al pacchetto “Logo e Sito web”. La partnership fra le due realtà consente alle PMI di ricevere, in meno di due settimane e a costi accessibili, logo, web design e hosting del sito.

    99designs e Jimdo sono due realtà che in questi ultimi anni abbiamo seguito in modo particolare. E oggi 99designs, il più grande marketplace per il design creativo in crowdsourcing del mondo, sbarcato in Italia nel 2013, e Jimdo, website builder leader nel settore mobile, annunciano la nascita della loro nuova partnership che si pone l’obiettivo di offrire ancora più servizi ai professionisti e alle PMI: logo personalizzato e website hosted con design coordinato. Il pacchetto “Logo e Sito web”, disponibile sulla piattaforma di 99designs, rende più semplice, veloce e accessibile il lancio di qualsiasi nuovo progetto di business.

    La collaborazione mette a punto una soluzione integrata che permette alle aziende di risparmiare tempo e risorse e di ottenere su una sola piattaforma la progettazione di un logo su misura, design coordinato del sito e web hosting.

    Siamo convinti che il successo di un brand sia strettamente legato all’immagine dell’azienda e inizi da un logo efficace. 99designs ha creato centinaia di migliaia di loghi per imprese e professionisti in tutto il mondo,”commenta Patrick Llewellyn, Presidente e CEO di 99designs. “Il nostro sviluppo è proporzionale alla domanda, sempre più forte ed esigente. La partnership con Jimdo ci permette di ampliare la nostra offerta: le imprese possono adesso usufruire di un servizio che estende l’essenza del brand, espressa nel logo, al sito web”.

    Con il nuovo pacchetto “Logo e sito web”, il cliente lancia il contest su 99designs, riceve numerose proposte creative da designer professionisti, sceglie il logo design che preferisce e, in meno di due settimane, al costo di 419 euro, riceve il logo e il design coordinato di un sito web professionale. Il cliente potrà poi apportare qualsiasi aggiornamento ai contenuti del sito in autonomia, in modo intuitivo e da qualsiasi dispositivo, grazie alla semplicità del sistema Jimdo.

    Noi di Jimdo e 99designs crediamo che un sito di successo e un fantastico design non debbano essere esclusiva di chi dispone di grandi budget”, dichiara Christian Springub, co-fondatore di Jimdo. “Con la nostra partnership offriamo alle imprese la possibilità di avere, a prezzi accessibili, un marchio unico e una forte presenza online, presupposti essenziali non solo per un ottimo inizio ma anche per lo sviluppo del business.”

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    La soluzione “Logo e sito web” in 4 semplici passi:

    1. il cliente va sulla piattaforma di 99designs e lancia un contest per il pacchetto “Logo + sito web”;
    2. il cliente completa il brief creativo rispondendo a domande dettagliate sul proprio business e sullo stile di design desiderato;
    3. il cliente riceve proposte di loghi creati su misura da designer qualificati e può interagire con loro per perfezionare la richiesta;
    4. infine, il cliente sceglie il logo definitivo e il designer vincitore crea il design per il sito web, abbinandolo al logo. Tutto in meno di due settimane. Il cliente riceve quindi l’accesso al sito e da quel momento può modificarlo e aggiornarlo in autonomia, senza alcuna conoscenza informatica, utilizzando il sistema Jimdo.

    Il pacchetto “Logo e sito web” da 419 euro include: logo realizzato da un graphic designer professionista; design coordinato del sito web; dominio per il sito; un anno di hosting per sito e dominio su Jimdo.

    Ad oggi 99desings conta 950.000 designer in 192 paesi del mondo e ha fornito, dal lancio della piattaforma nel 2008, design di qualità a un prezzo accessibile ad oltre 350.000 clienti. 99designs è sostenuta da Accel Partners.

    Jimdo, disponibile in 9 lingue, ha permesso la creazione di oltre 12 milioni di siti e oltre 200.000 negozi online in tutto il mondo. La startup, fondata nel 2007 da Fridtjof Detzner, Matthias Henze e Christian Springub, è oggi un’impresa internazionale con un team di 200 persone nelle sedi di Amburgo, San Francisco e Tokyo.

  • E-commerce, sono 11 milioni gli italiani che fanno acquisti online

    E-commerce, sono 11 milioni gli italiani che fanno acquisti online

    La rilevazione trimestrale di “Net Retail, Il ruolo del digitale negli acquisti degli italiani”, realizzata da Netcomm con il supporto di Human Highway, ci dice che nel nostro paese sono 11 milioni che acquistano abitualmente online. E che ben 22 milioni hanno fatto almeno un acquisto nella loro vita.

    Il rapporto tra e-commerce e utenti italiani è in continua crescita e i dati trimestrali di “Net Retail, Il ruolo del digitale negli acquisti degli italiani”, realizzata da Netcomm con il supporto di Human Highway, e in partnership con Banzai, Postecom e QVC, ce ne danno una ulteriore conferma. I dati ci dicono che sono ormai 11 milioni che abitualmente, almeno una volta al mese, fanno acquisti online, e che sono 16,4 milioni che hanno fatto acquisti negli ultimi tre mesi. Sono poi 22 milioni gli utenti che hanno effettuato almeno un acquisto online nella loro vita.

    Cresce dunque la frequenza con cui si fanno gli acquisti online che ha portato ad oltre 200 milioni di transazioni nel 2014, pari a 3,4 transazioni per acquirente nei tre mesi (un acquisto in media la mese). Una crescita che era stata già rilevata negli ultimi due anni e che nel 2014 è stata del 22,1%. E negli ultimi sei mesi il 75% degli acquirenti online hanno effettuato acquisti utilizzando in modo esclusivo il sito web.

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    Anche se la ricerca evidenzia una nuova modalità di acquisto attraverso le applicazioni mobili. Tra i 16 milioni di acquirenti online degli ultimi sei mesi viene rilevato che il 18,3% di essi ha effettuato acquisti utilizzando un’app su smartphone e l’11,5% di essi almeno un acquisto utilizzando un’app su tablet. Sono ancora pochi casi di acquirenti online che negli ultimi mesi hanno compiuto i propri acquisti utilizzando unicamente le App dei merchant sui dispositivi mobili: l’1,0% per gli utenti di tablet e l’1,6% per gli utenti di smartphone.

    Ma chi è che compra online in Italia? La ricerca ci fornisce anche alcuni dati utili per tracciarne un profilo, allora:

    • età compresa tra i 25-44 anni (quelli che acquistano meno hanno dai 55 anni in sù); da notare però che l’11,4% degli acquirenti abituali ha in media 54 anni;
    • in prevalenza sono uomini (57%) e la concentrazione di laureati è tre volte superiore alla media della popolazione;
    • coloro che fanno acquisti online si concentrano nei grandi centri urbani: al crescere della dimensione del centro di residenza cresce la concentrazione di acquirenti online nella popolazione. Nei piccoli centri, quelli al di sotto dei 10 mila abitanti, si trova 1 acquirente online ogni 5,8 individui, mentre nei grandi centri 1 ogni 2,1.

    E cosa comprano?

    Intanto la ricerca rileva che gli utenti si rivolgono, per effettuare i loro acquisti, a quelli che vengono definiti e-retailers, ossia “operatori che sono nati con la Rete e non esistevano prima dell’avvento di Internet”, seguono poi i “Marketplace”, ossia “quelle piattaforme che abilitano lo scambio di prodotti tra consumatori o tra aziende e consumatori finali”. Tornando alla domanda che ci ponevamo, “cosa comprano gli utenti online”, la ricerca rileva che l’effetto stagionale sulla distribuzione della spesa è evidente: a dicembre tornano prevalenti i prodotti a scapito dei servizi in seguito alla riduzione dell’incidenza dei servizi turistici dopo l’estate. A dicembre il 26% degli acquisti online è rappresentato da viaggi e turismo. Abbigliamento e calzature, elettrodomestici, prodotti alimentari e servizi online a pagamento sono le categorie che sono cresciute di più negli ultimi anni.

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    Lo scontrino medio degli acquisti online è di 90 € e la ricerca rileva inoltre che lo scontrino medio della donna è leggermente inferiore a quello dell’uomo, di circa sette punti percentuali. Gli acquisti delle donne generano il 39% del valore complessivo del Net Retail perché, insieme allo scontrino medio più basso, le acquirenti di sesso femminile sono caratterizzate dalla minore frequenza di acquisto rispetto agli uomini. Da rilevare che le donne acquistano più ebook degli uomini.

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    Infine, la ricerca rileva anche che il device utilizzato per effettuare acquisti in sostanza incide sula frequenza stessa con cui si effettuano acquisti online. E quindi, gli acquirenti online da smartphone fanno acquisti più frequenti, caratterizzati da un importo medio paragonabile a quello di chi utilizza altri dispositivi: si tratta quindi di un segmento più alto spendente.

    Ecco questi i dati più rilevanti della ricerca, adesso ci piacerebbe conoscere le vostre abitudini di acquisto e se riscontrate anche voi i dati evidenziati dalla ricerca. Raccontateci le vostre esperienze.

  • BMW i3, l’utilitaria del futuro adatta alla città

    BMW i3, l’utilitaria del futuro adatta alla città

    Sono sempre di più le auto elettriche in Italia, un settore in cui BMW, storico marchio bavarese, crede in modo particolare. Abbiamo provato la BMW i3, una delle auto elettriche più vendute in Italia, che dimostra di essere briosa, perfetta per la città e per la famiglia.

    Le auto elettriche in Italia sono sempre più una realtà in crescita, lo dimostra il dato che ad oggi sono oltre 5 mila le auto elettriche in circolazione nel nostro paese e il settore è in crescita. E proprio il 2015 potrebbe essere l’anno della svolta. Siccome crediamo che queste siano le auto del futuro, abbiamo provato per una giornata intera la BMW i3, l’auto elettrica del marchio bavarese più venduta in Italia. Pensate che la stessa BMW prevede che entro il 2030, quindi entro una quindicina d’anni, oltre il 60% del parco auto sarà elettrico, segno che anche BMW ha compreso che bisogna continuare ad investire in questa direzione. E la BMW i3 ne è una dimostrazione.

    Quella che abbiamo avuto il piacere di provare era la versione completamente elettrica, l’altro modello della i3 è quello ibrido con Range Extender, cioè in aggiunta al motore elettrico vi è un piccolo serbatoio da 9 litri di benzina.

    La BMW i3 Elettrica è una piccola monovolume, lunga 4 metri, costruita con materiali leggeri, plastica per i pannelli della carrozzeria, fibra di carbonio per l’abitacolo, che risulta subito essere molto maneggevole e briosa con i suoi 170 cavalli. Gli interni sono molto essenziali con un cruscotto tutto digitalizzato su cui campeggia il grande display da 6,5 pollici dove si possono visualizzare tutte le informazioni, compreso un comodo navigatore satellitare. Si guida facilmente la BMW i3 con un cambio automatico comodo, e già dopo i primi chilometri ci si innamora subito di questa utilitaria elettrica. A proposito di chilometri, con la BMW i3 i chilometri che si possono fare con le batterie cariche sono più o meno 140 (diventano più del doppio con la versione RE), anche se dovendo circolare molto in città questo non è affatto un problema.

    I posti all’interno dell’abitacolo sono 4 e l’accesso ai posti posteriore avviene apprendo le due piccole portiere nel senso opposto a quelle anteriore, cioè in contromarcia.

    E infatti, con la nostra BMW i3 abbiamo girato in lungo e largo la città di Bologna arrivando a fine giornata con un’autonomia di 50 Km da fare ancora.

    Con la i3 si ha la possibilità di vivere la città a 360°, grazie al fatto che con quest’auto si può accedere tranquillamente a tutte le ZTL della città, potendosi addentrare in tanti punti del centro storico, un’esperienza straordinaria. Ovviamente non è mancata nel nostro tour l’attenzione dei cittadini, dei passanti e dei tanti appassionati di BMW che si sono avvicinati per ammirare e apprezzare l’auto da vicino.

    Il nostro tour aveva l’obiettivo di dimostrare che con questa auto è possibile andare ovunque in città, senza inquinare, quindi senza emettere emissioni dannose di alcun tipo, e questo è davvero il grande punto di forza di quest’auto, come del resto di tutte le auto elettriche.

    Con la BMW i3 siamo stati in tanti punti importanti della città, nonostante il grande disagio dei lavori in centro. Abbiamo quindi potuto ammirare davvero da vicino Piazza Santo Stefano, uno dei punti più belli e suggestivi della città, siamo stati in Piazza San Domenico, la grande piazza di fronte alla Basilica che è poco distante da Piazza Dei Tribunali. Siamo arrivati anche a San Giovanni in Monte, abbiamo percorso via Farini, la strada dello shopping e della moda bolognese. Tappa obbligata poi nel verde dei Giardini Margherita. Nonostante i disagi dei lavori siamo potuti arrivare sotto le Due Torri, tappa immancabile, e per mettere alla prova anche l’autonomia della BMW i3 siamo saliti fino al santuario di San Luca, uno dei luoghi più cari e amati dai bolognesi. E sulla strada tutta in salita, caratterizzata dai 666 archi del portico (il più lungo del mondo) che conduce al santuario, l’auto si è dimostrata perfettamente a suo agio.

    Alla fine della nostra prova non possiamo non apprezzare le grandi qualità di questa auto elettrica che, nonostante la ridotta autonomia, dimostra di essere davvero l’auto del futuro, che non è poi così lontano.

    Un ringraziamento speciale va a BMW Italia che ha reso possibile questa giornata.

  • Twitter, nuova home per gli analytics e introduce Quick Promote

    Twitter, nuova home per gli analytics e introduce Quick Promote

    Dopo diversi mesi dal rilascio dei Twitter Analytics, ecco un aggiornamento della home che introduce delle novità. La più evidente è che adesso è possibile promuovere i tweet direttamente dalla piattaforma con Quick Promote, feature che sarà disponibile per tutti nel giro di poche settimane.

    Dopo sette mesi dal rilascio definitivo per tutti delle Twitter Analytics, strumento importante per comprendere meglio la strategia di comunicazione attivata su questa piattaforma, Twitter con un post sul blog ufficiale annuncia un aggiornamento della home e delle novità. La più evidente è proprio quella che adesso è possibile promuovere i tweet che ritenete essere più interessanti per i vostri follower direttamente dalla piattaforma con Quick Promote, prima disponibile solo all’interno delle analytics. Una novità importante per Twitter che spinge a fare advertising sulla piattaforma a 140 caratteri nella maniera più semplice e rapida possibile.

    https://twitter.com/TwitterSmallBiz/status/574009662737022976

    Da oggi, una volta che accedete a analytics.twitter.com noterete che la “Home Account”, come si chiama adesso, è decisamente diversa da come era all’inizio (il colpo d’occhio iniziale non è il massimo però). Quello che vi trovate di fronte è dunque una istantanea della vostra attività sulla piattaforma. nella parte più in alto della home trovate i dati relativi alle ultime 4 settimane, in ordine:

    • quante volte avete twittato;
    • quante persone hanno visto i vostri tweet, quante hanno visto il vostro profilo, quante vi hanno menzionato e seguito;
    • quanti sono stati i followers che hanno condiviso i link del vostro sito.

    Nella parte bassa, quindi quella centrale, si nota subito l’altra novità e cioè la catalogazione, ordinata per mese, del Tweet più popolare, della Menzione più popolare, del Top follower, del Tweet con Card più popolare e Tweet con contenuti multimediali più popolare. Quindi un cruscotto con tutte le informazioni che servono subito a portata di mano.

    twitter-analytics quick-promote twitter-analytics quick-promote

    L’introduzione di Quick Promote, quindi della possibilità di promuovere i propri tweet direttamente dal proprio profilo, sarà disponibile per tutti nel giro di poche settimane.

    Allora che ne pensate?

  • I consumatori digitali italiani sono sempre più consapevoli e informati

    Il Digital Trends 2015 di Microsoft, la ricerca che il colosso di Redmond conduce ogni anno, ha visto coinvolti 13 mila utenti di 13 paesi. Per quanto riguarda l’Italia, la ricerca evidenzia che i consumatori digitali italiani sono sempre più consapevoli e informati. Il 47% sostiene di essere in grado di rimuovere informazioni diffuse in maniera errata.

    Gli italiani sono sempre più utenti digitali e anche consapevoli. E’ questa, in sintesi, la fotografia dell’Italia fatta dal Digital Trends 2015 di Microsoft, la ricerca che il colosso di Redmond conduce ogni anno con l’obiettivo di osservare l’evoluzione del rapporto tra tecnologia e consumatori, che quest’anno ha visto coinvolti più di 13 mila utenti di 13 paesi. Rispetto alla media registrata dalla ricerca, di fatto i consumatori digitali italiani risultano essere più attenti e in grado di riconoscere il valore delle informazioni veicolate via web. A livello globale, il 78% degli utenti interpellatati  è consapevole dell’importanza che le aziende attribuiscono loro in quanto come consumatori digitali e agli stessi dati che derivano dalla loro presenza digitale. Il 61% degli utenti si dice poi favorevole a condividere informazioni riservate sempre che anche le aziende facciano la stessa cosa. Il consumatore, come sappiamo, nell’era digitale con la possibilità offerte dai vari strumenti, ha il potere da un lato di far sentire e far valere la sua opinione in relazione con le aziende. Dall’altra parte, le stesse aziende hanno di fronte una grande opportunità in termini di informazioni e di comportamenti dei loro utenti, a patto che questo avvenga nell’assoluta trasparenza.

    Ma vediamo ancora qualche altro dato prima di conoscere meglio i dati che riguardano il nostro paese. La ricerca ci dice anche che il 74% degli utenti è interessato al mercato dei wearables, quindi, ad esempio, degli smart watch. Una ulteriore conferma che questo sarà nei prossimi mesi e nei prossimi anni un settore in forte crescita.

    E passiamo ora a vedere i dati che riguardano il nostro paese.

    Come dicevamo all’inizio, il 47% dei consumatori digitali italiani è in grado di rimuovere dalla rete informazioni indesiderate postate erroneamente; la media rilevata dalla ricerca è del 40%. Il 64% desidera poter scegliere per quanto tempo mantenere online le informazioni condivise, contro il 57% della media globale e il 59% della media europea.

    Per quanto riguarda l’Internet of Things (IoT), anche in questo caso i consumatori digitali italiani sono più avanti degli altri che hanno partecipato alla ricerca. Gli italiani sono quelli che usano più degli altri dispositivi e applicazioni per tracciare, scaricare e analizzare i dati: 41% dato più alto in Europa, a fronte di una media dell’area pari al 23%. Allo stesso modo gli italiani, più degli altri cittadini europei, non sanno concretamente come impiegare i dati rilevati (29,1% contro 28,3%). Il 74,8% degli italiani vorrebbe poi oggetti legati alla quotidianità, capaci di tracciare i dati (come macchine e case smart), a fronte di una media europea del 54% e globale del 60%.

    La ricerca evidenzia che c’è un interesse crescente per le app e i dispositivi di tracciamento dei dati: tre quarti dei partecipanti, il 74%, afferma di usare dispositivi di wearable technology. Nonostante lo sviluppo registrato, però, c’è una sostanziale ammissione di non sapere con certezza come utilizzare queste tecnologie per migliorare le proprie prestazioni: meno di un terzo (il 28%) le usa per definire attività e obiettivi, mentre un altro terzo (ancora il 28%) afferma di non aver mai utilizzato i dati così ottenuti.

    Di fronte a questa enorme massa di dati che i consumatori digitali dovranno gestire, ecco che cresce l’esigenza di fornirsi di tools e di informazioni su come gestire questa grande massa e questo sarà il vero terreno su cui ci si dovrà confrontare.

    Cresce quindi la consapevolezza, l’esigenza di informazioni sempre più trasparenti. E crescono anche i canali digitali con cui i consumatori digitali riescono ad assecondare le loro esigenze e ad espletare meglio le loro attività.

    Allora che ne pensate di questi dati? Come vi ponete voi consumatori digitali di fronte a questi temi?

    digital-trends-2015-italia consumatori

  • Gli utenti Twitter scaricano più app mobile della media

    Gli utenti Twitter scaricano più app mobile della media

    Una ricerca commissionata da Twitter a Research Now, “Mobile App Research”, condotta in 9 paesi ha rilevato che, sulla base di 4.500 consumatori, gli utenti Twitter sono quelli che scaricano più applicazioni mobile rispetto alla media: in Italia il 47% degli utenti scarica un’applicazione che ha visto prima su Twitter.

    Sappiamo bene ormai quanto sia importante, se non fondamentale, il Mobile per Twitter. Basti pensare, come ci ricorda Nielsen, che l’80% degli utenti Twitter accede alla piattaforma attraverso dispositivi mobile e il 90% delle visualizzazioni video su Twitter avviene via mobile. Gli utenti Twitter sono anche molto interessati all’ecosistema delle applicazioni, un interesse che si riflette nelle loro conversazioni sulla piattaforma. E Twitter, proprio su questo argomento ha commissionato una ricerca a Research Now, “Mobile App Research”, un sondaggio online che ha coinvolto 4.500 consumatori di  Italia, Gran Bretagna, Francia, USA, Spagna, Germania, Brasile, Paesi Bassi e Giappone.

    mobile app twitter

    Ebbene, la ricerca rileva che in Italia il 61% degli utenti parla delle applicazioni d’interesse con amici e familiari. In effetti, gli utenti Twitter scaricano più applicazioni: in Italia il 63% degli utenti ha installato un applicazione nel corso dell’ultimo mese (e la gamma di applicazioni scaricate è vasta). La ricerca rileva anche che esiste un evidente collegamento tra Twitter, la scoperta e il download di applicazioni mobile. E questo è bene evidente anche nel nostro paese: in Italia, il 47% degli utenti scarica un’applicazione che ha visto prima su Twitter e il 34% scopre delle applicazioni sulla piattaforma prima che lo facciano i suoi amici.

    E sempre nel nostro paese, l’utente medio di Twitter ha il 18% di applicazioni in più rispetto alla media di coloro che possiedono uno smartphone ed è più propenso a pagare per queste applicazioni. Il 47% degli utenti Twitter ha infatti nel telefono delle applicazioni che ha scaricato a pagamento.

    Oltre a scoprire e condividere applicazioni sulla piattaforma, in Italia gli utenti Twitter sono spesso i loro migliori ambasciatori. E questa potrebbe trasformarsi in un’opportunità per gli sviluppatori e i distributori delle applicazioni che possono trovare in Twitter, un’importantissima vetrina, non solo per presentare e promuovere i propri prodotti, ma anche per renderne disponibile il download, gratuito o a pagamento, direttamente dalla piattaforma.

    Allora, che ne pensate di questi dati? Siete anche voi tra quegli utenti Twitter che scaricano mobile app viste prima sulla piattaforma? Raccontateci tra i commenti la vostra esperienza.

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