Categoria: News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo

  • MAXXIinWeb, il Bello nel Teatro con Nancy Brilli [Live Streaming]

    MAXXIinWeb, il Bello nel Teatro con Nancy Brilli [Live Streaming]

    Ritorna oggi MAXXIinWeb, il progetto ideato da Telecom Italia e MAXXI – Museo delle Arti del XXI Secolo, nato nel 2011, con l’obiettivo di promuovere la cultura digitale in rete. Il nuovo ciclo di incontri, tutte in live streaming che potrete seguire anche qui sul nostro blog, hanno come tema “Il Bello”. Oggi dalle 18 conosceremo “Il Bello nel Teatro” con Nancy Brilli

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    Ritorna il progetto MAXXIinWeb, progetto nato due anni fa da un’idea di Telecom Italia e MAXXI – Museo delle Arti del XXI Secolo con l’obiettivo di promuovere la cultura digitale in rete. Un modo per avvicinare tante persone alla conoscenza delle espressioni artistiche contemporanee, sfruttando le potenzialità che oggi offrono le nuove tecnologie.

    Questa in sintesi l’essenza del progetto che per l’edizione 2013 si presenta con 5 incontri, tutte da seguire il live streaming qui sul nostro blog e cogliamo l’occasione per ringraziare Telecom Italia per questa nuova opportunità che ci offre, che avranno come tema: “Il Bello”.

    E quindi si comincia oggi, a partire dalle 18, con la conoscenza di quello che è “Il Bello nel Teatro” e ad accompagnarci in questo viaggio sarà l’attrice Nancy Brilli che verrà introdotta da Giovanna Melandri, presidente della Fondazione MAXXI, e intervistata dal critico cinematografico Mario Sesti.

    I prossimi incontri sempre in live streaming, da sempre qui sul nostro blog, proseguiranno per altri 4 incontri ogni martedì, questa volta alle 19, fino al prossimo 17 dicembre, con ospiti come Stefano Arienti, Gaetano Pesce, Armin Linke, Stefano Boeri.

    Nancy Brilli - MaxxiinWeb
    Nancy Brilli. Foto Federico Riva, 2012

    Nota ormai al grande pubblico, Nancy Brilli è un’attrice che nella sua lunga carriera ha avuto modo di destreggiarsi sempre con successo tra il cinema e il teatro. Scoperta dal regista Pasquale Squitieri, debutta al cinema nel 1984 nel film Claretta interpretando il ruolo di Miriam Petacci, ma è a teatro che costruisce il suo bagaglio artistico recitando in Se il tempo fosse un gambero accanto a Enrico Montesano, e successivamente in Il presente prossimo venturo, Ninà e Manola. Durante la sua carriera è protagonista di numerosi film e di altrettante serie tv, ma non lascia mai il teatro. E proprio in questi giorni è in giro per i teatri italiani con La Locandiera di Carlo Goldoni, dove interpreta il personaggio di Mirandolina per la regia di Giuseppe Marini.

    E stasera sarà interessante seguire quello che secondo lei è “Il Bello nel Teatro” e vi invitiamo, dunque, a non perdere la diretta e a interagire usando l’hashtag #MAXXInWeb, intervenendo nel dibattito con domande all’artista e condividendo spunti e riflessioni con tutti gli altri appassionati connessi in Rete. Le discussioni sui canali social network sono inoltre moderate dai curatori del Museo MAXXI per rispondere in maniera esaustiva a tutte le curiosità e sollecitazioni provenienti proprio dalla Rete.

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  • LINE, stickers di beneficenza per le vittime di Haiyan nelle Filippine

    LINE, stickers di beneficenza per le vittime di Haiyan nelle Filippine

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    LINE, la popolare app di messaggistica da poco approdata anche in Italia, lancia un’iniziativa di beneficenza a favore delle popolazioni colpite dal tifone Haiyan nelle Filippine, “Pray for the Philippines”. Da oggi infatti vengono rilasciati degli stickers speciali, al costo di 0,89 €, il cui ricavato sarà devoluto alla Croce Rossa Filippina

    La tragedia delle Filippine ha sconvolto il mondo intero, la violenza con cui il tifone Haiyan si è abbattuta sulle Filippine è stata ha provocato finora migliaia di vittime. Pensate che si stima che quasi 10 milioni di persone siano state coinvolte dal passaggio di Haiyan, dunque una vera tragedia per questo paese che purtroppo non è nuovo a questo tipo di eventi. La solidarietà internazionale non si è fatta attendere e le iniziative a sostegno delle popolazioni vittime del tifone Haiyan sono tantissime.

    Ma noi oggi vogliano segnalarvene una in particolare perchè coinvolge una delle applicazioni più usate del momento e perchè è proprio di origine asiatiche, un gesto che dimostra la forte vicinanza con le popolazioni colpite e la voglia di fare qualcosa per loro.

    E’ di qualche giorno fa la notizia che LINE, la popolarissima app di messaggistica, ha rilasciato una edizione speciale di stickers, all’interno dell’iniziativa benefica “Pray for the Philippines”, al costo di 0,89 € il cui ricavato sarà devoluto alla Croce Rossa Filippina con cui potrà dare sostegno alle popolazioni colpite. Il principio è quello di coinvolgere gli utenti di LINE, oltre 200 milioni nel mondo, invitandoli a sostenere l’iniziativa con un piccolo contributo che equivale in realtà ad un grande aiuto. Gli stickers speciali per le Filippine sono già disponibili e lo saranno fino al 31/12/2013.

    Tutto quello che possiamo dirvi adesso, se siete già user di LINE, è quello di sostenere l’iniziativa con un piccolo contributo, 0,89 € ormai sono meno di un caffè, ma con il quale potrete sostenere questa bella iniziativa. E se non siete ancora user di LINE, vi invitiamo a diventarlo.

     

  • E-commerce in Italia, boom del Mobile Commerce nel 2013

    E-commerce in Italia, boom del Mobile Commerce nel 2013

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    [fontpress type=”webfonts” name=”Signika Negative” color=”#000000″] Continua la crescita dell’E-commerce nel nostro paese, nel 2013 le vendite dei siti che vendono online in Italia hanno superato gli 11 miliardi di euro. Ma il vero boom lo fa registrare il Mobile Commerce con una crescita del 255%. Gli acquisti tramite dispositivi mobili passano da 144 a 510 milioni di euro[/fontpress]

    L’E-commerce è ormai un fenomeno in continua crescita nel nostro paese e come saprete sicuramente leggendo questo blog, questo è un tema che ci sta molto a cuore. E grazie ai dati che giovedì scorso l’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano ha reso noti presso il campus Bovisa al convegno che aveva come titolo “Mobile e multicanalità: una svolta per l’eCommerce in Italia?”, siamo in grado di avere un quadro molto netto di quello che è lo stato dell’E-commerce in Italia nel 2013, notando, come più volte abbiamo sottolineato anche noi, la forte crescita del Mobile Commerce.

    Innanzitutto va rilevato che mentre i consumi nei canali offline registrano ancora un calo, pari all’1,5%, l’E-Commerce B2c prosegue nel trend di crescita a doppia cifra: anche quest’anno registra un incremento del 18% rispetto al 2012, pari al 95% rispetto al 2009, che porta le vendite da siti con operatività in Italia a 11,3 miliardi di euro. Anche il valore dell’acquistato online da parte di web shopper italiani aumenta (+15%) grazie anche all’aumento dei compratori online che raggiungono i 14 milioni di unità (erano 12 nel 2012). Alla base della crescita c’è il ruolo sempre più importante giocato dagli Smartphone, che estendono la possibilità di acquisto al di là dell’utilizzo del PC: il mobile commerce registra così una crescita a tripla cifra, +255%.

    Per quanto riguarda i prodotti vanno bene quelli dell’Abbigliamento, +30% grazie alla crescita strutturale di alcune Dot Com e dei club online. Ottimi i risultati dell’Informatica ed elettronica di consumo che, trainata dai marketplace e dai grandi retailer cresce del 20% circa rispetto al 2012. Statica invece la situazione per l’Editoria, musica e audiovisivi (+6%), nonostante le buone performance di alcuni player. Nel Grocery la crescita è dell’11% (pari in valore assoluto a pochi milioni di euro), mentre nell’Arredamento vi è stato un incremento significativo del transato (oggi pari a 70 milioni di euro), grazie al contributo sia dei grandi retailer sia di startup innovative.

    Le vendite di servizi continuano a crescere ma sotto la media del mercato: +13% per Turismo e +14% per le Assicurazioni grazie agli operatori del trasporto aereo e dei portali di hotel nel primo caso e alle prestazioni positive di tutti i principali operatori del mercato (soprattutto compagnie dirette), nel secondo.

    I web shopper italiani, come dicevamo prima, sono nel 2013 più di 14 milioni, quasi il 50% dell’utenza totale Internet. Il 90% dei loro acquisti è fatto con carta di credito o Paypal e spendono, nello scontrino medio, 490 euro nelle Assicurazioni, 280 nel Turismo, 240 nell’Informatica ed elettronica di consumo, 195 euro nell’Abbigliamento, 125 euro nel Grocery, e poco più di 40 euro nell’Editoria.

    Fin qui dati molto positivi e incoraggianti, anche se in termini di penetrazione del fenomeno l’Italia resta ancora indietro rispetto ad altri paesi. Nel nostro paese la penetrazione dell’E-commerce è, nel 2013, pari al 3% (era al 2,6% nel 2012), mentre in UK, USA, Corea e Giappone la penetrazione oscilla tra il 10 e il 14%; in Germania , Francia e Spagna è più bassa: 8, 6 e 4,5%. Nei paesi emergenti passa invece dallo 0,5% dell’India al 2,7% della Cina. Va detto anche che in termini di tasso di crescita l’Italia, +18% nel 2013, da questo punto di vista regge il confronto con gli altri paesi, infatti: Germania, Francia e Spagna registrano tassi compresi tra il 10 e il 18%, mentre i mercati più maturi ottengono un 10% di incremento annuo e quelli emergenti (Cina, Brasile, Russia, India) oscillano tra il 17% del Brasile e il 33% dell’India.

    In apertura abbiamo già accennato al forte incremento del Mobile Commerce nel nostro paese: +255% in un anno. Infatti passa da 144 milioni di euro nel 2012 a 510 milioni di euro nel 2013, pari al 4,5% delle vendite online. Le vendite via mobile si dividono quasi equamente tra prodotti e servizi. Ad esse si aggiungono le transazioni effettuate via Tablet, pari a un miliardo di euro. Un terzo circa sono effettuate tramite Applicazioni appositamente sviluppate dai merchant, due terzi mediante browsing sul sito di E-commerce.

    E voi che ne pensate di questi dati? Siete anche voi dei web shopper? Fate acquisti via mobile? Raccontateci la vostra esperienza con l’E-commerce.

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  • Younited, il nuovo servizio di Personal Cloud con un occhio alla privacy

    Younited, il nuovo servizio di Personal Cloud con un occhio alla privacy

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    Younited il nuovo servizio di storage in cloud firmato F-Secure, leader mondiale per la sicurezza oggi non solo su pc, è stato presentato a Slash 2013, uno dei più importanti startup event in Europa. La forza di Younited è proprio la garanzia della sicurezza dei contenuti e massima protezione della privacy

    [Da Helsinki] – E’ stato finalmente lanciato Younited, il nuovo servizio di storage in cloud che porta la firma di F-Secure, che ha da poco compiuto 25 anni, leader mondiale per quanto riguarda la sicurezza su pc e oggi anche su tutti i dispositivi mobili. Anticipato da una presentazione dedicata a blogger e giornalisti giunti a Helsinki da ogni parte d’Europa (noi eravamo tra questi), Younited, definito un servizio di Personal Cloud, è stato presentato oggi a Slush 2013, uno dei più importanti startup event sulla scena europea che si tiene proprio qui a Helsinki, da Pirkka Palomaki, CSO, Chief Strategy Officer, in F-Secure.

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    Come ben sapete anche voi che leggete questo blog, Younited non si presenta come una nuova assoluta nel settore, altri competitor sono prima di tutto Dropbox e SkyDrive, per citare i due servizi più conosciuti. Ma la particolartità di Younited è quella di permettere il personal cloud storage, quindi una conservazione dei dati in cloud, in modo da avere molte più garanzie in termini di sicurezza e protezione della privacy.

    Basato in Finlandia, Paese con ristrette normative sulla privacy e con una cultura della riservatezza molto forte, è stato concepito e progettato dai professionisti della security di F-Secure. Younited permette di riunire e aggregare su un’unica piattaforma on-the-cloud tutte le immagini, i video, i documenti e i contenuti che gli utenti salvano su diversi dispositivi (PC, tablet, smartphone, notebook) e sui servizi cloud, come quelli citati prima, fungendo così da cloud service aggregator. Questo permette agli utenti di accedere ai propri contenuti con qualunque dispositivo e ovunque ci si trovi da un unico sistema cloud sicuro e di scambiare i propri file con gli amici, la famiglia e i colleghi. Younited sta continuando ad aggiungere anche altri servizi cloud, per arrivare ad offrire agli utenti uno spazio di cloud storage praticamente illimitato. Ci permettiamo di sottolineare che Younited permette di immagazzinare anche quello che viene condiviso su Facebook, mettendolo in questo modo, “in sicurezza”.

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    Younited offre anche un’esperienza visiva nuova, coinvolgente e divertente per l’accesso ai contenuti da qualsiasi device (sia in modalità online che offline) e per la loro condivisione e organizzazione. Younited è compatibile con PC Windows, Mac, e su tutti dispositivi mobili: Android, iPhone e iPad, Windows Phone 8; è inoltre possibile accedere ai propri contenuti attraverso qualsiasi web browser.

    Parlavamo di Personal Cloud, ossia la capacità di archiviare e fare il back-up di file su un servizio online, condividere questi file con amici, familiari e colleghi e sincronizzare questi stessi file tra PC, tablet, smartphone e notebook, offrendo agli utenti l’accesso ai propri contenuti in qualsiasi momento, da qualsiasi luogo e con qualsiasi dispositivo. Ciò che guida questa crescente domanda, ad oggi più di 500 milioni di persone nel mondo sono registrate a un servizio di Personal Cloud, è la crescita esplosiva della mobilità, dell’uso di più dispositivi e del volume di contenuti generati dagli utenti.

    Decine di migliaia di utenti finali e di piccole aziende, alla ricerca di maggiore sicurezza e protezione della privacy nel Cloud, si sono registrati su Younited molto prima del lancio ufficiale. Ciò dimostra che esiste una chiara richiesta da parte del mercato verso un’alternativa ai servizi di Personal Cloud basati negli USA. Questi servizi si basano infatti sulla fiducia, devi cioè confidare che siano sicuri. Tuttavia, questa fiducia è andata diminuendo nel corso del 2012 a seguito dell’emergere di un grandissimo numero di segnali d’allarme: si pensi ai report che parlano di una diffusione dei malware proprio attraverso servizi di Personal Cloud e alcuni metodi discutibili utilizzati dai servizi segreti nazionali per controllare e accedere ai dati online di cittadini rispettosi della legge.

    E’ giunto il momento per il mercato di una nuova alternativa europea agli attuali colossi” spiega Mikko Hypponen, Chief Research Officer in F-Secure. “Ciò di cui il mondo ha bisogno è un servizio di cloud storage che non sia soggetto all’accesso senza contollo dei servizi segreti.”

    Riteniamo che i servizi di Personal Cloud esistenti siano per lo più noiosi, con utilities dall’aspetto anni ’90 che sono utilizzate solo occasionalmente. Vogliamo cambiare tutto questo,”affermaTimo Laaksonen, Vice President di F-Secure Corporation. “Quel che vedete oggi in younited è già sfidante, ma è solo l’inizio. Stiamo lavorando a una serie di nuove funzionalità che renderanno ancora più esaltante l’esperienza per l’utente. Per esempio, lanceremo presto un modo completamente nuovo, divertente e incredibilmente facile per condividere video e immagini durante eventi con amici e familiari.”

    Younited è assolutamente un servizio interessante che forse ad un primo sguardo ai più sembrerebbe non offrire nulla di diverso rispetto agli altri servizi. Ma usandolo, si intuisce immediatamente l’attenzione alla sicurezza e alla privacy, e F-Secure in questo è un’assoluta garanzia. Quindi non più un servizio basato sulla fiducia, ma sulla sicurezza. Il fatto di immagazzinare i propri dati restando sicuri che questi possano essere condivisi con un occhio alla privacy è certamente il punto di forza.

    Il servizio in questi giorni è gratuito fino ad uno spazio di 10 GB, saranno poi 5 GB da gennaio 2014, quando il servizio verrà lanciato in maniera massiccia.

    Altre modalità, a pagamento, sono: Medium, 200 GB di spazio a € 74,99 all’anno e Premium, € 120,00 all’anno.

    Ovviamente continueremo a parlarvene e a monitorare gli sviluppi del servizio.

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  • Italiani e E-commerce. Gli Heavy Buyers italiani sono gli umbri

    Italiani e E-commerce. Gli Heavy Buyers italiani sono gli umbri

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    Sappiamo bene quanto il binomio Italiani e E-commerce stia dando vita ad un rapporto sempre più in crescita. E oggi, grazie sempre alla ricerca che Ipsos ha condotto per Webloyalty, possiamo tracciare la mappa dell’acquirente italiano online e scoprire che gli heavy buyers italiani sono gli umbri

    Dopo aver visto alcuni utili dettagli sulla ricerca “E-commerce in Italia: motivazioni e trend degli acquirenti online”, con un focus specifico sul fenomeno in crescita del cashback, ossia il meccanismo che prevede il rimborso per il consumatore di una parte della cifra spesa per ogni acquisto effettuato online, passiamo oggi a conoscere meglio chi sono gli acquirenti online in Italia, o meglio, conosciamo chi in Italia sono gli heavy buyers. E lo facciamo sempre grazie alla ricerca condotta da Ipsos per Webloyalty, azienda specializzata in programmi di sconti e nella generazione di reddito supplementare per aziende che fanno commercio online.

    Come sappiamo il nostro paese vive una condizione sicuramente non facile per quanto riguarda le connessioni alla rete e pensate che solo il 14% delle abitazioni è connessa tramite fibra ottica e a questo va anche associato il dato per cui ancora il 37% degli adulti in Italia non ha mai usato Internet. Ma nonostante tutto questo, i risultati di una ricerca condotta su quasi 5000 consumatori europei emerge la forte propensione all’acquisto dimostrata dagli utenti e-commerce italiani: quasi tre italiani su quattro tra quelli che si affidano al commercio digitale, infatti, hanno effettuato almeno cinque acquisti negli ultimi sei mesi.

    Dall’E-commerce  emerge, quindi, una tendenza che può permettere di colmare, almeno parzialmente, il gap nei confronti degli altri paesi europei in fatto di uso delle tecnologie digitali. In particolare, secondo la ricerca Ipsos – Webloyalty condotta su più di 1500 acquirenti nostrani,  ben il 75,9% degli italiani che utilizzano l’e-commerce è classificabile nella categoria degli “heavy buyer” (in contrapposizione ai cosiddetti “occasional buyer”), cioè tra coloro che hanno effettuato più di 4 acquisti su canali online negli ultimi 6 mesi. Addirittura il 69% ha superato i 5 acquisti. C’è una stretta connessione, inoltre, tra chi si affida in maniera massiccia all’e-commerce e la persona che all’interno della famiglia è responsabile della maggior parte degli acquisti nel loro insieme (il 76,6% si classifica tra gli heavy buyer).

    Interessante appare lo spaccato che riguarda le singole regioni italiane e la suddivisione tra “grandi compratori” e “acquirenti occasionali”, con dati che per alcuni versi appaiono inaspettati: tra gli Heavy Buyers, a cui spetta la leadership dei grandi clienti dell’e-commerce in Italia, troviamo gli utenti dell’Umbria (89,5% di “grandi compratori” contro il 10,5 di “acquirenti occasionali” ), seguita nella top ten dagli utenti della Liguria (87,2% vs. 12,8%), da quelli della Toscana (83,6% contro 16,4%), da quelli della Basilicata (rispettivamente 80% e 20%), da quelli della Lombardia (79,4% vs. 20,6%), da quelli della Sardegna (78,9% contro 21,1% ), da quelli del Piemonte (rispettivamente 77,8% e 22,2%), da quelli dell’Emilia Romagna (77,2% vs. 22,8%), da quelli del Lazio (76,5% contro 23,5%) e e infine da quelli Veneto (75,9% a fronte del 24,1%).

    Al contrario, le regioni dove si concentrano maggiormente gli “acquirenti occasionali” sono il Trentino Alto Adige (50% di acquirenti occasionali e di grandi compratori), il Friuli Venezia Giulia (36,4% di occasionali contro 63,6% di clienti abituali dell’e-commerce) la Calabria (33,3% di occasionali vs 66,7% di abituali), la Campania  (29,1% occasionali e 70,9% abituali) e l’Abruzzo (rispettivamente 27% e 73%). Percentuali che solo in alcuni casi rispecchiano quelle relative all’utilizzo di Internet e all’accesso alla banda larga nelle varie zone del nostro Paese.

    I dati della ricerca dimostrano come l’e-commerce, una volta conosciuto, sia molto apprezzato dagli utenti e rappresenti una via privilegiata per stimolare i consumi, oltre a incrementare  la capacità di spesa degli acquirenti”, ha dichiarato Alexandre Cotigny, Direttore Generale Sud Europa di Webloyalty. “L’obiettivo dei player del settore deve essere quello di accrescere la conoscenza del commercio digitale, sia mediante forme di education per vincere residue resistenze culturali, sia tramite la proposta di programmi di promozione e scontistica specifici – come “Acquisti e Risparmi” di Webloyalty – e l’utilizzo del cashback, il meccanismo di rimborso parziale della spesa effettuata online, capace di garantire un incremento della domanda per le imprese e un risparmio concreto per gli utenti.”

    Allora, che ne pensate di questi dati? Siete anche voi tra gli heavy buyers di cui si parla nella ricerca? Raccontateci la vostra esperienza con l’E-commerce.

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  • Cresce ma a rilento l’uso dei Social Media nelle aziende italiane

    Cresce ma a rilento l’uso dei Social Media nelle aziende italiane

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    Ecco i risultati della terza edizione dell’indagine dell’Osservatorio sui Social Media dell’Università IULM di Milano che fotografano la SocialMediAbility delle aziende italiane nel 2013. In sintesi, cresce l’utilizzo dei Social Media rispetto al 2011, ma a rilento e la gestione degli stessi è ancora caratterizzata da poca consapevolezza

    Lo scorso anno a proposito dell’indagine “Il SocialMediAbility delle Aziende Italiane” avevamo sottolineato come il rapporto tra le aziende italiane e l’utilizzo dei Social Media fosse ancora un “rapporto da costruire“. E oggi con i nuovi dati di cui vi parliamo oggi, presentati ieri pomeriggio presso l’Università  IULM di Milano, relativi all’edizione 2013 dell’indagine, si può dire che questo rapporto è in crescita, ma ancora a rilento. Significa che da un lato ci sono segnali positivi dell’utilizzo di questi strumenti da parte delle aziende italiane, ma la caratteristica della “poca consapevolezza” nell’utilizzo degli stessi persiste, aspetto più volte segnalato su questo blog e che questa interessante indagine ci conferma. Ma vediamo adesso in dettaglio la ricerca e la relativa infografica, molto esaustiva.

    Il SocialMediAbility valuta sinteticamente aspetti sia quantitativi che qualitativi della presenza social dell’azienda/brand, sulla base di tre diverse dimensioni: l’orientamento 2.0, la gestione/cura dei diversi canali social, e l’efficacia delle azioni adottate.

    L’indagine, promossa dall’Executive Master in Social Media Marketing & Web Communication, e realizzata dai ricercatori dell’Osservatorio Social Media IULM tra febbraio e settembre del 2013, ha preso in esame lo stesso panel di 720 aziende italiane monitorato nelle precedenti edizioni (120 per settore, ulteriormente segmentate al loro interno per dimensioni: 40 grandi, 40 medie e 40 piccole), appartenenti a 6 diversi settori: alimentare, arredamento, banche, hospitality, moda, pubblica amministrazione. Dalla ricerca, realizzata anche grazie alla piattaforma di monitoraggio “Social Listening” di Blogmeter, emergono, tra l’altro, i seguenti risultati:

    socialmediability-aziende-italiane-risultati

    • la percentuale delle aziende che utilizza almeno un social media per attività di comunicazione e marketing passa dal 49,9% del 2011 al 63,8% nel 2013
    • tale incremento è soprattutto il risultato della sempre maggiore penetrazione di tali canali nelle aziende più grandi, per le quali i social media costituiscono ormai ambienti “imprescindibili”. Mentre nella precedente rilevazione era il 57,3% delle stesse a gestire almeno un social media, nel 2013 tale percentuale è salita all’81,1%. Una crescita che allarga il divario già registrato negli anni precedenti nell’uso dei social media tra le grandi (da un lato) e le piccole e medie realtà (dall’altro) il cui ricorso a tali mezzi è aumentato di solo il 7% circa rispetto al 2011.
    • resta inoltre ancora largamente ambivalente il rapporto che le aziende mostrano di avere con tali canali dato che solo il 41% del totale dei casi esaminati rimanda ai propri ambienti social attraverso link presenti sul sito.
    • Facebook si conferma il canale più popolare, scelto dal 75% delle aziende che hanno attivato almeno un social media (rispetto al 71,1% del 2011)

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    • si rileva comunque in crescita anche l’uso di Twitter, LinkedIn e YouTube (utilizzati rispettivamente dal 45,1%, dal 44,1% e dal 51,2% delle aziende presenti sui social media, rispetto al 39,8%, al 35,7% e al 32% del 2011) e di Google Plus (17,2%) e Pinterest (18,1%), non monitorati nelle rilevazioni precedenti;
    • la maggiore diffusione di tali canali a livello aziendale non è stata tuttavia accompagnata da un altrettanto significativo aumento dell’indice medio di SocialMediAbility che, sul totale dei 720 casi esaminati è passato, su una scala di valori da 0 a 10, dall’1,16 registrato nel 2011 all’1,91 del 2013 con un incremento decisamente modesto. Si riconferma la correlazione positiva tra dimensioni aziendali e indice di SocialMediAbility: al crescere delle dimensioni aziendali, cresce la “qualità” delle pratiche d’uso di tali canali.

    socialmediability-aziende-italiane-dimensioni

    In sintesi – dichiara il Prof. Guido Di Fraia, Direttore Scientifico del Master – la ricerca mostra che, da un lato, l’aumento della presenza sui canali social da parte delle aziende italiane sia la testimonianza di un sempre maggiore riconoscimento dell’importanza di presidiare questi canali. Dall’altro, i risultati ottenuti evidenziano anche come essi siano molto spesso gestiti in maniera ancora poco consapevole rispetto alle logiche comunicative e ai linguaggi specifici di ciascun canale. L’utilizzo strategico ed efficace dei social media per attività di comunicazione e marketing appare ancora appannaggio di un numero limitato di aziende.”

    La ricerca dunque si conferma fondamentale per avere un quadro completo su quante e come le aziende italiane usano i Social Media,ma questo quadro, sebbene sia cresciuto, dimostra ancora alcune tinte fosche che speriamo nell’edizione prossima possano sparire del tutto. A dire il vero non ne siamo proprio certi che ciò accada, ma anche se solo fossero un po’ meno fosche, sarebbe comunque un risultato positivo.

    Interessante, a nostro avviso, il dato circa l’aumento dell’utilizzo dei Social Media all’aumentare delle dimensioni dell’azienda. A conferma che è proprio sulle piccole aziende su cui si deve lavorare. Poi in un periodo come questo, nelle piccole aziende, l’investimento sui Social Media non viene spesso compreso appieno, venendo rimandato nel tempo. E il rischio è proprio quello di perdere delle occasioni, delle opportunità.

    Voi che ne pensate di questi dati? Vi sorprendono? Raccontateci le vostre impressioni.

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  • Nel doodle di Google oggi troviamo il Test di Hermann Rorschach

    Nel doodle di Google oggi troviamo il Test di Hermann Rorschach

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    Nuovo doodle interattivo quello che vediamo sulla homepage di Google oggi. Quello che si vede è il Test di Hermann Rorschach, dedicato proprio allo psichiatra svizzero di cui oggi si ricordano i 129 anni dalla nascita

    Dopo un paio di doodle non visibili nel nostro paese, torniamo a vedere i tanto amati doodle di Google. Quello che si vede oggi sulla homepage di Google è il Test di Hermann Rorschach, in occasione dei 129 anni dalla nascita del psichiatra svizzero.

    Non è un nome conosciuto ai più quello di Hermann Rorschach, però è sicuramente colui che ha in un certo senso rivoluzionato la psichiatria. Vista la sua passione per il disegno, a scuola lo chiamavano appunto Kleck, “inchiostro”, avvicinatosi agli studi medici, comincia a sperimentare le differenti percezioni che soggetti diversi hanno davanti a macchie colorate derivanti da esperimenti di Kleksografia. In questo contesto, inizia a chiedersi se il diverso modo di percepire le macchie possa essere legato a differenti dinamismi di personalità o problematiche psicopatologiche dei soggetti che vi si sottopongono. Avvia quindi un estensivo programma di ricerche sperimentali durato molti anni, provando vari tipi e sequenze di macchie, e raccogliendo sistematicamente i risultati ottenuti.

    Nel 1921 pubblica la sintesi delle sue ricerche ed una relativa proposta di standardizzazione del sistema in un volume, Psychodiagnostik (1921), che all’inizio passa quasi inosservato. L’anno successivo, a soli 38 anni, muore a causa di una peritonite mal diagnosticata.

    Nel corso del decennio successivo, diversi psichiatri e psicoanalisti, europei e statunitensi, iniziano a sperimentare l’uso delle sue macchie standardizzate in ambito psicodiagnostico, ottenendo risultati clinicamente molto interessanti; nel corso degli anni ’30 e ’40 iniziano ad essere quindi poste le prime basi dei diversi sistemi di “siglatura” attualmente esistenti del suo test, conosciuto come il Test di Rorschach.

    Hermann-Rorschach---Brad-Pitt

    Il Test si avvale di una serie di dieci tavole, 5 monocromatiche, 2 bicolori e 3 colorate, coperte di macchie d’inchiostro nere o policrome che vengono sottoposte al paziente e che questi deve interpretare.

    Curiosità, sulla rete troverete spesso associata l’immagine di Hermann Rorschach a quella di Brad Pitt, vista la evidente somiglianza.

    Google oggi vi dà la possibilità di vedere le tavole e poi di condividere sui social network quello che vedete. Mi raccomando, fateci sapere cosa vedete.

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  • Facebook, ecco i nuovi pulsanti Like e Share

    Facebook, ecco i nuovi pulsanti Like e Share

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    Facebook per la prima volta dal 2010 ridisegna i bottoni “Like” e Share”, quelli che tutti noi usiamo quotidianamente e che sono una importante di traffico referral. E infatti vengono visualizzati ogni giorno più di 22 miliardi di volte su oltre 7,5 milioni di siti web

    Tutti noi usiamo più di una volta al giorno i bottoni “Like” e “Share” di Facebook e conosciamo bene la loro importanza nell’ottica di condividere contenuti, immagini che più ci interessano e ci colpiscono. Ma sappiamo bene della loro importanza in termini di traffico referral. Bene, dopo tre anni dalla loro prima comparsa, era infatti il 2010, Facebook ha deciso di dare un nuovo design a questi preziosi bottoni che ogni giorno vengono appunto visualizzati più di 22 miliardi di volte su oltre 7,5 milioni di siti web. E, come visto di recente grazie ad un rapporto di Shareaholic, Facebook, proprio in termini di traffico referral, batte tutti.

    facebook-like-share-bottoni

    I bottoni si aggiorneranno in automatico, rimpiazzando le vecchie versioni, quindi non vi preoccupate di fare nulla.

    Del design ci piace il colore blu più vivace e anche il font Helvetica, decisamente meglio di quelli vecchi. In alto vedete tutte le dimensioni che saranno presto disponibili. E noterete certamente la versione finora inedita del bottone “Like+Share” che ne faciliterà l’suo di entrambi, senza doverli usare separatamente anche se sullo stesso contenuto.

    A The Verge Ling Bao, Product Manager di Facebook, dice che l’operazione diversamente da quello che può sembrare non è stata molto facile da realizzare e che ci sono voluti ben sei mesi per portare al termine il progetto.

    Come abbiamo detto prima, questi bottoni sono decisamente da preferire alla vecchia versione, ora sono più visibili e quindi facilmente individuabili all’interno di un contesto che sia sito web o blog. Quindi diciamo che lo sforzo ha dato i suoi frutti.

    Allora, voi che ne pensate dei nuovi bottoni, vi piacciono? Raccontateci cosa ne pensate tra i commenti.

  • Twitter, sbarco a Wall Street a 26 dollari per azione [TWTR]

    Twitter, sbarco a Wall Street a 26 dollari per azione [TWTR]

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    Come preannunciato ieri, diversamente da quello che si pensava, Twitter ha fissato il prezzo delle azioni fermandolo a 26 dollari e oggi è il gran giorno dello sbarco a Wall Street alla NYSE con il ticker TWTR. Il valore complessivo ammonta dunque a 18 miliardi di dollari

    Ieri sera vi avevamo riportato le indiscrezioni che circolavano poco prima della definizione del prezzo per azione da parte di Twitter che dà ufficialmente il via allo sbarco dell’azienda nel luogo più importante della finanza mondiale, ossia la New York Stocke Exchange (NYSE) che si trova nella altrettanto importante e famosa via di New York, appunto Wall Street. E quindi oggi, quando in Italia sarà primo pomeriggio, la tradizionale campanella, alla presenza del CEO Dick Costolo e del CFO Mike Gupta, il vero regista di questa operazione,  darà il via alle contrattazioni adottando il titolo Twitter che avrà come ticker TWTR.

    Il prezzo per azioni è stato quindi stabilito a 26 dollari per azione, un prezzo che si mantiene un quella forbice inizialmente individuata tra i 25 e i 28 dollari per azione. Questo fa sì che il valore complessivo arrivi a toccare la cifra di 18 miliardi di dollari per il fatto che il numero di azioni iniziale individuato è di 70 milioni. A disposizione ce ne sarebbero altre 10,5 milioni che saranno rese disponibile dietro precise condizioni nei prossimi 30 giorni e saranno messe a disposizione degli investitori a stock ridotti.


    Questo pacchetto permetterà una raccolta iniziale di 1,8 miliardi di dollari e potrebbe arrivare a 2,1 nel prossimo mese dopo l’allocazione delle 10,5 milioni di azioni di cui parlavamo prima. Per dare la dimensione di questa cifra vi ricordiamo che Google nel 2004 per la sua IPO raccolse 1,9 miliardi di dollari, quindi stiamo parlando di una delle IPO più grandi mai raggiunte dal settore tecnologico. Di conseguenza le aspettative cominciano ad essere tante.

    Come già ricordavamo ieri, Twitter nonostante le perdite di questi ultimi anni, incluso il 2013, gode di una buona dose di fiducia del mercato. E quindi, cominciare l’avventura alla NYSE potrebbe davvero raddrizzare le situazione finanziaria per poi cominciare a parlare di crescita dei fatturati. Però, va detto, le insidie sono sempre dietro l’angolo. L’esperienza di Facebook insegna molto in questi casi. Da oggi in poi Twitter si mette in gioco sul mercato e deve dare conto ai propri investitori e questo tipo di relazione non è sempre facile. Dal nostro modo di vedere però Twitter da questa situazione ha tutto da guadagnare avendo già orientato da tempo, e negli ultimi tempi intensificato, il suo business verso il mobile, cioè quello che vogliono gli investitori.

    Quindi il lancio della nuova piattaforma di adv anche per mobile e tutta una serie di attività in questa ottica, possono semplificare di molto la strada permettendo a Twitter di mantenere le promesse sul mercato. Ossia mantenere, o al meglio aumentare il prezzo di 26 dollari.

    Sarà anche interessante vedere quale sarà l’effetto Wall Street sugli utenti che al 30 settembre 2013 sono 231,7 milioni al mese in crescita del 39% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. I tre quarti vi accedono da mobile e più del 70% delle entrate di Twitter arrivano proprio dal mobile.

    Insomma, da oggi l’Olimpo finanziario accoglie un’altra azienda del settore tecnologico dopo Facebook, LinkedIn, Groupon, Google e noi continueremo a tenervi aggiornati anche su questo.

    Ma voi che idea vi siete fatti a riguardo?

  • Twitter, tutto pronto per Wall Street. Azioni a 27 dollari

    Twitter, tutto pronto per Wall Street. Azioni a 27 dollari

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    Ormai manca pochissimo allo sbarco di Twitter a Wall Street previsto per domani, giovedì 7 Novembre. E secondo fonti accreditate, Twitter si appresta a fissare il prezzo delle azioni a 27 dollari. Questo porterebbe il valore dell’azienda a 14,7 miliardi di dollari, ben più alto di quello previsto

    Twitter, secondo le notizie che stanno cominciando a circolare in questo minuti, da fonti accreditate, starebbe per fissare il prezzo delle azioni a 27 dollari. Questo significa che il valore complessivo dell’azienda, secondo questa quotazione, sarebbe di 14,7 miliardi di dollari, molto più alto di quello che si era previsto solo a gennaio di questo anno quando l’azienda veniva valutata 11 miliardi di dollari. Questo è quanto riporta il sito di CNBC che sostiene che il presso verrà determinato entro questa notte dal management al termine di una call.

    Secondo questa quotazione, quindi a 27 dollari, Twitter potrebbe arrivare a raccogliere una cifra pari a quasi 2 miliardi di dollari, per la precisione, 1,9 miliardi di dollari. Per il momento questo sembrerebbe essere lo scenario e la cifra non dovrebbe essere superiore, anche se i sottoscrittori potrebbero poi acquistare altre 10,5 milioni di azioni solo a certe condizioni però.

    E’ una fase molto delicata questa e ricordiamo il caso di Facebook che fece una raccolta molto alta, salvo poi vedere quasi sprofondato il valore stesso delle azioni da 38 dollari fino a 17 dollari.

    Twitter in questo periodo è in perdita e questa situazione si estende man mano che l’azienda allarga la sua proposta di advertising a livello internazionale. E’ quindi ovvio che l’azienda ha tutto l’interesse a fare una IPO consistente che l’aiuterebbe anche a impostare più velocemente una crescita in termini di ricavi. Ma dall’altro lato, memori di quanto accadde a Facebook, una IPO molto alta in termini di raccolta porta dietro di sè la probabilità di un tonfo come accadde proprio a Facebook.

    Allora è il caso di mantenere un profilo basso in questa fase e sperare che il mercato reagisca bene, sin dalle prima battute. A sostenere Twitter in questa fase ci sono Goldman Sachs, JP Morgan e Morgan Stanley.

    Staremo a vedere gli sviluppi. Intanto voi che idea vi siete fatti?

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