Il doodle di Google per la Giornata della Terra 2022 è dedicato al cambiamento climatico. Grazie al time-lapse vengono mostrate quattro zone del pianeta colpite dal climate change.
In questo 22 aprile 2022 non poteva certo mancare il doodle di Google a ricordare che la Giornata della Terra. Una giornata particolare che dovrebbe essere celebrata sempre, ogni giorno. E che in questo momento storico suona quasi come un mònito.
Il doodle che vediamo oggi sulla home di Google affronta il tema del cambiamento climatico. E la GIF mostra le immagini reali in time-lapse. Riprese da Google Earth Timelapse e altre fonti. In particolare, la sequenza mostra l’impatto del cambiamento climatico in 4 diverse località del nostro pianeta.
Le zone monitorate e mostrate nel doodle sono: il restringimento del ghiacciaio sul Kilimangiaro, in Tanzania, e Sermersooq, in Groenlandia; lo sbiancamento dei coralli nella “Great Barrier Reef “, la Grande Barriera Corallina, in Australia; la distruzione della Harz Forest, nel nord della Germania, a causa delle infestazioni di un insetto “bostrico” provocate dall’aumento delle temperature e da periodi prolungati di siccità.
Ciascuna di queste animazioni sarà visibile sulla home di Google per un certo numero di ore, a rotazione, nell’arco di tutta la giornata.
La Giornata della Terra, nata il 22 aprile 1970
La Giornata della Terra è nata il 22 aprile 1970 per sottolineare la necessità della conservazione delle risorse naturali della Terra, momento fortemente voluto dal senatore statunitense Gaylord Nelson e promosso ancor prima dal presidente John Fitzgerald Kennedy. Nato come movimento universitario, nel tempo, l’Earth Day è divenuto un avvenimento educativo ed informativo.
I gruppi ecologisti lo utilizzano come occasione per valutare le problematiche del pianeta: l’inquinamento di aria, acqua e suolo, la distruzione degli ecosistemi, le migliaia di piante e specie animali che scompaiono, e l’esaurimento delle risorse non rinnovabili. Si insiste in soluzioni che permettano di eliminare gli effetti negativi delle attività dell’uomo; queste soluzioni includono il riciclo dei materiali, la conservazione delle risorse naturali come il petrolio e i gas fossili, il divieto di utilizzare prodotti chimici dannosi, la cessazione della distruzione di habitat fondamentali come i boschi umidi e la protezione delle specie minacciate.
Come dicevamo, Google oggi dedica questa giornata a riflettere sul cambiamento climatico, parliamo anche di tutti quei fenomeni a cui ha contribuito l’azione dell’uomo nel corso degli anni, come riscaldamento globale, raffreddamento globale e modifica dei regimi di precipitazione.
Il claim di questa giornata è “Investire nel nostro Pianeta” e cosa si potrebbe fare nel concreto per migliorare lo stato di salute del nostro pianeta e conservarlo sempre al meglio?
Prendiamo ad esempio queste 10 azioni elencate da Legambiente proprio per questa occasione.
La Sostenibilità è un valore oggi, per fare business in maniera più attenta e consapevole. Anche la finanza sta diventando sempre più sostenibile e un esempio di cui vogliamo parlarvi oggi è quello di Enel, che nelle scorse settimane ha lanciato il suo primo “General Purpose SDG Linked Bond”.
La Sostenibilità è un valore oggi, un punto di forza per le aziende oggi, per fare business in maniera più attenta e consapevole. Ma anche la finanza sta diventando sempre più sostenibile e un esempio di cui vogliamo parlarvi oggi è quello di Enel, una delle più grandi aziende a livello globale del settore energia, che nelle scorse settimane ha lanciato il suo primo “General Purpose SDG Linked Bond” nel mercato europeo, un’obbligazione che costituisce il primo esempio al mondo nel suo genere. Per il colosso dell’energia italiano è un modo per rafforzare l’impegno al raggiungimento degli obiettivi SDGs (Sustainable Development Goals), delle Nazioni Unite.
Se è vero, come è vero, che la Sostenibilità è un valore che permette alle aziende di fare Innovazione, di attivare quel cambiamento necessario per affrontare l’era della trasformazione digitale, di essere sempre più competitive, è altrettanto vero che anche la finanza, in questo scenario, gioca un ruolo fondamentale, specie se legata ad una complessiva strategia sostenibile Ecco perché l’iniziativa di Enel, da sempre azienda molto attenta a valori come questi, assume un significato particolare, a testimonianza che c’è sempre più bisogno di una finanza attenta ai bisogni di oggi.
L’emissione del bond sostenibile da parte di Enel è legata al raggiungimento da parte di quest’ultima di due importanti obiettivi:
SGD 7 (Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni), con il raggiungimento, al 31 dicembre 2021, di una percentuale di capacità installata da fonti rinnovabili (su base consolidata) pari o superiore al 55% della capacità installata totale consolidata (al 30 giugno 2019 già pari al 45,9%);
SGD 13 (Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico), con l’impegno a ridurre le emissioni di anidride carbonica al di sotto di 125 g/kWh entro il 2030 e la completa decarbonizzazione entro il 2050.
L’emissione del “General Purpose SDG Linked Bond” consolida il percorso di Enel verso una finanza sempre più sostenibile e ne rafforza l’impegno al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo connessi. Enel infatti, sta introducendo nella strategia di finanziamento del Gruppo, strumenti finanziari che premiano comportamenti responsabili dal punto di vista della sostenibilità. Quali sono le principali caratteristiche di questo SDG Linked Bond?
Le prime due tranche sono legate all’obiettivo Enel di raggiungere, al 31 dicembre 2021, una percentuale di capacità installata da fonti rinnovabili su base consolidata pari o superiore al 55% della capacità installata totale consolidata (al 30 giugno 2019 era pari al 45,9%), in linea con l’obiettivo emissioni zero entro il 2050.
La sua terza tranche a lungo termine è invece legata all’obiettivo di riduzione del 70% delle emissioni dirette di gas effetto serra per kWh al 2030 rispetto al 2017 (125g di emissioni CO2 al 2030 per kWh rispetto ai 411g del 2017).
Tale obiettivo è stato certificato dall’SBTi – Science Based Target Initiative. In caso di mancato raggiungimento di tale obiettivo, verrà applicato un meccanismo di step up con un incremento di del tasso di interesse a carico del Gruppo Enel.
Science Based Target Initiative provides companies with a clearly defined pathway to future-proof growth by specifying how much and how quickly they need to reduce their greenhouse gas emissions.
La Science Based Target Initiative è un’iniziativa congiunta del Climate Disclosure Project, il Global Compact delle Nazioni Unite (UNGC), il World Resources Institute (WRI) e il WWF.
Gli obiettivi basati sulla scienza (“Science Based Target”) forniscono alle aziende un percorso chiaramente definito per una crescita a prova di futuro specificando quando e quanto velocemente devono ridurre le proprie emissioni di gas serra. L’Accordo di Parigi del 2015 ha visto 195 governi del mondo impegnarsi a contrastare i cambiamenti climatici. Ciò ha segnalato un’accelerazione nella transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio. Gli obiettivi adottati dalle aziende per ridurre le emissioni di gas a effetto serra sono considerati “basati sulla scienza” se sono in linea con ciò che l’ultima scienza del clima ritiene necessaria per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi – limitare il riscaldamento globale a valori ben al di sotto 2°C sopra i livelli preindustriali e proseguire gli sforzi per limitare il riscaldamento a 1,5°C. Enel lega uno strumento finanziario, e il relativo costo agli obiettivi ambientali e, in particolare, al raggiungimento di un target di riduzione delle emissioni di gas serra in linea con l’obiettivo dell’Accordo di Parigi.
L’operazione di lancio del bond sostenibile è stata un grande successo, infatti gli ordini, per circa 10 miliardi di euro, sono stati quattro volte superiori all’emissione, confermando l’apprezzamento dei mercati per la solidità della strategia sostenibile del Gruppo Enel e dei conseguenti risultati finanziari.
Enel è quindi focalizzata sulla creazione di valore attraverso decisioni di business che supportano il perseguimento di quattro SDGs nel piano 2019-2021, e cioè, oltre ai due già citati prima, si aggiungono:
SDG 9 “Industria, innovazione e infrastrutture”, con oltre 46,9 milioni di contatori intelligenti installati e 5,4 miliardi di euro di investimenti in innovazione e digitalizzazione;
SDG 11 “Città e comunità sostenibili”, con investimenti retail e nuovi servizi energetici orientati all’elettrificazione per raggiungere, tra gli altri, 9,9 GW di capacità di risposta alla domanda e 455.000 punti di ricarica per la mobilità elettrica.
Questo di Enel è un bell’esempio di finanza sostenibile che ci piace raccontare e siamo sicuri, come ha sostenuto Alberto De Paoli, CFO di Enel, che “le aziende abbracceranno sempre più questo modello, orientando il loro business verso una strategia globale che pone la sostenibilità al centro delle loro decisioni di investimento e di finanziamento“.
Siamo stati a vedere la mostra che si terrà a Bologna fino al 22 settembre, durante una visita speciale organizzata da BASF Italia, tra i sostenitori dell’esposizione. Ecco perché le 40 foto e le installazioni fanno riflettere a fondo su cosa sia la plastica oggi e su cosa le aziende, gli Stati, i cittadini possono fare per gestirla con consapevolezza e assunzione di responsabilità.
Ci sono mostre che ti cambiano un po’ la vita, non tanto nell’accezione più alta del termine, ma che te la modificano proprio a livello pratico, nelle percezioni che hai ogni giorno e in quelle azioni che porti avanti quotidianamente.
Una mostra di questo tipo è Planet or Plastic il cui titolo, con quell’or, “oppure”, sembra quasi un imperativo a scegliere, ma in realtà è un invito ad affrontare la plastica e il suo utilizzo con una maggiore consapevolezza per rispettare quello spazio in cui lavoriamo, amiamo, in una parola: viviamo.
Abbiamo avuto modo di vedere questa bella esposizione fotografica organizzata da National Geographic a Bologna nel complesso Santa Maria della Vita – dove sarà possibile visitarla fino al 22 settembre – mercoledì 10 luglio, durante una visita guidata molto speciale. Insieme a noi, infatti, diversi blogger e giornalisti per un evento organizzato da BASF, che è tra i sostenitori della mostra.
Nell’isola giapponese di Okinawa, un paguro eremita usa un tappo di plastica per proteggere il suo addome molle. In spiaggia gli uomini raccolgono le conchiglie usate dai paguri e abbandonano rifiuti. Fotografia di Shawn Miller. Credit photo: National Geographic
40 foto shock per una mostra che colpisce fin da subito
Avevamo detto che è un’esposizione che “colpisce” e questo fin dall’inizio. Si apre infatti con Soup 500+, un’opera di Mandy Barker che da lontano affascina ed esalta i nostri sensi: una girandola dai colori più svariati che indubbiamente cattura lo sguardo.
E invece basta avvicinarsi pian piano per scoprire che questa foto è il risultato di una soup, “zuppa” appunto, di detriti di plastica trovata all’interno del tratto digestivo di un giovane albatros che volava sul Pacifico del Nord.
Quasi un pugno allo stomaco, ma d’altra parte tutto il lavoro di Mandy Barker che, in questa mostra, si alterna alle immagini scattate dai fotoreporter di National Geographic, crea questo effetto. La fotografa britannica ha infatti deciso di raccogliere rifiuti di plastica da ogni parte del pianeta per tramutarli in un progetto dal grande impatto emotivo. Questo continuo accarezzare i sensi e poi provocare un effetto straniante sulla ragione è infatti il leit motiv di tutta l’esposizione.
Complice anche la location – sicuramente uno dei posti più belli di Bologna – si resta sconvolti di fronte a tante immagini (per un totale di 40) che fanno pensare a quanto quello che succede nel mondo potrebbe cambiare anche solo con una piccola azione.
Ancora la Barker stupisce con una foto sempre su sfondo nero in cui ci sono 769 palloni raccolti in 41 Paesi e isole da tutto il mondo, da 144 spiagge diverse e da 89 persone, in soli 4 mesi. Palloni con cui tutti abbiamo giocato da bambini e per i quali poco importava se l’avessimo perso o lasciato al mare: ne avremmo comprato subito un altro.
Eppure quell’usa e getta crea situazioni simili e fa sì che ci sia un mondo con sempre più plastica.
E poi oggetti apparentemente insignificanti come le cannucce che diventano protagoniste di un’installazione. Siamo nell’Oratorio dei Battuti e al centro c’è Iceberg di Francesca Pasquali, artista nota per rivalutare oggetti d’uso comune, che ci porta a un livello ulteriore di riflessione sulle cannucce che tutti usiamo a dismisura.
Come ci ha ricordato Marco Cattaneo, direttore di National Geographic Itaia: “Negli Stati Uniti siamo a 500 milioni ogni giorno, pari a 2 volte e mezzo il giro della terra”. Per non parlare dell’Italia: sono presenti nel 90% delle spiagge. La prossima volta che ordiniamo uno Spritz e vogliamo la cannuccia forse dovremmo pensarci 2 volte…
Ci sono bar che usano gli ziti al posto delle cannucce. Quella che vedete sotto è un'opera fatta con cannucce che ci ricorda che ce sono davvero troppe. Giuro che da oggi non lo chiederò più per lo Spritz! Riflessioni grazie a #PlanetOrPlastic sostenuta da @BASF_IT#BASFItaliapic.twitter.com/h7HUlvtQM1
— Cristina Maccarrone (@cristinamacca) July 10, 2019
Anche se come ci dicono le guide, “si può ovviare usando per esempio gli ziti (un tipo di pasta, ndr)”. Restiamo ancora colpiti di fronte a tantissime altre immagini come quella che forse avrete visto altre volte: una tartaruga marina impigliata nelle reti di pescatori e fotografata da Jordi Chias al largo della Spagna. Reti che non lasciano scampo agli animali del mare e che ne possono decretarne la morte.
Dare una seconda vita alla plastica: la scommessa
D’altra parte, come viene fuori dalla mostra, i numeri non mentono: si stima che sulla Terra siano presenti circa 8,3 miliardi di tonnellate di plastica e sì, se siete bravi in matematica il conto è presto fatto. Si tratta di poco più di una tonnellata per ogni abitante.
Ma se 2 miliardi di questa plastica sono ancora in uso, c’è da dire dei 6,3 miliardi restanti ben 5,7 non viene riciclato. Le percentuali forse rendono ancora di più l’idea se si pensa che la Cina ricicla solo il 20% e gli States il 30%.
Marco Cattaneo, direttore di National Geographic Italia, spiega a cosa servono le bottigliette di plastica raccolte
Dare una seconda vita alla plastica è per altro la scommessa di questa mostra a partire dall’invito all’azione che viene fatto ai visitatori una volta che hanno varcato la soglia: possono lasciare la propria bottiglietta di plastica all’ingresso e contribuire così alla creazione una grande installazione, a dimostrazione che la plastica riciclata può avere tantissimi usi e una “second life”.
Sostenibilità e assunzione di responsabilità: l’impegno di BASF
Seconda vita, sostenibilità, assunzione di responsabilità: sono alcuni dei motivi per cui un’azienda come BASF ha deciso di sponsorizzare questa mostra. Come ha detto Filippo Bertacchini, communication manager di BASF Italia, durante l’incontro: “La sostenibilità è nel nostro DNA e la nostra azienda da sempre utilizza materiali di riciclo”.
La riflessione però deve essere ad ampio raggio:
“Il problema va affrontato da più punti di vista: legislativo, organizzativo, tecnologico, comunicativo. Un solo approccio non ci porta da nessuna parte, si tratta di un tema complesso in cui ognuno ci deve mettere del suo”.
Un mondo #plasticfree resta ancora un'utopia che non porta benefici nel futuro. Perciò la gestione della plastica è una delle più grandi sfide di oggi, che non si può risolvere con un approccio assoluto. Occorre una strategia integrata. #BASFItalia#PlanetorPlasticpic.twitter.com/LVqK50fk7C
Sapevate per esempio che in Italia si possono riciclare solo gli imballaggi? O che i rifiuti in plastica possono essere trattati solo dalle aziende che trattano rifiuti?
Dal canto suo, BASF sta agendo in diversi modi:
“Vogliamo creare cultura e dare la possibilità a paesi che non hanno modo, di mettere in campo la sostenibilità e di poterlo fare. Questo è uno dei nostri obiettivi. Ecco perché siamo entrati a far parte dell’AllianceEnd to Plastic Waste”.
Si tratta di un’alleanza internazionale, senza scopo di lucro, per promuovere soluzioni che riducano ed eliminino i rifiuti plastici nell’ambiente, in particolar modo quelli presenti negli oceani.
Obiettivo è quello di sviluppare e portare su larga scala nuove soluzioni che riducano al minimo e gestiscano al meglio i rifiuti in plastica, promuovendo anche soluzioni di riutilizzo della plastica che favoriscono un’economia circolare.
Chemcycling: il riciclo chimico di plastiche normalmente non riciclabili
Ma non solo: BASF, come ci è stato spiegato sia da Bertacchini che da Astrid Palmieri, Sustanibility Manager, “sta portando avanti anche un progetto pilota volto al riciclo chimico della plastiche, Chemcycling, presso il sito principale di BASF a Ludwigshafen in Germania”.
In cosa consiste? Insieme ai clienti e partner, sono stati sviluppati dei progetti pilota basati su rifiuti in plastica riciclati chimicamente.
Il riciclo chimico consente di riutilizzare in modo innovativo i rifiuti in plastica che attualmente non sono riciclabili, come la plastica mista o sporca. Plastiche che, a seconda dei paesi, vengono inviate alle discariche o bruciate con recupero di energia. Il riciclo chimico va oltre: tramite i processi termochimici, queste plastiche possono essere utilizzate per produrre gas di sintesi o olii. A loro volta, poi, possono essere utilizzati come base nella produzione di BASF.
“Se riusciamo a sviluppare il progetto e a renderlo disponibile per il mercato, allora il ChemCycling diventerà un’innovazione di riciclo e recupero complementare ad altri processi già esistenti per affrontare il problema dei rifiuti in plastica” ha detto Bertacchini, ricordando che però sono ancora diversi i problemi da risolvere.
Ovvio che quello della riduzione della plastica e del riciclo sono solo parte del problema, ma l’azienda sta lavorando anche sulla sostenibilità da più fronti, migliorando la qualità di vita dei loro dipendenti.
Come ci ha raccontato Manuel Pianazzi, responsabile dello stabilimento di Pontecchio: “Stiamo sviluppando il carpooling in modo da limitare lo spostamento dei dipendenti così come favoriamo la sostenibilità sostituendo tutte le bottigliette di plastica con dei thermos. E ancora: abbiamo pensato di creare un centro medico all’interno dell’azienda per evitare al lavoratore quelle corse che deve fare ogni volta che ha una visita o un esame medico”. E poi macchine ibride e tanto altro ancora per una sostenibilità a 360 gradi.
Non demonizzare la plastica, ma farne un uso più consapevole
Quello che però ci è rimasto particolarmente impresso da questo incontro è che la plastica non va demonizzata a prescindere – ha migliorato la vita di tutti noi, a partire dal settore medico e non solo – e che allo stesso tempo il vero problema non è la plastica tout court, ma la monouso. Quella, per intenderci, che a volte ci serve giusto il tempo di mangiare un gelato o bere un succo di frutta e che inquina notevolmente.
La strategia integrata per la gestione della plastica richiede consumo consapevole, attenzione nel fine vita dei prodotti e ai cicli di produzione, nuove tecnologie e impegno di singoli e istituzioni.#BASFItalia#PlanetorPlasticpic.twitter.com/KXnCeLgO48
Una plastica, invece, destinata a durare nel tempo può essere di notevole apporto nella nostra vita e ha il “suo ruolo. Basti pensare”, ha spiegato Bertacchini “che per le auto elettriche, che hanno la necessità di essere leggere, l’impiego di polimeri sarà fondamentale“.
Quindi più che dire no in toto alla plastica dovremmo dire sì a un uso consapevole della plastica, in particolare di quella già esistente. Le foto di Planet or Plastic sono lì a ricordarcelo.
Dopo poco più di un anno dal lancio del magazine digitale, Unipol lancia anche la versione cartacea di Changes, il magazine del gruppo assicurativo che vuole raccontare i temi legati al cambiamento della nostra società, cercando di interpretare il futuro, restando vicini al nostro presente. Changes diventa quindi ancora di più un punto di riferimento, il perno centrale su cui progettare il futuro. La versione cartacea avrà due numeri l’anno e ospiterà al suo interno i pareri, racconti e opinioni di personalità che vivono e raccontano le trasformazioni del nostro tempo.
Changes è stato presentato di recente a Milano e per l’occasione il tema principale è stato quello dei cambiamenti climatici, il tema che caratterizza il primo numero del magazine. E’ stata un’occasione per comprendere che il cambiamento del clima ha notevoli conseguenze sul nostro stile di vita, sulla nostra economia, sulla nostra società e sul pianeta in generale.
Interessante la visione di Unipol da questo punto di vista, ben delineata a descritta da Marisa Parmigiani responsabile sostenibilità del gruppo: “Il cambiamento climatico, è un elemento sempre più centrale dal punto di vista assicurativo, rappresenta un vero e proprio pivot per il futuro economico e sociale, per questo come assicurazione ci occupiamo della resilienza al cambiamento climatico che, proprio come l’investimento assicurativo, è un costo atteso non una spesa certa“. Le aziende devono cominciare a prendere coscienza dei cambiamenti climatici e spesso non sono attrezzate per questo, devono essere preparate a gestire le catastrofi ambientali come eventi climatici “e questo è possibile solo se si valutano e conoscono i rischi e ci si prepara a gestirli”, afferma Marisa Parmigiani.
La Parmigiani pone l’accento sui rischi, evidenziando come rischi idrogeologici e sismici siano estesi a tutto il territorio nazionale. Una proposta per tenere sotto controllo i rischi e mantenere un continuo monitoraggio sarebbe una partnership tra pubblico e privato, in cui il ruolo di supervisione e controllo sarebbe gestito proprio dalle assicurazioni.
Changes Unipol
Changes Unipol
Grammenos Mastrojeni
Luca Tremolada
Alla presentazione, moderata da Luca Tremolada, erano presenti anche Alberto Federici, Direttore Corporate Communication e Media Relations del Gruppo Unipol, Fernando Vacarini, Direttore di Changes e anche Grammenos Mastrojeni, diplomatico e tra i più importanti divulgatori sui temi legati all’ambiente e ai cambiamenti climatici. E il suo pensiero è molto chiaro, se non cominciamo a proteggere sul serio il nostro clima, allora avremo solo conflitti. Quello che in realtà sta già succedendo. Il diplomatico ha dimostrato come “l’equilibrio climatico non ha confini geografici, é globale. Gli effetti di accadimenti climatici hanno poi effetti che riguardano tutti noi“. Per Mastrojeni “ogni effetto ha una causa“, citando l’effetto della farfalla: “quell’effetto per cui per cui se manca equilibrio nel sistema c’è un disagio ambientale, socio economico, climatico e sociale. E’ l’equilibrio climatico ciò che manca davvero e che causa squilibri su clima e umani”.
Ma non solo, Mastrojeni ha sottolineato anche come la piramide alimentare proposta da Fondazione Barilla metta in cima cibi di cui ci dovremmo nutrire meno, ossia quelli che in grande quantità inquinano di più. I cambiamenti climatici hanno effetti evidenti, ma il messaggio che viene da Changes è che prima li riconosciamo meglio è per tutti noi.
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