Categoria: Intelligenza Artificiale

In questa categoria troverete articoli su Intelligenza Artificiale e Machine Learning, soprattutto su come queste tecnologie stanno evolvendosi, con esempi concreti

  • Taylor Swift e il suo appoggio a Kamala Harris su Instagram

    Taylor Swift e il suo appoggio a Kamala Harris su Instagram

    Taylor Swift annuncia il suo supporto a Kamala Harris su Instagram e condanna l’uso dell’intelligenza artificiale da parte di Trump per diffondere disinformazione elettorale. Non è la prima volta per Taylor Swift, ma evidenzia come l’uso delle piattaforme digitali da parte di star globali possa influenza l’opinione pubblica.

    Era l’endorsement che tutti attendevano, ed è arrivato. Alla fine del primo dibattito televisivo tra l’ex presidente Usa, Donald Trump, e la vicepresidente americana, Kamala Harris, Taylor Swift ha pubblicato su Instagram il suo endorsement.

    Ma oltre al suo appoggio per la candidata del partito democratico, Taylor Swift si è soffermata sull’intelligenza artificiale usata dai sostenitori di Trump per farla apparire come sostenitrice del tycoon.

    Il messaggio di Taylor Swift su Instagram

    “Riserverò il mio voto per Kamala Harris e Tim Walz nelle elezioni presidenziali del 2024” – ha scritto Taylor Swift sul suo post su Instagram -. “Voto per @kamalaharris perché lotta per i diritti e perché credo che ci sia bisogno di un guerriero che li difenda. Penso che sia una leader dotata e dalla mano ferma e credo che possiamo ottenere molto di più in questo paese se siamo guidati dalla calma e non dal caos. Sono rimasta così rincuorata e colpita dalla sua scelta del compagno di corsa @timwalz, che da decenni difende i diritti LGBTQ+, la fecondazione in vitro e il diritto di una donna al proprio corpo”.

    Taylor Swift supporto kamala harris instagram franz russo

    Questo il suo messaggio dove ha spiegato il perché del suo appoggio alla Harris.

    La condanna della IA da parte di Taylor Swift

    E poi c’è il passaggio sull’intelligenza artificiale.

    “Recentemente mi è stato comunicato che la ‘me’ realizzata con la IA che appoggiava falsamente la corsa presidenziale di Donald Trump è stata pubblicata sul suo sito. Ha davvero evocato le mie paure sull’intelligenza artificiale e i pericoli legati alla diffusione di disinformazione. Mi ha portato alla conclusione che devo essere molto trasparente riguardo ai miei reali piani per queste elezioni come elettore. Il modo più semplice per combattere la disinformazione è dire la verità”.

     

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    Un post condiviso da Taylor Swift (@taylorswift)

    Il riferimento è a ciò che è successo ad agosto scorso. Proprio Donald Trump, sulla sua piattaforma Truth, aveva pubblicato una serie di immagini realizzate con la IA per dimostrare l’appoggio della star alla campagna per la sua rielezione.

    In una di queste si vede uno Zio Sam con il testo che recita “Taylor vuole che TU voti per Donald Trump”. E la risposta scritta da Trump: “Accetto!”.

    Le stesse immagini erano state poi condivise su X, piattaforma di Elon Musk, etichettate come “satira”.

    L’uso del deepfake per diffondere disinformazione

    Il riferimento da parte di Taylor Swift all’uso della IA per veicolare messaggi falsi è assolutamente condivisibile.

    Sappiamo bene come l’evoluzione degli strumenti di IA generativa da questo punto di vista possono creare contenuti falsi in grado di manipolare l’opinione pubblica. Questo accade perché spesso si incontra notevole difficoltà nel distinguere ciò che è vero da ciò che è falso.

    Per non parlare dell’uso del deepfake. Ossia di immagini o video manipolati appositamente che mostrano persone che fanno o dicono cose che in realtà non hanno fatto o detto. È opinione diffusa tra gli esperti che i contenuti realizzati con la tecnica del deepfake possano influenzare come, o persino se, le persone voteranno prima delle elezioni presidenziali di novembre.

    Ora, l’appoggio di Taylor Swift, pubblicato su Instagram, fa giustamente notizia. Stiamo parlando di una star globale che sulla piattaforma di Meta vanta 283 milioni di follower.

    Si tratta di un esempio di utilizzo strategico delle piattaforme digitali per veicolare un messaggio che riguarda la vita di tutti i cittadini americani, che siano connessi o meno. Un messaggio che supera i confini digitali per arrivare a toccare la vita di tutti gli americani.

    La visibilità di una celebrità come Swift, amplificata dalle piattaforme digitali, può influenzare la conversazione pubblica e le decisioni elettorali. Riuscendo a coinvolgere anche chi non ha un account su Instagram, ma vive le conseguenze delle elezioni.

    La potenza di un canale diretto come Instagram

    Utilizzando un canale così diretto come Instagram, Taylor Swift ha potuto raggiungere rapidamente un vasto pubblico, amplificando il suo messaggio politico.

    Inoltre, il formato visivo e personale di Instagram, con il post accompagnato da un’immagine intima con il suo gatto, ha reso il suo endorsement molto più autentico e genuino.

    La firma in calce “Childless Cat Lady” è un riferimento allo sprezzante giudizio di quello che sarebbe poi diventato il candidato vice presidente di Donald Trump, J.D. Vance.

    Infatti una intervista alla rete americana Fox News del 2021, con Tucker Carlson, dichiarava che gli Stati Uniti erano governati da “un gruppo di gattare senza figli che sono infelici per le loro vite e per le scelte che hanno fatto e quindi vogliono rendere infelice anche il resto del Paese“.

    Taylor Swift non è nuova a usare le piattaforme digitali per diffondere messaggi di grande impatto politico.

    In passato, altre celebrità come Oprah Winfrey nel 2018, a sostegno di Stacey Abrams, hanno utilizzato le piattaforme digitali per mobilitare l’elettorato, dimostrando come il potere di una star possa estendersi oltre i confini della rete e influenzare il dibattito politico reale.

    Questo endorsement su Instagram è solo l’ultimo esempio di come i social media siano diventati, nel tempo, strumenti cruciali per le campagne elettorali come quelle presidenziali Usa.

     

     

     

     

  • Canva sempre di più in direzione IA generativa con Leonardo

    Canva sempre di più in direzione IA generativa con Leonardo

    Canva acquisisce Leonardo.ai per integrare tecnologie avanzate di IA nella sua piattaforma, migliorando le capacità creative dei contenuti in vista della IPO del prossimo anno.

    Dopo aver dato un contributo eccellente alla diffusione dell’attività di editing, Canva punta ormai alla IA generativa. Avendo rivoluzionato l’editing di immagini, spostandolo da software a “servizio”, la società australiana si appresta a fare un ulteriore passo in avanti.

    Infatti, Canva, che vanta circa 190 milioni di utenti attivi al mese, ha ufficializzato oggi l’acquisizione di una startup australiana, Leonardo.ai, specializzata in contenuti e ricerca nell’ambito dell’intelligenza artificiale generativa.

    L’obiettivo di Canva rimane quello di creare una “suite di strumenti di intelligenza artificiale visiva a livello globale”.

    Non sono stati divulgati i termini, ma è evidente che questo accordo, che punta sull’IA, sarà una grande spinta per la prossima IPO di Canva, prevista per il 2025.

    canva leonardo ai franzrusso

    Canva e la collaborazione con Leonardo.ai

    Leonardo.ai “continuerà a sviluppare la sua piattaforma web” come offerta di prodotto separata, secondo quanto dichiarato da Cameron Adams, fondatore di Canva.

    La tecnologia di Leonardo.ai e il modello di fondazione Phoenix saranno inoltre “velocemente” integrati nella suite esistente “Strumenti Magici” di Canva, come il generatore di immagini e video “Contenuti Magici”.

    Leonardo rappresenta l’ottava acquisizione di Canva dopo: Affinity (2024), Flourish (2022), Kaleido (2021), Smartmockups (2021), Pexels (2019), Pixabay (2019) e Zeetings (2018).

    Come è nata Leonardo.ai

    Leonardo.ai è una startup australiana fondata nel 2022, specializzata in tecnologie di intelligenza artificiale generativa per la creazione di contenuti visivi.

    La sede principale si trova a Sydney. L’azienda ha rapidamente guadagnato popolarità grazie al suo strumento di maggior successo: un generatore di immagini AI che consente agli utenti di creare asset visivi di alta qualità per vari settori, tra cui il design di videogiochi, la produzione video, la moda e la pubblicità.

    Uno degli strumenti più innovativi di Leonardo.ai è il “Realtime Canvas”, che permette di generare immagini in tempo reale basate su input dell’utente, rendendo più facile e veloce il processo creativo.

    La piattaforma ha attratto milioni di utenti e importanti investimenti, totalizzando oltre 700 milioni di immagini generate finora.

    Phoenix lo strumento di Leonardo che ha stregato Canva

    L’azienda ha anche lanciato di recente Phoenix, a cui si accennava prima.

    Phoenix è un modello innovativo sviluppato da Leonardo.ai per la generazione di immagini basate su intelligenza artificiale. Lanciato di recente, Phoenix rappresenta un passo avanti nell’attività di prompting, nella chiarezza del testo integrato nelle immagini e nel controllo creativo.

    Il modello è in grado di generare testi chiari e leggibili all’interno delle immagini, utile per la creazione di banner, poster e loghi.

    canva leonardo ai piattaforma franzrusso
    Leonardo.ai

    Phoenix offre funzionalità come l’editing dei prompt e l’enhancement, permettendo agli utenti di modificare facilmente le generazioni e ottenere i risultati desiderati.

    Canva ha affermato che questa acquisizione darà a Leonardo la possibilità di innovare ulteriormente nell’ambito dell’IA, aumentando al contempo la portata dell’organizzazione.

    Canva supporterà Leonardo affinché la sua attuale traiettoria sia “sovrapotenziata” e possa “costruire una piattaforma di IA generativa ancora più incentrata sulla creatività a livello globale”.

    La società di Cameron Adams acquisirà gli oltre 19 milioni di utenti registrati su Leonardo, provenienti da una vasta gamma di settori tra cui pubblicità, marketing e design.

     

     

  • MAIA, la IA italiana che punta alla Personalizzazione

    MAIA, la IA italiana che punta alla Personalizzazione

    MAIA è l’IA generativa italiana che rivoluziona il settore con personalizzazione, privacy e supporto linguistico. Ecco l’aggiornamento V5 e nuove funzionalità.

    Nel panorama in rapida evoluzione dell’Intelligenza Artificiale generativa, il 2024 ha visto progressi significativi. Giganti tech come OpenAI, Meta, Google e Microsoft hanno continuato a perfezionare i loro modelli. Migliorando la comprensione del linguaggio naturale e la generazione di contenuti.

    Ad ogni modo, sfide come la personalizzazione, la privacy e la conservazione delle specificità linguistiche locali rimangono al centro del dibattito.

    In questo contesto, vorrei segnalare un progetto tutto italiano. E in relazione alle ultime tre sfide indicate, si sta facendo notare.

    Si chiama MAIA ed è un’intelligenza artificiale generativa che affronta queste sfide con un approccio innovativo.

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    Il lancio di MAIA e nuova versione

    Lanciata ad aprile 2024, MAIA ha già attirato l’attenzione per la sua capacità di offrire un’esperienza altamente personalizzata, rispettando la privacy degli utenti e valorizzando il patrimonio linguistico italiano

    Ora, con l’aggiornamento V5 rilasciato qualche giorno fa, MAIA fa un ulteriore passo avanti, introducendo funzionalità che la rendono un prodotto unico nel panorama dell’IA.

    Questo aggiornamento non solo rafforza la posizione di MAIA nel mercato dell’IA, ma apre anche nuove possibilità per l’integrazione dell’intelligenza artificiale nella vita quotidiana degli utenti, italiani e internazionali.


    Leggi anche:

    OpenAI lancia la sfida a Google con il motore di ricerca basato su IA

    MAIA e le nuove caratteristiche

    • Architettura MAISTER: un framework innovativo che integra e coordina cinque modelli di IA per una gamma più ampia di funzionalità.
    • Azioni rapide: quattro comandi veloci (Trascrivi, Traduci, Riformula e Riassumi) per gestire efficacemente testo, immagini e audio.
    • Integrazione con altre app: collegamento diretto con WhatsApp, Telegram, YouTube e altre piattaforme digitali di uso comune.
    • Dataset potenziato: ampliato da 50.000 a 400.000 esempi selezionati per risposte più accurate e apprendimento velocizzato.

    L’evoluzione della tecnologia di MAIA

    Stefano Mancuso, COO di Synapsia, sottolinea: “MAIA diventa multimodale e multimodello: oggi è un prodotto unico nel panorama, pensato per adattare la tecnologia all’individuo“. Questo aggiornamento mantiene i punti di forza originali di MAIA:

    1. Personalizzazione avanzata: grazie al Neural ID, MAIA apprende continuamente dalle interazioni dell’utente.
    2. Rispetto della privacy: l’applicazione protegge contro la profilazione indesiderata e offre agli utenti il controllo sui propri dati.
    3. Preservazione linguistica: MAIA continua a supportare e valorizzare il patrimonio linguistico italiano.

    La diffusione di MAIA

    Dal suo lancio in aprile, MAIA ha registrato oltre 50.000 utenti, di cui il 75% retail e il 25% professionisti. L’applicazione offre una base di servizi gratuiti con funzionalità avanzate disponibili tramite abbonamento mensile.

    MAIA e la visione futura

    MAIA non è solo un prodotto tecnologico, ma rappresenta una visione per un futuro in cui la tecnologia si adatta all’individuo. Il progetto mira allo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale Generale (AGI), coinvolgendo attivamente la comunità open-source attraverso il modello LLM MAGIQ.

    MAIA, sostenibilità e innovazione

    MAIA adotta un approccio innovativo per minimizzare l’impatto ambientale, ottimizzando le risorse e riducendo il consumo energetico attraverso un sofisticato sistema multi-modello.

    Con questo aggiornamento, MAIA si conferma all’avanguardia nel campo dell’intelligenza artificiale generativa, offrendo un’esperienza utente senza precedenti e aprendo nuove possibilità per l’integrazione dell’IA nella vita quotidiana.

  • OpenAI lancia la sfida a Google con il motore di ricerca basato su IA

    OpenAI lancia la sfida a Google con il motore di ricerca basato su IA

    OpenAI presenta SearchGPT, un nuovo motore di ricerca basato su intelligenza artificiale. L’annuncio sfida Google e prevede un futuro in cui la ricerca online sarà più contestualizzata e interattiva.

    Si sapeva che questo mese di luglio per OpenAI sarebbe stato un mese di annunci. In effetti, c’era attesa per ChatGPT 5, ma l’azienda di Sam Altman ha preferito fare un altro annuncio. E che annuncio.

    Anche in questo caso, l’annuncio lo si attendeva da maggio, quando se ne era iniziato a parlare.

    In pratica, OpenAI ha ufficializzato la sua sfida a Google lanciando il suo motore di ricerca basato sull’intelligenza artificiale: SearchGPT. Un passaggio obbligato che definisce un cambiamento radicale nel modo in cui ci interfacciamo con la ricerca online.

    Beninteso, non si tratta ancora di un annuncio su larga scala, infatti è limitato a pochi utenti. Ma resta comunque un momento importante e da conoscere per comprendere come OpenAI intende competere con Google.

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    Ecco SearchGPT, il motore di ricerca di OpenAI

    Il motore di OpenAI accoglie l’utente con la domanda classica “Che cosa stai cercando?”, ed è da qui che cambia l’esperienza con la ricerca.

    Sì perché questo motore di ricerca non rilascia più come risultato il classico elenco di link all’interno del quale l’utente va a cercare il risultato.

    La differenza sostanziale è che il motore di ricerca IA fornisce un risultato offrendo già una risposta contestuale a ciò che l’utente chiede. E poi offre una serie di link accompagnate da breve descrizioni.

    In aggiunta, SearchGPT consentirà agli utenti di fare domande di follow-up, proprio come si fa di solito con il chatbot ChatGPT. Possiamo dire che è un follow-up dell’esperienza.

    Il motore di OpenAI presenta anche una barra laterale in cui, secondo ciò che afferma l’azienda, gli utenti possono visualizzare più risultati e fonti, sempre con informazioni pertinenti.

    SearchGPT esempio interfaccia franzrusso

    SearchGPT è in fase di test

    Come si diceva prima, per ora SearchGPT è un test ed è rilasciato per 10 mila utenti. Ed è alimentato dai modelli ChatGPT 4.

    L’intento dell’azienda, anche se non si conoscono le tempistiche, è quello di integrare SearchGPT all’interno di ChatGPT.

    OpenAI ha affermato che la realizzazione di SearchGPT è stata portata avanti in collaborazione con alcuni editori. Come The Wall Street Journal, Associated Press e Vox Media, ossia la società madre di The Verge.

    È evidente che sono proprio gli editori i primi ad essere preoccupati rispetto a come cambierà l’esperienza di ricerca online.

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    Un esempio di SearchGPT

    Motori di ricerca con IA e risposte contestualizzate

    I motori di ricerca online tenderanno ad offrire risposte sempre più complete e contestualizzate. E questo porterà, forse, ad eliminare la necessità di cliccare sul link di un articolo. Un gesto che si traduce in minore traffico online per gli editori e calo di entrate pubblicitarie.

    Questo è un grande tema da tenere in considerazione. Perché è questo che, molto probabilmente, accadrà.

    Si tratta di un cambio epocale del modo in cui abbia intesto i motori di ricerca fino ad oggi. E come questi evolveranno nel futuro, ormai non tanto lontano.

    Fino ad ora gli editori, quelli grandi, hanno potuto trovare forme di collaborazione con OpenAI stringendo accordi per l’utilizzo dei propri contenuti all’interno dei propri modelli. È successo con Politico e la casa madre di Business Insider, Axel Springer; Associated Press; Le Monde; Financial Times; Dotdash Meredith dell’IAC , sede di pubblicazioni come People e Better Homes & Gardens. Di recente OpenAI ha stretto un accordo anche con RCS, editore del Corriere della Sera.

    Altri esempi di motori con IA

    OpenAI è ben consapevole che SearchGPT non è il solo motore di ricerca basato su IA. Proprio 24 ore prima Microsoft ha presentato il suo motore di ricerca, Bing, proprio con la IA applicata. Esiste anche Perplexity, il più conosciuto di questa categoria di motori di ricerca.

    E c’è attesa di vedere come risponderà Google. Nel frattempo il colosso di Mountain View sta affinando Gemini, il proprio chatbot su IA, rendendolo sempre più smart. Ma l’obiettivo, a questo punto, è osservare come Gemini verrà integrato all’interno di quelli che tutti conosciamo come il più grande motore di ricerca online.

    Un cambio epocale per i motori di ricerca online

    Insomma, il fatto che la IA arrivi a fondersi con il mondo dei motori di ricerca non è la vera novità. Diciamo che rappresenta una evoluzione attesa.

    Quello che interessa di più è come questa evoluzione finirà per ridisegnare il panorama della ricerca online. E quindi come reagiranno gli attori principali attuali e come reagiranno gli utenti.

    Si tratta di uno scenario che va definendo nuove abitudini e una nuova esperienza. La quale produrrà nuovi parametri su cui bisognerà ragionare in futuro.

     

     

  • Llama 3.1 per il dominio di Meta sulla IA generativa

    Llama 3.1 per il dominio di Meta sulla IA generativa

    Meta presenta Llama 3.1 405B, un modello di IA generativa open-source con 405 miliardi di parametri. E supera la concorrenza di GPT-4 e Claude 3.5 in prestazioni e accessibilità. Entro fine anno sarà il chatbot più usato al mondo.

    Non passa giorno che non ci sia un annuncio riguardante l’intelligenza artificiale e il lancio di un nuovo modello sempre più performante. L’ultimo annuncio di rilievo proviene da Meta. Si tratta di un modello che rappresenta un ulteriore passo avanti nel campo degli LLM (Large Language Model). E si distingue per essere open-source.

    È evidente che la IA generativa è la tecnologia del momento. E le aziende puntano sempre di più a prevalere in un settore sempre più all’avanguardia.

    E dal punto di vista degli annunci, non passa inosservato quello di Meta. L’azienda guidata da Mark Zuckerberg ha annunciato Llama 3.1 405B. Una novità questa che era attesa dal mese di aprile. Quando Meta disse di aver iniziato a lavorare su un modello più performante e innovativo.

    E in effetti da quello che si conosce rispetto a questo modello l’elemento di novità risiede, secondo il punto di vista di molti, nel fatto che si tratta un modello open-source.

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    Ecco Llama 3.1 405B

    Prima di vedere bene cosa significa portare il concetto di open source in un modello di IA generativa, cerchiamo di conoscere meglio le caratteristiche di Llama 3.1 405B.

    Intanto va dello subito che si tratta del più grande modello LLM, open source, mai rilasciato. E Meta sostiene anche che questo suo modello sia superiore a modelli come GPT-4o e Claude 3.5 Sonnet di Anthropic rispetto a diverse prestazioni.

    In generale, un LLM di grandi dimensioni con un gran numero di parametri può svolgere compiti più complessi rispetto a LLM più piccoli. Come comprendere il contesto in lunghi flussi di testo; risolvere complesse equazioni matematiche. E, persino, generare dati sintetici che possono presumibilmente essere utilizzati per migliorare modelli di intelligenza artificiale più piccoli.

    Modello addestrato sui chip Nvidia

    Ora, il modello di Meta è stato addestrato su oltre 16.000 GPU NVIDIA H100. Allo stato attuale, stiamo parlando dei chip più veloci disponibili che arrivano a costare circa 25.000 dollari ciascuno. Meta sostiene che questo modello può battere i rivali rispetto a oltre 150 benchmark.

    Il numero “405B” sta per 405 miliardi di parametri. Ossia variabili interne che un modello di IA utilizza per ragionare e prendere decisioni. Più grande è il numero di parametri di un modello di IA e più intelligente questo modello viene percepito.

    Meta ha anche rilasciato versioni aggiornate di modelli Llama esistenti che contengono 70 miliardi e 8 miliardi di parametri ciascuno.

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    Le capacità di ragionamento migliorate di Llama 405B consentono a Meta AI di comprendere e rispondere alle tue domande più complesse, in particolare sugli argomenti di matematica e programmazione“, è scritto all’interno del post del blog di Meta. “Puoi ottenere aiuto per i tuoi compiti di matematica con spiegazioni e feedback passo dopo passo, scrivere codice più velocemente con supporto e ottimizzazione del debug“.

    L’estensione di Llama 3.1 405B

    L’azienda di Mark Zuckerberg sta estendendo l’accesso a Meta AI ad altre sette regioni: Argentina; Cile; Colombia; Ecuador; Messico; Perù; e Camerun. Queste sono le ultime ad avere accesso al chatbot in-app di Meta.

    Inoltre, gli utenti ora possono interagire con il bot in sette nuove lingue: francese; tedesco; hindi; hindi-romanizzato; italiano; portoghese; spagnolo.

    Llama 3.1 sarà quindi integrato all’interno delle piattaforme di Meta. Lo si troverà su Instagram, Facebook, Messenger e WhatsApp.

    A partire da questa settimana, Llama 3.1 sarà accessibile prima tramite WhatsApp e il sito web di Meta AI negli Stati Uniti, seguito da Instagram e Facebook nelle prossime settimane.

    La versione Llama 3.1 sulle altre piattaforme sarà quella da 70 miliardi di parametri.

    Mentre il modello di parametri più avanzato di Llama 3.1 da 405 miliardi è gratuito da usare sul sito Meta AI, l’assistente passerà al modello più ridotto da 70 miliardi dopo aver superato un numero non specificato di prompt in una determinata settimana.

    Un’azione suggerita dal fatto il modello da 405 miliardi è troppo costoso per Meta e che difficilmente può essere eseguito da subito su ampia scala.

     

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    Llama 3.1 e la posizione di predominio sulla IA generativa

    Ciò detto, Llama 3.1 con i suoi 405 miliardi di parametri e in una versione open source si pone in una posizione di predominio assoluta nel panorama della IA generativa.

    Questo perché solo Meta è in grado di arrivare a miliardi di persone attraverso le sue piattaforme. Cosa che ancora riesce difficile a ChatGPT o a Claude.

    E questo è spiegato dal fatto che Meta, a differenza degli altri modelli, attraverso Llama 3.1 non intende fare soldi vendendo l’accesso ai loro LLM proprietari o offrendo servizi per aiutare i clienti a utilizzare la tecnologia. L’intento di Meta è quello di arrivare a dominare la scena del panorama della IA generativa. E questo è possibile attraverso un modello open-source.

    Llama 3.1 modello “democratico” open source

    Si tratta di una scelta mira a rendere più “democratico” l’accesso alle tecnologie avanzate di IA, consentendo a ricercatori e sviluppatori di tutto il mondo di contribuire e migliorare il modello.

    L’approccio open-source di Meta si distingue dalle politiche più restrittive di altre grandi aziende, come OpenAI e Anthropic, che mantengono i loro modelli proprietari e chiusi al pubblico.

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    Questa apertura mira a promuovere l’innovazione e la collaborazione. Ma, allo stesso tempo, solleva anche interrogativi sul controllo e la sicurezza delle tecnologie avanzate di IA.

    La disponibilità di modelli open-source così potenti può accelerare il progresso tecnologico, ma richiede anche una gestione attenta per evitare usi impropri.

    Nella sua lettera, pubblicata ieri, Mark Zuckerberg ha sostenuto che un approccio open source allo sviluppo dell’intelligenza artificiale garantirà un accesso più ampio ai vantaggi della tecnologia; impedirà la concentrazione del potere nelle mani di poche grandi aziende; e consentirà un’implementazione più sicura dell’intelligenza artificiale nella società.

    Meta e la collaborazione con grandi aziende

    Meta ha realizzato questo progetto con la collaborazione di grandi aziende tech che hanno preso parte a vario titolo. Tra queste, vanno citate Nvidia, IBM, Amazon Web Services, Google Cloud, Dell, Microsoft e altre.

    Non vi è dubbio che entro la fine dell’anno Llama 3.1 sarà il modello IA generativa più usato al mondo.

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    Al momento il sito web non è disponibile per l’Italia, sebbene l’italiano sia una delle lingue aggiunte. Non si conoscono ancora i tempi dell’arrivo di Llama 3.1 in UE, anche perché poi tutto questo deve superare la fase di valutazione rispetto alla nuova norma UE, IA Act.

    Quello che è sicuro è che Meta da oggi si appresta a dominare un settore, come quello della IA generativa, sempre più strategico.

     

  • In Italia tra le app scaricate spiccano ChatGPT e Threads

    In Italia tra le app scaricate spiccano ChatGPT e Threads

    Gli ultimi dati di Sensor Tower ci mostrano che il mercato delle app cresce del 19,4% nel Q1 2024. In Italia, spiccano le app di produttività e IA. Ecco quali sono le app più scaricate e le tendenze emergenti nel nostro paese.

    Il mercato delle app, a livello globale, fa registrare nel primo trimestre del 2024 un balzo del 19,4%. Questo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Con una spesa di 15,6 miliardi di dollari. Mentre dal punto di vista dei download, il mercato resta sostanzialmente stabile, con 21,2 miliardi di download. C’è da registrare un calo dell’1,3% rispetto al 2023, anche se si osserva una crescita modesta rispetto al trimestre precedente.

    Questi numeri fanno parte del nuovo Digital Market Index Apps Report di Sensor Tower del primo trimestre del 2024, che ci offre uno scenario interessante.

    Tutte le categorie prese in esame dal rapporto fanno registrare segni di crescita. E, ovviamente, non poteva mancare qui il fenomeno della IA generativa. La IA si fa sempre più spazio anche all’interno della dieta di app da mobile di ciascun utente.

    Crescono le app di Produttività, quindi IA

    La categoria Produttività a livello globale cresce del 37% rispetto allo scorso anno, in termini di spesa. Ma il dato diventa ancora più interessante se riferito all’Italia. Infatti, la percentuale di crescita riferita alla categoria Produttività del mercato italiano fa segnare, nel primo trimestre del 2024, +112%.

    La stessa categoria, dal punto di vista dei download, fa segnare +16%. In calo le utilities (-8%), intrattenimento (-18%), foto e video (-7%). La categoria social networking solo +4%.

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    Un dato che può essere spiegato con il boom delle app di IA Generativa che cominciano ad essere usate molto anche via mobile.

    Altra categoria che fa segnare una performance più alta della media globale è quella Foto e Video. In Italia questa categoria fa segnare, sempre nel primo trimestre del 2024, +45%. A livello globale è +30%.

    Anche la categoria più “visual” cresce. E, anche in questo caso, il balzo può essere spiegato con la crescita dell’uso della IA Generativa. Ormai presente in tante app come opzione e strumento aggiuntivo.

    Panoramica app social media

    Ma passiamo a vedere cosa succede alle piattaforme social media. Se “social media” può essere ancora una categoria a cui queste piattaforme appartengono.

    Il dato rilevante, a livello globale, è che il blocco di app di Meta risulta essere al vertice della classifica per download. Nelle prime 4 posizioni troviamo infatti: Instagram, TikTok, Facebook e WhatsApp. In quinta posizione c’è CapCut, l’app di editing di ByteDance, la stessa società che detiene TikTok.

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    Il dato di Threads

    Da segnalare, sempre a livello globale, l’ottimo posto di Threads. L’app si piazza in undicesima posizione, appena fuori dalla top ten.

    L’app di Meta però si fa vedere in sesta posizione tra le app che sono cresciute di più, sempre a livello globale, in termini di download. Le prime tre posizioni sono sempre occupate da Meta con in prima posizione addirittura Facebook.

    E da segnalare ancora come nelle prime 10, e neanche nelle prime 20, non figura X, l’app di Elon Musk che prima era Twitter. X infatti, in questa classifica, si piazza al 25° posto.

    Threads in Italia

    In Italia, tra le app più scaricate, al terzo posto troviamo proprio Threads, dietro Temu (1) e Shein (2). In quarta posizione troviamo l’app di OpenAI, ChatGPT. A conferma di quello che è il titolo di questo articolo. La IA è ormai, e sempre più, a portata di smartphone.

    In quinta posizione troviamo Facebook. Nonostante tutto, l’app di Meta che quest’anno ha compiuto 20 anni, risulta essere ancora molto scaricata nel nostro paese.

    TikTok invece si trova in nona posizione, perdendo tre posizioni rispetto all’ultima rilevazione.

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    Ma TikTok recupera poi nella classifica che elenca le app rispetto alla spesa degli utenti. Infatti, l’app di ByteDance si trova in terza posizione, subito dietro Google One e Dazn.

    E tra le app che hanno fatto segnare un momento esplosivo nei primi tre mesi del 2024, al primo posto troviamo proprio Threads. A conferma del grande interesse che gli utenti italiani stanno riservando all’app di Meta.

    Nella stessa classifica si affaccia anche Copilot di Microsoft con un balzo di ben 910 posizioni. Sempre rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

    Il balzo di ChatGPT

    Sempre tra le breakout app, ma nella sezione che riguarda la spesa degli utenti, da segnalare il balzo di ChatGPT che con un salto di 28 posizioni si piazza in terza posizione.

    Il panorama delle app nel primo trimestre del 2024 rivela un mercato in continua evoluzione, con l’intelligenza artificiale che si afferma come la “nuova” protagonista. L’incremento significativo nella categoria Produttività, specialmente in Italia, sottolinea come gli utenti stiano integrando sempre più strumenti basati sull’IA nella loro routine quotidiana.

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    App per la creazione di contenuti

    Il successo di app come ChatGPT e Copilot di Microsoft, insieme alla crescita esplosiva di Threads, evidenzia una nuova tendenza verso piattaforme che offrono modalità di interazione innovative e creazione di contenuti. Questa tendenza segna l’inizio di una nuova era per le piattaforme digitali, dove l’engagement degli utenti è guidato non solo dalla connessione sociale, ma anche dalle capacità creative potenziate dall’IA.

    Interessante notare come, nonostante la maturità del mercato, app “tradizionali” come Facebook continuino a mantenere una forte presenza, specialmente in Italia. Questo suggerisce che gli utenti italiani, pur abbracciando le novità tecnologiche, mantengono un legame con piattaforme consolidate.

    Cresce l’integrazione della IA

    Guardando al futuro, possiamo aspettarci una crescente integrazione dell’IA in diverse categorie di app, non solo quelle legate alla produttività. Il settore dell’e-commerce, come dimostrato dal successo di Temu e Shein in Italia, potrebbe essere il prossimo a beneficiare significativamente dell’implementazione di funzionalità basate sull’IA, migliorando l’esperienza di shopping personalizzata.

    Infine, il declino relativo di alcune categorie come utilities e intrattenimento potrebbe indicare una saturazione del mercato o un cambio nelle preferenze degli utenti. Sarà cruciale per gli sviluppatori innovare continuamente e adattarsi rapidamente alle nuove tecnologie per rimanere competitivi in un ecosistema sempre più dominato dall’intelligenza artificiale.

    In definitiva, il mercato delle app nel 2024 si conferma dinamico e in rapida trasformazione, con l’IA che si pone come il motore principale di innovazione e crescita. Le aziende e gli sviluppatori che sapranno sfruttare al meglio questa tecnologia, integrandola in modo significativo nelle loro offerte, saranno probabilmente quelli destinati a guidare il mercato negli prossimi anni.

     

     

  • Intelligenza artificiale e marketing: il ruolo dei big data

    Intelligenza artificiale e marketing: il ruolo dei big data

    L’IA rivoluziona il marketing con efficienza e un livello di personalizzazione sempre più elevato. Assistenti vocali e big data ormai influenzano i consumatori, ma emergono questioni etiche. Le competenze soft saranno cruciali nel futuro.

    “La vendita per corrispondenza mette gli uomini alla prova, eliminando ogni tipo di supposizione ed evidenziando ogni errore. […] Così si impara che o la pubblicità viene fatta su base scientifica o non si avrà nessuna possibilità di successo”.

    Con queste parole Claude C. Hopkins, nel 1923, copywriter e convinto esponente dell’hard sell, presentava in “Scientific advertising” la propria visione dell’advertising.

    Da allora la relazione tra persone e marchi ha mutato pelle diverse volte.

    Dalla Televisione all’Intelligenza Artificiale

    L’avvento della televisione, la nascita dei primi personal computer fino all’avvento di Internet e la sua successiva adozione in mobilità, sono solo alcuni dei passaggi che hanno provocato i cambiamenti epocali degli ultimi decenni.

    In questo quadro si articola la riflessione con Francesco Turriani di Ingigni che interseca storia, dati ed approfondimenti scientifici che guardano ai trend di domani.

    Il 30 novembre 2022, con la pubblicazione di ChatGPT, il chatbot basato su intelligenza artificiale di OpenAI, è avvenuto un altro passaggio storico, un game changer negli equilibri della società.

    il tempo impiegato dalle statup più famose per raggiungere il milione di utenti

    In 5 giorni ChatGPT ha raggiunto i 1 milione di utenti (fonte dati e immagine) e si stima abbia raggiunto oltre 630 milioni di visitatori il mese scorso. In un paio d’anni si sono moltiplicate le Intelligenze artificiali (o IA) declinate in vari settori.

    Non abbiamo fatto in tempo a familiarizzare con testi più o meno ben fatti che siamo stati sorpresi da immagini sempre più realistiche. Oggi le immagini prendono vita ed è sempre più naturale che vengano accompagnate da musiche nate da dei prompt. Tutto evolve, molto velocemente.

    Il marketing, più rapidamente di altre realtà, sta sviluppando un rapporto simbiotico con l’intelligenza artificiale, coniugando la propria maturità con l’innovazione offerta dall’IA.

    Il risultato è fatto da mediazioni algoritmiche che migliorano le performance, avvicinano ancora di più azienda e cliente di cui addirittura prevedono i comportamenti grazie ai big data. 

    L’impatto dell’IA nel marketing digitale

    Hopkins diceva: “Non siamo perfettamente in grado di predire con certezza quanto un articolo sarà popolare, perché è difficile misurare le antipatie umane, le preferenze e i pregiudizi ma sappiamo invece con certezza come venderlo nel modo più efficace.”

    Anche questa barriera è caduta grazie a IA che automatizzano e personalizzano l’esperienza di acquisto degli utenti in modi prima inimmaginabili. Brand come Amazon sono pionieri nei consigli di acquisto personalizzati e nei prezzi dinamici assistiti aggiornati, grazie all’intelligenza artificiale.

    Grazie all’IA, i brand offrono raccomandazioni d’acquisto su misura, migliorano la navigazione del cliente e ottimizzano la gestione dell’inventario. Questi strumenti aumentano l’efficienza, migliorano la soddisfazione del cliente e se ne assicurano la fedeltà grazie alla comprensione delle preferenze.

    Secondo Statista, i ricavi del mercato globale derivanti dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel marketing raggiungeranno i 36 miliardi di dollari nel 2024. 

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    Le tecnologie AI che avvicinano i brand ai consumatori

    Una ricerca focalizzata sull’impatto dell’IA sui comportamenti d’acquisto online degli utenti si sofferma su 5 punti che restano fondamentali nel rapporto tra intelligenza artificiale e marketing.

    Assistenti vocali

    Sfruttano l’apprendimento automatico per valutare e decodificare la voce e il linguaggio parlato. Ad esempio, i clienti possono effettuare acquisti handsfree utilizzando comandi vocali tramite assistenti virtuali come Google Assistant, Amazon Alexa e Siri. Il 40% degli italiani ne fa uso.

    Virtual Try On

    Integra nel reale elementi virtuali e permette di vedere il risultato prima di disporre del prodotto. Durante lo shopping online su Amazon, ad esempio, si può vedere in un’anteprima come un certo modello di scarpa starà ai piedi della persona grazie alla fotocamera del proprio smartphone.

    Cognitive robots

    Questi robot utilizzano tecnologie di linguaggio naturale per operazioni senza intervento umano. Un esempio è Robee, il robot umanoide made in Italy con addestramento rinforzato, capace di operare in ambienti ostili, di eseguire lavori pesanti in fabbrica ma anche in ambito sanitario.

    Sistema di raccomandazione

    Questi sistemi utilizzano algoritmi che analizzano la cronologia di navigazione dell’e-commerce e ne tracciano i comportamenti al fine di comprendere quali categorie di prodotti suggerire ai clienti. Amazon raccomanda prodotti basandosi anche sulla cronologia di ricerca degli utenti.

    Test processing technology

    Si tratta di una tecnologia di linguaggio naturale che include chatbot e sentiment analysis, utilizzata per analizzare il linguaggio o testi scritti. Per esempio, la compagnia Sephora usa strumenti di elaborazione di dati per valutare recensioni, opinioni e feedback dei prodotti.

    La capacità dell’intelligenza artificiale di analizzare grandi set di dati in tempo reale migliora la distribuzione dei contenuti permettendo al marketing di identificare, esaminare, anticipare ed interpretare correttamente i dati degli utenti. Questa capacità dota i marketer di nuovi strumenti per coinvolgere i clienti in attività che ne aumentano la soddisfazione e li incentivano agli acquisti.

    Ambiti di utilizzo dell’IA nella promozione

    Non solo il marketing digitale. La pervasività dell’intelligenza artificiale è sempre più tangibile nelle sue ramificate capacità espressive. Qui ne riportiamo alcuni tra i più apprezzabili esempi.

    Dalle banche per rilevare frodi

    L’IA permette alle banche di monitorare le transazioni in tempo reale, identificando comportamenti sospetti e potenziali frodi. Con il machine learning, realtà come American Express riescono a intercettare comportamenti fraudolenti aumentando la sicurezza e la customer loyalty.

    Dalle piattaforme di streaming

    Si stima che circa il 75% di ciò che gli utenti guardano su Netflix è influenzato dai consigli della piattaforma, cosa che evidenzia l’impatto dell’intelligenza artificiale e dei big data sulla customer experience e che si traduce in un maggior tempo di permanenza sulla piattaforma.

    Per videosorveglianza

    L’intelligenza artificiale rende le telecamere strumenti capaci di dedurre da comportamenti anomali possibili azioni pericolose, di tenere sotto controllo i comportamenti e rilevare fonti di rischio. Questo aumenta la sicurezza e rende più efficiente e reattiva la gestione delle emergenze.

    Velocizzare i processi di selezione

    Le soluzioni IA in HR analizzano CV e dati dei candidati per abbinare le qualifiche alle posizioni aperte, riducendo il tempo di reclutamento e migliorando l’accuratezza nella selezione dei candidati. Già nel 2019, Unilever dichiarò di aver risparmiato grazie all’IA 100.000 ore di interviste analizzando le espressioni facciali, il linguaggio del corpo e la scelta delle parole dei candidati.

    Customer care

    Chatbot intelligenti, basati su IA, gestiscono richieste e domande dei clienti 24/7, migliorando l’esperienza dell’utente con risposte immediate e personalizzate, e alleggerendo il carico di lavoro del personale di supporto. Xbox sta testando un nuovo chatbot connesso ai documenti di supporto di casa Microsoft per migliorare l’esperienza di gioco dei propri utenti.

    Nell’automotive

    L’IA rivoluziona l’automotive con la guida autonoma, analizza in tempo reale i dati di fonti esterne, sensori e telecamere e prende decisioni che migliorino la sicurezza e riducono gli incidenti.

    Nella ricerca

    Nel 2020, i ricercatori del MIT hanno annunciato la scoperta del primo antibiotico grazie all’intelligenza artificiale. Su un database di 61.000 molecole fornite dagli scienziati, l’IA è stata in grado di fornire una soluzione atossica e diversa da altri antibiotici già in commercio. Un successo storico la scoperta dell’halicina in onore di Hal 9000, dal film 2001: odissea nello spazio.

    Impatto dell’AI sui consumatori: stato attuale e prospettive

    Non siamo più soli. La presenza della tecnologia digitale fa parte degli spazi fisici in cui viviamo. Ciò contribuisce a modificare la nostra percezione di orizzonte personale e sociale, definendo prospettive diverse e non sempre rassicuranti. Gli spazi sono sempre più ibridi.

    Grazie ad Internet ed agli smartphone, mondo fisico e mondo digitale coesistono. Trascorriamo quasi 6 ore ogni giorno connessi alla rete, 3 delle quali attraverso i nostri smartphone.

    una smart city stilizzata

    Non siamo programmati per eseguire operazioni in multitasking però il progresso tecnologico viaggia a velocità crescente. Viviamo nella right now economy, starle dietro non è facile.

    Ciò induce le persone in uno stato che Johann Hari definisce wired, soffermandosi sull’ambivalenza del termine: da una parte l’essere connesso alla rete, dall’altra l’iperattività cerebrale.

    A fronte di una minore attenzione, frammentata com’è da stimoli esterni come notifiche, email e memo, viene in soccorso il digital marketing che gioca un ruolo decisivo nell’individuare soluzioni soddisfacenti capaci di anticipare, semplificare ed accompagnare l’utente verso la conversione.

    Qui l’etica assume un ruolo rilevante. Siamo accompagnati da stimoli informativi che continueranno ad aumentare grazie all’adozione sempre più capillare di sistemi basati su IA.

    Andrea Saletti, con un suo post su Instagram, ha recentemente portato all’attenzione la questione del “paradosso della scelta”. Quando la persona ha poche informazioni, poco tempo o non sa esattamente che cosa vuole preferisce avere poche scelte. In altre situazioni, invece, avere più scelte è funzionale e garantisce una customer experience migliore.

    Tra gli aspetti che, grazie all’IA, impattano positivamente sull’esperienza troviamo le raccomandazioni personalizzate, le ricerche per immagini, i risultati di ricerche più rilevanti basati sulle singole esigenze e chatbot capaci di assistere 24 ore su 24 durante la navigazione o il completamento di un’operazione. Come la finalizzazione di un acquisto in un ecommerce. 

    La sicurezza: una partita importante

    Nonostante i benefici evidenti, l’impiego dell’IA nel marketing e nell’e-commerce solleva anche questioni di sicurezza e privacy. I pro di questa tecnologia includono l’efficienza operativa e l’aumento delle vendite grazie a raccomandazioni personalizzate e processi decisionali automatizzati. Tuttavia, questi vantaggi si accompagnano a dei contro significativi:

    • Privacy: l’accumulo e l’analisi di enormi quantità di dati personali possono causare violazioni della privacy, se i dati non sono adeguatamente protetti.
    • Sicurezza: sistemi di intelligenza artificiale mal configurati o vulnerabili possono essere sfruttati per fini maligni e poco limpidi, come attacchi informatici mirati.
    • Bias algoritmici: se non monitorati, gli algoritmi possono perpetuare o amplificare pregiudizi. Portando a decisioni ingiuste e discriminatorie. Il 29 marzo 2024 Facebook interrompe la Via Crucis di Radio Maria motivando: “sembra che tu abbia condiviso o inviato immagini di nudo o atti sessuali”. Sicuramente il Crocifisso non era d’accordo.
    • Prezzi squilibrati: brand che adottano un pricing dinamico basato su IA possono incorrere nel rischio di presentare prezzi sballati basati sulla cronologia di prodotti già visualizzati.
    • Recensioni false: la leva della riprova sociale gioca un ruolo nei processi decisionali degli utenti. Esistono sistemi basati su IA per verificare l’autenticità delle recensioni. Peccato che a volte l’AI crei confusione creando grossi problemi (com/review/fakespot).

    Immaginare gli strumenti, non prevedere come usarli

    Non è difficile prevedere che in futuro la dimensione MarTech svolgerà un ruolo ancora più significativo, per certi versi facilitando la nostra vita e offrendo vantaggi significativi in contesti professionali, aziendali e privati; per altri versi ponendo questioni fondamentali su come evolverà il mercato del lavoro, su quali opportunità e alternative potranno esserci agli impieghi tradizionali.

    Durante il 14esimo forum tenutosi a Shangai, nel giugno 2023, il premio Nobel Pissarides ha affermato che le numerose iscrizioni a corsi di laurea STEM (Science, Technology, Engineering e Mathematics) produrranno molti laureati senza prospettive. E le soft skills avranno più valore.

    Quindi, saranno protagoniste della trasformazione digitale le abilità personali come creatività, empatia, affabilità che conteranno più delle hard skills, i titoli di studio. È pur sempre un’opinione con la quale non tutti sono d’accordo. Infatti viene da chiedersi: è meglio un ingegnere che sa fare calcoli e progetti ma è scorbutico, oppure un tipo simpatico che però rimanda tutto all’IA per cominciare a costruire un ponte? La verità, probabilmente, come sempre sta nel mezzo.

    Se il lavoro e la sua organizzazione vivono un momento di transizione, non sono questioni di poco conto nemmeno le mutazioni nei rapporti interpersonali, la crescente incertezza nella percezione della realtà, quanto l’IA peserà sullo sviluppo delle capacità conoscitive ed emotive degli individui.

    Le informazioni nello spazio digitale subiscono una commoditizzazione, divenendo facilmente reperibili senza transitare nello spazio pubblico bensì da dimensione privata a dimensione privata.

    Mantenere uno spirito critico senza pregiudizi verso l’ingresso delle tecnologie è il modo migliore per comprendere la mutazione della società, del lavoro e delle giornate sempre più onlife.

     

  • OpenAI potrebbe diventare una società a scopo di lucro

    OpenAI potrebbe diventare una società a scopo di lucro

    Secondo The Information, Sam Altman avrebbe informato alcuni azionisti riguardo al futuro di OpenAI Inc. OpenAI, inizialmente non profit, sta considerando un modello di business a scopo di lucro, seguendo le orme di competitor come Anthropic e xAI.

    Forse non tutti sanno che OpenAI è stata fondata nel 2015 come un’associazione senza scopo di lucro, un dettaglio significativo che ha definito la sua natura unica.

    Questo è stato un aspetto centrale della sua missione iniziale, che si focalizzava sullo sviluppo di un’intelligenza artificiale (IA) amichevole e sulla distribuzione dei benefici dell’IA in modo ampio e inclusivo.

    OpenAI e la nuova struttura

    Attualmente, la struttura organizzativa di OpenAI riflette i cambiamenti apportati nel 2019. In quell’anno, OpenAI ha adottato un modello ibrido creando OpenAI LP, una “capped-profit” company (con un limite massimo ai profitti che un investitore può ottenere dal proprio investimento), per attrarre maggiori investimenti e risorse necessarie a competere con altre grandi aziende tecnologiche e avanzare nella ricerca sull’IA.

    Parallelamente, OpenAI Inc., la parte non profit dell’organizzazione, mantiene una quota di controllo su OpenAI LP, garantendo che la direzione dell’organizzazione rimanga allineata con i principi e la missione originali.

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    OpenAI e la possibile transizione

    Secondo le notizie riportate da The Information, Sam Altman avrebbe informato alcuni azionisti che la società potrebbe passare a un modello di business a scopo di lucro, eliminando il controllo dell’attuale consiglio di amministrazione no-profit, vale a dire OpenAI Inc.

    Questa transizione seguirebbe le orme di diretti competitor come Anthropic e xAI, adottando una struttura che consentirebbe a OpenAI di perseguire profitti pur rimanendo impegnata a garantire benefici sociali più ampi.

    Il ruolo di Microsoft e il futuro di OpenAI

    Sempre secondo The Information, un modello più orientato al profitto sarebbe gradito a Microsoft, attualmente il maggiore investitore in OpenAI.

    Sam Altman non ha negato che ci siano discussioni in tal senso, ma ha anche affermato che alla fine il consiglio potrebbe optare per un’altra strada, senza specificare quale.

    Era comunque nell’aria che si arrivasse a una decisione del genere, prima o poi. Questo passaggio, non da poco, potrebbe determinare il futuro di OpenAI.

  • Il Deplatforming come barriera alla disinformazione

    Il Deplatforming come barriera alla disinformazione

    Un nuovo studio su Twitter, pubblicato su Nature, mostra che il deplatforming dopo i fatti di Capitol Hill ha ridotto drasticamente la diffusione di disinformazione.

    L’attacco a Capitol Hill del 6 gennaio 2021 ha scosso il mondo. Un evento di cui si parla ancora oggi, per la sua imprevedibilità e per il ruolo che i social media hanno giocato in quell’occasione. Un evento che ha messo in luce il pericoloso potere della disinformazione diffusa proprio attraverso i social media.

    In risposta a quegli eventi, molte piattaforme intrapresero azioni senza precedenti per rimuovere account associati a queste attività. Lo stesso account di Donald Trump venne sospeso da Twitter. E anche dalle piattaforme di Meta.

    Capitol Hill, Trump e i social media

    Torniamo a parlare di questo argomento non solo perché Donald Trump è di nuovo candidato alla presidenza degli Stati Uniti e ha recentemente subito una condanna penale, ma anche perché un recente studio ha evidenziato come il deplatforming può essere una barriera solida alla diffusione di disinformazione.

    Il rischio di una situazione simile a quella di Capitol Hill nel caso in cui Trump non fosse più candidabile ha riacceso il dibattito.

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    Uno studio pubblicato su Nature ha esaminato l’impatto delle azioni di deplatforming, in particolare su Twitter, e ha analizzato le conseguenze sulla diffusione della disinformazione. L’obiettivo principale dello studio era valutare l’efficacia della pratica di deplatforming nel tentativo di ridurre la diffusione della disinformazione.

    Lo studio pubblicato su Nature sul deplatforming

    I ricercatori, guidati dal professor David Lazer, docente di scienze politiche e informatica alla Northeastern University di Boston, si sono concentrati su Twitter, una delle piattaforme più colpite da questa problematica, analizzando i dati prima e dopo la rimozione degli account.

    Gli autori hanno utilizzato un approccio quantitativo per raccogliere e analizzare i dati, esaminando il volume e la portata della disinformazione su Twitter in due periodi distinti: prima e dopo il deplatforming.

    Le metriche analizzate includevano il numero di tweet contenenti disinformazione, il livello di interazione con questi tweet e la velocità con cui si diffondevano.

    Lo studio ha preso in esame un campione di circa 500.000 utenti di Twitter attivi al momento delle rilevazioni, concentrandosi in particolare su 44.734 di questi utenti che avevano condiviso almeno un link a un sito web incluso nelle liste di fonti di notizie false o a bassa credibilità.

    Tra questi utenti, quelli che seguivano account messi al bando dalla eliminazione di QAnon erano meno propensi a condividere tali link dopo la deplatforming rispetto a quelli che non seguivano tali account.

    I risultati dello studio

    Questi i risultati più significativi dello studio:

    • Riduzione del volume di disinformazione: dopo la rimozione di circa 70.000 account legati al movimento radicale di destra QAnon, il numero di tweet contenenti disinformazione è diminuito drasticamente. Questo suggerisce che gli account rimossi erano tra i principali diffusori di tali contenuti.
    • Calo delle interazioni: anche le interazioni con i contenuti che contenevano disinformazione sono diminuite, indicando una minore esposizione del pubblico a questo tipo di messaggi.
    • Effetto spillover: non solo la disinformazione è diminuita tra gli utenti direttamente colpiti dal deplatforming, ma anche tra gli altri utenti di Twitter, provocando un effetto a catena sulla riduzione della disinformazione.
    • Durata dell’effetto: nel tempo, la presenza complessiva di disinformazione su Twitter è continuata a diminuire, mostrando un effetto duraturo del deplatforming.

    I risultati dello studio evidenziano quindi l’importanza delle politiche di moderazione delle piattaforme social.


    Cos’è il Deplatforming

    Deplatforming è il termine utilizzato per descrivere la rimozione o il ban di un individuo o di un gruppo da una piattaforma di social media o da un servizio online. Questo viene fatto generalmente per impedire a queste persone di diffondere disinformazione, incitare all’odio, promuovere violenza o violare altre linee guida della piattaforma.

    Una delle principali critiche al deplatforming riguarda la libertà di espressione. Alcuni che sostengono che bandire account possa limitare il dibattito pubblico e la diversità di opinioni.

    Rispetto poi all’efficacia della pratica, alcuni sostengono che sul lungo periodo gli utenti trovano nuovi modi per aggirare i ban o spostano la loro attività su altre piattaforme.

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    La pratica del deplatforming, sebbene controversa, si è dimostrata un metodo efficace per contenere la disinformazione e proteggere l’integrità dei contenuti e delle informazioni condivise.

    Deplatforming e libertà di espressione

    Questo pone una domanda cruciale su come le piattaforme possano bilanciare la libertà di espressione con la necessità di prevenire la diffusione di disinformazione che possono avere conseguenze gravi.

    Kevin M. Esterling, professore di scienze politiche e politiche pubbliche presso l’Università della California a Riverside e coautore dello studio, ha sottolineato che l’effetto spillover ha ridotto la circolazione della disinformazione su tutta la piattaforma.

    David Lazer ha aggiunto che i risultati dello studio rimangono validi anche se si escludono gli effetti della sospensione dell’account di Donald Trump.

    Un nuovo Capitol Hill oggi?

    Ma se oggi si verificasse un evento simile a quello di Capitol Hill, come si comporterebbero le piattaforme? Come si comporterebbe X di Elon Musk?

    Da quando Elon Musk è diventato il proprietario della piattaforma, molti account precedentemente banditi sono stati riabilitati. Inclusi quelli di Donald Trump e Alex Jones.

    Oggi la piattaforma è molto diversa e implementa una policy molto diversa da Twitter. Una pratica di deplatforming come quella del passato sarebbe quasi irripetibile. La disinformazione su X è aumentata, il team di sicurezza precedente è stato smantellato e quasi tutto viene demandato alle “Note della Collettività“.

    Inoltre, non sarebbe più possibile effettuare una ricerca simile a quella di cui stiamo parlando, almeno non nelle stesse modalità.

    X non fornisce più accesso gratuito alla sua interfaccia di programmazione delle applicazioni (API), rendendo l’accesso ai dati molto costoso.

    La ricerca, pur con i suoi diversi limiti, è molto interessante. Fornisce una evidenza del fatto che la rimozione di account dediti alla condivisione di notizie false può significativamente ridurre la diffusione della disinformazione.

    Alla luce di questi dati sarebbe opportuno sviluppare una riflessione più profonda rispetto alle responsabilità delle piattaforme digitali. Riflessione che riguardi anche la loro forza nel proteggere gli utenti dal proliferare di contenuti con informazioni fuorvianti e dannose.

  • Il down della IA generativa e i problemi energetici e infrastrutturali

    Il down della IA generativa e i problemi energetici e infrastrutturali

    Il grande disservizio della IA Generativa a livello globale mette al centro alcune considerazioni. Intanto, la IA sta per cambiare radicalmente Internet. Ma i problemi energetici e infrastrutturali ci sono, e si vedono.

    Nel momento in cui si registra il primo grande black-out dell’intelligenza artificiale generativa, forse è utile fare qualche breve considerazione.

    Intanto, dopo una breve ripartenza ChatGPT di OpenAI è tornato di nuovo fuori servizio (down). Adesso, accedendo, viene visualizzata una pagina vuota. Oppure, in alcuni momenti compare la pagine che avverte che ChatGPT ha raggiunto la sua capacità massima.

    In realtà, il problema sembra essere più grande di quello che sembra.

    Questo perché nello stesso tempo altri servizi di IA Generativa sono stati fuori servizio. Come Perplexity AI e Claude di Anthropic. Entrambi si sono poi risolti.

    Anche Gemini di Google ha subito un momento fuori servizio, seppur breve.

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    Vista la situazione insolita, e del tutto inedita, è possibile che la causa sia più infrastrutturale. Le richieste aumentano vertiginosamente e l’attuale struttura rischia di non essere più adeguata.

    Ma oggi si sono registrati anche problemi che hanno riguardato Internet più in generale.

    Il tema è quindi affrontare, con consapevolezza, cha stiamo andando incontro ad una nuova era e ci stiamo andando a velocità spedita.

    Si tratta dell’era all’insegna della IA che cambierà radicalmente Internet.

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    Ma per fare in modo che tutto questo abbia senso dobbiamo mettere al centro il tema infrastrutturale e il tema energetico. Due temi che vanno di pari passo.

    La corsa alla costruzione di nuovi data center è partita, ovunque. Così come la corsa ai chip per fare in modo che i servizi di IA, generativa e non, siano sempre più preformanti.

    Ma serve adeguarsi nel migliore dei modi.

    Quando si parla di ChatGPT, di Claude, di IA generativa, bisogna sempre entrare nella logica che stiamo parlando di servizi che richiedono energia in quantità enormi. Più sono intelligenti e più richiedono energia.

    Si stima che ad oggi questi servizi riescono ad assorbile circa il 4% del fabbisogno energetico degli Usa. Ma c’è che prefigura che questo possa salire addirittura al 25% entro i prossimi 5 anni.

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    Per fare un esempio. L’Agenzia Internazionale per l’Energia ha dichiarato che una richiesta a ChatGPT richiede in media 2,9 wattora di elettricità. Equivalenti all’accensione di una lampadina da 60 watt per poco meno di tre minuti. Vale a dire quasi 10 volte superiore alla ricerca media di Google.

    Sempre l’Agenzia afferma che la domanda di energia da parte del settore della IA dovrebbe crescerà di almeno 10 volte tra il 2023 e il 2026.

    Ecco. Tutto questo pone una domanda seria. Dove prendiamo tutta questa energia per alimentare questi servizi?

    E poi, siamo davvero pronti a vedere una nuova Internet nell’era della IA?

    Queste sono solo alcune domande che attendono risposta. Infatti ci vorrà tempo.

    Ma intanto voi che ne pensate?

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