Categoria: Intelligenza Artificiale

In questa categoria troverete articoli su Intelligenza Artificiale e Machine Learning, soprattutto su come queste tecnologie stanno evolvendosi, con esempi concreti

  • X cederà i contenuti degli utenti alla IA senza possibilità di scelta

    X cederà i contenuti degli utenti alla IA senza possibilità di scelta

    I nuovi Termini di uso di X, che entreranno in vigore dal prossimo 15 novembre, permettono l’uso dei contenuti degli utenti per l’IA senza possibilità di scelta. Suscitando non poche preoccupazioni.

    X ha annunciato i nuovi Termini di uso e condizioni. Già modificati lo scorso settembre, la nuova modifica sta facendo molto discutere soprattutto per un aspetto e riguarda la IA.

    A molti non è sfuggito il fatto che, a partire dal prossimo 15 novembre 2024, tutti i contenuti condivisi sulla piattaforma possono essere utilizzati per addestrare modelli di intelligenza artificiale.

    All’interno del documento infatti si legge che gli utenti che pubblicano, inviano o visualizzano contenuti sulla piattaforma X ora concedono automaticamente alla piattaforma una “licenza mondiale, non esclusiva e royalty-free“.

    Concessione dei contenuti con licenza royalty free

    Vuol dire che un contenuto può essere utilizzato da chi concede la licenza (in questo caso, X) e da altri. Senza che X riconosca alcun compenso all’utente per l’uso del contenuto. L’utente non riceve royalties, cioè percentuali sulle entrate o pagamenti periodici, per l’uso dei propri contenuti da parte di X.

    X cederà i contenuti degli utenti alla IA senza possibilità di scelta

    Alle nuove condizioni, che partiranno dal prossimo 15 novembre, gli utenti concedono a X il diritto di “utilizzare, copiare, riprodurre, elaborare, adattare, modificare, pubblicare, trasmettere, visualizzare, caricare, scaricare e distribuire tali contenuti su tutti i media o metodi di distribuzione attualmente noti o sviluppati in seguito, per qualsiasi scopo“.

    La cessione dei contenuti alla IA

    A destare preoccupazione tra gli utenti è la parte dedicata alla Intelligenza Artificiale.

    Sui Termini adesso si legge: “Accetti che questa licenza includa il diritto per noi di analizzare il testo e altre informazioni che fornisci e di fornire, promuovere e migliorare in altro modo i Servizi, incluso, ad esempio, per l’uso e la formazione dei nostri modelli di apprendimento automatico e intelligenza artificiale“.

    Questa situazione include anche il diritto per X di cedere i contenuti della piattaforma in sublicenza. Significa che gli sviluppatori di intelligenza artificiale potrebbero acquistare i contenuti degli utenti da X. Ma gli utenti stessi non sapranno mai chi li sta utilizzando, e come.

    Attualmente, la sezione “Privacy e sicurezza” nelle Impostazioni consente agli utenti di attivare o disattivare la condivisione dei dati con Grok di xAI e con altri “partner commerciali”.

    Solo che i partner sono descritti come aziende con cui X potrebbe collaborare per “gestire e migliorare i propri prodotti”. Non come altri fornitori di IA.

    Questo potrebbe far pensare all’aggiunta di una specifica a partire dal 15 novembre. Vedremo, anche se resta molto improbabile.

    La questione dei Danni liquidati e la “multa”

    E poi, c’è dell’altro.

    Nella sezione che viene chiamata “Danni liquidati” si dichiara che qualsiasi organizzazione che estragga i suoi contenuti sarà ritenuta responsabile per i danni. Nello specifico, “per aver richiesto, visualizzato o avuto accesso a più di 1.000.000 (1 milione) di post (inclusi post di risposta, post video, post di immagini e qualsiasi altro post) in un periodo di 24 ore“, X afferma che all’organizzazione verranno addebitati 15 mila dollari (circa 13.800 euro – n.d.r.) per 1 milione di contenuti.

    In pratica, la “multa” punta a scoraggiare l’accesso automatizzato non autorizzato ai dati della piattaforma. Pratica che può includere lo scraping di contenuti per vari scopi. Come l’addestramento di modelli di intelligenza artificiale da parte di terze parti.

    Ora, ricordiamo tutti cosa combinò Musk lo scorso anno quando si scagliò contro lo scraping dei contenuti, riducendo la possibilità di visualizzare i contenuti a 600, poi a 800 contenuti; poi chi era premium e chi no. Una confusione che poi indusse X a ritornare sui suoi passi.

    Le modifiche del blocco che allontanano gli utenti da X

    Anche questa voce rientra nel tentativo di monetizzare e di realizzare entrate che per ora languono. Con aziende investitrici che ormai sono sempre di meno e con il valore della piattaforma che, rispetto ai 44 miliardi di valore iniziale ad ottobre 2022, è calato dell’80%.

    Anche questa novità rischia di allontanare gli utenti dalla piattaforma. E non è affermazione tanto lontana da quello che sta già avvenendo.

    Come sapete, qualche giorno fa X ha annunciato che gli utenti bloccati potranno avere accesso ai contenuti degli utenti senza però avere possibilità di interazione.

    Una novità che ha spinto circa mezzo milione di utenti verso Bluesky, la piattaforma che ormai da mesi sta vivendo momenti di crescita ogni qual volta X apporta qualche modifica.

    update: half a million new people in the last day 🤯welcome, いらっしゃいませ, 환영, bem-vindo! 🦋🎉

    Bluesky (@bsky.app) 2024-10-17T17:00:19.693Z

    Una questione, quella del blocco, che non ha precedenti su altre piattaforme. Soprattutto per come è stata annunciata: “Novità per i bloccati”. E da quando una piattaforma decide di riservare novità e attenzione per gli utenti bloccati.

    Il blocco di un account è sempre un’azione estrema per maggiore avere sicurezza. In questo modo, gli utenti possono proteggersi e condividere i propri contenuti in modo sicuro.

    Una piattaforma, come X, ha la responsabilità di fornire agli utenti tutti gli strumenti necessari per proteggere la propria privacy e agire in modo sicuro. Servono più opzioni, non meno.

    É evidente che Musk decide di rendere disponibili i contenuti anche ai bloccati per aumentare le visualizzazioni su X.

    Ecco, tutto questo sta avvenendo su X. Di conseguenza non è da criticare la decisione di abbandonare la piattaforma. Specie, come abbiamo visto, la stessa piattaforma finisce per offrire sempre meno opzioni di scelta e sempre meno sicurezza.

     

     

  • Firefly Video Model, ecco la rivoluzione dei video con la IA

    Firefly Video Model, ecco la rivoluzione dei video con la IA

    Adobe lancia Firefly Video Model in beta pubblica, un nuovo strumento di intelligenza artificiale generativa per creare video con semplici comandi di testo. L’integrazione con la grande piattaforma Adobe è il suo punto di forza.

    Il mondo del video editing continua la sua evoluzione all’insegna dell’intelligenza artificiale. L’ultimo modello annunciato, durante la conferenza Adobe Max, è Firefly Video Model, per ora in fase beta pubblica.

    Questo modello di IAG (intelligenza artificiale generativa) è stato pensato per trasformare l’approccio creativo al video editing, rendendo l’intero processo più rapido e flessibile.

    La grande forza di questo modello è che Firefly Model Video si integra perfettamente con applicazioni come Adobe Premiere Pro e la suite Creative Cloud. Offrendo funzionalità di generazione video attraverso semplici comandi di testo (prompt).

    Nella sua composizione, si tratta di un modello interessante, soprattutto per i professionisti del settore, che avranno modo di esplorare nuove possibilità creative grazie all’automazione generativa.

    Come funziona Firefly Video Model

    Come dicevamo prima, la peculiarità di Firefly Video Model risiede nella sua capacità di generare video da semplici prompt testuali, sfruttando una serie di controlli avanzati come angoli di ripresa, movimento della telecamera e zoom.

    Gli utenti possono descrivere dettagliatamente una scena e Firefly si occuperà di trasformare quelle parole in video dinamici.

    Firefly Video Model, ecco la rivoluzione dei video con la IA

    Ad esempio, è possibile creare b-roll (riprese supplementari) che riempiano automaticamente spazi vuoti nella timeline o trasformare immagini statiche in clip animate.

    Questo approccio rende più accessibile e veloce l’editing, consentendo a chiunque, anche ai meno esperti, di produrre contenuti video di alta qualità.

    Le funzioni di text-to-video e image-to-video sono le caratteristiche principali che rendono Firefly Video Model particolarmente interessante. Si può generare una sequenza video utilizzando descrizioni testuali, oppure arricchire filmati esistenti con elementi visivi che completano la scena.

    Ciò è utile per chi deve lavorare con deadline strette o ha bisogno di aggiungere dettagli senza girare ulteriori riprese. Gli editor possono modificare ogni aspetto della clip generata, dai colori agli effetti, per ottenere risultati perfettamente integrati nel loro progetto.

    Interessante è Generative Extend, strumento utile ad estendere le clip di 2 secondi e possono essere generate a 720p o 1080p a 24 FPS.

    Text-to-Video, Image-to-Video e Generative Extend per essere generati impiegano circa 90 secondi. Anche se Adobe afferma che sta lavorando a una “modalità turbo” per ridurre ulteriormente questo range di tempo.

    A chi può essere utile Firefly Video Model

    Firefly Video Model è un prodotto progettato per video editor professionisti, registi e creatori di contenuti digitali.

    Ma, grazie alla sua facilità d’uso, può essere utile anche ai meno esperti per creare video di grande impatto. I creator di contenuti per i social media, ad esempio, potranno sfruttare questo strumento per produrre clip accattivanti in modo rapido, aumentando l’efficienza delle loro creazioni.

    Firefly Video Model è stato pensato anche per il mondo aziendale, grazie all’integrazione con Adobe Experience Cloud e Adobe Express, permettendo alle aziende di gestire più facilmente la loro pipeline di contenuti visivi.

    Le sue capacità non si fermano alla sola generazione di contenuti. Firefly Video Model offre un grado di personalizzazione molto elevato, permettendo ai professionisti di controllare ogni minimo dettaglio, adattando i contenuti alle loro esigenze specifiche.

    Quando e dove sarà disponibile Firefly Video Model

    Firefly Video Model per il momento è in versione beta pubblica e potrà essere utilizzato all’interno delle principali applicazioni di Adobe, come Premiere Pro, Creative Cloud e Adobe Express.

    Questo permetterà agli utenti di accedere facilmente al modello generativo, senza dover imparare nuove interfacce o cambiare software.

    Adobe ha introdotto anche un modello di crediti generativi, che consente agli utenti di utilizzare queste nuove funzionalità con piani a pagamento. Ogni piano include una quantità di crediti per generare contenuti in modo rapido, con la possibilità di acquistare crediti aggiuntivi in base alle esigenze.

    Il fatto che sia in beta pubblica significa che è disponibile a un’ampia base di utenti, ma non è ancora nella sua versione definitiva.

    Per l’Italia si dovrà attendere ancora.

    Firefly Video Model, ecco la rivoluzione dei video con la IA

    Accorgimenti nell’utilizzo di Firefly Video Model

    Uno degli aspetti chiave di Firefly Video Model, enfatizzato da Adobe, è quello di essere “commercialmente sicuro”. Adobe ha dichiarato che il modello è stato addestrato su contenuti con licenza, come quelli provenienti da Adobe Stock, per garantire che ogni creazione sia conforme alle leggi sul copyright.

    Si tratta di un aspetto è fondamentale per chi lavora in ambito commerciale e vuole evitare problemi legali con l’utilizzo di contenuti generati. Ogni asset creato con Firefly include delle Content Credentials, ovvero metadati che attestano come è stato generato il contenuto, fornendo un livello di trasparenza e sicurezza che pochi altri strumenti offrono.

    Confronto con Meta Movie Gen e SORA di OpenAI

    Nel panorama delle IA generative, Firefly Video Model non è l’unico attore.

    Recentemente, Meta ha rilasciato, in forma ristretta per ora, Movie Gen, una IA simile che permette la generazione automatica di video. Mentre Firefly Model Video si distingue per la sua integrazione nel flusso di lavoro professionale e le sue ampie opzioni di personalizzazione, Movie Gen si concentra su un utilizzo più casual, possiamo dire, e sui social media.

    La qualità visiva dei video di Movie Gen è notevole, ma l’integrazione di Firefly con strumenti professionali come Premiere Pro lo rende più adatto per un pubblico di editor video esperti.

    Un’altra interessante IA nel settore è SORA di OpenAI, un modello che promette di rivoluzionare la creazione di video grazie all’elaborazione linguistica avanzata. SORA, a differenza di Firefly, si concentra maggiormente sull’interazione umana, offrendo una maggiore comprensione del contesto linguistico nei prompt testuali.

    In ogni caso, Firefly ha il vantaggio di essere integrato all’interno di una piattaforma più matura e di un’integrazione più ampia nelle applicazioni Adobe.

    Firefly Video Model la svolta del video editing con la IA

    Adobe Firefly Video Model rappresenta una nuova svolta nel mondo del video editing professionale. Le sue enormi capacità di generazione video, combinate con un’ampia personalizzazione e un focus sulla sicurezza commerciale, lo candidano a diventare uno strumento indispensabile per i creativi di tutto il mondo.

    Pur trovandosi a competere con tecnologie emergenti, questo modello si distingue per la sua profondità funzionale e la sua integrazione all’interno di una suite di lavoro estremante ricca.

    Sarà interessante vedere come Firefly influenzerà l’industria del video editing, rendendo la creazione di contenuti visivi più accessibile, rapida e flessibile.

    Non stiamo parlando semplicemente di un nuovo strumento, ma di una piattaforma che apre nuove frontiere alla creatività digitale.

  • Il Nobel 2024 celebra l’incontro tra la Fisica e la IA

    Il Nobel 2024 celebra l’incontro tra la Fisica e la IA

    Il Premio Nobel per la Fisica 2024 è stato assegnato a John J. Hopfield e Geoffrey E. Hinton. Per i loro contributi pionieristici all’intelligenza artificiale e alle reti neurali artificiali.

    Anche il Premio Nobel 2024 è sulla scia dell’Intelligenza Artificiale. Infatti, il Premio Nobel per la Fisica 2024 è stato assegnato a John J. Hopfield e Geoffrey E. Hinton.

    I due pionieri sono stati premiati “per le scoperte e le invenzioni fondamentali che consentono l’apprendimento automatico con reti neurali artificiali“. Le loro ricerche hanno gettato le basi per lo sviluppo del machine learning che oggi sono alla base di gran parte delle applicazioni di intelligenza artificiale.

    Le scoperte che hanno cambiato l’IA

    John J. Hopfield, fisico statunitense, è noto per aver introdotto nel 1982 la “rete di Hopfield“, un modello computazionale che permette la memorizzazione e il recupero di pattern di informazioni, come immagini o sequenze di dati.

    Questo modello si ispira al funzionamento del cervello umano, con neuroni rappresentati da nodi che si influenzano reciprocamente attraverso connessioni simili a sinapsi.

    La “rete di Hopfield” funziona calcolando i valori dei nodi affinché l’energia del sistema diminuisca, un processo analogo al comportamento dei sistemi fisici descritti dalla meccanica statistica. Questo approccio ha aperto la strada all’applicazione di concetti fisici nel campo dell’intelligenza artificiale, un passo rivoluzionario per la creazione di sistemi che oggi chiamiamo reti neurali artificiali.

    Il Nobel 2024 celebra l'incontro tra la Fisica e la IA

     

    Geoffrey E. Hinton, britannico, definito “the Godfather of AI”, ha costruito sulle fondamenta gettate da Hopfield e ha sviluppato la “macchina di Boltzmann“. Un modello che consente alle reti neurali di apprendere autonomamente i modelli ricorrenti nei dati.

    Utilizzando strumenti dalla fisica statistica, Hinton ha contribuito a far progredire la capacità delle macchine di classificare immagini, identificare elementi specifici e persino creare nuovi esempi basati su dati esistenti.

    Il suo lavoro sul deep learning è stato determinante per la rivoluzione odierna dell’intelligenza artificiale, che spazia dalla visione artificiale alla diagnosi medica automatizzata.

    Un riconoscimento più che meritato

    Il Premio Nobel per la Fisica è stato assegnato a Hopfield e Hinton per il loro contributo alla comprensione e allo sviluppo di tecnologie che permettono alle macchine di apprendere autonomamente.

    Le loro scoperte sono considerate fondamentali perché hanno gettato le basi per l’esplosione dell’intelligenza artificiale moderna. Le reti neurali artificiali, sviluppate sulla base del loro lavoro, sono oggi utilizzate in numerosi settori, dalla medicina alla robotica, dalla ricerca scientifica alla tecnologia di consumo.

    In particolare, la rete di Hopfield è stata il primo modello a dimostrare come i concetti della fisica potessero essere applicati all’informatica per migliorare l’efficienza del riconoscimento dei pattern.

    Il lavoro di Hinton ha rivoluzionato il campo con l’introduzione del deep learning, permettendo alle macchine di elaborare e comprendere enormi quantità di dati in modo autonomo.

    Cosa comporta questo Nobel per il futuro dell’IA

    Il riconoscimento di Hopfield e Hinton rappresenta non solo un tributo ai loro straordinari contributi scientifici, ma anche un segnale dell’importanza crescente dell’intelligenza artificiale nel mondo moderno.

    Le loro tecnologie stanno già trasformando il modo in cui affrontiamo sfide complesse come la diagnosi delle malattie, la creazione di nuovi materiali e la gestione dei sistemi complessi.

    Questo Premio Nobel potrebbe accelerare ulteriormente la ricerca e l’adozione di tecnologie basate sull’IA, con potenziali ricadute in settori come la sanità, l’energia e la produzione industriale.

    É comunque importante notare che Geoffrey Hinton ha espresso più volte preoccupazioni sui rischi legati all’intelligenza artificiale, specialmente se non viene gestita in modo responsabile.

    Nel 2023, Hinton ha lasciato Google per parlare apertamente di questi rischi, avvertendo che l’IA potrebbe diventare più intelligente dei suoi creatori se non venissero stabiliti adeguati limiti etici e di sicurezza.

    Breve profilo dei due scienziati

    John J. Hopfield, nato a Chicago nel 1933, ha avuto una carriera scientifica brillante, insegnando fisica e biologia presso università come Princeton e il California Institute of Technology (Caltech). Il suo lavoro ha unito la fisica e le neuroscienze in un modo che ha cambiato radicalmente la comprensione delle reti neurali artificiali.

    Geoffrey E. Hinton
    Geoffrey E. Hinton – Foto di Sam Barnes/Web Summit da Collision 2024, sotto licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

    Geoffrey E. Hinton, nato a Londra nel 1947, è uno dei più importanti ricercatori nel campo dell’intelligenza artificiale. Dopo aver conseguito il dottorato all’Università di Edimburgo, ha proseguito la sua carriera insegnando nelle migliori università e collaborando con aziende tecnologiche come Google. Considerato uno dei padri del deep learning, il suo lavoro ha trasformato il campo dell’apprendimento automatico, rendendo possibile lo sviluppo di applicazioni avanzate come la visione artificiale e il riconoscimento vocale.

    In conclusione, il Nobel per la Fisica 2024 non è solo un riconoscimento a due scienziati straordinari, ma anche un simbolo dell’enorme potenziale dell’intelligenza artificiale.

    Le scoperte di Hopfield e Hinton hanno reso possibili molte delle tecnologie che oggi diamo per scontate. E il loro impatto continuerà a essere presente per molti anni a venire.

    Con questo riconoscimento, la comunità scientifica celebra non solo il valore della ricerca, ma invita anche a riflettere sulle sfide etiche e sociali legate all’evoluzione dell’IA.

    [L’immagine di copertina è stata liberamente realizzata da @franzrusso attraverso l’utilizzo di un modello di IA]

  • In Italia il Cloud è trainato dall’Intelligenza Artificiale

    In Italia il Cloud è trainato dall’Intelligenza Artificiale

    L’Italia vede una crescita importante del mercato cloud, raggiungendo 6,8 miliardi di euro nel 2024, grazie all’intelligenza artificiale. Ecco dati e prospettive per il futuro del settore.

    Il mercato del Cloud italiano continua la sua corsa, raggiungendo nel 2024 un valore di 6,8 miliardi di euro, un incremento del 24% rispetto al 2023.

    Questa forte crescita è trainata, principalmente, dall’intelligenza artificiale (IA), una delle forze motrici principali che sta rivoluzionando il settore.

    La spesa complessiva nel Cloud è dominata dalla componente Public & Hybrid Cloud, che rappresenta un ammontare di 4,8 miliardi di euro.

    Ecco i dati nel dettaglio, approfondendo gli elementi che stanno contribuendo a questo sviluppo e le prospettive future per il settore in Italia.

    La crescita del Cloud: dettagli e numeri chiave

    Il mercato del Cloud italiano sta vivendo una fase di espansione straordinaria. La crescita del 24% rispetto al 2023 testimonia una forte accelerazione, con il Public & Hybrid Cloud a fare da protagonista.

    Questa componente rappresenta la fetta più grande degli investimenti, raggiungendo quota 4,8 miliardi di euro. Ciò riflette la tendenza delle aziende italiane a puntare su modelli di cloud ibrido e pubblico, che consentono una maggiore flessibilità e scalabilità delle risorse IT, fondamentali in un contesto economico e tecnologico in rapida evoluzione.

    Una parte significativa di questa crescita è attribuibile all’IA, la quale si inserisce come elemento trainante nell’adozione di soluzioni cloud. Sempre più aziende riconoscono il valore strategico dell’intelligenza artificiale nella gestione dei dati, nell’automazione dei processi e nell’offerta di servizi innovativi.

    Di conseguenza, il mercato dei servizi Infrastructure as a Service (IaaS) ha visto una crescita tale da superare, per la prima volta, la spesa nei servizi Software as a Service (SaaS). Questo cambiamento di paradigma evidenzia come le imprese siano sempre più propense a investire nelle infrastrutture necessarie per sostenere applicazioni IA avanzate.

    L’impatto dell’Intelligenza Artificiale sul mercato Cloud

    L’intelligenza artificiale è il principale motore che sta guidando il boom del cloud in Italia. Le aziende stanno implementando tecnologie IA non solo per migliorare l’efficienza operativa ma anche per ottenere vantaggi competitivi in diversi settori, dalla sanità al retail, dalla finanza alla logistica. La necessità di elaborare grandi quantità di dati in tempo reale e di sviluppare soluzioni personalizzate ha reso l’utilizzo del cloud una scelta quasi obbligata.

    Le piattaforme cloud, infatti, offrono l’infrastruttura necessaria per gestire i carichi di lavoro imposti dall’intelligenza artificiale, consentendo alle aziende di usufruire di servizi di machine learning e analisi dei dati in modo scalabile e flessibile. Inoltre, le soluzioni di cloud ibrido permettono alle organizzazioni di bilanciare sicurezza e agilità, mantenendo i dati sensibili on-premise mentre sfruttano la potenza computazionale del cloud pubblico per analisi e processi più intensivi.

    Prospettive future: l’ecosistema del cloud in Italia

    Guardando al futuro, si prevede che il mercato del cloud italiano continuerà a crescere, alimentato da una sempre maggiore adozione dell’intelligenza artificiale. La disponibilità di servizi cloud avanzati e specializzati, come il cloud edge e il cloud native, offrirà alle aziende nuove opportunità per sviluppare prodotti e servizi innovativi.

    Il valore del mercato Cloud italiano
    L’immagine appartiene al Politecnico di Milano, Dipartimento di Ingegneria Gestionale

    In questo contesto, diventa cruciale investire in competenze e formazione. Le aziende italiane devono prepararsi a sfruttare appieno il potenziale del cloud e dell’IA, non solo in termini tecnologici ma anche strategici. Formazione e cultura digitale sono elementi chiave per garantire che le imprese possano trarre vantaggio dalla rivoluzione in atto, sviluppando nuove competenze e modelli di business incentrati sull’innovazione.

    L’Italia e lo scenario internazionale

    L’Italia non è sola in questo percorso di digitalizzazione. Anche a livello internazionale, il connubio tra cloud e intelligenza artificiale è al centro degli investimenti delle grandi aziende tecnologiche.

    A tal proposito, è interessante osservare le mosse di attori globali come Microsoft, che sta investendo in modo significativo nel settore in Italia, come descritto in un altro articolo dove approfondiamo gli investimenti di Microsoft su IA e cloud in Italia.

    Questa prospettiva globale sottolinea come l’Italia sia inserita in un più ampio contesto di trasformazione digitale, dove il cloud e l’intelligenza artificiale giocano un ruolo fondamentale.

    Verso una nuova era digitale

    Il mercato del cloud in Italia sta vivendo una fase di forte espansione, alimentata dalla crescente adozione dell’intelligenza artificiale. I dati parlano chiaro: con una crescita del 24% e un valore di mercato di 6,8 miliardi di euro, il cloud si conferma come il pilastro su cui le aziende italiane stanno costruendo il loro futuro digitale.

    Questa tendenza non sembra destinata a rallentare. Al contrario, l’adozione sempre più diffusa di soluzioni IA e l’evoluzione dell’ecosistema cloud lasciano prevedere una crescita continua, offrendo alle aziende nuove opportunità di innovazione.

    In ogni caso, per cogliere appieno questi vantaggi, sarà fondamentale investire in competenze e formazione, affinché le imprese italiane possano sviluppare strategie efficaci per competere in un mercato sempre più digitale e interconnesso.

    L’evoluzione del cloud e dell’intelligenza artificiale in Italia rappresenta non solo una sfida ma anche un’opportunità unica. È una trasformazione che coinvolge l’intero tessuto produttivo, dai settori tradizionali alle startup innovative, e che richiede una visione strategica e investimenti mirati.

    In questo percorso, l’Italia ha tutte le carte in regola per diventare un protagonista nel panorama internazionale, sfruttando la sinergia tra intelligenza artificiale e servizi cloud per costruire un futuro digitale solido e sostenibile.

  • Meta annuncia Movie Gen, i video realizzati con la IA

    Meta annuncia Movie Gen, i video realizzati con la IA

    Meta presenta Movie Gen, un modello di IA per la creazione automatica di video. Una novità che apre nuove possibilità creative, ma solleva anche dubbi sulla disinformazione.

    A distanza di pochi mesi la concorrenza si concentra sui video generati con l’intelligenza artificiale.

    Dopo OpenAI che aveva presentato SORA, non ancora rilasciato a tutti, ecco la proposta di Meta. Che potrebbe rivoluzionare la generazione di contenuti video e condividerla anche sui social media.

    E questo può essere un fatto positivo, ma anche negativo. Basti pensare alla diffusione di disinformazione. E di esempi come questi, anche senza le proposte più recenti, non ne mancano.

    Ecco Movie Gen di Meta

    Quello che propone Meta si chiama Movie Gen, ossia la possibilità di generare video attraverso piccoli input.

    Basterà quindi digitare qualche riga di testo per generare in maniera automatica nuovi video. Oltre a modificare filmati e immagini esistenti.

    Meta annuncia Movie Gen, i video realizzati con la IA

    Come riporta il New York Times, raccontando della presentazione di questa nuova modalità di Meta, anche l’audio che viene associato ai video può essere generato attraverso la IA.

    I formati video possono essere differenti, prestandosi quindi a diverse modalità di condivisione. E, come detto, si possono creare video ex novo, ma anche modificare quelli esistenti. Aspetto non da poco questo per la verità.

    Tante possibilità per generare e modificare video con la IA

    Un esempio che è stato mostrato alla presentazione fa vedere la generazione di un video in cui si deve una che sorseggia una bibita in un campo di zucche. Tutto partendo da una foto della donna che, appunto, diventa protagonista del video.

    Ma le varianti che si possono realizzare modificando video, immagini, aggiungendo audio sono davvero infinite.

    Non è ancora un prodotto finito.

    Come si racconta sul NYT, il modello genera video a 16 fotogrammi al secondo che durano fino a 16 secondi. In certi casi questi video sono difettosi.

    Durante la dimostrazione, quando è stato chiesto a Movie Gen di generare un video di un cane in un parco che parlava al cellulare, il modello IA ha erroneamente inserito una mano umana sul telefono.

    Qualità video con la IA sempre più elevata

    In ogni caso, si resta impressionati dal livello qualitativo che si è raggiunto in così poco tempo. Circa due anni, ormai.

    Due anni di ricerca e sviluppo. Ma l’accelerazione in termini di rilascio di nuove soluzioni possiamo dire che si è avuta negli ultimi sei mesi. O giù di lì.

    Come detto in apertura, abbiamo assistito alla presentazione di SORA, non ancora disponibile a tutti. Ma OpenAI in questi mesi non è stata certa ferma.

    E c’è anche Google che a maggio ha presentato il suo modello per la generazione di video con la IA che si chiama Veo.

    Per ora è solo un annuncio

    Come per OpenAI, anche per Meta questo si tratta di un annuncio.

    Come ha spiegato Chris Cox, responsabile dei prodotti di Meta, su Threads, “Meta non è ancora pronta a rilasciarlo come prodotto a breve”. Si tratta ancora di un modello costoso e i tempi di generazione sono ancora troppo lunghi.

    Tutto questo è meraviglioso, ma pone comunque dei quesiti e delle perplessità.

    In primo luogo il pensiero va alla velocità con cui sarà possibile realizzare video. Una possibilità che avremo a portata di mano.

    Video e IA, a rischio creatività e disinformazione

    Da sempre i video sono la forma più complessa e affascinate per generare contenuti coinvolgenti. Si tratta di una forma di contenuto che mette in gioco un elevato livello di creatività. Basti pensare ai registi, ai videomaker, a tutte quelle persone che lavorano per generare racconti attraverso i video.

    Tutto questo può essere messo a repentaglio, se non altro sotto il profilo creativo e qualitativo.

    Non è un caso che proprio le professionalità che operano e lavorano con i video hanno mosso serie perplessità rispetto a tutto quello che sta per arrivare.

    Il fatto che questo poi sia a portata di mano sulle piattaforme digitali pone anche un serio rischio di qualità dell’informazione che viene veicolata anche in forma video.

    E mi riferisco alle possibili manipolazioni per diffondere disinformazione e deepafake.

    Staremo a vedere.

    [L’immagine è uno screenshot prelevato da un video che Meta ha pubblicato sul sul blog Meta AI]

  • Microsoft investe in Italia su IA e Cloud, la formazione al centro

    Microsoft investe in Italia su IA e Cloud, la formazione al centro

    Microsoft pronta ad investire in Italia 4,3 miliardi di euro per infrastrutture IA e cloud. Al centro la formazione di oltre un milione di persone e sostegno all’innovazione delle aziende italiane.

    Proprio ieri davamo notizia di nuovi investimenti da parte di Oracle in Malesia, con l’apertura di una nuova cloud region. E il pensiero, non espresso, restava sempre su: “e nel nostro paese quando?”.

    Ed ecco che, sempre nella stessa giornata di ieri qualcosa di importante, effettivamente, si è mosso.

    La notizia ha fatto il giro del mondo per via della cifra che il colosso di Redmond vuole investire nel nostro paese. Ci si augura che poi tutto questo auspicio diventi, presto, una realtà concreta.

    Andiamo sulla notizia e su cosa significa per l’Italia, e per l’Europa.

    Microsoft investe in Italia su cloud e IA

    Microsoft ha annunciato ieri un investimento di ben 4,3 miliardi di euro (4,8 miliardi di dollari) in Italia nei prossimi due anni. L’obiettivo è quello di rafforzare l’infrastruttura per l’intelligenza artificiale (IA) e la capacità Cloud nel paese.

    Si tratta della più grande iniziativa di Microsoft in Italia, ed è parte del suo impegno a lungo termine per sostenere la trasformazione digitale del Paese.

    Secondo Brad Smith, vicepresidente e Presidente di Microsoft, l’investimento mira a equipaggiare “il governo italiano, le aziende e la forza lavoro con le tecnologie necessarie per sviluppare un’economia guidata dall’IA, creando nuovi posti di lavoro e generando nuove opportunità di crescita”.

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    Cosa prevede l’investimento

    L’investimento prevede la creazione di nuove infrastrutture cloud e datacenter per accelerare l’adozione dell’IA in Italia, sostenendo così l’innovazione e la produttività delle imprese.

    Microsoft opererà secondo i suoi “AI Access Principles”, che promuovono l’innovazione e la concorrenza nel settore dell’IA, impegnandosi a rendere accessibili le tecnologie IA sia alle organizzazioni sia agli individui. E a farlo in modo responsabile e inclusivo​.

    Oltre all’infrastruttura tecnologica, Microsoft introdurrà un programma di formazione chiamato “AI National Skilling Initiative”. Un programma che prevede di formare oltre un milione di persone in Italia entro il 2025, focalizzandosi sulla promozione delle competenze in IA, sia a livello tecnico che di business.

    Attraverso questa iniziativa, Microsoft e i suoi partner forniranno opportunità di formazione a professionisti e studenti in tutto il Paese, compresi coloro provenienti da comunità svantaggiate​.

    L’impatto dell’investimento sulle aziende italiane

    L’IA ha il potenziale di influire significativamente sulla produttività e sul benessere delle società odierne. Specialmente in un contesto come quello italiano, caratterizzato da carenza di talenti e di invecchiamento della popolazione.

    L’Italia potrebbe perdere circa 3,7 milioni di lavoratori entro il 2040, causando un calo del PIL nazionale notevole.

    L’adozione diffusa delle tecnologie IA potrebbe, invece, contribuire a mantenere i livelli di benessere economico, con un potenziale incremento annuo del PIL fino a 312 miliardi di euro nei prossimi 15 anni.

    Questo aumento includerebbe un impatto positivo di 122 miliardi di euro per le PMI e le aziende del Made in Italy​.

    Il valore della formazione al centro

    La formazione di nuovi talenti nel settore dell’IA rappresenta, quindi, una delle strategie chiave dell’investimento di Microsoft. Attraverso la collaborazione con organizzazioni, istituzioni governative e associazioni, l’iniziativa di Microsoft mira a ridurre la “povertà educativa” e a supportare l’inclusione sociale. Un esempio è l’iniziativa “Include to Grow” della non-profit ELIS, che si concentra sull’aiutare le donne che non sono riuscite a trovare lavoro dopo il congedo di maternità​.

    L’infrastruttura cloud di Microsoft, che verrà potenziata da questo investimento, consentirà alle aziende italiane di sfruttare appieno il potenziale dell’IA per crescere e innovare in modo sicuro.

    Il programma AI L.A.B. di Microsoft Italia ha già coinvolto oltre 320 aziende, portando alla creazione di più di 450 progetti basati sull’IA generativa, con il 50% di essi già in fase operativa.

    Quasi metà delle aziende usa soluzioni IA

    Secondo uno studio condotto da THEA Group e Microsoft Italia, il 47% delle aziende che utilizzano soluzioni basate sull’IA ha registrato un aumento della produttività superiore al 5%, mentre il 74% ha riportato un incremento di oltre l’1%.

    Questi guadagni di produttività sono particolarmente rilevanti considerando che la crescita della produttività in Italia negli ultimi vent’anni è stata solo dell’1,6%​

    L’approccio responsabile e sostenibile all’IA di Microsoft

    Microsoft si impegna a sviluppare l’IA in modo responsabile e sostenibile, seguendo sei principi chiave: equità, affidabilità e sicurezza, privacy e sicurezza, inclusività, trasparenza e responsabilità.

    Inoltre, l’azienda si è impegnata a garantire che la sua infrastruttura cloud in Italia rispetti gli standard nazionali per la classificazione dei dati, offrendo servizi cloud anche all’Amministrazione Pubblica attraverso il “Polo Strategico Nazionale”​.

    Microsoft ha inoltre introdotto iniziative per la sostenibilità dell’IA, tra cui l’uso di energie rinnovabili nelle sue infrastrutture.

    Il colosso di Redmond ha sottoscritto tre accordi di acquisto di energia (PPA) per fonti rinnovabili in Italia e sta pianificando ulteriori investimenti per garantire che i suoi data center funzionino in modo efficiente dal punto di vista energetico.

    Questi data center utilizzano sistemi di raffreddamento diretti che riducono il consumo di acqua ed energia, contribuendo a un minore impatto ambientale​.

    Un grande segnale di fiducia

    L’investimento di Microsoft rappresenta un importante segnale di fiducia per il mercato italiano.

    Rafforzare l’infrastruttura digitale attraverso l’IA e il cloud può favorire l’innovazione e la crescita economica del Paese, specialmente per le piccole e medie imprese (PMI) che costituiscono la spina dorsale dell’economia italiana.

    Inoltre, la formazione di un milione di persone entro il 2025 potrebbe aiutare a colmare il gap di competenze nel settore dell’IA, posizionando l’Italia come uno dei principali hub di sviluppo tecnologico in Europa.

    L’attenzione di Microsoft alla sostenibilità e all’inclusività, inoltre, rappresenta un passo significativo verso una trasformazione digitale che non lasci indietro nessuno, rispondendo alle sfide sociali ed economiche legate alla modernizzazione del Paese.

    Una grande opportunità e speriamo diventi realtà

    Questo investimento non rappresenta solo un’opportunità economica, ma anche un catalizzatore per una trasformazione culturale che potrebbe influenzare positivamente diversi settori della società italiana.

    L’investimento di 4,3 miliardi di euro di Microsoft in Italia è destinato ad avere un impatto significativo sul panorama tecnologico e sull’economia del Paese.

    Da un lato, offrirà alle aziende italiane gli strumenti necessari per innovare e rimanere competitive in un mercato globale sempre più digitalizzato; dall’altro, contribuirà a creare una forza lavoro qualificata, pronta ad affrontare le sfide del futuro con un approccio responsabile e sostenibile all’IA.

    Certo, ci si augura che tutto questo possa tradursi in fatti concreti, dovendo confrontarsi con una realtà italiana molto complessa e molto frastagliata.

    [L’immagine di copertina è realizzata da @franzrusso attraverso IA con Image Creator di Microsoft]

  • Anche Oracle guarda al sud-est asiatico: nuova cloud region in Malesia

    Anche Oracle guarda al sud-est asiatico: nuova cloud region in Malesia

    Oracle investe oltre 6,5 miliardi di dollari per la nuova cloud region in Malesia. Si rafforza così la presenza dell’azienda, favorendo l’innovazione tecnologica nel sud-est asiatico.

    Lo sviluppo delle nuove tecnologie e l’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale guardano sempre più a Est, verso l’Asia.

    Oracle ha annunciato un importante investimento di oltre 6,5 miliardi di dollari per la creazione di una cloud region pubblica in Malesia, un passo significativo nella strategia globale dell’azienda per soddisfare la crescente domanda di servizi di intelligenza artificiale (IA) e cloud nella regione del Sud-Est asiatico.

    La nuova cloud region in Malesia sarà la terza di Oracle nel Sud-Est asiatico, dopo le due esistenti a Singapore. Attualmente, Oracle dispone di 50 cloud region pubbliche in 24 paesi, segnalando così il suo forte impegno verso il mercato asiatico​.

    I piani di Oracle e l’espansione in Asia

    L’investimento in Malesia rientra in un più ampio piano di espansione di Oracle in Asia. La società mira a estendere la propria presenza attraverso la creazione di infrastrutture che coprano “dal Giappone fino alla Nuova Zelanda e all’India”.

    Chris Chelliah, vicepresidente senior per la tecnologia e la strategia dei clienti in Giappone e Asia Pacifico di Oracle, ha sottolineato come la Malesia rappresenti un mercato con un forte potenziale di crescita, offrendo numerose opportunità, soprattutto nell’ambito dell’IA e dei data center.

    Anche Oracle guarda al sud-est asiatico: nuova cloud region in Malesia

    Garrett Ilg, vicepresidente esecutivo e direttore generale di Oracle per Giappone e Asia Pacifico, ha aggiunto che la Malesia offre opportunità uniche per le organizzazioni che desiderano accelerare la propria crescita grazie alle più recenti tecnologie digitali.

    Questo investimento, infatti, posiziona la Malesia come un importante punto di accesso per le infrastrutture cloud e una vasta gamma di applicazioni SaaS (Software as a Service).

    L’impatto sull’economia digitale della Malesia

    Il ruolo della Malesia come hub tecnologico in Asia è destinato a crescere grazie all’investimento di Oracle, che avrà un impatto significativo anche sulle piccole e medie imprese (PMI) del paese, aiutandole a sfruttare le tecnologie innovative come l’IA e il cloud per migliorare la propria competitività a livello globale.

    Secondo il Ministro dell’Industria e degli Investimenti della Malesia, Tengku Datuk Seri Zafrul Tengku Abdul Aziz, questo investimento è in linea con il piano industriale nazionale, che punta a creare 3.000 fabbriche intelligenti entro il 2030. L’investimento di Oracle rappresenta quindi un passo importante verso la realizzazione di questa visione​.

    I servizi di Oracle in Malesia

    La cloud region in Malesia consentirà ai clienti e ai partner di Oracle di sfruttare appieno l’infrastruttura e i servizi di intelligenza artificiale offerti da Oracle Cloud Infrastructure (OCI). Tra i servizi offerti ci sono oltre 150 soluzioni, tra cui Oracle Autonomous Database e Oracle Cloud VMware Solution, insieme a servizi IA accelerati come NVIDIA AI Enterprise, NVIDIA Omniverse e NVIDIA DGX Cloud.

    Una delle caratteristiche chiave di questa infrastruttura è la possibilità di gestire la sovranità dei dati, consentendo ai clienti di mantenere il controllo su dove vengono memorizzati e gestiti i dati.

    Questo aspetto è particolarmente importante in settori regolamentati, dove il rispetto delle norme sulla residenza dei dati è fondamentale. Grazie all’accesso a soluzioni generative di IA, come gli agenti di Oracle OCI con capacità di retrieval-augmented generation (RAG), le aziende locali potranno competere più efficacemente in un contesto digitale sempre più complesso​.

    Le iniziative delle altre aziende tecnologiche

    Le previsioni di IDC FutureScape indicano che il mercato dei servizi cloud pubblici in Malesia crescerà con un tasso composto annuo del 27,2% tra il 2022 e il 2027. La creazione della nuova regione cloud da parte di Oracle è un segnale del potenziale della Malesia come hub tecnologico e di innovazione nel Sud-Est asiatico​.

    Questo investimento da parte di Oracle si inserisce in un contesto di crescente interesse delle grandi aziende tecnologiche verso il Sud-Est asiatico. Microsoft, ad esempio, ha annunciato un investimento di 1,7 miliardi di dollari in Indonesia; Amazon ha pianificato di investire 9 miliardi di dollari a Singapore e 5 miliardi in Thailandia.

    Inoltre, Google ha recentemente avviato la costruzione di un centro dati da 2 miliardi di dollari in Malesia, contribuendo a un investimento totale che dovrebbe superare i 3 miliardi di dollari nell’economia del paese entro il 2030​.

    L’investimento di Oracle rappresenta un impegno significativo nello sviluppo dell’infrastruttura digitale della Malesia, rafforzando la posizione del paese come hub tecnologico emergente nel Sud-Est asiatico.

    Questo investimento si inserisce in una più ampia strategia di Oracle per rafforzare la propria presenza globale, in particolare in Asia, dove la domanda di servizi cloud e intelligenza artificiale è in rapida crescita.

    Grazie alla sua infrastruttura resiliente, alle elevate prestazioni e all’attenzione alla sovranità dei dati, Oracle mira a posizionarsi come leader nel panorama digitale della Malesia e dell’intera regione asiatica.

     

  • ChatGPT, OpenAI prevede un aumento del prezzo già dal 2024

    ChatGPT, OpenAI prevede un aumento del prezzo già dal 2024

    OpenAI, diventata di recente una società a scopo di lucro, prevede un aumento dei prezzi di ChatGPT Plus già entro la fine di quest’anno. Ma il prezzo si prevede aumenterà ancora entro il 2029.

    Le vicende che riguardano OpenAI, e il passaggio da una forma di società senza scopo di lucro a una con scopo di lucro, accentrano sempre l’attenzione di tutti.

    Questo per il fatto che dal dicembre 2022, dal lancio di ChatGPT, OpenAI ha conosciuto una crescita vertiginosa. Ed è il caso di dirlo.

    Una crescita che ha portato anche a questo passaggio, epocale per una realtà come questa.

    La società di Sam Altman si appresta quindi a cambiare modello, a fare business in senso stretto. E a fare i conti con gli addii che si sono registrati negli ultimi mesi e negli ultimi giorni.

    Il passaggio ad una forma a scopo di lucro sta tenendo banco a tutti i livelli all’interno di OpenAI.

    OpenAI e nuovi elementi sul passaggio a scopo di lucro

    E ci sono nuovi elementi che emergono da documenti che il New York Times ha visionato e dato conto sul proprio sito.

    ChatGPT, OpenAI prevede un aumento del prezzo già dal 2024

    Questi documenti ci danno la dimensione di che cosa è oggi OpenAI. E di come il passaggio ad una forma a scopo di lucro era un passaggio inevitabile, come ha detto qualcuno.

    In molti si sono chiesti in queste ore se OpenAI prevedesse un aumento di prezzo per chi usa ChatGPT Plus, la versione a pagamento del chatbot a 24 euro al mese. E, secondo quello che si legge nei documenti diffusi dal New York Times, un aumento ci sarà.

    E si tratta di un aumento progressivo da qui ai prossimi 5 anni.

    Il prezzo di ChatGPT aumenta entro la fine del 2024

    Entro la fine di questo anno si precede già un aumento di 2 dollari al mese, sulla base quindi dell’abbonamento attuale dei 20 dollari al mese.

    E non è tutto, perché il prezzo finale entro il 2029 sarà di ben 44 dollari al mese. Vale a dire il doppio del prezzo attuale.

    Questa è la risposta a chi, giustamente si poneva la domanda sui prezzi.

    E questo è frutto del cambio di OpenAI che diventa una società a scopo di lucro.

    Nel solo mese di agosto OpenAI ha incassato 300 milioni di dollari, in aumento del 1.700 percento dall’inizio del 2023. La società prevede circa 3,7 miliardi di dollari di vendite annuali quest’anno. Sono numeri enormi.

    OpenAI diventa a scopo di lucro, tra nuove sfide e nuovi addii

    OpenAI, grandi guadagni e grandi perdite

    Numeri enormi che devono comunque tenere in considerazione in fatto che OpenAI brucia miliardi, per usare una espressione finanziaria. Infatti, la società di aspetta di perdere circa 5 miliardi di dollari quest’anno dopo aver pagato i costi relativi alla gestione dei suoi servizi, più altre spese come gli stipendi dei dipendenti e l’affitto degli uffici.

    Sempre in questi giorni OpenAI ha fatto circolare documenti che parlano di un nuovo round di finanziamenti da 7 miliardi di dollari che portano il valore complessivo di OpenAI a 150 miliardi di dollari. Un valore tra i più alti di sempre tra le società tech.

  • OpenAI diventa a scopo di lucro, tra nuove sfide e nuovi addii

    OpenAI diventa a scopo di lucro, tra nuove sfide e nuovi addii

    OpenAI si appresta a diventare una società for-profit, abbandonando il modello no-profit. Vediamo le ragioni e le sfide che l’attendono. Intanto Sam Altman deve registrare l’addio della CTO Mira Murati e di altri due manager di punta.

    Recentemente, OpenAI ha annunciato un cambiamento che potrebbe avere effetti di assoluta rilevanza.

    Se ne parlava già qualche mese fa, ne avevo scritto nel mese di giugno, ma adesso sembra che la cosa sia più concreta.

    In sostanza, si parla della transizione di OpenAI da un modello no-profit a uno for-profit. Questa mossa segna, appunto, un momento cruciale nella storia della società, fondata nel 2015 con l’obiettivo di sviluppare un’IA sicura e benefica per l’umanità. Ma cosa significa realmente questa transizione e quali sono le possibili implicazioni?

    Una struttura no-profit alla base della missione di OpenAI

    Inizialmente, OpenAI era nata come organizzazione no-profit, sostenuta da donazioni per sviluppare una tecnologia di Intelligenza Artificiale che potesse essere utilizzata in modo responsabile.

    Nel tempo, però, si è fatta strada la necessità di maggiori risorse finanziarie per alimentare la ricerca e lo sviluppo. Nel 2019, l’azienda aveva già creato una struttura “ibrida”, fondando una sussidiaria a scopo di lucro, OpenAI LP, controllata da OpenAI Inc., la divisione no-profit. Questo approccio aveva permesso di raccogliere finanziamenti da colossi come Microsoft, pur mantenendo la missione originale.

    Ora, la società starebbe per compiere un passo ulteriore, eliminando il controllo dell’attuale consiglio di amministrazione no-profit. La decisione è stata comunicata internamente dal CEO Sam Altman, senza però fornire dettagli precisi su come verrà strutturato il nuovo modello for-profit.

    OpenAI diventa a scopo di lucro, tra nuove sfide e nuovi addii

    I motivi dietro la transizione a società for profit

    OpenAI ha spiegato che il cambiamento nasce dalla necessità di ottenere maggiori risorse per sostenere i costi crescenti della ricerca e della tecnologia. Nonostante l’enorme successo dei prodotti come ChatGPT, che ha permesso di raddoppiare i ricavi annuali solo nella prima metà del 2024, le sole donazioni non bastano più a sostenere le ambizioni della società. La nuova struttura permetterà a OpenAI di accedere a fondi di investimento maggiori e di espandersi più rapidamente.

    La decisione, tuttavia, ha sollevato non pochi interrogativi. Uno dei punti cruciali riguarda il futuro dell’impegno etico di OpenAI: il passaggio a una struttura a scopo di lucro potrebbe portare a un bilanciamento diverso tra obiettivi finanziari e l’impegno a garantire uno sviluppo sicuro e responsabile dell’IA. La parte no-profit continuerà ad esistere, ma con un ruolo più limitato nella governance.

    Certo è che in questo modo OpenAI non avrebbe più limiti. Di recente, infatti, ha completato un nuovo round di finanziamenti da 6,5 miliardi di dollari che porteranno il valore dell’azienda a 150 miliardi di dollari.

    Solo a febbraio di quest’anno OpenAI era valutata 86 miliardi di dollari.

    Con la nuova formula, OpenAI assume la forma di una società a scopo di luvro simile a quella di Anthropic, che realizza Claude, e xAI, la società di Elon Musk.

    Le dimissioni di Mira Murati e altri dirigenti

    Un ulteriore elemento che rende la situazione ancora più complessa è la recente notizia delle dimissioni di Mira Murati, Chief Technology Officer di OpenAI. La sua decisione di lasciare la società è stata annunciata attraverso un post su X (ex Twitter), proprio nel momento in cui OpenAI sta attraversando questo importante processo di riorganizzazione.

    Murati, che lavorava in OpenAI da oltre sei anni, ha dichiarato di voler creare “tempo e spazio per esplorare nuove opportunità“. La sua partenza, tuttavia, è stata improvvisa e non prevista nemmeno dal CEO Sam Altman, che ha commentato pubblicamente di essere rimasto sorpreso dalla sua decisione.

    Mira Murati non è l’unica a lasciare OpenAI: insieme a lei, altri due ricercatori di IA, Bob McGrew e Barret Zoph, hanno presentato le loro dimissioni.

    Questo “esodo” di figure chiave ha acceso il dibattito sul clima interno all’azienda. Dopo il tentativo fallito, nel 2023, di rimuovere Sam Altman dal ruolo di CEO da parte del consiglio di amministrazione no-profit, OpenAI ha visto diverse partenze di alto profilo, tra cui Ilya Sutskever e Jan Leike.

    Questo solleva domande sull’impatto che il passaggio a una struttura for-profit potrebbe avere sulle dinamiche interne e sull’orientamento etico della società.

    Le sfide di una struttura for-profit per OpenAI

    La transizione verso una società a scopo di lucro pone OpenAI di fronte a sfide importanti. La principale riguarda l’equilibrio tra l’obiettivo di generare profitti e il rispetto della missione originale di sviluppare un’IA sicura.

    Il controllo di OpenAI passerà a investitori che potrebbero avere interessi più legati ai profitti che alla sicurezza e all’etica dell’IA.

    La nomina recente di Paul Nakasone, ex capo della NSA, nel consiglio di amministrazione e nel comitato sulla sicurezza di OpenAI ha suscitato ulteriori preoccupazioni, indicando un potenziale spostamento dell’azienda verso un ruolo più focalizzato sulla sicurezza e la sorveglianza, anziché solo sulla ricerca e l’innovazione.

    Le implicazioni future per OpenAI

    Il cambiamento di rotta di OpenAI evidenzia la complessità del rapporto tra progresso tecnologico, etica e profitto.

    L’azienda è ora al centro di un dibattito sulla direzione che l’IA dovrebbe prendere in futuro: continuerà a operare nell’interesse collettivo o sarà sempre più orientata verso logiche di mercato?

    La partenza di Murati e degli altri dirigenti riflette probabilmente il disaccordo interno rispetto alla nuova direzione dell’azienda. Mentre la mossa potrebbe portare nuove risorse e accelerare lo sviluppo tecnologico, potrebbe anche erodere i valori che hanno caratterizzato OpenAI fin dalle origini.

    Il tempo, forse, ci dirà se la nuova struttura saprà mantenere un equilibrio tra i profitti e l’impegno etico verso un’IA responsabile.

     

  • Threads, la piattaforma alla ricerca della sua identità

    Threads, la piattaforma alla ricerca della sua identità

    Threads è ancora alla ricerca di una sua identità chiara. La piattaforma con 175 milioni di utenti, al momento sembra quasi una sorta di Quora o Yahoo Answers. Ecco alcune considerazioni.

    Threads, l’app di Meta che da dicembre dello scorso anno è anche in UE, è ancora alla ricerca della sua identità. Pur avendo da poco raggiunto i 175 milioni di utenti, ancora è da comprendere se davvero questa piattaforma può competere, o sostituire, quella che una volta era Twitter, oggi X.

    Come sapete già, l’app inizialmente è stata proposta come vera alternativa, in mezzo alle altre, a Twitter nel momento in cui Elon Musk concludeva il passaggio a X.

    Solo che, a distanza di mesi, e con le dichiarazioni di Mark Zuckerberg riguardo a Threads, non si è ancora compreso fino in fondo quale sentiero social voglia intraprendere l’app. Senza dimenticare il percorso, già iniziato, verso il Fediverso. Uno degli elementi più interessanti che riguardano la piattaforma.

    Di seguito alcune considerazioni – magari potrebbero rivelarsi errate – per spiegare quale sia la percezione attuale che trasmette Threads e quale possa essere la motivazione.

    Threads, la piattaforma alla ricerca della sua identità

    Threads tra algoritmo e IA

    Threads, come tutte le piattaforme digitali, viene gestita da un algoritmo. Il quale entra in gioco soprattutto nella sezione “Per te”, quella dove lo stesso algoritmo propone, o meglio spinge, contenuti da account che non si seguono.

    Per inciso, non sarebbe del tutto corretto parlare di algoritmo, poiché i contenuti sono gestiti da un complesso sistema di Intelligenza Artificiale. Vi ricorda qualcosa? Sì, esattamente: ricorda proprio TikTok.

    La proposta dei contenuti da account che non si seguono avviene attraverso diversi elementi che la IA tiene a considerare.

    Come lavora la IA su Threads

    L’IA considera quanto un contenuto possa piacere a un utente, in quanto l’obiettivo rimane (o dovrebbe rimanere) quello di proporre contenuti di suo interesse

    A seguire, la IA considera anche la probabilità che un utente clicchi su un contenuto per visualizzare le risposte.

    Attenzione, teniamo a mente le risposte perché è questo l’elemento davvero discriminante per il posizionamento di un contenuto su Threads. Questo ci sarà più seguendo queste considerazioni.

    Gli elementi considerati alla IA su Threads

    Dicevamo. L’IA di Threads considera anche la probabilità che un account possa seguire l’autore di un post. Questo sulla base di quante volte un utente abbia visto i contenuti di quel dato autore che comunque non si segue. Questo viene interpretato dalla IA come una forma di interesse.

    E restando sulla scia dell’ultima considerazione, la IA calcola anche la probabilità che un utente possa visualizzare il profilo di quell’autore.

    Altri segnali che la IA considera, quindi è quante volte un utente si sofferma su un contenuto, ci clicca sopra, anche se condiviso da un utente che non si segue, e considera anche quante volte l’utente invece decida di passare oltre, quindi di fare scrolling.

    Ora questi sono, in sintesi, i segnali che la IA considera per discernere e proporre i contenuti all’interno del feed “Per te”. L’altra sezione, “Seguiti”, si muove attraverso dinamiche più classiche in modalità cronologica.

    Ma quali sono i contenuti che possono essere più considerati dalla IA?

    I contenuti favoriti dalla IA su Threads

    Certamente quei contenuti che raccolgono più coinvolgimento, engagement. So bene che questa risposta possa sembrare banale e scontata, ma in realtà va considerata all’interno del contesto Threads.

    É vero che la IA ha come obiettivo quello di proporre contenuti che trasmettano valore agli utenti, anche da account che non si seguono. E questo accade perché diversi utenti, che seguiamo, interagiscono con quei contenuti.

    E di quali contenuti stiamo parlando?

    Ecco, questa è la domanda delle domande.

    Perché guardando Threads allo stato dei fatti, si potrebbe pensare che di qualità e valore dei contenuti proposti ce ne sia ben poca. Mentre, invece, viene premiata soltanto la variabile coinvolgimento. E per coinvolgimento intendo, nella maniera più esclusiva, le risposte ad un dato contenuto condiviso.

    Il valore delle risposte su Threads

    Sono le risposte ad un post che portano i contenuti ad essere meglio considerati dalla IA di Threads. E questo, spesso, senza trasmettere alcun valore e alcuna qualità all’utente.

    In effetti, seguendo questa logica, possiamo dire che attualmente Threads somigli molto a Quora o a Yahoo Answers dei vecchi tempi. Attraverso questa logica, Threads è diventato un luogo dove si è inondati di contenuti che altro non sono che domande, spesso banali (senza offesa eh!), condivisi con il solo scopo di raccogliere risposte e quindi collezionare coinvolgimento.

    Senza trasmettere valore.

    Sembra quasi che attraverso questa modalità l’algoritmo, anzi la IA, dimostri di considerare soltanto gli impulsi che arrivano dai post, senza badare al valore e alla qualità.

    Sono infatti molti utenti che hanno capito questa modalità e la sfruttano. Non è una colpa, è solo una constatazione.

    Cosa caratterizza i contenuti su Threads

    Infatti, se andiamo a vedere cosa poi considera la IA per meglio spingere verso l’alto i contenuti, troviamo:

    • suggerire o insegnare qualcosa di nuovo all’interno della propria area di competenza. Questa modalità viene spesso usata iniziando con una domanda con qualche considerazione. O anche, il contrario, breve considerazione e poi domanda aperta del tipo “e tu come faresti?”;
    • aiutare a risolvere un problema. Questa è una modalità che viene completamente ribaltata. Il problema viene proposto agli utenti attraverso esempi banali e semplici, ponendo domande altrettanto semplici. Da qui si scatena la ridda di risposte;
    • iniziare una conversazione di temi molto semplici, in stile Yahoo Answers, appunto, e poi condividere la propria esperienza. Si chiude con la classica domanda “io ho fatto così, ma al posto mio come vi comportereste?”;
    • iniziare una conversazione con il solo scopo di generare like e risposte. Questa è la modalità classica che vede la condivisione di temi più disparati del tipo “sono di Milano ma mi piace la cucina romana, e a voi?”. E via di seguito con risposte che arrivano a misurare anche chilometri.

    Il rischio di rimanere spiazzati

    Tutto questo finisce per spiazzare chi ha sperato che Threads potesse nel tempo diventare in realtà un vero luogo di approfondimento, di condivisione di notizie e di informazioni. E perchè no, anche di considerazioni più vaste, ma che avessero alla base la condivisione di contenuti che portassero alla costruzione di Relazioni.

    Per non parlare della scarsa considerazione dei link. Anche Threads, come tutte le piattaforme Meta, tende a mortificare la condivisione con lo scopo di mantenere all’interno le conversazioni con le considerazioni trattare poco sopra.

    Threads, opportunità ancora inespressa

    Threads resta ancora una grande opportunità, mostra di avere, nonostante tutto, un potenziale enorme ancora del tutto inespresso.

    Al momento, però, Threads appare privo di un’identità chiara, dimostrando come l’IA che regola queste piattaforme non sia necessariamente sinonimo di qualità condivisa.

    Mi rendo conto benissimo che queste mie considerazioni possano non trovare d’accordo molti ed è questo il bello del confronto. Se avete considerazioni da aggiungere o se avete voglia di dire che queste considerazioni sono tutte sballate, potete scrivere nei commenti qui sotto o sui miei canali social dove rispondo sempre molto volentieri.

     

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