Categoria: Intelligenza Artificiale

In questa categoria troverete articoli su Intelligenza Artificiale e Machine Learning, soprattutto su come queste tecnologie stanno evolvendosi, con esempi concreti

  • Non lo hanno visto arrivare: DeepSeek, l’IA open source

    Non lo hanno visto arrivare: DeepSeek, l’IA open source

    Non l’hanno visto arrivare. DeepSeek, un modello IA open-source sviluppato in Cina, ha sconvolto il mercato, mettendo in discussione il dominio di OpenAI e Google. Con costi ridotti e alte prestazioni, potrebbe ridefinire il futuro dell’IA generativa.

    Non l’hanno visto arrivare…Potrebbe essere questo il titolo per descrivere ciò che è successo e sta succedendo ancora.

    Come abbiamo visto, e raccontato, l’intelligenza artificiale generativa ha visto negli ultimi anni una corsa sfrenata, dominata principalmente dagli Stati Uniti con OpenAI, Google e Microsoft a contendersi il primato.

    Adesso un nuovo attore è entrato in scena e ha sconvolto il mercato. Si tratta di DeepSeek, un modello di intelligenza artificiale sviluppato in Cina, totalmente open-source e in grado di competere con i giganti occidentali.

    Il suo arrivo ha già avuto ripercussioni pesanti su Wall Street e potrebbe cambiare per sempre il panorama dell’IA generativa. Ma DeepSeek è davvero un “GPT killer”? E quali saranno le conseguenze di questa rivoluzione?

    Cos’è DeepSeek e perché è diverso dagli altri modelli

    DeepSeek è un modello di intelligenza artificiale generativa sviluppato da una startup cinese fondata nel 2023. A differenza di ChatGPT, Gemini e Copilot, DeepSeek-R1 è completamente open-source, il che significa che chiunque può scaricarlo, modificarlo e utilizzarlo senza costi.

    Questa è la prima grande differenza rispetto ai modelli statunitensi, che sono chiusi e proprietari, costringendo aziende e sviluppatori a pagare per il loro utilizzo.

    Un altro aspetto rivoluzionario è il costo di sviluppo: DeepSeek è stato realizzato con meno di 6 milioni di dollari, mentre OpenAI, Google e Microsoft investono miliardi nella loro infrastruttura di IA.

    Inoltre, a causa del divieto imposto dagli Stati Uniti sull’esportazione di chip avanzati in Cina, gli sviluppatori di DeepSeek hanno dovuto trovare soluzioni alternative, dimostrando che non servono necessariamente GPU Nvidia di ultima generazione per creare modelli AI di alto livello.

    Non lo hanno visto arrivare: DeepSeek, l'IA open source
    Non lo hanno visto arrivare: DeepSeek, l’IA open source

    L’effetto DeepSeek su Wall Street: una scossa per le Big Tech

    L’uscita di DeepSeek non è passata inosservata nel mondo della finanza. Le azioni di Nvidia sono crollate del 17% in un solo giorno, con una perdita di circa 680 miliardi di dollari di capitalizzazione, segnando la peggiore disfatta nella storia della borsa statunitense per una singola azienda.

    Anche altre Big Tech, come Microsoft, Alphabet (Google) e Meta, hanno subito un calo significativo.

    Il motivo? Se un modello come DeepSeek può essere creato con hardware più economico ed essere open-source, allora il dominio delle Big Tech sull’IA generativa potrebbe non essere più garantito.

    L’effetto domino potrebbe essere devastante per chi ha puntato tutto su un’intelligenza artificiale proprietaria. Fino ad oggi, il mercato ha dato per scontato che servissero investimenti miliardari per dominare il settore dell’IA.

    DeepSeek ha dimostrato che questa narrazione potrebbe non essere per sempre.

    Chi c’è dietro DeepSeek?

    DeepSeek è stato fondato da Liang Wenfeng, un imprenditore cinese con un background in ingegneria del software e intelligenza artificiale.

    Prima di lanciare DeepSeek, Liang aveva co-fondato High-Flyer, un hedge fund basato su algoritmi AI, che ha dimostrato come l’intelligenza artificiale potesse essere applicata con successo alla finanza.

    Nel 2023 ha deciso di fondare DeepSeek con un obiettivo ambizioso: rendere l’IA accessibile a tutti attraverso l’open-source, sfidando il modello proprietario imposto dagli Stati Uniti.

    Grazie ai finanziamenti di High-Flyer, DeepSeek è riuscita a sviluppare un modello di intelligenza artificiale avanzato con risorse limitate, sfidando i giganti della Silicon Valley con una filosofia completamente diversa.

    Ma DeepSeek è un GPT killer?

    La domanda che tutti si pongono è: DeepSeek può davvero mettere in crisi OpenAI e gli altri colossi dell’IA? La risposta è complessa.

    Sul piano tecnico, ChatGPT ha ancora alcuni vantaggi, come un’infrastruttura cloud avanzata e l’integrazione multimodale (testo, immagini, video, audio). Tuttavia, DeepSeek ha dimostrato che si può competere ad armi pari con meno risorse e con un modello open-source.

    Ma il vero pericolo per OpenAI, Google e Microsoft non è solo la tecnologia: è il cambio di paradigma che DeepSeek ha introdotto. Se un’IA di alta qualità può essere gratuita e accessibile a tutti, chi pagherà per i modelli proprietari?

    Le conseguenze potrebbero essere enormi, anche se siamo nell’ordine delle ipotesi:

    • Più aziende e sviluppatori potrebbero scegliere DeepSeek al posto di modelli proprietari.
    • Il mercato dell’IA potrebbe frammentarsi con più modelli open-source indipendenti.
    • Il dominio statunitense sull’IA generativa potrebbe indebolirsi, aprendo la strada a nuove alternative globali.

    Il futuro dell’IA generativa dopo DeepSeek

    DeepSeek ha già cambiato le regole del gioco e costretto le Big Tech a ripensare la loro strategia.

    Gli Stati Uniti dovranno decidere se regolamentare ancora di più l’IA o adottare un approccio più aperto per competere con l’ondata open-source.

    Nel frattempo, DeepSeek ha già dimostrato che l’IA generativa non è più un gioco solo per le multinazionali: il futuro potrebbe essere molto più decentralizzato e accessibile di quanto si pensasse fino a ieri.

    Una cosa è certa: il monopolio dell’IA è stato messo in discussione. Tutto nel giro di 48 ore.

     

  • OpenAI sanzionata dal Garante per ChatGPT

    OpenAI sanzionata dal Garante per ChatGPT

    Il Garante privacy sanziona OpenAI per ChatGPT: multa di 15 milioni di euro e una campagna di sei mesi per informare utenti e non-utenti sulla gestione dei dati personali.

    Il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha concluso l’istruttoria nei confronti di OpenAI, imponendo una sanzione di 15 milioni di euro e ordinando una campagna informativa di sei mesi.

    Si tratta di un provvedimento che non solo segna un punto di svolta per la regolamentazione dei servizi basati sull’intelligenza artificiale, ma che punta anche a garantire maggiore trasparenza e consapevolezza agli utenti e ai non-utenti del popolare chatbot ChatGPT.

    Garante, le motivazioni del provvedimento

    L’istruttoria, avviata nel marzo 2023, ha portato alla luce diverse violazioni da parte di OpenAI. Ricorderete certamente quando il chatbot fu reso indisponibile nel nostro paese con la corsa all’utilizzo di VPN.

    Tra queste spiccano l’assenza di una base giuridica adeguata per il trattamento dei dati personali utilizzati nell’addestramento di ChatGPT, il mancato rispetto del principio di trasparenza e l’inosservanza degli obblighi informativi previsti dal GDPR.

    Inoltre, OpenAI non ha notificato al Garante una violazione dei dati subita nel marzo 2023, un fatto che ha aggravato la situazione.

    Un altro aspetto critico riguarda la mancanza di meccanismi di verifica dell’età, che espone i minori di 13 anni a risposte potenzialmente inadatte al loro grado di sviluppo.

    OpenAI sanzionata dal Garante per ChatGPT
    OpenAI sanzionata dal Garante per ChatGPT

    Questo tema, in particolare, evidenzia come l’uso dell’intelligenza artificiale necessiti di un approccio più attento e responsabile verso le fasce più vulnerabili della popolazione.

    OpenAI e la campagna per la trasparenza

    Sempre nel provvedimento, il Garante ha ordinato a OpenAI di avviare una campagna informativa su radio, televisione, giornali e Internet.

    La durata della campagna sarà di sei mesi e i contenuti saranno concordati con l’Autorità.

    L’obiettivo è duplice:

    • aumentare la consapevolezza sul funzionamento di ChatGPT e sui meccanismi di raccolta e trattamento dei dati personali;
    • informare il pubblico sui diritti garantiti dal GDPR, tra cui il diritto di opposizione, rettifica e cancellazione dei propri dati.

    La campagna vuole offrire agli utenti e ai non-utenti strumenti concreti per opporsi all’uso dei propri dati personali nell’addestramento dell’intelligenza artificiale.

    Questo provvedimento segna una svolta, ponendo l’accento sull’importanza di rendere trasparente il rapporto tra tecnologia e diritti individuali.

    La decisione del Garante non si limita a sanzionare le violazioni, ma punta a informare meglio gli utenti e a stimolare un dibattito su temi che riguardano tutti.

    L’Europa e il trasferimento della sede OpenAI in Irlanda

    Un elemento interessante emerso durante l’istruttoria è il trasferimento del quartier generale europeo di OpenAI in Irlanda.

    Questo spostamento comporta l’applicazione del cosiddetto “one stop shop”, una regola prevista dal GDPR che assegna all’Autorità di protezione dati irlandese (DPC) il ruolo di capofila per i procedimenti che riguardano l’azienda sul territorio europeo.

    Il Garante italiano ha quindi trasmesso gli atti del procedimento al DPC, affinché possa proseguire l’istruttoria relativa a eventuali violazioni di natura continuativa non esauritesi prima dell’apertura dello stabilimento europeo.

    Questo passaggio rappresenta un esempio concreto di cooperazione tra autorità europee nella gestione di questioni complesse legate all’intelligenza artificiale.

    Le conseguenze per il settore dell’IA

    Il provvedimento del Garante non si limita a colpire OpenAI, ma manda un messaggio chiaro a tutte le aziende che operano nel settore dell’intelligenza artificiale: non si può prescindere dal rispetto delle norme sulla protezione dei dati personali.

    La gestione responsabile dei dati non è solo un obbligo legale, ma una condizione essenziale per costruire un rapporto di fiducia con gli utenti.

    Allo stesso tempo, la decisione sottolinea l’importanza di una regolamentazione condivisa a livello europeo, in grado di affrontare le sfide poste da tecnologie sempre più pervasive. L’istruttoria e le sue conclusioni mostrano come il GDPR possa essere un riferimento solido per governare l’evoluzione tecnologica, garantendo diritti e tutele.

    Verso una maggiore consapevolezza

    La campagna informativa voluta dal Garante rappresenta un passo importante per colmare il divario tra innovazione tecnologica e conoscenza da parte del pubblico.

    In un momento in cui l’intelligenza artificiale entra sempre più nelle nostre vite, sapere come vengono gestiti i nostri dati personali è fondamentale per fare scelte consapevoli.

    Questo caso, pur mettendo in evidenza criticità significative, offre anche un’opportunità: quella di riflettere sul ruolo delle istituzioni, delle aziende e dei cittadini nel plasmare un futuro tecnologico più trasparente, etico e rispettoso dei diritti di tutti.

    [L’immagine di copertina è stata realizzata da @franzrusso attraverso strumenti di intelligenza artificiale generativa]

  • Projects di ChatGPT, come funziona e a chi può essere utile

    Projects di ChatGPT, come funziona e a chi può essere utile

    Projects di ChatGPT è la nuova dashboard di OpenAI per organizzare progetti, collaborare in tempo reale e gestire materiali in un unico spazio. Ecco come la IA semplifica il lavoro.

    Il mese di dicembre è spesso associato ai regali, e quest’anno OpenAI non ha fatto eccezione, portando una nuova funzionalità per i suoi utenti: Projects di ChatGPT.

    Parte del programma “12 Days of OpenAI“, che celebra la chiusura di un anno ricco di innovazioni, Projects si propone come uno strumento fondamentale per chi cerca un modo più organizzato e collaborativo per gestire il proprio lavoro. QUi vedremo la motivazione che ha spinto OpenAI in questa direzione, come opera questa nuova funzionalità e a chi potrebbe essere utile.

    Il regalo di Natale di OpenAI per la produttività

    La decisione di OpenAI di lanciare Projects proprio in questo periodo non è casuale. Con l’iniziativa natalizia “12 Days of OpenAI”, l’azienda celebra la propria community offrendo nuove funzionalità che non solo migliorano l’esperienza utente, ma puntano a ridefinire il modo in cui lavoriamo.

    L’idea di Projects nasce dall’osservazione di un bisogno sempre più evidente: uno spazio integrato per gestire, raccogliere e condividere informazioni senza dover abbandonare l’interfaccia di ChatGPT.

    Come ormai sappiamo bene, l’uso della IA Generativa, come quella di ChatGPT, è sempre più esteso a tutti il livelli.

    Ma di fronte a tutte le possibilità che ChatGPT offre, OpenAI ha cercato di soddisfare quella che in effetti era una grande necessita per gli utenti. Ossia creare un luogo all’interno del quale organizzare meglio i lavori. Raggruppandoli in diversi progetti in modo da avere tutto sotto controllo.

    Projects mira a colmare questo vuoto, offrendo una soluzione centralizzata che semplifica e ottimizza il flusso di lavoro.

    Projects di ChatGPT, come funziona e a chi può essere utile
    Projects di ChatGPT, come funziona e a chi può essere utile

    Come funziona Projects di OpenAI

    Projects di ChatGPT è accessibile direttamente dall’interfaccia principale di ChatGPT e si presenta come una dashboard dedicata alla gestione del lavoro. Vediamo nel dettaglio come si usa e quali sono le sue funzionalità principali:

    Creazione e organizzazione dei progetti

    Ogni utente può creare un nuovo progetto, che diventa uno spazio dedicato in cui raccogliere appunti, materiali e idee. Questo spazio è facilmente navigabile e personalizzabile, consentendo di strutturare il lavoro in sezioni o task specifici.

    Raccolta dei materiali di lavoro

    Projects permette di caricare file come documenti, immagini o fogli di calcolo, creando un archivio centralizzato. Inoltre, ChatGPT può utilizzare questi file per generare analisi, riassunti o nuove idee. È possibile aggiungere ai singoli progetti tutte le conversazioni che avete aperto con ChatGPT e ritrovarle tutte in un unico cruscotto di lavoro.

    Collaborazione in tempo reale

    Una delle caratteristiche più interessanti è la possibilità di invitare altri utenti a partecipare a un progetto. I membri del team possono visualizzare, modificare e aggiungere contenuti, rendendo Projects un vero strumento collaborativo.

    Traccia delle modifiche

    Ogni modifica viene registrata, consentendo di monitorare l’evoluzione del progetto nel tempo e di tornare a versioni precedenti se necessario.

    Integrazione con strumenti esterni

    Projects supporta l’integrazione con app come Google Drive, Trello o Slack, facilitando l’importazione e l’esportazione di materiali.

    Personalizzazione e automazione

    Grazie all’intelligenza artificiale, Projects può suggerire priorità, generare promemoria e automatizzare alcune attività ripetitive, aumentando la produttività complessiva.

    A chi può essere utile Projects di OpenAI

    La versatilità di Projects lo rende uno strumento adatto a diverse categorie di utenti. Ecco alcuni esempi:

    Professionisti freelance

    Creativi, consulenti e scrittori possono utilizzare Projects per gestire i propri lavori. La capacità di raccogliere materiali in un unico spazio e generare contenuti direttamente con ChatGPT è un vantaggio competitivo.

    Collaborazione in Team

    Aziende e gruppi di lavoro che si affidano alla collaborazione possono trovare in Projects uno strumento ideale per centralizzare informazioni, assegnare compiti e monitorare il progresso.

    Ricercatori e studenti

    Projects è perfetto per organizzare ricerche, raccogliere fonti e annotare idee, mantenendo tutto ordinato e facilmente accessibile.

    Project Manager di progetti complessi

    Chi lavora su progetti che richiedono una gestione precisa di risorse, materiali e tempistiche troverà in Projects un alleato indispensabile.

    Perché usare Projects di ChatGPT

    Il vero valore di Projects risiede nella sua integrazione con ChatGPT. Non è solo uno strumento di gestione, ma una piattaforma in cui l’intelligenza artificiale diventa un partner attivo. La possibilità di generare contenuti, analizzare dati e collaborare rende Projects un passo avanti rispetto agli strumenti tradizionali.

    Con Projects, OpenAI ha fatto molto più che aggiungere una nuova funzionalità: ha creato un ecosistema che rende la produttività più semplice, intelligente e collaborativa.

    Un regalo perfetto perfetto in questo momento.

    OpenAI continua con la sua iniziativa “12 Days of OpenAI” fino al 25 dicembre 2024, offrendo altre novità per rendere l’esperienza con ChatGPT sempre più ricca e innovativa.

    [Tutte le immagini di questo articolo e delle condivisioni sui canali socia sono state realizzate attraverso IA Generativa]

  • IA e possibili rischi di disinformazione, il caso Grok

    IA e possibili rischi di disinformazione, il caso Grok

    L’IA generativa offre opportunità straordinarie ma solleva anche enormi rischi di disinformazione. Grok, l’intelligenza artificiale di X, disponibile per tutti, rappresenta al momento un esempio emblematico.

    Negli ultimi anni, come abbiamo più volte sottolineato qui su InTime Blog, l’intelligenza artificiale generativa ha fatto passi da gigante, offrendo strumenti potenti per creare contenuti visivi, testuali e multimediali.

    A fronte di tutto questo, la crescente accessibilità di queste tecnologie sta sollevando nuove domande sulla loro sicurezza e sull’impatto sociale.

    Un esempio emblematico, per cercare di essere più chiari, è dato da Grok, il chatbot IA sviluppato da xAI, ora disponibile gratuitamente sulla piattaforma X. Grazie a funzionalità avanzate come la generazione di immagini, Grok apre infinite possibilità creative, ma anche scenari inquietanti di disinformazione.

    IA e Grok, l’esperimento che fa riflettere

    Immaginate una fotografia apparentemente innocua: Elon Musk, Giorgia Meloni e Donald Trump ritratti insieme in un contesto formale. Nulla di più normale, se non fosse che quell’immagine è completamente falsa, generata con l’ausilio di strumenti di IA come Grok.

    In pochi minuti è possibile creare contenuti visivi realistici che, se non analizzati con attenzione, potrebbero essere scambiati per veri.

    Questo semplice esperimento evidenzia un rischio significativo: la capacità dell’IA di manipolare la realtà, alimentando potenzialmente la disinformazione su larga scala.

    Non è un caso isolato. Di recente, un breve video mostrava Elon Musk e Giorgia Meloni intenti a baciarsi, apparentemente durante la riapertura della basilica di Notre Dame a Parigi. Sebbene il video fosse stato creato partendo da una fotografia reale, la scena del bacio era completamente artefatta.

    donald trump immagini grok IA disinformazione franzrusso

    Molti utenti, tuttavia, hanno creduto che il video fosse autentico, dimostrando come sia facile trasformare un contesto reale in un fatto inesistente e dargli credibilità proprio grazie al legame con elementi reali.

    Facilità d’uso e rischi disinformazione 

    Un ulteriore esperimento è stato condotto da me, con l’intento di dimostrare la facilità con cui si possono generare contenuti di questo tipo.

    Utilizzando Grok, infatti, sono stato in grado di creare ben 15 immagini che ritraggono Elon Musk e Giorgia Meloni insieme, senza incontrare alcuna barriera o limitazione.

    immagine grok fake Musk Meloni franz russo 2024
    Uno degli esempi di immagine generate con Grok con Elon Musk e la presidente Giorgia Meloni

    Sebbene le immagini includessero un watermark visibile, ciò non ha impedito di creare contenuti in serie che, decontestualizzati, possono facilmente alimentare disinformazione.

    Inoltre, rimuovere il watermark con un comune programma di editing risulta un’operazione semplice e alla portata di chiunque, rendendo invisibile di fatto uno dei pochi elementi di riconoscimento della natura artificiale di queste immagini.

    Questo per dimostrare quanto sia immediato passare da un utilizzo creativo a uno che alimenta potenziali distorsioni della realtà. La possibilità di creare immagini realistiche in serie, senza alcun filtro o controllo, alimenta ulteriormente il rischio di disinformazione e di perdita di fiducia nei contenuti digitali.

    Grok, strumento IA all’avanguardia

    Grok è uno strumento all’avanguardia, senza dubbio, progettato per rispondere a domande, analizzare immagini e persino generare contenuti visivi. Da poco reso disponibile anche per gli utenti non abbonati alla piattaforma X, Grok si pone come alternativa a chatbot più noti come ChatGPT o Gemini.

    Per gli utenti non abbonati a Premium+ sono previste alcune limitazioni:

    • Richieste: si possono inviare fino a 10 richieste ogni due ore.
    • Analisi immagini: la capacità di Grok di interpretare e rispondere a domande su immagini caricate dagli utenti.
    • Generazione di immagini: fino ad un massimo di 3 immagini al giorno.

    La sua caratteristica distintiva? Un approccio informale e talvolta ironico che riflette la personalità del suo creatore, Elon Musk. Ma la facilità con cui si possono creare immagini credibili, senza particolari restrizioni, solleva interrogativi sulla necessità di regolamentare questi strumenti.

    IA e disinformazione: un problema reale

    La possibilità di generare immagini e contenuti testuali altamente realistici rappresenta un rischio elevato, soprattutto in un periodo storico come quello che stiamo vivendo.

    In un contesto dove i contenuti vengono condivisi e consumati in pochi secondi, distinguere il reale dal falso diventa sempre più complesso.

    immagine grok fake Musk Meloni franz russo 2024
    Immagine realizzata con Grok, alla sinistra ELon Musk e alla destra la presidente Giorgia Meloni
    Immagine realizzata con Grok, alla sinistra ELon Musk e alla destra la presidente Giorgia Meloni
    Immagine realizzata con Grok, alla sinistra ELon Musk e alla destra la presidente Giorgia Meloni

    L’IA generativa, se utilizzata in modo improprio, può creare narrazioni ingannevoli, alterare il dibattito pubblico e minare la credibilità delle fonti affidabili.

    Le conseguenze di questo fenomeno sono già evidenti.

    Dai deepfake che manipolano video di figure pubbliche (quello citato prima tra Musk e la Meloni a Parigi), alle immagini che alimentano teorie complottiste, il rischio è che la disinformazione diventi ancora più difficile da arginare.

    Inoltre, piattaforme come X, che puntano su questi strumenti per attrarre e coinvolgere gli utenti, hanno la responsabilità di garantire un utilizzo etico e trasparente della tecnologia.

    In relazione proprio a X, questo è ancora più necessario. Proprio perché Grok si alimenta dei contenuti condivisi sulla piattaforma. E poi, di recente, la piattaforma ha cambiato le condizioni di utilizzo della piattaforma specificando che i post degli utenti serviranno ad alimentare proprio strumenti di IA con un accordo tacito, senza possibilità di scelta.

    Opportunità e sfide dell’IA generativa

    Non tutto, però, è negativo.

    L’intelligenza artificiale generativa offre anche opportunità straordinarie. Può essere un alleato nella creazione di contenuti educativi, nel supporto alla creatività artistica e persino nella ricerca scientifica.

    Ma come ogni tecnologia potente, necessita di regole chiare e di un utilizzo consapevole. L’equilibrio tra innovazione e sicurezza è una sfida cruciale per il futuro.

    Un passo fondamentale è sensibilizzare gli utenti. Sapere che un’immagine o un testo possono essere generati dall’IA è il primo passo per approcciare questi contenuti con spirito critico.

    Inoltre, le aziende che sviluppano queste tecnologie dovrebbero puntare su sistemi più sofisticati di riconoscimento dei contenuti artificiali, dato che il semplice watermark, come dimostrato, è facilmente rimovibile con strumenti di editing comuni, riducendo la sua efficacia come deterrente.

    E anche provare a migliorare e rafforzare i limiti di utilizzo, evitando situazioni sensibili. Questo per evitare che si possa ricorrere a questi strumenti per creare fake news e disinformazione.

    Oltre a questo, le aziende dovrebbero intensificare i controlli e intervenire immediatamente nel momento in cui ci si accorge che certi contenuti (come quello di Musk e Meloni a Parigi) sono usati sulle piattaforme con l’intendo di disorientare il pubblico.

    Serve una maggiore consapevolezza

    Questa riflessione non vuole demonizzare l’IA generativa, ma piuttosto invitare a un uso responsabile e consapevole.

    La tecnologia in sé non è il problema: è l’uso che se ne fa a determinare il suo impatto. Strumenti come Grok hanno un potenziale enorme, ma è fondamentale istruire gli utenti e introdurre norme che ne regolino l’utilizzo.

    Viviamo in un’epoca in cui la realtà digitale si intreccia sempre più con quella fisica. Essere informati, critici e consapevoli è la chiave per affrontare le sfide di un mondo in continua evoluzione.

    Perché, alla fine, il vero potere dell’intelligenza artificiale risiede nella nostra capacità di governarla con saggezza.

    [Tutte le immagini presenti in questo articolo sono state realizzate usando l’intelligenza artificiale Grok, con evidente watermark sulle stesse immagini]

  • Rapporto Censis 2024: l’Italia tra crescita del digitale e superficialità

    Rapporto Censis 2024: l’Italia tra crescita del digitale e superficialità

    Il Rapporto Censis Comunicazione 2024 analizza l’evoluzione digitale in Italia: dati su internet, piattaforme digitali, IA e la crisi della lettura. Sperando in un futuro più consapevole.

    La presentazione del Rapporto Censis è uno di quei momenti che servono a confermare o ribaltare (cit.) la situazione. Sinceramente, non è un momento che serve per scoprire nuovi trend, no. Questo è uno di quei momenti dell’anno per capire se tutto quello che abbiamo osservato nell’ultimo anno trova conferma o meno.

    E, da ciò che risulta dal Rapporto Censis Comunicazione 2024, molti dei dati sono confermati. Anche con una visione più ampia. Ed è proprio questo lo scopo per parlare di questo importante rapporto.

    Ovviamente, ci concentreremo sui dati che riguardano Internet, l’informazione digitale e le piattaforme digitali. Ma useremo anche gli altri dati del rapporto per fare un veloce confronto con quelli che sono, appunto, di nostro interesse.

    Internet sempre più parte del quotidiano degli italiani

    Negli ultimi 12 mesi si è consolidato l’uso di internet tra gli italiani, con una percentuale di utenti che ha raggiunto l’89,1%, registrando un aumento di 1,1 punti rispetto all’anno precedente. Questo dato evidenzia una stretta correlazione con l’utilizzo degli smartphone, che coinvolge l’88,2% della popolazione, e con quello dei social media, pari all’82,0%.

    Ad oggi i tre quarti delle persone anziane e i quattro quinti dei soggetti meno istruiti hanno familiarità con strumenti connessi in rete. Questo per evidenziare quando la rete sia sempre più parte del quotidiano degli italiani.

    Ci informiamo attraverso lo smartphone

    E parlando di “quotidiano”, il Rapporto Censis Comunicazione 2024 evidenza come 4 italiani su 5 (l’83,7%) si informano attraverso il proprio smartphone.

    Tra questi, il 37,9% degli utenti preferisce svolgere ricerche mirate, mentre il 28,2% consulta più fonti per ottenere una visione più ampia e dettagliata.

    Il 25,4% legge articoli completi direttamente sullo smartphone, e il 13,2% si limita invece a leggere solo i titoli.

    Rapporto Censis 2024: l'Italia tra crescita del digitale e superficialità

    Sempre più visualizzatori

    Una parte del pubblico, pari al 12,3%, presta attenzione anche ai commenti dei lettori e follower, mentre il 12,1% si concentra principalmente sui video, con una prevalenza tra i giovani di età compresa tra 14 e 29 anni (16,7%).

    Solo l’8,1% si ferma alle immagini, un dato che sale al 9,7% nella stessa fascia giovanile.

    Infine, il 5,2% degli utenti commenta o scrive post, il 4,6% li condivide, e il 3,7% utilizza lo smartphone per informarsi ascoltando podcast.

    In base a queste abitudini, gli utenti possono essere distinti in lettori e visualizzatori.

    Sebbene i visualizzatori siano ancora una minoranza, il loro numero è in forte crescita, grazie all’influenza delle piattaforme basate su contenuti visivi (come Instagram, Telegram e TikTok) e alla sempre minore abitudine di leggere testi lunghi.

    Sempre meno abituali a leggere testi lunghi

    Attenzione a questo ultimo dato. Il Rapporto Censis evidenzia un trend già noto, ma val la pena sottolinearlo. La progressiva diminuzione dell’abitudine a leggere testi lunghi riflette il cambiamento nei consumi culturali, spinti dalla preferenza per contenuti rapidi e visivi.

    Questo trend, favorito dalle piattaforme digitali, produce effetti evidenti a lungo termine sulla capacità di approfondimento e sulla qualità del dibattito pubblico che si osserva sul web e sulle piattaforme.

    Si legge sempre meno in Italia e i dati del rapporto sono una conferma triste di ciò che già sappiamo. I quotidiani cartacei venduti in edicola, che nel 2007 erano letti dal 67,0% degli italiani, sono calati al 22,0% nel 2023 (con una differenza pari a -3,4% in un anno e a -45,0% in quindici anni).

    Anche il numero di utenti che accedono ai quotidiani online è in calo, attestandosi al 30,5% degli italiani, con una diminuzione del 2,5% rispetto all’anno precedente.

    Invece, l’utenza dei siti web d’informazione generici rimane stabile al 58,1%, lo stesso valore del 2022, ma con un incremento del 21,6% rispetto al 2011.

    Nel 2023, si interrompe il calo di lettori di libri: il 45,8% degli italiani legge volumi cartacei, con un aumento del 3,1% rispetto all’anno precedente, anche se il dato segna una flessione del 13,6% rispetto al 2007. Inoltre, il 5,3% degli italiani si affida agli audiolibri.

    Tra le piattaforme, in calo X e crolla Snapchat

    Tra i giovani di età compresa tra 14 e 29 anni, l’uso delle piattaforme online mostra una solida affermazione.

    WhatsApp è la più utilizzata, raggiungendo il 93,0% degli utenti, seguita da YouTube con il 79,3%, Instagram con il 72,9% e TikTok con il 56,5%.

    Alcune piattaforme registrano una lieve contrazione: Facebook scende dal 51,4% nel 2022 al 50,3%, Spotify cala dal 51,8% al 49,6%, mentre X/Twitter registra una diminuzione dal 20,1% al 17,2%.

    Anche Telegram registra una flessione significativa, passando dal 37,2% al 26,3%, e Snapchat crolla dal 23,3% all’11,4%.

    LinkedIn, invece, mantiene una quota del 9,6%.

    Il Rapporto Censis Comunicazione 2024 prende in esame anche l’Intelligenza Artificiale.

    Per gli Italiani la IA avrà impatto sul lavoro

    Attualmente, i software per la generazione di immagini sono utilizzati dall’8,4% degli italiani, mentre quelli per la creazione di testi, come ChatGPT e strumenti simili, coinvolgono l’8,2% della popolazione.

    Nonostante questi dati, il 65,5% degli italiani teme che l’IA avrà un impatto devastante sull’occupazione, sostituendo le persone con computer e chatbot.

    D’altra parte, il 37,4% vede un’opportunità: l’intelligenza artificiale potrebbe liberarci dai lavori monotoni e ripetitivi, consentendo di dedicarsi maggiormente ad attività creative.

    Inoltre, il 55,9% prevede che l’IA porterà significativi miglioramenti nelle cure mediche, mentre il 45,4% ritiene che i benefici principali riguarderanno la ricerca scientifica e il 44,5% si aspetta progressi in ambito sanitario, sia per la diagnosi che per le terapie.

    La maggioranza degli italiani, pari all’82,0%, considera indispensabile l’introduzione di regole precise per limitare le applicazioni dell’IA, mentre solo il 18,0% si oppone a tali regolamentazioni.

    Conclusione

    Il Rapporto Censis Comunicazione 2024 ci offre uno spaccato utile della società italiana, evidenziando come l’evoluzione digitale abbia trasformato le nostre abitudini e i nostri strumenti di informazione.

    Se da un lato l’accesso a internet e l’uso delle piattaforme digitali sono diventati elementi centrali nella vita quotidiana, dall’altro emergono questioni cruciali legate: alla qualità del consumo culturale; al declino della lettura e all’affermarsi di modalità di fruizione sempre più rapide e visive.

    Questi cambiamenti rappresentano una sfida enorme per la capacità di approfondimento e il dibattito pubblico su cui sarebbe necessaria più di una riflessione. Ma allo stesso tempo offrono opportunità inedite per innovare i modi in cui produciamo e condividiamo conoscenza.

    La diffusione dell’intelligenza artificiale, tra timori e aspettative, ci pone davanti a domande etiche e regolamentari fondamentali, segnando un nuovo confine tra progresso tecnologico e responsabilità.

    Guardare al futuro con consapevolezza significa cogliere questi segnali non solo come semplici dati, ma come indicazioni di un percorso da intraprendere, dove il digitale non sia solo consumo, ma anche occasione di crescita culturale e sociale.

    In questo contesto, il ruolo di ciascuno di noi rimane centrale: utenti, lettori e cittadini, sempre più consapevoli, che possono ancora fare la differenza.

    [L’immagine di copertina è realizzata da @franzrusso utilizzando strumenti di IA Generativa]

     

  • Amazon rafforza la collaborazione con Anthropic per il futuro dell’IA Generativa

    Amazon rafforza la collaborazione con Anthropic per il futuro dell’IA Generativa

    Amazon investe altri 4 miliardi di dollari, portando ad 8 l’investimento complessivo, in Anthropic. Si rafforza la competizione nell’IA generativa con AWS e modelli avanzati per rivoluzionare il mercato.

    Amazon ha recentemente incrementato il suo investimento in Anthropic, la startup americana specializzata in intelligenza artificiale, con un ulteriore apporto di 4 miliardi di dollari, portando l’investimento totale a 8 miliardi. Questo investimento segna un passo strategico per Amazon, che punta a consolidare la sua presenza nel mercato dell’IA generativa, uno dei settori tecnologici più promettenti del futuro.

    Una collaborazione strategica per il futuro dell’IA

    Attraverso questo accordo, Anthropic ha nominato Amazon Web Services (AWS) come partner principale per l’addestramento e l’esecuzione dei suoi modelli di intelligenza artificiale. La startup utilizzerà i chip personalizzati Trainium e Inferentia di AWS, progettati per ottimizzare le prestazioni e ridurre i costi dell’addestramento dei modelli di IA, rafforzando così l’ecosistema tecnologico di Amazon.

    Amazon rafforza la collaborazione con Anthropic per il futuro dell'IA Generativa

    Anthropic, fondata nel 2021 dai fratelli Dario e Daniela Amodei, ex membri di OpenAI, è nota per aver sviluppato il chatbot Claude, un diretto concorrente di ChatGPT. Questa collaborazione permette ad Amazon di accedere alle tecnologie avanzate di Anthropic, che saranno integrate nei servizi di AWS, come Amazon Bedrock, offrendo ai clienti soluzioni innovative di IA generativa.

    Amazon e il mercato dell’IA generativa

    L’ingresso di Amazon nel mercato dell’IA generativa rafforza la competizione con altri giganti tecnologici, tra cui Microsoft e Google.

    • Microsoft, grazie al suo investimento in OpenAI, ha integrato i modelli di ChatGPT nei servizi Azure.
    • Google, con la divisione DeepMind, ha sviluppato modelli come Bard, focalizzati sulla generazione e comprensione del linguaggio naturale.

    Con l’integrazione dei modelli di Anthropic, Amazon punta a posizionare AWS non solo come leader nel cloud, ma anche come riferimento per l’adozione di tecnologie di IA generativa da parte delle aziende.

    Un mercato IA Generativa in forte espansione

    Il mercato dell’intelligenza artificiale generativa è in rapida crescita, con proiezioni che indicano un valore globale di 1.000 miliardi di dollari entro il 2027, secondo il Global Technology Report 2024 di Bain. L’aumento della domanda di computing e l’espansione delle infrastrutture dei data center stanno trainando questa evoluzione.

    Accordo Amazon Anthropic
    Amazon Anthropic

    Principali attori del settore

    1. OpenAI: Pioniera nell’IA generativa, ha sviluppato modelli come GPT-4 e ChatGPT, con ampi utilizzi nella creazione di contenuti e nella programmazione. È sostenuta da investimenti significativi di Microsoft.
    2. Google (DeepMind): Leader nella ricerca sull’IA, Google continua a innovare con modelli avanzati come Bard.
    3. Meta: Ha intensificato i suoi sforzi per integrare l’IA generativa nelle piattaforme social, guadagnando un ruolo di rilievo nel settore.
    4. Anthropic: Con il chatbot Claude e il supporto di Amazon, si posiziona come un attore chiave nella competizione globale.

    Impatto dell’accordo tra Amazon e Anthropic

    Questo investimento permette ad Amazon di:

    • Differenziare la piattaforma AWS: Integrando modelli di IA generativa avanzati, AWS diventa una scelta preferenziale per le aziende.
    • Offrire un ecosistema integrato: Grazie alle tecnologie di Anthropic, le aziende possono creare chatbot, analisi predittive e soluzioni di automazione direttamente tramite AWS.

    Nonostante l’investimento significativo, Amazon mantiene una posizione di minoranza in Anthropic, senza un posto nel consiglio di amministrazione. L’accordo ha ricevuto l’approvazione delle autorità di regolamentazione, che hanno giudicato il suo impatto competitivo non problematico.

    L’investimento di Amazon in Anthropic rappresenta molto più di un’operazione finanziaria: è una dichiarazione strategica per posizionarsi tra i leader del mercato dell’IA generativa. Con il supporto tecnologico di AWS, Amazon punta a innovare e a guidare l’adozione di queste tecnologie su scala globale. Una mossa che potrebbe ridefinire il panorama del settore, aprendo nuove possibilità per aziende e consumatori.

  • Lo spot Coca-Cola e la IA, quando la magia non convince

    Lo spot Coca-Cola e la IA, quando la magia non convince

    Lo spot natalizio della Coca-Cola, realizzato con IA, sta dividendo il pubblico. Le critiche riguardano la “freddezza”, imperfezioni varie e mancanza di emozione. Un caso che offre spunti per riflettere su come coniugare innovazione e narrazione.

    Il caso che stiamo per trattare è uno di quelli di cui sui social media si sta discutendo molto. Vale la pena raccontare cosa è successo e provare a trarre delle conclusioni perché ha a che fare con l’Intelligenza Artificiale.

    Ora, chiunque di noi è portato a pensare, attraverso un pensiero tanto nascosto quanto immediato ed effimero, che tutto ciò che riguarda la IA sia perfetto.

    In effetti non è così. O meglio, non è ancora così. Anche se la perfezione della IA poco si addice all’imperfezione umana.

    Il caso riguarda il classico spot natalizio della Coca-Cola. Si sta avvicinando il Natale e l’azienda che ha inventato la figura di Babbo Natale comincia a far girare il suo spot, sempre molto seguito e atteso: “Sta arrivando la magia delle Feste“.

    Lo spot Coca-Cola e la IA

    Solo che stavolta lo spot è stato realizzato con la IA. Ed è il caso di dire, “apriti cielo!”.

    Sui social una marea di commenti negativi che definiscono lo spot “senz’anima” e “privo di qualsiasi creatività”. Dire senz’anima ad uno spot natalizio della Coca-Cola è come mangiare una fetta di torta Sacher senza la cioccolata. Siamo lì.

    Il video, realizzato dall’intelligenza artificiale presenta il classico scenario natalizio che la Coca-Cola ci ha trasmesso sempre attraverso spot del genere. Si vedono i grandi camion rossi della Coca-Cola sulle strade innevate; persone sorridenti con sciarpe e cappelli lavorati a maglia che tengono in mano bottiglie di Coca-Cola.

    Lo spot Coca-Cola e la IA, quando la magia non convince
    Un frame, in alto, dello spot natalizio 2024 di Coca-Cola, realizzato con IA. Il video completo è sul canale YouTube dell’azienda

    Il video di quest’anno è stato inteso come un omaggio allo spot del 1995, appunto, “Holidays Are Coming“, che presentava immagini simili. Ma con attori umani e veri camion.

    Invece, per questa versione 2024 si è voluto sperimentare la IA.

    Sono state realizzate 3 versioni

    Lo spot natalizio è stato creato da tre studi di intelligenza artificiale (Secret Level, Silverside AI e Wild Card), utilizzando quattro diversi modelli di intelligenza artificiale generativa.

    Chris Barber, sviluppatore di intelligenza artificiale di Silverside AI, ha scritto su X che ciascuno degli studi di intelligenza artificiale ha creato una versione diversa della pubblicità, con quella virale che non appartiene a Silverside AI. Questo perché le diverse versioni presentano delle differenze evidenti tra loro.

    Coca-Cola difende la sua scelta

    Un portavoce della Coca-Cola, in un a dichiarazione, ha affermato:

    Coca-Cola Company ha celebrato una lunga storia sulla magia delle feste attraverso contenuti, film, eventi per decenni in tutto il mondo. Come sempre, stiamo esplorando nuovi modi per entrare in contatto con i consumatori e sperimentare approcci diversi. Quest’anno, abbiamo creato film attraverso la collaborazione di narratori umani e il potere dell’intelligenza artificiale generativa. La Coca-Cola rimarrà sempre impegnata a creare il massimo livello di lavoro che vede l’impiego tra creatività umana e tecnologia“.

    Coca-Cola difende la sua scelta per allontanare le critiche e sottolinea la lunga storia fatta di racconti sempre coinvolgenti che, nel corso degli anni, hanno visto l’implementazione sempre crescente della tecnologia. E di questo ne va dato atto.

    Ma a fronte di tutto questo bisogna fare alcune brevi considerazioni.

    Questo esempio ci mostra alcune delle sfide principali da affrontare riguardo all’integrazione dell’intelligenza artificiale nella creatività pubblicitaria. In particolare in contesti dove il contenuto emotivo è fondamentale.

    La freddezza della IA e l’assenza di autenticità

    La critica principale mossa allo spot di Coca-Cola riguarda proprio l’apparente “freddezza” del risultato. Gli spettatori si aspettavano un contenuto che evocasse nostalgia, calore e contatto tra le persone. Elementi che tradizionalmente caratterizzano gli spot natalizi del brand.

    L’uso della IA, invece, ha prodotto un risultato percepito come innaturale, privo di quella “umanità” che rende gli spot memorabili.

    Emozione vs Innovazione

    L’IA è uno strumento potente per la generazione di contenuti, ma in questo caso ha forse fallito nel replicare l’elemento emotivo che solo un tocco umano può garantire.

    La mancanza di autenticità percepita ha probabilmente amplificato il senso di distacco del pubblico.

    La IA senza coinvolgimento

    La scelta di Coca-Cola potrebbe riflettere una tendenza delle aziende a cercare di cavalcare l’onda della tecnologia più recente, senza però considerare l’impatto sul pubblico e sul messaggio.

    In questo caso, il brand ha sacrificato l’aspetto emotivo della sua narrativa per sperimentare l’innovazione tecnologica, ma il risultato ha sollevato polemiche e disappunto.

    La tecnologia deve affiancare, non sostituire

    Questo episodio suggerisce che la tecnologia, inclusa l’IA, può arricchire il processo creativo, ma non dovrebbe sostituire completamente l’approccio umano, soprattutto in contesti dove l’emotività e la connessione sono centrali.

    L’uso della IA nel caso Coca-Cola è un esempio di come l’innovazione tecnologica debba essere attentamente bilanciata con l’autenticità e la capacità di suscitare emozioni. Altrimenti, il rischio è di perdere ciò che rende un marchio davvero memorabile e amato.

    L’IA si sta evolvendo rapidamente, e strumenti sempre più sofisticati potrebbero migliorare la capacità di generare contenuti emotivamente coinvolgenti. Tuttavia, l’empatia non è solo un risultato tecnico, ma anche una questione di comprensione delle aspettative e dei bisogni del pubblico. Perché uno spot sia efficace, deve toccare corde profonde, e questo dipende da una narrazione che solo chi vive esperienze umane può realmente cogliere e tradurre in immagini.

    Gli sviluppi futuri potrebbero includere:

    1. IA addestrata sulle emozioni umane: Sistemi che analizzano più profondamente il linguaggio emotivo e le reazioni del pubblico.
    2. Collaborazione uomo-macchina: L’IA potrebbe affiancare i creativi umani, offrendo spunti e soluzioni visive che i creativi possono affinare per garantire autenticità.
    3. Personalizzazione degli spot: La IA potrebbe creare versioni dello stesso spot che si adattano a diverse sensibilità culturali ed emozionali, aumentando il coinvolgimento.

    Fattore economico e razionalizzazione dei costi

    La scelta di Coca-Cola riflette un’esigenza concreta: la riduzione dei costi. Creare un ambiente virtuale con l’IA è sicuramente meno costoso rispetto a:

    • affittare location
    • ingaggiare attori
    • organizzare troupe tecniche e logistiche.

    In ogni caso, il risparmio economico non sempre giustifica un risultato meno efficace sul piano emotivo. Lo scopo di uno spot non è solo “esserci”, ma lasciare un impatto, evocare ricordi e sentimenti che spingano il pubblico a scegliere quel marchio.

    Il compromesso tra IA e narrazione

    Per arrivare a un equilibrio tra innovazione e coinvolgimento emotivo, le aziende dovranno prepararsi a:

    1. Usare l’IA come strumento complementare: gli scenari generati dalla IA potrebbero affiancare riprese reali, creando un mix che riduca i costi ma mantenga autenticità.
    2. Investire nella narrazione: la storia rimane il cuore di ogni spot. Un’ottima narrazione può compensare eventuali limiti visivi della IA.
    3. Testare le reazioni del pubblico: coinvolgere gruppi di ascolto durante lo sviluppo per assicurarsi che il messaggio funzioni come previsto.

    L’uso dell’IA negli spot sarà sempre più comune, ma il vero successo arriverà quando sarà possibile coniugare risparmio economico e innovazione. Mantenendo sempre autentica e vera la carica emotiva. Vale a dire, il cuore di ogni narrazione.

    Fino ad allora, il rischio è che il pubblico percepisca la tecnologia come un “freddo sostituto”, invece che come uno strumento che potrebbe esaltare anche la comunicazione.

     

  • Elon Musk porta a vincere Trump: alleanza controversa

    Elon Musk porta a vincere Trump: alleanza controversa

    Dopo aver portato Donald Trump a diventare nuovamente presidente degli Usa, Elon Musk adesso attende la sua ricompensa. E tra ambizioni per lo spazio, conflitti di interesse e politiche governative, si profila un’alleanza controversa.

    Alla fine ce l’ha fatta, l’ha spuntata. Elon Musk, il miliardario che tanto aveva scommesso su Trump alla fine è riuscito nel suo intento. Del resto, chi lo conosce bene non aveva mai avuto dubbi che potesse esserci un esito diverso. Difficilmente Musk decide di impegnarsi a tal punto senza essere sicuro di raggiungere il suo obiettivo.

    L’ha fatto diverse volte, sarebbe stato strano se fosse andata diversamente.

    Il suo obiettivo era portare a vincere Trump, e così è stato.

    Elon Musk ha investito ben 100 milioni di dollari per supportare Trump nella sua campagna presidenziale. E adesso potrebbe trovarsi in una posizione di grande influenza, aprendo la strada potenzialmente a un inedito conflitto d’interessi che potrebbe modellare il futuro del governo americano e delle sue relazioni con le aziende del mondo tech. Quel mondo che lui conosce benissimo.

    Il miliardario visionario – da oggi “super genio – dietro Tesla e SpaceX, dovrà comunque affrontare un primo problema. E cioè, come bilanciare il suo coinvolgimento con un’amministrazione governativa che regola diversi aspetti del suo business, dai lanci spaziali alle auto a guida autonoma?

    Il Dipartimento per l’Efficienza Governativa, una struttura che Trump avrebbe promesso al capo della Tesla, potrebbe aprire proprio a Musk un accesso diretto alle decisioni cruciali per i suoi interessi finanziari. E chi lo avrebbe mai detto?

    Elon Musk porta a vincere Trump, adesso attende la ricompensa

    L’impero di Musk e i rapporti con le agenzie federali

    Per la cronaca, Elon Musk è a capo di un gruppo di aziende valutato oltre 1.000 miliardi di dollari, con Tesla e SpaceX in primo piano.

    Queste sono spesso al centro di indagini federali da parte di agenzie come la Federal Trade Commission e la Securities and Exchange Commission, che monitorano la sicurezza dei dati degli utenti, la gestione della privacy su X (ex Twitter), e la sicurezza delle auto Tesla.

    Durante la campagna elettorale, Trump ha espresso il suo supporto a Musk, definendolo un “genio” che merita protezione e celebrazione. Non era di questo parere qualche anno fa, anzi.

    Il rapporto tra i due si è rafforzato anche su questioni che riguardano su questioni come diversità di genere e immigrazione. Musk ha appoggiato pubblicamente diverse posizioni conservatrici di Trump, diventando un simbolo della campagna elettorale. Lo abbiamo anche visto al fianco del 47° presidente degli Usa nella notte elettorale.

    Musk e la sua rete internazionale

    Come sappiamo, la rete di relazioni di Musk non si limita agli Usa. Musk ha costruito nel corso del tempo contatti con leader internazionali, che includono Vladimir Putin e funzionari cinesi; ha discusso di possibili progetti in India con il primo ministro Modi. L’appoggio di investitori stranieri come sauditi e qatarioti a X, inoltre, solleva domande sugli effetti di queste alleanze sulla politica estera dell’amministrazione Trump.

    Come primo effetto post elezione, le azioni Tesla oggi hanno raggiunto il loro massimo annuale, mostrando la fiducia degli investitori in una potenziale era di crescita sotto la nuova presidenza Trump.

    SpaceX, poi, potrebbe trarre grande vantaggio dall’amministrazione grazie a contratti governativi per miliardi di dollari. Le operazioni della società per la NASA e il Pentagono sono fondamentali. Infatti, SpaceX è attualmente l’unico provider di trasporto spaziale umano verso la Stazione Spaziale Internazionale e uno dei maggiori fornitori di servizi di lancio per il Dipartimento della Difesa.

    Le ambizioni di Musk: dallo spazio alla connettività globale

    Ma non è tutto. Tutti sanno che la grande ambizione di Musk è la colonizzazione di Marte, un progetto che considera cruciale per la sopravvivenza umana e che vorrebbe portare avanti con il supporto del governo.

    Starship, il suo razzo di punta, rappresenta il cuore del progetto marziano, ma la Federal Aviation Administration pone limiti alla frequenza dei lanci, una questione che Musk ha più volte criticato. Ecco che a questo punto la vittoria di Trump potrebbe permettergli di esercitare una maggiore pressione per ridurre tali restrizioni.

    Il successo di Starship proietta l’uomo verso Marte

    Anche Starlink, il sistema di satelliti per l’accesso a Internet, potrebbe beneficiare dei progetti governativi per l’espansione della banda larga nelle aree rurali. Trump e il commissario della FCC Brendan Carr hanno sostenuto l’idea che Starlink possa offrire una connessione migliore in queste zone rispetto alle tradizionali linee in fibra ottica, e l’amministrazione potrebbe favorire questa espansione con sussidi mirati.

    Tesla e la transizione verso i veicoli elettrici

    E poi c’è Tesla. L’azienda di punta di Musk ha tratto grandi benefici dai crediti per l’aria pulita introdotti dal governo Biden. Tuttavia, con Trump, noto scettico della mobilità elettrica, Musk dovrà mediare per continuare a ottenere supporto.

    Nonostante le posizioni iniziali, Trump ha recentemente dichiarato il suo sostegno ai veicoli elettrici, anche grazie all’influenza di Musk. La crescita di Tesla passa inoltre dalla regolamentazione dei veicoli autonomi. Su questo punto Musk ha richiesto un’accelerazione delle approvazioni federali per favorire l’adozione delle tecnologie di guida autonoma.

    Le funzioni avanzate come l’Autopilot e il Full Self-Driving sono sotto la lente d’ingrandimento della National Highway Traffic Safety Administration per la loro sicurezza. Indagini sui sistemi di guida assistita hanno rivelato incidenti attribuibili a problemi tecnici, mentre il Wall Street Journal ha raccolto dati su centinaia di collisioni, alimentando il dibattito sulla sicurezza delle auto Tesla.

    X, la piattaforma ora megafono politico

    Come non parlare di X, la piattaforma che un tempo era Twitter.

    Nel 2022, Musk ha acquistato Twitter con l’intento dichiarato di contrastare la censura. Un intento mai del tutto chiaro, salvo poi esplicitarlo nei mesi successivi, che aveva una sua strategia. E cioè creare un canale che servisse a promuovere posizioni pro-Trump e per criticare regolatori e avversari politici.

    Questa dinamica ha attirato l’attenzione della SEC e della FTC, con quest’ultima che ha avviato indagini sulla gestione della privacy e sulla sicurezza della piattaforma.

    Musk non ha esitato a rispondere duramente: a fine ottobre, ha dichiarato che Lina Khan, presidente della FTC, “sarà licenziata presto”. Sarà interessante capire come Musk affronterà adesso, visto anche il suo ruolo istituzionale.

    La SEC ha anche intrapreso azioni legali contro Musk per aver violato obblighi di trasparenza durante l’acquisto di Twitter.

    Muske e le imprese “minori”

    Poi ci sono le attività “minori” di Musk, come xAI e Neuralink. Anche queste potrebbero risentire di regolamentazioni federali.

    Neuralink, ad esempio, sviluppa impianti cerebrali e necessita dell’approvazione della Food and Drug Administration per le sue sperimentazioni; mentre xAI potrebbe essere influenzata dalle nuove leggi sull’intelligenza artificiale.

    Durante una diretta live elettorale su X, Musk ha annunciato l’intenzione di proseguire il proprio impegno politico anche dopo le elezioni, affermando che il suo comitato “America PAC” peserà sulle future elezioni, comprese le elezioni di medio termine.

    Musk e Trump: allenza strategica e, forse, duratura

    Si profila un’alleanza molto ampia tra Musk e Trump, su vari fronti.

    Come accennato prima, Musk e Trump avevano già collaborato durante la precedente amministrazione, anche se l’accordo si era interrotto per divergenze sulle politiche ambientali.

    Nonostante gli elogi reciproci e una comune passione per l’egocentrismo e protagonismo, le divergenze passate ricordano a loro che l’alleanza attuale potrebbe essere temporanea.

    Lo stesso Musk, nel 2022, criticava Trump come un personaggio eccessivamente “drammatico”. Le circostanze attuali, però, sembrano aver portato i due a una convergenza di interessi, abbastanza evidente.

    Questa sinergia tra un imprenditore – super genio – con la fissa dello spazio e di Marte, e un presidente dalle vedute dirompenti, potrebbe ridisegnare gli equilibri tra politica, tecnologia e industria, con effetti potenzialmente duraturi.

    In ogni caso, resta da vedere fino a che punto questa alleanza saprà resistere alle pressioni politiche e alle sfide regolamentari dei prossimi anni.

    [L’immagine di copertina è di Justin Merriman | Bloomberg Copyright: © 2024 Bloomberg Finance LP]

  • Arriva ChatGPT Search e cambia il modo fare ricerca online

    Arriva ChatGPT Search e cambia il modo fare ricerca online

    ChatGPT Search di OpenAI finirà per cambiare il modo con cui fare ricerca online. La ricerca quindi si trasforma in un dialogo interattivo e personalizzato.

    L’evoluzione dei motori di ricerca ha vissuto varie fasi. Dai primi tentativi negli anni ‘90 alla diffusione globale di Google, che ha ridefinito il concetto di rapidità e precisione nella ricerca di informazioni.

    Sappiamo bene quanto la parola Google sia assolutamente legata, ormai, al concetto di ricerca. E sappiamo bene quanto la nostra vita sia associata, al tempo stesso, a Google.

    Solo che tutto questo, nell’era dell’intelligenza artificiale, potrebbe cambiare. Completamente.

    Cosa potrebbe succedere se non ci fosse più bisogno di digitare parole chiave generiche e scorrere pagine di risultati? Che è quello che ormai da decenni siamo abituati a fare?

    Questo è il punto da cui partire per comprendere davvero la novità introdotta da OpenAI con ChatGPT Search. Una funzionalità – anche se è molto di più – che promette di rivoluzionare la nostra esperienza di ricerca online. L’aspetto interessante è l’introduzione del modello di interazione verso una vera e propria conversazione.

    Ok, adesso diamo un’occhiata a ChatGPT Search, ai motori di ricerca basati su IA attualmente sul mercato. E poi cerchiamo di capire come l’uso dell’intelligenza artificiale nel search potrebbe trasformare l’intero ecosistema digitale.

    Cos’è ChatGPT Search e come funziona

    ChatGPT Search è una funzionalità lanciata da OpenAI, sviluppata per arricchire ChatGPT con l’accesso a dati aggiornati dal web.

    Nel mese di maggio di quest’anno se ne era cominciato a parlare; per poi arrivare con l’annuncio definito a luglio, sempre di quest’anno. E ora, dopo settimane di uso sotto forma di test per alcuni utenti, arriva disponibile per gli utenti abbonati a Plus e per i Team.

    Arriva ChatGPT Search e cambia il modo fare ricerca online

    Cosa si può fare con ChatGPT Search?

    Attraverso questa integrazione, ChatGPT può effettuare ricerche in tempo reale; consultare siti affidabili per rispondere a domande che richiedono dati attuali, come aggiornamenti su notizie, cambiamenti di regolamenti, quotazioni di borsa; ricercare trend di costume e cultura.

    Per gli utenti di ChatGPT, ciò significa non dover più affrontare risposte parziali o obsolete. Ma ricevere risposte contestualizzate e aggiornate.

    ChatGPT Search è attualmente accessibile agli utenti con abbonamento Plus e Team. Ma OpenAI ha annunciato che presto sarà disponibile anche per gli utenti Enterprise e Edu. Nei prossimi mesi ci sarà una estensione verso il pubblico più ampio. Quindi sarà disponibile per tutti.

    Chat GPT Search, attivazione automatica o manuale

    L’accesso a ChatGPT Search è semplice. Quando una domanda richiede informazioni aggiornate, l’IA attiva automaticamente la funzionalità di ricerca web, consultando i risultati più recenti.

    In ogni caso, si può sempre avviare manualmente una ricerca utilizzando l’icona dedicata. Questo permette di avere un controllo diretto sulla ricerca di informazioni, che possono poi essere verificate tramite i link alle fonti incluse nelle risposte.

    La trasparenza come elemento cruciale

    Per OpenAI, un elemento cruciale di ChatGPT Search è la trasparenza. Ogni risposta che sfrutta le ricerche online include citazioni delle fonti. E meno male.

    In questo modo, l’utente ha modo di verificare la qualità e la veridicità delle informazioni, rendendo ChatGPT Search un’esperienza diversa rispetto ai motori di ricerca tradizionali. Sempre dal punto di vista della modalità di conversazione.

    L’estensione Chrome che sostituisce l’uso di Google

    Vi è poi un’altra particolarità che potrebbe avere una grande presa.

    Come sapete, una volta impostato Google come motore di ricerca di base, qualsiasi cosa scriverete nello spazio dedicato all’url (dove si scrive l’indirizzo di una pagina all’interno del browser) automaticamente viene ricercata all’interno del motore più usato al mondo.

    Insieme al lancio di ChatGPT Search, OpenAI ha lanciato anche una estensione per Chrome. Questa permette di impostare ChatGPT come motore di ricerca di base.

    Quindi ogni qualvolta scriverete una parola, una frase o una combinazione di parole; oppure, ogni volta che effettuerete una ricerca online premendo il tasto destro del vostro mouse, ecco che si aprirà una finestra di ChatGPT Search fornendovi tutte le informazioni richieste.

    Una funzionalità che Sam Altman, CEO di OpenAI sta promuovendo molto in queste ore. E visti gli effetti che questo potrebbe portare lo fa di buon diritto.

    Da provare, anche se non a tutti piacerà. L’impatto, da questo punto di vista, è notevole.

    Primo piano di una barra di ricerca con il testo "Message ChatGPT" e un cursore di immissione testo lampeggiante. In basso, viene mostrata un'icona a forma di globo con "Cerca" e un cursore che passa sopra il pulsante di ricerca. È visibile anche un'icona a forma di graffetta.
    Come appare ChatGPT Search

    I motori di ricerca attuali che sfruttano l’IA

    Come detto in apertura, il mondo della ricerca online, nell’era della IA, potrebbe cambiare radicalmente. E in parte già lo è.

    Infatti, ChatGPT Search rappresenta un salto qualitativo notevole, ma non è la prima tecnologia di search basata su IA.

    Diversi motori di ricerca hanno già introdotto sistemi di intelligenza artificiale. Per migliorare la qualità delle risposte e offrire un’esperienza personalizzata.

    • Google Search con Bard (ora noto come Gemini): Google ha aggiunto funzionalità di IA per potenziare i risultati di ricerca e renderli più intuitivi, attraverso la comprensione semantica delle query e la contestualizzazione dei risultati. L’obiettivo è fornire risposte dirette anziché una lista di link, accorciando i tempi di ricerca e rendendo l’esperienza di search più dinamica.
    • Bing con ChatGPT integrato: Microsoft ha integrato ChatGPT direttamente nel suo motore di ricerca Bing. La sinergia tra la capacità di ricerca di Bing e le capacità di conversazione di ChatGPT ha creato un modello in cui le risposte sono generate dinamicamente e possono essere esplorate in modo più conversazionale.
    • You.com: un motore di ricerca creato con una base di IA che permette una ricerca modulare. You.com utilizza algoritmi per personalizzare i risultati e consente all’utente di definire il tipo di fonti da cui desidera ricevere informazioni, trasformando la search in un’esperienza altamente personalizzabile.
    • Perplexity AI: considerato uno dei primi motori di ricerca basati su IA con un’interfaccia conversazionale, Perplexity AI offre risposte dirette e contestualizzate, citando le fonti per trasparenza. Con una struttura basata su modelli linguistici avanzati, Perplexity AI punta a rendere l’interazione intuitiva e affidabile, aiutando l’utente a trovare informazioni in modo efficiente senza bisogno di approfondimenti esterni.

    La Rivoluzione della ricerca online: l’IA e il search interattivo

    Con l’introduzione di ChatGPT Search e tecnologie simili, stiamo assistendo a un cambiamento che va oltre il semplice aggiornamento tecnologico.

    I motori di ricerca tradizionali ci hanno abituati a pensare in termini di parole chiave. Ma l’IA ci permette di andare oltre, arrivando a una modalità di dialogo naturale e continuativo con il modello.

    Per esempio, mentre i motori di ricerca tradizionali richiedono di formulare domande precise per ottenere risposte rilevanti, ChatGPT Search e gli altri modelli basati su IA comprendono la complessità delle domande, rispondendo con maggiore empatia e capacità di contestualizzazione.

    In pratica, se in passato era l’utente a doversi adattare al motore di ricerca, oggi accade il contrario: è il sistema di IA che si adatta all’utente, costruendo risposte su misura in base al contesto e alla conversazione.

    Come la ricerca online su IA cambia il futuro

    Una delle caratteristiche più evidenti di un sistema come ChatGPT Search è la possibilità di avere risposte complete e dettagliate, abbattendo le barriere tra ricerca e risposta. Non si tratta solo di una ricerca più veloce, ma di un vero e proprio cambiamento del modo in cui interagiamo con l’informazione.

    L’utente si trova a leggere una risposta unica e coerente, invece di frammenti di dati. L’esperienza è più immediata e naturale, quasi fosse una conversazione con qualcuno – che ne sa – che risponde alle nostre domande.

    Con un’interazione basata su IA, il motore di ricerca diventa una sorta di assistente. Sì, un partner che sa anticipare le necessità, proponendo una nuova forma di apprendimento e informazione.

    Inoltre, la possibilità di eseguire ricerche su più livelli e di citare le fonti introduce una maggiore trasparenza. E anche un senso di fiducia più alto. La possibilità di approfondire temi in modo più completo e verificabile, riducendo la disinformazione.

    Se prima una richiesta da parte del bot GPT appariva non del tutto corretta e poco legata alla realtà, con la modalità search all’interno della conversazione tutto questo può essere verificato immediatamente. Sempre restando all’interno della conversazione aperta.

    Un aspetto, questo, non di poco conto.

    In conclusione

    ChatGPT Search rappresenta senza dubbio un passo avanti significativo nella storia del search online. Non solo cambia il modo in cui riceviamo informazioni, ma rivoluziona anche le aspettative degli utenti, avvicinandoci a un futuro in cui la ricerca assomiglia sempre di più ad un dialogo.

    Anche se siamo solo agli inizi, possiamo immaginare che questa nuova forma di interazione diventerà rapidamente lo standard, con un impatto simile a quello che l’introduzione di Google ebbe negli anni Duemila.

    Per chi è meno esperto, ChatGPT Search e gli altri strumenti di IA promettono una ricerca più intuitiva e accessibile; mentre per chi è già abituato a utilizzare motori avanzati, queste novità aprono a possibilità di apprendimento e informazione mai viste prima.

    Il futuro della ricerca online è in continua evoluzione e, con ChatGPT Search, questo futuro sembra ancora più vicino.

  • Arte e Intelligenza artificiale, il rapporto tra le reti GAN e la creatività

    Arte e Intelligenza artificiale, il rapporto tra le reti GAN e la creatività

    Grazie alle reti GAN, l’intelligenza artificiale sta trasformando l’Arte, ma resta un dibattito aperto sulla sua definizione come Creatività artistica. L’IA va considerata un supporto per l’artista, non un sostituto.

    «Ho visto cose che voi umani non potreste nemmeno immaginare», recitava nell’iconica pellicola “Blade Runner” il replicante Roy Batty.

    A distanza di 40 anni dal leggendario film di Ridley Scott quell’”inimmaginabile” fa ormai parte della nostra quotidianità. I robot, o per meglio dire, l’intelligenza artificiale, è entrata prepotentemente in ogni campo delle nostre vite, compreso quello dell’ arte.

    Oggi grazie alle GAN (Generative Adversarial Network) è possibile realizzare immagini difficilmente distinguibili da produzioni reali e che soprattutto possono essere “etichettate” come vere e proprie opere d’arte.

    Si apre così un dibattito che non ha ancora trovato una risposta univoca: arte e intelligenza artificiale possono convivere? Le opere generate dall’AI hanno il diritto di essere definite come il frutto della creatività di un artista?

    Francesco Turriani - branding Ingigni
    Francesco Turriani – branding Ingigni

    A partire proprio da queste domande si apre la riflessione fatta con Francesco Turriani, fondatore e brand designer dell’agenzia di digital Marketing Ingigni. Come un po’ tutti noi player dell’ambito digital, anche Francesco si confronta quotidianamente con le potenzialità dell’AI. Indubbiamente ha le idee ben chiare: «La creazione di contenuti con l’intelligenza artificiale – afferma – rappresenta un’eccezionale opportunità di sviluppo, a patto che sia intesa come un complemento e non un sostitutivo delle capacità umane».

    Tra le tante passioni, il responsabile del marketing di Ingigni ha anche l’arte. Scopriamo allora come vede il rapporto tra i modelli di machine learning e la creatività.

    Arte e Intelligenza Artificiale, a che punto siamo?

    Partiamo da un presupposto. Attualmente molti degli addetti ai lavori in campo artistico considerano determinate creazioni generate dall’AI delle effettive opere d’arte. Non a caso, verso la fine del 2018 presso la prestigiosa casa d’aste Christie’s è stata battuto per la strabiliante cifra di 432.500 dollari, il quadro “Portrait of Edmond de Belamy”, opera realizzata completamente attraverso le reti GAN.

    A crearla è stato il collettivo “Obvious”, il quale raccoglie diversi ricercatori ed artisti. Negli ultimi anni gli investimenti per esplorare le potenzialità dell’intelligenza artificiale nell’arte sono stati numerosi. Basti pensare al progetto “The Next Rembrandt” sviluppato ancora una volta da un gruppo di ricercatori ed artisti con l’obiettivo di dare vita ad un nuovo dipinto sullo stile del famoso pittore olandese.

    Sulla stessa scia è sorto “The Next Picasso”, un algoritmo di AI creato dalla startup Cambridge Consultants, con l’obiettivo di analizzare il tratto di un disegno di un artista e completare automaticamente i suoi schizzi generando un’opera d’arte che rispecchi lo stile e le intenzioni iniziali del creativo.

    Funzionalità come questa, evidenziano come i vari progetti di intelligenza artificiale legate all’arte non si pongono l’orizzonte di sostituire in un futuro prossimo l’abilità umana con un algoritmo, ma piuttosto di fornire agli artisti un supporto per potenziare le proprie capacità e muoversi verso nuove creazioni, che – perché no – un domani potrebbero dar vita a nuove correnti.

    reti gan intelligenza artificiale per opere arte

     

    Come funzionano le reti GAN?

    Le GAN (generative adversarial network) rappresentano il pennello digitale dell’artista di domani. Capire il loro funzionamento è importante per riuscire ad ottenere una visione maggiormente oggettiva su questo strumento e riuscire così a sviluppare un’opinione più ampia sulla possibile convivenza tra arte e intelligenza artificiale.

    Quindi, come funzionano le reti GAN?

    Le generative adversarial network vanno intese come un’architettura pensata con la finalità di addestrare un modello generativo di AI. Nella pratica sono costituire da due reti neurali, chiamate generatore e discriminatore.

    Generatore e discriminatore, le reti neurali alla base delle GAN

    Facciamo un passo alla volta. Le reti neurali sono modelli di machine learning che riproducono il funzionamento del cervello umano: si basano su processi che imitano il modo in cui i neuroni lavorano insieme per effettuare operazioni di calcolo, elaborare ragionamenti e così via.

    Ogni rete è formata da diversi livelli di nodi. A sua volta, ognuno di questi è settato su una “soglia” di ricezione dati. Quando le informazioni in ingresso o in uscita superano tale soglia passano i dati al livello successivo.

    Tutti gli input ed output ricevuti addestrano la rete neurale che col passare del tempo imparerà a processare i dati ad altissima velocità e classificarli in maniera esatta e precisa nel giro di pochi secondi. Uno degli esempi più lampanti di una rete con capacità straordinarie è proprio l’algoritmo di Google.

    Torniamo però ora alle reti GAN. Come si interfacciano tra loro le reti neurali del generatore e del discriminatore?

    Possiamo immaginarle come i protagonisti di un interrogatorio. Da un lato della scrivania il generatore che veste i panni dell’accusato e dall’altro il discriminatore che interpreta un sospettoso detective.

    Sia il generatore, sia il discriminatore sono addestrati con gli stessi dataset. Il primo, pixel dopo pixel, inizia a produrre immagini completamente inventate e le sottopone al discriminatore. Quest’ultimo, fino a quando non le riconoscerà come appartenenti allo stesso dataset fornito in origine, le respingerà.

    Solo quando il livello degli output creato dal generatore raggiungerà un livello tale da essere confuso con il reale, il discriminatore permetterà la generazione dell’immagine definitiva. In pratica, il sospettato generatore dopo una serie di tentativi riuscirà a fornire all’ispettore discriminatore l’alibi perfetto per essere rilasciato senza destare ulteriori dubbi!

    Perché non dobbiamo temere l’intelligenza artificiale nell’arte?

    Una volta svelati i meccanismi alle basi del funzionamento delle reti GAN, possiamo ragionare sugli aspetti etici che ruotano intorno all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nell’arte.

    Già negli anni ’50 il filosofo tedesco Martin Heidegger nella sua opera “L’abbandono” si interrogava sulla difficile convivenza tra uomo e tecnica e sulla paura dell’essere umano di venire prima o poi sopraffatto dalle macchine.

    Questo timore è stato un leitmotiv delle varie epoche storiche a partire dai luddisti che durante la prima rivoluzione industriale distrussero i telai meccanici colpevoli di rubarli il lavoro. Anche in campo artistico l’introduzione della fotografia trovò tra i pittori schiere di oppositori: temevano che la loro capacità di raccontare il reale attraverso le loro tele venisse sostituita dal nuovo mezzo.

    Al contrario di quanto si potesse pensare all’epoca, la fotografia fu in un certo senso il volano per sperimentare nuovi correnti artistiche. Infatti, molti pittori di fine ‘800 si sentirono liberi dal “peso” di dover rappresentare semplicemente il reale ed iniziarono a sperimentare nuove forme di espressione, che diedero vita in tutto l’arco del XX secolo, a correnti artistiche destinate a diventare immortali partendo dall’impressionismo fino ad arrivare al cubismo.

    Un luogo comune sull’intelligenza artificiale nell’arte è che dia la possibilità a tutti di diventare “artisti”. Non è assolutamente così nonostante le reti GEN siano sempre più accessibili. Il punto di partenza in ogni modello di machine learning è l’esperienza umana. Solo il vero artista con il suo bagaglio culturale e la propria sensibilità potrà indirizzare l’AI verso creazioni originali ed uniche che potranno ottenere il riconoscimento di opera d’arte.

    La strada verso una convivenza “pacifica” tra intelligenza artificiale e arte è probabilmente ancora lunga ed al momento ci sono ancora alcuni nodi da sciogliere. Tra questi la definizione della proprietà intellettuale delle opere, che non possono essere attribuite all’AI (è solo lo strumento con cui vengono prodotte), ma al tempo stesso non c’è ancora una regolamentazione precisa in materia.

    Lo stesso discorso può esser fatto per la loro immaterialità, una lacuna a cui molti artisti stanno cercando di porre riparo con la creazione di NFT, ovvero i certificati digitali basati sulla tecnologia Blockchain.

    Aprendo un qualunque dizionario e scorrendo fino alla voce “creatività” troveremo la seguente definizione: “La capacità di creare con l’intelletto, con la fantasia”. L’intelligenza artificiale è in fondo solo uno strumento nelle mani di un artista, in grado di consentirgli di sperimentare nuovi orizzonti.

    Il risultato finale sarà sempre e comunque un’espressione del suo estro. Proprio per questo motivo intelligenza artificiale e arte possono coesistere.

     

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