Categoria: Social Media

In questa categoria trovate articoli che riportano dati e ricerche sul mondo dei Social Media. Dal numero di utenti connessi, al tempo trascorso su ciascun social network

  • Instagram, le nuove dimensioni dei nuovi formati edizione 2025

    Instagram, le nuove dimensioni dei nuovi formati edizione 2025

    Instagram modifica la visualizzazione dei post nel profilo, adottando il formato verticale. Quindi, ecco le nuove dimensioni consigliate per post, caroselli, Reels e Stories nel 2025 con qualche piccolo suggerimento su come ottimizzare i contenuti.

    Instagram ha introdotto una modifica significativa alla griglia dei profili, spostando il focus dal classico formato quadrato a uno più verticale. Una scelta che non sorprende, ma che conferma una tendenza ormai chiara: la piattaforma di Meta vuole rendere i contenuti più immersivi e attraenti, specialmente per un pubblico che potrebbe trovarsi orfano di TikTok in caso di ban negli Stati Uniti.

    La transizione dal formato quadrato al verticale

    Per anni, Instagram ha basato la sua estetica sul formato 1:1, un retaggio dei primi tempi dell’app, quando la piattaforma si distingueva per il suo look da album fotografico digitale. Ma con la crescita esponenziale dei video brevi e l’ascesa di TikTok, il formato verticale è diventato lo standard per la fruizione mobile-first.

    Questo fenomeno viene spesso indicato anche con il termine “tiktokizzazione”.

    Già con l’introduzione dei Reels, Instagram aveva cominciato a spingere l’adozione del formato 9:16. Ora, con il ridisegno della griglia del profilo, anche i contenuti statici dovranno adeguarsi a un nuovo assetto, più in linea con la logica dello scrolling immersivo.

    Instagram, le nuove dimensioni dei nuovi formati edizione 2025
    Instagram, le nuove dimensioni dei nuovi formati edizione 2025

    Le nuove dimensioni ufficiali per i contenuti Instagram

    L’account Creators ha pubblicato, su Instagram e su Threads, le nuove linee guida aggiornate sulle dimensioni ideali per le immagini e i video nei post, nei caroselli, nei Reels e nelle Stories.

    Ecco di seguito un opportuno riepilogo:

    Post e caroselli

    • Formato verticale consigliato: 1080 × 1350 px (4:5)
    • Visualizzazione nella griglia del profilo: 1012 × 1350 px (3:4)
    • Nota: Solo la parte centrale dell’immagine sarà visibile nella griglia
    • Si possono ancora caricare immagini quadrate (1:1), ma verranno tagliate a 3:4 nella griglia

    Reels

    • Dimensioni standard: 1080 × 1920 px (9:16)
    • Anteprima nella griglia del profilo: 1080 × 1440 px (3:4)
    • Evitare testi o dettagli importanti nella parte superiore e inferiore, che potrebbero essere tagliati

    Stories

    • Formato consigliato: 1080 × 1920 px (9:16)
    • Zona sicura per testi e elementi chiave: 1080 × 1610 px
    • Evitare contenuti importanti nella parte superiore e inferiore, che potrebbero essere coperti da elementi UI di Instagram

    Come adattarsi al nuovo formato?

    Questi cambiamenti hanno un impatto diretto su professionisti della comunicazione, social media manager, creator, influencer e utenti comuni. Per garantire una visualizzazione ottimale dei contenuti, ecco alcuni consigli pratici:

    • Ripensare la composizione delle immagini: con il formato 4:5, elementi chiave devono essere centrati per evitare tagli indesiderati.
    • Ottimizzare anteprime e caroselli: creare immagini con il giusto margine per non perdere dettagli visibili nella griglia del profilo.
    • Evitare testi fuori dall’area indicata: specialmente nei Reels e nelle Stories, posizionare il testo nelle zone centrali per garantirne la leggibilità.
    • Testare l’impatto visivo prima di pubblicare: utilizzare anteprime e strumenti di editing per verificare la resa nel profilo.

    Instagram guarda al futuro, e a TikTok

    Questa spinta verso il formato verticale non è casuale. Con le incertezze legate al futuro di TikTok negli Stati Uniti, Meta sta chiaramente cercando di rendere Instagram ancora più competitivo come piattaforma di riferimento per video brevi e contenuti coinvolgenti. Il messaggio è chiaro: se TikTok dovesse essere bannato, Instagram vuole essere pronto ad accogliere i suoi utenti.

    Instagram ha già dimostrato di essere pronto a trasformarsi per restare competitivo. Per i creator e i brand, l’adozione rapida di questi nuovi formati potrebbe essere la chiave per rimanere visibili e rilevanti in un ecosistema social in continua evoluzione.

    Anche se tutto questo ha comportato diversi malumori nei giorni scorsi.

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  • I cambiamenti di Meta e le preoccupazioni degli inserzionisti

    I cambiamenti di Meta e le preoccupazioni degli inserzionisti

    Meta ha eliminato i fact-checker e allentato la moderazione. Gli inserzionisti cominciano a preoccuparsi, così come gli utenti. Da quello che sembra, si sta indirizzando sulla stessa strada di X.

    Negli ultimi anni, il tema della moderazione dei contenuti è diventato sempre più centrale per le piattaforme social. Il dibattito non riguarda solo la libertà di espressione, ma anche le implicazioni economiche e politiche di queste scelte. Meta sta seguendo la stessa strada di X? Dopo le ultime decisioni di Mark Zuckerberg, la preoccupazione cresce tra gli inserzionisti e gli utenti.

    Meta e il precedente di X di Elon Musk

    Quando Elon Musk ha acquisito Twitter, ora X, ha rivoluzionato le regole della piattaforma in nome della libertà di espressione. Ha eliminato parte delle restrizioni sulla moderazione, ha riammesso account precedentemente bannati e ha eliminato il programma di fact-checking. Il risultato? Un esodo di inserzionisti, preoccupati di vedere i loro marchi accostati a contenuti tossici. La piattaforma ha perso miliardi di dollari di entrate pubblicitarie, mentre Musk ha risposto attaccando pubblicamente i brand, alimentando ulteriormente la crisi.

    Oggi, un quadro simile potrebbe ripetersi con Meta. Mark Zuckerberg ha annunciato una serie di cambiamenti radicali nelle politiche di moderazione, riducendo le restrizioni sui contenuti e affidandosi maggiormente agli utenti per la regolazione della piattaforma.

    I cambiamenti di Meta e le preoccupazioni degli inserzionisti
    I cambiamenti di Meta e le preoccupazioni degli inserzionisti

    Nuove politiche di Meta: meno moderazione, più rischi?

    Una delle modifiche più significative è stata l’eliminazione dei fact-checker, sostituiti dal sistema delle Community Notes, una funzione ispirata a quella introdotta da Musk su X. Questo cambiamento implica un ridotto intervento diretto di Meta nella verifica delle informazioni, lasciando agli utenti la possibilità di segnalare e aggiungere contesto ai post controversi.

    Inoltre, Meta ha dichiarato che permetterà contenuti che in passato sarebbero stati rimossi, compresi quelli con affermazioni discriminatorie o borderline. Anche il concetto di hate speech è stato riformulato: invece di eliminare determinati contenuti, l’azienda adotterà un approccio più permissivo, intervenendo solo nei casi di offese di “alta gravità”.

    Ma la domanda che si pongono gli inserzionisti è: quanto questa nuova politica renderà la piattaforma un ambiente più sicuro per i brand?

    Gli inserzionisti sono preoccupati e il rischio di fuga

    Le prime reazioni dal mondo della pubblicità non sono incoraggianti. Gli advertiser temono che le loro campagne possano finire accostate a contenuti controversi, proprio come accadde su X.

    Nel 2020, brand come Unilever, Ford e Verizon sospesero temporaneamente le loro campagne pubblicitarie su Facebook a causa della gestione dei contenuti d’odio e della disinformazione. Oggi, con l’ulteriore riduzione della moderazione, il rischio di una nuova ondata di boicottaggi pubblicitari diventa concreto. Se gli inserzionisti iniziano a fuggire, Meta potrebbe trovarsi in una situazione simile a quella vissuta da X negli ultimi mesi.

    Anche gli utenti iniziano a lasciare Meta

    Se il rischio della fuga degli inserzionisti è elevato, altrettanto lo è quello degli utenti. Un segnale chiaro è arrivato da Valigia Blu, il progetto giornalistico guidato da Arianna Ciccone, che ha annunciato ufficialmente l’abbandono di Facebook e Instagram. Il motivo? Un ambiente sempre meno adatto alla diffusione di un’informazione affidabile, aggravato dall’allineamento di Zuckerberg alle posizioni politiche di Trump.

    L’uscita di Valigia Blu potrebbe essere solo l’inizio. Se anche altre testate indipendenti e realtà giornalistiche decidessero di seguire questa strada, Facebook e Instagram potrebbero perdere una parte significativa di utenti più attenti alla qualità dell’informazione.

    Meta e Trump: un allineamento pericoloso

    Un elemento che alimenta le preoccupazioni è avvicinamento di Zuckerberg alle posizioni di Donald Trump. La recente eliminazione dei fact-checker e l’allentamento delle restrizioni sui contenuti sembrano favorire un ambiente meno controllato, un aspetto che potrebbe beneficiare la propaganda politica e la disinformazione.

    Questa svolta potrebbe polarizzare ulteriormente la piattaforma, rendendola un ambiente meno sicuro per aziende e utenti. La stessa dinamica che ha portato X a diventare sempre più un social media dominato da dibattiti estremi e contenuti controversi.

    Meta potrebbe ripetere lo stesso errore di Musk

    Ad oggi, Meta ha ancora una posizione di vantaggio rispetto a X: il suo sistema pubblicitario rimane solido e la base utenti è ancora molto ampia. Tuttavia, il progressivo allentamento delle regole di moderazione potrebbe rivelarsi un boomerang.

    Se gli inserzionisti inizieranno a ritirarsi e gli utenti più attenti all’affidabilità dell’informazione migreranno verso altre piattaforme, il rischio di una X-bis diventerà sempre più concreto.

    Alla fine, la libertà di espressione senza moderazione non paga, perché porta a un Far West digitale da cui i brand e gli utenti tendono a scappare.

    Zuckerberg sta sottovalutando il problema o ha già calcolato il prezzo di questa trasformazione?

    Al momento, non abbiamo una risposta certa, ma questi segnali non sono da sottovalutare.

     

  • Elezioni in Germania, Alice Weidel domina sui social media

    Elezioni in Germania, Alice Weidel domina sui social media

    L’analisi di Arcadia evidenzia l’impatto della live tra Weidel e Musk su X: boom di follower, interazioni record e crescita della leader di AfD sui social media. La campagna elettorale tedesca si gioca sempre più sulle piattaforme digitali.

    A un mese dalle elezioni politiche in Germania, i social media emergono come un terreno strategico per l’acquisizione di consenso e la mobilitazione degli elettori.

    L’ultima analisi di Arcadia – “Arcadia Mood Über alles”, condotta attraverso Fanpage Karma e Digimind, mette in luce il ruolo predominante delle piattaforme digitali nell’orientare il dibattito politico e nell’influenzare le dinamiche di engagement.

    Il boom di follower di Alice Weidel

    Dai dati raccolti nel periodo tra il 26 dicembre 2024 e il 23 gennaio 2025, emerge con chiarezza che Alice Weidel, leader dell’AfD (Alternativa per la Germania), ha registrato il più alto incremento di nuovi follower.

    Elezioni in Germania, Alice Weidel domina sui social media

    • X (ex Twitter): +318.000 nuovi follower, con un picco di 135.000 il 9 gennaio 2025, data della live promossa da Elon Musk. Il dibattito tra Musk e Weidel, trasmesso in diretta su X, ha amplificato la visibilità della candidata dell’ultradestra tedesca, generando un’ondata di nuovi sostenitori sulla piattaforma.
    • TikTok: +112.000 follower, nonostante un calo del 16% rispetto al periodo precedente.
    • Instagram: +69.000 follower (+39%) con un massimo di 5.900 in un solo giorno.

    A seguire troviamo Robert Habeck, leader dei Verdi, che ha ottenuto una crescita significativa su Instagram con 82.000 nuovi follower (+26%). Friedrich Merz, capo della CDU, si distingue su X con un incremento di 15.000 follower.

    arcadia analisi follower weidel

    Interazioni sui social: il divario tra Weidel e Scholz

    Alice Weidel primeggia anche per il numero di interazioni raccolte:

    • X: 159 post con 2,6 milioni di interazioni (+130%).
    • Instagram: 38 post con 948.000 interazioni (-35%).

    L’effetto della live su X con Musk si riflette anche nel coinvolgimento degli utenti, con un picco di interazioni nei giorni successivi alla trasmissione.

    In confronto, Robert Habeck ha raccolto 978.000 interazioni su Instagram, mentre Friedrich Merz si ferma a 151.000 su X.

    La performance peggiore è quella del cancelliere Olaf Scholz, il cui account su X ha generato appena 23.000 interazioni. L’assenza di Scholz dalle classifiche di crescita dei follower e di engagement conferma la sua limitata influenza sui social media rispetto agli avversari.

    arcadia analisi interazioni scholz

    Il peso dell’engagement: Habeck e Weidel in testa

    L’analisi dell’engagement, ossia il rapporto tra follower e interazioni, premia ancora Robert Habeck e Alice Weidel:

    • Robert Habeck: 49% di engagement su un account da 11.000 follower.
    • Alice Weidel: 20% su X, con 407.000 follower.

    Ancora una volta, il cancelliere Scholz si distingue per la sua assenza tra i leader con maggiore capacità di coinvolgimento, evidenziando una difficoltà nel generare interesse rispetto agli avversari politici più attivi sulle piattaforme digitali.

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    Le menzioni online: l’effetto Musk

    Il monitoraggio delle menzioni mostra come Elon Musk abbia influenzato la campagna elettorale tedesca. La diretta attraverso uno space su X con Alice Weidel del 9 gennaio 2025 (ben al di sotto delle aspettative in termini di audience in diretta) ha coinciso con un picco di discussioni online e ha contribuito all’aumento della sua esposizione digitale.

    • Alice Weidel: 213.000 menzioni.
    • Robert Habeck: 93.000 menzioni.
    • Friedrich Merz: 38.000 menzioni.
    • Olaf Scholz: 26.000 menzioni.

    La crescita dell’AfD nei social media suggerisce che la strategia digitale di Alice Weidel, supportata dall’attenzione ricevuta su X grazie a Musk, stia avendo un impatto significativo sul dibattito elettorale.

    L’aumento esponenziale di follower e interazioni, incentivato dalla visibilità ottenuta con Musk, sta rafforzando la presenza dell’AfD nel discorso pubblico, consolidando il consenso attorno alla sua figura e alle sue posizioni politiche.

    Questi dati ci mostrano come la campagna elettorale tedesca si giochi sempre più sui social media.

    La capacità di generare engagement e interazioni può fare la differenza.

    La centralità di X e Instagram, insieme all’influenza di figure esterne come Elon Musk, segnano un cambio di passo rispetto al ruolo delle piattaforme digitali.

    La polarizzazione del dibattito si manifesta con un aumento delle interazioni altamente divisive, il consolidamento di bolle informative e una radicalizzazione delle posizioni espresse dagli utenti, specialmente in risposta ai contenuti dei leader politici.

  • TikTok, 75 giorni per dare vita alla joint venture con aziende USA

    TikTok, 75 giorni per dare vita alla joint venture con aziende USA

    Donald Trump riapre la questione TikTok negli USA: concessi 75 giorni a ByteDance per trovare un accordo. Oracle potrebbe acquisire il 50% della piattaforma, mentre Elon Musk resta pura suggestione.

    La questione TikTok negli Stati Uniti non è ancora del tutto risolta.

    Il presidente Donald Trump ha concesso ulteriori 75 giorni per trovare una soluzione definitiva.

    La soluzione sarebbe quella di costituire una joint venture con aziende americane. In pratica, una collaborazione tra partner americani e ByteDance, l’attuale proprietaria della piattaforma cinese. E spuntano i primi nomi.

    Tra questi, in evidenza, figurano Larry Ellison (Oracle) ed Elon Musk, sebbene con ruoli differenti. Ma perché il tema è di nuovo attuale? E quali sono gli scenari possibili? Facciamo il punto.

    E si torna a parlare della vendita di TikTok

    Il dibattito sulla piattaforma ha origine nel 2020, quando l’amministrazione Trump tentò di forzare la vendita delle operazioni statunitensi di TikTok per ragioni di sicurezza nazionale. La preoccupazione principale era che i dati degli utenti americani potessero essere accessibili al governo cinese.

    TikTok, 75 giorni per dare vita alla joint venture con aziende USA
    TikTok, 75 giorni per dare vita alla joint venture con aziende USA

    Per evitare un blocco, ByteDance negoziò la cessione delle operazioni USA a un consorzio guidato da Oracle e Walmart, ma l’accordo non si concretizzò.

    Con l’amministrazione Biden, il tema sembrava essersi raffreddato, salvo poi riaccendersi nel 2023 con nuove proposte di legge volte a limitare l’influenza cinese sui social media.

    Oggi, con Trump di nuovo protagonista della scena politica, il tema è tornato a essere prioritario.

    Il nuovo ordine esecutivo: 75 giorni per decidere

    Il giorno del suo insediamento, Trump ha firmato un ordine esecutivo concedendo 75 giorni a ByteDance per garantire la continuità operativa di TikTok negli USA ed evitare il blocco.

    L’opzione più concreta è una joint venture tra ByteDance e un’azienda americana, che garantirebbe maggiore controllo sulle operazioni statunitensi e sulla gestione dei dati degli utenti.

    Il ritorno di Larry Ellison e Oracle

    Uno dei protagonisti della trattativa è Larry Ellison, co-fondatore di Oracle. Già nel 2020, la sua azienda era stata indicata come il partner ideale per TikTok USA, e ora potrebbe acquisire fino al 50% delle operazioni americane della piattaforma.

    Oracle è già partner cloud di TikTok e l’ingresso nella gestione delle operazioni USA potrebbe rappresentare un compromesso accettabile, sia per Washington che per Pechino.

    Elon Musk per ora è solo suggestione

    Di recente è emerso anche il nome di Elon Musk tra i possibili attori della vicenda. Al momento, non esistono conferme ufficiali sul suo interesse.

    È stato lo stesso Trump a suggerire pubblicamente che Musk potrebbe essere un candidato adeguato per gestire TikTok USA, alimentando speculazioni ma senza basi concrete.

    TikTok, difficile questione legale

    Un altro nodo centrale riguarda la rimozione di TikTok dagli store di Apple e Google negli USA. Il blocco non è stato imposto dal governo, bensì è una decisione precauzionale delle aziende tecnologiche.

    Apple e Google temono sanzioni o complicazioni legali se dovessero rimettere l’app online prima di una chiara risoluzione della vicenda. Al momento, TikTok non è scaricabile per nuovi utenti negli USA, mentre chi ha già l’app installata può continuare a usarla, ma senza aggiornamenti.

    TikTok, quali scenari futuri

    La scadenza fissata da Trump sarà decisiva per TikTok negli Stati Uniti. Le ipotesi possibili sono:

    • Oracle acquisisce una quota di TikTok USA, garantendo continuità operativa.
    • ByteDance non trova un accordo, rischia nuove restrizioni e si tornerà a parlare di ban.
    • Coinvolgimento di altri investitori americani per mantenere l’app attiva nel Paese.

    TikTok è nuovamente sotto pressione negli Stati Uniti e il suo futuro rimane incerto.

    La joint venture con un’azienda americana sembra l’unica via per evitare il blocco.

    Oracle è il candidato più solido per gestire le operazioni USA, mentre il possibile coinvolgimento di Musk resta, per ora, pura suggestione.

    Nei prossimi 75 giorni, ByteDance dovrà trovare un accordo.

    Vedremo cosa accadrà nelle prossime settimane.

  • Il futuro è sempre più nelle mani delle Big Tech

    Il futuro è sempre più nelle mani delle Big Tech

    L’élite delle Big Tech all’insediamento di Trump segna un momento significativo: la Silicon Valley non è più spettatrice, ma protagonista. Quella foto è quasi un manifesto politico.

    C’è un’immagine che più di ogni altra segna il momento dell’insediamento di Donald Trump come 47° presidente degli Stati Uniti. Ed è la foto in cui si vedono quattro dei maggiori rappresentati delle Big Tech.

    Dietro di loro ci sono altri personaggi illustri, come Tim Cook e Sergey Brin. Ma restando su questa immagine, molto evocativa, possiamo dire che è un’immagine che trasmette un messaggio chiaro: siamo qui per restare.

    In quella foto, da sinistra, si vedono Mark Zuckerberg, Jeff Bezos, Sundar Pichai e Elon Musk. Tutti a capo di aziende che in questi anni hanno fatto conoscere la Silicon Valley come la vera culla dell’innovazione globale.

    Il futuro è sempre più nelle mani delle Big Tech
    Il futuro è sempre più nelle mani delle Big Tech

    La loro presenza significa che ora quella Silicon Valley vuole essere protagonista e non più una presenza secondaria in attesa di un segnale da parte della politica. La Silicon Valley ora è un centro di potere.

    Se prima le aziende tecnologiche cercavano di mantenere una posizione neutrale o di influenzare le decisioni politiche tramite lobbying e donazioni, ora vediamo un coinvolgimento diretto.

    L’inclusione di Elon Musk nel Dipartimento per l’Efficienza Governativa (DOGE), istituito da Trump, è un esempio eclatante di come i confini tra settore pubblico e privato si stiano dissolvendo.

    Tutte quelle persone ritratte in quella foto sono a capo di aziende da cui per anni è dipeso il destino di Internet e del digitale. Ma ora c’è qualcosa di più. Da quelle stesse aziende dipende oggi il destino dell’Intelligenza Artificiale, della cybersecurity, dell’informazione.

    Il futuro dipenderà dalle Big Tech
    Immagine di Julia Demaree Nikhinson—POOL/AFP/Getty Images

    Per non parlare del potere economico. Solo per citare il loro patrimonio personale, mettendo insieme tra quei quattro, viene fuori una cifra superiore ai mille miliardi di dollari. Solo 433 miliardi di dollari è il patrimonio di Elon Musk, l’uomo più ricco del mondo.

    Quella foto ci dice che c’è un cambiamento in atto. Quei personaggi sono lì per far vedere a tutti che da oggi sono lì per esercitare il loro potere.

    Si potrebbe dire che quella foto è quasi un manifesto politico. Perché il futuro delle persone dipenderà sempre più da loro.

  • Il futuro di TikTok dipende dall’accordo proposto da Trump

    Il futuro di TikTok dipende dall’accordo proposto da Trump

    TikTok è stato rimosso dagli store negli USA il 19 gennaio 2025 solo per poche ore per poi ritornare attivo. Trump si insedia e con un ordine esecutivo propone una soluzione. Ora si cerca un accordo con investitori USA per salvarlo. Il futuro dell’app resta incerto.

    Ormai tutti erano convinti che il divieto di TikTok negli USA sarebbe arrivato per restare.

    Domenica 19 gennaio 2025, non essendo stata portata a termine la cessione delle operazioni statunitensi della piattaforma (così come richiesto dalla legge), l’app per alcune ore è stata effettivamente irraggiungibile negli Stati Uniti: gli store di Google e Apple hanno rimosso l’app, mentre gli utenti già registrati hanno trovato un messaggio che ne comunicava l’indisponibilità.

    Oggi, 20 gennaio, con l’insediamento ufficiale del nuovo presidente Donald Trump, il divieto è stato immediatamente sospeso.

    In pratica, il presidente Trump, a distanza di poche ore dal giuramento, firmerà un nuovo Executive Order, un decreto presidenziale, per proporre la sua soluzione a tutta la vicenda.

    L’obiettivo di Trump è concedere più tempo per trovare un accordo che possa mantenere l’app disponibile negli Stati Uniti. Si parla di 90 giorni di tempo per raggiungere una soluzione condivisa.

    Il futuro di TikTok dipende dall'accordo proposto da Trump
    Il futuro di TikTok dipende dall’accordo proposto da Trump

    L’idea è quindi garantire l’utilizzo di TikTok negli USA realizzando una joint-venture. Il controllo dovrebbe restare per metà di ByteDance e per la restante parte attraverso una società di investitori statunitensi.

    Un tentativo, dunque, di equilibrare le richieste di sicurezza nazionale con l’enorme popolarità di TikTok tra gli utenti americani.

    Ma il futuro dell’app negli USA resta incerto.

    Alcuni membri del Congresso e della comunità dell’intelligence ritengono che la sola cessione parziale a investitori americani non sia sufficiente a garantire la sicurezza dei dati degli utenti. Altri, invece, vedono questa mossa come un compromesso accettabile.

    Intanto la Cina fa sapere che è pronta a collaborare alla ricerca di una soluzione condivisa.

    La situazione rimane in continua evoluzione e nelle prossime settimane potrebbero esserci sviluppi chiave che determineranno definitivamente il destino di TikTok negli Stati Uniti.

  • TikTok decentralizzato tipo Bluesky, ecco l’idea di Mark Cuban

    TikTok decentralizzato tipo Bluesky, ecco l’idea di Mark Cuban

    Con il possibile ban di TikTok negli USA, Mark Cuban punta su una piattaforma decentralizzata basata sul protocollo AT di Bluesky. Un’alternativa che sfida le big tech e potrebbe aprire nuovi scenari.

    Il 19 gennaio 2025 si avvicina e il futuro di TikTok negli Stati Uniti è sempre più incerto.

    Anzi, la Corte Suprema Usa ha proprio oggi confermato il ban di TikTok a partire da domenica.

    Se la decisione della Corte Suprema non bloccherà l’ordine esecutivo del governo, la piattaforma di proprietà della cinese ByteDance sarà bandita dal territorio statunitense per presunti rischi legati alla sicurezza nazionale.

    Questa incertezza ha già spinto milioni di utenti a cercare nuove piattaforme su cui migrare, accelerando l’interesse per possibili alternative.

    Tra queste si sono fatte strada app emergenti come RedNote e Lemon8, entrambe appartenenti a ecosistemi digitali cinesi. Ma anche si affacciano anche altri progetti che puntano a un social media più aperto e decentralizzato.

    Ed è proprio in questo scenario che si inserisce l’idea di Mark Cuban, il noto imprenditore e investitore, che ha annunciato la volontà di finanziare un’alternativa a TikTok costruita sul protocollo AT di Bluesky.

    Il Protocollo AT e la decentralizzazione dei social

    Bluesky è stato originariamente avviato da Jack Dorsey, co-fondatore di Twitter, con l’obiettivo di creare un social network decentralizzato e più aperto rispetto alle piattaforme tradizionali.

    Il suo cuore tecnologico è il protocollo AT (Authenticated Transfer Protocol), una base che consente di creare applicazioni social interoperabili e garantisce agli utenti il pieno controllo sui propri dati e sulla portabilità degli account.

    A differenza di ActivityPub, il protocollo che alimenta Mastodon e altre piattaforme federate, ATProto punta a una maggiore scalabilità e a un sistema più flessibile, capace di ospitare piattaforme con caratteristiche molto diverse tra loro.

    In questo contesto, Cuban ha visto un’opportunità concreta per lo sviluppo di un TikTok decentralizzato, immune dal controllo di una singola azienda e con un modello di governance più aperto.

    TikTok decentralizzato tipo Bluesky, ecco l'idea di Mark Cuban
    TikTok decentralizzato tipo Bluesky, ecco l’idea di Mark Cuban

    Mark Cuban vuole investire sul social decentralizzato

    L’interesse di Mark Cuban per questa nuova piattaforma non è solo tecnologico, ma anche strategico.

    L’imprenditore è da tempo un forte critico di Elon Musk, in particolare per la gestione di X (ex Twitter). Cuban ha attaccato Musk più volte su temi come moderazione dei contenuti, disinformazione e libertà di espressione, evidenziando i limiti di una piattaforma centralizzata guidata da un’unica figura dominante.

    Con la sua idea alternativa a TikTok, Cuban ha lanciato una vera e propria chiamata diretta a sviluppatori e startup, dichiarando di voler investire con chiunque sia in grado di realizzare un prototipo funzionante di un’alternativa a TikTok basata sul protocollo AT.

    Il messaggio è chiaro: costruire un social media video decentralizzato e resiliente alle influenze di singoli magnati.

    Free Our Feeds e la crescita dell’ecosistema Bluesky

    L’idea di Cuban si collega a un’altra iniziativa recente: il progetto Free Our Feeds, che mira a raccogliere 30 milioni di dollari nei prossimi tre anni per sviluppare e sostenere il protocollo AT e Bluesky.

    L’obiettivo è evitare che le infrastrutture sociali restino nelle mani di pochi attori privati e garantire un web più aperto e democratico.

    Nel frattempo, Bluesky ha annunciato lo sviluppo di Flashes, un’app pensata per la condivisione di foto e video brevi, che potrebbe rivelarsi il primo passo concreto verso un’alternativa a TikTok e Instagram.

    Un futuro incerto, con nuove possibilità all’orizzonte

    Mentre il destino di TikTok negli Stati Uniti resta incerto, la sua possibile uscita dal mercato ha già avviato un’ondata di innovazione e investimenti.

    L’idea di Mark Cuban, unita all’espansione dell’ecosistema Bluesky, suggerisce che il futuro potrebbe essere più aperto e decentralizzato. Più di quanto si pensasse fino a poco tempo fa.

    Se questa scommessa avrà successo, potremmo presto vedere una nuova generazione di piattaforme social che daranno agli utenti maggiore controllo e libertà, rompendo il dominio delle attuali big tech.

    Il prossimo passo? Trovare chi sarà in grado di realizzare il TikTok decentralizzato che Cuban sogna di finanziare.

    Ma, nonostante il grande obiettivo, dietro queste idee e queste alternative c’è sempre un grande magnate. Il profilo di Cuban, al di là delle posizioni politiche, potrebbe essere solo uno dei tanti miliardari tech che provano a realizzare la propria idea di piattaforma.

    Non è una critica fine a sé stessa, ma una constatazione di fatto. A differenza di altri, Cuban prova (per ora solo nelle sue idee) a creare davvero qualcosa di diverso che rompa il paradigma attuale.

    E per fare questo serve davvero una grande impresa.


    Chi è Mark Cuban?

    Alternative a TikTok, Mark Cuban
    In foto: Mark Cuban

    Mark Cuban è un imprenditore, investitore e personaggio televisivo statunitense nato il 31 luglio 1958 a Pittsburgh, Pennsylvania. Conosciuto per il suo approccio diretto e il suo fiuto per gli affari, è diventato una delle figure più influenti nel mondo della tecnologia, dello sport e dell’intrattenimento.

    Dopo aver venduto la sua prima azienda di software, MicroSolutions, per 6 milioni di dollari, ha fondato Broadcast.com, una piattaforma di streaming audio e video che ha venduto a Yahoo! per 5,7 miliardi di dollari nel 1999, consolidando la sua fortuna.

    Oltre a essere un imprenditore visionario nel mondo della tecnologia, Cuban è noto anche per essere il proprietario della squadra NBA Dallas Mavericks, che ha trasformato in una delle franchigie più vincenti della lega. La sua presenza come investitore nel programma televisivo Shark Tank lo ha reso ancora più popolare, permettendogli di investire in numerose startup innovative.


     

  • Si avvicina il ban di TikTok Usa, crescono Lemon8 e REDNote

    Si avvicina il ban di TikTok Usa, crescono Lemon8 e REDNote

    La data del 19 gennaio è sempre più vicina e TikTok Usa rischia il ban definitivo. Intanto gli utenti sono alla ricerca di alternative e crescono le app pur sempre cinesi come Lemon8 e REDNote. Da domenica lo scenario potrebbe cambiare e propagare effetti anche al di fuori gli Usa.

    Mancano pochi giorni al 19 gennaio 2025, una data che per TikTok significa molto. È in gioco il futuro dell’app, visto che si parla di un possibile ban. E visto che gli Usa rappresentano per l’app di ByteDance uno dei principali mercati.

    Passano le ore e l’ombra del ban di TikTok Usa si fa sempre più concreta. Ieri TikTok aveva deciso di provvedere direttamente alla cessazione delle attività a partire da domenica 29 gennaio, a meno che non si verifichi qualche situazione diversa.

    E la situazione diversa potrebbe generarla solo il presidente Usa, Joe Biden. Dalla Casa Bianca per ora trapela poco, visto il momento di passaggio che si completerà lunedì 20 gennaio.

    Una vicinanza di date che complica, comunque, la vicenda di TikTok.

    Allo studio delle soluzioni per evitare il ban di TikTok

    Al momento, l’amministrazione Biden sta studiando delle soluzioni da annunciare a breve. Dall’altro lato, la nuova amministrazione Trump fa sapere di voler evitare il ban di TikTok. Anche se al momento non si sa come.

    E in attesa che si chiarisca meglio il futuro di TikTok negli Usa, gli utenti americani si stanno mettendo alla ricerca di piattaforme alternative.

    Tra queste, due app cinesi (ancora?) stanno rapidamente conquistando molti consensi: Lemon8 e REDnote.

    Ma come si è arrivati a questo punto, e quali scenari si prospettano?

    Si avvicina il ban di TikTok Usa, crescono Lemon8 e REDNote
    Si avvicina il ban di TikTok Usa, crescono Lemon8 e REDNote

    Tutto è iniziato nel 2020

    TikTok è stata al centro di un acceso dibattito politico e sociale negli Stati Uniti, negli ultimi 4 anni. Praticamente per tutta la durata dell’amministrazione Biden.

    Le preoccupazioni per la sicurezza dei dati, legate al controllo cinese dell’azienda madre ByteDance, hanno spinto il governo americano a considerare un divieto.

    Una decisione che vede le sue radici nel 2020, sotto la prima amministrazione Trump. TikTok allora venne indicata come una minaccia per la sicurezza nazionale. E nonostante le intenzioni, non si arrivò mai ad un ban definitivo.

    Con l’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca, la questione sembrava essersi momentaneamente placata, ma il vento è velocemente cambiato nel 2024.

    Un nuovo disegno di legge federale ha riacceso le tensioni, imponendo restrizioni sempre più severe sulle piattaforme social di origine cinese.

    La deadline del 19 gennaio 2025

    La deadline del 19 gennaio 2025 segna la data in cui TikTok dovrà sospendere le operazioni negli Stati Uniti, a meno che il Presidente non intervenga direttamente.

    A complicare la situazione, TikTok ha annunciato che, in mancanza di un pronunciamento favorevole, potrebbe chiudere immediatamente le sue operazioni sul mercato americano.

    Lemon8 e REDnote: due app pronte a raccogliere l’eredità di TikTok

    In questo clima di incertezza, Lemon8 e REDnote si stanno ritagliando uno spazio importante.

    Lemon8

    Lemon8, sviluppata da ByteDance (la stessa azienda proprietaria di TikTok), è stata descritta come un mix tra Instagram e Pinterest.

    Lanciata nel 2023, l’app si concentra su contenuti lifestyle: moda, bellezza, viaggi e benessere. La piattaforma offre una combinazione di immagini e testi dettagliati, progettata per attrarre un pubblico giovane e creativo.

    Recentemente, Lemon8 ha registrato un aumento vertiginoso dei download, posizionandosi tra le app più scaricate negli Stati Uniti.

    REDNote

    REDnote, o Xiaohongshu, è una piattaforma social altrettanto interessante.

    Nata in Cina, si basa su un modello che unisce social media e e-commerce. Gli utenti condividono esperienze, recensioni di prodotti e consigli pratici, creando una community attiva e orientata al consumo.

    La piattaforma, inizialmente poco conosciuta negli Stati Uniti, sta vedendo una rapida crescita, grazie alla migrazione degli utenti di TikTok in cerca di alternative.

    Ora, al netto di tutto, va bene andare alla ricerca di alternative, ma se ci si imbatte nuovamente in app cinesi, forse il problema non è del tutto risolto. Credo.

    Il futuro incerto di TikTok Usa

    Un possibile sviluppo che ha attirato l’attenzione la notizia che vede Elon Musk in pole per l’acquisto delle operazioni statunitensi di TikTok.

    Come abbiamo avuto già modo di vedere, Musk potrebbe considerare l’acquisizione come un’opportunità per espandere la sua influenza nel settore tecnologico e social.

    Però si tratta di uno scenario poco probabile, soprattutto di fronte alla complessità normativa e alle implicazioni geopolitiche che questo passaggio potrebbe comportare.

    Ora, il futuro di TikTok dipende fortemente dalle decisioni del governo americano.

    Un intervento presidenziale in extremis potrebbe evitare la chiusura, e da quello che si vede tutto resta ancora molto incerto.

    Se TikTok dovesse effettivamente sparire dal mercato statunitense, il vuoto lasciato potrebbe rafforzare ulteriormente la posizione di Lemon8 e REDnote. Ma anche altre app.

    Sul piano dell’assurdo, una parte degli utenti potrebbe trovare “rifugio” su qualche app di Meta, come Instagram.

    Una vicenda che comunque avrà ripercussioni

    Appare evidente che questo passaggio che riguarda TikTok Usa avrà ripercussioni anche al di fuori dei confini americani.

    Si potrebbe generare un processo di emulazione e, di conseguenza, si potrebbe assistere ad un ban di TikTok ancora più esteso. Basti pensare alle posizioni UE a riguardo.

    Uno scenario molto complesso che, però, potrebbe essere invece risolto dall’amministrazione Trump ormai entrante. E sarebbe un paradosso.

    TikTok Usa salvata da chi solo quattro anni fa voleva annientarla.

    Chissà se andrà davvero così.

     

  • Musk sotto accusa dalla SEC per il caso Twitter

    Musk sotto accusa dalla SEC per il caso Twitter

    La SEC accusa Elon Musk di aver ritardato la comunicazione sull’acquisto di Twitter, risparmiando 150 milioni di dollari. Ecco una breve considerazione sulle accuse, sulle tappe e sugli scenari futuri.

    La causa intentata dalla Securities and Exchange Commission (SEC, la Consob italiana per intenderci) contro Elon Musk ha riacceso i riflettori su una delle acquisizioni più controverse degli ultimi anni: quella di Twitter, oggi nota come X.

    La SEC accusa Musk di aver violato le leggi sui titoli per non aver comunicato tempestivamente l’acquisto di una quota significativa della società nel 2022, risparmiando così oltre 150 milioni di dollari e causando danni agli investitori.

    La causa della SEC contro Elon Musk

    Infatti, sempre secondo la SEC, Elon Musk avrebbe dovuto notificare la sua partecipazione all’interno della società Twitter entro il 24 marzo 2022, come previsto dalla legge Usa che impone la comunicazione entro dieci giorni dal superamento della soglia del 5% di azioni possedute.

    In quella occasione, Musk ha reso pubblica la sua quota solo il 4 aprile, con un ritardo di 11 giorni, durante i quali avrebbe acquistato ulteriori azioni per un valore superiore a 500 milioni di dollari.

    Questa tardiva comunicazione, sostiene la SEC, ha avuto un impatto significativo sugli investitori che hanno venduto le loro azioni tra il 25 marzo e il 1° aprile 2022, inconsapevoli della presenza di Musk.

    La causa punta a recuperare i guadagni ottenuti da Musk durante il periodo incriminato, imponendo sanzioni civili e altre misure punitive.

    Intanto lui non sembra preoccuparsene, come al solito.

    Musk sotto accusa dalla SEC per il caso Twitter
    Musk sotto accusa dalla SEC per il caso Twitter

    Musk e l’acquisizione di Twitter, le tappe in breve

    La vicenda Twitter/X inizia nel marzo 2022, quando Musk avvia l’acquisto di azioni della piattaforma di microblogging. Dopo la tardiva divulgazione della sua partecipazione, Musk annuncia l’intenzione di acquisire l’intera società per 44 miliardi di dollari, un’offerta che porta il valore delle azioni di Twitter a livelli record.

    Da quel momento, però, il percorso si complica.

    Musk prova a ritirarsi dall’accordo, citando presunte discrepanze nei dati sugli account falsi forniti da Twitter.

    Dopo una battaglia legale, un tribunale del Delaware lo costringe a completare l’acquisizione nell’ottobre 2022. La transazione si conclude, e Musk intraprende una trasformazione radicale della piattaforma, cambiandone il nome in X, nel luglio 2023, e spostandone il focus verso un’applicazione multifunzionale ispirata al modello cinese di WeChat.

    Non si sa se l’ispirazione resta ancora quella, ma di certo è che in questo 2025 X diventerà qualcosa di simile.

    La SEC, Musk e l’insediamento di Trump

    La causa della SEC contro Musk arriva in un momento molto particolare, come già più volte evidenziato. L’amministrazione Trump è sul punto di insediarsi (mancano pochi giorni al 20 gennaio), e ci sarà una nuova nomina in capo alla SEC.

    Questo cambio di leadership potrebbe influenzare il corso della causa. Infatti, la nomina di figure più indulgenti verso le grandi corporation, quindi verso Musk e X, potrebbe rallentare o persino annullare il procedimento legale.

    In aggiunta a tutto questo, sembra ormai certo che Musk stia per assumere un ruolo chiave nella nuova amministrazione (non solo a capo del DOGE), con un ufficio all’interno della Casa Bianca.

    Questa location così di alto livello potrebbe aumentare la sua influenza politica, aprendo interrogativi su possibili conflitti di interesse e sull’impatto che una tale vicinanza al governo potrebbe avere sulla regolamentazione dei mercati finanziari.

    Se Elon Musk acquistasse davvero TikTok Usa

    La causa della SEC rappresenta un nuovo colpo di scena all’interno di una storia che ha segnato la storia recente dei social media.

    Mentre Musk continua a ridefinire il futuro di X secondo il suo pensiero che passa attraverso l’algoritmo del proprietario, questa azione legale potrebbe avere ripercussioni evidenti, non solo per lui, ma anche per la fiducia degli investitori nei confronti delle istituzioni.

    La posta in gioco è alta, ed è abbastanza evidente.

    Rimane da vedere come si evolveranno le dinamiche legali e politiche nelle prossime settimane. Una cosa è certa. Il rapporto tra Musk, X e le istituzioni statunitensi è destinato a rimanere al centro del dibattito pubblico. Anche questo è altrettanto evidente.

    [Il primo piano di Elon Musk all’interno dell’immagine di copertina è stato realizzato usando Grok, l’IA generativa di xAI]

     

  • La METAmorfosi di Mark Zuckerberg, gli scenari

    La METAmorfosi di Mark Zuckerberg, gli scenari

    In questi giorni si sta compiendo la METAmorfosi di Mark Zuckerberg. Da promotore di valori progressisti a figura vicina al far right americano. Come e perché questa trasformazione potrebbe cambiare il suo posizionamento personale e di Meta.

    La rielezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, accompagnata dal consolidamento di figure come Elon Musk nel panorama tecnologico e politico, sembra aver segnato un punto di svolta per il CEO di Meta, Mark Zuckerberg.

    Un uomo che, fino a pochi anni fa, incarnava la visione di un futuro digitale progressista e moderato, sembra ora essere oggi in preda a una METAmorfosi sorprendente. E, per certi versi, inquietante.

    Per comprendere meglio la portata di questa mutazione, è utile fare un piccolo passo indietro.

    La trasformazione del leader, Mark Zuckerberg

    Mark Zuckerberg ha sempre rappresentato il polo opposto rispetto a Donald Trump e, in misura diversa, a Elon Musk. Durante la prima presidenza Trump, Meta (allora Facebook) aveva adottato una linea di moderazione dei contenuti che cercava di limitare la disinformazione e i discorsi d’odio.

    Questo approccio aveva attirato critiche feroci da parte dei conservatori, che accusavano l’azienda di censura e di parzialità politica.

    L’account di Trump, dopo i fatti di Capitol Hill venne sospeso anche su Facebook e su Instagram, su impulso proprio di Mark Zuckerberg.

    Sono tutti passaggi storici che, visti alla luce di cosa accade oggi, lasciano un po’ perplessi.

    La METAmorfosi di Mark Zuckerberg
    La METAmorfosi di Mark Zuckerberg

    Il rapporto conflittuale con Musk

    Il rapporto con Musk è stato spesso conflittuale, con visioni opposte su temi come l’intelligenza artificiale e la regolamentazione delle piattaforme.

    Ricordate quando i due stavano per organizzare un incontro per prendersi a botte. Si parlava anche del Colosseo. Sembra che si tratti di fatti di anni fa, ma in realtà sono episodi che si riferiscono allo scorso anno.

    Zuckerberg, nella sua veste di imprenditore, ha preferito presentarsi a lungo come un leader progressista. Un fautore della diversità e dell’inclusione. La sua azienda è stata spesso indicata come grande esempio di inclusività.

    Meta è sempre stata vista come un’azienda simbolo della Silicon Valley, attenta alle questioni sociali.

    La METAmorfosi personale di Zuckerberg

    Anche dal punto di vista personale, Zuckerberg si distingueva per il suo stile sobrio e uniforme. Sapete che era famoso per indossare sempre la stessa maglia grigia, che rifletteva una filosofia minimalista e una concentrazione totale sul lavoro.

    Disse che non aveva tempo “per pensare a cosa frivole”, come quella di vestirsi.

    Le maglie grigie di Zuckerberg nel 2024
    Le maglie grigie di Zuckerberg nel 2014

    Voleva distinguersi anche su questo in una chiave sempre progressista. E mai conservatrice.

    Una visione che cozza letteralmente con la sua immagine attuale, più spavalda, che si manifesta in un look più casual e accessori vistosi come catene al collo.

    È evidente che oggi il quadro è cambiato e con esso anche Zuckerberg, come ma prima d’ora.

    Nei giorni scorsi, Zuckerberg ha incontrato Donald Trump nella sua tenuta di Mar-a-Lago. Questo incontro, il secondo documentato dopo la vittoria elettorale del 2024, ha segnato un ulteriore avvicinamento tra i due.

    La chiusura dei programmi DEI all’interno di Meta

    Quasi contemporaneamente, Meta ha annunciato la chiusura dei programmi DEI, una mossa interpretata come un tentativo di rispondere alle critiche conservatrici che considerano queste iniziative divisive e orientate ideologicamente.

    E dopo aver incontrato Trump, Zuckerberg è comparso come ospite nel podcast di Joe Rogan, uno dei podcast più ascoltati al mondo sempre molto controverso.

    Qui il CEO di Meta ha espresso rammarico per non aver resistito maggiormente alle pressioni governative durante la pandemia. Ha ammesso che l’amministrazione Biden aveva richiesto interventi per censurare contenuti, anche satirici, sul COVID-19.

    Parole che indicano una presa di distanza dalle politiche di moderazione che avevano caratterizzato Meta negli anni precedenti. Non senza difficoltà, va detto.

    In un commento che ha generato ulteriori polemiche, Zuckerberg ha inoltre affermato che le politiche legate al DEI hanno finito per “castrare” le aziende, sottolineando la necessità di un ritorno a una maggiore “energia maschile” delle aziende. Anche questo cambio di retorica va compreso in questa trasformazione personale e aziendale.

    Zuckerberg chiede a Trump di intervenire

    Inoltre, Zuckerberg ha chiesto al presidente eletto Trump di intervenire presso l’Unione Europea per fermare le multe contro le aziende tecnologiche americane. Anche questo rappresenta un tentativo di costruire un rapporto più stretto con l’amministrazione statunitense per proteggere gli interessi di Meta. Ulteriore elemento dell’allineamento in atto.

    Come riportato anche qui sul nostro blog, tutto questo periodo di trasformazione comprende la decisione di terminare le collaborazioni con i fact-checker indipendenti negli Stati Uniti. Una mossa che introducendo, di fatto, un sistema di “Community Notes” ispirato alla linea di Elon Musk su X (ex Twitter).

    Si tratta di un pesante cambio di rotta giustificato dalla necessità di tutelare la libertà di espressione. Nella realtà delle cose, si tratta di un segnale di allineamento con la filosofia di Musk e con le posizioni del far right americano. Per cosa? Per compiacere e compiacersi.

    Le conseguenze della METAmorfosi

    Posto quindi che si tratta di una METAmorfosi, e che quindi coinvolge Zuckerberg da punto di vista personale e non solo, è evidente che tutto questo ha, e avrà delle conseguenze.

    Gli investitori hanno già espresso preoccupazioni sul rischio che Facebook e Instagram possano perdere il loro carattere distintivo per avvicinarsi a un modello simile a X, con una moderazione più permissiva che potrebbe alienare alcuni inserzionisti.

    Questa trasformazione potrebbe indebolire la fiducia nel brand Meta, con effetti negativi sulle entrate pubblicitarie, che costituiscono il pilastro economico dell’azienda.

    Stiamo parlando di 40 miliardi circa di fatturato a trimestre (dati 2024). Nel terzo trimestre i ricavi pubblicitari sono anche cresciuti del 19%, rispetto al 2023.

    Mark Zuckerberg, oggi
    Mark Zuckerberg, oggi

    Inoltre, l’allineamento di Zuckerberg con Trump solleva dubbi sul futuro delle relazioni internazionali di Meta, in particolare con l’Unione Europea.

    Le richieste di Zuckerberg al presidente eletto per mitigare le multe imposte dall’UE alle aziende tecnologiche americane rappresentano un tentativo evidente di rafforzare la protezione delle big tech, ma potrebbero anche intensificare le tensioni tra Stati Uniti ed Europa.

    Questa svolta, da un lato, potrebbe rappresentare una mossa per proteggere Meta dalle pressioni politiche, cercando di mantenere la propria posizione dominante.

    Meta e il suo nuovo posizionamento conservatore

    Dall’altro, potrebbe indicare una ridefinizione del ruolo di Meta come piattaforma, con un impatto significativo sulla moderazione dei contenuti e sulla libertà di espressione. E questo sembra abbastanza evidente.

    Avendo chiaro tutto questo scenario e questo cambiamento, la domanda da porsi ora è: ma quale sarà il prezzo di questa METAmorfosi?

    Domanda alla quale è difficile rispondere ora con precisione. Lo sforzo di questa riflessione è di provare a darne qualcuna e, magari, di provare a suscitare qualche riflessioni in più.

    Zuckerberg da eterno “ragazzo d’oro” con la maglietta grigia, da promotore di valori progressisti, si sta trasformando in una figura sempre più allineata con la linea di Trump e Musk. E non solo, il CEO di Meta sta riscrivendo il suo posizionamento personale e quello della sua azienda.

    Gli scenari a cui ci stiamo preparando sono del tutto inediti per il futuro delle piattaforme digitali. Una cosa è certa: la metamorfosi di Zuckerberg non passerà inosservata.

    Le dimissioni di Nick Clegg e la svolta politica di Meta

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