Categoria: Social Media

In questa categoria trovate articoli che riportano dati e ricerche sul mondo dei Social Media. Dal numero di utenti connessi, al tempo trascorso su ciascun social network

  • LinkedIn al lavoro sugli eventi con i biglietti a pagamento

    LinkedIn al lavoro sugli eventi con i biglietti a pagamento

    LinkedIn conferma di essere al lavoro sugli eventi con i biglietti a pagamento. Una opzione che nasce dopo aver visto il coinvolgimento sugli eventi online di 21 milioni di utenti nel 2020.

    Il periodo della pandemia ha sicuramente segnato il mondo degli eventi, i quali per buona parte sono riusciti a sfruttare il digitale e a reiventarsi con la formula online. Abbiamo visto tutti la grande esplosione di eventi online attraverso Teams, Zoom e anche LinkedIn. E a proposito della piattaforma di proprietà di Microsoft, sembra che proprio sugli eventi live online ci sia qualche novità.

    Da quanto riportato da TechCrunch, LinkedIn sta lavorando sugli eventi con i biglietti a pagamento. La iniziale “soffiata”, tra l’altro confermata anche dalla società, arriva dall’introduzione di un codice all’interno del backend dell’app che mostrava un nuovo elemento dedicato proprio agli eventi a pagamento. Il codice, per la cronaca, è stato dato a TechCrunch da una fonte che è rimasta anonima.

    Si tratta di una novità che va nella direzione di offrire agli utenti della piattaforma si “social business media” nuove possibilità di monetizzazione. Una direzione che trova conferma nel piano annunciato all’inizio di settembre che guarda ai creators.

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    Di fronte al cambiamento della forza lavoro e ad una transizione della forza lavoro sempre più impiegata da remoto” – spiega Nicole Leverich, portavoce di LinkedIn – “gli eventi su LinkedIn hanno visto un’impennata tale da coinvolgere 21 milioni di utenti che hanno preso parte agli eventi durante il 2020. Ecco che sulla base dei feedback degli organizzatori degli stessi eventi, stiamo lavorando ed esplorando nuove opzioni a pagamento“.

    L’introduzione di biglietti a pagamento potrebbe trasformarsi in una grande mano per tanti che lo scorso anno hanno perso tanto, dovendo annullare eventi o dovendo adattarli a nuove forme che non hanno permesso di poter far rientrare gli investimenti iniziali.

    Vista la spinta di LinkedIn verso i creator, e la Creator Economy che ormai è avviata ad essere industria a sè stante, con l’avvio di LinkedIn Creators, attraverso cui i creator possono farsi conoscere meglio, e anche attraverso il grande progetto Creator Accelerator, da 25 milioni di dollari “per aiutare i creator a costruire il loro pubblico e ad amplificare la loro voce”, questa opzione degli eventi a pagamento ben si inserisce in questa modalità.

    Soprattutto perché LinkedIn rappresenta la piattaforma di networking per antonomasia e, di conseguenza, andare nella direzione di rendere monetizzabili gli eventi è sicuramente in linea con la filosofia della piattaforma.

    Al momento LinkedIn, pur confermando di lavorare su questa opzione, non rende noti altri particolari come ad esempio la tempistica, si dice che potrebbe essere questione di settimane, e del costo dei biglietti.

    Certamente, appena saremo in grado di avere queste informazioni, vi aggiorneremo. Intanto, che ne pensate?

  • Podcast, aumentano gli utenti ma sono ancora pochi i paganti

    Podcast, aumentano gli utenti ma sono ancora pochi i paganti

    Il 30 settembre si celebra la Giornata Internazionale dei Podcast. In Italia aumentano gli utenti che ascoltano podcast, ma pochi sono quelli che pagano per la fruizione degli stessi. Vediamo a livello globale dove sono più ascoltati.

    Il 30 settembre si celebra la Giornata Internazionale dei Podcast, la International Podcast Day. La giornata è nata nel 2015 e anno dopo anno è cresciuta fino a coinvolgere podcaster provenienti da 100 paesi, tra i quali tra cui Australia, Nuova Zelanda, Thailandia, Polonia, Germania, Sud Africa, Giamaica, Spagna, Argentina, Messico, Emirati Arabi Uniti, Nigeria, Filippine, India, Francia, Svizzera, Scozia, Regno Unito, Finlandia, Canada, Stati Uniti.

    È inutile dire che il fenomeno dei Podcast è in crescita ovunque e anche in Italia, senza dimenticare anche il sensibile aumento del numero degli utenti che preferiscono ascoltare podcast registratosi lo scorso anno. Aumento che, grazie ai recenti dati dell’Osservatorio Digital Content – School of Management del Politecnico di Milano, continua anche in questo anno.

    Il mercato italiano è ancora abbastanza contenuto nelle sue dimensioni, lo vedremo anche più avanti guardando altri dati, solo che adesso si pone il vero problema legato alla monetizzazione, ossia alla possibilità di poter costruire una forma di guadagno utilizzando questo strumento.

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    Se questo è vero in altri paesi, dove esistono podcaster, e anche realtà più strutturate, che sono riusciti a mettere su un’attività sostenibile, non è altrettanto vero nel nostro paese. L’abbonamento al singolo podcast o altre forme più estese per ora non si sono verificate come concrete da questo punto vista.

    Nel nostro paese, nel 2021, il 28% degli utenti internet in Italia (erano il 21% lo scorso anno), secondo i dati del report di Politecnico, dichiara di ascoltare podcast, ma solo una parte marginale di essi paga per la fruizione degli stessi. Esiste poi un 20% di “non ascoltatori” che dice di volersi avvicinare ai podcast nel prossimo futuro.

    Il problema è quindi sempre legato alla monetizzazione, quindi alla capacità di creare contenuti interessanti e originali per cui gli utenti ascoltatori sarebbero disposti a pagare. Un’operazione non facile, al momento, ma non impossibile.

    Come dicevamo prima, ci sono altri dati che ci aiutano a delineare meglio la diffusione dei podcast in Italia e sono quelli di Statista, pubblicati proprio in occasione della International Podcast Day.

    Il sondaggio Statista Global Consumer Survey, condotto a livello globale, coinvolgendo da 1.000 a 5.700 utenti per paese (54 in totale, incluso l’Italia), rileva che il paese dovei i podcast sono più ascoltati è la Svezia, con il 47% degli intervistati che dichiara di aver ascoltato almeno un podcast negli ultimi 12 mesi. Sono pochi gli altri paesi dove si registrano percentuali così alte, come Irlanda e Brasile, oltre il 40%.

    podcast globale statista

    La percentuale di utenti che ascolta podcast negli Usa è del 34% ed è del 31% in Uk. Come vedete dal grafico, anche Canada, Islanda, Spagna, Portogallo Cile, Australia si attestano su una percentuale compresa tra 30-39%.

    L’Italia è in linea con i dati che abbiamo visto prima, infatti l’indagine riporta una percettuale di ascoltatori compresa tra 20-29%, percentuale molto diffusa nel resto del mondo.

    Diversa la situazione in Cina, dove si registra una percentuale del 19%, la stessa la si riscontra anche in Marocco e altri paesi nel Sud Esta Asiatico. Fino ad arrivare a percentuali molto basse come quella del Giappone, la più bassa con il 5% di ascoltatori di podcast, e di Taiwan, Malesia e Pakistan.

    Questa la situazione dei podcast in Italia e a livello globale nel 2021.

    E voi li ascoltate i podcast? Siete abbonati a qualche podcast in particolare?

  • TikTok, 1 miliardo di utenti e la sfida sulla Realtà Virtuale

    TikTok, 1 miliardo di utenti e la sfida sulla Realtà Virtuale

    TikTok raggiunge il traguardo di 1 miliardo di utenti entrando nel ristretto club delle piattaforme social media. Ma la concorrenza tra le stesse adesso si gioca sulla realtà virtuale.

    Ricorderete certamente il giorno in cui musical.ly diventò TikTok, era agosto del 2018 e dai due progetti nacque una piattaforma di video brevi con una forza di 700 milioni di utenti (200 milioni di musical.ly e 500 da TikTok). La scelta di ByteDance si è rivelata vincente, accorpare le due piattaforme sotto un unico cappello è stata un successo che oggi viene suggellata dal traguardo, a distanza di tre anni, e poco più, di 1 miliardo di utenti mensili.

    tiktok 1 miliardo

    TikTok entra da oggi, a pino titolo, tra le piattaforme social media che hanno raggiunto, e superato, il traguardo del miliardo di utenti attivi al mese, club ristretto che comprende:

    • Facebook: 2,9 miliardi di utenti
    • YouTube: 2,3 miliardi di utenti
    • WhatsApp: 2 miliardi di utenti
    • Instagram: 1,4 miliardi di utenti
    • Facebook Messenger: 1,3 miliardi di utenti
    • WeChat: 1,2 miliardi di utenti
    • TikTok: 1 miliardo di utenti

    Non sono stati anni facili, gli ultimi, per TikTok. La concorrenza alle grandi piattaforme da parte di TikTok ha portato stesse a cambiare completamente le proprie strategie e a introdurre strumenti che potessero attirare utenti affascinati dalle idee di TikTok. Basti pensare ai Reels di Instagram e alla possibilità di introdurre formati verticali per le stories. Uno scenario già visto, ma di fatto è quello che è successo.

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    TikTok, nonostante tanti problemi legati alla privacy e ai problemi legati agli utenti adolescenti, senza dimenticare però anche i tanti strumenti e accorgimenti adottati dalla piattaforma, è cresciuta molto proprio in Europa, negli Usa, in Brasile e anche nel Sud-Est Asiatico, nonostante il divieto di utilizzo in India dallo scorso anno.

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    La crescita della piattaforma, tra le più scaricate, non si arresta e anzi la concorrenza a Facebook è ancora rinnovata. Di recente infatti ByteDance ha acquisito la startup di realtà virtuale Pico, a fine agosto, con il chiaro obiettivo di introdursi in un mercato che sarà in grande crescita che già oggi vale 24 miliardi di dollari. E la risposta di facebook non si è fatta attendere con il progetto Metaverse, su cui la società di Mark Zuckerberg è pronta ad investire 50 milioni di dollari.

  • Facebook risponde al WSJ e sospende l’app Instagram Kids

    Facebook risponde al WSJ e sospende l’app Instagram Kids

    Facebook, dopo le polemiche dei giorni scorsi su Instagram e adolescenti, risponde, senza convincere molto, al WSJ e Adam Mosseri, nel frattempo, annuncia la sospensione del lancio di “Instagram Kids”.

    La vicenda dei documenti “riservati” di Facebook pubblicati dal Wall Street Journal, inclusi quelli che dimostravano come la società di Mark Zuckerberg fosse consapevole di quanto Instagram fosse dannoso per le adolescenti in particolare, continua a far discutere e oggi, a distanza di due settimane, c’è la risposta di Facebook.

    Pratiti Raychoudhury, responsabile della Ricerca di Facebook, in un articolo pubblicato nella newsroom di Facebook, prova a spiegare il perché, invece, Instagram non sia pericoloso per gli utenti più giovani. Già, “prova” senza riuscire ad essere particolarmente convincente.

    Facebook risponde al Wall Street Journal, ma senza convincere

    Intanto, possiamo dire che la risposta sia tardiva, sono passate già due settimane dalla pubblicazione dei primi dati e questo la dice lunga su quanto non sia stato facile per Facebook trovare argomenti convincenti per provare a controbattere la versione del Wall Street Journal.

    La Raychoudhury sottolinea nel suo articolo che quei dati erano riferiti ad un sondaggio che prevedeva un pubblico molto ridotto, circa 40 rispondenti e che, di conseguenza, quei dati non corrispondono a verità. Infatti sarebbe un numero insignificante di fronte a più di 1,5 miliardi di utenti che usano Instagram. E ancora, la responsabile della Ricerca di Facebook difende il fatto che quei dati fossero rivolti a “conversazioni interne sulle percezioni più negative degli adolescenti di Instagram“.

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    Come ricorderete, i dati pubblicati dal WSJ, sempre riferiti alla ricerca interna di Facebook, riportavano anche una frase, su cui si è molto discusso, come questa: “Peggioriamo i problemi di immagine corporea per una ragazza adolescente su tre“. Su questa frase, la Raychoudhury puntualizza che quello fosse una considerazione riferita solo ad una delle 12 aree più critiche emerse dall’indagine. “L’immagine corporea è stata l’unica area in cui le ragazze adolescenti che hanno riferito di aver lottato con il problema hanno detto che Instagram ha peggiorato la situazione rispetto alle altre 11 aree“, sostiene Pratiti Raychoudhury nel suo articolo.

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    Peccato, la risposta di Facebook, per mano della Raychoudhury, non è convincente per nulla, anzi, suona molto come un’occasione sprecata per fare chiarezza su un tema molto sentito dai più giovani che non può essere sminuito sostenendo che sia solo una parte delle considerazioni da affrontare. Intanto esiste e va affrontato con l’attenzione che merita, invece che ridurlo solo come un numero.

    Instagram mette in pausa Instagram Kids

    Ma, sempre nella stessa giornata, arriva anche la comunicazione di Adam Mosseri, cioè il capo di Instagram che in un post sul blog ufficiale di Instagram dichiara di mettere in pausa il progetto di Instagram Kids, la versione dell’app che dovrebbe rivolgersi ad un pubblico al di sotto dei 13 anni.

    Pur sostenendo la necessità di sviluppare questa esperienza – scrive Adam Mosseri – abbiamo deciso di mettere in pausa questo progetto. Questo ci darà il tempo di lavorare con genitori, esperti, responsabili politici e autorità di regolamentazione, per ascoltare le loro preoccupazioni e dimostrare il valore e l’importanza di questo progetto online per i giovani adolescenti di oggi“.

    Questa la sua comunicazione ufficiale, anche se poi in un video su Instagram e in una serie di tweet se la prende un po’ coi media, per aver frainteso il vero scopo dell’app. “Non è stata mai pensata per i più piccoli (riferendosi a Instagram Kids) ma per i tweens“. Per tweens si intende quella fascia di età generalmente compresa tra i 9 e i 13 anni.

    L’idea di Instagram sarebbe quindi quella di creare, attraverso Instagram Kind, un app più sicura adeguata ad utenti più giovani. In realtà, sin dall’annuncio, non sono mai mancate le critiche a questa idea che, di fronte al caso sollevato dal Wall Street Journal, adesso è costretto a fermarsi.

    Risulta quanto mai evidente che Facebook non prende in considerazione i dati per come sono in realtà, eludendo questioni molto precise come il fatto che Instagram induca una situazione di disagio per i più giovani, e, in secondo luogo, sminuendo il numero delle persone a cui fanno riferimenti i dati diffusi dal WSJ, non fornisce un numero di persone che solitamente vengono sollecitate a rispondere a dei questionari aziendali.

    Infine, la sospensione del lancio di Instagram Kids, volente o nolente, dimostra che un problema da risolvere Instagram, come pure Facebook, ce l’ha. Eccome.

  • Twitter estende Tips a tutti anche con i pagamenti in bitcoin

    Twitter estende Tips a tutti anche con i pagamenti in bitcoin

    Dopo la fase di test iniziata a maggio, Twitter estende Tips, ossia la possibilità di fare e ricevere pagamenti e donazioni, a tutti gli utenti, iOS per ora. La novità è che adesso si possono effettuare in bitcoin.

    Twitter continua per la sua strada sui pagamenti in piattaforma e quella che era stata lanciata, a maggio scorso, come una funzionalità in test, denominata Tip Jar, da ieri è diventata per tutti Tips. E la grande novità, forse neanche troppo per chi segue molto da vicino le vicende di Twitter e in special modo del CEO, Jack Dorsey, è che i pagamenti, o donazioni, possono essere effettuati anche in bitcoin.

    E quindi da oggi sul profilo Twitter di ogni utente ci sarà uno spazio apposito in cui inserire i link ai propri account Cash App, Patreon, Venmo e ad altre piattaforme per poter effettuare
    pagamenti e donazioni. Diciamo subito che si tratta di una estensione della funzione per tutti gli utenti iOS in questa fase iniziale di rilascio, successivamente, nelle prossime settimane, la possibilità verrà rilasciata anche per tutti gli utenti Android.

    Con Tips sarà possibile inviare una piccola somma di denaro per finanziare un account
    particolarmente apprezzato, manifestare il proprio sostegno ad un comico emergente per i suoi Tweet divertenti, ancora aiutare un piccolo imprenditore in un momento difficile e donare per una causa importante e sostenere qualsiasi persona o progetto si voglia.

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    Come avevamo già sottolineato in occasione nel lancio del test, Tips diventa quindi uno strumento attraverso il quale sostenere quegli utenti che sono individuati come content creator. Di conseguenza, questa funzione diventa per Twitter una ulteriore occasione per essere sempre più parte della Creator Economy.

    Ecco come funziona Twitter Tips

    Prima di passare ai metodi di pagamento abilitati e a come effettuare un pagamento o donazione, è utile spiegare come fare per attiva Tips sl proprio profilo Twitter, si tratta di una operazione molto semplice. È sufficiente cliccare dalla timeline la foto profilo in alto a sinistra e scorre sul menù fino a “Profilo“, da qui cliccare su “Modifica profilo“. Una volta fatto questo, scorrere in basso fino a trovare la voce “Tips“, cliccarci sopra, attivare la voce “Attiva mance” e poi inserire il proprio account rispetto al servizio di pagamento scelto.

    Una volta completata questa fase, Tips comparirà attiva sul vostro profilo.

    come usare twitter tips social media

    Gli account che hanno attivato Tips visualizzeranno l’icona dei soldi accanto al
    pulsante “Segui” sul proprio profilo. Cliccando sull’icona verranno elencati i servizi o le piattaforme di pagamento che l’utente ha attivato, potendo così scegliere quale utilizzare per la donazione.

    Qui di seguito, i servizi di pagamento attualmente disponibili, e sono:

    • Bandcamp
    • Cash App
    • Chipper
    • Patreon
    • Razorpay
    • Wealthsimple Cash
    • Venmo

    Twitter sta lavorando per integrare altri due metodi come GoFundMe, una piattaforma di raccolta fondi online e PicPay, una piattaforma di pagamento da mobile brasiliana.

    Una volta scelto il servizio che si desidera utilizzare, l’utente sarà reindirizzato da Twitter
    all’app selezionata per il pagamento. Con questo servizio, ed è bene specificarlo, Twitter non tratterrà alcuna percentuale.

    Tips abilita i pagamenti e le donazioni in Bitcoin

    Oltre ai servizi attualmente abilitati per Tips, le persone potranno ora inviare una piccola somma di denaro senza soluzione di continuità in Bitcoin usando Strike, un’applicazione di pagamento basata sul Lightning Network che permette alle persone di inviare e ricevere Bitcoin. Strike assicura pagamenti istantanei e gratuiti a livello globale.

    come usare twitter tips social media bitcoin

    Strike è disponibile per gli utenti in El Salvador e negli Stati Uniti, con Hawaii e New York
    esclusi. Le persone nei mercati registrati dovranno avere un account Strike e aggiungere il loro nome utente Strike per ricevere mance in Bitcoin sul Lightning Network. È possibile utilizzare qualsiasi portafoglio Bitcoin Lightning per inviare donazioni agli altri utenti Strike.

    L’obiettivo di Twitter è di fare in modo che tutti sulla piattaforma abbiano la possibilità di ricevere pagamenti. Le valute digitali sono un ulteriore strumento utile per raggiungere questo obiettivo.

    Tips, come aggiungere il proprio indirizzo Bitcoin

    Dopo aver abilitato Tips, l’utente potrà aggiungere anche il suo indirizzo Bitcoin. Le persone, quindi, copiandolo e incollandolo in un portafoglio Bitcoin a loro scelta, potranno effettuare direttamente un pagamento. A questo link è possibile consultare il centro assistenza di Twitter per la guida step-by-step su come attivare la nuova funzione Tips e come inviare le mance.

    Per attivare Tips o inviare una donazione a qualcuno bisogna essere maggiorenni e accettare la nuova General Tipping policy di Twitter, pensata per garantire la sicurezza delle persone che utilizzeranno il servizio. Questa policy guiderà le azioni esecutive di Twitter e, come per tutte le regole sulla piattaforma, verrà rinnovata continuamente e in modo pubblico man mano che più persone in tutto il mondo useranno Tips.

    Twitter prevede anche di permettere agli utenti di collegare i loro portafogli di criptovalute e autenticare la proprietà degli NFT che twittano con un badge speciale.

  • Twitter al lavoro per evitare che i tweet spariscano

    Twitter al lavoro per evitare che i tweet spariscano

    Sicuramente vi sarà capitato di leggere un tweet da mobile e vederlo sparire dopo l’aggiornamento automatico della timeline. Ecco, Twitter fa sapere che risolverà tutto entro i prossimi due mesi.

    Quante volte vi è capitato, spesso da app mobile, di leggere un tweet dalla timeline e, proprio quando eravate a metà lettura, vederlo sparire. E quante altre volte vi è capitato di leggere le risposte a quel tweet e poi di non riuscire a risalire allo steso tweet che ha generato la conversazione. La risposta sarebbe “tante volte” ed è quella che darebbe qualsiasi utente Twitter che, almeno una volta (se non di più) si è trovato in una situazione come questa.

    Ebbene, facciamo questa considerazione perché ieri Twitter ha ufficializzato che sta lavorando per risolvere questo disagio, più che problema. Infatti, dall’account Twitter Support ieri è stato twittato che nei prossimi due mesi verrà posto rimedio a tutto questo con una soluzione, senza spiegare però come fare per evitare che il tweet scompaia con l’aggiornamento automatico della timeline.

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    Sappiamo che è un’esperienza frustrante, quindi stiamo lavorando per cambiarla“, si legge nel primo dei due tweet. “Nei prossimi due mesi, introdurremo degli aggiornamenti al modo in cui ti mostriamo i tweet in modo che non spariscano“, “l’unica cosa che si sa è che “le modifiche impediranno ai tweet di sparire a metà lettura“, chiude il secondo e ultimo tweet.

    La tempistica dei due mesi vuol dire che si tratta di una operazione che ha bisogno di tempo e non dimentichiamo che Twitter ha avviato un processo di rinnovamento della piattaforma che prevede l’avvio di Community, che di fatto introduce i gruppi nella piattaforma da 280 caratteri. E poi, nel corso di questo mese ha iniziato un test su uno strumento che permette la rimozione dei follower senza procedere con il blocco. Vedremo quando accadrà.

  • Ecco come funziona il sistema dei video consigliati su YouTube

    Ecco come funziona il sistema dei video consigliati su YouTube

    Come funziona il sistema dei video consigliati di YouTube, argomento che interesserà molto tutti gli youtuber. Facciamo un po’ di chiarezza grazie al contributo di Cristos Goodrow, VP dell’Ingegneria di YouTube.

    Chissà quante volte vi siete chiesti come funziona il sistema che regola i video consigliati su YouTube. Si tratta di un tema che sta particolarmente a cuore agli youtuber, ma non solo e che oggi può essere più chiaro grazie alla spiegazione che ne fa Cristos Goodrow, VP dell’Ingegneria di YouTube. In pratica, la persona più adatta per aiutare a capire meglio e ci fa piacere potervelo segnalare. Teniamo conto che anche dai video consigliati dipende anche un po’ la visibilità di uno youtuber, per il fatto che i video possono essere consigliati nel proprio canale e anche in un canale diverso. Questo perché i video consigliati si basano sulle preferenze e sulla cronologia degli utenti.

    I video consigliati su YouTube si possono trovare o sulla homepage della piattaforma oppure e nel “Video Successivo“, questa modalità appare quando si sta guardando un video e suggerisce contenuti aggiuntivi basati su ciò che si sta guardando in un dato momento, insieme ad altri video che possono essere interessanti.

    Il sistema, che appare per la prima volta nel 2008, passa in rassegna più di 80 miliardi di video al fine di suggerire contenuti che incontrino gli interessi specifici degli utenti. Un esempio può essere quanto il sistema di video consigliati su YouTube riconosce che quell’utente a guardato dei video di calcio e trova tutta una serie di contenuti consigliati per meglio approfondire. E spesso tra quelli consigliati si trovano video che non si sarebbero visualizzati altrimenti. Una cosa che va specificata è che il collegamento dei video consigliati su YouTube non si basa su ciò che si visualizza su altre piattaforme social media.

    come funziona sistema video consigliati YouTube franzrusso.it

    Un aspetto da sottolineare in merito è rappresentato dalle “opzioni di controllo” che che vi aiutano gli utenti a decidere quanti condividere con la piattaforma. In pratica, è possibile sospendere, modificare o cancellare le ricerche e la cronologia di YouTube quando si vuole.

    Video consigliati YouTube, personalizzazione

    Ma come avviene la personalizzazione dei video consigliati di YouTube? Intanto bisogna dire che ci troviamo di fronte ad un sistema in continua evoluzione, anche vista la dimensione dei video da analizzare. Ogni giorno il sistema impara da oltre 80 miliardi di video, come dicevamo prima, che vengono chiamati “segnali”.

    E vediamo adesso quali sono gli elementi, anzi segnali, che danno forma al sistema. E sono: numero di clic, watchtime, risposte a sondaggi, condivisioni, mi piace e non mi piace.

    • Numero di clic: cliccare su un video è comunque una indicazione importante per il sistema, anche se questo non fornisce l’informazione completa sul fatto che il video sia stato effettivamente guardato.
    • Watchtime – Il tempo di visualizzazione: ossia quali video si guardano e per quanto tempo, fornisce al sistema dei segnali personalizzati su ciò che più probabilmente si vuole guardare. Quindi, se un utente appassionato di tennis guarda 20 minuti di video di Wimbledon e solo pochi secondi di video che riguardano l’analisi della partita, è possibile supporre che abbia trovato utile guardare proprio i video dei momenti salienti.

    sistema video consigliati youtube infografica

    • Risposte ai sondaggi: il sistema, per assicurarsi che gli utenti siano davvero soddisfatti del contenuto che stanno guardando, misura quello che si definisce “watchtime di valore“, il tempo trascorso a guardare un video considerato prezioso. Quindi si considera il tempo di visione valorizzato attraverso sondaggi tra gli utenti che chiedono di valutare il video che gli utenti hanno guardato, da una a cinque stelle, offrendo una metrica per determinare quanto si è trovato soddisfacente il contenuto.
    • Condivisione, Mi piace, Non mi piace: si sa che quando un utente trova interessante un video, allora mette un like o lo condivide. Il sistema dei video consigliati di YouTube utilizza queste informazioni per cercare di prevedere la probabilità che gli utenti condividino o apprezzino altri video. Chiaro che quando si mette un “Non vi piace”, per YouTube è un segnale che probabilmente non quel video non era adatto a quell’utente.

    Ma non dimentichiamo che YouTube è ormai diventato uno strumento attraverso il quale gli utenti reperiscono notizie e si informano. Per questo, nel suggerire i video consigliati, serve un grande senso di responsabilità, al fine di suggerire agli utenti notizie e informazioni di qualità. YouTube su questo aspetto lavora con molta attenzione anche attraverso la condivisione di Linee Guida che definiscono ciò che si può condividere sulla piattaforma.

    YouTube e la disinformazione, il lavoro dei valutatori

    La crescita del fenomeno della disinformazione ha indotto YouTube ad ampliare ulteriormente i modi con cui viene usato il sistema di video consigliati in relazione alla disinformazione e ai contenuti definiti borderline, contenuti fuorvianti ma che non violano le regole della community.

    Aspetto importante è il lavoro svolto dai valutatori, che arrivano da tutto il mondo, i quali svolgono un lavoro di verifica attenta su ogni contenuto e ogni canale al fine di classificare gli stessi come “autorevoli” oppure “estremi”. La classificazione avviene sulla base di elementi che riguardano l’argomento del contenuto, la finalità, l’autorevolezza e la reputazione dell’autore.

    Rispetto a questo ambito e, soprattutto, al mondo in cui i video consigliati vengono suggeriti, vi invitiamo alla visione di questo video in cui Cristos Goodrow risponde alle domande che ci si pone più spesso riguardo ai video consigliati su YouTube.

    Val la pena di sottolineare un aspetto che Goodrow sottolinea nel video, e cioè che i video classificati come “estremi” non fanno guadagnare, in quanto è vietata la monetizzazione dei contenuti estremi. “Questo significa – evidenzia Goodrow – che ogni video dal contenuto estremo guardato è un’opportunità persa di monetizzare, il che porta a un reale mancato guadagno per YouTube. Allo stesso modo, questo tipo di contenuto genera sfiducia e desta preoccupazioni non solo con i partner pubblicitari, ma con il pubblico, la stampa e il mondo politico. Il nostro obiettivo è quello di avere visualizzazioni di contenuti estremi provenienti dai video consigliati al di sotto dello 0,5% delle visualizzazioni complessive su YouTube“.

    Per approfondire meglio sull’argomento, vi invitiamo a leggere il contenuto integrale sul blog ufficiale di Google Italia, a firma proprio di Cristos Goodrow. E fateci sapere se lo trovate utile come crediamo.

  • Instagram, ecco la nuova funzione Cerca sulla Mappa

    Instagram, ecco la nuova funzione Cerca sulla Mappa

    Instagram da oggi lancia la nuova funzione Cerca sulla Mappa, per premettere agli utenti di cercare un bar o un ristorante nelle proprie vicinanze e per permettere alle attività di attrarre nuovi clienti.

    Instagram è una piattaforma dove gli utenti condividono immagini di luoghi frequentati e, tra questi non mancano mai ristoranti e bar. Ma oltre a condividere questi luoghi, gli utenti usano Instagram anche per cercarne di nuovi. Ecco che allora la novità di oggi farà felici tutte quelle che persone che usano l’app per cercare un ristorante, un bar, un luogo dove poter trascorrere una serata romantica o in compagnia di amici.

    La nuova funzione di Instagram si chiama “Cerca sulla Mappa” ed è stata pensata proprio per andare incontro a tutti quegli utenti che vogliono scoprire ristorante, caffè o anche parchi in base alla propria posizione.

    “Cerca sulla mappa” è stata implementata sulla base dei comportamenti di molti utenti, che come già detto usano Instagram per condividere le foto dei luoghi che visitano attraverso gli hashtag.

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    La nuova funzione può essere utilizzata seguendo due modalità:

    • Tab Esplora: premendo sulla nuova icona della mappa nell’angolo in alto a destra della tab Esplora, vengono mostrati luoghi popolari con hashtag di varie categorie, come ristoranti, caffè e destinazioni turistiche vicino alla tua posizione attuale.
    • Ricerca degli hashtag: ad esempio, quando un utente fa una ricerca utilizzando l’hashtag #ristorante per trovare consigli, nei risultati appariranno le attività commerciali nelle vicinanze pubblicate con quell’hashtag.

    Gli utenti possono quindi scoprire luoghi di diverso tipo attraverso due modalità e, visitando i relativi account Instagram, possono poi ottenere maggiori informazioni.

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    La funzione “Cerca sulla mappa” sarà disponibile inizialmente in alcuni paesi tra cui figurano Italia, Spagna, Grecia e Portogallo. In futuro la funzione verrà estesa ad altri paesi.

    “Cerca sulla mappa” nasce quindi osservando le condivisioni degli utenti e alle ricerche che riguardano attività commerciali e servizi nelle proprie vicinanze.

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    Con questa nuova funzione, Instagram diventa un luogo dove cercare un ristorante e un bar, rappresenta quindi una opportunità per gli utenti che vogliono interagire coi brand e le aziende che seguono di più, ma è anche una opportunità per le attività che vogliono raggiungere nuovi clienti.

  • Ricerca interna di Facebook: Instagram dannoso per gli adolescenti

    Ricerca interna di Facebook: Instagram dannoso per gli adolescenti

    Una ricerca interna di Facebook è arrivata alla conclusione che Instagram è dannoso per gli adolescenti. La piattaforma di photo-sharing diventa uno strumento di continuo confronto sociale, generando ansia tra i più giovani.

    Sono anni che si discute degli effetti che, usate in modo non corretto e poco sano, alcune piattaforme social media possono avere sulle persone, e sui giovani in particolare. Qui sul nostro blog ne abbiamo discusso spesso, rifacendoci a ricerche esterne, portata avanti ad agenzie e aziende che sulla base dei dati a disposizione sono arrivate a concludere che effetti nocivi possono essere molto più evidenti su alcune persone.

    Il dibattito è sempre tra chi sostiene che siano le piattaforme ad essere dannose e chi sostiene che sia invece il modo in cui queste piattaforme vengono usate. Certo è che il modo in cui usiamo le piattaforme sicuramente incide molto sul risultato finale, anche perché, aspetto certamente non secondario, alla base delle piattaforme social media esistono algoritmi con lo scopo specifico di alimentare ciò che ci piace di più e ciò che vorremmo essere.

    Una dinamica, potente, che in alcuni casi può generare effetti dannosi su alcune persone.

    Ricerca Facebook Instagram dannoso adolescenti franzrusso.it

    Questa, dovuta, premessa, perché da qualche giorno si parla di una ricerca interna di Facebook che, di fatto, certifica quello che, in parte, era già noto. E cioè che Instagram diventa uno strumento dannoso per gli adolescenti. La notizia, resa nota dal Wall Street Journal, l’unico ad essere entrato in possesso delle slide relative a questa ricerca interna al colosso di Menlo Park, fa molto discutere proprio per il fatto che a prendere coscienza del pericolo è proprio la società che possiede la piattaforma di “photo-sharing” più usata proprio dai giovani.

    Instagram rischia di diventare uno strumento di continuo “confronto sociale, una sorta di continuo confronto con modelli che usano come metro di conversazione solo la comparazione della propria immagine. In questo modo passa il messaggio che nella vita si ha “successo” solo se incarni quel modello che punta alla perfezione fisica.

    Un continuo bombardamento di immagini perfette che appaiono nei feed e nella sezione Esplora di questi ragazzi, in particolar modo ragazze, con effetti negativi. “Peggioriamo i problemi di immagine corporea per una ragazza adolescente su tre“, si legge in una slide della ricerca di Facebook, dato che, va specificato, si riferisce ad adolescenti che presentano già problemi in questo senso.

    Ecco, osservando il tema da questo punto di vista, possiamo solo affermare che Instagram non è certo di aiuto.

    Ma vediamo qualche dato più in concreto della ricerca che Facebook ha condotto negli Usa e in Uk almeno negli ultimi tre anni. Ricerca che, ricordiamolo, non è stata diffusa pubblicamente, ma è stata resa nota da un articolo apparso sul Wall Street Journal, unico ad entrare in possesso della ricerca.

    Un dato rilevante, anche rispetto a quanto scritto finora, è che il 40% di coloro che hanno dichiarato di sentirsi poco attraenti ha affermato che questa sensazione è accresciuta usando proprio Instagram.

    E ancora, “gli adolescenti incolpano Instagram per l’aumento del tasso di ansia e depressione“, un dato che è stato riscontrato in altri gruppi di persone.

    La ricerca di Facebook rileva anche tra gli adolescenti che hanno manifestato intenti suicidi, il 6% di quelli che si trovano negli Usa e il 13% di coloro che si trovano in Uk li hanno ricondotti proprio all’uso di Instagram.

    Come certamente ricorderete, un paio di mesi fa aveva fatto molto discutere la decisione del Ministero per l’Infanzia e per la Famiglia in Norvegia di rendere obbligatoria l’indicazione se l’immagine usata all’interno di un post promozionale sia stata ritoccata o meno. Una decisione che il ministero ha preso di fronte al dilagante fenomeno del dismorfismo corporeo, il pensiero continuo sui propri difetti fisici. Una situazione che è alimentata dalla continua ricerca dei like che, come abbiamo visto, genera per lo più ansia in particolare negli adolescenti.

    Era doveroso per noi mettere tutti a conoscenza di questa ricerca, di questi dati e di quanto Instagram possa essere dannoso per alcune persone. Qui non di mette in discussione una piattaforma in particolare o i social media in generale, si tratta solo di avere bene in evidenza le conseguenze che l’utilizzo e l’impostazione di alcune piattaforme possono avere sugli adolescenti.

    L’economia dei Like ha generato anche questo.

    Un uso più consapevole, informato, adeguato al proprio ideale di condivisione può sicuramente essere di giovamento anche per i giovani, come per tutti in realtà. Serve quindi maggiore attenzione, informazione, formazione (perché no), consapevolezza nell’usare queste piattaforme per fare in modo che diventino strumenti di crescita e arricchimento e non strumenti distruttivi.

  • LinkedIn, ecco la modalità scura per desktop e mobile

    LinkedIn, ecco la modalità scura per desktop e mobile

    Anche LinkedIn inizia a rilasciare per tutti i 774 milioni di utenti la possibilità di scegliere anche la modalità scura, sia per desktop che per mobile.

    Anche Linkedin, dopo Facebook, Twitter, Instagram, WhatsApp, Pinterest e altre, inizia a rilasciare la modalità scura, sia per desktop che per mobile. Il rilascio della modalità è iniziato ieri a livello globale per tutti i 774 milioni di utenti e avverrà in modo graduale.

    Da qualche anno le app, web e soprattutto mobile, stano approcciando alla modalità scura per garantire un’alternativa alla modalità classica, ma anche per garantire una migliore visualizzazione in scarse condizioni di luce. A dire il vero, e sarebbe questa la vera motivazione, la modalità scura viene adottata sempre di più per impedire l’esposizione alla luce blu.

    Come abbiamo imparato in questi anni, la luce blu è stata adottata per migliorare la visualizzazione dei display alla luce diurna, solo che la continua esposizione alla luce blu, visto che sono tante le ore che trascorriamo connessi ai nostri dispositivi, in scarse condizioni di luce provoca porta ad una carenza di melatonina (l’ormone che ha la funzione di regolare il ciclo sonno-veglia) portando, di conseguenza. a dormire sempre di meno.

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    Un recente studio, pubblicato negli Usa, ha rilevato come negli ultimi 35 anni la percentuale di persone che dorme meno di 6 ora a notte sia cresciuta del 31% e il 45% della popolazione mondiale ha problemi ad addormentarsi. Nel 1910 la media era di 9 ore di sonno per persona. Certo, le cause possono essere diverse ma, senza dubbio, l’uso continuo dei dispositivi anche prima di addormentarsi, e la conseguente esposizione alla luce blu, ha influito negativamente sulla qualità del sonno.

    Ecco, quindi, che anche LinkedIn abilità la modalità scura per: una migliore Accessibilità, la modalità scura contribuisce ad affaticare meno i nostri occhi; per una migliore Inclusività, LinkedIn fa sapere di aver adeguato le grafiche alla modalità scura per renderle meglio visibili, migliorando anche la visibilità dei testi, per permettere a tutti di continuare ad utilizzare l’app anche nella versione scura.

    Come attivare la modalità scura su LinkedIn

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    Attivare la modalità scura su LinkedIn è molto semplice:

    • dal vostro profilo, andare su Impostazioni
    • da “Preferenze Account” attivare la “Modalità Scura”

    Da qui è possibile scegliere tra le “Impostazioni del dispositivo“, nel caso in cui vogliate usare la modalità “notte” che tanti dispositivi permettono già di usare, la “Modalità Scura” o la “Modalità Chiara“.

    Se ancora non visualizzate questa possibilità, non vi preoccupate, entro qualche giorno sarà visibile e potrete effettuare la vostra scelta.

    Che ne pensate? Usate già la modalità scura su qualche app? Se sì, quale?

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