Categoria: Social Media

In questa categoria trovate articoli che riportano dati e ricerche sul mondo dei Social Media. Dal numero di utenti connessi, al tempo trascorso su ciascun social network

  • Social Media e Aziende, la principale sfida resta la carenza di risorse

    Social Media e Aziende, la principale sfida resta la carenza di risorse

    Una recente ricerca, condotta da The Manifest e Smart Insights, evidenzia come una delle principali sfide che le aziende devono affrontare per adottare i social media all’interno del proprio business è la carenza di risorse, sia finanziare che risorse umane (26%). Per il 24% dei casi, invece, la principale sfida è l’assenza di una strategia.

    Trattiamo spesso il tema social media in chiave business qui sul nostro blog, cercando di offrire spunti e idee alle aziende, ai professionisti, ai marketer al fine di dare una panoramica sempre più ampia soprattutto per quelle che sono le sfide da affrontare. Ed è proprio in termini di sfide che vogliano parlarne oggi, presentandovi questa interessante ricerca di The Manifest, agenzia globale con sede a Whashington, e Smart Insights che hanno interpellato 344 social media marketer provenienti da aziende, B2B e B2C, con almeno 10 dipendenti, da Regno Unito (30%), Stati Uniti (22%), Australia (5%), India (5%) e Germania (3%).

    Certo, penserete, c’è poca Europa e niente dall’Italia, ma quello che davvero interessa è sapere come le aziende di tutto il mondo affrontano la sfida di rendere i social media strumenti di business sempre più efficaci e quali siano le difficoltà o le sfide che esse affrontano per realizzare questo obiettivo. Un tema che riguarda anche le aziende del nostro paese.

    social media aziende sfide

    Prima di partire con i  risultati, va detto che il 52% degli interpellati ha dichiarato che i social media hanno contribuito ad aumentare i ricavi e le vendite delle aziende in cui collaborano.

    Dalla ricerca emerge per il 26% dei marketers, quindi oltre un quarto degli interpellati, la prima vera grande sfida da affrontare è la carenza di risorse, in termini di risorse umane e finanziarie. Questa è una delle sfide principali che le aziende devono affrontare, un dato che vale anche per il nostro paese. E come si supera? Prima di tutto occorre che l’azienda intenda i social media come un vero strumento di marketing e ancora questo non succede ovunque. I social media sono strumenti per portare avanti azioni di marketing e, come tali, necessitano di persone e di risorse finanziarie adeguate. Un suggerimento, che viene anche dalla ricerca e da alcuni casi di studio, è quello di implementare strategie di Influencer Marketing. In assenza di risorse, il lavorare con influencer, mirati e affini con l’azienda, può essere una valida alternativa per superare la carenza di risorse e assicurarsi, grazie all’attività degli influencers che diffondono il messaggio dell’azienda, brand awarness e followers. Alternativa valida, certo, ma può non essere valida in alcuni contesti. Pensiamo al nostro paese, dove è difficile affrontare questi temi in un contesto di PMI. Ma non è detto che sia impossibile.

    social media sfide aziende

    Al secondo posto, delle principali sfide che i marketers devono affrontare per usare i social media all’interno dell’azienda in cui operano, troviamo l’assenza di una strategia al 24%, ossia quasi un quarto degli interpellati. Si tratta di un dato elevato e preoccupante. Significa che ci sono ancora aziende che non reputano i social media come strumenti per fare marketing, non li prendono ancora troppo sul serio. In questo contesto ci sarebbe piaciuto conoscere il dato italiano. E’ bene essere chiari, senza una strategia non si va da nessuna parte. Non ci può essere adozione dei social media come strumenti se non si ha ben di fronte che cosa si vuole ottenere. E cioè: quali siano gli obiettivi di business; quale sia il pubblico a cui si vuole mirare e quale sia il contesto dei competitors; quali siano i canali social media che meglio possono essere adeguati rispetto ad altri; quale sia il contenuto che si vuole diffondere; quali siano le risorse (torniamo alla prima sfida); quali siano gli strumenti per tracciare i risultati. Senza questi elementi non si va da nessuna parte, utili per capire la strategia da mettere in atto.

    Terza sfida principale riscontrata dai marketers è la costruzione di una community, anche questa sfida al 24%. Vero, è difficile costruire una community di followers al giorno d’oggi. Un problema che riscontrano molte aziende, per il semplice fatto che tutte, più o meno, agiscono allo stesso modo, senza far emergere cosa le distingue davvero dalle altre. In dato che oggi gli utenti notano e apprezzano di più, in un contesto di aziende molto affollato, è quel qualcosa in più, quel dato caratteristico che distingue ogni azienda, quell’elemento che porta l’utente a sceglierle. Non è facile, ma la strada per la costruzione di una community di followers passa anche da qui. E, soprattutto, non commettere l’errore di usare i social media come strumenti passivi, come può essere un manifesto, sperando che poi gli altri lo vedano. No, i social media sono strumenti attivi, bisogna andare a prendere le persone, bisogna guadagnarsi lo spazio, come scrivevamo qualche mese fa, e non comprarlo.

    Ecco, queste sono le tre sfide principali, quelle più sentite dai marketers interpellati dalla ricerca. A seguire troviamo il tracciare i risultati (17%), tema molto sentito anche nel nostro paese. Ebbene, i social media sono strumenti che ci permettono di raccogliere dei dati, questi devono poi essere analizzati, bisogna che ci siano strumenti che permettano di tracciare questi dati per avviare una strategia che abbia come obiettivo quello di investire sempre sulla relazione con i clienti, che è quello che maggiormente interessa.

    Questi sono i risultati più rilevanti che emergono da questa interessante ricerca che ci ha permesso, ancora una volta, di fronte alle sfide che sono emerse, di ritornare a rimarcare alcuni punti che riteniamo essere fondamentali, anzi, sono proprio “i fondamentali”, ossia le basi che servono per adottare al meglio i social media come strumenti di marketing.

    E coi che ne pensate?

     

  • Le Snapchat Stories escono dall’app e approdano su Facebook e Twitter

    Le Snapchat Stories escono dall’app e approdano su Facebook e Twitter

    Snapchat, nella speranza di innescare una nuova crescita (di cui avrebbe grande bisogno), renderà possibile la condivisione delle Snapchat Stories al di fuori dell’app. Infatti, Snap comunica che, con il rilascio della nuova app, sarà possibile condividere le Stories su Facebook e su Twitter, sia da iOS che da Android.

    Le recenti performance di Snap, la società che gestisce Snapchat, hanno fatto temere il peggio per l’azienda di Evan Spiegel, disposta a tentare qualsiasi cosa pur di far crescere nuovamente l’app e di conseguenza l’azienda. E forse la mossa che servirebbe in questo momento potrebbe essere questa appena annunciata. Infatti, Snap annuncia che con il rilascio della nuova app Snapchat, completamente ridisegnata, sarà possibile condividere le Snapchat Stories anche al di fuori dell’app.

    Gli utenti, pochi (Canada e Australia) per il momento in vista di un rilascio globale, avranno quindi la possibilità di portare le loro Stories anche su Facebook e su Twitter, e sarà possibile sia da iOS che da Android. Sarà quindi come condividere un link da web oppure un tweet. Un’azione che, si spera, dovrebbe contribuire a fa ricrescere l’app.

    snapchat stories facebook twitter

    Al momento è quindi una feature per pochi, ma potrebbe dare nuova linfa ad un app che vede, comunque, ancora 178 milioni di utenti attivi che si scambiano 3,5 miliardi di scatti al giorno.

    Potrebbe essere questa la risposta di Snap ai propri investitori, preoccupati delle recenti performance negative dell’azienda a Wall Street.

    In ogni caso, è la prima volta che un contenuto esce fuori dall’app per vivere le sue 24 ore di durata (che restano) sul web e sui social media. In particolare su Facebook che ha preso in prestito molte delle funzionalità di Snap, a partire proprio dalle Stories.

    Vedremo, nel giro di qualche mese se questa mossa otterrà i frutti sperati.

  • Le Meraviglie del nostro paese trionfano anche sui social media

    Le Meraviglie del nostro paese trionfano anche sui social media

    La prima puntata del nuovo programma di Alberto Angela, “Meraviglie – La penisola dei tesori” ha ottenuto un grande successo anche sui Social Media. L’hashtag #Meraviglie batta anche la concorrenza di Masterchef e totalizza 40.520 contenuti condivisi.

    Non era per nulla scontato che il nuovo programma di Alberto Angela su Rai Uno, “Meraviglie – La penisola dei tesori“, potesse ottenere il successo di giovedì sera. Soprattutto sui social media, vista la gran concorrenza di Masterchef Italia, programma che sui social è molto seguito. Ma per una sera la cultura, la bellezza e i tesori della nostra Italia diventano intrattenimento e Alberto Angela diventa la guida che tutti vorrebbero avere, alla scoperta di luoghi che spesso non sono mai del tutto conosciuti a fondo.

    Con la collaborazione di Talkwalker, abbiamo voluto indagare su quale sia stato il successo del programma anche sui social media, quindi nei numeri. E subito si nota che #Meraviglie, “Meraviglie”, #AlbertoAngela, @AlbertoAngela e #RaiUno totalizzano 40.520 contenuti condivisi per lo più su Twitter (il 99,6% dei contenuti), Instagram e Facebook. L’hashtag di #MasterchefIt si ferma a 9.900 contenuti condivisi. Va aggiunto che #Meraviglie è rimasto in prima posizione per tutta la durata della trasmissione.

    meraviglie tweet totali franzrusso.it 2018

    Le impressions totali per Meraviglie sono state 76,8 milioni con un coinvolgimento netto di 65.800 utenti.

    Il pubblico in prevalenza femminile

    Tra gli utenti che hanno seguito e partecipato attivamente nel seguire il programma di Alberto Angela, va notato che le donne erano 59,2% contro il 40,8% degli uomini. Da notare la partecipazione alta della fascia di età tra i 18-24 anni (35%) e, quella più alta, tra i 25-34 anni (48,2%). Un risultato anche questo da sottolineare. I giovani hanno partecipato e seguito attivamente.

    genere meraviglie franzrusso.it 2018

    Alberto Angela ovviamente è stato molto citato, quasi osannato, per la grande qualità che è riuscito a portare sulla prima rete televisiva del servizio pubblico. Vedremo più tardi cosa hanno scritto gli utenti su Twitter.

    Questi che vedete in basso sono i temi totali condivisi durante la serata e vedete come il tema Meraviglie abbia influenzato tutto il resto delle conversazioni.

    temi generali meraviglie franzrusso.it 2018

    Gli influencer de le Meraviglie

    E ora vediamo gli utenti che si sono distinti per la loro capacità di coinvolgimento. Questo è uno dei quei casi in cui gli utenti più condivisi non sono influencer, personaggi noti o celebrità, ma sono semplici utenti che sono stati coinvolgenti esprimendo semplicemente le loro opinioni. E’ un caso, comunque, il fatto che non vi sia stato nessun personaggio noto che si sia distinto in questa occasione, cioè relativamente al programma Meraviglie, come di solito succede.

    influencers totali meraviglie franzrusso.it 2018

    Questi invece sono gli influencer relativamente al programma Meraviglie:

    influencers meraviglie franzrusso.it 2018-+

    Ora passiamo a conoscere un po’ dei contenuti trai i più condivisi della serata, partendo da Facebook:

    https://www.facebook.com/permalink.php?id=165907013448357&story_fbid=1653869004652143

    https://www.facebook.com/permalink.php?id=165907013448357&story_fbid=1653975837974793

    Alcuni contenuti anche da Instagram

    https://www.instagram.com/p/Bdij41FDIVN/

    https://www.instagram.com/p/BditdIlFl43/

    https://www.instagram.com/p/BdhtoIoHum2/?taken-by=rai1official

    Questo è il network che si è generato su Twitter con i nodi più attivi che hanno generato più interazioni:

    network meraviglie twitter franzrusso.it 2018

    E questi invece i contenuti condivisi su Twitter che caratterizzano bene come è stata vissuta la serata a 280 caratteri:

    https://twitter.com/LorenzoBises/status/949017068283756544

    https://twitter.com/danieleonori1/status/949019131453624322

    https://twitter.com/LordDracutia/status/949044431545622528

    https://twitter.com/surrealistangel/status/949020110756499457

    https://twitter.com/ClaudioPerconte/status/949021553882169344

    https://twitter.com/FRAnglophile/status/949021049097777152

    https://twitter.com/stijenax/status/949043212580204546

    https://twitter.com/ilariabc/status/949045510622666752

    https://twitter.com/Nobissad_/status/949019159211511809

    Ecco, questa era il nostro sintetico racconto che dimostra quanto la cultura possa essere motivo di intrattenimento, nel senso più alto, anche sui Social Media, coinvolgendo molto anche i più giovani, come abbiamo visto. E programmi come Meraviglie hanno centrato tutti gli ingredienti. Sarà sicuramente ricordata come una delle trasmissioni dell’anno, e siamo solo all’inizio del 2018.

  • Il 2018 sarà per Facebook e per i Social Media l’anno della lotta ai contenuti d’odio

    Il 2018 sarà per Facebook e per i Social Media l’anno della lotta ai contenuti d’odio

    Se il 2017 verrà ricordato come l’anno delle fake news sui social media, il 2018 potrebbe essere ricordato come l’anno della lotta ai contenuti d’odio. Nei giorni scorsi una indagine di ProPublica ha rivelato che Facebook non modera allo stesso modo i i post contenenti parole di odio e violenza. Da Menlo Park arriva l’ammissione dell’errore e la promessa di risolvere tutto aumentando il numero dei revisori fino a 20 mila.

    Se il 2017 è stato l’anno delle fake news, è molto probabile che il 2018 potrebbe essere l’anno della lotta ai contenuti di odio. E ancora una volta protagonisti sono Facebook e tutti i social media, nessuno escluso. Proprio qualche giorno fa Twitter annunciava di cominciare ad applicare le regole delle nuove policy proprio in relazione ai contenuti d’odio che vengono condivisi sulla piattaforma. Un fenomeno che non ha certamente risparmiato Facebook, anzi. La società di Zuckerberg dovrà affrontare questo problema, proprio nel 2018, almeno con la stessa determinazione con cui ha affrontato il fenomeno delle notizie false.

    Qualche giorno fa, a proposito di Facebook, ProPublica ha pubblicato un’indagine in cui veniva rivelato il modo non certamente omogeneo con cui Facebook, e i suoi revisori, gestiscono le segnalazioni di contenuti che violano le regole della piattaforma. Gli errori commessi da queste persone, che Facebook ha assunto con il compito di gestire il fenomeno, sono gravi al punto da mantenere online contenuti palesemente d’odio e da censurare, invece, contenuti che con l’odio o la violenza hanno poco a che fare. Questa ricerca in effetti spiega un po’ cosa sia realmente accaduto in tanti episodi che hanno coinvolto utenti italiani.

    facebook social media contenuti odio

    L’indagine ha preso in esame 900 post e ha messo in evidenza come Facebook mantenesse online 49 contenuti palesemente segnalati come offensivi. Facebook ha quindi ammesso gli errori dei suoi revisori su 22 contenuti, difendendo il suo responso su altri 19 post. Ecco, questo è una situazione che Facebook deve assolutamente, e in tempi rapidi, risolvere proprio per non arrecare un danno a sè stessa. Un danno irreparabile che vanificherebbe il tentativo di “avvicinare il mondo”.

    Justin Osofsky, VP di Facebook, è intervenuto sui risultati dell’indagine di ProPublica e ha dichiarato che quanto emerso non rispecchia l’obiettivo di Facebook, quello di connettere e avvinare il mondo per l’appunto. Quella che farà Facebook è, ha dichiarato Osofsky, “raddoppiare il numero dei revisori” portandolo fino a 20 mila persone entro il 2018, ricordando che i quasi 8 mila revisori oggi cancellano dalla piattaforma circa 60 milla contenuti al giorno. E Facebook, ma non solo, deve correre presto ai ripari perchè in Germania entra in vigore la legge che prevede multe fino a 50 milioni di dollari per i siti che non rimuoveranno i contenuti che incitano all’odio entro 24 ore.

    Questo è un fenomeno che oggi non riguarda solo gli oltre 2 miliardi di utenti di Facebook, riguarda anche Twitter che, come ricordato, deve necessariamente contrastare questo problema perchè è uno di quelli che ostacola la sua crescita.

    Ma, volendo fare una considerazione finale, è davvero strano come il fenomeno dei social media si sia evoluto negli ultimi 7 anni. E indichiamo proprio la data del 2011 non a caso. Quell’anno fu caratterizzato dal grande fenomeno della “Primavera Araba” che diede la possibilità a milioni di cittadini, soprattutto del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale, di avere una speranza facendo conoscere al mondo quello che accadeva all’interno delle proprie città. Ricordiamo che proprio Twitter fu lo strumento più usato.

    Ma oggi, a sette anni di distanza, i Social Media rischiano di non svolgere più un ruolo così fondamentale proprio per via di fenomeni che, specie in questi ultimi due anni, hanno attanagliato le piattaforme come le fake news e i contenuti d’odio. I Social Media, paradossalmente (in relazione alla Primavera Araba) rischiano di diventare megafono di notizie false, alimentando i contenuti di odio e offuscando del tutto l’esigenza di migliaia di utenti di poterli usare per far valere le proprie ragioni, per raccontare la loro verità, quella oggettiva e non quella falsata.

    Una riflessione quasi amara, specie se vediamo il fenomeno in relazione agli odierni fatti che riguardano l’Iran. Sin da subito le autorità hanno limitato l’uso dei social media, prendendo di mira in particolare Telegram.

    Per recuperare il proprio ruolo autentico i social media devono regolare la meglio questi fenomeni fino ad eliminarli. Non sarà facile e il 2018 ci saprà dire se questa lotta potrà essere vinta una volta per tutte.

  • Facebook punta sugli articoli correlati per contrastare le fake news

    Facebook punta sugli articoli correlati per contrastare le fake news

    Facebook ha annunciato un cambio di strategia per contrastare le fake news. Dopo averla lanciata ad agosto scorso negli Usa, Paesi Bassi, Francia e Germania, da Menlo Park hanno deciso di puntare sulla modalità articoli correlati per contrastare le notizie false. La bandierina rossa produceva il risultato opposto, mentre creare un contesto attorno alla notizia sembra dimostrarsi il modo più efficace per gli utenti.

    Il 2017 verrà ricordato certamente per il fenomeno delle fake news, esploso sulla piattaforma in seguito all’elezione di Donald Trump come 45° presidente degli Stati Uniti. Un fenomeno, e un problema, che ha coinvolto soprattutto (ma non solo per la verità) la piattaforma di Mark Zuckerberg che in questi ultimi 12 mesi si è data molto da fare per riuscire a trovare una modalità che potesse essere efficace per contrastare le fake news.

    Inizialmente si era partiti con il contrassegnare le notizie false con bandierine rosse o badge che avevano il compito di segnalare all’utente che quella che stava visualizzando era una notizia falsa. Una modalità, come ha ammesso proprio Facebook, ha finito per produrre l’effetto contrario, gli utenti infatti cliccavano comunque sulla notizia segnalata come falsa. “La ricerca accademica sulla correzione della disinformazione ha dimostrato che mettere un’immagine forte accanto a un articolo, come una bandiera rossa, può radicare credenze profondamente consolidate: l’effetto opposto a quello che intendevamo”, ha scritto Tessa Lyons, Product Manager di Facebook, nel presentare la nuova modalità.

    https://www.facebook.com/facebook/videos/10156900476581729/

    Come ricorderete, nell’agosto scorso Facebook aveva lanciato negli Usa, Paesi Bassi, Francia e Germania la modalità articoli correlati, il cui scopo è quello di mostrare agli utenti più articoli sullo stesso argomento, in modo tale da avere la possibilità di confrontarli e comprendere se ci si trova davanti ad una fake news. E a quanto pare, Facebook adesso si è resa conto, dai dati rilevati, che questa modalità risulta più efficace, anche perchè questa stessa modalità è più veloce di quella della bandierina rossa nell’offrire un contesto di notizie che possano dare modo all’utente di rendersi conto che ci si trova davanti, o meno, a una notizia falsa. “Gli articoli correlati, al contrario,” – scrive ancora Tessa Lyons – “sono progettati per dare più contesto, il che è un modo più efficace per aiutare le persone ad arrivare ai fatti”.

    facebook articoli correlati fake news
    Immagine via TechCrunch

    La notizia verrà visualizzata come è mostrato nell’immagine, la notizia viene visualizzata con degli articoli correlati “verificati”. Nel momento in cui si vuole condividere la notizia, Facebook invita comunque a leggere gli articoli correlati per verificare meglio la veridicità della notizia.

    La modalità articoli correlati perchè il mostrare più articoli contestuali induce l’utente a condividere meno notizie false.

    Articoli correlai è una modalità che Facebook ha lanciato nel 2013 e sono link di notizie che compaiono dopo la lettura di un articolo.

    Al momento Facebook non si sbilancia su come, e quando questa modalità verrà propagata a livello globale.

    [amazon_link asins=’B0713PSZDN,B07677G7Z9,B073NRBR6T,B06XWJ5HMY’ template=’ProductCarousel’ store=’int02-21′ marketplace=’IT’ link_id=’889bac3a-e6fc-11e7-a492-e30a5190fbe4′]

  • Come è cambiata la Conversazione in 25 anni: dal primo SMS a Messenger

    Come è cambiata la Conversazione in 25 anni: dal primo SMS a Messenger

    Il prossimo 3 dicembre l’SMS compie 25 anni e per ricordare questa data storica Facebook ha presentato una ricerca su Messenger che spiega come è cambiato il modo di usare la messaggistica e quale ruolo gioca oggi. Se l’SMS era soltanto testuale, oggi app come Messenger hanno introdotto la comunicazione visiva. Dalla ricerca emerge anche che lo scambio di messaggi via app agevoli la conversazione di persona del 52%.

    L’SMS sta per compiere 25 anni, un quarto di secolo. Era il 3 dicembre del 1992 quando Neil Papworth, programmatore di Reading (Regno Unito) inviò un messaggio, dal suo pc al telefono di un suo amico (su rete Vodafone), nel quale vi era scritto “Merry Christmas“. Per la cronaca, il primo SMS da telefono a telefono venne inviato l’anno successivo, nel 1993, da uno stagista della Nokia. Ma quella data di 25 anni fa ha cambiato radicalmente il modo di conversare tra le persone. Da quel messaggio che veniva inviato sul cellulare (di dimensioni notevoli allora) su uno schermo freddo ad oggi il modo di conversare è totalmente cambiato al punto che oggi, a distanza di 25 anni, lo stesso SMS non è più usato come agli inizi degli anni 2000. Pensate che 17 anni fa si inviavano già 17 miliardi di messaggi e nel 2004, con una crescita vertiginosa, i messaggi scambiati erano 500 miliardi.

    Col passare degli anni il ruolo dell’SMS si è via via ridimensionato. Sono nate le prime app di messaggistica e dal quel momento sono calati gli “short message system” scambiati: nel 2015 gli SMS inviati ogni giorno erano “solo” 20 miliardi, mentre i messaggi scambiati via WhatsApp erano già 30 miliardi. Le nuove app come WhatsApp e come Messenger hanno reso la messaggistica più immediata arricchendola di nuove forme di contenuto che rendono l’invio di un messaggio ancora più rapido. L’SMS oggi è sempre meno usato, anche se resiste, ma è certamente cambiato il suo ruolo nel corso di questi 25 anni, non è più il solo modo per inviare un messaggio dal proprio telefono, oggi smartphone. Nel frattempo le app hanno rimpiazzato l’invio del messaggio testuale, addirittura Messenger ha inglobato l’invio dell’SMS al’interno dell’app.

    conversazione sms 25 anni messaggistica

    E proprio di Messenger parliamo oggi, perchè Facebook ha recentemente pubblicato una ricerca, Messages That Matter, condotta da Greenberg, su un campione di 9.264 utenti così suddivisi: 2.255 in Usa, 1.001 in Uk, 1.002 in Canada, 1.004 in Australia, 1.001 in Germania, 1.000 in Brasile, 1.001 in Francia e 1.000 in Corea del Sud. Dalla ricerca emergono fatti rilevanti che evidenziano il cambiamento, e l’innovazione, che è stata messa in atto proprio grazie a quel primo SMS inviato 25 anni fa.

    Più dispositivi portano ad una maggiore Comunicazione

    Ad oggi la messaggistica ricopre un ruolo fondamentale tanto per i giovani quanto per i meno giovani. Dalla ricerca si rileva che lo è per il 91% dei giovani di età compresa tra i 13-18 anni e lo per l’80% dei 19-64 anni. Dalla ricerca emergono delle tendenze che di fatto disegnano il ruolo della messaggistica oggi. Per prima cosa, “più dispositivi portano ad una maggiore comunicazione”. Vero, ci sono più dispositivi in circolazione e si comunica di più, si conversa molto. E questo comporta che tra gli strumenti più usati per conversare per il 67% ci sia proprio la messaggistica, per il 48% ci siano i social media, per il 47% le email, per il 47% le video chat, e per il 38% la comunicazione “vis a vis”. Inoltre, questa moltitudine di strumenti per comunicare comporta anche una maggiore soddisfazione sociale, le persone intervistate affermano infatti che le conversazioni sono anche più autentiche.

    conversazione sms 25 anni tipi

    Le conversazioni laterali rafforzano le Relazioni

    Altra tendenza che emerge dalla ricerca è che “le conversazioni laterali rafforzano le relazioni”. Per conversazioni laterali si intende tutte quelle conversazioni che teniamo quando siamo in riunione, a cena, o quando guardiamo la tv, tutte quelle conversazioni segrete che teniamo dal nostro smartphone. Il 71% delle persone intervistate dichiara di avere conversazioni laterali e il 62% di questi dichiara anche di sentirsi più legato agli amici più stretti (contro il 36% di coloro che dichiarano di non avere conversazioni laterali). Il 79% dei teenagers dichiara di avere conversazioni laterali, anche l’81% dei millennials.

    conversazione sms 25 anni laterale

    La messaggistica ha introdotto un nuovo linguaggio

    Altra tendenza che emerge dalla ricerca è che la messaggistica ha introdotto una “nuova forma di linguaggio”. Capita molto spesso che si risponda ad un messaggio con un emoji, un’icona che è sufficiente ad esprimere una sensazione a tal punto da valere come risposta. I dati della ricerca evidenziano che il 57% delle persone invia, come risposta ad un messaggio, una GIF, mentre il 56% usa, appunto le emoji. Altro dato interessante è che il 77% degli over 55 utilizza proprio gli emoji.

    conversazione sms 25 anni emoji

    Dalla messaggistica alla conversazione vis a vis

    Mai come oggi restare in contatto con una persona è così facile. La messaggistica ha rivoluzionato il modo di conversare facendo in modo che la conversazione vis a vis, quindi quella fatta di persona, addirittura aumentasse. Di solito si è portati a pensare che i nuovi strumenti di comunicazione digitale stiano sostituendo il modo di comunicare tra le persone facendo via via perdere il contatto umano tra le persone. In realtà avviene il contrario e questa ricerca lo mette in evidenza. E’ vero che il 67% delle persone intervistate afferma di inviare messaggi più di quanto facesse solo due anni prima, ma è anche vero che le persone che conversano via messaggistica hanno il 52% di possibilità in più di conversare di persona rispetto a quelle che non usano la messaggistica. In Brasile questa percentuale è al 33%, Francia 22%, Germania 21% e Usa 20%.

    conversazione sms 25 anni vis a vis

    Con la messaggistica la conversazione è più autentica

    Esiste poi un elemento non secondario che viene ben evidenziato dalla ricerca, come nuova tendenza. E cioè che le persone che conversano via messaggistica sostengono di avere conversazioni (66%), e quindi relazioni (61%), più autentiche. Sempre dalla ricerca emerge, ad esempio, che chi utilizza app di incontri inevitabilmente finisce per usare la messaggistica per continuare la relazione (34%).

    Insomma, dal primo SMS di 25 anni fa alla messaggistica di oggi emerge il fatto che dalle conversazioni nascono le relazioni. Ed è questo il vero obiettivo. L’innovazione e la tecnologia in relazione alla messaggistica di questi anni è evoluta a tal punto che non ha, di fatto, messo in discussione la relazione, il contatto umano, ma lo ha agevolato.

    E voi che ne pensate? Siete dello stesso parere? E quando avete mandato il vostro primo SMS?

    conversazione sms 25 anni messaggistica

    [divider style=”dotted” top=”20″ bottom=”20″]

  • Come trasformare un dialogo sui Social Media in una disputa felice

    Come trasformare un dialogo sui Social Media in una disputa felice

    I Social Media sono grandi strumenti di comunicazione, sono strumenti che rendono la conversazione più aperta, diretta, orizzontale. Ma spesso la conversazione si trasforma in discussione, per poi finire in disputa. Per capirne meglio, ne parliamo con Bruno Mastroianni, autore de “La disputa felice” che ci svela la regola per trasformare la discussione in una “disputa felice”.

    I Social Media sono grandi strumenti di comunicazione, sono strumenti che rendono la conversazione più aperta, diretta, orizzontale. Tutti possono dire qualcosa e tutti possono discutere su qualcosa. Il fatto è che il più delle volte la conversazione si trasforma in discussione fino a finire in disputa. Anche per cose davvero minime. All’interno di questo fenomeno vi è poi quello degli haters e di tutti quegli utenti che si prefiggono come obiettivo quello di infastidire, provocare.

    Insomma, i social media sono grandi strumenti di dialogo, di relazioni, ma, per rendere una dimensione quanto mai realistica, non si può non dire che in alcuni casi possono trasformarsi in strumenti che contraddicono proprio quello per cui sono nati, ossia il dialogo, la conversazione. E’ un fenomeno che appassiona, interessa ovviamente tutti, e oggi ve ne parliamo perchè da qualche mese è uscito un libro molto bello su questo tema, un libro che arriva fino al punto della questione, la analizza a fondo,provando a dare anche una spiegazione e una soluzione. Il libro si intitola “La disputa felice” e l’autore è Bruno Mastroianni, filoso, autore, social media manager di de @LaGrandeStoria @RaiTre e della Multipiattaforma di @RaiUno, è Tutor di Comunicazione politica e globalizzazione alla Università Telematica Internazionale Uninettuno. A Bruno Mastroianni abbiamo posto qualche domanda per capire meglio come dialogare sui Social Media e di svelarci quale sia questa regola per la “disputa felice”.

    Si dice sempre che Internet ha reso la conoscenza più accessibile, quindi alla portata di tutti. Ma è davvero un vantaggio?

    Sì, è un grandissimo vantaggio, che però non ha risolto nulla. Da sempre, la vera sfida dell’uomo, più che l’accesso alla conoscenza, è la capacità di saper organizzare e mettere in relazione le diverse conoscenze, vagliandone anche la validità. Direi che l’accesso libero e immediato alle informazioni accentua questa sfida: di fronte al sovraccarico di contenuti a cui siamo tutti esposti quotidianamente c’è bisogno di competenze per sapersi orientare. Il rischio: vivere in un mondo di informazioni poco accurate (o addirittura false) che confermano le nostre convinzioni, ma non ci dicono nulla della realtà. Il web e l’iperconnessione in cui viviamo ci chiedono un surplus di sviluppo di pensiero critico.

    Negli ultimi anni abbiamo preso in prestito dall’economia la “disintermediazione” per dire che sul web e sui social media le informazioni viaggiano senza “intermediari”. Che ne pensi?

    Credo che gli “intermediari” non siano scomparsi del tutto, ma che siano piuttosto cambiate le dinamiche di mediazione, che ora avvengono più dal basso e sono in qualche modo più libere. Prima i media, le istituzioni, i personaggi pubblici avevano ruolo di mediatori in base alla posizione preminente che ricoprivano in società. In quello scenario, gli spazi del dibattito pubblico erano determinati e c’era una sorta di “selezione all’ingresso” su chi aveva voce e chi no (pensiamo agli spazi mediatici limitati). Oggi che quegli spazi sono stati “liberati”, la selezione non può essere più fatta a priori, ma deve essere guadagnata sul campo. Questa non è la fine del ruolo di mediazione (che non può scomparire dalla società), è una sua riconfigurazione su base più libera. Oggi più che mai abbiamo bisogno di giornalisti, di esperti, di istituzioni che sappiano accettare la sfida della conversazione pubblica generalizzata per riconquistare la loro funzione in base alle loro competenze e non più in base alla posizione sociale. La chiamerei una “mediazione a posteriori”.

    Una cosa è vera e cioè che il livello di discussione, sui social media in particolare, è piuttosto alto. Si discute sempre, anche per cose in realtà futili. Si discute anche più di quello che si farebbe al bar, per esempio. Sarà che il “nascondersi” rende più facile “esporsi”. È così? E come lo spieghi?

    Intanto direi che appaiono essere molti i litigi che scaturiscono dalle discussioni, e qui il paradosso: quando diventa litigio, la discussione, e quindi il confronto, finisce. Magari imparassimo a trasformare ogni differenza di opinioni in una discussione: ciò ci farebbe crescere culturalmente. A mio avviso litighiamo perché non siamo abituati ad avere a che fare quotidianamente e ordinariamente con la differenza dell’altro (differenza di vedute, di linguaggio, di cultura). Prima del web, la diversità la incontravamo solo in momenti specifici (nei viaggi, in certe professioni), per il resto si poteva vivere nei propri contesti sociali omogenei lasciando tutto ciò che era diverso fuori dalle proprie vite. Oggi la differenza ce la ritroviamo nei commenti ai nostri post, nel tweet dello sconosciuto che viene da un altro mondo ed entra nella nostra quotidianità senza chiedere permesso. Questo genera la reazione: difesa, contrasto, livore. È un’umanissima risposta di autoconservazione di fronte al diverso che mette in dubbio le nostre certezze, il nostro mondo.

    disputa felice libro bruno mastroianni

    Il fenomeno degli haters, fenomeno che spesso e volentieri colpisce le celebrità, Twitter è un caso emblematico da questo punto di vista, è a sua volta figlio di questa libertà di accesso all’informazione?

    Trovo che sia interessante ribaltare la prospettiva: non vedere tanto gli hater come una categoria (non lo è), ma occuparsi del fenomeno dell’odio che invece riguarda tutti. È qualcosa che si manifesta con diversi gradi di intensità; parte ad esempio dai velenosi tra le righe che persone comuni si scambiano tra loro al momento di discutere, passa per quelle generalizzazioni spesso sessiste o razziste che si intravedono in certi commenti, fino ad arrivare agli insulti espliciti e alla violenza verbale diretta. Credo che sia interessante studiarlo non come qualcosa di speciale, ma come una tendenza che è dentro ogni uomo, che si manifesta in minore o maggiore intensità in base alla capacità del singolo di controllare certi istinti. Ritengo che celebrità e personaggi pubblici ricevano commenti d’odio in misura maggiore e più intensa per il fatto di essere più in vista, ma è interessante non tralasciare tutto quel panorama di grandi e piccoli episodi di odio che ognuno di noi subisce (e spesso restituisce) nei suoi spazi e nella cerchia delle sue connessioni. Gli hater siamo noi, insomma.

    Cerchiamo di arrivare al punto del tuo interessantissimo libro Bruno, cos’è la “disputa felice”? Davvero si può discutere sul web e sui social media senza litigare?

    Ho cercato di riflettere sulla possibilità di un tipo di comunicazione che, pur evidenziando dissenso e producendo discussioni sincere, non interrompa la relazione con l’altro. Non ho scritto un libro di tecniche di comunicazione (ce ne sono migliori del mio, e sono citati all’interno); ho voluto fare un libro che aiuti ciascuno a riflettere su se stesso e sulle sue capacità di comunicazione. Il centro della tesi del libro è che la maggior parte delle volte che litighiamo lo facciamo perché abbiamo qualche carenza nelle nostre convinzioni. Questa carenza ci porta ad aver paura e a non affrontare serenamente il pensiero differente dell’altro, che mette in difficoltà il nostro mondo. Se riuscissimo a scoprire che il dissenso dell’altro ci può aiutare a pensare meglio, perderemmo questa paura e rinunceremmo a tutta una serie di errori di comunicazione che ci portano allo scontro. Insomma, il litigio è un comportamento che rivela qualche nostra mancanza. Scoprirlo è iniziare a riprendere le discussioni senza la paura di essere contraddetti, ma trovando in esse il gusto di capire meglio le cose.

    brunomastro bruno mastroianni disputa felice
    Bruno Mastroianni, autore de “La Disputa felice”

    Come ci si difende dagli insulti e come si disinnesca una lite?

    Scoprendo come la tendenza all’insulto, alle frasi sprezzanti, alla battuta offensiva, nasce dentro di noi. Quando riflettiamo su cosa succede a noi stessi quando siamo in difficoltà (l’odio è sempre una manifestazione di incapacità), impariamo a non prendercela troppo quando ne siamo vittime. L’ideale è non offendersi e non raccogliere le provocazioni, ma riconoscere, pur nelle parole aggressive dell’altro, l’argomentazione che c’è sotto (c’è sempre). Rispondere con pazienza a quell’argomentazione non solo ci rende migliori perché ci mette alla prova, ma può anche spegnere i conflitti. E se non li spegne, avrà comunque un effetto sociale positivo. Le nostre interazioni online sono sempre lette da una moltitudine silenziosa più ampia: chi legge quelle risposte argomentate, pacificanti e pacate, comunque riceve qualcosa in termini di conoscenza; un effetto alternativo al muro contro muro che in ogni caso non porta a nulla e non dà niente a nessuno.

    Allora, qual è la regola della disputa felice?

    Comunicare non è convincere, né vincere, né avere la meglio sull’altro; comunicare è capire chi non è d’accordo, perché proprio dove c’è divergenza tra idee c’è nuova conoscenza. Chi sta sempre tra persone concordi diventa un imitatore e impoverisce le sue capacità. Dissentire senza litigare ci permette invece di conoscere molte più cose e stringere relazioni con molte più persone di quanto avremmo mai potuto e immaginato. Che poi, se ci pensiamo, è l’aspetto più promettente della vita in connessione.

    Grazie Bruno per questa interessante e bella intervista e vi ricordiamo che trovate il suo libro nelle librerie e anche su Amazon.

  • Facebook: ecco i sondaggi con le GIF e immagini, che invaderanno il news feed

    Facebook: ecco i sondaggi con le GIF e immagini, che invaderanno il news feed

    Facebook ha come obiettivo di incrementare il coinvolgimento degli utenti sulla piattaforma. E da oggi, ultima funzionalità in questo senso, i sondaggi diventano ancora più coinvolgenti potendo aggiungere GIF o immagini. E’ probabile che il news feed verrà presto invaso da GIF animate.

    Siete fan di sondaggi? Bene allora preparatevi ad usare questa modalità di coinvolgimento su Facebook con nuovi elementi. Da oggi, infatti, è possibile arricchire il proprio sondaggio, per renderlo anche più divertente e coinvolgente, immagini e anche GIF animate. Del resto, come sappiamo bene, il vero obiettivo di Facebook è quello di incrementare il coinvolgimento degli utenti sulla piattaforma e nelle ultime settimane da Menlo Park stanno lavorando attivamente proprio per questo.

    L’ultima novità riguarda proprio i sondaggi, si tratta quindi di un aggiornamento della funzionalità che già esisteva. Solo che adesso viene arricchita con elementi grafici in modo da rendere il proprio sondaggio più interessante. Il nuovo aggiornamento è disponibile per la versione web e anche per iOS e Android.

    Come aggiungere un’immagine o una GIF ad un sondaggio su Facebook?

    facebook sondaggi gif

    Niente di più facile. Una volta che cliccate sullo spazio dedicato allo status, notate che in basso a destra vi compare la voce “Sondaggio“. Cliccateci sopra e vi compariranno le due modalità di risposta alla vostra domanda, solo che adesso all’interno di una risposta trovate due simboli: quello per aggiungere un’immagine e quello per aggiungere una GIF. L’esempio qui sotto è quello fatto con una GIF. In pratica l’elemento grafico rende meglio l’opzione che poi l’utente sceglierà come risposta, che potete aggiungere avendo a disposizione 25 caratteri nella didascalia. Potete poi scegliere anche la durata del vostro sondaggio, dal menù in basso a sinistra che potete modificare a vostro piacimento. Inoltre, le risposte non saranno anonime, così potrete sapere chi e cosa ha risposto.

    I nuovi sondaggi di Facebook arrivano a breve distanza dal lancio della funzionalità su Instagram per Instagram Stories, la quale sta riscuotendo un discreto successo.

    Ma che comporterà l’aggiornamento dei sondaggi? Semplice, che da domani il nostro news feed sarà invaso da domande con le GIF, saremo sommersi letteralmente da GIF. Resta un utile strumento per i social media manager che vorranno rendere la pagina più divertente e interessante.

    E voi che ne pensate?

  • Twitter, ecco gli Articoli Popolari nella sezione Esplora da mobile

    Twitter, ecco gli Articoli Popolari nella sezione Esplora da mobile

    Twitter ha rilasciato all’interno della tab Esplora la possibilità di visualizzare gli articoli più popolari sulla piattaforma. E’ un modo per scoprire subito quali sono gli articoli più condivisi a 140 caratteri. Lodevole lo sforzo, ma posizionarla così in fondo ci certo non aiuta.

    Twitter è sempre più alla ricerca di un modo che tenga gli utenti più coinvolti sulla piattaforma. E lo fa puntando tutto sul mobile, non a caso dai dispositivi mobili proviene l’80% degli accessi sulla piattaforma. Per creare più coinvolgimento bisogna quindi mettere in evidenza quello che viene più condiviso, per il fatto che, come è accaduto (e accade ancora), l’utente ha speso difficoltà a trovare da subito un contenuto che sia per lui interessante. In questa ottica, Twitter ha rilasciato nella tab Esplora gli Articoli Popolari, un elenco degli articoli più condivisi a 140 caratteri sulla piattaforma. Questa modalità adesso è rilasciata a livello globale per iOS e Android, ma alcuni utenti (come è accaduto a me) avevano avuto la possibilità di visualizzarla qualche settimana fa per pochissimo tempo. Ed eccola qua.

    Dopo il lancio di Esplora, avvenuto nel gennaio scorso, Twitter sta cercando di creare più ordine proprio in quella sezione. Il fine è quello di creare un “luogo” dove gli utenti possano trovare subito quello che più interessa, come argomenti più condivisi, adesso selezionati per tema, e ora anche gli Articoli Popolari.

    twitter articoli popolari esplora

    In pratica in questa sezione verranno raccolti gli articoli che sono stati più twittati con il link relativo. BuzzFeed, il primo a lanciare la notizia sul rilascio globale, lo ha paragonato ad una specie di Nuzzel, il servizio forse poco usato in Italia ma molto utilizzato negli Usa specie dai giornalisti. Nuzzel aggrega le notizie più condivise, offrendo in questo modo uno spazio dove capire quali sono le notizie che fanno “più rumore” sui social media.

    Bene, se così fosse per Twitter “Articoli Popolar” sarebbe davvero una manna dal cielo per creare maggiore coinvolgimento tra gli utenti e offrire contenuti interessanti. Ma, davvero, non si capisce perchè “seppellire” questa funzionalità così in fondo, alla fine di tutto. Si deve “scrollare” fino in fondo per trovare quello che di fatto interesserebbe molti. Allora, l’auspicio è che presto questa sezione venga spostata più in alto e, altro auspicio, è che vengano resi visibili i Momenti anche in Italia nella sezione Esplora, quest sì che verrebbero rivalutati molto e potrebbero contribuire ad un maggiore coinvolgimento.

    Per il momento godiamoci questa sprazzo di miglioramento.

Benvenuto nella newsletter di InTime Blog!

Iscriviti per ricevere contenuti nella tua casella di posta. Senza essere invadenti ;)

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.