Categoria: Startup Business

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  • Shein, la startup di maggior successo degli ultimi 10 anni

    Shein, la startup di maggior successo degli ultimi 10 anni

    Ecco le startup di maggior successo degli ultimi dieci anni: Shein al primo posto; poi ByteDance e OpenAI. Ecco le loro valutazioni, crescita e impatto sul mercato.

    Di Shein si è parlato di recente, in quanto è stata individuata dall’UE come una “big tech” (supera i 45 milioni di utenti mensili). E per questo è chiamata a rispettare le regole così come impostate all’interno del DSA – Digital Services Act.

    Il marketplace cinese, che si pone come alternativa a Amazon, in quanto big tech nella UE, deve impegnarsi proteggere gli utenti da contenuti e prodotti illegali.

    Shein è stata anche di recente denunciata da alcuni grandi marchi, come Oakley e Ralph Lauren per aver violato la proprietà intellettuale. La contraffazione dei prodotti è uno dei grandi temi che la startup cinese deve affrontare.

    Il caso Shein, la startup cinese di successo

    Ma di Shein si parla anche per essere stata confermata come la startup di maggior successo degli ultimi dieci anni, posizionandosi tra le prime tre per valutazione di mercato, percezione del pubblico, crescita e numero di dipendenti.

    Al secondo posto si piazza la startup proprietaria della piattaforma TikTok, ByteDance, che vanta la valutazione più alta, il punteggio più alto in termini di crescita e il numero più alto di dipendenti.

    Al terzo posto si colloca OpenAI, l’associazione senza scopo di lucro che ha creato ChatGPT. L’associazione, il cui CEO è Sam Altman, vanta la seconda valutazione aziendale più alta e un altrettanto significativo tasso di crescita.

    shein startup successo 10 anni franz russo

    Ecco l’Indice di Successo delle Startup

    Questi dati derivano dall’”Indice di Successo delle Startup“, elaborato dagli esperti di Vention, società americana di sviluppo software, che ha analizzato un elenco di 1.220 startup, tratto da CB Insights.

    L’analisi si è basata su valutazione, percezione del pubblico in relazione al volume di ricerche, punteggio di crescita e numero di dipendenti. I risultati per ciascuna categoria sono stati convertiti in un punteggio, il massimo è 100, dai quali è derivata questa classifica.

    Shein al primo posto

    Shein quindi è al vertice di questa lista con un punteggio di 87,12. Lo studio ha rivelato che Shein, che conta oltre 100.000 dipendenti, si è classificata tra le prime tre in ogni categoria.

    La startup cinese ha un valore di 66 miliardi di dollari, il terzo più alto rilevato dall’analisi, e un volume di ricerca mensile medio di 62 milioni a livello globale. Shein viene cercata 277 volte più di ByteDance, che si è classificata seconda nell’elenco delle startup più di successo dell’ultimo decennio.

    ByteDance

    ByteDance, proprietaria di TikTok, si è classificata come la seconda startup di successo con un punteggio di 83,57, avendo il valore più alto tra tutte le startup elencate, pari a 225 miliardi di dollari. L’azienda ha anche il maggior numero di dipendenti, ossia il 50% in più di Shein, e ha ottenuto il punteggio più alto in termini di.

    ByteDance conta circa 150.000 dipendenti e ha registrato una crescita del numero totale dei dipendenti del 4% negli ultimi sei mesi. Sebbene ByteDance abbia un volume di ricerca mensile inferiore, pari a 223.582, val la pena notare che la sua azienda sussidiaria, TikTok, vanta una media di 58 milioni di ricerche a livello mondiale, ogni mese.

    OpenAI di ChatGPT

    Al terzo posto si trova lo sviluppatore di ChatGPT, OpenAI, con un punteggio di 76,56. Lo studio ha rivelato che la società di ricerca e implementazione dell’intelligenza artificiale ha la seconda valutazione più alta, 80 miliardi di dollari, e il secondo punteggio di crescita più alto, vale a dire 8,98.

    Nonostante abbia il numero più basso di dipendenti tra le prime 10, con poco più di 700, OpenAI registra il quarto volume di ricerche mensili più elevato tra tutte le aziende, con oltre 10,5 milioni di ricerche ogni mese.

    Stripe

    Stripe, startup di tecnologia finanziaria, si classifica quarta con un punteggio di 67,42. Ha il quarto valore aziendale più alto, 65 miliardi di dollari, e il quarto maggior numero di dipendenti tra le top 10, cioè 7.000.

    Databricks e Revolut

    Al quinto posto troviamo la piattaforma di dati cloud per l’IA aziendale Databricks, con un punteggio di 60,82. Databricks ha un valore aziendale di 43 miliardi di dollari e il quarto punteggio di crescita più alto: 7,07.

    Segue la compagnia di fintech Revolut al sesto posto, con un punteggio di 60,15. Revolut è valutata 50,8 miliardi di dollari ma ha oltre 1.500 dipendenti in più di Databricks. La compagnia di fintech si è classificata più alta rispetto a Chime, con sede a San Francisco, che si è piazzata decima nella lista.

    Canva vanta più ricerche mensili

    Canva si posiziona al settimo posto, con un punteggio di 56,09. Il punteggio più alto di Canva nell’indice è stato per la percezione del pubblico, dove si è classificata prima tra le aziende prese in esame dall’analisi. Canva viene ricercata su Google quasi due terzi in più rispetto a Shein, con oltre 98 milioni di ricerche ogni mese.

    Epic Games

    Epic Games si trova all’ottavo posto con un punteggio di 53,29. Lo sviluppatore americano di videogiochi e software ha un valore di 23 miliardi di dollari e poco più di 4.000 dipendenti. La compagnia di videogiochi si è classificata al di sopra di Niantic, meglio conosciuta per lo sviluppo del gioco mobile in realtà aumentata Pokémon Go, che ha un valore di 9 miliardi di dollari e 1.050 dipendenti.

    Miro

    La piattaforma di collaborazione digitale Miro si trova al nono posto, con un punteggio di 52,84. Miro ha il valore più basso tra tutte le aziende delle top 10 elencate, pari a 18 miliardi di dollari, ma ha il quinto punteggio di crescita più alto: 6,93. Uno dei principali concorrenti di Miro, Lucid Software, ha un valore di 3 miliardi di dollari e un punteggio di crescita di 3,3.

    Chime

    Infine, Chime conclude la lista al decimo posto con un punteggio di 47,92. La compagnia di fintech vale 25 miliardi di dollari, che è 20 miliardi in più rispetto al concorrente Monzo.

    Il fintech ai vertici

    Guardando la classifica delle prime 10 aziende, si nota che il fintech sembra essere l’industria più prevalente, con più startup tecnologiche che hanno riscontrato maggiore successo rispetto alle startup ‘tradizionali’.

    Osservando invece l’industria del retail, la seconda azienda più popolare dopo Shein è stata GoPuff, azienda americana di beni di consumo e consegna di alimenti, che si è classificata dodicesima.

    Nuovi modelli di business

    Sempre a livello di nota, non si può non segnalare come questa analisi ci proponga ai vertici tre aziende come Shein, ByteDance e OpenAI. Aziende, o comunque startup, che hanno dato vita a modelli di business innovativi, partnership strategiche e tecnologia all’avanguardia.

    E infine, OpenAI che nonostante faccia registrare il numero più basso di dipendenti, vanta già una posizione di leader nello sviluppo di tecnologie all’avanguardia come l’intelligenza artificiale.

  • Satispay nuovo unicorno, vale oltre 1 miliardo di euro

    Satispay nuovo unicorno, vale oltre 1 miliardo di euro

    Satispay, la startup guidata da Alberto Dalmasso, è nuovo unicorno italiano. Con l’investimento di serie D da 320 milioni di dollari supera il valore di 1 miliardo di euro.

    A distanza di sei mesi da Scalapay, l’Italia può vantare un nuovo unicorno. Infatti ad essere annoverata in questa cerchia ristretta da oggi c’è anche Satispay, la startup guidata da Alberto Dalmasso. Tutto questo grazie ad un investimento di serie D da 320 milioni di dollari.

    Questo porta l’importo totale raccolto da Satispay, fino ad oggi, a 450 milioni di euro e la sua valutazione a oltre 1 miliardo di euro (quindi oltre 1 miliardo di dollari).

    Il round è stato guidato dal nuovo investitore Addition, la giovane società di venture capital americana guidata da Lee Fixel, l’investitore che vanta nel suo portafoglio Stripe, Peloton e anche Spotify e Facebook.

    satispay unicorno

    Tra gli altri investitori figurano anche:

    • la cinese Tencent (che a febbraio ha guidato la Serie B di Scalapay, primo unicorno italiano);
    • Block, la società di Jack Dorsey (in precedenza Square), che per prima ha sostenuto Satispay nella sua Serie C del 2020;
    • Greyhound Capital, che ha sostenuto Satispay per la prima volta nel 2018 e vede Revolut e N26 nel suo portafoglio;
    • il fondo statunitense Coatue, le cui scelte europee hanno incluso Monzo, N26 e Checkout.com;
    • Lightrock, il cui portafoglio comprende MessageBird e wefox;
    • Mediolanum Gestione Fondi, società di investimento italiana.

    Senza dubbio, si tratta di un grande momento per il panorama delle startup italiano, spesso bistrattato. Certo, ci sono ancora molte cose da migliorare, ma questi risultati raggiunti da Satispay oggi, e da Scalapay solo sei mesi fa, fa ben sperare.

    Molti di voi sicuramente conoscono già Satispay. La startup, nata nel 2013, ha lanciato i suoi primi servizi di pagamento nel 2015 e ad oggi conta più di 3 milioni di utenti. Ad oggi può essere considerato il più grande sistema di pagamento mobile e conta 200 mila attività commerciali che abbracciano il sistema di pagamento. Tra cui grandi brand della GDO come Carrefour, Esselunga, ma anche Eataly, Benetton e tant altri.

    Il sistema di pagamento che offre Satispay non viaggia attraverso carte di debito o di credito. Satispay è una piattaforma collegata al conto bancario che offre pagamenti in negozio e online, nonché pagamenti peer-to-peer, risparmi e, grazie a una recente partnership con Young Platform, anche il trading di criptovalute.

    C’è chi si chiede se dopo questo traguardo Satispay sia pronta per il grande passo verso la quotazione in borsa, ma Dalmasso ha già dichiarato che il momento non è questo: “È sempre stato il nostro obiettivo, ma non è questo il momento di una quotazione guardando i mercati e siamo ancora piccoli, come team, preferiamo evitare la pressione. Il mercato dei capitali è ancora capiente e rende meno urgente un approdo in Borsa“.

  • Le aziende che investono in Innovazione crescono di più

    Le aziende che investono in Innovazione crescono di più

    Le aziende che investono in Innovazione crescono di più, si registra infatti un impatto positivo su crescita e fatturato. Questo risulta dalla ricerca di Accenture presentata insieme ad AIFI.

    Il titolo sembra scontato, ma in verità non lo è. E l’occasione per riaffermare questo concetto è stato il recente evento, finalmente in presenza, organizzato da Accenture e AIFI (Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt) “Corporate Venture Capital – Un ponte tra aziende e innovazione“, con la moderazione della giornalista de Il Sole 24 ore, Monica D’Ascenzo.

    Dall’incontro è venuto fuori il concetto che dovrebbe accompagnare tutte le aziende in questa fase, e cioè che le aziende italiane che investono in innovazione registrano un impatto positivo su crescita e fatturato.

    Sandro Bacan, Accenture Innovation Lead, ha presentato una interessante ricerca realizzata da Accenture che fotografa lo stato dell’arte delle aziende rispetto a strategie di Open Innovation.

    aziende crescita corporate venture capital

    Dalla ricerca è emersa una forte crescita generale degli investimenti. Solo nell’ultimo anno, infatti, sono stati investiti complessivamente nel CVC 169,3 miliardi di dollari, più del doppio del record annuale di 70,1 miliardi registrato nel 2020.

    E, sulla base delle interviste effettuate, sono stati definiti cinque fattori abilitanti, che si possono definire come dei pilastri chiave necessari a una gestione di successo nel CVC:

    • Definire la strategia e gli obiettivi, che in un CVC possono essere di natura strategica e/o finanziaria.
    • Scelta accurata della governance, del personale e degli investimenti.
    • Definire i metodi e i processi.
    • Generare valore per le startup del proprio portafoglio.
    • Remunerare e motivare i dirigenti e i team del CVC allo scopo di garantire una corretta struttura di incentivazione.

    A livello globale – ha affermato Sandro Bacanil ricorso al Corporate Venturing è una prassi consolidata con volumi di investimento che sono più che raddoppiati tra il 2020 e il 2021. Oggi il concetto di innovazione riguarda anche la governance delle organizzazioni, non può più essere circoscritto all’interno, ma deve aprirsi all’esterno facendo leva su architetture aperte. Un investimento di corporate venture capital di successo è quello che trova continuità nel tempo, generando un valore aggiunto e un reciproco scambio di competenze ed esperienze tra le società controllanti e le nuove imprese. È un percorso che facciamo anche in Accenture, accompagnando le imprese con cui collaboriamo in un percorso di “Continuous reinvention” per rispondere in tempi rapidi al sempre più mutevole contesto di mercato”.

  • ShopFully acquisisce Tiendeo e diventa leader europeo nel drive to store

    ShopFully acquisisce Tiendeo e diventa leader europeo nel drive to store

    ShopFully, la tech company italiana del Drive To Store, già proprietaria di DoveConviene, PromoQui e VolantinoFacile, ha acquisito il 100% di Tiendeo.

    ShopFully, la tech company italiana tra i principali player europei nel Drive To Store, già proprietaria di DoveConviene, PromoQui e VolantinoFacile, ha acquisito il 100% di Tiendeo, società spagnola con sede a Barcellona specializzata nella digitalizzazione dei cataloghi e dei volantini, diventando così il leader europeo nel Drive to Store in termini di Paesi in cui opera, numero di utenti attivi e di partner.

    Di Tiendeo avevamo già scritto qui su InTime Blog nel 2013, in occasione del suo approdo in Italia.

    L’operazione di Shopfully sancisce, quindi, la creazione di un gruppo presente con un team in 12 nazioni, un network di 45 milioni di utenti attivi e oltre 400 partner tra i grandi retailer e brand più noti a livello globale. In questo modo, l’azienda fondata da Stefano Portu potrà offrire a consumatori e mercato una tecnologia e prodotti best-in-class, attraverso una piattaforma di innovazione comune.

    Shopfully tiendeo

    Il piano di espansione di ShopFully

    L’acquisizione rientra nel piano di espansione strategica di ShopFully che di fatto proietta l’azienda come leader nel Drive To Store, a livello europeo e internazionale. Questa di Tiendeo, per Shopfully, va a completare un ciclo di acquisizioni che ha portato anche all’integrazione di PromoQui e VolantinoFacile nel 2020.

    Si tratta di una acquisizione importante e avviene in un contesto di profonda trasformazione dello shopping e del retail. Nonostante infatti l’80% delle vendite avvenga nei negozi e il 70% della crescita del retail dei prossimi anni sia prevista proprio attraverso il canale fisico, il 75% delle decisioni di acquisto dei beni di consumo in Europa sono ormai prese dal consumatore attraverso i canali digitali.

    ShopFully ha registrato negli anni un importante trend di crescita, sia organica sia per linee esterne e punta a collegare sempre più consumatori in Europa e nel mondo con i negozi vicino casa attraverso la sua tecnologia. Con questa acquisizione acceleriamo il nostro percorso e puntiamo a creare ancora maggiore valore per consumatori e partner.” – commenta Stefano Portu, CEO e Founder di ShopFully.

    Siamo felici di entrare nel gruppo di ShopFully, dando vita così al leader europeo del Drive-to-Store.” commenta Eva Martìn Co-Founder di Tiendeo: “Unire le forze permetterà infatti di creare nuove sinergie fra i nostri business, mettendo a fattor comune risorse e know-how per sviluppare soluzioni sempre più innovative da proporre ai mercati in cui operiamo.

    A seguito di questa operazione, i Soci Fondatori di Tiendeo, Eva Martín, Jonathan Lemberger e Maria Martín ricopriranno ruoli di leadership all’interno del senior management team di ShopFully, unendosi a un team di oltre 370 professionisti di quasi 30 nazionalità diverse.

  • Accenture Startup Challenge, tra Inclusione e Innovazione

    Accenture Startup Challenge, tra Inclusione e Innovazione

    Accenture Startup Challenge ha visto la partecipazione di oltre 200 startup e ha permesso di elaborare una mappatura dalla quale emerge che i temi della Sostenibilità e dell’Inclusione sono rilevanti.

    Accenture, da poco indicata da Forrester come società leader nella consulenza per l’Innovazione, crede fortemente nelle startup, vero motore dell’innovazione tecnologica. E il grande successo della prima call per le startup lo dimostra.

    Sono state infatti oltre 200 le startup che hanno inviato la propria candidatura per Accenture Startup Challenge, nata per sostenere la crescita dell’ecosistema italiano dell’innovazione, ponendosi come punto di incontro tra idee, collaborazione e imprese. Tre elementi che oggi caratterizzano il successo di progetti come questi.

    Si chiude quindi la prima fase e ora la Accenture Startup Challenge entra nel vivo. Infatti adesso si entra nella fase della valutazione e selezione delle startup. Le iniziative di nuove impresa avranno poi la possibilità di lavorare fianco a fianco con team specializzati di Accenture per la co-creazione di progetti altamente rilevanti da proporre, poi, alle più grandi imprese italiane.

    Accenture Startup ChallengeInclusione- Innovazione franzrusso Alla startup vincitrice, che verrà valutata in base a criteri di rilevanza di mercato, rilevanza per Accenture e Innovazione, Accenture Startup Challenge darà la possibilità di mostrare la propria soluzione in uno dei centri di innovazione di Accenture in Italia.

    Due tra le startup che parteciperanno alla challenge verranno selezionate per il potenziale impatto sociale della loro value proposition. E a queste saranno attribuiti rispettivamente due riconoscimenti specifici, il Premio Inclusion & Diversity e il Premio Sustainability, e avranno l’opportunità di essere coinvolte nell’ambito di specifiche attività di comunicazione di Accenture Italia. Due premi, questi, che mostrano la grande sensibilità che Accenture dimostra per la gender equality e per i temi legati alla Sostenibilità.

    Questa prima fase di raccolta delle candidature che, ricordiamolo, ha visto la partecipazione di oltre 200 startup, ha permesso ad Accenture di elaborare una mappatura, costituita da 7 cluster principali, che sono:

    • Start-up di recente fondazione: circa la metà delle candidature provengono da start-up fondate negli ultimi 5 anni (49%), mentre quasi un quarto arriva da start-up nate negli ultimi 3 anni (23%).
    • Provenienza prevalente dal centro-nord Italia: La maggior parte delle candidature giunge da start-up che hanno come regione di fondazione la Lombardia (66 su 208). Nel dettaglio, più della metà delle application provengono dal Nord Italia (56%), circa un quinto dal Centro Italia (19%) e le restanti dal Sud e dalle Isole.
    • Digital Enterprise / Customer Engagement: più della metà delle start-up agiscono su temi di Digital Enterprise (54%). Ciò risulta rilevante in ottica di collaborazione con la clientela di Accenture, in quanto la digitalizzazione dei processi rende le aziende più efficienti in termini di agility, incrementando la competitività e la capacità di soddisfare i bisogni dei clienti.
    • Rilevanza Sustainability e Inclusion & Diversity: tra le start-up applicanti, diverse si sono distinte per il loro potenziale impatto sociale in ambito Sustainability (50 su 208) ed Inclusion & Diversity (23 su 208).
    • Buon grado di adattabilità settoriale: 75 aziende candidate sono risultate essere compatibili con più industry, ciò presuppone che abbiano una forte componente tecnologica alla base della loro offerta, in grado di permettere loro di essere applicabili a più settori e quindi di essere potenzialmente adatte a un maggior numero di clienti di Accenture.
    • Presidio dei frontier trends: un considerevole numero di startup (65 su 210) presenta un match con uno dei 5 Frontier Trends presi in considerazione durante l’analisi (Sostenibilità, Digital Health, Transizione Energetica, Pagamenti e Smart Mobility). In particolare, i più quotati sono Sostenibilità (con 23 start-up) e Digital Health (con 20 start-up).
    • Technology focus: analizzando la tecnologia risiedente alla base dell’offerta delle startup, è emerso che un considerevole numero di esse si appoggia a tecnologie di Intelligenza Artificiale & Machine Learning (23%) e IoT (9%).

    Una mappatura utile che ci permette di comprendere come l’evoluzione delle startup in Italia segua quella che è ‘evoluzione e lo sviluppo dei nostri tempi. Un modo per dire, ancora una volta, che il vero motore d’Innovazione e sono, e restano, le startup.

    Noi continueremo a seguire l’evoluzione di Accenture Startup Challenge qui su InTime Blog e sui nostri canali social media.

    [In collaborazione con Accenture Italia]

  • Clubhouse, ecco perché è sulla scia di Instagram

    Clubhouse, ecco perché è sulla scia di Instagram

    Clubhouse è il fenomeno del momento e sta spopolando anche in Italia, sebbene sia ancora solo per iOS. Ma ci sono dei punti in comune con la storia di Instagram, a partire dallo stesso venture capital: Andreessen Horowitz.

    Clubhouse ormai è sulla bocca di tutti anche in Italia, da giorni su diverse piattaforme gli utenti si rincorrono per procurarsi un invito e prendere parte alle stanze tematiche. Un passaggio inevitabile alimentato dal fatto che l’app, al momento, é solo per iOS. Ma una volta che sarà disponibile la versione per Android è molto probabile che l’app diventerà più popolare.

    La riflessione, breve, che vogliamo fare oggi con voi, é molto semplice. Partiamo da un primo punto. Qualche giorno fa, e lo abbiamo scritto anche qui sul nostro blog, l’app ha ricevuto un finanziamento importante, 100 milioni di dollari, da Andreessen Horowitz, venture capital tra i più importanti al mondo. AH aveva già finanziato l’app con 12 milioni di dollari nella primavera scorsa.

    Ora, i 100 milioni dell’altro giorno hanno già fatto lievitare il valore di Clubhouse a 1 miliardo di dollari, un valore enorme se pensate che l’app non abbraccia ancora Android e già conta più di 2 milioni di utenti a settimana.

    clubhouse app instagram franzrusso.it 2021

    Per AH, Clubhouse rappresenta un grande investimento da far fruttare.

    Subito dopo l’annuncio dell’investimento di “Serie A” (da considerare che nel 2020 l’investimento medio di questo tipo è stato di 15 milioni di dollari), Clubhouse ha pubblicato quella che sarà la road map da seguire per i prossimi mesi e, secondo noi, il punto più interessante è quello che riguarda i creator che potranno contare sulla possibilità di monetizzare attraverso la vendita di abbonamenti e la vendita di biglietti. Per Clubhouse questo rappresenterebbe un punto di forza non indifferente.

    Ricordiamo che si tratta di un un’app interessante che mette la voce al centro di tutto, come strumento attraverso il quale stringere Relazioni e che libera l’utente dal “like” forzato.

    Detto questo, è utile ricordare che se Andreessen Horowitz investe in maniera massiccia, come in questo caso, lo fa perché crede nell’app e, soprattutto, perché ritiene che l’app sia utile per il proprio business, e rappresenta la spiegazione all’investimento di Serie A. Quindi, l’obiettivo è quello di mettere a disposizione di Clubhouse finanziamenti sufficienti per fare in modo che venga sviluppato il prodotto, che vengano sviluppate altre funzionalità, la versione per Android, un sistema di monitoraggio tale da controllare casi di hate speech, come già successo.

    A quel punto l’app è pronta per essere venduta al migliore offerente. Una strategia, che è la base di AH, che abbiamo visto già in tanti altri casi sempre gestiti dallo stesso venture capital.

    Clubhouse, ecco perché non è da sottovalutare

    Come Instagram, ad esempio, l’exit gestita da Andreessen Horowitz ha portato l’app nelle braccia di Facebook; come Oculus VR, sempre portato nelle mani di Facebook.

    Ma molti di voi ricorderanno la vendita di Skype a Microsoft e sempre a Microsoft ,AH ha venduto GitHub.

    AH ha poi gestito la quotazione in borsa di Twitter, Facebook, Box, Groupon, Pinterest, Zynga e tante altre aziende tech.

    Insomma, è molto probabile che nel giro di 2/3 anni Clubhouse passerà di mano a Facebook o qualche altra big. E certamente non sarà Twitter che ha già avviato in fase di test la sua versione di Clubhouse, chiamata Spaces che presto sarà disponibile per tutti gli utenti.

  • Joule, la scuola di Eni per le startup del futuro

    Joule, la scuola di Eni per le startup del futuro

    Viviamo un momento di grande cambiamento che spinge a guardare sempre più verso il futuro. Un futuro che è caratterizzato da parole chiave come: Innovazione, Sostenibilità, Economia Circolare. Ecco Joule, la Scuola gratuita d’Impresa di Eni.

    Viviamo un momento di grande cambiamento che spinge a guardare sempre più verso il futuro. Un futuro che è caratterizzato da parole chiave come: Innovazione, Sostenibilità, Economia Circolare. Ovviamente non sono solo parole, sono le strade attraverso le quali passa un nuovo modo di pensare, una nuova forma mentis che permetterà di agganciare il cambiamento e abbracciare una nuova normalità, più sostenibile.

    Innovazione, Sostenibilità ed Economia Circolare da qualche tempo sono entrate anche nel nostro lessico, sono temi su cui puntiamo e crediamo. Ma per costruire il futuro che passi da questi temi c’è bisogno di sviluppare e far crescere un nuovo modo di pensare il futuro. Ed è per questo che vi segnaliamo il programma Human Knowledge in modalità Open di Joule, la scuola di Eni per l’impresa, aperto a tutti e ideato per formare e far crescere aspiranti imprenditori e startup gratuitamente nel segno dell’innovazione e della sostenibilità.

    joule scuola impresa eni

    Quando si legge “Joule” di solito si pensa “all’unità di misura dell’energia, del lavoro e del calore“, che prende il nome proprio dal fisico inglese James Prescott Joule. Ma Joule oggi è anche il nome della scuola di Eni per l’Impresa che si pone come obiettivo quello di formare sia con moduli a distanza che in presenza, compatibilmente con le disposizioni sanitarie in vigore, le imprenditrici e gli imprenditori di domani, facendo leva su valori come integrazione, crescita sostenibile e sviluppo di una leadership consapevole. In un momento storico fatto di sfide e trasformazioni Joule è quindi a supporto delle imprese in Italia e dello sviluppo di start-up innovative e sostenibili.

    Per questo il programma Open, aperto a tutti e gratuito, coinvolgerà i partecipanti in un viaggio di apprendimento attraverso “The Rising Star Hotel”, una web serie interattiva in 12 episodi basata sulla storia di due giovani imprenditori “Anna e Pietro“, ideata da TBWA\Italia in collaborazione con Alta Formazione e prodotta da Think Cattleya traendo libera ispirazione dalla storia di Rice House, startup del biellese che lavora sulla conversione degli scarti del riso in prodotti per la bioedilizia.

    Attraverso questa modalità, coinvolgente e interattiva, i partecipanti apprenderanno in un modo nuovo attraverso le esperienze di business reali e diventando essi stessi protagonisti della storia. Un altro elemento che oggi fa la differenza anche per quel che riguarda la formazione, ossia la narrazione che diventa momento di crescita.

    Questo momento sarà molto coinvolgente per i partecipanti, i quali avranno la possibilità di vivere in prima persona le esperienze dei due protagonisti. E poi, le situazioni concrete che si andranno ad affrontare porteranno a esiti diversi in base alle proprie decisioni, cambiando di volta in volta la trama dell’episodio in un processo di formazione e apprendimento esperienziale.

    Ogni episodio di “The Rising Star Hotel” coinvolgerà i partecipanti (detti anche Joulees) su temi di business specifici, come: lo studio del mercato di riferimento; la customer experience; il digital marketing; gli aspetti legali e finanziari al crowdfunding;  la gestione dei collaboratori (per coinvolgerli nella creazione del valore) ed infine le competenze di comunicazione, per raccontare la propria idea e proporsi in modo efficace verso i vari interlocutori con il social networking.

    A tutto questo, si affianca la Community, il punto di incontro per i futuri imprenditori, un ecosistema all’interno del quale entrare in contatto con gli altri partecipanti, con i formatori, con le imprenditrici e gli imprenditori. Uno strumento di crescita che, grazie anche a eventi esclusivi, ha lo scopo di favorire il networking professionale ed amplificare le occasioni per fare impresa.

    A garantire un programma solido lungo i 6 mesi di partecipazione previsti ci sono università e centri di formazione di vera eccellenza italiana, come Luiss, MiP Business School del Politecnico di Milano, Scuola Superiore Sant’Anna, SDA Bocconi, Università Federico II, Fondazione Feltrinelli, Feltrinelli Education e Fondazione Eni Enrico Mattei.

    Cos’è Human Knowledge

    Il programma prevede due percorsi: Human Knowledge Program Open, l’innovativo percorso full-distance accessibile a tutti, a cui si affianca l’HKP Blended, partito a metà ottobre con il coinvolgimento di 25 partecipanti selezionati e l’erogazione di altrettante borse di studio.

    Ecco, Joule di Eni ci sembra un esempio di come oggi la formazione sia al centro di tutto e possa abbracciare diverse modalità per formare i giovani che daranno vita alle start-up del futuro.

    [In collaborazione con Eni]

  • Coronavirus: l’Europa investe nelle startup, ma l’Italia è assente

    Coronavirus: l’Europa investe nelle startup, ma l’Italia è assente

    Si dice che nelle difficoltà si deve investire di più, per cogliere le opportunità che nascono. In Europa alcuni paesi come Francia, Germania e Uk stanno investendo di più nelle startup, vero motore per l’Innovazione di un paese. Ma l’Italia è assente.

    La pandemia da Coronavirus che stiamo vivendo, e che stiamo affrontando con grande serietà e impegno ormai da settimane, ha inesorabilmente messo in evidenza tante cose che non funzionano nel nostro paese. Ce ne stiamo accorgendo ormai giorno dopo giorno. A cominciare dalla scarsa digitalizzazione del paese, quella digitalizzazione che, forse, in una situazione come questa ci sarebbe stata di grande aiuto. Nulla che non si possa cominciare a fare adesso, ma se ci avessimo creduto per tempo, quando se ne parlava ovunque, infatti solo a parole, oggi forse avremmo avuto a disposizione qualche strumento in più per affrontare questo periodo difficile.

    Come dicono i saggi, è proprio nella difficoltà che bisogna investire, bisogna dimostrare carattere. “Nel mezzo delle difficoltà nascono le opportunità“, diceva il grande Einstein, uno che di difficoltà da affrontare se ne intendeva, vero, però un minimo devi essere pronto per affrontarle e per saper cogliere le opportunità che si presentano.

    Tutta questa premessa perché il tema che vogliamo affrontare è quello delle startup proprio nel periodo della pandemia da Coronavirus. Già, le startup sono da considerarsi a tutti gli effetti il motore dell’innovazione, della tecnologia che avanza. Alimentando le loro idee si da vita a nuove soluzioni e nuovi strumenti per migliorare tanti aspetti della nostra vita.E in questa fase così delicata e pesante, anche le startup stanno soffrendo e molto. Quindi, se abbiamo imparato che è in questi momenti che bisogna investire per cogliere le opportunità e per affrontare le difficoltà, per avere soluzioni e strumenti, ecco che diventa importante oggi investire di più nelle startup.

    startup investimenti europa coronavirus

    Sono giorni che si sente parlare a tutti i livelli, a cominciare dalla politica, di cominciare una seria digitalizzazione del paese, di avviare un serio processo di innovazione in Itala. Peccato che questo sia diventato quasi come un disco rotto, proprio perché gli sforzi fatti fino ad oggi non sono bastati, semplicemente perché non ci si è creduto abbastanza. Lo stesso Giuseppe Conte, nel suo discorso di insediamento del governo “Conte 2” (o bis) aveva ribadito questo concetto, rimasto comunque solo un concetto e niente di che.

    Ecco che la pandemia da Coronavirus fa riemergere la grande colpa di non averci creduto abbastanza e di aver usato quel concetto come un puro intento elettorale.

    Ed ecco un esempio pratico di cosa significa investire in momenti difficili come questi.

    La Francia investe altri 4,4 miliardi di euro nelle startup

    In Europa sono diversi paesi a rendersene conto. Prima tra tutti è la Francia che mette sul piatto 4,4 miliardi di euro per dare supporto al cash flow delle startup. Sono soldi mirati al rifinanziamento, a nuovi investimenti, in parte già programmati, e al pagamento anticipato di alcuni crediti d’imposta. Un piano lodevole a dimostrazione che la Francia, con il suo “Station F“, uno spazio in cui vi sono oltre mille startup e che si estende per oltre 34 mila metri quadrati, vuole diventare davvero la Silicon Valley d’Europa. Una definizione che non vuole sminuire l’intento.

    La Francia, dopo l’avvio dello spazio dedicato all’innovazione, il secondo in Europa per estensione dopo quello di Lisbona, punta a costruire un modello d’Innovazione attraverso cui generare un ecosistema economico. E ci sta riuscendo. Tra la fine dello scorso anno ad oggi, sono già quasi 10 miliardi investiti, oltre ai 10 già investiti sullo Station F.

    La Germania investe 2 miliardi di euro

    Altro paese che ha deciso di dare maggiore supporto alle startup in questo difficile momento è la Germania. Ebbene, in questi giorni il governo tedesco mette a disposizione 2 miliardi di euro che serviranno alle startup per affrontare la situazione. Anche se allo studio vi è un programma di 10 miliardi di euro più a lungo termine.

    Questi due esempi concreti che arrivano da due grandi paesi europei, due grandi economie continentali che lo scorso anno, dati di un recente studio di Dealroom, sono stati in grado di attrarre 12 miliardi di dollari di investimenti, 7 miliardi in Germania e 5 in Francia.

    Uk attrae 13,2 miliardi di dollari investimenti

    Anche se ad essere poi più attrattivo è il Regno Unito, restando nei paesi del continente. Le aziende tecnologiche in Uk hanno attirato lo scorso anno investimenti per 13,2 miliardi di dollari, più della somma degli investimenti di Francia e Germania messi insieme. E comunque anche in Regno Unito sono allo studio soluzioni economiche per non permettere che tutto quel sistema possa cedere sotto il peso del Covid-19.

    Insomma, avrete certamente notato come tra quest grandi paesi, grandi economie europee, manchi proprio l’Italia che, come gli altri tre citati, è uno dei sette paesi più industrializzati al mondo. Ma con un grande deficit innovativo e tecnologico.

    Certo, è una questione di risorse, di parametri europei da rispettare. Ma è anche la chiara dimostrazione, restando sui parametri, che un paese come il nostro non può permettersi di restare indietro. Lo si dice tante volte, ma il Coronavirus ci lascia anche questa lezione. ed è arrivato il momento di agire, ora.

  • Social Reporters, continua la crescita della startup di Brand Journalism

    Social Reporters, continua la crescita della startup di Brand Journalism

    Social Reporters continua a crescere. La startup di Brand Journalism raddoppia il numero degli eventi nel 2019 e per il 2020 implementa nuovi servizi per allargare il proprio business. Una bella realtà guidata da Ilario Vallifuoco.

    Se siete tra coloro che frequentano gli eventi lungo lo stivale, allora avrete sicuramente incrociato qualche maglietta azzurra con su scritto “Social Reporters“, e siamo sicuri che vi è capitato. Per quei pochi che ancora non la conoscessero, Social Reporters è una bella startup italiana che si occupa di Brand Journalism, si tratta di un gruppo di ragazzi, professionisti e appassionati del proprio lavoro, che ogni giorno documentano ciò che accade negli eventi, offrendo una visione multimediale quanto più ampia possibile. Nata da un progetto universitario, la startup sviluppa proprio progetti di comunicazione digitale che mettono insieme la creatività multimediale con il racconto. Questo mix ha dato vita ad un modello vincente e di successo.

    La startup, basata su fondamentali concreti di crescita, profittabilità e cash flow nel 2019 ha raddoppiato il numero degli eventi seguiti arrivando ad oltre 300 iniziative delle imprese, allargando e differenziando la platea dei clienti. E in questo ultimo anno, Social Reporters ha investito molto nella produzione di video e foto per dare una racconto completo, arricchito da un elemento caratteristico che è la modalità “in real time”.

    Social Reporters 2020 startup

    Cresciamo con i nostri clienti che, grazie ai risultati ottenuti, danno continuità alla collaborazione con noi ampliando gli investimenti di comunicazione brand journalism e live communication.” – ci dice Ilario Vallifuoco, fondatore e AD di Social Reporters -. “Il nostro modello di relazione con i clienti è per risultati di breve su strategie di partnership di medio-lungo termine. Valorizziamo un approccio ‘Agile’ che si inquadra in una strategia di digital transformation della comunicazione aziendale garantendo qualità ed efficienza dalla prima iniziativa. ‘Think global act local’ è la linea guida dell’azienda. Vogliamo che l’internazionalizzazione sia l’evoluzione naturale della crescita di un servizio pensato per una scalabilità globale e applicato con modalità, linguaggio della comunicazione locale. L’Italia è un business case di un disegno globale. Abbiamo molti clienti internazionali con cui abbiamo creato best practice e risultati di successo localmente in Italia e che potremo ‘naturalmente’ estendere ai loro colleghi della comunicazione e marketing di altri Paesi“.

    L’obiettivo finale di Social Reporters,  è quello di contribuire fattivamente a far diventare le aziende delle vere Media Company. “E per farlo” –  continua Vallifuoco – “investiremo sempre di più nell’Academy di Social Reporters, corsi formativi intensivi per i dipendenti delle aziende per andare indagare e acquisire strategie sulla corporate communication e nello sviluppo della piattaforma e strumenti operativi a supporto del Brand Journalism“.

    Conosciamo bene la realtà di Social Reporters, avendo spesso l’occasione di lavorare su progetti comuni e potendo vedere da vicino la passione, l’impegno e la professionalità con cui questa startup riesce ad arricchire nuove forme di narrazione digitale. E a tutti loro auguriamo sempre il meglio e che il nuovo anno porti nuove opportunità di collaborazione.

  • Con Biorfarm adotti un albero e la frutta la ricevi a casa

    Con Biorfarm adotti un albero e la frutta la ricevi a casa

    Biorfarm è una startup italiana che ha concretizzato un servizio tanto utile quanto semplice: adottare con un click un albero da frutto, vederlo crescere online e ricevere a casa il raccolto biologico a un prezzo giusto, sia per il consumatore sia per l’agricoltore.

    La bellezza dei tempi moderni è avere quasi tutto a portata di click, inclusa la frutta gustosa, genuina, coltivata secondo le regole dell’agricoltura biologica e pagata un prezzo equo. Lo ha reso possibile Biorfarm (che è stata premiata all’Officina MPS 2019), una startup nata dall’intuizione di due ragazzi calabresi, Osvaldo De Falco e Giuseppe Cannavale, che nel 2015 hanno smesso di fare i consulenti aziendali per tornare alla terra, ma mixando tradizione e innovazione. Come? Attraverso la piattaforma digitale gli utenti adottano o regalano un albero da frutto (possono anche dargli un nome e sceglierne la collocazione nel campo), la cui crescita viene seguita online, e quando i frutti arrivano a maturazione possono essere raccolti di persona oppure chiedere che vengano spediti direttamente a casa propria in 24/48 ore. Una filiera cortissima – dalla campagna alla tavola – sinonimo di maggiore freschezza rispetto alla filiera tradizionale, che, al contrario, non può fare a meno di molti passaggi intermedi.

    biorfarn

    Ad aggiungere valore al servizio c’è l’aspetto della conoscenza diretta: Biorfarm seleziona personalmente gli agricoltori, sono uomini e donne che amano e rispettano la terra e che ogni giorno dedicano le loro energie a coltivare alberi da frutto bio, in sintonia con la natura e lontani dalle logiche di produzione di massa.
    Si tratta di piccoli agricoltori italiani, dislocati per lo più al sud del Paese, che vivono del proprio lavoro e a cui viene riconosciuto un compenso equo. Un aspetto non marginale, considerando che solo in Italia ammontano a circa 20mila i piccoli agricoltori che ogni anno abbandonano i campi a causa di costi insostenibili oppure che non raccolgo la frutta perché la grande distribuzione vuole remunerarli pochi centesimi a chilo.

    biorfarn startup

    Ad oggi Biorfarm ha fatto adottare più di 12mila alberi e spedito oltre 70 tonnellate di frutta bio in tutta Italia a più di 10mila famiglie, a ciò vanno aggiunte le adozioni dei campi da parte delle aziende, che li regalano come benefit ai dipendenti o ai clienti.
    Negli ultimi anni, spinto forse da un’evoluzione generale del nostro mercato di riferimento, abbiamo assistito a diversi cambiamenti di comportamento e di pensiero del consumatore medio. Gli utenti di Biorfarm si muovono verso un archetipo di cliente ancora più coscienzioso e sensibile verso temi legati alla sicurezza alimentare e alla sostenibilità ambientale e sociale”, spiegano dalla startup. Di fatto grazie al rapporto diretto con l’agricoltore, si garantisce la possibilità di una maggiore conoscenza al consumatore finale di tutto quello che c’è dietro il prodotto portato sulla propria tavola.
    Basti pensare alla scorsa estate, dove davanti un box di polistirolo (riciclabile) utilizzato per spedire la frutta estiva abbiamo ricevuto tante chiamate che ci invitavano all’eliminazione della plastica. E quest’anno anche il box estivo, come l’invernale, può dirsi plastic free”, aggiungono.

    Il servizio è molto apprezzato in contesti altamente urbanizzati, che trovandosi lontani dalla campagna o dai campi non offrono ai residenti prodotti freschi di alta qualità. “Milano, Torino, Firenze, Roma fanno da capofila per le adozioni con Biorfarm, ma anche in città più piccole esiste una domanda in crescita. A volte infatti, nonostante il contesto che circonda la città agreste o comunque caratterizzato da una maggiore facilità di reperire frutta e verdura prodotta naturalmente, non garantisce la produzione di determinate culture. Ad esempio, in Pianura Padana non si avranno mai gli agrumi Siciliani, invece adottabili su Biorfarm.com con pochi click”, osservano dalla startup.

    biorfarn proposta

    Del resto il mercato è in cambiamento e la tecnologia aiuterà a trovare eccellenze culinarie prima inaccessibili perché nascoste o semplicemente non promosse nei canali di vendita tradizionali. “Questo aspetto plasmerà anche i comportamenti e i bisogni del consumatore medio e non solo per motivi anagrafici. La penetrazione dell’e-commerce nelle nostre vite, il concetto di “convenienza” inteso come facilità di reperimento e comodità, combinato all’inclusione tra i criteri di selezione di concetti come sostenibilità ed ecologia, guideranno il cambiamento dell’ egrocery, un mercato sempre più forte”, concludono da BiorFarm.