Tag: Accenture

  • Le Media Company si trasformano in piattaforme

    Le Media Company si trasformano in piattaforme

    Il processo di trasformazione coinvolge inevitabilmente anche le Media Company che devono trasformarsi in “Media tech Company”, abbracciando la platform economy.

    Il grande processo di trasformazione che la pandemia da Covid ha accelerato, non ha risparmiato le Media Company. In un momento in cui gli utenti hanno dovuto rinunciare alla libertà di muoversi, per via dell’emergenza sanitaria, ecco che le media company, quindi i grandi player nazionali del mondo della tv e dell’informazione televisiva, e non solo, sono diventate un vero punto di riferimento. Ed è proprio in quel momento che si è avvertita la necessità di mettere in atto un modello nuovo, che andasse verso la direzione della “platform economy“. Le aziende del settore hanno compreso in quel momento che le esigenze degli utenti erano cambiate e che la stessa emergenza le metteva di fronte alla necessità di far fronte ad una domanda di intrattenimento e di informazione continua e diretta.

    Ecco, questo è lo scenario in cui oggi si muovono le Media Company, soprattutto a fronte della emergenza scatenata dalla pandemia che ha accelerato un processo di trasformazione che era comunque in atto. La strada è quindi quella indicata dalla platform economy, le Media Company abbracciano modalità di interazione con gli utenti implementando nuove tecnologie come Intelligenza Artificiale, Cloud e 5G per essere in grado di formulare un’offerta nuova e competitiva.

    media company piattaforme

    Sono questi i temi che sono stati al centro dell’ultimo Festival della Tv e del Nuovi Media di Dogliani, un’occasione straordinaria per riflettere come il settore sia cambiato proprio durante la pandemia e come fare tesoro di questa esperienza per il futuro.

    Le Media Company devono diventare “Media Tech Company”, è questa la strada che indica Accenture, main sponsor della manifestazione piemontese e partner strategico dei grandi player del settore, tra cui TIM Vision. Le aziende devono diventare sempre più data-driven e cloud-based. Si parla quindi di “Media-Morphosis”, una decisa accelerazione verso un nuovo modello di business sostenibile e resiliente, che sappia cogliere le opportunità derivanti dalle tecnologie sempre più accessibili con investimenti continui per sviluppare servizi e contenuti rilevanti per i clienti.

    vittorio micheli accenture
    Vittorio Micheli – Managing Director, Media Industry Lead di Accenture

    Le aziende devono affrontare il mercato attraverso una nuova organizzazione.“, ci dice Vittorio Micheli – Managing Director, Media Industry Lead di Accenture, “Vanno rivisti i modelli di business per affrontare un mercato che sta cambiando, un mercato che vede al centro il cliente che è sempre più esigente. L’offerta va quindi rivista in chiave più profilata alle esigenze del cliente e il processo di trasformazione coinvolge tutti i reparti dell’azienda. L’emergenza sanitaria ha messo in evidenza un problema in termini di ricavi, ma ha messo in evidenza quanto il digitale sia l’asset su cui investire. Un altro aspetto è quello relativo ai contenuti che vanno rimodulati e non concepiti più come fini a sè stessi“.

    Lo sviluppo della “Media Tech Company” vede al centro il Cloud. Oggi i Cloud Provider sono fondamentali per gli Over The Top (OTT) fornendo un’infrastruttura di distribuzione nativa dei contenuti a un segmento alternativo a quello che si appoggia al digitale terrestre o al satellitare e che oggi è pari al 77% dell’Internet Media. Ma la “nuvola” non si limita a questa funzione. Il mercato Cloud italiano, secondo i dati dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, nel 2019 ha raggiunto un valore pari a 2,77 miliardi di euro. In termini di spesa assoluta riferita alle filiere merceologiche, le prime tre posizioni sono occupate dal Manifatturiero (25%), dal Bancario (20%) e dal settore Telco e Media (15%). A riprova del fatto che la “contaminazione” di business contigui ormai è una realtà.

    andrea fabiano ceo tim vision
    Andrea Fabiano – VP Multimedia di TIM

    “Durante la pandemia”, ci ha raccontato Andrea Fabiano – VP Multimedia di TIM, “ci siamo accori della grande domanda di contenuti informativi, ma c’è stata una grande richiesta di evasione, gli utenti volevano contenuti di intrattenimento, come serie tv, film documentari. Siamo riusciti a rispondere a tutte le esigenze dei nostri clienti grazie proprio alle partnership che TIM Vision ha messo in atto con Netflix, Amazon, Now Tv, Disney.”

    Ecco, un altro aspetto interessante di questa trasformazione è quella della partnership, vista come un modo per rispondere alla continue esigenze del mercato. Ci si unisce per un biettivo comune.

    Uno scenario comunque possibile anche grazie al fatto che oggi le Media Company italiane nel 2019 hanno investito su Big Data Analytics & Business Intelligence per il 14% (circa 1,7 miliardi di euro), dietro solo al settore delle banche (28%) e quello manifatturiero (21%).

    A livello generale, il 93% delle grandi aziende considerate nel campione ha investito in Analytics, soprattutto in progetti di Advanced Analytics. Il che coincide con un insieme di tecnologie che ricorrono all’intelligenza artificiale (AI) e agli algoritmi di machine learning per svolgere analisi approfondite ed estrarre pattern e insight dalla propria base clienti. Una base destinata a offrire un quadro minuzioso dei propri stili di consumo anche grazie all’avvento del 5G con cui non subiranno più i limiti della latenza o della larghezza di banda né le abbuffate da binge watching.

    cristian rengo accenture
    Cristian Rengo – Managing Director, Strategy & Consulting – Communications & Media Industry di Accenture

    Cristian Rengo – Managing Director, Strategy & Consulting – Communications & Media Industry di Accenture: “La disintermediazione riguarda oggi anche il contenuto che viene proposto ai clienti dalle aziende. Il processo di trasformazione in atto vede prevalere la logica di ecosistema all’interno della quale le aziende realizzano contenuti sempre disponibili per i propri clienti, in maniera diretta. Contenuti che abbracciano sempre di più gli interessi e i gusti dei clienti stessi“.

    Ma quali sono i vantaggi che derivano da questo processo di trasformazione per le Media Company?

    Sicuramente, su tutti, uno dei vantaggi più evidenti è quello di poter poi affrontare tutte le sfide future e in questa fase il ruolo di Accenture è fondamentale. L’azienda ha realizzato un modello, denominato Wise Pivot caratterizzato da una serie di passaggi per abbracciare sempre più il modello basato su Cloud e data-driven.

    Per comprendere come il Wise Pivot trovi attuazione nel settore Media, Accenture Research ha intervistato nel 2019 i C-level di 8356 aziende presenti in 20 Paesi. L’indagine si è focalizzata sull’uso delle tecnologie, il grado di adozione nonché la predisposizione organizzativa e culturale alla loro adozione. A livello macro, la ricerca ha evidenziato che gli innovatori cosiddetti “leader” ottengono il doppio della crescita dei ricavi (9%) rispetto ai “ritardatari” (4%). Nel dettaglio, la transizione da Media Company classica a Media Tech Company permette di reinterpretare, il proprio core business alla luce delle innovazioni tecnologiche. La strada da perseguire per il successo è quella verso la redditività, investendo in capitale, risorse umane e innovazione.

    Ecco le 5 direttive principali su cui muoversi:

    1. Una dotazione tecnologica all’avanguardia, che permetta di guidare l’innovazione e ridurre la dipendenza dai fornitori di software.
    2. Un nuovo modello operativo costruito sui reali obiettivi di business, collaborativo e in grado di monetizzare sia i contenuti che i big data.
    3. La formazione di una forza lavoro con un nuovo set di abilità e capacità, in grado di lavorare in modo proficuo con le nuove tecnologie.
    4. La creazione di un ecosistema di partner basato sulla co-creazione e sulla collaborazione, per favorire la generazione e la diffusione di un approccio altamente innovativo.
    5. Nuove metriche per la misurazione del successo del business, basato sia sull’analisi dei dati che su un sistema di valori condiviso.

    Ecco, questo era uno dei capitoli più interessanti che volevamo portare alla vostra attenzione riguardo alla trasformazione digitale che tocca anche le Media Company, soprattutto dopo la grande emergenza scatenata dalla pandemia da Coivd-19. Se è vero che questa pandemia ha permesso alle aziende, di qualsiasi settore, di accelerare in chiave di trasformazione digitale, questo non ha risparmiato sicuramente le Media Company. Quella indicata da Accenture è la strada da perseguire e noi continueremo a raccontarvela.

  • Accenture Tech Vision 2019, l’era Post-Digitale è ora

    Accenture Tech Vision 2019, l’era Post-Digitale è ora

    Accenture Tech Vision 2019 è il report annuale di Accenture che individua i principali trend tecnologici che ridefiniranno il business nell’arco dei prossimi tre anni. Dalla Blockchain per il Supply Chain, alla sicurezza, alla virtual reality, tutte tecnologie che caratterizzano l’era del Post Digitale, quello dell’iper-personalizzazione dei servizi.

    Accenture, all’interno dell’ACIN, Accenture Customer Innovation Network, spazio ipertecnologico nel cuore della Milano che fa innovazione, ha presentato Accenture Tech Vision 2019 è il report annuale di Accenture che individua i principali trend tecnologici che ridefiniranno il business nell’arco dei prossimi tre anni.

    Si tratta di tecnologie già applicabili, quindi in grado di essere applicate da subito, che hanno una stretta corrispondenza con quello che è il claim del report, ossia “The Post-Digital Era is Upon Us — Are You Ready for What’s Next?“. Siamo nell’era del Post-Digitale, quello caratterizzato da una forte personalizzazione dei servizi. Le aziende, quindi, si trovano di fronte ad una svolta e ad una grande occasione.

    Le tecnologie digitali permettono di comprendere i clienti in maniera più approfondita, di utilizzare più canali per raggiungere i consumatori e di espandere gli ecosistemi con nuovi potenziali partner.

    Tuttavia, il digitale non è più un elemento distintivo, rappresenta oggi il punto di ingresso per entrare in gioco.

    accenture tech vision 2019

    Quasi quattro su cinque (79%) degli oltre 6.600 manager di business e IT intervistati da Accenture in tutto il mondo per redigere il report ritengono, infatti, che le tecnologie digitali, in particolare social, mobile, analytics e cloud, non siano più confinate in silos, ma abbiano superato il loro perimetro iniziale per diventare parte integrante del cuore tecnologico delle aziende.

    La Technology Vision identifica cinque trend tecnologici emergenti a cui le aziende che vogliono rimanere competitive dovranno fare riferimento:

    Trend 1 – DARQ Power: comprendere il DNA delle tecnologie DARQ

    • Ogni singola tecnologia DARQ sarà efficace di per sé nel consentire alle aziende di differenziare i propri prodotti e servizi. Ma la loro applicazione congiunta può amplificare di gran lunga il loro effetto e dare vita a nuove prospettive e opportunità.
    • Tecnologie che come queste si affermano in breve tempo, possono innescare una grande trasformazione e ridisegnare interi settori. Le tecnologie DARQ saranno le prossime ad attivare un simile processo, sulla scia di quanto accaduto con le tecnologie SMAC: social, mobile, analytics, e cloud.
    • Con il progressivo raggiungimento della maturità delle tecnologie DARQ, le aziende saranno in grado di potenziare le proprie competenze al fine di creare esperienze intelligenti, altamente personalizzate e in tempo reale, che plasmeranno la vita e il lavoro delle persone e il modo di fare business.
    • E’ importante che le aziende esplorino il potenziale di queste tecnologie, sperimentando l’effetto delle loro combinazioni e avviando progetti pilota rilevanti ed efficaci.

    Dati

    • L’89% degli intervistati sta già sperimentando una o più tecnologie DARQ.
    • Alla richiesta di indicare quale tecnologia DARQ avrà il maggiore impatto sulla loro organizzazione nei prossimi tre anni, la maggior parte (41%) ha indicato l’Intelligenza Artificiale (IA). Distributed ledger / blockchain, quantum computing ed extended reality sono state menzionate da meno di un partecipante su cinque (rispettivamente 19%, 19% e 18%).
    • Il 42% degli intervistati ha dichiarato che l’IA è già stata integrata in almeno una business unit, compreso un 18% che ha confermato l’adozione in più business unit.
    • Il 38% degli intervistati ha dichiarato che il distributed ledger / blockchain è già stato integrato in almeno una business unit, compreso un 15% che ha confermato l’adozione in più business unit. 

    Caso concreto:

    Distributed ledgers, Artificial Intelligence, Extended Reality e Quantum Computing sono i nomi delle tecnologie che faranno da catalizzatore per il cambiamento. Il caso concreto mostrato alla presentazione, ha dimostrato  come con una piattaforma blockchain sia possibile far comunicare tutti gli attori all’interno della value chain garantendo un livello di sicurezza e trasparenza delle informazioni.

    È inoltre possibile tenere traccia dei dati relativi alle merci trasportate grazie a sensori intelligenti che in real-time scrivono i dati rilevati su nodi della blockchain. Grazie agli smart-contracts la fatturazione viene automatizzata garantendo e certificando la qualità del servizio erogato.

    Trend 2 – Get to Know Me: identificare l’unicità dei consumatori e cogliere nuove opportunità

    • Con l’avvento dell’era digitale stiamo assistendo al superamento del concetto di prodotto personalizzato a favore di quello di esperienza individualizzata, ottenuta creando con i clienti relazioni uno-a-uno basate su esperienze in cui la tecnologia svolge un ruolo fondamentale.
    • Le “impronte” lasciate dall’identità tecnologica dei clienti stanno creando una base “viva” di conoscenza per le imprese. Le aziende dovranno saper integrare prodotti e servizi nelle scelte tecnologiche degli individui, cogliendo spunti non solo dal tipo di tecnologia che una persona adotta, ma anche da come questa viene utilizzata.
    • Le aziende devono tenere conto del fatto che ci sono momenti in cui i consumatori vogliono più tecnologia nella loro vita e altri in cui non ne vogliono affatto, e che c’è una linea che divide la tecnologia “utile” dalla tecnologia “invasiva”, un limite che varia da persona a persona. Esse devono svolgere un ruolo di bilanciamento tra i bisogni del cliente e le proprie opportunità.
    • Nell’era “post-digitale” coloro che riusciranno a cogliere le identità tecnologiche dei consumatori avranno la visione giusta per instaurare con loro relazioni ricche, continuative e basate sull’esperienza.
    • Tuttavia, queste opportunità richiedono una maggiore responsabilità e una comprensione delle informazioni profonda e continua, elementi indispensabili per mantenere alto il livello di fiducia nelle interazioni con il consumatore.

    Dati

    • L’83% degli intervistati ritiene che i dati demografici digitali offrano alla loro organizzazione un nuovo modo di individuare le opportunità di mercato in risposta ai bisogni non soddisfatti dei clienti.
    • Il 73% degli intervistati ritiene che i dati demografici digitali stiano diventando uno strumento sempre più potente per comprendere i propri clienti, mentre il 75% ritiene che questi dati stiano estendendo significativamente o comunque ampiamente le modalità con cui cui poter offrire i propri prodotti e servizi.
    • L’83% degli intervistati ritiene che comprendere i comportamenti dei consumatori nei confronti della tecnologia sarà essenziale per incrementare la fedeltà dei propri clienti.
    • Il 52% degli intervistati si aspetta che la quantità di dati demografici digitali da loro gestiti cresca significativamente nei prossimi due anni, mentre il 26% si aspetta che cresca in modo esponenziale.

    Caso concreto:

    Le identità tecnologiche fanno da guida a nuove offerte di business. La demo mostra sistemi di riconoscimento della clientela che sfruttano l’image recognition e con i quali è possibile per i brand associare attributi unici per i singoli consumatori, anche senza la necessità di raccogliere dati anagrafici.

    Utilizzando questa tecnologia è possibile arrivare a individuare la tipologia di outfit indossato e fornire all’utente un identificativo per associarlo a un cluster di consumatori. Con il supporto di una intelligenza artificiale si potranno ricevere informazioni su un prodotto in linea con il proprio stile.

    Trend 3 – Human+ Worker: trasformare l’ambiente di lavoro e valorizzare le persone

    • I dipendenti stanno utilizzando la tecnologia per accrescere le proprie competenze ed esperienze. La forza lavoro sta diventando human+, con una nuova serie di capacità costantemente in crescita e rese possibili dall’innovazione tecnologica.
    • Se da una parte però la forza lavoro si evolve rapidamente in questo senso, molte aziende restano ancorate a modelli del passato, creando un divario tra i propri dipendenti e il proprio modello organizzativo: le strategie per la ricerca di talenti risultano ad esempio spesso obsolete rispetto alle competenze dello human+ worker e gli investimenti in formazione e reskilling sono in genere molto al di sotto delle necessità, soprattutto quando i lavoratori cambiano ruolo o azienda.
    • Per essere leader nell’era human+, le aziende devono investire nella propria forza lavoro con strategie di formazione e di riqualificazione che preparino i dipendenti a ruoli in mutamento. Invece di limitare il potere della propria forza lavoro alle competenze necessarie per l’oggi, le aziende devono investire in piattaforme e strategie di formazione che preparino al meglio i lavoratori (e la società) per il domani, utilizzando anche tecnologie innovative come AI, realtà aumentata (XR) e analisi del sentiment.

    Dati

    • Il 71% degli intervistati ritiene che i propri dipendenti siano più maturi dal punto di vista digitale rispetto alla loro organizzazione e che gli stessi si trovino quindi costretti ad aspettare che l’azienda si metta al passo.
    • Il 78% degli intervistati ritiene che la crescente velocità di spostamento della forza lavoro tra vari ruoli e aziende abbia causato un maggior bisogno di riqualificazione all’interno delle organizzazioni.
    • Solo il 9% degli intervistati ha dichiarato che, negli ultimi tre anni e grazie all’utilizzo della tecnologia, oltre il 60% della propria forza lavoro ha già assunto nuovi ruoli che richiedono una riqualificazione sostanziale. Ben il 43% ha dichiarato invece che oltre il 60% della propria forza lavoro assumerà ruoli di questo tipo nei prossimi tre anni.

    Caso concreto

    I dipendenti stanno utilizzando la tecnologia per accrescere le proprie competenze ed esperienze. La forza lavoro sta diventando “human+”, con una nuova serie di capacità costantemente in crescita e rese possibili dall’innovazione tecnologica. Abbiamo chiamato questo concetto “Human+ Worker”. La demo mostra come durante la creazione del nuovo concept store di Autogrill, “Smart”, sia stato possibile sfruttare la virtual reality al fine di diminuire drasticamente i tempi di servizio e di ottenere feedback ancora prima che il negozio fosse realizzato fisicamente. E’ stato creato il così detto “Digital Twin”, una copia fedelissima dello store realizzata in digitale, ma navigabile, che ha permesso di testare il layout dello store e analizzare i dati di flusso e movimento di un panel di consumatori.

    Trend 4 – Secure Us to Secure Me: le imprese non sono vittime, ma vettori

    • L’attuale dipendenza delle attività di business dagli ecosistemi amplifica in modo esponenziale l’impatto degli attacchi informatici: gli eventi che paralizzano un’impresa possono crescere rapidamente minacciando non solo l’azienda stessa, ma l’intero ecosistema.
    • Mentre la maggior parte delle aziende considera la sicurezza informatica come una questione strettamente individuale, da risolvere nel perimetro della propria operatività interna, gli autori degli attacchi guardano all’intero meccanismo e vedono gli ecosistemi come una superficie di attacco in continua espansione. Ecco perché, in un mondo di ecosistemi, sicurezza non significa più proteggere l’organizzazione, ma proteggere tutti.
    • Le aziende devono modificare il loro approccio alla sicurezza, ampliando l’orizzonte delle proprie valutazioni del rischio e tenendo conto di un panorama di minacce molto più ampio. Devono considerare la sicurezza una componente fondamentale nella costruzione delle partnership, riconoscendo che, così come collaborano per fornire i migliori prodotti, servizi ed esperienze, allo stesso modo devono collaborare per garantire la sicurezza del proprio ecosistema.
    • In questo contesto è necessario diffondere la titolarità e la responsabilità della sicurezza in tutte le strutture aziendali, garantendo ai team interni l’agilità necessaria per mantenere alti i livelli di protezione.
    • Le aziende dovranno inoltre lavorare a più stretto contatto con autorità e istituzioni, soggetti con una preziosa visione trasversale dei vari settori e sempre più spesso bersaglio della criminalità informatica.
    • Le aziende che sapranno gestire al meglio il tema della sicurezza si distingueranno in termini di reputazione e diventeranno interlocutori più affidabili e interessanti per consumatori, istituzioni e partner.

    Dati

    • L’87% degli intervistati ritiene che, per essere veramente resilienti, le aziende devono riconsiderare il loro approccio alla sicurezza in modo da difendere non solo loro stesse, ma i propri ecosistemi.
    • L’81% degli intervistati afferma che la sicurezza rappresenta un fattore di differenziazione e un vantaggio competitivo per la propria organizzazione.
    • Solo il 29% degli intervistati si è dichiarato certo che i propri partner di ecosistema si impegnino diligentemente a essere conformi e resilienti in materia di sicurezza.

    Caso concreto:

    L’attuale dipendenza delle attività di business dagli ecosistemi amplifica in modo esponenziale l’impatto degli attacchi informatici. Questo richiede alle aziende di ampliare l’orizzonte delle proprie valutazioni del rischio, tenendo conto di un panorama di minacce molto più ampio. Nella demo viene mostrata una simulazione di un attacco informatico a una infrastruttura energetica. Un hacker riuscirà a colpire l’azienda target utilizzando tecniche di phishing e sfruttando le vulnerabilità della rete aziendale e gli anelli deboli dell’ecosistema in cui l’azienda opera.

    Trend 5 – MyMarkets: soddisfare le esigenze dei consumatori in tempo reale

    • Se per un’azienda l’adozione di nuove tecnologie non è più sufficiente per differenziarsi, ciò rappresenta comunque un punto di partenza per la prossima grande opportunità: catturare momenti.
    • Man mano che la tecnologia offre maggiore possibilità di personalizzazione creando una molteplicità di realtà e momenti, le aziende devono imparare a considerare ogni momento come un singolo mercato, un mercato momentaneo, e a cogliere le opportunità che ne derivano.
    • La combinazione di capacità analitiche sempre più efficaci e sofisticate tecnologie back-end in grado di orientare le decisioni aziendali, rende ogni momento un’occasione per fornire un nuovo prodotto o servizio, concepito non solo per un cliente specifico, ma per le sue necessità in un momento specifico.
    • Prima di poter rispondere alle esigenze di un dato momento, le aziende devono sapere che quell’opportunità esiste. Ciò significa identificare le esigenze del cliente prima dei competitor e, potenzialmente, prima dei clienti stessi.
    • Il nuovo mondo dei momentary market si fonda sul mercato dell’Internet of Things (IoT), per il quale si prevedono 31 miliardi di dispositivi collegati a livello globale entro il 2020. Ogni dispositivo è un nuovo canale, una nuova fonte di dati, nonché un nuovo modo di identificare, raggiungere e offrire soluzioni a questi mercati.
    • Gestire i momentary market diventerà sia un’arte che una scienza. Fornire soluzioni per ogni momento è impraticabile e superfluo, l’arte sta nello scegliere le opportunità giuste per essere sia efficaci che bene accolti dai consumatori, creando prodotti e servizi personalizzati e on-demand.

    Dati

    • L’85% degli intervistati ritiene che le nuove esigenze dei consumatori stiano spingendo le aziende ad offrire prodotti e servizi sempre più personalizzati e on-demand. Secondo gli stessi intervistati, inoltre, l’integrazione tra personalizzazione e disponibilità del prodotto e servizio in tempo reale rappresenterà un nuovo grande vantaggio competitivo.
    • Sempre gli stessi intervistati hanno dichiarato che serviranno mediamente 3,5 anni affinché le loro strutture siano in grado di fornire prodotti e servizi personalizzati on-demand in tempo reale.
    • Il 62% degli intervistati ritiene che il 5G avrà un impatto significativo sul loro settore entro i prossimi tre anni.

    Caso concreto:

    La tecnologia sta creando un mondo fortemente personalizzato e ricco di esperienze on-demand. Le aziende devono trovare un modo per sfruttare queste nuove opportunità. La demo mostra come dando la possibilità al consumatore di effettuare un test drive, e applicando al veicolo sensoristica connessa e intelligenza artificiale, vengono tracciati il suo stile di guida e le sue preferenze inconsce per poi essere applicate all’esperienza di configurazione. Questo permetterà di avere un prodotto configurato e personalizzato a seconda dei singoli fruitori e delle loro esigenze.

    fabio benasso ceo accenture italia
    Fabio Benasso, CEO e presidente di Accenture Italia

    Accenture Tech Visione 2019 individua trend, supportati da dati interessanti, che spiegano del perchè le aziende oggi siano ad una svolta. “Ci troviamo ora a un punto di svolta: le nuove tecnologie permettono di comprendere i propri clienti in maniera più approfondita, di utilizzare più canali per raggiungerli, di espandere gli ecosistemi con nuovi partner. In questo contesto, valori come fiducia, responsabilità e sicurezza diventano fattori critici di successo. Le aziende devono sì concentrarsi sull’adozione di nuove tecnologie, ma operando in modo etico e responsabile, con una particolare attenzione alla forza lavoro che va preparata al cambiamento”, dichiara Fabio Benasso, Presidente e Amministratore Delegato di Accenture Italia.

    Nel nostro paese l’innovazione può e deve accelerare, guidata in prima battuta dai grandi player, che hanno capacità di scala  e finanziaria. Le PMI possono cogliere le opportunità di crescita, a patto che siano in grado di mettere a sistema alcune capabilities facendo leva su piattaforme comuni, che permettano di innovare e, allo stesso tempo, liberare risorse da investire nello sviluppo della propria eccellenza”.

    Accenture Tech Vision 2019 Infografica

  • Il cybercrime potrebbe costare alle aziende 5.200 miliardi di dollari

    Il cybercrime potrebbe costare alle aziende 5.200 miliardi di dollari

    Uno studio di Accenture, leader a livello globale nel settore dei servizi professionali, ha stimato che il cybercrime potrebbe costare alle aziende la cifra di ben 5.200 miliardi di dollari nel corso dei prossimi cinque anni. E solo il 30% delle società ha davvero fiducia nella sicurezza di Internet.

    Il nuovo studio di Accenture, azienda leader a livello globale nel settore dei servizi professionali che riesce sempre a fornire dati utili sulla direzione che stanno prendendo le aziende in tema di innovazione e trasformazione digitale, mette bene in evidenza il fatto che il cybercrime potrebbe avere degli effetti clamorosi per le aziende con costi esorbitanti: 5.200 miliardi di dollari. Una cifra enorme. Si tratta di costi addizionali e i mancati ricavi delle aziende nel corso dei prossimi cinque anni dovuti ai cyber-attacchi, poiché la dipendenza da modelli di business abilitati da Internet è attualmente di gran lunga superiore all’abilità di introdurre misure di sicurezza adeguate in grado di proteggere asset strategici.

    Lo studio, Securing the Digital Economy: Reinventing the Internet for Trust, ha visto coinvolti  più di 1.700 tra CEO e top manager di aziende di diversi paesi, tra cui l’Italia, e analizza la complessità delle sfide legate a Internet che le aziende si trovano ad affrontare e delinea le azioni inderogabili per il ruolo in continua evoluzione dei CEO in ambito di tecnologia, business architecture e governance.

    cybercrime franzrusso.it 2019

    Dallo studio emergono alcune interessanti considerazioni. Quattro intervistati su cinque, quindi il 79%, ritengono che il progresso dell’economia digitale sarà seriamente compromesso se non ci sarà un sostanziale miglioramento della sicurezza su Internet, mentre oltre la metà, il 59%, ritiene che Internet sia sempre più instabile sotto il profilo della cyber-sicurezza e non sa come reagire.

    Allo stesso tempo, tre quarti degli intervistati, il 75%, ritengono che sia necessario uno sforzo congiunto per far fronte alle sfide in materia di cyber security, in quanto nessuna organizzazione è in grado di risolvere il problema da sola. Il 56% degli intervistati, quindi più della metà, si definisce sempre più preoccupato della sicurezza su Internet e vedrebbe con favore l’entrata in vigore di norme di business più rigorose introdotte da istituzioni o autorità governative.

    accenture studio cybercrime

    Lo studio mette bene in evidenza come il cybercrime con un’ampia gamma di attività fraudolente e dannose, pone sfide significative in quanto può compromettere le attività aziendali, la crescita e l’innovazione del business, nonché l’introduzione di nuovi prodotti e servizi, con un costo per le aziende di migliaia di miliardi di dollari. Il settore high-tech, con oltre 753 miliardi di dollari di costi emergenti, corre i rischi maggiori, seguito da life science e automotive, la cui esposizione ammonta rispettivamente a 642 e 505 miliardi di dollari.

    La rete Internet non è stata pensata e costruita considerando il livello di complessità e di connettività attuali. Ecco perché può bastare una singola vulnerabilità, all’interno o all’esterno delle mura aziendali, per subire un cyber-attacco dagli effetti devastanti”, ha dichiarato ha dichiarato Paolo Dal Cin, Security Lead di Accenture Italia. “Nessuna organizzazione può affrontare da sola le sfide poste dalle minacce cyber; è un obiettivo globale che richiede una risposta globale e per il quale la collaborazione è la chiave. Per dare forma a un futuro che cresca su un’economia digitale forte e che funzioni in un clima di fiducia, il top management deve guardare oltre i confini della propria organizzazione, collaborare con un ecosistema di partner e proteggere la loro catena del valore nella sua interezza, considerando fornitori, clienti e ogni altra terza parte”.

    Da tenere in considerazione, elemento principale tra l’altro, che la rapida ascesa delle nuove tecnologie sta ponendo le aziende di fronte a nuove sfide, come testimoniato da quattro intervistati su cinque, il 79%, che ammettono di adottare tecnologie emergenti più rapidamente rispetto alla velocità con cui affrontano i relativi problemi di cyber security. Inoltre, i tre quarti di essi, il 76%, evidenziano che gli aspetti di sicurezza informatica sono sfuggiti al controllo a causa di nuove tecnologie come l’Internet of Things (IoT) e l’Industrial Internet of Things (IIoT). L’80%, quindi la maggioranza, ha inoltre dichiarato che è sempre più difficile proteggere la propria organizzazione dalle vulnerabilità delle parti terze, il che non sorprende, data la complessità e la vastità attuale degli ecosistemi su Internet.

    Lo studio suggerisce ai CEO e agli altri dirigenti di alto livello tre azioni da intraprendere per migliorare la sicurezza digitale del loro business, che è il caso di appuntarsi bene:

    1. Governance: unire le forze con altre aziende partner e attivare una gestione a livello globale – Incrementare gli sforzi per collaborare con dirigenti di altre aziende, responsabili di governo e autorità di regolamentazione per definire come prevenire al meglio nuovi cyber-attacchi.
    2. Business Architecture: connettere e proteggere le aziende tramite un modello basato sulla fiducia digitale – Indirizzare al meglio le basi della cyber-security. Proteggere tutte le attività di business lungo l’intero ecosistema di partner e fornitori.
    3. Tecnologia: far progredire le attività di business e migliorare la sicurezza – Adottare nuove tecnologie, gestire al meglio la sicurezza dell’IoT e prepararsi per le sfide legate al quantum computing. Assicurarsi che la sicurezza dei software e le funzioni di aggiornamento siano integrate nei dispositivi mobili e IoT sin dalla loro progettazione.
  • Officina MPS, il laboratorio evoluto per le startup innovative

    Officina MPS, il laboratorio evoluto per le startup innovative

    Dopo il grande successo dello scorso anno, Officina MPS, progetto che Banca Monte dei Paschi di Siena ha sviluppato in collaborazione con Accenture, ha avviato nelle scorse settimane la seconda edizione dedicato alle startup innovative per realizzare soluzioni evolute in grado di soddisfare i bisogni bancari di famiglie ed imprese. Il prossimo 15 gennaio si chiude il periodo di presentazione delle domande, quindi se non lo avete ancora fatto, è il caso di affrettarvi.

    Dopo il grande successo dello scorso anno, Officina MPS, progetto che Banca Monte dei Paschi di Siena ha sviluppato in collaborazione con Accenture, ha avviato nelle scorse settimane la seconda edizione per realizzare soluzioni evolute in grado di soddisfare i bisogni bancari di famiglie ed imprese. Il progetto si pone come obiettivo quello di valorizzare i giovani e le imprese tecnologiche e innovative, e ci faceva piacere segnalare questa interessante iniziativa. La fase della presentazione delle domande per candidarsi sta per terminare, la data ultima entro il quale è possibile candidare la propria startup è il 15 gennaio. Quindi, se non lo avete ancora fatto, è il caso di affrettarvi. Nella nuova edizione è previsto anche un premio speciale dedicato alla sostenibilità.

    Come presentare le domande per Officina MPS 2019

    La seconda edizione di “Officina Mps” si articola attraverso un processo di selezione che prevede la presentazione da parte dei candidati di progetti con soluzioni implementabili direttamente nell’ambito del business della Banca. Le domande potranno essere inserite sul sito internet officina.mps.it entro, come già ricordato, il prossimo 15 gennaio 2019.

    I partecipanti potranno concorrere in due differenti categorie, PMI/Small Business e clienti privati, cercando di immaginare e realizzare nuovi canali, strumenti, metodi per offrire servizi sempre più all’avanguardia e vicini alle persone. La collaborazione tra Banca Monte dei Paschi di Siena e Accenture ha già creato risultati concreti: sono già una decina le startup della prima edizione che oggi lavorano con un contratto con Mps e che hanno fornito idee immediatamente attivabili nelle attività della Banca.

    Le startup e le PMI innovative individuate lavoreranno fianco a fianco con i team della Banca per individuare le migliori modalità di realizzazione delle loro soluzioni in Mps, con un coinvolgimento e una collaborazione sempre più forti.

    officina mps 2019

    Vi segnaliamo questa iniziativa perchè, avendo avuto l’occasione di seguirla lo scorso anno, si tratta davvero di un’occasione di crescita per tutte le parti coinvolte: per le startup che potranno testare e verificare l’applicabilità dei loro progetti in un contesto reale, e per i professionisti Mps che accresceranno le loro competenze contaminandosi direttamente con chi fa innovazione, dando ulteriore impulso al percorso di cambiamento già avviato dalla Banca. Proprio in questa ottica le risorse interne coinvolte nel progetto saranno molte di più rispetto alla precedente edizione.

    Le fasi successive di Officina MPS 2019

    Dopo la fase di presentazione delle candidature la Banca procederà ad una prima selezione da cui emergeranno 7 start up per ciascuna categoria (14 in totale). I soggetti selezionati  lavoreranno singolarmente di concerto con il management Mps per identificare un’applicazione concreta dell’innovazione al contesto della Banca in ottica di “Co-progettazione” da realizzare in tempi rapidi. Le 14 proposte verranno presentate in primavera durante il Selection day che identificherà 4 finaliste che si sfideranno per aggiudicarsi il premio finale di 25.000 euro, oltre a poter lavorare da subito con la Banca.

    Grande attenzione alla sostenibilità da parte di Officina MPS. Questa seconda edizione, infatti, promuove l’innovazione e la cultura dell’innovazione in sintonia con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dettati dalle Nazioni Unite (SDG #9). L’attenzione della Banca verso questi temi si riconferma anche nella nuova edizione attraverso un percorso di sensibilizzazione delle start up partecipanti ad una cultura dell’innovazione sostenibile, con l’introduzione di un premio speciale dedicato.

  • Getting to Equal: i fattori che migliorano le condizioni di lavoro delle Donne

    Getting to Equal: i fattori che migliorano le condizioni di lavoro delle Donne

    Accenture, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, ha reso pubblica una ricerca globale, Getting to Equal, individuando ciò che serve per creare una cultura del posto di lavoro in cui donne e uomini abbiano pari opportunità di avanzamento e retribuzione. La ricerca individua 40 fattori che influenzano il miglioramento della condizione di lavoro femminile, scopriamo quali sono.

    Esistono anche tanti paesi in cui le condizioni di lavoro femminile sono molto al di sotto delle condizioni di lavoro maschile. Il gender gap è uno dei tanti ritardi della nostra società e oggi, in un contesto più aperto, libero e senza confini, suona come anacronistico. Sul gender gap molte aziende stanno lavorando per recuperare, soprattutto per quanto riguarda le condizioni di lavoro delle donne.

    In occasione della Giornata Internazionale della Donna, Accenture pubblica una ricerca globale, Getting to Equal 2018, sono stati intervistati più di 22 mila tra lavoratori e manager, in Italia le interviste sono state 700 tra donne e uomini, individuando ciò che serve per creare una cultura del posto di lavoro in cui donne e uomini abbiano pari opportunità di avanzamento e retribuzione. Intanto cominciamo a citare proprio l’esempio Accenture che al suo interno ha una forza lavoro composta per il 41% da donne, l’azienda conta più di 170.000 dipendenti donne in tutto il mondo e nel 2017 le donne hanno rappresentato il 45% delle persone neo assunte, in anticipo rispetto al programma iniziale.

    Getting to Equal fattori condizioni lavoro Donne franzrusso.it 2018

    Accenture ha individuato 40 fattori che influenzano il miglioramento della condizione di lavoro femminile, evidenziando i 14 più importanti. Inoltre, è stato stimato il potenziale impatto di tali fattori sul raggiungimento delle pari opportunità (gender balance) in termini di condizioni di lavoro e di retribuzione. E quindi, se tutti i 40 fattori agissero a pieno regime si otterrebbe che:

    • Per ogni 100 manager maschi ce ne sarebbero fino a 80 di sesso femminile, ribaltando il rapporto attuale che è di 38 ogni 100.
    • Le donne avrebbero il quadruplo delle possibilità di raggiungere posizioni di senior manager e director.
    • In Italia la differenza retributiva tra uomini e donne oggi pari a $100 verso $59 scenderebbe a $100 verso $93. A livello globale, invece, da dati raccolti da agenzie statistiche nazionali e internazionali risulta che, per ogni 100 dollari guadagnati da un uomo, le donne ne guadagnano 73.

    Secondo Accenture, la sola diffusione di questi fattori in tutti gli ambienti lavorativi permetterebbe alle donne, sempre a livello globale, di guadagnare 92 dollari per ogni 100 guadagnati da un uomo. In questo modo il divario retributivo verrebbe quasi del tutto annullato.

    La ricerca rileva anche che quando la posizione delle donne migliora, migliora anche quella degli uomini:

    • Gli uomini hanno il 25% di possibilità in più di accedere a posizioni di manager o di livello superiore.
    • Gli uomini hanno l’84% delle possibilità di accedere a posizioni di senior manager/director o di livello superiore.
    • Se è vero che nelle aziende dove sono più diffusi i 40 fattori – e i 14 più importanti – ad avanzare sono sia gli uomini che le donne, le possibilità di avanzamento delle donne sono comunque più alte, e questo contribuisce a colmare il divario di genere nella carriera e nella retribuzione.

    L’azienda ha poi raccolto i 14 fattori più importanti in 3 categorie: Leadership coraggiosa, Azione inclusiva ed Empowering Environment.

    Leadership coraggiosa: in questo caso ci  vuole un gruppo dirigente diversificato che stabilisce, condivide e misura apertamente gli obiettivi della parità di genere. L’uguaglianza di genere deve essere una priorità strategica sia per il CEO che per il gruppo dirigente. Nelle organizzazioni con almeno una dirigente senior donna, il numero di donne che hanno avuto un’accelerazione della carriera è quasi triplicato rispetto alle organizzazioni nelle quali tutti i dirigenti senior sono maschi (23% e 8%, rispettivamente). Un esempio è Marriott International che quasi 20 anni fa ha lanciato la Women’s Leadership Development Initiative con l’obiettivo di costruire una linea forte di leader donne. Nel 2017, il 59% dei nuovi assunti erano donne e le donne costituivano il 55% dei manager e dei dirigenti di Marriott.

    Azione inclusiva: la capacità di introdurre politiche e pratiche family-friendly, che supportino entrambi i sessi e siano libere dai pregiudizi nell’attrarre e trattenere le persone. Bisogna creare e supportare tutta una serie di politiche, pratiche e programmi aziendali che diano a tutti la possibilità di avanzare. Un dato su cui l’Italia si dimostra più indietro rispetto alla media delle aziende globali riguarda invece l’opportunità di congedo per paternità: soltanto il 28% degli intervistati italiani (contro il 45% a livello globale) sostiene che l’azienda per cui lavorano incoraggi gli uomini a richiedere la paternity leave. Allo stesso modo, solo il 41% dichiara l’esistenza di una politica chiara e definita su queste tematiche, contro il 58% rilevato a livello globale. Alcune politiche però possono essere controproducenti, ad esempio implementare solo il congedo di maternità potrebbe costituire un freno all’avanzamento di carriera delle donne: il congedo parentale per entrambi i sessi, l’impatto negativo sull’avanzamento della carriera delle donne scompare.

    Empowering Environment: si deve costituire un ambiente in cui le persone si sentano investite di fiducia e libere di essere creative e di formarsi e lavorare in modo flessibile. Consentire ai dipendenti di essere se stessi è un segno di rispetto per le persone, che favorisce l’impegno. La ricerca di Accenture, ad esempio, ha rilevato che l’avanzamento è legato al fatto di non chiedere ai dipendenti di conformarsi a un codice estetico o di abbigliamento. Lavorare in un ambiente inclusivo è determinante per sviluppare le doti di leadership e consentire dunque alle persone di accelerare la crescita in azienda. In italia, per esempio, il 42% degli intervistati sostiene che la possibilità di esprimere serenamente la propria individualità abiliti una crescita professionale più rapida, così come la possibilità di organizzare in modo autonomo il proprio orario (39%). Solo l’11%, al contrario, riconosce al momento alle politiche di gender diversity la capacità di accedere a percorsi di crescita più veloci, un aspetto su cui dunque, secondo la nostra ricerca, le aziende italiane dovrebbero investire in termini di formazione e cultura aziendale.

    Questi, infine, sono i 40 fattori individuati dalla ricerca, per esteso:

    Leadership coraggiosa

    • La diversità è una priorità per il management*
    • Un obiettivo di diversità è condiviso all’esterno dell’organizzazione*
    • L’organizzazione dichiara chiaramente i propri obiettivi e le proprie ambizioni per l’annullamento del divario retributivo di genere*
    • I progressi nella diversità sono misurati e condivisi con i dipendenti
    • I leader sono ritenuti responsabili dei progressi nella promozione della diversità
    • Un obiettivo di diversità è condiviso all’interno dell’organizzazione
    • Il gruppo dirigente è esso stesso caratterizzato dalla diversità

    (*Driver culturali)

    Azione inclusiva

    • Sono stati fatti progressi nell’attirare, trattenere e promuovere le donne*
    • L’azienda ha un’attiva rete femminile interna* La rete femminile interna dell’azienda è aperta anche agli uomini*
    • Gli uomini vengono incoraggiati a prendere il congedo parentale*
    • I dipendenti hanno fiducia che l’organizzazione retribuisca equamente donne e uomini per lo stesso lavoro
    • Negli ultimi cinque anni la quota di donne tra i dirigenti senior è cresciuta
    • L’organizzazione è pienamente impegnata nell’assumere, promuovere e trattenere le donne
    • Sono stati fatti progressi nel promuovere la parità di genere nel gruppo dirigente senior
    • C’è una politica chiara sulla maternità
    • Le donne sono incoraggiate a prendere il congedo di maternità
    • C’è una politica chiara sulla genitorialità
    • L’organizzazione assume persone di varia provenienza sociale
    • I leader intervengono per affidare più ruoli senior alle donne

    Empowering Environment

    • Ai dipendenti non è mai stato chiesto di cambiare aspetto per conformarsi alla cultura aziendale*
    • I dipendenti hanno la libertà di essere creativi e innovativi*
    • Il lavoro virtuale/remoto è ampiamente disponibile e praticato diffusamente*
    • L’organizzazione fornisce ai suoi dipendenti la formazione necessaria per mantenere alto il loro livello di competenza*
    • Con le riunioni virtuali i dipendenti possono evitare viaggi all’estero e lunghi spostamenti*
    • Quando hanno impegni personali i dipendenti possono lavorare da casa*
    • I dipendenti non hanno timore nel segnalare all’azienda casi di discriminazione o molestie sessuali*
    • I dipendenti si sentono investiti di fiducia e di responsabilità
    • Sul posto lavoro i dipendenti hanno la libertà di essere se stessi
    • I dirigenti hanno un atteggiamento positivo verso l’errore
    • I dirigenti danno un esempio positivo di equilibrio tra lavoro e vita privata
    • Gli eventi di networking con i dirigenti aziendali si svolgono negli orari d’ufficio
    • I dipendenti possono rifiutare senza conseguenze negative la richiesta di lavorare oltre l’orario d’ufficio
    • I dipendenti possono rifiutare senza conseguenze negative la richiesta di partecipare a riunioni al mattino presto o la sera tardi
    • Non sono tollerate discriminazioni/molestie sessuali sul posto di lavoro
    • L’azienda ha fatto progressi nel ridurre la tolleranza nei confronti della discriminazione sessuale e del linguaggio sessista
    • Tempi e modi della formazione aziendale sono flessibili
    • I capoufficio rispondono favorevolmente alle richieste di flessibilità sul lavoro
    • L’organizzazione rispetta le esigenze dei dipendenti di bilanciare il lavoro con altri impegni
    • L’organizzazione ha fatto progressi nella costruzione di un ambiente di lavoro dove nessuno si senta escluso.

    Potete consultare la ricerca anche online qui: Getting to Equal 2018.

    Accenture Getting to Equal 2018 condizioni lavoro donna

     

  • Innovazione dirompente: il 63% delle aziende è già disruptive

    Innovazione dirompente: il 63% delle aziende è già disruptive

    Un interessante studio di Accenture rileva che tra le aziende, anche italiane, la Disruption, l’innovazione dirompente, è già una realtà. Secondo lo studio, che ha sviluppato anche il Disruption Index, il 63% delle aziende affronta già attualmente livelli elevati di disruption e il 44% lo farà in un prossimo futuro.

    Parliamo spesso di Innovazione qui sul nostro blog, è uno dei grandi temi che ci piace affrontare in un momento storico in cui il processo di innovazione e di digitalizzazione è ormai a tutti i livelli. Spesso raccontiamo storie di aziende che, grazie all’intuizione e alla loro capacità di fare Innovazione concreta, sono riuscite a cogliere le opportunità che l’essere disruptive offre. Già, chissà quante volte avrete già sentito termini come appunto diruptive, disruption, vale a dire dirompente, travolgente, o meglio, non più arrestabile. Infatti è così, il processo di innovazione, di trasformazione digitale che le aziende stanno affrontando non è più arrestabile e il momento deve essere colto subito.

    Per avere un’idea complessiva su quanto le aziende sono davvero disruptive, vi presentiamo questo interessante studio di Accenture, azienda leader a livello globale nel settore dei servizi professionali, presentato in occasione del recente Mobile World Congress di Barcellona, che la disruption non è più da considerarsi un evento casuale, è, invece, un percorso che può essere identificato, compreso e anticipato.

    innovazione aziende disruptive

    Lo studio ha analizzato oltre 3.600 aziende, con un fatturato annuo di almeno 100 milioni di dollari, in 82 paesi (Itali compresa), sulla base di due parametri: livello attuale e suscettibilità futura alla disruption. Il quadro che ne viene fuori è chiaro, il cambiamento è divenuto parte integrante della quotidianità delle imprese: il 63% affronta già attualmente livelli elevati di disruption e il 44% lo farà in un prossimo futuro.

    innovazione dirompente aziende

    Nell’ambito della ricerca, Accenture ha sviluppato un “Disruption Index” identificando gli elementi chiave della disruption: la presenza e la penetrazione nel mercato di aziende innovatrici, la performance finanziaria, l’efficienza operativa, la vocazione all’innovazione delle società tradizionali, nonché la loro modalità di difesa dagli attacchi. L’indice rappresenta uno strumento utile per analizzare e capire i diversi settori industriali e consente alle imprese di individuare rischi e opportunità per poi elaborare la giusta risposta strategica.

    Accenture ha raggruppato le società coinvolte nello studio, appartenenti a 20 settori industriali, secondo quattro diversi livelli o stati di disruption:

    • Durabilità: Qui la disruption è evidente, ma non mette a rischio la sopravvivenza dell’azienda; i player tradizionali godono ancora di vantaggi strutturali e ottengono risultati rilevanti. Circa un quinto (19%) delle aziende intervistate ricade all’interno di questo stadio evolutivo dell’innovazione, tipicamente appartengono al settore della vendita e fornitura di parti in ambito automobilistico, a quello delle bevande alcoliche e al chimico.
    • Vulnerabilità: L’attuale livello di disruption è moderato, ma le aziende dominanti sono sensibili alla disruption futura a causa di sfide strutturali di produttività rappresentate, per esempio, dall’elevato costo del lavoro. Questo stato comprende un quinto (19%) delle aziende, tra cui quelle operanti nel settore assicurativo, sanitario e dei discount.
    • Volatilità: Caratterizzato da una disruption violenta e improvvisa; quelli che un tempo rappresentavano punti di forza si sono ora trasformati in debolezze. Le aziende in questo stadio (il 25% di quelle coinvolte nello studio) sono prevalentemente operanti nel comparto della tecnologia di consumo, come pure in vari settori di servizi: quello bancario, della pubblicità e dei trasporti.
    • Vitalità: La disruption è costante; le fonti di vantaggio competitivo sono spesso effimere in quanto emergono continuamente nuove aziende disruptive. Questo stadio comprende più di un terzo (37%) delle aziende, tra queste emergono fornitori di software e piattaforme, telecomunicazioni, media e high-tech, nonché le case automobilistiche.

    Secondo la ricerca, ad ognuna delle fasi sopra individuate corrisponde un diverso orientamento strategico:

    • nello stato di durabilità, le aziende devono reinventare le proprie attività tradizionali piuttosto che impegnarsi per preservarle. Ciò significa adottare provvedimenti per mantenere la leadership di costo all’interno del core business, per esempio rendendo le offerte non solo più economiche, ma anche migliori per i clienti.
    • Nello stato di vulnerabilità, le società devono rendere più produttive le proprie attività tradizionali e predisporsi a sfruttare le innovazioni future (proprie o dei concorrenti). Dovrebbero per esempio ridurre la dipendenza dalle immobilizzazioni e monetizzare le risorse sottoutilizzate.
    • Nello stato di volatilità, l’unico modo per sopravvivere è cambiare lo status quo in modo deciso, ma saggio. Le aziende tradizionali devo trasformare radicalmente il proprio core business e al contempo sperimentare nuove attività, facendo attenzione a trovare il giusto equilibrio: se infatti una svolta troppo repentina potrebbe rendere la situazione economicamente insostenibile, con un cambiamento troppo lento le aziende rischierebbero di diventare obsolete.
    • Nello stato di vitalità, le società devono mantenersi in uno stato costante di innovazione. Ciò comporta: aumentare la penetrazione di prodotti e servizi innovativi per i clienti esistenti e espandersi aggredendo mercati adiacenti o del tutto inesplorati, forti di un core business rivitalizzato e basato sull’innovazione.

    innovazione dirompente aziende settori

    Tenendo in considerazione i valori individuati dalla ricerca di Accenture, questi sono i settori inquadrati per il loro livello di innovazione. Notate come i settori del sofware e piattaforme, retail, media, comunicazione e anche automotive siano quelli che devono mantenere un livello di Innovazione “vitale”, devono fare Innovazione in maniera costante; i settori delle attrezzature industriali, chimici, beni di consumo sono nella zona “durabilità”, quella dove la tradizione si sviluppa grazie all’Innovazione, in un processo naturale; i settori infrastrutture e trasporti, energia, servizi postali sono nella zona “volatilità”, quello dove il cambiamento deve essere messo in atto ma in maniera equilibrata, il rischio di eccedere e di vanificare tutto è molto alto; infine, i settori banking, viaggi, salute, assicurazioni, utilities sono nella zona “vulnerabilità”, quella dove l’esigenza di Innovazione è più alta, con il rischio perdere le opportunità non avendo saputo sfruttare le proprie risorse.

  • L’Intelligenza Artificiale entro pochi anni produrrà aumento dei ricavi e dell’occupazione

    L’Intelligenza Artificiale entro pochi anni produrrà aumento dei ricavi e dell’occupazione

    Secondo una ricerca di Accenture, presentata a Davos in occasione del World Economic Forum 2018, l’Intelligenza Artificiale apporterà benefici tangibili entro pochi anni. La ricerca evidenzia infatti che un utilizzo di questa disciplina potrà far crescere i ricavi delle aziende del 38% e far crescere l’occupazione del 10%. Per l’economia mondiale globale, ciò si tradurrebbe in una crescita dei profitti pari a 4.800 miliardi di dollari.

    L’Intelligenza Artificiale è uno dei pilastri su cui si basa il processo di Industria 4.0, o smart factory, di cui spesso si parla ma senza avere dei riscontri concreti in termini benefici. Ecco che a chiarire le idee può essere utile la ricerca di Accenture, presentata a Davos in occasione del World Economic Forum 2018Accenture Strategy “Reworking the Revolution: Are you ready to compete as intelligent technology meets human ingenuity to create the future workforce?, che fa luce proprio sui benefici concreti che l’impiego di questa disciplina può avere nel giro di pochi anni.

    La ricerca stima che i ricavi delle imprese potrebbero crescere del 38% entro il 2020, a patto che investano sull’Intelligenza Artificiale e su un’efficace cooperazione uomo-macchina almeno quanto le aziende leader di mercato. A queste condizioni, anche il livello di occupazione potrebbe beneficiare di un aumento del 10%. Per l’economia mondiale globale, ciò si tradurrebbe in una crescita dei profitti pari a 4,8 trilioni di dollari. Per fare un esempio, in un’azienda S&P 500, ciò equivale a 7,5 miliardi di dollari di ricavi e a un aumento di profittabilità pari a 880 milioni di dollari.

    intelligenza artificiale @franzrusso.it 2018

    Tenuto conto che sia il management delle aziende interpellate che i loro collaboratori ritengono che l’Intelligenza Artificiale avrà sempre più un ruolo centrale nel loro business, la ricerca rileva che il 72% dei 1.200 top manager intervistati crede che la tecnologia intelligente sarà strategica per ottenere un vantaggio competitivo sul mercato. Secondo il 61% dei manager, nei prossimi tre anni, crescerà il numero delle figure professionali che utilizzeranno quotidianamente l’Intelligenza Artificiale. Al tempo stesso il 69% dei 14.000 lavoratori intervistati è consapevole dell’importanza di sviluppare competenze che permettano di lavorare con le macchine intelligenti.

    intelligenza artificiale ricerca accenture

    Ma, nonostante che il 54% dei dirigenti aziendali consideri la collaborazione uomo-macchina cruciale per il business, la ricerca evidenzia che solo il 3% ha previsto un aumento significativo degli investimenti nella riqualificazione dei propri collaboratori entro i prossimi tre anni. Significa che si investe ancora pochissimo, serve incrementare gli investimenti per cogliere le opportunità che la ricerca evidenzia. Infatti, il 63% dei dirigenti ritiene che la propria azienda potrebbe creare nuovi posti di lavoro grazie alle nuove tecnologie e il 62% dei lavoratori si aspetta un impatto positivo dell’Intelligenza Artificiale sul proprio lavoro.

    “Per riuscire a crescere nell’era dell’IA, le aziende devono investire di più in formazione, al fine di preparare i dipendenti a un nuovo modo di lavorare in cooperazione con le macchine”, ha dichiarato Marco Morchio, ‎Accenture Strategy Lead per Italia, Europa Centrale e Grecia. “Quella che noi definiamo Applied Intelligence – cioè la capacità di integrare rapidamente tecnologia intelligente e ingegno umano in tutte le funzioni aziendali –  sarà sempre più un elemento imprescindibile per il successo e la crescita delle imprese”.

    Secondo l’analisi, le aziende più all’avanguardia stanno facendo leva sulla collaborazione uomo-macchina non solo per incrementare l’efficienza, ma anche per abilitare nuove customer experience. Ad esempio, nel caso di un’azienda che vende abbigliamento online, l’Intelligenza Artificiale potrebbe migliorare la conoscenza dei clienti, abilitando l’offerta di servizi esclusivi più allineati alle loro esigenze. Un brand di scarpe sportive, a sua volta, potrebbe accrescere la capacità di operare nei mercati locali, integrando le abilità dei professionisti – sarti e ingegneri –  con l’intelligenza robotica.

    L’incontro tra creatività umana e tecnologie intelligenti sta trasformando radicalmente l’attuale scenario competitivo, aprendo opportunità di crescita prima impensabili. D’altra parte, il rischio di rimanere indietro è concreto e occorre che le aziende si adeguino al più presto promuovendo una riqualificazione della forza lavoro allineata ai nuovi trend del mercato,” ha affermato Raffaella Temporiti, HR Director, Accenture Italia Europa Centrale e Grecia. “L’approccio positivo dei lavoratori verso l’utilizzo dell’IA può senz’altro favorire l’introduzione delle nuove tecnologie in azienda, supportando i manager nella trasformazione dell’ambiente di lavoro e del business.”

     

     

     

    Accenture, infine, ha individuato delle linee guida per accompagnare l’evoluzione della nuova forza lavoro nell’era dell’IA:

    • Ripensare il lavoro partendo dai lavoratori. Secondo Accenture è necessario partire dai compiti, anziché dai ruoli, e assegnare i task di volta in volta a macchine e persone, bilanciando la necessità di automatizzare il lavoro con quella di valorizzare le capacità delle persone. Quasi la metà dei dirigenti d’azienda (46%) crede che sia obsoleto pensare in termini di mansioni prestabilite per ciascuna professionalità e il 29% dichiara di aver già ampiamente ridisegnato i ruoli in un’ottica di maggior flessibilità.
    • Incanalare il potenziale della forza lavoro verso aree che possono creare maggior valore. Occorre andare oltre il solo concetto di efficienza dei processi per formare la forza lavoro all’abilitazione di nuove customer experience. La crescita avviene solo reinvestendo i risparmi ottenuti grazie all’automazione nell’evoluzione della forza lavoro. Inoltre, un approccio di leadership dinamico, agile e creativo permetterà di cogliere le opportunità di questa trasformazione a più lungo termine.
    • Accelerare la riqualificazione. Punto di partenza di questo processo è la valutazione del livello di competenza delle persone e della loro disponibilità a imparare a lavorare utilizzando l’intelligenza artificiale. Le piattaforme digitali consentono di personalizzare i programmi di formazione sulle singole persone, favorendo l’adozione di nuove competenze. Accenture ha sviluppato un modello di riqualificazione della forza lavoro basato su una graduale evoluzione degli skill e sull’utilizzo di metodi innovativi di e-learning, in grado di massimizzare l’efficacia degli investimenti in formazione e accelerare i ritorni.

    [divider style=”solid” top=”20″ bottom=”20″]

    [L’immagine di copertina è realizzata da @franzrusso, si prega di citare l’autore nelle eventuali condivisioni]

  • Sophia, il sistema IoT di Biesse nato in partnership con Accenture per innovare le PMI

    Sophia, il sistema IoT di Biesse nato in partnership con Accenture per innovare le PMI

    E’ stata presentata al Campus di Pesaro “Sophia”, la piattaforma IoT di Biesse realizzata in collaborazione con Accenture che permette alle aziende di semplificare e razionalizzare la gestione del lavoro. Un esempio di come la tecnologia e l’innovazione possano ottimizzare anche settori industriali “tradizionali”.

    E’ stata presentata al Campus di Pesaro “Sophia”, la piattaforma IoT di Biesse realizzata in collaborazione con Accenture che permette alle aziende di semplificare e razionalizzare la gestione del lavoro. Ecco un altro esempio di azienda d’eccellenza che, grazie alla tecnologia e all’innovazione, scommette sul suo futuro e cresce, che ci piace raccontarvi.

    Biesse è un’azienda che opera nel mercato delle macchine e dei sistemi destinati alla lavorazione di legno, vetro, pietra, fondata a Pesaro nel 1969 da Giancarlo Selci. E’ leader assoluta nel nostro paese e la seconda al mondo, stiamo parlando di un’azienda che solo qualche anno fa ha conosciuto un grave momento di crisi con perdite di fatturato considerevoli. Ma, dopo un periodo negativo, l’azienda di Pesaro, grazie ad investimenti sempre più mirati a cogliere le opportunità che le nuove tecnologie offrono, ha nel giro di quattro anni raddoppiato il proprio fatturato, che oggi supera i 120 milioni di euro, e quintuplicato il proprio valore in borsa. Biesse crede molto nell’innovazione e nella ricerca, tanto da investire, da questo punto di vista, 14 milioni di euro l’anno.

    E durante l’evento più importante per l’azienda, “Inside Biesse“, con 190 mila metri quadri di innovazione a disposizione dei clienti, ha presentato ufficialmente “Sophia”, una piattaforma tecnologica che grazie all’IoT (Internet Of Everything) permette di predire eventuali anomalie all’interno della macchina. Un sistema connesso che permette alle aziende di risparmiare in termini di manutenzione, la macchina avvisa in modo automatico dell’anomalia, di risparmiare in termini di risorse ed essere più efficienti. Tutto questo grazie ad un sistema di sensori collocate sulle macchine che inviano i dati sul cloud, in questo modo il sistema è in grado di prevedere i malfunzionamenti della macchina. Esiste poi Parts, un altro elemento di Sophia, che permette di avere subito il ricambio che serve all’azienda.

    Sophia è stato sviluppato con Accenture, leader mondiale nella consulenza di direzione e strategica, la più grande società di consulenza del mondo che in Italia conta 12 mila collaboratori. Accenture ha avuto il ruolo di accompagnare Biesse verso questa evoluzione strategica che trova proprio in Sophia la sua base che sfrutta l’IoT Connected Platforms as a Service (CpaaS), il sistema di Accenture che connetterà ed elaborerà i dati provenienti da oltre 20 mila macchine.

    Abbiamo avuto l’occasione di intervistare Stefano Porcellini, Direttore Generale di Biesse, che ci ha un po’ spiegato il ruolo strategico di Sophia ma ci ha dato anche qualche dato sul mercato italiano, il mercato che ad oggi cresce meno rispetto ai mercati dei paesi europei in cui Biesse opera.

    stefano porcellini biesse franzrusso.it 2017
    Stefano Porcellini, Direttore Generale – Biesse

    Come nasce Sophia e come nasce la partnership con Accenture?

    Noi volevamo portare in una industry ancora un po’ arretrata sulle tematiche IoT, volevamo portare il nostro livello di servizio su un livello non comparabile a quello della nostra concorrenza. E quindi abbiamo pensato che attraverso l’IoT, l’elettronica, la sensoristica che già era presente sulle nostre macchine, noi potevamo raccogliere dei dati molto utili sia per noi che per i nostri clienti. Per noi, per servire meglio, per aumentare il service level sulla macchina aumentando la produttività, quindi velocizzare il ritorno degli investimenti. Per i nostro clienti, per poter veramente misurare quanto la macchina lavora, quanto è produttiva, vedere in maniera oggettiva i tempi di reazione e tutta una serie di preziose informazioni. Quindi, l’accordo col cliente si trasforma, si evolve. Prima era legato solo al fatto che ti vendo la macchina e poi mi chiami quando non funziona, adesso è legato ad un supporto continuo per poter davvero creare un livello di esperienza diverso. Noi siamo quindi al fianco del cliente, per supportarlo e avere successo e questo è possibile con le nuove tecnologie. Queste, come Sophia, sono piattaforme abilitanti anche perchè domani potranno arricchirsi si ulteriori elementi.

    Accenture è leader mondiale di queste tecnologie, un player che conta più di 12 mila collaboratori in Italia e quindi per un’azienda come la nostra, che esporta l’85% del suo fatturato all’estero è evidente che avevamo bisogno di un player internazionale al nostro fianco ed è realtà in grado di fornire consulenza e anche di realizzare le cose.

    Due vantaggi concreti che avete visto implementando Sophia e proponendola ai vostri clienti.

    Intanto è bene dire subito che i nostri clienti hanno compreso da subito che Sophia non è un “grande fratello”, non è un modo per andare a vedere e a copiare le loro tecnologie. I nostri clienti hanno compreso, con Sophia, che siamo lì per aiutarli, in un rapporto basato su elementi oggettivi: numeri, dati e fatti. Il cliente si è tanto evoluto in questi anni e vuole dati, informazioni concrete, KPI perchè ha investito in maniera notevole su un impianto e vuole sapere quanto funziona, senza filtri, vuole avere i dati oggettivi dalla macchina, dal sistema. L’altro aspetto importante è che quando davvero avremo migliaia di macchine connesse, tutti i dati sul Cloud, analizzati attraverso gli analytics con algoritimi di selezione, non saranno solo utilizzati per fare assistenza specifica su un dato cliente, ma saranno utilizzati anche dai nostri uffici, dai nostri software per migliorare le macchine. E quindi andremo ad ottenere tanti benefici da tutta questa mole di dati che saranno utilizzati in questo modo.

    In questi ultimi anni avete quintuplicato il vostro valore in borsa e avete raddoppiato il vostro fatturato negli ultimi quattro anni. Ma che tipo di indicazione avete avuto dal mercato italiano?

    Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo notato un grande risveglio, diciamolo una volta tanto. Ha aiutato molto il provvedimento Calenda prevedendo tutta una serie di incentivi fiscali (“piano nazionale Industria 4.0, n.d.r.), ha svegliato molto le coscienze, perchè con l’iper ammortamento i nostri clienti le macchine le pagano un 40% in meno, col recupero fiscale. E la tecnologia IoT è uno degli elementi qualificanti per poter coprire i requisiti del “decreto Calenda”. Quindi c’è un forte clima di attenzione, ci sono incentivi, c’è un risveglio e questo va detto.

     

  • Accenture Digital Hackathon, ultimi giorni per iscriversi

    Accenture Digital Hackathon, ultimi giorni per iscriversi

    Accenture lancia il suo primo hackathon in Italia che si terrà il 28 e 29 novembre. La maratona digitale della durata di 24 ore sarà all’insegna della sperimentazione e della creatività, ingredienti essenziali per trasformare le idee in realtà. Le iscrizioni terminano questa settimana, quindi davvero pochi giorni per non perdere questa occasione.

    Accenture, uno dei gruppi di consulenza di direzione più importanti al mondo, lancia il suo primo hackathon, Accenture Digital Hackathon, nel nostro paese che si terrà il 28 e 29 novembre. La sfida è rivolta a sviluppatori, designer ed esperti di marketing, con una maratona digitale di 24 ore all’insegna della sperimentazione e della creatività, ingredienti essenziali per trasformare le idee in realtà.

    accenture-digital-hackathon

    Al centro della sfida c’è l’ideazione, il disegno e lo sviluppo di prototipi per un’applicazione.

    Possono partecipare a #AccentureDigiHack, in maniera gratuita, gruppi di massimo 5 persone o singoli, i quali saranno poi invitati a creare gruppi in sede di gara. Il nostro invito è quello di registrarvi o a far registrare chi tra i vostri contatti potrebbe essere e fatelo in fretta anche. Il termine ultimo per le iscrizioni era stato previsto per il 15 novembre, ma ora è stato esteso per permettere ai tanti di partecipare e c’è tempo ancor questa settimana. Quindi davvero fate in fretta.

    Si potranno vincere premi ad alto tasso tecnologico:

    • il Samsung Gear VR;
    • il Drone Phantom 3:
    • una 3D printing pen o una Raspberry Pi.

    Si avrà anche l’occasione di entrare in contatto con i professionisti di Accenture, che faranno da mentor lungo tutta la durata della maratona e potranno selezionare i partecipanti per opportunità di stage o assunzione dell’area Digital o in altre aree business dell’azienda.

    La giuria dell’Accenture Digital Hackathon è composta da David Casalini, Davide Genco, Davide Dattoli, Federico Barilli.  Ospite speciale della giuria tecnica è Milano JS.

    Per tutte le altre informazioni vi invitiamo a visitare la pagina dedicata all’hacktahon:  accenture.it/digitalhackathon.