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  • Favij denuncia un calo di visualizzazioni su YouTube, ma il problema è l’algoritmo

    Favij denuncia un calo di visualizzazioni su YouTube, ma il problema è l’algoritmo

    Il popolare youtuber Favij in un recente video denuncia un calo delle visualizzazioni dei suoi contenuti sulla piattaforma del 30-40%. Secondo la sua valutazione, questa sarebbe una delle conseguenze del progressivo chiusura di Google +. In realtà, come sollevato anche dai suoi colleghi stranieri, il vero problema è l’algoritmo.

    Come sapete, YouTube è una delle prime piattaforme video nel panorama web ed è la più usata dai creatori di video, meglio riconosciuti come youtuber. Col passare del tempo, YouTube ha dovuto affrontare l’emergere della concorrenza, specie negli ultimi 4-5 anni, da quando Facebook ha deciso di puntare sulla forma di contenuto video, molto più coinvolgente.

    Di conseguenza, per contrastare quindi questa concorrenza, anche YouTube ha dovuto modulare meglio il suo algoritmo, per meglio distribuire le visualizzazioni dei contenuti video contenuti sulla piattaforma e, quindi, per attirare più visualizzazioni.

    L’ultima modifica dell’algoritmo è avvenuta lo scorso mese di giugno, una modifica che ha costretto i creatori di video a modificare in maniera considerevole la pubblicazione dei contenuti, soprattutto da un punto di vista dei contenuti da trattare.

    youtube visualizzazioni algoritmo

    Fatta questa doverosa premessa per meglio centrare il tema della notizia, il popolare youtuber italiano Favij, (vero nome Lorenzo Ostuni) che vanta un seguito sulla piattaforma di quasi 5 milioni di followers (4,9 per la precisione), il quale in un suo video recente, “YouTube sta morendo?“, denuncia un calo delle visualizzazioni dei suoi video del 30-40%. Un calo considerevole evidentemente per chi vive di quella piattaforma.

    Dopo esseri interrogato molto sulle possibili cause, tra le quali anche quella di cambiare un po’ il format dei propri video, Favij avanza la tesi che questo calo delle visualizzazioni, dopo averlo verificato anche con suoi colleghi italiani e non solo, sarebbe dovuto alla progressiva chiusura di Google+.

    Come molti di voi sapranno, e ne abbiamo dato notizia anche sul nostro blog, Google+ è ormai destinato a chiusura definitiva nel 2019, ed essendo molto legata a YouTube, per generare interazioni con gli utenti, secondo Favij questo avrebbe finito per avere conseguenze sulle visualizzazioni.

    favij youtube visualizzazioni algoritmo
    Favij

    Ma in realtà le cose non stanno così. E’ vero che molti youtubers stanno denunciando un forte calo delle visualizzazioni, ma non è per Google+, anche perchè nessuno forse si sognerebbe di dare tutta questa responsabilità ad un piattaforma social che in realtà non è mai partita.

    Il vero problema, se così lo si vuol definire, per rispondere a Favij, è proprio l’algoritmo.

    YouTube ha rimodulato in maniera considerevole la spinta dei video degli yuoutuber più blasonati per redistribuire meglio le visualizzazioni. In questo modo, la piattaforma ha attivato una sorta di competizione tra tutti gli yuotuber per riuscire ad ottenere lo stesso livello di visualizzazioni.

    Come quasi sempre succede, ad essere colpiti da un cambio di algoritmo sono sempre quelli che vantavano visualizzazioni e interazioni molto alte con il precedente. Ma un altro problema, sollevato poi da molti youtubers, è che non si ancora ben compreso quale sia la vera discriminante attraverso cui l’algoritmo seleziona i video.

    Alcuni yuoutuber americani hanno cominciato a costruire video più lunghi del solito. Molti creatori stanno allungando la durata dei video, ad esempio dai 12 ai 16 minuti secondo l’esperienza di Cody Ko, con l’obiettivo di intrattenere di più il proprio pubblico e quindi di essere promossi dall’algoritmo.

    Leggi anche:

    Addio Google+, anche i grandi a volte sbagliano

    Questo tema si lega, ovviamente, all’altro grande tema che è quello dell’advertising e della monetizzazione degli yuotubers. YouTube potrebbe aver spinto i creatori ad allungare la durata dei propri video anche per usare il formato “mid-roll”, ossia l’inserimento di annunci pubblicitari nel mezzo del video, quindi non solo annunci “pre-roll” prima della visione del video. Questo potrebbe spiegare molte cose.

    La denuncia di Favij ha quindi un riscontro oggettivo, del resto qualche giorno fa sul sito di CbC Radio Canada è stato pubblicato un interessante articolo su quella che è l’ansia degli yuotuber, di quelli che sono delle vere e proprie star e che adesso devono riconsiderare la loro presenza sulla piattaforma.

    Il calo delle visualizzazioni, la continua rincorsa alle visualizzazioni per mantenerle sempre alte ha finito per generare, in alcuni, una vera e propria ansia.

    Sul tema degli algoritmi e di come questi sia ormai l’unica discriminante delle piattaforme ci sarebbe molto da scrivere, ma, per ora, ci fermiamo qui dopo aver cercato di offrire una risposta al problema sollevato da Favij.

    Restiamo a disposizione di tutti coloro che volessero contribuire a chiarire la questione, rivolgiamo quindi un invito a YouTube a offrire una sua visione e a Favij, e a tutti gli altri youtubers, che volessero confrontarsi per meglio comprendere il problema.

  • Tranquilli, Facebook sta ‘sperimentando’ solo un doppio news feed

    Tranquilli, Facebook sta ‘sperimentando’ solo un doppio news feed

    E’ bastato solo che si leggesse, tra le tante notizie diffuse oggi, che Facebook è pronto ad eliminare dal news feed i contenuti non sponsorizzati (quelli organici) per mandare tutti nel panico. E non solo in Italia. Adam Mosseri ha poi specificato che si tratta solo di un test per creare un doppio news feed.

    E’ bastato solo che si leggesse, tra le tante notizie diffuse oggi, che Facebook è pronto ad eliminare dal news feed i contenuti non sponsorizzati (quelli organici) per mandare tutti nel panico. Peccato che molti si siano fermati solo a questo senza leggere, e quindi specificare, che si tratta di un test, di un esperimento che Facebook ha avviato in sei paesi: Bolivia, Guatemala, Cambogia, Slovacchia, Serbia e Sri Lanka.

    Una volta erano i cambiamenti di Google a mandare tutti nel panico, adesso è sufficiente che sia Facebook ad annunciare una novità che tutti si affrettano a darne notizia, e a diffondere il panico (scusate la ripetizione di questa parola) senza motivo. Segno dei tempi che cambiano. Eppure bastava specificare, come quasi sempre accade, che si trattava solo di un esperimento molto circoscritto, per provare a ragionarci meglio. E non è solo un caso italiano, anzi. A livello globale si è ottenuto lo stesso effetto, al punto che Adam Mosseri, responsabile News Feed di Facebook è dovuto intervenire per chiarire meglio di cosa si tratta. Anche perchè, per chi mastica le vicende di Facebook, da Menlo Park le novità vengono sempre annunciate in modalità test, un modo per coinvolgere gli utenti su una nuova feature e esprimere un parere. Ed è questo il pensiero di Mosseri:

    Stiamo testando uno spazio dedicato alle persone, in modo da stare in contatto con i loro amici e familiari, e un altro spazio separato, chiamato Esplora, con i post dalle pagine. L’ obiettivo di questo test è capire se le persone preferiscono avere luoghi separati per i contenuti personali e pubblici.

    E Mosseri continua:

    Non c’è attualmente nessun piano per introdurre questo esperimento al di là di questi paesi coinvolti nella prova o di caricare pagine a pagamento su Facebook per poi distribuirle sul News Feed o Explore. Purtroppo, alcuni hanno erroneamente fornito tale interpretazione, ma non era questa la nostra intenzione.

    Questo per fare un po’ di chiarezza sulla vicenda che voleva portare ad un altro significato, e cioè che Facebook avesse intenzione di “eliminare dal news feed i contenuti non a pagamento”.

    In realtà, Facebook sta sperimentando una modalità separata di news feed, senza per questo penalizzare gli altri contenuti non a pagamento. L’idea di un doppio news feed forse, al momento non è il massimo, ma è diverso che diffondere una notizia non vera.

    facebook news feed esplora

    E poi se Facebook ha individuato quei sei paesi è perchè in quelle zone si è manifestata di più la richiesta di avere una sorta di doppio news feed.

    Certo se fosse stata vera quella notizia molti piccoli editori, che fanno affidamento proprio sulla distribuzione delle notizie su Facebook sarebbero stati davvero in grosse difficoltà. Ma non è così la notizia. E’ anche vero che il tema è molto sentito, nel senso che la visibilità che si ottiene attraverso un post organico è diversa da quello sponsorizzato. Ma prima di esprimere pareri definitivi è meglio, in certi casi, leggere con attenzione e attendere con pazienza.

    E poi, come già accadeva con Google, è sempre Facebook che decide.

     

  • Facebook, modifiche all’algoritmo per contrastare lo spam

    Facebook, modifiche all’algoritmo per contrastare lo spam

    Facebook continua la sua lotta allo spam e a chi diffonde notizie false e fuorvianti. Le nuove modifiche all’algoritmo hanno l’obiettivo di declassare le notizie false e quindi di renderle meno visibile sul News Feed.

    Non è la prima volta che Facebook interviene sull’algoritmo, il codice che sta alla base della piattaforma che regola il flusso dei contenuti condivisi sulla base degli interessi degli utenti.

    E venerdì scorso Facebook, sul sito ufficiale, ha dato notizia di nuove modifiche che hanno obiettivo, questa volta, di rendere meno visibile i contenuti condivisi dagli spammer. In questo modo, tutti gli utenti che continueranno a condividere notizie false e fuorvianti vedranno progressivamente ridurre la visibilità degli stessi contenuti sul News Feed.

    È una delle tante azioni che Facebook, anche di recente, ha realizzato proprio con l’obiettivo di ripulire la piattaforma di contenuti che spesso traggono in inganno gli utenti.

    Secondo quanto riferisce Facebook, attraverso Adam Mosseri, responsabile del News Feed di Facebook, esiste un grande gruppo di spammers che ogni giorno condivide “ripetutamente condividono grosse quantità di post pubblici ogni giorno“, riempendo di fatto in News Feed di spam.

    E i link condivisi con queste modalità, aggiunge ancora Mosseri, “tendono a comprendere contenuti di bassa qualità, titoli esca, sensazionalismo e disinformazione“.

    facebook algoritmo spam

    Come sottolineato da Mosseri, l’obiettivo è quello di “ridurre l’influenza di questi spammer e declassificare i link che condividono più frequentemente, rispetto a quelli condivisi in modo normale“. Su questo principio, ma non solo, si muoverà l’algoritmo, declassificando i contenuti.

    Nei mesi scorsi, come ricorderete, Facebook aveva diramato le regole per riconoscere le fake news, un modo per ridurre anche la forza economica che questo fenomeno ha acquisito nel tempo, una vera e propria fabbrica di notizie false.

    Nei giorni scorsi abbiamo visto che in questa direzione si sta muovendo anche Twitter che ha attivato una sperimentazione con un bottone che potrebbe essere di aiuto agli utenti per segnalare, sulla piattaforma da 140 caratteri, proprio le fake news.

    Dall’elezione di Trump ad oggi, l’evento che più di tutti ha sottolineato ed evidenziato l’esistenza del problema, tutte le piattaforme di stanno attivando per fare in modo che il fenomeno fake news, e quindi anche spam, sia ridotto il più possibile, per essere via via eliminato del tutto.

    Ci vorrà tempo, certo, se c’è una colpa che le piattaforme oggi hanno è proprio quella di essersi mosse in ritardo, proprio quando il fenomeno stava ormai quasi dominando le piattaforme. L’elezione di Trump ha di fatto suscitato gli animi, ma di avvisaglie ce ne erano state anche prima.

    Vedremo, continuando a monitorare l’evoluzione degli eventi.

  • Instagram: coinvolgimento in calo, ecco l’algoritmo

    Instagram: coinvolgimento in calo, ecco l’algoritmo

    Instagram ha annunciato ieri l’inizio della sperimentazione di un algoritmo che mostrerà agli utenti i contenuti più interessati. E in contemporanea Quintly ha pubblicato uno studio che dimostra come nel corso del 2015 il coinvolgimento sui contenuti sia calato.

    La notizia interessante di oggi è che Instragram ha annunciato con un post sul blog ufficiale che sta cominciando a sperimentare, da ieri, l’introduzione di un algoritmo che regolerà la visualizzazioni dei contenuti in base a quello che l’utente ritiene essere più interessante.

    La visualizzazione sarà quindi centrata sulla qualità dei contenuti e potremo dire quindi addio alla visualizzazione cronologica che fino ad ora aveva caratterizzato la piattaforma. Al momento non si conosce il numero degli utenti che stanno sperimentando la novità.

    È una modifica sostanziale per quanto riguarda la piattaforma, una di quelle modifiche che gli addetti ai lavori sapevano benissimo che sarebbe arrivata, era infatti solo questione di tempo.

    Instagram in questo modo di allinea alle recenti modifiche apportate da Facebook a da Twitter, ad esempio, che un mese fa ha introdotto la visualizzazione della timeline sulla base degli interessi degli utenti, modalità comunque opzionabile.

    Cosa comporta la modifica dell’algoritmo per Instagram? E’, come dicevamo prima, una modifica notevole, attesa anche per via delle dimensioni crescenti della piattaforma. Ricordiamo che la base utenti ad oggi supera i 400 milioni di utenti. Ma non è solo questa la motivazione.

    Nel post ufficiale Instagram fa sapere che il 70% degli utenti, in media, rischia di perdere contenuti interessanti dal proprio feed. Con questa sperimentazione il risultato sarà quello di vedere in alto contenuti degli account che seguiamo più in alto di quelli che ci interessano meno.

    Si capovolge quindi la visualizzazione dei contenuti, quindi il feed a cui eravamo stati abituati. Del resto il fondatore Kevi Systrom al New York Times ha detto che quello che si punta a fare “è che il 30% che si vede sia il 30% migliore possibile”.

    Ma quasi in contemporanea con l’annuncio di Instagram è stato pubblicato uno studio di Quintly che in effetti aiuta a capire meglio sul perchè Instagram abbia deciso di introdurre un algoritmo per fare in modo che gli utenti possano visualizzare il contenuto migliore possibile in base ai suoi interessi.

    instagram calo coinvolgimento algoritmo

    E dall’interessate studio, realizzato sull’analisi di 10 mila account, viene fuori che nel corso del 2015 se da un lato i brand hanno aumentato la frequenza a il numero di post pubblicati, dall’altro viene rilevato che il coinvolgimento è in calo.

    Quindi, se in media si pubblicano 1,04 messaggi al giorno (in crescita dallo 0,84), l’engagement passa dal 4,96 al 3,10 nel corso dell’anno. Lo studio rivela che l’interazione sembra diminuire anche in relazione ad un aumento dei follower da parte di un account.

    Una modifica della visualizzazione del feed potrebbe aiutare i brand a recuperare il coinvolgimento perso in questi ultimi 12 mesi.

    Instagram con l’introduzione dell’algoritmo dimostra di essere diventato più maturo, quasi adulto, e il calo progressivo dell’engagement è il segnale inconfutabile.

    È evidente che la pubblicazione dello studio non faccia altro che confermare quello che Instagram sapeva già, e l’annuncio di ieri lo dimostra benissimo.

    Gli utenti più affezionati al feed cronologico resteranno inizialmente scontenti, forse incentivati anche a migliorare i propri contenuti.

    E voi che ne pensate?

  • Facebook, i Live Video saranno in alto nel news feed

    Facebook, i Live Video saranno in alto nel news feed

    Facebook ha annunciato in un post ufficiale che sta per modificare l’algoritmo che regola il news feed per fare in modo che i Live Video vengano posizionati più in alto. Si punta al momento live per offrire agli utenti esperienze di contenuto in tempo reale. La prossima modifica sarà per la Realtà Virtuale?

    Non è un mistero che Facebook punti sempre di più al contenuto video. Negli ultimi due mesi abbiamo visto come l’esperienza di test dei Live Video sia diventata, in poco tempo, il momento principale, la forma di contenuto su cui da Menlo Park si vuole investire. Modificando, in questa ottica, anche l’algoritmo che regola il news feed, il flusso di notizie, di immagini e di video (quelli non registrati, fino ad oggi) impostato sul concetto di rilevanza, ossia regolato da quelle che sono le interazioni dei nostri amici in relazione ad un dato contenuto. Quindi è facile trovare in alto un contenuto non freschissimo ma che ha ottenuto un livello di interazione per cui l’algoritmo ritiene che quello per noi sia un contenuto interessante.

    facebook live video news feed

    E oggi Facebook, con un post ufficiale, annuncia che sta per modificare (e non è certo la prima volta che accade) il proprio algoritmo per fare in modo che in alto si visualizzino sempre di più i Live Video, il nuovo formato di video in live streaming che gli utenti possono utilizzare per condividere momento in tempo reale e condividerli con i propri amici.

    Rispetto a tutte le altre modifiche effettuate nel corso di questi anni, questa è forse quella più significativa, semplice ma più vicina a delineare la nuova strategia di Facebook. Per la prima volta (o comunque è una delle rare volte che succede), e guardiamola in relazione ai video ma provando anche a ragionare guardando le altre tipologie di contenuti, Facebook ritiene più importante il concetto della tempestività rispetto a quello della rilevanza, che ha di fatto caratterizzato il news feed degli utenti. Il contenuto video live diventa più importante del contenuto video “registrato”. L’esperienza in tempo reale degli utenti diventa più importante del video realizzato precedentemente. E’ un cambio di passo non da poco, che evidenza come Facebook metta al centro sempre di più le esperienze degli utenti. E quando si scrive Esperienza per Facebook si legge Coinvolgimento, quindi Engagement.

    Di recente anche Twitter ha modificato la propria timeline, dando la possibilità agli utenti di visualizzare in alto alcuni contenuti interessanti che all’interno di una timeline cronologica sarebbero andati persi. Anche se l’esempio non è paragonabile, da diversi punti di vista, è pur sempre una dimostrazione di quanto sia importante coinvolgere gli utenti offrendo loro esperienze sempre più coinvolgenti.

    Non è un caso che questo dei Live Video sia stato uno dei punti su cui Mark Zuckerberg ha creduto e ha voluto investire, nel breve tempo. Come non è un caso, e lo abbiamo visto di recente, che lo stesso fondatore di Facebook punti alla Realtà Virtuale, ad una forma di esperienza sempre più coinvolgente, sempre più diretta tra gli utenti. E non sorprenderebbe se tra qualche anno (due? tre?) il news feed venisse modificato proprio per mettere in evidenza la Realtà Virtuale. No?

  • Facebook punta sui video e ci mostra quelli che più ci piacciono

    Facebook punta sui video e ci mostra quelli che più ci piacciono

    La scorsa settimana avevamo riportato i risultati di una interessante analisi che dimostrava come Facebook sta battendo YouTube, la piattaforma video per antonomasia, o meglio era. Adesso Facebook decide di puntare con decisione sui video che registrano 4 miliardi di visualizzazioni e introduce un algoritmo che mostra sul feed i video che più piacciono agli utenti.

    Come già ricordato la scorsa settimana, Facebook punta decisamente sui video. I risultati dell’interessante analisi che vi abbiamo presentato in questo post ci dimostrano che Facebook oggi è in grado di battere YouTube sul suo terreno. YouTube, val la pena ricordarlo, è la piattaforma, di proprietà di Google, di condivisione e visualizzazione di contenuti video. Ora, Facebook decide di incrementare gli sforzi verso questo tipo di contenuto che ad oggi conta 4 miliardi di visualizzazioni, erano 3 miliardi a fine 2014. E lo fa annunciando un nuovo algoritmo che è in grado di mostrare agli utenti i contenuti video che piacciono di più agli utenti.

    Ed ecco l’arma in più di Facebook che è proprio il feed, cosa che YouTube non ha. E’ chiaro che parliamo di un contenuto particolare, un tipo di contenuto che deve essere in grado di catturare l’attenzione dell’utente già da primi secondi. Adesso per essere più visibili sul news feed devono essere così interessanti a tal punto che l’utente li guardi per intero e in alta risoluzione HD.

    Proprio qualche giorno fa Facebook annunciava che cominciava a considerare il numero dei video visualizzati e il tempo trascorso per vederli. Una serie di mosse che giustifica l’intenzione di Facebook di voler massimizzare il suo enorme potenziale. Va ricordato che il 75% delle visualizzazioni video avvengono da mobile. Un dettaglio non da poco e che rispetta il dato per cui Facebook è molto usato dagli utenti proprio dai dispositivi mobili.

    Ma questa non è l’unica mossa che Facebook mette in campo. Uno degli argomenti emersi dal dibattito generato con la nostra pubblicazione sui dati della ricerca a cui facevamo riferimento prima era quello di attendere il momento in cui Facebook rilasciasse anche gli insights per i video, in modo tale da dare agli advertiser più strumenti analitici per meglio lavorare sui contenuti video. Ebbene, anche questo adesso è possibile. Come annunciato da Facebook, adesso direttamente dalle pagine, così come avviene per i post pubblicati, è possibile visualizzare tutta una serie di informazioni interessanti come le visualizzazioni, i video più visti all’interno di un range temporale, metriche riferite ai video condivisi su altre pagine. A questo link tutte le informazioni.

    Insomma, Facebook punta a diventare anche la nostra televisione, la televisione al tempo dei social media.

    Allora, che ne pensate? Raccontateci tra i commenti la vostra opinione.

  • Facebook, siamo noi che decidiamo non l’algoritmo

    Facebook, siamo noi che decidiamo non l’algoritmo

    Interessante studio quello realizzato da alcuni ricercatori di Facebook pubblicato su Science che ci dimostra che non è tanto l’algoritmo che decide i nostri contenuti, ma siamo noi stessi. Alla fine il nostro feed è alimentato da ciò che in effetti vogliamo vedere e spesso sono notizie trasversali indipendentemente di nostri interessi.

    Spesso si è portati a pensare a Facebook, e ai Social Media in generale, come fosse una “cassa di risonanza”, la “eco-chamber“, dove sarebbe, in teoria, più semplice far girare notizie che ci interessano particolarmente per raggiungere tante persone.

    Eli Pariser nel 2011 sosteneva che i Social Media hanno il potere di distorcere la realtà. La sua teoria era la “bolla del filtro“, ossia una bolla all’interno della quale vengono immagazzinate informazioni e notizie che più ci interessano, tenendo fuori tutto il resto.

    Ecco il perchè parlava di una realtà distorta. E invece lo studio portato avanti da alcuni ricercatori di Facebook e da un docente dell’Università del Michigan, pubblicato su Science, ci dice che in realtà le cose sono un po’ diverse.

    Sappiamo bene dell’esistenza di un algoritmo che agisce all’interno di Facebook per selezionare e proporci notizie e informazioni sulla base di ciò che ci interessa. Una sorta di selezionatore che svolge un’operazione importante all’interno di un fiume in piena di notizie.

    La ricerca portata avanti da luglio 2014 a gennaio 2015 ha preso in considerazione 10,1 milioni di utenti Facebook che si definiscono, come orientamento politico, liberali, moderati o conservatori.

    Sono stati poi esaminati 7 milioni di link e considerando notizie riguardanti politica, affari internazionali e ambiente. Da questa attività è derivato un volume di 3,8 miliardi di dati notando 903 milioni di esposizioni uniche, cioè link legati ad un contenuto effettivamente apparso sul news feed dell’account e 59 milioni di click unici tra gli utenti considerati dalla ricerca.

    facebook-algoritmo

    Ebbene, la ricerca rileva che, nonostante tutto, sul nostro feed visualizziamo molte notizie che divergono dalle nostre opinioni. Ed è una quota abbastanza consistente. Infatti stiamo parlando del 25%, ossia un quarto delle notizie a cui siamo esposti ogni giorno.

    Il dato è molto interessante perchè ci dice che in effetti siamo molto più esposti ad un contenuto trasversale, “cross-cutting content“, più di quello che noi stessi crediamo. E che alla fine, nonostante l’algoritmo, siamo sempre noi a “costruire” il nostro feed. Siamo quindi più aperti a notizie e informazioni che vanno oltre i nostri stessi interessi, politici in questo caso, ma vale la stessa cosa in senso generale.

    In generale, ogni utente ha una media di “amici” che la pensano diversamente che va dal 9 al 30%. La ricerca nota anche che i liberali sono leggermente più chiusi, infatti il loro feed è costituito per il 24% da notizie che provengono da conservatori. Invece il feed del conservatore sarà popolato per il 35% da notizie “liberali”.

    facebook algoritmo

    Ora, altro punto messo in evidenza dai ricercatori è che l’algoritmo ha una incidenza molto ridotta nel selezionare il nostro news feed. Nel caso dei conservatori incide del 5%, mentre nel caso dei liberali incide dell’8%.

    facebook algoritmo

    Per arrivare alla conclusione, la ricerca ci dimostra che le “casse di risonanza” in effetti non sono così presenti sui Social Media e che la ricerca è utile anche per comprendere quanto in effetti gli utenti sono facilmente influenzabili dall’operato di un algoritmo. Da quello che si vede in effetti siamo proprio noi stessi a selezionare i nostri interessi e non abbiamo difficoltà ad esplorare informazioni che non appartengono alla nostra sfera di interessi.

    E voi che ne pensate? Mi piacerebbe davvero sapere la vostra opinione a riguardo e se anche voi avete riscontrato questo andamento.

    (cover image by @vege – #82206897)

  • Ada Lovelace, il doodle di Google è per la mamma del computer

    Ada Lovelace, il doodle di Google è per la mamma del computer

    Ada Lovelace protagonista del doodle di Google, in occasione dei 197 anni dalla nascita, la donna che per prima elaborò la macchina analitica, ossia il primo computer della storia

    Ada Lovelace Google doodle 2012

    Il personaggio che Google omaggia oggi è uno di quelli senza il quale oggi non potremmo neanche scrivere questo post. Stiamo infatti parlando di Ada Byron Lovelace, la prima donna che elaborò il primo algoritmo della storia per essere elaborato da una macchina. In altre parola, stiamo parlando della mamma del computer. E il doodle che vediamo oggi sulla homepage di Google rappresenta il senso di quanto realizzò questa donna. Nello “scarabocchio” vediamo la Lovelace che elabora il suo algoritmo, ne vediamola sua evoluzione e progressi, fino ad arrivare a qello che tutti oggi conosciamo e usiamo, il computer.

    Ada Lovelace nacque a Londra nel 1815 ed era la figlia del poeta Lord Byron e già da piccola si distinse per le sue capacità. L’incontro con Charles Babbage in effetti cambiò la sua vita. Babbage aveva ideato e mai realizzato una macchina analitica e la Lovelace, frequentando e collaborando con Babbage, approfondì l’argomento elaborando le sue idee. La traduzione, dall’italiano all’inglese, poi di alcuni articoli dello scienziato italiano Luigi Federico Menabrea, sugli sviluppi della macchina di Babbage, le diedero modo di elaborare ancora meglio le sue idee dalle quali nacque poi l’algoritmo che diede vita al primo computer della storia.

    Ma le tesi di Ada Lovelace vennero riconosciute tali solo nel 1953, cento anni dopo, quando la macchina è stata riconosciuta come un primo modello per il computer e gli appunti di Ada come una descrizione di un computer e software.

    Di recente, il 16 ottobre, si è celebrato il Ada Lovelace Day, una giornata per celebrare le donne e le scoperte nel campo dell’ingegneria e della tecnologia. Per l’occasione IEEE, associazione internazionale di scienziati con l’obiettivo di promuover le scienze e le tecnologie, ha reso omaggio con un’infografica, che vi illustriamo in basso pubblicata da Forbes, a tutte le donne che a partire da Ada Lovelace hanno dato un grande contributo al mondo delle scienze e della tecnologia.

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  • Facebook cambia algoritmo, più importanza all’Engagement

    Facebook ha apportato qualche giorno fa delle modifiche al proprio algoritmo, quello che viene chiamato Edgerank. In sostanza verrà data più importanza alla percentuale di utenti che rispondono ai post sulle varie pagine, attraverso like, commenti, condivisioni e altro. In poche parole, si darà più importanza all’Engagement.

    facebook-engagementFacebook ha da qualche giorno rilasciato un importante aggiornamento sul suo algoritmo, l’Edgerank, allo scopo di rafforzare il coinvolgimento degli utenti con le varie pagine che esistono nel più grande social network della Rete che da poco ha superato 1 miliardo di utenti.

    L’aggiornamento comporterà che maggiore importanza verrà data agli utenti che risponderanno ai post sulle pagine  attraverso i like, i commenti, le condivisioni e altri modi di interazione.

    L’esito di questo algoritmo è quello di determinare le probabilità che un post ha di apparire nel newsfeed degli utenti. Più di un quarto di tutto il tempo trascorso su Facebook avviene sul newsfeed. Ottenere visibilità qui per i brands è importante riuscire a far sentire la propria voce fuori dal frastuono di fondo che accompagna Facebook.

    In effetti ci sono altri fattori che condizionano l’Edgerank. Ma Facebook non è in grado di quantificare in quale percentuale questi fattori possono contribuire a modificare l’algoritmo, nè quanto questo stia cambiando, ma è molto probabile che contenuti con un potenziale di coinvolgimento molto basso avrà sicuramente il 50% in meno di possibilità di apparire sul newsfeed.

    Questo significa anche che l’attualità di un post e l’affinità che un utente ha già da tempo con una pagina, sarà proporzionalmente meno importante.

    Ora, c’è da dire che questo non è un cambiamento epocale, il contenuto coinvolgente è sempre stato un fattore importante per l’Edgerank. Separando il numero di persone che effettivamente interagiscono da quelle che avrebbero potuto interagire su un determinato post è un modo come un altro per verificare metriche come appunto la popolarità.

    I brand che usano Facebook hanno ben capito che un buon contenuto è capace di raggiungere utenti interessati e che questo è il modo migliore per usare la piattaforma. Ma attenzione, perchè buoni contenuti e contenuti coinvolgenti non sempre fanno riferimento alla stessa cosa.

    Perché spesso,  o comunque capita, che alcuni post ottengano un elevato coinvolgimento, attraverso centinaia di like, ma limitano il valore stesso del brand. Allora la domanda sorgerebbe spontanea “Ma se gli utenti vogliono fare questo perchè i brand dovrebbero impedirlo? E perché mai dovrebbero giudicare?” vero anche questo. Quindi come fare?

    E’ meglio adottare allora un mix tra contenuti “leggeri” e più esperienza diretta, sembrano essere le due chiavi per ottenere un contenuto con più alto valore di Engagement.

    Detto più chiaramente possibile, con questo aggiornamento finisce quella fase in cui era meglio avere più quantità rispetto alla qualità. Non serve più sbandierare numeri elevati di utenti quando questi poi non contribuiscono ad accrescere valore circa il coinvolgimento. D’ora in avanti sarà più importante tenere conto della qualità piuttosto che della quantità.

  • E Pinterest diventa la quarta fonte di traffico del Web

    E Pinterest diventa la quarta fonte di traffico del Web

    Dopo aver visto che nel mese di Giugno Pinterest ha superato Twitter per quanto riguarda il traffico referral, sempre da Shareaholic un nuovo rapporto illustra che Pinterest nel mese di agosto batte anche Yahoo! per quanto riguarda il traffico organico. In poche parole, diventa la quarta fonte di traffico

    Crescita-pinterestCome ben sapete l’argomento Pinterest ci interessa molto e colgo l’occasione per ringraziare gli amici di Pinterestitaly per la bella intervista pubblicata ieri proprio su questo argomento. Pinterest continua la sua crescita e forse il fenomeno sarà ancora più evidente dopo avere reso libere le iscrizioni, senza più inviti, e dopo avere rilasciato la tanto desiderata app anche per Android. Avevamo visto che Shareaholic attraverso un suo report segnalava che Pinterest superava anche Twitter per quanto riguarda il traffico referral e qualche giorno fa, sempre da Shareaholic, con un nuovo report, apprendiamo che Pinterest diventa la quarta fonte di traffico del web. Un dato non da poco visto che supera addirittura Yahoo!. (altro…)