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  • Da Tim Cook a John Ternus, Apple alla sfida della IA

    Da Tim Cook a John Ternus, Apple alla sfida della IA

    Tim Cook lascia la guida di Apple dopo quindici anni. Dal 1° settembre 2026 il nuovo CEO sarà John Ternus, responsabile dell’ingegneria hardware e da venticinque anni in azienda. Un passaggio di consegne che segna la fine di un’era e apre una nuova stagione per il colosso di Cupertino.

    La notizia è che Tim Cook lascia la carica di CEO il 1° settembre 2026, dopo quindici anni alla guida del colosso di Cupertino. Al suo posto arriva John Ternus, attuale senior vice president of Hardware Engineering, che diventerà l’ottavo CEO nella storia di Apple. Cook assumerà il ruolo di executive chairman.

    Tim Cook assume la carica di CEO di Apple dopo le dimissioni di Steve Jobs del 24 agosto 2011, poco meno di due mesi prima della sua scomparsa avvenuta il 5 ottobre del 2011.

    Sin da subito era chiaro in quel momento che non sarebbe stato facile per nessuno assumere la guida di un’azienda che era assolutamente in simbiosi con il suo condottiero. Un’impresa ardua che Cook decide si assumere, con coraggio.

    È entrato nella cattedrale del design tecnologico, celebrata in tutto il mondo, in punta di piedi, sempre con grande rispetto e ha cercato di portare il suo stile, quasi all’opposto del suo ingombrante predecessore.

    Nel corso dei 15 anni alla guida del colosso di Cupertino, Tim Cook ha trasformato questo approccio in un sistema, portando l’azienda da una capitalizzazione di circa 350 miliardi di dollari a oltre 4.000 miliardi, diventando uno dei CEO più longevi e di maggior successo nella storia della tecnologia.

    Dal 1° settembre 2026, dunque, Tim Cook diventerà executive chairman del consiglio di amministrazione di Apple.

    Non si tratta di una semplice rotazione manageriale, ma segna la fine di un’era e, insieme, dell’apertura di un’altra. Per capire cosa cambia, bisogna capire chi è stato Cook e chi è Ternus.

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    Da Tim Cook a John Ternus, Apple alla sfida della IA

    Tim Cook e la sua rivoluzione silenziosa

    Cook nasce il 1° novembre 1960 a Mobile, in Alabama, e cresce a Robertsdale, una cittadina del Sud degli Stati Uniti in cui non ci sono colossi tecnologici né modelli da seguire.

    Si laurea in ingegneria industriale all’Università di Auburn nel 1982 e poi aggiunge un MBA alla Duke University nel 1988. Lavora dodici anni in IBM, arrivando a dirigere l’area distribuzione per il Nord America. Poi Intelligent Electronics, poi Compaq.

    Quando nel 1998 Steve Jobs lo chiama ad Apple, Cook ha già costruito una reputazione solida come curatore di catene di approvvigionamento. Non è un visionario nel senso che l’industria tecnologica associa a quel termine. È qualcosa di diverso: un grande manager che sa far funzionare le cose, da dietro le quinte però.

    Per Cook, tenere merce ferma in magazzino era uno spreco. Lo disse esplicitamente, con quella capacità pragmatica tipica dei grandi manager che curano i cicli produttivi.

    Portò il ciclo di rotazione delle scorte da mesi a giorni. Una rivoluzione silenziosa, lontana dai riflettori, che non genera titoli ma genera profitti. E in quegli anni, Jobs capisce che Cook è la persona che può far funzionare la macchina, mentre lui pensa ai prodotti.

    Quando Jobs muore, sei settimane esatte dopo aver ceduto formalmente la carica di CEO a Cook, molti si chiedono se Apple sopravviverà senza il suo fondatore. La risposta è scritta nei quindici anni successivi, sotto forma di numeri difficili che oggi sono difficili da contestare.

    Tim Cook e John Ternus
    Tim Cook e John Ternus

    Tim Cook e i numeri che nessuno si aspettava

    I dati del periodo Cook raccontano una storia che, ripetuta, rischia di sembrare banale per la sua grandiosità, ma che in realtà non ha precedenti nella storia del colosso di Cupertino.

    Il fatturato di Apple è passato da 110 miliardi di dollari nel 2011 a 416 miliardi nel 2025, un incremento di quasi quattro volte.

    I profitti sono quadruplicati, da 25 miliardi a 112 miliardi. La capitalizzazione di mercato è cresciuta di oltre dieci volte, da 350 miliardi a oltre 4.000 miliardi, rendendo Apple la terza azienda più grande al mondo per valore di borsa.

    Ma la vera eredità di Cook è un sistema. Due scommesse strategiche che, nell’era dei dell’intelligenza artificiale, appaiono più azzeccate di quanto sembrassero al momento.

    La prima è il silicio proprietario. Nel 2020, Apple ha annunciato l’abbandono dei chip Intel in favore dei propri chip della serie M, sviluppati internamente. Una mossa controcorrente che ha dato ad Apple un vantaggio tecnico enorme in termini di prestazioni e consumi energetici, e che si è rivelata quasi perfetta per l’era dell’intelligenza artificiale: i chip M sono ideali per l’elaborazione locale dei modelli AI, il cosiddetto “edge computing”, che Apple ha ribattezzato Apple Intelligence.

    La seconda è i Servizi. Cook ha trasformato l’App Store, iCloud, Apple Music, Apple TV+, Apple Pay e Apple Arcade in un ecosistema che nel 2025 ha generato 106 miliardi di dollari di ricavi, con un margine lordo di circa il 75%, più del doppio rispetto ai margini dell’hardware.

    In buona sostanza, ha costruito una macchina da soldi che gira indipendentemente dall’uscita del prossimo iPhone.

    Tim Cook e i valori come strategia

    C’è poi un aspetto del profilo di Cook che viene spesso trattato come secondario, ma che invece è risultato centrale. Ed è il suo modo di affrontare le grandi questioni sociali e politiche.

    Cook è stato il primo e unico CEO di una società Fortune 500 a dichiarare pubblicamente la sua omosessualità, nel 2014. Ha fatto della privacy degli utenti un pilastro della strategia Apple, in un’epoca in cui i rivali come Google e Meta costruivano i propri modelli di business sulla raccolta dei dati personali.

    Successivamente, ha assunto Lisa Jackson, ex direttrice dell’EPA, l’agenzia americana per la protezione ambientale, per guidare gli impegni di Apple sul clima. Non si è disdegnato di posizione sui diritti civili, sull’immigrazione, sull’uguaglianza.

    Questo però non ha impedito a Cook di navigare acque politicamente difficili con una certa disinvoltura diplomatica. E qui arriviamo al capitolo più controverso dei suoi ultimi anni.

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    Tim Cook all’inaugurazione del secondo mandato di Trump

    Tim Cook, Trump e il prezzo della sopravvivenza

    La relazione tra Cook e Donald Trump è uno di quei casi in cui la realpolitik e l’immagine pubblica di un CEO importante entrano in collisione in maniera evidenza.

    Durante il primo mandato di Trump, tra il 2017 e il 2021, Cook aveva sviluppato una strategia precisa per gestire il presidente. Niente lobbisti, niente intermediari, niente comunicati ufficiali, ma telefonate dirette, cene riservate, affrontando un argomento per volta.

    Nel 2018, quando Trump introdusse i primi dazi pesanti sulle importazioni dalla Cina, Cook si sedette al tavolo ne momento giusto e ottenne quello che cercava. Ossia esenzioni mirate su iPhone, Apple Watch e componenti Mac. In cambio, promise investimenti e stabilimenti negli Stati Uniti. Gli stabilimenti, va detto, rimasero in gran parte sulla carta mentre le esenzioni furono effettive.

    Con il secondo mandato, però, il copione si è fatto più complicato. Cook ha partecipato alla cerimonia di insediamento di Trump nel gennaio 2025, effettuando la donazione personale di un milione di dollari al fondo per l’inaugurazione presidenziale.

    È la Casa Bianca nell’agosto 2025 portando in dono una teca di vetro su base d’oro a 24 carati costruita con materiali americani, annunciando al contempo nuovi investimenti da 100 miliardi di dollari negli Stati Uniti, per un impegno totale di 600 miliardi. Ha presenziato a una proiezione privata di un documentario su Melania Trump.

    Il tutto mentre i dazi stavano comunque costando ad Apple cifre enormi: solo nell’ultimo trimestre del 2025, Apple ha dichiarato costi aggiuntivi per 1,1 miliardi di dollari legati alle tariffe commerciali. E mentre Trump, in un viaggio a Riyadh, si lamentava pubblicamente dicendo di “avere un piccolo problema con Tim Cook”, in particolare per i piani di Apple di spostare parte della produzione dall’India anziché negli Stati Uniti.

    Cook, di fronte alle critiche, ha adottato una linea difensiva quanto mai calibrata: “Quello che faccio è rapportarmi sulle normative, non sulla politica”. Una distinzione sottile che si è dimostrata difficile da sostenere alla luce dei comportamenti concreti.

    Il giudizio complessivo su questa fase di Cook, possiamo dirlo, è emerso molto diviso.

    In questa ultima fase Cook non ha fatto altro che seguire le politiche di Trump, mettendo da parte la sua visione che era stata chiara nel primo mandato del presidente Usa. Un cambio di passo che ha finito per gettare ben più di qualche ombra sulla sua storia.

    John Ternus, l’uomo dei prodotti

    Ora arriviamo al protagonista del futuro.

    John Ternus, CEO di Apple
    John Ternus, CEO di Apple

    John Ternus nasce in California attorno al 1975, cresce con la passione per il nuoto e per l’ingegneria, e studia ingegneria meccanica all’Università della Pennsylvania, dove gareggia nella squadra universitaria di nuoto. La sua tesi di laurea è già rivelatrice del suo carattere. Infatti, progetta un braccio robotico per l’alimentazione controllabile da persone con tetraplegia attraverso movimenti della testa. È un ingegnere che pensa ai problemi reali delle persone. Arriverà a laurearsi nel 1997.

    Dopo quattro anni a Virtual Research Systems, dove progetta visori per la realtà virtuale, entra in Apple nel 2001, giusto nel momento in cui Steve Jobs sta ricostruendo l’azienda dopo quasi un decennio di declino.

    Entra nel team di product design e da lì non se ne andrà più. Nel 2013 diventa responsabile dell’ingegneria hardware, nel 2020 assume la responsabilità anche dell’iPhone, e nel 2021 viene promosso a senior vice president, il grado più alto del management operativo, diventando il membro più giovane del team esecutivo di Apple. Bloomberg lo descrive come “carismatico e molto apprezzato” internamente.

    Nel corso di quasi venticinque anni in Apple, Ternus ha avuto le mani su praticamente tutto ciò che l’azienda ha prodotto: iPad, AirPods, Apple Watch, Mac, iPhone. È lui a guidare la transizione al silicio proprietario con i chip M ed è sempre lui a seguire lo sviluppo dell’Apple Vision Pro, il visore per la realtà mista che, diciamolo, ha faticato a trovare un mercato dopo il lancio del 2024.

    Ternus ha poi spinto Apple verso materiali più sostenibili e verso prodotti più riparabili, una battaglia culturale non banale dentro un’azienda storicamente orientata a prodotti sigillati e non modificabili.

    John Ternus e le sfide che lo aspettano

    Ternus, 51 anni, arriva alla guida di Apple quasi alla stessa età in cui Cook aveva rilevato il ruolo da Jobs. È una coincidenza notata da molti, ma le condizioni sono diverse, e le sfide anche.

    La sfida più grande che lo attende è ovviamente l’intelligenza artificiale.

    Apple è, stranamente, in ritardo rispetto ai concorrenti su questo fronte. Siri è rimasta indietro mentre ChatGPT e Gemini di Google ridefinivano le aspettative degli utenti. A dicembre 2025, Apple ha cambiato la leadership del suo team AI, sostituendo il precedente responsabile con un veterano di Google.

    L’azienda ha annunciato che lancerà una versione aggiornata di Siri basata sul modello Gemini di Google.

    Il fatto che il nuovo CEO venga dall’ingegneria hardware, e non dai servizi o dall’AI, è un segnale che in molti leggono come la scelta di puntare sull’integrazione tra hardware e intelligenza artificiale, l’”edge AI”, come tratto distintivo rispetto ai concorrenti.

    C’è poi la questione dei dazi e della catena di approvvigionamento. La produzione Apple è ancora concentrata per oltre il 90% in Asia, principalmente in Cina attraverso Foxconn. Spostare quella produzione negli Stati Uniti, come Trump continua a chiedere, sarebbe economicamente devastante per il colosso di Cupertino.

    Secondo le stime di Bank of America, produrre un iPhone in America costerebbe così tanto da far superare al prezzo base i 2.000 dollari. Ternus si troverà quindi a gestire questa tensione strutturale, probabilmente con Cook a fare da scudo diplomatico nel ruolo di executive chairman.

    E poi c’è il dossier Jony Ive. Il leggendario designer che ha dato all’iPhone la sua identità estetica ha lasciato Apple nel 2019, ed è poi passato a OpenAI. Da allora, l’azienda ha continuato a lanciare prodotti eccellenti dal punto di vista ingegneristico, ma la visione estetica radicale che aveva caratterizzato l’era Jobs-Ive si è fatta meno definita. Ternus è un ingegnere, non un designer, sarà interessante osservare se saprà costruire attorno a sé il team creativo che serve proprio in questa fase.

    L’eredità Apple che passa di mano

    La transizione che Apple ha annunciato il 20 aprile 2026 rappresenta un passaggio tra due filosofie incarnate da due persone diverse.

    Cook ha guidato Apple con la logica del sistema, curando la catena di approvvigionamento, margini, ecosistema, diplomazia. È riuscito a costruire la macchina più profittevole della storia industriale moderna.

    Ternus arriva con la logica del prodotto, e quindi hardware, materiali, ingegneria, integrazione. È una scelta precisa nel segno di Apple ripartendo dai prodotti ridisegnandoli nell’era della IA.

    Cook come executive chairman gestirà i rapporti con i governi e le istituzioni, il che in questo momento storico significa, soprattutto, gestire il rapporto con l’amministrazione Trump e i suoi dazi.

    È un compito che libera Ternus dalle pressioni più politiche e gli permette, almeno in teoria, di concentrarsi sui prodotti.

    Resta da vedere se questa divisione dei ruoli funzionerà nella pratica, e se Ternus riuscirà a fare ciò che Cook ha fatto. E cioè ereditare un’azienda costruita attorno alla personalità di un fondatore leggendario e trasformarla in qualcosa di ancora più grande. Cook ci è riuscito, in parte.

    Adesso tutti attendono Ternus per vedere cosa sarà in gradi di fare.

  • Apple e la minaccia di rimuovere l’app Grok di xAI

    Apple e la minaccia di rimuovere l’app Grok di xAI

    Una lettera di Apple, inviata a tre senatori Usa, ha rivelato che più volte gli aggiornamenti dell’app Grok di xAI furono respinti, arrivando a minacciare la rimozione dall’App Store.

    Certamente ricorderete quando tra la fine di dicembre 2025 e gennaio di quest’anno esplose lo scandalo Grok, l’app di xAI. Parliamo sempre del raggio di azione di Elon Musk. Ricorderete che quell’app permetteva a tutti, attraverso un testo condiviso su X, quindi in pubblico, di modificare immagini. Una funzionalità che ha finito per generare un fenomeno di deepfake a sfondo sessuale a livello globale.

    Ebbene, a distanza di tre mesi se ne torna a parlare perché NBC, in via esclusiva, in relazione alla lettera che tre senatori Usa avevano indirizzato a Apple e Google, chiedendo di rimuovere Grok dai rispettivi app market, ha avuto modo di visualizzare cosa Apple aveva risposto ai senatori.

    In pratica, il 9 gennaio 2026, i senatori Ron Wyden, Ben Ray Luján ed Edward Markey avevano scritto a Tim Cook e Sundar Pichai chiedendo la rimozione immediata delle app X e Grok dagli store.

    I senatori accusavano Grok di generare immagini sessuali non consensuali di donne e bambini, e Musk di aver incoraggiato il fenomeno reagendo con emoji di risate. La scadenza era fissata al 23 gennaio per una risposta scritta.

    E in effetti, senza che nessuno ne sapesse nulla, e si è scoperto grazie alla NBC, Cupertino aveva risposto.

    Il passaggio chiave della lettera recita: «Apple ha esaminato le successive modifiche degli sviluppatori e ha determinato che X aveva sostanzialmente risolto le proprie violazioni, ma l’app Grok rimaneva non conforme. Di conseguenza, abbiamo respinto la modifiche di Grok e notificato allo sviluppatore che sarebbero state necessarie ulteriori modifiche per rimediare alla violazione, oppure l’app avrebbe potuto essere rimossa dall’App Store.».

    In buona sostanza, Apple aveva bocciato i primi tentativi di xAI di sistemare il problema, giudicandoli però insufficienti. Solo dopo ulteriori modifiche ha approvato la versione aggiornata, definendola «sostanzialmente migliorata». Ma la minaccia di rimozione era stata formalizzata.

    Apple e la minaccia di rimuovere l'app Grok di xAI
    Apple e la minaccia di rimuovere l’app Grok di xAI

    Come si arrivò a quel punto

    Per chi ha seguito questa vicenda su InTime Blog, il contesto è abbastanza chiaro.

    Come ricordato in apertura, tra il 25 dicembre 2025 e l’8 gennaio 2026, Grok ha generato circa 4,6 milioni di immagini, di cui circa 3 milioni sessualizzate e circa 23.000 raffiguranti minori.

    Come avevo analizzato nell’articolo sulle migliaia di immagini di nudo generate da Grok, un’inchiesta di Bloomberg aveva quantificato il fenomeno: 6.700 immagini sessualizzate all’ora, 84 volte più dei principali siti di deepfake messi insieme.

    Ricorderete il post di Musk del 31 dicembre 2025, un’immagine di sé stesso in bikini generata da Grok, che aveva causato un’impennata del 1.400% nella generazione di contenuti simili.

    Come sottolineato più volte, in questa vicenda scatenata dalla funzionalità libera permettendo a chiunque di modificare immagini, le vittime non avevano strumenti per difendersi: donne che segnalavano immagini sessualizzate delle proprie foto a X non ricevevano risposta, o ricevevano notifiche che «non vi erano violazioni delle regole».

    X ha poi limitato la generazione di immagini agli abbonati paganti. Ma come avevo scritto nell’analisi sulla spunta blu che non rende sicura la generazione di immagini, spostare la funzionalità dietro un paywall non è una misura di sicurezza.

    Lo dimostrava il fatto che l’utente che aveva chiesto a Grok di manipolare l’immagine della donna uccisa a Minneapolis era un abbonato verificato. E come avevo ricordato nell’articolo sui numeri degli abbonamenti di X, la limitazione agli abbonati ha finito per monetizzare lo scandalo stesso.

    Lo scandalo Grok si è esteso ovunque

    Il 26 gennaio l’Unione Europea aveva aperto un’indagine formale DSA contro X per le immagini generate da Grok, con sanzioni potenziali fino al 6% del fatturato globale.

    Il DPC irlandese ha avviato un’indagine GDPR, con potenziali sanzioni fino al 4% del fatturato. Il Regno Unito ha varato una nuova legge con pene detentive fino a due anni per chi genera deepfake intimi non consensuali.

    E poi c’è la Francia. Il 3 febbraio la procura di Parigi, insieme a Europol, ha perquisito gli uffici parigini di X. Musk e l’ex CEO Linda Yaccarino sono stati convocati per un’audizione fissata per il 20 aprile, vale a dire tra pochi giorni.

    Negli Stati Uniti, il TAKE IT DOWN Act, firmato nel maggio 2025, entrerà in vigore a maggio 2026 rendendo reato federale la pubblicazione di immagini intime non consensuali generate da IA.

    Il DEFIANCE Act, approvato dal Senato il 13 gennaio citando esplicitamente lo scandalo Grok, consente alle vittime di citare in giudizio i creatori per danni fino a 150.000 dollari. E sono già in corso almeno tre cause legali contro xAI.


    Cosa dicono il TAKE IT DOWN Act e il DEFIANCE Act

    Il TAKE IT DOWN Act, firmato il 19 maggio 2025, è la prima legge federale Usa a criminalizzare la diffusione di immagini intime non consensuali, siano esse reali o generate dall’IA. La norma impone alle piattaforme l’obbligo di rimuovere tali contenuti entro 48 ore dalla segnalazione, prevedendo sanzioni penali e multe per chi pubblica o minaccia di diffondere tali immagini.

    Complementare a questo è il DEFIANCE Act, approvato dal Senato nel gennaio 2026, che colma un vuoto fondamentale: permette alle vittime di citare in giudizio civile i creatori di deepfake sessualizzati, richiedendo danni economici significativi.

    Per quanto riguarda l’operatività:

    • Il TAKE IT DOWN Act è tecnicamente in vigore dal giorno della firma, ma le piattaforme hanno tempo fino al 19 maggio 2026 per implementare procedure di segnalazione chiare e visibili.
    • Il DEFIANCE Act, dopo il via libera del Senato di metà gennaio 2026, deve ora completare l’iter alla Camera per diventare pienamente esecutivo.

    Due norme Usa che permetteranno di passare da una fase di “far west” digitale a una in cui la responsabilità civile e penale inizia a pesare anche nel mondo dei falsi artificiali.


    La generazione di immagini con sessualizzare con Grok continua

    Un secondo report di NBC documenta che Grok continua a generare immagini sessualizzate non consensuali, seppur in volumi ridotti.

    Gli utenti hanno sviluppato tecniche di aggiramento: chiedono a Grok di «abbinare la posa» di una foto di celebrità a una figura stilizzata in posizione suggestiva, o di «scambiare gli abiti» tra due foto. I video animati rappresentano una nuova frontiera di abuso.

    La risposta di Musk è stata la solita, ossia quella di provare a minimizzare e ad attaccare. In risposta ai provvedimenti del governo Uk, ha definito il governo di Starmer «fascista», ha sfidato pubblicamente gli utenti a «provare a violare la moderazione di Grok» ricevendo immediatamente risposte con contenuti nudi, e la risposta ufficiale di xAI ai giornalisti è stata «Legacy Media Lies».

    Il paradosso di questa vicenda è che la stessa reazione di Musk ha finito per amplificare la crisi, invece di placarla.

    Cosa potrebbe succedere adesso

    La rivelazione della lettera di Apple dimostra che i gatekeeper degli store hanno utilizzato la leva della rimozione come strumento di pressione, anche se non l’hanno esercitata fino in fondo.

    Apple ha anche rimosso 28 app «nudify» dal proprio store dopo che il Tech Transparency Project ne aveva identificate 47 disponibili su iOS, complessivamente scaricate 705 milioni di volte.

    Ma il vero banco, dicevamo, di prova sarà nelle prossime settimane.

    La scelta di Musk di posizionare Grok come un’intelligenza artificiale «spicy», con meno restrizioni, si scontra ora con un ecosistema normativo globale che non concede più sconti.

    L’integrazione di un generatore di immagini IA con misure di controllo minime all’interno di una piattaforma social da centinaia di milioni di utenti ha creato un rischio enorme. Conosciuto del resto.

    Un rischio tale per cui nessun intervento tardivo di moderazione può pienamente correggere.

    Ed è questo il punto in cui ci troviamo oggi. La lettera di risposta di Apple ci dice che il rischio c’è ed è conosciuto anche ai grandi gatekeeper. E le possibilità che la prossima volta si possa scrivere un esito diverso non è del tutto remota.

    Intanto, staremo a vedere cosa emergerà dall’audizione di Musk e della Yaccarino a Parigi.

  • La Commissione UE multa Apple e Meta in violazione del DMA

    La Commissione UE multa Apple e Meta in violazione del DMA

    La Commissione UE ha inflitto una multa ai due colossi Apple e Meta per aver violato il DMA. Un caso che potrebbe rendere ancora più accese le relazioni tra Usa e UE.

    La Commissione Europea ha inflitto oggi una sanzione a due dei più grandi colossi tecnologici Usa.

    Apple e Meta sono state multate rispettivamente per 500 milioni e 200 milioni di euro per aver violato il Digital Markets Act (DMA), la nuova normativa dell’UE pensata per garantire maggiore equità e trasparenza nei mercati digitali.

    E questa volta, si tratta della prima vera multa ufficiale per mancato rispetto delle regole del DMA.

    L’indagine era stata avviata nel marzo 2024.

    La Commissione UE multa Apple e Meta in violazione del DMA
    La Commissione UE multa Apple e Meta in violazione del DMA

    Perché Apple e Meta sono multate dalla UE

    Nel comunicato ufficiale rilasciato dalla Commissione Europea, si legge che Apple e Meta non avrebbero rispettato l’obbligo previsto dal DMA di offrire agli utenti europei “un servizio equivalente che utilizzi meno dati personali”.

    Un obbligo non accessorio, ma centrale nel nuovo impianto normativo, che mira a riequilibrare il rapporto tra i cosiddetti gatekeeper (i grandi intermediari digitali) e gli utenti finali.

    Secondo l’analisi della Commissione, Apple avrebbe ostacolato gli sviluppatori nell’informare gli utenti su opzioni di pagamento alternative all’App Store. Ma soprattutto non avrebbe offerto una scelta chiara agli utenti su un sistema che tratti meno i loro dati personali.

    Meta, dal canto suo, avrebbe violato lo stesso principio nella recente introduzione dell’abbonamento no ads, che non offrirebbe in modo adeguato un’alternativa che non comporti l’uso estensivo dei dati.

    Cos’è il DMA e perché è importante

    Il Digital Markets Act è entrato in vigore nel novembre 2022, ma ha iniziato a produrre effetti concreti solo da marzo 2024, quando è entrato in piena applicazione.

    Si tratta di una normativa ambiziosa con cui l’Unione Europea mira a regolamentare l’attività dei grandi attori digitali – designati ufficialmente gatekeeper – imponendo loro obblighi chiari in materia di interoperabilità, trasparenza e protezione dei dati personali.

    La logica alla base del DMA è semplice. Se pochi attori dominano il mercato digitale europeo, devono rispettare regole più severe per evitare comportamenti anticoncorrenziali e garantire agli utenti finali maggiore libertà di scelta.

    In questo contesto, le sanzioni di oggi segnano una svolta. Si tratta delle prime multe effettive basate proprio sulle violazioni del DMA, e potrebbero aprire la strada a un confronto ancora più acceso tra Bruxelles e le big tech americane.


    Teresa Ribera
    Teresa Ribera

    “Le decisioni odierne inviano un messaggio forte e chiaro. Il Digital Markets Act è uno strumento cruciale per liberare potenziale, scelta e crescita, garantendo agli operatori digitali la possibilità di operare in mercati contendibili ed equi. Protegge i consumatori europei e crea condizioni di parità. Apple e Meta non hanno rispettato il DMA”. Sono le parole a commento di Teresa Ribera, Vicepresidente Esecutiva per una Transizione Pulita, Giusta e Competitiva


    Le tensioni geopolitiche e l’ombra di Trump

    La notizia arriva in un momento già teso nelle relazioni tra Stati Uniti e Unione Europea. I dazi introdotti recentemente dagli USA su alcune esportazioni europee – e le possibili contromisure da parte dell’UE – hanno acceso un clima di scontro commerciale che si intreccia sempre di più con la regolamentazione del digitale.

    Proprio in questo clima, Meta – così come altre grandi aziende tecnologiche – avrebbe chiesto nelle ultime settimane l’intervento di Donald Trump, in vista delle elezioni presidenziali USA, affinché eserciti pressione sull’UE per ammorbidire l’applicazione del DMA.

    Una mossa che, se confermata, suggerisce un’escalation non solo economica, ma anche politica, nel rapporto tra Bruxelles e Silicon Valley.

    Non è un mistero che le big tech abbiano sempre mal digerito l’idea di una regolamentazione europea autonoma. Ma l’approccio dell’UE, soprattutto in ambito digitale, è oggi più determinato che mai.


    Henna Virkkunen
    Henna Virkkunen

    “Consentire la libera scelta di aziende e consumatori è al centro delle norme stabilite dal Digital Markets Act. Ciò include garantire che i cittadini abbiano il pieno controllo su quando e come i loro dati vengono utilizzati online e che le aziende possano comunicare liberamente con i propri clienti. Le decisioni adottate oggi dimostrano che sia Apple che Meta hanno privato i propri utenti di questa libera scelta e sono costrette a modificarne il comportamento. Abbiamo il dovere di proteggere i diritti dei cittadini e delle imprese innovative in Europa e mi impegno pienamente per raggiungere questo obiettivo”.

    Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutivo per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia


    Cosa potrebbe succedere adesso

    Le sanzioni comminate oggi rappresentano un segnale forte e inequivocabile. L’Unione Europea è disposta ad applicare il DMA fino in fondo.

    Apple e Meta, con 60 giorni di tempo per adeguarsi, potrebbero fare ricorso, certo, ma difficilmente questo rallenterà la macchina regolatoria europea. Anzi, è probabile che altre indagini, tuttora in corso, possano portare presto a ulteriori sanzioni nei confronti di Alphabet (Google), Amazon e TikTok.

    Dal canto loro, gli Stati Uniti potrebbero interpretare questo come un attacco diretto alle aziende americane, alimentando le frizioni commerciali in corso.

    E con Trump alla Casa Bianca, la questione DMA potrebbe diventare uno dei nodi più delicati nelle relazioni transatlantiche.

    Insomma, ci troviamo al primo vero banco di prova dell’efficacia del Digital Markets Act. È anche una dimostrazione che l’UE, almeno sul fronte della regolamentazione digitale, non ha intenzione di restare a guardare.

    Vedremo come si svilupperà questa vicenda nei prossimi giorni.

  • Apple Vision Pro disponibile negli USA dal 2 febbraio

    Apple Vision Pro disponibile negli USA dal 2 febbraio

    A pochi mesi dal suo annuncio, Apple lancia il Vision Pro in maniera ufficiale. I preordini, per ora solo negli Usa, inizieranno il 19 gennaio. Mentre la distribuzione nei negozi inizierà il 2 febbraio. Il prezzo è di 3.499 dollari.

    A pochi mesi dal lancio del modello, Apple annuncia l’avvio delle vendite del visore Vision Pro. I preordini – solo negli Usa per il momento – inizieranno il prossimo 19 gennaio e la distribuzione nei negozi inizierà ufficialmente il 2 febbraio.

    Attenzione però. Per ora le vendite sono limitate solo negli Stati Uniti e il prezzo non sarà certo a buon mercato. Infatti, il prezzo fissato per il Vision Pro è di 3.499 dollari. E, a occhio, quando sarà disponibile in Europa e in UE, potrebbe aggirarsi intorno ai 3.500 euro. Se non qualcosina di più.

    Questa del prezzo non è una notizia per gli amatori della Apple. Sapendo benissimo che la scelta dei prodotti dei di Cupertino non è data dal prezzo. Ma da molto di più.

    E il Vision Pro risponde, in maniera precisa, alle aspettative che un cliente affezionato Apple può pretendere.

    apple vision pro vendita Usa franzrusso.it

    Oltre a quello già noto, c’è da aggiungere che il visore permette la sostituzione dello schermo. Per coloro che portano solitamente gli occhiali da vista.

    Si potrà adeguare lo schermo con una lente adeguata alla propria gradazione aggiungendo lenti Zeiss per 149 dollari; 99 dollari se si scelgono lenti non gradate.

    Curiosa la scelta del periodo dell’annuncio. Infatti in questi giorni si apre il CES 2024 la più grande fiera dedicata al mondo tech del mondo. E forse la scelta è stata gestita proprio per rubare un po’ la scena.

    La filosofia della Apple

    Sul Visio Pro è stato già detto tutto, e fra poco riepilogheremo le principali caratteristiche.

    Non meraviglia che Apple abbia tirato fuori da Cupertino il suo visore quando tutti i diretti concorrenti hanno prodotto già il loro.

    Questo perché la filosofia Apple è diversa. Come l’approccio al business e all’innovazione.

    Tradizionalmente, Apple inizia i suoi progetti anni addietro e li realizza quando il prodotto “è fatto per bene”. La pazienza è alla base di tutto ed è su questo che l’azienda ha costruito tutta la sua reputazione.

    È ancora oggi un approccio valido? Evidentemente per l’azienda si e anche per i suoi clienti. Questo approccio, basato sulla pazienza e sulla ricerca di un prodotto affidabile permette alla Apple di alienarsi da tutto ciò che genera inutile rumore di fondo.

    Ecco, forse guardando questo lancio da questo punto di vista si possono comprendere molte cose.

    Ma passiamo adesso a elencare le caratteristiche del nuovo Vision Pro, ci cui al momento non si conosce una data di lancio in Europa.

    Vision Pro, caratteristiche principali

    Display: dotato di display micro OLED 4K con un totale di 23 milioni di pixel, offre un’esperienza visiva di elevata qualità.

    Controllo e navigazione: utilizza il tracciamento degli occhi e dei gesti per la navigazione e il controllo. Non sono necessari controller fisici, poiché l’interazione avviene tramite movimenti oculari, gesti delle mani e comandi vocali.

    Fotocamera e Video 3D: capace di catturare foto e video in 3D, offrendo agli utenti la possibilità di rivivere i ricordi.

    Audio e microfono: incorpora audio spaziale e sei microfoni per chiamate, videochiamate e comandi vocali, con supporto per gli AirPods per un’esperienza audio superiore.

    Optic ID: include una funzione di sicurezza chiamata Optic ID, che utilizza la scansione dell’iride per autenticazione, simile a Face ID e Touch ID.

    Sistema Operativo visionOS: funziona con il sistema operativo visionOS, progettato appositamente per il dispositivo.

    Vision Pro, il design

    Estetica: il design ricorda un paio di occhiali da sci di alta gamma, con una parte anteriore in vetro laminato e una montatura in lega di alluminio.

    Comfort: dotato di una Light Seal morbida e adattabile che si attacca magneticamente alla montatura per bloccare la luce. La struttura del casco è progettata per essere traspirante, confortevole e regolabile.

    Display Esterno EyeSight: un display esterno chiamato EyeSight mostra gli occhi dell’utente alle persone intorno, permettendo loro di capire se l’utente è in una modalità immersiva o può vedere ciò che accade intorno.

    Vision Pro, performance e batteria

    Processori: utilizza due chip Apple, il chip M2 e un nuovo chip R1, per gestire il contenuto e processare input da telecamere, sensori e microfoni.

    Batteria esterna: non ha una batteria interna a causa delle limitazioni di peso. È alimentato da un cavo intrecciato collegato a un pacco batteria esterno che offre circa due ore di autonomia o può essere collegato a un adattatore di corrente per un funzionamento continuo.

    Vision Pro, sviluppi futuri

    Nuove versioni: Apple sta già lavorando su una nuova versione dell’Apple Vision Pro che sarà più accessibile in termini di prezzo, pur mantenendo la stessa funzionalità di realtà mista AR/VR.

    Si prevede che questa versione più economica utilizzi componenti più convenienti e potrebbe essere lanciata già nel 2025. Inoltre, si parla di un modello di seconda generazione con display micro-OLED più avanzati, previsto per il 2027.

  • Le modifiche Apple costano ai social media 10 mld di dollari

    Le modifiche Apple costano ai social media 10 mld di dollari

    Le modifiche alla privacy della Apple con iOS 14.5 hanno avuto un impatto sui social media considerevole. Un report del FT lo quantifica in quasi 10 miliardi di dollari. E Facebook è quello che ha perso di più.

    Le modifiche alla privacy che Apple con iOS 14.5, e continueranno anche con iOS 15.2, ha recentemente apportato hanno tenuto banco nelle ultime trimestrali. In tanti attendevano di sapere qual fosse stato l’impatto sui social media e le risposte, appunto, non si sono fatte attendere. Come abbiamo visto, Facebook, Snapchat, e anche YouTube, hanno riscontrato una contrazione nelle entrate pubblicitarie negli ultimi tre mesi, proprio in conseguenza alle modifiche del colosso di Cupertino. Un impatto negativo, anche se minore rispetto alle altre piattaforme, lo ha fatto registrare anche Twitter. Ma in concreto, qual è stato l’impatto sui social media?

    A rispondere a questa domanda ci ha pensato il Financial Times che in un recente rapporto quantifica le perdite nelle entrate pubblicitarie di Snapchat, Facebook, Twitter e YouTube in 9,85 miliardi di dollari, quasi 10 miliardi in sostanza.

    A farne maggiormente le spese è stato Facebook, anche in relazione alle sue dimensioni, essendo la piattaforma social media più frequentata con 2,91 miliardi di utenti. Infatti, il report di FT rileva che quasi 8 miliardi dei quasi 10 relativi alle mancate entrate sono proprio i soldi che ha perso la società di Mark Zuckerberg. Ecco perché Facebook ha lungamente protestato contro le modifiche della Apple, cercando anche, senza successo, una qualche forma di trattativa. Ricorderete quando Facebook acquistò pagine sui giornali, anche su FT, dicendo di battersi per le Piccole e Medie Imprese.

    Ebbene, Facebook di fronte a questi risultati si è trovata costretta ad ammettere che, in effetti, “l’accuratezza del targeting è diminuita e, in relazione a questo, i costi per i nostri inserzionisti sono aumentati“. Queste ultime sono le parole di Sheryl Sandberg, COO di Facebook, o meglio, Meta.

    Le modifiche Apple costano ai social media quasi 10 mld di dollari

    Questo significa che gli inserzionisti cominciano a guardarsi intorno alla ricerca di altre piattaforme in grado di soddisfare le loro esigenze, dal punto di vista del targeting e dei costi. E ovviamente la piattaforma a cui tutti guardano in questo momento è TikTok.

    Sorride, almeno in parte Twitter perché, come abbiamo visto, l’impatto delle modifiche Apple sulle entrate pubblicitarie non vi è stato, anzi, le entrate sono pure aumentate in piccola parte. Questo perché Twitter si difende grazie al brand advertising, puntando decisamente, a differenza di Facebook, sulla pubblicità della marca.

    Impatto modifiche Apple Social Media franzrusso.it

    Insomma, la mossa di Apple costringerà le piattaforme social media di ricercare altre forme di entrate e le aziende inserzioniste dovranno cercare altri strumenti. Le due cose non sono realizzabili in poco tempo, serve ideare, progettare e sperimentare nuove strade, tutte operazioni che richiedono tempo. E intanto le piattaforme continueranno a perdere soldi e le aziende troveranno ancora difficoltà.

    Oltre quindi ad investire di più su dispositivi Android, l’alternativa sarebbe quella di investire nel business pubblicitario della Apple, che comunque raccoglie i dati degli utenti allo stesso modo di come fanno le app di terze parti, oppure guardare altrove.

    Vedremo sempre di più crescere il fenomeno della Creator Economy, con strumenti che permetteranno ai creator di dare vita a momenti esclusivi a pagamento e alle piattaforme di diversificare le loro entrate.

  • Apple FaceTime, un bug trasformava l’iPhone in una cimice

    Apple FaceTime, un bug trasformava l’iPhone in una cimice

    Sta facendo molto discutere il bug rilevato all’interno dell’app FaceTime, per iPhone, che trasformava il dispositivo in una vera e propria cimice. Dei cybercriminali potevano attivare una chiamata e avere subito accesso al microfono per ascoltare tutto, anche prima che la telefonata venisse effettuata. Apple ha annunciato un aggiornamento dell’app che dovrebbe risolvere il problema.

    Il bug rilevato al’interno dell’app FaceTime di Apple sta facendo molto discutere, anche per il fatto che il bug è molto inquietante. Attraverso questa vulnerabilità, il dispositivo si trasformava in una vera e propria cimice, senza che l’utente se ne accorgesse. Gli utenti Apple conoscono bene FaceTime, l’app di conferencing che permette di effettuare chiamate e video chiamate tra più utenti. Attraverso questo bug, ed è questo l’elemento che rende tutto più inquietante, dei cybercriminali potevano attivare una chiamata di gruppo a cui aggiungere poi nuovi utenti. In questo modo, si otteneva subito l’accesso al microfono del dispositivo e il cybercriminale, aggiungendo sè stesso, avrebbe potuto quindi ascoltare tutto. E anche la telecamera poteva essere attivata, senza che nessuno se ne accorgesse.

    Una volta scoperta la falla, Apple si è subito attivata per cercare di risolvere il problema, disattivando subito la funzionalità. Da Cupertino poi fanno sapere che nei prossimi giorni, presumibilmente entro la settimana, verrà rilasciato un aggiornamento dell’app che dovrebbe risolvere la falla. Momentaneamente gli utenti possono soltanto usufruire di chiamate uno-a-uno via FaceTime. Un servizio ad appannaggio esclusivo degli utenti Apple.

    apple facetime app

    “Apple tutela la connessione dati di FaceTime cifrandola”, ha spiegato Tim Berghoff, Security Evangelist di G DATA, azienda leader nella cybersecurity. “In questo caso però, la misura di sicurezza non offre protezione contro l’intercettazione.” Gli utenti posso quindi solamente attendere che Apple metta a disposizione l’aggiornamento. E, dato che il produttore ha sospeso la funzionalità oggetto di vulnerabilità, il rischio di intercettazioni al momento risulta minimo.

    E pensare che il bug è stato scoperto dopo il tweet di Tim Cook, CEO della Apple, in cui si poneva l’accento sulla necessità di agire e portare avanti riforme per tutelare la privacy. E gli utenti non hanno perso occasione per far notare l’incidente che, a molti, è suonato quasi come una beffa.

  • I prodotti Apple saranno in vendita direttamente su Amazon, anche in Italia

    I prodotti Apple saranno in vendita direttamente su Amazon, anche in Italia

    Apple venderà direttamente i suoi prodotti anche su Amazon, quindi non attraverso rivenditori terzi come in parte accade. Da venerdì sarà possibile acquistare anche iPad Pro, iPhone XR, iPhone XS e Apple Watch Series 4 dal più grande sito e-commerce. Ed entro poche settimane si potranno acquistare anche in Italia.

    In passato Apple aveva già venduto qualche suo prodotto su Amazon, attraverso rivenditori terzi, ma l’accordo raggiunto tra il colosso di Cupertino e quello di Seattle ha dello straordinario. Infatti per la prima volta Apple venderà direttamente, quindi rivenditori intermediari, i suoi prodotti sul più grande sito e-commerce della rete. Da venerdì, negli Usa, il primo mercato a partire, sarà possibile acquistare i nuovi prodotti di casa Apple come iPad Pro, iPhone XR, iPhone XS e Apple Watch Series. Ed entro poche settimane sarà possibile farlo anche dall’Italia, insieme ad altri paesi come Francia, Germania, Spagna, Giappone e India.

    A darne notizia è il sito CNET.

    Saranno messi in vendita anche i prodotti Apple Beats.

    accordo amazon apple

    Con questo accordo, i tanti clienti fedeli al marchio Apple vedranno un assortimento maggiore dei nuovi prodotti Apple a prezzi standard. Inoltre, l’accordo offre una grande occasione per Amazon ad un passo dalla stagione degli acquisti natalizi, acquisendo al suo interno un brand di assoluto appeal. Del resto, anche Apple potrà avvantaggiarsi di questo accordo, potendo puntare adesso a vendere più dispositivi in tutto il mondo.

    L’accordo, a differenza di quella che in parte già succede, ossia la vendita dei prodotti Apple da rivenditori terzi, prevede che solo Apple e rivenditori autorizzati possano vendere prodotti del colosso di Cupertino, non altri. Una garanzia per tutti. Gli annunci dei rivenditori indipendenti di prodotti Apple saranno rimossi a partire dal prossimo 4 gennaio 2019.

    Nell’accordo però non inclusa la vendita dell’Home Pod di Apple, prodotto che è in chiara concorrenza con gli Echo di Amazon, da poco disponibili anche in Italia. Se notate, non sono in vendita neanche i Google Home.

    Insomma, Apple si appresta ad estendere le vendite dei suoi prodotti anche attraverso un colosso come Amazon, ma ce la farà in tempo per il prossimo Black Friday?

  • L’evento Apple per la prima volta sarà in streaming su Twitter

    L’evento Apple per la prima volta sarà in streaming su Twitter

    Con un tweet dall’account ufficiale, Apple ha invitato gli utenti a guardare lo streaming dell’Apple Event del 12 settembre anche su Twitter. Mettendo un like sul tweet, gli utenti riceveranno gli aggiornamenti utili per seguire la diretta che partirà dalle ore 19 italiane.

    Dopo aver esteso la possibilità di poter seguire il live dell’ultimo WWDC anche su browser come Chrome e Firefox, prima era solo limitato a Safari e Edge, Apple permetterà agli utenti di seguire l’Apple Event anche in live streaming su Twitter. E ad annunciarlo è il colosso di Cupertino dal suo account ufficiale. Con il tweet gli utenti sono invitati a mettere un like per poi ricevere tutti gli aggiornamenti per seguire l’atteso evento. Apple usa Twitter solo con la modalità “promoted only”, nel senso che i contenuti condivisi sono in realtà degli annunci pubblicitari. Questo spiega perchè l’account abbia oltre 2 milioni di follower e zero tweet.

    evento apple 12 settembre 2018

    L’annuncio infatti è destinato solo ad utenti che rientrano nel target imposto da Apple. Ma, in ogni caso, si tratta di un evento nell’evento, essendo la prima volta che Apple apre le sue porte addirittura a Twitter per seguire un evento importante come quello di domani 12 settembre 2018.

    E poi, a scanso di equivoci, e per rispondere a tanti stanno sollevando dubbi sulla reale possibilità di seguire l’evento su Twitter, il tweet dice chiaramente “to watch” per vedere l’evento sulla piattaforma da 280 caratteri. Infatti, sarà lì che potrà essere seguito l’evento. Apple non ha fatto alcuna partnership con Twitter per rendere possibile seguire l’evento direttamente sulla piattaforma di Jack Dorsey.

    L’evento inizierà alle ore 10 della California, quando in Italia saranno le ore 19, e potrà essere seguito sul sito Apple Events e anche su Apple Tv.

    Quindi se siete dei veri utenti appassionati dei prodotti Apple e se volete quindi conoscere in tempo reale il nuovo iPhone che sarà presentato domani, insieme ad altri prodotti, non vi resta che mettere like (il cuoricino) sul tweet e ricevere gli aggiornamenti.

  • Steve Jobs, nel film il volto umano del genio

    Steve Jobs, nel film il volto umano del genio

    A distanza ormai di cinque anni dalla sua morte, la figura di Steve Jobs è ancora tutta da scoprire. Il film in uscita giovedì 21 gennaio nelle sale italiane, “Steve Jobs”, regia di Danny Boyle e interpretato da un grande Michael Fassbender, rivela il volto umano di un personaggio che ha segnato il nostro tempo.

    Manipolatore o genio? Opportunista o visionario? Egoista o altruista? Sono queste le domande che ci si pone dopo aver visto “Steve Jobs“, in uscita nelle sale italiane il prossimo giovedì, 21 gennaio 2016. Come si sa, parlare di Steve Jobs non è mai stato facile, soprattutto per via del suo ormai leggendario carattere o per via di tanti aspetti della sua vita, anche poco esplorati. Ecco che il nuovo film sul fondatore della Apple, “Steve Jobs”, cerca di far conoscere un nuovo volto di questo personaggio, ed è un volto più intenso e anche più umano. Tante volte si è parlato di quanto fosse, esigente, maniacale al limite dell’ossessione, con una vita privata che presentava tante ombre. Ecco, possiamo dire che questo film ci fa conoscere un aspetto nuovo di Steve Jobs, più reale, nel senso di più vicino alla realtà. E l’operazione da questo punto di vista è assolutamente riuscita.

    steve jobs

    Steve Jobs è il film diretto da Danny Boyle (premio Oscar miglio regia per The Millionaire; Trainspotting), la sceneggiatura è del premio Oscar (The Social Network) Aaron Sorkin e si basa sulla biografia del fondatore della Apple scritta da Walter Isaacson, quella più letta fino ad oggi. Ad interpretare Steve Jobs c’è Michael Fassbender (candidato per questo ruolo agli Oscars 2016 come miglior attore) e nel cast ci sono anche Kate Winslet, nel ruolo di Joanna Hoffman, l’ex direttrice marketing della Macintosh, il suo vero angelo custode. Seth Rogen nel ruolo del co-fondatore Steve Wozniak, il co -fondatore della Apple che rivendicherà sempre il suo genio nei confronti di colui che vuole approfittarsene, e Jeff Daniels nel ruolo dell’ex CEO della Apple, John Sculley, l’ex CEO della Pepsi che Jobs vuole a tutti i costi al suo fianco all’inizio dell’avventura.

    steve jobs fassbender

    Il film ruota attorno a tre grandi lanci, che si trasformano lungo il film in tre grandi atti e sono quello del Macintosh del 1984, quello del lancio de Next Cube del 1988 e quello del grande lancio di iMac del 1998. Tre grandi momenti che hanno segnato la vista di Steve Jobs, uomo descritto come mostro per la sua ricerca maniacale della perfezione, del suo essere rude, ossessivo. Ma nel film si vede anche la sua grande capacità  di “vedere oltre”, di saper interpretare i momenti e soprattutto di saperli trasformare in realtà. Emblematica una delle scene finali in cui, rivolgendosi alla figlia Lisa le dice che le metterà presto 100, mille canzoni in un lettore “perchè non sopporto che vai in giro con quel walkman”. Ovvio che alludeva all’iPod che venne poi lanciato nel 2001.

    steve jobs fassbender winslet

    steve jobs figlia

    A fare da cornice al film sono le contraddizioni e le paure di Steve Jobs, a cominciare del tormentato rapporto con la sua ex compagna e sua figlia Lisa, una figlia che lui non vuole riconoscere ma che poi, col passare degli anni sentirà sempre più sua. L’adozione che comunque caratterizza e influenza la vita di Jobs, quella sensazione di sentirsi escluso che poi finirà per “sfogare” con il suo genio, lui che non è un ingegnere, non è un designer, ma che sapeva mettere insieme i talenti (a suo modo) proprio come fa un direttore d’orchestra. Il rapporto altrettanto tormentato con la sua creatura, la Apple, l’azienda che lui fonda in un garage nel 1976 (quest’anno sono 40 anni) insieme a Steve Wozniak. E lo stesso rapporto con Wozniak (che ha partecipato alla realizzazione di questo film) viene raccontato in maniera molto realistica.

    Insomma, Steve Jobs, è uno di quei film da vedere per conoscere a fondo questo personaggio che, nonostante non fosse un ingegnere o un designer, ha segnato il nostro tempo.

  • WWDC15, le novità di Apple tra News e Music

    WWDC15, le novità di Apple tra News e Music

    L’attesa conferenza per gli sviluppatori di Apple, WWDC15, che si è aperta ieri a San Francisco, non ha deluso le attese. Come già si vociferava, Apple entra nel mercato della musica in streaming con “Music” e sfida Facebook con “News”. Apple Pay sarà disponibile in Uk a luglio di quest’anno.

    Il WWDC15 è sempre un evento e anche in questa occasione non è stato da mento. Da giorni si vociferavano le novità che sarebbero state annunciate, voci che hanno poi in effetti trovato conferma. E nel giorno di apertura della conferenza per gli sviluppatori di Apple, che si tiene a San Francisco, Apple rivela le sue mosse che puntano a proiettare la casa di Cupertino verso nuovi mercati.

    La novità più attesa, che è stata confermata nelle ore precedenti la conferenza anche dal CEO di Sony, Doug Morris, è sicuramente quella di Music, presentata da Tim Cook nella fase finale della serata con la frase “One more thing“. In effetti, più che una “cosa in più”, Music rivela la volontà di Apple di entrare in un mercato, come quello della musica in streaming, dominato da Spotify. Come tutti sanno, Apple non è mai stata distante dalla musica, basti pensare a iTunes e poi il lancio dell’iPod che hanno rivoluzionato il modo in cui si era fruita la musica fino a quel momento, eravamo nel 2001. Ora, dopo l’acquisizione di Beats, rivela la sua strategia e il suo prodotto per provare  sparigliare il mercato. In questa situazione Apple non si è trovata avanti, ma è stata costretta a rincorrere.

    apple-music

    Apple Music sarà disponibile in prova, gratis, per tre mesi dal 30 giugno in 100 paesi e poi costerà 9.99 dollari al mese. Il pacchetto fino a 6 utenti costerà 14,99 dollari al mese. Milioni di tracce di iTunes saranno disponibili per l’ascolto in streaming anche su Apple Music e la piattaforma potrà essere utilizzata anche su Windows e su Android. Ma questo solo dal prossimo autunno.

    Se finora Spotify ha potuto, nonostante tutto, dormire sonni tranquilli, e nonostante la concorrenza, da oggi la situazione si complica. Apple, come detto, non si improvvisa del tutto in questo settore, semplicemente ci arriva dopo l’acquisizione importante come Beats. E soprattutto porta tutto il suo “peso” che significa accordi commerciali con le case discografiche e ovviamente significa anche portare la “mela” in un settore che conosce bene e che sa come sfruttare. Le condizioni per riuscire meglio di quanto fatto da Google ci sono tutte.

    Altra grande novità è stata certamente Apple News, il nuovo prodotto con cui Apple lancia la sua sfida a Flipboard e anche a Facebook con Instant Articles. Apple News sarà disponibile in Usa, Australia, Regno Unito insieme al nuovo sistema operativo per iPhone e iPad. I partner di questa nuova iniziativa editoriale di Apple sono già 20 e tra questi ci sono New York Times, Cnn, Financial Times, Time, Wired, Fortune e The Economist.

    Apple News aggregherà notizie da giornali, giornali locali, blog, riviste, e, come Flipboard, riporterà notizie in base ai nostri gusti e alle nostre preferenze. News verrà integrata in iOS9 e sarà disponibile solo dopo l’autunno.

    Le notizie  e i contenuti sono quindi il futuro, tendenza ormai chiara evidenziata anche da Instant Articles, soluzione editoriale che punta molto sul social network, elemento e punto di forza che altri non hanno. Le notizie sono quindi il terreno di scontro dei grandi player tecnologici che vogliono accaparrarsi l’attenzione degli utenti che tra le attività su internet sia da desktop che da, e soprattutto, da mobile più frequenti c’è proprio la ricerca di informazioni e di news. Una soluzione che tra l’altro dona nuova linfa alle testate giornalistiche alle prese con Google News.

    Da notare nella serata di ieri al WWDC15 la presenza, per la prima volta, di due donne come relatrici sul palco. Una novità voluta fortemente proprio da Tim Cook. Si tratta di Susan Prescott, vicepresidente del Product Marketing di Apple che ha parlato di Apple News, e di Jennifer Bailey, capo di Apple Pay che ha rivelato la disponibilità proprio del sistema di pagamento in Uk dal prossimo luglio.

    (cover photo by techcrunch.com)