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  • Ecco perché Instagram lancia Instants dall’Italia e dalla Spagna

    Ecco perché Instagram lancia Instants dall’Italia e dalla Spagna

    Instagram lancia Instants, nuova app per foto effimere senza filtri, partendo da Italia e Spagna. È l’ennesimo tentativo di Meta di sfidare Snapchat dopo oltre dieci anni di tentativi falliti.

    Cambia il mondo, ma a distanza di 10 anni Mark Zuckerberg resta ancora in fissa con Snapchat.

    E come già visto in passato, pur di riuscire a riproporre una funzionalità sulla sua piattaforma, ecco che la copia, la integra nelle sue app principali.

    È una strategia che abbiamo imparato a conoscere in questi anni, sempre con lo stesso obiettivo sullo sfondo e, soprattutto, con lo stesso bersaglio. Ovvero, Snapchat.

    E seguendo questa stessa logica ecco che arriva Instants, la nuova app stand-alone che Instagram ha lanciato ieri, 23 aprile 2026.

    E si tratta di un test di un’app che parte da due paesi nello specifico, ossia Italia e Spagna.

    Una volta aperta, l’app si apre sulla fotocamera e permette di inviare foto che scompaiono dopo una singola visualizzazione, promettendo una condivisione senza ritocchi.

    Promette quasi esattamente quello che già promette Snapchat dal 2011.

    Ma a guardar bene, è una modalità che ricorda molto anche BeReal, non so se la ricordate ancora.

    Ecco perché Instagram lancia Instants dall'Italia e dalla Spagna
    Ecco perché Instagram lancia Instants dall’Italia e dalla Spagna

    Instants, condivisione effimera senza filtri

    L’app Instants promette di condividere momenti reali senza alcun tipo di modifica. Niente filtri, niente ritocchi, una foto che la persona a cui la inviate può vederla una sola volta prima che poi sparisca.

    L’immagine, infatti, resta disponibile per 24 ore, poi sparisce definitivamente. L’idea, almeno nelle intenzioni, è quella di spingere una condivisione più grezza, meno strutturata, più vicina alla conversazione quotidiana che al post costruito per il feed.

    Nulla di originale, sia chiaro, lo si ricordava anche prima.

    Il funzionamento è costruito per impedire quasi ogni forma di editing. Una foto si scatta con un solo tocco, non è possibile caricare immagini dalla galleria del telefono, si può usare esclusivamente la fotocamera interna dell’app.

    L’unica modifica permessa è l’aggiunta di testo sopra l’immagine. Tutto il resto è precluso. La condivisione, poi, avviene con i propri follower o con la lista “Amici più Stretti” e le liste sono sincronizzate tra le due app, quindi non va ricostruita da zero la propria cerchia.

    Meta ha accompagnato il lancio con una dichiarazione: «Per dare alle persone modi a bassa pressione per connettersi con gli amici, stiamo testando un’app chiamata Instants per condividere foto e video casuali nel momento. Stiamo esplorando più versioni di Instants per vedere cosa piace, e ascolteremo la nostra comunità

    Il linguaggio insomma è quello del test aperto, non del lancio definitivo.

    Tanto per essere più precisi, Instants non nasce dal nulla, ma è la versione rinominata e resa autonoma di Shots, la funzione che Meta aveva provato dentro Instagram nel 2025.

    Shots aveva le stesse caratteristiche di Instants, quindi nessun filtro, una sola visualizzazione e poi l’immagine spariva. Funzionava, ma funzionava dentro un’app che ormai è percepita come vetrina e non come spazio di conversazione privata. E quindi, adesso, il tentativo è quello di estrarla dal contesto in cui era nata e darle una vita propria.

    Perché il test di Instants parte dall’Italia e dalla Spagna

    Il fatto che l’esperimento cominci in Italia e in Spagna non è casuale. Si tratta di due mercati europei di dimensione intermedia, con un uso molto intenso dei social media e con un pubblico giovane relativamente attivo su piattaforme di condivisione visual.

    Sono mercati, possiamo dirlo, abbastanza reattivi per offrire dati significativi su test come questi, ma non così centrali da rendere un fallimento irreparabile sul piano reputazionale.

    C’è da aggiungere poi che Snapchat, in Italia e in Spagna, non ha mai davvero sfondato. La sua penetrazione in questi paesi è storicamente inferiore rispetto agli Stati Uniti o al Regno Unito, dove invece è radicato soprattutto tra il pubblico adolescente.

    Partire da questi due paesi significa, in pratica, provare il prodotto su un terreno dove il concorrente principale è più debole e dove i più giovani tendono a usare Instagram e WhatsApp come strumenti primari di conversazione privata e visual.

    Va detto, poi, che l’Italia e la Spagna condividono anche una caratteristica demografica e culturale che Meta conosce bene: un uso molto diffuso di Instagram come infrastruttura di messaggistica informale, ben oltre la funzione originaria di vetrina. In questo senso, Instants si innesta su un’abitudine già consolidata, provando a strutturarla con un’app dedicata.

    L’identità agganciata a Instagram e il nodo dei più giovani

    Instants eredita il grafo sociale di Instagram, ovvero la rete dei contatti che abbiamo già costruito sull’app madre. Da un lato, questo aiuta il lancio, perché non richiede all’utente di ricostruire la propria cerchia di amici da zero, come ricordavamo prima.

    Dall’altro, però, si porta dietro proprio quello che i più giovani cercano di evitare quando usano Snapchat, ossia mescolare la conversazione privata e l’identità pubblica.

    Snapchat ha avuto successo, in fondo, anche per questa ragione. È stato percepito come uno spazio separato, dove la propria identità non era il profilo costruito, ma un luogo più leggero in cui parlare con pochi amici selezionati.

    Instants, invece, entra in scena con il profilo Instagram già addosso. E questo, per molti adolescenti, potrebbe rivelarsi un problema più che una soluzione.

    Ecco perché Instagram lancia Instants dall'Italia e dalla Spagna
    Ecco perché Instagram lancia Instants dall’Italia e dalla Spagna

    La vecchia ossessione di Zuckerberg contro Evan Spiegel

    Per capire perché Meta insista, dopo oltre dieci anni, su questo stesso terreno, bisogna tornare indietro al 2013.

    In quell’anno, come riportato dal Wall Street Journal, Mark Zuckerberg offrì tre miliardi di dollari per comprare Snapchat. Evan Spiegel, l’allora giovane CEO dell’azienda, rifiutò. Spiegel ha raccontato in seguito che Zuckerberg, di fronte al no, sembrò prendere la cosa sul piano personale.

    Da quel momento, Meta ha provato sistematicamente a erodere il territorio di Snap con una serie di cloni e varianti. È arrivato Poke, app stand-alone lanciata sempre nel 2013 e chiusa diciassette mesi dopo. È arrivato Slingshot, provato nel 2014 e spento dopo soli sei mesi. Sono arrivati i Quick Updates di Facebook nel 2016, pensati per spingere la condivisione rapida. Nessuno di questi esperimenti ha mai davvero funzionato.

    L’unica eccezione, come ricorderete, sono state le Stories di Instagram, lanciate nel 2016 con una formula di scadenza a ventiquattro ore che ricalcava in modo piuttosto evidente il formato di Snapchat. Quelle hanno funzionato, eccome.

    E hanno finito per rallentare la crescita di Snap per anni, diventando una parte centrale dell’esperienza di Instagram. Ma il punto è proprio questo, le Stories su Instagram hanno funzionato perché integrate nell’app principale, non perché lanciate come prodotto separato.

    Perché Meta rilancia proprio adesso

    Ma perché Meta sceglie di muoversi di nuovo in questo modo, e soprattutto, perché lo sceglie proprio adesso?

    La risposta più plausibile ha a che fare con lo stato di salute dell’avversario. Snap, la società madre di Snapchat, sta attraversando una fase decisamente difficile. La crescita della piattaforma si è fermata e in alcuni mercati è addirittura arretrata. A inizio aprile di quest’anno, Snap ha annunciato il licenziamento del 16% della sua forza lavoro e il CFO si è dimesso.

    In un quadro del genere, Meta vede un’opportunità.

    Se Snap è costretta a ridurre gli investimenti in promozione e a concentrare le risorse sul lancio dei suoi occhiali in realtà aumentata, ci sono mercati in cui la competizione si fa meno aggressiva. E in quei mercati, una nuova app che replica le stesse funzioni con dietro la potenza di fuoco di Meta potrebbe trovare uno spazio che altrimenti non avrebbe avuto.

    Italia e Spagna, da questo punto di vista, sono anche un campo di prova ideale, perché Snap è storicamente meno presente.

    Criticabile, ovviamente, ma va vista anche come una mossa di pressione competitiva. Meta non deve vincere dappertutto. In realtà, alla società di Zuckerberg basta rubare quote in quei paesi in cui Snap non è ancora radicato, o in quelli in cui sta perdendo terreno, per indebolire ulteriormente un concorrente già in difficoltà.

    Un tempismo che arriva forse troppo tardi

    Altra considerazione, restando sul tempismo, va fatta.

    L’onda della condivisione non filtrata, autentica, a bassa pressione, ha avuto il suo momento di grande popolarità qualche anno fa con BeReal, evocata prima. L’app francese che a un certo punto sembrava destinata a ridefinire il modo in cui i più giovani usano i social. Oggi, quella popolarità si è nettamente ridimensionata e BeReal non è più l’app che prometteva di diventare.

    Il punto è che Instants si inserisce in uno spazio che non è più in crescita come lo era due o tre anni fa. E qui entra in gioco un secondo problema, ancora più sostanziale: molti utenti, per la condivisione rapida e informale, usano già le Stories di Instagram.

    Sono utenti che hanno cioè uno strumento integrato nell’app principale che copre buona parte del bisogno a cui Instants risponde. Perché mai dovrebbero scaricare e gestire un’altra app?

    In teoria, Instants promette qualcosa di diverso dalle Stories, cioè la condivisione uno-a-uno o a piccoli gruppi senza pubblicazione sul feed pubblico.

    In pratica, però, per quella funzione esistono già i messaggi diretti di Instagram, WhatsApp, Messenger. Lo stesso bisogno è coperto, magari in modo meno elegante, da strumenti che l’utente ha già installati e aperti decine di volte al giorno.

    La storia dei cloni Meta e cosa ci dice davvero

    Se guardiamo la sequenza degli esperimenti Meta in chiave anti-Snapchat, il dato più interessante non sono i singoli tentativi, ma la continuità. Zuckerberg non ha mai smesso.

    Per oltre un decennio, la sua azienda ha dedicato risorse, tempo e ingegneri a un obiettivo che dal punto di vista industriale è marginale, perché Snap non è mai stato un concorrente diretto di Facebook o di Instagram. Lo è solo parzialmente, e solo su un segmento specifico di pubblico, quello più giovane.

    Eppure la persistenza è lì, visibile.

    Per Meta non si tratta solo di difendere il proprio mercato, ma di erodere quello degli altri fino a renderlo non più difendibile. Una cosa è costruire un prodotto migliore, un’altra è costruire tanti prodotti simili nella speranza che almeno uno attecchisca. Sono due strategie diverse, e quella che vediamo applicata qui è la seconda.

    Resta da vedere se Instants avrà un destino diverso dai suoi predecessori. La storia, in questo caso, suggerisce di no.

    Le app stand-alone di Meta pensate per sfidare Snapchat hanno quasi sempre fallito, e quando hanno avuto successo è stato perché integrate in un prodotto già esistente. Instants ripete esattamente lo schema che finora non ha pagato.

    La partita vera si gioca sugli occhiali connessi e IA

    Mentre Meta lancia l’ennesimo clone di Snapchat, il terreno vero dello scontro si è spostato altrove.

    Snap sta puntando tutto sui suoi occhiali in realtà aumentata, in arrivo nel 2026. Meta, dal canto suo, sta investendo pesantemente sull’intelligenza artificiale e su nuove infrastrutture, con il ventottesimo data center statunitense appena avviato.

    Le foto effimere, in questo scenario, sono quasi un campo di battaglia residuale.

    E allora la domanda è se valga davvero la pena, per Meta, insistere su un prodotto che probabilmente non cambierà gli equilibri di mercato. La risposta, forse, ha meno a che fare con la logica industriale e più con una dinamica che Meta ha costruito nel tempo. Quando un concorrente si indebolisce, allora ecco che si colpisce. Anche con un’app che, probabilmente, non verrà ricordata più tra qualche anno.

    In buona sostanza, un’azienda che controlla le principali app di messaggistica e social media del pianeta può permettersi di lanciare un prodotto derivativo dopo l’altro, finché uno non funziona. Ecco, chi non ha quelle dimensioni, semplicemente, non può.

    E questo è un aspetto del mercato digitale su cui, prima o poi, toccherà tornare. Il fatto che il primo banco di prova sia l’Italia ci riguarda da vicino, e ci offre una buona occasione per osservare la vicenda direttamente.

    Staremo a vedere, come sempre.

  • Le app social media più amate e odiate, nel mondo e in Italia

    Le app social media più amate e odiate, nel mondo e in Italia

    Uno studio di Mailsuite rivela le app social media più amate e più odiate nel mondo. E ci sono i dati che riguardano anche il nostro paese. Facebook risulta la più odiata in 39 paesi, Italia compresa.

    Molto spesso, quando si parla di social media, siamo portati a pensare che le app che usiamo più spesso siano anche quelle più amate. In realtà, non è così. Il fatto che un’app sia più usata non significa che sia anche la più amata, o preferita.

    Di sicuro esiste un’app social media che usate spesso ma che non è tra quelle che preferite o apprezzate di più. E i motivi sono tanti.

    Ma per chiarire meglio questo concetto, ci viene in soccorso uno studio di Mailsuite che, a dire il vero, ha realizzato una analisi più profonda che va oltre le app di social media.

    Le app social media più amate e odiate

    Per quello che ci interessa, visto che su questo blog il focus principale, è sempre stato quello, restiamo però sul tema social media. E quindi andiamo alla scoperta delle app social media più amate e più odiate. In Italia e non solo.

    Le app social media più amate e odiate, nel mondo e in Italia

    Intanto, va chiarito cosa si intende per app più amata, o più odiata.

    Mailsuite per realizzare questo studio si è basata sulle valutazione che gli utenti rilasciano su Google Play, l’app store di Google. In pratica, sono state considerate le valutazioni a 5 stelle, prendendo in esame le diverse ripartizioni delle app, su 1500 applicazioni, di comunicazione e social media.

    Lo studio di Mailsuite sulle recensioni

    Lo studio analizza quindi le recensioni fornite dagli utenti in varie regioni del mondo, basandosi principalmente su due categorie di app: app di messaggistica, social media e servizi email.

    Come già ricordato, ci concentriamo sulle piattaforme social media, esaminando non solo le preferenze globali, ma guardando anche i dati che riguardano il nostro paese.

    Facebook l’app più odiata

    Cominciamo dicendo che Facebook, la piattaforma social media più usata al mondo risulta essere anche la più odiata. Ecco un esempio di app molto usata che non significa quindi amata da tutti. Tutt’altro.

    Facebook risulta la più odiata in 39 paesi, Italia compresa. Più avanti proveremo a dare una spiegazione.

    Restiamo sulle app social media più amate, a livello globale.

    Le app social media più amate al mondo

    Lo studio mostra come TikTok ad oggi sia l’app più amata nel mondo: lo è in 30 paesi, tra cui Regno Unito, Canada, Nuova Zelanda e Australia.

    L’app di ByteDance vanta 80 milioni di recensioni, su Google Play e App store.

    Da segnalare la grande performance di Threads, l’ultima app di casa Meta, presenta in UE dal dicembre del 2023.

    X (ex Twitter), la piattaforma di Elon Musk risulta apprezzata in soli 4 paesi: El Salvador; Kenya; Ghana; Tunisia. Nessuna preferenza per Snapchat.

    Restando sulle app più amate, guardiamo al nostro paese perchè ci sono sorprese.

    Le app social media più amate

    L’app social media più amata in Italia: BeReal

    E la sorpresa è data dal fatto che l’app social media più amata in Italia non è Instagram e non è TikTok. L’app più amata è BeReal. Non lo avreste mai pensato, vero?

    E in effetti le cose stanno così. Molto probabilmente, pur non incontrando il favore del grande pubblico, resta ancora molto apprezzata per il fatto che rappresenta una sorta di alternativa a quelle app che spingono verso una perfezione che quasi mai è reale.

    BeReal è prima anche in altri paesi, come: Usa; Francia; Spagna; Slovenia.

    E ora passiamo alle app social media più odiate.

    Le app social media più odiate

    Come detto, Facebook è quella più odiata a livello globale e anche in Italia. Ed è in compagnia di Reddit e X.

    L’app più usata al mondo potrebbe pagare lo scotto di essere percepita come “superata”. Un aspetto spesso non apprezzato è l’invasione della pubblicità, come si è visto nel corso degli anni. Per non parlare delle tante situazioni legate alla privacy.

    Le app social media più odiate

    Reddit è un caso a parte. Non del tutto compresa, solo nel 2010 ha provveduto ad una ristrutturazione importante. E solo dal 2014 risulta essere più usabile dai browser su mobile e attraverso l’app. Questo dopo aver acquisito Alien Blue e averla rinominata Reddit.

    Ma nonostante tutto, Reddit risulta per gli utenti ancora molto difficile da usare, lenta e poco intuitiva. In aggiunta a questo, Reddit risulta per nulla apprezzata anche per via della scarsa moderazione dei contenuti e per una eccessiva polarizzazione delle conversazioni.

    Ecco, queste le brevi considerazioni che si possono fare riguardo alle app social media più amate e più odiate esaminate dallo studio di Mailsuite.

    Se volete approfondire lo studio e scoprire anche le più amate e odiate tra le app di messaggistica e email, potete leggere tutto da questo link.

    Poi, se vi va, qui o sui social media, fatemi sapere quali sono le vostre app social media più amate e più odiate, rispetto alle recensioni che avete rilasciato. E anche rispetto alle vostre sensazioni.

     

  • BeReal prova a rilanciarsi con brand e influencer

    BeReal prova a rilanciarsi con brand e influencer

    BeReal, dopo il primo successo resiste ancora. E registra crescita con 23 milioni di utenti. Introduce RealPeople e RealBrands, sperando di rilanciarsi. Ma basterà?

    Se vi state chiedendo che fine abbia fatto BeReal, allora eccoci qui ad offrire qualche risposta.

    Intanto, diciamo subito che l’app resiste. Anche se per la verità in Italia non ha trovato grande risconto, come invece avvenuto altrove. Certo, sono lontani i momenti di quando l’app cresceva al ritmo di +315%, ma l’app continua ad andare avanti.

    E adesso siamo qui a parlarvi delle novità che riguardano proprio BeReal, net tentativo di provare a rilanciarsi.

    BeReal cresce, anche se di poco

    Recentemente, l’app ha registrato un aumento degli utenti attivi giornalieri. Passando da 20 a 23 milioni in pochi mesi, un segno di crescita costante che testimonia il costante interesse da parte degli utenti.

    bereal brand influencer 2024 franzrusso

    Ora, la novità è che su BeReal, dal prossimo 6 febbraio verrà lanciato due nuove categorie: RealPeople, un feed di aggiornamenti da parte di utenti importanti; RealBrands, account ufficiali del marchio che mostreranno promozioni e offerte nell’app.

    L’aggiornamento è un’espansione del feed RealPeople, che BeReal sta testando da maggio dello scorso anno. La piattaforma prova a smuovere maggiore interesse dimostrando che le celebrità sono “proprio come te e me”.

    BeReal con RealPeople e RealBrands

    RealPeople: questa categoria è stata creata per includere celebrità e figure pubbliche sulla piattaforma. L’idea dietro a “RealPeople” è quella di permettere agli utenti di BeReal di seguire persone famose, offrendo loro una finestra sulla vita quotidiana di queste celebrità.

    A differenza di altre piattaforme social, dove il contenuto delle celebrità è spesso altamente curato e prodotto professionalmente, BeReal incoraggia una condivisione più autentica e meno filtrata. Ciò significa che i follower potrebbero vedere celebrità in momenti ordinari o casuali della loro vita, promuovendo un senso di connessione più umana e reale.

    RealBrands: allo stesso modo, “RealBrands” è una categoria pensata per i brand. Questo permette alle aziende di avere una presenza ufficiale su BeReal. L’obiettivo è di offrire ai brand un modo di interagire con gli utenti in un contesto “più genuino e personale”. ù

    I brand che aderiscono a questa categoria potrebbero condividere momenti del dietro le quinte, la vita quotidiana dei propri collaboratori, o aspetti meno conosciuti della loro attività. Questo approccio mira a costruire un rapporto più autentico e trasparente tra i brand e la propria audience.

    BeReal e il futuro, qualche considerazione

    Volendo trarre qualche considerazione veloce, stando a queste informazioni, allora sarà molto difficile che BeReal possa riscontrare di nuovo il successo assaporato al debutto.

    Non dimentichiamoci che BeReal conobbe il suo momento più alto sulla scia della pandemia, quando era forte l’interesse per gli utenti di una certa intimità nelle connessioni, nelle condivisioni. Alla ricerca anche di un qualcosa che facesse riflette sul senso del reale e meno dell’arftefatto.

    Ricorderete anche che BeReal si era candidata a diventare l’anti-Instagram.

    Ecco, non è andata proprio così e sarà difficile suscitare interesse anche con queste novità.

    BeReal sembra più una funzionalità

    BeReal, a dirla tutta, ha più le caratteristiche di essere una funzionalità più che una piattaforma a sè stante. E già questa sensazione non aiuta l’utente.

    Utente che ormai è sempre più abituato a certi modalità di utilizzo delle piattaforme social media e ha già costituito il suo menù. All’interno del quale difficilmente troverà un posto stabile BeReal.

    Lo stesso discorso potrebbe valere per le aziende che hanno sempre più bisogno di accedere ad audience più ampie. Sebbene l’idea di una relazione più vera non sia del tutto male. Ma quello che non convince sono le modalità.

    BeReal attira l’attenzione solo per pochi momenti al giorno, non sufficienti per attrarre un’azienda su questa piattaforma.

    Ma non è detto che BeReal possa riuscirci. Solo che è molto difficile, di questi tempi.

     

  • Gen Z e le piattaforme social media più usate in Italia

    Gen Z e le piattaforme social media più usate in Italia

    Gen Z e social media. Con i dati Comscore scopriamo quali sono le app e piattaforme più usate dagli utenti più giovani. Su tutte, YouTube è quella più usata. Da segnalare la parabola BeReal, ormai in caduta libera.

    È noto come la Gen Z sia particolarmente abile nell’utilizzo di social media e piattaforme digitali. Non a caso, stiamo parlando di una generazione che è nativamente digitale.

    Di recente, lo studio Schermi Futuri ha indagato il modo in cui i giovani usano i social media e, soprattutto, con quale approccio. Dati interessanti che vi invitiamo a leggere.

    Ora, anche in luogo di una continua frammentazione dei social media, diventa sempre più arduo tracciare esattamente dove gli utenti di questa generazione scelgono di trascorrere il loro tempo. Sulla base dei dati reperiti da Comscore, cerchiamo di vedere quali sono le app e piattaforme social media più apprezzate dalla Gen Z. E poi vedremo anche un confronto tra l’uso dei social media della Gen Z e l’uso generale della popolazione.

    Lo studio, basato come dicevamo su dati Comscore, focalizza l’attenzione sulle app mobile in Italia, Regno Unito e Spagna, considerando la fascia di utenti tra i 18 e i 24 anni, per avere un’immagine più fedele possibile della Gen Z (nati tra il 1997 e il 2012).

    gen z social media 2023 franzrusso.it

    Piattaforme social media con la maggior penetrazione tra la Gen Z

    Dall’analisi emerge che l’app mobile di YouTube domina in tutti e tre i paesi, con un picco di penetrazione in Spagna (87%). L’Italia è il secondo paese con il 74%.

    Instagram segue a ruota con una penetrazione superiore al 60%. E anche in questo caso a guidare è la Spagna con il 76%; segue UK con il 63%; poi l’Italia con un quasi sorprendente 61%.

    Snapchat e Reddit, molto diffusi nel Regno Unito con una penetrazione rispettivamente del 51% e del 23%, sono meno presenti in Italia e Spagna. In merito a Twitter, Twitch e BeReal, la Spagna evidenzia una maggiore popolarità tra la generazione Z rispetto agli altri due Paesi.

    Se guardiamo il dato riferito all’app o la piattaforma social media che è cresciuta di più, i dati Comscore rilevano che, tra aprile 2022 e aprile 2023, BeReal ha mostrato il tasso di crescita più elevato in termini di visitatori unici totali tra i 18 e i 24 anni in Italia, Regno Unito e Spagna. Quindi nel 2022, l’app si è consolidata nel panorama dei social media.

    social media generazione z 2023

    Gen Z e social media: la parabola di BeReal

    BeReal, tra gli utenti 18-24 anni, ha fatto registrare numero elevati in assoluto:

    • in UK +698K
    • in Italia +609K
    • in Spagna +552K

    Ma va detto che, a proposito di BeReal, questo scenario è già in trasformazione e c’è chi definisce l’app del “momento” come ormai in caduta libera. Infatti, gli utenti giornalieri attivi si sono più che dimezzati tra ottobre 2022 e marzo 2023, passando da 20 milioni a 6 milioni.

    Una trasformazione, comunque un cambio di scenario repentino, che deve farci riflettere su una questione. E cioè se davvero siamo disposti a mostrarci autentici e se davvero vogliamo condividere questa nostra autenticità. Dalla parabola di BeReal, finito il momento di successo, sembrerebbe proprio di no.

    E poi, c’è un altro aspetto da considerare. Forse questa autenticità è troppo “impegnativa”. BeReal, forse, imponeva di essere autentici, di mostrarsi per quello che siamo davvero. Ma, nell’era dell’apparenza, della approvazione social a tutti i costi, tutto questo non paga ed è forse meglio fingersi non autentici e continuare ad usare app come Instagram, ad esempio, che nel frattempo, come ormai spesso accade, ha inglobato una delle caratteristiche di BeReal, di fatto mettendola in crisi.

    Proseguendo con la ricerca, se confrontiamo la Gen Z con la popolazione digitale generale, gli utenti più giovani eccedono i valori medi su quasi tutte le piattaforme social, con l’eccezione di LinkedIn e Facebook. Le piattaforme dove spiccano di più sono BeReal, Twitch, Reddit e Snapchat.

    La ricerca ha posi esaminato tutte e tre le fasce di età rappresentate nel grafico: Gen Z, 25-34 e 35+. Per quanto riguarda YouTube, la fascia di età 18-24 anni mostra la più alta penetrazione in Italia e Spagna, mentre nel Regno Unito la fascia di età 25-34 li supera di 6 punti percentuali di copertura.

    La penetrazione fornisce una panoramica sull’utilizzo di queste app da parte dei vari gruppi di età, ma altre metriche come il tempo speso per utente e le visite incrociate offrono ulteriori dettagli su come i livelli di coinvolgimento variano tra le diverse piattaforme, e come la Gen Z naviga tra una piattaforma e l’altra.

    Ad esempio, sebbene la Gen Z in Spagna abbia una penetrazione su Facebook inferiore alla media, ciascun utente ha trascorso mediamente 3 ore sull’app nell’aprile 2023, un dato che è più del tempo speso su Pinterest, Reddit o Snapchat.

    La Gen Z mostra un’ampia varietà di comportamenti nell’uso dei social media e delle piattaforme digitali. Questo rispecchia la velocità con cui le nuove tendenze emergono e cambiano nel panorama digitale. YouTube, Instagram e TikTok continuano a essere tra le piattaforme più popolari, mentre l’uso di piattaforme emergenti come BeReal evidenzia la continua evoluzione di questo settore.

    Ad ogni modo, le metriche come la penetrazione non raccontano l’intera storia. L’analisi del tempo speso e delle visite incrociate offre una visione più completa dell’interazione tra Gen Z e le piattaforme social media. Nonostante alcune piattaforme possano avere una penetrazione inferiore, il tempo trascorso dagli utenti può essere significativamente più alto, evidenziando un coinvolgimento profondo.

    A questo punto, risulta interessante per le aziende e i brand comprendere queste tendenze e agire di conseguenza. Anche perché la Gen Z, lo sappiamo, è una generazione destinata a plasmare il futuro del digitale.

    Gen Z italiana e social media

    Da quello che risulta dalla ricerca, la Generazione Z italiana è molto attiva sui social media, con alcune piattaforme che si distinguono particolarmente per il loro utilizzo.

    1. YouTube: come nel resto dei paesi considerati, l’app di YouTube risulta molto popolare anche tra la Gen Z italiana, con il 74%
    2. Instagram: anche Instagram è molto utilizzato dalla Generazione Z italiana, rientrando tra le piattaforme con una “reach” (percentuale di pubblico raggiunto) molto alta, con il 61%.
    3. BeReal: questa è la piattaforma che ha visto la crescita più rapida tra la Generazione Z italiana, con un aumento di 609.000 utenti unici nell’arco di un anno, da aprile 2022 ad aprile 2023, con il 15%.
    4. TikTok: la piattaforma video del momento, che ha influenzato ormai tutte le piattaforma social media, inclusa Twitter, risulta la terza piattaforma più usata dalla Generazione Z italiana con il 58%.
    5. Da segnalare Twitch con il 15% e poi, tra tutte le altre app, da evidenziare come LinkedIn non abbia appeal sulla Generazione Z con appena il 5%.

    Mentre piattaforme come Snapchat e Reddit mostrano una presenza più limitata in Italia rispetto al Regno Unito, l’uso di Twitter, Twitch e BeReal (ancora per poco) è comunque significativo.

    Infine, confrontando l’utilizzo dei social media della Generazione Z con la popolazione digitale generale italiana, risulta che la Gen Z supera i valori medi su molte piattaforme, fatta eccezione per LinkedIn e Facebook.

    La Generazione Z italiana si distingue, quindi, per un uso intenso e variegato dei social media, privilegiando in particolare YouTube, Instagram e BeReal. Tuttavia, l’engagement specifico può variare notevolmente a seconda della piattaforma.

  • BeReal, il social che (forse) porta tutto alla Realtà

    BeReal, il social che (forse) porta tutto alla Realtà

    Ma davvero c’è bisogno di un’app che porti tutto alla realtà? BeReal ci prova e, al momento, i numeri le danno ragione. È tra le più scaricate nei primi mesi dell’anno. I download sono cresciuti del 315%.

    Tutti ne parlano e tutti la criticano. Stiamo parlando di BeReal, la piattaforma social media francese che sta conoscendo in questi ultimi mesi un periodo di forte diffusione. E perché? Giustamente, vi starete chiedendo. Come fa una piattaforma social media, del tutto nuova nel 2022, ad attirare l’attenzione degli utenti? Semplice, puntando sulla realtà e non sul modo in cui vorremmo che la Realtà fosse.

    Certo può sembrare strano, e tra l’altro questo non sarebbe certo l’unico tentativo finora, ma il tentativo di provare a lasciarsi alla spalle quella forma maniacale di perfezione del contenuto, che spesso passa come realtà artefatta, pare comincia ad interessare gli utenti. E parliamo degli utenti più giovani, quelli definiti Generazione Z (quelli nati tra il 1997 e il 2010, più o meno).

    La connessione tra gli utenti sulla piattaforma è reale e autentica. O almeno così dovrebbe essere. Già il fatto di portare all’attenzione la realtà che ci circonda e i giovani è un grande risultato.

    BeReal social media realta

    In questi giorni se ne sta parlando molto perché Apptopia. I download dell’app, dall’inizio dell’anno, sono cresciuti del 315%.

    L’app è stata lanciata nel 2019 e solo a fine 2021 ha cominciato a vedere lievitare i download dell’app. BeReal, in termini di download è quarta nel primo trimestre del 2022 in Usa, Regno Unito e Francia. È dietro solo a Instagram, Snapchat e Pinterest. L’app continua a crescere anche in Danimarca e Messico.

    In Francia, l’app ha fatto registrare l’80% dei download tra gli utenti iPhone di età 16-24 anni; il 180% degli utenti Android sempre di età 16-24 anni.

    Come funziona BeReal

    Ma come funziona BeReal?  Come dicevamo all’inizio, BeReal prova a introdurre un nuovo modo di concepire i social media come strumenti. Attraverso i quali condividere la realtà. L’app permette di postare soltanto una foto al giorno, ritraendo momenti diversi. Su BeReal non esistono like, filtri e followers. La piattaforma invita gli utenti a dedicare alla condivisione soltanto due minuti al giorno.

    Il contenuto deve essere creato in un momento specifico della giornata, proprio quando arriva la notifica sullo smartphone. Questo per invitare gli utenti a non essere vittime della compulsività, dell’essere sempre e costantemente online e di rincorrere una perfezione artefatta.

    BeReal social media realta

    Dicevamo dei due minuti. Dal momento in cui arriva la notifica, gli utenti hanno appunto 120 secondi per scattare una foto e condividerla, trascorsi i quali non si ha più la possibilità di usare l’app. Di conseguenza, bisognerà attendere la prossima notifica, il giorno dopo per poter pubblicare una foto.

    La foto condivisa può essere geolocalizzata, o meno, e può essere resa pubblica o privata. Se è pubblica, tutti gli utenti di BeReal potranno vedere il contenuto, mentre se è privata, la potranno vedere solo i tuoi contatti a cui hanno accesso. Il contenuto pubblicato scompare il giorno successivo, praticamente nello stesso momento in cui si ripresenta la possibilità di scattare e condividere una nuova foto. Gli utenti possono anche lasciare commenti sulle foto, commenti che spariranno quando sparirà la foto.

    Creare un account su BeReal

    Quindi, per creare un account su BeReal bisogna seguire questi 5 passi:

    1. scaricare e installare l’app, disponibile sia per dispositivi iOS che Android;
    2. impostare l’account inserendo numero di telefono, nome, nome utente e data di nascita;
    3. abilitare l’app all’invio di notifiche, passaggio fondamentale per essere avvisato su quando postare, l’ora cambia di giorno in giorno;
    4. abilitare l’app ad accedere alla fotocamera e alla posizione dello smartphone, necessario per pubblicare foto con la geolocalizzazione;
    5. caricare una foto del profilo e sincronizzare i contatti per trovare gli amici e seguirli.

    Ecco, questo per spiegare un po’ il senso di BeReal, quella che possiamo definire l’app del momento. Ma c’è da fare qualche considerazione.

    Come spesso abbiamo raccontato anche qui sul nostro blog, è giunto il momento di cominciare ad adottare una modalità più responsabile e consapevole di alcune piattaforme, come Instagram ad esempio. Le categorie più giovani, lo abbiamo visto, sono spesso attirate, ammaliate dal rincorrere una perfezione che non esiste, dall’incontrollabile desiderio di connessione continua. Tutte sensazione che danno luogo a frustrazione e a sensi di colpa, per non parlare di conseguenze ben peggiori.

    BeReal e la condivisione consapevole

    Ben vengano esempi di app che provano a smontare questo costrutto inesistente, per il più delle volte, cercando di dare luogo ad una condivisione sana, consapevole e quanto più possibile veritiera. Ben vengano, davvero.

    Solo che, dall’altro lato, una condivisione così impostata, che deve rispondere a regole stabilite (vedi l’ora precisa, mancata la quale non si può più pubblicare), non spinge le persone a raccontarsi, anzi. Alla lunga, dopo aver provato l’effetto di allontanarsi da Instagram, è quello di rendersi conto di avere una vita “normale” che a qualcuno potrebbe apparire anche “noiosa”.

    Allora, sarebbe sempre meglio lavorare sulla consapevolezza e sulla responsabilità. I filtri dovrebbero essere quelli di rendere l’immagine più chiara o più scura, lasciando comunque intravedere i colori che infondono anche sensazioni positive a chi realizza un’immagine e anche a chi la guarda.

    Forse sarebbe meglio lavorare su una via di mezzo, posto che provare a rendere la condivisione meno tossica e dannosa è sempre positivo.

    Staremo a vedere che strada prenderà BeReal.