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  • Intelligenza artificiale e marketing: il ruolo dei big data

    Intelligenza artificiale e marketing: il ruolo dei big data

    L’IA rivoluziona il marketing con efficienza e un livello di personalizzazione sempre più elevato. Assistenti vocali e big data ormai influenzano i consumatori, ma emergono questioni etiche. Le competenze soft saranno cruciali nel futuro.

    “La vendita per corrispondenza mette gli uomini alla prova, eliminando ogni tipo di supposizione ed evidenziando ogni errore. […] Così si impara che o la pubblicità viene fatta su base scientifica o non si avrà nessuna possibilità di successo”.

    Con queste parole Claude C. Hopkins, nel 1923, copywriter e convinto esponente dell’hard sell, presentava in “Scientific advertising” la propria visione dell’advertising.

    Da allora la relazione tra persone e marchi ha mutato pelle diverse volte.

    Dalla Televisione all’Intelligenza Artificiale

    L’avvento della televisione, la nascita dei primi personal computer fino all’avvento di Internet e la sua successiva adozione in mobilità, sono solo alcuni dei passaggi che hanno provocato i cambiamenti epocali degli ultimi decenni.

    In questo quadro si articola la riflessione con Francesco Turriani di Ingigni che interseca storia, dati ed approfondimenti scientifici che guardano ai trend di domani.

    Il 30 novembre 2022, con la pubblicazione di ChatGPT, il chatbot basato su intelligenza artificiale di OpenAI, è avvenuto un altro passaggio storico, un game changer negli equilibri della società.

    il tempo impiegato dalle statup più famose per raggiungere il milione di utenti

    In 5 giorni ChatGPT ha raggiunto i 1 milione di utenti (fonte dati e immagine) e si stima abbia raggiunto oltre 630 milioni di visitatori il mese scorso. In un paio d’anni si sono moltiplicate le Intelligenze artificiali (o IA) declinate in vari settori.

    Non abbiamo fatto in tempo a familiarizzare con testi più o meno ben fatti che siamo stati sorpresi da immagini sempre più realistiche. Oggi le immagini prendono vita ed è sempre più naturale che vengano accompagnate da musiche nate da dei prompt. Tutto evolve, molto velocemente.

    Il marketing, più rapidamente di altre realtà, sta sviluppando un rapporto simbiotico con l’intelligenza artificiale, coniugando la propria maturità con l’innovazione offerta dall’IA.

    Il risultato è fatto da mediazioni algoritmiche che migliorano le performance, avvicinano ancora di più azienda e cliente di cui addirittura prevedono i comportamenti grazie ai big data. 

    L’impatto dell’IA nel marketing digitale

    Hopkins diceva: “Non siamo perfettamente in grado di predire con certezza quanto un articolo sarà popolare, perché è difficile misurare le antipatie umane, le preferenze e i pregiudizi ma sappiamo invece con certezza come venderlo nel modo più efficace.”

    Anche questa barriera è caduta grazie a IA che automatizzano e personalizzano l’esperienza di acquisto degli utenti in modi prima inimmaginabili. Brand come Amazon sono pionieri nei consigli di acquisto personalizzati e nei prezzi dinamici assistiti aggiornati, grazie all’intelligenza artificiale.

    Grazie all’IA, i brand offrono raccomandazioni d’acquisto su misura, migliorano la navigazione del cliente e ottimizzano la gestione dell’inventario. Questi strumenti aumentano l’efficienza, migliorano la soddisfazione del cliente e se ne assicurano la fedeltà grazie alla comprensione delle preferenze.

    Secondo Statista, i ricavi del mercato globale derivanti dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel marketing raggiungeranno i 36 miliardi di dollari nel 2024. 

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    Le tecnologie AI che avvicinano i brand ai consumatori

    Una ricerca focalizzata sull’impatto dell’IA sui comportamenti d’acquisto online degli utenti si sofferma su 5 punti che restano fondamentali nel rapporto tra intelligenza artificiale e marketing.

    Assistenti vocali

    Sfruttano l’apprendimento automatico per valutare e decodificare la voce e il linguaggio parlato. Ad esempio, i clienti possono effettuare acquisti handsfree utilizzando comandi vocali tramite assistenti virtuali come Google Assistant, Amazon Alexa e Siri. Il 40% degli italiani ne fa uso.

    Virtual Try On

    Integra nel reale elementi virtuali e permette di vedere il risultato prima di disporre del prodotto. Durante lo shopping online su Amazon, ad esempio, si può vedere in un’anteprima come un certo modello di scarpa starà ai piedi della persona grazie alla fotocamera del proprio smartphone.

    Cognitive robots

    Questi robot utilizzano tecnologie di linguaggio naturale per operazioni senza intervento umano. Un esempio è Robee, il robot umanoide made in Italy con addestramento rinforzato, capace di operare in ambienti ostili, di eseguire lavori pesanti in fabbrica ma anche in ambito sanitario.

    Sistema di raccomandazione

    Questi sistemi utilizzano algoritmi che analizzano la cronologia di navigazione dell’e-commerce e ne tracciano i comportamenti al fine di comprendere quali categorie di prodotti suggerire ai clienti. Amazon raccomanda prodotti basandosi anche sulla cronologia di ricerca degli utenti.

    Test processing technology

    Si tratta di una tecnologia di linguaggio naturale che include chatbot e sentiment analysis, utilizzata per analizzare il linguaggio o testi scritti. Per esempio, la compagnia Sephora usa strumenti di elaborazione di dati per valutare recensioni, opinioni e feedback dei prodotti.

    La capacità dell’intelligenza artificiale di analizzare grandi set di dati in tempo reale migliora la distribuzione dei contenuti permettendo al marketing di identificare, esaminare, anticipare ed interpretare correttamente i dati degli utenti. Questa capacità dota i marketer di nuovi strumenti per coinvolgere i clienti in attività che ne aumentano la soddisfazione e li incentivano agli acquisti.

    Ambiti di utilizzo dell’IA nella promozione

    Non solo il marketing digitale. La pervasività dell’intelligenza artificiale è sempre più tangibile nelle sue ramificate capacità espressive. Qui ne riportiamo alcuni tra i più apprezzabili esempi.

    Dalle banche per rilevare frodi

    L’IA permette alle banche di monitorare le transazioni in tempo reale, identificando comportamenti sospetti e potenziali frodi. Con il machine learning, realtà come American Express riescono a intercettare comportamenti fraudolenti aumentando la sicurezza e la customer loyalty.

    Dalle piattaforme di streaming

    Si stima che circa il 75% di ciò che gli utenti guardano su Netflix è influenzato dai consigli della piattaforma, cosa che evidenzia l’impatto dell’intelligenza artificiale e dei big data sulla customer experience e che si traduce in un maggior tempo di permanenza sulla piattaforma.

    Per videosorveglianza

    L’intelligenza artificiale rende le telecamere strumenti capaci di dedurre da comportamenti anomali possibili azioni pericolose, di tenere sotto controllo i comportamenti e rilevare fonti di rischio. Questo aumenta la sicurezza e rende più efficiente e reattiva la gestione delle emergenze.

    Velocizzare i processi di selezione

    Le soluzioni IA in HR analizzano CV e dati dei candidati per abbinare le qualifiche alle posizioni aperte, riducendo il tempo di reclutamento e migliorando l’accuratezza nella selezione dei candidati. Già nel 2019, Unilever dichiarò di aver risparmiato grazie all’IA 100.000 ore di interviste analizzando le espressioni facciali, il linguaggio del corpo e la scelta delle parole dei candidati.

    Customer care

    Chatbot intelligenti, basati su IA, gestiscono richieste e domande dei clienti 24/7, migliorando l’esperienza dell’utente con risposte immediate e personalizzate, e alleggerendo il carico di lavoro del personale di supporto. Xbox sta testando un nuovo chatbot connesso ai documenti di supporto di casa Microsoft per migliorare l’esperienza di gioco dei propri utenti.

    Nell’automotive

    L’IA rivoluziona l’automotive con la guida autonoma, analizza in tempo reale i dati di fonti esterne, sensori e telecamere e prende decisioni che migliorino la sicurezza e riducono gli incidenti.

    Nella ricerca

    Nel 2020, i ricercatori del MIT hanno annunciato la scoperta del primo antibiotico grazie all’intelligenza artificiale. Su un database di 61.000 molecole fornite dagli scienziati, l’IA è stata in grado di fornire una soluzione atossica e diversa da altri antibiotici già in commercio. Un successo storico la scoperta dell’halicina in onore di Hal 9000, dal film 2001: odissea nello spazio.

    Impatto dell’AI sui consumatori: stato attuale e prospettive

    Non siamo più soli. La presenza della tecnologia digitale fa parte degli spazi fisici in cui viviamo. Ciò contribuisce a modificare la nostra percezione di orizzonte personale e sociale, definendo prospettive diverse e non sempre rassicuranti. Gli spazi sono sempre più ibridi.

    Grazie ad Internet ed agli smartphone, mondo fisico e mondo digitale coesistono. Trascorriamo quasi 6 ore ogni giorno connessi alla rete, 3 delle quali attraverso i nostri smartphone.

    una smart city stilizzata

    Non siamo programmati per eseguire operazioni in multitasking però il progresso tecnologico viaggia a velocità crescente. Viviamo nella right now economy, starle dietro non è facile.

    Ciò induce le persone in uno stato che Johann Hari definisce wired, soffermandosi sull’ambivalenza del termine: da una parte l’essere connesso alla rete, dall’altra l’iperattività cerebrale.

    A fronte di una minore attenzione, frammentata com’è da stimoli esterni come notifiche, email e memo, viene in soccorso il digital marketing che gioca un ruolo decisivo nell’individuare soluzioni soddisfacenti capaci di anticipare, semplificare ed accompagnare l’utente verso la conversione.

    Qui l’etica assume un ruolo rilevante. Siamo accompagnati da stimoli informativi che continueranno ad aumentare grazie all’adozione sempre più capillare di sistemi basati su IA.

    Andrea Saletti, con un suo post su Instagram, ha recentemente portato all’attenzione la questione del “paradosso della scelta”. Quando la persona ha poche informazioni, poco tempo o non sa esattamente che cosa vuole preferisce avere poche scelte. In altre situazioni, invece, avere più scelte è funzionale e garantisce una customer experience migliore.

    Tra gli aspetti che, grazie all’IA, impattano positivamente sull’esperienza troviamo le raccomandazioni personalizzate, le ricerche per immagini, i risultati di ricerche più rilevanti basati sulle singole esigenze e chatbot capaci di assistere 24 ore su 24 durante la navigazione o il completamento di un’operazione. Come la finalizzazione di un acquisto in un ecommerce. 

    La sicurezza: una partita importante

    Nonostante i benefici evidenti, l’impiego dell’IA nel marketing e nell’e-commerce solleva anche questioni di sicurezza e privacy. I pro di questa tecnologia includono l’efficienza operativa e l’aumento delle vendite grazie a raccomandazioni personalizzate e processi decisionali automatizzati. Tuttavia, questi vantaggi si accompagnano a dei contro significativi:

    • Privacy: l’accumulo e l’analisi di enormi quantità di dati personali possono causare violazioni della privacy, se i dati non sono adeguatamente protetti.
    • Sicurezza: sistemi di intelligenza artificiale mal configurati o vulnerabili possono essere sfruttati per fini maligni e poco limpidi, come attacchi informatici mirati.
    • Bias algoritmici: se non monitorati, gli algoritmi possono perpetuare o amplificare pregiudizi. Portando a decisioni ingiuste e discriminatorie. Il 29 marzo 2024 Facebook interrompe la Via Crucis di Radio Maria motivando: “sembra che tu abbia condiviso o inviato immagini di nudo o atti sessuali”. Sicuramente il Crocifisso non era d’accordo.
    • Prezzi squilibrati: brand che adottano un pricing dinamico basato su IA possono incorrere nel rischio di presentare prezzi sballati basati sulla cronologia di prodotti già visualizzati.
    • Recensioni false: la leva della riprova sociale gioca un ruolo nei processi decisionali degli utenti. Esistono sistemi basati su IA per verificare l’autenticità delle recensioni. Peccato che a volte l’AI crei confusione creando grossi problemi (com/review/fakespot).

    Immaginare gli strumenti, non prevedere come usarli

    Non è difficile prevedere che in futuro la dimensione MarTech svolgerà un ruolo ancora più significativo, per certi versi facilitando la nostra vita e offrendo vantaggi significativi in contesti professionali, aziendali e privati; per altri versi ponendo questioni fondamentali su come evolverà il mercato del lavoro, su quali opportunità e alternative potranno esserci agli impieghi tradizionali.

    Durante il 14esimo forum tenutosi a Shangai, nel giugno 2023, il premio Nobel Pissarides ha affermato che le numerose iscrizioni a corsi di laurea STEM (Science, Technology, Engineering e Mathematics) produrranno molti laureati senza prospettive. E le soft skills avranno più valore.

    Quindi, saranno protagoniste della trasformazione digitale le abilità personali come creatività, empatia, affabilità che conteranno più delle hard skills, i titoli di studio. È pur sempre un’opinione con la quale non tutti sono d’accordo. Infatti viene da chiedersi: è meglio un ingegnere che sa fare calcoli e progetti ma è scorbutico, oppure un tipo simpatico che però rimanda tutto all’IA per cominciare a costruire un ponte? La verità, probabilmente, come sempre sta nel mezzo.

    Se il lavoro e la sua organizzazione vivono un momento di transizione, non sono questioni di poco conto nemmeno le mutazioni nei rapporti interpersonali, la crescente incertezza nella percezione della realtà, quanto l’IA peserà sullo sviluppo delle capacità conoscitive ed emotive degli individui.

    Le informazioni nello spazio digitale subiscono una commoditizzazione, divenendo facilmente reperibili senza transitare nello spazio pubblico bensì da dimensione privata a dimensione privata.

    Mantenere uno spirito critico senza pregiudizi verso l’ingresso delle tecnologie è il modo migliore per comprendere la mutazione della società, del lavoro e delle giornate sempre più onlife.

     

  • Il dato come strumento per una migliore conoscenza del territorio

    Il dato come strumento per una migliore conoscenza del territorio

    La conoscenza del dato può essere utile alle aziende e ai manager per prendere decisioni sempre più mirate, come spesso abbiamo ricordato qui sul nostro blog. Allo stesso tempo, anche le amministrazioni pubbliche possono utilizzare i dati per offrire e sviluppare nuovi servizi ai cittadini. Su questo tema abbiamo intervistato in occasione dell’ultimo Analytics Experience 2018 organizzato da SAS, Filippo De Vita, Head of Vodafone Analytics – Vodafone Italy.

    La conoscenza del dato può essere utile alle aziende e ai manager per prendere decisioni sempre più mirate, come spesso abbiamo ricordato qui sul nostro blog.

    Allo stesso tempo, anche le amministrazioni pubbliche possono utilizzare i dati per offrire e sviluppare nuovi servizi ai cittadini. Un aspetto dei big data di cui forse si parla meno, ma che offre delle opportunità enormi per una migliore conoscenza del territorio.

    Per saperne di più, abbiamo intervistato in occasione dell’ultimo Analytics Experience, l’evento global di SAS che si è tenuto di recente a Milano, uno dei più importanti esperti del settore: Filippo De Vita, Head of Vodafone Analytics – Vodafone Italy.

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    Più si è veloci, più le persone si spostano e rilasciano dati grazie all’utilizzo dei loro dispositivi mobili, una considerazione emersa anche nella presentazione del lancio della nuova “Giga Network 4.5G” che anticipa il 5G. Spesso, però, manca una consapevolezza del fenomeno. Qual è la tua opinione in merito?

    Innanzitutto, voglio sottolineare che questi dati vengono rilasciati dalla rete, non sono dati rilasciati dalle persone. Sembra una sfumatura, ma in realtà è la parte più importante. Attraverso Vodafone Analytics, infatti, andiamo a considerare il dato relativo agli spostamenti quando è attivo il GPS sul dispositivo, lavorando quindi sulle tecnologie Big Data che riescono a distillare, su un’enorme quantità dei dati, le informazioni che non sono dichiarate.
    Un “dato dichiarato” è, ad esempio, il prodotto che compra l’utente online, mentre noi riusciamo anche a dire quanti tifosi si muovono dentro allo stadio.

    Tante Telco credono che non ci sia valore in questo. La nostra scommessa, e sono pochissimi gli esempi al mondo come il nostro, è stata quella di capire che in realtà c’è un valore enorme dietro ad attività di social analytics.  Grazie alla nostra attività e alla nostra rete capillare, la Città di Milano è in grado di analizzare l’impatto delle proprie politiche, che siano sociali, eventi, manifestazioni, eventi di mobilità, riuscendo ad ottimizzare queste occasioni.
    Anche il cittadino che si collega alla rete Vodafone ha dei vantaggi: attraverso l’Artificial Intelligence collegata alla rete dei trasporti riusciamo ad esempio a fornire consigli utili ai pendolari. Con queste operazioni riusciamo a portare la cultura, in maniera concreta e data-driven, anche all’interno delle amministrazioni pubbliche. Di esempi in questo senso ne abbiamo tanti, tra gli ultimi attività avviate con il Comune di Padova o Fondazione Dolomiti.

    Quando è stato il momento in cui Vodafone si è accorta dell’importanza degli analytics e, soprattutto, come avete trasmesso alle aziende questo concetto?

    Non è stato facile ma ti posso dire che è stato molto bello e per me motivo di orgoglio poter contribuire all’interno di una grande azienda come Vodafone. Vodafone è un esempio di azienda che si sta digitalizzando, non solo a livello di prodotto, ma anche a livello di processi organizzativi. La lezione che noi abbiamo imparato sul digitale è quella orientata all’idea di prodotto che arriva sul mercato alimentata da un flusso continuo di feedback che ci permette di affinare il tutto. Il prodotto vincente oggi, e noi lo vediamo da quello che stiamo facendo, è quello che ha poche features. È cambiato anche il modo in cui si fa l’esperienza con il prodotto, più diretta, interattiva, dinamica. Una grande azienda deve organizzarsi per crescere a 360°, in tutti i processi.

    Quali sono i settori su cui avete puntato maggiormente?

    Anche in questo caso abbiamo agito in maniera diversa dal passato, è il mercato che ci guida. Abbiamo lanciato tanti teaser e abbiamo osservato che, sul fronte Vodafone Analytics, alcune industries  sono più pronte ad utilizzare questi strumenti, in quanto possiedono una facoltà di decision making più matura.
    Sicuramente, tra i settori più pronti, ci sono quello dei trasporti, della mobility, pubblico o privato che sia; il mondo del Retail; della GDO, piuttosto che il mondo dei grandi eventi; e anche il mondo del Turismo. Ad esempio un approccio del tipo di Vodafone Analytics può aiutare le amministrazioni pubbliche a conoscere meglio il fenomeno del “turista giornaliero” che, per sua natura, non lascia molte tracce. In questo contesto, anche solo conoscere la quantità del fenomeno può essere un elemento di aiuto. Immaginiamo ad esempio Firenze, una delle città che ha aderito per prima a questo nostro progetto e che conta ben 8 milioni di turisti all’anno; per Firenze anche solo sapere che ci sono 3,5 milioni di turisti, quelli giornalieri, che non pagano la tassa di soggiorno, fa la differenza.

    Abbiamo inoltre sfatato una delle tante leggende metropolitane delle città storiche, quella che dice che “il centro storico si sta svuotando e ci stanno solo i turisti”. In realtà, le cose non stanno così, i dati raccontano una storia diversa. La cosa più importante è poi riuscire a quantificare l’effetto che questi dati provocano all’interno dei processi decisionali delle singole amministrazioni. Una volta messa in atto un’azione di Vodafone Analytics, inoltre, già il giorno dopo siamo in grado di quantificare il dato rendendolo visibile sotto variabili tipiche dell’amministrazione. Di conseguenza, si mette in moto un processo decisionale basato su dati reali.

    Un altro esempio concreto è quello fatto a Bologna in occasione dei “T-Days”, misurando quante persone sono transitate nei luoghi interessati. Facendo riferimento a strumenti di Artificial Intelligence siamo riusciti a stabilire, sulla base anche di dati storici e di altri elementi, i giorni di maggiore affluenza. Questi dati permettono di migliorare i servizi e svilupparne di nuovi.

    Quali sono gli scenari futuri secondo Vodafone, da questo punto di vista?

    Quello che stiamo facendo oggi è dare informazioni a mondi molto diversi tra loro, come abbiamo visto. In realtà, la grande potenzialità di queste informazioni non sarà Vodafone a capirla, ma saranno invece cittadini o aziende a cui noi diamo a disposizione le API (Application Programming Interface) in maniera tale da creare un indotto di business intelligence che prenda la conoscenza che noi produciamo. Parliamo chiaramente sempre di dati non personali, che creeranno nuova conoscenza per ambiti sempre più verticali. È questo l’ecosistema digitale all’interno del quale operare. Tante industries, tante amministrazioni affineranno ancora di più le loro decisioni su dati reali. Quello che stiamo facendo noi, come Vodafone, è proprio quello di contribuire allo sviluppo di questo scenario.

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    [Immagine di copertina, thanks Maxiphoto/Getty Images]

  • People Are Media, viaggio nella consapevolezza digitale nell’era dei selfie

    People Are Media, viaggio nella consapevolezza digitale nell’era dei selfie

    È uscito da poco nelle librerie “People are Media – Il business digitale nell’era dei selfie”, libro scritto da Aldo Agostinelli e Silvio Meazza con la prefazione di Marco Montemagno. È un libro che ci porta a riflettere su quanto il digitale sia oggi sempre più parte delle nostre vite e di quanto sia cambiato il modo di comunicare. Un viaggio di consapevolezza tra social media, IoT, E-commerce, Big Data, Blockchain, tecnologie che servono per migliorarci.

    Di libri sul digitale ne esistono a centinaia ormai, ed era inevitabile che fosse così. Spesso però si rischia di cadere nel ripetere alcuni concetti senza mai guardarli nel loro insieme, per comprendere meglio la realtà che stiamo vivendo. Il digitale è ormai entrato a far parte della nostra vita, al punto che oggi suona un po’ stonata perché il confine tra online e offline si è via via sempre più ristretto da diventare, in poco tempo, una cosa sola.

    Dei libri che sono usciti in questo periodo, oggi vogliamo segnalarvi “People Are Media – Il business digitale nell’era dei selfie” (edito da Mondadori, 19,90 €), da poco nelle librerie e scritto da Aldo Agostinelli, uomo di esperienza del marketing digitale in molte aziende italiane e internazionali, vicepresidente di IAB Italia, e da Silvio Meazza, esperto di comunicazione, fondatore di M&C SAATCHI Milano, il quale ci offre quella visione di insieme che mancava. È proprio quella panoramica, come sottolineato anche da Marco Montemagno nella sua prefazione al testo, che ci permette di prendere coscienza di quanto l’innovazione tecnologica sia andata ad un ritmo talmente veloce, quasi da non ricordarci più come vivevamo prima di questa rivoluzione. Perché di rivoluzione si tratta, sotto ogni punto di vista.

    È  una rivoluzione che tocca oggi i cittadini, sono 39 milioni gli italiani che navigano online oggi, e un numero sempre crescente lo fa da dispositivi mobile. Il libro parte proprio dallo smartphone vero strumento tecnologico che è ormai diventato il prolungamento della nostra esistenza, il gadget che ha dato il via al fenomeno dei selfie grazie proprio alla “fotocamera reverse”. Un fenomeno che, tra milioni di facce, ha contribuito a prendere coscienza di sé e del proprio aspetto.

    people are media

    Da qui inizia un percorso narrato, senza inutili tecnicismi, in un linguaggio accessibile a tutti, con continui riferimenti alla vita prima del digitale, passando dal ruolo che oggi ha assunto il cittadino, un ruolo sempre più attivo, alle aziende che oggi devono abbandonare la vecchia filosofia del “comprare uno spazio” creando luoghi di incontro e confronto, adoperandosi dello storytelling. Il viaggio continua su come è cambiato oggi il modo di fare acquisti: adesso basta un click per portare l’utente a vivere una esperienza di acquisto nuova, non solo legata all’esigenza dell’acquisto.

    people are media desk

    Come ben sappiamo, il digitale, il web, sono tracciabili, tutto è conservato e tutto può essere ricostruito. È vera l’affermazione che oggi la vita di una persona è racchiusa in un browser, tutto avviene lì: i contatti, gli amici, lo svago, il lavoro, i viaggi. Tutto è racchiuso all’interno dei dati e siccome i dati aumentano esponenzialmente si parla di Big Data, preziosi per comprendere come ci muoviamo, cosa facciamo, cosa acquistiamo, cosa ci piace mangiare, e così via. Tutte le nostre informazioni sono lì. E ovviamente non può mancare l’aspetto della privacy, sempre più rilevante, un concetto che cambia all’interno di un mondo che va a gran velocità verso l’innovazione.

    People Are Media ci permette di riflettere sul fatto che noi stessi oggi siamo dei media, perché tutti abbiamo la possibilità di comunicare, con chiunque, soddisfacendo come mai prima l’esigenza primaria dell’uomo.

    Un ulteriore motivo per consigliare e acquistare People Are Media è che i proventi derivanti dalle vendite del libro saranno interamente devoluti in beneficenza a “Libera Associazione, nomi e numeri contro le mafie“.

  • Dall’era dei Big Data a quella dell’Umanesimo 2.0

    Dall’era dei Big Data a quella dell’Umanesimo 2.0

    Viviamo in un’epoca in cui la tecnologia è ormai parte della nostra vita, automatismi compresi. Ma nell’era dei Big Data, dell’analisi dei dati c’è sempre più il bisogno di dare un tocco umano. Ma in questa intervista Furio Camillo, dell’Università di Bologna, esprime un parere critico invitando ad un nuovo Umanesimo 2.0, parlando anche di “CRM delle Emozioni”.

    Nell’era dei Big Data, dell’analisi dei dati c’è sempre più il bisogno di dare un tocco umano. Il tema è stato affrontato anche al recente Analytics Experience di Amsterdam, ma ne avevamo parlato anche un po’ di tempo prima con Furio Camillo, professore associato di Statistica Economica presso l’Università di Bologna, durante un incontro nato in occasione del SAS Forum Milan 2017. Quello che, già qualche mese fa, sosteneva Camillo è un po’ quello che sta prendendo piede in questi ultimi tempi, e cioè aggiungere Emozioni ai dati e dare vita ad una sorta di Umanesimo 2.0. Nella nostra conversazione ha parlato proprio di “CRM delle Emozioni”. Vanno bene le nuove tecnologie, l’innovazione, l’automazione, ma alla fine i dati devono essere comunque “modellati” e devono rispondere a dei “perchè”.

    E’ questo il senso della bella intervista con Furio Camillo che ci ha offerto uno “spaccato umano” in mezzo ad una tecnologia che è ormai troppo sbilanciata verso gli automatismi che non riescono a fornire tutte le risposte. Il suo è un richiamo critico assolutamente da non sottovalutare.

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    Ma che significa davvero CRM delle Emozioni?

    Sai ho la sensazione che, dopo 30 anni di cui me ne occupo, è che ci sia una deriva non positiva, soprattutto in relazione a tutto questo positivismo che ci circonda. La deriva è che il dato viene visto come qualcosa di incapsulato nella tecnologia, manovrata da ingegneri e computer scientist, che di fatto non sono interessati per la loro cultura, al dato in sè. Il dato oggi lo troviamo nei database, sempre più immateriale, sempre più difficile anche da navigare, come il Cloud, con cui avviene una delocalizzazione fisica del dato. Pensa che spesso siamo portati a pensare al data-driven che fa tutto da solo, per citare un esempio in questo senso. La mia sensazione è che questa interpretazione è errata, non ci può essere una modellazione del dato, soprattutto se questo lo si applica alle aziende sociali, quindi economia, business, marketing dove c’è l’essere umano che è generatore del dato. Anche l’IoT alla fine è un continuo generare dei dati perchè siamo noi stessi che connettiamo i dispositivi da cui poi generiamo tutta una serie di dati. E’ l’uomo che connette i device e che trasmette informazioni, attraverso questi strumenti, su quello che è il comportamento dell’uomo. La deriva, tornando al pensiero iniziale, è che si stanno collezionando milioni e milioni di informazioni, e i numeri sono davvero esponenziali, ma alla fine una delle domande che ci si pone spesso è che poi quella campagna la si deve fare semanticamente.

    Ma tornando al tema delle Emozioni, oggi non si riesce a comunicare se davvero non si riesce a trasmettere delle Emozioni. Tu come la vedi dal tuo punto di vista?

    E’ vero, e dirò di più, nel senso che stiamo vivendo l’inizio di un’era dell’Umanesimo nei Big Data. Si generano informazioni legate al comportamento umano. Banalmente, per fare un esempio, uno va ad accompagnare il figlio a scuola con lo smartphone in tasca. Bene, quel telefono è trackato (rintracciabile, n.d.r.), tieni presente che in Italia ci sono ben 11 milioni di telefonini trackati di cui conosciamo la posizione, in media. Dobbiamo quindi, osservando i vari spostamenti che  le persone compiono, chiederci perchè generano questi spostamenti. D’accordo avere l’informazione, ma sarebbe utile anche il chiedersi il perchè. Dovremmo forse recuperare la vecchia logica delle ricerche di mercato e lo dico da statistico. Alle aziende oggi non serve sapere che tu vai da un punto ad un altro della città ascoltando musica, alle aziende serve sapere perchè ti muovi in quella direzione per poter costruire tutto un percorso ed individuare punti di interesse. I devices permettono di visualizzare le cause ma non gli effetti.

    E l’unico modo per scoprire le cause resta la survey?

    Secondo me sì.

    E per il fatto che siamo tutti interconnessi oggi la survey può vivere in altre forme?

    Certo, io stesso ho elaborato una survey ad un campione di 4.500 italiani associato ad un’app sul proprio smartphone, ai quali abbiamo associato un valore, e ne stiamo studiano i comportamenti. L’idea è al momento allo sviluppo con un’azienda, ma questo modello lo si può replicare anche per altre aziende. Parlavamo prima di Emozioni, ma si potrebbe dire delle Ragioni dei comportamenti che passano attraverso la profilazione dei valori delle persone al comportamento che si può osservare quando un soggetto genera uno stimolo che va sul device.

    E in tutto questo, secondo te, SAS che ruolo gioca?

    Vedi, il ruolo di SAS in questo contesto è fondamentale, nel senso che svolge un ruolo nella parte analitica, che è quello che ci interessa di più, in maniera basilare oserei dire. SAS ci offre una capacità di modellazione statistica del dato che è quello che interessa oggi a noi, perchè lega la capacità tecnologica alla capacità analitica, sempre aggiornato, documentato. Se vuoi fare modellazione statistica oggi il miglior modo per farlo è solo SAS, senza dubbio.

    Ti dirò, vedo anche una deriva nella scelta della tecnologia nelle aziende, derivata dal fatto che si bada a spendere sempre meno, anche se non è poi questo il vero problema. Esiste un’idea diversa, legata al fatto che il dato è prima all’interno di una scatola tecnologica e non dentro una scatola analitica.

    Il problema che abbiamo ancora in Italia è che il dato viene visto solo come parte della tecnologia e non come una ricchezza della parte operativa. Pensiamo ai grande settori della nostra economia come fashion, automotive, questi sono settori in cui c’è un gran bisogno di ritorno al’Umanesimo. I dati sono un patrimonio conoscitivo che dobbiamo imparare a trattare.

    Dobbiamo perdere l’approccio automatizzato, intendiamoci, l’Intelligenza Artificiale serve per altri scopi.

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  • Ecco cosa succede sul Web e sui Social Media ogni 60 secondi nel 2017

    Ecco cosa succede sul Web e sui Social Media ogni 60 secondi nel 2017

    Ecco un classico che compare ciclicamente ma è comunque utile per capire l’evoluzione di Internet. Cosa succede sul Web e sui Social Media ogni 60 secondi? A questa domanda si può rispondere con la versione 2017 di DOMO, “Data Never Sleeps 5.0”. Oggi sono oltre 69 mila le ore di streaming su Netflix ogni minuto, oltre 45 mila le corse effettuate con Uber.

    E’ una domanda che ricorre ciclicamente, tanto da diventare un classico ormai, ed è “Cosa succede sul Web e sui Social Media ogni 60 secondi?“. In realtà si tratta di una domanda molto utile per capire come evolve la dimensione di Internet, sopratutto nell’era dei Social Media, vista la grossa mole di dati che ogni giorno viene condivisa. L’ultima volta che ne abbiamo parlato è stato nel 2015, riprendendo i dati di DOMO, “Data Never Sleeps”. Ebbene, per dare una visione completa relativa al 2017, ci rifacciamo ai nuovi dati che sempre DOMO ha elaborato con “Data Never Sleeps 5.0“.

    Una delle caratteristiche che via via è andata sviluppandosi è che il traffico Internet è sempre più generato da mobile. Ormai, nel 2017, si tratta di oltre la metà del totale e si prevede che entro il 2020 saranno oltre 6 miliardi le persone che avranno accesso a Internet da mobile. Ed aumentata la popolazione online: nel 2017 si attesta sui 3,7 miliardi di utenti online, rispetto 2,5 miliardi del 2012.

    social media 60 secondi web 2017 franzrusso.it

    Ed interessante notare come nel corso degli anni Internet e i Social Media siano evoluti a ritmi vertiginosi e di come nuove realtà, come Netflix, Uber e anche Instagram, siano diventate in poco tempo parte integrante di questa grande mole di dati che viene sprigionata ogni giorno, ogni minuto.

    Ad esempio:

    • su Netflix ogni 60 secondi gli utenti visualizzano 69.444 ore di video in streaming (erano 77.160 nel 2015);
    • su Uber ogni 60 secondi sono 45.787 le corse prenotate (erano solo 694 nel 2015);
    • su Giphy ogni 60 secondi sono 694.444 le gif visualizzate (non c’era nei dati del 2015);
    • su Spotify ogni 60 secondi vengono caricate 13 nuove canzoni (non c’era nei dati del 2015, ma erano 14 nel 2013);
    • su Instagram ogni 60 secondi sono 46.740 le immagini condivise (erano 3.600 nel 2013);
    • su Google ogni 60 secondi vengono effettuate oltre 3,6 miliardi di ricerche (erano 2 milioni nel 2013);
    • su Twitter ogni 60 secondi vengono inviati 456 mila tweet (erano 347 mila nel 2015; 278 mila nel 2013).

    Questi e altri dati li potete vedere nell’infografica in basso al post.

    Allora, che ne pensate?

    web internet social media 60 secondi 2017

  • SAS University Edition, la community per il lavoro del futuro

    SAS University Edition, la community per il lavoro del futuro

    SAS University Edition è il software che SAS ha realizzato per tutti coloro che desiderano imparare ad usare gli strumenti dell’ analisi dati per meglio prepararsi al futuro. Lo abbiamo conosciuto meglio grazie a professor Simone Borra, dell’Università Tor Vergata di Roma, che lo ha inserito nel suo metodo didattico, e a Sara Facchi, studentessa della Bocconi, che lo usa per i suoi studi e per prepararsi al lavoro del futuro.

    SAS University Edition è il software che SAS ha realizzato per tutti coloro che desiderano imparare ad usare gli strumenti dell’analisi dei dati per meglio prepararsi al futuro. E’ quindi una soluzione che segue la direzione che il colosso americano sta intraprendendo ormai da qualche anno, ossia quella che porta a formare i giovani mettendoli in condizione di saper sfruttare al meglio le occasioni del futuro. E, come abbiamo raccontato spesso anche qui sul nostro blog, il futuro è nei Big Data e, soprattutto, nell’analisi Dati. Grazie a questa tecnica è possibile estrarre tutta una serie di elementi che permette alle aziende di meglio interpretare i dati, vera miniera di informazioni per il business. E per fare questo, occorre che ci siano figure che sappiano maneggiare i dati. In questo contesto, si parla di figure emergenti come i Data Scientist, veri professionisti del  dato, che sono in grado di estrarli ed elaborarli al meglio per cogliere tutte le preziose informazioni che essi contengono al loro interno.

    Questa era una premessa dovuta per meglio inquadrare SAS University Edition, un software di analisi che prepara i giovani studenti universitari, a prepararsi verso il futuro, neanche tanto lontano, che abbiamo appena descritto. Questo strumento, in realtà, non è solo da avviare, va davvero oltre questa logica ormai non più moderna del semplice software da avviare per eseguire. No, SAS University Edition è una vera e propria palestra per la conoscenza della statistica e dell’analisi, ma è anche di più. E’ una vera e propria community, ed è questo uno degli elementi che ci ha incuriosito. SAS University Edition mette insieme il meglio che uno studente può attendere oggi dall’utilizzo di un software, quindi:

    • facilità d’uso;
    • possibilità di sperimentare soluzioni ad-hoc.

    Oltre a questi due elementi c’è poi la community a cui potersi rivolgere per confrontarsi con altri utenti e per meglio conoscere la piattaforma. Nel nostro modo di vedere le cose, sempre attenti a parlare di social media, di condivisione, di interazioni, SAS University Edition è una vera e propria community, un “social network del dato”, definizione data per rendere l’idea di quello che vi stiamo presentando oggi.

    sas university edition

    Per meglio conoscere il software abbiamo avuto modo di confrontarci con Simone Borra, professore associato in Statistica presso l’Università Tor Vergata di Roma, e anche con Sara Facchi, studentessa dell’Università Bocconi di Milano che utilizza già SAS University Edition. Obiettivo di questo confronto era capire come questo strumento può essere utile nella didattica universitaria, tradizionalmente lontana o comunque, per tanti motivi, ancora non pronta ad un’impostazione nuova come quella che propone SAS University Edition. E invece, il professor Borra, pur ammettendo i limiti didattici universitari, ha inserito gli strumenti SAS e in particolare SAS University Edition all’interno dei suoi programmi riuscendo nell’intento “insegnare la statistica in un modo moderno“, come ci dice. Con questo strumento oggi gli studenti “hanno più voglia di imparare, grazie al fatto che hanno un proprio device che gli permette di apprendere e di personalizzare anche lo studio“.

    Il crescente fenomeno dell’analisi sui social media, della sentiment analysis, ha sicuramente contribuito a far crescere l’interesse dei ragazzi verso i numeri, verso l’analisi e verso la statistica”.

    Ma come funziona Sas University Edition? Il professor Borra ci spiega che in realtà è uno strumento semplice all’uso ma che permette di realizzare analisi anche di livello avanzato, perché montato sull’impianto base dei software SAS:

    E’ sufficiente caricare dati di diverso formato e in pochi passi si possono effettuare analisi avanzate: è un giusto compromesso tra una console che prevede già analisi di base ma che dà anche la possibilità di programmare, quindi fare codice. Questo è un elemento molto importante per gli studenti che possono dare spazio alla loro creatività”.

    La grande forza di questo software è proprio quella di dare la possibilità agli studenti di passare dalla teoria alla pratica velocemente, potendo da subito creare codici per personalizzare al meglio lo studio. E’ quindi uno strumento che si adatta a chi vuole iniziare questo tipo di studi ma anche ai più esperti.

    Il concetto che mette in evidenza l’uso di SAS University Edition, che apprezziamo molto, è quello di portare lo studente, in maniera più veloce e agevole, “dalla teoria alla pratica”. Uno strumento come questo mette nelle condizioni gli studenti, sin da subito, di mettere in pratica ciò che apprendono e di provare a creare. Un aspetto non di poco conto in un contesto universitario, che per fortuna comincia a cambiare, quasi sempre concentrato sulla teoria e poco sulla pratica. E su questa scia ci piace l’impostazione che il professor Borra dà rispetto a questo nuovo modo di insegnare la statistica e questo nuovo modo di avvicinare gli studenti ai dati e alla loro analisi. Un modo, come dice il professor Borra, che “prepara gli studenti a diventare cittadini del futuro“. Cresce l’interesse degli studenti verso i dati per il fatto che oggi l’analisi dei dati invade tutti gli aspetti della nostra vita.

    Sotto l’aspetto della community, elemento portante di SAS University Edition, abbiamo chiesto al professor Borra come introduce questo elemento all’interno delle sue lezioni, sapendo bene che oggi i ragazzi hanno bene in mente questo concetto.

    Oggi i ragazzi sono molto più imbevuti di statistica, più di quanto non lo fossero qualche anno fa“, ci risponde il professor Borra.

    La statistica oggi è un elemento che appare in ogni ambiente e quindi questo aiuta sicuramente i ragazzi ad interessarsi alla materia. Basti pensare a come è cambiato anche il linguaggio dei giornali che oggi propongono spesso analisi ed infografiche. Oggi non è più possibile pensare di insegnare la statistica in modo tradizionale, è necessario che il modulo didattico sia agganciato alla realtà, perché questo aiuta gli stessi ragazzi ad interessarsi alla materia. L’elemento della community è sicuramente importante perché i ragazzi già condividono tra di loro soluzioni ai problemi, modi di presentazione, valutazioni. La community internazionale di SAS University Edition serve proprio per avere informazioni, pareri e opinioni sull’utilizzo del programma. Da questi punti di vista, poi, i ragazzi hanno tantissimi stimoli. Vedo la community come una sorta di apprendimento vivo, attivo, dove il modello di apprendimento tradizionale, quello che vede il docente che spiega e i ragazzi ascoltano, viene ribaltato. Ed è interessante, poi, vedere come loro già con pochi elementi sono in grado di tirar fuori valutazioni e analisi interessanti. Un grande risultato per loro. Questo si inserisce nell’antico tema su quanto siano informatizzati i ragazzi che si affacciano per la prima volta ad un software statistico. Sono ancora pochi quelli che usano software da ufficio e molti quelli che usano social media e chat. In questa fase si avvicinano per la prima volta a questo tipo di software, ed è un grande risultato, quindi, quello che si riesce ad ottenete con SAS University Edition”.

    Come detto all’inizio abbiamo avuto l’occasione di conoscere anche l’opinione di una studentessa, Sara Facchi, che utilizza SAS University Edition, e che lo ritiene uno strumento essenziale per lo studio e per prepararsi al mondo del lavoro. Anche a Sara abbiamo chiesto il valore della community all’interno di uno strumento come SAS University Edition e ci ha risposto sottolineando come questo sia un mezzo per apprendere l’utilizzo del software, anche per chi non si è mai avvicinato a soluzioni come queste. “I corsi all’interno della piattaforma sono esaustivi per chiunque volesse approcciare questo software“.

    A proposito del mondo del lavoro, a cui inevitabilmente Sara ha fatto riferimento, ci ha colpito il suo pensiero, focalizzato sul fatto che oggi è importante riuscire a sviluppare qualche competenza in più, che vada quindi oltre lo stesso piano di studi. E’ necessario coltivare quell’elemento “extra”, come lo ha chiamato Sara, per entrare nel mondo del lavoro sapendo bene che nel proprio background formativo questo tipo di competenze saranno sempre più ricercate.

    SAS University Edition si presenta come uno strumento capace di andare incontro alle esigenze didattiche delle Università, che devono sempre di più garantire ai propri studenti strumenti per guardare al mondo del lavoro, quanto agli stessi studenti che possono in questo modo cominciare da subito ad essere operativi.

  • Il futuro dei Big Data è nel Data Management

    Il futuro dei Big Data è nel Data Management

    Il futuro dei Big Data è nel Data Management. Questa è la diretta conseguenza della crescita continua del fenomeno dei Big Data. Un ebook di SAS Italy spiega bene l’importanza del Data Management e di come questa attività sia di assoluta importanza per le aziende che vogliono crescere oggi.

    I Big Data ormai non sono più una moda o un fenomeno passeggero, sono una certezza, una solida certezza. Questa enorme massa di dati che ogni giorno viene prodotta sta assumendo, e assumerà ancora, dimensioni sempre più grandi. Pensate che ogni giorno vengono prodotti 2,3 trilioni di gigabyte di dati e che entro il 2020 si prevede che il volume dei dati prodotti possa arrivare a toccare il volume di 43 trilioni di gigabyte, una massa enorme. Tutto questo è il riflesso dei nostri tempi, dove regna la connessione a tutti i livelli, basti pensare al fenomeno dell’Internet delle Cose, del fatto che su 7 miliardi di persone 6 miliardi possiedono uno smartphone.

    Tutto questo fenomeno produce di continuo una grande massa di Dati che in realtà costituiscono un vero tesoro. Le aziende oggi hanno l’interesse ad agganciare il fenomeno dei Big Data perchè questa è una grande opportunità di business, di crescita. E i Dati sono il tesoro, il vero elemento che rende tutto più prezioso.

    big data management ebook sas italy

    Ma per fare questo però bisogna dotarsi degli strumenti giusti, bisogna avere bene impressa la strategia adeguata da perseguire, bisogna, in altre parole, conoscere a fondo i dati, estrapolare da essi le informazioni per poi poterle utilizzare al proprio interno. Diversi dati negli ultimi tempi evidenziano che le aziende che hanno saputo imprimere una svolta positiva alla loro impresa in termini di crescita, di relazione con il cliente, sono state proprio quelle che hanno saputo utilizzare e interpretare al meglio i dati.

    E come hanno fatto? La risposta è semplice, hanno messo in pratica attività di Data Management, ossia l’attività che consiste nel futuro dei Big Data.

    data management 2016

    Come sapete su InTime seguiamo con grande interesse il tema dei Big Data e proprio per questo oggi vogliamo segnalarvi un nuovo ebook di SAS Italy, leader nel settore del business analytics, dal titoloIl futuro dei Big Data si chiama Data Management“, un prezioso documento che illustra come il Data Management sia quell’attività che aiuta le aziende e i professionisti a ottimizzare la fase di elaborazione del dato. E in particolare due sono sono gli strumenti chiave del Data Managemente e cioè:  la Data Quality e la Data Integration.

    La Data Quality è l’insieme dei processi che garantisce la conformità del dato in relazione al business, un modo per non disperdere informazioni preziose; la Data Integration è quell’attività costituita da un insieme di processi che elabora dati diversi aggregandoli in un unico formato.

    big data management scientist

    Un insieme di attività quindi che garantisce l’elaborazione corretta del dato che si tramuta in grande vantaggio per le aziende. E di fronte alla crescita esponenziale dei Dati e di fronte alla necessità di implementare attività di Data Management, ecco che vanno emergendo figure professionali specifiche per questo tipo di attività, come il Citizen Data Scientist. Questa nuova figura ha alla base conoscenze  conoscenze trasversali di business, con una base di matematica e statistica, ma è anche una persona curiosa che farà da tramite, tra i due ruoli opposti del mondo dei Big Data: l’IT e il Business.

    Insomma, i Dati sono davvero elementi preziosi per le aziende che grazie dal Data Management possono conoscere, interpretare e usare nella maniera giusta per le proprie scelte di business.

    L’invito che vi facciamo è quelli di scaricare gratuitamente questo ebook da questo link e poi, se volete, vi invitiamo anche a condividere qui le vostre impressioni e domande.

     

  • Foursquare dimostra che il futuro è nei Big Data

    Foursquare dimostra che il futuro è nei Big Data

    Solo all’inizio di quest’anno Dennis Crowley, fondatore di Foursquare, aveva annunciato di far un passo indietro e che al suo posto veniva nominato come nuovo CEO Jeff Glueck. E a quanto pare la mano del nuovo CEO comincia a farsi sentire. Foursquare dimostra che il futuro è nei Big Data, in maniera concreta con il caso Chipotle.

    Facili allarmismi a parte, a fine Aprile è successo qualcosa che, francamente, non si può definire diversamente da… straordinario.

    Per bocca del suo nuovo CEO, Jeff Glueck [in Tedesco Glueck significa “fortuna”, ndr] un software (Foursquare) è riuscito a prevedere – con uno scarto minimo – il risultato economico di una Società commerciale (Chipotle), basandosi esclusivamente sul traffico pedestre dei suoi clienti!

    foursquare big data

    Premesso un doveroso “nerd-alert”, trattando qui un argomento, un po’ tecnico, andiamo con ordine.

    In Italia il marchio di fast food messicano “Chipotle” non è assolutamente conosciuto, ma in USA è una sorta di MacDonald’s dei burritos.
    Lì ne conoscono bene la vicissitudini culminate nello “scandalo Eschirichia Coli”, che colpì la famosa catena il 31 Ottobre 2015, costringendola l’8 Febbraio scorso persino a chiudere tutti i 19.000 punti vendita, per far partecipare i dipendenti ad un Meeting di emergenza sulla sicurezza alimentare.

    Che le sue azioni sarebbero scese ed il risultato operativo del primo quadrimestre 2016 (il famoso “First Quarter”) ne avrebbe risentito era evidente a tutti, ma Foursquare era convinta di saper indicare, in anticipo… pure precisamente anche di quanto… e con lo scarto di pochi punti percentuali!

    foursquare jeff glueck CEO

     

    Il 12 Aprile, nella striscia mattutina dell’emittente americana CNBC, Jeff Glueck ha dichiarato con largo anticipo la previsione “ufficiale” del risultato dei primi 4 mesi: -29% (e NON un “generico” -30%!).

    “Come faccio a dire -29%?” spiega sicuro ma senza alcuna boria

    Vede, Chipotle ha distribuito circa 26 Milioni di coupon per ritirare un burrito gratis a testa, il che secondo noi ridurrà il crollo del traffico pedestre (foot traffic) dei suoi clienti rispetto al 2015 di solo il 23% [rispetto al disastroso -50% dell’estate scorsa, ndr] verso gli stessi punti vendita; questo però si tradurrà in incassi inferiori (-29%, appunto) proprio a causa del fatto che sono stati emessi così tanti coupon gratis, che naturalmente non generano incassi. Tutto qui.”

     

    foursquare chipotleL’intervistatore si dimostra evidentemente sorpreso dalla capacità di una previsione del genere e chiede a Glueck quale tecnologia gli consente di ostentare pubblicamente una precisione del genere.
    Jeff, sorridendo evidentemente orgoglioso, risponde così.

    Foursquare è una comunità di circa 50 Milioni di persone che OGNI MESE nel mondo interagisce con 85 milioni di luoghi censiti [e manutentuti gratis da centinaia di SuperUsers* volontari, ndr].
    Di questi, 65 Milioni sono locali commerciali come ad esempio il Chipotle di Downton Portland” (sullo schermo appare questa simulazione del traffico effettivamente registrato nella venue).

    foursquare chipotle data

    Noi siamo in grado di rilevare quando i loro telefoni georeferenziati [con Foursquare installato ndr] collocati anche solo all’interno di una borsa o nello zaino, “si fermano” presso il luogo. Questo ci permette di creare dei “pattern di visita” virtualmente per ogni venue nell’economia reale.
    A questo punto possiamo analizzarli come trend anno su anno e questo ci permette di prevedere il traffico reale, come già fatto in passato, ad esempio nei punti vendita Mac Donald’s in una data occasione o il numero di telefoni [da 13 a 15 Milioni] sarebbero venduti nei negozi Apple, nel week-end di lancio degli ultimi i-Phone [6S e 6SPlus, rivelatesi poi 13 Milioni].”

    L’intervista si conclude con la precisazione che i dati previsti nelle settimane precedenti da Chipotle (-14%) saranno smentiti dai valori “effettivi” previsti dagli algoritmi di Foursquare che [a differenza delle proiezioni statistiche, ndr] si basano, banalmente, sul fatto che per riscuotere un voucher per il burrito gratis, bisognerà effettivamente recarsi di persona presso il punto vendita“.
    Infatti gli utenti sono costantemente tracciati dall’app – come riportato nel grafico composto – ed i loro spostamenti vanno ad alimentare quotidianamente i Big Data della Società di New York e San Francisco.

    In conclusione… che lo vogliamo o no, ormai siamo entrati non già nell’era del Grande Fratello – che tutto vede e tutto sa – bensì in quella dei Big Data… che – quasi – tutto prevede o prevederà.

    Buon futuro a tutti e mi raccomando… happy check-in!

  • L’importanza degli Analytics: intervista a Rhadika Kulkarni

    L’importanza degli Analytics: intervista a Rhadika Kulkarni

    In occasione di Analytics 2015, la conferenza di SAS Italy che quest’anno aveva il titolo di “Building the Analytics Culture”, abbiamo avuto il piacere di intervistare Rhadika Kulkarni, Vice President Advanced Analytics di SAS. Ecco perchè gli Analytics sono importanti.

    Signora Kulkarni, perchè oggi è importante conoscere gli Analytics?

    Sappiamo bene che le aziende devono essere competitive, quindi sempre in grado di prendere le giuste decisioni. In questo contano molte le risorse dell’azienda, quindi anche le persone che sono di aiuto per essere in grado di affrontare i mercati. Ma oggi assumono grande importanza i Big Data e soprattutto la conoscenza approfondita dei dati è di particolare importanza, ecco perchè parliamo di Analytics. Quello che dico sempre è che gli Analytics ci e ci svelano rappresentano quello che i dati contengono. E quindi tutta una serie di informazioni importanti per un’azienda.

    Altro elemento importante nella conoscenza dei dati è che attraverso gli Analytics siamo in grado di comprendere meglio le azioni passate per meglio decidere nel futuro. L’insieme dei dati che siamo riuscita a raccogliere nel passato riguardo, ad esempio, i clienti con l’aiuto degli Analytics possiamo meglio comprendere gli esiti e impronte strategie diverse che tendono a migliorare il rapporto con i clienti.

    Signora Kulkarni alla luce di quanto spiegato, che tipo di implicazioni comporta per un’azienda l’adozione di questo tipo di attività e soprattutto quali costi comporta?

    Questo tipo di attività può essere implementato in aziende di diverse dimensioni, anche considerato il fatto che in Italia ci sono tante PMI. L’analisi dei dati è una di quelle attività che interessa l’azienda indipendentemente dalle dimensioni. Si può infatti iniziare con un’applicazione basica e in questo senso è fondamentale formare le risorse. In aziende più strutturate e complesse aumenta la necessità di formazione delle risorse, evidentemente. Ma resta la necessità di una fase di training per meglio comprendere le potenzialità che un’attività come questa comporta. Ecco possiamo dire che un’attività orientata alla conoscenza e all’analisi dei dati è aperta a tutte le tipologie di aziende anche in termini di dimensioni. Esistono poi diversi approcci, restando fermo il concetto che l’analisi dei dati è un aspetto fondamentale per le aziende.

    Servono poi dei talenti che possono essere preziosi nella fase di analisi del dato, infatti la figura del Data Scientist risulterà sempre più necessaria.

     

    Il fenomeno delll’Internet delle Cose è ormai in forte espansione e lo sarà sempre di più nei prossimi anni. Quali sono le implicazioni dal punto di vista degli Analytics?

    L’Internet delle Cose è ormai un fenomeno che va preso in forte considerazione. Esiste proprio un’attività specifica per comprendere meglio quali implicazioni l’IoT comporta in termini di dati. Ed è quella che noi chiamiamo Analytics of Things. Tutti i dispositivi connessi sono dotati a loro volta di sensori i quali inviano dei dati, informazioni utili per le aziende in sequenze di tempo molto ravvicinate, si parla di minuti e anche di secondi. Serve quindi un monitoraggio continuo per comprendere le informazioni che i dispositivi inviano, informazioni che possono essere utili per comprendere eventi accaduti in precedenza e quindi l’analisi in quest caso ci aiuta a prevenirli nel futuro.

    Le implicazioni sono quindi molto positive. Basti pensare ai dispositivi impiegati in macchine che inviano informazioni sul corretto funzionamento dei motori, in grado anche di registrare i guasti. Queste informazioni sono quindi utili per intervenire sui guasti e prevenirli, ottimizzando l’utilizzo delle auto.

    Qual è il ruolo dei Social Media in questo contesto, dato che proprio dall’utilizzo di questi canali derivano una massa enorme di dati?

    L’analisi dei dati relativi ai Social Media è un’attività di tipo testuale, oggi molto importante perchè da quello che viene condiviso attraverso questi canali social vengono condivise informazioni importanti e utili per le aziende. La misurazione delle conversazioni consente quindi di comprendere meglio le intenzioni dei clienti e di conseguenza permette anche di elaborare insight per possono essere analizzati e attuati. Ma i Social Media svolgono anche un funzione di customer service, molto efficace, ecco che da questo punto di vista analizzare i dati che derivano anche da queste conversazioni è assolutamente importante le aziende, proprio per migliorare i propri servizi e avvicinarsi quanto più possibile al cliente.

    Dall’alto della sua esperienza, Signora Kulkarni, qual è ad oggi lo stato di adozione degli Analytics e cosa prevede per il futuro?

    L’adozione degli Analytics continuerà nel tempo e questo è in relazione con l’utilizzo che se ne farà nel business, con l’utilizzo che ne faranno le diverse tipologie di aziende. E’ chiaro che si deve riconoscere il valore degli Analytics in quanto strumenti essenziali oggi per comprendere il passato ma necessari per le decisioni da prendere in futuro. E’ anche importante che le aziende riconoscano il valore delle informazioni che i dati contengono cercando quindi di dotarsi di strumenti per estrapolarli e interpretarli. Questo è ormai un trend non più arrestabile e in futuro sarà sempre più avvertito come esigenza.

  • L’Innovazione passa dai Big Data ma è fatta dalle Persone

    L’Innovazione passa dai Big Data ma è fatta dalle Persone

    Tecnologia e Innovazione vanno sempre di pari passo e oggi più che mai la stessa Innovazione passa dai Big Data. Ma quello che resta di fondamentale importanza è che dietro tutto questo ci sono le Persone. Per questo vi presentiamo questo interessante ebook di Sas Italy, da scaricare gratuitamente, “4 passi per creare un Innovation Lab”, per comprendere come innovare davvero.

    Abbiamo più volte sottolineato come la Tecnologia e l’Innovazione siano due momenti che alla fine si influenzano a vicenda finendo per essere, delle volte, quasi confuse tra loro. Spesso e volentieri si sente dire che dove c’è Tecnologia c’è Innovazione, ed è vero, ma vale anche il contrario. L’Innovazione fa bene al Business, un dato talmente evidente in questo periodo proprio perchè la Tecnologia ha fino ad oggi fatto talmente passi in avanti e prodotto strumenti e soluzioni che oggi le aziende, per continuare a crescere, non possono più ignorare. E i Big Data sono il fatto più evidente di quanto le aziende abbiamo bisogno di Innovazione per migliorarsi.

    innovazione big data persone

    Ma va ribadito il concetto che, fatto salvo il valore della Tecnologia, indiscutibile e indissolubile, resta il fatto che l’Innovazione, quindi l’Innovare, deve essere proprio uno stato mentale. E il ruolo principale, anche in questa evoluzione, lo giocano le Persone.

    In questo processo di Innovazione per le aziende non possiamo non parlare di Internet delle Cose (Internet of Things, IoT) che di fatto ha aperto nuove aree e nuovi opportunità per le aziende, dando vita a quella che viene definito il processo di “smartification”, parliamo quindi di “Smart City”, di “Smart Home”, “Smart Car”, “Smart Buildings”. Di recente la legge 33/2015, definisce le PMI Innovative come quelle imprese che “soddisfano determinati parametri di innovazione tecnologica“. Ecco sappiamo bene quanto le Piccole e Medie Imprese siano il cuore pulsante della nostra economia, di conseguenza anche le piccole aziende devono cominciare ad innovare per migliorare il proprio business e per poter cogliere sempre nuove opportunità.

    Ma come si inizia tutto questo processo? A questo proposito vi segnaliamo questo interessante ebook realizzato da SAS Italy, leader nel settore del business analytics, dal titolo “4 passi per creare un Innovation Lab” (che potete scaricare gratuitamente) che individua proprio nella creazione di un team il motore per fare innovazione all’interno della propria organizzazione.

    innovazione-innovation-lab-sas-italy-ebook

    Sono 4 passaggi fondamentali che, tra l’altro, aiutano ad individuare le figure che servono per la creazione di questo Innovation Lab. E quali sono?

    1. Fai il salto di pensiero: l’IT Transformation – in una fase in cui le aziende ricevono impulsi ormai da diversi canali, social media inclusi, ecco che serve prendere coscienza che questi sono dati importanti, essenziali per prendere decisioni sempre più precise e adeguate agli obiettivi. Serve quindi una trasformazione;
    2. Coinvolgi le persone giuste al posto giusto – le persone sono il motore di tutto e con l’aumentare del volume di questi dati, servono persone e figure specifiche, per sfruttare al meglio tutte le opportunità;
    3. Diffondi la nuova cultura aziendale: condivisione e learning by doing – serve una nuova cultura orientata all’innovaione che sappia davvero cogliere il momento. Serve allo stesso tempo quella che Sas Italy chiama, “cultura delle Analytics”, serve anche una visione diversa, più aperta;
    4. Non rimandare. Costruisci ora il tuo Big Data Innovation Lab – è un processo che non si può più rimandare quindi. Certo servono investimenti in tecnologia, ma oggi questi sono facilmente implementabili e scalabili, quindi molto più alla portata di quanto spesso si è portati, erroneamente, a pensare.

    E’ un ebook prezioso quello che vi presentiamo oggi, utile per le aziende per iniziare questo percorso ormai non più rimandabile. Per questo vi invitiamo a scaricare e consultare questo ebook che potete trovare a questo link. Un prezioso manuale che vi accompagnerà nella fase di costruzione del vostro Innovation Lab.