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  • WordPress 3.0, ecco le novità

    Ormai manca pochissimo al rilascio della versione definitiva di WordPress 3.0 e le novità sono tante. Vediamo quelle più importanti.

    Wordpress 3.0

    Come tutti quelli che usano WordPress per il loro blog, e sono tantissimi nel mondo, anch’io attendo con una certa curiosità il rilascio della versione definitiva della 3.0. Con la versione 3.0 WordPress sarà ancora più accentuata la caratteristica di CMS. Ma quali sono queste novità? Vediamo le più importanti. (altro…)

  • Multicanalità in Italia

    Recentemente si è svolto un interessante convegno a cura dell’Osservatorio sulla Multicanalità, presentando i risultati della ricerca del 2009, dal titolo “Multicanalità: Orgoglio o Pregiudizio?”

    Giovedì scorso, 4 febbraio a Milano, si è tenuta la terza edizione dell’Osservatorio sulla Multicanalità, condotto da Nielsen, Nielsen online, Connexia e la School of Management del Politecnico di Milano. L’indagine, Multicanalità: Orgoglio o Pregiudizio?, relativa al 2009 si era prefissa di continuare a monitorare la propensione del consumatore alla multicanalità lungo il processo di relazione con le imprese, il consumo dei media, il ruolo del Mobile e non solo di Internet lungo tutto il processo, la risposta delle imprese ai cambiamenti in corso. E questi sono i risultati.

    In Italia i consumatori Multicanale aumentano ancora e raggiungono quota 20,4 milioni, pari al 40% della popolazione. Tra i motori della crescita dei consumatori in questo senso c’è da registrare la diffusione e la evoluzione della tecnologia, mentre Mobile e nuovi media per gli italiani sono fenomeni che appassionano e prendono piede molto rapidamente. Il passaparola è sempre più una leva aggiuntiva di marketing e il web è sempre più il luogo dove si prendono le informazioni prima di decidere un acquisto. Le aziende intanto cercano di stare al passo, ma la strada da fare è ancora lunga: sono target che vanno mirati con messaggi specifici e con un linguaggio diverso.

    Per quanto riguarda il fenomeno dei “nuovi media” in Italia, bisogna ricordare che

    · Internet nel 2009 in Italia è cresciuto in termini di numero di utenti unici attivi, a quota 23,6 milioni a dicembre 2009, ma soprattutto in termini di tempo speso per persona (+11%).

    · maggiore uso di Internet come fonte di informazione prima di procedere all’acquisto (gli utenti unici dei siti di informazione sono cresciuti del +20%), sia per soddisfare vecchi e nuovi bisogni di socialità: aumentano, infatti, del +13% rispetto a dicembre 2008 gli utenti dei social media e proliferano i contenuti generati dagli utenti in termini di numero di blog attivi (oltre 127 milioni al mondo) e di contribuzione attiva da parte degli utenti;

    · la multicanalità passa sempre più anche dal telefonino: il Mobile continua a essere il device più diffuso nella popolazione italiana con oltre 50 milioni di utenze attive e con un elevato tasso di diffusione di device “intelligenti” (gli
    smartphone) che, nella fascia d’età tra i 25 e i 34 anni, raggiunge la penetrazione del 35% della popolazione;

    · grazie anche all’introduzione di tariffe flat di connettività, nel 3° trimestre 2009 il numero di utenti unici che fruiscono Internet dal Mobile ha raggiunto quota 8,5 milioni, considerando i navigatori in Internet, i fruitori di email e dei servizi di instant messaging da Mobile;

    · l’accesso in mobilità consente agli utenti una connessione real time con il proprio network di relazioni: il 13% degli utenti di Mobile Internet accede a Facebook dal telefonino.

    Multicanalità significa anche contaminazione e ibridazione dei media tradizionali: Tv, radio e giornali sono sempre più fruiti via Internet e via Mobile
    · il consumo mediatico si fa sempre più articolato con evidenze chiare di ibridazione fra i
    mezzi:

    • l’11% degli italiani guarda almeno una volta al mese un programma Tv su Internet;
    • il 14% ascolta almeno una volta al mese la radio su Internet;
    • il 27% legge un giornale su Internet almeno una volta al mese;
    • nei segmenti di consumatori più multicanale l’ibridazione tra i mezzi è maggiore:picchi sulla lettura di giornali su Internet del 58% nei clienti Reloaded e del 44%negli Open Minded.

    L’ultima fase dell’indagine riguarda le aziende. Le imprese italiane spesso approcciano la multicanalità con “strategie del gregge”, anche se sussistono tentativi di ridisegno dei modelli di business verso la segmentazione e la comunicazione differenziata. Le aziende percepiscono l’importanza della multicanalità, ma è necessario che ci sia un legame più forte e tra le unità organizzative, e in particolar modo tra Marketing e IT, vista la rilevanza della componente tecnologica ed è questa la strada da perseguire.

  • Il web 2.0 secondo Jaron Lanier

    Il web 2.0 secondo Jaron Lanier

    Secondo Jaron Lanier, colui che ha coniato il termine realtà virtuale, il web 2.0 è ormai sul punto di scoppiare, essendo ormai piatto e ridotto quasi ad una poltiglia di informazioni. Mi chiedo, perchè?

    Jaron Lanier

    Jaron Lanier, da molti considerato un guru del web e dei new media, colui che ha inventato la frase “realtà virtuale“, famosa firma di Wired, il Wall Street Journal lo definisce “online pioneer”, ha da poco pubblicato un nuovo libro “You Are Not A Gadget” nel quale lamenta il fatto che ad oggi il web 2.0 non è altro che “un coro di voci appiattite su su stesse”, un “collettivismo”, come lo definisce, che non produce altro che la sensazione di partecipare a dei contenuti vuoti. Il fatto che tutti possano contribuire secondo Lanier non è da considerarsi un arricchimento. Al contrario. Sostiene che:

    Quando si da modo a tutti di collaborare su tutto, si genera un sordo, risultato medio in tutte le cose. Non si ottiene l’innovazione. Se si vuole stimolare la creatività e l’eccellenza, è necessario introdurre alcuni paletti.

    E pensare che il web 2.0 si muove su principi quali la condivisione e la collaborazione. Ora, è chiaro che nel caso in cui ci si apre a spazi sempre più estesi prima o poi bisogna porsi il problema di creare un limite, ma credo che questo, trattandosi poi della rete, sia un concetto già assodato. Pensare che quanto creato e realizzato fino ad ora, anche in termini di diffusione dei concetti che stanno alla base di internet e del web 2.0,  non sia altro che un collettivismo senza senso, mi sembra veramente riduttivo.

    Se è vero, come è vero, che la rete è libera, bisogna prendere coscienza del fatto che all’interno di esse si puà trovare tutto. Ma veramente tutto. E non c’è da scandalizzarsi. E questo non significa che non si possa fare “cultura web 2.0” solo perchè in giro vi sono “blog anonimi che con inutili commenti e scherzi frivoli” hanno appiattito i contenuti del web. Mi sembra un giudizio che non tiene conto di quanto sia vasta e varia la rete. Forse in tutto questo Lanier vuole intendere che tutto quello che gira sul web è appannaggio di un soggeto unico che decide un pò le sorti di tutto il web. E questo si che è un argomento interessante da trattare.

    «Ai tempi della rivoluzione internet io e i miei collaboratori venivamo sempre irrisi, perché prevedevamo che il web avrebbe potuto dare libera espressione a milioni di individui. Macché, ci dicevano, alla gente piace guardare la tv, non stare davanti a un computer. Quando la rivoluzione c’è stata, però, la creatività è stata uccisa, e il web ha perso la dignità intellettuale. Se volete sapere qualcosa la chiedete a Google, che vi manda a Wikipedia, punto e basta. Altrimenti la gente finisce nella bolla dei siti arrabbiati, degli ultras, dove ascolta solo chi rafforza le sue idee».

    Il problema è quindi come poter far prevalere la qualità e la veridicità dei contenuti senza che questi ossano essere inquinati da teppisti internauti. Pensare oggi che l’internauta sia molto più evoluto di ieri è un dato di fatto. E’ vero che esiste gente che guarda al web con una certa diffidenza e superficialità, ma ne esiste un’altra, ed è la maggioranza, che in questi anni è cresciuta, è maturata, è riuscita a costruirsi una coscienza capace di distinguere da ciò che va bene sul web e ciò che non lo è. E’ capace già da sè di fare una riflessione simile. E la fa tutti i giorni andando a scegliersi, da google, da wikipedia, dai social network, dai blog, ciò che vuole sapere, ciò che vuole leggere, ciò di cui ha bisogno per informarsi. Non credo al declino della rete. Credo il contrario. e credo anche che l’opinione di un pioniere com Larnier faccia solo bene, per quanto essa possa essere criticabile. Perchè da questa si può misurare il livello di maturità che ha raggiunto la rete. Lasciarsi sopraffare da opinioni di questo livello testimonierebbe, al contrario, una evidente fragilità, dando ragione a questa corrente di pensiero.

    Non siamo gadget e non miriamo ad esserlo.

  • Blog, strumento per Comunicare

    Strumento per eccellenza del web 2.0, i blog, corporate blog, stanno prendendo piede anche all’interno delle aziende per poter meglio gestire la comunicazione con i propri clienti, al proprio interno e anche gestire al meglio i rapporti coi propri partners.

    Blog, strumento per comunicare
    Blog, strumento per comunicare

    Leggendo, come di solito faccio, il blog di Mauro Lupi, e come spesso accade, trovo questo post interessante che riporta una parte dell’indagine di McKinsey, How companies are benefiting from Web 2.0: McKinsey Global Survey Results, in cui si nota che, sulla base delle interviste effettuate a 1700 managers di aziende, si nota che i blog risultano essere un valido strumento all’interno dell’organizzazione, per attività rivolte ai clienti, e per quelle dedicate ai partner e fornitori.  (altro…)

  • Perchè un sito Web?

    Già perchè? A che serve? Molti pensano che aprire un sito web sia un costo inutile, sopratutto le aziende che, come si sa, dedicano poco tempo ad implementare strumenti web, quelli web 2.0, che consentirebbero di poter meglio comunicare ma soprattutto aumentare il proprio business. Ebbene molti non credono a tutto questo, o ci credono poco se non pochissimo.

    Avere un sito web o anche un blog oggi è importante per comunicare meglio costruendo relazioni personali/professionali sfruttando strumenti diretti che ci permettono di restare in contatto in qualsiasi momento. Per le aziende è ancora più importante dotarsi di un sito per avere una relazione sempre più profonda coi propri clienti che possono interagire direttamente anche per migliorare i servizi e prodotti che si utilizzano. O ancora, per migliorare e incrementare le proprie relazioni professionali, il che significa incrementare il proprio raggio d’affari.

    Ma come? Ovviamente non basta avere un sito e pretendere che quello faccia tutto da solo. Ci sono delle regole, semplici, ma che andrebbero seguite per avere un sito efficace. In queste slides che vi propongo oggi sono descritte alcune semplici regole che servono per poter incominciare a dotarsi di un sito web efficace. Una regola secondo me fondamentale è avere dei contenuti da inserire all’interno del sito. E per contenuti intendo “cose da dire” sul proprio sito, non alla rinfusa, ma consoni all’attività o argomento che si va a trattare. Questa è una strada importante da seguire perchè sarà quella premiante sotto tutti i punti di vista. Avere un sito che ha cose da dire, strutturate e in linea con la propria attività o pensiero, se si tratta di un blog, è una regola di successo fondamentale. Questo si traduce in un’altra parola importante per un sito che è la visibilità. Contenuti, efficaci, portano inevitabilmente visibilità che significa essere più facilmente rintracciabili e visti. Rimanere nascosti con il proprio sito sebbene sia ben fatto, con immagini bellissime e tutto il resto, non porta a quello cui aspiriamo e cioè essere visibili ed essere visitati per dire chi siamo.

    Da questo punto in poi si va a toccare argomenti più tecnici che coinvolgono tecniche e strumenti più riconducibili alle attività del Seo. Ma quello che ho detto prima è, ribadisco, fondamentale per iniziare.

    Domanda. Ma voi perchè avete un sito? Cosa vi ha spinto a farlo? E se non l’avete cosa state aspettando?

  • Yoani Sànchez, blogger a Cuba

    Non si può parlare di libertà di espressione senza citare Yoani Sanchez, blogger e giornalista a Cuba che ogni giorno attarverso il suo blog “Generacion Y” lotta contro le restrizioni assurde del regime del suo paese. Ma sta cambiando qualcosa a Cuba oggi?

    Yoani Sanchez, Cuba Libre
    Yoani Sanchez, Cuba Libre

    Qualche mese  fa tutto il mondo, anche quello meno vicino al mondo del web, conobbe più da vicino Yoani Sanchez. Giornalista e blogger de La Habana con il suo blog Generacion Y lotta quotidianamente contro le restrizioni vigenti sulla libertà di espressione imposte dal governo castrista. L’occasione fu data dalla X Biennale dell’Avana e nel video che può essere ancora visto su youtube, viene documentato quanto accaduto in quel momento, tra l’altro descritto molto bene da Yoani sul suo blog: (altro…)

  • Il Web in Italia? Un Posto Pericoloso

    Ma veramente il web e i bloggers in generale in Italia possono costituire un problema? Purtroppo la risposta sembra essere di si. Ma soprattutto questa considerazione è generata dall’ignoranza verso le nuove tecnologie nel nostro paese. Lo dice Luca Sofri in un suo articolo su The Huffington Post.

    Ormai da giorni, da mesi anche, sembra che nel nostro paese si voglia colpire il Web in maniera diretta e anche indiretta. Mentre il altri paesi il web contribuisce a migliorare i rapporti in generale, a velocizzare i rapporti con le istituzioni pubbliche, a formare una nuovo modo di fare informazione, più veloce, indipendente e dinamica, a migliorare le relazioni sociali. Ebbene tutto questo nel nostro paese non viene riconosciuto fino in fondo, altrimenti non si spiegherebbero queste continue mortificazioni proprio ai danni del web e dei blogger italiani. Venerdì scorso su The Huffington Post, il blog di Arianna Huffington famosissimo in Usa anche per aver sostenuto la candidatura di Obama alle recenti elezioni presidenziali, è apparso un articolo di Luca Sofri dal titolo “In Italy, the Web is Going to Be a Really Dangerous Place”, abbastanza eloquente sulla situazione attuale. Anche in questo blog ho trattato dell’argomento qui e qui a proposito delle ultime vicende che hanno riguardato alucni provvedimenti inseriti nel disegno di legge sulla sicurezza. Luca Sofri dice che i nostri politici e i media in generale sono ignoranti riguardo a internet e alle nuove tecnologie. E che la cosa di cui si parla di più in questo periodo è Facebook. Impossibile dargli torto. Anch’io ho parlato spesso di Facebook, lo so, ma ho sempre cercato analizzarlo a fondo per verificare le potenzialità, che sono tante. Rimane un eccellente luogo di condivisione, questo sì.

    Il decreto sulla Sicurezza, come sappiamo, prende di mira esageratamente i blogger, in virtù del principio di voler perseguire crimini efferati, come la pedofilia o l’inneggiare alla Mafia come è accaduto su Facebook, senza tener conto che i provvedimenti contenuti nel decreto colpirebber tutti i blogger senza distinzione, minando pesantemente la libertà di poter esprimere il libero pensiero. Come continua Sofri, in Italia “i blogger non stanno combattendo contro una dittatura come quella del Myanmar, ma stanno contrastando l’ignoranza e l’arroganza” che padroneggia tra i nostri politici. Sottoscrivo pienamente queste parole, come credo la gran parte di bloggers ma anche tutti coloro che vedono nel web n modo per poter crescere.

    E ribadisco una domanda rivolta a tutti i politici. Come mai negli Usa Obama vince le elezioni presidenziali con l’aiuto fondamentale del Web e in Italia invece si tende ad ignorarlo, o piuttosto a mortificarlo? Sarei ben felice di ospitare su questo blog l’opinione di chiunque voglia controibuire al dibattitto, politici compresi.

    (ringraziamento particolare a Patrizia Filippetti per la segnalazione)

  • Il Web secondo gli Italiani

    Da un’indagine effettuata da Nielsen pare che internet sia il mezzo utilizzato dagli italiani per allontanare la Crisi. Allora bisogna continuare a crederci.

    Proprio in un post ad inizio anno, prendendo anche spunto dal messaggio augurale del Presidente della Repubblica Napolitano, avevo parlato di guardare al 2009 in modo positivo, nonostante tutto,  in modo che da questo anno così pesantemente colpito dalla crisi possano venire fuori le nostre energie migliori per poter guardare al futuro con più concretezza. E con molto piacere ho avuto modo di constatare che pare che gli italiani dall’inizio dell’anno hanno preso ad avere uno slancio più ottimistico, almeno per quanto riguarda il web. E ce lo confermano proprio i dati diffusi da Nielsen Ratings che ha pubblicato tre giorni fa un’indagine dalla quale è venuto fuori che sin dai primi giorni dell’anno gli italiani consultano il web per darsi dei “buoni propositi”. Cresce il tempo trascorso sul web per mese, si passa dalle 26 ore del 2008 alle quasi 28 del 2009, e c’è una forte attenzione per categorie particolarmente legate a situazini di cambiamento. Infatti i siti più visitati sono stati quelli immobiliari, con 2,4 milioni di visitatori; a questo segue la categoria dei viaggi, dove è vero che il periodo registrato riguarda anche le ferie natalizie e quindi è più facile notare una forte attenzione a viaggiare, ma questo è un settore forte anche durante tutto l’anno e i dati lo confermano. Altro settore che è stato molto visitato, che si collega molto più degli altri alla crisi di questo peridodo, è quello del Lavoro. Sono stati 3,3 milioni le persone che hanno navigato siti per la ricerca di un nuovo lavoro, il 20% in più rispetto al dicembre 2008. Questo anche perchè il web, con il recruiting online, è oggi lo strumento più veloce dove poter trovare una nuova opportunità di lavoro e sta cominiciando a diffondersi come nuova cultura anche nel nostro paese.

    Ma Nielsen Rating ha anche diffuso dei dati molto interessanti sul rapporto che hanno gli italiani riguardo alle istituzioni presenti online e per quanto riguarda la propensione crescente verso la multicanalità per i propri consumi. Prima di tutto diciamo che gli Italiani rispetto al web sono molto più avanti paragonati alle istituzioni pubbliche presenti sul web. E questo la dice lunga su come le istituzioni guardano al web. Se infatti il navigatore italiano dimostra ancora delle lacune verso tutto ciò che riguarda internet figuriamoci coda dimostrano i nostri enti pubblici. E infatti Nilesen ci da questio spaccato: intanto un navigatore su due visita ogni mese un sito di e-government, ma come dice Andrea Boaretto, Responsabile Progetti Area Marketing della School of Management del Politecnico di Milano, “sia alle imprese sia alle PA manca una piena consapevolezza del potenziale multicanale nonché una visione strategica e integrata di tutti i punti di contatto. Ad esempio una nostra ricerca effettuata nel mese di gennaio 2009 ha rilevato solo 50 Comuni Italiani con una presenza su Facebook, ma nella maggior parte dei casi replicando informazioni e notizie del sito, senza un‟apertura al dialogo e al confronto attivo con il cittadino”. Analisi molto chiara che riguarda anche le aziende, quindi, dove proprio in un’altra indagine recente di Nielsen, si metteva in evidenza il fatto che nonostante il cittadino sia più orientato alla multicanalità, di conseguenza internet visto come fonte di orientamento per i consumi grazie ai corporate-blog e ai siti di socialnetwork, le aziende hanno ancora molto da fare per migliorare le proprie strategie multicanali rimanendo ancora molto legate a quelle tradizionali.

    Vale a dire che c’è ancora molto da fare, ma i presupposti fanno ben sperare.

  • 2009, l’anno della pace?

    Avrei voluto chiudere l’anno sul blog in maniera diversa, ma l’attualità ci riporta alla drammatica realtà di questi giorni. In particolar modo avevo immaginato di poter non parlare di guerre. Ma purtroppo non sarà così. Il conflitto israelo-palestinese si riaccende in questo scorcio del 2008

    Palestinian Kids
    Palestinian Kids

    In questi giorni assistiamo tristemente al riaccendersi del conflitto tra israeliani e palestinesi, che tradotto significa assistere a un nuovo massacro di civili. Nell’ultimo attacco da parte di Israele sono stai uccisi più di 400 civili, li hanno chiamati “obiettivi strategici”. Sarà, ma chi ci va di mezzo e soprattutto in un conflitto lungo e complicato come questo sono i civili, donne e bambini soprattutto. Ovviamente non voglio discutere sul diritto di Israele ad esistere, anzi, lo Stato d’Israele ha diritto di esserci, ma quello che voglio sottolineare è che ci debba essere altrettanta tranquillità nell’affermare che ci debba essere uno Stato Palestinese. Non sto dicendo niente di nuovo, lo so, ma è meglio ribadire questo concetto soprattutto in queste giornate. Tra l’altro questa posizione è da sempre portata avanti anche dalla Chiesa e ben pochi hanno seguito questo messaggio. Si perchè da sempre il luogo su cui trova la Terra Santa è stata contesa dai pro-Israele, in particolare gli Usa, e dai pro-Palestinesi, ex-Urss e paesi arabi, dove ha trovato luogo di battaglia quella Guerra Fredda che ha caratterizzato cinquant’anni e più del secolo scorso. Una Terra inizialmente abitata dagli Arabi, va ricordato, i quali sono stati costretti inizialmente a lasciare la loro terra per far posto agli interessi commerciali degli europei alla ricerca del petrolio, poi confinati in quella che è oggi la Cisgiordania e lasciare la terra agli Ebrei di Palestina, dove appunto oggi sorge lo Stato di Israele. Questa era la soluzione degli Inglesi, che le Nazioni Unite fecero proprio, al problema: uno stato israeliano, dove oggi sorge per l’appunto, e uno stato palestinese, in Cisgiordania. Ma questa soluzione non accontentava nessuno soprattutto perchè la contesa si spostava anche su Gerusalemme che gli Arabi hanno sempre considerato loro capitale e lo stesso valeva e vale oggi per gli Ebrei che non voglio lasciare la loro città algi Arabi. A nulla sono valse ipotesi di divisione succedutesi nel tempo. Già questo dimostra di quanto sia difficile trovare una soluzione al problema e non ci aiuterebbe nemmeno provare a fare una cronostoria degli ultimi vent’anni perchè arriveremmo sempre allo stesso punto. Tranne nel ‘93 quando Rabin e Arafat stavano per siglare veramente la pace con gli Accordi di Oslo spezzati da un fanatico ebreo che nel ‘95 uccise Rabin. Da quel momento mai più si è andati così vicini alla Pace. E dopo la scomparsa di Arafat è subentrata al vertice politico dell’Autorità Palestinese Hamas, gruppo politico armato autore di molti attentati suicidi inIsraele che hanno provocato vittime innocenti e anche enormi e insormontabili difficoltà verso una pace duratura.

    Oggi Israele ha deciso di rimuovere con la forza Hamas, senza badare ai civili palestinesi e forse senza considerare le enormi conseguenze che questo potrebbe provocare. Di sicuro non è questo il modo per arrivare ad un accordo coi palestinesi. E se non si può colloquiare con Hamas, perchè di fatto è impossibile e anche perchè  Hamas stessa non ha tanta voglia di dialogare, allora bisognerebbe trovare il modo di coinvolgere gli altri paesi arabi più moderati a cominciare dalla Giordania per farsi promotore di un percorso che possa quantomeno smorzare i toni e deporre le armi. E’ vero anche che questa strada è stata già battuta, ma si può lasciare il popolo palestinese in balìa della sete di vendetta di Hamas? Non credo proprio, anche perchè gli stessi paesi arabi moderati non hanno voglia di iniziare una nuova guerra contro Israele. Ma con la violenza Israele non ha mai vinto e la storia lo dimostra. Anzi non solo Israele, nessuno ha mai vinto con la violenza o la guerra.

    Bisognerebbe prendere esempio dai tanti esempi di convivenza tra arabi e israeliani che la cronaca ci propone, così  come anche il cinema. C’è stato un periodo, prima della guerra del 1967 che arabi ed ebrei convivevano, divisi ma convivevano. Gli arabi erano integrati nella società israeliana, lavoravano con loro, giocavano con loro. Da allora questo non è stato più possibile. E allora voglio augurarmi che questa accada di nuovo, augurare a questa terra tanto bella e desiderata quanto martoriata che questo possa accadere presto, nel 2009.

    Nell’augurarvi un Buon Anno, auguriamoci anche di non vedere più guerre, di non vedere più vittime innocenti, di non vedere più sofferenze. Di vedere finalmente la Pace.

    Buon 2009 a tutti.

  • Crisi e web 2.0

    In effetti verrebbe da chiedersi, ma che c’entra il web 2.0 con la crisi che stiamo vivendo in questi giorni?

    Crisi globale
    Crisi globale

    Un pò il web 2.0 c’entra, anzi forse di più. Facciamo un passo indietro di qualche anno per cominciare ad inquadrare il problema. Intorno alla fine degli anni novanta e il duemila, con il boom del web, di crea il fenomeno della “New Economy”, il mondo varca l’economia di confine per approdare ad un’economia “globale”, vista la possibilità offerta proprio dalla rete di raggiungere anche mercati fino a quel momento poco frequentati. Con la New Economy si etichettava una nuova era che coinvolse le società a tutti i livelli, da quello economico a quello finanziario, a quello politico, apportando una radicale innovazione al modo di intendere il mondo, il futuro. Da quel momento il termine “globalizzazione” è diventato di uso comune. Ad intendere la capacità dei mercati di poter essere competitivi con i propri prodotti/servizi in tutto il mondo, diventando globali, appunto. Ovviamente voglio tralasciare gli aspetti più tecnici del fenomeno e invece concentrarci sul come il fenomeno è stato ed è ancora concepito. E’ evidente che la crisi di questi giorni ha le sue fondamenta nella New Economy. La percezione iniziale è stata euforica, entusiasta. Sembrava che ad un certo punto tutto fosse diventato più facile, senza tener conto dei problemi reali che cominciavano ad affiorare. (altro…)