Tag: blog

  • Ecco alcuni dati per fare blogging efficace nel 2022

    Ecco alcuni dati per fare blogging efficace nel 2022

    Ma ha ancora senso il Blog nel 2022? La risposta è ovviamente sì e questi dati di Orbit Media Studio ci aiutano a capire come fare blogging oggi in modo più efficace, anche se la sfida da affrontare è sempre quella del tempo.

    Nel momento in cui tutto sembra diventare effimero,nel momento in cui i Social Media stanno per trasformarsi in altro, molto diversi da come li avevamo usati e pensati, ecco che il vecchio e caro Blog risulta sempre essere un posto sicuro.

    Nonostante per anni si è detto che il Blog era ormai al capolinea, al termine della sua vita digitale, in realtà le cose stanno diversamente. Anche nel 2022.

    Questa breve premessa per dire che il Blog ancora oggi gioca un ruolo fondamentale per chiunque voglia costruire in maniera solida la propria identità digitale e, per dimostrare la veridicità di queste affermazioni, riportiamo qui alcuni dati, molto interessanti, che ci danno lo stato del blogging nel 2022. Sono dati riferiti agli Usa, ma siamo sicuri che gli stessi possano valere anche per il nostro paese, dato più o dato meno.

    blogging efficace 2022

    Orbit Media Studios ha pubblicato una serie di dati, relativi ad una indagine che ha coinvolto più di mille blogger, commentati da alcuni dei blogger più conosciuti a livello globale, mettendo in evidenza come il Blog oggi sia ancora utile. L’aspetto interessante è che questa indagine segue e mette a confronto i dati della ricerca effettuata nel 2014, per comprendere cosa sia cambiato in 8 anni.

    Di seguito, ve ne indichiamo alcuni, anche se la ricerca merita di essere consultata tutta per intero ed è quello che vi consigliamo di fare.

    Quasi sempre, uno degli scogli più difficile da superare, una volta avviato un Blog, era la difficoltà a portarlo avanti. Perché. come sappiamo, il Blog necessità di una caratteristica distintiva, assolutamente non trascurabile, e cioè la Costanza. E per Costanza si intende anche tempo da dedicare, organizzazione del lavoro, contenuto da sviluppare.

    sfide blogging 2022

    Ebbene, dai dati di Orbit Media Studios emerge che l’80% degli intervistati ritiene che il Blog sia efficace ancora oggi (evidentemente) e che la sfida della ricerca del contenuto resta ancora molto grande. E la sfida riguarda soprattutto la ricerca del tempo da dedicare all’attività di blogging.

    Pensate, per la scrittura di un post i blogger intervistati hanno affermato di impiegarci mediamente 4 ore e 10 minuti, ossia il 74% del tempo in più rispetto alle 2 ore e 24 minuti del 2014.

    Quindi sì, col tempo fare blogging è diventato più difficile e complicato. Certo serve tempo, quello necessario per realizzare contenuti di qualità, perché è questa la caratteristica che deve muovere un blogger. La qualità non è una cosa che si coglie sull’albero, va alimentata giorno dopo giorno. Ma una volta ottenuta, riesce a dare grandi soddisfazioni. Soprattutto in un momento storico come quello che stiamo vivendo, dove tutto sembra essere effimero.

    E se la sfida più grande da affrontare è quella del tempo, sembra che i blogger nel 2022 decidano di pubblicare post più lunghi ma meno spesso durante la settimana. Una tendenza che si spiega con il tentativo di offrire contenuti di qualità, cercando di ottimizzare i tempi da dedicare al blog. Infatti, nel 2022 solo il 12% pubblica più articoli al giorno, mentre il 24% dei blogger oggi pubblica settimanalmente.

    frequenza blogging 2022

    Sulla frequenza di pubblicazione la ricerca si sofferma in modo particolare, arrivando alla conclusione che spesso il blog può diventare anche un sito di informazione, grazie all’elevata frequenza di pubblicazione, quindi 2 o 6 contenuti a settimana. Questo è un livello molto difficile da mantenere, perché richiede molto tempo, ma non sarà mai difficile se si decide che il blog deve essere al centro della propria strategia di comunicazione.

    Infatti, i dati dimostrano come più pubblicazioni alla settimana riescono ad offrire più risultati da raggiungere, il 50% di possibilità in più. Poi certo, vanno prese in considerazione diverse variabili prima di impostare una strategia di pubblicazione quasi quotidiana. Ad esempio, non è una strategia da impiegare per un blog aziendale o per una PMI. Ma resta comunque una possibilità da considerare, visti i risultati che può dare.

    Dicevamo prima della difficoltà della ricerca del contenuto, una delle grandi sfide che il blogger affronta ogni giorno. E quindi, nel 2022, quale tipologia di contenuto viene preferita?

    Dicevamo prima della sfida del tempo, ecco che oggi il 76% dei contenuti su cui i blogger lavorano di più fanno parte della categoria “How to”, quelli che ti spiegano come fare una cosa. Un dato che è in linea con la pubblicazione settimanale, tipologia usata di più.

    News e trend del momento sono il 43% mentre le infografiche solo il 24%.

    tipologia contenuti blogging 2022

    E anche nel 2022 le interviste agli esperti e le collaborazioni con essi in modo più duraturo, anche aprendo ai cosiddetti “contenuti gate” (quelli realizzati e rilasciati dietro all’iscrizione in una mailing list), sono molto efficaci.

    E tra le collaborazioni efficaci rientrano anche quelle con gli influencer, una strategia che può rivelarsi molto utile anche in vista del traffico in entrata. Il tutto si traduce, quindi, in visibilità.

    Come vediamo anche da questi dati, i social media nel 2022 giocano ancora un ruolo fondamentale per la distribuzione dei contenuti del blog, lo dichiara il 90% degli intervistati. Del resto, i social media sono questi, strumenti di distribuzione e di comunicazione.

    traffico social media blogging 2022

    Ma la collaborazione con gli influencer, che aiutano alla viralizzazione del contenuto, e anche il ricorso a strumenti di promozione a pagamento, per quanto ancora validi, sono oggi in calo. Quindi, per la promozione dei propri contenuti è bene comunque costruire una solida strategia sui social media e valutare, nei casi in cui sia davvero interessante ed efficace, il coinvolgimento di utenti più capaci a veicolare il messaggio all’interno del pubblico di riferimento.

    E la SEO? Ha ancora senso usarla nel 2022? Certo, assolutamente necessaria anche se nel tempo l’approccio si è un po’ più “umanizzato”, anche per il fatto che i motori di ricerca, porta di accesso organica verso il blog, negli anni hanno cambiato un po’ pelle.

    Il 71% dei blogger ritiene che i motori di ricerca siano una potente fonte di traffico; i social media lo sono per il 58%.

    Dato curioso riguarda la correlazione dei motori di ricerca e i contenuti realizzati. Ebbene, dai dati emerge che solo il 17% dei blogger non effettua mai ricerca di parole chaivi e che oltre la metà di essi le ricerca per la totalità dei propri contenuti. E qui la regola è sempre quella: una maggiore ricerca di parole utili per il contenuto accresce le possibilità di ottenere risultati.

    L’analisi offre poi una serie di altri dati molto interessanti da considerare e, per questo motivo, vi consigliamo di consultare bene tutta la ricerca.

    L’intento era quello di mettere in evidenza quelli che secondo noi sono i dati più interessanti e rilevanti secondo la nostra esperienza.

    E restiamo convinti che fare blogging oggi sia assolutamente una strada molto efficace, per costruire contenuti di qualità e per costruire la propria identità digitale in maniera solida.

  • Ecco i 10 food blogger più coinvolgenti in Italia, secondo Blogmeter

    Ecco i 10 food blogger più coinvolgenti in Italia, secondo Blogmeter

    Ecco un’altra interessante analisi di Blogmeter che stavolta prende in esame il fenomeno del food blogging in Italia, mostrandoci la classifica dei 10 food blogger più coinvolgenti. Al primo posto, con un ampio margine, troviamo Benedetta Rossi, con oltre 9 mln di interazioni sui social media, seguita da Valeria Ciccotti e dal trio gli “Chef in camicia”.

    Dopo aver conosciuto la classifica dei 10 youtuber più coinvolgenti in Italia, oggi, sempre grazie a Blogmeter, conosciamo i 10 food blogger più coinvolgenti in Italia. L’analisi, che fa leva sugli strumenti messi a disposizione della Blogmeter Suite, come già la volta scorsa, prende in esame i principali profili social su Facebook, Instagram, Twitter e YouTube (ove presenti), prendendo come riferimento temporale il periodo dall’1/9 al 1/11 2018. Un tempo di sessanta giorni per definire chi tra questi food blogger molto conosciuti in Italia riesce meglio a generare interazioni, quindi like, commenti, visualizzazioni. E poi si parla di food blogging, un fenomeno che in Italia è molto seguito e grazie al quale tanti blogger sono riusciti ad affermarsi.

    Ma passiamo a conoscere meglio questi 10 food blogger e, così come la volta scorsa, anche in questo caso vale sempre la regola che non serve avere un grande seguito, la differenza la fa la capacità di coinvolgimento. Non serve basarsi solo e soltanto sulla quantità, serve a ben poco. Meglio concentrarsi sula qualità, e questo vale ormai in qualsiasi ambito.

    food blogger italia 2018

    Al primo posto della classifica troviamo Benedetta Rossi, la fondatrice e il volto di Fatto in casa da Benedetta con un coinvolgimento netto di oltre 9 milioni di interazioni e 5,6 milioni di follower totali. Si può ben affermare quindi che Benedetta è la Food Blogger d’Italia. Le interazioni totalizzate sui canali social targati “Fatto in casa da Benedetta” si distribuiscono in modo piuttosto equo: il 43% proviene da Facebook (dove sono stati pubblicati la maggioranza dei contenuti), il 34% proviene da YouTube e il 23% da Instagram.

    Al secondo posto si attesta Valeria Ciccotti, meglio conosciuta come Vale cucina e fantasia che, con la pubblicazione di oltre 4 mila post sui suoi profili social durante i due mesi analizzati, raccoglie quasi 1 milione di interazioni totali.

    Al terzo posto, con un total engagement che supera le 950 mila interazioni, si piazzano gli Chef in camicia, ovvero i tre fondatori del format omonimo, Nicolò, Lello e Andrea. Nonostante la maggior parte dei fan degli Chef in camicia si concentrino sul canale Facebook, è su Instagram che viene raccolto oltre l’85% delle interazioni totali del periodo di riferimento.

    Al quarto e al quinto posto si classificano rispettivamente Valentina Boccia, fondatrice del blog Ho voglia di dolce, e Antonia Distasi, conosciuta sui social come uccia3000. Valentina, specializzata in ricette dolci, vanta oltre 1,7 milioni di fan sui suoi canali social e grazie a loro guadagna un total engagement pari a 941 mila interazioni. Antonia, invece, grazie soprattutto alle video-ricette pubblicate sul suo canale YouTube, ottiene 919 mila interazioni totali.

    Sesto posto per la celebre food blogger, Chiara Maci, che tra foto di deliziose ricette e ritratti dei suoi splendidi bambini conquista i social e guadagna oltre 762 mila interazioni totali. Oltre il 96% dell’engagement di Chiara in pentola proviene dal suo canale Instagram, dove gli hashtag #vitamia e #neverstop e #family sono diventati la firma della giudice di Cuochi e Fiamme.  Al settimo e ottavo posto si classificano rispettivamente Enrica Panariello, alias Chiarapassion, e Marco Bianchi. La prima totalizza oltre 714 mila interazioni, grazie principalmente al suo canale Instagram, dove si concentra la maggior parte del suo seguito social (ben il 76% dei suoi fan); il secondo, invece, grazie alla sua esperienza condivisa da divulgatore scientifico e food mentor, guadagna 672 mila interazioni totali sui suoi canali social, prevalentemente tramite Instagram che raccoglie l’85% del total engagement.

    Sonia Peronaci, fondatrice del blog Giallo Zafferano, si attesta al nono posto con un engagement pari a 614 mila interazioni, per il 98% provenienti dal solo canale Instagram. Tra i contenuti più engaging a sorpresa non compaiono ricette golose ma post intimi, dedicati ad esperienze della vita privata di Sonia, a dimostrazione del fatto che sui social la genuinità e la normalità premiano sempre.  Decimo posto per 55Winston55, ovvero i foodblogger siciliani Mauro e Antonio, che conquistano i loro fan con il loro bellissimo vlog di ricette su YouTube, canale su cui si raccoglie il 64% delle 526 mila interazioni totali.

    Bene, trovate la classifica completa qui in basso. Come dicevamo prima, al di là di quello che può essere il seguito, quello che conta è il reale coinvolgimento che si riesce a creare con i proprio follower. E avrete certamente notato come questo passi anche da Instagram, canale che si sposa benissimo con il tema del food e, infatti, i food blogger di questa classifica ci danno una chiara dimostrazione.

    food blogger coinvolgenti italia 2018

  • Contenuti B2B: fondamentali la SEO, i Social Media e i Blog

    Contenuti B2B: fondamentali la SEO, i Social Media e i Blog

    Il search ormai supera i social media per quanto riguarda la ricerca dei contenuti. Ergo, la SEO non è mai morta, anche se qualcuno ha provato a soffocarla in questi ultimi anni. E questo viene anche confermato da una recente ricerca di Clutch che rileva come i contenuti B2B necessitino della SEO, dei Social Media e dei Blog. Ma vediamo più in dettaglio.

    Molti di voi ricorderanno quando ad un certo punto si era data per spacciata la SEO, la Search Engine Optimization, sostenendo che i Social Media avrebbero sostituito la ricerca organica dei contenuti attraverso i motori di ricerca. Ma dopo qualche anno abbiamo scoperto che non è così, anzi, forse non lo è mai stato del tutto. La SEO ha sempre fatto la sua strada, solo che ad un certo punto qualcuno ha smesso di seguirla. E i dati emersi in questi ultimi due anni, e più recentemente, negli ultimi mesi, ci dicono che la SEO ricopre ancora un ruolo rilevante per la gestione dei nostri contenuti. Qualche mese fa, nel febbraio di questo anno, avevamo pubblicato i dati di Shareaholic che ci dicevano che il search aveva superato i social media, in termini di referral, quindi di traino del traffico verso i siti e i blog. Un calo che ha determinato una strada da seguire per la creazione dei contenuti, che è quella maestra della qualità.

    Ma, fatta questa doverosa premessa di apertura, oggi tutto questo trova una nuova conferma anche per quanto riguarda i contenuti B2B, i contenuti aziendali. Non parliamo quindi di contenuti generalisti, ma di contenuti più specifici. Ebbene, la ricerca che è stata condotta da Clutch rileva che la SEO è ancora importante, infatti l’87% degli intervistati dichiara di cercare contenuti che afferiscono alla propria attività attraverso i motori di ricerca. A seguire, l‘85% dichiara di fare questa ricerca attraverso i social media. Due elementi importanti.

    contenuti b2b seo social media

    Quindi, la SEO è ancora importante e lo è anche per i contenuti B2B che fanno leva su questa strategia per dare visibilità ai propri contenuti. E questo è l’aspetto principale che emerge dalla ricerca. Ma viene messo in evidenza un ulteriore aspetto che riguarda i social media proprio in relazione al B2B. Spesso si è portati a ragionare su strategie di social media marketing in ottica quasi esclusiva di B2C, ma questa ricerca ci dimostra chiaramente che i social media possono essere efficaci anche in ottica B2B. Un concetto spesso difficile da far passare e speriamo che questo dato possa convincere qualcuno che ancora mostra qualche riserva.

    contenuti b2b blog contenuti b2b seo social media

    Il terzo elemento che vogliamo mettere in evidenza da questa ricerca è che le persone che operano nel B2B trovano le informazioni che necessitano sui blog, lo dichiara più di un terzo degli intervistati, il 33% (il 42% li legge, guardando all’imbuto di conversione, trovandosi nella parte “awarness”, consapevolezza) . Anche qui, piccola postilla, qualche anno fa si diceva che i Blog erano morti e che gli restava poco da vivere, bene, non è così, neanche per quel che riguarda il B2B. Il blog è la fonte preferita.

    imbuto di conversione b2b contenuti social media seo

    Se guardiamo all’imbuto di conversione, quel percorso che una persone compie prima di procedere ad un acquisto, notiamo che nella fase “awarness” le persone che operano nel B2B per il 45% leggono i blog, per essere informato o per imparare ad affrontare nuove sfide. Nella fase dell’”interesse” ci si concentra di più sulle descrizioni dei prodotti (28%) e sulle recensioni (27%). Nella fase “decisione” e “azione”, si preferisce leggere le recensioni (32%) per verificare se quei prodotti possano essere idonei per la propria azienda.

    Ecco, questo è un po’ il sunto di questa interessante ricerca, mettendo in evidenza gli elementi che ci sembravano più rilevanti. Di certo, la SEO non è morta e i social media servono in una ottica di distribuzione dei contenuti e di conversazione diretta. Per questo i Blog sono ancora così importanti.

    E voi che ne pensate?

  • Ecco Rock’n’Blog, per imparare a comunicare come una rockstar

    Ecco Rock’n’Blog, per imparare a comunicare come una rockstar

    Sarà disponibile a partire dal prossimo 17 aprile, ma il nuovo libro di Riccardo Scandellari si annuncia come un altro grande successo. Si intitola “Rock’n’Blog, diventa una rockstar della comunicazione digitale” e spiega come ottenere una presenza online coerente, efficace e attraente verso un pubblico da cui vorremmo ottenere attenzione, vendite e opportunità lavorative.

    Dopo i successi di “Fai di te stesso un Brand” (prima edizione 2014, poi in ristampa con una versione aggiornata nel 2017), “Afferma la tua identità con il Net Branding” (2015) e “Promuovi te stesso” (2016), Riccardo Scandellari ritorna alla grande nelle librerie dal prossimo 17 aprile con la sua ultima fatica, edita da Mondadori, “Rock’n’Blog, diventa una rockstar della comunicazione digitale”, dove Scandellari, ormai un punto di riferimento per tanti che operano nel mondo della comunicazione, spiega come ottenere una presenza online coerente, efficace e attraente verso un pubblico da cui vorremmo ottenere attenzione, vendite e opportunità lavorative.

    Oggi chiunque può diventare una rockstar del proprio settore, ma è opportuno utilizzare gli strumenti che si hanno a disposizione con la necessaria preparazione e conoscenza. Gli attuali strumenti di comunicazione digitale ci permettono di ottenere facilmente un pubblico. Questa occasione non va sprecata a causa di una comunicazione disordinata e casuale, perché il rischio di dare percezioni errate o di compromettere l’immagine di preparati professionisti è molto alto. Comunicare nel mondo iperconnesso di oggi è diventata una necessità. Viviamo di comunicazione e attraverso questa orientiamo le nostre scelte e abbiamo il potere di infondere conoscenza e fiducia nel prossimo. Queste attività sono abbastanza semplici dal punto di vista tecnico, tutti riescono a caricare una foto o un testo su Facebook, ma complesse dal punto di vista strategico e comunicativo. Quello che comunichiamo sortisce sempre un effetto nella mente di chi ci osserva e attraverso le impressioni che facciamo otteniamo più o meno opportunità.

    rocknblog Riccardo scandellari cover

    Come è strutturato Rock’n’Blog

    Il libro di Riccardo Scandellari si sviluppa in quattro capitoli principali che riprendono i quattro elementi fondamentali di ogni comunicatore digitale:

    • tecnica
    • contenuti
    • atteggiamenti
    • relazioni.

    La tecnica approfondisce dal punto di vista strategico i vari strumenti come Blog, Social Network e piattaforme video. Nel capitolo dei contenuti vengono indicate le regole di base per un post efficace. Ma tecnica e contenuti non ottengono l’efficacia voluta se non sono supportate dagli atteggiamenti in cui traspaiono la nostra vera natura, i valori, la coerenza e l’etica che alimentano la fiducia negli altri. Ultime, ma non per importanza, sono le relazioni al centro di tutto, perché una buona presenza alimentata dai contenuti non serve ad altro che a ottenere una relazione proficua.

    rocknblog-riccardo scandellari copertina

    Essere una rockstar significa comunicare la propria unicità

    Le rockstar comunicano la loro unicità, ciò che le differenzia dal resto dell’offerta. Ora abbiamo la possibilità di impadronirci della nostra comunicazione e di quello che vogliamo trasmettere a chi ci ascolta, abbiamo un pubblico disponibile ad ascoltarci a patto che quello che raccontiamo sia interessante e in grado di soddisfare i loro bisogni. Comunicare significa rendersi unici, capaci di creare un Brand attorno al proprio nome, in grado di ottenere un vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza e maggiori possibilità. Perché se non saremo rockstar il rischio è diventare un’ordinaria e poco remunerata cover band.

    [amazon_link asins=’8891814938′ template=’ProductGrid’ store=’int02-21′ marketplace=’IT’ link_id=’352976de-3bd6-11e8-8651-fbeec7ea5cdb’]

    Il testo è già disponibile per essere ordinato su Amazon, in alto trovate il link per farlo subito e questo è il nostro consiglio.

    Per l’occasione è stato lanciato anche un sito dedicato all’autore e al suo nuovo libro rockand.blog.

     

  • E-learning: ecco i 5 blog italiani più interessanti

    E-learning: ecco i 5 blog italiani più interessanti

    L’e-learning si diffonde con sempre più rapidità e si adatta ai mutamenti di scenario imposti dalla trasformazione digitale. Unitamente agli articoli accademici che possono trovarsi su portali come Academia o Medium, i blog delle aziende di settore costituiscono una fonte di aggiornamento preziosa in un settore che, sempre di più, coniuga tecnologie informatiche ad alto livello di complessità con le esigenze della formazione d’impresa. In questo articolo proponiamo una selezione di blog italiani dedicati all’e-learning che si distinguono per la capacità di coinvolgere e comunicare.

    DOCEBO

    “Aggiornamento” è la vera parola chiave del web dei nostri giorni e a una prima occhiata Docebo sembra obbedire a questo dogma nel suo blog, con articoli ad intervalli di 2-3 giorni. C’è il bouquet completo di caratteristiche di un blog: un tag cloud fa bella mostra di sé nella colonna di destra insieme alle Categorie degli articoli mentre sul lato sinistro di ogni post troviamo il contatore dei like e dei commenti; purtroppo questi ultimi sono tutti fermi a 0 e l’impressione iniziale non è delle più positive, ma occorre considerare che allo stato attuale i contenuti dei blog vengono dirottati sui social e che i lettori preferiscono riservare like e commenti a questi spazi, dimenticando o ignorando la possibilità di farlo anche direttamente al termine dell’articolo. Un’abitudine dell’utenza media del web che è oggi quasi impossibile ignorare.
    Per quanto riguarda gli argomenti, il blog di Docebo è “sul pezzo” sfruttando gli argomenti più di tendenza del web come pretesto per parlare della piattaforma LMS da loro proposta. Interessante ed efficace il discorso di Docebo che, ad esempio, parla di greentech come nuovo settore di applicazione dell’e-learning, considera Netflix una nuova frontiera della fruizione di contenuti e si interroga sull’apporto dell’Intelligenza Artificiale alla formazione online.
    Altri post riguardano consigli di vita aziendale tra budget e organizzazione delle sezioni formative online, in un’alternanza di destinatari tra B2C e B2B che caratterizza Docebo e le soluzioni da essa proposte.
    A voler affrontare una velata critica in generale, credo peraltro voluta dall’azienda, il blog sembra ingessato, impolverato, tanto “business” e poco “social”, coerente con l’intenzione di promuovere il loro servizio cloud destinato più alle aziende che ai singoli operatori di e-learning, ma carente di quell’aspetto diretto e “dal basso” che è prerogativa dei blog.

    E-LEARNING SPECIALIST

    “Il blog che parla di e-learning per chi lavora nell’e-learning” è la description di E-learning specialist dice tutto di sé e per descrivere il blog basterebbe, davvero, solo questa frase.
    Ci si trova di fronte in questo caso a una vera e propria iniziativa editoriale sull’e-learning e non a un blog a supporto di un prodotto o di una piattaforma; uno spazio aperto a tutti i “professionisti dell’e-learning”, con tutte le sfumature che questa professione ricopre, e una intenzione originaria ben dichiarata: quella di essere un punto di incontro.
    E-learning specialist vuole dare voce e raccogliere testimonianze, esperienze e consigli di chi si occupa, per lavoro, di e-learning. Un’arena aperta a cui chiunque può contribuire ma con delle limitazioni precise: spicca infatti una sezione “linea editoriale”, che spiega cosa è approvato e cosa no, cosa si può scrivere e cosa, invece, non è permesso. Tra ciò che è vietato vengono indicati con precisione i contenuti promozionali e pubblicitari.
    Una colonna laterale raccoglie l’elenco dei post più recenti e dei tag più utilizzati, fornendo un panorama del livello di approfondimento toccato dai vari contributori al sito, in una grafica essenziale: video spiritosi a tema, interviste a operatori del settore, annunci di opportunità lavorative, articoli sull’innovazione tecnologica e case studies.
    Questo blog è dunque indirizzato ai singoli operatori o liberi professionisti dell’e-learning i quali leggendo esperienze altrui possono trovare ispirazione per il lavoro quotidiano. E-learning Specialist rimane fedele a questi confini, ritagliandosi un ruolo diverso da quello del blog di Docebo o di altre aziende del settore.
    L’ultimo aggiornamento di questo blog è avvenuto in estate. La speranza è che si tratti di una breve pausa e che riprenda le pubblicazioni al più presto.

    blog e-learning

    SKILLA

    Skilla dispone di un blog aziendale dalla grafica accattivante ed efficace. Le categorie di articoli e gli argomenti sono organizzati ognuno con il proprio colore caratteristico, facilitando la fruibilità del sito e rendendo l’aspetto generale più “giovane” e divertente. Le copertine degli articoli sono immagini originali, tratte da infografiche o presentazioni allestite ad hoc oppure fotografie arricchite di qualche effetto stile Instagram: si nota un campionario di scelte grafiche quasi brandizzate, frutto di una programmazione e di riflessioni ben precise.
    La prima impressione che si ha di Skilla, guardando il suo blog, è l’alta professionalità di chi ci lavora, a partire dal comparto grafico e confermato dal livello dei contenuti trattati. Pur in ottica autopromozionale i post spaziano da consigli utili relativi alle tecnologie migliori da utilizzare in ambito formazione a distanza, ad altri più strategici indirizzati alle aziende, fino a post che sono vere e proprie pillole multimediali o tutorial. All’informalità della copertina grafica, talvolta spiritosa ma sempre ispirata e accattivante, fa da contraltare la lingua scelta per la trattazione dell’argomento: definizioni precise e attuali, etichette anglofone del mondo business, testi punteggiati da domande utili e l’inevitabile ma efficace diffusione, in chiave SEO, del brand. Apprezzabile, ma non una novità, la scelta di inserire un abstract di poche righe in home page per attirare l’attenzione del visitatore casuale.
    Il blog aziendale di Skilla sfrutta al massimo l’informalità e la “libertà” del mezzo blog, dalle quali però emerge l’alta professionalità degli operatori del servizio. L’obiettivo di Skilla è la formazione a tutti i livelli, dall’autoformazione, al management, alla formazione interna dei dipendenti.

    GRIFO MULTIMEDIA

    Una delle ultime frontiere esplorate dalla formazione aziendale è quella della gamification: trasformare un percorso formativo online in un’esperienza ludica, un piccolo game di apprendimento, con il quale il dipendente o il manager occupa le ore libere aggiornandosi professionalmente. Grifo Multimedia fa una ricca promozione di questa strategia sul suo sito e anche se ci aspettiamo che non sia l’unica realtà ad avere affrontato la strada della gamification, il volerlo mettere in primo piano comunica che Grifo ha intenzione di “giocarsi questa carta” nel mazzo delle proposte e-learning.
    L’azienda di questo operatore sembra piccola e alle prime armi, guardando il semplice template utilizzato per lo sviluppo del sito: un WordPress leggero e facilmente modificabile nel codice. Dal punto di vista grafico, le illustrazioni confermano la mano di operatori giovani e immersi nel mondo social, con una cifra stilistica che sembra arrivare direttamente da qualche scuola creativa.
    La sezione blog è intitolata News e aprendola ci si trova di fronte a una pagina che ha tutte le caratteristiche che ci si aspetta di trovare: abstract introduttivi degli articoli, sezioni Tag e Categoria a scomparsa, un motore di ricerca interno. A livello di singolo articolo la lunghezza è anch’essa canonica, rispetta lo standard della paginetta veloce da leggere, con qualche grassetto strategico in ottica Seo e di leggibilità ma pochi o nessun link interno.
    Lato argomenti, oltre al settore “game” già citato, si passa dalla presentazione di iniziative di Grifo, agli approfondimenti su nuove professioni digitali, articoli su come cambia il mondo del lavoro, analisi dell’apporto della realtà virtuale al settore e-learning.

    TELESKILL

    Ormai è chiaro, superato abbondantemente il primo decennio del nuovo millennio, che un blog ha sue caratteristiche, che i testi ospitati in questo tipo di spazio virtuale devono rispettare un preciso patto con il visitatore del sito. Rimanendo in questo format grafico-editoriale, un blog comunica moltissimo dell’immagine di un’azienda, dei suoi prodotti e dei destinatari a cui si rivolge. Anche solo dopo un’analisi superficiale è già possibile capire qualcosa di più di una realtà business, della sua filosofia, di precise scelte editoriali; quello che emerge leggendo il blog di Teleskill è la passione per il mondo dell’innovazione digitale e per le sue applicazioni, soprattutto in ambito aziendale.
    Videoconferenza professionale, webinar, riconoscimento biometrico, social learning, peer to peer learning, informal learning, Long Life Learning… questi e molti altri argomenti di stretta attualità sono i temi esplorati dagli articoli del blog, uno tra i pochi che offre concreti spunti di applicazione delle tecnologie proposte: dalla formazione aziendale al supporto dei dipartimenti HR, dall’apprendimento collaborativo al social learning. Il tutto con un taglio sempre leggibile, rapido e accattivante e con un occhio alle più recenti trasformazioni dell’e-learning.
    Gli articoli del blog contengono spesso molti link, ma non in un’ottica di link building, al contrario, al fine di restituite valore al testo diffuso sul web proprio in quanto ipertesto e quindi aperto alla navigazione e all’approfondimento. La parte conclusiva degli articoli, inoltre, è spesso dedicata ad elenchi puntati o a resoconti veloci dei punti salienti, altra strategia efficace e consigliata per la leggibilità dei testi di un blog.
    I lettori più attenti, o quelli che hanno il tempo di leggere anche i post meno recenti di questo blog, troveranno inoltre una caratteristica in più: l’utilizzo del blog come strumento di narrazione del percorso di un’azienda che in pochi anni è riuscita a farsi spazio in un contesto altamente competitivo.

  • Il Blog è uno strumento che richiede costanza e pazienza

    Il Blog è uno strumento che richiede costanza e pazienza

    Il Blog è un potente strumento di comunicazione, ancora valido nell’era dei Social Media. Ma per essere tale è necessario che vi sia alla base una notevole dose di costanza e pazienza. Una recente ricerca ha evidenziato che il primo problema, o difficoltà, che segnalano molti blogger è riuscire a trovare il tempo da dedicare al proprio blog.

    Qualche settimana fa avevo scritto dell’importanza che oggi il Blog ricopre nella costruzione per proprio personal branding. Il Blog è, infatti, un potente strumento di comunicazione, ancora molto valido nell’era dei Social Media. Anzi, i Social Media sono per il Blog un grande alleato, fondamentali per aiutare a rendere più visibile e riconoscibile il Blog stesso. Ma oggi la riflessione che voglio fare riguarda un altro aspetto importante per quel che riguarda il Blog, un aspetto che molti blogger conoscono bene. Molto spesso, quando si compie il passo importante di aprire un proprio Blog, un proprio spazio dove scrivere e raccontare delle proprie esperienze e competenze, il primo problema che ci si trova ad dover affrontare è il Tempo.

    Nella maggior parte dei casi, per esperienza diretta, il primo problema/domanda che emerge è “Ma quanto tempo ci vuole per raggiungere dei risultati?“, “è possibile ottenere il tre mesi risultati simili ai tuoi?“, “non ho molto tempo da dedicarci anche se è per me molto importante“. Nel momento in cui si compie il passo di aprire un Blog, il primo vero pensiero è quello di dedicarsi alla costruzione e alla organizzazione dei contenuti da sviluppare, il problema dei risultati ce lo si porrà più avanti. Anche per i blogger che vogliono intraprendere l’esperienza del blogging prevale sempre più spesso il desiderio di “avere tutto e subito”. Se questo dovesse essere davvero il desiderio primario, allora è meglio lasciar perdere e dedicare tempo ad altro. Troppo spesso ho visto arenarsi esperienze di blogger che volevano risultati eclatanti già nelle prime settimane e abbandonare miseramente.

    blog blogging costanza pazienza franzrusso.it 2017

    Quello che serve, nel momento in cui si decide di aprire un blog, è tanta costanza e tanta pazienza. Il Blog non è un sistema automatico, il Blog deve comunicare agli altri chi siamo e cosa sappiamo fare. Lo fareste mai in modo veloce e non davvero reale solo per riuscire a catturare una audience effimera? Certo che no!

    Recentemente una ricerca che vi consiglio di consultare, State of Blogging Industry 2017, ha messo bene in evidenza tanti punti che riguardano il blogger e la sua esperienza con il blog. Quello che voglio fare è portare la vostra attenzione su un aspetto che riguarda molto il tema che stiamo trattando, e cioè il problema del tempo da dedicare al proprio blog. Il report in realtà è un sondaggio sottoposto ad 850 blogger, noterete che il primo problema che i blogger si trovano ad affrontare è trovare tempo da dedicare all’attività di blogging. Il 22% dei blogger intervistati lo indica come il vero problema da affrontare.

    blog blogging costanza e pazienza

    Spesso, proprio l’assenza di tempo da dedicare fanno crescere il desiderio di volere tutto e subito, perchè si ha la sensazione di sprecare il proprio tempo.

    Se si vuole intraprendere questa strada, il tempo inizialmente non sarà molto a disposizione, ma questo aumenterà nel momento in cui sapremo dedicarci al Blog con costanza e pazienza. Sono questi due elementi che poi alimentano la nostra Motivazione. Sempre all’interno di questa interessante ricerca, noterete che la maggior parte dei blogger intervistati afferma di aver aperto il Blog per farlo in maniera professionale, per costruirsi il proprio spazio all’interno del quale presentare al meglio le proprie competenze ed esperienze.

    Ebbene, tutto questo si lega al tema del personal branding, ma è necessario che questa esperienza, che poi potrà diventare davvero il nostro lavoro, perchè lo desideriamo, inizi sapendo bene che senza costanza e pazienza non si va da nessuna parte.

  • L’importanza di un Blog nella costruzione del proprio Personal Branding

    L’importanza di un Blog nella costruzione del proprio Personal Branding

    Ci si chiede spesso se oggi abbia ancora senso il Blog nella costruzione del proprio Personal Branding. Ebbene, la risposta è sì. Il Blog più di ogni altro strumento permette alle persone di disegnare e costruire il proprio spazio sulla base di ciò che si vuole fare e di ciò che si sa fare.

    La domanda che mi sento fare spesso, oggi, è: “ha ancora senso creare un Blog per costruire il proprio personal branding?“. La mia risposta è “ovviamente, sì!“. Ma non vorrei essere così sbrigativo nel fare questa affermazione, quindi cercherò di motivarla meglio.

    Il mio percorso digitale, quindi orientato alla costruzione di un mio spazio sul web e sui social media, è iniziato un po’ di tempo fa, ma sono riuscito in qualche modo a dare concretezza quell’obiettivo che mi ero fissato nel 2008, l’anno in cui ho creato franzrusso,it “InTime, condivido per comunicare”, dove praticamente ho cercato, sin da subito, di dare spazio a quello che volevo fare. E cioè, costruire il mio personal branding, il luogo nel quale far conoscere le mie competenze, i miei interessi, chi ero veramente. In altre parole, stavo cominciando a costruire e a dare forma alla mia professionalità. Il Blog in questo ha avuto un ruolo fondamentale, non ci sarebbe Franz Russo se non ci fosse stato InTime.

    blog personal branding

    In quasi dieci anni ho cercato di raccontare, interpretare, spiegare, anticipare (aspetto molto difficile questo) come la comunicazione digitale stava evolvendo. Un processo che non si è ancora esaurito, per la verità. I Social Media sono gli strumenti che più di ogni altro, negli ultimi decenni, sono stati in grado di rivoluzionare il modo di comunicare e il modo di fare Relazione.

    L’esperienza accumulata prima in aziende piccole e grandi, occupandomi di comunicazione e marketing, mi ha permesso di essere in grado di riconoscere certi fenomeni e saperli affrontare, ma al tempo stesso non ho mai smesso di informarmi, un aspetto che è ormai un elemento fondamentale per quello che faccio oggi.

    Tutta questa attività la faccio grazie al blog che oggi è un po’ come il mio biglietto da visita, il luogo dove trovare informazioni, notizie, ma anche capire di cosa mi occupo.

    Ma nell’era dei Social Media ha ancora senso il Blog per costruire il proprio spazio? Certo che sì. Il Blog, per le sue caratteristiche, è il luogo che meglio di altri permette alle persone di disegnare e costruire il proprio spazio sulla base di ciò che si vuole fare e di ciò che si sa fare. Vero, anche attraverso Facebook, Twitter o Instagram è possibile fare questo, con modalità e tempi differenti, ma la possibilità di costruire i Contenuti sulla base di Categorie, catalogarli quindi per temi, archiviarli, renderli disponibili in maniera facile sono caratteristiche che i Social Media non offrono, o non offrono in maniera intuitiva. Per non parlare dello spazio a disposizione che il Blog offre, potenzialmente senza limiti.

    Ecco perchè ancora oggi consiglio sempre, a chiunque voglia costruire un proprio spazio online, il Blog. Ma come tutte le cose, anche il Blog necessità di un piano, di una progettazione, di cura. Il Contenuto vi permetterà di farvi conoscere, di far arrivare agli utenti di riferimento quello che siete e quello che fate. E’ un processo che ha bisogno di tempo, pensare di avere tutto e subito è l’approccio peggiore che si possa avere quando si apre un Blog. Nella mia esperienza sono arrivato a definire tre elementi che ho coniato “Fattore PMD“. E cioè: Passione, Metodo e Determinazione.

    Passione – non ci può essere un Blog che tratti di un tema che non vi appassioni; il Blog nasce proprio perchè voi volete trasmettere la vostra passione e, attraverso quella definire, la vostra professionalità;

    Metodo – senza una programmazione di contenuti e di tempo non si va da nessuna parte, un Blog in realtà non si improvvisa (nonostante ci sia ancora qualcuno che pensi il contrario).

    Determinazione – la strada del Blog non è mai del tutto in discesa, ma prima di tutto è in salita e molto ripida anche; e questa è la fase in cui l’impegno, la voglia sono più forti delle difficoltà che si incontreranno per strada. Bisogna costruire per poi poter dire di aver fatto qualcosa. Il Blog rappresenta un po’ la casa del vostro Personal Branding.

    Se il Fattore PMD è presente allora, quasi certamente, il Blog sarà utile per il proprio Personal Branding, con successo.

    [box type=”note” align=”” class=”” width=””]

    Approfondisci:

    I Blog non sono Morti, stanno solo cambiando Forma

    Le Qualità che servono per essere un bravo Blogger

    [/box]

  • Facebook apre Instant Articles a tutti. Cosa cambia per i blog

    Facebook apre Instant Articles a tutti. Cosa cambia per i blog

    Facebook ha annunciato che dal prossimo 12 aprile, in occasione della conferenza F8, Instant Articles sarà aperto a tutti gli editori, blog compresi. La modalità di pubblicazione dei contenuti direttamente su Facebook permette anche di guadagnare fino al 100%. Ma cosa cambia per i blogger?

    A meno di un anno dal lancio ufficiale, Facebook ha annunciato che dal prossimo 12 aprile, in occasione della conferenza annuale per gli sviluppatori F8, renderà accessibile Instant Articles a tutti, quindi anche ai blog. In occasione del lancio dello scorso maggio, Instant Articles era stato dato in uso ad un ristretto numeri di editori, tra i quali vi erano New York Times, BuzzFedd, National Geographic e altri. Dallo scorso ottobre hanno avuto accesso anche alcuni editori italiani. L’annuncio di estendere a tutti questa nuova modalità di distribuzione dei contenuti direttamente in un’area dedicata su Facebook ha sicuramente colto di sorpresa un po’ tutti, e quindi anche i bloggers che non si credeva potessero avere accesso a questa nuova feature.

    facebook instant articles blog

    Come funziona Instant Articles di Facebook 

    Prima di passare a vedere cosa può significare per i blogger e per gli altri editori, è necessario fare un piccolo passo indietro per spiegare meglio cosa siano gli Instant Articles. Intanto vale la pena dire subito che Facebook punta a diventare punto di riferimento per quanto riguarda la distribuzione dei contenuti, viste ormai le considerevoli dimensioni e il costante utilizzo da parte degli utenti, arrivati ad essere ormai 1,6 miliardi. E visto che anche gli editori utilizzano ormai sempre di più Facebook come canale di diffusione dei propri contenuti, nel tentativo (quando accade) di creare un coinvolgimento più diretto con il lettore, Facebook a maggio decide di lanciare una sezione dedicata, all’interno dell’applicazione mobile di Facebook, per dare modo agli editori di ovviare ai classici problemi di lentezza nel caricare i link, infatti la promessa è quella di essere il 10 volte più veloce. Di fatto, con questa nuova modalità, il lettore non si troverà più di fronte ad un post con un link di rimando alla notizia completa, la novità è che il lettore si troverà di fronte alla notizia completa direttamente su Facebook.

    C’è poi l’aspetto dell’advertising da considerare, infatti Facebook non dovrebbe guadagnare nulla dalla vendita dei spazi pubblicitari, il 100% degli introiti dovrebbe restare agli editori. Se poi, come evidenzia il WSJ, a vendere lo spazio è Facebook direttamente, allora all’editore resta in mano il 70% e Facebook trattiene il 30%. Una condizione tutto sommato accettabile.

    Cosa cambia per i Blog con Instant Articles

    Ma visto che dal punto di vista degli editori, considerandoli nell’accezione classica (quindi giornali e siti di informazione), le considerazioni abbondano, dopo questo annuncio ci piacerebbe scoprire insieme a voi cosa potrebbe cambiare per un blog l’accesso ad Instant Articles.

    Anche qui, vale la pena di fare un’altra considerazione. Facebook sa benissimo che gli utenti sono sempre alla ricerca di notizie, di conseguenza Instant Articles è una modalità che risponde a questa esigenza e che prova a rendere l’esperienza dell’utente ancora più estesa. Lo è stata, e lo sarà ancora con i Live Video, lo sarà ancora di più con gli Instant Articles. L’utente è sempre più spinto a restare sulla piattaforma per condividere e leggere. Ma Facebook è cosciente anche del suo potenziale, e non potrebbe essere diversamente. E lancia la sfida a Google, proponendosi come motore di contenuti. Fermiamoci qui, perchè ci sarebbe da scrivere molto, e non è detto che lo si faccia nella maniera opportuna.

    E ora arriviamo alla domanda che si siamo posti all’inizio. Cosa cambia per i blogger con Instant Articles?

    Certamente è una grossa opportunità anche per i blogger che possono contare ad entrare in contatto diretto con i lettori. Anche se il blogger, per definizione, è già in grado di sfruttare al meglio Facebook ora. Il blogger ha necessità che il suo post venga letto sul suo blog e che l’interazione nasca già sul blog stesso, attraverso un contenuto interessante, come quasi sempre accade. Il blogger vede Facebook, e i social media in generale, come strumento di distribuzione e di diffusione dei propri post. Vede Facebook come strumento per costruire attorno una community con cui intavolare una relazione. Una modalità come Instant Articles potrebbe risultare interessante, e questo è innegabile, dal punto di vista dell’advertising. La possibilità di guadagnare dalla pubblicazione dei contenuti potrebbe essere un motivo interessante per i blogger.

    Diciamo anche che per il blogger non sarebbe un problema agganciarsi ad Instant Articles, sarebbe visto come uno strumento in più per crescere. 

    E voi che ne pensate? Raccontateci il vostro punto di vista.

  • I Blog non sono Morti, stanno solo cambiando Forma

    I Blog non sono Morti, stanno solo cambiando Forma

    Qualche anno fa li avevano dati per morti, l’arrivo dei Social Media, dicevano, avrebbero spazzato via i Blog. E invece eccoli ancora presenti, infatti non sono mai spariti del tutto, hanno solo cambiato la loro forma. Vediamo adesso cosa è successo in questi ultimi anni e quale piattaforma scegliere per fare blogging oggi.

    Era il 2011 quando cominciava a circolare la voce che i Blog erano morti, tutti sembravano esultare e pochi erano quelli che quasi piangevano la prematura dipartita. Tranne quegli irriducibili e radicali che vanno sotto il nome di “blogger”, parola che ultimamente pochi sanno davvero pronunciare. A parte questo inizio non certo coloratissimo, il tema di oggi è molto serio ed certamente più allegro. Sì, perchè la bella notizia è che i Blog non sono mai morti, hanno solo cambiato la loro forma. Più di altri, in questi ultimi 5 anni almeno, hanno saputo cambiare pelle e adeguarsi ai tempi.

    blog blogging social media franzrusso.it 2016

    Blog, alcuni cenni storici

    Come forse buona parte di voi sanno, il Blog nasce nel 1997, anche se ci sono altri che indicano la data al 1994, quindi molto prima del Web 2.0 e dei Social Network. La piattaforma di quell’anno era stata realizzata da Dave Winer insieme a Microsoft (si quello di Redmond) e con quella piattaforma Jorn Barger, un cacciatore americano diede diario online, “Robot Wisdom”, ad oggi indicato come il primo Blog. A quel tempo (sembra di parlre di centinaia d’anni, ma sono solo qusi 20 anni) si chiamava “Web-log” e solo nel 1999 gli venne dato il nome Blog e il primo a farlo fu Peter Merholz. E, restando in qualche cenno storico, sempre nel 1999 nasceva “Blogger” piattaforma realizzata da Pyra Labs, successivamente comprata da Google nel 2003. E sempre nel 2003 nasceva WordPress, la prima vera piattaforma di blogging e in quell’anno i blog attivi erano poco più di 2 mila. Sempre restando nei numero di diffusione, nel 2006 i Blog erano 50 milioni secondo i dati che forniva Technorati. E nel 2011 erano 173 milioni, in 5 anni si erano più che triplicati. E fin qui i numeri ufficiali perchè poi Nielsen chiuse quel servizio utile che era Incite, sviluppando verso i social media.

    blog 2011

    Intanto era nato il Web 2.0 nel 2004, lo stesso anno in cui erano nato Facebook. Ma a pensarci bene il Blog anticipa il concetto della condivisione alla base del Web 2.0 e dei social network, il contenuto era elemento di condivisione già nel 1997.

    Passaggio storico doveroso, sintetico (ci sarebbe poi da tanto altro da dire) ma necessario per inquadrare meglio l’argomento e ribadire il concetto che i Blog non sono morti.

    Blog: Hosted o Self-Hosted?

    Altro passaggio necessario riguarda una distinzione che è utile fare per non entrare in confusione. Oggi chiunque, e in pochi minuti, può aprire il suo blog e di piattaforme (che adesso vedremo) ce ne sono. Parliamo in questo caso di “hosted”, ossia di blog che si attivano in pochi minuti senza avere problemi di ricercare il servizio di hosting migliore. L’altra categoria è poi quella del “self-hosted” e in questo caso la scelta di fare blogging è molto più impegnativa. E’, quasi sempre la scelta che fa chi vuol fare il blogger per mettere in pratica un suo progetto stabile dal quale scaturisce un vero e proprio lavoro.

    Ecco, avendo più chiaro questo passaggio, diamo una ulteriore prova che i Blog non sono morti. Perchè chi vuole oggi aprire un proprio Blog in pochi e veloci passaggi non ha che l’imbarazzo della scelta in termini di piattaforma tra:

    • WordPress.com – la piattaforma offre una vasta scelta di temi ma non offre nulla dal punto di vista dei plug-in e dal punto di vista della pubblicità. E’ una piattaforma con cui è davvero facile, con pochi click, cominciare a pubblicare.
    • Medium – è la piattaforma di blogging del momento, lanciata nel 2012 da Evan Williams (co-fondatore ed ex CEO di Twitter), è semplice da usare, infatti si apre subito con il proprio account Twitter. E’ forse la dimostrazione di quanto i Blog siano cambiati nel tempo, avendo questa una chiara connotazione social.
    • Blogger – la piattaforma di Google resiste ancora oggi, anche se non ha mai conosciuto nel tempo una grande diffusione. Si può integrare con il proprio account Google ed è possibile monetizzare utilizzando AdWords. Offre diversi temi da scegliere, ma è anche la dimostrazione di come Google non abbia mai investito seriamente su questa piattaforma.
    • Tumblr – la piattaforma nata nel 2007 e oggi di proprietà di Yahoo! è molto diffusa anche nel nostro paese. E’ una piattaforma per il blogging veloce, dinamico e social. Se avete interesse a fare blogging di altro tipo, allora è meglio scegliere altre piattaforme.

    Le piattaforma self-hosted sono invece scelte, come dicevamo prima, da chi ha in mente di aprire un blog con l’idea di avviare un progetto nuovo che quasi sempre, con un adeguato percorso di crescita, fatto di costanza e impegno, finisce per diventare un vero e proprio lavoro. Certo, non mancano gli esempi di blog hosted che poi passano alla modalità self-hosted, ma diciamo che questa modalità è quella che richiede più impegno.

    E tra le piattaforme (e non sono poi tantissime) più facile da usare, a differenza di Joomla o Drupal più orientate ad un pubblico di sviluppatori, si possono citare:

    • WordPress.org – a differenza della piattaforma .com, questa offre molti più strumenti, da accesso all’utilizzo dei plug-in, è customizzabile. Tra le versione self-hosted è certamente la più usata.
    • Ghost – è una piattaforma più recente, facile da usare e sta cominciando ad essere usata da diversi blogger. Semplice da usare, stile pulito e backend di facile intuizione. La community è ancora piccola e non paragonabile a quella di WordPress, la si segnala di certo per la facilità d’uso.
    • Movable Type – piattaforma di blogging molto conosciuta, a differenza di WordPress e Ghost è un CMS a pagamento. Facile da usare, con diverse features a disposizione, conta ancora su una community molto ristretta e questo può essere un limite.

    Se dovessimo dare dei consigli, allora è opportuno orientarsi su WordPress, per la sua facilità e per la sua diffusione. Qualche mese fa scrivevamo che il 25% dei siti web nel mondo sono su piattaforma WordPress e che tra i CMS la percentuale sale al 58%.

    Ma l’importante, prima di scegliere la piattaforma, è capire bene cosa si vuole fare e con quale impegno si decide di aprire un Blog.

    Spero che l’obiettivo di dimostrare che ad oggi i Blog sono ancora vivi e vegeti sia riuscito. In ogni caso, mi piacerebbe molto conoscere anche la vostra opinione.

    Molte di queste opinioni le trovare anche in questo video al DigitalicX dello scorso dicembre presso la Rai di Milano.

  • Ecco la lunghezza giusta per il tuo post [Infografica]

    Ecco la lunghezza giusta per il tuo post [Infografica]

    Per chi ha un blog o anche per chi usa i Social Media la prima cosa che ci si chiede è se il post è troppo lungo o è troppo breve. E se, in relazione a questo, i lettori o i followers/fans lo troveranno interessante. In questa infografica ci sono alcuni utili suggerimenti pratici, anche se molto sta all’abilità e alla capacità di chi scrive.

    Quello della lunghezza di un post è da sempre uno dei temi più controversi, nel senso che ci si chiede spesso se quel post sul proprio blog o su Facebook o Twitter sia della lunghezza adeguata per cercare di catturare l’attenzione del lettore, o del fan/follower. Sapendo bene che proprio questo tema ne apre tanti, uno su tutti quello che riguarda il fatto che molti non arrivano poi a leggere davvero completamente il post per tanti motivi. Superando quindi questo argomento che magari affronteremo più in avanti, vediamo oggi di comprendere meglio quale davvero sia la lunghezza adeguata con qualche suggerimento utile grazie a questa infografica non proprio recente che alcuni di voi sicuramente già conosceranno.

    L’idea di affrontare questo tema è arrivata dalla lettura di questo post “5 Secrets to Why Longer Posts Work Better” riportato anche su Social Media Today, che svela alcuni segreti riguardo alla lunghezza ideale che dovrebbe avere un post. Tra questi suggerisce che un post più lungo generalmente viene premiato dai lettori per il tempo che è stato dedicato proprio alla creazione del contenuto. E la lunghezza del post, in questo caso il contesto è circoscritto al Blog, porta dietro di sè anche il tempo di permanenza che il lettore trascorre sul blog per leggere appunto il contenuto. Un elemento questo ultimo che piace molto a Google che premia i blog che fanno registrare tempi di permanenza alti. La lunghezza ottimale per un post in termini di tempo è di 7 minuti. A questo link trovate un approfondimento.

    post-lunghezza-contenuto

    Restando sul blog la lunghezza ideale, secondo Buffer, è di 1.600 parole e 74% dei post viaggia su un tempo per post al di sotto dei 3 minuti mentre il 94% è al di sotto dei 6 minuti.

    Ora, di fronte a questi dati (poi passiamo a vedere quelli riferiti anche ai social media) vi posso dire che sin da quando ho iniziato ho cercato sempre di scrivere, di creare dei contenuti che fossero interessanti a prescindere dalle regole SEO. In effetti ho sempre pensato che un tipo di scrittura troppo legato alle regole SEO finisse per reprimere quel giusto livello di creatività e di libertà che la scrittura anche via web necessita. Altrimenti il rischio è quello di scrivere solo per i motori di ricerca e meno per i lettori, che sono la risorsa più importante per un blogger. In effetti ho poi pagato in parte questa mia tendenza dalle continue evoluzioni degli algoritmi, anche se poi col tempo gli stessi motori di ricerca, Google su tutti, hanno cominciato a suggerire un modello di scrittura “più umana”.

    Le regole che seguo sempre per la stesura di un post sono quelle che ormai fanno parte del DNA di un blogger. E cioè un titolo accattivante non più lungo di 60/70 caratteri (e in questo ci siamo con i suggerimenti che trovate nell’infografica), una descrizione adeguata non più lunga di 160 caratteri. Ma soprattutto quello che conta è che il contenuto corrisponda a quello che davvero volete raccontare. Se seguite questi semplici regole, se seguite quello che è il vostro “piano editoriale”, il vero pilastro di tutto il blog, quello che vi guida nei momenti in cui avete la sensazione di essere andati “oltre”, allora il problema della lunghezza, a mio modesto parere, non è il principale.

    Se riuscite a elaborare bene tutti gli elementi e vi rendete conto che il vostro contenuto è interessante, allora sarà interessante anche per i vostri lettori che vi premieranno.

    Passando invece a dare un’occhiata all’infografica, noterete alcuni suggerimenti per i contenuti da postare sui Social Media. E allora, su Twitter restate tra i 70-110 caratteri vi avvantaggerete di un 17% in più in termini di coinvolgimento sul vostro contenuto; su Facebook un post da 40 caratteri ha l’86% in più di coinvolgimento rispetto ad un contenuto molto lungo; su Google+ restate sui 60 caratteri. E poi ci sono altri utili suggerimenti come ad esempio gli hashtag che non dovrebbero superare i 6 caratteri.

    Allora, che ne pensate voi?

    post-lunghezza-infografica

    [divider]

    (cover image by blossomstar #81428545, via Fotolia)