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  • Facebook aprirà 3 centri di formazione in Europa entro il 2018, uno anche in Italia

    Facebook aprirà 3 centri di formazione in Europa entro il 2018, uno anche in Italia

    Facebook ha annunciato oggi l’apertura di 3 centri di formazione in Europa entro il 2018 e uno di essi è previsto anche in Italia. Obiettivo è quello di formare 1 milione di persone, anche aziende e professionisti, entro i prossimi due anni. Gli altri due centri saranno aperti in Spagna e in Polonia.

    Facebook punta sull’Europa e lancia un progetto di formazione che prevede la creazione di 3 centri di formazione, “community skills hubs”, di cui uno è previsto anche in Italia. Gli altri due centri sorgeranno in Spagna e in Polonia. Obiettivo è quello di formare 1 milione di persone, anche aziende e professionisti, per arricchire le loro competenze digitali e per offrire strumenti di sicurezza online. I 3 centri saranno gestiti in collaborazione con le organizzazioni locali e si ispireranno al “Facebook’s Digitales Lernzentrum” di Berlin, inaugurato lo scorso anno in collaborazione con la “ReDI School of Digital Integration”.

    Nei prossimi due anni Facebook sarà partner di Freeformers per offrire formazione a 300 mila persone in tutta in Gran Bretagna, Francia, Germania, Polonia, Italia e Spagna, per 75 mila di queste la formazione sarà online mentre per i restanti si programmerà un percorso di formazione su misura per ognuno. Il programma prevede anche lo sviluppo di percorsi di formazione personale per 100 mila PMI entro il 2020 e una percorso di formazione online per altre 250 mila imprese.

    facebook centri formazione europa italia

    Facebook prevede anche percorso formativo per 15 mila donne, per incoraggiare progetti imprenditoriali, in Francia, sulla scia dei progetti analoghi avviati in Regno Unito e in Italia; il progetto si espanderà poi in Irlanda, Spagna e Svezia entro la fine di quest’anno.

    Il progetto di investimento in Europa non finisce qui. Infatti Facebook, sempre oggi, ha annunciato un piano di investimenti di 10 milioni di euro per incrementare i processi di innovazione attraverso l’Intelligenza Artificiale in Francia. Il team di ingegneri sarà raddoppiato, passando da 30 a 60.

    Vogliamo assolutamente far sapere che stiamo investendo a livello locale, stiamo investendo in tecnologia e stiamo investendo sulle persone“, ha dichiarato Sheryl Sandberg, direttore operativo di Facebook a Bruxelles, dove oggi sono state annunciate le iniziative per l’Europa.

    Facebook fa sapere che dal 2011 ha investito 1 miliardo di dollari per sostenere per piccole e medie imprese in tutto il mondo. Con il programma “Boost your business” sono state formate centinaia di migliaia di imprese in tutto il mondo e oltre 1 milione di imprese hanno utilizzato l’hub gratuito, Blueprint. Inoltre, ad oggi, sono [highlight color=”yellow”]70 milioni le aziende che hanno una pagina Facebook[/highlight].

    Il 35% delle aziende intervistate in Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna e Regno Unito dichiara di aver costruito il proprio business su Facebook; il 49% dichiara di aver assunto più personale grazie alla crescita derivata dalla presenza su Facebook; il 57% dichiara di aver incrementato le vendite e il 60% dichiara di aver venduto i propri prodotti in altri paesi e città. Inoltre, il 67% delle PMI intervistate dichiara che le competenze digitale e social media sono molto importanti.

    Queste sono le iniziative che ha presentato Facebook oggi per l’Europa, un vasto e lodevole progetto che permetterà di attirare l’attenzione delle istituzioni europee, piuttosto impegnate ad indagare su violazione della privacy, sui contenuti di odio e sulle situazioni fiscali del colosso di Menlo Park.

  • WhatsApp Business è disponibile anche in Italia, per ora solo per Android

    WhatsApp Business è disponibile anche in Italia, per ora solo per Android

    Era stata annunciata a settembre dello scorso anno e ora WhatsApp Business, l’app pensata per le piccole imprese, è disponibile anche in Italia, per ora solo per Android. Il lancio avviene anche in Indonesia, Messico, Regno Unito e Stati Uniti. L’app, disponibile gratuitamente, prevede delle novità, scopriamole insieme.

    Era settembre dello scorso anno quando scrivevamo qui sul nostro blog che WhatsApp stava lavorando su un’app stand-alone pensata esclusivamente per le imprese, ossia per piccole aziende e le piccole attività. L’app è disponibile gratuitamente da oggi in Italia e in Indonesia, Messico, Regno Unito e Stati Uniti, per il momento solo per Android e si chiama WhatsApp Business. WhatsApp fa sapere che l’app, nei prossimi mesi, sarà disponibile anche per iOS e sarà lanciata anche in altri paesi.

    Già oggi esistono piccole attività, in Italia, che utilizzano WhatsApp come strumento per il customer care, viene utilizzata infatti per offrire ai propri clienti uno strumento di comunicazione diretto per informare su disponibilità di prodotti e fare assistenza. Piccoli negozi di abbigliamento, pasticcerie, officine per riparazioni auto, le tipologie di attività che possono sfruttare WhatsApp Business sono davvero infinite, tra l’altro il nostro è un paese che pullula di piccole attività e piccole imprese che oggi possono sfruttare anche l’app di messaggistica istantanea per il loro lavoro. Dall’altro lato sarà più facile per gli utenti comunicare direttamente con le aziende di interesse.

    whatsapp business italia android

    WhatsApp Business prevede poi alcune novità con strumenti molto interessanti, come:

    • Profilo dell’attività: sarà possibile permettere ai propri clienti di trovare facilmente informazioni utili quali descrizione dell’attività, indirizzo fisico, email, e sito web;
    • Strumenti di messaggistica: sarà possibile lavorare in modo più efficiente usando le risposte rapide per rispondere velocemente alle domande frequenti, i messaggi di benvenuto per presentare la propria attività ai nuovi clienti, e i messaggi d’assenza per far loro sapere quando non si è disponibili;
    • Statistiche sui messaggi: sarà possibile controllare semplici dati statistici, come il numero di messaggi letti, per individuare le strategie che funzionano meglio;
    • WhatsApp Web: si potranno inviare e ricevere messaggi usando WhatsApp Business dal tuo computer (come succede oggi per l’app utenti;
    • Tipo di account: quando le persone scrivono ad una attività, sapranno che quella è un’azienda perché l’account verrà identificato come un account business. Infatti, con il tempo, le attività per le quali è stato confermato che il numero di telefono del loro account business corrisponde effettivamente al numero dell’attività, avranno un account confermato. Un badge di verifica come succede già con le pagine su Facebook.

    Quindi da oggi le piccole aziende ed attività potranno scaricare l’app e quindi usarla esclusivamente per il loro lavoro, mentre gli utenti non avranno questa necessità, continuando ad usare l’app di WhatsApp normalmente.

    Secondo dei dati che fornisce WhatsApp, riferendosi allo studio di Morning Consult, ad oggi più dell’80% delle piccole attività, in India e Brasile, già riconosce quanto WhatsApp come strumento utile per comunicare con i propri clienti e per fare più business. Non si conosce il dato italiano, ma dovrebbe essere comunque significativo.

  • WhatsApp, ecco un’app Business per il Customer Service

    WhatsApp, ecco un’app Business per il Customer Service

    Le voci su una possibile virata di WhatsApp verso il business si erano già fatte insistenti nei mesi scorsi e ora c’è un annuncio ufficiale. WhatsApp, dal proprio blog, annuncia l’intenzione di lanciare nei prossimi mesi WhatsApp Business, orientata alle piccole e medie imprese, e una soluzione enterprise per aziende più grandi. Obiettivo è rendere l’app utile per il Customer Service.

    Che WhatsApp cominciasse a costruire una strategia orientata al business era nell’aria da un po’. Se ricordate, nel mese di marzo avevamo dato notizie, in base alle notizie di Reuters, del fatto che l’app di messaggistica istantanea, tra le più usate al mondo, cominciasse a guardare al business con soluzioni che riguardassero l’advertising. Ebbene, a distanza di qualche mese si ha davvero una conferma di questo nuovo cambio di passo che guarda al business, e quindi anche alla possibilità di monetizzare (vera novità di questo cambio di passo). WhatsApp dal proprio blog ufficiale ieri ha annunciato l’intenzione di lanciare, nei prossimi mesi, una nuova app per le piccole e medie imprese. Si chiamerà WhatsApp Business, mentre per le aziende di grandi dimensioni è allo studio una soluzione enterprise.

    Significa, dunque, che WhatsApp vuole diventare non solo uno strumento attraverso il quale gli utenti possono restare in contatto tra loro con messaggi istantanei, ma vuole diventare, sulla base di questo, anche uno strumento attraverso il quale le aziende possono mettere in atto un’attività di Customer Service ancora più diretta e immediata.

    whatsapp business advertising customer service

    Tutti coloro che usano WhatsApp sanno bene che oggi molte piccole aziende, per lo più piccoli esercizi commerciali, usano proprio WhatsApp per tenere informato il cliente per una comunicazione più diretta. Basti pensare ad informazioni riguardanti la disponibilità di un prodotto, il ritiro dello stesso, e tante altre funzionalità che possono passare attraverso un’app che oggi conta più di 1 miliardo di utenti.

    Ma WhatsApp punta ancora più in alto, vuole diventare davvero l’app del Customer Service per permettere alle aziende più grandi di tenere sempre aggiornato il cliente. Per fare un esempio, una compagni aerea che aggiorna il cliente del proprio volo, oggi questo avviene via mail (e se non si ha le notifiche attivate si rischia di perderle) o via SMS. Pensare di sfruttare WhatsApp da questo punto di vista, per aziende di questo tipo, sarebbe fantastico.

    L’azienda di proprietà di Facebook, per mettere in pratica tutto questo, sta pensando di attivare un sistema che renda riconoscibili, e affidabili, le aziende attraverso dei badge verificati, in modo tale che l’utente sia sicuro di entrare in contatto con un’azienda e non con un profilo privato, come avviene adesso.

    L’idea di fare di WhatsApp un’app specifica per il Customer Service non è male, è forse una delle declinazioni naturali dell’app, data la sua caratteristica di rendere uan relazioni tra utenti subito immediata e diretta.

    WhatsApp punta al business e alla possibilità di monetizzare attraverso l’app. I dettagli sulla monetizzazione non si conoscono ancora, ma di certo questo è una grande passo per un’azienda che finora non aveva mai messo in pratica strategia chiare da questo punto di vista. Basti pensare che dal 2009, anno di fondazione, ad oggi WhatsApp non ha mai avviato una strategia di marketing diretta.

    E voi cosa ne pensate?

  • Al via Campus Party, quattro giorni dedicati all’Open Innovation

    Al via Campus Party, quattro giorni dedicati all’Open Innovation

    Prende il via domani la prima edizione italiana di Campus Party. Dal 20 al 23 luglio 2017 saranno 4 le giornate dedicate all’Open Innovation con e aree tematiche (Arena, Experience, Camping) e ben 400 ore di contenuti. Tanti i protagonisti del calibro di Roberto Saviano, Federico Faggin, Neil Harbisson, Anna Frosi.

    Prende il via domani la prima edizione italiana di Campus Party, l’evento internazionale più grande al mondo sul talento e sull’innovazione, dedicato ai giovani talenti dai 18 ai 28 anni. Appuntamento alla Fiera Milano Congressi (MiCo) dal 20 al 23 luglio 2017 con oltre 2.000 campuseros (ossia i partecipanti di Campus Party) attesi alla prima edizione italiana del festival internazionale dedicato a business, coding, creativity, entertainment, technologies, science.

    Campus Party coinvolge non solo giovani talenti, ma anche università, aziende, istituzioni e community. Per l’edizione italiana sono previsti: 4 giorni24 ore su 24, oltre 400 ore di contenuti: speech e workshop con relatori di spicco del panorama nazionale ed internazionale fra i quali Federico Faggin (fisico, inventore del Microchip, del Touchpad e del Touchscreen),Roberto Saviano (scrittore), Neil Harbisson e Moon Ribas (primi cyborg al mondo), Chance Glasco (co-fondatore di Doghead Simulations, ex co-fondatore di Infinity Ward – Call of Duty), Anna Frosi (ingegnere spaziale) e CPHack, esclusivo format per gli hackathon e le call for ideas di Campus Party. Non mancherà, inoltre, la possibilità di provare le nuove tecnologie in un’area dedicata.

    campus party 2017 italia

    #CPIT1 è l’hashtag dell’evento con cui potrete interagire su Twitter e anche si Instagram.

    I numeri della prima edizione italiana sono già molto interessanti:

    • 4 giorni, 24h
    • 3 aree (Arena, Experience, Camping)
    • 400 ore di contenuti
    • 2.000 campuseros (+15.000 visitatori giornalieri)
    • 6 temi principali (Business, Coding, Creativity, Entertainment, Technologies, Science)

    Le aree invece:

    • Experience, dove poter toccare con mano il futuro e le tecnologie innovative – droni, robot, VR, simulatori, ma anche makers. Aziende, Istituzioni e Università, inoltre, esporranno soluzioni e progetti all’avanguardia.
    • Arena, sei palchi, per ospitare 400 ore di contenuti, tra talk, panel, demo, BarCamp, interviste e workshop, con relatori di spicco nel panorama nazionale ed internazionale. È anche il luogo dove i campuseros lavoreranno insieme, dove le menti più brillanti parteciperanno ai CPHack e le community avranno la possibilità di incontrare i propri membri ed organizzare i propri eventi.
    • Camping, il luogo di riposo dei campuseros  che permette, a chi desidera vivere l’esperienza di Campus Party a 360°, di alloggiare in tenda all’interno della Fiera per tutta la durata della manifestazione.

    Campus Party è quindi un evento da non perdere se si vuole avere la possibilità di entrare in contatto con chi l’innovazione e lo sviluppo lo fa tutti i giorni. Noi di InTime saremo lì per seguire un po’ l’evento e siamo anche attratti da alcune realtà di cui vi parleremo più approfonditamente nei prossimi giorni. Una di queste è sicuramente Qwant, il motore ri ricerca europeo che protegge la privacy degli utenti. Ecco, cercheremo di capire in che modo.

  • Dopo 14 anni LinkedIn può considerarsi un grande social network

    Dopo 14 anni LinkedIn può considerarsi un grande social network

    LinkedIn, co-fondato da Reid Hoffman, oggi executive chairman, esattamente 14 anni fa, nei giorni scorsi ha superato il grande traguardo dei 500 milioni di utenti. Un traguardo che permette al social “business” network di essere considerato tra i grandi. Peccato che solo il 25% degli utenti lo usi attivamente.

    LinkedIn supera il traguardo dei 500 milioni di utenti (distribuiti in 200 paesi del mondo), un traguardo importante che proietta la piattaforma di business networking tra i grandi social network del Web. Erano 400 milioni ad ottobre 2015. Un traguardo però raggiunto in ben 14 anni, LinkedIn è stato fondato proprio nel maggio del 2003 e tra i fondatori c’era anche Reid Hoffman, oggi executive chairman e membro di Microsoft che ha acquisito la piattaforma a giugno dello scorso anno.

    linkedin social network 500 milioni utenti

    LinkedIn raggiunge questo traguardo in un momento importante della sua storia. Come detto, oggi è di proprietà di Microsoft che prova ad entrare nel grande mondo dei social media. Già, ma oggi LinkedIn può essere considerato un social media a tutti gli effetti? Si, perchè proprio su questo aspetto LinkedIn sta giocando tutta la sua evoluzione: sta infatti trasformandosi da social “business” network, per come lo abbiamo sempre conosciuto, a social media, al pari di Facebook, per fare un esempio. Sta cominciando a mettere al centro della sua strategia di network il contenuto e non più solo il classico CV. Una trasformazione importante per una piattaforma del genere che per sua natura ha conosciuto una evoluzione, in termini di base utenti, molto lenta, non certamente paragonabile ad altre piattaforme. LinkedIn fino a qualche mese fa era da ritenersi una piattaforma diversa, specifica, ma ora sta cambiando.

    Peccato solo che su una base di 500 milioni di utenti solo il 25% di questi risulti effettivamente attivo. Ecco, forse la trasformazione in atto vuole provare a far crescere questo dato. Certamente le ultime novità, per gli Usa (almeno per ora) provano smuovere questo dato, come l’introduzione dei trending topic, un modo per tenete l’utente più attivo sulla piattaforma con l’intento di alzare il livello di interazione. Bisogna aumentare certamente la base utenti, ma quello che più interessa è ridurre il divario tra utenti registrati e utenti attivi, ancora troppo elevato.

    Gli italiani apprezzano LinkeIn, sono 10 milioni e la quinta città al mondo più attiva è proprio Milano, preceduta da Londra al primo posto, Amsterdam, San Francisco e Giacarta. Tra i paesi più connessi ai vertici troviamo Emirati Arabi Uniti, seguiti da Olanda, Singapore, Gran Bretagna, Danimarca. E sono poi 9 milioni le aziende iscritte; 100 mila sono gli articoli pubblicati ogni settimana dai membri del social; e 10 milioni le offerte di lavoro attive.

    Da sapere poi che le 5 figure lavorative più connesse sono (quindi quelle che lo usano di più) sono quelle che appartengono a queste aree: risorse umane; product management; business development; marketing; consulting.

  • Al SAS Forum Milan 2017 la Digital Transformation è possibile

    Al SAS Forum Milan 2017 la Digital Transformation è possibile

    Il SAS Forum Milan, l’appuntamento annuale di SAS giunto alla dodicesima edizione, è un punto di riferimento per comprendere come la tecnologia sta evolvendo. Il prossimo 11 aprile a Milano esperti internazionali, manager e imprenditori si confronteranno sui temi più innovativi in ambito advanced analytics, digital transformation e artificial intelligence.

    Il SAS Forum Milan, giunto alla dodicesima edizione, è ormai un punto di riferimento per comprendere l’evoluzione della tecnologia e dell’innovazione. E’ un appuntamento dove manager, studenti possono conoscere novità che riguardano i propri ambiti di competenza e approfondirli. L’11 aprile 2017 a Milano  ospiti, esperti internazionali e keynote speaker si confronteranno sul futuro degli analytics, sulle nuove frontiere dell’Internet of Things e sull’evoluzione dell’intelligenza artificiale.

    sas forum milan 2017

    Industria 4.0, IoT, intelligenza artificiale, Digital Transformation sono fattori che cambiano enormemente il modo di fare impresa. Non si tratta di semplice digitalizzazione dei processi e di implementazione di nuove tecnologie, si tratta di un cambiamento radicale, che rivede anche il modo di pensare. Una trasformazione inevitabile che riguarda tutte le aziende in ogni settore. Digitalizzare i processi significa ridefinire l’esperienza dei clienti e creare nuovi modelli di business, significa anche essere più pronti al cambiamento e veloci nel prendere decisioni. Alla base di questa trasformazione ci sono i dati e la loro analisi.

    Oggi la sfida è farsi trovare pronti e prevedere possibili scenari futuri. Sapere e poter reagire velocemente sarà fondamentale per ogni impresa. L’analisi dei dati rappresenta un’importante chiave di lettura della realtà e del mercato di oggi e di domani” – afferma Marco Icardi, AD di SAS Italy e SAS Regional Vice President  – “SAS Forum Milan è dedicato a coloro che credono nell’innovazione come motore per la competitività. Contenuti di valore, demo session e best practice internazionali accompagneranno i partecipanti verso il cambiamento e verso una rivisitazione dei processi in ottica data driven”.

    Grazie al contributo di esperti, clienti, partner e Università, verranno esplorate tutte le potenzialità e gli strumenti degli analytics, in molteplici aree applicative. Dalla digitalizzazione dei processi a una customer experience sempre più personalizzata, dalla gestione del dato come elemento di differenziazione alla sua regolamentazione, dall’adeguamento alle normative in ambito rischio alla gestione delle frodi, dall’Internet of Things all’Analytics of Things.

    Un’attenzione particolare nell’edizione 2017 sarà data ai giovani. Studenti universitari, neo laureati e studenti degli istituti superiori potranno raccogliere le testimonianze dirette dei protagonisti aziendali e accademici e assistere a sessioni specifiche dedicate alle professioni emergenti e alle digital skill nell’industria 4.0.

    Stiamo vivendo un’era di cambiamento epocale, in cui la convergenza tra fisico e digitale è ormai compiuta. Generiamo quotidianamente un patrimonio informativo d’inestimabile valore che ora, opportunamente gestito, permetterà di avvicinare l’uomo alla comprensione totale del mondo” – afferma Emanuela Sferco, SAS Regional Marketing Director di SAS – “Oggi gli analytics guidano ogni cosa e occorrono nuovi strumenti per padroneggiare, tradurre e trasformare i dati con modalità innovative che liberino nuove forme di valore”.

    SAS Forum Milan è un appuntamento annuale di rilevanza internazionale rivolto ad aziende private ed enti pubblici, partner e mondo accademico. Riunisce ogni anno una community in continua espansione di manager e professionisti di tutti i settori di mercato, favorendo innovazione, crescita manageriale e attività di networking. Un luogo dove esperti, manager e imprenditori presentano il loro approccio vincente, le sfide da affrontare e le strade da intraprendere tra cultura analitica e innovazione tecnologica.

    Per registrarsi visitate il sito di SAS Forum Milan e, per essere sempre aggiornati, seguite l’hahstag ufficiale #SASForumMilan su Twitter. La sessione plenaria di SAS Forum Milan sarà visibile anche in streaming.

  • WhatsApp guarda al business e testa l’advertising nelle chat

    WhatsApp guarda al business e testa l’advertising nelle chat

    Secondo quanto riportato da Reuters, WhatsApp starebbe compiendo dei test che proverebbero un netto cambio di strategia, stavolta orientato al business. In pratica, in accordo con l’incubatore Y Combinator, WhatsApp sta cominciando a testare con alcune startup l’inserimento di advertising nelle chat.

    In un momento in cui tutto, in casa Facebook, sembra essere orientato a portare le Stories ovunque, di recente sono approdate anche sull’app di messaggistica istantanea Messenger con Messsenger Day, WhatsApp sta avviando dei test che davvero potrebbero segnare un netto cambio di strategia. Come sapete sin dall’acquisizione di Facebook, avvenuta nel febbraio del 2014 per 16 miliardi di dollari, WhatsApp aveva mantenuto ferma la strategia per cui sull’app non sarebbe mai apparsa alcuna forma di pubblicità e advertising e che l’app stessa non avesse bisogno di alcuna strategia di marketing. Una scelta che di fatto ha finito per decretare il successo dell’app che, per certi versi, da rivoluzionato il mondo del messaging mandando in soffitta persino gli SMS. E sappiamo bene quanto WhatsApp, usato da oltre 1 miliardo di persone, sia molto amata anche nel nostro paese.

    whatsapp business advertising

    Ebbene, da quanto riportato da Reuters, WhatsApp starebbe per approntare un cambio di strategia netto, per non dire epocale, che potrebbe non piacere agli utenti che l’hanno scelta proprio per quella strategia originale, ossia mai pubblicità e advertising sull’app. L’azienda guidata da Jan Koum, co-fondatore, sta avviando in questi giorni una serie di test con delle aziende, startup, che fanno parte dell’incubatore Y Combinator. Lo scopo di questi test è quello di cominciare a vedere l’app come strumento per le aziende per entrare in contatto direttamente con i propri clienti, grazie proprio alle chat. Solo un anno fa, in occasione della presentazione del piano di sviluppo dell’app, aveva portato ad esempio come un utente potesse entrate in contatto con la banca per un tentativo di intrusione fraudolento o di come entrare in contatto con una compagnia aerea per informazioni sul ritardo di un volo. Si stava quindi parlando di questo.

    Y Combinator, nato nel 2005, è un incubatore di startup tra i più ambiti, vi hanno fatto parte anche startup come Dropbox e AirBnb. Al momento però non ci sono conferme ufficiali da parte di WhatsApp su questo cambio di strategia. La Reuters però cita una startup, la Cowlar Inc., che sta testando questa nuova strategia. Questa startup produce collari per mucche i quali raccolgono dati sulle mucche e quindi sulla quantità di latte che sono in grado di garantire. Intento di questa startup sarebbe quello di utilizzare WhatsApp in modo da avvisare direttamente il cliente nel momento in cui si accorgesse che la mucca presenta qualche problema. Ecco, questo sarebbe un esempio, e se ne potrebbero fare altri.

    Nei giorni scorsi Mashable aveva dato notizia di una sorta di WhatsApp for Business che sarebbe in fase di test in India. La notizia che riporta Reuters quindi confermerebbe questo cambiamento di strategia.

    C’è da scommettere che, una volta che questa strategia diventasse più concreta e reale, non piacerà agli utenti. E voi che ne pensate?

  • Il sogno di 6 milioni di donne italiane è realizzarsi come imprenditrici

    Il sogno di 6 milioni di donne italiane è realizzarsi come imprenditrici

    Da una ricerca eBay-Ipsos emerge che 6 milioni di donne italiane, il 38%, immaginano il loro futuro da imprenditrici. Una percentuale tra le più alte in Europa. E una su due, il 53%, pensa di realizzare questo sogno grazie all’e-commerce.

    Domani è la Giornata della Donna e anche quest’anno non abbiamo voluto mancare il nostro impegno nel segnalarvi eventi a tema interessanti, che potete trovare qui. E sempre per restare in tema, oggi è stata resa nota una interessante ricerca che eBay ha commissionato a Ipsos, che ha analizzato il “desiderio di imprenditorialità” della popolazione femminile di tre paesi: Italia, Francia e Spagna. Ebbene, il dato che emerge subito dalla ricerca è che 6 milioni di italiane, il 38%, pensano ad un futuro da imprenditrici, una percentuale che risulta essere più alta di quella rilevata in Francia e Spagna, che si attestano rispettivamente al 29% e al 32%. E una su due, ossia il 53% delle aspiranti imprenditrici italiane pensa di realizzare il suo sogno di impresa grazie all’e-commerce.

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    La ricerca mette in evidenza che le donne desiderose di realizzare un proprio business sono casalinghe, nel 33% dei casi, lavoratrici full-time (il 20%) e disoccupate (16%). Il 34% ha un’età compresa tra i 18 e i 35 anni e il 42% ha un’età tra i 36 e i 50 anni, e sono nella maggior parte dei casi donne con famiglia: ben il 44%, infatti, ha un partner e dei figli. Il 40%, inoltre, vive al sud e nelle isole, il 23% al nord ovest, il 20% al centro e il 17% al nord est.

    Ma cosa spinge le donne italiane a rincorrere il proprio sogno di realizzare un proprio business?

    Al primo posto c’è l’ambizione, il 58% delle donne che pensano a un futuro da imprenditrici ritiene che la via dell’imprenditorialità porti soddisfazione e realizzazione personale. Su questo incide anche la mancanza di alternative lavorative, come sostiene il 45% delle intervistate. La figura dell’imprenditrice, inoltre, ha per le donne una connotazione positiva, che viene identificata attraverso cinque attributi: coraggiosa, indipendente, hard-working, competente e determinata.

    Secondo le donne intervistate dalla ricerca, il successo lo si ottiene attraverso conoscenza approfondita del mercato (lo pensa il 51%),  attraverso l’attenzione verso il consumatore (il 31%) e l’abilità di innovare i processi di produzione (il 26%). A rappresentare un ostacolo alla realizzazione di questo sogno, al primo posto troviamo le tasse,lo pensa infatti il 63% delle aspiranti imprenditrici, e poi burocrazia, lo pensa il 39% delle intervistate.

  • L’impatto dell’IoT entro il 2020, tra rischi e nuove sfide

    L’impatto dell’IoT entro il 2020, tra rischi e nuove sfide

    Quale sarà l’impatto dell’IoT nei prossimi anni? A questa domanda possiamo rispondere con una interessante ricerca di SAS “Internet of Things, Visualise the Impact” che ha chiesto a 75 organizzazioni quale fosse la loro opinione in merito. Ebbene, oltre il 40% ritiene che l’IoT migliorerà l’efficienza operativa e per il 36% contribuirà a una migliore esperienza utente.

    L’IoT (Internet Of Things), l’Internet delle Cose, la tecnologia che sfrutta la connettività degli oggetti per abilitare una migliore gestione dei processi produttivi, grazie a dati sempre più preziosi, sta certamente facendo sempre più parte della nostra vita. Basti pensare che solo in Italia si parla già di un volume di affari di oltre 2 miliardi di euro con oltre 10 milioni di oggetti connessi. Oggi torniamo a parlare di IoT grazie ad una interessante ricerca, “Internet of Things, Visualise the Impact”, che potete scaricare qui in formato ebook. Realizzata da SAS, raccoglie l’esperienza di 75 organizzazioni che hanno raccontato come l’IoT impatterà sulle loro aziende da diversi punti di vista, entro il 2020.

    impatto iot SAS 2016

    Il dato che va subito evidenziato, come riportato anche dall’infografica che trovate in basso, è quello secondo il quale il 43% delle organizzazioni ritiene che l’IoT sarà un elemento essenziale per migliorare l’efficienza organizzativa, mentre il 36%, quindi più di un terzo, ritiene che l’IoT contribuirà ad una migliore esperienza utente. Sono dati assolutamente rilevanti che evidenziano quanto l’IoT stia cambiando il mondo delle aziende, ma che sottolinea anche, quanto ancora ci sia da fare perché questo fenomeno possa crescere ulteriormente. Secondo altri interessanti dati, il 29% delle organizzazioni intervistate vede l’IoT come la tecnologia necessaria a migliorare i propri prodotti e servizi, aspetto fondamentale questo, e il 25% che vede l’IoT come miglioramento per il proprio management. Tutte aspettative e sfide che sono reali e che delineano quanto il fenomeno sia importante per le aziende.

    Per quanto riguarda il tema delle aspettative, e quindi priorità nei prossimi anni, c’è da rilevare come le aziende mettano al primo posto, con il 22%, il “cliente connesso”. Poco distaccato è il tema dell’autodiagnostica (17%) e del tracciamento degli asset (16%).

    In tema di sfide da affrontare nei prossimi anni, in relazione all’IoT, le organizzazioni interpellate dallo studio dichiarano che si concentreranno sul “real time data analytics” (22%), un elemento che assume sempre più un valore strategico e che permetterà alle aziende di poter affrontare qualsiasi tipo di situazione in tempo reale. Altra sfida è quella legata alla sicurezza (16%) e alla fase di gestione delle situazioni a rischio che ne deriveranno. Altro dato molto interessante che rileva la ricerca, è quello che mostra come il 20% delle organizzazioni veda come vera sfida quella della gestione del cambiamento culturale che ne deriva e che è necessario per affrontare, in generale, tutte le sfide future.

    Anche perché, non guardare all’IoT come elemento di crescita significa, per le organizzazioni, perdere quote di mercato; significa perdere efficienza operativa e la capacità di offrire prodotti e servizi all’avanguardia. Rischi che le aziende e le organizzazioni non possono, oggi, permettersi di correre.

    Ma per guardare all’IoT con fiducia è necessario sì un cambiamento culturale, ma che coinvolga l’azienda anche in termini di risorse interne. Parliamo quindi ci competenze che devono assolutamente essere considerate per affrontare le sfide del futuro. È quindi necessario scommettere su nuove competenze e nuove figure come il Data Scientist. La ricerca rileva che, in assenza di questa figura, le aziende sono ricorse a consulenti esterni, nel 15% dei casi, e all’automazione dei processi nel 13% dei casi.

    Vi invitiamo a scaricare gratuitamente questo interessantissimo ebook, per comprendere il fenomeno dell’IoT dal punto di vista delle aziende e di come questa tecnologia oggi stia cambiando le organizzazioni.

    E poi se volete, fateci sapere cosa ne pensate per estendere il dibattito su questo grande tema anche con la vostra opinione.

    impatto iot infografica SAS 2016

     

  • Twitter, ecco i messaggi di benvenuto e le risposte rapide per le aziende

    Twitter, ecco i messaggi di benvenuto e le risposte rapide per le aziende

    Twitter, nonostante le difficoltà degli ultimi mesi, continua a potenziare il servizio di DM in ottica di social caring. Per questo oggi annuncia l’introduzione dei messaggi di benvenuto e delle risposte rapide. Un modo per rendere ancora più immediato il rapporto tra azienda e cliente.

    Nonostante le difficoltà degli ultimi mesi, specialmente dopo quelle che hanno coinvolto l’azienda con una possibile acquisizione, Twitter continua ad operare e decide di rafforzare il servizio di DM in ottica di social caring, uno dei punti di forza della piattaforma. E infatti, oggi Twitter annuncia l’introduzione dei messaggi di benvenuto e delle risposte rapide, un modo per rendere ancora più diretto e immediato il rapporto con i clienti,  e per rendere ancora più efficace l’assistenza clienti sulla piattaforma.

    twitter risposte rapide messaggi benvenuto social carring frnazrusso-it

    I messaggi di benvenuto

    Per migliorare la relazione con i clienti e per garantire un primo approccio in ottica di assistenza, le aziende da oggi posso impostare dei messaggi di benvenuto. Un esempio è quello che si vede nel video che introduce la funzionalità, il cliente entra in contatto via DM con l’azienda e compare un messaggio del tipo che vediamo in basso: “Bevenuto @handle, grazie per averci contattato attraverso Twitter. Seleziona una delle opzioni in basso…”. Questo è un esempio di messaggio per fare in modo che il cliente abbia da subito la possibilità di entrare in contatto con l’azienda, senza dover attendere troppo tempo che qualcuno risponda, e prima che un agente possa intervenire. Il tipo di opzione che il cliente sceglierà sarà poi utile per l’azienda per comprendere come intervenire subito.

    twitter messaggio benvenuto risposta diretta

    Le risposte rapide

    Anche questo è una opzione che può aiutare il cliente a formulare meglio al propria richiesta e all’azienda l’occasione di seguire un flusso di risposte grazie alle possibilità offerte al cliente stesso. Mettendo insieme tutti i punti viene più facile individuare la risposta più efficace, e quindi più rapida. Al cliente viene presentato una lista di opzioni dalla quale scaturirà la risposta rapida. Avete presente quando usate un bancomat? Ecco, il servizio si presenta molto simile a quello.

    Come sapete, Facebook Messenger da qualche mese rende possibile l’invio di messaggi automatici, il servizio attraverso i bot, quindi una gestione delle richieste automatica. Ecco, quello che cerca di fare Twitter oggi, con l’introduzione di queste due nuove funzionalità, è quello di rendere il servizio una via di mezzo tra automatismo e intervento umano. Una considerazione che certamente darà modo a Twitter di porsi come piattaforma sempre più adatta all’attività di social caring.

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