Angeli e unicorni. No, non sono favole, parliamo di startup, in qualche caso di startup “da favola”, gli unicorni per l’appunto, ma pur sempre di imprese. Imprese innovative che a volte riescono a conquistare il mercato con una velocità che va oltre ogni ragionevole previsione. A volte.
C’è chi parla di “bolla”, chi di innovazione “disruptive”, certo è che alcune di queste imprese sono riuscite a conquistare un pubblico vastissimo, generando profitti attraverso l’ideazione e lo sviluppo di soluzioni a problemi diffusi e, non di rado, inducendo nuovi bisogni, creando nuovi consumatori. Un sogno partito dalla Silicon Valley dove, nel secolo scorso, le visioni di pochi sono diventate realtà, quelle realtà che oggi trainano il mercato del web e della tecnologia e fanno ormai parte della nostra quotidianità.
Startup. Una realtà ma anche una suggestione che alimenta ogni giorno sogni e polemiche che possono trovare conferme o smentite solo nei numeri.
Ed è proprio dalla ricerca di questi numeri che nasce l’infografica realizzata da Coupofy.com. L’analisi è stata condotta consultando 38 fonti (per chi volesse approfondire sono indicate in fondo all’infografica stessa) e ha portato alla luce dei fatti interessanti.
Qual è il paese più imprenditoriale al mondo? L’Uganda, con il 28,1% di popolazione adulta impegnata in attività imprenditoriali.
In Nigeria ci sono tante startup quante in Germania.
L’India, per numero di startup, sembra essere seconda solo agli Stati Uniti.
In Cile le startup possono richiedere $40.000,00 di finanziamento pubblico a fondo perduto.
Se da un lato alcuni di questi dati sorprendono, ce ne sono altri che confermano tendenze ormai note a chi si interessa di questo settore, come ad esempio il costante e risoluto impegno di Israele nello sviluppo di un ecosistema capace di attirare startup da paesi stranieri, con uno stanziamento di ben $450.000.000,00.
Scorrendo l’infografica ci si imbatte nel capitolo “unicorni”. Già, gli unicorni esistono ma, come tali, sono la minima parte della scuderia mondiale delle startup. Anche se per essere considerate “unicorni” queste imprese devono superare il miliardo di dollari di valutazione da parte delle società di venture capital, nella top ten illustrata da Coupofy.com, al decimo posto troviamo Dropbox, con una valutazione di ben 10 miliardi di dollari, “solo” un miliardo in meno di Pinterest. Risalendo la classifica troviamo nomi come Snapchat e Airbnb, rispettivamente al quinto e terzo posto con valutazioni di 16 e 25,5 miliardi, per raggiungere l’Olimpo con i 51 miliardi di dollari di Uber. Se la top ten è quasi a totale appannaggio degli Stati Uniti, anche se non si possono non notare i dati di Cina e India, tra i nuovi unicorni troviamo l’europea BlaBlaCar, con una valutazione di 1,6 miliardi di dollari.
(Cliccando sull’immagine si può consultare l’infografica sul sito Coupofy.com)
Fiumi di dollari anche per le acquisizioni. Nella top ten in questo caso troviamo Facebook sia al decimo sia al primo posto, rispettivamente per l’acquisizione di Instagram per un miliardo di dollari a quella di WhatsApp per 19 miliardi!
Tra le startup più influenti sul web troviamo invece Prezi al decimo posto, Hootsuite al sesto e sul podio Mailchimp, Behance ed Eventbrite rispettivamente al primo, secondo e terzo posto.
Vi invito a scorre questa interessante infografica per scoprire tutti i dati della ricerca condotta da Coupofy.com.
Dopo la consultazione dei dati riferiti all’Italia, indicati nell’infografica, vi consiglio un confronto e un approfondimento dei dati pubblicati dalle fonti ufficiali nazionali, come ad esempio il Report delle startup innovative del Registro Imprese [qui il Report in PDF].
Dati curiosi e interessanti e cifre da capogiro. Voi cosa ne pensate?
In occasione di Analytics 2015, la conferenza di SAS Italy che quest’anno aveva il titolo di “Building the Analytics Culture”, abbiamo avuto il piacere di intervistare Rhadika Kulkarni, Vice President Advanced Analytics di SAS. Ecco perchè gli Analytics sono importanti.
Signora Kulkarni, perchè oggi è importante conoscere gli Analytics?
Sappiamo bene che le aziende devono essere competitive, quindi sempre in grado di prendere le giuste decisioni. In questo contano molte le risorse dell’azienda, quindi anche le persone che sono di aiuto per essere in grado di affrontare i mercati. Ma oggi assumono grande importanza i Big Data e soprattutto la conoscenza approfondita dei dati è di particolare importanza, ecco perchè parliamo di Analytics. Quello che dico sempre è che gli Analytics ci e ci svelano rappresentano quello che i dati contengono. E quindi tutta una serie di informazioni importanti per un’azienda.
Altro elemento importante nella conoscenza dei dati è che attraverso gli Analytics siamo in grado di comprendere meglio le azioni passate per meglio decidere nel futuro. L’insieme dei dati che siamo riuscita a raccogliere nel passato riguardo, ad esempio, i clienti con l’aiuto degli Analytics possiamo meglio comprendere gli esiti e impronte strategie diverse che tendono a migliorare il rapporto con i clienti.
Signora Kulkarni alla luce di quanto spiegato, che tipo di implicazioni comporta per un’azienda l’adozione di questo tipo di attività e soprattutto quali costi comporta?
Questo tipo di attività può essere implementato in aziende di diverse dimensioni, anche considerato il fatto che in Italia ci sono tante PMI. L’analisi dei dati è una di quelle attività che interessa l’azienda indipendentemente dalle dimensioni. Si può infatti iniziare con un’applicazione basica e in questo senso è fondamentale formare le risorse. In aziende più strutturate e complesse aumenta la necessità di formazione delle risorse, evidentemente. Ma resta la necessità di una fase di training per meglio comprendere le potenzialità che un’attività come questa comporta. Ecco possiamo dire che un’attività orientata alla conoscenza e all’analisi dei dati è aperta a tutte le tipologie di aziende anche in termini di dimensioni. Esistono poi diversi approcci, restando fermo il concetto che l’analisi dei dati è un aspetto fondamentale per le aziende.
Servono poi dei talenti che possono essere preziosi nella fase di analisi del dato, infatti la figura del Data Scientist risulterà sempre più necessaria.
Il fenomeno delll’Internet delle Cose è ormai in forte espansione e lo sarà sempre di più nei prossimi anni. Quali sono le implicazioni dal punto di vista degli Analytics?
L’Internet delle Cose è ormai un fenomeno che va preso in forte considerazione. Esiste proprio un’attività specifica per comprendere meglio quali implicazioni l’IoT comporta in termini di dati. Ed è quella che noi chiamiamo Analytics of Things. Tutti i dispositivi connessi sono dotati a loro volta di sensori i quali inviano dei dati, informazioni utili per le aziende in sequenze di tempo molto ravvicinate, si parla di minuti e anche di secondi. Serve quindi un monitoraggio continuo per comprendere le informazioni che i dispositivi inviano, informazioni che possono essere utili per comprendere eventi accaduti in precedenza e quindi l’analisi in quest caso ci aiuta a prevenirli nel futuro.
Le implicazioni sono quindi molto positive. Basti pensare ai dispositivi impiegati in macchine che inviano informazioni sul corretto funzionamento dei motori, in grado anche di registrare i guasti. Queste informazioni sono quindi utili per intervenire sui guasti e prevenirli, ottimizzando l’utilizzo delle auto.
Qual è il ruolo dei Social Media in questo contesto, dato che proprio dall’utilizzo di questi canali derivano una massa enorme di dati?
L’analisi dei dati relativi ai Social Media è un’attività di tipo testuale, oggi molto importante perchè da quello che viene condiviso attraverso questi canali social vengono condivise informazioni importanti e utili per le aziende. La misurazione delle conversazioni consente quindi di comprendere meglio le intenzioni dei clienti e di conseguenza permette anche di elaborare insight per possono essere analizzati e attuati. Ma i Social Media svolgono anche un funzione di customer service, molto efficace, ecco che da questo punto di vista analizzare i dati che derivano anche da queste conversazioni è assolutamente importante le aziende, proprio per migliorare i propri servizi e avvicinarsi quanto più possibile al cliente.
Dall’alto della sua esperienza, Signora Kulkarni, qual è ad oggi lo stato di adozione degli Analytics e cosa prevede per il futuro?
L’adozione degli Analytics continuerà nel tempo e questo è in relazione con l’utilizzo che se ne farà nel business, con l’utilizzo che ne faranno le diverse tipologie di aziende. E’ chiaro che si deve riconoscere il valore degli Analytics in quanto strumenti essenziali oggi per comprendere il passato ma necessari per le decisioni da prendere in futuro. E’ anche importante che le aziende riconoscano il valore delle informazioni che i dati contengono cercando quindi di dotarsi di strumenti per estrapolarli e interpretarli. Questo è ormai un trend non più arrestabile e in futuro sarà sempre più avvertito come esigenza.
La Comunicazione sui Social Network potenzia un particolare aspetto del nostro comportamento: l’Interdipendenza nelle Relazioni. Si lavora, si pensa, si vive in Comunità OnLine che rispecchiano perfettamente le norme di appartenenza al Gruppo. Individuo e Gruppo, tuttavia, non sono compatibili. Essere consapevoli di queste dinamiche sociali ci aiuta a capire quando le collaborazioni potranno essere vincenti.
Si può trattare di una scambio simmetrico o asimmetrico – anche a seconda delle piattaforme Social – ma l’essenza principale della Comunicazione 2.0 è sicuramente l’Interdipendenza tra chi parla (scrive) e chi ascolta (commenta e risponde).
E’ stata questa la grande rivoluzione delle dinamiche sociali introdotta con il Web 2.0, per altro in continua evoluzione e mutamento.
Se ancora pochissimi di noi possono sapere realmente cosa comporterà il futuro – Internet of Things, Smart Cities, Database, Web Semantico e tecnologia pronta a rimpiazzare il ruolo umano nella maggior parte delle sue attività – oggi comunichiamo sul Web con messaggi che si aspettano di ricevere risposte, commenti e condivisioni.
La comunicazioneche avviene sui Social Network, così come attraverso i blog, implica di per sé varie forme di Interdipendenza, che è un legame molto più stretto rispetto alla semplice Interazione.
Fra i comportamenti potenziati dalla Comunicazione 2.0, la forma più collaborativa e costruttiva dell’Interazione è quella dell’Identificazione Sociale.
Dall’Io si passa al Noi. Dall’individuo al gruppo.
Fare gruppo è da sempre una forma di protezione.
Fin dalle nostre origini, si afferma il senso di appartenenza per difendere la specie e garantirne la sopravvivenza. Il gruppo è regolato da norme che lo difendono dall’esterno, da possibili “attacchi” estranei. Sono regole primitive e ancora oggi per la maggior parte istintive.
Il gruppo, tuttavia, è un’entità complessa in cui è sempre presente una struttura organizzativa e una gerarchia. E per quanto sia una realtà dinamica, sempre in mutamento, ciò che ne caratterizza l’insieme è l’interdipendenza, non la somiglianza. (Kurt Lewin 1848).
In altre parole, l’aggregazione non comporta affatto omologazione, ma l’identificazione di ruoli precisi all’interno di una scala sociale.
C’è una distinzione essenziale da sottolineare: Identità Personale e Identità di Gruppo non saranno mai compatibili. Perché si realizzi una reale collaborazione, con la soddisfazione di tutti, si deve per forza limitare la competizione fine a se stessa. Quella competizione che, magari, nasce da una sana ambizione e diventa un’arma vincente, ma fa a pugni con qualsiasi progetto di più ampia visione.
La legge del gruppo ha tutt’altri scopi, infatti, rispetto alla difesa del singolo individuo. L’individuo si distingue in un continuo confronto coi suoi simili e si autodefinisce in base a somiglianze e differenze. Deve, però, trattarsi di un confronto che necessita di reciprocità e fiducia. Aspettative analoghe, scopi comuni e mutua collaborazione.
Questo significa, di fatto, rinunciare al vantaggio personale a breve termine in favore di un obiettivo di gran lunga maggiore: la condivisione di ruoli, responsabilità e impegno per raggiungere un successo finale più grande, un successo condiviso.
Si parla allora di coesione, la caratteristica più positiva del gruppo di appartenenza, perché attrae e trattiene i membri di valore e incoraggia la cooperazione verso un destino comune.
I gruppi più coesi sono quelli di maggior successo, perché diventano capaci di esercitare un’influenza più forte nella società globale.
Nella realtà 2.0 tutto questo è ancora più che attuale. Essere consapevoli delle dinamiche sociali che influenzano la comunicazione sul Web è essenziale per comprendere che i gruppi non si creano principalmente in base agli interessi lavorativi.
Sono, di fatto, le nostre caratteristiche psicologiche e le nostre differenze caratteriali a guidare le collaborazioni e a determinarne il successo.
Sapere di poter essere condivisi e sostenuti così come criticati pubblicamente migliora, ad esempio, la “prestazione” del singolo nei soggetti dominanti, ovvero le persone dotate di maggior autostima e più capaci di gestire la tensione psicologica.
Nei soggetti più remissivi, la presenza di un pubblico – virtuale o reale che sia – può, invece, generare uno stato di apprensione tale da bloccare l’individuo.
Dall’Io al Noi e, di ritorno, dal Noi all’Io.
Un passaggio in cui l’Individualismo diventa problematico.
Un equilibrio tra due realtà comportamentali non compatibili, ma un equilibrio che è nostra responsabilità trovare per lavorare al meglio e produrre di più.
Per poter dire davvero di vivere la Comunicazione 2.0 in maniera costruttiva, condividendo l’impegno altrui e rafforzando le nostre collaborazioni.
La parola a voi: cosa rende vincente il vostro lavoro di gruppo?
zanox, leader nel performance advertising, e Digital Magics, il più importante venture incubator italiano quotato su AIM Italia, hanno stretto un accordo per favorire lo sviluppo delle startup digitali attraverso l’affiliate marketing.
zanox, il network leader in tutta Europa nel performance marketing, e Digital Magics, venture incubator quotato su AIM Italia di Borsa Italiana (simbolo: DM), hanno stretto un accordo per supportare le startup italiane nelle attività di advertising e marketing online. I giovani imprenditori italiani, all’interno dei programmi di incubazione di Digital Magics, che scelgono di aderire al network di affiliazione zanox, beneficiano di alcune agevolazioni che favoriscono il loro ingresso nel mondo dell’affiliate marketing. zanox, quindi si porrà come un partner funzionale al supporto di una crescita sostenibile da parte delle startup che fanno parte del portfolio di Digital Magics.
Un altro vantaggio concreto per gli startupper è il modello commissionale dell’affiliate marketing che applica zanox, che è basato sulle performance e garantisce loro il valore dell’investimento stabilendo delle commissioni sostenibili e dando la libertà di remunerare solo le vendite effettive.
Una volta definito l’accordo tra zanox e le neoimprese digitali, il top management di zanox fornirà un training formativo alle startup incubate da Digital Magics, per illustrare tutti i concetti e gli strumenti dell’affiliate marketing, presentando i player di mercato più importanti, per poi entrare, infine, nello specifico del business di zanox e delle possibilità di investimento, a disposizione degli advertiser, nell’affiliate marketing.
La partnership con l’incubatore Digital Magics rappresenta un passo importante non solo per noi, ma anche per tutto il settore digitale del Paese – commenta Sheyla Biasini, Country Manager Italia di zanox – È un’opportunità unica di crescita per le imprese emergenti ‘digital ready’ che aspirano a diventare i prossimi protagonisti all’interno del panorama dei new media e del performance marketing”.
L’accordo con zanox rientra nel ‘bouquet’ di servizi, agevolazioni e partnership, siglate da Digital Magics a favore delle nostre startup, e credo possa rappresentare un vantaggio competitivo molto interessante relativamente agli investimenti di marketing e advertising online – afferma Layla Pavone, Partner di Digital Magics – Il performance marketing è senz’altro un canale strategico per le aziende italiane in generale e a maggior ragione per le giovani imprese innovative. Il trend di crescita è a due cifre e le sue potenzialità, in termini di efficacia ed efficienza sono davvero considerevoli. Per questo riteniamo la partnership con zanox un asset strategico per le startup incubate da noi”.
La prima startup innovativa di Digital Magics che ha deciso di beneficiare dell’accordo zanox – Digital Magics è QuitePeople, il portale di social shopping italiano leader nella distribuzione turistica online sviluppato dalla società Beestay.
QuitePeople è un vero e proprio outlet dei viaggi, che seleziona, distribuisce e vende le migliori offerte sul mercato. Pacchetti, soggiorni, attività legate al territorio e iniziative di relax e benessere a prezzi scontati, accuratamente scelti per l’alta qualità dei servizi che contraddistingue QuitePeople rispetto ai competitor. QuitePeople è sviluppato, come dicevamo prima, dalla startup innovativa Beestay, una piattaforma riservata esclusivamente agli intermediari turistici (Tour Operator, Agenzie di viaggio tradizionali e OLTA), che consente attraverso un unico sistema di prenotare 160.000 hotel e servizi in tutto il mondo.
Lo conferma anche l’American Psichological Association: lo stress, raggiunti certi livelli, blocca la creatività. In particolar modo, per chi lavora sul Web e sui canali Social, dove l’overload di notizie da monitorare e la velocità della comunicazione è pressante. Tuttavia lo Stress non è sempre negativo e, addirittura, può diventare un’ottima risorsa. E’ necessario imparare a gestirlo perché si tramuti in nuova energia creativa e emotiva.
In una vita sempre più veloce e interconnessa, chi si occupa di scrivere per il Web deve tenere costantemente conto di aggiornamenti quotidiani – della realtà virtuale e dei canali Social -, mantenere il più possibile spigliate relazioni digitali e curare il proprio Personal Branding, ovvero l’immagine proposta e poi percepita dai nostri lettori.
L’overload di informazioni da monitorare, il desiderio di condividere anche il lavoro altrui, la necessità di concentrarsi quotidianamente su più fronti e su più mezzi (in media almeno tre diversi device) innalza inevitabilmente quello che comunemente viene chiamato Stress.
Ma che cos’è realmente lo Stress e cosa comporta?
Nei casi peggiori, progressivamente, si tramuta da un’eccellente capacità di lavoro multitasking a una condizione nervosa di pressione e ansia, e quando questo succede passiamo dall’essere perfettamente attivi e percettivi a sentirci, all’opposto, insicuri, facili alle risposte puramente emotive e vulnerabili.
C’è chi con lo Stress vive e lavora meglio.
Accade proprio perché i mille stimoli possono funzionare nella psiche e nel corpo come sollecitazioni a fare sempre meglio. E ci si riesce. Non solo perché si tollerano alti livelli di tensione nervosa, ma perché è proprio la tensione nervosa a regalare energia in più.
In altre parole, si riesce a incanalare la “scossa elettrica” della tensione nervosa in un circuito positivo di azione-reazione, in cui l’individuo rimane padrone della situazione e nel suo organismo non si altera alcun equilibrio.
C’è chi, invece, con lo Stress sopravvive.
Lo si tollera fino a un certo punto, ma poi, per riprendere un equilibrio psico-fisico salutare, si deve ricominciare a fare una cosa sola alla volta.
In questo caso, moltissimo dipende dalle condizioni ambientali: è risaputo che le persone con minor resistenza allo stress producono migliori risultatiin un ambiente lavorativo sereno e accogliente.
Allo Stress ognuno reagisce diversamente? Non è proprio così.
E’ stato rilevato, infatti – secondo i recenti studi dell’American Psichological Association – un dato comune: lo stress inibisce l’apertura mentale, il pensiero laterale, dunque, la nostra creatività.
Quell‘Intelligenza Emotiva da cui fioriscono progetti, idee, forza interiore positiva: tutti gli ingredienti vincenti e necessari per chi lavora con la Creatività.
Lo stress è correlato a precisi parametri fisiologici. Eccessivi stimoli provocano un’alterazione della secrezione di ormoni, prodotti da Ipotalamo e Ipofisi, in particolare con un aumento di Cortisolo, anche detto “ormone dello Stress”. La natura psicosomatica è spiegata facilmente: una mancanza di adattamento fisiologico all’elevata produzione di Cortisolo conduce a un vero e proprio squilibrio dell’organismo, che, in condizioni prolungate, può comportare perfino disturbi cardiaci, motori e immunologici.
Lo stress che produce ansia, tuttavia, non è sempre negativo. Serve come segnale di allarme. E’ l’avviso che il livello di tensione accumulato dal corpo e/o dalla mente sta diventando eccessivo, che in qualche modo bisogna intervenire.
Sì, ma come?
Come è possibile ritrovare quell’equilibrio interiore capace di non spegnere il pensiero creativo?
Imparare a gestire lo Stress per dare il meglio di sé senza rinunciare ai tempi rapidissimi, alla competizione, alle caratteristiche dinamiche del mondo virtuale non è impossibile, ma richiede un allenamento mentale preciso.
Personalmente, sono convinta che la prima responsabilità da assumere nei confronti di noi stessi sia quella di rispettare la propria natura.
Il Web amplifica la voce di tanti, (tutti), molti dei quali diventano veri e propri modelli per noi.
Avere dei punti di riferimento da cui imparare, delle persone il cui lavoro ci ispira e ci spinge a creare, non significa dimenticarsi di quello che vogliamo e possiamo fare noi.
Un proverbio orientale dice “Non possiamo essere tutti delle succose mele, ma possiamo essere delle pere, altrettanto buone”. E’ nella nostra identità – senza perderla di vista e volerla mutare – che ritroviamo la libertà di pensiero e l’emozione di fare il nostro lavoro.
E questa emozione è fondamentale per il nostro successo, nel lavoro e nella vita, ma anche nella gestione dello stress.
Non ci sono tensioni che possono resistere se riusciamo a mantenere lo spazio per sentirci unici, per dare valore (contenuti di valore) agli altri per quello che siamo, ritrovando quella stabilità che lo stress ruba senza far rumore.
Creatività significa apertura mentale, quindi ricettività, respiro, adattabilità, capacità di accogliere nuove prospettive.
Significa, quindi, coltivare quell’Intelligenza Emotiva che sta alla base dei nostri tratti di personalità e che, purtroppo, è la prima a perdersi (o è la più facile da dimenticare) quando le scadenze si accumulano. La regola è, dunque, quella di gestire le proprie energie, non il tempo che si ha.
Un ambiente aziendale – o un modo di lavorare – che privilegi i tempi personali, i ritmi biologici, la flessibilità delle nostre azioni e reazioni spontanee anziché la rigidità di un’agenda, è certo un ideale lontano per la maggior parte della gente.
Eppure forse rifletterci è l’inizio di quell’inversione di rotta che ci porta a schiacciare emozioni e creazioni.
La parola a voi: come riuscite a gestire lo stress quotidiano per non perdere la vostra creatività?
Domani è il grande giorno del “Philip Kotler Marketing Forum 2015”, l’evento molto atteso che vedrà protagonista “il padre del Marketing Sociale”: Philip Kotler. Un’occasione unica per ascoltare colui che è stato indicato come “il quarto guru del management” rivolgersi direttamente alle aziende italiane.
E finalmente il grande giorno sta per arrivare. Domani 15 maggio presso l’Aula Magna dell’Università Bicocca di Milano si terrà il tanto atteso “Philip Kotler Marketing Forum 2015“, una occasione unica per vedere e ascoltare il grande guru del marketing Philip Kotler.
Philip Kotler, nato a Chicago e classe 1931, è considerato per tanti un vero mito, una leggenda del Marketing che ancora oggi riesce ad interpretare al meglio le evoluzioni di questi tempi e a tracciare le linee da seguire. Kotler è colui che ha cominciato a sostenere che il Marketing fosse da considerare come una disciplina scientifica e che oggi le aziende devono orientare tutte le loro strategie avendo ben presente che “il Cliente è sovrano“. Il Marketing per Kotler è uno “strumento per comprendere, creare, comunicare e distribuire valore”.
Philip Kotler
“Le aziende più accorte creano costantemente nuovo valore per i clienti, sono profondamente orientate al cliente e alla soddisfazione delle sue esigenze.” [300 risposte sul Marketing, 2005]
“Internet sta contribuendo a rafforzare più il potere degli acquirenti che dei venditori. Oggi il cliente è sovrano.” [300 risposte sul Marketing, 2005]
Quindi, la capacità delle aziende oggi deve orientarsi sulla creazione di Valore ed essere consapevoli, anche nell’era di Internet e delle nuove tecnologie, che il Cliente è sovrano.
Sarà dunque molto interessante ascoltare Kotler rivolgendosi direttamente alle aziende italiane alle quali ricorderà certamente il valore della competizione senza la quale, sostiene Kotler, non si avrebbe la capacità di interpretare i cambiamenti e quindi ad agganciare l’innovazione.
Questa di domani è poi una grande occasione che le nostre PMI hanno per aprirsi ad una visione internazionale del mercato e a migliorarsi anche con le nuove tecnologie.
Il programma di domani è di assoluto interesse e vede la partecipazione di altri importanti speaker tra esperti di comunicazione e di business. Alcuni nomi: Riccardo Scandellari, Giorgio Soffiato, Mirko Pallera, Alberto Mattiacci, Tobias Bayer, Davide Malaguti, Carlo Borriello e altri ancora.
Anche noi saremo domani ad assistere al #PKMF 2015 insieme a tanti amici e colleghi blogger che in questi mesi hanno contribuito alla campagna di comunicazione dell’evento organizzato da Nexo Corporation.
E’ un’occasione quindi da non perdere e potete ancora approfittare delle condizioni last minute per la giornata, qui trovate tutte le informazioni.
In vista del SAS Forum, che si terrà a Milano il prossimo 22 aprile, ho intervistato Michela Guerra, Marketing Communications Manager di SAS Italy. Argomento cardine la Data Visualization e gli effetti che questa comporta nell’attività di un’azienda e l’emergere della figura del “Data Scientist”.
L’intervista con Michela Guerra, Marketing Communications Manager di SAS Italy, è un’occasione preziosa per comprendere cosa sia, effettivamente, la Data Visualization e quali siano i suoi effetti all’interno dell’azienda. Molti, anche, gli spunti di riflessione sui vantaggi che l’analisi del dato può portare alle PMI italiane, alla costante ricerca di nuove opportunità per migliorare il proprio business.
La chiacchierata con Michela Guerra è stata fondamentale, poi, per avere una visione più completa sugli scenari professionali che si stanno aprendo grazie alla Data Visualization e all’Internet Of Things e per comprendere meglio la nascita di una figura chiave come quella del Data Scientist.
Ecco, nello specifico, gli argomenti trattati.
La prima domanda riguarda la Data Visualization. Cos’è e a cosa serve?
La Data Visualization, ovvero la parte più importante e imprescindibile del nostro lavoro, in gergo viene definita “l’ultimo miglio“, e rappresenta l’ultima parte della catena del valore del dato. Per noi di SAS è una parte importantissima, ma rappresenta solo l’ultima parte di un processo molto più complesso. Prima di questa, infatti, è necessario passare dall’estrazione del dato, all’integrazione di esso fino alla “data quality”: è solo grazie a questo lungo processo che il dato diventa fruibile per l’utente finale.
Quanto tempo si impiega per arrivare all’ultimo miglio? E qual è l’importanza delle fasi precedenti?
È importante precisare che l’offerta di SAS Italy non è univoca bensì basata sulle esigenze del singolo cliente. Ad ogni cliente viene proposta una soluzione studiata ed ottimizzata sulla base di esigenze specifiche e la profondità di analisi del dato è diversa, di conseguenza, di caso in caso.
Il portafoglio clienti di SAS è particolarmente ricco e variegato; si passa da aziende leader nel settore delle telecomunicazioni, al Banking, alle Utility fino alla Pubblica Amministrazione, giusto per citare qualche mercato.
Accanto a questi clienti lavoriamo anche con le PMI, con logiche completamente diverse rispetto ai big.
Per quanto riguarda, invece, le tempistiche per arrivare all’ultimo miglio la risposta é duplice perché su progetti molto grandi, ogni parte della catena del valore del dato ha tempi e modalità diverse tant’è che possiamo parlare di “Big Data” vista l’enorme quantità di dati da analizzare.
Nel caso invece delle aziende medio piccole i dati non sono “big” ma relativamente più piccoli, proporzionalmente agli interessi aziendali.
In questi casi abbiamo realizzato delle soluzioni ad hoc, dei veri e propri “pacchetti” customizzati sulla base delle esigenze del singolo cliente.
Quindi anche le PMI cominciano a sentire questa esigenza?
Assolutamente sì. Quello che noi vediamo dal nostro punto di osservazione è che la domanda di soluzioni di analisi dei dati – perché banalmente di questo si tratta- è veramente in aumento anche in realtà piccole. Si inizia, infatti, ad avere coscienza che l’intuito imprenditoriale (fondamentale tra l’altro poiché il guizzo non verrà mai sostituito dal software) non basta e che senza un’analisi approfondita del dato, che include anche una re-ingegnerizzazione dei processi, è difficile in questo momento competere.
Una volta si diceva che l’analisi del dato dà “un vantaggio competitivo”, oggi dico che l’analisi del dato è fondamentale per sopravvivere.
E qui torno alla tua domanda iniziale, la visualizzazione delle informazioni del dato elaborato è fondamentale per un manager o per un imprenditore, perché gli permette di vedere, di esplorare e di analizzare i dati direttamente da un cruscotto o da un’interfaccia, in maniera semplice ed intuitiva. Anche da mobile tra l’altro perché queste informazioni posso essere fruite da qualsiasi device. E’ chiaro che quando ti rivolgi a questi imprenditori mostrando loro gli enormi vantaggi derivanti dall’analisi del dato riescono a comprendere che il loro intuito manageriale può integrarsi con l’analisi oggettiva del dato.
Ma oggi le PMI sentono davvero questa esigenza? E poi, sono effettivamente attrezzate in una società in cui gli impulsi ormai arrivano da diverse parti? Esiste davvero questa coscienza?
Per rispondere alla prima domanda ti dico sì, esiste questa esigenza ed è ben tangibile. La difficoltà maggiore per le numerose PMI che tutti i giorni lottano contro la situazione economica sta proprio nel credere e nell’adottare, poi, una soluzione di questo tipo. Alcuni imprenditori abbracciano la Data Visualization, consci degli enormi benefici che questa può garantire al loro Business, altri, invece, decidono di esplorare questo mercato con investimenti davvero minimi, rischiando che la strategia resti fine a se stessa.
Per migliorare la redditività è fondamentale mantenere un certo equilibrio tra avanguardia tecnologica, nuove idee di business ed, infine, innovazione di processo ed organizzativa. Se questi elementi non vanno di pari passo, si rischia di fossilizzarsi e di restare nell’ambito tattico, dando vita ad un’innovazione fine a sé stessa, di breve periodo. Il salto di qualità in termini di innovazione, di business e di ritorno degli investimenti si può vedere, invece, in quelle aziende che hanno una visione più di lungo periodo.
L’adozione, da parte delle PMI, di soluzioni basate sull’analisi dei dati presuppone, di conseguenza la volontà di aprirsi a nuovi orizzonti andando, se necessario, a modificare anche il proprio background culturale.
L’aprirsi a nuovi orizzonti, tuttavia, non è sufficiente: è fondamentale formare figure professionali consapevoli e pronte a gestire attività di questo tipo. In questo processo, è cruciale il Data Scientist: si tratta di una figura dotata di precise e specifiche competenze ma, soprattutto, di una visione strategica e lungimirante sul futuro aziendale.
Quindi l’aspetto innovativo serve da base all’approccio all’analisi del dato? Se non si approccia in questo modo, difficilmente la si considera di lungo periodo.
Michela Guerra- SAS Italia
Sì, vero ma è il valore strategico ad essere, già di per sé una strategia innovativa. Vi è un ritorno nell’investimento quando queste risorse vengono utilizzate in ottica davvero strategica, allora il ROI sì che si vede. Gli esempi di prima sono determinanti. Poter geolocalizzare con gli Analytics i movimenti di un cliente all’interno del territorio, oppure fare delle campagne estremamente profilate e basate sui suoi gusti personali, e non secondo cluster, è davvero possibile grazie alle soluzioni di Advanced Analytics di SAS. È proprio grazie agli strumenti di Advanced Analytics che è possibile aprirsi a nuovi e straordinari scenari.
Quali sono i settori che si avvantaggiano da un’inclusione strategica dell’analisi del dato?
Sono effettivamente tanti. Uno degli ambiti su cui lavoriamo di più, oltre al Marketing, è il Risk Management. Per capire l’importanza dell’analisi dei dati è sufficiente pensare all’eco che questa potrebbe avere in un’ottica di frodi, di Compliance, di adeguamento alle normative, in un’ottica di liquidità e di controllo di gestione. Tutta questa area è determinante per qualsiasi azienda che voglia essere profittevole sul suo mercato.
A trarre vantaggio dai nostri servizi anche il settore bancario, le aziende telco e, infine, le utilities. Le nostre soluzioni possono essere applicate ai settori più disparati garantendo, al contempo, un’offerta vasta ma studiata sulle specificità non solo di una specifica azienda ma anche dei singoli reparti della stessa.
I nostri esperti, in tutto il mondo, lavorano per competenze non solo di business ma anche di mercato e questo aspetto per noi è molto importante. Proprio perché il dato è tipico di ogni settore.
Un progetto che stiamo portando avanti con grande entusiasmo riguarda le Smart Cities. In Italia lavoriamo con una realtà importante come Torino ormai da anni, ma l’estero da questo punto di vista è molto più avanti. Ecco, l’Internet of Things, così come il Cloud offre delle potenzialità enormi dal punto di vista dell’analisi del dato ed è proprio questa una delle direzioni verso cui ci stiamo muovendo.
L’Internet delle Cose, in effetti, apre nuovi scenari e sicuramente di fronte ad una massa di dati che si crea c’è la necessità di strumenti per interpretarli. Come si pone un’azienda come SAS di fronte a questo scenario?
Come sai, SAS è un’azienda B2B ma buona parte del nostro lavoro riguarda anche la collaborazione con aziende che si rivolgono a noi per essere supportate nel lavorare con il cliente finale.
Quello che ti posso dire, in merito ai bisogni dei nostri clienti, è la crescente richiesta di semplicità.
L’innovazione e la conseguente adozione di nuove soluzioni tecnologiche implica, molto spesso, una certa dose di impegno e di flessibilità, soprattutto nella difficile fase di transizione da un modus operandi ad un altro.
La nostra mission sta proprio nel rendere davvero fruibili informazioni e dati sia al cliente finale sia al Consumer, nel caso in cui il nostro ruolo sia quello di intermediario tra un’azienda e l’utente finale.
Nell’era del Real Time semplificare la fruizione del dato deve essere la vera prerogativa.
Per farti capire l’importanza di quanto appena detto posso farti l’esempio di Octo Telematics, un nostro cliente leader nel settore dei servizi telematici per il settore assicurativo Automotive. Grazie al nostro software di Analytics, Octo Telematics monitora, ogni minuto, ben 100 mila chilometri percorsi da 3 milioni di clienti sparsi in 26 paesi del mondo, tutto grazie ad una scatoletta dentro all’automobile.
Questo processo permette di non considerare più l’assicurato come un semplice numero bensì di analizzarne le specificità per garantirgli, poi, un’offerta realmente customizzata.
In quest’ottica è lapalissiano come l’Internet of Things e l’analisi aumentata del dato vadano a modificare radicalmente il modello di business garantendo un’offerta altamente profilata. Si tratta di un cambio realmente epocale che vede la contrapposizione tra un’offerta basata su cluster ed un’offerta basata sulle specificità del singolo.
In questo nuovo panorama la figura del Data Scientist, come accennavo prima, risulta cruciale.
SAS da questo punto di vista è impegnata nella creazione di queste professionalità grazie alla collaborazione con le università italiane.
La creazione di queste nuove competenze avviene dando in uso gratuito agli studenti il nostro software in modo da permettere loro di acquisire una certa esperienza. Con l‘Università di Tor Vergata abbiamo attivato la seconda edizione di un master sui temi del digital e dei social legati all’analisi del dato dal quale stanno emergendo dei ragazzi straordinari. Oggi l’IT deve essere inserito in ogni attività dell’azienda ed investire in formazione è indispensabile.
Questo è, insomma, il classico momento del “farsi trovare pronti” da parte delle scuole, delle Università e anche da parte di aziende come la nostra. Noi ci impegniamo molto a contribuire alla cultura del dato e, da azienda che opera ormai da 40 anni sul mercato, sentiamo forte questa responsabilità tant’è che portiamo avanti il nostro impegno con le università davvero con costanza.
Ma davvero le aziende oggi devono includere al loro interno una Visual Organization?
È proprio nei dati che la nostra azienda vede la spinta propulsiva, non solo per competere nel marcato ma, soprattutto, per sopravvivere. Non si può negare il momento difficile, ma in alcuni casi si tratterebbe di cambiare il modello di business per provare aree nuove. Con il nostro software, grazie alla rilevazione del dato, si riesce a correlare i dati in modo semplice ed intuitivo riuscendo ad entrare in possesso di informazioni che difficilmente si otterrebbero.
La forza dei Big Data sta nel garantire alle aziende una certa lungimiranza e capacità di comprendere quali saranno gli scenari futuri: il vantaggio competitivo dei dati, se associato al guizzo creativo di cui parlavamo all’inizio, può rappresentare davvero quel quid necessario per acquisire nuove fette di mercato.
L’incrocio dei dati poi, e questo va specificato, non riguarda solo dati interni. Le nostre soluzioni incrociano dati interni e dati esterni per vedere cose che altrimenti non sarebbero visibili; siano esse positive o negative.
Il tema di fondo del prossimo SAS Forum, che si terrà il 22 aprile, è “Analytics for Everyone”, cosa succederà in quella giornata e cosa vi aspettate voi?
“Analytics for Everyone” rispecchia un po’ questa nostra chiacchierata, rispecchia il fatto che l’analisi del dato non sia solo un’attività per esperti IT ma sia davvero alla portata di tutti. Chiunque può trarre vantaggio dall’uso intelligente degli Analytics.
Il SAS Forum per noi è l’evento dell’anno: coinvolgeremo tutta la nostra audience grazie alla partecipazione dei nostri numerosi Partners. Saranno presenti anche le università con una sezione dedicata proprio ai famosi Data Scientist di cui abbiamo parlato prima. Al SAS FORUM anche un’area dedicata alla stampa, aperta anche ai blogger. In generale ci attendiamo oltre 1000 persone.
I grandi protagonisti dell’evento saranno i nostri clienti che racconteranno la loro esperienza, i loro molteplici progetti e forniranno una viva testimonianza sull’importanza dei nostri strumenti nella loro realtà. Il SAS Forum, concludendo, è il palco dei nostri clienti.
Ecco, speriamo che questa nostra conversazione con Michela Guerra di SAS Italy, che ringraziamo davvero per la sua disponibilità, abbia contribuito a chiarire un po’ cosa sia la Data Visualization e quali gli scenari che ci attendono. E poi, ci vediamo il 22 aprile al SAS Forum 2015.
Enjore, la startup che ha realizzato la prima piattaforma per gestire e vivere competizioni di ogni tipo, sta assumendo ed è alla ricerca di diverse figure. La startup sta confermando il suo periodo di crescita e ora vuole compiere il grande salto e per farlo ha bisogno di nuovi talenti. Ecco le figure che servono
Enjore è la startup che nasce nel 2012 da un’idea di Nicola Taranto, oggi CEO della startup, creando una piattaforma che permettesse agli utenti di gestire e vivere competizioni attraverso un sistema organizzativo molto semplice. Con Enjore è quindi possibile organizzare qualsiasi tipo di torneo: da quello sportivo, come tornei di calcio, pallavolo, pallacanestro, pallamano, pallanuoto, rugby, tennis, hockey, tennis tavolo, baseball e football americano a quelli legati al mondo dei videogame, specie di FIFA e PES. Si possono organizzare anche tornei di calciobalilla e di subbuteo.
Oggi Enjore è pronta a fare il grande salto dopo una periodo di forte e costante crescita in questi ultimi due anni. Per farlo ha bisogno di nuovi talenti che l’aiutino a crescere ancora. Per questo la startup ha bisogno di assumere nuove figure al suo interno che le diano al possibilità di continuare a scommettere sul mobile e di continuare a migliorare la propria strategia di marketing.
Le figure che si cercano attualmente sono:
Sviluppatore iOS
Sviluppatore Android
UX e UI Designer
Marketing Specialist
La sede di lavoro è Bari (per il Marketing Specialist si valiuta anche l’opzione di lavoro a distanza). La tipologia di contratto è da concordare. Remunerazione in base ad esperienza.
Il candidato ideale deve soddisfare almeno una delle seguenti caratteristiche:
gioca a calcio balilla
pratica sport
è appassionato di videogame (non valgono Candy Crash, FarmVille..)
Se siete amanti di nuove avventure, se siete dinamici, propositivi e vi piace il lavoro di gruppo allora inviate il vostro CV a job@enjore.com. Non mandate curricula necessariamente in formato europeo. Dovrete trasmettere al meglio cosa sapete fare, i vostri progetti, le vostre passioni, le vostre motivazioni.
Molto spesso siamo portati a pensare al nostro competitor solo come ad un nemico, una forza da combattere per raggiungere il nostro obiettivo. In alcuni settori della società questo meccanismo si accentua. In altri, invece, sarebbe meglio cominciare a vedere il nostro competitor come a una risorsa per migliorarci
Fra le tante conversazioni che nascono su Facebook, emergono di frequente veri e propri paradossi.
Magari non ce ne rendiamo conto, ma è un paradosso ritenere il competitor una risorsa oppure simpatizzare col nemico (troller, azienda, cliente altrui, ecc.) per vincere una competizione.
Perché in fondo, fin da molti millenni di anni fa, il competitor era chi voleva per se stesso esattamente quello che vogliamo noi.
Quindi, il nemico. Nemico antropologicamente spiegato come chi vuole rubarci qualcosa. Qualcosa che magari non abbiamo ancora, ma che stiamo finalmente per conquistare. E diventa nemico arrivando prima di noi a mettere il proprio vessillo sul terreno in gioco. Materiale o mentale. Prodotto o persone.
Millenni dopo, il competitor non è poi così diverso. Sono cambiate le armi, sono cambiati i ruoli – per le donne, soprattutto – sono cambiate le dinamiche.
Non e’ che l’altra faccia di noi, in qualsiasi campo ci troviamo. Magari è più spiritoso e gagliardo, ma è pur sempre smaliziato e pronto a fregarti.
E poi vi vengono a dire che può essere una tua risorsa? Un paradosso, appunto!
E’ nostro rivale e come tale farà di tutto per vincere. Aziendalmente, per portare a casa clienti e soddisfarli per non perderli. A livello personale, per trovare un accordo e una sintonia tale da creare nuove relazioni.
Mentre scrivo penso alla pubblicità, quella che oggi guardiamo in TV. Siete, tuttavia, completamente liberi di portare questa riflessione in qualsiasi campo di vostra competenza.
Profumi. Macchine.
Credo veramente che siano fra i settori più statici nelle pubblicità contemporanee. I protagonisti sono sempre modelle e modelli di successo, vestiti divinamente e il clou della scena è lo stupore al loro apparire, l’invidia di chi guarda, dal divano, la loro bellezza.
Tuttavia, il pubblicitario è furbo: non vuole farci scappare. Ha trovato una via per rendere quell’invidia sostenibile, risolvibile: l’utente è sollevato perché, in fondo, basta comprarlo quel profumo.
E’ la vittoria dell’apparenza, ma va bene così: siamo grandi abbastanza per sapere che il mondo del marketing e dell’advertising si regge su questi giochetti.
Però poi succede che virino le tendenze, che cambino le mode, e se vogliamo stare al passo col mercato dobbiamo per forza cambiare.
E si cambia sempre iniziando a guardarsi intorno. Studiare le mosse e capire come si comportano i nostri rivali, i competitor che abbiamo.
Loro – lo sappiamo perfettamente – nello stesso modo stanno guardando e studiando noi.
Un’implicita lotta tra rivali per chi arriva primo all’idea creativa, alla soluzione adatta per il cliente, alla ricetta per il successo. La spinta a eccellere sul nostro competitor è quella che ci porta a dare il massimo di noi, perché sappiamo che c’è solo un primo posto sulla scena, e vogliamo sia nostro.
Personalmente – proprio perché siamo grandi abbastanza per capire come funziona il mercato – non credo che ci sia nulla di male nel considerare i propri competitor una grande risorsa, fonte di energia e forza nuova, di vigore, di nuove possibilità.
Non copiando – attenzione, però! -. Né giocando sporco.
Come fosse un gioco che ha come traguardo l’innovazione e come pedine la creatività.
Questoè il gioco, pulito, che mi piacerebbe vedere nel mondo pubblicitario di oggi.
Studiamo il nostro competitor.
E’ la nostra risorsa migliore, perché ne possiamo infrangere le regole di marketing, utilizzare strategia nuove, inesplorate, emozionali e percorrere una strada alternativa. Questo è ciò che io chiamo Creatività e Innovazione.
Ecco alcuni motivi per cui è importante conoscere la Data Visualization spiegati in un ottimo e-book, disponibile gratuitamente, realizzato da SAS, una delle più importanti in ambito di business analytics. Nell’era dei Big Data serve ottimizzare questi dati e renderli facilmente comprensibili, ecco perchè è importante questa attività
Si sente parlare molto più spesso di Big Data, di Internet delle Cose, o Internet of Things (IoT) se volete, ma si sente parlare molto meno del come rendere facilmente comprensibili i dati che sono raccolti all’interno di questa macro aree. Viviamo un’era scandita ormai da dati che riempiono le nostre vite, così come le nostre attività, e capita spesso di avere la necessità di dover “mettere mano” ad una moltitudine di dati e di trovare difficoltà per farlo. Ecco che comincia sempre più ad emergere un’attività specifica in questo senso e si parla di Data Visualization, ossia quella attività, che molti vedono come l’equivalente della Visual Communication, che risulta fondamentale conoscere e utilizzare per meglio comprendere i dati con cui si ha a che fare. Il compito della Data Visualization è, quindi,quello di trasmettere alle aziende le informazioni in modo chiaro ed efficiente attraverso grafici o tabelle. E’ quindi un’attività, ma allo stesso tempo un prezioso strumento essenziale per cercare di “vedere” meglio i dati con cui dobbiamo misurarci e soprattutto uno strumento grazie al quale possiamo ordinarli e quindi comprenderli meglio.
Attraverso la Data Visualization dunque le aziende hanno la possibilità di identificare i dati di cui dispongono e assegnare ad essi un valore che è utile per loro business. Val la pena di ricordare che la Data Visualization comporta benefici come:
ottimizzare i processi decisionali;
aumentare l’affidabilità delle analisi;
aumentare la condivisione delle informazioni;
aumentare il ROI (Return On Investment).
Ecco che oggi vi presentiamo questo interessante e-book, disponibile gratuitamente, realizzato da SAS, azienda leader nella business analytics con ormai alle spalle quasi 40 anni di attività:
[button color=”blue” size=”medium” link=”http://www.sas.com/gms/redirect.jsp?detail=GMS10756_13536 ” target=”blank” ]4 motivi per cui non puoi fare a meno della Data Visualization[/button]
Un percorso durante il quale scoprire tutti i vantaggi di questa attività che sta diventando sempre più un’esigenza.
Al link che vedete in alto cliccando il bottone, potete scaricare gratuitamente la vostra copia e cominciare da subito a comprendere come interpretare i vostri dati, perchè è vero che è necessario raccogliere tanti dati, ma è altrettanto vero sapere quali informazioni essi contengono. Quindi un buon inizio può essere la lettura di questo prezioso e-book.
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