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  • Responsabilità: tra impegno e libertà una scelta Reale e Virtuale

    Responsabilità: tra impegno e libertà una scelta Reale e Virtuale

    C’è una parola forte e impegnativa che non crea distinzioni tra il Reale e il Virtuale: la Responsabilità. E’ un concetto talmente vasto da non esaurirne mai il significato, con la consapevolezza, tuttavia, che non è possibile nessun’altra declinazione se prima di tutto non viene a mancare la Responsabilità Verso Se Stessi. Fino a parlare della Responsabilità nel Marketing Emozionale.

    Scrivere e riflettere su un tema tanto vasto come quello della Responsabilità può risultare parecchio difficile.
    Perché la Responsabilità permea qualsiasi nostro comportamento e, dunque, qualsiasi nostra comunicazione.
    Nel Reale e nel Virtuale non si riesce tanto a distinguerne i confini, poiché quello che siamo – rispetto al concetto di Responsabilità – è talmente potente da non accettare classificazioni.
    Se non siamo persone responsabili nella nostra vita, non potremo mai riuscire a riflettere sul Web e sui Social Media un’immagine affidabile di noi. A essere credibili.

    responsabilita web social media

    Per incominciare ad avere le idee più chiare, proviamo insieme a stabilire quali sono i campi in cui la Responsabilità è più significativa.
    Partiamo da quello fondamentale, senza il quale ogni altro ambito della Responsabilità verrebbe a cadere. Semplicemente, non ha avrebbe senso nemmeno parlarne.
    Si tratta della Responsabilità verso se stessi.
    Egoistica? Certo che no.
    Individualista? E’ solo il punto di partenza.
    Avara? Sarebbe come dire che la felicità personale è sterile.
    In realtà, stiamo parlando proprio della condizione più difficile che l’essere umano può realizzare nella sua vita.
    E anche il più indispensabile.

    E’ il tempo che Tu hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante – diceva il Piccolo Principe.

    Questo tempo è Impegno, è Fatica, è Scelta di Donare.
    Il Piccolo Principe certo non se ne lamentava: aveva scelto lui di farlo. Di essere artefice della sua vita a tal punto da Amare, e quindi da sacrificare il suo Tempo per la cosa amata.
    Non c’è relazione tra la rosa – in se stessa – e il peso che il Piccolo Principe sente sulle sue spalle e che lo riporterà da lei.
    E’ solo lui che ha scelto, mettendosi in discussione.
    Ecco. Essere Responsabili di sé significa decidere per la propria vita.
    E decidere spaventa.
    Avere la libertà di scelta spaventa.
    Anche, e soprattutto, perché sappiamo benissimo che quelle scelte le dobbiamo portare avanti.
    Coerentemente.
    E questo non può che riflettersi in tempo reale sull’immagine che diamo di noi in Rete e sui Social Network.
    Non c’è confine tra Vita Reale e Vita Digitale.
    La cura del nostro caro Personal Branding parte proprio da qui: sei affidabile, attendibile, coerente?
    E’ qui che lo devi dimostrare.

    Scegliere di essere responsabili nei confronti di se stessi, certo, vuol dire anche prendersi cura di sé, non delegare queste cure agli altri.
    Quindi, è indispensabile una precedente presa di coscienza di cosa sappiamo fare e di cosa vogliamo fare di noi.
    Per non trovarsi poi senza remi in mezzo al mare e farsi trascinare dagli eventi
    Senza dover all’improvviso trovare delle scuse – anche ottime – per non essere se stessi.
    Commetteremo errori, andremo incontro a fallimenti, ci rialzeremo con le ginocchia sbucciate.
    E saremo, probabilmente proprio allora, più fieri di noi

    Essere Responsabili di se stessi ha anche significati meno poetici.
    Significa accettare quali sono i propri punti deboli, le proprie fragilità: malattie, insicurezze, complessi di inferiorità, timori, paure.
    Ognuno di questi (e altri) limiti va in qualche modo salvaguardato.
    Perché è tutto e solo nelle nostre mani. La Responsabilità che abbiamo nei nostri confronti è di chiedere aiuto, di farci curare, di imparare dagli altri percorsi di vita più adatti.
    Siamo solo Noi a decidere di noi. Noi a distinguere qual è la strada migliore da attraversare per la realizzazione delle nostre potenzialità.

    E quando vinciamo?

    Cioè, quando riusciamo a realizzare in pieno le nostre potenzialità e gli obiettivi che ci eravamo proposti?
    Vinciamo per diventare più forti, più capaci, più profondi, più colti, più abili.
    Eppure, non vinciamo per noi.
    Vinciamo per insegnare agli altri come abbiamo fatto a vincere. 
    E’ proprio questa l’ottica della Responsabilità verso se stessi.
    La sfida più bella che la vita ci possa donare.
    Nella Vita Digitale come nella Vita personale.

    A seguire, viene piuttosto logico pensare alla Responsabilità nelle Relazioni col Prossimo.
    E qui si può spaziare dall’occuparsi di Volontariato, per un senso sociale e umano consapevole, fino al coltivare ogni giorno le proprie amicizie, come piantine che crescono solo grazie al nostro amore.
    In Rete, prima di tutto, dove mancando il contatto fisico si fanno più importanti le emozioni di empatia e riconoscimento del nostro prossimo.
    Si tratta, in ogni caso, di decidere per l’Impegno, per la Fatica e per la Scelta di Donare.
    Direi che la domanda principale da porsi – senza la tanta retorica di cui è pieno il mondo – sia semplicemente: siamo e saremo capaci di donare il nostro tempo agli altri senza sentire che è tempo perduto?
    Magari, sì ben venga, sporcandoci le mani.
    Magari, sì anche, mettendo a rischio la propria reputazione. Quella che con fatica abbiamo costruito sul Web.
    Perché in fin dei conti quella reputazione non vale nulla se non la mettiamo alla prova.
    Ah. Dimenticavo: prendesi cura degli altri perde di valore se ne parliamo troppo in giro.
    E’ – e deve rimanere – una Responsabilità del tutto privata.

    E la Responsabilità Sociale?

    In psicologia, esistono studi conclamati che hanno dimostrato come l’appartenenza a un Gruppo – la Società in genere, in questo caso – condizioni potentemente il nostro senso di Responsabilità Individuale.
    Esiste, infatti, una dinamica precisa, che si chiama “Diffusione di Responsabilità” e già solo questa concezione basterebbe a capire perché decidiamo di essere un “Io” o un “Noi”.
    In parole semplici, quando la nostra identità si mischia e si tende a disperdere in un’identità più ampia – quella del Gruppo, appunto – non è più possibile essere “beccati” con le proprie mani nel vaso della marmellata.
    Nel Gruppo non è quasi impossibile riconoscere chi – come individuo – ha avuto un comportamento irresponsabile.
    Perfino incivile o pericoloso.
    Il Gruppo nasconde perfettamente i gesti irresponsabili dei singoli.
    E per questo tutta la Psicologia Sociale ruota intorno all’importanza di appartenere a un Gruppo.

    Le implicazioni e i significati della parola Responsabilità non si esauriscono, tuttavia, certo qua.
    Esiste una Responsabilità alla Formazione e all’Insegnamento;
    esiste una Responsabilità nell’Educazione;
    esiste – anche se certamente non è il mio campo – una Responsabilità Culturale e Storica. 
    E poi, esiste una grandissima Responsabilità che riguarda il settore dell’Informazione, della Diffusione delle Notizie.
    Quest’ultima, certo, è indissolubilmente legata Web, al problema dell’affidabilità delle fonti, all’uso consono dei Social Media.
    Alla Responsabilità che chiunque lavori sul Web ha di essere trasparente, onesto, autentico.
    Anche, e soprattutto, nei momenti in cui la Cronaca si fa tesa e critica.
    E più seguito abbiamo più alta è la nostra Responsabilità: i famosi Influencer hanno un “obbligo” più forte di essere comunicatori efficaci, di risvegliare la coscienza sociale senza allarmare inutilmente la marea di follower che li seguono.
    Usare i Social Network – nella concezione di Responsabilità all’Informazione – non è certo un giochino.
    Chiunque naviga in Rete da un po’ ricorda episcfail ed strafalcioni su emergenze nazionali che hanno decisamente fatto del male al mondo delle Notizie, ai soggetti singoli di tali eventi di cronaca così come alla comune coscienza sociale.

    Ultima, ma non certo ultim per importanza, esiste una sempre più forte Responsabilità del Marketing.
    L’integrazione con gli studi delle Neuroscienze hanno messo in luce quanto sia necessario e potente, nel processo di vendita, assumersi la Responsabilità dell’andamento di un business.
    Intendo un business sempre più corredato e corroborato da aspetti umani ed esperienze emozionali.
    Un approccio, quindi, alla vendita che sia prima di tutto essenzialmente responsabile.
    Facile a dirsi?
    No, difficile forse uscire dagli schemi del “vecchio marketing” non umanizzato.
    Il Cliente oggi cerca prima di tutto una cosa essenziale: essere ascoltato, poter esprimere ogni dubbio, ogni personale preoccupazione.
    E se noi sapremo mettere in secondo piano la fretta di vendere, regalando Tempo e Accoglienza al cliente, potremo fargli vivere quell’esperienza unica che riflette tutti i suoi desideri, e che è prima di tutto un’esperienza emozionale.

    Avremo certo nelle nostre mani la Responsabilità della trattativa: venderemo perché avremo fatto emozionare, venderemo perché abbiamo messo la Persona umana prima di ogni altra cosa, venderemo perché ci siamo assunti perfino la Responsabilità delle Emozioni dei nostri Clienti.

  • Slow Brand Festival 2016, quando il Business sa essere Slow

    Slow Brand Festival 2016, quando il Business sa essere Slow

    Si terrà a Milano il prossimo 8 giugno, presso i Villini Storici dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – ALTIS, “Slow Brand Festival 2016”, giunto alla seconda edizione e realizzato da Brandforum.it in collaborazione con l’Arte del Vivere con Lentezza. Un’occasione per conoscere aziende e leader che hanno saputo rendere il proprio business anche Slow.

    Essere Slow non fa male, anzi, aiuta a comprendere meglio la direzione che si sta prendendo, ad una velocità adeguata, per meglio prendere delle decisioni. In un’era dove tutto corre a velocità sostenuta, forse in alcuni casi essere Slow può tradursi in una strategia vincente. Ma essere Slow non significa essere lenti, tutt’altro! Significa saper vedere le cose ad una velocità adatta alla propria realtà, al proprio modo di essere, introducendo pratiche nuove, più in linea con il proprio modo di vivere e lavorare. Si perchè ad essere Slow è anche il Business, con aziende che oggi decidono di adottare misure più consone alla propria realtà, decidono di adottare ritmi di lavoro meno stressanti, perchè consapevoli che quello può tradursi in un grande vantaggio per tutta l’organizzazione. Di esempi di aziende Slow non ne mancano, anzi, aumentano sempre di più, perchè si è notato che adottando ritmi di lavoro più vicini al proprio stile di vita non influisce sulla resa dell’organizzazione, anzi.

    [dropcap]I[/dropcap] brand devono avere il coraggio di innestare “nuovi tempi in nuovi spazi, più a misura d’uomo”

    E per conoscere meglio queste realtà e queste aziende l’occasione è lo “Slow Brand Festival 2016“, la seconda edizione del festiva che nasce dal  Brandforum in collaborazione con l’Arte del Vivere con Lentezza fondata da Bruno Contigiani. L’appuntamento per il Festival “lento”, che si inserisce anche quest’anno nella cornice della X Giornata della Lentezza, è per mercoledì 8 giugno (orario 14.30 – 19.30), presso gli splendidi Villini Storici dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – ALTIS. Una location Slow immersa in uno storico giardino nel centro cittadino, dove poter rallentare, discutere, ascoltare e dare ritmo al proprio tempo.

    slow brand festival 2016

    L’evento nasce nel 2015 da un’idea di Patrizia Musso (Direttore di Brandforum.it) e quest’anno lo si potraà seguire in rete e sui social media con questo hashtag: #SBF016. Slow Brand Festival 2016 vuole essere un momento di approfondimento e dibattito sulla maturità del fenomeno Slow in Italia, ma è volto anche a valorizzare e premiare grandi e piccoli Slow Brand già presenti sul nostro territorio oltre a quelle figure imprenditoriali – gli Slow Boss – che hanno saputo distinguersi per le loro scelte Slow in azienda e verso i consumatori.

    Per avere un’idea di chi sia oggi uno Slow Boss, è utile sapere che è un imprenditore che si è particolarmente distinto per aver operato a favore dei suoi dipendenti, dell’ambiente circostante in modo virtuoso e lungimirante mettendo in atto strategie d’impresa che mettono al centro le persone e i loro bisogni.

    L’evento si aprirà con il saluto introduttivo del Prof. Vito Moramarco, Direttore di ALTIS (Università Cattolica) e proseguirà con una Lectio inaugurale a cura di Maura Franchi, sociologa dell’Università di Parma, dal titolo “Il valore dei sogio: alla ricerca di un’alleanza fra brand e persone”. Si entrerà nel vivo con la prima parte di Slow Brand Talk sul tema Slow ADV e Slow Factory (moderato dal giornalista Andrea Di Turi) con Bruno Contigiani, Julia Schwoerer (Director Brand Development and Innovation presso Barilla G&R F.lli SpA), Andrea Ferrazzi (Confindustria Belluno Dolomiti, fondatore di Slow Communication), Maria Angela Polesana (sociologa, Università IULM), Sergio Tonfi (Director Superbrands Italia), Alessia Coeli (Responsabile Innovazione sociale e Welfare, ALTIS, Università Cattolica); a cui seguirà la seconda parte (moderata da Patrizia Musso) sul tema Slow web, con la partecipazione di prestigiose aziende tra cui Google Italia (Paola Marazzini – Agency Director Google Italy), Gruppo ENI (Daniele Chieffi – Head of Web Media Relations, Social Media management and Reputation Monitoring), Hole In One (Giovanni Santilio – Partner & Digital Engagement Director) ed esponenti del mondo delle PMI. Chiuderemo con la presentazione della ricerca sul tema “Slow Life contemporanea” a cura di Alessandra Olietti (Redazione Brandforum), e con le premiazioni finali di Slow Brand e Slow Boss.

    A fare da trait d’union ci sarà una rappresentazione teatrale innovativa a tema Slow con gli attori professionisti Matilde Dondena e Daniele Giulietti in collaborazione con gli studenti del Master in Account e Sales Management (ALMED) e i docenti Prof. Claudio Bernardi, Giulia Innocenti Malini e Laura Cantarelli.

    A valutare le griglie definitive ci sarà una giuria tecnica nella quale figuro anche io ma ci sono tante illustri personalità come Maura Franchi, Bruno Contigiani, Andrea Ferrazzi, Andrea Di Turi, Maria Angela Polesana, Alessia Coeli, Sergio Tonfi, Silvia Giovannini (Giornalista e consulente di comunicazione social), Maria Rosa Ambroso (space planner), Patrizia Musso e i redattori senior over 30 di Brandforum.it.

    Da ricordare di nuovo l’hashtag dell’evento #SBF016 e seguite anche il Brandforum su Facebook, Twitter Instagram.

  • Instagram si evolve: ecco strumenti e profili Business

    Instagram si evolve: ecco strumenti e profili Business

    Instagram vira verso il Business, una scelta per molti attesa da tempo. Le novità annunciate riguardano la possibilità per le aziende di creare dei profili business, la possibilità di entrare in contatto con gli utenti attraverso email e l’introduzione degli insight per misurare l’andamento delle campagne. Nei prossimi mesi in Usa, Australia e Nuova Zelanda, entro l’anno a livello globale.

    Instagram cresce, continua a crescere in maniera costante e, allo stesso tempo, crescono le aziende che cominciamo ad investire sulla piattaforma. Di conseguenza, cresce anche l’esigenza per le aziende di avere adeguati strumenti per usare la piattaforma in chiave business. Un aspetto che mancava, fino ad oggi. Infatti è di poco l’annuncio di Instagram l’introduzione di opzioni e strumenti orientati al Business, proprio per soddisfare tutte quelle aziende, tante, che chiedevano di poter cominciare a sviluppare strategie più mirate anche su Instagram. Uno sviluppo atteso da tempo

    instagram business cover

    Le novità annunciate sono il frutto di un continuo dialogo con le aziende, da parte di Instagram, per comprendere le esigenze delle oltre 200 mila aziende che oggi usano la piattaforma. Ne è venuto fuori un insieme di strumenti e misure che consentiranno alle aziende di distinguersi, avendo la possibilità  di avere gli strumenti per farlo. Allora:

    Profili Business

    instagram profili business

    I nuovi profili business consentiranno agli account di accedere a diverse opzioni. Prima di tutto, c’è da dire che le aziende che vorranno avere un account business su Instagam dovranno avere una Pagina su Facebook. I Profili Business potranno quindi avere la possibilità di entrare in contatto con gli utenti via mail o via telefono attraverso il tasto “Contatto”. Questo perchè molte aziende hanno riferito, nei vari sondaggi che Instagram ha sostenuto, di trovare difficoltà ad entrare in contatto con gli utenti. Il tasto Location consentirà poi agli utenti di avere informazioni geografiche sull’azienda.

    Insights

    instagram business insight

    Sezione molto attesa dagli addetti ai lavori. Attraverso gli Insights su Instagram si avranno informazioni utili sui followers e misurare l’efficacia della comunicazione adottata sulla piattaforma. Sarà quindi possibili migliorare, con queste informazioni, i propri contenuti per renderli più coinvolgenti, ma anche avere informazioni sui tempi di pubblicazioni in relazione alle interazioni ricevute. Al momento questa è una possibilità legata agli account verificati e a quelli che hanno largo seguito, solo successivamente gli Insights saranno disponibili per tutti gli altri profili.

    Promozioni

    instagram business promozioni

    Questa possibilità di promozione renderà i post più performanti trasformabili in ads all’interno della piattaforma, con la possibilità di entrare in contatto con molti più utenti. Quindi per attivare un annuncio, sarà sufficiente selezionare il contenuto più performante e aggiungere un bottone, invitando gli utenti ad interagire. Sarà possibile selezionare un target di riferimento oppure lasciarsi suggerire da Instagram. Fatto questo, si potrà scegliere il periodo di visualizzazione dell’annuncio. E’ una modalità, come avrete certamente notato, piuttosto semplice, sicuramente sarà estesa nel corso del tempo anche in base ai feedback che arriveranno.

    I nuovi strumenti e i nuovi profili saranno rilasciati nei prossimi mesi in Usa, Australia e Nuova Zelanda. Entro l’anno lo saranno a livello globale.

  • LinkedIn in Italia: 9 milioni gli iscritti totali e 140 mila le aziende

    LinkedIn in Italia: 9 milioni gli iscritti totali e 140 mila le aziende

    LinkedIn, il social business network più usato per le relazioni professionali, in Italia conta 9 milioni di utenti. I dati sono stati diffusi ieri al ConnectIn. Le aziende italiane sulla piattaforma sono più di 140 mila, più di 17 mila le offerte di lavoro al mese, più di 2.500 i post pubblicati al giorno. Ma quanti sono gli utenti attivi?

    LinkedIn, il social business network per antonomasia, quello mirato per le relazioni professionali e per i professionisti, negli ultimi due anni ha subito qualche trasformazione. Come sappiamo, ha orientato, in maniera sempre più marcata, verso la caratteristica “media”, quella che mancava, con l’obiettivo di estendere la sua base utenti contando sul fatto che i contenuti possano diventare strumento di interazione. E questo è un dato di fatto, da verificare se è veramente così. Intanto sappiamo che ad oggi in Italia, secondo i dati diffusi ieri al ConnectIn, gli utenti sono 9 milioni, un numero considerevole che posizionerebbe la piattaforma co-fondata da Reid Hoffman, e guidata da Jeff Weiner in qualità di CEO, tra le piattaforme più seguite in Italia.

    linkedin utenti italia 2016

    Il dato però non considera in realtà gli utenti attivi ma gli utenti complessivi, gli iscritti totali. Al momento quindi non sappiamo quanti siamo in realtà quelli attivi, non ci sono altri dati alla mano. Ma possiamo dedurli riferendoci al coefficiente di utilizzo attivo della piattaforma rilevato ad ottobre del 2015, e cioè che solo il 25% degli utenti utilizza attivamente la piattaforma. Facendo due conti sulla base dei 9 milioni di iscritti italiani (1 milione negli ultimi 12 mesi), viene fuori che gli utenti attivi sarebbero (condizionale d’obbligo) 2.250.000. Quindi molto meno della base totale. Un dato che se fosse confermato non sarebbe neanche male.

    Altri dati interessanti, sempre diffusi ieri nella conferenza di Milano:

    • il numero delle aziende italiane presenti sulla piattaforma che sono più di 140 mila;
    • più di 17 mila le offerte di lavoro pubblicate ogni mese;
    • oltre 200 le università;
    • l’utilizzo dell’app da mobile passa dal 3% al 54% attuale;
    • più di 2.500 sono i post pubblicati al giorno.

    linkedin utenti 2016

    A livello globale gli utenti ad oggi sono 433 milioni; oltre 8 milioni le aziende; 6 milioni le offerte di lavoro. Qui sopra una grafica realizzata da Statista che illustra l’evoluzione, in relazione al numero degli utenti complessivi, dal Q1 del 2009, quando erano 37 milioni, al Q1 2016, quando sono, appunto 433 milioni.

    Un consiglio che viene dato dal country manager Italia, Marcello Albergoni, è che la foto associata al curriculum vitae “aumenta di 14 volte le possibilità”. Già, perchè sono ancora tanti quelli che non hanno una foto sul proprio profilo.

  • Ridi! Migliorerà il tuo lavoro sul Web

    Ridi! Migliorerà il tuo lavoro sul Web

    Ridere è una delle attività più sane e più serie dell’Uomo. L’Ironia sconfigge lo Stress, sviluppa l’Intelligenza, aumenta l’Adattamento e migliora la Comunicazione. La risata è qualcosa di innato, che purtroppo crescendo perdiamo, come perdiamo l’abitudine al Gioco. Col risultato di ridurre la spontaneità, l’elasticità mentale e la creatività.

    Fu proprio Sigmund Freud a regalarci una perla di saggezza: “Scherzando si può dire tutto, anche la verità”
    Il che non significa affatto prendere in giro i punti deboli e i limiti delle personalità altrui.
    Scherzare qui equivale a Ridere, a fare dell’Umorimo sensato, a imparare soprattutto l’Autoironia.
    Forme elevatissime di Intelligenza Umana.
    Perché chi sa prendersi in giro o fare dell’umorismo è capace di elasticità mentale, di plasmare i pensieri, di avere tra le mani le redini di un problema per poterlo risolvere.
    Chi sa ridere ha una capacità di Adattamento alla realtà superiore alla norma.

    E’ vero anche che Ridere comporta una serie di effetti fisiologici estremamente positivi: l’aumento del Cortisolo e di Endorfine, responsabili del nostro buon umore, ma anche una maggior ossigenazione nel sangue e la distensione della muscolatura non volontaria.
    Si può senz’altro dire, inoltre, che Patologie Fobiche e Ossessive del carattere impediscono generalmente la capacità di ridere e, proprio per questo, si cristallizzano e tendono a cronicizzarsi.
    Al contrario, chi ha una buon livello di Autostima ricorre più facilmente alla risata, perché ha coscienza di avere un sufficiente controllo sugli eventi della vita.
    Estroversi e Introversi non hanno livelli differenti di Umorismo: cambia solo il modo di fare ironia. Talvolta risulta -paradossalmente – che proprio gli introversi sono quelli capaci di far ridere di più. E questo succede perché la loro modalità di pensiero è più sottile.

    ridere ridi web social media

    Dunque Ridere aumenta la flessibilità della mente.
    E’ anche scientificamente provato che questo processo riduce fortemente il livello di qualsiasi tipo di stress. 
    Come si ossigena il sangue, ridendo, si ossigena anche l’intelletto.
    Si riesce con maggior facilità ad uscire dalla famosa Confort Zone, per osservarci dall’esterno.
    E dall’esterno i problemi si ridimensionano sempre. Dall’esterno siamo capaci di cambiare prospettiva, di spezzare il circolo vizioso della comunicazione quando questa diventa inefficace e sterile.
    Si ridà vita e potere alla Comunicazione.
    Sul Web, sui Social Media e, allo stesso modo, nella realtà quotidiana.

    Una Comunicazione migliore porta sempre a relazioni più felici.
    Ridere
    , dunque, è un importante facilitatore dei rapporti sociali.
    E’ indubbio che le persone dotate di Autoironia sono più ascoltate, come se la risata permettesse momentaneamente di sospendere le gerarchie di lavoro e dare un messaggio di comune partecipazione.
    Ridere unisce. Rafforza il gruppo. 
    Di più: rende complici.
    E questi sono gli ingredienti fondamentali per creare interazioni felici, nel lavoro sul Web e nella realtà quotidiana.
    L’apertura mentale, inoltre, è generalmente considerata sintomo di fantasia, creatività e immaginazione. Altri ingredienti che regalano marce in più alla comunicazione e alla viralità dei contenuti.

    Da bambini tutti quanti ridiamo molto più spesso e senza pensarci.
    La risata è un comportamento innato e solo successivamente, nella storia della società così come nella nostra storia privata, lentamente smettiamo di ridere.
    Certo: perché non c’è da scherzare, si sta lavorando.
    E lavorare è ben diverso dal Giocare, dove prevale l’ironia e l’apertura mentale.
    Abbiamo smesso di ridere così come abbiamo smesso di giocare. Con le parole, con i nostri stessi difetti e con i limiti posti dallo stress e dal nervosismo. Per la velocità della vita e del lavoro, sostituendo la lamentela al progetto.
    Ci blocchiamo davanti a un problema molto più facilmente, siamo meno pronti a reagire.
    Andiamo in apnea, e solo la risata è la soluzione per riemergere e tornare a respirare.
    Ridere è una cosa seria.
    Plasma il nostro carattere, inconsapevolmente riduce i difetti, torna a dare il vero potere all’Intelligenza Umana che, prima di tutto, vuole poter essere autentica.
    Genuina come una risata.

    L’effetto esplosivo del mettersi a ridere è paragonabile all’abilità di smuovere i confini.
    Quelli che ci poniamo interiormente da soli e quelli che ci pone la realtà.
    Smettendo di giocare pensiamo di essere diventati adulti, ma la realtà è che progressivamente – senza accorgercene – abbiamo accettato di assumere un solo, rigido ruolo.
    Il “Gioco dei Ruoli” che facevamo da bambini è tutt’altra cosa.
    Era quel decidere ogni volta che identità assumere, chi essere, cosa voler fare. Cambiando senza paura.
    Era quel “facciamo che io adesso sono…” che ci dicevamo da piccoli, giocando.
    Trasformandoci nella fantasia nei personaggi più disparati, solo per il puro spirito di sperimentare ruoli diversi, viaggiare con la mente, capire.
    Crescere. Siamo diventati grandi anche grazie a questo gioco.
    Liberatorio ed esplosivo.

    Se oggi ci spaventano le difficoltà quotidiane, proviamo ansia e soffriamo di eccessivo stress è perché, forse, quell’esperienza di gioco e di trasformazione di sé non l’abbiamo vissuta abbastanza.
    La rigidità del nostro carattere non dipende, naturalmente, dal numero di risate che facciamo.
    E’ nello spirito positivo, creativo, immaginario, costruttivo e aperto al dialogo che si riconosce la capacità di Ironia.
    La capacità di non camminare muovendosi sempre sugli stessi passi, ma avanzando nell’avventura della nostra vita.
    Che muta, cambia in continuazione, e deve poterlo fare per essere vera Vita e non un semplice, rassicurante rifugio mentale e fisico che accomuna, purtroppo, chi si esprime solo lamentandosi e delegando le redini della propria vita.

    A chi?
    Procrastiniamo troppo spesso la nostra vita.
    Perché? Chi o che cosa aspettiamo?
    Una riflessione che invito tutti a fare, ciascuno a suo modo, eppure magari prendendosi tutti anche un po’ in giro.

  • Social Media e Aziende, manca l’approccio alla Relazione

    Social Media e Aziende, manca l’approccio alla Relazione

    Sono stati presentati oggi i risultati della quarta edizione della SocialMediAbility 2016,  condotta dall’Osservatorio IULM sui Social Media. Dai risultati viene fuori che le aziende italiane migliorano dal punto di vista dell’utilizzo ma meno nell’uso di strumenti per le relazioni come Content e Social Caring.

    Sono stati presentati oggi i risultati della quarta edizione della SocialMediAbility 2016, l’interessante indagine condotta dall’Osservatorio IULM sui Social Media. Seguiamo la SocialMediAbility dal 2011 e grazie a questa ricerca abbiamo conosciuto l’evoluzione dell’utilizzo dei Social Media da parte delle aziende italiane. L’indagine di quest’anno evidenzia il fatto che le aziende ormai utilizzano questi strumenti in larga parte, parliamo di una percentuale che supera il 70%. Un risultato che se paragonato a quello del 2011, quando era del 10%, dimostra il grande percorso fatto in questi ultimi 5 anni. Certo un percorso che molti di voi noteranno essere stato lento, a volte anche macchinoso, ma è comunque da considerarsi un primo risultato importante.

    social media marketing socialmediability 2016

    Siamo passati da Pmi e Social Media ancora lontani del 2011 a Social Media e aziende, rapporto ancora da costruire, poiCresce ma a rilento l’uso dei Social Media nelle aziende italiane del 2013. Fino ad arrivare ad oggi, con i dati dell’ultima ricerca che ci dicono che migliora ancora l’utilizzo, ma è carente ancora a livello qualitativo. E’ ancora un utilizzo non troppo orientato alla costruzione di una relazione con gli utenti, ma è ancora troppo auto-promozionale, quindi una comunicazione che non tiene conto dell’enorme potenzialità dei Social Media. Ed è proprio su questo aspetto che ci si aspettava di più ed ancora una volta si deve rimandare. Per non palare del Social Caring, altra grande opportunità che le aziende hanno per costruire una relazione forte basata sulla fiducia.

    La percentuale di utilizzo non è certamente indice della qualità dell’utilizzo stesso, stiamo parlando di un dato numerico che ci da la dimensione del numero delle aziende che utilizza questi strumenti tecnologici. E in effetti quello che interessa è proprio sapere come queste aziende li utilizzano e con quali risultati. Ecco che il livello di SocialMediAbility assume una certa importanza, utile da conoscere.

    social media aziende socialmediability 2016

    Prima di dare qualche dettaglio, ricordiamo che l’indagine è promossa e realizzata dall’Executive Master in Social Media Marketing & Digital Communication, e ha continuato il monitoraggio avviato nel 2010 del panel di 720 aziende italiane, appartenenti a 6 diversi settori: Alimentare, Arredamento, Banche, Hospitality, Moda. Novità di questa edizione 2016 sono le  aziende che, pur operando in settori diversi (manifattura, legno, gomma e plastica, metallurgia), sono accomunate da un modello di business di tipo B2B.

    Nel misurare l’effettivo utilizzo del Social Media Marketing da parte delle aziende italiane, per ciascun settore sono state valutate, attraverso diversi strumenti e approcci di analisi, 120 aziende casualmente estratte dall’universo di riferimento, ulteriormente segmentate per dimensioni: 40 grandi, 40 medie e 40 piccole. L’indagine è stata condotta in collaborazione con Blogmeter.

    Bene, fatte le doverose premesse, passiamo a vedere i punti salienti, gli highlights, della ricerca.

    Dalla SocialMediAbility 2016 emerge che:

    • Aumenta la percentuale di aziende che utilizza un social media per attività di comunicazione e marketing: si passa dal 64% del 2013 al 73% del 2015 (nel 2011 la percentuale era del 10%).
    • Cresce in maniera sensibile la presenza sui social media delle PMI e diminuisce il divario registrato negli anni precedenti con le grandi aziende (l’87% di quelle esaminate ne ha attivato almeno uno, con un aumento di 6 punti percentuali rispetto alla rilevazione precedente). Dal 2013 l’uso di tali canali è passato dal 50% al 62% per le piccole, e dal 53% al 67% per le medie. Ovviamente, Facebook si conferma il canale più utilizzato, attivato dal 79% delle aziende comprese nel campione che hanno aperto almeno un social media, rispetto al 75% del 2013 (nel 2011 era del 71%).
    • Si rileva comunque una crescita di YouTube, Twitter e LinkedIn, utilizzati rispettivamente dal 55%, dal 48% e dal 45% delle aziende presenti sui social media, rispetto al 51%, al 45% e al 44% del 2013 (nel 2011 erano 32%, 39,8% e 35,7%). Dato interessante da segnalare è che la ricerca rileva deciso aumento nell’uso di Instagram, presidiato dal 34% delle aziende con almeno un canale social,rispetto al solo 4% rilevato nell’edizione precedente. Nell’edizione 2011 ancora non esisteva.
    • La maggiore diffusione di tali canali a livello aziendale è stata accompagnata anche da una modesta crescita dell’indice medio complessivo di SocialMediAbility (SMA) che, su una scala di range “0-10”, passa dai 3,6 punti del 2013 ai 4,2 punti dell’ultima rilevazione (valore relativo alle sole aziende B2C che hanno aperto almeno un canale social).
    • Tra le dimensioni monitorate e ricomposte nel nuovo indice di SMA, quella su cui le aziende incontrano maggiori difficoltà è quella relativa al Social Caring.

    Come ha osservato il prof. Guido Di Fraia, Direttore Scientifico della ricerca:

    I risultati ottenuti mostrano un costante incremento nell’adozione e nell’utilizzo dei canali social. L’indice SMA è in aumento, in particolare se confrontato con gli indici rilevati nelle precedenti edizioni. Non si può dire lo stesso per l’evoluzione dei contenuti che vi si trovano all’interno e questo si ricollega anche alla situazione riscontrata per quanto riguarda l’asse del caring. Mentre tutti gli assi riportano valori sempre più positivi, la dimensione relazionale rimane indietro e i canali sono sotto-utilizzati per prendersi cura del rapporto con i clienti. Essi si concentrano prettamente su attività di corporate branding (awareness) e social media marketing (di prodotto), sviluppando una comunicazione che è per lo più auto-referenziale e centrata sul brand, sui prodotti o sui servizi offerti, e non presta attenzione all’ascolto o al costumer care”.

    Ecco perchè all’inizio facevamo riferimento alla qualità dell’utilizzo e la ricerca evidenzia bene che proprio su questo c’è ancora molto da lavorare.

    Concepire l’uso dei Social Media come un qualsiasi strumento di comunicazione allo scopo solo ed esclusivamente di promuovere servizi/prodotti, allora si fa un utilizzo sterile, che non porta alcun risultato. Serve invece un utilizzo aperto al dialogo con i propri utenti, il che significa instaurare relazioni dirette con gli stessi utenti. Come spesso ripetiamo su questo blog, le aziende che riescono a costruire relazioni con i propri utenti, accettando anche le critiche che si avanzano (che sono poi quelle che fanno crescere), sono quelle che migliorano i propri prodotti/servizi, coltivano e migliorano relazioni, sono quelle più aperte al confronto. Ma per fare tutto questo serve una strategia che preveda contenuti adeguati, non solo auto-promozionali, e proprio su questo punto sorgono le difficoltà maggiori.

    E voi che ne pensate di questi risultati? Raccontateci la vostra esperienza.

  • Quando la cordialità è un extra

    Quando la cordialità è un extra

    Una riflessione di come alle volte la tecnologia, con le sue novità che facilitano la vita di tutti noi, spesso non cura aspetti essenziali in un servizio, come appunto è la Cordialità. Ecco un’esperienza che forse tanti di voi hanno già vissuto.

    Roma.

    Gennaio.

    Molto freddo.

    Pochi temerari per il centro chiusi nei cappotti e nelle sciarpe. Col freddo si diventa più solitari, per proteggersi certamente, ma anche per un istinto di sopravvivenza, una naturale protezione volta ad evitare le folate di vento gelido ed improvviso che quando arrivano tolgono il sorriso, dando in cambio soltanto brividi. A passeggio c’ero anch’io tra monumenti, strade e piazze, già viste mille volte in 15 anni di vita romana, ma che ogni volta nel rivederle sembrano nuove e straordinarie. Sciarpa, guanti, cappello, cappotto e cellulare. Mi muovo a più non posso in questa città bella da mozzare il fiato.

    cordialità-riflessione

    “#Roma croce e delizia resta un incanto” è il messaggio inserito in alcuni tweet che ho mandato a mo’ di cartoline per raccontare il conflitto che si vive tra disservizi, sfacciataggine e magnifiche bellezze.

    Nel mio peregrinare, non potendo contare sui servizi pubblici, disastrosi sia per l’inefficienza che per l’approccio ai malcapitati clienti, ho optato per servizi alternativi: car sharing come Car2Go ed Enjoy, taxi 3570 e in ultimo ho provato per la prima volta il servizio Uber.

    Una giornata da turista tra servizi di trasporto pubblico ed alternativi che è stata per me come una scintilla.

    Questa Città Eterna riesce sempre ad essere d’ispirazione.

    E così a fine vacanza, sul sedile posteriore dell’auto che mi accompagnava a Termini pensavo:

    La gentilezza, la buona educazione ed insieme la cordialità e le buone maniere sono diventate un dispendioso servizio extra? Non è facile incontrarle. Sono un optional aggiuntivo? Un over budget? Uno stesso servizio viene espletato con gentilezza o freddezza a seconda del potere economico del cliente?

    —> Click here and buy your “Extra Cordiality Service” <— 

    La cordialità ha un prezzo quindi? La cordialità ha un valore e questo è certo, ma è peculiarità solo di un extra service?  E’ un optional aggiuntivo che fa salire il prezzo? Essere educati con le persone vale danaro?

    -Ho passato una bellissima vacanza- pensavo sul treno tornando a nord mentre nello stesso momento avevo in testa, chiara e forte, un’idea che mi dicevo da realizzare: una piattaforma digitale, un grande punto di incontro tra servizi e clienti. Trasporti, ma anche insegnamento, baby/dog/house sitter, idraulici e artigiani: pittori, fabbri, falegnami, autisti, colf… Tutti su una piattaforma dove  professionisti e artigiani vengono riuniti. Una App “#RiparApp” -così sognavo ridendo di chiamarla- per Android e IOS dove sono tutti rintracciabili e rappresentati da un profilo contenente i feedback dei clienti già serviti in passato che ne definiscono così affidabilità e cordialità. Una meravigliosa idea mi dicevo.

    Sul treno appena iniziato il viaggio di ritorno da Roma avevo da parte una bellissima idea.

    Il viaggio proseguiva gradevole e ad alta velocità come previsto, mentre sul cellulare con la stessa alta velocità, click dopo click, si sgretolava la mia bella idea come invece non era previsto.

    Pochi Km più in là avrei avuto la conferma della forza della mia “#RiparApp” che… esisteva già.

    Sul web mi sono imbattuto in un intervista di Massimo Gaggi rilasciata nel novembre 2015 da un certo Marco Zappacosta, figlio d’arte, 30 anni, espatriato con la famiglia dall’Italia a San Francisco. In questa intervista il giovane e talentuoso Marco racconta dell’App Thumbtack che ha inventato 3 anni fa.

    Sul treno di ritorno da quella gita Romana mi era venuta in testa un idea che a San Francisco vale oggi più di un milione di dollari!

    “Che faccio?” mi son detto “Adesso cosa faccio? Prendo il telefono e chiamo! Chi? Devo pur chiamare qualcuno! Chi chiamo..? Ma che ne so… chiamo San Francisco!”

    AG: “Hello San Francisco, it’s me
    SF: “You who?”
    AG: “I’m Andrea.”
    SF: “Ok Andrea, San Francisco here.”
    AG: “Well…listen… I have an idea. Do you know that “good attitude” and “cordiality” will be one of the most important reason to bring people choosing for a service company or for a specific handyman?”
    SF: ”No, we don’t know but we like your point.”
    AG: ” Good… I can explain it.”
    SF: “OK, come here.”
    AG: “Yes I come,”

    Il treno ad alta velocità intanto era arrivato alla stazione Reggio Emilia AV.

    Con la cordialità e gentilezza che mi si confà ho chiuso la telefonata con San Francisco e sono sceso.

    Arrivederci Roma.

    San Francisco arrivo….

  • Da Wind Business ecco Wind Smart Office per le PMI

    Da Wind Business ecco Wind Smart Office per le PMI

    In seguito alla recente partnership siglata con Microsoft, Wind propone all’interno della sua offerta rivolta al Business una soluzione che si adatta alle PMI. Le aziende che sceglieranno Wind Business avranno l’opportunità di accedere ad un’altra offerta: Wind Smart Office. E vediamo di cosa si tratta.

    Wind da sempre dimostra grande attenzione alle aziende italiane, proponendo sempre soluzioni in grado di permettere loro di poter portare avanti il proprio business. E siccome il tessuto imprenditoriale italiano è fatto da piccole e medie aziende, l’offerta di cui vi parliamo oggi si rivolge proprio alle PMI.

    In un’ottica di offrire soluzioni sempre più efficienti e produttive, in un’ottica di una evoluzione sempre più digitale, oggi scegliendo Wind Business si ha la possibilità di accedere ad un’altra offerta davvero interessante, frutto della recente partnership siglata di  recente con Microsoft.

    In pratica, alla campagna Wind Business è abbinata all’offerta Wind Smart Office, la nuova offerta di Wind Business basata su una soluzione di centralino virtuale in cloud, con incluse 3 utenze Microsoft Office 365. E’, come dicevamo prima, un’offerta dedicata alle PMI che si inseriscono perfettamente nel concetto di Smart Innovation nell’ambito della Smart Choice proposta da Wind Business:

    • Smart Offers: offerta chiara, semplice e completa, sempre al giusto prezzo;
    • Smart Assistance: assistenza eccellente grazie ai nuovi strumenti digitali;
    • Smart Innovation: soluzioni innovative che migliorano e semplificano il tuo lavoro.

    Una soluzione quindi che guarda alla mobilità, offrendo i migliori strumenti per poter lavorare al meglio anche quando si è in movimento, avendo la stessa efficacia di quando si lavora in ufficio. E quali sono i vantaggi che offre la soluzione Wind Smart Office?

    • poter ricevere e gestire le chiamate dirette al numero fisso dell’ufficio dal proprio smartphone;
    • avere sempre a disposizione la rubrica aziendale;
    • potere chiamare i propri clienti e fornitori dallo smartphone, ma presentandosi col numero fisso (che spesso è quello più noto);
    • abbattere i costi e ridurre le complessità gestionali rappresentate dal dover gestire hardware obsoleti come i centralini.

    E quindi, approfittando di questa nuova offerta, le aziende possono avere le funzionalità di un centralino fisico, e di conseguenza avere più numeri di interno fisso in azienda e gestire il flusso di chiamate verso questi interni, senza che sia necessario l’apparato fisico che infatti diventa un semplice software. I servizi di fonia quindi si configurano e si attivano su web e l’ufficio è sempre in tasca grazie ad un App che porta il numero fisso sullo smartphone, oltre a mettere a disposizione altre funzionalità (ad esempio l’invio di fax). Con questa offerta, Wind Business di rafforza l’offerta integrata fisso-mobile con una soluzione assolutamente.

    Insomma, Wind Smart Office e Microsoft Office 365 coniugano i vantaggi del cloud alle funzionalità innovative di telefonia tecnologicamente all’avanguardia; il tutto sempre disponibile anche dai dispositivi mobili, ossia smartphone e tablet.

    Buzzoole

  • E-commerce, ecco la soluzione di Cosmobile per Centro Gamma

    E-commerce, ecco la soluzione di Cosmobile per Centro Gamma

    Gestire migliaia di referenze di fornitori, insieme a migliaia di prodotti è uno dei problemi che si presenta più spesso quando le aziende sono alla ricerca di una soluzione e-commerce. E da questo punto di vista, oggi vi parliamo della soluzione che Cosmobile ha realizzato per Centro Gamma, sia B2B che B2C.

    Quando ci si trova di fronte alla costruzione o all’ottimizzazione di una piattaforma e-commerce, spesso le aziende hanno la necessità di trovare un modo per gestire migliaia di referenze di fornitori, migliaia di prodotti e migliaia di dati relativi ai propri clienti. Situazione questa che si presenta in aziende di diverse dimensioni, anche se poi è più evidente in aziende di medie e grandi dimensioni. Esigenza comune a tutte le aziende è comunque quella della “gestione del dato”, ossia come gestire, organizzare e ottimizzare le migliaia di dati che si hanno a disposizione con una soluzione unica che permetta di fare tutto questo. Da sottolineare che una migliore gestione del dato per un’azienda equivale a dire, migliore organizzazione, gestione ottimizzata dei processi decisionali, gestione delle vendite dal proprio e-commerce integrato nel portale.

    Centro Gamma categora cosmobile

    E in relazione a tutto questo, di vitale importanza, vogliamo presentarvi la soluzione che Cosmobile, azienda bolognese specializzata in questo tipo di soluzioni con diversi anni di esperienza ne settore, ha implementato per Centro Gamma, azienda leader nella commercializzazione di materiale idrotermosanitario, condizionamento e arredobagno.

    L’esigenza dell’azienda era quella a cui accennavamo prima, e cioè “gestire un catalogo commerciale con oltre 100.000 referenze di 120 fornitori differenti e articoli eterogenei con caratteristiche specifiche per ogni marchio”, quindi obiettivo era quello di trovare una soluzione unica che permettesse anche di gestire un e-commerce per professionisti (B2B) e consumatori (B2C) , con la possibilità di poter aggiornare il sito.

    Soluzione E-commerce B2B

    Come detto, Cosmobile ha elaborato per il portale online Centrogamma.com una soluzione e-commerce B2B e una soluzione B2C. Quella per e-commerce B2B contiene tutti i prodotti distribuiti dall’azienda con funzionalità specifiche per utenti Business, principalmente rivenditori e agenti. Con questa soluzione è infatti possibile generare preventivi per i clienti aggiungendo costi legati all’installazione con personalizzazione del modulo; inviare ordini con tabelle sconti riservate ai clienti; gestire ordini e riassortimenti legati ai clienti.

    Una soluzione business che consente le principali attività direttamente da un’unica piattaforma. La stessa poi prevede anche un’integrazione con PayPal e getaway bancari.

    Soluzione E-commerce B2C

    La piattaforma che Cosmobile ha elaborato per Centro Gamma permette anche di avere una soluzione e-commerce B2C, quindi una soluzione con cui l’azienda vende i suoi prodotti direttamente al consumatore.

    Con questa soluzione il portale online Centrogamma.com contiene tutti i prodotti distribuiti dall’azienda con funzionalità specifiche per utenti Consumer. Dalla stessa piattaforma è disponibile per l’acquisto online l’intera gamma prodotti con prezzo promozionale web e spedizione a domicilio o ritiro nel punto vendita. Anche questa soluzione prevede l’integrazione con PayPal e getaway bancari.

    La soluzione che Cosmobile ha elaborato per Centro Gamma precede anche il portale tematico www.gielleleader.com che rappresenta una vetrina per i prodotti a marchio Gielle: una selezione di prodotti di alta qualità acquistabili sempre nel portale www.centrogamma.com. Il portale contiene informazioni tecniche e prezzi costantemente aggiornati, con procedure di sincronizzazione dedicate. Gli utenti registrati hanno anche la possibilità di generare un listino PDF personalizzato riportante i prezzi a loro riservati.

    Con questa soluzione non manca la gestione lato marketing/comunicazione, è stato approntato anche sistema di gestione newsletter, per inviare campagne marketing e comunicazioni a clienti e fornitori.

    Il tutto viene poi gestito dal PRM (Product Relationship Management) proprietario chiamato Categora, che permette di gestire con un unico sistema l’intera base dati dei prodotti distribuiti da Centro Gamma. Categora quindi collega i dati di gestione, che sono listini, codici, e dati legati alla produzione, con informazioni relative alla comunicazione e al marketing del prodotto.

    Nella situazione specifica legata a Centro Gamma, e grazie proprio all’implementazione di Categora: il sistema è stato collegato all’ERP aziendale; è stata realizzata una soluzione specifica per la generazione automatica di impaginati e cataloghi cartacei, tramite script InDesign appositamente sviluppati; il sito aziendale è stato integrato con l’intero catalogo prodotti.

    Insomma, grazie a Cosmobile ancora una volta abbiamo conosciuto una soluzione che potrà tornare utile a molte aziende.

  • Startup, tutti i numeri sugli investimenti in Italia nel 2015

    Dopo la panoramica mondiale sulle startup del precedente articolo, vediamo  qual è la situazione italiana degli investimenti, grazie ai numeri diffusi da StartupItalia! e FinSMEs.

    Come di consueto dicembre è il mese di resoconti e considerazioni su quanto è accaduto nell’anno che si sta per concludere. I numeri sono sempre protagonisti e ci offrono una panoramica precisa, anche se in parte suscettibile di interpretazioni diverse.

    Nel precedente articolo ho parlato dell’infografica realizzata da Coupofy, che offre un’idea d’insieme dell’ecosistema startup mondiale; al termine vi invitavo però ad approfondire i dati sulle startup italiane da fonti nazionali ufficiali per avere una visione più precisa e aggiornata sul loro numero. Per una valutazione e un confronto sul tema degli investimenti in Italia invece, oggi ci vengono in aiuto i dati diffusi da StartupItalia! e FinSMEs.
    E qui, come era ovvio aspettarsi, le proporzioni ci danno contezza della consistenza dell’ecosistema startup nazionale.

    Abbiamo visto infatti quali sono i cosiddetti “unicorni”, ovvero startup la cui valutazione supera il miliardo di dollari; abbiamo visto acquisizioni per cifre da capogiro (come i 19 miliardi di dollari per Whatsapp). In Italia si parla di 1 miliardo di euro di investimenti e finanziamenti da destinare alle startup di casa nostra, come obiettivo complessivo da raggiungere entro il 2018.

    Ma veniamo ai dati che sono stati raccolti da StartupItalia! e FinSMEs direttamente dalle notizie comunicate da startup e investitori durante questo ultimo anno. Nel 2015 in Italia sono stati raggiunti 97,977 milioni di euro in 74 operazioni di investimento.

    InfograficaInvestimenti_startupitalia

    (Clicca sull’immagine per visualizzarla in modalità estesa)

    Un numero preciso ma che, per la natura della raccolta dei dati, come dichiarato da Startup Italia, non può tenere conto della totalità dei finanziamenti; alle operazioni di investimento inferiori ai 300.000 euro infatti viene data raramente evidenza e comunicazione dagli stessi investitori o dalle startup che li ricevono.

    Ad ogni modo si rimane verosimilmente entro la soglia dei 100 milioni, ben al di sotto dell’obiettivo di 1 miliardo da raggiungere in meno di 3 anni. Ce la faremo?

    Opinioni a parte, un dato su tutti sembra pesare sulla risposta a questa e ad altre domande sull’”ecosistema italico”, ed è la distribuzione dei fondi raccolti: dei quasi 98 milioni di investimento totale, 63,5 sono stati raccolti da due sole società. Startup italiane… in parte. Si chiamano Gelesis (che ha raccolto 31,5 milioni) e M.Gemi (che ha ricevuto quest’anno 32 milioni), società che hanno i loro centri di ricerca e sviluppo rispettivamente in Salento e a Firenze ma entrambe la sede legale a Boston.
    Il finanziamento più alto ricevuto da una startup italiana è quindi quello di MoneyFarm con 16 milioni di euro.

    Sono dati che fanno riflettere. Qual è la vostra opinione?

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