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  • Accenture e Anthropic, accordo per accelerare l’innovazione delle aziende

    Accenture e Anthropic, accordo per accelerare l’innovazione delle aziende

    Accenture e Anthropic annunciano una partnership pluriennale per accelerare l’adozione dell’IA su scala enterprise, con un Business Group dedicato, nuove offerte per i CIO e soluzioni per settori regolamentati.

    Accenture e Anthropic annunciano un rafforzamento significativo della loro collaborazione con l’obiettivo di accompagnare le imprese nel passaggio dai progetti pilota di intelligenza artificiale a un’adozione su larga scala, strutturata e sostenibile. L’accordo, di natura pluriennale, si traduce in un investimento rilevante in competenze, soluzioni e capacità di go-to-market, e segna un ulteriore passo nel percorso di integrazione dell’IA nei processi core delle organizzazioni.

    Al centro dell’intesa c’è la creazione dell’Accenture Anthropic Business Group, un nuovo gruppo dedicato che coinvolgerà circa 30.000 professionisti Accenture, formati in modo specifico sull’utilizzo dei modelli Claude di Anthropic. L’iniziativa mira a costruire uno dei più grandi ecosistemi al mondo di esperti Claude, in grado di supportare le aziende nel passaggio rapido dalla sperimentazione alla produzione.

    Secondo Julie Sweet, Chair e CEO di Accenture, l’espansione della partnership consentirà ai clienti di accelerare l’utilizzo dell’IA come leva di reinvenzione organizzativa, integrandola in modo responsabile e rapido nei processi aziendali. La combinazione tra le capacità dei modelli Claude e l’esperienza di Accenture in ambito IA, industriale e funzionale viene indicata come elemento chiave per stimolare innovazione, nuove opportunità di crescita e maggiore fiducia nell’adozione dell’IA.

    Dario Amodei, CEO e co-fondatore di Anthropic, sottolinea come le imprese abbiano oggi bisogno sia di modelli di intelligenza artificiale avanzati sia delle competenze necessarie per implementarli su scala enterprise. In questo contesto, l’utilizzo esteso di Claude Code da parte di decine di migliaia di sviluppatori Accenture rappresenta, per Anthropic, la più ampia implementazione mai realizzata dei propri strumenti di coding.

    Accenture e Anthropic, accordo per accelerare l'innovazione delle aziende
    Accenture e Anthropic, accordo per accelerare l’innovazione delle aziende

    Nasce l’Accenture Anthropic Business Group

    Il nuovo Business Group rende Anthropic uno dei partner strategici di Accenture. I 30.000 professionisti coinvolti riceveranno una formazione dedicata su Claude, inclusi ingegneri specializzati nell’integrazione dei modelli negli ambienti dei clienti. I team uniranno le competenze di Accenture in ambito IA, industria e funzioni aziendali con i modelli Claude e Claude Code di Anthropic, facendo leva anche sulle partnership cloud già consolidate.

    Particolare attenzione viene riservata ai settori regolamentati, come servizi finanziari e sanità, per i quali Accenture metterà a disposizione playbook specifici. Per le organizzazioni, questo approccio si traduce in implementazioni più rapide e con minori rischi, grazie alla possibilità di accedere a competenze già pronte anziché costruire capacità di IA partendo da zero.

    Una nuova offerta per i CIO e lo sviluppo software potenziato dall’IA

    Accenture e Anthropic lanceranno inoltre una nuova offerta congiunta rivolta ai CIO, progettata per misurare il valore e scalare lo sviluppo software potenziato dall’IA nelle funzioni di ingegneria. Si tratta del primo prodotto derivante dalla collaborazione e propone un percorso strutturato per trasformare il modo in cui il software enterprise viene progettato, sviluppato e mantenuto.

    Claude Code viene posizionato al centro del ciclo di vita dello sviluppo software, integrato con tre capacità chiave di Accenture: un framework per la misurazione della produttività reale e del ROI, la riprogettazione dei workflow per team di sviluppo orientati all’IA, e programmi di gestione del cambiamento e formazione che evolvono insieme alla tecnologia.

    L’obiettivo dichiarato è trasformare i guadagni di produttività degli sviluppatori in impatto aziendale diffuso, attraverso rilasci più rapidi, cicli di sviluppo più brevi e una maggiore capacità di portare nuovi prodotti sul mercato in tempi anticipati. Il comunicato evidenzia come Claude sia già utilizzato da centinaia di migliaia di aziende e come Claude Code consenta agli sviluppatori junior di raggiungere livelli di produttività comparabili a quelli senior, riducendo significativamente i tempi di onboarding, mentre gli sviluppatori più esperti possono concentrarsi su attività a maggior valore.

    Soluzioni dedicate per i settori regolamentati

    La partnership prevede anche lo sviluppo di soluzioni verticali per settori altamente regolamentati, tra cui servizi finanziari, life sciences, sanità e settore pubblico. In questi contesti, le organizzazioni devono affrontare contemporaneamente la modernizzazione dei sistemi e il rispetto di requisiti stringenti in termini di sicurezza e governance.

    Nel settore finanziario, la capacità di Claude di analizzare documenti complessi e di grandi dimensioni, unita all’esperienza normativa di Accenture, supporta l’automazione dei workflow di compliance e decisioni più rapide in contesti ad alta criticità. In ambito sanitario e life sciences, l’integrazione tra le competenze di Accenture e le capacità analitiche di Claude consente ai ricercatori di interrogare dataset proprietari, generare protocolli sperimentali e semplificare la gestione delle sperimentazioni cliniche. Nel settore pubblico, vengono citati agenti IA progettati per aiutare i cittadini a orientarsi tra servizi complessi, garantendo al contempo privacy e conformità normativa.

    Un approccio condiviso all’IA responsabile

    La collaborazione tra Accenture e Anthropic si fonda su un impegno comune verso un’IA responsabile. I principi di “constitutional AI” di Anthropic vengono integrati con l’esperienza di Accenture nella governance dell’IA, con l’obiettivo di consentire alle imprese di implementare soluzioni sicure, trasparenti e affidabili.

    Per favorire l’interazione diretta con le grandi organizzazioni globali, Accenture integrerà Claude nella propria rete di Accenture Innovation Hubs. Questi spazi fungeranno da ambienti controllati per la co-progettazione, la sperimentazione e la validazione di soluzioni IA prima della distribuzione su scala enterprise. Come parte del Business Group, è previsto anche il lancio di un Claude Center of Excellence all’interno di Accenture, dedicato allo sviluppo congiunto di soluzioni su misura per specifiche esigenze aziendali e settoriali.

    L’accordo tra Accenture e Anthropic si inserisce così in una strategia più ampia di accompagnamento delle imprese verso un’adozione dell’intelligenza artificiale strutturata, misurabile e integrata nei processi chiave, con un’attenzione dichiarata a sicurezza, governance e responsabilità.

  • OpenAI, ecco GPT Store e ChatGPT Team per il business

    OpenAI, ecco GPT Store e ChatGPT Team per il business

    OpenAI ha lanciato GPT Store e ChatGPT Team, portando l’IA personalizzata nelle aziende, migliorando l’efficienza e la gestione dei dati. Una innovazione che avrà impatti significativi sul futuro del lavoro e del business.

    Nell’era digitale, l’intelligenza artificiale (IA) continua a ridefinire il panorama tecnologico. L’ultimo lancio di OpenAI, ChatGPT Store, segna un altro passo avanti significativo, orientato alla personalizzazione. Vediamo insieme cosa si intende per ChatGPT Store, il suo scopo e le potenziali ripercussioni nel mondo del business. Insieme a Chat GPT Team.

    Cos’è GPT Store

    ChatGPT Store è una piattaforma innovativa sviluppata da OpenAI. La sua punta di diamante, ChatGPT Team, è una versione avanzata del popolare ChatGPT, personalizzata per l’uso aziendale.

    Questa versione consente alle aziende di implementare il potente strumento AI tra i propri dipendenti, garantendo al contempo la sicurezza e la privacy dei dati aziendali.

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    Il cuore di ChatGPT Team è la sua capacità di isolare e proteggere i dati aziendali. Ogni interazione con il chatbot rimane confinata all’interno dell’ecosistema aziendale, offrendo una soluzione di intelligenza artificiale sicura e privata.

    Il lancio di ChatGPT Team

    A un costo di 25-30 dollari per utente al mese (25 se si adotta un piano di abbonamento annuale), ChatGPT Team promette di migliorare l’efficienza, accelerare il flusso di lavoro e fornire supporto decisionale basato su dati.

    Da quando ha annunciato il programma GPT Builder, a novembre scorso, OpenAI ha dichiarato che sono stati creati dagli utenti più di 3 milioni di bot, chiamati GPT.

    GPT Store verrà distribuito agli utenti di ChatGPT Plus ed Enterprise, insieme agli abbonati a un nuovo livello chiamato Team. Già visibile anche in Italia.

    ChatGPT Team è una versione a pagamento di ChatGPT destinata a team più piccoli di circa 150 persone.

    Come ChatGPT Enterprise, ChatGPT Team offre l’accesso a GPT-4, DALL-E 3 e alla funzionalità Advanced Data Analysis di OpenAI, oltre al controllo sui dati.

    L’introduzione di GPT Store e ChatGPT Team segnano una ulteriore svolta nel modo in cui le aziende interagiranno con l’intelligenza artificiale. La personalizzazione e la sicurezza offerte da ChatGPT Team potrebbero rivoluzionare il posto di lavoro, aumentando la produttività e l’efficienza.

    Allo stesso tempo, questa innovazione solleva questioni importanti sulla dipendenza dalla tecnologia e sull’evoluzione dei ruoli lavorativi in un ambiente sempre più digitale.

    In conclusione, il lancio GPT Store e ChatGPT Team da parte di OpenAI è un chiaro indicatore dell’importanza crescente dell’IA nel mondo del lavoro e del business.

    Mentre ChatGPT Team promette di trasformare il modo in cui le aziende utilizzano la tecnologia, rimane da vedere come questa novità modellerà il futuro del lavoro e la gestione dei dati aziendali.

  • Le aziende che investono in Innovazione crescono di più

    Le aziende che investono in Innovazione crescono di più

    Le aziende che investono in Innovazione crescono di più, si registra infatti un impatto positivo su crescita e fatturato. Questo risulta dalla ricerca di Accenture presentata insieme ad AIFI.

    Il titolo sembra scontato, ma in verità non lo è. E l’occasione per riaffermare questo concetto è stato il recente evento, finalmente in presenza, organizzato da Accenture e AIFI (Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt) “Corporate Venture Capital – Un ponte tra aziende e innovazione“, con la moderazione della giornalista de Il Sole 24 ore, Monica D’Ascenzo.

    Dall’incontro è venuto fuori il concetto che dovrebbe accompagnare tutte le aziende in questa fase, e cioè che le aziende italiane che investono in innovazione registrano un impatto positivo su crescita e fatturato.

    Sandro Bacan, Accenture Innovation Lead, ha presentato una interessante ricerca realizzata da Accenture che fotografa lo stato dell’arte delle aziende rispetto a strategie di Open Innovation.

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    Dalla ricerca è emersa una forte crescita generale degli investimenti. Solo nell’ultimo anno, infatti, sono stati investiti complessivamente nel CVC 169,3 miliardi di dollari, più del doppio del record annuale di 70,1 miliardi registrato nel 2020.

    E, sulla base delle interviste effettuate, sono stati definiti cinque fattori abilitanti, che si possono definire come dei pilastri chiave necessari a una gestione di successo nel CVC:

    • Definire la strategia e gli obiettivi, che in un CVC possono essere di natura strategica e/o finanziaria.
    • Scelta accurata della governance, del personale e degli investimenti.
    • Definire i metodi e i processi.
    • Generare valore per le startup del proprio portafoglio.
    • Remunerare e motivare i dirigenti e i team del CVC allo scopo di garantire una corretta struttura di incentivazione.

    A livello globale – ha affermato Sandro Bacanil ricorso al Corporate Venturing è una prassi consolidata con volumi di investimento che sono più che raddoppiati tra il 2020 e il 2021. Oggi il concetto di innovazione riguarda anche la governance delle organizzazioni, non può più essere circoscritto all’interno, ma deve aprirsi all’esterno facendo leva su architetture aperte. Un investimento di corporate venture capital di successo è quello che trova continuità nel tempo, generando un valore aggiunto e un reciproco scambio di competenze ed esperienze tra le società controllanti e le nuove imprese. È un percorso che facciamo anche in Accenture, accompagnando le imprese con cui collaboriamo in un percorso di “Continuous reinvention” per rispondere in tempi rapidi al sempre più mutevole contesto di mercato”.

  • Reddit adesso vale più di 10 miliardi di dollari

    Reddit adesso vale più di 10 miliardi di dollari

    Nuovo finanziamento da 700 milioni di dollari per Reddit, il cui valore adesso cresce oltre i 10 miliardi di dollari. E intanto viene confermata l’intenzione di sbarcare a Wall Street.

    Dopo aver ricevuto un finanziamento da 700 milioni di dollari dal fondo Fidelity Management, il valore di Reddit ha superato i 10 miliardi di dollari. E con questo traguardo, l’azienda, sempre molto attiva a contrastare contenuti d’odio sulla piattaforma, conferma l’intenzione di diventare presto pubblica. Infatti, dopo la notizia del nuovo finanziamento il co-fondatore e CEO di Reddit, Steve Huffman, al New York Times ha dichiarato: “Stiamo ancora pianificando di andare in borsa, ma non abbiamo ancora una linea temporale fissa”.

    La finalità del finanziamento sarà, ovviamente, quella di fare crescere Reddit sempre più a livello internazionale e a rendere la piattaforma sempre più semplice.

    Prima di questo finanziamento Reddit ha ricevuto un altro finanziamento da 250 milioni di dollari che aveva fatto crescere il valore di Reddit a 7 miliardi di dollari a inizio di quest’anno.

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    Reddit, come forse già saprete, realizza i suoi fatturati attraverso la vendita di pubblicità che è arrivata a 100 milioni di dollari nel secondo trimestre di quest’anno, con un tasso di crescita di bel il 192% rispetto al 2020. Certo, numeri piccoli se vengono paragonati ai fatturati miliardi di giganti come Facebook o Google, ma sono comunque indicativi di una crescita di interesse su Reddit.

    Per dare qualche numero di Reddit rispetto al numero di utenti, a livello di utenti giornalieri la piattaforma conta 52 milioni di utenti al giorno, circa un quarto dei 200 milioni di utenti al giorno di Twitter e una piccola parte degli 1,85 miliardi di utenti giornalieri di Facebook. Tanto per rendere l’idea. Le subreddit attive, il nome con cui vengono individuate le aree di interesse su Reddit, sono oltre 100 mila.

    Reddit nasce nel 2005 e viene fondato da Steve Huffman, come abbiamo ricordato sopra, da Alexis Ohanian, oggi marito di Serena Williams, e dal compianto Aaron Swartz fondendo la sua Infogami in quella che sarebbe appunto diventata Reddit.

  • PMI e Digital Transformation, sfide e opportunità del 2020

    PMI e Digital Transformation, sfide e opportunità del 2020

    La Digital Transformation è per le PMI una grande opportunità di crescita e gli Analytics strumenti fondamentali per saper interpretare il tempo che stiamo vivendo.

    Il periodo che stiamo vivendo ha, forse più che mai, messo le aziende, e specialmente le PMI, di fronte al fatto che la Digital Transformation è oggi un processo non più rinviabile. Approcciare alla trasformazione digitale diventa oggi fondamentale per le PMI italiane che costituiscono il tessuto più importante della nostra economia.

    In un momento in cui le PMI hanno la sensazione di aver perso la rotta, e di trovare difficoltà ad agganciare la “nuova normalità”, altro non bisogna fare che guardare a quello che è stato fatto finora, per prepararsi meglio al futuro.

    L’importanza degli Analytics per affrontare il futuro

    Da questo punto di vista gli Analytics diventano strumenti importanti in quanto aiutano le aziende ad individuare meglio le situazione di crisi e di difficoltà per poi adottare le strategie più adatte e a prevedere e a prevenire situazione di crisi che possono, addirittura, mettere a repentaglio l’esistenza stessa dell’azienda.

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    Gli Analytics contengono informazioni preziose per le aziende, giocano un ruolo fondamentale in questa fase di grande incertezza.

    Ma c’è un dato che va tenuto in considerazione in questa fase. Secondo una ricerca dell’Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence il 93% delle grandi imprese investe in progetti di Analytics, contro il 62% delle PMI e solo il 23% delle PMI ha introdotto almeno un Data Analyst e il 16% un Data Scientist. Le PMI registrano ancora qualche ritardo rispetto all’acquisizione di un processo di trasformazione digitale che oggi è fondamentale per far cresce la propria organizzazione.

    Ma quali sono le sfide che le PMI devono affrontare oggi?

    La sfida principale che oggi le PMI hanno davanti è quella di analizzare i dati, in modo tale da estrarre le informazioni corrette per poi agire per migliorare l’esperienza dei clienti e per migliorare la produttività. Pur sapendo bene che principali difficoltà che una PMI possa riscontare in questo momento sono:

    • agire con poco budget e in carenza di risorse dedicate;
    • mettere in condivisione i vari reparti aziendali.

    Ecco che gli Analytics in questa fase sono fondamentali, in quanto aiutano ad estrare le informazioni necessarie per poter agire anche in poco tempo.

    I vantaggi che le PMI traggono dall’analisi dei dati

    Abbiamo più volte ribadito che gli Analytics aiutano le aziende a prendere decisioni strategiche per migliorare le perfomance e la relazione coi clienti. Ma i vantaggi che gli Analytics apportano sono anche:

    • migliorare i modelli di business in ottica di analisi predittiva, per determinare, ad esempio, come e quanto acquisteranno i clienti implementando azioni per fidelizzare i più redittivi, con accurate analisi sugli scenari futuri di vendita;
    • ottimizzare la produzione diminuendo i costi derivanti dalla manutenzione dei macchinari grazie a sensori particolari che rilevano attività anomale per determinare di conseguenza lo stato di salute;
    • migliorare la comunicazione interna grazie a sistemi di data visualization che permettono di facilitare il passaggio di informazioni, anche se complesse.

    Le soluzioni di SAS Italy per le PMI italiane

    SAS, società leader negli analytics e nell’offerta di software innovativi per la gestione dei dati, mette a disposizione delle PMI soluzioni analitiche facili da installare, gestire e scalare e adatte a qualsiasi tipo di budget.

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    Fai subito il test gratuito di SAS pensato per le PMI.

    [In collaborazione con SAS Italy]

  • Farsi trovare pronti per garantire la Business Continuity

    Farsi trovare pronti per garantire la Business Continuity

    La pandemia da Coronavirus ha generato una crisi economica e sociale importante, mettendo a rischio la quotidiana operatività delle aziende. Il tema della business continuity è diventato fondamentale, abbiamo raccolto in questo articolo i suggerimenti di DNV GL.

    La pandemia da Coronavirus ha generato una crisi economica e sociale importante, mettendo a rischio la quotidiana operatività delle aziende.
    Mai come ora le organizzazioni si sono rese conto di quanto sia importante avere gli strumenti per poter, in qualche modo, limitare gli effetti negativi di una situazione di emergenza e garantire la propria continuità di business.

    Di cosa parliamo quando facciamo riferimento alla Business Continuity?

    Partiamo innanzitutto dalla norma ISO 22301 che definisce la continuità operativa come la capacità di una organizzazione di continuare a fornire prodotti e servizi in tempi accettabili e con quantità o livelli di servizio accettabili anche durante un evento critico.

    Di recente, DNV GL, uno dei più importanti enti di certificazione al mondo, ha organizzato un ciclo di webinar per approfondire questo tema, condividendo consigli e best practice da seguire.

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    Oggi un’azienda deve sapere come può continuare ad essere operativa in situazioni di emergenza, e deve pianificare questa capacità in modo che possa essere garantita in qualsiasi circostanza.

    Proprio di questo si è parlato durante la tavola rotonda “Business Continuity: inizia la ripresa” che ha visto coinvolti Rudy Bandiera, divulgatore e docente, Gabriella Chiellino, Presidente eAmbiente Group, Alberto Maestri, executive advisor and trainer ed esperto di trasformazione e innovazione digitale e Giovanni Francescutti, Enterprise Customer Manager, DNV GL – Business Assurance.

    Francescutti, nel corso del suo intervento, ha sottolineato 3 aspetti fondamentali necessari per avviare un processo di Business Continuity:

    1. Conoscere chi siamo e quali sono i nostri business critici. Ancora prima della situazione di emergenza è fondamentale che un’azienda sappia cosa sia necessario fare per garantire la sopravvivenza: chi sono i suoi clienti e fornitori fondamentali, quali sono i prodotti che deve assolutamente continuare a garantire.
    2. Capire come possiamo mitigare qualunque rischio sul nostro business per cercare di salvaguardarlo, che significa capire se abbiamo dei modi per evitare che eventi critici vadano a compromettere il funzionamento della nostra azienda.
    3. Prepararsi alla ripartenza. Dobbiamo essere consapevoli che quello che succederà dopo un’emergenza non sarà una situazione uguale a quella che abbiamo vissuto fino a questo momento. L’azienda deve prepararsi alla ripartenza sfruttando l’occasione per migliorare i processi che ha visto non funzionare bene.

    Solo un approccio strutturato preventivo su questi tre livelli potrà garantire una risposta organizzata per rispondere al problema.

    Protocolli, Responsabilità e Processi

    Una delle grandi sfide che le aziende devono affrontare oggi è quella di limitare al minimo i rischi di una eventuale emergenza, di mettersi nella condizione di saper affrontare eventi straordinari che possono capitare ciclicamente, basti pensare anche solo ad alluvioni, terremoti, crisi finanziarie.

    Il nuovo diktat è quello di farsi trovare pronti. Ma come? Adottando misure e protocolli per permettere all’azienda di continuare ad operare portando avanti quelli che sono i “business fondamentali”, ossia quelli che permettono all’azienda di andare avanti, garantendo attività economica e stipendi per i dipendenti, come viene spiegato da Francescutti nel webinar dedicato.

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    È necessario avere responsabilità e piani assegnati che possano permettere di traghettare le situazioni di emergenza nel miglior modo possibile: devo immaginare quali possono essere le situazioni critiche a cui posso andare incontro e capire come affrontarle.

    Devo garantire, inoltre, che tutte le strutture agiscano correttamente nel corso dell’emergenza senza pensarci troppo, ragionando quindi preventivamente sulle azioni da applicare, formando in modo adeguato le persone di riferimento.

    Importante sottolineare come, lo scenario a cui l’azienda si prepara, non deve mai essere specifico ma deve poter rispondere a diverse situazioni di contesto.

    E il digitale?

    Nella situazione attuale, il digitale è visto come uno di quegli strumenti che non tutte le aziende sono state in grado di adottare in situazione normale, ma di cui ci si è resi conto della fondamentale importanza in questa situazione di crisi. Molte aziende sono riuscite a garantire la loro “business continuity” riuscendo ad abbracciare l’innovazione e le nuove tecnologie per garantire la loro continuità operativa.

    Il tema della Digital Transformation è uno di quelli che seguiamo di più qui sul nostro blog, proprio per rendere le aziende più consapevoli della trasformazione in atto. Ecco, adottare piattaforme digitali, sistemi di storage in cloud per permettere le attività usando tutte le applicazioni anche da remoto, analizzare i dati per comprendere meglio le esigenze dei clienti, dotarsi di sistemi di Intelligenza Artificiale, sono tutti strumenti di Digital Transformation che possono garantire la business continuity anche in situazioni di crisi.

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    Farsi trovare pronti per garantire la Business Continuity

    Per concludere, possiamo affermare come sia necessario per un’azienda pianificare e implementare un processo di Business Continuity che non ci faccia più trovare impreparati nell’affrontare situazioni critiche e ci permetta di poterci assicurare una ripresa veloce e organizzata.

    Per approfondire il tema guarda il webinar on demand di DNV GL dedicato proprio alla Business Continuity con la spiegazione delle buone prassi da adottare e la possibilità di utilizzare gratuitamente il self-assessment tool di DNV GL per valutare la maturità del tuo approccio in ottica di continuità operativa rispondendo a delle semplice domande.

    Accedi ora su dnvgl.it.

    [In collaborazione con DNV-GL Italia]

  • Digital Workspace, come cambia il nostro modo di lavorare

    Digital Workspace, come cambia il nostro modo di lavorare

    Nell’era digitale che stiamo vivendo, anzi in piena trasformazione digitale, è normale che cambi anche il modo e il luogo in cui si lavora. E oggi smart working fa sempre più rima con Digital Workspace, fondamentale per le aziende. Conosciamolo meglio insieme.

    Nell’era digitale che stiamo vivendo, anzi in piena trasformazione digitale, è normale che cambi anche il modo e il luogo in cui si lavora. Il fenomeno smart working è un fenomeno che va via via consolidandosi anche nel nostro paese, secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano in Italia gli smart workers sono 480 mila, pari al 12,7% della forza lavoro. Sono dati comunque in grande fermento visto che il tasso di crescita nell’ultimo anno è stato del 20% e coinvolge tanto le grandi aziende, in misura maggiore, quanto le PMI, in misura minore ma in crescita.

    Abbiamo fatto questa piccola introduzione, parlando proprio di era digitale e di trasformazione digitale che coinvolge anche il modo e il luogo di lavorare perché smart working fa sempre più rima anche con Digital Workspace. Cosa si intende per Digital Workspace e come influisce sul modo di lavorare?

    Cosa si intende per Digital Workspace

    E’ inevitabile pensare che oggi la tecnologia e il digitale ci indicono a rivedere il luogo di lavoro che non è più un luogo fisico e fisso, ma che si evolve grazie proprie alle nuove tecnologie e diventa mobile. E’ un cambiamento culturale, certo, ma è anche un riflesso di quello che avviene ormai giornalmente nella vita di tutti i giorni. Un cambiamento epocale lo ha apportato sicuramente lo smartphone, il dispositivo mobile per antonomasia molto amato dagli italiani, che ci permette di avere tutto, e subito, a portata di mano, è ormai diventato, a pensarci bene, il prolungamento della nostra esistenza. Ebbene, tutto questo si riflette necessariamente anche sul modo in cui lavoriamo dove la componente mobile gioca un ruolo essenziale.

    digital workspace vmware franzrusso.it 2019

    Il Digital Workspace, provando a dare una definizione, è quell’insieme di tecnologie, in continua evoluzione, che nascono e si evolvono, appunto, proprio intorno alle nuove esigenze legate al modo di lavorare che non è più solo fisico. E’ quell’insieme di tecnologie che darà alle persone libertà di spostarsi e nuovi spazi di lavoro, avendo tutto ciò che serve a portata del proprio dispositivo. Quindi, non ci si preoccupa più, in relazione al lavoro, del “da dove lo fai” ma su “come e cosa fai” da l luogo in cui ti trovi in un dato momento. Si tratta quindi di un passaggio culturale, dicevamo prima, pensiamo solo alla generazione dei Millennials che costituirà il 50% della forza lavoro già dal prossimo anno che vede il luogo di lavoro sempre più open, mobile e collaborativo, elementi che si ritrovano all’interno della definizione di Digital Workspace.

    L’affermarsi delle tecnologie, soprattutto mobile, viene confermata di recente anche da IDC, l’ente prevede infatti che i “mobile worker” cresceranno con un tasso medio annuo, in Europa, del +3,6%, passando da 103 milioni di individui nel 2017 a 123 milioni nel 2022. Sull’intera popolazione europea dei lavoratori, i mobile worker incideranno per il 65% nel 2022, nove punti percentuali in più rispetto al 2017 (56%). In Italia, i mobile worker sono circa 7 milioni (su 22 milioni di occupati), indietro quindi rispetto alla media europea, IDC si aspetta che diventino 10 milioni entro il 2022.

    Il Digital Workspace si compone quindi di strutture e soluzioni tecnologiche che partono da mobile per passare dal Cloud, essenziale per abilitare le nuove tecnologie, e dalle applicazioni specifiche che permettono la possibilità di lavorare, elaborare, condividere i vari progetti.

    Digital Workspace by VMware

    Al netto di tutto questo, vogliamo segnalarvi il grande impegno che una grande azienda come VMware sta mettendo in campo proprio sul Digital Workspace, in collaborazione con Computer Gross, proprio per abilitare il fenomeno proponendo soluzioni che sono assolutamente all’avanguardia che si sviluppano in una modalità di processo orientata al “Cloud first“. Questo perché alla base del Digital Workspace c’è l’esigenza di garantire sempre e ovunque l’accesso alle app per sviluppare processi e progetti. Una modalità che ha certamente dei risvolti anche verso l’utente finale, in quanto la relazione viene a saldarsi meglio per il fatto che le soluzioni sono sempre a portata di mano, come dimostra benissimo il video in basso.

    L’invito è quindi quello di visitare la pagina che VMware dedica all’adozione del Digital Workspace, dove potete trovare soluzioni ad hoc, dati e anche scoprire se la vostra organizzazione è pronta per il Digital Workspace.

    Questo è il primo appuntamento qui su InTime dedicato a #VMDigitalWorkspace, una rubrica portata avanti in collaborazione con Channel City, rivista punto di riferimento in Italia a tema innovazione, e con Marco Lorusso, giornalista da sempre dedicato alle tecnologie e all’innovazione. Insieme proveremo a raccontare questo fenomeno con spunti, dati, ricerche e soluzioni che VMware mette in campo in collaborazione con Computer Gross.

    [In collaborazione con VMware Italia]

  • Ecco LinkedIn Live, il servizio live streaming di LinkedIn

    Ecco LinkedIn Live, il servizio live streaming di LinkedIn

    LinkedIn non poteva certo restare senza un servizio di live streaming, ed ecco che arriva LinkedIn Live, un servizio di live streaming per ora solo attivo, in versione beta, negli Usa e su invito. Una modalità che potrà tornare utile per utenti e aziende per realizzare lanci di prodotto oppure per condividere conferenze, eventi.

    Anche LinkedIn avrà il suo servizio di live streaming, si chiamerà LinkedIn Live e in realtà è già attivo, in versione beta, in questi giorni solo negli Usa e su invito. A distanza di diciotto mesi dal lancio dei video sulla piattaforma, ecco che Microsoft decide di spingere la piattaforma di social media business sempre più oltre e sempre più al passo delle altre piattaforme, mettendo a disposizione la tecnologia di cui già dispone il colosso di Redmond.

    LinkedIn Live potrà essere quindi sfruttato da utenti e aziende per condividere eventi e conferenze in modalità live, per realizzare degli incontri in live video con il proprio pubblico di riferimento in diretta e ancora, perchè no, anche per fare dei lanci di prodotto. Microsoft, che ha acquisito LinkedIn nel 2016, metterà a disposizione i suoi Azure Media Services, servizi multimediali di Azure che ottimizza proprio il servizio di live streaming permettendo a chiunque si colleghi di fruire dei video in diretta ad alta definizione. Ma LinkedIn sta collaborando anche con con servizi di broadcasting come Wirecast, Switcher Studio, Wowza Media Systems, Socialive e Brandlive per offrire agli utenti una esperienza ottimale.

    Il video è il formato in più rapida crescita sulla nostra piattaforma in questo momento“, ha detto Pete Davies, il direttore del product management di LinkedIn, in una intervista a TechCrunch. “Il live streaming è stata la funzionalità più richiesta dai nostri utenti“.

    linkedin live

    Al momento però non è ancora chiaro se e quando LinkedIn intenderà rendere disponibile questo nuovo servizio di di live streaming a tutti gli oltre 600 milioni di utenti. In ogni caso, l’azienda comincerà a prendere in considerazioni le iscrizioni al attraverso un form di contatto su LinkedIn.

    Quello che sostiene Pete Davies è supportato anche dal fatto che, secondo alcuni dati raccolti internamente dall’azienda, gli utenti LinkedIn hanno una probabilità 20 volte più alta di pubblicare un video sulla piattaforma, rispetto al qualsiasi altra forma di contenuto. Agli utenti LinkedIn piace quindi condividere video e, molto probabilmente, apprezzeranno molto anche i live video.

    In questo modo, anche dopo il recente test effettuato su una forma di contenuto effimero, che si ispira molto alle Stories, LinkedIn va sempre più nella direzione di diventare una vera piattaforma social media, con una forte connotazione business, quella originale. Senza ombra di dubbio, l’acquisizione da parte di Microsoft ha aiutato la piattaforma a evolversi più rapidamente in questa direzione. Sarà interessante osservare come il B2B utlizzerà il live streaming, davvero molto interessante.

  • LinkedIn compie 15 anni: in Italia gli utenti sono 11 milioni ma solo il 23% la usa

    LinkedIn compie 15 anni: in Italia gli utenti sono 11 milioni ma solo il 23% la usa

    LinkedIn compie oggi 15 anni, era infatti il 3 maggio del 2003 quando venne lanciato online da Reid Hoffman e da Allen Blue. Nata come piattaforma rivolta ai professionisti e alle aziende, nel corso degli ultimi tempi sta invece diventando sempre più “social media”. In Italia gli utenti sono 11 milioni, ma solo il 23% di questi la usa tutti i giorni.

    LinkedIn compie il 5 maggio 15 anni, è tra le piattaforme più longeve tra quelle oggi esistenti e che possono essere catalogate tra i social media. Già perché LinkedIn nata con l’obiettivo di diventare una piattaforma orientata ai professionisti e alle aziende con il claim “Relationships Matter“, Le Relazioni contano, distinguendosi come “social business network“, negli ultimi tempi, in particolare da quando la società è stata acquisita da Microsoft nel 2016, LinkedIn sta diventando sempre più una piattaforma social media. Un elemento non da poco che, per certi versi, ha finito per scontentare gli utenti più affezionati.

    Nata il 5 maggio del 2003, appunto, LinkedIn raggiunse 2,708 utenti nella sua prima settimana e due anni dopo questo numero si è trasformato in 2 milioni di lavoratori iscritti al network. Nel giugno 2016 è stata rilevata da Microsoft per oltre 26 miliardi di dollari. 

    La piattaforma oggi conta 562 milioni di utenti globali ma LinkedIn ha mantenuto costante nel tempo il dato relativo all’uso effettivo che ne fanno gli utenti. Il dato è che solo un quarto, o poco meno, degli utenti la usa tutti i giorni, dato riscontrabile a livello globale.

    linkedin 15 anni

    In Italia, la community che si è sviluppata attorno alla piattaforma conta oggi 11 milioni di utenti, diventando la terza community più grande d’Europa,dopo Inghilterra e Francia che contano rispettivamente, 25 milioni e 16 milioni di iscritti. La Spagna conta invece 10 milioni di utenti.

    Ma anche per quanto riguarda l’Italia il dato del 25% degli utenti attivi è sempre valido. Anzi, secondo la recente analisi di Blogmeter, la percentuale degli utenti che dichiara di usare LinkedIn ogni giorno o in modo casuale è la medesima: 23%. Un dato che vede LinkedIn in sesta posizione tra le piattaforme con la percentuale di utenti attivi in Italia, dopo Twitter (28%) e Trip Advisor (24%).

    All’interno del post celebrativo dei 15 anni di attività della piattaforma, Allen Blue, co-fondatore della piattaforma, ha elencato anche quelli che sono stati i lavori che sono cresciuti di più negli ultimi 15 anni. Ecco i primi 10:

    1. Commerciale
    2. Assistente amministrativo
    3. Consulente
    4. Responsabile di progetto
    5. Supervisore
    6. CEO
    7. Tecnico
    8. Responsabile vendite
    9. Ingegnere programmatore
    10. Ingegnere

    Questi, invece i settori che sono cresciuti di più negli ultimi 15 anni:

    1. Internet
    2. Computer games
    3. Outsourcing/offshoring
    4. Media online
    5. Selezione del personale
    6. Rinnovabili e ambiente
    7. E-Learning
    8. Sviluppo programmi
    9. Salute, benessere e fitness
    10. Servizi per eventi

    Di recente ha fatto molto discutere l’introduzione sulla piattaforma delle GIF, sfruttando il motore di ricerca di Tenor, azienda acquisita da Google poche settimane fa.

  • Social Media e Aziende, la principale sfida resta la carenza di risorse

    Social Media e Aziende, la principale sfida resta la carenza di risorse

    Una recente ricerca, condotta da The Manifest e Smart Insights, evidenzia come una delle principali sfide che le aziende devono affrontare per adottare i social media all’interno del proprio business è la carenza di risorse, sia finanziare che risorse umane (26%). Per il 24% dei casi, invece, la principale sfida è l’assenza di una strategia.

    Trattiamo spesso il tema social media in chiave business qui sul nostro blog, cercando di offrire spunti e idee alle aziende, ai professionisti, ai marketer al fine di dare una panoramica sempre più ampia soprattutto per quelle che sono le sfide da affrontare. Ed è proprio in termini di sfide che vogliano parlarne oggi, presentandovi questa interessante ricerca di The Manifest, agenzia globale con sede a Whashington, e Smart Insights che hanno interpellato 344 social media marketer provenienti da aziende, B2B e B2C, con almeno 10 dipendenti, da Regno Unito (30%), Stati Uniti (22%), Australia (5%), India (5%) e Germania (3%).

    Certo, penserete, c’è poca Europa e niente dall’Italia, ma quello che davvero interessa è sapere come le aziende di tutto il mondo affrontano la sfida di rendere i social media strumenti di business sempre più efficaci e quali siano le difficoltà o le sfide che esse affrontano per realizzare questo obiettivo. Un tema che riguarda anche le aziende del nostro paese.

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    Prima di partire con i  risultati, va detto che il 52% degli interpellati ha dichiarato che i social media hanno contribuito ad aumentare i ricavi e le vendite delle aziende in cui collaborano.

    Dalla ricerca emerge per il 26% dei marketers, quindi oltre un quarto degli interpellati, la prima vera grande sfida da affrontare è la carenza di risorse, in termini di risorse umane e finanziarie. Questa è una delle sfide principali che le aziende devono affrontare, un dato che vale anche per il nostro paese. E come si supera? Prima di tutto occorre che l’azienda intenda i social media come un vero strumento di marketing e ancora questo non succede ovunque. I social media sono strumenti per portare avanti azioni di marketing e, come tali, necessitano di persone e di risorse finanziarie adeguate. Un suggerimento, che viene anche dalla ricerca e da alcuni casi di studio, è quello di implementare strategie di Influencer Marketing. In assenza di risorse, il lavorare con influencer, mirati e affini con l’azienda, può essere una valida alternativa per superare la carenza di risorse e assicurarsi, grazie all’attività degli influencers che diffondono il messaggio dell’azienda, brand awarness e followers. Alternativa valida, certo, ma può non essere valida in alcuni contesti. Pensiamo al nostro paese, dove è difficile affrontare questi temi in un contesto di PMI. Ma non è detto che sia impossibile.

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    Al secondo posto, delle principali sfide che i marketers devono affrontare per usare i social media all’interno dell’azienda in cui operano, troviamo l’assenza di una strategia al 24%, ossia quasi un quarto degli interpellati. Si tratta di un dato elevato e preoccupante. Significa che ci sono ancora aziende che non reputano i social media come strumenti per fare marketing, non li prendono ancora troppo sul serio. In questo contesto ci sarebbe piaciuto conoscere il dato italiano. E’ bene essere chiari, senza una strategia non si va da nessuna parte. Non ci può essere adozione dei social media come strumenti se non si ha ben di fronte che cosa si vuole ottenere. E cioè: quali siano gli obiettivi di business; quale sia il pubblico a cui si vuole mirare e quale sia il contesto dei competitors; quali siano i canali social media che meglio possono essere adeguati rispetto ad altri; quale sia il contenuto che si vuole diffondere; quali siano le risorse (torniamo alla prima sfida); quali siano gli strumenti per tracciare i risultati. Senza questi elementi non si va da nessuna parte, utili per capire la strategia da mettere in atto.

    Terza sfida principale riscontrata dai marketers è la costruzione di una community, anche questa sfida al 24%. Vero, è difficile costruire una community di followers al giorno d’oggi. Un problema che riscontrano molte aziende, per il semplice fatto che tutte, più o meno, agiscono allo stesso modo, senza far emergere cosa le distingue davvero dalle altre. In dato che oggi gli utenti notano e apprezzano di più, in un contesto di aziende molto affollato, è quel qualcosa in più, quel dato caratteristico che distingue ogni azienda, quell’elemento che porta l’utente a sceglierle. Non è facile, ma la strada per la costruzione di una community di followers passa anche da qui. E, soprattutto, non commettere l’errore di usare i social media come strumenti passivi, come può essere un manifesto, sperando che poi gli altri lo vedano. No, i social media sono strumenti attivi, bisogna andare a prendere le persone, bisogna guadagnarsi lo spazio, come scrivevamo qualche mese fa, e non comprarlo.

    Ecco, queste sono le tre sfide principali, quelle più sentite dai marketers interpellati dalla ricerca. A seguire troviamo il tracciare i risultati (17%), tema molto sentito anche nel nostro paese. Ebbene, i social media sono strumenti che ci permettono di raccogliere dei dati, questi devono poi essere analizzati, bisogna che ci siano strumenti che permettano di tracciare questi dati per avviare una strategia che abbia come obiettivo quello di investire sempre sulla relazione con i clienti, che è quello che maggiormente interessa.

    Questi sono i risultati più rilevanti che emergono da questa interessante ricerca che ci ha permesso, ancora una volta, di fronte alle sfide che sono emerse, di ritornare a rimarcare alcuni punti che riteniamo essere fondamentali, anzi, sono proprio “i fondamentali”, ossia le basi che servono per adottare al meglio i social media come strumenti di marketing.

    E coi che ne pensate?