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  • SpaceX acquisisce xAI, nasce un colosso da 1,25 trilioni di dollari

    SpaceX acquisisce xAI, nasce un colosso da 1,25 trilioni di dollari

    SpaceX assorbe xAI creando un colosso privato da 1,25 trilioni di dollari. Un’operazione che intreccia spazio, AI, piattaforme e istituzioni, ponendo interrogativi su potere, controllo e supervisione.

    SpaceX ha annunciato l’acquisizione di xAI. Non si tratta della solita operazione tra startup della Silicon Valley, ma è qualcosa di diverso. SpaceX, l’azienda che ha rivoluzionato il settore spaziale con i razzi riutilizzabili e che oggi domina il mercato dei lanci orbitali, ha assorbito xAI, la società di intelligenza artificiale che controlla anche X, l’ex Twitter. Il risultato è un’entità privata dal valore stimato di 1,25 trilioni di dollari, destinata a diventare la più grande azienda privata al mondo.

    Elon Musk ha commentato l’operazione parlando di “il motore di innovazione più ambizioso e verticalmente integrato sulla Terra (e fuori)”, un motore di innovazione che combina AI, razzi, internet satellitare e quella che lui definisce “la piattaforma di informazione in tempo reale e libertà di parola più importante al mondo“, cioè X.

    Ma dietro la retorica della visione di Musk, ci sono numeri e fatti che ci mostrano una storia più complessa.

    SpaceX e xAI, i numeri dell’operazione

    SpaceX era stata valutata circa 800 miliardi di dollari nell’ultima vendita secondaria di azioni, a dicembre 2025. xAI aveva raggiunto i 230 miliardi nel round di finanziamento da 20 miliardi chiuso a gennaio 2026, con investitori come Nvidia, Fidelity, il Qatar Investment Authority e il fondo di Abu Dhabi MGX.

    La valutazione combinata dell’entità post-fusione è stimata a 1,25 trilioni di dollari, una cifra che incorpora le aspettative del mercato in vista dell’IPO prevista per metà giugno 2026. Se confermata, sarebbe una delle più grandi quotazioni della storia, superiore al record di Saudi Aramco del 2019.

    I dati fondamentali delle due aziende sono però molto diversi.

    SpaceX ha generato nel 2025 ricavi stimati tra 15 e 16 miliardi di dollari, con profitti intorno agli 8 miliardi secondo Reuters. Starlink conta oltre 9 milioni di clienti e più di 9.000 satelliti in orbita. È un’azienda che funziona. xAI è un’altra storia.

    Secondo quanto riporta Bloomberg, la società brucia circa un miliardo di dollari al mese. Nel terzo trimestre del 2025 ha registrato una perdita netta di 1,46 miliardi, in aumento rispetto al miliardo del primo trimestre. Nei primi nove mesi dell’anno ha consumato 7,8 miliardi di dollari in cassa. I ricavi si attestano a 107 milioni nel Q3 2025, in crescita ma lontani anni luce dai costi.

    SpaceX acquisisce xAI, nasce un colosso da 1,25 trilioni di dollari
    SpaceX acquisisce xAI, nasce un colosso da 1,25 trilioni di dollari

    I fondi QIA e MGX

    Per inciso, il Qatar Investment Authority e il fondo di Abu Dhabi MGX non sono nomi che passano inosservati.

    Il Qatar Investment Authority ha investito 375 milioni di dollari nell’acquisizione di Twitter da parte di Musk nel 2022. È coinvolto anche in xAI all’interno di un investimento, round E, da 20 miliardi.

    Il fondo di Abu Dhabi MGX detiene il 15% di TikTok US, l’app appena varata negli Usa che sostituisce TikTok. Lo stesso MGX, come il Qatar Investment Authority, ha investito anche in xAI in un round E da 20 miliardi. Ha investito anche nel consorzio che ha appena acquistato Aligned Data Centers per 40 miliardi insieme a Nvidia, Microsoft, BlackRock e xAI stessa.

    Il significato di questa acquisizione

    Per comprendere meglio cosa significa questa acquisizione bisogna ricostruire la catena di controllo.

    Nel marzo 2025, xAI ha acquisito X (ex Twitter) con un’operazione all-stock da 33 miliardi di dollari. Da quel momento, la piattaforma social e il chatbot Grok sono diventati parte della stessa entità. Ora xAI viene assorbita da SpaceX.

    Questo significa che SpaceX controlla adesso razzi e lanci orbitali, la costellazione Starlink con i suoi 9.000 satelliti, la piattaforma X con i suoi dati e il suo algoritmo, e Grok, l’intelligenza artificiale che alimenta X e che è integrata nei sistemi del Pentagono.

    Infatti, a gennaio 2026, il Dipartimento della Difesa americano ha annunciato una partnership con xAI per integrare Grok nella piattaforma governativa GenAI.mil. Il contratto, del valore di 200 milioni di dollari, prevede che circa tre milioni di dipendenti militari e civili del Penatgono abbiano accesso a Grok, con la capacità di elaborare “insight globali in tempo reale dalla piattaforma X”.

    Tesla per il momento è fuori

    La Tesla per il momento resta fuori dalla fusione, ma non è estranea alla vicenda. Il 16 gennaio 2026, Tesla ha investito 2 miliardi di dollari in xAI come parte del round Series E.

    L’investimento è stato annunciato nonostante gli azionisti Tesla avessero votato contro una proposta simile a novembre 2025. Il voto non vincolante aveva raccolto più voti favorevoli che contrari, ma le astensioni, trattate come voti negativi secondo lo statuto societario, avevano fatto fallire la proposta. Il board ha proceduto comunque.

    C’è anche una causa in corso. Alcuni azionisti Tesla hanno citato Musk per violazione dei doveri fiduciari, sostenendo che avrebbe dirottato risorse e talenti da Tesla verso xAI, un’azienda privata in cui detiene una quota di controllo maggiore. La causa era già in corso quando Tesla ha effettuato l’investimento.

    Ora quegli stessi 2 miliardi di dollari degli azionisti Tesla sono di fatto confluiti in SpaceX attraverso l’acquisizione. Gli azionisti Tesla possiedono indirettamente una piccola quota di SpaceX, senza aver mai votato per questo.

    C’è chi parla apertamente di una vera e propria operazione di salvataggio. xAI stava bruciando cassa a ritmi difficilmente sostenibili e l’ingresso nell’orbita SpaceX le garantisce l’accesso a un’azienda profittevole e, soprattutto, una possibile via d’uscita per gli investitori in vista di una futura quotazione.

    Non a caso, in molti richiamano il precedente dell’acquisizione di SolarCity da parte di Tesla nel 2016, letta allora, e ancora oggi, come un’operazione di sistema più che come una semplice scelta industriale.

    La visione dei data center orbitali

    Musk giustifica l’operazione con una visione futuristica. Nel comunicato, ha scritto che “la domanda globale di elettricità per l’AI semplicemente non può essere soddisfatta con soluzioni terrestri, nemmeno nel breve termine, senza imporre disagi alle comunità e all’ambiente”. La soluzione di cui Musk ha parlato anche al recente World Economic Forume di Davos, è spostare di data center nello spazio e alimentarli attraverso energia solare costante.

    SpaceX ha già chiesto alla FCC l’autorizzazione per lanciare fino a un milione di satelliti per questo scopo.

    Musk sostiene che “entro 2-3 anni, il modo più economico per generare AI compute sarà nello spazio”. Gli analisti sono scettici. Le sfide tecniche sono enormi, dalla latenza ai danni da radiazioni, dalla manutenzione impossibile all’obsolescenza rapida dell’hardware.

    Il punto, probabilmente, è un altro.

    Legare SpaceX alla crescente domanda di infrastruttura per l’intelligenza artificiale, con la possibilità di considerare xAI come primo grande utilizzatore interno, consente di attribuire a SpaceX una nuova cornice di valutazione e, allo stesso tempo, di iniziare a far percepire l’infrastruttura in orbita come una possibile risposta ai limiti che l’AI sta cominciando a incontrare sulla Terra.

    È una dinamica perfettamente coerente con il modo di pensare di Musk: non presentare soluzioni già compiute, ma rendere un’idea abbastanza concreta da permettere al mercato di iniziare a darle un prezzo.

    Il vero senso di questa operazione

    L’acquisizione di xAI da parte di SpaceX non è una semplice fusione tra due aziende tecnologiche. Ma è la creazione di un’entità che possiamo ben definire senza precedenti, che combina capacità spaziali, infrastruttura di comunicazione globale, piattaforma social, intelligenza artificiale e contratti governativi sensibili.

    Tutto sotto il controllo di una singola persona. Il patrimonio netto di Musk, già il più alto al mondo, supera i 670 miliardi di dollari. Con l’IPO di SpaceX, potrebbe diventare il primo trilionario della storia.

    A questo punto sorge spontaneo chiedersi che tipo di supervisione si possa esercitare su un’entità di questo tipo.

    Ricapitolando: SpaceX lancia i satelliti nello spazio, anche satelliti militari americani; Starlink fornisce connettività ovunque nel mondo, anche alle forze armate in zona di guerra; Grok, tra le altre cose, analizza dati per il Pentagono attingendo ai flussi di X; X, a sua volta, determina quali contenuti hanno visibilità per centinaia di milioni di persone.

    Tutto questo fa capo a un unico proprietario.

    Non è fantascienza, ma è realtà.

  • Il boom di NVIDIA traina il settore della IA

    Il boom di NVIDIA traina il settore della IA

    NVIDIA registra una crescita esponenziale, con ricavi record e un enorme impatto sul settore IA. Il successo di NVIDIA  va oltre il gaming. Puntando tutto sulla IA.

    NVIDIA ha annunciato risultati finanziari straordinari per il quarto trimestre e l’intero anno fiscale 2024. Dai dati emerge una crescita esponenziale che sta influenzando tutto il settore dell’Intelligenza Artificiale (IA).

    Questi dati offrono un’interessante panoramica sulle dinamiche del mercato e sulle prospettive future di NVIDIA e del settore dell’IA in generale.

    NVIDIA, risultati da record

    Per il quarto trimestre del 2024, NVIDIA ha registrato ricavi record di 22,1 miliardi di dollari. Quindi un aumento del 22% rispetto al trimestre precedente e del 265% rispetto all’anno precedente.

    Inoltre, il fatturato annuale ha raggiunto i 60,9 miliardi di dollari, con un incremento del 126%. Numeri che riflettono non solo la solidità di NVIDIA nel suo core business, ma anche la sua capacità di innovare. E di espandersi in nuovi mercati​​.

    Analizzando i dettagli dei risultati finanziari, si osserva che il segmento del Data Center ha avuto un ruolo cruciale. Realizzando un fatturato trimestrale di 18,4 miliardi di dollari. In aumento del 27% rispetto al trimestre precedente e del 409% rispetto all’anno precedente.

    Crescita dovuta alla IA

    Questa crescita è indicativa dell’importanza crescente dell’AI e del computing ad alte prestazioni nei data center. Settori in cui NVIDIA sta investendo in maniera significativa​​.

    Oltre al settore dei Data Center, NVIDIA ha registrato anche un forte aumento nel settore del gaming. Con ricavi per il terzo trimestre del 2024 di 2,86 miliardi di dollari, un aumento del 15% rispetto al trimestre precedente. E dell’81% rispetto all’anno precedente.

    Questo successo è stato supportato da lanci di prodotti innovativi come DLSS 3.5 e nuove soluzioni per il ray tracing. Nonché dall’espansione della piattaforma GeForce NOW​​.

    nvidia ricavi boom IA 2024 franzrusso

    Inoltre, il settore visual computing ha visto un aumento del fatturato di 416 milioni di dollari. Segnando un incremento del 10% rispetto al trimestre precedente e del 108% rispetto all’anno precedente.

    Questa crescita è in parte attribuibile a collaborazioni di rilievo come quella con Mercedes-Benz per l’uso di NVIDIA Omniverse nella creazione di gemelli digitali per la pianificazione e la gestione delle strutture produttive​​.

    Effetto domino sulle aziende IA

    Il boom di NVIDIA ha generato una specie di effetto domino sull’intero settore dell’intelligenza artificiale. Le azioni di aziende come AMD, Intel e Qualcomm hanno registrato un rialzo significativo, a dimostrazione del crescente ottimismo degli investitori sulle potenzialità dell’AI.

    Il successo di NVIDIA

    Il successo di NVIDIA è frutto di diversi fattori.

    Prima di tutto, l’azienda è leader nello sviluppo di chip per l’intelligenza artificiale, offrendo prodotti all’avanguardia che soddisfano le esigenze di un’ampia gamma di clienti.

    In questi ultimi due/tre anni NVIDIA non si è limitata al gaming, ma ha saputo espandere la sua presenza in settori chiave come data center, automotive, healthcare.

    E poi, NVIDIA è un marchio riconosciuto e rispettato a livello globale, da sempre sinonimo di qualità e affidabilità.

    NVIDIA sta dimostrando come l’innovazione tecnologica possa guidare la crescita non solo nell’ambito dei suoi prodotti tradizionali. Ma anche in nuove aree applicative, sottolineando il potenziale di mercati emergenti e la capacità di adattarsi a un panorama tecnologico in rapida evoluzione.

     

  • TikTok apre il suo primo data center in UE, a Dublino

    TikTok apre il suo primo data center in UE, a Dublino

    TikTok apre il suo primo data center in Europa per proteggere la privacy e rispettare le normative UE sulla trasparenza dei dati degli utenti. Un passo avanti importante per TikTok a pochi giorni dall’entrata in vigore nel nuovo DSA.

    TikTok ha recentemente preso una mossa significativa per adempiere ai regolamenti europee aprendo il suo primo data center nell’Unione Europea, a Dublino. Questo nuovo centro rappresenta un passo importante nella protezione dei dati degli utenti europei della piattaforma cinese.

    Nell’ambito di questa iniziativa, TikTok ha iniziato a instradare i dati degli utenti europei attraverso il suo data center . Inoltre, l’azienda cinese, ByteDance, ha annunciato piani per aprire altri due data center in Europa, uno in Norvegia e un secondo sempre in Irlanda, entro breve tempo.

    La decisione di TikTok di stabilire un data center proprio in Irlanda è avvenuta in un momento in cui l’Unione Europea ha implementato il Digital Services Act, che ha posto restrizioni significative sulle grandi piattaforme online.

    Questa nuova normativa ha obbligato TikTok a rendere il suo algoritmo facoltativo per gli utenti nell’UE, al fine di garantire maggiore trasparenza e privacy.

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    Per garantire la massima sicurezza dei dati, TikTok sta collaborando con la società di sicurezza britannica NCC Group, che verifica i controlli e le protezioni dei dati, monitora i flussi di dati e fornisce verifiche indipendenti. Va comunque sottolineato che solo i dipendenti autorizzati possono accedere ai controlli e alle operazioni del sistema.

    Questi nuovi data center fanno parte dell’iniziativa “Project Clover” di TikTok, finalizzata a localizzare l’archiviazione dei dati europei. Questo approccio è paragonabile ad un altro progetto, il “Progetto Texas”, portato avanti negli Stati Uniti, che mira a garantire la privacy dei dati degli utenti instradando i dati attraverso server di proprietà dell’azienda americana Oracle.

    Con crescenti preoccupazioni riguardo ai legami di TikTok con la Cina, i governi in tutto il mondo hanno adottato misure per regolamentare l’app. Ad ogni modo, l’azienda sta adottando azioni concrete per rispettare le norme locali e proteggere la privacy degli utenti. Si tratta, da qualsiasi punto lo si guardi, di un passo significativo mentre TikTok continua a operare in un contesto globale in evoluzione.

    Ricorderete, di recente, come l’Unione Europea e altri paesi abbiano vietato ai funzionari di usare TikTok all’interno del proprio smartphone. Proprio in occasione di questo andamento, avevamo riportato, sempre qui su InTime Blog, uno studio di Gizmodo il quale spiegava il perché di tanta preoccupazione verso TikTok.

    In pratica, lo studio ha dimostrato come TikTok raccolga i dati da oltre 28 mila applicazioni. Si tratta di app che utilizzano l’SDK (il kit di sviluppo dell’app) usato da TikTok. Si tratta di strumenti che integrano le app con i sistemi di TikTok e inviano i dati degli utenti di TikTok per funzioni come annunci all’interno di TikTok, accesso e condivisione di video dall’app.

    Ma le app non sono l’unica fonte di dati di TikTok. Esistono tracker TikTok distribuiti anche su tantissimi siti web. Va poi detto che il tipo di condivisione dei dati che TikTok sta praticando è altrettanto comune a quello che fanno altre app, web e mobile.

    Con piacere, riporto ancora qui il mio breve intervento all’interno del podcast dell’amico Marco Maisano “Ma Perché?”.

  • Come si adatteranno i data center, tra IoT e Edge Computing

    Come si adatteranno i data center, tra IoT e Edge Computing

    Essere connessi a tutte le ore comporta un grande consumo di energia e la produzione di una enorme mole di dati. Tra IoT e Edge Computing, i Data Center andranno ripensati.

    Di recente abbiamo esaminato come oggi gli HPC debbano rifarsi ai moderni Data Center, adesso è il momento di vedere quale sarà l’evoluzione dei Data Center, in uno scenario in piena evoluzione e in continua produzione di dati.

    L’anno della pandemia ci ha messo davanti ad un’altra realtà. L’essere connessi a tutte le ore comporta un grande consumo di energia e la produzione di una enorme mole di dati. Senza contare l’espansione del 5G, con la relativa diffusione del fenomeno IoT, con un numero crescente di dispositivi connessi. Di fronte a questo scenario, che credevamo di dover affrontare entro qualche anno, è necessario prendere coscienza che servono data center sempre più performanti, in grado di sostenere l’elevato numeri di dati che viene prodotto ogni giorno.

    La pandemia ha quindi accelerato i tempi, in tutti i sensi, mettendo al centro un grande problema di spazio.

    futuro data center iot edge computing

    Dopo un anno di pandemia, e la conseguente crisi economica, il digitale è ormai l’unico asset che si conferma in crescita. Nel periodo più difficile ha permesso alle persone di restare in contatto con i propri cari, ha permesso alle persone di poter continuare a lavorare da casa e ha permesso anche a tanti di dare vita a nuovi servizi digitali.

    Il vero fenomeno determinante sarà il 5G. Si è notato che negli ultimi mesi dell’anno scorso gli utenti abbiano consumato un volume di dati più alto di 2,7 volte rispetto al consumo 4G. Ma il 5G, come già ricordato in altre occasioni, sarà il fenomeno che abiliterà in pieno l’IoT, grazie ad un incremento della velocità di connessione compreso tra le 100 e le 800 volte rispetto alle reti esistenti. Gli esperti di settori prevedono che entro 4 anni, nel 2025, i dispositivi connessi saranno 75 miliardi, un numero enorme.

    Ma il 5G porta con sè anche il fenomeno dell’Edge Computing che trova terreno fertile proprio in questa fase che stiamo vivendo, caratterizzata dalla pandemia.

    I due fenomeni, che vivono in un legame molto stretto, daranno vita ad applicazioni concrete proprio nel mondo della Salute. Basti pensare al monitoraggio delle condizioni di salute degli anziani all’interno delle proprie abitazioni, grazie all’uso dei dispositivi indossabili che permetteranno anche ai medici di approntare un sistema di monitoraggio a distanza. ma Edge Computing e 5G creeranno le condizioni ideali per l’espansione delle smart city, in una versione nuova dopo la crisi pandemica, ma non meno impegnativa.

    E qui arriviamo al primo grande cambiamento che subiranno i Data Center. L’elevato numero di dati da gestire fa pensare che i Data Center cresceranno in dimensioni, diventando sempre più grandi arrivando a occupare interi capannoni. Niente di tutto ciò.

    Nel corso ne 2021, e nei prossimi anni a venire, assisteremo alla diffusione dei Data Center Locali, macchine sempre più performanti, veloci, in grado di gestire una mole di dati sufficiente per garantire l’operatività.

    La realizzazione di un sistema di Data Center Locali mette comunque al centro delle sfide da affrontare. Come il consumo energetico, si stima che entro il 2025, i data center assorbiranno un quinto dell’energia mondiale, arrivando a superare il consumo di numerosi singoli stati, e la capacità di gestire i dati in totale sicurezza. Questo perché il proliferare di dispositivi connessi, con la progressiva diffusione, come dicevamo, dell’IoT e dell’Edge Computing bisognerà pensare a strutture sempre più sicure.

    Come farsi trovare preparati di fronte alla scenario delineato?

    Prima di tutto, bisogna agire subito e bisogna individuare in tempi rapidi i partner giusti.

    Kingston Technology, leader mondiale nella produzione di schede di memoria, da anni si pone sul mercato come partner ideale per affrontare le sfide che riguardano la gestione dei dati e quindi la realizzazione di Data Center sempre più all’avanguardia.

    Lo scenario che abbiamo di fronte è caratterizzato da una crescente connettività che abiliterà il proliferare di nuove tecnologie, come IoT e Edge Computing. Le aziende dovranno quindi farsi trovare pronte a cogliere l’occasione per far nascere nuove servizi e quindi nuove opportunità di business. Kingston Technology è pronta a mettere a disposizione la sua esperienza e la sua visione per mettere in condizioni le aziende di poter gestire al meglio la gestione dei dati, punto cruciale dei prossimi anni.

    [In collaborazione con Kingston Technology]

  • Come gli HPC possono essere d’ispirazione per i nuovi Data Center

    Come gli HPC possono essere d’ispirazione per i nuovi Data Center

    Le aziende hanno davanti a sè diverse sfide, tra cui quella di ripensare i Data Center. E l’ispirazione arriva proprio dagli HPC. Ecco come.

    L’anno che è appena iniziato sarà all’insegna delle sfide. Le aziende sono chiamate ad uno sforzo notevole e dovranno consolidare il grande salto innovativo e tecnologico fatto nel 2020, anche a causa della grave crisi sanitaria in seguito alla pandemia da Coronavirus.

    Un dato rilevante è che le aziende hanno compreso, per necessità in primis, che la tecnologia può essere una grande mano e che l’innovazione diventa reale e concreta se alla base si sono fatti gli investimenti giusti.

    Di fronte a uno scenario come questo, il 2021 sarà l’anno del Cloud Computing, tecnologia che sarà il vero partner per le aziende per condurle verso quel consolidamento tecnologico di cui parlavamo prima. Il 2021 sarà l’anno delle conferme, dunque.

    hpc datacenter kingston franzrusso.it

    E se il Cloud Computing sarà il partner delle aziende, piccole e grandi, allora sarà utile fare qualche considerazione in merito, perché è opportuno focalizzare un aspetto che, nel corso dei prossimi mesi, e anni, sarà sempre più centrale.

    Le aziende hanno compreso il valore del Cloud ed è grazie a questa tecnologia, che è un po’ la base del processo di trasformazione digitale, se molte organizzazioni hanno potuto garantire la “business continuity” in un momento in cui era difficile portare avanti il lavoro. E il lavoro, come concetto di elaborazioni di processi da una postazione fissa, è cambiato. Non è più e solo espletabile da un luogo fisico, ma può essere portato avanti da qualsiasi postazione si voglia. Come abbiamo visto, nel 2020 è cresciuto a dismisura il fenomeno dello smart working, sono oggi 6,5 milioni gli italiani che lavorano da casa. Ed è proprio grazie al Cloud Computing se tutto questo è possibile.

    In un momento in cui si diffonde il Cloud Computing e si diffonde il ricorso ad applicazioni che consentono di portare avanti i processi lavorativi, è evidente che i data center si troveranno a gestire una mole di dati più grande di quella che erano soliti gestire. Forse è giunto il momento di ripensare i data center guardando ai HPC (High-performance computer), ossia i supercomputer, quelli in grado di elaborare una enorme mole di processi contemporaneamente. Perché sarà quella la strada a cui guardare nei prossimi mesi, e anni, e sarà quella impostazione tecnologica ad aiutare le aziende. Certo, forse in questo momento non è una scelta sostenibile, soprattutto dal punto di vista economico (basti pensare al costoso sistema di raffreddamento che queste macchine richiedono), ma i data center, come li conosciamo oggi, sulla spinta dell’edge computing, potrebbero essere sostituiti da data center di dimensione più piccola e più vicini alla fonte dei dati. Questo permetterebbe alle applicazioni basate sul cloud di ottenere tutti i benefici della nuova tecnologia 5G, riducendo la latenza e risparmiando larghezza di banda.

    Da questo punto di vista Kingston Technology, leader mondiale nella produzione di schede di memoria, mette in evidenza quelle che possono essere le indicazioni che i gestori di data center possono seguire, guardando proprio ai HPC.

    Come lavorare in smart working migliorando la memoria

    Coerenza e uniformità di funzionamento – Come sappiamo, piattaforme Cloud come Microsoft Azure o Amazon Web Services sono realizzate per poter gestire numerose applicazioni di tipo differente e in grado di utilizzare risorse e infrastrutture condivise. Invece, gli HPC sono progettati per esigenze specifiche. La maggior parte, secondo la Top 500, che elenca gli HPC più veloci al mondo, è impiegata nella ricerca del settore energetico; non manca un cospicuo numero di supercomputer impegnati nell’intelligence; e poi ci sono quelli dedicati alle previsioni meteorologiche. Si tratta di macchine personalizzate, elaborate e progettate con aziende come Intel, HP, Toshiba, per eseguire specifiche tipologie di calcoli su dataset molto specifici, sia in tempo reale che per applicazioni di elaborazione asincrona. Ecco, in sintesi, i manager dei datacenter di oggi devono porsi il tema degli ambiti di applicazione dei sistemi per meglio organizzare le macchine e gestire al meglio le prestazioni.

    Ecco come organizzare i nuovi Data Center

    I dati “in tempo reale”

    L’elaborazione di dati in tempo reale richiede prestazioni altissime che solo gli HPC riescono a soddisfare, tale è la mole di dati da lavorare che arrivano, anche, da fonti diverse. Basti pensare me grandi macchine progettate per le previsioni meteorologiche che necessitano di una enorme mole di dati in tempo reale sulla base dei quali elaborare le previsioni. Sicuramente, anche questo sarà uno degli scenari a cui i manager di data center dovranno guardare. In questi casi, la progettazione di un sistema che utilizza dati in “tempo reale”, non richiede l’archiviazione di tutti i dati immessi nel sistema, ma dovrebbe utilizzare memorie di accesso casuale non volatili (NVRAM) e memorie dinamiche ad accesso casuale (DRAM), per l’elaborazione in tempo reale per la cache e l’elaborazione dei dati in transito in tempo reale, per poi inviare il risultato così elaborato allo storage.

    Soglie di latenza

    Se è vero che aumenta la mole di dati, è anche vero che deve aumentare, di pari passo, la velocità con cui gli stessi dati vengono elaborati. In tanti contesti, la velocità di elaborazione e il risultato che ne consegue dipende proprio dalla velocità. Basti pensare alla borsa, alle previsioni climatiche, i cui risultati possono incidere sulla vita di molte persone. Da tenere in considerazione che i computer di grandi dimensioni e i big data richiedono l’uso di grandi quantità di DRAM. Le elaborazioni portate avanti da unità a disco rigido (HDD) di grandi dimensioni spesso creano delle congestioni nei processi, al contrario delle RAM. Invece, le unità a stato solido, che sono disponibili in formati più compatti e che utilizzano il protocollo di comunicazione appositamente progettato per le memorie NAND Flash (NVMe), possono essere utilizzate come cache, garantendo prestazioni ottimali per una vasta gamma di carichi di lavoro. I cluster FPGA sono ulteriormente ottimizzati per ciascun carico di lavoro specifico, al fine garantire che i set dati di grandi dimensioni siano gestiti con prestazioni ottimali.

    Livelli di sicurezza

    I data center richiedono risorge energetiche continue per garantire la continuità del lavoro. La maggior parte dei data center, ad oggi, funziona con una struttura RAID di alto livello, al fine di garantire la continuità di funzionamento e la corretta esecuzione delle attività di scrittura quasi simultanea su array di storage differenti. La regola è quella dei salvataggi costanti e frequenti per garantire la continuità e questa la si ottiene con continui backup per salvaguardare i dati, tenendo conto anche della continua mole dei dati in tempo reale. Insomma, queste macchine necessitano di grandi risorse energetiche e di grande memoria. Da questo punto di vista, Kingston Technology ha la tecnologia e l’esperienza per fornire le soluzioni migliori per contribuire ala realizzazione dei data center del futuro, sempre più performanti.

    La personalizzazione degli HPC, come abbiamo visto, è un parametro che permette di mettere a punto macchine in grado di essere molto efficienti per task specifici. ed è questa la parola chiave che deve accompagnare gli architetti dei nuovi data center a realizzare le vere macchine del futuro.

    [In collaborazione con Kingston Technology]

  • HPC4 entra nel Green Data Center di Eni, eccellenza tutta italiana

    HPC4 entra nel Green Data Center di Eni, eccellenza tutta italiana

    All’interno del Green Data Center di Ferrera Erbognone, Eni ha presentato quello che è uno dei supercomputer più potenti al mondo. Si chiama HPC4 e dispone di una capacità di calcolo massima di 22,4 Petaflop, ossia 22,4 miliardi di operazioni matematiche al secondo. Un altro fiore all’occhiello del processo di digitalizzazione del colosso italiano.

    Il Green Data Center di Eni si trova a Ferrera Erbognone, in provincia di Pavia nella Lomellina meridionale, ed è uno dei più grandi e moderni data center d’Europa. Concepito nel 2009 e realizzato nel 2013, il Green Data Center rappresenta la casa digitale di Eni, il luogo dove il colosso italiano sta portando avanti il suo processo di digitalizzazione ormai giunto a livelli sempre più elaborati e sofisticati. L’esigenza di costruire un proprio data center per Eni è stata cruciale, una necessità data dal fatto di garantire sempre la continuità dei servizi, senza interruzioni.

    Un investimento che, di fatto, ha dato vita ad uno spazio dove l’efficienza energetica è la regola basilare. Lo scorso anno è stato raggiunto un grande traguardo in ottica di risparmio energetico, ottenendo un PUE (Power Usage Effectiveness) di 1,175 rispetto ad una media mondiale di 1,8 (dato EPA, US Environmental Protection Agency). Di conseguenza la quantità di CO2 risparmiata all’atmosfera nel triennio 2014-2017 è stata di 18.000 Ton e l’elettricità risparmiata nello stesso periodo ammonta a oltre 50.000 MWh.

    Il Green Data Center è il luogo in cui viene sviluppata tutta la forza di calcolo di Eni, è la casa del nuovo supercomputer HPC4 (High Performance Computer) che rende la potenza di calcolo dell’azienda italiana la più potente al mondo a livello industriale. HPC4, presentato ufficialmente durante l’evento “Imagine Energy.

    Storie di dati, persone e nuovi orizzonti”, consente alla compagnia di disporre di un’infrastruttura di calcolo con una capacità di picco pari a 22,4 Petaflop, vale a dire 22,4 milioni di miliardi di operazioni matematiche svolte in un secondo. Ma la potenza e la tecnologia, anche nelle loro forme più avanzate, pur offrendo vantaggi competitivi fondamentali senza le competenze umane risultano strumenti improduttivi.

    L’infrastruttura di calcolo di Eni, infatti, funziona sulla base di un unico ecosistema di algoritmi estremamente avanzato e complesso, creato e sviluppato nell’arco di oltre dieci anni e di proprietà di Eni, e basato sull’esperienza e sul know how della compagnia, che si è avvalsa anche della collaborazione di alcuni tra i più importati istituti di ricerca italiani.

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    Tanto per rendere l’idea, HPC4 è il più potente supercomputer in Europa, il terzo al mondo dopo Sunway TaihuLight (93 Petaflop) in Cina e Tianhe-2 (33.86 Petaflop) sempre in Cina.

    Ma a cosa serve un supercomputer a Eni? HPC4 va ad aggiungersi alla famiglia degli HPC, i supercalcolatori di Eni che forniscono un supporto strategico al processo di trasformazione digitale della compagnia lungo tutta la sua catena del valore, dalle fasi di esplorazione e sviluppo dei giacimenti oil & gas, alla gestione dei “big data” generati in fase di operation da tutti gli asset produttivi (upstream, refining e chimici). Il supercomputer è quindi un grande supporto tecnologico per l’azienda.

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    Imagine Energy a Ferrera Erbognone (Pv)hpc4 green data center eni

    Eni è entrata oggi nella fase cruciale del proprio percorso strategico di digitalizzazione, con 150 progetti trasversali a tutte le aree di business e oltre 150 manager coinvolti, con l’obiettivo di raggiungere importanti benefici economici e operativi nel breve e medio termine.

    La società ha intrapreso la via della trasformazione digitale da diversi decenni, molto prima che nell’industria si cominciasse a parlarne, ed è riuscita nel tempo a trasformare la necessità di elaborare grandi quantità di dati in un grande vantaggio competitivo.

    Due gli aspetti rilevanti, sottolineati da Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, durante l’evento: il primo è che i supercomputer ci consentono di accelerare e rendere più efficiente e accurato l’intero processo upstream, riducendo i rischi nella fase esplorativa e guadagnando al contempo un notevole vantaggio tecnologico, il secondo è la possibilità di aumentare il livello di affidabilità, integrità tecnica e continuità operativa di tutti gli impianti, con benefici sia in termini di sicurezza che di impatto ambientale.

    hpc4 green data center eni claudio descalzi
    Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, con Riccardo Luna, direttore di Agi

    Questi potentissimi computer ci aiutano molto a minimizzare l’incertezza, a minimizzare il rischio degli investimenti e il rischio per l’integrità delle attrezzature e delle persone. Con HPC4 abbiamo fatto poco outsourcing e abbiamo basato tutto su competenze al nostro interno, è il frutto di algoritmi elaborati al nostro interno e si adatta perfettamente alle esigenze della società”.

    Claudio Descalzi, amministratore delegato Eni

    Il processo di trasformazione digitale di Eni passa quindi dall’unione delle competenze emergenti con quelle esistenti, valorizzandole in modo da rendere l’azienda sempre più capace di affrontare nuove sfide.

    [In collaborazione con Eni]