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  • Influencer e Agcom, cosa dicono le nuove norme e qualche considerazione

    Influencer e Agcom, cosa dicono le nuove norme e qualche considerazione

    L’Agcom ha varato delle regole che riguardano gli influencer in Italia. Riguardano quelli con almeno 1 milione di follower. Si rischia di incorrere in multe fino a 600 mila euro. Rispetto a tutto questo, alcune considerazioni.

    Senza tanti giri di parole, la “stretta” di cui si parla tanto da parte di Agcom arriva dopo la vicenda Ferragni-Balocco. Vicenda che da poco ha visto l’iscrizione nel registro degli indagati di Chiara Ferragni e di Alessandra Balocco, CEO e presidente della Balocco SpA.

    La “stretta”, parola abusata dal linguaggio giornalistico, altro non è che un provvedimento, composto da linee guida, da parte dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), per regolamentare l’attività degli influencer. In risposta a casi come quello già citato Ferragni-Balocco, dove la natura pubblicitaria di alcuni contenuti non era stata chiaramente dichiarata.

    È pur vero che si tratta di una normativa che prende atto dell’evoluzione del panorama digitale che ha portato ad una crescente presenza degli “influencer” sui social media.

    influencer regole agcom considerazioni franzrusso.it

     

    Figure che, attraverso piattaforme come Instagram, YouTube e TikTok, hanno acquisito, nel corso del tempo, un potere significativo sulle decisioni d’acquisto dei consumatori. In più di un’occasione, sollevando questioni riguardanti la trasparenza e l’etica nella pubblicità.

    L’intento qui è quello di conoscere meglio questi provvedimenti adottai dall’Agcom, provare a dare un minimo di scenario a livello UE e provare a dare qualche risposta, nei limiti del possibile, che questo provvedimento pone in maniera indiretta.

    Le nuove regole di AGCOM rispetto agli influencer

    Le nuove linee guida di Agcom mirano a garantire che gli influencer rispettino le disposizioni del Testo unico sui servizi di media audiovisivi, con un focus particolare sulla trasparenza delle comunicazioni commerciali.

    Le norme sono indirizzate agli influencer con almeno 1 milione di follower o con un engagement rate medio superiore al 2%.

    Tra le principali disposizioni:

    Trasparenza nelle comunicazioni commerciali: gli influencer devono chiaramente indicare la natura pubblicitaria dei contenuti che includono promozioni di prodotti o servizi.

    Tutela dei diritti fondamentali e dei minori: le linee guida includono misure specifiche per la protezione dei minori e il rispetto dei diritti fondamentali.

    Multe e sanzioni: in caso di violazioni, sono previste multe che variano da 10.000 a 250.000 euro per la mancata trasparenza pubblicitaria e da 30.000 a 600.000 euro per il mancato rispetto degli obblighi di tutela dei minori.

    Scenario normativo sugli influencer nell’UE

    La regolamentazione degli influencer non è un tema isolato in Italia ma si inserisce in un contesto più ampio a livello europeo.

    In Olanda, ad esempio, è stata introdotta una regolamentazione che si applica agli influencer con più di 500.000 follower, i quali devono rispettare le norme del Dutch Media Act, incluse regole specifiche sulla pubblicità e sulla protezione dei minori.

    Queste misure, che includono anche la possibilità di imporre multe significative, riflettono la volontà di garantire trasparenza e tutela dei consumatori nel digitale.

    In Francia, gli influencer che lavorano fuori dall’UE devono stipulare un’assicurazione di responsabilità civile, e sono soggetti a severe sanzioni, inclusi fino a due anni di carcere e multe fino a 300.000 euro per pubblicità ingannevoli o non dichiarate.

    Ovviamente, le misure adottate dall’Agcom hanno suscitato molta attenzione e anche qualche perplessità.

    Il limite di 1 milione di follower e i controlli

    Da quello che viene fuori dalla lettura di commenti e considerazioni, sui vari social e non, i due temi che interessano di più riguardano: il limite di 1 milione di follower e ci si chiede su quale base sia stata applicata questa scelta; chi controllerà l’operato degli influencer che rientrano in questa normativa con il potere di comminare multe così come previsto dalle linee guida.

    Allora.

    Il limite di 1 milione di follower per gli influencer in Italia è stato stabilito dall’AGCOM con l’obiettivo di concentrarsi su influencer o creator che generano reddito significativo attraverso accordi commerciali con produttori di beni e servizi o tramite la monetizzazione concessa dalle piattaforme. Questo criterio è stato adottato per distinguere tra coloro che svolgono attività di influencer in modo amatoriale e quelli che lo fanno professionalmente. La soglia di un milione di follower è stata scelta per riflettere un numero significativo di utenti in Italia, tenendo conto del contesto nazionale e della lingua italiana.

    Per quanto riguarda il controllo e l’applicazione delle sanzioni, le linee guida dell’Agcom prevedono un meccanismo di richiami e ordini volti alla rimozione o adeguamento dei contenuti non conformi.

    Inoltre, l’Agcom, in collaborazione con l’Antitrust, avrà il compito di monitorare e far rispettare queste linee guida.

    L’Agcom può imporre multe che variano da 10.000 a 250.000 euro per mancata trasparenza pubblicitaria e da 30.000 a 600.000 euro per il mancato rispetto degli obblighi di tutela dei minori.

    Inoltre, è previsto l’avvio di un Tavolo tecnico per l’adozione di un codice di condotta, che coinvolgerà anche soggetti non tradizionali nel perimetro normativo dell’Agcom.

    Le parole di Giacomo Lasorella, presidente Agcom

    Rispetto a tutto questo, in una intervista a La Repubblica, Giacomo Lasorella, presidente di Agcom, smentisce che le normative adottate siano in risposta al caso Ferragni-Balocco, “ci lavoriamo da più di un anno”.

    E poi, rispetto al limite di 1 milione di follower risponde: “Abbiamo bisogno di monitorare costantemente gli influencer. Non possiamo soltanto dettare dei comportamenti, è nostro dovere farli rispettare per davvero. È impensabile che l’Autorità pedini decine di migliaia di persone. È giusto concentrare la nostra attenzione sui pesci più grandi“.

    E ancora: “Il tetto del milione è quello che adottiamo in questa prima fase. Si tratta di una soglia sperimentale. Siamo pronti a cambiarla in qualsiasi momento perché le Linee guida non sono un atto statico, fermo, cieco. Saranno aggiornate. Infine mi aspetto che un infuencer, anche se più piccolo, abbia il buon senso di seguire la strada virtuosa che noi indicheremo con sempre maggiore chiarezza anche aprendo un tavolo tecnico“.

    Su chi deve intervenire in caso di eventuale violazione delle regole, Lasorella specifica: “La legge attribuisce a ogni autorità delle competenze molto chiare. Quando avvisterà una pratica commerciale scorretta, sarà l’Antitrust a muoversi. Come ha fatto sul caso del pandoro di beneficenza. La pratica commerciale scorretta è sua diretta competenza“.

    Rispetto a tutto questo, è necessario riportare anche qui alcuni dati recenti sul fenomeno dell’influencer marketing in Italia.

    Lo stato dell’influencer marketing in Italia

    Come evidenziato da UPA (Utenti Pubblicità Associati) gli investimenti fatti in Italia sull’influencer marketing nel 2023 ammontano a 323 milioni di euro, con un aumento del +10% sul 2022. E, rispetto al 2022, cresce anche la percentuale delle aziende che fa ricorso all’influencer marketing, passando dall’81% al 90%.

    In Italia il 71% degli utenti attivi sui social media, vale a dire oltre 27 milioni di italiani adulti tra i 18 e i 74 anni, segue almeno un influencer o i canali social di un brand editoriale. E qui si registra aumento del 17% rispetto al 2021.

    Sempre dagli ultimi dati, che avevamo riportato qui sul nostro blog, Chiara Ferragni è la più seguita dagli italiani e che anche nel nostro paese sta prendendo piede il fenomeno dei virtual influencer, seguiti da oltre 3 milioni di utenti italiani.

    Insomma. Sembra di capire che si tratta di una impalcatura normativa in divenire e che il fenomeno abbia già dimensioni abbastanza grandi da poter essere monitorato nella sua interezza. Da qui il limite di 1 milione di follower.

    Mancano i micro e i macro influencer

    In effetti, quando si parla di influencer marketing, si parla di migliaia di figure spesso capaci di essere molto coinvolgenti pur con un bacino di follower molto ridotto. Ed è proprio lì che spesso occorre monitorare bene.

    Ad esempio, le linee guida non prendo in considerazione l’esistenza di micro e macro influencer. I macro influencer sono quelli con più di 100 mila follower. Vale a dire qualche migliaio. Poi esiste un vero arcipelago di micro influencer, quelli con qualche decina di migliaia di follower che si muovono in maniera molto dinamica. E dove spesso ci sarebbe bisogno di monitoraggio.

    Tutto questo non viene considerato dalle linee guida.

    Il 50% degli intervistati afferma che gli influencer forniscono consigli preziosi ed esperti. In particolare per quanto riguarda i settori wellness (55%) e cucina (56%). Questo per fare un minimo di contesto rispetto a quello che è il grande tema dell’influencer marketing in Italia.

    Vedremo poi come evolverà l’attività di monitoraggio e controllo, e come avverrà l’intervento da parte dell’Antitrust.

    Influencer e normative. Un passo avanti

    L’adozione di queste normative evidenzia un crescente riconoscimento del ruolo influente degli influencer nella società e della necessità di regolamentare le loro attività per proteggere i consumatori, specialmente i più vulnerabili come i minori.

    Mentre l’approccio può variare tra i diversi paesi dell’UE, l’obiettivo comune è garantire che l’attività degli influencer sia esercitata in maniera responsabile e trasparente.

    Queste misure rappresentano certamente un passo verso un equilibrio tra la libertà di esprimersi con gli strumenti a disposizione grazie al digitale e la necessità di tutelare i consumatori da pratiche ingannevoli o occulte.

    In un’era caratterizzata da un rapido sviluppo tecnologico e da un cambiamento continuo nelle modalità di comunicazione, è fondamentale che anche le normative siano al passo con i tempi, assicurando che il digitale resti sempre uno spazio di opportunità, di sicurezza e fiducia per tutti gli utenti.

  • Sono oltre 27 milioni gli italiani che seguono almeno un influencer

    Sono oltre 27 milioni gli italiani che seguono almeno un influencer

    Una recente ricerca rileva che in Italia oltre 27 milioni di italiani, il 71% degli utenti attivi sui social media, seguono almeno un influencer. Instagram resta la piattaforma preferita, ma cresce ancora TikTok.

    In un momento in cui tutto è sempre più fluido e le piattaforme social media sempre più frammentate, il ruolo degli influencer resta ancora centrale, anzi.

    Il fenomeno degli influencer in Italia è in costante crescita, come dimostrano i dati recentemente emersi dalla ricerca “Italiani & Influencer”, condotta da BVA Doxa in collaborazione con Mondadori Media e Buzzoole.

    Di seguito i dati più rilevanti della ricerca.

    Il 71% degli utenti segue almeno un influencer

    Diciamo subito che il 71% degli utenti attivi sui social media (non ha molto più senso al giorno d’oggi continuare a chiamarli ‘social network’), vale a dire oltre 27 milioni di italiani adulti tra i 18 e i 74 anni, segue almeno un influencer o i canali social di un brand editoriale.

    E qui si registra aumento del 17% rispetto al 2021.

    Influencer italia 2023 ricerca franzrusso.it

    La ricerca rileva che il 57% degli italiani, 18-54 anni, segue quotidianamente un macro-influencer o i canali social di un brand editoriale.

    L’incremento è di 20 punti percentuali in soli due anni.

    I macro influencer sono definiti come figure o brand editoriali con almeno 100.000 follower e sono riconosciuti come autorevoli in sei settori: lifestyle, beauty, fashion, entertainment, food e wellness.

    Influencer e brand italiani 2023 ricerca franzrusso.it

    Chiara Ferragni è la più seguita

    Dal punto dei vista dei macro influencer, Chiara Ferragni domina la classifica.

    Fa registrate l’86% di citazioni. A seguire Giallozafferano e Benedetta Rossi (entrambi al 72%), ClioMakeUp (62%) e Aurora Ramazzotti (60%).

    Le tematiche più seguite sui social sono: food e l’entertainment (58%), evidenziando l’importanza dei food media brand tra i Top Five.

    Come già rilevato in passato, e questa ricerca lo conferma, gli influencer giocano un ruolo cruciale nei processi di acquisto.

    Il 46% degli intervistati ha effettuato almeno un acquisto su suggerimento di un influencer, e l’83% valuta i loro consigli.

    A sorpresa, oltre 3 milioni di italiani seguono almeno un virtual influencer.

    La concentrazione più alta è tra Gen Z e Millennials. Le persone che seguono virtual influencer lo fanno in modo costante, quotidianamente (come se fossero influencer reali).

    Il 57% degli intervistati, infatti, li segue ogni giorno, il 28% ogni 2-3 giorni, il 7% più o meno una volta a settimana, il 4% ogni 10-15 giorni e soltanto il 5% non ha una frequenza abituale.

    Instagram la piattaforma più usata, cresce TikTok

    social media Influencer italia 2023 ricerca franzrusso.it

    Riguardo ai social media, TikTok ha visto una crescita impressionante, con una presenza del 25% rispetto al 9% del 2021.

    Mentre Instagram rimane il preferito con il 77% (in aumento dal 67% del 2021).

    Ma perché seguire un influencer?

    Il 50% degli intervistati afferma che gli influencer forniscono consigli preziosi ed esperti. In particolare per quanto riguarda i settori wellness (55%) e cucina (56%).

    Gli influencer sono diventati ormai una parte integrante della cultura digitale italiana, influenzando le decisioni di acquisto.

    Con l’ascesa di nuove piattaforme come TikTok e l’emergere dei virtual influencer il panorama influencer in Italia è destinato ad evolversi ancora, offrendo nuove opportunità e nuove sfide per aziende e consumatori.


    L’immagine di copertina è stata generata da ChatGPT di OpenAI con DALL·E 3

  • Gli utenti più giovani seguono gli influencer per gli acquisti

    Gli utenti più giovani seguono gli influencer per gli acquisti

    Un recente studio di Oracle e CRM Essentials rileva come gli utenti più giovani, quelli della Generazione Z, decidono di fare acquisti seguendo influencer.

    Forse il titolo sembra scontato, ma non lo è del tutto. Un recente studio di Oracle e CRM Essentials ha rilevato come il ruolo degli influencer sia sempre più rilevante per i giovani in relazione agli acquisti. Lo studio traccia in maniera evidente un cambiamento che si è reso ancora più evidente negli ultimi anni. Gli utenti quindi stanno modificando il modo in cui si informano prima di effettuare un acquisto e i social media sono luoghi all’interno dei quali si sviluppa la conversazione, all’interno delle community, utili per formarsi un’opinione.

    Ma quello che è più chiaro da questo studio è che i giovani, quelli della Generazione Z (i nati tra il 1997 e il 2012) hanno come punto di riferimento gli influencer e i social media.

    I dati ci dicono che l’80% degli utenti intervistati ha dichiarato di acquistare prodotti dopo essere entrato in contatto con contenuti sui social media; il 37% fa affidamento in maniera esclusiva agli influencer; solo il 13% degli intervistati dichiara di effettuare acquisti dopo essersi informato dalla tv.

    Dicevamo prima dei più giovani, quelli che si individuano all’interno della Generazione Z. Di questi l’84% effettua acquisti facendo riferimento agli influencer, un dato che assume una rilevanza importante per il fatto che questa fascia di età sarà quella che, nel corso dei prossimi anni non troppo lontani, sposterà sempre di più le proprie decisioni di acquisto guardando agli influencer. E nel corso degli anni vedrà crescere anche la propria possibilità di spesa. Questo è l’elemento interessante da cogliere.

    Se guardiamo alle altre fasce di età, “solo” il 46% dei Baby Boomers prende decisione di acquisto seguendo influencer. Restano comunque ancorati ai mezzi tradizionali.

    Inoltre, gli utenti della Generazione Z sono i più propensi a scoprire prodotti e marchi tramite gli influencer (il 32%), rispetto al 28% degli intervistati in generale e solo al 13% dei boomers intervistati.

    E attraverso quali canali gli utenti della Generazione Z seguono gli influencer?

    E dallo studio di Oracle e CRM Essentials scopriamo che il 49% degli utenti della Generazione Z lo fa attraverso YouTube. Una percentuale che scende al 37% se facciamo riferimento ai Millennials. C’è poi da rilevare il ruolo di TikTok, usato dal 23% degli utenti della Generazione Z, un dato che è più del doppio rispetto alle altre classi di età.

    E parlando di decisioni di acquisto una parte dello studio è dedicata anche alla customer care. Ebbene, il 98% degli utenti definisce frustranti le interazioni con il team di assistenza.

    In ogni casom anche in questo contesto, i social media giocano un ruolo rilevante. Infatti, il 31% degli intervistati preferisce commentare sulla pagina del marchio sui social media e il 24% preferisce inviare un messaggio diretto al marchio sui social media. Dati che raddoppiano se guardiamo la Generazione Z.

    Dato interessante è poi il 93% degli utenti che si rivolge a YouTube e a TikTok per ricevere risposte ad alcune domande riguardanti dei prodotti. Percentuale che sale poi al 95% degli intervistati che appartengono alla Generazione Z e che scende al 7% tra i boomers.

    Per il 20% degli i video condivisi su YouTube e su TikTok sono rilevanti perché realizzati da altri utenti/consumatori, per il 19% sono facilmente rintracciabili, per il 16% sono sono chiari e illustrativi.

  • Norvegia, ora è illegale modificare le foto senza dichiararlo

    Norvegia, ora è illegale modificare le foto senza dichiararlo

    In Norvegia diventa illegale pubblicare foto ritoccate senza una chiara etichetta sui social media. Una norma che vuole contrastare il dilagante fenomeno della dismorfofobia che colpisce sempre più gli adolescenti.

    In Norvegia diventa illegale pubblicare foto sui social media senza specificare il foto-ritocco. Si tratta di una norma, approvata dal parlamento norvegese lo scorso mese con 72 voti favorevoli e 15 contrari, che entra in vigore per contrastare quello che ormai viene definito “social body pressure“, ossia l’imposizione di canoni di bellezza artefatta, fatta passare per naturale. Un fenomeno molto serio questo che ha finito per creare “pressione” psicologica su tutte quelle persone che a tutti i costi, nel vero senso della parola, cercano di assomigliare quanto più possibile all’influencer che seguono solitamente, senza sapere che il più delle volte si tratta di immagini modificate senza alcuna specifica.

    I social media in questi anni hanno permesso a molte persone di esprimersi al meglio, di crearsi opportunità ed emergere. Ma hanno anche dato vita alla dipendenza dai like, quell’approvazione spesso cercata con ansia, quasi fosse l’unico modo per far sapere al mondo di esistere. Ebbene, tutto questo ha generato una pressione tale da portare alcune persone a imporsi canoni non naturali, pur di apparire. Ci si è spinti a immedesimarsi in contesi non naturali, perdendo di vista il fatto che ognuno di noi è bello a suo modo ed è Altrettando bello mostrarsi come si è veramente.

    norvegia illegale foto ritoccate franzrusso.it

    Norvegia, approvata norma conto le foto ritoccare

    La norma approvata in Norvegia fa parte del regolamento sul Marketing del 2009 ed è stata proposta dal Ministero per l’Infanzia e per la Famiglia, al fine di contrastare la pressione sull’aspetto fisico che “spesso è impercettibile e difficile da contrastare”. Il ministero ha proposto questa legge chiedendo di adottare “misure più severe” per contenere queste tendenze, surreali, spinte dalle immagini manipolate su Instagram, e su altre piattaforme social media, che generano un impatto negativo sulla salute mentale, creando situazioni di “disagio sociale”, specialmente tra le giovani donne. Il nuovo regolamento nasce per contrastare la “dismorfismo corporeo”, o il pensiero ossessivo sui propri difetti o difetti percepiti nell’aspetto.

    Che cos’è il Dismorfismo Corporeo, noto come dismorfofobia

    Il Disturbo di Dismorfismo Corporeo, DDC, noto col nome di dismorfofobia, lo diciamo in modo sintetico e non da esperti, è la preoccupazione per un difetto nell’aspetto fisico, che può essere totalmente immaginario, oppure, se è presente una reale piccola anomalia fisica, la preoccupazione del soggetto è di gran lunga superiore. Chi è affetto da dismorfismo corporeo ha quindi una visione distorta del proprio aspetto esteriore, causata da una eccessiva preoccupazione per il proprio aspetto esteriore. In casi gravi, tutto questo può sfociare in anoressia o bulimia nervosa. La dismorfofobia spesso si manifesta in persone che hanno una scarsa stima di sè spesso adolescenti.

    Il primo a parlare di dismorfofobia è stato il medico e psichiatra italiano Enrico Morselli nella sua opera del 1891 “Sulla dismorfofobia e sulla tafofobia“.

    Era necessario riportare qualche informazione in più sulla dismorfofobia, in alcuni casi viene descritta anche come “dismorfia corporea“, ma sempre di questo si tratta, per dare un contesto più completo del grande tema che la norma norvegese si pone di contrastare.

    Multe e reclusione in caso di mancata specifica

    Quindi, in presenza di immagini ritoccate su Instagram, come su altre piattaforme, che costituiscono casi di collaborazione con aziende e quindi di pubblicità (si parla quindi di contenuti sponsorizzati), devono contenere obbligatoriamente una etichetta che specifichi che si tratta di foto ritoccate. “I giovani sono esposti a una forte pressione per avere un bell’aspetto attraverso, tra le altre cose, la pubblicità e i social media, e i modelli che vengono mostrati sono spesso ritoccati digitalmente. Ciò espone i giovani a un ideale di bellezza impossibile da raggiungere“, si legge nella proposta del ministero norvegese.

    La legge si applica a tutte le piattaforme di social media, quindi Instagram, Facebook, TikTok, Snapchat e Twitter, e riguarda i post per scopi pubblicitari, di marketing e altri scopi promozionali. La legge norvegese richiede che qualsiasi post che possa contenere un corpo con dimensioni, forma o pelle modificate, labbra ingrossate, muscoli pronunciati riporti una dichiarazione di alterazione. Ciò include entrambi: girovita stretto, forme del corpo perfette o carnagioni insolitamente perfette ottenute utilizzando attrezzature o metodi fotografici fisici prima di scattare la fotografia, o gli strumenti di editing digitale, ritocco rimodellamento e filtri utilizzati dopo che la fotografia è stata scattata. Tutte queste immagini devono portare un’etichetta progettata e fornita dal governo norvegese.

    La mancata specifica riferita alle immagini ritoccate comporterà multe e anche la reclusione.

    Come era inevitabile che succedesse, l’entrata in vigore della norma ha creato un dibattito molto accesso, in Norvegia come in altri paesi. Molti sono i sostenitori, tra cui influencer stessi, che approvano la mossa del ministero norvegese, definito come progressista, altri, invece, credono che la norma sia di difficile applicazione, in quanto sarebbe difficile poi andare ad individuare quali foto siano state realmente ritoccate.

    I social media potrebbero essere alleati con l’Intelligenza Artificiale

    Dal nostro punto di vista, nonostante la reale applicazione della norma, riteniamo che si tratta di un passo avanti necessario, al fine di proteggere la salute mentale degli utenti e di rendere i social media sempre più luoghi sani.

    Sarebbe poi auspicabile che anche le piattaforme social media, come Instagram, Twitter e Facebook si facessero promotrici di azioni volte a mettere in pratica un uso più consapevole delle piattaforme stesse, condannando l’utilizzo distorto e aiutando, come tecnologie di intelligenza artificiale, ad individuare le immagini ritoccate e a segnalarle automaticamente. Non sarebbe una cattiva idea.

  • Influencer Marketing, due italiani su tre comprano dai social

    Influencer Marketing, due italiani su tre comprano dai social

    L’Osservatorio Influencer Marketing (OIM) di Ipsos e Flu ha diffuso un interessante report che fa il punto su un aspetto molto interessante, rilevando che il 62% delle persone intervistate ha acquistato ciò che ha visto consigliato sui social network dagli influencer.

    Il tema Influencer Marketing è un tema molto sentito nel nostro paese, spesso, anche qui sul nostro blog, cerchiamo di trattarlo da un punto di vista più concreto, ben sapendo che questa nuova branca del Marketing sta rafforzandosi sempre di più. Ed è per questo che vogliamo presentarvi questo interessante report a cura dell’Osservatorio Influencer Marketing (OIM) di Ipsos, società leader nelle ricerche di mercato, e FLU, agenzia italiana parte di ALL Communication Group Holding, specializzata in influencer marketing, che fa il punto su un aspetto molto interessante, ossia il rapporto tra consumatore e social media. Partiamo da un punto che anche qui abbiamo sottolineato spesso e cioè che quando si parla di influencer non si intende , come tale, la celebrità o il personaggio famoso, no. Per influencer si intende una persona che, nel suo raggio di competenza e di interesse, è stato in grado di costruire attorno una community fidata che segue le sue indicazioni e i suoi interessi. Forse i dati del rapporto saranno più utili per chiarire questo aspetto.

    Il 68% degli utenti social media in Italia ha tra i propri interessi quello di seguire influencer e celebrity, un dato che sale all’82% tra i più giovani (16-24 anni), per i quali gli influencer sono una vera e propria fonte d’ispirazione, non solo nei comportamenti ma anche per gli acquisti. Questo è il dato più importante rilevato dal report.

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    Gli italiani e i social media

    Come sappiamo, il rapporto tra gli utenti italiani e i social media è molto stretto, gli ultimi dati di Agcom ci confermano questa stretta relazione con Facebook che resta ancora la piattaforma più gradita, nonostante tutto. Il rapporto dell’OIM ci dice che il 40% degli utenti social media in Italia condivide abitualmente contenuti pubblicati da altri; il 38% commenta foto, video e post, fino all’azione più personale dello scrivere o pubblicare un proprio contenuto foto o video (36%). Tra questi sono le donne (74%) gli utenti più attivi e più predisposti a seguire i canali ufficiali dei brand e dei personaggi celebri sui social.

    Instagram, che conferma la sua crescita, non solo è il social network preferito dalla fascia più giovane di intervistati (66%), ma è il regno degli influencer e delle loro storie. Le Instagram Stories permettono di seguire le persone nei vari momenti della giornata, conoscendone così più aspetti della vita personale di quanto si possa fare attraverso un semplice post. Sono, infatti, uno strumento effimero e più coinvolgente che permette ai follower un’interazione più immediata grazie alla possibilità di rispondere con rapidissime reazioni/emoticon e messaggi privati nonché prendendo parte a veloci sondaggi.

    Se da un lato gli utenti interagiscono con gli influencer attraverso brevi opinioni (35%), dall’altro tendono a non rivolgersi agli stessi per procacciarsi informazioni precise e maggiori dettagli sui prodotti mostrati perché per questo, l’OIM di IPSOS e Flu, rileva come questi preferiscano rivolgersi altrove quando desiderano maggiori dettagli in vista magari di un eventuale acquisto o prenotazione.

    Essere influencer

    Il report di OIM rileva che il 62% degli utenti segue, sui social network, non tanto i profili ufficiali dei personaggi famosi per il solo fatto della loro notorietà, ma persone o personaggi che trattino tematiche specifiche di proprio interesse. Il 49% degli intervistati conferma, infatti, di considerare come veri influencer, persone meno conosciute al largo pubblico ma famose per la loro attività sui social network. Di questi ultimi seguono indistintamente sia contenuti personali in cui raccontano la loro quotidianità, sia contenuti di natura più commerciale in cui promuovono o consigliano specifici prodotti o servizi.

    Ma se per gli utenti over 25 anni le stories e i post degli influencer soddisfano la curiosità, per i giovani tra i 16 e i 24 anni, gli influencer incarnano un punto di riferimento per le proprie passioni (32%); infine per il 23% degli utenti di questa fascia d’età gli influencer sono più di un punto di riferimento, costituiscono un vero e proprio modello da seguire, il 16% instaura con loro un vero e proprio rapporto di fiducia.

    Gli infuencer e gli acquisti sui social media

    CI si è sempre chiesti quale sia l’effetto dell’attività degli influencer sugli acquisti da parte degli utenti. Ma sono davvero così bravi ad “influenzare”? Il report di OIM ci dice che un italiano su tre ha comprato più volte qualcosa che è stato promosso dagli influencer che segue. Il 62% delle persone intervistate ha acquistato ciò che ha visto consigliato sui social network degli influencer che segue.

    Non si tratta però di acquisti d’impulso. Nonostante gli ultimi aggiornamenti dei social permettano sempre più di finalizzare un acquisto in pochi istanti senza neanche uscire dal social network, tra chi ha acquistato il 76% degli intervistati impiega un po’ di tempo per decidere di procedere all’acquisto. L’utente preferisce prendersi alcuni momenti per cercare, su canali diversi, ulteriori informazioni per poi terminare l’acquisto sempre online ma su store digitali come Amazon (45%), dove si può trovare anche il prodotto più raro consigliato da influencer stranieri, o sul sito ufficiale del prodotto (25%) o direttamente presso un negozio fisico (16%). Solo il 14% degli intervistati utilizza i link presenti nelle stories o nei post per comprare il prodotto o servizio sponsorizzato.

    L’indagine è stata eseguita su un campione rappresentativo di 1.000 italiani, con un’età compresa tra i 16 e i 54 anni, che in questo caso si è focalizzata sull’osservazione dei comportamenti del consumatore e sull’effettivo impatto dell’influencer marketing sulle proprie scelte d’acquisto.

  • Chiara Ferragni tra le top influencer a livello globale, secondo Lyst

    Chiara Ferragni tra le top influencer a livello globale, secondo Lyst

    Il Financial Times anticipa i risultati di una ricerca di Lyst sul mondo degli “ultra” influencer su Instagram e si scopre che al settimo posto, tra l’altro unica non americana, si piazza Chiara Ferragni. L’influencer di Cremona ha fatto aumentare del 109% le ricerche dei prodotti a marchio Dior dopo aver indossato abiti della maison francese al suo matrimonio, a fine agosto.

    Se qualcuno di stesse ancora chiedendo quale sia  stato l’effetto che il marchio Dior vestendo Chiara Ferragni al suo matrimonio, di fatto, sponsorizzando l’evento, allora la ricerca di Lyst (80 milioni di account e 12 mila marchi analizzati) che il Financial Times ha anticipato è la risposta. La blogger e influencer di Cremona oggi si trova al settimo posto tra le prime 10 “ultra” influencer a livello globale, unica non americana, dettaglio questo non da poco. Lyst ha rilevato che, forte dei suoi 15,5 milioni di follower su Instagram, Chiara Ferragni ha fatto aumentare le ricerche dei prodotti a marchio Dior del 109% dopo il suo matrimonio con Fedez, celebrato a fine agosto scorso. Qui potete leggere la nostra ricerca, insieme a Talkwalker, su come l’evento è stato vissuto sui social media.

    chiara ferragni

    La risposta è dunque molto “chiara”, per giocare con il nome della Ferragni. La blogger, oggi fashion blogger, garantisce un chiaro ritorno ai brand con cui collabora non solo in termini di visibilità ma anche di vendite. Un aspetto molto discusso quello delle vendite, perchè spesso, parlando di influencer, ci si sofferma, e non è sbagliato, solo all’aspetto visibilità. Bene, la ricerca di Lyst ci mostra chiaramente il riscontro sulle vendite.

    https://www.instagram.com/p/BqPlqhPBdN_/

    Ricordiamo che Chiara Ferragni oggi vanta un giro di affari di 8 milioni di dollari l’anno e che ha iniziato il suo percorso con il suo blog “The Blonde Salad“, quello che poi ha dato vita alla sua azienda. Al di là di quello che si può pensare su Chiara, resta il fatto che il fenomeno oggi non può essere sottovalutato. E per fenomeno non intendiamo solo quello della Ferragni, ma dell’Influencer Marketing in generale che anche per il 2019 sarà il fenomeno da osservare per il fatto che le aziende metteranno sempre di più in atto strategie di marketing coinvolgendo influencer, persone che con la loro capacità sono in grado di intercettare e di interagire con un pubblico più interessato.

    Ritornando sulla ricerca di Lyst, il nome della Ferragni spicca per essere l’unica non americana presente. la classifica è guidata dalle sorelle Kardashian: prima si piazza Kylie Jenner, sorellastra di Kim, e seconda proprio Kim Kardashian. Le due influencer vantano su Instagram, rispettivamente, 119 milioni e 120 milioni di followers.

  • Influencer Marketing, il viaggio come leva per creare coinvolgimento

    Influencer Marketing, il viaggio come leva per creare coinvolgimento

    Il viaggio è sempre un’occasione per creare coinvolgimento e lo è ancora di più se associato a strategie di Influencer Marketing. I dati di Buzzoole ci mostrano chiaramente come il Travel sia una leva attraverso la quale le aziende possono costruire coinvolgimento sui loro prodotti e servizi.

    Il Travel è sicuramente uno dei tanti settori che caratterizzano il mondo dell’Influencer Marketing, a fianco del food e del fashion. E sicuramente stiamo parlando di una tipologia che, a differenza delle altre, più verticali, si mostra invece più trasversale, più flessibile per la generazione di contenuti in grado di coinvolgere più utenti. I dati di Buzzoole, azienda leader nell’Influencer Marketing che tutti abbiamo imparato a conoscere, ci confermano proprio questo dato. Le aziende cominciano a guardare anche al viaggio come momento per creare coinvolgimento sui propri prodotti e servizi.

    instagram travel viaggio influencer marketing

    I dati dell’Osservatorio interno sull’Influencer Marketing dell’azienda napoletana, in seno ai “Buzzoole Rankings“, la nuova rubrica per scoprire gli influencer per settore, ci mostrano come, analizzando profili Instagram con più di 100 mila followers (Stars) e profili con meno di 100 mila followers (Rising Stars), il risultato sia proprio questo.

    L’analisi ha preso in esame la capacità di coinvolgimento dei profili per ogni post, quindi la somma dei like e dei commenti per contenuto, e anche quella dei nuovi followers acquisiti nel corso del mese di settembre 2018, un dato interessante, quest’ultimo, per comprendere la crescita del profilo in relazione alla tipologia di contenuto condivisa.

    Top buzzoole stars instagram travel

    Ebbene, la classifica Stars, quella dei profili con oltre 100 mila followers, Dorian Pellumbi (dorpell), in prima posizione con quasi 10.000 interazioni per post e quasi 2 mila followers in più in un mese. A seguire c’è Federica Di Nardo, unica donna in classifica che con il suo profilo variopinto è riuscita a generare quasi 8.000 interazioni per post (+2.500 followers in un mese). In terza posizione Alessandro Marras, sicuramente uno dei pionieri del travel blogging e attivo con il suo canale youtube “I viaggi di Ale” dal 2011 (270 followers in più). Subito dietro, rispettivamente quarto e quinto, Gianluca Bruno (+5.100 nuovi followers, il dato più alto registrato) e Gianluca Fazio (thererumnatura).

    Top buzzoole rising stars instagram travel

    Per quanto riguarda la classifica dei Rising Stars, al primo posto, a sopresa, troviamo i Miljian (likemiljian), una una famiglia che ha deciso di mollare tutto e partire alla volta di un viaggio senza fine. Lui è l’occhio dietro la macchina fotografica, lei la penna che racconta tutte le avventure, con loro due piccoli esploratori che in tenera età possono già dire di aver fatto il giro intorno al mondo. Ogni loro post colleziona oltre 6.500 interazioni (+5.500 nuovi followers in un mese), mentre poco più indietro c’è Simone Mondino, paesaggista e amante della natura che si trova in seconda posizione con un engagement per post pari a circa 5.000 (+2.500 nuovi followers in un  mese). Chiudono la classifica Andrea Caprini (andrycurious), Davide Oricchio e Gabriele Colzi che con i loro feed fanno registrare circa 4.500 interazioni a testa e, rispettivamente, 630 nuovi followers e 2.100 nuovi followers in un mese.

    Da questa analisi emerge che, nonostante i numeri non siano alti quanto quelli registrati nel mondo fashion, i Rising Stars sono in grado di essere di grande aiuto per i brand. Nel senso che, come dimostrano questi numeri, i viaggiatori “emergenti”, in termini di coinvolgimento, riescono ad essere anche più competitivi degli account più affermati. Si manifesta così uno dei trend tanto dichiarati ad inizio di quest’anno, e cioè che sono proprio gli account con un seguito più piccolo ma con grande capacità di engagement ad emergere e a risultare più interessanti per le aziende, ossia grandi brand tech, enti del turismo, catene di alberghi e compagnie aeree.

    E voi che ne pensate?

    [La foto di copertina è di Jordan Siemens, Getty Images]

  • The Ferragnez, ecco i numeri dell’evento sui social media

    The Ferragnez, ecco i numeri dell’evento sui social media

    Di sicuro sarà ricordato come il matrimonio social dell’anno, nonostante tutto, ma resta il fatto che “The Ferragnez” è stato un evento che ha coinvolto più di 9 milioni di utenti sui social media. In collaborazione con Talkwalker abbiamo rilevato quelli che sono i numeri dell’evento: 336 mila contenuti condivisi e quello più condiviso non poteva essere che di Chiara Ferragni.

    E’ stato l’evento di cui più si è discusso negli ultimi giorni, un evento che sui social media è stato più volte ricordato come matrimonio dell’anno. Senza esagerazione è così, The Ferragnez è stato un evento che ha coinvolto, in maniera diretta, oltre 9 milioni di utenti, quindi, è a pieno titolo uno degli eventi più seguiti dell’anno sui social media. Questo va detto qualsiasi siano le opinioni a riguardo, in maniera del tutto oggettiva. Per questo motivo, insieme a Talkwalker, nostro partner di social analytics ormai da anni, abbiamo voluto indagare meglio. Dalla nostra indagine ne viene fuori che si tratta di numeri elevati, considerando i tre giorni dell’evento matrimonio. Si è discusso molto in questi giorni dell’evento dal punto di vista della comunicazione, del marketing, delle sponsorizzazioni (opportune o meno) che evidentemente ci sono state. Questo nostro contributo, meramente analitico, vuole fornire qualche elemento in più a queste discussioni, vuole aggiungere quel qualcosa in più, senza pretesa ovviamente, che permette di fare un’analisi più accurata di tutto quello che è stato l’evento The Ferragnez.

    the ferragnez chiara ferragni fedez social media

    A questo proposito, vogliamo segnalare due contributi che possono aiutare a fare questa analisi. Il primo è il post di Insopportabile che nel suo blog fa un’analisi dal punto di vista della comunicazione, mettendo in chiaro come questo evento dimostri che “unica differenza è che l’esclusiva la gestiscono loro, i diritti li gestiscono loro, i contratti e gli introiti li gestiscono loro. Un modello di business applicato da manuale”. Il secondo contributo che vogliamo segnalarvi è la riflessione che fa Luca La Mesa mettendo in relazione l’elevata audience delle stories di Fedez, oltre 3 milioni vi visualizzazioni, rispetto a quelli che sono i dati Auditel dei principali canali televisivi. Un raffronto interessante che abbiamo ripreso nella nostra analisi, mostrandovi un ulteriore esempio che può aiutare nella riflessione di La Mesa.

    the ferragnez social media totale

    Detto questo, vediamo rapidamente i dati della nostra analisi. Nel nostro computo abbiamo considerato l’hashtag ufficiale #TheFerragnez insieme a quello che è stato poi a lungo in trending topic su Twitter, cioè #ferragnez. A questi, abbiamo poi aggiunto “Chiara Ferragni” e “Fedez“. Abbiamo quindi deciso di analizzare in maniera semplice quelli che sono stati i temi più condivisi. Da questa analisi è venuto fuori che i contenuti condiviso sono stati 336 mila, dove #TheFerragnez raccoglie il 33,4% delle condivisioni totali. Tra i due coniugi, Fedez è stato il più citato con il 27,9% rispetto al 15,2% di Chiara Ferragni. Notate, dalla grafica in alto come l’hashtag #ferragnez sia stato il più usato nella giornata di sabato 1° settembre. Gli utenti unici sono stati 69.600.

    the ferragnez social media tipi media

    Come vedete dal grafico qui sopra, Twitter è stato il canale social più utilizzato con il 92,1% dei contenuti condivisi. Instagram ha totalizzato il 4,4% dei contenuti condivisi, circa 11 mila, ma va detto, come vedremo più avanti, che la maggior parte dei contenuti più condivisi, e l’influencer in assoluto, provengano proprio da Instagram.

    The Ferragnez, il sentiment

    Il sentiment dell’evento è positivo, l’unico momento rosso rilevato dall’analisi riguarda le discussioni nate sulle sponsorizzazioni, in particolar modo su Alitalia.

    the ferragnez social media sentiment

    the ferragnez social media sentiment

    Come potete notare, in ogni caso, il 77,8% degli utenti ha espresso un sentimen prevalente sulla “gioia”.

    The Ferragnez, engagement e utenti

    Proseguendo con la nostra analisi, arriviamo forse al dato più importante, dopo quello del totale delle conversazioni. La nostra analisi ha rilevato un numero enorme di impressions, quindi il totale di tutte le persone che hanno visto i messaggi condivisi e di quelle potenzialmente raggiunte senza che abbiano espresso un’azione, che è in questo caso di 302,7 miliardi. Ma il numero davvero interessante, come diciamo sempre, è quello relativo all’engagement effettivo, al coinvolgimento netto, ossia al numero di persone che hanno espresso un’azione concreta. In questo caso gli utenti effettivamente coinvolti sono 9,3 milioni.

    the ferragnez social media engagement

    Nel solo giorno del matrimonio l’engagement è stato di 3,8 milioni.

    E questo invece è il dato riguardo a scoprire chi sono stati gli utenti che hanno seguito l’evento sui social media. Il 69,3% erano donne, mentre il 31,7% uomini. Notare come il grosso dell’audience avesse un’età compresa tra i 18 e i 34 anni; la fascia di età 18-24 anni è quella poi più presente.

    the ferragnez social media utenti

    Questi i temi più condivisi durante la tre giorni di evento:

    the ferragnez social media temi

    E questa è la “mappa di calore” delle condivisioni a livello globale, l’Europa ha partecipato molto attivamente. Ma non sono mancate condivisioni dagli Usa e dal Sud America.

    the ferragnez social media mappa di calore

    The Ferragnez, influencer e contenuti più condivisi

    Ora passiamo al tema contenuti più condivisi e infuencer dell’evento. Come già anticipato, l’influencer in assoluto è stata proprio Chiara Ferragni con il post del secondo abito del matrimonio pubblicato su Instagram domenica 2 settembre:

    https://www.instagram.com/p/BnO4Q6XHbYY/

    Oltre 1,2 milioni di like e questa è la virality map del post

    the ferragnez social media contenuto mappa viralità

    Questi poi gli altri influencer dell’evento, sempre da Instagram:

    https://www.instagram.com/p/BnMQ3SvlOQq/

    https://www.instagram.com/p/BnJCZCqBS3D/

    https://www.instagram.com/p/BnMWTrnAjVb/

    https://www.instagram.com/p/BnPXIDjDf7e/

    Questi invece sono gli influencer su Twitter con @supermodeldaily accoun più coinvolgente, seguito da @trash_italiano; terzo @Fedez:

    the ferragnez social media influencer twitter

    L’evento è stato molto seguito anche dai media, questa è la classifica di quelli più influenti dove si vede Vanity Fair come il più coinvolgente:

    the ferragnez influencer social media news

    The ferragnez, i tweet più condivisi

    E ora passiamo a vedere la solita nostra carrellata dei tweet più coinvolgenti relativi all’evento The Ferragnez. Quello più condiviso è proprio di @Fedez:

    https://twitter.com/supermodeldaiIy/status/1036003794356789249

    https://twitter.com/Valenteena_/status/1035513776878116865

    https://twitter.com/ElenaMTRP/status/1035442253626568705

    https://twitter.com/imdesperate91/status/1035474281516490752

    https://twitter.com/supermodeldaiIy/status/1035943850219659265

    https://twitter.com/jbowerslaugh/status/1035938438644740096

    https://twitter.com/__CrazyWoRlD__/status/1035478341392973826

    https://twitter.com/laspassosa/status/1035554119283613696

     

    Ecco, questo è il nostro resoconto dell’evento The Ferragnez, grazie al nostro partner Talkwalker. Sperando che questo possa contribuire ad arricchire le analisi che riguarderanno questo evento.

    E voi che ne pensate?

  • Addio Klout, (dal 25 maggio) insegna agli angeli a diventare influencer

    Addio Klout, (dal 25 maggio) insegna agli angeli a diventare influencer

    Dal prossimo 25 maggio Klout non esisterà più. Lithium, la società che ha acquisito la startup nel 2014, ha deciso di chiudere il servizio che assegnava un “punteggio” agli utenti in relazione alla loro presenza sui social media. Un numero limitato e impreciso che aveva la presunzione di stabilire l’autorevolezza di un utente rispetto ad uno o più argomenti. Ma sarà davvero la sua fine o risorgerà in altre forme?

    Dal prossimo 25 maggio diremo addio al Klout, il famigerato e tanto discusso Klout, tanto odiato e anche tanto amato, al punto che alcuni utenti includevano il famoso punteggio all’interno della foto profilo sui vari social. Lithium, la società che nel 2014 aveva acquisito la startup di San Francisco per 200 milioni di dollari, ha deciso di fermare il servizio che assegnava un punteggio agli utenti sulla base della loro presenza e autorevolezza sui vari canali social media: Twitter, Facebook, Instagram, YouTube ecc…

    Non appena, due giorni fa, si è diffusa la notizia, molti hanno reagito con espressioni come “Il Klout??? Ma perchè esiste ancora???“. In realtà, solo fino a pochi anni fa c’era la gara a chi mostrava il punteggio (da 1 a 100) più alto, con tanto di condivisioni sui social, mettendo in bella mostra quel numero che aveva la pretesa, e la presunzione, di racchiudere il livello di autorevolezza di un utente rispetto ad uno o più argomenti. Sì, quel punteggio che in molti hanno amato, scatenando un fenomeno di “celolunghismo” esasperato che adesso vogliono dimenticare in fretta, non esisterà più. Finisce l’era dello score condensato su cui aziende, agenzie si sono basati per selezionare gli influencer da coinvolgere sulle varie campagne dei loro clienti.

    addio klout

    Brevemente, il Klout, nato 10 anni fa, teneva conto del network dell’utente sui social media, misurando il livello di interazione rispetto ai contenuti condivisi. Il meccanismo era che più un utente condivideva un contenuto rispetto ad un dato argomento, più questo veniva indicato come “autorevole” attraverso un punteggio, ma no cera la misurazione della reale competenza. Questo in estrema sintesi, anche se in realtà non si è mai chiarito come fosse determinato qual numero. Agli inizi, quel numero ebbe una certa rilevanza per le agenzie HR, quelle di selezione e reclutamento di risorse umane, che lo usavano come riferimento per misurare il livello di competenze su un dato settore del candidato. E si narra che certe agenzie avessero indicato come livello minimo di punteggio 71, al di sotto del quale il candidato non veniva considerato. Non si è mai saputo se fosse vero, ma è certo che molte agenzie lo usassero.

    Col passare del tempo, è poi diventato un “distintivo” che l’influencer di turno si attaccava sul petto, nel corso del tempo è diventato un numero da esibire, ma che in realtà non poteva garantire una perfetta misura di quale fosse il livello di competenza e il livello di utilizzo dei canali social da parte di un utente. Non era difficile ritrovarsi di fronte a persone di comprovata esperienza che condividevano contenuti di valore avere uno score molto più basso di persone di comprovata inesperienza che si limitavano invece a ricondividere i contenuti di quello bravo. Un contro senso enorme. Eppure era così.

    Per non parlare dell’imprecisione con cui Klout determinava le aree di competenza di un utente. Chi vi scrive per lungo tempo era individuato esperto di “food”!

    Quale sarà il futuro? Lithium ha dichiarato che il Klout non rientra più nella strategia di business dell’azienda a lungo termine, ma è anche vero che la stessa azienda, proprio grazie al Klout, ha sviluppato sistemi basati sull’Intelligenza Artificiale. E’ quindi probabile che Klout possa risorgere sotto altre vesti con un sistema di scoring, utilizzando l’Intelligenza Artificiale, basato su Twitter. Non ci sono conferme ed è tutto da veder, restano comunque un’idea probabile.

    Vedremo se ci sarà un eventuale strumento basato sull’Intelligenza Artificiale, ma il risultato non sarà molto diverso da quello del vecchio Klout. A meno che non si voglia arrivare ad una forma di scoring come quella vista nel primo episodio della terza serie di Black Mirror, “Caduta libera”, interpretato da Bryce Dallas Howard, e cioè che la reputazione di utente sui social media possa dipendere dai punteggi che riesce ad accumulare per accedere a dei “privilegi”. Speriamo di no!

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    [L’immagine di copertina è realizzata da @franzrusso, si prega di citare la fonte; qualora i legittimi proprietari dei loghi la reputassero inopportuna, verrà rimossa immediatamente]

     

  • Instagram: in Italia solo il 5% dei contenuti è indicato come sponsorizzato con #ad

    Instagram: in Italia solo il 5% dei contenuti è indicato come sponsorizzato con #ad

    Un recente report di Klear fa il punto sullo stato dell’Influencer Marketing per il 2018, sottolineando il fatto che, più di ogni altra, Instagram è la piattaforma più utilizzata per questa attività. Il focus del report è sui contenuti sponsorizzati, raddoppiati su Instagram nel 2017. Se negli Usa la percentuale è del 49%, in Italia è solo del 5%.

    Il recente report di Klear, “The State of Influencer Marketing“, fa il punto sullo stato dell’Influencer Marketing per il 2018, evidenziando come Instagram sia ormai la piattaforma che più cresce, in termini di utilizzo, per questa attività. Ma, quello che è molto più interessante, è il focus della ricerca che evidenzia come, in relazione ad attività che coinvolgono gli influencer su Instagram, i contenuti sponsorizzati siano raddoppiati nel 2017, arrivando ad essere 1,5 milioni a livello globale, per la precisione, 1.504.383.

    Il tema dei contenuti sponsorizzati su Instagram, come su tutte le altre piattaforme social media, è un tema che ormai da qualche mese interessa anche il nostro paese, evidentemente. Ricorderete certamente l’intervento dell’Antritrust, nel luglio dello scorso anno, sottolineando il fatto che la pubblicità debba essere sempre trasparente. Questo report di Klear, una delle piattaforme di Influencer Marketing più usate, in effetti ci aiuta a capire quanti siano, in termini percentuali, nello specifico su Instagram, i contenuti indicati con #ad (o in alcuni casi anche #adv) anche nel nostro paese.

    contenuti influencer marketing-sponsorizzati #ad @franzrusso.it 2018

    In generale, il fenomeno dell’Influencer Marketing nel 2017 ha conosciuto il momento di massima diffusione, fino ad ora, con una crescita del 198%. I settori che la fanno da padrone sono ormai quello della Moda e quello del Beauty e, altro dato interessante, l’89% dei contenuti contrassegnati con #ad sono stati condivisi da donne, quindi la stragrande maggioranza. Tra i settori che più di adottano attività di Influencer Marketing ci sono poi Food, Automotive, Elettronica di consumo, Viaggi, Intrattenimento, Retail, Tech e Fitness.

    Come vedete nel grafico, il volume dei contenuti sponsorizzati ha conosciuto nel 2017 un andamento sempre costante.

    contenuti influencer marketing sponsorizzati #ad

    Elemento interessante rilevato dal report è il fenomeno dei “micro influencer”, fenomeno indicato da tanti esperti del settore come trend che caratterizzerà il 2018 da questo punto di vista. Come potete vedere, il 90% dei contenuti sponsorizzati ha ottenuto fino a mille like, il 47,5% di essi ha ottenuto tra i 10 e i 100 like. Si registra solo lo 0,5% tra i post che hanno ottenuto oltre i 100 mila like. Segno che i micro influencer sono più attenti al tema del contenuto sponsorizzato sulla piattaforma di tanti influencer che spesso vengono indicate come delle vere e proprie star.

    contenuti influencer marketing sponsorizzati #ad micro

    Il report ci offre anche qualche dettaglio demografico, utile da sapere. Ebbene, i Millennials sono quelli più attenti e postano i loro contenuti sponsorizzati contrassegnandolo con #ad; l’84% degli influencer sono donne, 16,1% sono invece gli uomini.

    contenuti influencer marketing sponsorizzati #ad millennials

    E adesso veniamo al dato più rilevante del report, ossia quello che ci indica i paesi dove è stato più usato il tag #ad per distinguere i post sponsorizzati. Non vi è molta sorpresa nello scoprire che il 49% del totale arriva dagli Usa, dove tra l’altro a settembre dello scorso anno la FTC (Federal Trade Commission) la Commissione sul Commercio, ha riunito marketer, aziende e influencer per adottare la massima trasparenza rispetto alle relazioni che intercorrono tra i vari soggetti. E i risultati si sono visti.

    Subito dopo gli Usa, troviamo il Regno Unito con il 9% dei contenuti effettivamente indicati come sponsorizzati. Ci si sarebbe atteso di meglio, per la verità, un dato che segna una distanza abissale rispetto agli Stati Uniti che dimostrano di essere più evoluti.

    contenuti influencer marketing sponsorizzati #ad italia

    Più indietro troviamo l’Italia con solo il 5% dei contenuti contrassegnati come sponsorizzati con #ad e che dovrebbe fornire un ulteriore elemento di approfondimento per il dibattito in corso. Dibattito e non polemiche.

    Con lo stesso valore dell’Italia anche la Germania; poi Canada, Australia ed Emirati Arabi con il 4%; Francia e Brasile con il 2% e, infine, la Spagna con l’1% dei contenuti sponsorizzati contrassegnati con #ad.

    Il report prosegue con un analisi dei vari settori e il consiglio è quello di scaricarlo da questo link.