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  • HPE spinge le aziende italiane verso la data maturity

    HPE spinge le aziende italiane verso la data maturity

    Come ormai abbiamo imparato bene in questi anni, specie negli ultimi 2/3 anni, i dati assumono sempre più importanza. Vuoi per il fatto che è aumentato l’uso del digitale a livello generale e globale, vuoi per il fatto che sono aumentate le fonti che rilasciano dati. Aggiungiamo anche l’intelligenza artificiale, da questo punto di vista.

    I dati aumentano, sappiamo quanto siano preziosi e quanto sia fondamentali, oggi, per la crescita delle economie dei paesi. Senza voler sembrare esagerati, dai dati passa il progresso moderno.

    Del resto, lo diceva Clive Humby nel 2006 quando coniò la frase “I dati sono il nuovo petrolio“. Frase che venne poi completata da Michael Palmer, sempre nello stesso anno: “i dati sono preziosi, ma se non raffinati non possono essere realmente utilizzati. [Il petrolio] deve essere trasformato in gas, plastica, prodotti chimici, ecc. per creare un’entità preziosa che guidi attività redditizie; quindi, i dati devono essere scomposti e analizzati affinché abbiano valore“.

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    Ecco, adesso ci troviamo in una fase più matura. Le aziende ormai, a distanza di anni, riconoscono l’importanza dei dati e ci avviciniamo a quella fase che viene definita data maturity.

    Per data maturity si intende un processo composto da più fasi della transizione di un’azienda dall’inconsapevolezza dei dati all’alfabetizzazione dei dati stessi.


    Cosa si intende per Data Maturity

    La data maturity è il livello di qualità, usabilità e completezza dei dati. È una misura dell’efficacia delle pratiche di gestione dei dati ed è diventata sempre più importante nell’era dei Big Data. La “maturità dei dati” può essere utilizzata per valutare la qualità dei dati e identificare le aree in cui è possibile apportare miglioramenti. Può anche fornire indicazioni su come i dati vengono raccolti, archiviati e utilizzati, e su come possono essere gestiti e sfruttati meglio per raggiungere i risultati aziendali desiderati. La data maturity è un elemento chiave del processo decisionale guidato dai dati ed è essenziale per le organizzazioni che vogliono massimizzare il valore dei propri dati.


    Va sottolineato che il processo di miglioramento della data maturity dovrebbe coinvolgere l’intera azienda piuttosto che solo un reparto dati specializzato.

    Ma esistono delle situazioni variegate tra le aziende se le osserviamo da questo punto di vista. E i dati che stiamo per vedere insieme confermano questo andamento.

    HPE (Hewlett Packard Enterprise) negli ultimi giorni ha presentato i risultati del sondaggio globale che mostrano che la mancanza di data maturity ostacola sia il settore privato sia quello pubblico nel raggiungimento di obiettivi chiave, come l’aumento delle vendite o il progresso nella sostenibilità ambientale.

    L’indagine, condotta da YouGov per conto di HPE su oltre 8.600 decision maker di tutti i settori privati e pubblici in 19 paesi, rivela che il livello medio di data maturity delle organizzazioni, ovvero la loro capacità di creare valore dai dati, è di 2,6 su una scala di 5, dove solo il 3% raggiunge il livello di maturità più elevato. In questo contesto, il dato relativo all’Italia riflette quello mondiale.

    Il sondaggio si basa su un modello di maturità sviluppato da HPE che valuta la capacità di un’organizzazione di creare valore dai dati sulla base di criteri strategici, organizzativi e tecnologici.

    Il livello di maturità più basso è chiamato “data anarchy”: a questo livello, i pool di dati sono isolati l’uno dall’altro e non vengono analizzati sistematicamente per generare insight o risultati. Il livello più alto è chiamato “data economics”: a questo livello, un’organizzazione sfrutta strategicamente i dati per ottenere risultati, sulla base di un accesso unificato a fonti di dati interne ed esterne che vengono analizzate con sistemi di analytics avanzati e di intelligenza artificiale.

    I risultati del sondaggio rivelano che il 14% delle organizzazioni si trova al livello di maturità 1 (data anarchy), il 29% al livello 2 (data reporting), il 37% al livello 3 (data insights), il 17% al livello 4 (data centricity) e solo il 3% è al livello 5 (data economics).

    In Italia si registrano dati simili: data anarchy 13%, data reporting 31%, data insights 34%, data centricity 17%, data economy 4%.

    La mancanza di capacità di gestione e valorizzazione dei dati, a sua volta, limita la capacità delle organizzazioni di raggiungere obiettivi chiave come l’aumento delle vendite (30%), l’innovazione (28%), il miglioramento della customer experience (24%), il miglioramento della sostenibilità ambientale (21%) e l’aumento dell’efficienza interna (21%).

    Per quanto riguarda l’Italia sono stati rilevati i seguenti dati: aumento delle vendite 34%, innovazione 32%, miglioramento della customer experience 23%, il miglioramento della sostenibilità ambientale 17%, l’aumento dell’efficienza interna 20%.

    Il sondaggio fornisce una visione dettagliata dei gap strategici, organizzativi e tecnologici che le organizzazioni devono colmare per sfruttare i dati come asset lungo tutta la value chain. Tra le principali evidenze:

    • Solo il 13% degli intervistati afferma che la data strategy della propria organizzazione è una parte fondamentale della strategia aziendale.
    • Quasi la metà degli intervistati (48% – in Italia 33%) afferma che la propria organizzazione non alloca alcun budget per iniziative relative ai dati o finanzia solo occasionalmente iniziative relative ai dati tramite il budget IT.
    • Solo il 28% (in Italia il 29%) degli intervistati ha confermato che la propria organizzazione ha un focus strategico su prodotti o servizi data-driven.
    • Quasi la metà degli intervistati afferma che le proprie organizzazioni non utilizzano metodologie come il machine learning o il deep learning, ma si affidano a fogli di calcolo (29% – in Italia 34%) o business intelligence e report preconfezionati (18% – in Italia 15%) per l’analisi dei dati.

    La creazione di valore dai dati richiede anche l’aggregazione di dati o insight provenienti da diverse applicazioni, location o spazi dati esterni.

    Ad esempio, i dati di telemetria generati dai sensori dei prodotti venduti possono aiutare il reparto R&S di un produttore ad allineare meglio la successiva generazione di prodotti alle esigenze dei clienti. Allo stesso modo, la condivisione tra strutture sanitarie degli insight generati dai dati dei pazienti può far progredire la diagnostica medica.

    Una caratteristica legata a un basso livello di data maturity è che non esiste un’architettura globale di dati e analisi: i dati sono isolati in singole applicazioni o posizioni. Questo è il caso del 34% (in Italia 39%) degli intervistati. D’altra parte, solo il 19% (in Italia 14%) ha implementato un data hub o fabric centrale che fornisce accesso unificato ai dati in tempo reale in tutta l’organizzazione e un altro 8% (in Italia 13%) afferma che questo data hub include anche fonti di dati esterne.

    Considerato che le fonti di dati sono sempre più distribuite tra cloud ed edge, la maggior parte degli intervistati (62% – in Italia 63%) afferma che è strategicamente importante avere un alto grado di controllo sui propri dati e mezzi per estrarne valore.

    Più della metà dei rispondenti (52% – in Italia 48%) teme che i soggetti che detengono i monopoli dei dati abbiano un controllo eccessivo sulla loro capacità di creare valore e il 39% (in Italia 26%) sta rivalutando la propria strategia cloud a causa dell’aumento dei costi (42% – in Italia 40%), delle preoccupazioni sulla sicurezza (37% – in Italia 26%), della necessità di un’architettura più flessibile (37% – in Italia 29%) e della carenza di controllo sui propri dati (32% – in Italia 26%).

    In conclusione, la data maturity nel 2023 sarà molto diversa. Le aziende sfrutteranno il potenziale dell’intelligenza artificiale e dell’apprendimento automatico per utilizzare i dati in modi sempre più significativi.

    I dati saranno più accessibili, con l’emergere di nuove fonti di dati e la capacità di integrare gli stessi in modo più rapido ed efficiente. Tutto questo si tradurrà in migliori intuizioni di business e previsioni più accurate, consentendo alle aziende di prendere le decisioni migliori.

    Anche le misure di sicurezza e di privacy saranno più rigorose, per garantire che i dati siano tenuti al sicuro e utilizzati in modo responsabile. Le aziende sono sempre più consapevoli di sfruttare i dati per creare esperienze migliori per i propri clienti, favorire la crescita e migliorare le operazioni. Con gli strumenti e le strategie giuste, la data maturity già in questo anno sarà una risorsa enorme per le aziende.

  • Club Bayer, la gamification a supporto dei farmacisti

    Club Bayer, la gamification a supporto dei farmacisti

    Club Bayer è il nuovo portale di Bayer che punta sulla gamification per fornire un supporti concreto ai farmacisti per potenziare anche la comunicazione digitale.

    Si chiama Club Bayer ed è il nuovo portale che Bayer, brand leader del settore farmaceutico, ha lanciato a supporto dei farmacisti, i partner a supporto della divisione Consumer Health di Bayer, per affiancarli ancora di più nelle attività che li hanno reso figura di fiducia per i propri clienti. Specie in un periodo come quello che stiamo vivendo.

    Il portale punta molto sulla gamification, uno dei trend intramontabili che riesce sempre a mostrarsi come un valido strumento peri il coinvolgimento e per apprendere meglio gli strumenti tecnologici e digitali.

    Con Club Bayer, infatti, i farmacisti possono muoversi attraverso vari livelli e tipologie di formazione e partecipare a “sfide” in diverse aree tematiche rilevanti per la farmacia.

    Club Bayer, per la comunicazione delle farmacie

    Tra i servizi offerti, anche la possibilità per le farmacie di tracciare 24/7 ordini e situazione contabile, oltre alla facoltà di scaricare materiali di marketing pronti all’uso, per potenziare la comunicazione fisica e digitale, in particolare sui social media, strumento sempre più utile per comunicare con i propri clienti.

    Club Bayer gamification

    Proprio per quel che riguarda la gamification in relazione ai social media, sono sempre di più le aziende che usano questa modalità per accrescere l’uso di questi strumenti tra i propri dipendenti e collaboratori. Il numero di utenti che si identificano come “gamers” è cresciuto del 32% nell’ultimo anno.

    Club Bayer, il portale

    Tornando a Club Bayer, il portale è aggiornato in modo costante con nuovi contenuti e servizi, per essere sempre al passo con i bisogni dei farmacisti in costante evoluzione. La piattaforma si basa su 4 pilastri:

    • Impara: per migliorare le proprie conoscenze professionali con una vasta offerta di centinaia di corsi di formazione, non solo in senso classico, ma anche corsi utili alla professione, sia dal punto di vista scientifico che di business, come ad esempio la gestione del team e le tecniche di vendita e marketing;
    • Gioca: per mettersi alla prova con le varie sfide guadagnando punti o medaglie;
    • Sfida: per partecipare alle sfide di sell out, per incrementare conoscenza e visibilità;
    • Vinci: per riscattare i punti guadagnati e ottenere premi utili alla professione del farmacista, riconoscimenti e certificazioni di formazione per tutto il team.

    Club Bayer è un asset digitale unico, che apre un nuovo prezioso canale di comunicazione e relazione con i farmacisti, in sinergia con il lavoro quotidiano dei colleghi che li incontrano sul territorio – ha commentato Mariarosaria Colazzo, Head of Trade Marketing della divisione Consumer Health di Bayer –. È uno spazio in cui possiamo fornire strumenti per crescere nella professione e che ci permetterà di conoscere più a fondo interessi ed esigenze di ciascuno dei nostri clienti, permettendoci così di stare al loro fianco nell’importante percorso di digitalizzazione”.

    Club Bayer, strumento di relazione

    Ecco, come dice Mariarosaria Colazzo, Bayer sfrutta la gamification come strumento di “comunicazione e relazione”, due parole spesso legate tra loro, non fosse solo per la rima.

    Obiettivo dell’azienda è quello di rafforzare il proprio ruolo come partner di riferimento per i farmacisti, supportandoli nelle attività di consulenti di fiducia per i propri clienti. Un progetto quindi che vede al centro il farmacista, una figura che si è già dimostrata, in questo momento particolare di pandemia, sempre più centrale nell’assistenza e nel consiglio sanitario sul territorio.

  • Technovation Girls, terza edizione del programma tech per ragazze

    Technovation Girls, terza edizione del programma tech per ragazze

    Amazon, per il terzo anno consecutivo, presenta e supporta Technovation Girls, il più grande programma imprenditoriale tech per ragazze promosso da Technovation. Iscrizioni fino al 12 marzo 2021.

    Amazon, per il terzo anno consecutivo, presenta e supporta Technovation Girls, il più grande programma imprenditoriale tech per ragazze promosso da Technovation, associazione no profit dedita all’educazione in ambito STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), che attraverso Technovation Girls mira a rendere consapevoli le studentesse di tutto il mondo delle loro potenzialità di innovatrici del futuro, attraverso l’accesso a nuove competenze informatiche.

    Fino al 5 marzo 2021, Amazon ospiterà momenti di incontro e presentazione dedicati a Technovation Girls, sfida rivolta a studentesse dai 10 ai 18 anni (compiuti entro agosto 2021) di tutto il mondo interessate alla tecnologia, anche senza una precedente formazione nel coding, e che desiderano mettersi alla prova nella creazione di un’App.

    Technovation Girls stem amazon franzrusso.it 2021

    Amazon metterà a disposizione mentor che accompagneranno le partecipanti lungo tutto il percorso di ideazione del progetto: una mentorship che si svilupperà nel corso delle lezioni online offerte da Technovation, dallo sviluppo dell’App, fino alla costruzione di un business plan efficace e della presentazione del progetto stesso, che sarà tenuta davanti ad un comitato di valutazione internazionale.

    Agli incontri possono partecipare studentesse dai 10 ai 18 anni, oltre a docenti delle scuole primarie e secondarie che vogliano farsi promotori dell’iniziativa all’interno dei propri istituti. È possibile iscriversi e partecipare online agli eventi di presentazione “Discover Technovation con Amazon Italia” .

    Le iscrizioni chiuderanno il prossimo 12 marco e potete iscrivervi qui: technovationchallenge.org.

  • Tracciamento personale in azienda, ecco WelcomeUp Sentinel

    Tracciamento personale in azienda, ecco WelcomeUp Sentinel

    La pandemia da Covid-19 ha messo evidenza esigenze nuove per le aziende, come quella di tracciare il personale in azienda. WelcomeUp Sentinel, la soluzione di Infor, è quella più semplice ed efficace da usare.

    La pandemia da Covid-19 ha messo evidenza esigenze nuove e ha sicuramente influito sullo stile di vita di chiunque, anche delle aziende. Un esempio è quello delle gestione degli accessi in azienda, quindi del tracciamento personale in azienda, che ora, per ovvi motivi, deve essere monitorata. E come?

    La soluzione di cui vogliamo parlarvi oggi è quella che al momento si presenta come la più adatta, e la più semplice, per tutte le aziende, ed è la soluzione che propone Infor, chiamata WelcomeUp Sentinel.

    WelcomeUp Sentinel fornisce e garantisce un servizio di controllo e gestione del front office e rappresenta la soluzione ideale per chi desidera automatizzare i punti di accesso e uscita in azienda, attuando un controllo preciso e costante delle presenze. Una soluzione che, oltre ad essere innovativa, permette di ridurre i costi migliorando sicurezza e gestione aziendale, in osservanza del GDPR.

    welcomeup gruppo infor

    Cosa permette di fare WelcomeUp Sentinel?

    Con questa soluzione la reception diventa il luogo in cui viene tutelata la salute dei lavoratori e di tutte le persone che entreranno a contatto con l’azienda. I pilastri della soluzione che propone Infor sono:

    • Controllo della temperatura corporea
    • Divulgazione dei comportamenti da seguire all’interno dell’azienda
    • Utilizzo dei dispositivi di protezione individuali (DPI).

    Attraverso questa soluzione, le aziende potranno elevare il livello del controllo sanitario in ingresso e, di conseguenza, garantire un maggiore livello di sicurezza. Il controllo della temperatura viene automatizzato grazie dispositivo di rilevazione termica a distanza in grado di determinare se la temperatura corporea delle persone in ingresso è nei valori normali, comunque sotto i 37,5°. Superata la temperatura consentita, la situazione viene comunicata dall’applicazione attraverso segnalazioni visive e sonore.

    E poi, per comunicare a tutti i comportamenti da tenere all’interno dell’azienda, questa soluzione può essere a sua volta integrata con TargetUp che grazie a dei monitor di grande formato trasmette tutti i contenuti mirati al comportamento da seguire.

    Come dicevamo, WelcomeUp è una soluzione semplice, accessibile in cloud e può essere installata su qualsiasi dispositivo. Le tipologia della soluzione sono:

    • WelcomeUP Basic, la soluzione per piccole aziende con un solo punto di ingresso. Disponibile in due lingue, italiano e inglese, ha un numero illimitato di registrazioni giornaliere (la versione “free” ha un numero limitato di accessi), permette la personalizzazione dei campi del form da compilare e dei contenuti multimediali da mostrare; ha la possibilità̀ di stampare un badge cartaceo per i visitatori e fornire loro le credenziali Wi-Fi.
    • WelcomeUp Enterprise, la versione per medio-grandi aziende, con più di una sede e più̀ ingressi per ogni sede. I dati di afflusso dei visitatori potranno essere esaminati per singolo ingresso o raggruppati, con reportistiche dedicate.

    L’applicazione si integra perfettamente con tutti i sistemi e dispositivi esterni, come ad esempio sistemi HR, controllo accessi, apertura automatica porte, riconoscimento targhe e mezzi, Microsoft365/AD e altrri.

    Per informazioni, visitate il sito dedicato a WelcomeUp Sentinel.

    [In collaborazione con Infor]

  • Ecco TechForCare, la piattaforma innovativa per affrontare l’emergenza sanitaria

    Ecco TechForCare, la piattaforma innovativa per affrontare l’emergenza sanitaria

    TechForCare è la piattaforma innovativa che nasce per provare ad offrire soluzioni per affrontare l’emergenza sanitaria in seguito alla pandemia da Coronavirus. Una iniziativa di I-Rim, Istituto per la Robotica e le Macchine Intelligenti, e Maker Faire Rome- The European Edition.

    Le iniziative nate per affrontare la pandemia da Coronavirus in Itala sono tantissime. Qualche giorno fa vi avevamo segnalato anche Solidarietà Digitale, il portale ideato dal Ministero per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione che ha come obiettivo quello di offrire servizi digitali agli italiani per cercare di mantenere vive le solite abitudini durante il lockdown.

    Oggi vogliamo segnalarvi un’iniziativa che ci sembra davvero molto importante e che siamo sicuri incontrerà anche il vostro interesse, chiedendovi di segnalarla a tutte quelle persone potenzialmente interessate. Stiamo parlando di TechForCare, una piattaforma open source, nata su iniziativa di I-Rim, l’Istituto per la Robotica e le Macchine Intelligenti che riunisce la ricerca accademica più visionaria e l’industria più aperta alle tecnologie avanzate e Maker Faire Rome- The European Edition punto di incontro della community dei makers e degli innovatori in generale.

    techforcare

    Negli ultimi giorni, e nelle ultime settimane, abbiamo assistito ad un gran fermento di idee, di soluzioni creative che hanno aiutato le strutture sanitarie a fronteggiare problemi apparentemente insormontabili. Ecco, TechForCare vuole essere una piattaforma all’interno della quale si possano raccogliere soluzioni applicabili e idee concrete per aiutare le strutture sanitarie, i medici e tutto il personale medico ad affrontare questa grande emergenza sanitaria.

    La piattaforma conterrà una selezione di risorse, tecnologie, macchine intelligenti e robot per contrastare la pandemia da Covid-19 e contenere i suoi effetti pesanti sulle strutture sanitarie e su quelle a supporto. Il focus non è su quanto “si potrebbe fare”, ma su ciò che si può fare, oggi e qui, e che si può replicare ovunque serva.

    Tutti i progetti saranno accessibili e disponibili a tutti: gli operatori potranno segnalare le loro esigenze e, di conseguenza, i centri di ricerca, i maker, gli sviluppatori, gli ingegneri e i professori che vorranno contribuire potranno caricare i progetti. Sarà poi possibile, grazie alla piattaforma, realizzare il matchmaking con i produttori e i fablab nei diversi territori per la realizzazione dei prototipi e la successiva stampa e produzione. Il tutto all’insegna della sussidiarietà.

    TechForCare può contare da subito su comunità di maker e ricercatori e si avvale della collaborazione attiva del fablab di Milano Opendot coordinato da Enrico Bassi; del fablab Medaarch di Cava de’ Tirreni (Sa) guidato da Amleto Picerno; del fablab Napoli coordinato da Antonio Grillo; delle realtà Graphid3a e DroniLab srl di Cosenza che fanno capo a Paolo Mirabelli; della piattaforma di sviluppo di dispositivi medici open source Ubora che consente di progettare dispositivi medici open source conformi agli standard di sicurezza ed efficacia; della piattaforma Careables, nata da un progetto H2020, che raccoglie soluzioni open per la cura e la salute realizzate da makers, utenti e medici, e dell’associazione Make in Italy, che sta lavorando in questo periodo proprio per coordinare gli sforzi di makers e laboratori.

    Dal punto di vista accademico, la piattaforma vede anche il coinvolgimento di realtà di punta della ricerca robotica italiana, come l’Istituto Italiano di Tecnologia – IIT, l’Università di Pisa, il Politecnico di Milano, l’Università Politecnica delle Marche, l’Università di Padova,  la Scuola S. Anna e l’Università di Roma-Tre.

    TechForCare è una piattaforma che offre soluzioni per affrontare l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo. Le strutture sanitarie, le Ong, le associazioni che hanno bisogno di soluzioni, oggi hanno a disposizione un luogo dove far presente la loro esigenza e avere la soluzione a tutto.

    Anche TechForCare è su Solidarietà Digitale.

  • Coronavirus: l’Europa investe nelle startup, ma l’Italia è assente

    Coronavirus: l’Europa investe nelle startup, ma l’Italia è assente

    Si dice che nelle difficoltà si deve investire di più, per cogliere le opportunità che nascono. In Europa alcuni paesi come Francia, Germania e Uk stanno investendo di più nelle startup, vero motore per l’Innovazione di un paese. Ma l’Italia è assente.

    La pandemia da Coronavirus che stiamo vivendo, e che stiamo affrontando con grande serietà e impegno ormai da settimane, ha inesorabilmente messo in evidenza tante cose che non funzionano nel nostro paese. Ce ne stiamo accorgendo ormai giorno dopo giorno. A cominciare dalla scarsa digitalizzazione del paese, quella digitalizzazione che, forse, in una situazione come questa ci sarebbe stata di grande aiuto. Nulla che non si possa cominciare a fare adesso, ma se ci avessimo creduto per tempo, quando se ne parlava ovunque, infatti solo a parole, oggi forse avremmo avuto a disposizione qualche strumento in più per affrontare questo periodo difficile.

    Come dicono i saggi, è proprio nella difficoltà che bisogna investire, bisogna dimostrare carattere. “Nel mezzo delle difficoltà nascono le opportunità“, diceva il grande Einstein, uno che di difficoltà da affrontare se ne intendeva, vero, però un minimo devi essere pronto per affrontarle e per saper cogliere le opportunità che si presentano.

    Tutta questa premessa perché il tema che vogliamo affrontare è quello delle startup proprio nel periodo della pandemia da Coronavirus. Già, le startup sono da considerarsi a tutti gli effetti il motore dell’innovazione, della tecnologia che avanza. Alimentando le loro idee si da vita a nuove soluzioni e nuovi strumenti per migliorare tanti aspetti della nostra vita.E in questa fase così delicata e pesante, anche le startup stanno soffrendo e molto. Quindi, se abbiamo imparato che è in questi momenti che bisogna investire per cogliere le opportunità e per affrontare le difficoltà, per avere soluzioni e strumenti, ecco che diventa importante oggi investire di più nelle startup.

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    Sono giorni che si sente parlare a tutti i livelli, a cominciare dalla politica, di cominciare una seria digitalizzazione del paese, di avviare un serio processo di innovazione in Itala. Peccato che questo sia diventato quasi come un disco rotto, proprio perché gli sforzi fatti fino ad oggi non sono bastati, semplicemente perché non ci si è creduto abbastanza. Lo stesso Giuseppe Conte, nel suo discorso di insediamento del governo “Conte 2” (o bis) aveva ribadito questo concetto, rimasto comunque solo un concetto e niente di che.

    Ecco che la pandemia da Coronavirus fa riemergere la grande colpa di non averci creduto abbastanza e di aver usato quel concetto come un puro intento elettorale.

    Ed ecco un esempio pratico di cosa significa investire in momenti difficili come questi.

    La Francia investe altri 4,4 miliardi di euro nelle startup

    In Europa sono diversi paesi a rendersene conto. Prima tra tutti è la Francia che mette sul piatto 4,4 miliardi di euro per dare supporto al cash flow delle startup. Sono soldi mirati al rifinanziamento, a nuovi investimenti, in parte già programmati, e al pagamento anticipato di alcuni crediti d’imposta. Un piano lodevole a dimostrazione che la Francia, con il suo “Station F“, uno spazio in cui vi sono oltre mille startup e che si estende per oltre 34 mila metri quadrati, vuole diventare davvero la Silicon Valley d’Europa. Una definizione che non vuole sminuire l’intento.

    La Francia, dopo l’avvio dello spazio dedicato all’innovazione, il secondo in Europa per estensione dopo quello di Lisbona, punta a costruire un modello d’Innovazione attraverso cui generare un ecosistema economico. E ci sta riuscendo. Tra la fine dello scorso anno ad oggi, sono già quasi 10 miliardi investiti, oltre ai 10 già investiti sullo Station F.

    La Germania investe 2 miliardi di euro

    Altro paese che ha deciso di dare maggiore supporto alle startup in questo difficile momento è la Germania. Ebbene, in questi giorni il governo tedesco mette a disposizione 2 miliardi di euro che serviranno alle startup per affrontare la situazione. Anche se allo studio vi è un programma di 10 miliardi di euro più a lungo termine.

    Questi due esempi concreti che arrivano da due grandi paesi europei, due grandi economie continentali che lo scorso anno, dati di un recente studio di Dealroom, sono stati in grado di attrarre 12 miliardi di dollari di investimenti, 7 miliardi in Germania e 5 in Francia.

    Uk attrae 13,2 miliardi di dollari investimenti

    Anche se ad essere poi più attrattivo è il Regno Unito, restando nei paesi del continente. Le aziende tecnologiche in Uk hanno attirato lo scorso anno investimenti per 13,2 miliardi di dollari, più della somma degli investimenti di Francia e Germania messi insieme. E comunque anche in Regno Unito sono allo studio soluzioni economiche per non permettere che tutto quel sistema possa cedere sotto il peso del Covid-19.

    Insomma, avrete certamente notato come tra quest grandi paesi, grandi economie europee, manchi proprio l’Italia che, come gli altri tre citati, è uno dei sette paesi più industrializzati al mondo. Ma con un grande deficit innovativo e tecnologico.

    Certo, è una questione di risorse, di parametri europei da rispettare. Ma è anche la chiara dimostrazione, restando sui parametri, che un paese come il nostro non può permettersi di restare indietro. Lo si dice tante volte, ma il Coronavirus ci lascia anche questa lezione. ed è arrivato il momento di agire, ora.

  • Digital Workspace, come cambia il nostro modo di lavorare

    Digital Workspace, come cambia il nostro modo di lavorare

    Nell’era digitale che stiamo vivendo, anzi in piena trasformazione digitale, è normale che cambi anche il modo e il luogo in cui si lavora. E oggi smart working fa sempre più rima con Digital Workspace, fondamentale per le aziende. Conosciamolo meglio insieme.

    Nell’era digitale che stiamo vivendo, anzi in piena trasformazione digitale, è normale che cambi anche il modo e il luogo in cui si lavora. Il fenomeno smart working è un fenomeno che va via via consolidandosi anche nel nostro paese, secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano in Italia gli smart workers sono 480 mila, pari al 12,7% della forza lavoro. Sono dati comunque in grande fermento visto che il tasso di crescita nell’ultimo anno è stato del 20% e coinvolge tanto le grandi aziende, in misura maggiore, quanto le PMI, in misura minore ma in crescita.

    Abbiamo fatto questa piccola introduzione, parlando proprio di era digitale e di trasformazione digitale che coinvolge anche il modo e il luogo di lavorare perché smart working fa sempre più rima anche con Digital Workspace. Cosa si intende per Digital Workspace e come influisce sul modo di lavorare?

    Cosa si intende per Digital Workspace

    E’ inevitabile pensare che oggi la tecnologia e il digitale ci indicono a rivedere il luogo di lavoro che non è più un luogo fisico e fisso, ma che si evolve grazie proprie alle nuove tecnologie e diventa mobile. E’ un cambiamento culturale, certo, ma è anche un riflesso di quello che avviene ormai giornalmente nella vita di tutti i giorni. Un cambiamento epocale lo ha apportato sicuramente lo smartphone, il dispositivo mobile per antonomasia molto amato dagli italiani, che ci permette di avere tutto, e subito, a portata di mano, è ormai diventato, a pensarci bene, il prolungamento della nostra esistenza. Ebbene, tutto questo si riflette necessariamente anche sul modo in cui lavoriamo dove la componente mobile gioca un ruolo essenziale.

    digital workspace vmware franzrusso.it 2019

    Il Digital Workspace, provando a dare una definizione, è quell’insieme di tecnologie, in continua evoluzione, che nascono e si evolvono, appunto, proprio intorno alle nuove esigenze legate al modo di lavorare che non è più solo fisico. E’ quell’insieme di tecnologie che darà alle persone libertà di spostarsi e nuovi spazi di lavoro, avendo tutto ciò che serve a portata del proprio dispositivo. Quindi, non ci si preoccupa più, in relazione al lavoro, del “da dove lo fai” ma su “come e cosa fai” da l luogo in cui ti trovi in un dato momento. Si tratta quindi di un passaggio culturale, dicevamo prima, pensiamo solo alla generazione dei Millennials che costituirà il 50% della forza lavoro già dal prossimo anno che vede il luogo di lavoro sempre più open, mobile e collaborativo, elementi che si ritrovano all’interno della definizione di Digital Workspace.

    L’affermarsi delle tecnologie, soprattutto mobile, viene confermata di recente anche da IDC, l’ente prevede infatti che i “mobile worker” cresceranno con un tasso medio annuo, in Europa, del +3,6%, passando da 103 milioni di individui nel 2017 a 123 milioni nel 2022. Sull’intera popolazione europea dei lavoratori, i mobile worker incideranno per il 65% nel 2022, nove punti percentuali in più rispetto al 2017 (56%). In Italia, i mobile worker sono circa 7 milioni (su 22 milioni di occupati), indietro quindi rispetto alla media europea, IDC si aspetta che diventino 10 milioni entro il 2022.

    Il Digital Workspace si compone quindi di strutture e soluzioni tecnologiche che partono da mobile per passare dal Cloud, essenziale per abilitare le nuove tecnologie, e dalle applicazioni specifiche che permettono la possibilità di lavorare, elaborare, condividere i vari progetti.

    Digital Workspace by VMware

    Al netto di tutto questo, vogliamo segnalarvi il grande impegno che una grande azienda come VMware sta mettendo in campo proprio sul Digital Workspace, in collaborazione con Computer Gross, proprio per abilitare il fenomeno proponendo soluzioni che sono assolutamente all’avanguardia che si sviluppano in una modalità di processo orientata al “Cloud first“. Questo perché alla base del Digital Workspace c’è l’esigenza di garantire sempre e ovunque l’accesso alle app per sviluppare processi e progetti. Una modalità che ha certamente dei risvolti anche verso l’utente finale, in quanto la relazione viene a saldarsi meglio per il fatto che le soluzioni sono sempre a portata di mano, come dimostra benissimo il video in basso.

    L’invito è quindi quello di visitare la pagina che VMware dedica all’adozione del Digital Workspace, dove potete trovare soluzioni ad hoc, dati e anche scoprire se la vostra organizzazione è pronta per il Digital Workspace.

    Questo è il primo appuntamento qui su InTime dedicato a #VMDigitalWorkspace, una rubrica portata avanti in collaborazione con Channel City, rivista punto di riferimento in Italia a tema innovazione, e con Marco Lorusso, giornalista da sempre dedicato alle tecnologie e all’innovazione. Insieme proveremo a raccontare questo fenomeno con spunti, dati, ricerche e soluzioni che VMware mette in campo in collaborazione con Computer Gross.

    [In collaborazione con VMware Italia]

  • Enjoy: il car sharing per la mobilità sostenibile da oggi è anche Cargo

    Enjoy: il car sharing per la mobilità sostenibile da oggi è anche Cargo

    Enjoy, il servizio di car sharing di Eni per una mobilità sostenibile continua la sua evoluzione. Da poco infatti è disponibile anche a Bologna, che diventa la sesta città italiana in cui il servizio è attivo, e da qualche mese è attivo in via sperimentale anche Enjoy Cargo.

    Il tema della mobilità sostenibile è sempre più di stretta attualità, segno che cresce sempre di più l’interesse per una migliore gestione della mobilità stessa che sia sempre più sensibile ai temi ambientali. Temi che Eni, in realtà, ha anticipato, per certi versi, quando ha lanciato il suo servizio di car sharing Enjoy nel 2013, in partnership con Fiat e Trenitalia, e oggi disponibile in 6 città: Roma, Milano, Torino, Firenze, Catania e, da poco, anche Bologna. Ma Enjoy in questi anni è cresciuta tantissimo, oggi lo usano oltre 800 mila clienti e i noleggi sono ormai 14 mila al giorno. Numeri che dimostrano come questo servizio stia diventando sempre più utile e necessario per spostarsi in maniera intelligente e responsabile.

    Enjoy, oltre ad essere arrivato anche a Bologna, di recente ha avviato un nuovo servizio sperimentale, Enjoy Cargo, una flotta di veicoli commerciali che possono essere utilizzati per effettuare traslochi o semplicemente per acquisti di arredamento.

    enjoy eni 500

    Ma come funziona Enjoy?

    Enjoy è molto semplice da usare. Per prima cosa, basta scaricare l’app del servizio, disponibile per Android, iOS e Windows, effettuare l’iscrizione gratuita e quindi avere accesso da subito alle auto disponibili per il noleggio. Noleggiare l’auto è molto semplice: una volta individuata sulla mappa (va attivata la geolocalizzazione sul proprio smartphone) l’auto più vicina alla posizione in cui ci si trova e una volta raggiunta, sarà sufficiente sbloccare l’auto, inserire il codice PIN che arriverà sull’indirizzo email utilizzato per la registrazione (è il caso quindi di salvarlo per averlo sempre a disposizione) e a questo punto sarà possibile avviare l’auto.

    In tutte le città dove è presente Enjoy è possibile fare il pieno ai veicoli nelle Eni Station convenzionate, ricevendo subito un voucher da 5 euro per i propri noleggi. Per questo è importante che l’app sia sempre aggiornata all’ultima versione. Alla fine di ogni viaggio sarà inviata una mail riassuntiva con tutte le informazioni sul noleggio, inoltre l’importo del noleggio sarà addebitato direttamente sul conto associato, il tutto con la sicurezza e l’affidabilità di Nexi.

    Come detto, Enjoy è molto semplice da attivare e anche molto conveniente viste le tariffe tra le più vantaggiose sul mercato. Inoltre, sarete liberi di girare per la città anche nelle ZTL consentite e parcheggiare l’auto, gratuitamente, sulle strisce blu e in tutte le zone consentite, purché si trovino sempre all’interno dell’area prevista per l’utilizzo del servizio, area che potrete sempre monitorare dalla pratica app.

    A Bologna in soli due mesi i noleggi sono stati già oltre 20 mila con 100 auto a disposizione.

    Il nuovo servizio Enjoy Cargo

    Da Marzo 2018 nelle città di Milano, Roma e Torino è arrivato anche il nuovo servizio sperimentale Enjoy Cargo, in partnership commerciale con Fiat, dedicato al trasporto condiviso di mobili, oggetti ingombranti, elettrodomestici o materiali da lavoro. Cinquanta Doblò Cargo rossi, 40 a benzina euro 6 e 10 con doppia alimentazione a benzina e metano (i cosiddetti bi-fuel, riconoscibili dalla scritta “Natural Energy” sul portellone posteriore), inaugurano il primo servizio al mondo a non avere vincoli di punti di prelievo e riconsegna del mezzo all’interno dell’area di copertura. A Milano e Roma i mezzi saranno 15 a benzina euro 6 e 5 con doppia alimentazione. A Torino invece saranno 10, alimentati solo a benzina.

    I veicoli sono dotati di pneumatici “all season”, sospensioni rinforzate e impianto frenante potenziato; il loro spazio di carico arriva fino a 3,4 mc (quanto, ad esempio, un divano due posti più una lavatrice), il vano è lungo 1,820 m, largo 1,714 m e alto 1,305 m. Per semplificare l’uso dei mezzi, per Enjoy Cargo sarà introdotta la nuova tariffa fissa di 25 euro, con pre-addebito, per le prime 2 ore di utilizzo, oltre le quali scatterà il costo al minuto di 0,25€/cent come per le auto. Anche i primi 50 km saranno gratuiti: una volta superati, si aggiungerà la tariffa di 0,25€/cent al kilometro. Per chi vorrà utilizzare il mezzo tutto il giorno, il costo sarà di 80 euro.

    I Fiat Doblò Cargo potranno essere prenotati con 90 minuti in anticipo: i primi 30 gratuiti, dal 31esimo il costo sarà di 0,25 €/cent al minuto. I mezzi potranno circolare ovunque, ma dovranno essere rilasciati all’interno dell’area di copertura, una volta terminato il noleggio. Per i 10 veicoli bi-fuel sarà vietato parcheggiare e sostare nelle strutture sotterranee. Come per le auto, la gestione di tutto il servizio avverrà tramite app, dalla prenotazione all’apertura del veicolo, fino al termine del noleggio.

    Anche per i 50 Enjoy Cargo il cliente potrà effettuare il rifornimento (per i mezzi bi-fuel sarà possibile rifornire solo la benzina): quando il livello del carburante scende sotto il 30%, i clienti potranno usare l’app per fare il pieno presso le Eni Station abilitate, ricevendo un voucher da 5€ che riduce di fatto il costo del noleggio.

    Sull’app, i mezzi saranno riconoscibili tramite un Doblò stilizzato su campo rosso, per distinguerli dai dieci Enjoy Cargo bi-fuel che avranno un bordo blu.

    enjoy cargo fiat doblo

    Questa modalità si presta per effettuare un trasloco, e in città diventa il mezzo ideale, oppure diventa comodo per effettuare acquisti di arredamento, in quanto la capacità di carico è perfetta per questo utilizzo. Senza dimenticare che a Milano i Doblò avranno libero accesso all’Area C e i parcheggi saranno consentiti sulle strisce gialle per i residenti e sulle strisce blu gratuitamente.

    A Roma, i veicoli potranno circolare in zona ZTL, con esclusione del Tridente, e potranno essere rilasciati gratuitamente sulle strisce blu.

    A Torino i mezzi avranno libero accesso e transito nelle ZTL Centrale e Romana (mentre non sarà possibile nelle ZTL trasporto pubblico, ZTL Valentino e ZTL pedonali) e potranno sostare gratuitamente negli spazi delimitati da strisce blu e nei 144 stalli prima riservati al car sharing comunale.

    Nelle tre città, inoltre, sono disponibili i parcheggi riservati presso le Eni Station e gli Enjoy Parking a pagamento; a Roma presso gli aeroporti di Fiumicino, Ciampino e stazione Termini, a Milano presso l’aeroporto di Linate.

    A questo punto, non dovete fare altro che scaricare l’app e cominciare ad usare Enjoy, comodo e sostenibile.

    [In collaborazione con Eni]

  • Tokyo è la città più high tech al mondo, Milano e Roma sono indietro

    Tokyo è la città più high tech al mondo, Milano e Roma sono indietro

    Si è sempre pensato che la Silicon Valley fosse l’area più tecnologica e innovativa al mondo, con capitale San Francisco. In realtà, secondo l’Innovation Cities Index 2018, elaborato dalla società 2thinknow, è Tokyo la città più high tech al mondo. Seconda, e prima città europea, è Londra. Milano e Roma sono invece molto più indietro.

    Siamo sempre stati portati a pensare che l’area più tecnologica e innovativa al mondo fosse la Silicon Valley, con capitale San Francisco, ma in realtà non è più così. Nel senso che sì, la Silicon Valley è ancora una delle zone più innovative al mondo, culla delle startup e di grandi colossi tech come Google, Facebook, Twitter e tanti altri, ma non è più la prima, perchè nel corso degli anni altre zone del mondo hanno cercato di migliorarsi o addirittura di creare la propria area tecnologica prendendo spunto dell’esperienza californiana.

    Ebbene, secondo il recente studio, elaborato da 2thinknow prendendo in considerazione 162 indicatori, dal nome “Innovation Cities Index 2018” (che comprende 500 città), la città più tecnologica e innovativa al mondo è Tokyo, la capitale del Giappone che, secondo lo studio, “è riuscita ad abbracciare la tecnologia smart e a diventare avanguardia nello sviluppo dell’industria robotica e 3D“. Un risultato che, per certi versi, non sorprende vista la grande fama tecnologica che da sempre accompagna la città di Tokyo. In seconda posizione, prima città europea, troviamo Londra che quindi si conferma come forte hub tecnologico, oltre che come grande centro finanziario a livello globale. In terza, appunto, troviamo la Silicon Valley, la zona di San Francisco e San Jose che, comunque, resta sul podio.

    Tokyo high tech innovazione

    Nelle prime dieci troviamo anche New York, Los Angeles (dove hanno sede Spanchat e SpaceX di Elon Musk), Singapore, Boston, Toronto, Parigi (nona posizione e seconda città europea) e Sidney.

    città tech innovazione tokyo

    Come avrete certamente notato, nelle prime posizioni non ci sono città italiane. Infatti per rintracciare la prima città italiana bisogna scendere alla 40esima posizione dove troviamo Milano, in cui hanno sede aziende, segnalate dallo studio, come UniCredit, Pirelli e 505 Gamese; poco lontano dalla città meneghina troviamo la nostra capitale, infatti Roma si trova nella 47esima posizione, e qui, segnalate sempre dallo studio, hanno sede aziende che molto hanno investito sull’innovazione come Enel e Leonardo. Insomma, le principali città italiane arrancano ancora in questo contesto e questo tipo di studio, a livello globale che considera tanti indicatori, aiutano ad avere più chiara la situazione dal punto di vista della tecnologia e dell’innovazione del nostro paese.

    Banalmente, lo abbiamo notato nelle zone più alte della classifica, l’innovazione e la tecnologia si realizzano solo se ci sono investimenti, altrimenti nulla avviene per magia. Le grandi aziende, quindi le grandi idee, nascono e crescono se trovano contesti e situazione dove questo può avvenire.

    Se guardiamo la classifica da un’ottica Europea non va neanche tanto bene perchè Milano si piazza in 13sima posizione e Roma in 17esima.

    Restando sempre sulle città italiane nella classifica globale, dopo Roma troviamo Napoli (136°, 51° in Europa), Torino (164°, 64° in Europa), Firenze (211°, 80° in Europa), Bologna (231°, 89° in Europa), Venezia (277°, 105° in Europa), Parma (295°, 111° in Europa), Padova (318°, 121° in Europa), Verona (319°, 122° in Europa), Modena (333°, 127° in Europa) e poi chiude Trieste (339°, 130° in Europa).

  • Analytics Experience 2018: è il momento di fare Innovazione con gli Analytics

    Analytics Experience 2018: è il momento di fare Innovazione con gli Analytics

    Analytics Experience 2018, la più importante conferenza internazionale dedicata agli analytics, si terrà a Milano da 22 al 24 ottobre 2018 e sarà l’occasione, insieme a professionisti, esperti e thought leader, per conoscere le ultime tecnologie che guidano l’innovazione, condividere conoscenza e best practice in tema analytics.

    Analytics Experience 2018 è l’evento organizzato da SAS che si terrà a Milano dal 22 al 24 ottobre 2018 e sarà l’occasione, insieme a professionisti, esperti e thought leader, per conoscere le ultime tecnologie che guidano l’innovazione, condividere conoscenza e best practice in tema analytics.

    Come abbiamo imparato a conoscere in questi anni, proprio grazie all’innovazione e alle esperienza concrete di SAS, che abbiamo raccontato anche qui sul nostro blog, i dati oggi ci permettono di dare forma al mondo che ci circonda, di apprendere informazioni che prima non era possibile avere. Nessuna azienda può restare ferma a guardare mentre il cambiamento avanza velocemente, grazie ai progressi tecnologici nel campo degli Analytics, dell’Artificial Intelligence (AI) e dell’Internet of Things (IoT).

    Analytics Experience 2018 sarò quindi l’occasione per assistere e confrontarsi con 1400 esperti, thought leader e professionisti su come utilizzare analytics, machine learning, IoT e Artificial Intelligence, con l’obiettivo di  costruire relazioni più forti con i clienti, combattere le frodi e migliorare il proprio business.

    Analytics Experience 2018

    Nella tre giorni dell’evento, tra gli altri, saranno presenti:

    • Anders Indset, uno dei più importanti business philosophers a livello mondiale, che mostrerà una nuova prospettiva di “Art of thinking”.
    • Giles Hutchins, pioneering pratictioner ed executive coach in prima linea di questa rivoluzione, che parlerà di “Enlivening the Future-Fit Organization Today”.
    • Roberto Verganti, Professore di Leadership and Innovation alla School of Management del Politecnico di Milano.
    • Oliver Schabenberger, Executive Vice President, Chief Operating Officer e Chief Technology Officer SAS.
    • Randy Guard, Executive Vice President e Chief Marketing Officer SAS.
    • Mary Beth Moore, AI and Language Analytics Strategist SAS.

    62 sono le sessioni parallele, occasioni preziose per aoorofondire diversi ambiti come: Customer Intelligence, Decision Management, Risk Analytics, Fraud&Security e molti altri. I partecipanti saranno accompagnati da speaker internazionali alla scoperta di best practice e case study in tema advanced analytics, artificial intelligence e innovazione.

    Ci sarà anche l’Innovation Hub con 12 super demo, sarà poi possibile partecipare a numerose attività interattive, testare le ultime tecnologie nell’ambito degli analytics e confrontarsi con esperti e professionisti di rilievo. Il netoworking è ovviamente asicurato.

    Sarà possibile seguire l’evento in streaming e sui social media usando l’hashtag #AnalyticsX.