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  • Whirlpool presenta a Fano il Seabin, il cestino del mare mangia rifiuti

    Whirlpool presenta a Fano il Seabin, il cestino del mare mangia rifiuti

    Whirlpool, una delle più grandi aziende di elettrodomestici al mondo, è da sempre impegnata nella protezione ambientale e nella sostenibilità. E in virtù di questo grande impegno, l’azienda americana ha presentato ieri a Fano il Seabin, il cestino del mare capace di catturare circa 1,5 kg di detriti al giorno, ovvero oltre 500 Kg di rifiuti all’anno.

    Whirlpool, una delle più grandi aziende di elettrodomestici al mondo, con una storica presenza in Italia, è da sempre impegnata nella protezione ambientale e sostenibilità. Un impegno che il colosso americano ha voluto intensificare con la presentazione ieri del Seabin, un vero e proprio cestino del mare capace di catturare circa 1,5 kg di detriti al giorno, ovvero oltre 500 Kg di rifiuti all’anno. Una grande innovazione che fa bene al nostro mare, una delle più importanti risorse del nostro pianeta.

    Nel rafforzare il suo impegno per la salvaguardia dell’ambiente e del mare, Whirlpool ha aderito al progetto #Plasticless con l’installazione di due Seabin nei porti di Fano e San Benedetto del Tronto. I due cestini saranno i primi dispositivi di questo tipo attivi sul territorio marchigiano.

    seabin whirlpool franzrusso.it 2018

    L’impegno di Whirlpool per la salvaguardia del mare

    Prima di scoprire come funziona il Seabin, ricordiamo che ogni giorno 731 tonnellate di rifiuti di plastica vengono gettati nel Mar Mediterraneo, un numero che potrebbe raddoppiare entro il 2025. Di queste, 90 tonnellate sono prodotte dall’Italia, il terzo paese più inquinante nell’area mediterranea. Inoltre, secondo l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), la concentrazione di microplastiche nel mar Mediterraneo è tra le più alte al mondo: 1,2 milioni per km2.

    Ecco perchè Whirlpool, per affrontare questa grande emergenza, ha deciso di partecipare al progetto PlasticLess, promosso da LifeGate, realtà leader nei progetti di sostenibilità, per contribuire alla diminuzione dell’inquinamento dei mari italiani e alla promozione di un modello di economia e di consumo circolare.

    Cos’è e come funziona il Seabin

    Il Seabin, che sta per “mangia rifiuti del mare”, è un cestino di raccolta dei rifiuti che galleggiano in acqua di superficie in grado di catturare circa 1,5 kg di detriti al giorno, ovvero oltre 500 Kg di rifiuti all’anno (a seconda del meteo e dei volumi dei detriti), comprese le microplastiche da 5 a 2 mm di diametro e le microfibre da 0,3 mm. Seabin inoltre potrà catturare molti rifiuti comuni che finiscono nei mari come i mozziconi di sigaretta, purtroppo anch’essi molto presenti nelle nostre acque. Funzionante 24 ore al giorno e senza sosta, il Seabin è quindi in grado di rimuovere molta più spazzatura delle cosiddette “trash boats” o della raccolta manuale.

    seabin bimbi whirlpool franzrusso.it

    Il Seabin viene immerso nell’acqua e fissato ad un pontile con la parte superiore del dispositivo al livello della superficie dell’acqua. Grazie all’azione spontanea del vento, delle correnti e alla posizione strategica del Seabin, i detriti vengono convogliati direttamente all’interno del dispositivo. La pompa ad acqua, collegata alla base dell’unità, è capace di trattare 25.000 litri di acqua marina all’ora. I rifiuti vengono catturatati nella borsa, che può contenere fino a un massimo di 20kg, mentre l’acqua scorre attraverso la pompa e torna in mare.
    Quando la borsa è piena, viene svuotata e pulita.

    Il progetto, nel complesso, ha l’obiettivo di recuperare i rifiuti plastici dai mari italiani, promuovendo un modello di economia e di consumo circolare attraverso la riduzione, il riutilizzo e il riciclo dei rifiuti marini. Come ha detto il sindaco di Fano, Massimo Seri, durante la presentazione dei Seabin, “questo è un’innovazione utile ad infondere ancora di più la cultura della raccolta differenziata“.

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Con #PlasticLess vogliamo rispondere alla sfida di liberare i nostri mari dagli sprechi in modo proattivo e concreto, portando reali benefici alla società e alle comunità dove il mare è un asset cruciale per il loro sviluppo e benessere” – ha spiegato Alessandro Magnoni, Senior Communication Director e Government Relations, Whirlpool EMEA – “Come azienda leader mondiale, è nostro dovere impegnarci quotidianamente per garantire il miglior futuro possibile per il nostro pianeta e per le generazioni future. Speriamo che altre aziende decidano di seguirci in questo progetto: insieme possiamo fare molto”. L’idea è quella di portare i Seabin anche in altri porti in Italia.[/box]

    Ma questa è anche una grande occasione di sensibilizzazione verso la protezione dell’ambiente e del mare, partendo proprio dai più piccoli, coinvolti in diversi progetti proprio per renderli più responsabili, perchè loro sono il nostro futuro.

    Allora, ben vengano i Seabin e ben vengano tecnologie che sensibilizzano e ci educano ad un atteggiamento sempre più responsabile. Perchè siamo tutti coinvolti.

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    [In collaborazione con Whirlpool EMEA]

  • Uffizi Digitization Project, il patrimonio della Gallerie degli Uffizi in 3D e realtà virtuale

    Uffizi Digitization Project, il patrimonio della Gallerie degli Uffizi in 3D e realtà virtuale

    E’ stato presentato nei giorni scorsi e si chiama “The Uffizi Digitization Project”, un progetto nato in collaborazione tra Gallerie degli Uffizi di Firenze e l’Università dell’Indiana per digitalizzare 300 sculture e frammenti e rendere disponibili online. E’ possibile visualizzare le opere in 3D e in realtà virtuale con un visore.

    Oggi entrare nella Gallerie degli Uffizi di Firenze, uno dei più importanti musei al mondo, è possibile anche da proprio pc. E’ una descrizione, anche banale se volete, ma che rende l’idea di cosa sia il nuovo progetto “The Uffizi Digitization Project” presentato nei giorni scorsi a Firenze. Il progetto, nato in collaborazione tra Gallerie degli Uffizi di Firenze e l’Università dell’Indiana, ha come obiettivo quello di poter rendere accessibile una parte del patrimonio del museo a chiunque disponga di una connessione internet. Uno scopo lodevole per chi vuole conoscere di più il museo ma anche per chi vuole studiare e analizzare le opere.

    Il progetto, nato nel 2016, permette oggi la visualizzazione di 300 opere tra sculture e frammenti dal sito digitalsculpture-uffizi.org ammirandole in 3D e anche in realtà virtuale con un visore. Si tratta della collezione greca e romana della galleria, tra cui statue antiche, copie rinascimentali di statue antiche, busti, altari funerari, sarcofagi e reliquie che esistono solo in frammenti. Inoltre, il prevede un impegno di cinque anni per realizzare i modelli 3D degli oltre mille marmi classici delle collezioni fiorentine agli Uffizi, a Palazzo Pitti e nel Giardino di Boboli. Il team del Virtual World Heritage Laboratory del dipartimento di informatica e computing dell’Indiana University ha fino ad oggi digitalizzato 61 statue, tra cui quelle che riproducono personaggi storici o mitologici come Apollo, Minerva, Marco Aurelio, Laocoonte e Venere.

    Come ha spiegato Fabrizio Paolucci, curatore dell’arte classica e coordinatore delle attività scientifiche degli Uffizi, “qualunque studioso o semplice curioso potrà osservare le opere in modo ancor più dettagliato di quanto potrebbe fare sul posto. Pensate per esempio alle sculture di grandi dimensioni o alle opere accostate alle pareti. Per un visitatore della Galleria, di Boboli, della Loggia dei Lanzi o di Palazzo Pitti è impossibile cogliere la resa della parte posteriore di una statua o leggere nel dettaglio la foggia dell’acconciatura, fondamentale per la datazione delle opere”.

    Altro grande vantaggio del progetto di digitalizzazione è quello di monitorare in modo molto più efficace le superfici, segnalandone stati di degrado, integrazioni o tracce di colori antichi. E’ anche possibile calcolare con esattezza il peso delle sculture, fornendo dati utili per gli spostamenti e il calcolo della statica degli spazi espositivi.

    Un bellissimo progetto che va nella direzione di “innovare” la cultura del nostro paese e renderla disponibile a tutti.

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    Leggi anche:

    I musei italiani sono sempre più sui social media ma pochi hanno progetti innovativi

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    Se volete ammirare queste opere, allora non vi resta che andare sul sito digitalsculpture-uffizi.org e ammirare queste opere. Provate, se avete a disposizione un visore, anche la modalità in realtà virtuale, vi sembrerà di vedere l’opera vicino a voi.

  • SAS Forum Milan, in scena l’evoluzione del business tra Uomo e Macchina

    SAS Forum Milan, in scena l’evoluzione del business tra Uomo e Macchina

    La tredicesima edizione del SAS Forum Milan, che si terrà il prossimo 15 maggio 2018, si focalizzerà sullo “straordinario rapporto” tra uomo e macchina e sull’inarrestabile percorso dell’uomo verso nuove e continue evoluzioni data driven. Saranno presenti oltre 2 mila partecipanti che toccheranno con mano soluzioni Analytics Economy, Artificial Intelligence, Machine Learning, Customer Intelligence e IoT.

    SAS Forum Milan 2018 è ormai uno degli eventi più attesi nel panorama dell’innovazione in Italia, un evento che è rivolto al mondo del business ma anche al mondo due privati, per la sua capacità di raccontare le tendenze in atto attraverso esempi pratici e concreti. Martedì 15 maggio 2018 più di 2000 partecipanti, tra esperti, manager e imprenditori, si confronteranno su come integrare la forza del pensiero umano ai sistemi intelligenti e creare una performance sempre più collaborativa e orientata all’innovazione. Temi principali di questa edizione saranno Analytics Economy, Artificial Intelligence, Machine Learning, Customer Intelligence e IoT. Tematiche al centro di una straordinaria evoluzione che sta cambiando la nostra vita sia in ambito business sia nel privato.

    Il concetto di straordinario oggi ci accompagna quotidianamente in un diverso modo di guardare la realtà e, soprattutto, di poter pensare il futuro. Un futuro dove la tecnologia riduce sempre di più il tempo in cui la ‘visione’ diventa realtà, in cui l‘immaginazione si fa esperienza. Inspire The Extraordinary, tema principale di SAS Forum Milan 2018, diventa quindi l’approccio con cui dobbiamo guardare al domani.

    sas forum milan 2018

    Nella sessione plenaria verrà raccontata la straordinaria relazione ed empowerment possibile tra uomo e macchina. Grazie a ospiti, thought leader e speaker internazionali i partecipanti saranno accompagnati in un percorso progressivo, dal pensiero alla realizzazione, passando attraverso gli step necessari di qualunque innovazione: pensiero, visione e azione.

    Tra gli speaker, Hannah Fry, matematica inglese famosa per il suo studio sulle relazioni e il dating; Bibop G. Gresta, chairman di Hyperloop Transportation Technologies, la società che sta lavorando su un sistema di trasporto Hyperloop che si basa su un’idea di Elon Musk (fondatore della Tesla) del 2013; Adriano Bacconi, noto al mondo del calcio per le sue analisi delle partite basate sui dati; Ottavio Crivaro, Fondatore e Amministratore di Moxoff; Enzo Grossi, Consulente scientifico di Bracco Imaging e direttore scientifico presso l’istituto Villa Santa Maria; Stefano Mainetti, CEO Incubatore d’Impresa POLIHUB; Simone Puksic, Presidente Insiel e Assinter Italia; Marco Zorzi, presso il Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova. E poi ancora Emanuela Sferco, Regional Marketing Director SAS, e Marco Icardi, Regional Vice President SAS e CEO SAS Italy.

    speaker sas forum milan 2018

    Nel pomeriggio i partecipanti potranno assistere alle numerose sessioni parallele di SAS Forum Milan, quest’anno ancora più ricche, che affronteranno i temi più caldi del momento: dall’Advanced Analytics alla Customer Experience, dall’Artificial Intelligence al GDPR. Tutte le sessioni di SAS Forum Milan 2018 hanno un comune denominatore: il dato e la sua analisi che restituiscono in ogni ambito risultati e azioni spesso nascoste. Nel pomeriggio quindi si vedrà come è possibile ascoltare, comunicare, comprendere e gestire un business, una relazione, un servizio partendo dai dati.

    Un’area Demo permetterà agli ospiti di toccare con mano le ultime tecnologie, come SAS Viya, SAS Platform, e confrontarsi con gli esperti sui topic più attuali nel mondo degli Advanced Analytics.

    SAS Forum Milan 2018 vuol dire anche attenzione ai giovani e al loro futuro, con diversi momenti dedicati a studenti universitari e delle superiori, come il Forma Mentis InnovACTION Award 2018, dove 30 studenti selezionati avranno l’opportunità di presentare i propri progetti innovativi legati al design, alla meccanica, all’elettronica, all’agraria, al data management e al marketing. A grande richiesta torna il Job Speed Dating per mettere in contatto i professionisti di domani con le imprese.

    Trovate tutte le informazioni per iscriversi le trovate sul sito ufficiale dell’evento e non dimenticate di seguire l’hashtag #SASForumMilan sui social per restare aggiornati. Sul sito dell’evento sarà possibile anche seguire in streaming il momento della plenaria.

  • L’Intelligenza Artificiale entro pochi anni produrrà aumento dei ricavi e dell’occupazione

    L’Intelligenza Artificiale entro pochi anni produrrà aumento dei ricavi e dell’occupazione

    Secondo una ricerca di Accenture, presentata a Davos in occasione del World Economic Forum 2018, l’Intelligenza Artificiale apporterà benefici tangibili entro pochi anni. La ricerca evidenzia infatti che un utilizzo di questa disciplina potrà far crescere i ricavi delle aziende del 38% e far crescere l’occupazione del 10%. Per l’economia mondiale globale, ciò si tradurrebbe in una crescita dei profitti pari a 4.800 miliardi di dollari.

    L’Intelligenza Artificiale è uno dei pilastri su cui si basa il processo di Industria 4.0, o smart factory, di cui spesso si parla ma senza avere dei riscontri concreti in termini benefici. Ecco che a chiarire le idee può essere utile la ricerca di Accenture, presentata a Davos in occasione del World Economic Forum 2018Accenture Strategy “Reworking the Revolution: Are you ready to compete as intelligent technology meets human ingenuity to create the future workforce?, che fa luce proprio sui benefici concreti che l’impiego di questa disciplina può avere nel giro di pochi anni.

    La ricerca stima che i ricavi delle imprese potrebbero crescere del 38% entro il 2020, a patto che investano sull’Intelligenza Artificiale e su un’efficace cooperazione uomo-macchina almeno quanto le aziende leader di mercato. A queste condizioni, anche il livello di occupazione potrebbe beneficiare di un aumento del 10%. Per l’economia mondiale globale, ciò si tradurrebbe in una crescita dei profitti pari a 4,8 trilioni di dollari. Per fare un esempio, in un’azienda S&P 500, ciò equivale a 7,5 miliardi di dollari di ricavi e a un aumento di profittabilità pari a 880 milioni di dollari.

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    Tenuto conto che sia il management delle aziende interpellate che i loro collaboratori ritengono che l’Intelligenza Artificiale avrà sempre più un ruolo centrale nel loro business, la ricerca rileva che il 72% dei 1.200 top manager intervistati crede che la tecnologia intelligente sarà strategica per ottenere un vantaggio competitivo sul mercato. Secondo il 61% dei manager, nei prossimi tre anni, crescerà il numero delle figure professionali che utilizzeranno quotidianamente l’Intelligenza Artificiale. Al tempo stesso il 69% dei 14.000 lavoratori intervistati è consapevole dell’importanza di sviluppare competenze che permettano di lavorare con le macchine intelligenti.

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    Ma, nonostante che il 54% dei dirigenti aziendali consideri la collaborazione uomo-macchina cruciale per il business, la ricerca evidenzia che solo il 3% ha previsto un aumento significativo degli investimenti nella riqualificazione dei propri collaboratori entro i prossimi tre anni. Significa che si investe ancora pochissimo, serve incrementare gli investimenti per cogliere le opportunità che la ricerca evidenzia. Infatti, il 63% dei dirigenti ritiene che la propria azienda potrebbe creare nuovi posti di lavoro grazie alle nuove tecnologie e il 62% dei lavoratori si aspetta un impatto positivo dell’Intelligenza Artificiale sul proprio lavoro.

    “Per riuscire a crescere nell’era dell’IA, le aziende devono investire di più in formazione, al fine di preparare i dipendenti a un nuovo modo di lavorare in cooperazione con le macchine”, ha dichiarato Marco Morchio, ‎Accenture Strategy Lead per Italia, Europa Centrale e Grecia. “Quella che noi definiamo Applied Intelligence – cioè la capacità di integrare rapidamente tecnologia intelligente e ingegno umano in tutte le funzioni aziendali –  sarà sempre più un elemento imprescindibile per il successo e la crescita delle imprese”.

    Secondo l’analisi, le aziende più all’avanguardia stanno facendo leva sulla collaborazione uomo-macchina non solo per incrementare l’efficienza, ma anche per abilitare nuove customer experience. Ad esempio, nel caso di un’azienda che vende abbigliamento online, l’Intelligenza Artificiale potrebbe migliorare la conoscenza dei clienti, abilitando l’offerta di servizi esclusivi più allineati alle loro esigenze. Un brand di scarpe sportive, a sua volta, potrebbe accrescere la capacità di operare nei mercati locali, integrando le abilità dei professionisti – sarti e ingegneri –  con l’intelligenza robotica.

    L’incontro tra creatività umana e tecnologie intelligenti sta trasformando radicalmente l’attuale scenario competitivo, aprendo opportunità di crescita prima impensabili. D’altra parte, il rischio di rimanere indietro è concreto e occorre che le aziende si adeguino al più presto promuovendo una riqualificazione della forza lavoro allineata ai nuovi trend del mercato,” ha affermato Raffaella Temporiti, HR Director, Accenture Italia Europa Centrale e Grecia. “L’approccio positivo dei lavoratori verso l’utilizzo dell’IA può senz’altro favorire l’introduzione delle nuove tecnologie in azienda, supportando i manager nella trasformazione dell’ambiente di lavoro e del business.”

     

     

     

    Accenture, infine, ha individuato delle linee guida per accompagnare l’evoluzione della nuova forza lavoro nell’era dell’IA:

    • Ripensare il lavoro partendo dai lavoratori. Secondo Accenture è necessario partire dai compiti, anziché dai ruoli, e assegnare i task di volta in volta a macchine e persone, bilanciando la necessità di automatizzare il lavoro con quella di valorizzare le capacità delle persone. Quasi la metà dei dirigenti d’azienda (46%) crede che sia obsoleto pensare in termini di mansioni prestabilite per ciascuna professionalità e il 29% dichiara di aver già ampiamente ridisegnato i ruoli in un’ottica di maggior flessibilità.
    • Incanalare il potenziale della forza lavoro verso aree che possono creare maggior valore. Occorre andare oltre il solo concetto di efficienza dei processi per formare la forza lavoro all’abilitazione di nuove customer experience. La crescita avviene solo reinvestendo i risparmi ottenuti grazie all’automazione nell’evoluzione della forza lavoro. Inoltre, un approccio di leadership dinamico, agile e creativo permetterà di cogliere le opportunità di questa trasformazione a più lungo termine.
    • Accelerare la riqualificazione. Punto di partenza di questo processo è la valutazione del livello di competenza delle persone e della loro disponibilità a imparare a lavorare utilizzando l’intelligenza artificiale. Le piattaforme digitali consentono di personalizzare i programmi di formazione sulle singole persone, favorendo l’adozione di nuove competenze. Accenture ha sviluppato un modello di riqualificazione della forza lavoro basato su una graduale evoluzione degli skill e sull’utilizzo di metodi innovativi di e-learning, in grado di massimizzare l’efficacia degli investimenti in formazione e accelerare i ritorni.

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    [L’immagine di copertina è realizzata da @franzrusso, si prega di citare l’autore nelle eventuali condivisioni]

  • Gli italiani hanno fiducia nell’Innovazione, ma il 38 percento teme per il lavoro

    Gli italiani hanno fiducia nell’Innovazione, ma il 38 percento teme per il lavoro

    Come si pongono gli italiani verso l’Innovazione? La risposta a questa domanda ce la fornisce il “Rapporto 2017 Agi-Censis sulla cultura dell’Innovazione”. Gli italiani sono convinti dei benefici che l’Innovazione possa portare alla società, ma il 38% degli italiani teme per le ricadute che i forti cambiamenti possano avere sui posti di lavoro. Ma vediamo gli altri dati.

    Che rapporto hanno gli italiani con l’Innovazione? Come si pongono di fronte alle grandi innovazioni digitali che stanno cambiando anche il nostro paese, il modo di relazionarci, il modo di offrire servizi? Sono domande che spesso ci poniamo, osservando come l’Innovazione si fa spazio anche in un paese come il nostro che mostra ancora forti ritardi. Ma per avere un quadro più completo, più chiaro e, soprattutto, per avere le risposte alle nostre (e vostre) domande, oggi vi parliamo del “Rapporto 2017 Agi-Censis sulla cultura dell’Innovazione“, uno studio che ha indagato su come gli italiani vedono l’innovazione sui diversi aspetti.

    Il report verrà presentato questa mattina a partire dalle ore 11 alla Camera dei Deputati con la Presidente Laura Boldrini. Ci saranno anche il segretario generale del Censis, Giorgio De Rita e il direttore di Agi Riccardo Luna. Potrete seguire la diretta anche qui sul nostro blog.

    Dal report emerge che il 57,9% degli italiani ha una opinione positiva sull’impatto che l’Innovazione ha avuto sull’economia e sulla società italiana, mettendo, però, in evidenza anche dei problemi. Il 20,3% pensa che ci sia un sostanziale equilibrio tra i benefici apportati e i problemi generati dall’Innovazione, mentre solo il 14,2% ha una opinione estremamente positiva non rilevando alcun problema. C’è poi un 7,3% di italiani che invece vede solo problemi e nessun vantaggio. Va registrato che il 51,4% degli italiani ritiene che l’Innovazione amplifichi i divari sociali e il 47,8% che li riduca. E’ un’opinione spaccata in due con una leggera prevalenza di chi crede che li amplifichi, è un dato che spiega, in parte, come gli italiani si pongano oggi verso i temi dell’Innovazione.

    Si parla sempre più spesso del fatto che i processi innovativi, quelli di automazione, possano avere degli effetti negativi in tema occupazionale. Gli italiani, comunque una parte di essi, temono che l’automazione introdotta in vari aspetti lavorativi possano mettere a repentaglio i posti di lavoro. E’ un pensiero già emerso al recente “Internet Day” dello scorso aprile quando si rilevò che “per 4 italiani su 10 l’Automazione che la tecnologia sta portando nei processi produttivi toglierà più posti di lavoro di quanti ne creerà“.

    italiani innovazione agi cencis 2017 @franzrusso.it

    Ebbene, quasi in proporzioni analoghe questo pensiero viene rilevato anche da report odierno. Infatti, il 37,8% degli intervistati (comprendente le classi d’età dai 18 e agli 80 anni) è convinto che processi di automazione sempre più spinti e pervasivi determineranno un saldo negativo di posti di lavoro. Al contrario, il 33,5% degli intervistati ritiene che le opportunità aumenteranno in uno scenario di nuovi lavori ancora per gran parte inesplorato. Completano il quadro coloro (il 28,5% del totale) che ritengono che i posti di lavoro nel complesso non varieranno in termini numerici e che il cambiamento riguarderà semmai il tipo di lavoro. Le posizioni che sottendono le maggiori preoccupazioni sono riscontrabili, anche in questo caso, tra le famiglie di livello socio economico più basso e tra le persone che non dispongono di titoli di studio elevati.

    Se guardiamo al rapporto tra italiani e PA e di come l’innovazione abbia contribuito a migliorarlo, allora in questo caso il giudizio degli italiani è negativo. Oltre la metà degli italiani pensa che la PA  abbia dei problemi importanti nel suo funzionamento e quindi ne giudica l’operato in maniera negativa. Un ulteriore 18% ritiene che il  funzionamento sia addirittura “pessimo”. Il 24% ritiene accettabile l’operato della PA mentre si dichiara soddisfatta soltanto una quota residuale (pari al 3% del totale). Quattro gli elementi di insoddisfazione:  organizzativo, umano, politico e burocratico. Il campione si divide quasi esattamente fra questi quattro fattori tralasciando invece l’elemento della digitalizzazione dei processi. Soltanto il 3% degli intervistati ha indicato questo come fattore decisivo nel definire la propria insoddisfazione verso i servizi della PA.

    Il 59% degli italiani ritiene che  nonostante tutti i cambiamenti e le innovazioni tecnologiche in atto nella PA, la situazione sia rimasta complessivamente stabile. Chi, invece, intravede dei cambiamenti ritiene che l’esperienza generale sia addirittura peggiorata (27%). Soltanto il 14% dichiara di aver notato negli ultimi due anni un miglioramento rispetto al passato.

    In relazione a questo tema, c’è ancora un dato che va sottolineato. E cioè che soltanto il 34,2% della popolazione ha dichiarato di conoscere SPID, Sistema Pubblico di Identità Digitale, nonostante sia uno dei servizi fra i più pubblicizzati e su cui molto si sta puntando per la digitalizzazione del paese. Un dato su cui riflettere, e molto.

    Altre pillole dal report:

    • Oltre la metà degli italiani (55%) ritiene opportuno introdurre una legge per tassare i profitti generati in Italia dai più grandi del web, ma è un consenso non uniforme in tutte le fasce di età (tra i più giovani la quota è più bassa).  Il 42,1% degli italiani pensa che i robot sottraggono lavoro e non pagano le tasse e questo alla lunga finirà per impoverirci.
    • La digitalizzazione disintermedia: per oltre il 70% della popolazione la sharing economy nei sui diversi ambiti di applicazione (turismo, mobilità, housing, ecc.) è una soluzione interessante che consente di risparmiare nell’accesso ad alcuni servizi. Di fronte alla prospettiva di aderire a queste opportunità per integrare il reddito familiare o per avviare un’attività imprenditoriale, la percentuale scende rispettivamente al 55,2% e 52,5%.
    • Dall’innovazione arrivano le risposte più importanti per affrontare la sfida della sostenibilità e della progressiva decarbonizzazione. Tra le infrastrutture più gradite agli italiani ci sono i parchi fotovoltaici (82,4%) e i parchi eolici (73,3%). Tra gli impianti non graditi al primo posto le raffinerie di petrolio (77%) e al secondo le centrali elettriche a carbone (76,5%). Infine il Il 65,6% degli italiani è convinto che diventeremo tutti in qualche modo produttori di energia in uno scenario no-grid (o smart-grid), dove la produzione di elettrica – e non il solo consumo –  diventerà un fatto collettivo.
    • Le preoccupazioni per la micro-criminalità e la minaccia del terrorismo stanno spostando il pendolo tra libertà e sicurezza verso quest’ultima. Ben vengano allora per gli italiani le tecnologie digitali che garantiscono maggior controllo anche se potrebbero sottrarre qualcosa alla privacy e alla libertà di movimento. Solo il 15,4% degli italiani paventa una possibile riduzione della libertà.

    Questo è quanto riguarda ciò che pensano gli italiani in relazione all’Innovazione, sotto diversi aspetti. Sono dati, come dicevamo all’inizio, che confermano, per certi versi, il motivo per cui il nostro paese mostra ancora dei ritardi, manca una cultura all’innovazione e al digitale formata e distinguibile. Ma ci sono dei segnali positivi. Sorprende, e non poco, il dato relativo allo SPID, vuol dire che da quel punto di vista c’è davvero molto, ma molto, da fare.

    Rapporto Agi Censis Innovazione Infografica

  • Eni a Maker Faire 2017, la sicurezza sul lavoro si innova con la realtà aumentata

    Eni a Maker Faire 2017, la sicurezza sul lavoro si innova con la realtà aumentata

    Innovazione significa per Eni anche migliorare la sicurezza e la salute dei dipendenti. In occasione della quinta edizione di Maker Faire Rome, l’azienda fondata da Enrico Mattei ha esposto, all’interno dello spazio “Innovation for Energy”, soluzioni innovative e interessanti che sfruttano la realtà virtuale e la “Augmented Health and Safety”.

    Giunta alla quinta edizione, la “Maker Faire – The European Edition” di Roma è ormai da considerarsi il luogo dove il futuro arriva prima e dove si respira in modo concreto che cosa sia davvero il significato di innovare. All’appuntamento non ha voluto mancare Eni che, per la quarta volta, è anche main partner della manifestazione.

    L’azienda fondata da Enrico Mattei è molto attenta, da sempre, ai temi dell’innovazione e della tecnologia e, nell’edizione in cui si raccoglie la sfida dell’Impresa 4.0, ha voluto esporre la sua idea di futuro all’interno dello spazio “Innovation for Energy”, mostrando soluzioni che hanno come obiettivo quello di preservare la sicurezza e la salute dei dipendenti sfruttando la realtà virtuale e la “Augmented Health and Safety”.

    Le soluzioni che Eni ha esposto a Maker Faire riguardano l’OTS – Operator Training Simulator, il sistema che permette agli operatori degli impianti di effettuare training attraverso la realtà virtuale con caschetti 3D che simulano il contesto all’interno del quale l’operatore si troverà a lavorare. Le postazioni a disposizione del pubblico sono state letteralmente prese d’assalto.

    All’interno dell’Innovation for Energy Eni ha esposto anche soluzioni Augmented Health and Safety, ossia strumenti che, attraverso la realtà aumentata, permettono di incrementare il livello di sicurezza degli operatori grazie a sistemi che forniscono informazioni e sensazioni fisiche attraverso sensori. Le soluzioni che riguardano questo tema sono state realizzate sotto forma di prototipi che saranno disponibili entro un paio di anni.

    Una tra queste è il casco “Deep vision shield” che permette all’operatore un altissimo livello di sicurezza attraverso dei sensori che raccolgono informazioni sull’ambiente circostante e informazioni sullo stato di salute dell’operatore (può rilevare ad esempio il livello di disidratazione). La visiera del casco è poi un vero sensore in realtà virtuale attraverso cui esaminare tutte le informazioni.

    Altri dispositivi di sicurezza che Eni ha esposto sono gli “Active gloves“, ossia dei guanti che permettono all’operatore di lavorare in assoluta sicurezza in quanto contengono dei sensori che rilevano pericoli nelle vicinanze, come ad esempio la presenza di materiale molto caldo. Questi guanti sono poi utili per guidare gli strumenti di “Robotic inspection“.

    A ciò si aggiungono gli innovativi “Sensing suit“, come la maglietta che monitora i segnali biologici dell’operatore – tra cui temperatura corporea, frequenza cardiaca, idratazione e respirazione – e le calze che monitorano la temperatura dei piedi per evitare congelamenti.

    A proposito di “Robotic Inspection”, Eni ha presentato a Maker Faire il prototipo di un drone, molto piccolo e leggero, che sarà utilizzato, appunto, per ispezioni preventive di ambienti al fine di individuare la presenza di sostanze dannose, come il gas. Si tratta certamente di uno strumento utilissimo specie in situazioni di lavoro più estreme.

    Tutte queste soluzioni sono state elaborate e studiate in collaborazione con il MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston – nello specifico dal MIT Design Lab ed Eni nell’ambito della collaborazione con MITEI (MIT Energy Initiative) – una partnership che nei prossimi anni elaborerà progetti di Machine Learning, Internet of Things, Intelligenza Artificiale, Realtà Aumentata ed Elettronica flessibile per migliorare sempre di più la sicurezza e la salute degli operatori.

    (In collaborazione con Eni)

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  • Dall’era dei Big Data a quella dell’Umanesimo 2.0

    Dall’era dei Big Data a quella dell’Umanesimo 2.0

    Viviamo in un’epoca in cui la tecnologia è ormai parte della nostra vita, automatismi compresi. Ma nell’era dei Big Data, dell’analisi dei dati c’è sempre più il bisogno di dare un tocco umano. Ma in questa intervista Furio Camillo, dell’Università di Bologna, esprime un parere critico invitando ad un nuovo Umanesimo 2.0, parlando anche di “CRM delle Emozioni”.

    Nell’era dei Big Data, dell’analisi dei dati c’è sempre più il bisogno di dare un tocco umano. Il tema è stato affrontato anche al recente Analytics Experience di Amsterdam, ma ne avevamo parlato anche un po’ di tempo prima con Furio Camillo, professore associato di Statistica Economica presso l’Università di Bologna, durante un incontro nato in occasione del SAS Forum Milan 2017. Quello che, già qualche mese fa, sosteneva Camillo è un po’ quello che sta prendendo piede in questi ultimi tempi, e cioè aggiungere Emozioni ai dati e dare vita ad una sorta di Umanesimo 2.0. Nella nostra conversazione ha parlato proprio di “CRM delle Emozioni”. Vanno bene le nuove tecnologie, l’innovazione, l’automazione, ma alla fine i dati devono essere comunque “modellati” e devono rispondere a dei “perchè”.

    E’ questo il senso della bella intervista con Furio Camillo che ci ha offerto uno “spaccato umano” in mezzo ad una tecnologia che è ormai troppo sbilanciata verso gli automatismi che non riescono a fornire tutte le risposte. Il suo è un richiamo critico assolutamente da non sottovalutare.

    innovazione big data umanesimo 2.0

    Ma che significa davvero CRM delle Emozioni?

    Sai ho la sensazione che, dopo 30 anni di cui me ne occupo, è che ci sia una deriva non positiva, soprattutto in relazione a tutto questo positivismo che ci circonda. La deriva è che il dato viene visto come qualcosa di incapsulato nella tecnologia, manovrata da ingegneri e computer scientist, che di fatto non sono interessati per la loro cultura, al dato in sè. Il dato oggi lo troviamo nei database, sempre più immateriale, sempre più difficile anche da navigare, come il Cloud, con cui avviene una delocalizzazione fisica del dato. Pensa che spesso siamo portati a pensare al data-driven che fa tutto da solo, per citare un esempio in questo senso. La mia sensazione è che questa interpretazione è errata, non ci può essere una modellazione del dato, soprattutto se questo lo si applica alle aziende sociali, quindi economia, business, marketing dove c’è l’essere umano che è generatore del dato. Anche l’IoT alla fine è un continuo generare dei dati perchè siamo noi stessi che connettiamo i dispositivi da cui poi generiamo tutta una serie di dati. E’ l’uomo che connette i device e che trasmette informazioni, attraverso questi strumenti, su quello che è il comportamento dell’uomo. La deriva, tornando al pensiero iniziale, è che si stanno collezionando milioni e milioni di informazioni, e i numeri sono davvero esponenziali, ma alla fine una delle domande che ci si pone spesso è che poi quella campagna la si deve fare semanticamente.

    Ma tornando al tema delle Emozioni, oggi non si riesce a comunicare se davvero non si riesce a trasmettere delle Emozioni. Tu come la vedi dal tuo punto di vista?

    E’ vero, e dirò di più, nel senso che stiamo vivendo l’inizio di un’era dell’Umanesimo nei Big Data. Si generano informazioni legate al comportamento umano. Banalmente, per fare un esempio, uno va ad accompagnare il figlio a scuola con lo smartphone in tasca. Bene, quel telefono è trackato (rintracciabile, n.d.r.), tieni presente che in Italia ci sono ben 11 milioni di telefonini trackati di cui conosciamo la posizione, in media. Dobbiamo quindi, osservando i vari spostamenti che  le persone compiono, chiederci perchè generano questi spostamenti. D’accordo avere l’informazione, ma sarebbe utile anche il chiedersi il perchè. Dovremmo forse recuperare la vecchia logica delle ricerche di mercato e lo dico da statistico. Alle aziende oggi non serve sapere che tu vai da un punto ad un altro della città ascoltando musica, alle aziende serve sapere perchè ti muovi in quella direzione per poter costruire tutto un percorso ed individuare punti di interesse. I devices permettono di visualizzare le cause ma non gli effetti.

    E l’unico modo per scoprire le cause resta la survey?

    Secondo me sì.

    E per il fatto che siamo tutti interconnessi oggi la survey può vivere in altre forme?

    Certo, io stesso ho elaborato una survey ad un campione di 4.500 italiani associato ad un’app sul proprio smartphone, ai quali abbiamo associato un valore, e ne stiamo studiano i comportamenti. L’idea è al momento allo sviluppo con un’azienda, ma questo modello lo si può replicare anche per altre aziende. Parlavamo prima di Emozioni, ma si potrebbe dire delle Ragioni dei comportamenti che passano attraverso la profilazione dei valori delle persone al comportamento che si può osservare quando un soggetto genera uno stimolo che va sul device.

    E in tutto questo, secondo te, SAS che ruolo gioca?

    Vedi, il ruolo di SAS in questo contesto è fondamentale, nel senso che svolge un ruolo nella parte analitica, che è quello che ci interessa di più, in maniera basilare oserei dire. SAS ci offre una capacità di modellazione statistica del dato che è quello che interessa oggi a noi, perchè lega la capacità tecnologica alla capacità analitica, sempre aggiornato, documentato. Se vuoi fare modellazione statistica oggi il miglior modo per farlo è solo SAS, senza dubbio.

    Ti dirò, vedo anche una deriva nella scelta della tecnologia nelle aziende, derivata dal fatto che si bada a spendere sempre meno, anche se non è poi questo il vero problema. Esiste un’idea diversa, legata al fatto che il dato è prima all’interno di una scatola tecnologica e non dentro una scatola analitica.

    Il problema che abbiamo ancora in Italia è che il dato viene visto solo come parte della tecnologia e non come una ricchezza della parte operativa. Pensiamo ai grande settori della nostra economia come fashion, automotive, questi sono settori in cui c’è un gran bisogno di ritorno al’Umanesimo. I dati sono un patrimonio conoscitivo che dobbiamo imparare a trattare.

    Dobbiamo perdere l’approccio automatizzato, intendiamoci, l’Intelligenza Artificiale serve per altri scopi.

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  • L’importanza della Customer Intelligence nella costruzione delle Relazioni

    L’importanza della Customer Intelligence nella costruzione delle Relazioni

    Nell’era dei Big Data la conoscenza del cliente passa anche dai dati. Esiste un processo che, dalla raccolta e analisi dei dati degli utenti, permette la costruzione di relazioni più profonde e durature. Si tratta della Customer Intelligence e sarà il tema del nuovo webinar di Adobe su Connected Experience che si terrà il prossimo 18 ottobre.

    Nell’era dei Big Data anche la conoscenza del cliente passa dati. Come tutti (o quasi) i brand sanno, la relazione col cliente è fondamentale per iniziare un rapporto duraturo. E oggi esiste un processo che, dalla raccolta dei dati degli utenti, permette proprio la costruzione di relazioni più profonde ed efficaci. Si parla quindi di Customer Intelligence che se correttamente implementata diventa una fonte ricca di informazioni sul comportamento e sull’esperienza del cliente.

    Oggi tutto quello che facciamo rilascia dei dati, quindi analizzarli fino in fondo significa conoscere meglio il cliente. Sono quindi informazioni importanti per un’azienda, utili per costruire strategie di coinvolgimento sempre più efficaci.

    Ma cos’è la Customer Intelligence e di cosa si compone? Le risposte a queste domande le si potranno trovare all’interno del prossimo webinar di Adobe su Connected Experience che si terrà il prossimo 18 ottobre 2017. Il webinar, della durata di 45 minuti (dalle ore 12) tenuto da Fabio Marastoni, Solutions Consulting for Digital Transformation di Adobe, e da Francesco Di Egidio, Senior Solutions Consultant Digital Marketing di Adobe, illustrerà come arrivare a conoscere davvero i clienti, a sapere a quale contenuto rispondono più positivamente, e quali sono i canali che usano per interagire i brand.

    Un appuntamento da non perdere dunque se siete davvero interessati a sapere di più su come gli utenti si relazionano con la vostra azienda.

    Per registrarvi potete farlo da questo link e vi ricordiamo che i prossimi webinar saranno:

    • Personalized Experience – 08/11
    • eMail Plus / Campaign Orchestration – 22/11

     

  • Ecco Innovation Park, il parco dove nasce l’assicurazione del futuro

    Ecco Innovation Park, il parco dove nasce l’assicurazione del futuro

    Generali Italia ha aperto, all’interno della sede di Mogliano Veneto, l’Innovation Park, uno spazio di 5 mila metri quadri all’interno del quale sviluppare idee, progetti e tecnologie digitali e disegnare la migliore esperienza clienti e agenti del mercato. Innovare per Generali significa infondere cultura dell’innovazione, una fase fatta di condivisione, conoscenza, competenza e sperimentazione. Una vera e propria cultura dell’innovazione che non può prescindere dalle persone.

    Generali Italia ha aperto, all’interno della sede di Mogliano Veneto, l’Innovation Park, uno spazio di 5 mila metri quadri all’interno del quale sviluppare idee, progetti e tecnologie digitali e disegnare la migliore esperienza clienti e agenti del mercato. Innovare per Generali significa infondere cultura dell’innovazione, una fase fatta di condivisione, conoscenza, competenza e sperimentazione. Una vera e propria cultura dell’innovazione che non può prescindere dalle persone. Ecco perchè Innovation Park diventa un luogo dove i dipendenti possono sperimentare e innovare all’interno di quella che è l’agenzia del futuro, proponendo idee che si basano su Internet delle Cose, Intelligenza Artificiale, chatbot, Big Data, con l’obiettivo di semplificare e rendere l’esperienza del cliente sempre più innovativa e sempre più coinvolgente.

    L’Innovation Park è uno spazio di oltre 5.000 mq con 6 casette tematiche dove si testano sul campo, in modalità start up, i nuovi prototipi e le nuove tecnologie digitali (device e software) per lo sviluppo di nuove soluzioni assicurative. Ed è proprio nelle casette che si ridisegnano tutte le fasi del business assicurativo, dalla progettazione delle nuove polizze, ai servizi, ai nuovi spazi delle Agenzie e alle modalità di relazione con i clienti.

    Le sei casette, che abbiamo avuto modo di vedere durante l’inaugurazione sono nate come spazi per Condividere, Conoscere e Semplificare, sono:

    I 2 G-Innovation lab, due casette per testare i nuovi “prototipi” e investigare le potenzialità delle nuove tecnologie per lo sviluppo dell’offerta e servizi assicurativi: Intelligenza artificiale, nuovi canali di interazione come chatbot, device evoluti di connettività, realtà virtuale.

    Il Simplification lab dove si lavorerà, seguendo il  programma di semplificazione, per definire e gestire la migliore custumer experience e custumer journey. Lo spazio ospiterà anche focus group e workshop con clienti e agenti. Questa casetta mi ha colpito in maniera particolare perché nasce con l’idea di avvicinarsi di più ai clienti che necessitano sempre di più di relazione e di meno burocrazia.

    Il G-Hall: l’Agenzia del futuro è lo spazio, dove con gli agenti, verranno ridefiniti gli spazi d’agenzia, dei supporti e delle soluzioni dedicate alla comunicazione dell’offerta e alla relazione con il cliente. Qui ho avuto modo di percepire come le persone si sentiranno sempre più partecipi e coinvolte negli spazi dell’Agenzia grazie a soluzioni innovative tecnologiche e di design che rendono l’Agenzia del futuro uno spazio in cui si ha voglia di passare del tempo.

    L’Innovation park ha inoltre due spazi dedicati ai 15 mila dipendenti e collaboratori: Energy lab, la casetta del welfare aziendale, che è lo spazio dedicato a benessere e salute dove si potrà monitorare il proprio stato di salute, con visite specialistiche e attività sportive pesate ad hoc e il Pop-up Store, un temporary shop dedicato ai dipendenti.

    Le casette dell’Innovation Park rappresentano per Generali luoghi che abilitano quei processi che danno vita all’agenzia del futuro. E’ il proseguimento di un percorso iniziato negli ultimi due anni e che ha portato Generali a cambiare non solo il linguaggio che utilizza con i propri clienti, ma anche il modo con cui si relaziona con gli stessi. Il percorso è sempre più digitale e sempre più mobile, basti pensare che ad oggi il 60% delle polizze di Generali vengono erogate da dispositivi mobili e presto verrà rilasciata un nuova app per migliorare l’interazione e l’esperienza del cliente.

    In occasione dell’inaugurazione dell’Innovation Park abbiamo avuto anche il piacere di intervistare Marco Sesana, Country Manager e AD di Generali Italia. Potete vedere l’intervista completa nel video qui in basso, ma a Marco Sesana abbiamo anche chiesto:

    Qual è la chiave del successo di un’assicurazione?

    Oggi credo che stia diventando sempre più importante essere presenti quando i clienti hanno bisogno di te, quindi quando i clienti hanno un problema, hanno un’esigenza o una copertura del rischio, nel modo più naturale possibile nell’interazione quotidiana con le persone.

    Come sarà l’agenzia e l’assicurazione del futuro?

    L’agenzia del futuro per noi è un luogo dove i clienti parlano con dei professionisti che sono i loro riferimenti nella gestione del rischio, devono quindi avere tutti i supporti necessari per sviluppare una discussione e una comprensione dei bisogni adatta al momento specifico del cliente. L’agenzia è uno dei luoghi, perché con le nuove tecnologie la mobilità diventerà molto importante. Però l’agenzia resta un luogo fondamentale perché un cliente sa di poter incontrare un professionista che risponde alle esigenze del momento.

    Restando nel tema Innovazione, come mai avete deciso di fare un hackathon per comprendere e tastare il polso delle soluzioni oggi disponibili?

    Noi abbiamo iniziato con un hackathon due anni fa e ne abbiamo fatti due, e abbiamo verificato che è un modo fantastico per far emergere l’energia delle persone. Vengono nuove idee, si parla in modo più snello e diciamo che, man mano che le ore vanno avanti, si va sempre di più al punto. E’ un modo per far stare insieme le persone in modo diverso e per sviluppare qualche idea innovativa che nei nostri luoghi di lavoro non si avrebbe.

    Che cosa ho percepito da questa giornata a Innovation Park?

    Generali con Innovation Park sta portando avanti il suo progetto d’innovazione, sta sperimentando soluzioni nuove per semplificare la vita di dipendenti e clienti. Quest’ultimi chiedono ormai meno burocrazia e più relazione, più attenzione, ma anche trasparenza, velocità e semplicità, valori che sono sempre più importanti e che Generali sta cogliendo.

  • Al via Campus Party, quattro giorni dedicati all’Open Innovation

    Al via Campus Party, quattro giorni dedicati all’Open Innovation

    Prende il via domani la prima edizione italiana di Campus Party. Dal 20 al 23 luglio 2017 saranno 4 le giornate dedicate all’Open Innovation con e aree tematiche (Arena, Experience, Camping) e ben 400 ore di contenuti. Tanti i protagonisti del calibro di Roberto Saviano, Federico Faggin, Neil Harbisson, Anna Frosi.

    Prende il via domani la prima edizione italiana di Campus Party, l’evento internazionale più grande al mondo sul talento e sull’innovazione, dedicato ai giovani talenti dai 18 ai 28 anni. Appuntamento alla Fiera Milano Congressi (MiCo) dal 20 al 23 luglio 2017 con oltre 2.000 campuseros (ossia i partecipanti di Campus Party) attesi alla prima edizione italiana del festival internazionale dedicato a business, coding, creativity, entertainment, technologies, science.

    Campus Party coinvolge non solo giovani talenti, ma anche università, aziende, istituzioni e community. Per l’edizione italiana sono previsti: 4 giorni24 ore su 24, oltre 400 ore di contenuti: speech e workshop con relatori di spicco del panorama nazionale ed internazionale fra i quali Federico Faggin (fisico, inventore del Microchip, del Touchpad e del Touchscreen),Roberto Saviano (scrittore), Neil Harbisson e Moon Ribas (primi cyborg al mondo), Chance Glasco (co-fondatore di Doghead Simulations, ex co-fondatore di Infinity Ward – Call of Duty), Anna Frosi (ingegnere spaziale) e CPHack, esclusivo format per gli hackathon e le call for ideas di Campus Party. Non mancherà, inoltre, la possibilità di provare le nuove tecnologie in un’area dedicata.

    campus party 2017 italia

    #CPIT1 è l’hashtag dell’evento con cui potrete interagire su Twitter e anche si Instagram.

    I numeri della prima edizione italiana sono già molto interessanti:

    • 4 giorni, 24h
    • 3 aree (Arena, Experience, Camping)
    • 400 ore di contenuti
    • 2.000 campuseros (+15.000 visitatori giornalieri)
    • 6 temi principali (Business, Coding, Creativity, Entertainment, Technologies, Science)

    Le aree invece:

    • Experience, dove poter toccare con mano il futuro e le tecnologie innovative – droni, robot, VR, simulatori, ma anche makers. Aziende, Istituzioni e Università, inoltre, esporranno soluzioni e progetti all’avanguardia.
    • Arena, sei palchi, per ospitare 400 ore di contenuti, tra talk, panel, demo, BarCamp, interviste e workshop, con relatori di spicco nel panorama nazionale ed internazionale. È anche il luogo dove i campuseros lavoreranno insieme, dove le menti più brillanti parteciperanno ai CPHack e le community avranno la possibilità di incontrare i propri membri ed organizzare i propri eventi.
    • Camping, il luogo di riposo dei campuseros  che permette, a chi desidera vivere l’esperienza di Campus Party a 360°, di alloggiare in tenda all’interno della Fiera per tutta la durata della manifestazione.

    Campus Party è quindi un evento da non perdere se si vuole avere la possibilità di entrare in contatto con chi l’innovazione e lo sviluppo lo fa tutti i giorni. Noi di InTime saremo lì per seguire un po’ l’evento e siamo anche attratti da alcune realtà di cui vi parleremo più approfonditamente nei prossimi giorni. Una di queste è sicuramente Qwant, il motore ri ricerca europeo che protegge la privacy degli utenti. Ecco, cercheremo di capire in che modo.