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  • Ferrero e Kellogg’s, il valore della storia non basta più

    Ferrero e Kellogg’s, il valore della storia non basta più

    L’acquisizione di Kellogg’s da parte di Ferrero rivela un cambio di paradigma ormai in atto. Le aziende storiche valgono meno delle startup tech. Una riflessione sul significato del valore di un’azienda nell’era dei dati e del digitale.

    È la notizia di cui ormai si parla da giorni, soprattutto in Italia, ma non solo.

    Ferrero, uno dei marchi italiani più forti al mondo, ha annunciato l’acquisizione di Kellogg’s per una cifra che si aggira attorno ai 3 miliardi di dollari. Sì, proprio 3 miliardi.

    Una cifra che, a prima vista, può apparire importante, ma che nel contesto attuale del mercato globale, dominato da valutazioni vertiginose nel settore tech e digitale, suona come molto bassa, se non addirittura “ridicola”.

    E questo non per sminuire il valore dell’acquisizione. Ma solo per spiegare quello che è il contesto odierno. Che è poi lo scopo di questa riflessione.

    Infatti, se mettiamo questa cifra accanto ad acquisizioni recenti di startup tecnologiche o piattaforme digitali con pochi anni di vita, la sproporzione è talmente evidente da non poter essere ignorata.

    E non è solo una questione di numeri. È una questione di tempo/storia, di percezione e di proiezione nel futuro.

    La storia di un’azienda e la velocità del presente

    Kellogg’s è un’azienda nata nel 1906. Ha attraversato guerre mondiali, boom economici, cambiamenti di abitudini alimentari e rivoluzioni di mercato.

    È diventata sinonimo di “cereali a colazione” in tutto il mondo. Eppure oggi, nel 2025, il suo valore sul mercato risulta essere meno della metà di quanto Microsoft ha pagato per LinkedIn nel 2016.

    Una cifra che risulta venti volte più bassa di quanto Meta ha speso per WhatsApp nel 2014. E oltre sessanta volte più bassa dell’acquisizione di Activision Blizzard da parte di Microsoft nel 2022.

    Questa sproporzione non è casuale. È il segnale di un cambiamento profondo nella gerarchia del valore. Le aziende tradizionali non vengono più premiate per la loro solidità, per la loro storia o per la loro presenza capillare sul territorio.

    Oggi, ciò che conta è la capacità di intercettare il presente e generare futuro.

    Ferrero e Kellogg's, il valore della storia non basta più
    Ferrero e Kellogg’s, il valore della storia non basta più

    Alcune recenti acquisizioni nel mondo digital e tech

    Per rendere chiara la dimensione di questa trasformazione, basta osservare alcune delle acquisizioni digital e tech più significative degli ultimi anni:

    • Instagram, con 13 dipendenti e nessun modello di business sostenibile, fu acquisita da Meta nel 2012 per 1 miliardo.

    • WhatsApp, app gratuita, nel 2014 fu valutata 19 miliardi.

    • LinkedIn, il social network professionale, fu acquistato da Microsoft nel 2016 per 26 miliardi.

    • Activision Blizzard, colosso del gaming, è passato a Microsoft per 68,7 miliardi.

    • E nel 2023, Figma, una giovane startup per il design collaborativo, stava per essere acquistata da Adobe per 20 miliardi (poi l’operazione è saltata per motivi antitrust).

    In questi casi, non contano i capannoni, i camion, le filiere o i dipendenti.

    Ma vale, soprattutto, la capacità di scalare, raccogliere dati, diventare infrastruttura dell’attenzione.

    All’opposto, le grandi acquisizioni nel settore industriale, seppur solide, raccontano una storia diversa:

    • LVMH ha acquistato Tiffany per 15,8 miliardi, pur essendo un marchio con oltre 180 anni di storia.

    • InBev ha acquisito Anheuser-Busch nel 2008 per 52 miliardi, cifra che oggi suona più alta solo perché avvenuta in un tempo ancora favorevole all’industria tradizionale.

    • E oggi, Ferrero acquisisce Kellogg’s per 3 miliardi, ottenendo marchi storici, infrastrutture produttive e una base consolidata di consumatori.

    Il confronto è impietoso: le aziende storiche valgono meno del sogno di un’idea digitale scalabile.

    I dati sono più importanti del petrolio

    Abbiamo accennato ai dati, poco più sopra. Allora val la pena ricordare come i dati siano davvero importanti. L’esempio che segue ci aiuta a focalizzare meglio il tema.

    Nel 2017 una celebre copertina dell’Economist titolava: “Il bene più prezioso del mondo non è più il petrolio, ma i dati.” Era una fotografia esatta del passaggio di paradigma che stavamo vivendo, e che oggi è diventato realtà quotidiana.

    Ferrero e Kellogg's, il valore della storia non basta più
    Copertina Economist

    A differenza del petrolio, i dati non si esauriscono. Si moltiplicano. E, soprattutto, non richiedono impianti fisici o infrastrutture complesse per essere estratti e venduti, ma bastano, volendo semplificare, un algoritmo, una piattaforma, un’app.

    Le aziende tech hanno costruito il loro valore sulla capacità di raccogliere, interpretare e monetizzare questi dati.

    Non è un caso che le valutazioni più alte degli ultimi anni siano andate proprio a imprese che non producono nulla di fisico, ma che controllano flussi immateriali: attenzione, comportamento, interazioni. E quindi, potere.

    Il Valore oggi è questione di prospettiva

    Nel nuovo paradigma del mercato, ciò che si valuta non è quello che l’azienda ha costruito nel tempo, ma quello che potrà generare nei prossimi 6, 12, 24 mesi.

    Kellogg’s ha costruito la propria realtà in oltre un secolo, consolidando presenza industriale, filiere e riconoscibilità globale.

    Figma (come qualsiasi azienda dello stesso settore e innovativa), invece, in appena quattro anni ha saputo imporsi come riferimento per la collaborazione digitale.

    Due storie incomparabili per natura e per epoca, ma che agli occhi del mercato si valutano con lo stesso parametro. Ossia, la capacità di intercettare il futuro.

    Questa dinamica rende chiaro che il valore simbolico, culturale, produttivo o economico costruito nel tempo non è più sufficiente. Le aziende storiche si trovano a dover ridisegnare la propria traiettoria.

    O si reinventano, o diventano parte di chi ha già agganciato il treno della trasformazione.

    Ferrero e Kellogg's, il valore della storia non basta più
    Ferrero – Kellogg’s

    Ferrero consolida, mentre il tech colonizza

    L’acquisizione di Kellogg’s da parte di Ferrero non è una mossa per fare disruption, ma un’azione di consolidamento.

    È una strategia coerente con una visione industriale, fondata sull’integrazione verticale, sull’espansione nei mercati chiave e sulla difesa del proprio perimetro competitivo.

    Il settore tech, invece, non acquisisce per consolidare, ma per colonizzare. E quindi piattaforme, dati, comportamenti.

    Non importa quanto sia solida un’azienda, se non è in grado di tenere il passo digitale, non è competitiva. E alla fine, viene inglobata.

    Le aziende storiche sono in svendita?

    Questa è la domanda più scomoda. Ma anche la più necessaria. Il caso Kellogg’s, come quello recente di Tiffany, o in passato di Motorola, Nokia, Yahoo, ci dice che essere iconici oggi non basta più.

    La reputazione non è più sufficiente a generare valore nel presente. Serve essere capaci di guardare oltre.

    E che la storia non è tutto, se non è accompagnata da innovazione vera.

    È questo che oggi dovrebbero interrogarsi tutte le imprese nate nel secolo scorso: quanto del loro valore è ancora riconosciuto? Quanto della loro narrazione è ancora rilevante?

    L’acquisizione di Kellogg’s da parte di Ferrero è molto più di un’operazione industriale.

    È un segnale forte. Il valore oggi non risiede solo e soltanto nella storia, come spesso siamo portati a credere. Ma nella capacità di leggere il presente e anticipare il futuro.

    Anche i marchi più iconici devono scegliere. Evolvere o scomparire. La solidità di ieri non basta più.

    Serve visione, velocità e una nuova grammatica del valore.

  • Imprese aperte 2023: innovazione, formazione e futuro

    Imprese aperte 2023: innovazione, formazione e futuro

    Imprese Aperte Parma 2023 valorizza eccellenze imprenditoriali locali, svelando il cuore di aziende come Davines. Eventi, incontri e visite guidate permettono di esplorare l’innovazione e la cultura d’impresa che continuano anche nel mese di giugno.

    Nei giorni scorsi ho preso parte a Imprese Aperte Parma 2023, l’iniziativa promossa dall’associazione “Parma, Io Ci Sto!”, che continuerà fino a giugno per poi riprendere in autunno.

    Durante questa occasione ho avuto il privilegio di visitare una delle aziende partecipanti, Davines, leader mondiale nel settore della cosmesi. Questa azienda è un perfetto esempio di come l’innovazione e la formazione possano essere fondamenta solide per la crescita e il successo di un’impresa.

    Davines celebra quest’anno il suo 40esimo anniversario e ha colto l’occasione di Imprese Aperte Parma per aprire le porte e far conoscere i propri valori fondamentali. Al cuore della filosofia dell’azienda c’è l’idea che la bellezza è un valore fondamentale che va ricercato e costruito con le persone come riferimento.

    davines imprese aperte parma 2023

    Non sorprende che Davines Group, dal 2016, sia un’azienda certificata B Corp, un marchio di eccellenza che certifica l’attenzione dell’azienda alla sostenibilità e all’impatto sociale.

    Davines ha sedi in tutto il mondo, ma è a Parma che svolge la sua produzione e la ricerca e sviluppo. Ho avuto la fortuna di visitare il loro giardino scientifico, il luogo dove nuovi prodotti vengono pensati, sviluppati e perfezionati.

    Imprese Aperte Parma, promosso dall’associazione “Parma, Io Ci Sto!”, continuerà fino a giugno, con ulteriori incontri programmati per l’autunno. Questa iniziativa rappresenta una rara opportunità per scoprire da vicino la cultura d’impresa che anima le aziende del territorio, spesso vere eccellenze internazionali come Dallara e Barilla.

    L’invito è quindi quello di cogliere l’occasione per partecipare a questi incontri gratuiti e scoprire la varietà e la qualità delle imprese locali. Per informazioni dettagliate, potete visitare il sito di “Parma, Io Ci Sto!”.

    Da questa esperienza, ho portato con me un messaggio potente, una frase che risuona ancora nelle mie orecchie: “Non vogliamo essere la migliore azienda del mondo, ma l’azienda migliore per il mondo“. Un motto che, spero, possa essere d’ispirazione per tutte le imprese del nostro territorio e oltre.

    Come già ricordato, “Imprese Aperte Parma 2023” celebra la cultura d’impresa attraverso vari temi come l’agroalimentare, la cultura, il turismo, la formazione e l’innovazione, la sostenibilità ambientale, dimostrando la diversità e la ricchezza del nostro tessuto imprenditoriale.

    imprese aperte parma 2023 franzrusso.it

    Questo progetto innovativo, ideato da “Parma, io ci sto!” e l’Unione Parmense degli Industriali, in collaborazione con Cisita Parma, si sforza di esaltare il talento imprenditoriale di Parma. Attraverso una serie di incontri con la comunità, coinvolgiamo sia le aziende storiche che le nuove realtà per creare un ambiente di crescita, conoscenza e valore per il territorio.

    Nei mesi a venire, le aziende apriranno le loro porte a cittadini, turisti e studenti. Questo porta a una serie di eventi culturali, workshop, laboratori e visite guidate, consentendo a tutti di vedere come funzionano le cose dietro le quinte e di entrare in contatto con il capitale umano che spinge l’innovazione.

    Sono stati previsti 58 eventi per la prima parte del progetto, tra maggio e giugno, e chiunque può registrarsi gratuitamente attraverso la piattaforma Eventbrite o l’app Parma 2020+21.

    14 aziende rappresentative del territorio parteciperanno a questa iniziativa, ognuna con il suo settore di specializzazione. Queste vanno dall’agroalimentare alla cosmesi, dall’abbigliamento sportivo all’automotive, fino alla logistica.

    “Imprese Aperte” non è solo un evento per le aziende partecipanti, ma anche per il pubblico che è interessato a scoprire l’eredità imprenditoriale del territorio. Il forte aumento della partecipazione rispetto all’edizione del 2022 e la varietà delle aziende partecipanti dimostrano l’importanza di questo progetto e il senso di appartenenza che le imprese hanno nei confronti di un tessuto imprenditoriale unico, che desiderano condividere.

    “Imprese Aperte” ha l’obiettivo di evidenziare il ruolo cruciale che le imprese giocano per la comunità, non solo come generatori di lavoro e benessere, ma anche come attori culturali che lavorano in rete per mettere a disposizione del territorio le loro esperienze, competenze e creatività.

    Il calendario ricco di eventi mira a coinvolgere un vasto pubblico, con particolare attenzione alle nuove generazioni, per scoprire e valorizzare l’immensa ricchezza del patrimonio aziendale locale.

    Nell’edizione precedente, “Imprese Aperte” ha raggiunto cifre impressionanti: 28 imprese hanno aperto le loro porte a 2.000 visitatori, organizzando 250 eventi. Tra questi, un programma speciale dedicato esclusivamente agli studenti universitari, testimonianza del nostro impegno a coinvolgere la futura generazione di imprenditori.

    Una volta conclusa la prima serie di appuntamenti, il progetto riprenderà da settembre a novembre 2023, con molte altre imprese che hanno già confermato la loro partecipazione, testimoniando l’entusiasmo e la dedizione del nostro tessuto imprenditoriale.

    La celebrazione della cultura d’impresa non termina qui. Il viaggio continua per valorizzare e riconoscere il ruolo fondamentale che le imprese svolgono nel plasmare la comunità e nel definire il futuro del territorio.

  • Imprese Aperte Parma 2023 celebra la cultura d’impresa

    Imprese Aperte Parma 2023 celebra la cultura d’impresa

    Al via Imprese Aperte Parma 2023 che celebra la cultura d’impresa e coinvolge le aziende del territorio attraverso appuntamenti con la comunità per valorizzare le eccellenze imprenditoriali di Parma.

    Su InTime Blog ci piace segnalare iniziative che vedono al centro il tema delle imprese, il cuore pulsante dell’economia del nostro paese. E ci piace anche raccontare le aziende, le loro storie, sempre molto affascinati che spesso fungono da esempio per altre idee di impresa.

    Ecco, Imprese Aperte Parma, giunta alla sua terza edizione, rappresenta una grande occasione per tutti, cittadini, turisti e anche studenti di conoscere le aziende del territorio, spesso grandi eccellenze del nostro paese.

    Si tratta di un’iniziativa che vuole celebrare la cultura d’impresa attraverso temi come Agroalimentare, Cultura, Turismo e tempi libero, Formazione e Innovazione, Sostenibilità Ambientale.

    Il progetto è ideato e sviluppato da “Parma, io ci sto!” e Unione Parmense degli Industriali, in collaborazione con l’ente di formazione Cisita Parma. Sperimentato con successo durante il biennio di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21, quest’anno l’iniziativa vede inoltre il patrocinio del Comune di Parma.

    Imprese Aperte Parma 2023 cultura impresa 2023

    Il format di Imprese Aperte Parma 2023 è innovativo e unico a livello nazionale, che punta a valorizzare le eccellenze imprenditoriali di Parma, coinvolgendo aziende storiche e nuove realtà in cicli di appuntamenti con la comunità, per trasformare la cultura d’impresa in un’occasione di crescita, conoscenza e valore per il territorio.

    Nei prossimi mesi, le aziende aderenti apriranno le porte a cittadini, turisti e studenti per condividere il proprio ricco patrimonio di conoscenze e competenze: eventi culturali, workshop, laboratori e visite guidate, per scoprire il “dietro le quinte” delle dinamiche produttive e venire a contatto con il capitale umano delle aziende, vera spinta alla creatività e all’innovazione.

    Sono già 58 gli appuntamenti previsti durante la prima finestra temporale del progetto che si svilupperà tra maggio e giugno, a cui è possibile registrarsi gratuitamente tramite piattaforma Eventbrite o app Parma 2020+21.

    Protagoniste, 14 aziende del territorio in rappresentanza di diversi settori produttivi: dall’agroalimentare con Agugiaro & Figna Molini, Barilla, Coppini Arte Olearia, F.lli Galloni, Parmacotto, Salumificio Trascinelli Pietro,  Torrcaffè, alla cosmesi con Davines; passando per l’abbigliamento sportivo con il marchio storico Erreà, l’impiantistica alimentare con Sidel, il mondo delle costruzioni con Allodi e quello dell’auto con Dallara e Autocentro Baistrocchi fino alla logistica con CePIM.

    «“Imprese Aperte” è un appuntamento corale che coinvolge non solo le aziende aderenti, ma soprattutto il pubblico che vuole andare alla scoperta del patrimonio imprenditoriale e produttivo del territorio in cui vive. L’incremento significativo rispetto al 2022 e la varietà delle aziende che hanno aderito all’edizione 2023 testimoniano il valore che le imprese riconoscono al progetto e il loro grande senso di appartenenza ad un tessuto imprenditoriale unico che vuole farsi conoscere», ha dichiarato Gabriele Buia, Presidente dell’Unione Parmense degli Industriali.

    «“Imprese Aperte” nasce dalla volontà di valorizzare il ruolo cruciale che le imprese svolgono per la comunità, non solo in quanto portatrici di lavoro e quindi di benessere e di innovazione, ma anche in quanto attori culturali capaci di fare rete e di mettere a sistema esperienze, competenze e creatività, al servizio del territorio. Il ricco calendario di appuntamenti si pone l’obiettivo di coinvolgere un largo pubblico, e soprattutto le nuove generazioni, nella scoperta e nella valorizzazione del prezioso patrimonio aziendale che lo circonda», ha commentato Alessandro Chiesi, Presidente di “Parma, io ci sto!”.

    Lo scorso anno “Imprese Aperte” ha registrato numeri importanti, con 28 realtà che hanno ospitato complessivamente 2.000 visitatori, per un totale di 250 appuntamenti. Tra questi anche un programma speciale di circa 30 iniziative dedicate esclusivamente agli studenti universitari.

    Concluso il primo ciclo di appuntamenti, il progetto proseguirà da settembre a novembre 2023, con altre realtà che hanno già confermato la loro partecipazione: Bonatti, Bugnion, CFT Group, Consorzio Agrario di Parma, Crown, Dulevo International, Elantas Europe, Esperta, Fepa, Food Farm 4.0, Hi-Food, Laminam, Laterlite, Lincotek, Monte delle Vigne, Mutti, Opem, Parmalat, Puratos, Rizzoli Emanuelli, Rodolfi Mansueto, Sacmi Beverage, Transfer Oil, Zatti Top Class.

    E sono felice di prendere parte a questa iniziativa andando a visitare l’azienda Davines nel giorno di inaugurazione della manifestazione in questa prima parte.

    L’azienda, fondata nel 1983, inizia la sua storia come laboratorio di ricerca e produzione di prodotti tricologici di alta qualità, destinati a rinomate società cosmetiche nel mondo.

    Dopo un decennio dedicato alla ricerca e al miglioramento, nasce il brand Davines dedicato ai prodotti cosmetici professionali per l’acconciatore, mentre nel 1996, prende vita il brand skincare per istituti di bellezza e spa.

    Il Gruppo è oggi una B Corporation, un’azienda che usa il business per generare un impatto positivo sulle persone e l’ambiente, oltre ad essere una realtà internazionale presente in più di 90 paesi con uno staff multiculturale proveniente da diverse nazionalità.

    Ecco, conoscere Davines in questo contesto significa conoscere come l’azienda ha abbracciato l’innovazione, ormai passaggio inevitabile per le aziende, e come la formazione è stata impiegata per restare sempre al passo coi tempi.

    L’invito è quindi quello di seguire il racconto sui social media sui canali dell’iniziativa: Facebook, LinkedIn, Instagram.

  • Politica e diritti digitali, ecco cosa ne pensano i partiti

    Politica e diritti digitali, ecco cosa ne pensano i partiti

    Partiti e diritti digitali. In vista delle prossime Elezioni Politiche 2022, l’analisi di Privacy Network ci permette di vedere cosa ne pensano i partiti di temi come identità digitale e privacy. Il quadro che ne viene fuori è abbastanza deludente.

    In questi ultimi anni abbiamo sviluppato l’opinione secondo cui la politica si interessa poco, e con molta sufficienza, di Innovazione, Digitale e Privacy. Si tratta di una opinione che si basa su come la politica ha trattato questi temi e, quindi, qualche base di verità esiste. Opinione che spesso viene messa in relazione, come è ovvio, con quello che si aspettano i cittadini e che spesso manca.

    Ma, anche in vista delle prossime Elezioni Politiche 2022, che avranno luogo il prossimo 25 settembre, da più parti ci si chiede come i partiti intendono affrontare questi temi, partendo proprio dai loro programmi.

    Ora, nei giorni scorsi vi è stato qualcuno che ha espresso qualche giudizio a riguardo, anche se non in maniera precisa.

    Quello che vogliamo fare invece, in questa occasione, è farvi conoscere cosa davvero ne pensano i partiti politici italiani di Innovazione e Digitale e vedere che spazio questi temi occupano all’interno dei loro programmi.

    Programmi politici diritti digitali

    Per raggiungere questo intento, ci serviamo di una bella analisi che sul tema ha condotto Privacy Network, un team di persone che cerca di attirare l’attenzione del grande pubblico proprio sui diritti digitali. E lo fa con diverse iniziative, una di queste l’analisi di cui vi mostreremo alcuni aspetti salienti.

    È vero, ci sono temi e problemi più urgenti, visto il momento particolare che stiamo vivendo, che il nuovo esecutivo si troverà ad affrontare, ma riteniamo che sia comunque utile affrontare temi legati all’identità digitale, al diritto all’uso delle nuove tecnologie, alla tutela dei diritti delle persone nei confronti delle piattaforme social media e anche nei confronti dell’uso di sistemi di Intelligenza Artificiale (AI).

    Come dicevamo, nella sua analisi Privacy Network ha voluto verificare quanto spazio i partiti politici italiani dedicano a questi temi all’interno dei propri programmi, in vista delle prossime Elezioni Politiche. Poi è stato usato come indicatore oggettivo il numero di volte in cui vengono citate parole come privacy, cybersecurity, intelligenza artificiale, blockchain e altre. Infine, si è e cercato di capire in modo neutrale l’intento di ogni partito e coalizione in questi ambiti.

    Dall’analisi emerge, in generale, che quasi tutti i programmi elettorali parlano diritti digitali e privacy, ma non in modo approfondito.

    Ed ecco una sintesi dei singoli programmi dei partiti su questi temi:

    Il centrodestra (FdI, FI, Lega, NM) si approccia alle nuove tecnologie come a degli strumenti utili a raggiungere gli obiettivi di programma, non a caso vi si fa riferimento in numerosi ambiti. Il difetto principale rilevato è l’eccessiva genericità e residualità dei punti programmatici che parlano di digitalizzazione. Assenti i riferimenti alla privacy e alla tutela dei diritti umani in ambito digitale. In sostanza, ci sono riferimenti al digitale ma restano, appunto, molto generici. Una genericità imputabile anche al fatto che si tratta di programma elettorale molto breve.

    Il programma del PD parla del mondo digitale guardando tanto alla sua funzione strumentale, allo scopo di raggiungere obiettivi programmatici, quanto alle sue possibili derive negative. Il Partito Democratico dedica ampio spazio al tema della tutela dei diritti delle persone nei confronti delle “Big Tech”, ma anche nei confronti dell’uso dei sistemi di intelligenza artificiale. La considerazione che se ne trae è che il programma appare poco leggibile a chi è dotato di una conoscenza approfondita dei temi. E poi, alcuni propositi risultano una ripetizione di quanto già previsto da norme Europee presenti e future.

    Il Movimento 5 Stelle nel suo programma mette in risalto il valore dei dati ancor prima che quello delle tecnologie. I dati sono utili per agevolare la conoscenza e la partecipazione dei cittadini. Le informazioni, secondo il M5S, devono essere accessibili per consentire un miglioramento della ricerca, ma anche dell’informazione in ottica di lotta alle fake news. Non vi è alcun cenno sulla tutela della privacy o dei diritti fondamentali nei confronti, ad esempio, delle piattaforme americane.

    Programmi politici diritti digitali

    Alleanza Verdi Sinistra evidenzia l’importanza dei dati e suggerisce di utilizzarli in diversi settori. Occorre evidenziare che si si riferisce però non ai dati personali ma a informazioni utili al perseguimento delle ricerche e dello sviluppo, senza porre attenzione al tema dei dati personali. Non solo, il programma di Alleanza Verdi Sinistra dichiara apertamente di voler tracciare i dati dei conti correnti dei cittadini al fine di verificare i casi di evasione. Non è da escludere che anche altre forze politiche abbiano simili mire, ma Alleanza Verdi Sinistra lo scrive nero su bianco.

    Le nuove tecnologie vengono viste da Azione Italia Viva e Calenda non come una panacea dai non chiari poteri, ma come un set di strumenti concreti e utili a semplificare e migliorare alcuni settori dell’economia del Paese. In questo programma manca completamente il riferimento ai diritti dei cittadini e alla tutela della loro privacy contro le Big Tech.

    Nel programma portato avanti da Possibile di Civati viene riservato ampio spazio ai temi digitali e, in particolare, al tema della privacy che viene presa in considerazione anche con riferimento al miglioramento della disciplina dello smart working, nonché con riferimento all’ambito della didattica online. Viene citato espressamente il Digital Market Act, normativa in fase di discussione in UE e relativa alla regolamentazione del ruolo delle Big Tech nei mercati on line. Il programma risulta però carente sotto il punto di vista delle soluzioni tecnico/pratiche. Enuncia i temi ma non le modalità in cui verrebbero affrontati e risolti. Alcune soluzioni proposte (come il diritto alla disconnessione) risultano ridondanti rispetto a quelle già presenti nel nostro ordinamento e/o in quello europeo.

    Nel programma elettorale di Unione Popolare manca praticamente del tutto il riferimento alle nuove tecnologie.

    Guardando poi il grafico in alto ci si accorge come i partiti considerano all’interno dei programma alcuni punti specifici. Il tema importante della Privacy, come abbiamo visto, non coinvolge la destra e il centro-destra. Per quasi tutti i partiti il Digitale è uno strumento, meno per Alleanza Sinistra Verdi, partito che in generale mostra poca attenzione su questi temi. Gli altri dati si commentano da soli.

    Insomma, questa analisi ci offre un quadro abbastanza chiaro di come, ancora, la politica continui a considerare poco i temi e i diritti legati all’Innovazione e al Digitale. L’analisi ci mostra come anche in presenza di alcuni punti programmatici interessanti, manca sempre un supporto concreto e l’intenzione reale di portare il paese ad investire di più in questo senso, al fine di sviluppare un solido sistema di diritti.

    Il quadro che ne viene fuori, quindi, è abbastanza deludente e non ci aiuta a smuovere quell’opinione che tutti abbiamo in testa, l’opinione di cui parlavamo all’inizio di questo articolo.

    Speriamo tutto questo possa essere utile ad aprire un dibattito serio in modo da contribuire a formulare una opinione più chiara.

    A questo link potete consultare l’intero report.

    Di questo e dei temi più efferenti alla Privacy si parlerà dal 26 al 30 settembre alla Privacy Week presso gli spazi di Cariplo Factory Milano a Milano.

  • Indice qualità vita digitale, Italia in chiaro scuro

    Indice qualità vita digitale, Italia in chiaro scuro

    Il report annuale dell’Indice sulla Qualità della Vita Digitale (DQL) di Surfshark, vede l’Italia piazzarsi al 27° posto, perdendo 7 posizioni rispetto allo scorso anno. Pesano valutazioni basse per qualità di Internet e accessibilità. Meglio sulla cybersecurity.

    Siamo sempre connessi a dispositivi e la nostra vita è sempre più digitale. Ma dal punto di vista della qualità di vita digitale, appunto, come siamo messi? A questa domanda rispondiamo oggi con i dati della terza edizione dell’Indice sulla Qualità della vita Digitale (DQL, Digital Quality Life), lo studio DQL viene condotto dalla società di sicurezza informatica Surfshark e valuta i paesi sulla base di una serie di cinque pilastri fondamentali del benessere digitale.

    Il nostro paese quest’anno, perdendo 7 posizioni rispetto allo scorso anno, si piazza comunque al 27° posto su 110. L’Italia si piazza poi al 19° posto per quanto riguarda la sicurezza informatica, al 25° per quanto riguarda l’infrastruttura informatica, sempre al 25° posto per l’amministrazione digitale.

    Il punto dolente è rappresentato, come ben sappiamo, dalla qualità di internet che è poco soddisfacente, infatti ci piazziamo al 40° posto e siamo al 41° per accessibilità. Ma vediamo meglio i dati.

    Indice qualità vita digitale Italia chiaro scuro intime blog franzrusso

    Lo studio, molto interessante, come dicevamo, evidenzia il passo indietro compiuto dal nostro paese, perdendo 7 posti rispetto allo scorso anno, andando a posizionarsi dietro a Spagna e Francia. Un calo determinato essenzialmente dai punteggi più bassi per quanto riguarda la qualità di Internet e l’accessibilità.

    Nonostante tutto, l’indice della sicurezza informatica in Italia è migliore del 30% rispetto alla media globale e uno dei criteri con il punteggio più alto è proprio quello che riguarda la cybersecurity.

    La velocità di internet in Italia è inferiore rispetto a quelli dei paesi limitrofi; la velocità di internet a banda larga è 2 volte più veloce in Francia e Spagna. Tuttavia, ha registrato un miglioramento del 68% dall’inizio della pandemia del COVID-19.

    Per quanto riguarda l’accessibilità ad internet l’Italia è superiore rispetto alla Spagna, ma dall’anno precedente il punteggio è calato del 70%. Le persone in Italia devono lavorare complessivamente 2 ore e 23 minuti al mese per permettersi di avere accesso al pacchetto internet a banda larga più economico.

    Le opportunità digitali si sono rivelate più importanti che mai durante la crisi del COVID-19, evidenziando l’importanza per ciascun paese di garantire a pieno la possibilità di lavorare da remoto per la propria economia,” così ci ha detto Vytautas Kaziukonis, CEO di Surfshark. “Questo è il motivo per cui, per il terzo anno di fila, continuiamo ad effettuare studi sulla qualità della vita digitale, i quali ci consentono di avere un quadro di insieme esaustivo sul modo in cui i paesi eccellono in termini digitali. L’indice pone le basi per discussioni significative su come l’avanzamento digitale influenzi la prosperità di un paese e sulle aree che possono essere migliorate”.

    italia qualità digitale dq 2021

    Guardando il quadro complessivo, 6 dei 10 paesi con i punteggi più alti si trovano in Europa, in linea con la tendenza dell’anno precedente. La Danimarca occupa il 1° posto nel DQL per il secondo anno di fila ed è subito seguita dalla Corea del Sud. La Finlandia è al 3° posto mentre Israele e gli Stati Uniti completano la top five delle 110 nazioni valutate. Le ultime 5 posizioni sono occupate rispettivamente da Etiopia, Cambogia, Camerun, Guatemala e Angola.

    A livello regionale, gli Usa spiccano come paese che vanta la qualità di vita digitale superiore nelle Americhe, mentre la Corea del Sud occupa la prima posizione in Asia. Per quanto riguarda i paesi del continente africano, gli abitanti del Sud Africa vantano la qualità di vita digitale più elevata mentre l’Australia primeggia in Oceania, superando la Nuova Zelanda in molte aree digitali.

    italia qualità digitale dq 2021

    Ed ecco alcuni dati significativi del report:

    • La banda larga quest’anno è diventata più cara in tutto il mondo. Confrontando i paesi sia del DQL20 che del DQL21, emerge che le persone devono lavorare l’11% in più (25 minuti in più) per permettersi internet a banda larga nel 2021. Ad ogni modo, le persone devono lavorare il 29% in meno (28 minuti in meno) per permettersi internet per dispositivi mobili quest’anno.
    • Il peggior accesso a internet al mondo è il meno abbordabile. Le persone in alcuni paesi, come la Nigeria, la Costa d’Avorio e il Mali, hanno bisogno di circa una settimana di lavoro per permettersi internet.
    • Investire nell’infrastruttura informatica e nell’amministrazione digitale è ciò che contribuisce maggiormente al benessere digitale delle persone.

    Da evidenziare che la ricerca DQL del 2021 ha esaminato una popolazione totale di oltre 6,9 miliardi di persone in base a cinque pilastri fondamentali e 14 indicatori di base che forniscono una valutazione esaustiva. Lo studio si basa su informazioni open-source fornite dalle Nazioni Unite, dalla Banca Mondiale, dalla Freedom House, dall’Unione Internazionale delle Comunicazioni e da altre fonti.

  • Maker Faire Rome, l′Innovazione e le idee ritornano anche in presenza

    Maker Faire Rome, l′Innovazione e le idee ritornano anche in presenza

    Maker Faire Rome – The European edition torna dall’8 al 10 ottobre 2021 al Gazometro Ostiense. La voglia di fare Innovazione, scoprire nuove idee ritorna anche in presenza.

    Maker Faire Rome – The European edition torna dall’8 al 10 ottobre 2021 al Gazometro Ostiense, luogo iconico che vuole rappresentare la voglia di ricominciare e fare Innovazione per crescere.

    L’area del Gazometro occupa una superficie di oltre 12 ettari dove Eni, main partner della manifestazione, sta procedendo al costante recupero delle aree industriali e alle opere di bonifica. Un’area che vuole diventare un ecosistema aperto dedicato ai nuovi modelli di business non emissivi e allo sviluppo di filiere imprenditoriali. In questo perimetro di innovazione è stato inserito l’headquarter di Joule, la Scuola di Eni per l’Impresa, creata per promuovere la formazione imprenditoriale sostenibile e “ZERO”, l’acceleratore “clean tech” della Rete Nazionale CDP che vede partecipare anche Lventure, ELIS, Acea, Maire Tecnimont e Microsoft.

    L’edizione di quest’anno della Maker Faire rappresenta un momento importante per tornare a visitarla dal vivo. Infatti, gli spazi saranno accessibili nella massima sicurezza in osservanza dei protocolli sanitari previsti, ma con i visitatori che torneranno ad ammirare da vicino le tante idee e invenzioni in esposizione nella nona edizione della kermesse che è ormai una piattaforma internazionale consolidata dedicata all’Open Innovation, capace di valorizzare una experience di qualità e di abilitare processi di trasferimento di competenze.

    Maker Faire Rome Innovazione in presenza franzrusso.it

    Visto il grande successo dell’edizione dello scorso anno, resta comunque attiva anche la rassegna online. Questo grazie a una piattaforma dedicata che sarà divisa in diversi canali tematici sui principali topics di Maker Faire e un canale Main, sempre live, dal quale verranno raccontate tante storie d’innovazione. verrà un vero e proprio studio televisivo all’interno negli spazi del Gazometro dal quale, in diretta, verranno incontrati e ascoltati i protagonisti nazionali e internazionali del mondo dell’innovazione là dove lavorano o sperimentano.

    Saranno più di 240 gli spazi espositivi (stand e aree allestite) con idee, prototipi e progetti innovativi pronti ad essere svelati. I contenuti proposti sono tanti, variegati e di altissima qualità.

    Maker Faire Rome 2021, i temi principali

    Dall’agritech al foodtech, dal digital manufacturing alla robotica, dall’intelligenza artificiale alla mobilità, dall’economia circolare alla salute, dall’IoT al recycling fino alla data science e al design thinking, oltre alle sezioni dedicate di Maker Art e Maker Music che esploreranno l’intersezione tra arti, musica, scienza e tecnologia: i contenuti sono pronti a sorprendere, sia in presenza che online.

    Maker Faire Rome 2021, Opening Conference

    E’ l’appuntamento, imperdibile, che dà il via ufficiale alla manifestazione, in programma il prossimo 7 ottobre. Il tema 2021 è “Fast Forward – The Future In The Making”: il riconoscimento di circostanze che hanno accelerato cambiamenti lungamente dovuti e la celebrazione di quella capacità di “fare” che ha reso possibile gestire l’incertezza di questi interminabili e complessi mesi dall’arrivo sulla scena mondiale del Covid-19.

    Maker Faire Rome 2021, Robotica e Intelligenza artificiale

    Tra gli argomenti che, nel corso degli anni, sono stati protagonisti a Maker Faire Rome e che hanno riscosso un crescente interesse di pubblico ci sono la Robotica e l’Intelligenza Artificiale. Questo anche grazie alle collaborazioni sempre più solide con l’Istituto di Robotica e Macchine Intelligenti (I-Rim) e il Laboratorio nazionale di Intelligenza Artificiale del Cini (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica).

    E sono decine, anche quest’anno, le realizzazioni e i prototipi che verranno presentati al pubblico proposti da singoli maker, atenei, spin off universitari e Istituti di ricerca. Una vasta serie di progetti che spaziano dal settore medico a quello industriale, dai trasporti ai beni culturali.

    Tutti i gruppi di punta della ricerca in Robotica italiana saranno rappresentati, sia provenienti dalle Università – come i Politecnici di Milano, Torino e Bari, le Università di Bologna, Roma, Napoli, Pisa – che dai Centri di ricerca di eccellenza, IIT e CNR in primo luogo.

    All’interno di quest’area verrà illustrato anche il “Joiint Lab”, un esperimento unico di trasferimento tecnologico industriale appena lanciato a Bergamo presso l’area del Kilometro Rosso, in cui alcune delle aziende di punta del territorio lombardo lavorano fianco a fianco con i ricercatori di IIT per dare vita a nuove forme di lavoro fisico da remoto mediante avatar robotici, riducendo l’esposizione dei lavoratori umani a condizioni di lavoro faticose e/o potenzialmente pericolose.

    Inoltre, è stata consolidata la collaborazione con l’Istituto di Robotica e Macchine Intelligenti (I-RIM) presieduto da Antonio Bicchi. Alla sua terza edizione I-RIM 3D (in programma dall’8 al 10 ottobre) costituisce già un riferimento per chi voglia fare innovazione tecnologica: un punto di incontro tra ricerca e industria. I-RIM 3D 2021, organizzata da Barbara Caputo ed Eugenio Guglielmelli, due tra i più rinomati esperti di robotica a livello internazionale, anche quest’anno promette numeri record di partecipazione e un interessantissimo programma di interventi.

    Maker Faire Rome 2021, Maker Art e Maker Music

    Dopo il successo dell’edizione 2020, basata soprattutto su un coinvolgimento di più di 30 artisti internazionali da tutto il mondo, la sezione 2021 di Maker Art si focalizzerà su meno installazioni a più impatto. L’intento è sempre quello di unire il mondo dei maker con quello degli artisti che operano con le tecnologie, creare nuove sinergie e attivare collaborazioni tra mondo dell’arte, dei maker e delle aziende del settore tecnologico.

    Quest’anno il focus sarà l’intelligenza artificiale. Maker Faire collaborerà insieme alla Onassis Foundation con la mostra “You and AI. Through The Algorithmic Lens”. La versione romana della mostra sarà a cura di Irini Mirena Papadimitriou (direttrice artistica del FutureEverything) e Valentino Catricalà. “You and AI” è una mostra che esplora l’intelligenza artificiale non come una potenzialità futura ma come una realtà attuale.

    La sezione performativa si svilupperà in collaborazione con Maker Music, in un dialogo tra artisti e musicisti che vedrà la partecipazione dell’artista Donato Piccolo. I talk coinvolgeranno artisti internazionali di alto livello e saranno sviluppati insieme all’importante curatore, fondatore del Palais de Tokyo, Jérôme Sans.

    Maker Music 2021, all’interno di Maker Faire Rome, racconta il making della musica, dal punto di vista dell’innovazione, della creatività e della tecnologia. Attraverso un programma divulgativo, con i contributi di alcuni dei protagonisti della scena musicale italiana, fra i quali Clementino, La Rappresentante Di Lista, NAIP, Max Casacci dei Subsonica.

    Maker Faire Rome 2021, Agrifood e Sostenibilità

    La sezione sostenibilità e agrifood della manifestazione presenta, nonostante le difficoltà del periodo, un ricco panorama di innovazioni applicabili alle imprese, alle filiere agricole e ai sistemi locali.

    Partecipano alle attività di Maker Faire 2021 i più importanti enti nazionali di ricerca, tra cui il Crea, il Cnr, l’Enea, oltre al mondo universitario e a una selezione di imprese private impegnate nel mondo dell’innovazione. Complessivamente saranno presentate oltre 50 innovazioni per l’agricoltura e l’ambiente.

    Maker Faire Rome 2021, Education

    Le nuove generazioni guardano al futuro attraverso la Maker Faire Rome. Lo conferma la grande partecipazione di atenei e scuole attraverso le relative call. Nell’area Education di MFR 2021, sia on line che in presenza, si potranno ammirare i progetti provenienti da 30 scuole secondarie italiane, dalla Sicilia al Friuli Venezia Giulia e 2 europee (Croazia e Norvegia).

    Saranno, inoltre, oltre 20 i progetti di altrettanti ITS (Istituti Tecnici Superiori), provenienti da tutta Italia.

    Maker Faire Rome 2021, i Contest

    L’edizione 2021 prevede due contest finalizzati a valorizzare i migliori progetti, per garantire visibilità e lo sviluppo delle diverse iniziative presentate: un riconoscimento pubblico e tangibile al valore della creatività esposta durante la manifestazione.

    Il primo è “Make to Care”, l’iniziativa open innovation di Sanofi finalizzata a far emergere e facilitare la realizzazione, nonché la diffusione di soluzioni innovative e utili a dare risposte ai bisogni reali delle persone che convivono con una disabilità a causa di patologie e/o eventi traumatici. Giunto alla sesta edizione, il contest ha ottenuto grande partecipazione dalla comunità maker e da chi ha colto un bisogno concreto, orientando il proprio ingegno e proponendo una soluzione innovativa. Conosceremo in dettaglio i progetti finalisti durante la Maker Faire Rome mentre i vincitori saranno stabiliti da una commissione indipendente che si riunirà il prossimo 27 ottobre. Come da tradizione delle passate edizioni, i vincitori avranno accesso ad una coinvolgente esperienza formativa.

    Il secondo contest è “MakeITCircular”, realizzato da Innova Camera e dalle Associazioni dei consumatori del Consiglio Nazionale Consumatori e Utenti (CNCU), che promuove la Carta del Consumo Circolare e i valori del riciclo, del riuso e della co-progettazione. Il passaggio da un modello di economia lineare a uno di “economia circolare” è la chiave per rendere possibile una crescita economica che rispetti le risorse materiali e naturali e per offrire un contributo alla tutela contro il cambiamento climatico che il pianeta si è impegnato a fermare entro il 2050. Per praticare e incentivare il “consumo circolare”, promuovendo il passaggio dalla cultura dello scarto e dello spreco alla cultura del riciclo e del riuso, è nata la “Carta del Consumo Circolare”: un contributo di idee alle grandi scelte che la transizione ecologica ci impone, per affermare una società e un’economia più giuste.

    Il contest premierà le migliori idee in linea con i principi della Carta e che ne favoriscano la sua diffusione e il coinvolgimento di diversi attori nella sua implementazione.

    Maker Faire Rome 2021, come partecipare

    Per partecipare in presenza, oltre al rispetto della normativa vigente anti-Covid 19, è necessario acquistare – in base alle proprie esigenze ed esclusivamente on line – le varie tipologie di biglietti per l’ingresso: un’operazione semplice che va fatta direttamente dal sito makerfairerome.eu.

    Chi preferisce seguire la manifestazione da remoto può farlo senza problemi, grazie a una semplice registrazione alla piattaforma dedicata (tutte le informazioni utili saranno disponibili sul portale di MFR 2021). Per migliorare l’esperienza di visita, basterà profilarsi esprimendo preferenze sui temi e le attività che ci si aspetta di trovare nel corso dell’evento. Si riceveranno suggerimenti e notifiche in linea con i propri interessi.

    Sui social media potete seguire le conversazioni con #MakerFaireRome e #MFR2021.

  • Accenture Startup Challenge, tra Inclusione e Innovazione

    Accenture Startup Challenge, tra Inclusione e Innovazione

    Accenture Startup Challenge ha visto la partecipazione di oltre 200 startup e ha permesso di elaborare una mappatura dalla quale emerge che i temi della Sostenibilità e dell’Inclusione sono rilevanti.

    Accenture, da poco indicata da Forrester come società leader nella consulenza per l’Innovazione, crede fortemente nelle startup, vero motore dell’innovazione tecnologica. E il grande successo della prima call per le startup lo dimostra.

    Sono state infatti oltre 200 le startup che hanno inviato la propria candidatura per Accenture Startup Challenge, nata per sostenere la crescita dell’ecosistema italiano dell’innovazione, ponendosi come punto di incontro tra idee, collaborazione e imprese. Tre elementi che oggi caratterizzano il successo di progetti come questi.

    Si chiude quindi la prima fase e ora la Accenture Startup Challenge entra nel vivo. Infatti adesso si entra nella fase della valutazione e selezione delle startup. Le iniziative di nuove impresa avranno poi la possibilità di lavorare fianco a fianco con team specializzati di Accenture per la co-creazione di progetti altamente rilevanti da proporre, poi, alle più grandi imprese italiane.

    Accenture Startup ChallengeInclusione- Innovazione franzrusso Alla startup vincitrice, che verrà valutata in base a criteri di rilevanza di mercato, rilevanza per Accenture e Innovazione, Accenture Startup Challenge darà la possibilità di mostrare la propria soluzione in uno dei centri di innovazione di Accenture in Italia.

    Due tra le startup che parteciperanno alla challenge verranno selezionate per il potenziale impatto sociale della loro value proposition. E a queste saranno attribuiti rispettivamente due riconoscimenti specifici, il Premio Inclusion & Diversity e il Premio Sustainability, e avranno l’opportunità di essere coinvolte nell’ambito di specifiche attività di comunicazione di Accenture Italia. Due premi, questi, che mostrano la grande sensibilità che Accenture dimostra per la gender equality e per i temi legati alla Sostenibilità.

    Questa prima fase di raccolta delle candidature che, ricordiamolo, ha visto la partecipazione di oltre 200 startup, ha permesso ad Accenture di elaborare una mappatura, costituita da 7 cluster principali, che sono:

    • Start-up di recente fondazione: circa la metà delle candidature provengono da start-up fondate negli ultimi 5 anni (49%), mentre quasi un quarto arriva da start-up nate negli ultimi 3 anni (23%).
    • Provenienza prevalente dal centro-nord Italia: La maggior parte delle candidature giunge da start-up che hanno come regione di fondazione la Lombardia (66 su 208). Nel dettaglio, più della metà delle application provengono dal Nord Italia (56%), circa un quinto dal Centro Italia (19%) e le restanti dal Sud e dalle Isole.
    • Digital Enterprise / Customer Engagement: più della metà delle start-up agiscono su temi di Digital Enterprise (54%). Ciò risulta rilevante in ottica di collaborazione con la clientela di Accenture, in quanto la digitalizzazione dei processi rende le aziende più efficienti in termini di agility, incrementando la competitività e la capacità di soddisfare i bisogni dei clienti.
    • Rilevanza Sustainability e Inclusion & Diversity: tra le start-up applicanti, diverse si sono distinte per il loro potenziale impatto sociale in ambito Sustainability (50 su 208) ed Inclusion & Diversity (23 su 208).
    • Buon grado di adattabilità settoriale: 75 aziende candidate sono risultate essere compatibili con più industry, ciò presuppone che abbiano una forte componente tecnologica alla base della loro offerta, in grado di permettere loro di essere applicabili a più settori e quindi di essere potenzialmente adatte a un maggior numero di clienti di Accenture.
    • Presidio dei frontier trends: un considerevole numero di startup (65 su 210) presenta un match con uno dei 5 Frontier Trends presi in considerazione durante l’analisi (Sostenibilità, Digital Health, Transizione Energetica, Pagamenti e Smart Mobility). In particolare, i più quotati sono Sostenibilità (con 23 start-up) e Digital Health (con 20 start-up).
    • Technology focus: analizzando la tecnologia risiedente alla base dell’offerta delle startup, è emerso che un considerevole numero di esse si appoggia a tecnologie di Intelligenza Artificiale & Machine Learning (23%) e IoT (9%).

    Una mappatura utile che ci permette di comprendere come l’evoluzione delle startup in Italia segua quella che è ‘evoluzione e lo sviluppo dei nostri tempi. Un modo per dire, ancora una volta, che il vero motore d’Innovazione e sono, e restano, le startup.

    Noi continueremo a seguire l’evoluzione di Accenture Startup Challenge qui su InTime Blog e sui nostri canali social media.

    [In collaborazione con Accenture Italia]

  • Acea Innovation Day, l′Innovazione è Sostenibile e Digitale

    Acea Innovation Day, l′Innovazione è Sostenibile e Digitale

    L′Innovazione e Sostenibilità sono ormai due sinonimi. Da qui inizia quel grande processo di ripartenza che vede al centro di tutto le città sempre più connesse e il cuore di nuovi servizi per i cittadini.

    Se c’è un aspetto che tutti abbiamo compreso, dopo la grave pandemia da Covid-19 che ha contrassegnato tutto il 2020, è che l’Innovazione e Sostenibilità sono diventati due sinonimi. L’una non può esistere senza l’altra, sono diventati in poco tempo due facce della stessa medaglia. Questo è una delle considerazioni più importanti emerse dalla Acea Innovation Day, edizione 2021. Una giornata di confronto e di incontro di Acea, dal titolo “Costruttori di Futuro“, con l’obiettivo, raggiunto, di mettere al centro la collaborazione e la condivisione di idee, l’Innovazione e le città sempre più connesse.

    Ai panel della mattinata hanno preso parte Gianmatteo Manghi, Ceo Cisco Italia, Stefano Rebattoni, General Manager IBM Italia, Massimo Tedeschi, Chief Technology Officer Leonardo, Fabio Fregi, Country Manager Google Cloud Italia, Claudio Arcudi, Responsabile Energy & Utility di Accenture Italia, nonché della Presidente di Acea Michaela Castelli e dell’Amministratore Delegato Giuseppe Gola.

    Acea Innovation Day Innovazione Sostenibile Digitale franzrusso.it

    Ognuna di queste aziende è partner di Acea nella costruzione di un ecosistema che possa dare vita a idee, soluzioni e servizi sempre più efficienti e che rispondano ai bisogni dei cittadini. E sullo sfondo vi è il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), il piano attraverso cui mettere in pratica tutti i progetti innovativi per il rilancio del paese.

    Le soluzioni messe in campo comprendono Cloud e Intelligenza Artificiale, andando nella direzione del “quantum computing“, come ricordato da Stefano Rebattoni, il quale ha sottolineato come il PNRR possa costituire da acceleratore in questo senso, sull’esempio di quanto avviene in Germania.

    Gianmatteo Manghi ha invece posto l’accento su Come oggi l’Innovazione si muova in tre direzioni: Digitale, Sostenibile e Inclusiva. Un aspetto fondamentale che la pandemia ha messo ancora di più in risalto, è l’importanza della Cyber Security, al centro della partnership tra Acea e Leonardo.

    Acea Innovation Day è stato anche un momento per parlare di e-mobility e self-driving, delle auto a guida autonoma che Google sta al momento sperimentando in Arizona e California, ma che un giorno, non tanto lontano, possano essere realtà concreta anche nel nostro paese con lo sviluppo delle Smart City.

    Allo sviluppo delle Città Connesse possono partecipare le startup, come sottolineato da Claudio Arcudi, che se in possesso di dati, in continuo aumento, posso realizzare soluzioni e servizi sempre più smart e sempre più “as a service“.

    L’occasione dell’evento, svoltosi in parte in presenza e in parte online, ha permesso anche di effettuare una survey, dalla quale è emerso che il futuro sostenibile è green (70%) e che le smart city del futuro dovranno essere connesse e dotate di piattaforme “open” per abilitare sempre nuovi servizi (80%).

    L’Innovazione Sostenibile è reale quando al centro del processo di applicazione viene messa l’efficacia dei progetti stessi, che rappresenta il vero Valore da tenere in considerazione. Bisogna abbracciare una logica da ecosistema dove ogni azienda, ogni attore, contribuisca a realizzare progetti sempre più innovativi, concreti ed efficaci.

    [In collaborazione con Acea Spa]

  • Forrester Wave, Accenture è leader nella consulenza per l’innovazione

    Forrester Wave, Accenture è leader nella consulenza per l’innovazione

    Forrester Wave riconosce Accenture come leader nei servizi per la consulenza per l’Innovazione, mostrando una grande capacità di adattamento.

    Forrester, una delle società di ricerca più importanti al mondo, attraverso “Forrester Wave” fa il punto sulle società che offrono servizi di consulenza per l’innovazione. E tra le nove società prese in considerazione, ruolo di leader in assoluto viene riconosciuto ad Accenture, una delle più grandi aziende di consulenza al modo.

    Un risultato importante per la società guidata da Julie Sweet che riconosce il grande lavoro fatto nell’ultimo anno e, specialmente, negli ultimi mesi. Infatti, come sottolinea lo stesso report, l’intento è quello di indicare i grandi leader che si non distinti, negli ultimi mesi appunto, nel modo di fare innovazione “adattiva”.

    Forrester Wave Accenture leader consulenza innovazione franzrusso

    Innovare per guardare al futuro

    Una delle qualità che abbiamo imparato a valorizzare è stata certamente la Resilienza, oggi fin troppo abusata per certi versi, ma sicuramente quella che ha permesso a tante aziende di affrontare la fase più acuta dell’emergenza sanitaria che ha caratterizzato il 2020.

    Se è vero, come è vero, che fare Innovazione è la strada per guardare la futuro, è vero anche che una grande capacità di adattamento è alla base di questo processo che non è un processo a sè stante, ma è un processo che si alimenta di giorno in giorno, grazie alla capacità di saper leggere i tempi e di saper intervenire offrendo soluzioni sempre adeguate.

    accenture forrester wave 2021

    Ecco, questa è la motivazione per cui Accenture viene indicata leader in questo prezioso report che vuole essere una indicazione per tutte quelle imprese alla ricerca di società di consulenza che sappiano davvero indicare la strada verso l’innovazione, facendo un uso prezioso della Tecnologia.

    Innovazione come Valore

    Nella motivazione Forrester sottolinea l’approccio all’Innovazione di Accenture che non si limita allo sviluppo di soluzioni tecnologiche fine a se stesse, ma “utilizza l’innovazione come uno strumento utile a fornire un valore a 360° per i suoi clienti, guidando un cambiamento significativo in aree come la gestione dei talenti, la customer experience, la trasformazione della supply chain e della gestione finanziaria, il tutto sostenuto da piattaforme tecnologiche e investimenti“.

  • Come gli HPC possono essere d’ispirazione per i nuovi Data Center

    Come gli HPC possono essere d’ispirazione per i nuovi Data Center

    Le aziende hanno davanti a sè diverse sfide, tra cui quella di ripensare i Data Center. E l’ispirazione arriva proprio dagli HPC. Ecco come.

    L’anno che è appena iniziato sarà all’insegna delle sfide. Le aziende sono chiamate ad uno sforzo notevole e dovranno consolidare il grande salto innovativo e tecnologico fatto nel 2020, anche a causa della grave crisi sanitaria in seguito alla pandemia da Coronavirus.

    Un dato rilevante è che le aziende hanno compreso, per necessità in primis, che la tecnologia può essere una grande mano e che l’innovazione diventa reale e concreta se alla base si sono fatti gli investimenti giusti.

    Di fronte a uno scenario come questo, il 2021 sarà l’anno del Cloud Computing, tecnologia che sarà il vero partner per le aziende per condurle verso quel consolidamento tecnologico di cui parlavamo prima. Il 2021 sarà l’anno delle conferme, dunque.

    hpc datacenter kingston franzrusso.it

    E se il Cloud Computing sarà il partner delle aziende, piccole e grandi, allora sarà utile fare qualche considerazione in merito, perché è opportuno focalizzare un aspetto che, nel corso dei prossimi mesi, e anni, sarà sempre più centrale.

    Le aziende hanno compreso il valore del Cloud ed è grazie a questa tecnologia, che è un po’ la base del processo di trasformazione digitale, se molte organizzazioni hanno potuto garantire la “business continuity” in un momento in cui era difficile portare avanti il lavoro. E il lavoro, come concetto di elaborazioni di processi da una postazione fissa, è cambiato. Non è più e solo espletabile da un luogo fisico, ma può essere portato avanti da qualsiasi postazione si voglia. Come abbiamo visto, nel 2020 è cresciuto a dismisura il fenomeno dello smart working, sono oggi 6,5 milioni gli italiani che lavorano da casa. Ed è proprio grazie al Cloud Computing se tutto questo è possibile.

    In un momento in cui si diffonde il Cloud Computing e si diffonde il ricorso ad applicazioni che consentono di portare avanti i processi lavorativi, è evidente che i data center si troveranno a gestire una mole di dati più grande di quella che erano soliti gestire. Forse è giunto il momento di ripensare i data center guardando ai HPC (High-performance computer), ossia i supercomputer, quelli in grado di elaborare una enorme mole di processi contemporaneamente. Perché sarà quella la strada a cui guardare nei prossimi mesi, e anni, e sarà quella impostazione tecnologica ad aiutare le aziende. Certo, forse in questo momento non è una scelta sostenibile, soprattutto dal punto di vista economico (basti pensare al costoso sistema di raffreddamento che queste macchine richiedono), ma i data center, come li conosciamo oggi, sulla spinta dell’edge computing, potrebbero essere sostituiti da data center di dimensione più piccola e più vicini alla fonte dei dati. Questo permetterebbe alle applicazioni basate sul cloud di ottenere tutti i benefici della nuova tecnologia 5G, riducendo la latenza e risparmiando larghezza di banda.

    Da questo punto di vista Kingston Technology, leader mondiale nella produzione di schede di memoria, mette in evidenza quelle che possono essere le indicazioni che i gestori di data center possono seguire, guardando proprio ai HPC.

    Come lavorare in smart working migliorando la memoria

    Coerenza e uniformità di funzionamento – Come sappiamo, piattaforme Cloud come Microsoft Azure o Amazon Web Services sono realizzate per poter gestire numerose applicazioni di tipo differente e in grado di utilizzare risorse e infrastrutture condivise. Invece, gli HPC sono progettati per esigenze specifiche. La maggior parte, secondo la Top 500, che elenca gli HPC più veloci al mondo, è impiegata nella ricerca del settore energetico; non manca un cospicuo numero di supercomputer impegnati nell’intelligence; e poi ci sono quelli dedicati alle previsioni meteorologiche. Si tratta di macchine personalizzate, elaborate e progettate con aziende come Intel, HP, Toshiba, per eseguire specifiche tipologie di calcoli su dataset molto specifici, sia in tempo reale che per applicazioni di elaborazione asincrona. Ecco, in sintesi, i manager dei datacenter di oggi devono porsi il tema degli ambiti di applicazione dei sistemi per meglio organizzare le macchine e gestire al meglio le prestazioni.

    Ecco come organizzare i nuovi Data Center

    I dati “in tempo reale”

    L’elaborazione di dati in tempo reale richiede prestazioni altissime che solo gli HPC riescono a soddisfare, tale è la mole di dati da lavorare che arrivano, anche, da fonti diverse. Basti pensare me grandi macchine progettate per le previsioni meteorologiche che necessitano di una enorme mole di dati in tempo reale sulla base dei quali elaborare le previsioni. Sicuramente, anche questo sarà uno degli scenari a cui i manager di data center dovranno guardare. In questi casi, la progettazione di un sistema che utilizza dati in “tempo reale”, non richiede l’archiviazione di tutti i dati immessi nel sistema, ma dovrebbe utilizzare memorie di accesso casuale non volatili (NVRAM) e memorie dinamiche ad accesso casuale (DRAM), per l’elaborazione in tempo reale per la cache e l’elaborazione dei dati in transito in tempo reale, per poi inviare il risultato così elaborato allo storage.

    Soglie di latenza

    Se è vero che aumenta la mole di dati, è anche vero che deve aumentare, di pari passo, la velocità con cui gli stessi dati vengono elaborati. In tanti contesti, la velocità di elaborazione e il risultato che ne consegue dipende proprio dalla velocità. Basti pensare alla borsa, alle previsioni climatiche, i cui risultati possono incidere sulla vita di molte persone. Da tenere in considerazione che i computer di grandi dimensioni e i big data richiedono l’uso di grandi quantità di DRAM. Le elaborazioni portate avanti da unità a disco rigido (HDD) di grandi dimensioni spesso creano delle congestioni nei processi, al contrario delle RAM. Invece, le unità a stato solido, che sono disponibili in formati più compatti e che utilizzano il protocollo di comunicazione appositamente progettato per le memorie NAND Flash (NVMe), possono essere utilizzate come cache, garantendo prestazioni ottimali per una vasta gamma di carichi di lavoro. I cluster FPGA sono ulteriormente ottimizzati per ciascun carico di lavoro specifico, al fine garantire che i set dati di grandi dimensioni siano gestiti con prestazioni ottimali.

    Livelli di sicurezza

    I data center richiedono risorge energetiche continue per garantire la continuità del lavoro. La maggior parte dei data center, ad oggi, funziona con una struttura RAID di alto livello, al fine di garantire la continuità di funzionamento e la corretta esecuzione delle attività di scrittura quasi simultanea su array di storage differenti. La regola è quella dei salvataggi costanti e frequenti per garantire la continuità e questa la si ottiene con continui backup per salvaguardare i dati, tenendo conto anche della continua mole dei dati in tempo reale. Insomma, queste macchine necessitano di grandi risorse energetiche e di grande memoria. Da questo punto di vista, Kingston Technology ha la tecnologia e l’esperienza per fornire le soluzioni migliori per contribuire ala realizzazione dei data center del futuro, sempre più performanti.

    La personalizzazione degli HPC, come abbiamo visto, è un parametro che permette di mettere a punto macchine in grado di essere molto efficienti per task specifici. ed è questa la parola chiave che deve accompagnare gli architetti dei nuovi data center a realizzare le vere macchine del futuro.

    [In collaborazione con Kingston Technology]