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  • I siti E-commerce in Italia ancora poco attrezzati per il Mobile

    Una nuova ricerca di Idealo, comparatore di prezzi online presente anche in Italia, mette in evidenza come i siti e-commerce in Italia, confrontati con quelli di Regno Unito, Germania, Francia, Spagna e Polonia, siano ancora poco strutturati. Solo la metà dei siti offre adeguata esperienza mobile ai propri utenti

    Ormai sappiamo bene quanto l’E-commerce sia un fenomeno in forte crescita anche in Italia, e qui sul nostro blog cerchiamo di raccontarvi proprio questo processo di evoluzione che procede in maniera spedita. L’ultima edizione del Netcomm E-Commerce Forum 2014 ci ha disegnato quale sia lo scenario del fenomeno oggi in Italia. 13 miliardi di euro di fatturato per l’E-commerce totale, con una previsione di crescita per questo anno del 17% e un fatturato di 13,2 miliardi di euro. Tasso di penetrazione che sale dal 3% al 3,6%, uno dei più bassi in Europa (in Uk è del 15%), ma è tra quelli che fa registrare una crescita più alta nell’ultimo anno. Segno che le potenzialità in Italia sono ancora molto alte. E quello che fa registrare numeri eccezionali è proprio il Mobile Commerce che “pesa” nel mercato E-commerce italiano il 9% e che fa registrare un tasso di crescita del 289%, con 1 miliardo di euro di valore. Insomma, numeri che evidenziamo, anche qui, il legame forte tra e-commerce e mobile, sempre in forte crescita nel nostro paese.

    Ma se proviamo ad andare a fondo rispetto proprio al fenomeno Mobile Commerce, notiamo che a livello strutturale, quindi di possibilità che i siti di e-commerce offrono ai loro utenti in modo da avere una esperienza di acquisto mobile ottimale, il nostro paese è indietro. E ce lo rivela una nuova ricerca di Idealo, comparatore di prezzi presente anche nel nostro paese, che ha effettuato una ricerca comparando i siti di e-commerce di Italia, Regno Unito, Germania, Francia, Spagna e Polonia.

    Europa-Mobile commerce

    La ricerca è stata condotta prendendo in considerazione questi parametri: siti ottimizzati per la visualizzazione su smartphone/tablet e offerta di apposite app per dispositivi iOS e Android. Ebbene, l’Italia da questo punto di vista mostra un ritardo notevole rispetto agli altri paesi europei. Riassumendo i punti chiave della ricerca:

    • il Regno Unito è il paese che mostra di essere ormai avanti a tutti;
    • il 64% dei siti e-commerce tedeschi ha un sito mobile e il 50% ha anche una app mobile;
    • dal punto di vista generale, il design responsive è ancora poco diffuso;
    • le app per iOS sono più diffuse di quelle per Android;
    • l’offerta Mobile in Italia è ancora molto esigua.

    Scendendo nel dettaglio dell’offerta Mobile, notiamo che l’86% dei vendors in Regno Unito offre una esperienza di acquisto mobile ai propri utenti completa e ben attrezzata, sia dal punto di vista del sito che dall’app dedicata. Poco più dietro, al 74% troviamo i siti e-commerce di Spagna e Francia che offrono una buona esperienza mobile. In Germania troviamo una percentuale del 68%, anche in questo caso si tratta di una buona esperienza Mobile. I vendors italiani che offrono una adeguata esperienza  mobile ai propri utenti sono solo il 50%, peggio di noi fa la Polonia (46%). A dimostrazione che, nonostante la forte crescita del fenomeno Mobile Commerce nel nostro paese, resta da fare molto, anche se le potenzialità sono enormi.

    mobile_vs_responsive mobile commerce

    Ricordiamo che i vendors per offrire una buona esperienza mobile possono attrezzarsi con un sito ottimizzato per mobile, la scelta ottimale, anche se richiedi uno sforzo maggiore dal punto di vista organizzativo. Oppure adottando una versione responsive, più immediata e dinamica come soluzione, anche se può presentare, proprio nel caso di siti e-commerce, alcuni limiti. La ricerca, da questo punto di vista, rileva che l’82% dei siti monitorati preferisce la prima soluzione, ossia quella del sito mobile. La versione responsive resta scarsa ovunque, anche se in Spagna si registra il livello massimo di adozione con il 18%.

    iOS_vs_Android_IT mobile commerce

    Per quanto riguarda lo scenario legato alle app, c’è da dire che la ricerca rileva che in Europa ci si concentra di più nel realizzare siti ottimizzati per smartphone e tablet, piuttosto che per le app mobile. Caso particolare in Francia, dove il 56% degli e-commerce propongono un’applicazione, contro il 52% dei siti ottimizzati per i dispositivi mobili. In Regno Unito la percentuale è del 52%, in Germania il 50%, in Spagna il 40%.

    In Italia la percentuale è del 25% e in Polonia il 10%. Da notare, in media, la prevalenza di app per iOS.

    Ecco, questo lo scenario italiano rispetto al Mobile Commerce che, come detto prima, ha fatto registrare una crescita eccezionale. Di conseguenza, se ci si concentrasse a superare i grossi limiti evidenziati dalla ricerca, allora il fenomeno potrebbe volare su cifre ancora più alte.

    E voi che ne pensate? Raccontateci, tra i commenti, la vostra esperienza di acquisto via mobile.

  • Al via il primo Festival della Comunicazione, a Camogli 12-14 Settembre

    Al via il primo Festival della Comunicazione, a Camogli 12-14 Settembre

    festival-della-comunicazione-camogli-2014

    Al via la prima edizione del Festival della Comunicazione che si terrà a Camogli dal 12 al 14 settembre 2014. Interessante il programma del primo festival interamente dedicato alla Comunicazione in Italia. Tre giornate con circa 70 eventi gratuiti tra conferenze, workshop, spettacoli, escursioni, mostre e oltre 60 gli ospiti

    Prende il via il Festival della Comunicazione che si terrà nella località marittima di Camogli, in Liguria da venerdì 12 a domenica 14 settembre 2014. La manifestazione, ideata e diretta da Rosangela Bonsignorio e Danco Singer, sotto l’alto Patronato del Presidente della Repubblica, è promossa da Comune di Camogli, Regione Liguria, Encyclomedia Publishers, in collaborazione con Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, Ente Parco di Portofino, Area Marina Protetta di Portofino.  Il Festival presenta un programma davvero interessante e che vale la pena di seguire. L’evento si svolgerà durante l’arco di tre giornate, presentando circa 70 eventi gratuiti tra conferenze, workshop, spettacoli, escursioni, mostre. Gli ospiti presenti al festival saranno 60, tra giornalisti, blogger, social media editor, economisti, scrittori, filosofi, semiologi, scienziati ed esperti di pubblicità e comunicazione. Spunti, esperienze e sguardi diversi per fare un punto su come cambieranno nei prossimi anni la trasmissione dei saperi, la formazione, i media, il marketing, il nostro modo di relazionarci con gli altri.

    La manifestazione sarà aperta dalla lezione inaugurale “Comunicazione: soft e hard” di Umberto Eco e sarà chiusa dalla conferenza “Rete Padrona” di Federico Rampini. Gli interventi si articolano in tre aree tematiche:

    • Comunicazione come linguaggio, segno, racconto, messaggio;
    • Comunicazione come informazione, network, social media;
    • Comunicazione come condivisione di saperi, risorse, sogni, cultura.

    “Una prospettiva in comune: comunicare è disegnare la nuova immagine del Paese”: il giornalista Luca De Biase e l’esperta di comunicazione Annamaria Testa analizzano l’immagine dell’Italia prendendo spunto dalle pubblicità degli ultimi anni e dalle ricorrenze in rete di parole chiave riferite al nostro Paese. “Forme di monetizzazione di un sito editoriale in Italia”: il divulgatore informatico Salvatore Aranzulla porta l’esempio di un caso fortunato.

    Al festival sarà presente anche la Rai, una tra le principali aziende di comunicazione in Europa: il direttore generale Luigi Gubitosi incontra il presidente di Assicurazioni Generali Gabriele Galateri di Genola in un dibattito dal titolo “L’Italia fra innovazione e sottosviluppo” moderato dal giornalista Eugenio Occorsio. Anche Telecom, maggiore impresa italiana di telecomunicazioni, è presente con il presidente Giuseppe Recchi che dialoga con la direttrice di Rai News Monica Maggioni su “L’agenda digitale italiana. Infrastrutture, servizi, regole, mercati”.

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    Una panoramica sulle novità della wearable technology è proposta nel workshop tenuto da Valerio Saffirio e Massimo Cortinovis, fondatori di Rokivo, società che ha la titolarità dei Google Glass in Europa.

    Ma il programma presenta tanti momenti interessanti, come ad esempio gli interventi di Carlo Freccero, di Gad Lerner, che parlerà di immigrazione e comunicazione giornalistica; di Matteo Bordone che parlerà di tendenze e anche di nevrosi in rete; di Silvio Gulizia e Massimo Russo che parleranno del fenomeno startup all’interno del mondo dell’informazione.

    Di seguito, gli ospiti che saranno presenti a #festivalcom14:

    Eleonora Andreatta; Corrado Augias; Amedeo Balbi; Alessandro Barbero; Guido Barbujani; Stefano Bartezzaghi; Irene Bignardi; Matteo Bordone; Salvatore Bragantini; Mario Calabresi; Evelina Christillin; Roberto Cingolani; Furio Colombo; Gherardo Colombo; Gianni Coscia; Roberto Cotroneo; Nando Dalla Chiesa; Enrico Deaglio; Andrea De Carlo; Luigi De Siervo; Rossana Di Fazio; Paolo Fabbri; Oscar Farinetti; Riccardo Fedriga; Maurizio Ferraris; Carlo Freccero; Carola Frediani; Antonello Giacomelli; Paolo Giordano; Alberto Girani; Guido Gnone; Giorgio Gosetti; Silvio Gulizia; Gad Lerner; Margherita Marcheselli; Anna Masera; Massimo Montanari; Eugenio Occorsio; Piero Ottone; Alessandro Penati; Valentina Pisanty; Marco Preve; Francesco Profumo; Federico Rampini; Sara Ranzini; Massimo Recalcati; Carlo Rognoni; Patrizio Roversi; Vincenzi Roppo; Elisabetta Rubini; Massimo Russo; Salvatore Settis; Severino Salvemini; Beppe Severgnini; Danco Singer; Mauro Taiuti; Paolo Costa, Edoardo Montenegro e Pierluigi Vaccaneo, ideatori di Twitteratura; Fedele Usai; Maurizio Wurtz.

    Tutte le iniziative sono gratuite e aperte al pubblico fino ad esaurimento posti.

     

  • Stavolta gli Analytics di Twitter sono aperti davvero a tutti

    Stavolta gli Analytics di Twitter sono aperti davvero a tutti

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    Nel mese di Luglio Twitter, a sorpresa, apre i suoi analytics ai suoi utenti. Ma l’accesso non era esteso a tutti, solo alcuni avevano questa possibilità, oltre agli utenti verificati e agli advertisers. Adesso tutti possono monitorare la propria attività su Twitter in modo analitico, fruendo di preziose informazioni

    A Luglio, con effetto sorpresa aggiunto, Twitter rendeva disponibile gli analytics, ma non per tutti gli utenti, come era apparso in un primo momento. La sorpresa infatti, e la scarsa informazione a riguardo, rendeva difficile capire se l’accesso era davvero per tutti, come abbiamo creduto noi e tanti altri. Subito dopo il lancio ne abbiamo scritto con entusiasmo, anche se per dovere di cronaca il primo a darne notizia è stato Skande con dettagli dell’uso già pronti. L’entusiasmo era dovuto al fatto che finalmente Twitter apriva agli utenti la possibilità di accedere a informazioni preziose, utili, a nostro avviso, per meglio comprendere la propria attività sulla piattaforma e, quindi, migliorarla. In un primo momento, la possibilità era, infatti, estesa solo a un numero limitato di utenti, Twitter li ha definiti “super users”, oltre che agli account verificati e agli advertisers che già fruivano di questa possibilità.

    Ebbene, la novità è che da ieri la possibilità di accedere ai dati analitici su Twitter è davvero estesa a tutti. E ad annunciarlo, in un tweet (e come se no?), è stato Ian Chan, un ingegnere che lavora per Twitter proprio in questo ambito:

    Accedendo dunque a analytics.twitter.com avrete finalmente accesso a tutta una serie di informazioni che abbiamo spiegato in questo post, realizzato proprio quando ci fu la prima apertura a Luglio.

    Avere finalmente la possibilità di accedere ad un cruscotto di tool, solitamente reperibili attraverso app esterne, è sicuramente comodo. Forse non piacerà a tutti, perchè magari lo trovano macchinoso (anche se è davvero semplice ed intuitivo), ma di sicuro risulterà uno strumento utile a chi usa Twitter in maniera costante e quindi ha interesse a sapere se il suo modo di comunicare funziona a omento. conoscendo informazioni circa i RTs, le visualizzazioni e i click, tanto per citare alcune possibilità, si ha modo di incanalare nella maniera corretta il modo di usare Twitter, per meglio comprendere come interagire con il pubblico a cui mirate.

    Insomma, usatelo e stavolta, per davvero tutti, fateci sapere cosa ne pensate e se avete dubbi o perplessità a riguardo.

     

  • Snapchat vale 10 mld di dollari e ha 100 milioni di utenti attivi

    Snapchat vale 10 mld di dollari e ha 100 milioni di utenti attivi

    Snapchat-Logo

    Snapchat, il servizio di messaggistica istantanea che consente di inviare foto ad amici solo per pochi secondi, ha annunciato che Kleiner Perkins Caufield & Byers ha accettato di investire nella società. Di conseguenza, il valore arriva ad essere di 10 miliardi di dollari e gli utenti attivi sono già 100 milioni

    Il settore della messaggistica istantanea si conferma essere di grande interesse per gli investitori e per le grandi società di capitali di rischio e oggi ne abbiamo una nuova conferma. Tutti voi conoscete, più o meno Snapchat, il servizio di messaggistica istantanea che permette di condividere foto con amici per pochi secondi, trascorsi i quali le foto scompaiono. Un servizio mobile che negli Usa ha ottenuto subito un grande successo. Ora, secondo quanto riporta il Wall Street Journal, la startup, nata nel 2011 e fondata da Bobby Murphy ed Evan Spiegel, ha annunciato che una delle più importanti società di venture capital, Kleiner Perkins Caufield & Byers, KPCB, ha accettato di investire nell’azienda. Un passaggio importante questo che dovrebbe tradursi in un investimento di 20 milioni di dollari entro maggio. E questo basta per far lievitare il valore dell’azienda fino a 10 miliardi di dollari.

    Va tenuto presente che stiamo parlando di un’azienda che al momento non ha un chiaro modello di business e dunque non ha ricavi da presentare. Ma a quanto pare i rumors che circolano da tempo trovano conferma, infatti da circa due mesi a questa parte i due fondatori hanno colloquiato con diversi investitori per raccogliere investimenti. Appare evidente che l’ingresso di questo importante partner permetterà a Murphy e a Spiegel di affinare il loro progetto di advertising che pare possa iniziare già entro la fine di questo anno. Snapchat solo lo scorso anno era valutata poco più di 2 miliardi di dollari e quindi con questo nuova valutazione entra a far parte dell’Olimpo delle startup del settore “tech” più “preziose”. E tra queste figurano Uber (18 mliardi di dollari), Airbnb, Dropbox, Xiaomi, e adesso Snapchat, (10 miliardi di dollari), Palantir (9,3 mld di dollari), Jingdong (7,3 mld di dollari), Pinterest (5 mld di dollari), Zalando (4,9 mld di dollari), e via tutte le altre.

    Evan Spiegel e Bobby Murphy
    Evan Spiegel e Bobby Murphy

    Per dare qualche informazione su Kleiner Perkins Caufield & Byers, bisogna ricordare che l’azienda è stata fondata nel 1972, ed in passato ha avuto modo di investire in Google e anche in Amazon. KPCB ha acquisito pacchetti di azioni anche di Facebook e Twitter, ma solo dopo che le due aziende hanno superato un certo valore di diversi miliardi di dollari.

    E sempre oggi, Snapchat fa sapere che gli utenti attivi sono più di 100 milioni e i due terzi di questi effettuano accesso giornaliero. Solo un paio di giorni fa WhatsApp, acquisita da Facebook per 19 miliardi di dollari,  ha fatto sapere di aver superato i 600 milioni di utenti attivi. Twitter ne ha ad oggi 271 milioni di utenti attivi.

    Solo qualche mese fa, Evan Spiegel, uno dei co-fondatori di 24 anni, aveva rifiutato la cifra di 3 miliardi di dollari che Mark Zuckerberg aveva offerto per l’acquisizione. Adesso si parla di trattative con Microsoft, ma adesso non c’è nulla di concreto.

  • Ecco come seguire la 71ª Mostra del Cinema di Venezia su Twitter

    Ecco come seguire la 71ª Mostra del Cinema di Venezia su Twitter

    Venezia-71

    Da domani e fino al 6 settembre torna uno degli appuntamenti più attesi nel panorama cinematografico. A Venezia sarà di scena la 71ª Mostra del Cinema e anche quest’anno vedremo in laguna attori, registi e personaggi internazionali. E qui diamo alcune utili informazioni per seguire la manifestazione anche su Twitter, #Venezia71

    Giunto alla 71ª edizione, la Mostra del Cinema di Venezia è certamente uno degli appuntamenti più attesi nel panorama cinematografico e culturale a livello internazionale. Nato esattamente nel 1932, il festival del Lido di Venezia è il secondo festival cinematografico più antico del mondo, anche se nei fatti sarebbe il più antico perchè molti raffrontano l’evento con gli Oscar americani la cui edizione numero uno avvenne nel 1929. Ma al di là di queste considerazioni, basta guardare ogni singola edizione del festival per rendersi conto di quanto sia ritenuto importante da chi fa cinema. E anche nell’era del digitale, l’attenzione per questo evento non cala di sicuro, anzi aumenta. E oggi diamo a tutti gli appassionati e non solo, alcune informazioni preziose per seguire al meglio la manifestazione anche via Twitter.

    L’hashtag ufficiale, intanto, è #Venezia71 e vale la pena memorizzarlo per non perdere nemmeno un tweet. Ma come sempre accade, altri hashtag si associano a quello ufficiale e quindi vi segnaliamo anche #festivalvenezia, #VeniceFilmfestival e #Venice71, questi ultimi due in lingua inglese. L’account ufficiale della Biennale di Venezia, da seguire per restare sempre informati direttamente sulla vostra timeline, è @la_Biennale.

    E vi indichiamo anche qualche account degli attori presenti al festival e notiamo che molti dei presenti hanno un account su Twitter. Seguiteli e inseriteli nelle vostre liste dedicate alla manifestazione.

    Eccone alcuni dai film in concorso:

    • BIRDMAN di Alejandro González Iñárritu: Michael Keaton (@MichaelKeaton), Edward Norton, (@EdwardNorton), Zach Galifianakis (@galifianakisz)

    • THE CUT di Fatih Akin: Tahar Rahim (@taharrahim1)

    • 99 HOMES di Ramin Bahrani: Laura Dern (@LauraDern), Tim Guinee (@TimGuinee)

    • LA RANÇON DE LA GLOIRE di Xavier Beauvois: Nadine Labaki (@NadineLabaki)

    • HUNGRY HEARTS di Saverio Costanzo: Victor Williams (@BigVicWilliams), Victoria Cartagena (@VickiCartagena)

    • LE DERNIER COUP DE MARTEAU di Alix Delaporte: Tristán Ulloa (@TrisUlloa)

    • 3 COEURS di Benoît Jacquot: Charlotte Gainsbourg (@cgainsbourg)

    • GOOD KILL di Andrew Niccol: Jake Abel (@MrJakeAbel)

    Questi invece gli account che vi segnaliamo dai film fuori concorso:

    • WORDS WITH GODS di e con Alex De La Iglesia (@alexdelaIglesia), Mira Nair (@MiraPagliNair) Ram Kapoor (@RamKapoor)

    • SHE’S FUNNY THAT WAY di Peter Bogdanovich: Tatum O’Neal (@Tatum_Oneal), Will forte (@OrvilleIV), Ahna O’Reilly (@ahnaoreilly), Poppy Delevingne (@DelevingnePoppy), Illeana Douglas (@Illeanarama)

    • OLIVE KITTERIDGE di Lisa Cholodenko: John Gallagher Jr. (@JohnGallagherJr)

    • BURYNG THE EX di Joe Dante (@joe_dante): Ashley Greene (@AshleyMGreene), Alexandra Daddario (@AADaddario), Oliver Cooper (@TheOliverCooper)

    • THE SOUND AND THE FURY di James Franco (@JamesFrancoTV): Joey King (@JoeyKingActress), Seth Rogen (@Sethrogen), Keegan Allen (@KeeganAllen), Scott Haze (@ScottHaze), Ahna O’Reilly (@ahnaoreilly), Loretta Devine (@lodivadevine), Richard Lewis (@TheRichardLewis)

    • THE HUMBLING di Barry Levinson: Kyra Sedgwick (@kyrasedgwick), Ricky Paull Goldin (@rickygoldin), Billy Porter (@theebillyporter)

    • NYMPHOMANIAC VOLUME II di Lars Von Trier: Charlotte Gainsbourg (@cgainsbourg), Shia LaBeouf (@thecampaignbook), Jamie Bell (@1jamiebell), Christian Slater (@ChristianSlater)

    Qui invece trovate l’elenco completo dei film presenti alla mostra.

    Come abbiamo detto prima, vi consigliamo di creare delle liste e di aggiungere gli account che preferite seguire. E vi suggeriamo di seguire anche questa lista, completa degli account della 71 Mostra del Cinema di Venezia.

    Augurando a tutti voi un buon festival, speriamo che questi suggerimenti vi possano tornare utili per seguire l’evento al meglio anche su Twitter.

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  • E HubSpot prepara una IPO da 100 milioni di dollari

    E HubSpot prepara una IPO da 100 milioni di dollari

    hubspot

    HubSpot, società che produce un marketing software molto usato negli Usa, sta preparandosi a sbarcare in Borsa con una IPO da 100 milioni di dollari. L’azienda ha sede a Cambridge ed è stata fondata nel 2006 da Brian Halligan e Dharmesh Shah. I dipendenti sono in tutto 719

    Sicuramente molti di voi riconoscono l’azienda di cui stiamo parlando anche per il fatto che spesso, qui sul nostro blog, riportiamo ricerche, dati e numeri che proprio l’azienda diffonde sulla base del proprio software. Stiamo parlando di HubSpot, azienda di Cambridge (Massachusetts, Usa) che produce un marketing software molto usato dalle aziende americane per il fatto di essere molto completo, comprendendo tool per l’ottimizzazione in chiave SEO, strumenti per il blogging, un box social molto utile e anche componenti di analytics. Come dicevamo prima, spesso ne abbiamo scritto in virtù di analisi e infografiche che l’azienda diffonde spesso, con informazioni preziose per chi si occupa di web e social media marketing. Ebbene, l’azienda fondata nel 2006 da Brian Halligan e Dharmesh Shah ieri ha presentato alla Securities & Exchange Commission, la SEC, il documento S-1, quello che contiene tutte le informazioni che annunciano lo sbarco alla Borsa di New York, Wall Street. La IPO che HubSpot sta per lanciare, mira alla raccolta di 100 milioni di dollari e le azioni saranno scambiate con il ticker HUBS.

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    Dharmesh Shah e Brian Halligan

    Il documento presentato alla SEC presenta interessanti informazioni finanziarie relative all’azienda. I ricavi del primo semestre del 2014 sono stati di 51,3 milioni di dollari, in crescita se paragonati a quelli dello stesso periodo dello scorso anno quando erano 35 milioni di dollari. Le perdite nette nei primi sei mesi di quest’anno ammontano a 17,7 milioni di dollari, in crescita anche queste rispetto allo scorso anno quando erano 16,3 milioni di dollari, ma il saldo è nettamente migliorato. I ricavi totali del 2013 sono stati dunque 77,6 milioni di dollari e le perdite totali nette sono state di 34,3 milioni di dollari. I clienti sono ad oggi oltre 11 mila distribuiti in 70 paesi.

    Nel Novembre del 2012 l’azienda ha ricevuto 35 milioni di finanziamenti e con questa operazione potrà raccogliere una cifra ancora più alta che le permetterà di crescere ancora. Prima di HubSpot anche Marketo è sbarcata in Borsa lo scorso anno, mentre le altre aziende concorrenti sono state inglobate da aziende più grandi. E’ il caso di Silverpop acquisita da IBM, di Eloqua acquisita da Oracle, o di Exact Target acquisita da Salesforce.com per 2,5 miliardi di dollari. Morgan Stanley, JP Morgan e UBS Investment Bank sono le banche di affari che sono dietro a questa IPO, insieme a Pacific Crest, Canaccord Genuity e Raymond James.

    Insomma, un’operazione interessante tutta da seguire che ci indica ancora una volta di come le aziende che gravita intorno al settore digitale e tech stanno crescendo.

    E voi che ne pensate?

  • Il 40% degli italiani attaccati allo smartphone anche in vacanza

    Il 40% degli italiani attaccati allo smartphone anche in vacanza

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    Una recente indagine di Hotels.com rivela che gli italiani non si staccano dal proprio dispositivo mobile nemmeno quando sono in vacanza. E il 72% controlla le email in maniera costante. Ma l’indagine ci dice che sono i tailandesi che non resistono a staccarsene: l’85% non riesce a farne a meno

    Per la maggior parte di voi oggi si è ritornati al lavoro, dopo un meritato periodo di riposo, nonostante un’estate abbastanza bizzarra per quanto riguarda le condizioni meteo. Ma la notizia di cui scriviamo oggi calza a pennello proprio nella giornata di oggi. Si perchè sicuramente anche voi in vacanza, chi più e chi meno, siete stati sempre connessi in rete attraverso il vostro smartphone, o tablet, e chi ha fatto decisamente il contrario, dedicandosi solo al riposo, non curandosi del proprio dispositivo. E sappiamo bene quanto noi italiani siamo molto legati a questi dispositivi. Detto questo, l’indagine di Hotels.com, anche se di un paio di settimane fa, ci offre uno spaccato su quanto effettivamente chi va in vacanza riesce a stare lontano dal proprio smartphone.

    La ricerca di Hotels.com, che esamina le abitudini digitali in vacanza di 28 Paesi di tutto il mondo, indaga quali nazioni incontrano più difficoltà a raggiungere l’equilibrio tra vita privata e lavoro e a distrarsi completamente durante le ferie. E voi ci siete riusciti? Prima di farci sapere se effettivamente lo avete fatto, scopriamo che sono i tailandesi i viaggiatori meno disposti a rinunciare ai propri dispositivi mobili durante le proprie vacanze. Più dell’85% dei soggetti intervistati, infatti, non farebbe a meno di andare in ferie senza i loro amati dispositivi. E dopo i tailandesi seguono i coreani, al secondo posto con il 78% dei soggetti che non si staccherebbe dai propri dispositivi mobili, e poi i giapponesi, in terza posizione con il 69%.

    smartphone vacanza tech

    E noi italiani? Ecco, gli italiani si piazzano al quattordicesimo posto della classifica, con il 39% dei soggetti intervistati che risulta riluttante a lasciare a casa il proprio telefono cellulare durante le vacanze. Il sondaggio rivela che quasi il 14% degli Italiani, una volta tornati a casa dalle vacanze, si pente di aver speso troppo tempo davanti ai propri dispositivi mobili. Ma c’è una bella fetta di italiani, il 72%, che hanno ammesso di controllare le mail di lavoro costantemente, mentre la restante parte (28%) sostiene di non aver mai dedicato del tempo a questa attività. Nonostante il forte attaccamento alla tecnologia, l’80% vedono comunque le vacanze come un mezzo per dimenticare il lavoro. Il 33% è solito utilizzare la rete non solo per essere connesso con le attività lavorative, ma anche per avere accesso ai social media con l’obiettivo di condividere foto e status legati alle proprie ferie.

    smartphone tecnologia vacanzaLa ricerca di Hotels.com rivela anche la Top 10 degli oggetti più importanti da portare in vacanza per gli Italiani. Mentre lo smartphone si posiziona al terzo posto, a pari merito con il kit da palestra e il costume da bagno, in cima alla classifica si trova l’immancabile passaporto (quanti di voi lo hanno poi dimenticato?). Gli Italiani, inoltre, non rinunciano al rasoio. L’ultimo posto è occupato, invece, dall’assicurazione di viaggio che risulta poco rilevante per gli italiani.

    Ma la ricerca prosegue con i viaggiatori a cui piace “ingigantire” le proprie esperienze di viaggio per vantarsi con parenti ed amici. Da questo punto di vista, i cinesi sono primi con il 67% delle risposte positive. Seguono i tedeschi (64%) al secondo posto e i coreani (48%) al terzo. Gli italiani, invece, si posizionano al diciannovesimo posto, quasi ai piedi della classifica e al pari degli USA, risultando tra i viaggiatori più “sinceri”.

    Ora, di fronte a questi risultati, raccontateci come avete trascorso voi le vostre vacanze? Siete davvero riusciti a staccarvi completamente dal vostro smartphone oppure non siete riusciti a farne a meno? Raccontatecelo tra i commenti!

  • Il doodle di Google oggi è per Anna Castelli Ferrieri

    Il doodle di Google oggi è per Anna Castelli Ferrieri

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    Oggi il doodle di Google è dedicato ad Anna Castelli Ferrieri, la celebre designer italiana, di cui oggi si celebrano i 94 anni dalla nascita. Un doodle tutto italiano e visibile solo nel nostro paese. Anna Castelli Ferrieri è stata la prima designer italiana capace di proporre un uso innovativo della plastica

    Doodle tutto italiano quello che vediamo oggi sulla homepage del più usato motore di ricerca della rete. E’ dedicato ad Anna Castelli Ferrieri, una delle più importanti designer e architetto, di cui oggi si celebrano i 94 anni dalla nascita. Il suo cammino verso l’innovazione e il design inizia subito, dietro l’impulso di Bauhaus. Lascia Milano nel 1943, in quel periodo sotto l’occupazione tedesca, ma vi rientra nel ’46, fondando un proprio studio di design. Tra le sue opere, ci sono gli uffici dell’Alfa Romeo di Arese, della Tecnitub a Podenzano, della Castek a Milano, e della Kartell a Binasco.

    E fu proprio la Kartell l’azienda con la quale Anna Castelli Ferrieri riuscì ad esaltare il suo talento. L’azienda fu fondata nel 1949 da Giulio Castelli, ingegnere chimico milanese, che produceva accessori per auto e casalinghi in plastica. Ma la svolta per l’azienda avvenne proprio quando fece il suo ingresso Anna Castelli Ferrieri negli anni sessanta, un periodo particolarmente florido per il design italiano. Tra i principali progetti vi sono la sedia sovrapponibile 4870, vincitrice del Compasso d’oro, ed i mobili 4970/84, contenitori componibili per la casa, in linea con l’ideale di Anna Castelli Ferrieri secondo cui, agli oggetti di uso comune, poteva coniugarsi un design funzionale.

    E alcuni degli oggetti realizzati dalla designer italiana sono rappresentati proprio nel doodle di oggi con cui anche Google rende omaggio all’estro e all’innovazione introdotta da Anna Castelli Ferrieri nell design italiano.

    In una intervista per la Rai per “Lezioni di design” disse:

    Sono una di quelle poche persone che ha vissuto, in prima persona, tutta la storia del design, del design razionalista italiano. Perchè ho sempre fatto parte di quel piccolo gruppo di architetti razionalisti che avevano consuetudine e, anche, occasioni di incontro con quei personaggi che ora sono chiamati maestri del movimento moderno”.

    E sul designer di “oggi”:

    Noi dobbiamo disegnare solo quando questo è necessario. E dobbiamo, visto che tanto parliamo con leggerezza di Ecologia, pensare che la prima cosa ecologica è non creare rifiuti”

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  • Usare i Social Media per le informazioni finanziarie

    Usare i Social Media per le informazioni finanziarie

    social-media-informazioni-finanziarie

    E’ possibile usare i Social Media per distribuire informazioni finanziarie? La risposta è sicuramente sì, e l’uso di Twitter o LinkedIn in funzione delle “investor relations” sta cominciando a prendere piede in modo consistente. Uno studio ci dice che solo il 10% delle aziende “Fortune 100″ usa i social media per questo scopo. E in Italia? Vediamo insieme un esempio

    I Social Media si distinguono per caratteristiche come dinamicità, quindi velocità nel distribuire informazioni, e anche per la caratteristica del “tempo reale”, quello che non accadeva prima, in buona sostanza. Il tema che affrontiamo oggi si lega molto al periodo di questi giorni, contraddistinto dalla fase in cui le aziende rendono pubbliche le informazioni finanziarie ai loro investitori e ai media. E allora abbiamo voluto dare uno sguardo al fenomeno cercando anche di segnalare qualche esempio nostrano.

    Intanto diciamo subito che in ottica di utilizzo dei Social Media per la distribuzione di informazioni finanziarie e per le relazioni con gli investitori, anche la SEC, l’organo di controllo di Wall Street (l’equivalente della nostra Consob) nel 2013 ha aperto a questa tipologia di comunicazione, anche se molte aziende, scettiche sostanzialmente, non ne hanno approfittato. Uno studio del 2013 rivela che solo il 10% delle aziende inserite nella classifica “Fortune 100″ utilizza i social media per informare investitori e media, e in un altro studio condotto da CommPro, risulta che solo Google e General Electric hanno preso ad utilizzare i social media in questa ottica.

    Twitter, ad esempio, ha aperto un account dedicato per comunicare i dati relativi alle proprie trimestrali, TwitterIR (@TwitterIR). Di recente lo abbiamo seguito per l’ultima trimestrale, quella del Q2 2014, e tutte le informazioni erano collegate ad un hashtag #twtrearnings, semplice quanto efficace, fruibili in tempo reale con materiali e dichiarazioni del CEO e di altri responsabili.

    Un’altra ricerca,  “Investor Relations 2013 BNY Mellon“, ha di fatto fornito un dato relativo alle aziende globali e ci dice che solo il 27% delle aziende quotate a livello mondiale usano i Social Media per relazionarsi coi propri investitori. La ricerca ha rilevato, con una certa sorpresa a dire il vero, che l’Europa Occidentale è la regione con il più alto utilizzo dei social media per le informazioni finanziarie. Il 45% delle aziende twitta le proprie informazioni finanziarie, in aumento rispetto al 2012, quando erano il 32%. Per una volta l’Europa è avanti agli Usa, di solito all’avanguardia specie per ciò che riguarda i social media.

    Prima di passare a segnalarvi un caso “nostrano” di utilizzo dei Social Media nelle relazioni con gli investitori e nella comunicazione dei dati finanziari, è opportuno sottolineare che stiamo parlando di un tipo di attività non molto semplice da attuare. Quello che ha sicuramente contribuito a sdoganare questo tipo di utilizzo è stato certamente l’intervento, autorevole, della SEC andando nella direzione che ormai il 49% degli investitori cerca informazioni relative ai propri investimenti anche sui Social Media. Ma è opportuno che alla base di tutto ci sia una strategia mirata; serve un gioco di squadra per cui ognuno dei membri del team si effettivamente coinvolto in maniera attiva, in modo da poter offrire un contributo valido; bisogna focalizzarsi sui Social Media, andando quindi oltre le email e le telefonate, realizzando dei contenuti da distribuire mano a mano e che siano anche in grado di essere coinvolgenti; bisogna essere veloci, capaci di sintetizzare al meglio le informazioni, tenendo sempre presente lo scopo da raggiungere. Detto questo, ci sembra che l’esempio di Banca Ifis sia degno di segnalazione, da questo punto di vista.

    Proprio ieri la banca veneta ha pubblicato i dati relativi ai primi sei mesi del 2014. Un appuntamento importante, senza dubbio, ma la banca ha voluto concentrare una buona parte delle proprie risorse, nell’ottico di comunicare e informare, utilizzando proprio i Social Media. E il risultato è stato efficace e anche coinvolgente. I canali utilizzati per questa campagna di comunicazione rivolta agli investitori e ai media finanziari sono stati Twitter, utilizzato in maniera attiva riportando i dati in tempo reale, poi Facebook, LinkedIn, Slideshare, attraverso il quale sono state condivise tutte le informazioni con i relativi grafici, YouTube, utilizzato per i video. L’hashtag usato era #Risultati1H2014 e anche #Results1H2014, per le comunicazioni in lingua inglese. Il tutto è stato preceduto da una campagna di comunicazione per la “conference call“:

    [slideshare id=37636351&doc=presentazione20141hita-140804063641-phpapp02]

    Una campagna ben studiata a livello di strategia che ha coinvolto diversi canali, segno del coinvolgimento del gruppo e ce lo conferma lo stesso Amministratore Delegato di Banca Ifis, Giovanni Bossi:

    Abbiamo creato una presenza capillare nei social network per raggiungere, anche attraverso il web, non solo i nostri clienti – imprese, famiglie e risparmiatori – ma anche tutti quegli interlocutori online con i quali la banca conversa.

    Sentiamo forte l’esigenza” – ci dice ancora Giovanni Bossi –  “di raccontare con tutti i mezzi a disposizione il valore che riusciamo a produrre, sia in termini economici, sia di conoscenza e di supporto a persone e imprese. Twitter da questa prospettiva è uno strumento ottimale per la comunicazione dei risultati finanziari della Banca: da un lato mettiamo a disposizione gli strumenti concettuali minimi per capire il bilancio di una banca, dall’altro raccontiamo le nostre performance, il tutto all’insegna della trasparenza che ci guida in ogni azione. In questo modo riusciamo a condividere la nostra conoscenza e le nostre competenze di investor relation anche sui social, nella speranza che possano essere utili a più persone possibili, del settore e non.

    Di fatto chiunque può chiederci qualsiasi cosa su come facciamo banca, pubblicamente, e noi siamo presenti a rispondere, in linea con la natura stessa delle piattaforme social.”

    Una comunicazione sui Social Media, quella che persegue Banca Ifis, orientata alla trasparenza, vista come un valore attraverso il quale coinvolgere tutti gli utenti interessati alle attività della banca: utenti, clienti, addetti ai media, investitori.

    Insomma, un buon esempio da segnalare anche in ottica di Social Media e Investor Relations.

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  • Playlist Contest, il concorso di Ford insieme a Spotify

    Playlist Contest, il concorso di Ford insieme a Spotify

    Ripercorrere la musica degli ultimi trent’anni e riscoprire il piacere della musicassette e dei CD è davvero affascinante. Ma oggi la musica è cambiata ed è davvero a portata di mano, anche sui nostri smartphone. Ford, insieme a Spotify, lancia Playlist Contest, il concorso che ti permette di creare la tua playlist e vincere 10 abbonamenti Premium su Spotify

    Ripercorrere la musica degli ultimi trent’anni è davvero affascinante. Specie se si rispolvera le vecchie musicassette, quelle che mettevamo nei “walkman” per scoprire, per la prima volta, il fascino di portarsi la musica preferita con sè, solo che non era così comodo. Poi sono arrivati i CD, il primo vero supporto digitale che ha cambiato profondamente il modo di ascoltare la musica. Leggeri e facilmente manovrabili, era un piacere avere a disposizione tanto spazio per costruire quello che poteva essere il primo esempio di playlist. Poi la Musica ha continuato ad evolversi e ad assumere una dimensione sempre più infinita, nel senso che davvero oggi è possibile portare la propria musica con sè, ovunque ci troviamo. In questo modo la musica diventa davvero la colonna sonora di momenti importanti o semplicemente riesce a farci compagnia mentre siamo in palestra o andiamo a correre.

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    Ebbene, fatta questa dovuta premessa, il concorso che vi presentiamo oggi ha molto a che fare con questo contesto. Infatti, Ford, insieme a Spotify, lancia Playlist Contest, il concorso che vi permette di creare la vostra playlist, magari mettendo insieme la vostra vecchia musica con quella che ascoltate oggi, facendola diventare la vostra colonna sonora dell’estate. Potete prendere parte al concorso entro il 23 Settembre 2014 e vi basta andare su playlistcontest.it, oppure attraverso l’app via Facebook che trovate sulla pagina ufficiale di Ford, e registrarvi. Si possono vincere 10 abbonamenti Premium su Spotify con queste modalità: dal 1° al 3°, un anno di Spotify Premium; dal 4° al 10°, potete vincere 6 mesi di Spotify Premium.

    E con il sistema SYNC with Applink di Ford, disponibile sulla nuova Ford EcoSport, oggi è possibile creare e riprodurre le proprie playlist con il solo uso della voce, così la musica di tutto il mondo è sempre con noi, ovunque.

    Insomma, non aspettate oltre e correte a creare la vostra playlist per l’estate, un abbonamento Premium su Spotify potrebbe essere vostro!