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  • Land Rover approda al native advertising con WeTransfer

    Land Rover approda al native advertising con WeTransfer

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    Interessante partnership quella tra Land Rover, leader indiscusso tra i fuoristrada, e WeTransfer, un vero esempio di native advertising. Per i “trasferimenti pesanti”, fino alla settimana prossima, approdando su WeTransfer vedrete una Land Rover Defender pronta a prendere in carico i vostri files. L’hashtag dedicato è #WeDefender

    A pensarci bene, il progetto non solo è interessante ma anche geniale, perchè i due protagonisti di questo esempio di native advertising si sposano alla perfezione per l’idea. E infatti stiamo parlando di Land Rover, brand automobilistico e leader indiscusso per i fuoristrada, quindi in grado di caricare pesi notevoli, e WeTransfer, il sito che permette di trasferire files notevolmente pesanti, non facilmente trasferibili via email, per intenderci. Ebbene, questi due brand che trattano “mezzi pesanti” hanno lanciato un originale progetto di native advertising, infatti da venerdì scorso e per una settimana, andando sul sito di WeTransfer, gli utenti vedranno infatti comparire sul proprio schermo una Land Rover Defender, che si posiziona in modo tale che il vano di carico coincida perfettamente con il box di upload dei file, permettendo di caricare virtualmente i propri file pesanti direttamente sul fuoristrada.

    Pulsanti dedicati permettono poi, oltre a condividere la campagna su Facebook, di scoprire le caratteristiche di carico del Defender e prenotare un test drive gratuito.

    Insomma, se è vero che il native advertising è una delle nuove frontiere dell’advertising, ci piaceva portarvi a conoscenza di questo simpatico esempio, che rende bene il significato del Native Advertising. E se vogliamo approfondire un attimo sulla definizione, allora ci dobbiamo per forza rifare a Dan Greenberg, CEO di Sharethrough uno dei primi ad coniare questo termine. Ebbene, Dan descrive la Native Advertising come

    Un tipo di media integrato nel design e dove gli annunci pubblicitari sono parte del contenuto”

    Proprio quello che si vede nel progetto di Land Rover e WeTransfer che potete vedere a questo link.

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  • FRONTIER 2014, il Writing e la Street Art in scena a Bologna

    FRONTIER 2014, il Writing e la Street Art in scena a Bologna

    FRONTIER è il progetto con cui il Comune di Bologna, in collaborazione con la Regione Emilia Romagna, intende valorizzare il Writing e la Street Art, riconosciute come forme di espressione di arte contemporanea. La nuova edizione abbraccia in maniera decisa anche i Social Media per estendere il progetto, grazie anche ad una rete di blogger

    FRONTIER è il progetto con cui il Comune di Bologna, in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, intende valorizzare il Writing e la Street Art, avviando una riflessione approfondita su due fenomeni riconosciuti a livello internazionale come forme di espressione tra le più interessanti nel panorama dell’arte contemporanea. Il progetto, curato da Claudio Musso e Fabiola Naldi, si collega idealmente e storicamente alla mostra “Arte di Frontiera. New York Graffiti”, organizzata nel 1984 alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna, evento unico nel suo genere e tra i primi in Europa ad analizzare il fenomeno nato negli Stati Uniti. Strutturato come una piattaforma aperta e in evoluzione, Frontier dal 2012 si è contraddistinto per due elementi complementari: da un lato la valorizzazione artistica del Writing e della Street Art attraverso la realizzazione di opere murali di dimensione monumentale, e dall’altro l’approfondimento teorico e critico delle due discipline.

    frontier-logoFRONTIER continua il percorso storico artistico all’interno della città di Bologna nel 2014 per ampliare il numero delle opere seguendo un criterio di selezione che intende sottolineare le componenti stilistiche innovative fondamentali per l’evoluzione del Writing e della Street Art, decisive per l’impatto sul sistema della comunicazione visiva. L’intenzione curatoriale porta ad operare in esterno su facciate, immobili e luoghi collocati in aree urbane centrali e periferiche connotate da una tensione dinamica, in cui sia in atto o si renda necessaria una riconsiderazione funzionale e identitaria. Spazi pubblici, territori condivisi in cui l’azione artistica opera una modifica sostanziale ponendosi come elemento di attrazione e di rinnovamento della percezione. La fase di valorizzazione artistica prevede, nel mese di luglio, agosto e settembre, la presenza di artisti stranieri e italiani che lavoreranno alla creazione di opere site specific di grande portata architettonica e visiva. Le superfici individuate dai curatori come ideali per la realizzazione delle opere si dividono nelle sezioni Walls e Boxes, alle quali si aggiungerà in settembre una terza sezione che concluderà il progetto. Quest’anno infatti agli alloggi di edilizia residenziale pubblica (ACER) si affiancano superfici diverse che consentono sia di operare in nuove zone della città sia di offrire agli artisti nuovi stimoli e contesti inediti.

    L’edizione di FRONTIER 2014 rivolgerà l’attenzione alle ricerche artistiche che tendono all’astrazione: per il Writing partendo dall’elemento fondamentale della lettera gli autori operano per scomposizione, esplosione, deflagrazione giungendo ad una rappresentazione di puro segno o di puro colore di carattere informale; per la Street Art vengono presentate da un lato esperienze tendenti all’astrazione sia di matrice
    più rigida, fredda, geometrica, sia di forme aperte e colori caldi, mediterranei, dall’altro vengono offerti esempi di una figurazione espansa che tocca l’onirico e l’immaginifico.

    La fase dedicata all’approfondimento che sarà affidata al racconto diretto degli artisti è denominata Voices: testimoni e protagonisti della scena urbana e underground incontreranno il pubblico in una serie di appuntamenti che accompagneranno la realizzazione delle opere. Per questo la Sala Conferenze del MAMbo darà vita a un vero e proprio “contest verbale” in cui gli artisti parleranno approfonditamente non solo del proprio lavoro, ma anche della propria visione del panorama internazionale.

    frontier-2014

    FRONTIER Walls è la sezione dedicata alle facciate di grande dimensione collocate nell’area urbana esterna a Viali comprende tre edifici di proprietà comunale a gestione ad Acer e una parete di un edificio scolastico. Dal 30 giugno al 4 agosto sulla facciata delle Scuole Primarie Gualandi (parte dell’IC10) in via Beroaldo n. 2 (Quartiere San Donato) opera Peeta, artista italiano tra i più riconosciuti nella scena del Writing internazionale è interessato alla qualità scultorea delle singole lettere. Attraverso la rottura della forma tipografica e standardizzata, compone forme e volumi che rispecchiano la fluidità del panorama urbano. Dal 23 luglio al 30 luglio in via XXI Aprile 1945 n.38 (Quartiere Saragozza) opera Poesia, artista americano che ha tratto dal Writing (e dalla pittura) gli elementi essenziali della sua ricerca: gesto, segno, colore. Le sue opere sono caratterizzate da un’analisi dell’azione pittorica in cui l’improvvisazione ha un ruolo fondamentale e la costruzione della lettera lascia spazio a nebulose di segni e velature cromatiche. È inoltre il fondatore del popolarissimo blog Graffuturism (decades of progression and regression) attraverso il quale racconta l’evoluzione della Graffiti culture. Dal 27 luglio al 1 agosto in via Scipione dal Ferro (Quartiere San Vitale) opera Seikon, il più giovane tra gli invitati, laureato presso l’Accademia di Belle Arti di Danzica, si pone al confine tra la progettazione grafica e la pittura. Attivo nel mondo dell’arte e della sfera pubblica dal 1999, nel corso degli anni il suo stile si è evoluto nella creazione di modelli geometrici unici che trasformano le superfici interessate. Dall’1 agosto al 7 agosto in via Gianni Palmieri (Quartiere San Vitale), e per la prima volta in Italia su di un muro di grandi dimensioni, opera Nuria, una delle voci femminili riconosciute all’interno del panorama della Street Art. Il suo obiettivo è l’interazione dialogica con la superficie muraria, uno scambio continuo con la città. Le sue forme aperte, i suoi colori delicati lavorano contro la saturazione e il sovraccarico di segni a cui ci sottopone il contesto stradale.

    FRONTIER Boxes – Nel 2014 FRONTIER intende diversificare le superfici sulle quali gli artisti opereranno, proprio come accade
    naturalmente nelle strade. Si è deciso, in collaborazione con Gruppo Hera, di utilizzare i due edifici presenti in Largo Caduti del Lavoro che sono collocati all’ingresso della Manifattura delle Arti, area in cui è in atto un processo di riqualificazione e rivalutazione. Dal 7 al 18 luglio opera l’artista francese Lokiss, uno degli esponenti di spicco della prima ondata del Writing europeo nella seconda metà degli anni ’80. Il suo stile è da sempre caratterizzato da una scrittura scomposta e da raffigurazioni molto influenzate da alcuni esponenti del Cubismo orfico (Delaunay, Kupka). Sempre dal 7 al 18 luglio interviene Rae Martini, writer e artista italiano tra i più presenti in collezioni pubbliche e private internazionali. La sua attività raggiunge grande popolarità negli anni Novanta con una originale indagine evolutiva legata al Lettering. Unisce all’azione di writer, la ricerca pittorica su tela e compie studi di tipo tecnico aeronautico: il suo stile è un concentrato di diversi elementi in cui fanno capolino il trattamento del colore e il virtuosismo tecnico applicato a diversi materiali. I due artisti proporranno anche un lavoro combinati in cui gli stili di entrambi si contamineranno e si confronteranno nelle facciate interne degli edifici coinvolti.

    FRONTIER Voices – Testimoni e protagonisti della scena urbana e underground incontrano il pubblico al MAMbo.
    Ingresso libero

    • 10 luglio, ore 18.30 – Sala Conferenze MAMbo: Rae Martini
    • 17 luglio, ore 18.30 – Sala Conferenze MAMbo: Lokiss
    • 19 luglio, ore 18.30 – Sala Conferenze MAMbo: Henry Chalfant
    • 19 luglio, ore 22:00 – Giardini del Cavaticcio: proiezione di Style Wars, un film di Tony Silver e Henry Chalfant (USA/1983, 70’).Henry Chalfant è uno dei principali testimoni e divulgatori della cultura Hip Hop, in particolare dell’Aerosol Art. Ha firmato alcuni dei documenti essenziali per la conoscenza del fenomeno: dal volume Subway Art nel 1982 (con Martha Cooper), al documentario Style Wars nel 1983 che racconta la scena newyorkese in tutto il mondo, diventato negli anni un cult del genere, fino al libro Spraycan Art nel 1989 (con James Prigoff) che illustra la diffusione del fenomeno in ambito europeo.
    • 24 luglio – ore 18.30 – Sala Conferenze MAMbo: Poesia

    Per questa edizione 2014, il progetto voluto intraprendere nuove collaborazioni per confermare la presenza sul territorio locale e aprirsi a nuovi canali e nuove reti. In questa ottica nasce la collaborazione con Social Factor, conversation agency bolognese molto attiva, che punta ad ampliare la presenza del progetto su tutte le piattaforme social come Facebook, Twitter, Google+, e altre, attraverso comunicazioni mirate e ad allargare gli ambiti di interesse del progetto costruendo una rete di blogger interessati a tutte le tematiche sollevate. È già attivo inoltre un phot-blog partecipato sulla piattaforma Tumblr che il pubblico contribuisce a far crescere pubblicando foto su Instagram con l’hashtag #FrontierBo.

  • Brasile 2014, i tweet per Italia-Costa Rica sono stati poco più di 3 milioni

    Brasile 2014, i tweet per Italia-Costa Rica sono stati poco più di 3 milioni

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    Il secondo match dell’Italia di questi Mondiali di Brasile 2014 non è andato certo bene come il debutto. L’Italia nella seconda partita perde per 1 a 0 e anche i tweet sono in calo. I tweet complessivi sono stati infatti poco più di 3 milioni. Anche stavolta, il calciatore più citato è Balotelli

    La seconda partita della Nazionale Italiana ai Mondiali di Brasile 2014 ha il sapore davvero amaro. L’Italia esce sconfitta per 1 a 0 dal match con il Costa Rica e il percorso verso gli ottavi di finale adesso si complica non poco. Infatti Martedì 24 Giugno, sempre alle ore 18, c’è la sfida importante con l’Uruguay e si preannuncia una partita fondamentale che deciderà chi continuerà ne l torneo e chi dovrà invece tornare a casa. E la grigia prestazione degli azzurri si riflette anche su Twitter, infatti il match totalizza poco più di 3 milioni di tweet, per la precisione sono 3,2 milioni, decisamente inferiore a quanto totalizzato nel match di debutto degli azzurri contro l’Inghilterra, quando i tweet furono 7,2 milioni. Evidentemente il fattore orario non ha influito molto, mentre è plausibile pensare che l’Inghilterra abbia contributo molto, del resto lo abbiamo notato anche nelle mappe dei tweet riferite ad altre partite dove si vede chiaramente che l’Inghilterra è sempre molto presente da questo punto di vista.

    Comunque sia come di consueto, grazie ai dati che fornisce Twitter, vediamo i calciatori più citati, i momenti più twittati e qualche tweet significativo del match.

    I calciatori più menzionati dell’Italia (@vivo_azzurro) sono stati:

    1. Mario Balotelli – @FinallyMario
    2. Andrea Pirlo – @Pirlo_official
    3. Gianluigi Buffon – @gianluigibuffon

    Mentre, i più citati del Costa Rica (@FEDEFUTBOL_CR) sono stati:

    1. Bryan Ruiz González – @bryanruizcr
    2. Júnior Díaz
    3. Joel Campbell – @joel_campbell12

    I picchi di traffico della partita sono stati il finale del match con 108.422 TPM (tweet per minute), poi il momento del gol di Bryan Ruiz con 83.505 TPM e poi la prima vera occasione da gol per Mario Balotelli con 28.993 TPM.

    Per quanto riguarda i tweet più significativi del match, vi segnaliamo quello dell’account internazionale della Nazionale Azzurra (@azzurri):

    E poi anche quello di Joel Campbell del Costa Rica:


    Questo il breve resoconto del match. Allora che ne pensate? Avete seguite anche voi la partita su Twitter? Raccontateci tra i commenti la vostra esperienza.

  • Ecco EsmachLab, tra tradizione e innovazione. Intervista a Luciano Delpozzo

    Ecco EsmachLab, tra tradizione e innovazione. Intervista a Luciano Delpozzo

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    Quando si mettono insieme ingredienti come Tradizione e Innovazione, allora il successo è garantito. Ed è quello che ha fatto Esmach, azienda che da oltre 40 anni produce macchine per la panificazione, dando vita ad EsmachLab, un sistema di lavoro che reinventa il panettiere per come lo abbiamo sempre conosciuto. Ne abbiamo parlato con Luciano Delpozzo, CEO di Esmach

    Esmach è un’azienda che da 40 anni produce macchine per la panificazione e da sempre, per sua vocazione, è attenta all’Innovazione e alla Tecnologia, proprio per rendere i suoi prodotti al passo con il contesto professionale, economico e sociale. E in un periodo in cui è difficile azzardare, Esmach prova a fare qualcosa di più e decide di dare vita a EsmachLab, un vero e proprio sistema di lavoro che reinventa la figura del panettiere, per come l’abbiamo sempre conosciuta, diventando “Panettiere di Giorno“. Per capirne di più, abbiamo incontrato Luciano Delpozzo, CEO di Esmach e fautore di questo sistema, a World Of Coffee 2014, la più importante fiera internazionale dedicata al mondo del caffè che si è tenuta la scorsa settimana a Rimini. Esmach era presente, ottenendo tra l’altro un grande successo di pubblico, per portare la sua idea di panificazione all’interno del bakery, in uno spazio ridottissimo e con soli 5 macchinari, quanto basta per avere pane caldo a tutte le ore, pizze squisite e ottimi dolci, tutto senza addensanti e lieviti chimici, solo con lieviti e prodotti naturali.

    Luciano Delpozzo ci spiega in cosa consiste EsmachLab?

    EsmachLab è un vero e proprio sistema di lavoro che si propone di rivoluzionare la figura del panettiere per come l’abbiamo fino ad ora conosciuta. Non si tratta pertanto di una figura che lavora di notte e dorme di giorno, ma una figura che lavora ad orari normali, dalla mattina fino alla sera, avendo a disposizione dei macchinari che gli consentono di ottimizzare il lavoro, ottenendo prodotti di qualità, a tutte le ore. EsmachLab introduce, quindi, un nuovo sistema in cui il panettiere lavora in uno spazio ridottissimo, circa 30 mq, con 5 macchinari che permettono la preparazione e la cottura di pane, pizze e dolci. Noi offriamo, a chiunque voglia, la nostra esperienza e know how attraverso la nostra Academy e ci occupiamo della formazione e della progettazione, fondamentale poiché è un sistema pensato per piccoli spazi come quelli presenti nei centri storici delle nostre città. Con questo sistema, noi portiamo la panetteria all’interno di un bakery caffè, cosa impensabile fino ad ora per via degli spazi che un progetto di questo tipo avrebbe richiesto. Abbiamo pensato, dunque, ad innovare senza però dimenticare la nostra cultura e la nostra storia unitamente alla nostra conoscenza.

    esmachlab-panettiere-di-giorno

    Ciò che abbiamo imparato alla Fiera di Rimini è come funziona operativamente questa idea. Di fatto, Dott. Delpozzo, questo sistema rivoluziona davvero la figura del panettiere, non è così?

    Purtroppo da sempre, seguendo la nostra cultura, siamo portati a pensare che la figura del panettiere lavori esclusivamente di notte, assolutamente in contrasto con il nostro ritmo circadiano. Questo nuovo approccio alla professione porta con sé innovazione al mondo del bakery, migliorando la qualità di vita di chi ci lavora. Oggi, il panettiere tradizionale soffre molto la concorrenza della grande distribuzione che può permettersi una politica di prezzi molto competitiva, senza però offrire una qualità di prodotto adeguato. Esmach pone il Daytime Baker nelle condizioni di sfornare pane e pizza fatti con “pasta madre” e non con lieviti chimici o semi-lavorati. Non solo vantaggi in termini di qualità: un’alta capacità produttiva si accompagna ad una struttura di costo più contenuta.

    Quando e perchè nasce EsmachLab?

    Esmach produce da 45 anni macchine per la panificazione, di produzione in serie, anche a scala limitata ma con un alto livello di personalizzazione, questo il nostro modello organizzativo in produzione. Siccome all’interno del nostro gruppo, il Gruppo ALI, esiste molta conoscenza, molta voglia di fare, di guardare le cose a 360° e di sperimentare, allora ci siamo detti “perchè non proviamo a realizzare un sistema per cui si possa realizzare il meglio mettendo insieme tecnologia, innovazione e conoscenza?” In questi anni, Esmach ha affrontato una complessa riorganizzazione che tenesse sempre in considerazione il contesto in cui operiamo: abbiamo osservato che esistono 350 mila gelaterie in Italia mentre i panifici soffrono la crisi con numerose chiusure. Abbiamo pensato allora che fosse arrivato il momento di comunicare in un modo assolutamente nuovo questa professione, appunto il “Panettiere di Giorno”. Abbiamo sperimentato, ci siamo messi in gioco, abbiamo trovato delle startup con cui collaborare, fino a prestigiose partnership come quelle instaurate con Autogrill e il produttore di mozzarelle Amodio. Da adesso in poi ci aspettano le sfide più difficili.

    Quanto le nuove tecnologie vi hanno aiutato in questo progetto?

    Le nuove tecnologie ci hanno aiutato molto, anzi moltissimo, ma la vera innovazione per noi è la comprensione dell’opportunità dello sviluppo di un business del tutto nuovo, questa è forse tra le tutte, la nostra sfida più importante.

    Ma perchè assumersi questo rischio in un momento come questo? Non era meglio continuare a costruire macchine, invece di dare vita a questo sistema?

    Ho la fortuna di lavorare nel Gruppo ALI, una realtà imprenditoriale con un grado di deregulation molto ampio che ti permette di sperimentare e sviluppare idee come la nostra. Ora che il progetto è stato visto, capito e piaciuto, diventa importante tradurlo in numeri. Ecco perché, dopo il mondo del vino, cerchiamo di conquistare il mondo del caffè, da questo la nostra presenza a Woc 2014. Stiamo cercando di andare verso nuovi mondi, per noi tutti da scoprire.

    Qual è stato l’approccio utilizzato nella comunicazione di questo nuovo progetto e come avete utilizzato i social media?

    Al momento stiamo pensando ad un campagna mirata soprattutto sulla stampa, utilizzando un approccio alla comunicazione più tradizionale. Il fatto di avere ad oggi più di 4 mila fans su Facebook, comunque vuol dire molto per noi, così com’è importante avere un sito web che comunichi bene questo progetto. Essendo un’idea innovativa non poteva essere relegata ai canali di comunicazione tradizionale. Abbiamo quindi puntato su canali più innovativi, coerenti con il nostro nuovo progetto. La nostra presenza web si completa con PassionePane, il nostro blog in cui si parla di ricette e di cultura del pane, la pagina Facebook, in cui si parla di EsmachLab, di eventi come questo e che ci permette di entrare in contatto con ristoratori dagli Usa, Malesia o da altri paesi, e infine gli altri profili social. L’Innovazione nella Comunicazione per noi è stata molto importante. Altro tassello fondamentale è stato il cambio di immagine che attualmente riprende i colori della terra, coerente con le nostre attività. In tema di coerenza, vorrei sottolineare un altro aspetto del nostro mondo. Alcuni nostri competitor cavalcano l’onda del pellet, da loro identificata come la vera fonte di energia alternativa, promossa anche con massicce campagne stampa, puntando al risparmio economico che si otterrebbe usando il pellet. Noi sosteniamo che le fonti alternative al gasolio, come l’elettricità e il gas e il pellet, abbiano un’economia di costo molto simile. Il pellet però non deriva da legni pregiati, anzi, nel processo di trasformazione il legno viene trattato con prodotti chimici; esistono inoltri i costi del trasporto e lo smaltimento dei sacchi di plastica con cui viene confezionato. Da non sottovalutare le polveri generate dalla combustione del pellet che possono inquinare il pane.
    Noi vogliamo comunicare la nostra coerenza e cerchiamo di farlo trasmettendo messaggi che trovano radice nella nostra storia e nella nostra cultura: fare il miglior pane del mondo con componenti naturali. Se ognuno di noi riuscisse, nel proprio ambito, ad essere coerente in ciò che fa e in ciò che dice, allora daremmo anche noi il nostro piccolo contributo affinché tutto funzioni meglio: questo è quello che crediamo davvero.

    Questa la nostra piacevole e interessante conversazione con Luciano Delpozzo, CEO di Esmach Spa, che ringraziamo ancora una volta per la disponibilità e per averci fatto conoscere la propria azienda che, in un momento non proprio facile, decide di mettersi in gioco e di provare a cambiare. In tutto questo, per restare ancorati ai temi che trattiamo quotidianamente qui sul nostro blog, abbiamo avuto la testimonianza diretta che, anche in operazioni come queste, i Social Media, la Rete sono strumenti importanti e assolutamente strategici.

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  • Brasile 2014, quasi 9 milioni i tweet per Brasile-Messico

    Brasile 2014, quasi 9 milioni i tweet per Brasile-Messico

    I Mondiali di Brasile 2014 continuano a registrare sempre un grande interesse su Twitter. E per il match Brasile-Messico, molto atteso, i tweet complessivi sono stati quasi 9 milioni, nettamente inferiore rispetto al debutto della squadra di casa quando i tweet furono oltre 12 milioni. Rivelazione della partita sicuramente Guillermo Ochoa, portiere del Messico

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    E continuiamo a seguire questi Mondiali di Calcio di Brasile 2014 che riscontrano ogni giorno che passa sempre maggiore interesse su Twitter. E anche il match di ieri sera, quello tra Brasile e Messico, terminato 0 a 0, è stato l’incontro più twittato della giornata. Complessivamente i tweet sono stati 8,95 milioni, decisamente inferiori rispetto alla partita di debutto della squadra di casa quando fece registrare 12,2 milioni di tweet. Protagonista, quindi rivelazione del match, è stato senz’altro Guillermo Ochoa, portiere del Messico, attualmente senza squadra di club, che si è distinto per alcune parate che hanno deciso il match. Non a caso il momento più twittato di tutta la partita è proprio la sua parata su Thiago Silva. Ma vediamo i  dati più importanti.

    brasile-messico-giocatori

    Questi i calciatori più menzionati del match. Per il Brasile @CBF_Futebol:

    1. Neymar Júnior – @neymarjr
    2. Thiago Silva
    3. Fred – Fredgol – @fredgol9

    Mentre per il Messico, @miseleccionmx:

    1. Guillermo Ochoa – @yosoy8a
    2. Chicharito Hernandez – @CH14_
    3. Andrés Guardado

    brasile-messico-picchi-tweet

    Come dicevamo prima, il picco di tweet massimo di è avuto con la parata di Ochoa su Thiago Silva che ha ottenuto 243,379 TPM (tweet al minuto), mentre la fine della partita ha ottenuto 202,418 TPM e la parata di Ochoa sul colpo di testa di Neymar ha collezionato 112,432 TPM.

    Interessante è anche vedere la mappa interattiva dei tweet, dove il verde del Brasile è quasi presente ovunque, ma il rosso del Messico è più forte negli Usa meridionali e occidentali. Da notare come si registri una nuvola di tweet quasi costante in Inghilterra e in parte anche in Spagna.

    brasile-messico-#ochoa

    Questa invece è la mappa relativa all’hashtag #OCHOA che ne raggruppa tutte le mentions elaborato da Twitter Reverb, il nuovo tool che mostra come si sviluppano le conversazioni.

    Questo di ESPN è stato uno dei tweet con il più alto numero di interazioni del match e gioca sul soprannome “Memo” di Ochoa:

    Questo invece è il tweet di World Cup 2014 che incorona Ochoa “The man of the first hal” con una foto che ritrae il portiere mentre para il colpo di testa di Neymar:


    Per quanto riguarda le altre partite della giornata, i tweet di Belgio-Algeria (2-1) sono stati 2,5 milioni, mentre i tweet totali di Russia-Corea (1-1) sono stati 1,1 milioni.

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  • Diritto all’Oblio: nuovi equilibri o un nuovo Panopticon?

    Dopo la sentenza della Corte di Giustizia Europea del 13 Maggio scorso, che ha introdotto il “Diritto all’Oblio,” ne è scaturito un acceso dibattito, dal quale vengono fuori scenari diversi. Proviamo allora a prefigurarli ponendoci questa domanda: ma da questa vicenda scaturiranno davvero nuovi equilibri o quello che ci aspetta è un nuovo “Panopticon”?

    Nella mia testa la domanda nasce retorica, e spero mi perdonerete se, come mio solito, mi schiero apertamente.

    La Sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 13 maggio 2014, quella che ha pronunciato nella causa C-131/12 – Google Spain SL e Google Inc. contro l’Agencia Española de Protección de Datos ed il signor Mario Costeja González – quella di cui tutti hanno parlato e scritto, e sul cui caso concreto non vi tedio rimandandovi direttamente agli atti ufficiali – non mi convince e mi intimorisce.

    Certo, le questioni giuridiche affrontate sono di indubbio interesse e investono questioni fondamentali per la definizione della materia del contendere – il concetto di “stabilimento” delle società estere, il “ricorso a strumenti situati nel territorio di detto Stato membro”, ma, soprattutto, se l’attività “consistente nel localizzare le informazioni pubblicate o messe in rete da terzi, nell’indicizzarle in maniera automatica, nel memorizzarle temporaneamente e infine nel metterle a disposizione degli utenti di Internet secondo un determinato ordine di preferenza”…omissis…”debba considerarsi rientrante nella nozione di “trattamento di dati” ai sensi dell’articolo 2, lettera b), della direttiva [95/46]”, con conseguente individuazione di Google quale“responsabile del trattamento” dei dati personali contenuti nelle pagine web da essa indicizzate, e possibile ed autonomo ordine di rimozione.

    Tra le domande che la sentenza pone, quesito dei quesiti, se “per quanto concerne la portata del diritto di cancellazione e/o opposizione al trattamento di dati in relazione al diritto all’oblio”…omissis…”si debba ritenere che i diritti di cancellazione e congelamento dei dati, disciplinati dall’articolo 12, lettera b), e il diritto di opposizione al loro trattamento, regolato dall’articolo 14, [primo comma,] lettera a), della direttiva [95/46], implichino che l’interessato può rivolgersi ai motori di ricerca per impedire l’indicizzazione delle informazioni riguardanti la sua persona pubblicate su pagine web di terzi, facendo valere la propria volontà che tali informazioni non siano conosciute dagli utenti di Internet, ove egli reputi che la loro divulgazione possa arrecargli pregiudizio o desideri che tali informazioni siano dimenticate, anche quando si tratti di informazioni pubblicate da terzi lecitamente”.

    La sentenza sembra trovare tutte le risposte:

    • “l’attività di un motore di ricerca consistente nel trovare informazioni pubblicate o inserite da terzi su Internet, nell’indicizzarle in modo automatico, nel memorizzarle temporaneamente e, infine, nel metterle a disposizione degli utenti di Internet secondo un determinato ordine di preferenza, deve essere qualificata come «trattamento di dati personali», ai sensi del citato articolo 2, lettera b), qualora tali informazioni contengano dati personali, e che, dall’altro lato, il gestore di detto motore di ricerca deve essere considerato come il «responsabile» del trattamento summenzionato, ai sensi dell’articolo 2, lettera d)”;
    • Google Spain viene considerato uno “stabilimento” del responsabile del trattamento Google Inc. – con una interpretazione molto estensiva del concetto di “contesto di attività”, collegato alla vendita di spazi pubblicitari, che rende, in sostanza, Google Spain partecipe del trattamento dati effettuato, appunto, da Google Inc.; pertanto, “l’articolo 4, paragrafo 1, lettera a), della direttiva 95/46 deve essere interpretato nel senso che un trattamento di dati personali viene effettuato nel contesto delle attività di uno stabilimento del responsabile di tale trattamento nel territorio di uno Stato membro, ai sensi della disposizione suddetta, qualora il gestore di un motore di ricerca apra in uno Stato membro una succursale o una filiale destinata alla promozione e alla vendita degli spazi pubblicitari proposti da tale motore di ricerca e l’attività della quale si dirige agli abitanti di detto Stato membro”;
    • “gli articoli 12, lettera b), e 14, primo comma, lettera a), della direttiva 95/46 devono essere interpretati nel senso che, al fine di rispettare i diritti previsti da tali disposizioni, e sempre che le condizioni da queste fissate siano effettivamente soddisfatte, il gestore di un motore di ricerca è obbligato a sopprimere, dall’elenco di risultati che appare a seguito di una ricerca effettuata a partire dal nome di una persona, dei link verso pagine web pubblicate da terzi e contenenti informazioni relative a questa persona, anche nel caso in cui tale nome o tali informazioni non vengano previamente o simultaneamente cancellati dalle pagine web di cui trattasi, e ciò eventualmente anche quando la loro pubblicazione su tali pagine web sia di per sé lecita”. Quindi, non solo nel caso in cui tali dati siano inesatti, “ma anche segnatamente dal fatto che essi siano inadeguati, non pertinenti o eccessivi in rapporto alle finalità del trattamento, che non siano aggiornati, oppure che siano conservati per un arco di tempo superiore a quello necessario, a meno che la loro conservazione non si imponga per motivi storici, statistici o scientifici”.

    Al di là delle ineludibili questioni giuridiche, è possibile parlare anche di una “etica della rete”?

    Sono consapevole di aver utilizzato una parola impegnativa: ma l’etica, quella che a volte ci fa sorridere (o temere?) appartenendo al mondo dei massimi sistemi, passa, come tutto, attraverso scelte quotidiane.

    Questa sentenza ne è un esempio paradigmatico: rimettendo ad un “over the top”, dominatore incontrastato della ricerca in rete – quindi della stessa esistenza delle cose, perché “se non appari, non esisti” – il delicatissimo “giusto equilibrio”, necessario a contemperare la tutela della riservatezza di ciascuno con il diritto di cronaca – e il diritto alla memoria, ad esso comunque collegato – addossa ad un unico soggetto – e quale soggetto – la responsabilità di “filtrare” i contenuti della rete, rendendoli disponibili – quindi indicizzandoli – o meno.

    Bilanciamento che, al momento, Google affronta con apparente serenità, affidando ad una intervista delFinancial Times a Larry Page e ad un modulo – una sorta di duplicato digitale di quello già visto per il “notice & take down” per i procedimenti di violazione del copyright secondo il DMCA – l’avvio di un procedimento volto alla rimozione dei contenuti lesivi, su segnalazione dell’interessato.

    Parlo di serenità apparente perché credo che, inizialmente, la stessa società californiana si sia sentita investita di una grande responsabilità; d’altro canto, allo stesso modo non credo sfugga ai più come tale responsabilità diventi, sotto un altro profilo, la possibilità di esercitare un potere immenso: costruire o distruggere la nostra memoria collettiva, anche “solo” orientandola.

    Parole politicamente scorrette, per i più; forse, però, il genus di tutto – la sentenza – lo è almeno altrettanto.

    Le conclusioni rese dall’avvocato generale Niilo JÄÄSKINEN del 25 giugno 2013 avevano fatto ipotizzare una decisione in senso diametralmente opposto:  “ritengo che un’autorità nazionale per la protezione dei dati non possa imporre a un fornitore di servizi di motore di ricerca su Internet di ritirare alcune informazioni dal suo indice, salvo i casi in cui tale fornitore di servizi non abbia rispettato i codici di esclusione o non abbia soddisfatto una richiesta di aggiornamento della memoria cache proveniente dal sito web”; su tale argomentazione, l’Avvocato Generale aveva proposto alla Corte “di rispondere al secondo gruppo di quesiti nel senso che, nelle circostanze indicate nella domanda pregiudiziale, un fornitore di servizi di motore di ricerca su Internet «tratta» dati personali ai sensi dell’articolo 2, lettera b), della direttiva. Tuttavia, il fornitore di servizi non può essere considerato «responsabile del trattamento» di tali dati personali ai sensi dell’articolo 2, lettera d), della direttiva, fatta salva l’eccezione sopra illustrata”.

    Parole inequivoche, che avrebbero dovuto avere come conseguenza l’impossibilità, per l’interessato, di rivolgersi a Google per far valere il diritto di cancellazione e di congelamento dei dati, previsto all’articolo 12, lettera b), e il diritto di opposizione, previsto all’articolo 14, lettera d), della direttiva 95/46.

    Che il tema fosse – e sarà – di estrema rilevanza, era già chiaro a gennaio 2012, quando l’adozione della bozza del nuovo regolamento europeo sulla tutela dei dati personali aveva sollevato molti interrogativi proprio sulla concreta applicazione dell’articolo 17, sul “diritto all’oblio e alla cancellazione”, ai sensi del quale “l’interessato ha il diritto di ottenere dal responsabile del trattamento la cancellazione di dati personali che lo riguardano e la rinuncia a un’ulteriore diffusione di tali dati, in particolare in relazione ai dati personali resi pubblici quando l’interessato era un minore, se sussiste uno dei motivi seguenti:

    a) i dati non sono più necessari rispetto alle finalità per le quali sono stati raccolti o altrimenti trattati;

    b) l’interessato revoca il consenso su cui si fonda il trattamento, di cui all’articolo 6, paragrafo 1, lettera a), oppure il periodo di conservazione dei dati autorizzato è scaduto e non sussiste altro motivo legittimo per trattare i dati;

    c) l’interessato si oppone al trattamento di dati personali ai sensi dell’articolo 19; d) il trattamento dei dati non è conforme al presente regolamento per altri motivi”.

    All’epoca, avevo sottolineato come lo studio effettuato dalla Enisa sulla fattibilità pratica del “right to be forgotten” previsto dall’art. 17 aveva rilevato come solo con strumenti di filtraggio della rete, a livello di ISP o di motore di ricerca, avesse senso parlare di oblio, con tutte le possibili conseguenze.

    Non sono lontane gli scenari prefigurati da Orwell – “who controls the past now controls the future, who controls the present now controls the past” – né l’idea di un Panopticon.

    E la riflessione diventa obbligatoria.

    Non solo tra giuristi.

    [l’articolo è ripreso da MySolution Post]

    [author image=”https://www.franzrusso.it/wp-content/uploads/2014/06/Morena-Ragone.jpeg” ]Morena Ragone – Giurista tra nuove tecnologie,open data e diritto d’autore. Amo politica,musica,cinema. Mi trovi a WIkitalia, SGInnovazione, Spaghettifolks, Wister, Iwa, CircoloGT – [follow id=”morenaragone” ][/author]

  • Work Maker, come sarà il Lavoro del Futuro [Evento]

    Work Maker, come sarà il Lavoro del Futuro [Evento]

    work-maker

    Work Maker è una giornata dedicata a Lavoro per vedere come sta cambiando e come sarà nel futuro che si terrà a Bologna giovedì 19 Giugno 2014, presso la sede della Regione Emilia Romagna. L’occasione sarà dunque quella di riflettere su come ripensare il Lavoro, nell’ottica di creare nuove imprese

    Come sta cambiando e come sarà il Lavoro nel Futuro? Domande che ormai da tempo ci poniamo un po’ tutti, consapevoli che ad oggi il lavoro è diverso e va verso nuove strade, tutte da conoscere e da percorrere. Ecco che allora #WorkMaker, la giornata organizzata da Consorzio Spinner che si terrà giovedì 19 Giugno presso la sede della Regione Emilia Romagna a Bologna (zona Fiera), via Aldo Moro 50, può essere una bella occasione per affrontare questi temi e scoprire quali sono le nuove frontiere del lavoro oggi e quali saranno quelle del futuro.

    La giornata, organizzata in laboratori e talk, ha l’obiettivo di riflettere su un tema quanto mai emergente e necessario per affrontare i nuovi scenari economici: ovvero un ripensamento del lavoro, nell’ottica di creare nuove imprese e rivedere l’idea di cosa significa nel 2014, non solo in termini di modelli e professioni, ma anche di luoghi.

    I Laboratori e i talk sono aperti a studenti, professionisti, aspiranti imprenditori, startuppers e a tutti coloro che stanno conducendo una riflessione sul cambiamento. Verranno condotti e moderati da alcuni professionisti di spicco che – da anni – si occupano di questi temi o seguono il progetto Spinner, dedicato proprio a valorizzare i progetti e le idee innovative delle persone, in Emilia Romagna.

    Per partecipare è necessario iscriversi: i laboratori sono a numero chiuso per una maggiore efficacia operativa. Per iscriversi, il modulo è sul sito workmaker.

    #workmaker è anche il nome del challenge organizzato in collaborazione con Instagramers Italia in occasione di questa iniziativa. Fino al 16 giugno è stato possibile partecipare e raccontare i lavoro con un’immagine usano proprio l’hashtag #workmaker. Nella giornata di giovedì con gli scatti migliori sarà allestita nella sede del convegno una Mostra Digitale.

    Su questi temi verrà attivata anche una conversazione online, quindi il nostro invito, fino al 19 giugno compreso, è quello di seguirlo, partecipando e usando l’hahstag ufficiale #workmaker su tutti i canali Social.

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  • Il ritorno del Polpo Paul nel doodle di Google per Brasile 2014

    Il ritorno del Polpo Paul nel doodle di Google per Brasile 2014

    google doodle polpo paul

    In questi giorni Google sta mettendo in pratica una vera novità per i doodle per i Mondiali di Brasile 2014, cioè il “Real time doodle”. Quindi i doodle cambiano in tempo reale. E in questo momento, visto che non ci sono partite, ricompare il Polpo Paul, famoso per aver azzeccato i risultati di tanti match, ve lo ricordate?

    Avevamo detto, con il primo doodle della serie, che Google per questi Mondiali di Brasile 2014 ci avrebbe sorpreso e infatti è stato così. Ma il fatto è che per la prima volta Google sta sperimentano una nuova tecnica, il “Real time doodle”, cioè con questa tecnica i doodle compaiono in tempo reale sottolineando l’evento in campo. Abbiamo visto in queste giornate diversi doodle dedicati alle partite che raffiguravano proprio le squadre che in quel momento di stavano sfidando sul campo, con una visibilità ristretta a seconda dei casi. E per gli appassionati dei doodle questa è una ghiotta novità, un po’ meno per noi che cerchiamo sempre di raccontarveli, difficile davvero stare dietro a tutti. Ma stavolta Google ci ha spiazzati.

    E quando non ci sono partite, allora Google a livello globale, mette online un doodle che rimane visibile per più tempo, cioè fino all’inizio del prossimo match. E oggi, anzi adesso visto che siamo in real time, vediamo il ritorno, con tanto di aureola visto che è passato a miglior vita, del Polpo Paul, il polpo che tra il 2008 e il 2010 azzeccava i pronostici delle partite, specie quelle della Germania. Ve lo ricordate?

    La scelta di riportare sulla scena il Polpo Paul non è casuale, infatti secondo Google Trends le ricerche su Google relative al Polpo Paul erano cresciute di 25 volte. A quel punto è stato pensato di dedicargli un doodle, quello che vediamo adesso online, mentre Paul si cimenta nel pronostico sul match tra Belgio-Algeria.

    Il Polpo Paul viveva nel Sea Life Centre di Oberhausen, in Germania, quando a un certo punto, era il 2008 anno degli Europei di Calcio, nella sua vasca gli presentarono due scatole, sulle quali vi erano le bandiere delle due squadre contendenti, contenenti cibo. Ogni volta che Paul sceglieva la sua scatola di cibo, quello si dimostrava poi essere un pronostico azzeccato. Fu un successo clamoroso che venne consultato anche per i Mondiali del 2010 arrivando ad indovinare l’85% dei risultati pronosticati. Chissà se indovinerà anche quello di oggi?

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  • Ma i Social Network possono danneggiare la nostra salute? [Infografica]

    Ma i Social Network possono danneggiare la nostra salute? [Infografica]

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    Ma possono i Social Network danneggiare la nostra salute? In realtà sono in tanti a misurarsi su questo problema e secondo una ricerca recente dell’Università di Salford, il 50% di coloro che vi hanno partecipato ha dichiarato che la loro vita è peggiorata proprio a causa di Facebook e di Twitter. Ma vediamo insieme questa interessante infografica

    Sul tema se e come i Social Network, e quindi è corretto dire anche i Social Media, possano dare disturbi e provocare danni alla nostra salute si dibatte da un po’. E qui sul nostro blog è un tema che abbiamo affrontato proprio trattando di FOMO, Fear Of Missing Out, cioè la paura di perdersi un evento o qualcosa si importante e questo problema prende piede anche sui Social Network, infatti si parla appunto di Social FOMO. Ma come già detto è un tema che continua ad essere sviluppato e interessa sempre molto per via del crescente uso chedei social network ne facciamo, un uso sempre più crescente. Noi italiani siamo tra i primi in Europa per uso quotidiano in termini di ore, 3 ore di media ogni giorno. E quindi, oggi vogliamo riproporci di nuovo la domanda, alla luce anche di nuove ricerche e di nuovi dati, grazie anche alla chiara infografica realizzata da Rodiola. Allora, i Social Network possono danneggiare la nostra salute?

    Partiamo dalla considerazione che il 65% degli utenti adulti si collega ai social network per un periodo totale di 23 ore per settimana, considerando anche il tempo trascorso con email ed altre forme di comunicazione digitale. Da qui il dato che vi trascorriamo almeno 3 ore al giorno, cioè il 14% della nostra giornata. Comunque, una fetta importante.

    Fatta questa premessa, veniamo all’ultima ricerca ad opera dell’Università di Salford, Manchester (Uk) dalla quale è venuto fuori che, sulla base di 298 partecipanti alla ricerca stessa, il 50% ha dichiarato che la qualità di vita e peggiorata proprio a causa dell’udo di Facebook e di Twitter. Dalla ricerca si evince anche che:

    • il 67% ha paura di perdersi qualcosa di importante se non connesso a sufficienza, e qui ritorniamo al Social FOMO di cui parlavamo prima;
    • il 38% degli utenti di età compresa tra 18-34 anni controllano i loro social network preferiti già appena svegli;
    • il 66% dichiara di addormentarsi con difficoltà proprio a causa di un uso massiccio dei social network;
    • il 25% dichiara di avvertire disagio, o difficoltà, nel non poter controllare il proprio profilo Facebook o la propria casella email.

    Ma anche una ricerca dell’Università di Harvard evidenzia problemi di salute per gli utenti proprio in relazione all’uso dei social network. Infatti da questa ricerca risulta che gli utenti, mentre sono collegati ai propri canali, attivano il “nucleus accubens“, ossia un sistema di neuroni che ha un ruolo importante tante nelle situazioni di piacere, quanto nelle dipendenze. Quindi i Social Network possono diventare una forma di dipendenza e come tale essere dannosi per la nostra salute.

    Ma esiste anche una ricerca, dell’Università della California, che ci dice che un eccesso dell’uso dei Social Network può provocare i seguenti disturbi:

    • Facile irritabilità;
    • Depressione;
    • Voyeurismo;
    • Narcisismo;
    • Schizofrenia;
    • Ansia.

    Insomma, se è vero che i Social Network possono portare dipendenza, è vero anche che possono provocare disturbi tali da essere davvero dannosi per la nostra salute. Ma, ricerche a parte, voi cosa ne pensate? Avete avvertito dei disagi oppure conoscete qualcuno che ha accusato problemi di questo tipo? Raccontateci le vostre esperienze, cercheremo di capirne meglio tutti.

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  • Ecco l’analisi delle conversazioni su Inghilterra-Italia [Infografica]

    Ecco l’analisi delle conversazioni su Inghilterra-Italia [Infografica]

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    Dopo aver visto l’elemento quantitativo delle conversazioni su Twitter riguardo alla partita Inghilterra-Italia, più di 7 milioni i tweet, vediamo adesso l’elemento qualitativo. Quindi vediamo come hanno conversato gli utenti, conoscendo i giocatori più apprezzati e anche quelli più fischiati

    Oggi vi abbiamo dato quello che è stato il dato numerico della partita Inghilterra-Italia, vinta dagli azzurri per 2 a 1, ma grazie a Parterre, piattaforma second screen di interazione con la TV basata sull’utilizzo dello smartphone, siamo in grado anche di conoscere il livello qualitativo delle conversazioni sulla partita. Ricordiamo che su Twitter la partita a livello globale ha collezionato ben 7,2 milioni di tweet e 5 dei 10 trending topics durante la partita riguardavano proprio questo evento, a testimoniare che il second screen, cioè l’attività di commentare un evento, trasmesso in televisione, via smartphone o tablet, sia ormai un elemento sempre più presente nelle conversazioni.

    E passiamo allora a conoscere davvero quelli che sono stati i giocatori più apprezzati e applauditi elaborati da Parterre ha utilizzato le sue funzionalità all’interno dell’App per analizzare il gradimento degli spettatori sui singoli giocatori e leggere i momenti clou della partita. Infatti, con l’App è possibile allargare l’esperienza di Twitter con applausi e fischi, da condividere con gli altri utenti. Ricreando un effetto molto simile, in questo caso, alla presenza allo stadio.

    E allora, la classifica dei giocatori più apprezzati è dominata dal difensore del Torino Matteo Darmian, che si è dimostrato il dominatore della fascia destra. Mentre il giocatore più “fischiato” è stato il difensore Gabriel Paletta, autore di una prestazione non all’altezza di quella dei compagni.

    Il momento di gioco più esaltante che ha visto gli utenti applaudire di più è stato quello riferito al primo goal di Claudio Marchisio, al 34° del primo tempo. Il momento di gioco con più fischi si è rivelato il 90° tra le polemiche per i 5 minuti di recupero concessi dall’arbitro e un fuorigioco dubbio fischiato all’attaccante Ciro Immobile, lanciato verso la porta.

    Il momento più entusiasmante del match è stato senza dubbio il secondo goal dell’Italia, segnato da Mario Balotelli al 5° del secondo tempo. Gli utenti di Parterre si sono scaldati per l’azione che ha portato alla rete di Balotelli, utilizzando gli strumenti dell’App per far sentire il loro tifo.

    Quindi Parterre porta la condivisione oltre, facendo in modo che gli utenti possano anche applaudire, incitare e fischiare. Insomma le pagelle, quelle sportive che compaiono sui giornali e temute dagli stessi calciatori, adesso si possono dare anche via Twitter.

    E allora, siete d’accordo con questa analisi? Anche secondo voi questi sono stati i calciatori più bravi e i più fischiati? Raccontateci cosa ne pensate!

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