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  • Younited, il nuovo servizio di Personal Cloud con un occhio alla privacy

    Younited, il nuovo servizio di Personal Cloud con un occhio alla privacy

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    Younited il nuovo servizio di storage in cloud firmato F-Secure, leader mondiale per la sicurezza oggi non solo su pc, è stato presentato a Slash 2013, uno dei più importanti startup event in Europa. La forza di Younited è proprio la garanzia della sicurezza dei contenuti e massima protezione della privacy

    [Da Helsinki] – E’ stato finalmente lanciato Younited, il nuovo servizio di storage in cloud che porta la firma di F-Secure, che ha da poco compiuto 25 anni, leader mondiale per quanto riguarda la sicurezza su pc e oggi anche su tutti i dispositivi mobili. Anticipato da una presentazione dedicata a blogger e giornalisti giunti a Helsinki da ogni parte d’Europa (noi eravamo tra questi), Younited, definito un servizio di Personal Cloud, è stato presentato oggi a Slush 2013, uno dei più importanti startup event sulla scena europea che si tiene proprio qui a Helsinki, da Pirkka Palomaki, CSO, Chief Strategy Officer, in F-Secure.

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    Come ben sapete anche voi che leggete questo blog, Younited non si presenta come una nuova assoluta nel settore, altri competitor sono prima di tutto Dropbox e SkyDrive, per citare i due servizi più conosciuti. Ma la particolartità di Younited è quella di permettere il personal cloud storage, quindi una conservazione dei dati in cloud, in modo da avere molte più garanzie in termini di sicurezza e protezione della privacy.

    Basato in Finlandia, Paese con ristrette normative sulla privacy e con una cultura della riservatezza molto forte, è stato concepito e progettato dai professionisti della security di F-Secure. Younited permette di riunire e aggregare su un’unica piattaforma on-the-cloud tutte le immagini, i video, i documenti e i contenuti che gli utenti salvano su diversi dispositivi (PC, tablet, smartphone, notebook) e sui servizi cloud, come quelli citati prima, fungendo così da cloud service aggregator. Questo permette agli utenti di accedere ai propri contenuti con qualunque dispositivo e ovunque ci si trovi da un unico sistema cloud sicuro e di scambiare i propri file con gli amici, la famiglia e i colleghi. Younited sta continuando ad aggiungere anche altri servizi cloud, per arrivare ad offrire agli utenti uno spazio di cloud storage praticamente illimitato. Ci permettiamo di sottolineare che Younited permette di immagazzinare anche quello che viene condiviso su Facebook, mettendolo in questo modo, “in sicurezza”.

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    Younited offre anche un’esperienza visiva nuova, coinvolgente e divertente per l’accesso ai contenuti da qualsiasi device (sia in modalità online che offline) e per la loro condivisione e organizzazione. Younited è compatibile con PC Windows, Mac, e su tutti dispositivi mobili: Android, iPhone e iPad, Windows Phone 8; è inoltre possibile accedere ai propri contenuti attraverso qualsiasi web browser.

    Parlavamo di Personal Cloud, ossia la capacità di archiviare e fare il back-up di file su un servizio online, condividere questi file con amici, familiari e colleghi e sincronizzare questi stessi file tra PC, tablet, smartphone e notebook, offrendo agli utenti l’accesso ai propri contenuti in qualsiasi momento, da qualsiasi luogo e con qualsiasi dispositivo. Ciò che guida questa crescente domanda, ad oggi più di 500 milioni di persone nel mondo sono registrate a un servizio di Personal Cloud, è la crescita esplosiva della mobilità, dell’uso di più dispositivi e del volume di contenuti generati dagli utenti.

    Decine di migliaia di utenti finali e di piccole aziende, alla ricerca di maggiore sicurezza e protezione della privacy nel Cloud, si sono registrati su Younited molto prima del lancio ufficiale. Ciò dimostra che esiste una chiara richiesta da parte del mercato verso un’alternativa ai servizi di Personal Cloud basati negli USA. Questi servizi si basano infatti sulla fiducia, devi cioè confidare che siano sicuri. Tuttavia, questa fiducia è andata diminuendo nel corso del 2012 a seguito dell’emergere di un grandissimo numero di segnali d’allarme: si pensi ai report che parlano di una diffusione dei malware proprio attraverso servizi di Personal Cloud e alcuni metodi discutibili utilizzati dai servizi segreti nazionali per controllare e accedere ai dati online di cittadini rispettosi della legge.

    E’ giunto il momento per il mercato di una nuova alternativa europea agli attuali colossi” spiega Mikko Hypponen, Chief Research Officer in F-Secure. “Ciò di cui il mondo ha bisogno è un servizio di cloud storage che non sia soggetto all’accesso senza contollo dei servizi segreti.”

    Riteniamo che i servizi di Personal Cloud esistenti siano per lo più noiosi, con utilities dall’aspetto anni ’90 che sono utilizzate solo occasionalmente. Vogliamo cambiare tutto questo,”affermaTimo Laaksonen, Vice President di F-Secure Corporation. “Quel che vedete oggi in younited è già sfidante, ma è solo l’inizio. Stiamo lavorando a una serie di nuove funzionalità che renderanno ancora più esaltante l’esperienza per l’utente. Per esempio, lanceremo presto un modo completamente nuovo, divertente e incredibilmente facile per condividere video e immagini durante eventi con amici e familiari.”

    Younited è assolutamente un servizio interessante che forse ad un primo sguardo ai più sembrerebbe non offrire nulla di diverso rispetto agli altri servizi. Ma usandolo, si intuisce immediatamente l’attenzione alla sicurezza e alla privacy, e F-Secure in questo è un’assoluta garanzia. Quindi non più un servizio basato sulla fiducia, ma sulla sicurezza. Il fatto di immagazzinare i propri dati restando sicuri che questi possano essere condivisi con un occhio alla privacy è certamente il punto di forza.

    Il servizio in questi giorni è gratuito fino ad uno spazio di 10 GB, saranno poi 5 GB da gennaio 2014, quando il servizio verrà lanciato in maniera massiccia.

    Altre modalità, a pagamento, sono: Medium, 200 GB di spazio a € 74,99 all’anno e Premium, € 120,00 all’anno.

    Ovviamente continueremo a parlarvene e a monitorare gli sviluppi del servizio.

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  • Cento giorni per Cento orti, il crowdfunding per il diritto al cibo

    Cento giorni per Cento orti, il crowdfunding per il diritto al cibo

    Cento giorni per Cento orti è il progetto innovativo che Slow Food insieme a Starteed, Consorzio Icrea e payleven, il lettore di carte che si collega allo smartphone e tablet, hanno messo in piedi per raccogliere fondi al fine di creare orti in 25 paesi africani

    Slow Food fin dalla sua nascita opera per garantire a tutti l’accesso al cibo buono, pulito e giusto: il progetto più innovativo è “Cento giorni per Cento orti” che ha l’obiettivo di raccogliere fondi per creare orti in 25 Paesi africani. Quest’iniziativa, a differenza delle altre, ha una marcia in più perché sfrutta il concetto di crowdfunding che unisce tradizione e innovazione nei sistemi attraverso i quali accettare le donazioni.

    Cento giorni per Cento orti è partita il 20 settembre a Bra in occasione di Cheese e prosegue fino al 29 dicembre. L’iniziativa fa parte del progetto Mille orti in Africa portato avanti dalla Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus. Partito da due anni, ha già reso possibile la creazione di oltre 800 orti nel continente africano. In 25 Paesi, 50 coordinatori e 30.000 persone hanno coltivato, innaffiato, raccolto, per dare la possibilità di avere un futuro anche agli abitanti del loro Paese. Ogni orto garantisce l’accesso al cibo a chi lo coltiva, la tutela della biodiversità mediante l’utilizzo di varietà locali e lo sviluppo dell’economia grazie alla vendita al mercato dei prodotti in eccesso. Un orto significa migliorare radicalmente la qualità della vita di almeno 30 persone e delle loro comunità.

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    Carlo Petrini, presidente di Slow Food, e Claudio Bedino, fondatore diStarteed, all’evento Cheese mentre accettano una donazione grazie a payleven

    L’obiettivo di “Cento giorni per Cento orti” è quello di raccogliere i 90.000 euro necessari a realizzare altri Cento orti in Africa appunto in soli cento giorni, anzi ormai i giorni sono meno di 50. Per questo ambizioso rush si è deciso di sfruttare il crowdfunding per trasformare i sostenitori in veri e propri ambasciatori del progetto.

    Perché crowdfunding?

    Perché – spiega Carlo Petrini, presidente di Slow Food – crowdfunding significa che tutti insieme possiamo farcela! Possiamo farcela a migliorare il mondo in cui viviamo a partire dall’Africa, un continente oggetto di una violenza inaudita di cui non possiamo essere complici. Se tutti noi, e siamo tanti, che crediamo che il cibo sia un diritto di tutti, che l’ambiente vada tutelato e che la biodiversità sia un valore, contribuiamo con quello che possiamo e coinvolgiamo i nostri amici, possiamo davvero fare delle grandi cose, come dimostrano i risultati conseguiti fino ad oggi”.

    Per raggiungere i propri ambiziosi obiettivi, Slow Food si è avvalsa delle collaborazioni di partner importanti nell’ambito della raccolta fondi e gestione dei pagamenti.

    Slow Food ha scelto di intraprendere il progetto con l’ausilio di Starteed che, coinvolgendo altri due “partner”, Consorzio Ricrea e payleven è riuscito a dare una forte nota di innovazione a quello che è un concetto rimasto fermo da anni, la raccolta dei fondi benefica, e nella speranza di raggiungere l’obiettivo grazie a sempre più mezzi per donare” rivela Claudio Bedino fondatore di Starteed, “Grazie alla nostra piattaforma online infatti è stato possibile costruire uno strumento semplice, senza confini, che consente di dar voce a chi crede che il coinvolgimento e la passione siano la via verso il bene comune.”

    Il nuovo sistema sicuramente aiuterà a raccogliere fondi in modo più veloce e permetterà di raggiungere un bacino più vasto di possibili donatori. Al barattolo di latta, distribuito in parecchi negozi in tutt’Italia e nel quale lasciare il resto, si è aggiunta la raccolta online tramite carta di credito e quella sempre tramite carte di credito o debito, ma di persona. La raccolta di persona, è stata resa possibile grazie al dispositivo Chip & PIN di payleven; durante gli eventi di sponsorizzazione del progetto i donatori hanno potuto esprimere la propria generosità senza finire tutte le banconote custodite nel loro portafogli, ma semplicemente strisciando la propria carta di credito o di debito nell’innovativo lettore di carte che si collega via Bluetooth a smartphone/tablet.  E chissà che in questi ultimi 48 giorni che rimangono per la raccolta, si riesca anche a superare la somma desiderata. Alberto Adorini, fondatore e Amministratore delegato di payleven Italia commenta:

    Noi di payleven siamo felici di poter prendere parte a questa rivoluzione e soprattutto di dare il nostro contributo a cause così nobili. Grazie al nostro innovativo dispositivo Chip & PIN durante l’evento inaugurale del progetto sono state raccolte somme notevoli che altrimenti sarebbero andate perdute”.

    Una bella iniziativa che ci piaceva raccontarvi perchè mette insieme due parole, due concetti che solo apparentemente possono sembrare distanti, come Solidarietà e Innovazione, ma che invece sono molto più vicini di quello che si pensa e questo progetto ne è la lampante dimostrazione.

    E poi vogliamo anche invitarvi a visitare il sito 100x100orti.org e a sostenere il progetto.

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  • Buzzoole, la startup per ottimizzare l’influenza online degli utenti

    Buzzoole, la startup per ottimizzare l’influenza online degli utenti

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    Buzzoole è la startup che 56CUBE e Digital Magics lanciano oggi. Si tratta di un progetto innovativo teso ad ottimizzare l’influenza online degli utenti. L’incubatore 56CUBE investe 180.000 euro nella startup, affiancandola con i propri servizi tecnici, finanziari, di mentorship e di marketing con il sostegno di Digital Magics

    56CUBE, venture incubator di startup innovative digitali nel Sud Italia, che nasce all’interno dell’incubatore certificato milanese Digital Magics quotato su AIM Italia, lancia e finanzia Buzzoole, la startup campana che rivoluziona la presenza online degli utenti, ottimizzandola, e identifica in maniera qualitativa, coinvolgendoli, gli influencer di un determinato settore. Per accelerarne lo sviluppo, 56CUBE ha investito in fase seed 180.000 euro nella startup, affiancandola con i propri servizi tecnici, finanziari, di mentorship e di marketing con il sostegno di Digital Magics.

    Buzzoole, buzzoole.com, è la prima piattaforma italiana di IEO (influence engine optimization), basata su un algoritmo e una tecnologia innovativi, che permette alle imprese di identificare qualitativamente gli influencer del proprio mercato e, grazie a loro, di generare passaparola su prodotti e servizi, premiandoli con offerte dedicate come sconti, test di prodotti, inviti esclusivi. Grazie alla tecnologia di Buzzoole, le aziende potranno pianificare in totale autonomia campagne di marketing online con budget liberi e flessibili.

    Buzzoole è stata premiata da SAP and PoliHub come startup più innovativa in ambito Big Data, Real Time e Predictive Analysis. Buzzoole è stata anche selezionata da Microsoft per il programma di supporto alle startup Bizspark, è arrivata alle finali di importanti contest italiani e internazionali come Next Berlin 2013, Mind the Bridge Accelerator, Web Summit a Dublino, UK-Italy Springboard 2012, 360by360 Competition (in corso).

    Diventare una startup di 56CUBE ed entrare all’interno di un network di alto livello, come quello di Digital Magics, rappresenta per noi un momento fondamentale che ci dà la motivazione e gli strumenti per continuare a metterci in gioco ancora di più e affrontare il mercato” – afferma Fabrizio Perrone, Fondatore e CEO di Buzzoole – “Stiamo già lavorando, con il supporto dei due ‘venture incubator’, per lo sviluppo tecnologico e strategico di Buzzoole: a breve rilasceremo la versione beta della nostra piattaforma e stiamo contattando importanti operatori industriali, ma anche piccole e medie imprese, per presentare gli elevati vantaggi competitivi dei nostri servizi.”

    Insieme a Digital Magics continuiamo a investire nell’innovazione del Sud Italia, ricevendo centinaia di progetti interessanti ogni mese” – ha dichiarato Gennaro Tesone, CEO di 56CUBE e Partner di Digital Magics – “Abbiamo selezionato per il nostro incubatore una delle startup più promettenti del Mezzogiorno. La scelta di affiancare questi giovani talenti e fondare con loro Buzzoole è dovuta alla business idea innovativa e originale dalla forte componente tecnologica, all’enorme scalabilità a livello internazionale e al team qualificato composto da Fabrizio Perrone, Gennaro Varriale, Luca Pignataro e Luca Camillo.”

    Il progetto ci pare davvero interessante e, facendo un grosso in bocca al lupo, continueremo a monitorarlo e a rendervene conto alla prossima occasione.

    E voi che ne pensate?

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  • Groupon per l’emergenza Lampedusa insieme a Ai.Bi Amici dei Bambini

    Groupon per l’emergenza Lampedusa insieme a Ai.Bi Amici dei Bambini

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    Groupon continua ad interessarsi ai temi sociali grazie allo strumento del coupon solidale. E proprio in questi giorni lancia una nuova iniziativa di raccolta insieme a “Ai.Bi Amici dei Bambini” per il progetto “Bambini in alto mare”. Iniziativa che servirà a sostenere servizi di pronta accoglienza dei migranti in Sicilia

    E’ cominciata nei giorni scorsi la raccolta fondi promossa da Groupon per sostenere il progetto “Bambini in Alto Mare” di Ai.Bi  Amici dei Bambini, al servizio delle fasce più deboli dei migranti, minori stranieri non accompagnati e mamme sole, che sempre più numerosi stanno sbarcando sulle coste italiane in questi giorni.

    Con un semplice click sul deal solidale, online dal 7 al 22 novembre 2013, gli utenti iscritti su Groupon.it potranno donare tra i 3 e i 15€ per sostenere la causa.  Il 100% del ricavato andrà interamente devoluto all’Associazione Ai.Bi. per finanziare l’apertura di strutture sul territorio per dare servizi di pronta accoglienza, trattamenti medico/sanitari, sostegno psicologico,  accompagnamento sociale e intermediazione culturale.

    Groupon Italia sostiene da più di due anni iniziative benefiche a favore di associazioni no profit italiane, supportate con grande partecipazione dai nostri iscritti”, afferma Giulio Limongelli, International Vice President Groupon per il Sud Europa, “ci auguriamo di poter dare, anche in questa occasione, un aiuto concreto all’Associazione Ai.Bi., con una campagna solidale dedicata. Perché non si può restare a guardare.”

    Il deal solidale promosso da Groupon Italia a favore di Ai.Bi. prosegue infatti un progetto già avviato da tempo, che prende il nome di Groupon Community, a favore di organizzazioni no profit italiane per sostenere progetti sociali sul territorio italiano come: Save the Children, Fondazione Umberto Veronesi, Fondazione ANT Italia Onlus, Fondazione Banco Alimentare, Associazione Dire donne in rete contro la violenza, Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica e Associazione Bianca Garavaglia, il cui ricavato è interamente devoluto alle associazioni. Nell’ultimo anno Groupon Italia, grazie al contributo dei suoi iscritti, ha raccolto più di 130.000€ a favore di associazioni no profit italiane. Maggiori info su Groupon Community.

    Dal Gennaio di questo anno sono 37.450 gli immigrati giunti nel nostro paese, dato aggiornato alla fine del mese scorso. E di questi, il 10-15% sono minori stranieri non accompagnati. Secondo il Dipartimento di Pubblica sicurezza, al 7 ottobre i minori giunti via mare hanno già sfondato ogni record di arrivi: 6.316 (nel 2012 furono 2279) di cui 4056 non accompagnati. Un numero destinato a crescere. Si parla dunque di oltre 6000 bambini.

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  • Italiani e E-commerce. Gli Heavy Buyers italiani sono gli umbri

    Italiani e E-commerce. Gli Heavy Buyers italiani sono gli umbri

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    Sappiamo bene quanto il binomio Italiani e E-commerce stia dando vita ad un rapporto sempre più in crescita. E oggi, grazie sempre alla ricerca che Ipsos ha condotto per Webloyalty, possiamo tracciare la mappa dell’acquirente italiano online e scoprire che gli heavy buyers italiani sono gli umbri

    Dopo aver visto alcuni utili dettagli sulla ricerca “E-commerce in Italia: motivazioni e trend degli acquirenti online”, con un focus specifico sul fenomeno in crescita del cashback, ossia il meccanismo che prevede il rimborso per il consumatore di una parte della cifra spesa per ogni acquisto effettuato online, passiamo oggi a conoscere meglio chi sono gli acquirenti online in Italia, o meglio, conosciamo chi in Italia sono gli heavy buyers. E lo facciamo sempre grazie alla ricerca condotta da Ipsos per Webloyalty, azienda specializzata in programmi di sconti e nella generazione di reddito supplementare per aziende che fanno commercio online.

    Come sappiamo il nostro paese vive una condizione sicuramente non facile per quanto riguarda le connessioni alla rete e pensate che solo il 14% delle abitazioni è connessa tramite fibra ottica e a questo va anche associato il dato per cui ancora il 37% degli adulti in Italia non ha mai usato Internet. Ma nonostante tutto questo, i risultati di una ricerca condotta su quasi 5000 consumatori europei emerge la forte propensione all’acquisto dimostrata dagli utenti e-commerce italiani: quasi tre italiani su quattro tra quelli che si affidano al commercio digitale, infatti, hanno effettuato almeno cinque acquisti negli ultimi sei mesi.

    Dall’E-commerce  emerge, quindi, una tendenza che può permettere di colmare, almeno parzialmente, il gap nei confronti degli altri paesi europei in fatto di uso delle tecnologie digitali. In particolare, secondo la ricerca Ipsos – Webloyalty condotta su più di 1500 acquirenti nostrani,  ben il 75,9% degli italiani che utilizzano l’e-commerce è classificabile nella categoria degli “heavy buyer” (in contrapposizione ai cosiddetti “occasional buyer”), cioè tra coloro che hanno effettuato più di 4 acquisti su canali online negli ultimi 6 mesi. Addirittura il 69% ha superato i 5 acquisti. C’è una stretta connessione, inoltre, tra chi si affida in maniera massiccia all’e-commerce e la persona che all’interno della famiglia è responsabile della maggior parte degli acquisti nel loro insieme (il 76,6% si classifica tra gli heavy buyer).

    Interessante appare lo spaccato che riguarda le singole regioni italiane e la suddivisione tra “grandi compratori” e “acquirenti occasionali”, con dati che per alcuni versi appaiono inaspettati: tra gli Heavy Buyers, a cui spetta la leadership dei grandi clienti dell’e-commerce in Italia, troviamo gli utenti dell’Umbria (89,5% di “grandi compratori” contro il 10,5 di “acquirenti occasionali” ), seguita nella top ten dagli utenti della Liguria (87,2% vs. 12,8%), da quelli della Toscana (83,6% contro 16,4%), da quelli della Basilicata (rispettivamente 80% e 20%), da quelli della Lombardia (79,4% vs. 20,6%), da quelli della Sardegna (78,9% contro 21,1% ), da quelli del Piemonte (rispettivamente 77,8% e 22,2%), da quelli dell’Emilia Romagna (77,2% vs. 22,8%), da quelli del Lazio (76,5% contro 23,5%) e e infine da quelli Veneto (75,9% a fronte del 24,1%).

    Al contrario, le regioni dove si concentrano maggiormente gli “acquirenti occasionali” sono il Trentino Alto Adige (50% di acquirenti occasionali e di grandi compratori), il Friuli Venezia Giulia (36,4% di occasionali contro 63,6% di clienti abituali dell’e-commerce) la Calabria (33,3% di occasionali vs 66,7% di abituali), la Campania  (29,1% occasionali e 70,9% abituali) e l’Abruzzo (rispettivamente 27% e 73%). Percentuali che solo in alcuni casi rispecchiano quelle relative all’utilizzo di Internet e all’accesso alla banda larga nelle varie zone del nostro Paese.

    I dati della ricerca dimostrano come l’e-commerce, una volta conosciuto, sia molto apprezzato dagli utenti e rappresenti una via privilegiata per stimolare i consumi, oltre a incrementare  la capacità di spesa degli acquirenti”, ha dichiarato Alexandre Cotigny, Direttore Generale Sud Europa di Webloyalty. “L’obiettivo dei player del settore deve essere quello di accrescere la conoscenza del commercio digitale, sia mediante forme di education per vincere residue resistenze culturali, sia tramite la proposta di programmi di promozione e scontistica specifici – come “Acquisti e Risparmi” di Webloyalty – e l’utilizzo del cashback, il meccanismo di rimborso parziale della spesa effettuata online, capace di garantire un incremento della domanda per le imprese e un risparmio concreto per gli utenti.”

    Allora, che ne pensate di questi dati? Siete anche voi tra gli heavy buyers di cui si parla nella ricerca? Raccontateci la vostra esperienza con l’E-commerce.

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  • Cresce ma a rilento l’uso dei Social Media nelle aziende italiane

    Cresce ma a rilento l’uso dei Social Media nelle aziende italiane

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    Ecco i risultati della terza edizione dell’indagine dell’Osservatorio sui Social Media dell’Università IULM di Milano che fotografano la SocialMediAbility delle aziende italiane nel 2013. In sintesi, cresce l’utilizzo dei Social Media rispetto al 2011, ma a rilento e la gestione degli stessi è ancora caratterizzata da poca consapevolezza

    Lo scorso anno a proposito dell’indagine “Il SocialMediAbility delle Aziende Italiane” avevamo sottolineato come il rapporto tra le aziende italiane e l’utilizzo dei Social Media fosse ancora un “rapporto da costruire“. E oggi con i nuovi dati di cui vi parliamo oggi, presentati ieri pomeriggio presso l’Università  IULM di Milano, relativi all’edizione 2013 dell’indagine, si può dire che questo rapporto è in crescita, ma ancora a rilento. Significa che da un lato ci sono segnali positivi dell’utilizzo di questi strumenti da parte delle aziende italiane, ma la caratteristica della “poca consapevolezza” nell’utilizzo degli stessi persiste, aspetto più volte segnalato su questo blog e che questa interessante indagine ci conferma. Ma vediamo adesso in dettaglio la ricerca e la relativa infografica, molto esaustiva.

    Il SocialMediAbility valuta sinteticamente aspetti sia quantitativi che qualitativi della presenza social dell’azienda/brand, sulla base di tre diverse dimensioni: l’orientamento 2.0, la gestione/cura dei diversi canali social, e l’efficacia delle azioni adottate.

    L’indagine, promossa dall’Executive Master in Social Media Marketing & Web Communication, e realizzata dai ricercatori dell’Osservatorio Social Media IULM tra febbraio e settembre del 2013, ha preso in esame lo stesso panel di 720 aziende italiane monitorato nelle precedenti edizioni (120 per settore, ulteriormente segmentate al loro interno per dimensioni: 40 grandi, 40 medie e 40 piccole), appartenenti a 6 diversi settori: alimentare, arredamento, banche, hospitality, moda, pubblica amministrazione. Dalla ricerca, realizzata anche grazie alla piattaforma di monitoraggio “Social Listening” di Blogmeter, emergono, tra l’altro, i seguenti risultati:

    socialmediability-aziende-italiane-risultati

    • la percentuale delle aziende che utilizza almeno un social media per attività di comunicazione e marketing passa dal 49,9% del 2011 al 63,8% nel 2013
    • tale incremento è soprattutto il risultato della sempre maggiore penetrazione di tali canali nelle aziende più grandi, per le quali i social media costituiscono ormai ambienti “imprescindibili”. Mentre nella precedente rilevazione era il 57,3% delle stesse a gestire almeno un social media, nel 2013 tale percentuale è salita all’81,1%. Una crescita che allarga il divario già registrato negli anni precedenti nell’uso dei social media tra le grandi (da un lato) e le piccole e medie realtà (dall’altro) il cui ricorso a tali mezzi è aumentato di solo il 7% circa rispetto al 2011.
    • resta inoltre ancora largamente ambivalente il rapporto che le aziende mostrano di avere con tali canali dato che solo il 41% del totale dei casi esaminati rimanda ai propri ambienti social attraverso link presenti sul sito.
    • Facebook si conferma il canale più popolare, scelto dal 75% delle aziende che hanno attivato almeno un social media (rispetto al 71,1% del 2011)

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    • si rileva comunque in crescita anche l’uso di Twitter, LinkedIn e YouTube (utilizzati rispettivamente dal 45,1%, dal 44,1% e dal 51,2% delle aziende presenti sui social media, rispetto al 39,8%, al 35,7% e al 32% del 2011) e di Google Plus (17,2%) e Pinterest (18,1%), non monitorati nelle rilevazioni precedenti;
    • la maggiore diffusione di tali canali a livello aziendale non è stata tuttavia accompagnata da un altrettanto significativo aumento dell’indice medio di SocialMediAbility che, sul totale dei 720 casi esaminati è passato, su una scala di valori da 0 a 10, dall’1,16 registrato nel 2011 all’1,91 del 2013 con un incremento decisamente modesto. Si riconferma la correlazione positiva tra dimensioni aziendali e indice di SocialMediAbility: al crescere delle dimensioni aziendali, cresce la “qualità” delle pratiche d’uso di tali canali.

    socialmediability-aziende-italiane-dimensioni

    In sintesi – dichiara il Prof. Guido Di Fraia, Direttore Scientifico del Master – la ricerca mostra che, da un lato, l’aumento della presenza sui canali social da parte delle aziende italiane sia la testimonianza di un sempre maggiore riconoscimento dell’importanza di presidiare questi canali. Dall’altro, i risultati ottenuti evidenziano anche come essi siano molto spesso gestiti in maniera ancora poco consapevole rispetto alle logiche comunicative e ai linguaggi specifici di ciascun canale. L’utilizzo strategico ed efficace dei social media per attività di comunicazione e marketing appare ancora appannaggio di un numero limitato di aziende.”

    La ricerca dunque si conferma fondamentale per avere un quadro completo su quante e come le aziende italiane usano i Social Media,ma questo quadro, sebbene sia cresciuto, dimostra ancora alcune tinte fosche che speriamo nell’edizione prossima possano sparire del tutto. A dire il vero non ne siamo proprio certi che ciò accada, ma anche se solo fossero un po’ meno fosche, sarebbe comunque un risultato positivo.

    Interessante, a nostro avviso, il dato circa l’aumento dell’utilizzo dei Social Media all’aumentare delle dimensioni dell’azienda. A conferma che è proprio sulle piccole aziende su cui si deve lavorare. Poi in un periodo come questo, nelle piccole aziende, l’investimento sui Social Media non viene spesso compreso appieno, venendo rimandato nel tempo. E il rischio è proprio quello di perdere delle occasioni, delle opportunità.

    Voi che ne pensate di questi dati? Vi sorprendono? Raccontateci le vostre impressioni.

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  • Fotolia TEN Collection Season 2, l’ultimo artista è Peter Jaworowski

    Fotolia TEN Collection Season 2, l’ultimo artista è Peter Jaworowski

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    E siamo giunti così al termine di questa entusiasmante serie TEN Collection 2 di Fotolia, durante la quale abbiamo conosciuto tanti artisti interessanti. L’ultimo della serie è Peter Jaworowski, artista polacco, che ci propone “Game on”, il file PSD che dalle ore 10 e per le 24 ore successive, potrete scaricare gratuitamente

    Fotolia TEN Collection 2 arriva a presentarvi l’ultimo artista della serie che è il polacco Peter Jaworowski, alias Il suo PSD intitolato Game on, sarà disponibile gratuitamente per 24 ore, dalle ore 10 di oggi sul sito www.tenbyfotolia.com.

    Peter Jaworowski è un artista autodidatta particolarmente abile nel lavorare in Photoshop, diventato famoso per aver lavorato con aziende come Nike, Nokia, e Oakley, i suoi lavori vengono regolarmente pubblicati su riviste come Computer Arts, IDN Magazine o Advanced Creation. Co-fondatore dello studio Ars Thanea a Varsavia nel 2007, conta circa 40 dipendenti provenienti da tutte le parti del mondo: Londra, New York, Sydney, Amsterdam e Francoforte.

    Photoshop è per me ciò che la matita e il foglio sono per un correttore di bozze: un supporto essenziale per trascrivere emozioni e creatività.”

    Il migliore lavoro è quello che puoi produrre in team. E’ più stimolante e produttivo”, ci racconta.

    Fedele al suo desidero di condividere e scambiare, Jaworowski ha scelto il suo sport preferito come tema per la sua opera TEN.

    Ho voluto lavorare su un tema universale che potesse essere utile a tutti i designer. Lo sport spesso viene rappresentato nei lavori commerciali, mi sembrava quindi fosse un buon soggetto.”

    Peter-Jaworowski

    Per creare l’illusione del movimento nella sua opera, Jaworowski ha usato diverse tecniche dimostrandosi molto abile nell’uso di Photoshop: digital painting, 3D, fotomontaggio e oltre 20 immagini prese dal database Fotolia.

    Mi è stato chiesto molte volte come creo le linee di luce. Questo è il motivo per il quale ho deciso di riprodurre per la TEN, una composizione dove la luce è vista come una fonte di energia che trasmette la sensazione del movimento.”

    Peter Jaworowski gioca con luci e le ombre e con colori inusuali per trasmettere l’agilità, la velocità e la forza della scena, dandogli un tono surreale.

    La scena rappresentata potrebbe venir fuori direttamente da un sogno.” Il giocatore in azione, salta come se fosse superman… “ La storia che racconto in Game on è semplice – ma è dalle cose semplici che emergono le creazioni più complesse ed emotive”, conclude l’artista.

    Per l’occasione, sono stati realizzati due video, sottotitolati in 12 lingue, ripresi nel paese di origine dell’artista. Il video Lifestyle che introduce l’artista, le sue influenze artistiche e il suo mondo, è quello che vedete in alto in copertina. Il video tutorial nel quale condivide le sue tecniche artistiche e i vari passaggi attuati per creare la sua opera, sarà rilasciato sempre oggi insieme al PSD gratuito su www.tenbyfotolia.com.

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    Allora, non perdete questa occasione per scaricare il PSD e per conoscere questo straordinario artista che potrà esservi utile come fonte di ispirazione.

  • Nel doodle di Google oggi troviamo il Test di Hermann Rorschach

    Nel doodle di Google oggi troviamo il Test di Hermann Rorschach

    Google-doodle-Hermann-Rorschach

    Nuovo doodle interattivo quello che vediamo sulla homepage di Google oggi. Quello che si vede è il Test di Hermann Rorschach, dedicato proprio allo psichiatra svizzero di cui oggi si ricordano i 129 anni dalla nascita

    Dopo un paio di doodle non visibili nel nostro paese, torniamo a vedere i tanto amati doodle di Google. Quello che si vede oggi sulla homepage di Google è il Test di Hermann Rorschach, in occasione dei 129 anni dalla nascita del psichiatra svizzero.

    Non è un nome conosciuto ai più quello di Hermann Rorschach, però è sicuramente colui che ha in un certo senso rivoluzionato la psichiatria. Vista la sua passione per il disegno, a scuola lo chiamavano appunto Kleck, “inchiostro”, avvicinatosi agli studi medici, comincia a sperimentare le differenti percezioni che soggetti diversi hanno davanti a macchie colorate derivanti da esperimenti di Kleksografia. In questo contesto, inizia a chiedersi se il diverso modo di percepire le macchie possa essere legato a differenti dinamismi di personalità o problematiche psicopatologiche dei soggetti che vi si sottopongono. Avvia quindi un estensivo programma di ricerche sperimentali durato molti anni, provando vari tipi e sequenze di macchie, e raccogliendo sistematicamente i risultati ottenuti.

    Nel 1921 pubblica la sintesi delle sue ricerche ed una relativa proposta di standardizzazione del sistema in un volume, Psychodiagnostik (1921), che all’inizio passa quasi inosservato. L’anno successivo, a soli 38 anni, muore a causa di una peritonite mal diagnosticata.

    Nel corso del decennio successivo, diversi psichiatri e psicoanalisti, europei e statunitensi, iniziano a sperimentare l’uso delle sue macchie standardizzate in ambito psicodiagnostico, ottenendo risultati clinicamente molto interessanti; nel corso degli anni ’30 e ’40 iniziano ad essere quindi poste le prime basi dei diversi sistemi di “siglatura” attualmente esistenti del suo test, conosciuto come il Test di Rorschach.

    Hermann-Rorschach---Brad-Pitt

    Il Test si avvale di una serie di dieci tavole, 5 monocromatiche, 2 bicolori e 3 colorate, coperte di macchie d’inchiostro nere o policrome che vengono sottoposte al paziente e che questi deve interpretare.

    Curiosità, sulla rete troverete spesso associata l’immagine di Hermann Rorschach a quella di Brad Pitt, vista la evidente somiglianza.

    Google oggi vi dà la possibilità di vedere le tavole e poi di condividere sui social network quello che vedete. Mi raccomando, fateci sapere cosa vedete.

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  • Ecco i 10 migliori brand su Facebook e Twitter ad Ottobre 2013

    Ecco i 10 migliori brand su Facebook e Twitter ad Ottobre 2013

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    Per il mese di Ottobre 2013 Blogmeter ci propone una classifica unitaria che ci mostra i 10 migliori brand su Facebook e su Twitter, Libero si impone per engagement su Facebook, mentre JuventusFC lo è su Twitter ed è anche il brand che registra più nuovi followers. BastartiDentro invece è quello che acquisisce più nuovi fans su Facebook. Ma vediamo in dettaglio le classifiche

    Fino a qualche settimana fa eravamo abituati a vedere la classifica dei migliori brand su Facebook ogni mese. Poi è arrivata da Settembre anche la classifica dei brand su Twitter che era quello che molti tra addetti ai lavori o semplici interessati all’argomento attendevano. E per il mese di Ottobre Blogmeter ha pensato di unire le due classifiche in un’unica infografica in modo da avere uno sguardo completo su quelli che sono i 10 migliori brand del mese su Facebook e su Twitter, secondo i parametri che in questi mesi abbiamo imparato a conoscere e cioè classifica dei brand per: engagement; new fans/followers; response (tempi di risposta); post più coinvolgente su Facebook e su Twitter. Allora vediamo in dettaglio la classifica.

    Per quanto riguarda l’Engagement, su Facebook Libero continua ad essere sempre il brand più coinvolgente con i propri fans. Mel mese di Ottobre 2013 fa registrare 241,9 interazioni ogni mille fan; mentre al secondo posto abbiamo la new entry BeautYdea con 206. Su Twitter invece il brand più coinvolgente è JuventusFC che fa registrare 166 mila interazioni tra retweet, reply, favorite e citazioni; tra le new entry troviamo il profilo dello show televisivo di Sky X Factor a quota 66 mila, protagonista assoluto dell’emergente fenomeno della Social Tv. E possiamo dire che questo non è affatto una sorpresa e vedremo se nella classifica del prossimo mese avrà fatto registrare numeri più alti.

    Per ciò che riguarda i brand che hanno acquisito il più alto numeri di nuovi fans, su Facebook nel mese di Ottobre 2013 Blogmeter ci segnala al primo posto la pagina di BastardiDentro che con oltre 239 mila nuovi fan raggiunge e supera quota 1 milione. Su Twitter troviamo ancora una volta il profilo della Juventus che guadagna in questo mese più di 43 mila follower diventando il settimo brand profile più seguito d’Italia con oltre 833mila follower. Insomma il calcio è una passione che si segue anche sui social media.

    Per quanto riguarda la classifica sui tempi di risposta dei brand, su Facebook nelle prime sette posizioni troviamo i medesimi brand del mese di Settembre 2013 e quindi: PosteMobile che conferma il primo posto grazie ad una media di 9 minuti per 280 richieste soddisfatte; al secondo posto Wind, che impiega in media solo 12 minuti e ha risposto a 1.694 post degli utenti. La pagina più attiva in assoluto è quella di Tiscali Help Desk (ben 2.779 post commentati) ma con un tempo di attesa medio superiore alle 17h non entra nella nostra classifica. Su Twitter il profilo di InfoAtac si piazza in prima posizione con un tempo medio di soli 7 minuti e 1182 risposte; poi troviamo Einaudi Editore con 368 richieste soddisfatte e un tempo di attesa medio di 16 minuti, e Alice TV che ha impiegato in media 17 minuti per ognuna delle 200 risposte date.

    E infine vediamo quali sono stati i post più coinvolgenti sulle due piattaforme. Su facebook il post più coinvolgente del mese è quello pubblicato dalla pagina di Io e il mio Bambino in cui appare una foto che ritrae Michelle Hunziker incinta e gli auguri per la neonata Sole, che fa registrare oltre 68.600 interazioni. Su Twitter, invece, troviamo di nuovo JuventusFC, che pubblica il tweet più coinvolgente del mese alla vigilia della partita contro il Real Madrid.

    Allora che ne pensate di queste classifiche? Raccontateci cosa ne pensate tra i commenti.

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  • Facebook, ecco i nuovi pulsanti Like e Share

    Facebook, ecco i nuovi pulsanti Like e Share

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    Facebook per la prima volta dal 2010 ridisegna i bottoni “Like” e Share”, quelli che tutti noi usiamo quotidianamente e che sono una importante di traffico referral. E infatti vengono visualizzati ogni giorno più di 22 miliardi di volte su oltre 7,5 milioni di siti web

    Tutti noi usiamo più di una volta al giorno i bottoni “Like” e “Share” di Facebook e conosciamo bene la loro importanza nell’ottica di condividere contenuti, immagini che più ci interessano e ci colpiscono. Ma sappiamo bene della loro importanza in termini di traffico referral. Bene, dopo tre anni dalla loro prima comparsa, era infatti il 2010, Facebook ha deciso di dare un nuovo design a questi preziosi bottoni che ogni giorno vengono appunto visualizzati più di 22 miliardi di volte su oltre 7,5 milioni di siti web. E, come visto di recente grazie ad un rapporto di Shareaholic, Facebook, proprio in termini di traffico referral, batte tutti.

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    I bottoni si aggiorneranno in automatico, rimpiazzando le vecchie versioni, quindi non vi preoccupate di fare nulla.

    Del design ci piace il colore blu più vivace e anche il font Helvetica, decisamente meglio di quelli vecchi. In alto vedete tutte le dimensioni che saranno presto disponibili. E noterete certamente la versione finora inedita del bottone “Like+Share” che ne faciliterà l’suo di entrambi, senza doverli usare separatamente anche se sullo stesso contenuto.

    A The Verge Ling Bao, Product Manager di Facebook, dice che l’operazione diversamente da quello che può sembrare non è stata molto facile da realizzare e che ci sono voluti ben sei mesi per portare al termine il progetto.

    Come abbiamo detto prima, questi bottoni sono decisamente da preferire alla vecchia versione, ora sono più visibili e quindi facilmente individuabili all’interno di un contesto che sia sito web o blog. Quindi diciamo che lo sforzo ha dato i suoi frutti.

    Allora, voi che ne pensate dei nuovi bottoni, vi piacciono? Raccontateci cosa ne pensate tra i commenti.