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  • Facebook addio ai “Mi piace” e “Commenti”: la fine di un’era

    Facebook addio ai “Mi piace” e “Commenti”: la fine di un’era

    Dal 10 febbraio 2026 Facebook eliminerà i pulsanti “Mi piace” e “Commenti” dai siti web. Un cambiamento che segna la fine del web aperto e l’ascesa definitiva delle piattaforme chiuse.

    Meta ha annunciato che dal 10 febbraio 2026 due dei suoi plugin social più iconici scompariranno dal web. Stiamo parlando dei pulsanti “Mi piace” e “Commenti”.

    Una notizia che a molti potrebbe sembrare marginale, quasi una nota in fondo alla pagina nella storia dei social media. Eppure, dietro questo abbandono si nota un chiaro segnale di cambiamento. Quel tipo di cambiamento che sta attraversando le piattaforme social media di cui tutti noi stiamo osservando gli effetti.

    Quando Facebook voleva essere ovunque

    Per capire cosa sta accadendo, dobbiamo fare un passo indietro e arrivare al 2010. In quegli anni Facebook stava vivendo la sua età d’oro. Era nel pieno di una crescita esponenziale, miliardi di utenti attivi e l’ambizione di spingere la piattaforma oltre i suoi naturali confini.

    L’idea era semplice ma rivoluzionaria per quei tempi. E cioè portare il social network in ogni angolo del web attraverso l’Open Graph.

    L’Open Graph era un sistema di protocolli e strumenti per sviluppatori che permetteva ai siti web di integrarsi profondamente con Facebook. In pratica, trasformava ogni pagina web in un “oggetto sociale” che poteva essere condiviso, commentato e apprezzato esattamente come un post su Facebook. I siti diventavano estensioni del social network e Facebook diventava il tessuto connettivo del web.

    Facebook addio ai "Mi piace" e "Commenti": la fine di un'era
    Facebook addio ai “Mi piace” e “Commenti”: la fine di un’era

    Cos’è l’Open Graph?

    L’Open Graph è stato lanciato da Facebook nel 2010 come un set di strumenti che permetteva ai siti web di “parlare” con Facebook. Grazie a semplici righe di codice, ogni articolo, pagina o prodotto poteva diventare un contenuto social: gli utenti potevano mettere “Mi piace”, commentare o condividere direttamente dal sito esterno, e queste azioni comparivano nel loro profilo Facebook.

    Era l’epoca in cui Facebook voleva essere il centro del web, non solo una destinazione tra tante.


    I plugin “Mi piace” e “Commenti” rappresentavano l’incarnazione perfetta di questa visione. Permettevano agli utenti di interagire con contenuti esterni senza mai lasciare l’ecosistema Facebook. Un clic su quel bottoncino blu in fondo a un articolo, e l’azione veniva registrata, condivisa, amplificata attraverso il news feed. Per i publisher era una promessa allettante: traffico organico, engagement, visibilità gratuita.

    E per un po’ ha funzionato. Blog, siti di news, portali di ogni tipo si sono riempiti di questi widget azzurri. Era il web sociale, aperto, interconnesso. O almeno così sembrava.

    La motivazione: “un’era precedente dello sviluppo web”

    Nel comunicato ufficiale, Meta spiega la decisione con toni asettici e professionali. I plugin, si legge, “riflettono un’era precedente dello sviluppo web” e “il loro utilizzo è naturalmente diminuito mentre il panorama digitale si è evoluto”.

    Dal punto di vista tecnico, non ci saranno problemi. I plugin diventeranno semplicemente elementi invisibili (0x0 pixel si dice in gergo), senza causare errori o arrecare problemi ai siti.

    Non serve alcuna azione da parte dei webmaster. I bottoncini scompariranno in silenzio, lasciando al massimo qualche riga di codice inutile da ripulire per chi vorrà e saprà farlo.

    Ma la vera domanda è un’altra. Perché questo utilizzo è “naturalmente diminuito”? La risposta ci porta dritti al cambiamento a cui accennavo prima, che ha investito le piattaforme digitali negli ultimi anni.

    Oggi il web che non esce più dalle piattaforme

    La verità è che il modello delle piattaforme è cambiato radicalmente. Oggi gli utenti sono sempre più portati a non uscire più dalle piattaforme per andare sui siti web.

    I contenuti si consumano direttamente dentro Facebook, Instagram, X, TikTok. Le piattaforme hanno costruito spazi enormi, ma chiusi. Dove tutto accade all’interno: video, articoli, conversazioni, acquisti.

    Enormi perché ognuno di essi raccoglie un numero di utenti tale che potrebbe competere con la popolazione dei paesi più grande del pianeta. Suona come una contraddizione parlare delle piattaforme come “spazi chiusi”, ma è la realtà di oggi.

    Il web “aperto”, quello degli anni 2010, dove i social media fungevano da ponte tra piattaforme e siti esterni, ha ceduto il passo a un modello in cui le piattaforme vogliono trattenere le persone dentro il proprio ecosistema.

    Ogni clic verso l’esterno è un’opportunità persa. Ossia, meno tempo sulla piattaforma, meno dati raccolti, meno pubblicità visualizzata.

    Non si tratta solo di una questione di numeri, ma di una strategia precisa. Meta, come le altre big tech, ha compreso che il vero valore sta nel catturare e trattenere l’attenzione. E l’attenzione non si trattiene abilitando l’uscita verso altri siti, ma costruendo un ambiente dove tutto ciò di cui hai bisogno è già disponibile.

    Ecco chi ci perde

    E quando quei tasti “Mi piace” e “Commenti” hanno smesso di funzionare realmente come generatori di traffico? Difficile dirlo con precisione, ma il declino è stato progressivo.

    Gli algoritmi di Facebook hanno via via ridotto la visibilità dei contenuti esterni nel news feed. Le condivisioni organiche sono diventate sempre meno efficaci. I publisher hanno iniziato a notare che quei bottoncini blu generavano sempre meno clic, sempre meno engagement.

    Eppure, per molti siti, soprattutto quelli di informazione e news che negli anni hanno costruito parte della loro strategia su Facebook, questa dismissione è comunque un campanello d’allarme. Anzi, forse più di un campanello d’allarme.

    Non tanto per il traffico che effettivamente generano oggi questi plugin (probabilmente marginale), ma per ciò che rappresentano. Quindi la fine definitiva di un’era in cui i social media erano alleati dei publisher nel distribuire contenuti.

    Il calo del traffico da Facebook

    Secondo le analisi di Chartbeat e Similarweb nel maggio 2024, il traffico referral da Facebook verso siti di news e media è crollato del 50% in soli 12 mesi (da marzo 2023 a marzo 2024).

    In sei anni, dal marzo 2018 al marzo 2024, il declino è stato del 58%, passando da 1,3 miliardi a 561 milioni di referral mensili. Come percentuale del traffico totale, Facebook è passato dal rappresentare il 30% nel 2018 al 7% nel 2024, per poi scendere ulteriormente al 4% nel novembre 2024 secondo dati Chartbeat riportati da Digiday.

    Le piattaforme preferiscono che gli utenti leggano gli articoli direttamente all’interno dell’app, attraverso formati proprietari come Instant Articles o semplicemente attraverso anteprime sempre più ricche.

    calo traffico referral Facebook
    Calo traffico referral Facebook

    Il contesto più ampio, la “tiktokizzazione” del web

    L’abbandono dei pulsanti Facebook si inserisce in un fenomeno più ampio che potremmo chiamare la “tiktokizzazione” del web. TikTok ha dimostrato che è possibile costruire una piattaforma di successo dove gli utenti passano ore senza mai uscire dall’app, consumando un flusso infinito di contenuti verticali.

    Instagram ha abbracciato questa visione con i Reels. YouTube con gli Shorts. Anche X (ex Twitter) sta spingendo sempre più verso contenuti video nativi. L’obiettivo è lo stesso: massimizzare il tempo trascorso all’interno della piattaforma.

    E quasi tutte le piattaforme stanno via via demotivando il clic verso link esterni, prediligendo contenuti senza link.

    In questo scenario, i plugin che facilitano l’uscita verso siti esterni diventano non solo inutili, ma addirittura controproducenti rispetto alla strategia di business. Meta sta semplicemente prendendo atto di una realtà che era già evidente da tempo.

    Cosa rimane e cosa cambia

    Non tutti i plugin sociali di Facebook stanno scomparendo. Il pulsante “Condividi”, quello con la “F” blu che si vede in fondo a molti articoli, continuerà a funzionare. Condividere un link su Facebook è un’azione che avviene dentro la piattaforma e genera engagement al suo interno. Il “Mi piace” esterno e i commenti esterni, invece, creavano interazioni che vivevano in parte fuori dal controllo di Meta.

    Per i publisher e i proprietari di siti, specie quelli che avevano costruito tutta la strategia di distribuzione su Facebook si fa dura. Non è più tempo di aspettarsi che le piattaforme social portino traffico come succedeva un tempo.

    Il modello è cambiato. Se si vuole raggiungere il pubblico dove si trova, bisogna ripensare l’intera strategia e cercare di essere presenti sulle piattaforme in maniera diversa.

    Le piattaforme digitali sempre più chiuse

    La fine dei “Mi piace” e “Commenti” di Facebook non è un evento isolato, ma il sintomo di una trasformazione strutturale del web. Stiamo passando da un modello distribuito e interconnesso a uno fatto di ecosistemi chiusi e verticalmente integrati.

    Le piattaforme non ambiscono più a essere ponti verso altri siti, ma scelgono di diventare destinazioni finali.

    Questa evoluzione pone domande importanti. Un web frammentato in spazi chiusi, sebbene enormi, è davvero nell’interesse degli utenti? La concentrazione del potere nelle mani di poche piattaforme che controllano l’accesso all’informazione è sostenibile a lungo termine? E i publisher, come possono sopravvivere in un ecosistema dove il traffico organico dai social è sempre più ridotto?

    Non ci sono risposte semplici. Ma è certo che quando quei bottoncini blu scompariranno il 10 febbraio 2026, con loro se ne andrà definitivamente un pezzo della storia del web.

    Un web che, per qualche anno, aveva creduto possibile essere allo stesso tempo sociale, aperto e interconnesso. Prima che le logiche di business e il controllo dell’attenzione prendessero il sopravvento.


    [L’immagine di copertina è stata realizzata utilizzando il modello di IA generativa DALL-E 3]

  • X tra Like privati e nuove regole per i contenuti per adulti

    X tra Like privati e nuove regole per i contenuti per adulti

    Le trasformazioni su X, quella che prima era Twitter, continuano. Presto i Like saranno privati per tutti gli utenti; al momento lo sono solo per gli utenti Premium. E, in tutto questo, cambiano le regole rispetto alla condivisione di contenuti pornografici.

    Le trasformazioni della piattaforma che una volta si chiamava Twitter, e oggi si chiama X, proseguono ormai senza sosta. Questa di cui stiamo per parlare si presta a più di una considerazione. Di base, si tratta di una funzionalità che interessa in maniera diretta il nuovo proprietario Elon Musk. E questo è un dato, neanche tanto celato.

    Iniziamo col dire che si tratta di una funzionalità che è già presente tra le opzioni per gli utenti abbonati Premium. E che presto sarà disponibile per tutti.

    Si tratta della possibilità di rendere i “Like” privati, quindi non più visibili.

    X e i like privati

    Parliamo di quei contenuti a cui spesso mettiamo “Like” e che possono, in alcuni casi, essere lontani da ciò che ci interessa abitualmente, al punto da suscitare perplessità e critiche, anche feroci.

    A dare conferma di questa nuova modifica è l’ingegnere di X, Haofei, in un post: “Sì, stiamo rendendo i ‘Mi piace’ privati.

    I ‘Mi piace’ pubblici stanno incentivando un comportamento sbagliato. Ad esempio, molte persone si sentono scoraggiate dal mettere ‘like’ a contenuti che potrebbero essere ‘taglienti’ per paura di ritorsioni da parte dei troll o per proteggere la propria immagine pubblica.

    Presto potrai mettere ‘Like’ senza preoccuparti di chi potrebbe vederlo. Ti ricordiamo inoltre che più post ti piacciono, migliore sarà il tuo algoritmo ‘Per te’.

    x like privati contenuti per adulti 2024 franz russo

    Per X la privacy è al centro di tutto

    Quindi questa modifica è parte di un’operazione di X che mette al centro la privacy degli utenti, garantendo la sicurezza di potersi muovere sulla piattaforma senza dover subire ritorsioni, che possono derivare dai contenuti apprezzati.

    Di questa modifica si è parlato dopo che era stata scoperta sull’app iOS. E presto sarà disponibile per tutti gli utenti, quindi non solo per gli utenti abbonati.

    Cosa comporta rendere i Like privati

    Nel tentativo di chiarire meglio cosa comporterà questa modifica, sull’argomento è intervenuto anche Enrique Barragan, ingegnere di X, il quale ha chiarito che:

    • si potrà vedere a chi sono piaciuti i propri post;
    • si potrà vedere il numero di “Like” per tutti i post/risposte/commenti;
    • non si vedranno le persone a cui è piaciuto il post di qualcun altro;
    • scomparirà la scheda “Mi piace” degli altri sul loro profilo.

    La sezione “Mi piace” sul proprio profilo ci sarà ancora, ma in alto apparirà una scritta: “I tuoi Mi piace sono privati. Solo tu puoi vederli”. Quindi, come ricordato prima, non sarà più visibile la sezione “Mi piace” all’interno dei profili altrui.

    Sono tantissimi i casi in cui i “Like” hanno destato stupore e perplessità.

    X e alcuni casi di “Mi piace” ad insaputa

    Negli USA, a questo proposito, si ricorda il caso del senatore Ted Cruz che mise “Mi piace” su un video pornografico. In quel caso, il senatore disse che era stato uno dei suoi collaboratori.

    Anche Samuel L. Jackson fu sorpreso ad apprezzare video pornografici. Ammi poi tutti una volta che i suoi follower lo avvertirono che i suoi “Like” erano pubblici.

    E anche lo stesso Musk è stato “sorpreso”. Infatti, il proprietario di X nel 2022 mise “like” a un tweet (allora si potevano chiamare ancora così) ostinatamente transfobico.

    Ora, chiunque si è trovato, in molte situazioni, nella condizione di limitare una sua azione rispetto a un contenuto. Sarà capitato almeno una volta, anche solo per evitare di accendere polemiche o discussioni che, purtroppo, spesso finiscono per aumentare le distanze.

    Ma se davvero qualcuno ha bisogno di sentirsi al riparo con una funzionalità del genere, allora, forse, X non è la piattaforma giusta. O, comunque, non è questo il modo di usare questi strumenti.

    Un’altra considerazione da fare è che questa funzionalità rischia di invalidare lo stesso utilizzo della piattaforma.

    X, i Like e le conseguenze sull’algoritmo

    Non dobbiamo mai dimenticare che l’algoritmo enfatizza anche i contenuti sui quali mettiamo il nostro “like”. Di conseguenza, la sezione “Per te” presenterà contenuti che ci piacciono man mano che aumenta la nostra reazione verso quel tipo di contenuti.

    Se si è alla ricerca di un modo per mettersi al riparo e sentirsi liberi di mettere “like” su contenuti che possono intaccare anche la vostra reputazione, sappiate che poi tutta la vostra timeline sarà piena proprio di quei contenuti.

    Questo per mettere le cose in chiaro.

    X, nuove regole per la condivisione di contenuti pornografici

    E a proposito di questo tema, c’è da rilevare che da poco X permette di pubblicare contenuti per adulti, a “condizione che siano adeguatamente etichettati e non visualizzati in maniera chiara”.

    Secondo le nuove regole di X, gli utenti potranno creare e distribuire materiale relativo a temi sessuali purché sia prodotto e distribuito consensualmente.

    Secondo X, è contenuto per adulti:

    qualsiasi materiale prodotto e distribuito consensualmente che raffigura nudità o comportamenti sessuali di adulti che siano pornografici o destinati a provocare eccitazione sessuale. Ciò vale anche per contenuti generati dall’intelligenza artificiale, fotografici o animati come cartoni animati, hentai o anime. Gli esempi includono raffigurazioni di:

    nudità totale o parziale, compresi primi piani di genitali, glutei o seni;
    comportamento sessuale esplicito o implicito o atti simulati come rapporti sessuali e altri atti sessuali“.

    Tutto questo nonostante le crescenti preoccupazioni riguardo al proliferare di contenuti pornografici sulla piattaforma.

    Contenuti per adulti destinati ad aumentare

    Secondo Reuters, nel 2022 i contenuti a sfondo sessuale sulla piattaforma rappresentavano il 22%. Adesso la percentuale è sicuramente più alta. E, di fronte alle nuove regole, c’è da attendersi che crescerà ancora.

    Ricorderete tutti quando, ad ottobre 2023, l’Australia multò X per non aver fornito informazioni sui contenuti pedopornografici. Più o meno in quello stesso periodo, l’India notificò a diversi social media, incluso X, di rimuovere materiale pedopornografico dalle loro piattaforme.

    Ah, bei tempi quelli in cui al posto del cuore c’era la stella e “stellinare” era sinonimo di segnalibro. Un modo per dire “me lo segno per leggerlo più avanti”. Quello era il vero valore di quell’azione.

    Dimenticavo, il prossimo passaggio è quello di mandare in soffitta i conteggi delle interazioni.

  • Su Instagram arrivano i Like, privati, nelle Stories

    Su Instagram arrivano i Like, privati, nelle Stories

    Su Instagram arrivano i Like, privati, nelle Stories. Non ci sarà nessun contatore pubblico, i like saranno visibili solo all’utente.

    La notizia era stata già annunciata qualche tempo fa, ma adesso con l’annuncio di Adam Mosseri, è diventata ufficiale. Su Instagram stanno per arrivare i Like nelle Stories, ma saranno sempre privati.

    Come già sapete, per interagire con le Stories di Instagram si potevano usare le emoji che, comunque, rischiavano di intasare i DM, così come anche solo scrivere un commento. Tutto finiva all’interno dei messaggi privati.

    Ma con questa nuova funzionalità, i Like, molto attesi per le Stories, non compariranno all’interno dei messaggi privati. Infatti, da oggi nelle Stories comparirà una icona a forma di cuore con cui esprimere appunto un “Like”.

    Su Instagram arrivano i Like, privati, nelle Stories

    Nessun contatore visibile

    Non ci sarà nessun contatore visibile, se è questo che vi state chiedendo, ma il Like sarà visibile solo dall’utente che ha pubblicato la storia e lo stesso Like comparirà nella schermata che offre la possibilità di vedere che ha visto il contenuto insieme alle altre informazioni.

    Quindi, nessun contatore pubblico per i Like nelle storie, un approccio diverso da quello che Instagram ha tenuto per i post pubblicati all’interno del feed. Come ricorderete, Instagram aveva provato nel 2019 a nascondere i Like, per rendere gli utenti meno schiavi di una dinamica legata al “mi piace” poco salubre. Salvo poi fare marcia indietro lo scorso anno, dopo due anni. Adesso sono gli utenti a decidere se i Like devono essere visibili, o meno. E da quello che si vede, tutti lasciano l’impostazione di default, ossia con i Like pubblici.

    L’idea sembra quella di provare a monitorare la reazione degli utenti rispetto a questa nuova possibilità. Anche se, ci scommettiamo, quella di rendere i Like pubblici non è un’idea così remota e presto potrebbe comparire un contatore. Vedremo.

  • Instagram e i Like, due anni dopo non è cambiato niente

    Instagram e i Like, due anni dopo non è cambiato niente

    Da qualche giorno su Instagram sono ritornati pubblici i “Like” sui post. Sembra, a vedere come gli utenti stanno reagendo, che in due anni non sia cambiato nulla. Peccato perché per Instagram era una occasione per cambiare logica.

    Ebbene, il titolo che abbiamo voluto dare a questo post è abbastanza eloquente, senza polemica chiaramente. Come già anticipato un paio di mesi fa, Instagram da pochi giorni ha, in effetti, di nuovo impostato di default i “Like” sui post pubblicati dagli utenti sul feed, lasciando agli utenti stessi la scelta se renderli visibili o meno. Proprio per ogni post. Quindi, si torna a quello che accadeva prima del 2019 con i Like che tornano di nuovo visibili. Adam Mosseri, capo di Instagram, ha spiegato che il periodo è ormai maturo per “lasciare la scelta agli utenti“.

    Due anni di test, perché di questo si è trattato, per arrivare al punto che quella modalità di nascondere i Like di fatto non ha cambiato nulla, questa la spiegazione ufficiale. Anzi, Instagram aggiunge anche che questa modalità era piuttosto “polarizzante”, per il fatto che gli utenti erano nettamente divisi tra chi la approvava e chi la criticava fortemente. La scelta che Instagram è quindi quella di lasciare impostata in automatico la pubblicazione del numero dei Like, permettendo agli utenti di nasconderli.

    Instagram like franzrusso.it 2021

    Il risultato che stiamo vedendo tutti in questi giorni è che nessuno, o quasi, li sta nascondendo. Tutti sono tornati come nel 2019 a lasciare il conteggio dei Like pubblico. E in effetti sì, non è cambiato assolutamente nulla.

    Come certamente ricorderete, Instagram, e non solo, in quel periodo era sotto pressione per il fatto che il numero dei Like finiva per alterare la qualità dei contenuti condivisi, diventava una distrazione che snaturava la condivisione stessa. Generando una sorta di “ansia da prestazione” tra gli utenti che vedevano in quel numero l’unico parametro per essere considerati. Situazione analoga per le aziende che vedevano quel numero come necessario per giustificare la riuscita delle proprie campagne o della propria comunicazione.

    Quel momento di nascondere i Like aveva rappresentato una occasione importante per Instagram, nel tentativo di provare a dare vita ad un nuovo corso, meno concentrato sull’aspetto vanity e più concentrato sulla qualità. Questo per dare modo a tutti di migliorare il modo di approcciare alla piattaforma, meno ansioso. Tra l’altro era proprio Instagram che sosteneva, sempre due anni fa, come l’idea fosse quella di “provare a depressurizzare Instagram, renderlo meno competitivo, dare alle persone più spazio per concentrarsi sulla connessione con le persone che amano, le cose che li ispirano“. E poi aggiungeva che tutto quello era mirato ai giovani, a renderli più liberi e creativi, invece che incatenati alla logica dei “Like”.

    Cristina Maccarrone, per InTime Blog, a proposito delle implicazione sull’Influencer Marketing, aveva ascoltato un po’ di esperti e tutti sottolineavano quanto fosse stata una scelta felice quella di nascondere dei like che avrebbe giovato alla piattaforma, e agli utenti, spostando l’attenzione sulla qualità dei contenuti.

    Quella di nascondere i Like era una mossa che ci trovava assolutamente d’accordo e il ritorno a questa dinamica suona come una occasione mancata.

    Vero, nel corso di questi mesi sono stati diversi gli studi che hanno decretato come non esista una relazione diretta tra tempo speso sui social e salute mentale, così come non ci sia dirette corrispondenze tra l’uso degli smartphone e gli attacchi di panico tra gli adolescenti. Eppure il clima che si respirava due anni fa era di tutt’altro tono, con i social media sulla gogna, a prescindere da tutto.

    Due anni dopo ci si rende conto che così non è, e tutto torna come prima.

    Instagram e i Like, la grande occasione sprecata

    Il mood del momento adesso è quello di dire “facciamo scegliere agli utenti“. Uno dei primi ad innescare questa nuova mentalità è stato Jack Dorsey, CEO e co-fondatore di Twitter, che qualche tempo fa diceva che fra qualche anno gli utenti decideranno quale algoritmo adottare per la classificazione dei feed.

    Ma c’è un però. Tutto bene quando si lascia agli utenti la libertà di scegliere, ma la strada la devono indicare le piattaforme, nel senso di specificare come funziona la piattaforma e i meccanismi che ne sono alla base. Il rischio è quello di lasciare il campo su decisioni fondamentali per la “salute” della piattaforma, e di chi la frequenta, per poi nascondersi dietro un: “ah, ma lo hanno deciso gli utenti“.

    L’idea maestra sarebbe quella di arrivare ad una soluzione ibrida, ascoltando gli utenti per migliorare l’usabilità della piattaforma, per migliorare gli aspetti che riguardano la privacy, la sicurezza della piattaforma stessa. E indicando agi utenti quelli che sono i capisaldi attraverso cui usare la piattaforma.

    Instagram ha avuto una grande occasione per cambiare la logica, mettendosi davanti a tutte le piattaforme e facendo scuola, impostando un modo di vivere le piattaforme con meno ansia, più liberamente e in maniera più creativa. Adesso, invece, si torna a come era prima.

    Ma forse, davvero forse, tutto questo non interessa ai tanti, perché guardando i post su Instagram, dall’app, sembra che nessuno si sia posto più di tanto il problema, lasciando l’impostazione dei Like visibili a tutti. Ma questa è solo un’opinione, senza polemica.

    E voi che ne pensate?

  • Facebook: al via il test per eliminare i Like, per ora in Australia

    Facebook: al via il test per eliminare i Like, per ora in Australia

    Se ne parlava ormai da qualche giorno, ma ora è ufficialmente partito il test per eliminare i Like da Facebook, in Australia. Il test segue quello avviato anche nel nostro paese su Instagram e se avrà successo verrà esteso anche ad altri paesi.

    Se ricordate, ne avevamo già parlato qualche settimana fa, quando avevamo parlato della “soffiata” della solita Jane Manchun Wong, quando aveva scoperto un codice all’interno dell’app di Facebook per Android che nascondeva il numero dei Like dai post. Ebbene, quella soffiata era vera e ieri TechCrunch ha dato notizia dell’avvio del test da part di Facebook per eliminare i Like dai post, con l’intento di verificare la reazione degli utenti. Al momento il test è programmato per la sola Australia, ma, se avrà successo, come sperano in tanti, verrà poi esteso anche ad altri paesi.

    La notizia arriva a due giorni dall’avvio del test dieliminare i Like da Instagram anche nel nostro paese e la modalità che Facebook avvierà è la medesima. Infatti, il test farà in modo che gli utenti non vedano più il numero di like totale ma solo una dicitura del tipo “(un amico) e altri…“, più o meno quello che si vede in questi giorni su Instagram, appunto. E una volta cliccato su “altri”, viene fuori l’elenco delle persone che hanno espresso un apprezzamento. Ora, se davvero qualcuno vuole conoscere quanti sono, allora non deve fare altro che contarli manualmente (lo stesso vale per Instagram).

    test facebook like australia

    Da quello che si sa, anche se era logico, Facebook vuole verificare la reazione degli utenti, vuole quindi sapere se questa modalità risulta più “rilassante” rispetto all’opprimente ricerca dei Like. Il fatto di non vedere più comparire quel numero sui post, potrebbe aiutare gli utenti a vivere meglio la condivisione, senza essere rapiti da una compulsiva ricerca di Like che non fa altro che rovinare la qualità delle condivisioni.

    Come già detto in altre occasioni, ormai si era creata la convinzione che i Like fossero sinonimo di approvazione, indipendentemente dal contenuto. Spesso si è portati a pensare, sbagliando, che un maggiore numero di Like significa maggiore approvazione. Invece non è così. La ricerca spasmodica del Like ha portato solo ad un approccio ai social media sempre più ansioso, trasformando la condivisione in una “lotta” a chi ottiene più like. Conseguenza ne è stata una qualità sempre più bassa dei contenuti condivisi.

    Questo test, per ora solo in Australia, otterrà l’approvazione che merita e presto lo vedremo anche nel nostro paese. Perché è da qui che passa la “fase 2” di queste piattaforme, sempre più appiattite verso una unica direzione, “avere più like”. E’ il momento di voltare pagina e di pensare queste piattaforme come strumenti di comunicazione e di condivisione. Una riflessione che riguarda tanto gli utenti, quanto le aziende che dovranno necessariamente puntare sulla qualità.

  • Anche Facebook sta pensando di abbandonare i Like

    Anche Facebook sta pensando di abbandonare i Like

    Da quanto riportato da TechCrunch, Facebook starebbe pensando di abbandonare i Like e alla base di questo ci sarebbe l’intenzione di partire con un test. A scoprire questa intenzione è stata Jane Manchun Wong, non nuova a scoperte di questo tipo.

    Dopo l’annuncio, qualche mese fa da parte di Twitter di eliminare i conteggio dei retweet, cosa che dovrebbe concretizzarsi a breve, e dopo il test avviato su Instagram per eliminare i Like, adesso sembra arrivato il turno di Facebook. A rivelarlo è TechCrunch, basandosi su una “soffiata” di Jane Manchun Wong, non nuova a scoperte di questo tipo. La ricercatrice ha scoperto un codice all’interno dell’app di Facebook per Android che nasconderebbe il numero dei Like dai post. Come già visto per Instagram, gli altri utenti non vedranno più il numero totale delle interazioni al post attraverso i Like, il dato sarà visibile solo dal post originale.

    Facebook conferma questa intenzione di lavorare sull’eliminare del tutto il numero dei Like, anche se non conferma l’andamento del test relativo a Instagram, test, come già sapete, attivo anche in Italia e in altri sei paesi.

    facebook rimozione like

    Anche se, da quel poco che si sa, pare che, almeno per quello che riguarda Instagram, il test sia molto apprezzato dagli utenti, liberi adesso di postare foto e immagini, senza l’ansia dei like. In ogni caso, qui potete leggere il parere di sei esperti a cui ci siamo rivolti per sapere come affrontare questo cambiamento.

    In che direzione sta andando l’influencer marketing dopo le scelte di Instagram? La parola a 6 esperti

    Lo stesso può dirsi per Facebook, anzi, forse in questo contesto l’eliminazione dei Like potrebbe rivelarsi una mossa molto più positiva con effetti più evidenti. 

    Da sempre, i Like su Facebook sono quasi sinonimo di approvazione, indipendentemente dal contenuto. Una considerazione che spesso si è rivelata fuorviante per gli utenti, perché, spesso, un elevato numero di Like non è associabile ad una maggiore affidabilità del contenuto e, tantomeno, di chi lo diffonde.

    Quelle interazioni sono alla base di quello che ormai si definisce “l’economia dei Like”, ossia di una forma di pensiero per cui il Like diventa l’unica forma di approvazione possibile, da ottenere per essere considerati. Niente di più sbagliato.

    L’eliminazione dei Like potrebbe far cessare quella eccessiva pressione che spesso accompagna gli utenti, liberi, se mai fosse così, di mettere online anche cose che non necessitano di una approvazione obbligatoria attraverso un Like.

    Si tratta di un situazione in divenire, vi terremo comunque informati.

  • Instagram: al via il test che nasconde il Like in Italia, ma in Canada sono ritornati

    Instagram: al via il test che nasconde il Like in Italia, ma in Canada sono ritornati

    E’ di oggi la notizia che Instagram sta avviando anche in Italia un test che modifica il modo in cui vediamo i like. Il test segue quanto già avvenuto in Canada a fine maggio e consiste nel nascondere il like dei post. Solo l’autore del post potrà vedere il numero totale. Solo che, dopo neanche due mesi, i like sono ricomparsi in Canada.

    Si sta discutendo molto del test che Instagram ha iniziato anche in Italia allo scopo di nascondere il numero di “Like” sotto ogni post. Sono già tante le segnalazioni di utenti che hanno visto apparire sulla loro app un annuncio che da il via al test, allo scopo di concentrarsi di più sul contenuto e meno sul numero delle interazioni accumulate dal post stesso. In pratica, gli altri utenti non vedranno più il numero totale dei Like, dato che invece resterà disponibile solo all’autore del post.

    In molti stanno associando questo avvio di test con quanto già annunciato da Instagram a fine maggio, con l’avvio del primo test in Canada. Solo che, con l’avvio del testi in anche Italia (il test è al via anche in altri paesi europei tra cui l’Irlanda), in Canada, secondo quanto segnalato da alcuni utenti su Twitter, in realtà il numero totale dei Like visibile dagli altri utenti sarebbe riapparso. E si vede bene, dalle conversazioni, come gli utenti canadesi siano divisi nelle opinioni, tra chi applaude al ritorno dei Like e tra chi, invece vorrebbe Instagram nascondesse per sempre quel numero perché ritenuto “tossico”.

    instagram test nascondi like

    Instagram quindi, con l’avvio di questo test, e in attesa di capire meglio quanto invece sta accadendo contemporaneamente in Canada, spinge gli utenti a concentrarsi di più sui contenuti e meno sul numero delle interazioni ricevute. Un modo per rendere l’app un luogo migliore e per lanciare il messaggio che questa non è una gara, ma è semplicemente un luogo dove si condividono contenuti interessanti per sviluppare interazioni finalizzate alla conversazioni, allo scambio reciproco di esperienze, interessi; all’arricchimento, perché no, rispetto ad interessi in comune, sotto il profilo dello scambio di informazioni ed esperienze.

    Vogliamo aiutare le persone a porre l’attenzione su foto e video condivisi e non su quanti Like ricevono“, dice Tara Hopkins, Head of Public Policy EMEA di Instagram. “Vogliamo che Instagram sia un luogo dove tutti possano sentirsi liberi di esprimersi. Stiamo avviando diversi test in più paesi per apprendere dalla nostra comunità globale come questa iniziativa possa migliorare l’esperienza su Instagram“, aggiunge ancora Tara Hopkins.

    Questo il tweet con cui Instagram ha ufficializzato la notizia, senza aggiungere altri dettagli.

    Se questo test arrivasse ad essere definitivo, allora si che ci troveremmo di fronte ad una “rivoluzione”, nel senso che finalmente verrebbe ad essere premiato il contenuto e non la mera produzione di Like in serie che spesso non sono neanche lo specchio della qualità espressa, tutt’altro. Il meccanismo che si è scatenato, e di è registrato fino ad oggi, è quello di fare in modo che venga evidenziato il numero di Like a dispetto della qualità. Un meccanismo che ha spesso offuscato la qualità premiando, invece, il solo elemento vanity. Terreno su cui si sta muovendo, almeno nelle intenzioni, anche Twitter.

    Qualcuno dice che in questo modo verrebbero messi in crisi gli “influencer”, vero, ma solo quegli influencer che nel tempo hanno spinto molto per ottenere molto Like, con tutti i mezzi, a scapito della qualità. Coloro che hanno sempre messo avanti la qualità nei loro contenuti, raccogliendo meno in termini di interazioni, continueranno come se niente fosse, anzi, forse adesso potrebbero anche raccogliere ciò che gli è stato tolto per strada.

    Ma attenzione. Si tratta solo di un test e quanto sta accadendo in Canada ci impone di esser più attenti, anche perché non ci sono annunci ufficiali in merito a quanto sta accadendo nel paese nord americano, è quindi probabile che alla fine del test, anche in Italia si torni alla vecchia versione.

    In attesa, godiamoci questi momenti, apprezzando la qualità su Instagram che non manca, impegnandoci tutti a condividerla con serenità.

     

  • Social Media: non serve fare tanti selfie, meglio curarsi dei followers e dei like

    Social Media: non serve fare tanti selfie, meglio curarsi dei followers e dei like

    Sui social media non serve fare tanti selfie, si rischia di passare per narcisisti e poco simpatici, meglio dedicarsi ai propri followers e ai like. A rivelarlo è un recente studio della Baylor University che ha analizzato la “piacevolezza percepita”.

    Capita spesso che studi universitari analizzino come gli utenti usano i social media, stilando vari profili che si distinguono secondo diverse caratteristiche. Qualche tempo fa avevamo visto i profili su Facebook, secondo uno studio della Brigham Young University, un paio di anni fa avevamo poi visto che tipo di personalità emerge dalla nostra foto profilo. Ma oggi vogliamo parlarvi di un altro interessante studio, della Baylor University e pubblicato sulla rivista Psychology of Popular Media Culture, dal titolo Experimental Evidence of Observed Social Media Status Cues on Perceived Likability, che ci mostra un altro aspetto. E cioè come veniamo visti dai nostri “osservatori”, dai nostri follower quindi, dalle persone con cui interagiamo.

    Lo studio indaga quella che i ricercatori hanno definito “perceived likability“, in italiano sarebbe qualcosa tipo “piacevolezza percepita“, non suona infatti benissimo. Potremmo certamente intenderla come “simpatia percepita“, vale a dire che tipo di impressione facciamo alle persone che ci seguono, ma anche a quelle che ci intercettano per tanti motivi, in relazione all’attività che facciamo ogni giorno su Facebook, Twitter, Instagram, YouTube e altri canali. Lo studio, portato avanti da Steven W. Bradley e da James A. Roberts, ha analizzato 873 risposte da 72 utenti esperti nell’uso dei social media, chiedendo loro di analizzare profili, post e quindi il gradi di accettabilità dell’utente sui social media.

    social media selfie like followers

    Un elemento che evidenzia la ricerca è che la “piacevolezza percepita”, che non è altro che un mix tra socievolezza percepita, empatia, rilevanza, autenticità, differisce tra donne e uomini, ma comunque i ricercatori hanno rilevato che:

    • gli utenti che hanno un alto numero di follower e che ricevono un alto numero di like hanno, di conseguenza, un alto livello di “piacevolezza percepita”;
    • gli utenti che hanno una bella presenza fisica hanno, quindi, una alto grado di “piacevolezza percepita”;
    • gli utenti che pubblicano molto selfie, impegnati quindi a fare emergere solo la propria immagine, godono di una bassa “piacevolezza percepita”.

    Questi sono i dati che emergono in linea di massima dalla ricerca e, ancora una volta, si evidenzia, come già riscontrato da altre ricerche, che i selfie vengono percepiti dagli utenti come un continuo racconto di sè stessi, quindi molto limitato e centrato solo sulla propria persona, sul proprio aspetto. E’ una modalità che viene descritta come narcisista, per il fatto che l’utente non fa emergere altro che la propria immagine, ricevendo, da quello che hanno rilevato i ricercatori della Baylor University, poca simpatia dai propri followers.

    La ricerca rileva poi che gli uomini considerano molto l’aspetto esteriore nel considerare il livello di piacevolezza percepita, mentre le donne sono più attente ai like, al numero di followers e ai selfie.

    A conti fatti, il numero di followers e di like valgono il doppio per quanto riguarda la “simpatia percepita”, molto più dell’aspetto fisico; i selfie invece sono considerati quasi due volte meno simpatici. La ricerca evidenzia che questo vale anche quando una persona non è particolarmente attraente dal punto di vista fisico, gli utenti valutano più importante il numero dei followers e dei like perchè indicatori di altre qualità dell’utente stesso.

    Allora, che ne pensate di questi dati? Anche voi prestate più attenzione ai followers e ai like piuttosto che ai selfie quando entrato in contatto con utenti sui social media?

  • Facebook, i tasti Reactions disponibili a livello globale

    Facebook, i tasti Reactions disponibili a livello globale

    Dopo la fase di test dei mesi scorsi in Spagna e in Irlanda, Facebook da oggi rende disponibili i tasti Reactions a livello globale. Quindi il semplice tasto usato per interagire con i contenuti sarà sostituito dai tasti Like, Love, Risata, Yay (approvazione), Wow (sorpresa), Triste e Arrabbiato.

    Vi ricordate quando a settembre si era sollevato quel polverone a proposito di un possibile arrivo del tasto “dislike”? Tutti a parlarne salvo poi scoprire che Zuckerberg faceva riferimento all’integrazione di una serie più vasta di tasti per esprimere al le emozioni in relazioni ad un contenuto. E dopo un mese Facebook iniziò una fase di test in Spagna e Irlanda per poi passare ad un uso dei nuovi testi Reactions a livello globale. E quel giorno e infatti arrivato, forse un po’ più tardi di quello che si poteva prevedere.

    facebook reactions @franzrusso.it-2016

    Da oggi dunque i tasti Reactions sono disponibili a livello globale. Quindi i il semplice tasto usato per interagire con i contenuti sarà sostituito dai tasti Like, Love, Risata, Yay (approvazione), Wow (sorpresa), Triste e Arrabbiato.

    Da mobile per interagire con un contenuto si dovrà premere il tasto Like per accedere alle Reazioni, da desktop sarà sufficiente passarci sopra con il mouse.

    Facebook in un post, dando l’annuncio ufficiale, fa sapere che si è giunti a questa soluzione dopo un anno trascorso ad osservare come gli utenti interagivano con i contenuti arrivando alla conclusione che il semplice tasto Like non era più (forse non lo è stato mai) sufficiente ad esprimere una emozione. Anche se proprio il tasto Like mantiene la sua posizione predominante, per il fatto che gli altri bottoni si attivano solo dopo una pressione prolungata sullo stesso Like.

    E Facebook comunque manterrà una sorte di controllo per verificare le Reazioni ai singoli contenuti, per verificare se quella emozione espressa con quel bottone sia effettivamente in line con il contenuto.

    I nuovi tasti Reactions stanno cominciando a popolare il News Feed anche qui nel nostro paese, come sempre il rilascio avviene gradualmente e man mano lo sarà anche per le pagine aziendali. Sono disponibili per facebook.com e per le app iOS e Android.

    Da oggi insomma cambia il modo con cui abbiamo sempre misurato le interazioni su Facebook, dovremo per forza tenere conto dell’espressione degli utenti che non avverrà più solo e soltanto con un Like, ma sarà più vasta. Da questo punto di vista sarà interessante vedere le conseguenza che questo aggiornamento avrà soprattutto in relazioni ai contenuti aziendali.

    E voi che ne dite, vi piacciono i nuovi tasti Reactions?

    (l’immagine di copertina è stata realizzata liberamente da @franzrusso, in caso in cui il proprietario dei loghi lo richiedesse verrà rimossa immediatamente)

  • Twitter, addio alle Stelline e spazio ai Cuoricini

    Twitter, addio alle Stelline e spazio ai Cuoricini

    Se ne parlava da un po’ per la verità, ma da oggi Twitter dice addio alle stelline, i Preferiti, per fare spazio ai Like, ai Cuoricini. Quindi anche Twitter si uniforma ai Like, seguendo Facebook. La stessa novità riguarda anche Vine. Ma era davvero necessario?

    Da mesi vi raccontiamo che Twitter ha dei problemi non solo dal punto di vista degli utenti, ma anche di coinvolgimento, quindi di utilizzo. Twitter ha un potenziale che vale forse tre volte l’ammontare dei suoi utenti attivi, che oggi sono 320 milioni. Vuol dire che in effetti tanti utenti preferiscono non usarlo perchè risulta ancora complicato. E sulla complessità della piattaforma si trova d’accordo anche il nuovo CEO Jack Dorsey che in occasione della presentazione dei dati del secondo trimestre di quest’anno aveva dichiarato che Twitter in effetti risulta ancora complicato da usare.

    twitter-cuoricini

    E mentre tutti si attendevano l’avvio di Moments in Europa, quindi anche in Italia, Twitter decidere di avviare un aggiornamento di cui da mesi si parla, in verità. Infatti da oggi Twitter dice addio alle stelline dei Preferiti per fare spazio ai Cuoricini dei Like. Una mossa che ovviamente sta facendo molto discutere gli utenti, soprattutto per il fatto che ora l’apprezzamento del contenuto, quando non è RT (che appunto non sempre sta ad indicare apprezzamento) passa per un Cuoricino, ossia un Like. Proprio come succede per Facebook, il primo a lanciare i Like.

    Che le stelline avessero forse compiuto il loro corso era praticamente chiaro a tutti. Nell’introdurre questa novità Twitter spiega che il Cuoricino adesso appare come un simbolo “gratificante”. Con questa novità Twitter vuole davvero rendere più chiaro il concetto di ciò che ci piace, a differenza delle stelline. A giustificazione di tutto, Twitter fa sapere anche che i test fatti in precedenza evidenziano che il Cuoricino è piaciuto agli utenti.

    twitter cuoricino italiano

    Come certamente saprete, non è la prima volta che Twitter si misura con i Cuoricini, basta vedere Periscope per verificarlo. Lo scopo, fa sapere sempre Twitter, è quello di rendere il Cuoricino un simbolo che accomuni tutte le piattaforme, quindi anche Twitter e Vine.

    Sinceramente, ci si sarebbe aspettati qualcos’altro rispetto al Cuoricino, che certamente diventerà uno strumento in più per Twitter al fine di misurare l’interazione sui contenuti condivisi. Dopo gli RT, praticamente anche su Twitter parleremo di Like, come accade, di nuovo, su Facebook.

    Si poteva fare altro? Si, per esempio si poteva, per ottimizzare l’uso della piattaforma, introdurre la possibilità di modificare i tweet, proprio come succede su Facebook. Avrebbe aiutato di a dal punto di vista del coinvolgimento, quindi utilizzo, sia dal punto di vista dell’apprezzamento stesso della piattaforma, già limitati dai 140 caratteri che inducono in errore.

    Si poteva rilasciare prima Moments per provare a vedere se effettivamente la base utenti apprezzava e di conseguenza partecipava attivamente. Ma si è voluto passare per la via più facile.

    E ora cosa ci attenderemo? L’addio al limite dei 140 caratteri per i tweet? Ormai niente appare più sacro, quindi un cambiamento del genere è assolutamente da mettere in conto.

    Il rilascio dei cuoricini sarà anche per mobile e tutte le altre piattaforme, oltre che su desktop.

    E voi che ne pensate? Stelline o Cuoricini?