Tag: mark zuckerberg

  • Ecco cosa ha davvero detto Mark Zuckerberg nel caso KGM

    Ecco cosa ha davvero detto Mark Zuckerberg nel caso KGM

    Mark Zuckerberg ha testimoniato davanti alla giuria del caso KGM. Una testimonianza a tratti molto tesa dove, in sostanza, Zuckerberg in modo netto ha anche sottolineato il suo potere all’interno di Meta. Un caso che tocca anche l’UE.

    Il 18 febbraio 2026, Mark Zuckerberg si è seduto sul banco dei testimoni del Los Angeles Superior Court, davanti a una giuria per il caso KGM. Si tratta di un processo storico per le piattaforme digitali

    Non era la prima volta che il fondatore di Meta rispondeva di fronte a un’istituzione: nel 2018 aveva già affrontato il Congresso americano, e in quell’occasione aveva persino chiesto scusa alle famiglie colpite dai danni dei social.

    Ma era la prima volta che Mark Zuckerberg lo faceva sotto giuramento, davanti a dodici giurati chiamati a decidere se Instagram sia una piattaforma dannosa.

    Il caso, come già ricordato, vede coinvolta KGM contro le piattaforme digitali, nello specifico Meta e YouTube.

    La protagonista di questa vicenda è Kaley, una ventenne californiana identificata negli atti giudiziari con le sole iniziali per tutelarla. Kaley ha iniziato a usare YouTube a sei anni; a nove era già su Instagram; a undici, secondo i documenti del processo, il suo profilo era attivo quotidianamente. La sua storia fatta di dipendenza digitale, depressione, pensieri suicidari è diventata il cuore di una battaglia legale che va ben oltre la sua vicenda personale.

    Un processo che vale 1.600 cause

    Il caso KGM è quello che negli Stati Uniti si chiama un “bellwether trial”, un processo-campione. Il suo esito potrebbe influenzare l’andamento di oltre 1.600 cause simili, già consolidate e in attesa di sentenza, oltre a più di 2.300 procedimenti paralleli depositati da genitori, distretti scolastici e procuratori generali statali.

    TikTok e Snap hanno già patteggiato prima dell’inizio del dibattimento e, quindi, restano in piedi Meta e Google, che risponde per YouTube.

    La tesi dell’accusa è semplice nelle parole, quanto complessa nelle prove: le piattaforme non sono strumenti neutrali ma prodotti progettati intenzionalmente per agganciare gli utenti più giovani, sfruttando le loro vulnerabilità neurologiche.

    Un “casinò digitale”, secondo la definizione usata dall’avvocato dell’accusa Mark Lanier. La difesa risponde che la complessità della salute mentale adolescenziale non può essere ridotta all’uso di un’app.

    Per decenni Big Tech ha goduto della protezione offerta dalla Section 230 del Communications Decency Act del 1996, una norma che esclude le piattaforme dalla responsabilità per i contenuti pubblicati dagli utenti.

    Ma in questa occasione l’accusa ha adottato un’altra strada: aggirare il 230 applicando le leggi sulla responsabilità del produttore. Non si contesta quello che gli utenti pubblicano, ma come la piattaforma è stata progettata. È la stessa logica che negli anni Novanta ha trascinato in tribunale le grandi case del tabacco, se possiamo avanzare questo esempio.

    Ecco cosa ha davvero detto Mark Zuckerberg nel caso KGM
    Ecco cosa ha davvero detto Mark Zuckerberg nel caso KGM

    Zuckerberg in aula: i documenti interni che scottano

    La testimonianza di Mark Zuckerberg è durata ore e ha riservato momenti di tensione evidente. L’avvocato Lanier ha costruito la sua strategia attorno ai documenti interni di Meta, portando in aula email e report che la società non avrebbe mai voluto vedere proiettati su uno schermo davanti a una giuria.

    Il primo elemento riguardava gli obiettivi di crescita.

    Lanier ha mostrato un’email del 2015 in cui Zuckerberg scriveva di voler aumentare del 12% in tre anni il tempo che gli utenti trascorrevano su Instagram. Il fondatore ha risposto di non ricordare se fosse un obiettivo ufficiale, aggiungendo che Meta cerca di creare servizi utili e che le persone continuano a usarli perché li trovano validi. Un’affermazione che, nel contesto del processo, è sembrata una risposta preparata per l’occasione.

    Più pesante il documento del 2020, che mostrava come gli undicenni avessero quattro volte più probabilità di tornare su Facebook rispetto agli utenti adulti. “Persone che si iscrivono a Facebook a undici anni?“, ha chiesto Lanier sarcasticamente. “Pensavo che non ne aveste.”

    Zuckerberg ha confermato che molti utenti mentono sull’età per accedere alla piattaforma, definendo la verifica “molto difficile”.

    Ma è il documento datato 2017 quello che ha lasciato meno margine di manovra al fondatore di Facebook poi diventata Meta.

    Un’email interna recitava testualmente: “Mark ha deciso che la priorità principale dell’azienda nel 2017 sono gli adolescenti“.

    Zuckerberg, incalzato, ha risposto che “il contesto suggerisce che sia corretto“, di fatto confermando il contenuto senza smentirlo. E un documento del 2018 riportava la frase: “Se vogliamo vincere in grande con i teenager, dobbiamo portarli dentro da tweens“, cioè prima dei tredici anni, che è l’età minima prevista dalla stessa policy di Instagram.

    La strategia dei “tweens” e i filtri estetici

    Un altro capitolo della testimonianza nel caso KGM ha riguardato i filtri estetici di Instagram.

    Quando i propri esperti interni avevano segnalato che quei filtri, che modificano l’aspetto del viso, levigano la pelle, alterano i lineamenti, contribuivano a problemi di immagine corporea nelle ragazze giovani, Zuckerberg aveva deciso di non eliminarli.

    La sua spiegazione in aula, in sostanza, è stata: rimuoverli avrebbe significato fare una scelta paternalistica. “Abbiamo permesso alle persone di usarli se lo desideravano“, ha detto, “ma abbiamo smesso di raccomandarli attivamente“.

    Kaley usava spesso quei filtri. E la sua causa avanza la tesi che abbiano contribuito alla sua dismorfia corporea.

    Il momento più teatrale è arrivato quando Lanier ha fatto srotolare in aula, con l’aiuto di sei avvocati, un collage largo dieci metri con centinaia di selfie che Kaley aveva pubblicato su Instagram negli anni della sua dipendenza.

    L’avvocato ha chiesto a Zuckerberg di osservarli. Il suo account era mai stato monitorato per un uso così massiccio da parte di una bambina? Il CEO non ha risposto. Kaley ha assistito alla testimonianza dalla galleria del tribunale riservata al pubblico.

    Nel corso della deposizione, Zuckerberg è apparso visibilmente irritato. “Non è quello che sto dicendo“, “Stai fraintendendo le mie parole“, “Stai travisando quello che ho detto“, le sue risposte sono diventate più taglienti man mano che le ore passavano.

    Quando invece è toccato all’avvocato della difesa fare le domande, il tono si è fatto più disteso. Zuckerberg ha sostenuto che esiste un malinteso di fondo: più tempo trascorso sulla piattaforma non significa automaticamente più profitti, perché “se le persone non hanno una buona esperienza, perché continuerebbero a usarla?”.

    Zuckerberg e la conferma del suo potere su Meta

    Non sono mancati i momenti di tensione per Zuckerberg.

    Specie nel momento in cui gli avvocati hanno avanzato il dubbio che avesse mentito in una intervista al podcast di Joe Rogan, lo scorso anno, riguardo all’impossibilità che il CdA di Meta potesse mai licenziarlo.

    In quella occasione disse di non essere particolarmente preoccupato, ma di fronte agli avvocati ha risposto: “Se il consiglio volesse licenziarmi, potrei eleggere un nuovo consiglio e reintegrarmi”.

    Un messaggio chiaro e limpido. In sostanza Zuckerberg in aula ha voluto sottolineare il suo totale controllo di Meta. La sua non è una figura paragonabile a qualsiasi altro CEO, quindi sostituibile. Con quella frase Zuckerberg ha voluto marcare il concetto che la sua leadership all’interno di Meta è blindata e che il board non è un potere avverso all’interno dell’azienda. Tutt’altro.

    Meta è strettamente legata alle sorti di Mark Zuckerberg ed è un tema che assume una certa rilevanza in questo periodo in cui si parla sempre più della diretta responsabilità dei proprietari delle piattaforme, specie in UE.

    Ecco perché questo processo interessa anche l’UE

    Il caso KGM non è solo una storia americana. In Italia, in Germania, in Francia, in Spagna e nel resto dell’UE, il dibattito sulla responsabilità delle piattaforme nei confronti dei minori si è acceso in particolar modo nelle ultime settimane.

    Come abbiamo visto nei giorni scorsi, avanzano proposte di legge a difesa dei minori sulle piattaforme nei paesi UE e, in particolar modo, si fa strada il metodo Spagna che punta a mettere nel mirino proprio la responsabilità diretta dei proprietari delle piattaforme e dei senior manager.

    Una sentenza favorevole a Kaley potrebbe avere conseguenze anche oltre l’Atlantico, non tanto per effetto giuridico diretto ma per pressione politica e reputazionale.

    Sarebbe la conferma, dopo anni di dibattiti, che le piattaforme, e forse anche i proprietari, possono essere ritenute responsabili non solo per ciò che i loro utenti pubblicano, ma per il modo in cui sono state costruite per trattenerli.

    La giuria del Los Angeles Superior Court dovrà raggiungere un accordo con nove voti su dodici per emettere un verdetto. La sentenza è attesa entro fine marzo 2026.

    Nel frattempo, fuori dal palazzo di giustizia, genitori che hanno perso i loro figli a causa di dinamiche legate all’uso dei social media continuano ad attendere. Molti di loro tenevano in mano una foto dei propri figli che non ci sono più.

  • Su Threads arrivano le ads a livello globale, Meta vuole monetizzare

    Su Threads arrivano le ads a livello globale, Meta vuole monetizzare

    Meta lancia le ads su Threads a livello globale dopo un anno di test. La piattaforma ha superato i 400 milioni di utenti mensili e ha sorpassato X per utenti giornalieri su mobile.

    Meta ha annunciato l’espansione delle pubblicità su Threads a tutti gli utenti nel mondo. Il rollout inizierà la prossima settimana e sarà graduale, potrebbe richiedere alcuni mesi per completarsi.

    La piattaforma, nata nel luglio 2023 come alternativa a X, ha ora superato i 400 milioni di utenti attivi mensili.

    Il percorso delle ads su Threads, i formati

    Il percorso verso la monetizzazione di Threads è stato metodico. Meta aveva iniziato i test il 24 gennaio 2025 con un gruppo ristretto di brand in Stati Uniti e Giappone. Ad aprile 2025 l’azienda ha aperto la piattaforma pubblicitaria agli inserzionisti globali in mercati selezionati, aggiungendo poi a settembre i formati carousel e catalog ads insieme a un nuovo formato immagine espanso.

    Nel suo comunicato ufficiale, Meta spiega che le ads su Threads rappresentano un modo semplice per gli inserzionisti di estendere la portata delle campagne esistenti.

    I formati supportati includono immagini, video e carousel, tutti integrati nativamente nel feed. La novità è che Threads sarà attivato di default per le nuove campagne che utilizzano Advantage+ o i posizionamenti manuali, con la possibilità di escluderlo manualmente.

    Su Threads arrivano le ads a livello globale, Meta vuole monetizzare
    Su Threads arrivano le ads a livello globale, Meta vuole monetizzare

    Threads supera X sugli smartphone

    L’annuncio arriva in un momento particolare per la competizione tra piattaforme. Secondo i dati Similarweb pubblicati qualche giorno fa, Threads ha superato X per utenti attivi giornalieri su mobile a livello globale.

    A inizio del mese di gennaio 2026 Threads contava 141,5 milioni di utenti attivi giornalieri su iOS e Android, contro i 125 milioni di X.

    Il sorpasso non è stato improvviso. Similarweb indica che Threads ha superato X per la prima volta il 5 settembre 2025, con 130 milioni di utenti giornalieri contro 129 milioni. Da allora il divario è cresciuto progressivamente.

    Nel corso dell’ultimo anno Threads è cresciuto del 37,8% su mobile, mentre X ha perso l’11,9% di utenti giornalieri nello stesso periodo.

    La situazione cambia però se consideriamo il web. X mantiene circa 150 milioni di visite giornaliere da browser, mentre Threads raccoglie appena 8,5 milioni di visite tra Threads.com e Threads.net.

    È una differenza sostanziale che riflette la natura mobile-first della piattaforma di Meta.

    La crescita di Threads in numeri

    La traiettoria di crescita di Threads merita qualche attenzione in più.

    Al lancio nel luglio 2023 la piattaforma ha registrato un’impennata iniziale seguita da un calo fisiologico. Ma da allora i numeri hanno continuato a salire con costanza.

    A metà 2024 Threads aveva raggiunto 200 milioni di utenti mensili.

    A gennaio 2025 erano 320 milioni, saliti a 350 milioni ad aprile 2025 e ora a oltre 400 milioni.

    Meta dichiara ufficialmente 150 milioni di utenti attivi giornalieri, una metrica che l’azienda ha iniziato a condividere solo nell’ottobre 2025. Mark Zuckerberg ha più volte indicato l’obiettivo di raggiungere un miliardo di utenti nei prossimi anni.

    Inizialmente Meta aveva suggerito che le ads sarebbero arrivate solo al raggiungimento di quel traguardo, ma la crescita sostenuta ha evidentemente accelerato i piani.

    Cosa cambia per gli inserzionisti

    Per chi già investe in pubblicità su Meta, l’integrazione è pensata per essere il più fluida possibile. Le ads su Threads utilizzano lo stesso sistema pubblicitario basato su intelligenza artificiale di Facebook e Instagram, con lo stesso livello di personalizzazione e profilazione. Gli inserzionisti possono gestire le campagne Threads insieme a quelle per Facebook, Instagram e WhatsApp attraverso le Business Settings.

    Meta ha anche esteso a Threads la verifica di terze parti già disponibile su Facebook e Instagram attraverso i Meta Business Partners. Questo fornisce agli inserzionisti una verifica indipendente sulla brand safety, un elemento rilevante considerando i problemi che il competitor X sta affrontando con la diffusione di deepfake non consensuali generati attraverso Grok.

    L’azienda ha specificato che inizialmente la frequenza delle ads nel feed rimarrà bassa mentre il sistema scala verso la disponibilità globale. È un approccio prudente che mira a non compromettere l’esperienza utente durante la fase di espansione.

    La monetizzazione su Threads arriva nel momento più turbolento per X

    La monetizzazione di Threads avviene mentre X attraversa un periodo turbolento.

    Oltre ai problemi con i contenuti generati dall’AI, la piattaforma di Elon Musk ha visto un calo significativo degli utenti negli Stati Uniti. Secondo Similarweb, gli utenti mobile giornalieri americani di X sono circa la metà rispetto a un anno fa.

    Threads evidentemente beneficia dell’integrazione con l’ecosistema Meta. La piattaforma può fare leva sulla base utenti di Instagram per le promozioni incrociate e sulla sofisticata infrastruttura pubblicitaria che genera la maggior parte dei ricavi dell’azienda.

    È, nei fatti, un vantaggio strutturale che nessun competitor può replicare facilmente.

    Con questa mossa Meta trasforma Threads da esperimento in fonte di ricavi. La domanda ora è quanto velocemente la piattaforma riuscirà a contribuire ai risultati finanziari dell’azienda, considerando anche gli investimenti massicci in infrastruttura AI annunciati per il 2026.

  • Meta rischia di perdere Instagram e WhatsApp, ecco perché

    Meta rischia di perdere Instagram e WhatsApp, ecco perché

    Il processo antitrust che vede FTC contro Meta è senza dubbio storico. Al centro le acquisizioni di Instagram e WhatsApp, con l’obiettivo di separarle dall’azienda. Un caso che potrebbe cambiare il futuro dei social media.

    È iniziato in questi giorni, a Washington, uno dei più importanti, proprio per la sua natura, processi antitrust della storia recente.

    Infatti, si è di fronte ad un processo il cui risultato potrebbe cambiare radicalmente lo scenario dei social media. Quelle piattaforme digitali che ormai stanno plasmando le nostre esistenze.

    Il caso investe direttamente Meta Platforms, l’azienda guidata – e co-fondata – da Mark Zuckerberg, chiamata a rispondere in tribunale alle accuse mosse dalla Federal Trade Commission (FTC).

    L’obiettivo dichiarato dell’agenzia governativa per il commercio è quello di spezzare il colosso dei social media, forzando la separazione delle sue due più celebri acquisizioni, Instagram e WhatsApp.

    Una vicenda che rimette al centro del dibattito il tema della concentrazione di potere tecnologico e che potrebbe ridefinire, come dicevamo prima, il nostro rapporto con le piattaforme digitali.

    Meta rischia di perdere Instagram e WhatsApp, ecco perché
    Meta rischia di perdere Instagram e WhatsApp, ecco perché

    Una lunga battaglia che arriva in aula

    Le acquisizioni di Instagram nel 2012 e di WhatsApp nel 2014 sono state approvate all’epoca senza opposizioni rilevanti. Ma nel corso dell’ultimo decennio, la crescente preoccupazione per il potere esercitato dalle big tech ha spinto le autorità a rivedere il passato con occhi diversi.

    La vicenda ha origine nel dicembre 2020, quando la Federal Trade Commission avvia la sua prima azione legale contro Meta (allora ancora Facebook), accusandola di pratiche anticoncorrenziali legate alle acquisizioni di Instagram e WhatsApp.

    Dopo un primo rigetto nel 2021, la FTC presenta una versione aggiornata della denuncia che viene accolta, aprendo così la strada al processo odierno.

    Ricorderete anche che nel 2020 c’era Donald Trump alla Casa Bianca. I rapporti all’epoca tra il presidente Usa e il fondatore di Facebook non erano idilliaci.

    La FTC accusa Meta di aver agito in modo deliberato per soffocare la concorrenza, acquisendo quelle che già allora erano considerate minacce emergenti.

    A sostegno di questa tesi, l’agenzia ha portato in aula messaggi interni in cui Zuckerberg scriveva: “Meglio comprarli che competere”- Buy or bury.

    Un passaggio che potrebbe diventare il simbolo stesso del caso.

    Secondo la FTC, quelle acquisizioni non hanno avuto lo scopo di innovare, ma di impedire che altri potessero farlo. Una visione che, se accolta dal tribunale, potrebbe portare a una sentenza storica: la separazione forzata di Instagram e WhatsApp da Meta.

    In buona sostanza, FTC contesta a Meta il fatto che questa espansione dell’azienda e delle piattaforme è andata oltre

    La difesa: “Non siamo un monopolio”

    Dal canto suo, Meta respinge ogni accusa. La linea difensiva è chiara: il mercato dei social media è oggi più competitivo che mai. TikTok, YouTube, X (l’ex Twitter), iMessage e nuove piattaforme emergenti rendono lo scenario attuale molto diverso da quello del 2012.

    Meta insiste anche sul fatto che le acquisizioni abbiano prodotto valore per i consumatori. Instagram, ad esempio, ha evoluto le proprie funzionalità, introducendo Stories, Reels, funzioni di e-commerce e strumenti per creator che difficilmente avrebbe potuto sviluppare in autonomia. WhatsApp è diventata una piattaforma globale, sicura e affidabile anche grazie agli investimenti di Meta.

    La difesa punta inoltre il dito contro la revisione postuma delle acquisizioni: “All’epoca furono approvate, ora vengono messe in discussione. Come possono le aziende operare in un clima simile di incertezza normativa?”, è l’obiezione di fondo.

    Una partita anche politica

    Non è un caso che il processo arrivi in un momento delicato anche dal punto di vista politico. L’amministrazione Trump ha rimosso recentemente due commissari democratici dalla FTC, alterandone l’equilibrio interno. Contestualmente, Meta ha intensificato le attività di lobbying, cercando un’intesa che potesse evitare il processo.

    Ma l’attuale presidente della FTC, Andrew Ferguson, ha deciso di andare avanti, dichiarando l’intenzione di portare fino in fondo la battaglia legale. A presiedere il caso è il giudice James Boasberg, che in passato si era mostrato scettico verso alcune argomentazioni della FTC, ma ha deciso di non bloccare il procedimento, ritenendo le accuse meritevoli di un processo completo.


    Guarda il video


    Le parole di Sheryl Sandberg

    Il dibattimento si annuncia lungo e articolato. Era attesa la testimonianza di Mark Zuckerberg, ma anche quella di Sheryl Sandberg (ex COO di Meta) e di altri alti dirigenti dell’azienda.

    Alla Sandberg, nella sua prima comparsa davanti alla commissione, è stato chiedo conto delle email in cui si parlava di Google+, oggi non più attivo. Nel 2011 Google voleva fare pubblicità su Facebook del suo social network, ma dalle email risulta che la Sandberg abbia scritto: “Bloccherei Google”.

    Tutte frasi ed espressioni che in questi contesti vengono usate contro dalla controparte e che possono delineare scenari evocati proprio dalla controparte. La Sandberg è attesa di nuovo davanti al giudice.

    Verranno poi ascoltate anche aziende concorrenti come Snap, Pinterest e TikTok, chiamate a spiegare come l’influenza di Meta abbia modellato — o limitato — l’ecosistema dei social media.

    Il processo proseguirà nei prossimi mesi e si prevede che durerà fino a luglio 2025. Una sentenza che imponga lo spacchettamento di Meta rappresenterebbe un evento senza precedenti dai tempi delle storiche battaglie antitrust contro AT&T e Microsoft.

    Una questione che va oltre Meta

    Ma al di là del destino di Instagram e WhatsApp, questo processo è anche un banco di prova per la regolamentazione delle grandi piattaforme tecnologiche. Quali limiti deve avere il potere di aziende private nel plasmare le nostre interazioni digitali? Quando un’acquisizione diventa un abuso? E quanto possiamo contare sulle istituzioni per vigilare su un settore che si evolve più rapidamente delle leggi?

    Il processo FTC contro Meta non è solo una questione giuridica.

    Rappresenta un serio momento di riflessione sul futuro dell’equilibrio tra innovazione, concorrenza e libertà digitale. Una riflessione che ci riguarda tutti.

  • Meta, nuovi licenziamenti e abbandono di progetti

    Meta, nuovi licenziamenti e abbandono di progetti

    Meta da domani inizierà a licenziare 10 mila dipendenti, si tratta del secondo massiccio licenziamento dopo quello del novembre scorso. Zuckerberg ha scritto su Facebook che questa operazione  porterà a fermare anche progetti, come quello degli NFT.

    La notizia era già nell’aria da qualche giorno, in realtà da quando lo stesso Mark Zuckerberg ha affermato che questo anno sarebbe stato quella della “riduzione dei costi” e che ci sarebbero stati altri licenziamenti. E così è stato, purtroppo.

    In una settimana iniziata con il fallimento della Silicon Valley Bank, quella che per 40 anni era stata il punto di riferimento per startup e venture capitalist, ecco che arriva oggi la notizia di nuovi licenziamenti da parte di Meta, la società madre di Facebook, Instagram, Messenger e WhatsApp.

    Quello che si conosce, in questo momento, è che a partire da domani, mercoledì 15 marzo 2023, Meta inizierà i licenziamenti per un totale di 10 mila persone coinvolte e la chiusura della ricerca di 5 mila posizioni aperte. Si tratta quindi, dopo quella di novembre che portò a licenziare 11 mila dipendenti, di un nuova grande operazione di riorganizzazione dell’azienda.

    Meta licenziamenti 2023 franzrusso

    L’annuncio di Zuckerberg

    In un lunghissimo post su Facebook, Mark Zuckerberg parla di questa operazione che si svilupperà nei prossimi due mesi, con l’obiettivo di mettere in pratica “piani di ristrutturazione incentrati sull’appiattimento delle nostre organizzazioni, sulla cancellazione dei progetti a bassa priorità e sulla riduzione delle assunzioni“, scrive Zuckerberg.

    Sarà dura e non c’è modo di evitarlo. Significherà dire addio a colleghi talentuosi e appassionati che hanno fatto parte del nostro successo“, ha scritto Zuckerberg. “Sosterremo le persone negli stessi modi in cui abbiamo fatto finora e tratteremo tutti con la gratitudine che meritano“.

    Come detto, il contesto è già pesantemente scosso dal fallimento della Silicon Valley Bank e questa nuova ondata di massicci licenziamenti non aiuta a ristabilire un clima tranquillo, anzi.

    Secondo il sito Layoffs.fyi, nel 2022 sono state 1.050 le aziende che hanno licenziato un totale di oltre 160 dipendenti. Nei primi tre mesi del 2023 sono già 483 le aziende che stanno operando licenziamenti e 128.200 le persone che hanno perso il proprio lavoro nel settore tech. Sono numeri impressionanti e che, se le cose dovessero proseguire in questo modo, possono peggiorare ancora.

    E a proposito di progetti che non trovano riscontro concreto, prima che arrivasse la notizia dei nuovi licenziamenti di Meta, in Italia aveva avuto grande risalto la notizia che Meta sta per abbandonare uno dei progetti che avrebbero dovuto trovare riscontro concreto all’interno del grande progetto del Metaverso.

    E stiamo parlando del progetto che avrebbe dovuto abilitare gli NFT su Facebook e su Instagram, abbandonato sulla scia del rallentamento sul macro progetto del Metaverso.

    In tutta l’azienda, stiamo valutando attentamente le priorità per aumentare la nostra attenzione“, ha scritto Stephane Kasriel su Twitter. “Per il momento stiamo eliminando gli oggetti da collezione digitali (NFT) per concentrarci su altri modi per sostenere i creatori, le persone e le aziende“. L’azienda si sta invece concentrando su “aree in cui possiamo avere un impatto su scala“.

    L’anno “dell’efficienza” come dice Zuckerberg prende di mira, dal punto di vista dei progetti, proprio il Metaverso, quello su cui tutta l’azienda aveva puntato molto, a partire dal nome. Non che tutto viene chiuso, ma sicuramente subisce un forte rallentamento.

    Intanto, dal punto di vista dei mercati, Wall Street sembra accogliere positivamente questa mossa di Meta, il titolo guadagna in questo momento oltre il 6,5%.

  • Facebook e la fuga dei giovani, sempre più attratti dal visual content (anche effimero)

    Facebook e la fuga dei giovani, sempre più attratti dal visual content (anche effimero)

    Per Facebook gli ultimi due anni non sono stati esaltanti, soprattutto per quanto riguarda le fake news, il Russia Gate. Una crisi siagata da Wired con un’inchiesta, mostrando un malconcio Mark Zuckerberg in copertina, e anche, contemporaneamente, dai dati di eMarketer che mostrano la fuga dei più giovani dalla piattaforma. Ci siamo concentrati su quest’ultimo aspetto e abbiamo chiesto un parere a Riccardo Scandellari.

    Facebook ha compiuto da poco 14 anni, è stato fondato proprio nel 2004, ed è arrivato ad essere oggi il social network con il più alto numero di utenti registrati, 2,1 miliardi di utenti registrati complessivamente, numeri che nessun’altra piattaforma è in grado (ancora) di raggiungere. Eppure, anche per Facebook non sono mancate le difficoltà in questi anni, soprattutto negli ultimi due, quelli caratterizzati dal fenomeno incontrollato delle fake news e dal successivo “Russia Gate“, strettamente collegato alla diffusione delle notizie false.

    Negli ultimi due giorni l’indagine di Wired, che mostra in copertina un malconcio Mark Zuckerberg, e un’indagine di eMarketer, che mette in evidenza la fuga degli utenti più giovani dalla piattaforma, hanno messo in luce tutte le difficoltà che la società di Zuckerberg ha patito in questi due anni.

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    Mantenendo ferma quell’immagine di Zuckerberg, quello su cui vorremmo concentrarci è proprio la fuga degli utenti più giovani. I dati di eMarketer parlano chiaro. Facebook lo scorso anno ha perso quasi il 10% degli utenti 12-17 anni, più o meno 1,4 milioni di utenti. Nel complesso, però, le stime di eMarketer rilevano che 2,8 milioni sono gli utenti che hanno abbandonato la piattaforma nel 2017 nella fascia d’ età sotto i 25 anni e altri 2,1 milioni di utenti, sempre con un’età inferiore ai 25 anni, li perderà entro quest’anno.

    Un calo che sembrerebbe giovare a Instagram e a Snapchat, due piattaforme da sempre molto gradite ai più giovani. Infatti, sempre i dati di eMarketer prevedono che la piattaforma per immagini di proprietà di Facebook crescerà del 13%, raggiungendo negli Usa 105 milioni di utenti, mentre Snapchat dovrebbe crescere del 9%, raggiungendo 86,5 milioni di utenti.

    Insomma, Facebook comincia ad essere meno usato dai più giovani che, invece, sono alla ricerca di piattaforme forse più dinamiche, più creative.

    Restando sempre in questo filone, se ricordate lo scorso anno avevamo pubblicato una ricerca di Blogmeter, molto interessante, che vi illustrava le piattaforme più usate e quelle meno usate dagli utenti social media italiani. Ebbene, se da un lato la ricerca evidenziava che Facebook rimanesse la piattaforma più usate, dall’altro si metteva in risalto anche che “gli utenti con un’età compresa tra i 15 e i 17 anni, dichiarano inoltre di dedicare più tempo a Instagram e YouTube“. Si tratta quindi di una tendenza generale, non limitata solo agli Usa.

    A questo proposito, abbiamo chiesto un parere a Riccardo Scandellari, esperto di comunicazione, formatore e blogger che tutti conosciamo, nello specifico gli abbiamo chiesto se davvero i giovani non trovano più Facebook così attraente, oppure stanno diventando più attenti, alla ricerca di piattaforme in grado di soddisfare le loro esigenze?

    riccardo scandellari facebook
    Riccardo Scandellari

    Non credo che la presenza dei genitori su Facebook sia l’unica causa. Vedo nelle giovani generazioni una maggiore predisposizione per i contenuti video e fotografici, il testo scritto appartiene alle persone dai 24 anni in poi, queste hanno maggiore dimestichezza con la parola scritta. Le stories sono contenuti in cui i ragazzi non rischiano nulla, non rimangono disponibili per le ricerche di genitori, insegnanti e (in futuro) i recruiter. Il video è il loro linguaggio in cui possono mostrare più che dimostrare, possono sperimentare e creare la distanza dai linguaggi “vecchi”, hanno come modello di riferimento YouTube e non la TV. Per loro apparire in video è normale, cool e meno impegnativo. Poi, qualora esagerassero, dopo 24 ore tutto viene cancellato. Riccardo Scandellari

    Ecco, quella che evidenzia Riccardo Scandellari è proprio una differenza del linguaggio che caratterizza le giovani generazioni, più propense alla forma di contenuto video, quindi al visual content. Una caratteristica che spiegherebbe meglio questa “fuga da Facebook” dei più giovani che si spostano verso piattaforme che fanno del contenuto visivo la propria ragion d’essere.

    Questo è un dato che certamente non metterà in difficoltà Facebook che, nonostante tutto, continuerà a crescere ancora, negli Usa quanto in altri paesi, ma è indicativo di come, per i giovani, la scelta dello strumento venga determinata dalla tipologia del contenuto che questa permetta di usare. Un approccio diverso rispetto a quelle delle generazioni “più anziane”, che spesso inseguono la piattaforma lasciandosi trasportare dalle caratteristiche che offre.

    E voi che ne pensate?

  • Facebook Live Video, ecco spiegata l’ossessione di Zuckerberg

    Facebook Live Video, ecco spiegata l’ossessione di Zuckerberg

    L’annuncio di ieri del rilascio dei Live Video su Facebook arricchiti da tante funzionalità non è certamente arrivato a sorpresa. Da mesi Zuckerberg ha voluto che si investisse molto sul live video streaming, quasi in maniera ossessiva. Il fondatore di Facebook sa bene che i video dal vivo sono molto più coinvolgenti e utili anche per le aziende.

    Quello che da mesi vi abbiamo raccontato, sin dalle fasi sperimentali, ieri è stato di fatto annunciato. Da ieri, in maniera graduale come spesso capita in questi casi, tutti potranno utilizzare i Live Video di Facebook che sono stati arricchiti con tante funzionalità. L’appuntamento con Zuckerberg attorno alle 19:30 per dare l’annuncio proprio con una diretta video è stato uno dei momenti più condivisi della giornata, anche se il primo tentativo non è andato benissimo. Ma ci può stare.

    live video facebook zuckerberg

    E non è stato un caso che ad annunciare il lancio dei Live Video per tutti fosse proprio il fondatore di Facebook, no. Qualche settimana fa, in un Q&A a Berlino, dove aveva annunciato i Live Video disponibili anche per Android e in altri 30 paesi, aveva detto che la scelta di puntare su live video streaming “è una delle cose di cui sono più entusiasta”. Zuckerberg sa benissimo che Facebook negli ultimi mesi ha fatto registrare perfomance tali da superare piattaforme come YouTube, praticamente nate con i video. Come certamente ricorderete, nel periodo tra aprile e novembre 2015 la media delle visualizzazioni giornaliere di video su Facebook è passata da 4 miliardi a 8 miliardi, praticamente raddoppiate in soli 7 mesi.

    Ma Zuckerberg sa bene tutta una serie di dati che vedono i contenuti video, e quindi anche i video in live streaming, sulla cresta dell’onda e dal punto di vista degli utenti e dal punto di vista delle aziende. Per dare qualche dato, che si trova o sarà passato sulla scrivania (sarà condivisa?) di Zuckerberg, Forrester qualche mese fa che includere la sola parola “video” in una mail alimenta un CTR (Click Through Rate) con picchi del 200/300%. Invodo invece ha rilevato che il 92% degli utenti che guardano video da mobile li condividono ben volentieri con altri. E sa anche che le impressions da mobile nel secondo trimestre del 2015 sono aumentate del 49% (34% smartphone e 15% tablet), nello stesso periodo del 2014 erano del 38%.

    live video interazioni

    Il fondatore di Facebook saprà anche che il 57% del traffico di internet era composto dal consumo di video lo scorso anno e che sarà del 69% entro il 2017 e sarà del 79% nel 2018. E poi, più in generale, Zuckerberg sa anche che il contenuto visual è 40 volte più condiviso sui social media di qualsiasi altra tipologia.

    E dovete anche sapere che un ricercatore di Forrester ha affermato che un minuto di video equivale a 1,8 milioni di parole!

    In occasione dell’annuncio di Live Video per Android vi avevamo proposto anche alcuni dati rilevati da GlobalWebIndex che rilevavano che:

    • il 40% dei giovani dice di guardare più video da mobile rispetto ad un anno prima e preferiscono sempre di più i live broadcast;
    • il 53% degli utenti di età 16-34 anni dice di preferire live video divertenti;
    • il 41% preferisce le news in diretta;
    • il 38% preferisce la musica o gli eventi dal vivo;
    • il 30% preferisce i video dal vivo dei propri amici o dei propri familiari.

    live video inviti

    Tutti dati che messi insieme aiutano a comprendere meglio perchè Zuckerberg abbia voluto fortemente scendere in campo a tutti i costi, forte del fatto che ha una macchina che non tutti hanno. E questo è vero se guardiamo i competitor di oggi. Facebook entra in diretta competizione con Snapchat, il social che sui video ha fondato la sua ragion d’essere, molto popolare tra i giovani. Si troverà in competizione per forza di cose con Periscope, di cui abbiamo già parlato altre volte. Twitter oggi dovrebbe solo rendersi conto di aver perso tempo mentre aveva in mando un prodotto che altri ancora non avevano e che poteva supportare diversamente. Adesso con i Live Video, che consentono la permanenza dei video sulla piattaforma a differenza di Periscope che li cancella dopo 24 ore, il gioco si fa davvero molto duro. Ma non è la fine di Periscope che troverà certamente una sua dimensione all’interno dei Twitter Moments e speriamo che arrivino presto anche in Italia.

    E Facebook troverà come competitor anche Google, visto che anche YouTube sta puntando sui video in live streaming.

    La forza di Facebook è comunque il quasi miliardo di utenti che accedono ogni giorno sulla piattaforma da Mobile. E se mettiamo insieme questo dato, con il fatto che Facebook è ad oggi il luogo online dove la gente parla di quello che accade, allora spingere tutto questo sui video giustifica pienamente la strategia voluta da Zuckerberg, che ancora una volta ci ha visto giusto e meglio di altri.

  • Facebook Q1 2013, la Crescita arriva dal Mobile

    Facebook Q1 2013, la Crescita arriva dal Mobile

    Facebook ha reso noti ieri i dati finanziari del primo trimestre del 2013, il Q1. Da registrare un fatturato di 1,46 miliardi di dollari, +38% rispetto allo stesso periodo del 2012. Aumentano gli utenti che ad oggi sono 1,11 miliardi e forte crescita sul Mobile: aumentano gli utenti  sono 751 milioni, +54% rispetto allo scorso anno. Il 30% di tutte le entrate pubblicitarie arriva dal Mobile

    Facebook ha reso noti i dati finanziari del Q1 2013, ossia i dati relativi ai primi tre mesi del 2013. Erano dati molto attesi in quanto gli analisti si attendevano si una crescita di fatturato complessivo, ed è stata anche più alta del previsto, ma l’attenzione era tutta concentrata sul versante Mobile. Sappiamo bene della recente svolta che l’azienda di Zuckerberg ha intrapreso proprio su questo nuovo settore e quindi c’era molta attesa di conoscere quali fossero stati i risultati dei tanti investimenti fatti nei mesi precedenti. Ma prima di parlare di Mobile, diamo un’occhiata ai dati generali di fatturato e di utenti complessivi.

    Il fatturato nel Q1 2013 è a 1,46 miliardi di dollari, in aumento del 38% rispetto allo stesso periodo del 2012, con un utile di 1,06 miliardi di dollari e con un EPS (Earnings per Share), ossia il valore di fatturato per azione, in calo, infatti era previsto a 0,13 dollari ed si è rilevato invece a 0,12 dollari. Un dato questo che potrebbe avere conseguenze per il prossimo trimestre.

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    Nei primi tre mesi del 2013 cresce il numero degli utenti del più grande social network, ad oggi sono 1,11 miliardi con un aumento del 23% rispetto al 2012, e crescono anche gli utenti nel giorno medio, sono infatti 665 milioni con un incremento del 26% rispetto al Q1 del 2012 quando erano 483 milioni. C’è da registrare ancora una volta che la crescita di Facebook, dal punto di vista degli utenti, arriva dalle cosiddette economie emergenti del Sud America e dell’Asia, meno da Europa e America.

    Le entrate pubblicitarie sono stare di 1,25 miliardi di dollari, in calo rispetto all’ultimo trimestre, quello del 2012, ma in aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le maggiori entrate pubblicitarie si sono avute da Usa e Canada, poi da Europa, poi Asia.

    facebook-advertising-q1-2013

    Passiamo ora a vedere come Facebook se l’è cavata sul Mobile. Come dicevamo all’inizio, Facebook deve buona parte della crescita registrata in questa prima fase del 2013 proprio al Mobile. Infatti, quasi un terzo delle entrate pubblicitarie arrivano proprio dal Mobile, 375 milioni di dollari, con un aumento del 23% rispetto all’ultimo trimestre. Evidentemente le azioni dirette su Mobile volute da Zuckerberg, per la verità su sollecitazione degli investitori, sta avendo effetti positivi. Il lancio di Facebook Home, 500 mila downloads in meno di una settimana da Google Play (con una media di voti pari a due stelle!) ma soprattutto il recente acquisto di Parse, una piattaforma di applicazioni mobili, daranno maggiore impulso in questo senso. Lo vedremo certamente dai prossimi dati.

    Facebook-mobile-users

    Restando sul Mobile, negli ultimi tre mesi sono aumentati gli utenti complessivi, 751 milioni in totale con un incremento del 54% rispetto allo stesso periodo del 2012.

    In definitiva, la crescita di Facebook, sulla base di questi dati, sembra arrivi da Mobile, anche perchè in questo primo trimestre del 2013 non sono ancora visibili, nel loro complesso, gli effetti degli investimenti fatti in questi mesi. E’ lecito quindi dire che la strategia messa in atto da Zuckerberg & Co. sembra essere azzeccata. Sarà quindi interessante attendere i dati del Q2 2013 per avere ulteriori conferme.

    E voi che ne pensate?

  • Twitter pronta per una IPO nel 2014

    Twitter pronta per una IPO nel 2014

    Un lungo articolo di ieri sul New York Times traccia un profilo di Dick Costolo, presentandolo come vera guida di Twitter sino a questo momento. Mentre i fondatori si dedicano altri progetti, Costolo, che ha un passato da attore, si avvia da solo verso quello che sarà il nuovo grande traguardo, cioè lanciare una offerta pubblica all’inizio del 2014

    Dick CostoloUn lungo articolo è apparso ieri sulla versione cartacea del New York Times, disponibile anche online, in cui viene tracciato il profilo di Dick Costolo, attuale CEO di Twitter, visto come la vera guida e mente fino a questo momento del popolare sito di micro-blogging. Mentre i fondatori, Jack Dorsey, da una parte, e Biz Stone e Evan Williams, dall’altra, si dedicano anche ad altri progetti, Costolo è l’unica figura al momento che rappresenta Twitter, colui che si comporta come se l’azienda l’avesse fondata lui. Questo il pensiero di Dorsey, detto sinteticamente. Pochi sapevano che Dick Costolo ha avuto un passato da attore comico, cabarettista, anche se si è sempre dedicato al web con suoi progetti. Ma nonostante tutto le sue intuizioni e le sue idee si sono dimostrate valide. E il prossimo step? Arrivare ad un’offerta pubblica agli inizi del 2014! (altro…)

  • Facebook, 1 miliardo di utenti e lancia la prima campagna video

    Facebook, 1 miliardo di utenti e lancia la prima campagna video

    Facebook ha raggiunto oggi il traguardo più importante della sua storia. Infatti da oggi sul popolare social network vi sono registrati 1 miliardo di utenti. L’annuncio arriva direttamente da Mark Zuckerberg che ha reso noto una serie di altri dati. E per l’occasione è stato lanciato il primo brand video

    “Da questa mattina ci sono su Facebook 1 miliardo di persone che lo usano mensilmente”. Con queste parole Mark Zuckerberg annuncia su Facebook il raggiunto traguardo di 1 miliardo di utenti registrati. Il traguardo è stato ufficialmente superato il 14 settembre scorso. Per l’occasione, Facebook lancia oggi la prima campagna video, pubblicata sul canale ufficiale di YouTube. (altro…)

  • Zuckerberg, prima intervista post IPO e risolleva il titolo

    Zuckerberg, prima intervista post IPO e risolleva il titolo

    Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Facebook, è intervenuto ieri al TechCrunch Disrupt, la conferenza che si tiene a San Francisco. E ha detto molte cose interessanti tra cui quella che Instagram ha 100 milioni di utenti e che su Facebook ogni giorno si registra 1 miliardo di ricerche. E con questa intervista il titolo ieri ha guadagnato il 3,30%

    Zuckerberg-at-DistruptEra da un pò che non lo si vedeva, tanto da alimentare un sacco di voci contrastanti, e finalmente eccolo apparire al TechCrunch Disrupt, la conferenza che si tiene a San Francisco. Molti qualche giorno fa avevano consigliato al fondatore e CEO di Facebook, visto lo stato disastroso del titolo a Wall Street, di parlare in pubblico per provare a risollevare il titolo, e finalmente si è convinto. Infatti ieri il titolo è arrivato a far segnare +4,6%, chiudendo a 3,30% ad un prezzo 19,43. Niente male visto il tonfo dei giorni scorsi. Ma Zuckerberg ieri ha parlato e ha detto cose molto interessanti. La prima è che su Facebook ogni giorno si registra 1 miliardo di ricerche, quasi fosse davvero il motore di ricerca di cui si parlava non molto tempo fa. (altro…)