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  • Meta avvia la versione di Threads per il Fediverso

    Meta avvia la versione di Threads per il Fediverso

    Dopo la fase di test nel mese di marzo di quest’anno, così come comunicato dal CEO Mark Zuckerberg, Threads inizia ad essere operativa nel Fediverso. Ecco come funziona.

    Dopo aver lanciato una fase di test nel mese di marzo di quest’anno, ecco che si entra, quindi a distanza di qualche settimana, nel vivo. Meta da oggi, così come comunicato dal CEO Mark Zuckerberg, ha avviato la fase che tutti aspettavano. Threads comincia ad essere operativa nel Fediverso.

    Gli utenti, in oltre 100 paesi, per il momento potranno vedere le risposte ai propri post Threads che arrivano da altre piattaforme del fediverso e mettere anche like.

    In pratica con questo nuovo aggiornamento sarà possibile visualizzare queste informazioni relative ad un post che arrivano da un’altra piattaforma federata, come Mastodon. Significa meno passaggi da una piattaforma all’altra, anche se la risposta poi bisognerà scriverla sulla piattaforma dove è stata richiesta.

    Two phones showing how to access fediverse replies on Threads.

    Per attivare questa possibilità, basta andare nelle Impostazioni del proprio account Threads e selezionare “Condivisione Fediverso”. E poi, da lì, seguire le istruzioni.

    Come detto, questa estensione coinvolge da oggi oltre 100 paesi. Non esiste una lista ufficiale, si sta commentando ciò che ha scritto Zuckerberg nel suo post. Ma è lecito pensare che questo riguarderà anche il nostro paese e altri all’interno della UE.

    Probabile che maggiori informazioni su questo verranno diffuse più avanti.

    Meta avvia la versione di Thread per il Fediverso

    Si tratta quindi di un passaggio importante, sa sottolineare. Non fosse altro per il fatto che questa caratteristica di Threads, quella di operare all’interno di piattaforme digitali operanti nel Fediverso, quindi decentralizzate, era stata la caratteristica più innovativa e apprezzata, a priori.

    zuckerberg threads fediverso franz russo

    Sappiamo bene quanto Threads sia stata presentata come la vera alternativa a ciò che era Twitter, e che oggi non è più. Ma Meta ha sempre tenuto a precisare che questa piattaforma avrebbe via via incorporato il protocollo ActivityPub, quello di Mastodon.

    Siamo ancora nella fase iniziale di questa operazione. Ma il fatto di estenderla come avviene oggi vuol dire che quella promessa è stata, in effetti, mantenuta.

  • Threads lancia la versione beta per il Fediverso

    Threads lancia la versione beta per il Fediverso

    Threads, l’app di Meta, sbarca nel Fediverso, un universo digitale federato di server indipendenti. Si tratta di una versione beta disponibile solo in pochi paesi. Vediamo insieme i vantaggi e gli svantaggi del Fediverso e il suo potenziale per il futuro dei social media.

    Threads ha finalmente annunciato la versione beta dell’app che permetterà l’accesso al Fediverso. Per il momento questa possibilità è limitata agli utenti di Usa, Canada e Giappone, ma rappresenta un momento importante per l’app di Meta.

    Cosa significa questo? In pratica gli utenti avranno la possibilità, attivando l’apposita funzione, di condividere post su diverse piattaforme del Fediverso, come Mastodon.

    Per Threads questo rappresenta un punto importante che permette agli utenti di ampliare il proprio raggio d’azione e di connettersi con nuove comunità online.

    Mark Zuckerberg, contestualmente all’annuncio, ha condiviso un post che era visibile contemporaneamente su Threads e su Mastodon.

    Nel successivo, sempre condiviso attraverso interoperabilità tra le due piattaforme, ha scritto:

    Stiamo facendo progressi nell’integrazione di Threads nel fediverso e nel lancio di una versione beta in alcuni paesi che consente alle persone di scegliere di federare i propri post. Se vedi questa opzione e la attivi dal tuo profilo, vedrai i Mi piace delle piattaforme federate apparire sui tuoi post qui.

    threads fediverso mastodon franzrusso

    Come attivare la funzione Threads per entrare nel Fediverso

    L’operazione per entrare nel Fediverso da Threads è abbastanza semplice.

    Basterà andare nelle Impostazioni del proprio account Threads e selezionare “Condivisione Fediverse” (Beta). E poi, da lì, seguire le istruzioni.

    L’opzione per attivare l’accesso al Fediverso permette quindi la condivisione con Mastodon, la piattaforma con cui Threads condivide lo stesso protocollo AcitivityPub.

    Come precisa Meta, per accedere al Fediverso da Threads sarà necessario avere un profilo pubblico, e non privato, e un’età minima di 18 anni.

    Una volta attivata l’opzione per il Fediverso, come spiega Meta, gli utenti su altri server potranno “cercare e seguire il tuo profilo, visualizzare i tuoi post, interagire con i tuoi contenuti e condividere i tuoi contenuti con chiunque all’interno o all’esterno del proprio server“.

    Ma trattandosi di versione ci sono ancora dei limiti.

    threads fediverso mastodon franzrusso

    La versione beta, infatti, attualmente non consente agli utenti di visualizzare le risposte e i follower del Fediverso. Inoltre, Meta ancora non è in grado di garantire che quando si elimina un post federato su Threads, questo verrà eliminato anche sulle altre piattaforme su cui è stato condiviso.

    Fin qui ho scritto la parola “Fediverso” dieci volte (compresa l’ultima). Forse è arrivato il momento di spiegare – ci provo – che cos’è il Fediverso.

    Che cosa si intende per Fediverso

    Intanto diciamo che Fediverso è un concetto relativamente nuovo nel panorama dei social media. La parola deriva dall’unione tra Federated e Universe. Da qui Fediverso.

    Lo possiamo immaginare simile a una vasta rete interconnessa di server indipendenti.

    A differenza delle piattaforme di social media che abbiamo imparato a conoscere, controllate da una singola azienda, il Fediverso è decentralizzato.

    Ciò consente agli utenti un maggiore controllo sui propri dati e sulle proprie interazioni. Un esempio di una di queste piattaforme in questo momento è Mastodon, che è stato uno dei pionieri di questo movimento in crescita.

    Volendo provare ad essere ancora più chiari, possiamo immaginare il Fediverso come un universo digitale federato, composto da una miriade di server indipendenti che interoperano tra loro.

    Vantaggi e svantaggi del Fediverso

    Un ecosistema aperto e decentralizzato, in contrapposizione ai social media tradizionalmente controllati da grandi aziende.

    La tecnologia chiave che alimenta il Fediverso è il protocollo ActivityPub, basato su standard open source. Questo protocollo permette la comunicazione e la condivisione di contenuti tra diverse piattaforme, creando un’esperienza fluida e senza barriere.

    I vantaggi del Fediverso

    Quali sono i vantaggi del Fediverso?

    • Decentralizzazione: il potere non è nelle mani di un’unica azienda, ma distribuito su una rete di server indipendenti.
    • Maggiore controllo: gli utenti hanno più controllo sui propri dati e sulla propria privacy.
    • Libertà di espressione: il Fediverso offre un ambiente più aperto e libero rispetto ai social media tradizionali.
    • Interoperabilità: gli utenti possono comunicare e condividere contenuti tra diverse piattaforme.

    Gli svantaggi del Fediverso

    Quali sono gli svantaggi del Fediverso?

    • Minore visibilità: le piattaforme del Fediverso hanno generalmente un bacino d’utenza minore rispetto ai social media tradizionali.
    • Complessità: la struttura decentralizzata può risultare più complessa da utilizzare per alcuni utenti.
    • Mancanza di moderazione: la moderazione dei contenuti è affidata alle singole comunità, con possibili rischi di disinformazione e contenuti offensivi.
    fediverso social media franzrusso 2024
    Una rappresentazione del Fediverso

    Fediverso e futuro dei social media decentralizzati

    Ecco, spero che queste oche righe possano essere state esaustive nella comprensione del Fediverso. Concetto che, come è evidente, torneremo di continuo.

    Di certo, l’approdo di Threads del Fediverso, come detto all’inizio, rappresenta un momento importante. Da sottolineare.

    Segna l’accesso ad un futuro dei social media sempre più decentralizzato e, si spera, più interconnesso.

    Un futuro in cui gli utenti avranno maggiore controllo sui propri dati e sulla propria esperienza online. E in cui la condivisione di idee e contenuti sarà libera, nei limiti del consentito, ovviamente

    E quindi decentralizzazione e interoperabilità saranno le parole chiavi che caratterizzeranno i social media nel prossimo futuro.

  • Su Mastodon sono 2,5 milioni gli utenti attivi mensili

    Su Mastodon sono 2,5 milioni gli utenti attivi mensili

    Da quando Elon Musk ha preso possesso di Twitter altre piattaforme social media hanno conosciuto un momento di grande crescita, come Mastodon. Ad oggi gli utenti attivi mensili sulla piattaforma decentralizzata sono 2,5 milioni.

    Mastodon è sempre più popolare e usato. L’impennata di utenti si è registrata da quando Elon Musk ha preso possesso di Twitter, quindi tra la fine di ottobre e il mese di novembre.

    Spesso presentato come alternativa a Twitter, Mastodon ha ufficializzato alcuni numeri che dimostrano quanto questo successo sia ormai evidente e concreto. In un post sul sito ufficiale di Mastodon, Eugen Rochko, CEO, fondatore e sviluppatore principale di Mastodon, ha dichiarato che la piattaforma decentralizzata ha registrato un balzo nel numero di utenti dai 300 mila di ottobre ai 2,6 milioni di utenti attivi mensili del mese di novembre.

    Numeri che dimostrano quale sia stata la reazione di alcuni utenti al passaggio di Twitter nelle mani del fondatore della Tesla. La risposta è evidente.

    Il post di Rochko, in cui dichiara questi numeri, era in realtà nato in risposta ai divieti, imposti da Elon Musk e poi revocati, di condividere su Twitter link che riportano a Mastodon come anche ad altre piattaforma social media, com Facebook, Instagram, Tumblr e altre. Ma anche in risposta alla sospensione dei giornalisti, poi reintegrati.

    mastodon utenti 2022

    “Questo ci ricorda che le piattaforme centralizzate possono imporre limiti arbitrari e ingiusti su ciò che si può o non si può dire, tenendo in ostaggio il proprio social graph”, ha scritto Rochko. “Noi di Mastodon crediamo che non ci debba essere un intermediario tra voi e il vostro pubblico e che, soprattutto, i giornalisti e le istituzioni governative non debbano affidarsi ad una piattaforma privata per raggiungere il proprio pubblico”.

    Rochko pone un tema serio, argomento che mai come adesso si trova ad essere al centro del dibattito sui social media, quando ormai volgiamo verso la fine di questo anno ancora difficile, sulla scia dei precedenti.

    Mastodon è la piattaforma che più di altre raccoglie l’opportunità del momento, con il conseguente aumento di utenti attivi. Ma non è la sola piattaforma. Anche Tumblr ha ripreso vigore in questo periodo, facendo registrare un aumento di utilizzo della piattaforma del 96% negli Usa e del 77% in tutto il mondo.

    Solo qualche giorno fa l’attore Mark Ruffalo invitava i suoi follower a seguirlo su Tumblr. “Man mano che Twitter diventa più imprevedibile e dannoso per i gruppi emarginati, sto esplorando altre strade per connetterci”.

    Ma, come ricordato anche in altre occasioni, la situazione di Twitter, e non solo, pone le piattaforme social media a ripensare il proprio modello, ripensare e ricercare una nuova identità. Abbiamo già detto che forse ci troviamo di fronte ad un bivio stretto, superato il quale, qualsiasi direzione si decida di percorrere, i social media, per come li abbiamo conosciuti sin dall’inizio, rischiano di cambiare per sempre.

    Vedremo se il 2023 sarà l’anno in cui manterrà la sua tendenza in crescita e come cambieranno i social media. Noi saremo qui a raccontarvelo.

  • Twitter e le alternative, oltre Mastodon

    Twitter e le alternative, oltre Mastodon

    Da giorni si parla di alternative a Twitter verso cui emigrare. Tutti puntano su Mastodon, ma ce ne sono altre. Anche se, alla fine, Twitter resta una piattaforma non replicabile.

    Da giorni non si fa altro che parlare di alternative a Twitter, pensando che tutto possa precipitare da un momento all’altro. certo, la situazione è complicata, ma non è da ultima spiaggia. Ancora no.

    Ma è dal 27 ottobre, giorno in cui è stato ufficializzato l’accordo di acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk, che si parla di “fuggi, fuggi” dalla piattaforma fondata da Jack Dorsey insieme Biz Stone e Evan Williams (che a sua volta ha fondato Medium). Anche se va detto che al lancio prese parte anche Noah Glass, colui che diede vita al nome Twitter che inizialmente era “Twttr“.

    Ed è da giorni che si parla di Mastodon come unica alternativa a Twitter che sta ricevendo tutti quelli che stanno abbandonando la piattaforma che adesso è in mano a Elon Musk.

    twitter mastodon alternative

    Va detto che questa idea di “fuggi fuggi” in realtà non è proprio nei numeri, molto ridimensionati rispetto a quanto si è dato credere. Anche se, in rapporto alla realtà “decentralizzata”, sono numeri considerevoli. Spesso in questi giorni i server Mastodon sono andati in crash per il troppo traffico da gestire.

    L’idea adesso è quella di fare un po’ un quadro più chiaro sulle alternative.

    Va detto, ad onor di cronaca, che nei giorni scorsi il popolare attore Ryan Reynolds ha deciso di passare a Tumblr, creando un piccolo caso.

    Tumblr è la piattaforma nata nel 2007, come piattaforma di microblogging, che nel 2011, nel pieno della sua forza, venne acquisita da Yahoo!, un progetto mai decollato del tutto. Nel 2019 Verizon (che a sua volta aveva acquisito Yahoo!) la cede ad Automattic, la piattaforma proprietaria di WordPress, la piattaforma per il blogging più usata al mondo. E sono in tanti a credere che Tumblr possa ritornare a splendere come un tempo.

    Mastodon

    Ovviamente partiamo da Mastodon, la piattaforma decentralizzata, di cui già ci siamo occupati in passato, e che sta attirando l’attenzione di tutti, ponendosi come alternativa a Twitter. Ma, nella realtà delle cose, non lo è. Sono in molti a credere che passando a Mastodon ci si ritrovi più o meno con le stesse dinamiche di Twitter, solo che, ripetiamo, non è così.

    Il primo impatto non è facile e nemmeno intuitivo. Essendo decentralizzata, per sua natura, non riprodurrà mai le stesse dinamiche di Twitter.

    I numeri dicono che negli ultimi giorni, a livello globale, la piattaforma ha visto aumentare di 1 milione i suoi utenti (in Italia sono stati 5 mila), gli utenti attivi sono quindi 1,6 milioni. Vedremo se questa tendenza sarà mantenuta nei prossimi giorni.

    Bluesky

    Bluesky è il progetto che l’allora CEO di Twitter, Jack Dorsey, annunciava nel 2019 come il futuro della piattaforma da 280 caratteri. Un futuro libero e decentralizzato, sulla stregua di Mastodon, appunto. Il progetto per la verità è andato avanti e lo stesso Dorsey ha tirato dentro Elon Musk. Adesso c’è molta attesa.

    Il progetto di Jack Dorsey è ormai sulla rampa di lancio, ad oggi sono oltre 30 mila gli utenti in lista di attesa, e molti sperano che da qui possa nascere la vera alternativa a Twitter. Lo stesso Dorsey scrive che il progetto non è competitivo con Twitter. Vedremo.

    Counter Social

    Tra le alternative a Twitter va considerata anche Counter Social che sulla home recita: ““Niente troll. Nessun abuso. Nessuna pubblicità. Nessuna notizia falsa. Nessuna operazione di influenza straniera”.

    La piattaforma si presenta come la prima piattaforma social media ad “assumere una posizione di tolleranza zero nei confronti di nazioni ostili, account bot, troll e reti di disinformazione”. Inoltre, Counter Social promette di non estrarre o vendere alcun dato utente. Su Google la ricerca di Counter Social è aumentata negli ultimi giorni del 160%.

    Tribel

    Tribel da molti è indicata come la vera alternativa a Twitter, ma a Twitter versione Elon Musk per il fatto che la piattaforma, in via preventiva ha già bandito il nome del fondatore della Tesla. “A differenza del Twitter di Musk, non mettiamo le entrate pubblicitarie al di sopra della decenza e della verità” – affermava qualche giorno fa un portavoce di Tribel – ha dichiarato questa settimana un rappresentante del sito – “I fomentatori di razzismo e propaganda pro-Putin non sono i benvenuti su Tribel, la nostra alternativa a Twitter a favore della democrazia”.

    La piattaforma nasce in contrapposizione alle piattaforme con simpatie a destra, come Truth di Trump o Parler di Kaye West. Si è discusso molto di Tribel qualche giorno fa quando Elon Musk pubblicò un tweet, poi cancellato, facendo sembrare che fosse di sua proprietà, o almeno in parte.

    https://twitter.com/TribelSocial/status/1590066851979333632

    Sebbene ci sia stato qualcuno che abbia sostenuto che dietro la piattaforma ci siano proprietari cinesi, nella realtà Tribel è di proprietà di un gruppo di attivisti politici democratici guidato da Omar Rivero e Rafael Rivero, due attivisti filo-democratici proprietari del sito di Occupy Democrats.

    Tribel si presenta con un layout semplice, gli utenti possono rivolgersi a segmenti di pubblico specifici con post al fine, ovviamente, di massimizzare il loro coinvolgimento e personalizzare il proprio feed. Per quelli che ci tengono a distinguersi, vi è l’opportunità di diventare un “collaboratore stellare”, star contributor.

    Cohost

    Cohost, che si presenta con un layout tra Tumblr e Twitter, è la piattaforma più recente, lanciata a febbraio di quest’anno. Promette che non vi è tracciamento dei dati o algoritmi pubblicitari. Attualmente è disponibile solo su desktop.

    C’è da porre particolare attenzione perché non si tratta di una piattaforma gratuita, per ora. Sul sito si legge: “puoi inviarci qualche dollaro al mese per tenere le luci accese”.

    La filosofia di Cohost sta in queste parole, riprese sempre dal sito della piattaforma: “I moderni social media sono progettati attorno a un circolo vizioso di feedback che mantiene gli utenti coinvolti a scapito della loro salute mentale, tutto per far guadagnare più soldi ai loro dirigenti”. Parole chiare che spiegano meglio quale sia lo scopo della piattaforma.

    I post (chiamati ‘coposts’ o ‘Chosts’) appaiono cronologicamente, senza limiti di caratteri e gli utenti possono creare le proprie pagine in stile Tumblr o collaborare alle pagine con altri, dandogli più un aspetto da blog che Twitter.

    Queste le piattaforme che abbiamo ritenuto essere più interessanti e che, nelle loro intenzioni, cercano di avviare gli utenti ad un modo diverso di vivere i social media.

    Certo è che parliamo di alternative che in qualche modo riprendono alcune dinamiche ma non le riproducono nello stesso modo di Twitter, che resta al momento una piattaforma non replicabile.

    Alla base di tutto, bisogna capire bene che cosa si vuole da una piattaforma e quale sia il proprio scopo. Una volta trovata una risposta, allora val la pena di provare per capire quale sia quella che fa al caso nostro.

    Tra tutte, forse, merita l’attesa, e la scoperta, Bluesky, il progetto di Jack Dorsey.

  • Cos’è Bluesky e cosa vuole fare Twitter per il futuro dei social media

    Cos’è Bluesky e cosa vuole fare Twitter per il futuro dei social media

    Jack Dorsey, CEO e co-fondatore di Twitter, ha annunciato nei giorni scorsi l’avvio, e il finanziamento, di un progetto chiamato Bluesky che avrà il compito di realizzare un piattaforma “libera e decentralizzata”. L’idea è quindi quella di trasformare Twitter in un protocollo, simile a Mastodon che esiste già dal 2016.

    Sarà stato il viaggio in Africa a stimolarlo oppure l’idea di fare qualcosa che abbracciasse la blockchain. Sta di fatto che Jack Dorsey, CEO e co-fondatore di Twitter, ha espresso, qualche giorno fa, in una serie di tweet, quella che è la sua idea sul futuro della piattaforma. E cioè, trasformarla in un protocollo. Nel suo annuncio, e ragionamento, Dorsey fa riferimento al progetto Bluesky, un progetto che si basa sull’idea di una piattaforma “libera e decentralizzata”, che Twitter sta finanziando direttamente e che dovrebbe essere, al momento, composto da cinque persone. Ovviamente diventeranno di più se le cose proseguiranno.

    Ma perché Twitter dovrebbe mettere su un progetto come Bluesky? Qual è il fine?

    twitter bluesky social media protocollo

    Innanzi tutto, come già detto in altre occasioni, ci troviamo di fronte al periodo in cui, forse, bisognerebbe ripensare i social media per come li conosciamo e usiamo oggi. Il pensiero di Dorsey, per altro molto condivisibile, è quello di creare una piattaforma libera e decentralizzata, quindi indipendente, per permettere a chiunque di usare i social media come protocollo, come strumenti che ognuno di noi può usare liberamente. Per rendere l’idea in maniera più esplicita, Twitter diventerebbe una sorta di protocollo simile all’e-mail. Per inviare un tweet non ci sarà più bisogno di avere l’app, ma basterà un client con cui creerò il mio account (@handle) e poi gestirò i messaggi, quelli ricevuti e inviati, come avviene con la posta elettronica.

    Ma il pensiero di Dorsey forse guarda più in direzione della blockchain, suo pallino ormai da un po’ di tempo, si è parlato molto di una eventuale moneta elettronica legata a Twitter e anche legata a Square, l’altra sua società di pagamenti elettronici.

    Al momento si tratta solo di una idea, il progetto è stato appena lanciato e si prevede che possa servire anche degli anni per arrivare ad una forma di piattaforma che diventa, quindi un protocollo.

    Nella lunga serie di tweet, Dorsey spiega che questa strada potrebbe essere quella che permetterebbe una gestione più diretta, senza ritrovarsi, come accade adesso, invasi da fake news, contenuti di odio e di violenza, bot di ogni tipo. Ed è proprio questo il punto per cui, forse, è arrivato il momento di ripensare i social media per come li abbiamo conosciuti finora.

    Se questa idea dovesse prendere piede, anche Facebook potrebbe diventare un protocollo, anzi di più. Si potrebbe avere un client che mi permetterebbe di scegliere se inviare un tweet o un post su Facebook, o altro ancora. Una comunicazione quindi del tutto scollegata dalla piattaforma.

    Ecco a questo mira Jack Dorsey.

    Ma, attenzione, perché siamo sicuri che anche a voi che siete arrivati fin qui, non sarà sfuggita, come hanno già fatto notare in tanti, che questa idea in realtà già esiste e si chiama Mastodon. Del resto, quando Twitter era in piena crisi, si parlò già qualche anno fa di trasformarla in qualcosa che somigliasse a quel modo di fare social media. E infatti Mastodon, il cui fondatore è Eugen Rochko, non ha perso l’occasione di rispondere direttamente a Dorsey, sottolineando come l’intento di Twitter sia quello di “costruire un protocollo che riesca a controllare, come fa Google con Android“. In pratica Twitter creerebbe un suo protocollo per raccogliere dati sugli utenti, questa è la risposta di Mastodon.

    Certo, Dorsey conosce bene Mastodon, solo che, al di là di quelle che possono essere le critiche, e anche in assenza di altri dettagli, ha posto al centro un problema e indicato una sorta di via d’uscita. Perché, al di là di quelli che possono essere gli sforzi, apprezzabili, per contrastare fake news, bot, contenuti d’odio e via discorrendo, il problema difficilmente verrà risolto alla radice. E Jack Dorsey lo ha ammesso pubblicamente.

    Per il momento, ci fermiamo qui, in attesa di capire quali saranno i prossimi passaggi e i dettagli di tutta questa operazione che ci vede tutti molto interessati e tutti coinvolti. E ci sembrava utile mettere in evidenza qualche punto, senza entrare per forza in tecnicismi poco comprensibili al momento, per cercare di capire di cosa si sta parlando. Sperando di aver fatto cosa utile per tutti voi.

    E, se volete, fateci sapere cosa ne pensate.

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