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  • Meta esplora opzioni a pagamento per Facebook e Instagram

    Meta esplora opzioni a pagamento per Facebook e Instagram

    Secondo quanto riporta il WSJ, confermando i rumors di un mese fa del NYT, Meta sta considerando l’introduzione di abbonamenti a pagamento su Facebook e Instagram per eliminare la pubblicità personalizzata. E si parla di tariffe per desktop e dispositivi mobili.

    Esattamente un mese fa, in New York Times riferiva della possibilità che Meta potesse pensare di introdurre delle forme a pagamento, per Facebook e Instagram, in modo da non vedere più annunci pubblicitari. A distanza di quattro settimane, quello che poteva sembrare uno dei tanti rumor che affollano il mondo tech e delle aziende social media in realtà sembra essere vero.

    A confermarlo è l’altro grande giornale di New York, il Wall Street Journal che con una notizia esclusiva fa sapere che, di fatto, Meta sta pensando seriamente di introdurre forme a pagamento senza pubblicità.

    E si parla anche di tariffe, a conferma che si tratta di qualcosa di più di una semplice voce di corridoio.

    Se fosse così, e non ci sono motivi per non credere che sia così, anche se Meta non ha commentato queste notizie in via ufficiale, ma ha comunque confermato l’intenzione di trovare soluzioni nel rispetto delle normative vigenti, si tratterebbe di un passaggio storico per l’azienda di Mark Zuckerberg.

    Meta esplora opzioni a pagamento per Facebook e Instagram

    Meta pronta ad adottare soluzioni a pagamento per Facebook e Instagram

    Per essere più chiari, Meta è pronta ad adottare soluzioni a pagamento per le piattaforme social media di sua proprietà per ovviare alla limitazione di visualizzazione degli annunci pubblicitari personalizzati, senza il previo consenso degli utenti, come previsto dalle regole UE.

    In questa ottica, riporta sempre il WSJ, funzionari di Meta nel mese di settembre hanno tenuto diverse riunioni con i regolatori della privacy a Dublino e con i funzionari europei della concorrenza digitale. Il piano è stato condiviso anche con altri regolatori della privacy dell’UE che non hanno fatto mancare il loro contributo.

    Si parla quindi di fatti concreti.

    Meta ha comunicato ai regolatori, con cui ha avuto gli incontri, che spera di implementare il piano, che si chiama SNA (subscription no ads), abbonamento senza annunci – nei prossimi mesi per gli utenti europei.

    Questa formula, come dicevamo prima, darebbe agli utenti la possibilità di scegliere se continuare ad accedere a Instagram e Facebook gratuitamente con annunci personalizzati o pagare per avere la versione senza annunci.

    Da quello che si sa, per come lo riporta sempre il WSJ, il piano comunicato da Meta ai regolatori prevede di addebitare agli utenti circa 10 euro al mese su desktop per un account Facebook o Instagram, e circa € 6 per ogni account aggiuntivo collegato.

    Sui dispositivi mobili il prezzo salirebbe a circa 13 euro al mese, perché Meta terrebbe conto delle commissioni addebitate dagli app store di Apple e Google sui pagamenti in-app.

    Al momento non è chiaro però se questo sarà il piano definitivo oppure se la Commissione UE riterrà di intervenire sui costi. Un tema è proprio quello di non rendere l’accesso alla piattaforma troppo costoso.

    Meta con gli abbonamenti abbandona il suo modello di business

    E, per spiegare meglio il perché questo passaggio prefigura comunque una tappa storica per Meta, l’azienda di Zuckerberg per la prima volta di discosta da quello che è sempre stato il suo modello di business, abbracciando la formula a pagamento.

    La formula che ha sempre adottato Meta è quella della piattaforma accessibile da tutti gli utenti, sorretta dalla pubblicità. Con questo piano, Meta cambia il suo modello, adottando la formula degli abbonamenti a pagamento che potrebbero incidere in maniera significativa sui ricavi totali.

    In attesa di capire come evolverà il piano degli abbonamenti a pagamento di Meta, c’è da dire che comunque l’azienda di Zuckerberg già a inizio di questo anno ha dato il via ad una formula molto simile che è quella legata all’ottenimento alla spunta blu, con tariffe molto vicine a quelle citate in questo articolo.

    In ogni caso, questo di Meta va registrato come un nuovo passo dei social media verso formule a pagamento, già adottate da Snapchat e da X. Anzi, per quanto riguarda la piattaforma di Elon Musk, l’idea sarebbe quella di renderla a pagamento per tutti.

    Finisce quindi l’era delle piattaforme gratuite, ricorderete la frase “Se il prodotto è gratis, allora il prodotto sei tu” che diventerà sempre meno attuale. La frase, nel tempo attribuita a diverse persone, trova origine nel blog di Andre Lewis che scrisse così, nel 2012: “Se non lo stai pagando non sei il cliente, sei il prodotto venduto“.

  • Italiani e Social Media, 1 utente su 3 non distingue la pubblicità dai contenuti

    Italiani e Social Media, 1 utente su 3 non distingue la pubblicità dai contenuti

    Blogmeter ha realizzato l’edizione 2018 dell’interessante ricerca, “Italiani e Social Media”, uno spaccato su come gli italiani si relazionano con i Social Media. La ricerca individua due categorie social: quella “di cittadinanza”, dominata da Facebook, e quella “funzionale”, dove figurano Trip Advisor e Messenger. Inoltre, 1 utente su 3 non distingue la pubblicità dai contenuti.

    Blogmeter ha presentato l’edizione 2018 della ricerca annuale “Italiani e Social Media“, uno spaccato attraverso il quale conoscere e comprendere come gli italiani si relazionano con i Social Media. La ricerca è stata realizzata attraverso interviste a 1.500 utenti, tra i 15 e i 64 anni, iscritti ad almeno un canale social.

    La ricerca individua due categorie di social: quelli di cittadinanza e quelli funzionali. I social di cittadinanza sono quelli che gli italiani usano più spesso, sono quelli che contribuiscono a definire le nostre identità di relazione. Questa categoria è dominata da Facebook, indicato dall’84% del campione intervistato come il social più usato. A seguire, YouTube (58%) e Instagram, quest’ultimo cresce in un anno del 6%, passando dal 40 al 46%. Restando sempre nella categoria “social di cittadinanza”, WhatsApp continua a giocare un ruolo importante e passa dal 91% al 94% di utilizzo quotidiano: per gli utenti questo è un considerato un social (nel senso di relazione) e non un semplice servizio di messaggistica.

    L’altra categoria social individuata dalla ricerca è quella “funzionale”, in questa categoria vengono considerati tutti quei social che riescono a soddisfare un bisogno specifico e del momento, come può essere la ricerca di un ristorante o di un hotel. Ed infatti, qui scopriamo che i principali sono Trip Advisor e Facebook Messenger, i quali crescono entrambi del 4%, rispetto al dato registrato lo scorso anno.

    social media social cittadinanza funzionali

    Notate come per Twitter la percentuale di chi lo usa “più volte al giorno” e di chi lo usa “ogni tanto” è quasi identica: 28% e 27% (lo scorso anno era 26% e 31%, c’è un piccolo miglioramento). Una simile proporzione la si riscontra anche per quanto riguarda Pinterest (lo scorso anno 15% e 17%). E per LinkedIn è praticamente identica: 23% (anche se lo scorso anno era 20% e 25%) tra gli lo usa ogni giorno e chi lo usa ogni tanto. Google Plus viene usato come Trip Advisor, la percentuale di chi lo usa ogni tanto (38%) e più alta di quelli che lo usano ogni giorno (23%), e anche questa è una notizia.

    I motivi per cui gli Italiani usano i Social Media

    Dalla ricerca emerge una polarizzazione: il 42% degli intervistati dichiara di limitarsi a leggere contenuti altrui, il 13% afferma di scrivere prevalentemente propri post, senza particolare attenzione a quelli degli altri. Il restante 45% legge, scrive o commenta. Facebook si conferma il social preferito per una pluralità di scopi. Tra le novità spicca la preminenza per leggere e condividere recensioni, che lo vede preferito anche a Trip Advisor. Instagram è il social di riferimento per seguire le celebrity (in crescita rispetto al 2017); YouTube e Pinterest invece sono utilizzati per trovare stimoli e idee. Crescono le menzioni di Facebook Messenger (+7%) come canale per comunicare con le aziende.

    1 utente su 3 non distingue la pubblicità dai contenuti

    La pubblicità su Facebook e Instagram è considerata dagli utenti italiani utile come fonte di stimoli rispettivamente per il 26% e il 33% degli intervistati. Però dalla ricerca emerge un dato che diventa automaticamente il più rilevante. Ed è il fatto che su questi canali molti utenti tendono a non distinguere la pubblicità dai contenuti, un dato che vale per 1 utente su 3. Su questo bisognerebbe aprire una profonda riflessione per quanto riguarda la capacità degli utenti nel prestare attenzione a quello che leggono e per quanto riguarda i creatori di contenuti.

    social media pubblicità

     

    Notate le risposte: “non ci faccio caso” (Facebook 33%, Instagram 34%), mentre la pubblicità veicola “suggerimenti utili” (Instagram 33%, Facebook 26%).

    Mentre invece viene considerata in modo più critico la pubblicità su YouTube, ritenuta fastidiosa dal 75% degli intervistati.

    Nel 2018 l’e-commerce si conferma fortemente correlato all’uso dei social: chi acquista frequentemente online è tra i più frequenti utilizzatori dei social network. Rispetto all’anno scorso cresce la quota di chi dichiara di acquistare cosmetici e prodotti per la persona (+6%), prodotti per animali domestici (+4%), pasti a domicilio (+3%) e articoli per bambini (+3%). Il 50% degli intervistati ritiene che incrementerà i propri acquisti online nell’anno a venire.

    La ricerca si sofferma anche su quelle che sono le icone social e, da questo punto di vista, gli intervistati indicano tra le personalità che seguono di più, e cioè: Chiara Ferragni e Clio Zammatteo; la terza personalità influencer per citazioni è anche quest’anno Gianni Morandi.

    I nativi digitali, la Generazione Z dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni, confermano i dati della ricerca: il 95% degli intervistati utilizza WhatsApp tutti i giorni e il 75% usa anche con Instagram. Per il 37% dei giovanissimi la pubblicità su social media, quali Facebook e Instagram, risulta utile e il 5% ha ammesso di aver acquistato prodotti perché visti sui profili social di una social icon. Questa categoria di utenti preferisce comunicare con le aziende utilizzando servizi di messaggistica istantanea, in misura decisamente maggiore rispetto ad altre fasce d’età. Un dato che conferma il fatto che per questa generazione la dimensione digitale è una e non ce ne sono altre, come viene ritenuto invece dalla altre generazioni.

  • Facebook non permetterà più l’uso dei dati di terze parti per gli annunci pubblicitari

    Facebook non permetterà più l’uso dei dati di terze parti per gli annunci pubblicitari

    Il caso Cambridge Analytica continua a generare conseguenze per Facebook. E dopo aver migliorato la sezione per la gestione della privacy, Facebook decide di non rendere più disponibili agli inserzionisti i dati di terze parti per gli annunci pubblicitari.

    Il caso Cambridge Analytica continua a tenere banco e genera ancora conseguenze, inevitabili per certi versi. E dopo aver migliorato la sezione per la gestione della privacy, riunendo gli strumenti in un unico cruscotto, Facebook decide di non rendere più disponibili agli inserzionisti i dati di terze parti per gli annunci pubblicitari. Una decisione che è proprio diretta conseguenza del caso Cambridge Analytica.

    In pratica, Facebook non permetterà più l’utilizzo dei dati messi a disposizione da “data broker” come Experian, Acxiom, Oracle Data Cloud, Datalogix, Epsilon e BlueKai agli inserzionisti all’interno delle Categorie Partner. Tanto per spiegare in parole povere di cosa si tratta, Facebook utilizza i dati di terze parti per intergrare il proprio set di dati, quando poi i marketer, quindi coloro che gestiscono una campagna di marketing, prendono in uso i dati di Facebook per le proprie attività e veicolari i propri annunci, Facebook riconosceva una parte degli introiti proprio a questi broker di dati. Un meccanismo che, come abbiamo visto per il caso Cambridge Analytica, potrebbe non essere sicuro. E infatti, da qui la decisione di Facebook.

    facebook dati terze parti

    Come spiegato da Kurt Wagner su Recode, Facebook permetteva agli inserzionisti l’utilizzo di dati provenienti da tre fonti:

    • Dati propri di Facebook, ossia i dati che il social network raccoglie dagli utenti;
    • Dati dell’inserzionista, cioè i dati che l’inserzionista possiede da sè, come gli indirizzi email dei clienti;
    • Dati provenienti da terze parti, i dati di Experian, ad esempio, con il meccanismo che abbiamo visto poco sopra;

    Proprio quest’ultima categoria di dati, quindi, non sarà più utilizzabile per gli annunci pubblicitari.

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    Facebook dunque corre ai ripari prendendo una decisione che, evidentemente, non ha grosse ricadute economiche. E anche se fosse, per Facebook è meglio agire in questa direzione che rischiare un nuovo caso Cambridge Analytica. Già, perchè se Facebook avesse agito in questo modo ancora prima del 2015, lo scandalo che abbiamo visto in questi giorni, con un’azienda che ha raccolto i dati di 50 milioni di persone, non sarebbe successo.

  • Pubblicità e Social Media: il caso Dove e il contenuto razzista su Facebook

    Pubblicità e Social Media: il caso Dove e il contenuto razzista su Facebook

    In una campagna negli Usa Dove, brand per l’igiene personale che tutti conoscono, sulla propria pagina Facebook pubblica un’immagine che uscita le proteste degli utenti sui Facebook e su Twitter, additandolo come contenuto razzista. Dopo i primi deboli tentativi di spiegare la propria posizione Dove ritira la campagna e chiede scusa. Ma è davvero difficile oggi fare pubblicità sui social media?

    Fare pubblicità al tempo dei Social Media non è da tutti, diciamolo chiaramente. O, quanto meno, di fronte al fatto che tutto diventa più veloce, più immediato, è anche vero che le dinamiche di interazione non sono più quelle di una volta. La velocità oggi conta molto nel rendere pubblica una campagna (molto rischioso), ma, e soprattutto, conta per quel che riguarda la reazione degli utenti. E sta tutto in questo ultimo elemento il senso della velocità. Gli utenti oggi hanno la possibilità di poter reagire immediatamente ad una campagna sui social media, per approvare o per protestare. Il cambio del paradigma della comunicazione, nell’era dei social media, sta proprio in questa velocità di reazione da parte degli utenti. Una velocità che, in alcuni casi (ma ce ne sono davvero tantissimi) può ritorcersi contro all’azienda stessa.

    Di cosa stiamo parlando allora? La rete e i social media ogni giorno registrano errori, o epic fail come li definiscono in tanti, da parte di brand che nel pubblicare una campagna compiono degli errori clamorosi, al punto da scatenare reazioni negative infinite da parte dei loro stessi utenti di riferimento, in primis. Ultimo esempio di quanto sia facile cadere nell’errore, senza considerare i danni d’immagine che da questo possono derivare, ce lo offre Dove, brand che tutti conosciamo che fa parte della grande scuderia Unilever.

    facebook campagna dove
    Immagine creata da @NayTheMua dal video della campagna

    Ebbene, sabato scorso sulla pagina Facebook negli Usa compare un’immagine in cui si vede una ragazza di colore che, una volta toltasi la t-shirt, diventa bianca. Un chiaro ed evidente errore di comunicazione, assolutamente incontrollato da parte di un brand che, per quello che se ne sapesse, non si era mai trovato in situazioni simili. Inizialmente Dove, una volta che gli utenti hanno cominciato a commentare contestando il contenuto a sfondo razzista, ha cercato di difendersi sostenendo che il loro fosse un messaggio aperto a tutti i tipi di bellezza. Dove? (nel senso di domanda). Dove si sarebbe dovuto comprendere questo messaggio, sbiancando una ragazza di colore? Ma davvero nessuno ha preso in esame quel contenuto prima di pubblicarlo?

    E dopo che le proteste sono diventate su Facebook, e su Twitter, sempre più pressanti, Dove ha ceduto, ha ritirato la campagna e ha chiesto scusa:

    https://www.facebook.com/DoveUS/posts/1493719354007207

    Intanto, tra i tantissimi commenti ricevuti prima del ritiro, c’era anche chi faceva notare che nel 2011, sempre Dove, era stata ancora accusata di razzismo per questa immagine dove si vede un “prima” di colore e un “dopo” bianco. Non molto diverso, quindi, dal messaggio diffuso nella campagna poi ritirata.

    Insomma, questo è un esempio di come sia difficile oggi fare pubblicità sui social media, nonostante questa attività venga sempre considerata con molta faciloneria accompagnata dal pensiero “e che ci vuole??”. Invece ci vuole tanta competenza; conoscenza approfondita degli utenti a cui si parla, conoscenza che si affina con un dialogo quotidiano perchè quegli utenti sono preziosi per un brand; ci vuole preparazione e pazienza, tanta pazienza, perchè in gioco, val la pena ricordarlo, c’è l’immagine del brand, c’è in gioco la reputazione stessa dell’azienda. Allora, perchè mettere tutto a rischio? Essere veloci, nel senso di voler rincorrere tempi di pubblicazione (sforando in quel mood “real time” che non sempre giova) non è la regola. La regola è essere chiari, semplici, aperti al dialogo/confronto senza mai mettere a rischio ciò che si fa.

    E voi che ne pensate?

  • Web e Social Media trainano la pubblicità in Italia nel primo semestre 2017

    Web e Social Media trainano la pubblicità in Italia nel primo semestre 2017

    I dati Nielsen sugli investimenti pubblicitari in Italia nei primi sei mesi del 2017 evidenziano un calo complessivo di -0,4%. Un calo che poteva essere più pesante se a trainare il settore non fossero stati gli investimenti sul web e sui social media: +2,6%. A giungo 2017 il calo complessivo è di -4,7%; web e social media +3,9%.

    In Italia gli investimenti pubblicitari riescono a sviluppare performance positive solo grazie agli investimenti su web e social media. Questo è un dato di fatto che evidenzia anche l’ultimo report di Nielsen sugli investimenti pubblicitari in Italia nei primi sei mesi del 2017. Complessivamente, gli investimenti sono in calo dello 0,4% rispetto allo scorso anno. A trainare in senso positivo gli investimenti è il dato di +2,6% riferito a web e social media, infatti senza questi dati il dato complessivo sarebbe di -3%. Tradotto, significa 1 milione di euro in meno rispetto allo stesso periodo del 2016.

    Se guardiamo poi il dato riferito solo al mese di giugno 2017, notiamo che l’andamento non cambia e i numeri sono quelli. E cioè: -4,7% come dato complessivo; +3,9% per web e social media. Senza questi ultimi investimenti, il dato complessivo sarebbe di -8,6%.

    web social media pubblicità advertising 2017 franzrusso.it

    In pratica va consolidandosi la tendenza che avevamo giù evidenziato a inizio 2016, sono gli investimenti su web e social media che trainano la pubblicità in Italia, a fronte di un settore che è sempre più in calo. E guardiamoli i dati riferiti ai singoli mezzi, come rilevato da Nielsen.

    La Tv nei primi sei mesi dell’anno è in calo dell’1,9%, un dato che risente il calo drastico di giugno 2017: -10,9%. E non va meglio per la stampa, nel singolo mese su giornali si registra -12,8% e sui magazine si registra -11,7%. Nei primi sei mesi del 2017 rispettivamente si ha -10,8% e -7%. Dato diverso quello che fa registrare la radio, con +5% nel primo semestre e +8,9 nel mese di giugno di quest’anno.

    Nello specifico, le stime di Nielsen rilevano che il web advertising nei primi sei mesi dell’anno fa registrare +6,8% che diventa -1,7% se si escludono search e social media. Buona la performance della GoTv, +7,6%.

    Tra i settori merceologici, performance positive si registrano nelle automobili e farmaceutici, rispettivamente +0,9% e +6,8%. Negativi telecomunicazioni (-3%), alimentari (-3,8%), distribuzione (-11,5%). Molto positivi invece elettrodomestici, giochi/articoli scolastici e informatica che incrementano il proprio fatturato rispettivamente del 51,1%, 44,1% e 31,4%, con un apporto complessivo di circa 22 milioni di euro.

  • Essere e Non Essere, Comunicare la propria Essenza

    Essere e Non Essere, Comunicare la propria Essenza

    La confezione, l’immagine e la presentazione di un prodotto spesso creano aspettative che il prodotto non rispetta. E se invece di un prodotto, parliamo di un servizio? Cosa ci spinge a fidarci di un brand, di una campagna pubblicitaria? Proviamo a vedere come si può Comunicare la propria Essenza.

    “Parlo come mangio.  Sono così come mi vedi. Scegli me. Parlo chiaro. Son sincero. Scegli me. Cosa altro vuoi di più. Sono sincero te l’ho detto. Scegli me. Non sono l’unico a propormi. Lo so. Non ho promesse e parole da sprecare. Non senti la mia voce pacata? Non ho nessuna illusione da venderti. Se capisci come sono, son sicuro che andiamo avanti. Se ti dico come sono, son sicuro che mi scegli. Guardami. Sei pronto a pagare quanto valgo? Te lo dico occhi negli occhi, piano piano, son sincero, scegli me.“

    La confezione, l’immagine e la presentazione di un prodotto spesso creano aspettative che il prodotto non rispetta.

    L’abito proprio non fa il monaco. Non più. L’ha fatto in passato. Eccome se l’ha fatto. Ricordo prodotti che non tradivano le promesse: ho vecchi LP che ancora posso ascoltare con lo stesso giradischi di un tempo, una motocicletta ed una macchina fotografica sempre di quel tempo che ancora funzionano e funzionano bene proprio come funzionavano a quel tempo che in fondo non è così lontano.

    Ma piano piano, anno dopo anno, alcune fregature che ho preso si sono andate a sommare e ad essere sincero, non ne posso proprio più di accorgermi troppo tardi di avere sbagliato l’acquisto.

    L’intenzionale rappresentazione abbagliante di un prodotto che, per regole di marketing, deve apparire bello quanto un miraggio e che nella realtà si dimostra essere ben altro (in peggio), porta inevitabilmente a sbagliare l’acquisto.

    Sembra che il prodotto si impegni di più nell’ostentare qualità che ad esserne intriso.

    comunicare essenza

    Essere e non essere?

    Se invece di un prodotto, parliamo di un servizio?

    E se ad esempio parliamo di una compagnia telefonica che si propone per prendere le mie parole, i miei dati, le miei immagini, i video, il mio privato ed il professionale, molto insomma di me e “teletrasportarli”? Perché dovrei fidarmi? A dirla tutta: perché dovrei scegliere un operatore telefonico piuttosto di un altro? Per offerte, minuti ed sms? A mio avviso no, non solo per questo.

    Vorrei fidarmi di ciò che fa. Si, lo vorrei.

    Sono il protagonista di un breve film dal titolo “Papà,” progettato e realizzato da una squadra di creativi capitanata da Paolo Iabichino dell’agenzia pubblicitaria Ogilvy & Mather Italia. Il film istituzionale voluto dall’AD Maximo Ibarra per Wind Italia è uscito nell’agosto 2014 ed ha ricevuto ad oggi premi e riconoscimenti nel mondo sia dagli addetti ai lavori che dalle tante persone che hanno sentito spontanea la necessità di condividere questo breve film sui propri canali social e dedicarlo alle persone care, rendendo questo video virale sulla rete.

    In questo film la compagnia telefonica spiazza tutti mostrando sè stessa pronta a farsi da parte al momento opportuno, a togliersi di mezzo privilegiando essa stessa l’abbraccio reale a quello virtuale. Nobile intento. Sorprendente. Il valore affettivo sta prima di tutto. Stupefacente. Necessario.

    La mia partecipazione a questo film potrebbe essere ancora un altro film, un backstage movie, perchè è una bellissima avventura che inizia a Roma sotto la luce di un riflettore caldissimo ed una telecamera pronta e puntata addosso.

    In pochi istanti mi è stato chiesto di immaginare una situazione molto coinvolgente: una persona a me cara, mio padre, che si mostrava ai miei occhi dopo molti anni di assenza. Ok, mi ci sono impegnato e l’ho fatto. Qualcuno ha filmato le mie emozioni e me ne sono andato.

    A Roma era estate piena e faceva molto caldo, quel caldo perfetto che ti porta a voler lasciare la città non appena possibile per tuffarti in un bellissimo mare blu, magari nel mare di Sicilia.

    Dopo quel provino sono passati molti giorni senza più notizie a riguardo.

    Come succede in certi film, proprio quando ormai non ci stavo più pensando, sono stato richiamato.

    Giuro è andata così.

    Appena atterrato in Sicilia pronto a tuffarmi in quel mare blu che sognavo stando a Roma, mi hanno richiamato.

    Vacanze rimandate. Nessun problema. Il lavoro chiama. Fidanzata salutata. Tutti contenti. Si parte.

    Il provino che avevo vinto era per uno spot di una compagnia telefonica ed in quel momento ancora non sapevo quale compagnia fosse. C’era un gran segreto intorno a questa operazione e non ne capivo il motivo.

    L’avrei capito più in là.

    Dopo quella telefonata ricevuta in Sicilia mi ritrovavo di fronte ad un nuovo lavoro da attore che non era però questa volta una semplice commissione; stavo partendo per lasciare una vecchia consapevolezza e raggiungerne una nuova.

    E anche questo l’avrei capito più in là.

    Questo spot ha spostato i miei riferimenti, non tanto come attore ma come artista, come creativo, come comunicatore, li ha rimescolati per darmi una nuova visione d’insieme. Questo lavoro ha mostrato ai miei occhi una realtà fatta di informazioni e precise intenzioni, una realtà creativa che resta per sua stessa necessità un poco nascosta dagli sguardi comuni, che anche senza il nostro consenso ci osserva tutti e ci segue passo passo, fianco a fianco rimanendo con astuzia ed eleganza a noi distante: l’advertising.

    Dopo avere studiato ingegneria e marketing all’università mi sono dedicato alla comunicazione, ho sentito il bisogno di comprenderla a fondo non in termini teorici, ma pratici. Con la mia laurea da Ingegnere pronta in tasca, ho scelto di dedicarmi alla creatività, alle emozioni, alle dinamiche umane, ai diversi approcci comunicativi che utilizziamo, spesso inconsapevolmente, nella vita di tutti i giorni; mi sono dedicato a comprendere i significati di gesti, parole, segni, intenzioni e mosse. Ho iniziato un percorso dedicato alla  recitazione ed inevitabilmente alla psicologia.

    E’ stato sorprendente scoprire come questo percorso apparentemente mirato ad una pratica attoriale di performance, mi abbia invece permesso di percepire un tipo di comunicazione che impostano certi brand.

    Lo spot che ho girato mostra un brand capace di comunicare come un vero e proprio essere senziente dotato di personalità e di valori, in una triplice via: verbale, paraverbale e non verbale.

    Esattamente come ognuno di noi.

    Così ho osservato grandi brand a livello globale e personaggi dello show business e ho scoperto che questi si influenzano e stimolano a vicenda, per realizzare un desiderio comune a tutti: comunicare la propria essenza.

    Dotare un brand di personalità e valori sembra essere un obbiettivo che in tanti cercano di raggiungere.

    Ha fatto davvero passi da gigante l’advertising.

    Ma ho la sensazione che l’umanità però non abbia fatto gli stessi passi, di certo non li hanno fatti insieme e con la stessa rapidità. L’attitudine alla comunicazione è un talento, è un movimento sapiente. La comunicazione travalica le piattaforme, i canali, le modalità. Non ha limiti se non quelli dettati dalla legge e dall’etica.

    La pubblicità può essere molto utile o molto subdola. E’ una invenzione della mente umana utile per veicolare messaggi ed in definitiva per comunicare. Può dar vita a regimi dittatoriali e anche visibilità a uomini di pace. Non posso non citare il geniale spot  “Che mondo sarebbe…” del 2004 della compagnia telefonica TIM, realizzato dall’agenzia di pubblicità Young & Rubicam, sotto la direzione di Marco Lombardi, dove Gandhi tiene il suo discorso in diretta mondiale attraverso il web. Esplicativo, travolgente, utilissimo. Da brividi. Da rivedere.

    Considerato che la pubblicità è fatta dagli uomini per gli uomini, qualcosa oggi però non torna.

    Forse l’arte dell’advertising si è sviluppata lasciando l’umanità là ferma a guardare? Forse ha perso di vista l’essenza dell’essere umano? Non lo so.

    Lavorando nella comunicazione so però che si ha a che fare direttamente con esseri umani, con la loro sensibilità e so che bisogna fare attenzione, non c’è dubbio.

    Con la sensibilità umana non si dovrebbe scherzare e se decidi invece di farlo, allora prega che nessuno se ne accorga, perché se dovesse succedere che qualcuno ti scopre verresti distrutto o nella migliore delle ipotesi evitato. Questo grave rischio forse è la miglior garanzia che un brand offre se decide di comunicare in un modo umano e sensibile.

    L’advertising mantiene vivace e mosso il mondo della comunicazione commerciale ruotando in continua innovazione attorno ad un solido punto fisso, sempre lì radicato, un centro di gravità permanente: la condivisione.

    Il vecchio passaparola oggi è un “passaimmagini”, un “passavideo”, un “passamessaggio”,  é un passaggio continuo e inarrestabile di informazioni.

    La condivisione è il combustibile necessario al fuoco della comunicazione e l’advertising non è solo promuovere un prodotto ma spingere alla condivisione di un brand.

    Sottoposti ogni giorno a centinaia di stimoli deviamo i nostri spostamenti, variamo le nostre scelte; si risvegliano in noi bisogni appassionati e mai percepiti fino a quel momento. Tutto è così affascinante da fare però un po’ paura visto che questo meccanismo si ripete continuo e constante. Ci ritroviamo ubriachi d’immagini, suoni, slogan, parole, gesti e video, e così noi cambiamo continuamente. Muscoli e cervello sono sempre quelli, noi però cambiamo. In ogni luogo dove andiamo, in ogni spazio da cui passiamo, in ogni  stazione, ascensore, strada, autobus, metropolitana, dovunque ci troviamo ecco cartelli e video e voci che indicano quale prodotto o investimento fare, quale viaggio intraprendere, quale film è il film del momento e quale cantante è quello da ascoltare.

    Mentre si spostano le nostre attenzioni, piano piano anche noi ci spostiamo.

    Tutto si ribalta, non siamo più noi a muoverci intorno ai punti di riferimento, sono i punti di riferimento stessi a muoversi costringendoci a dover rigenerare noi stessi, a cambiare insieme a loro, a muoverci con loro.

    E così… quello che fino a poco prima era per noi vero e necessario, ora non lo è più.

    Soltanto la stella polare non si sposta.

    Ed è bene che resti dov’è.

    Una volta ho fatto un sogno dove una marca di orologi che pubblicizzava il suo prodotto suggeriva di chiuderlo nel cassetto per un po’ per non dover sempre dipendere dal tempo e godersi un pizzico di libertà e c’era anche, sempre nello stesso sogno, una compagnia di viaggi che aveva molto successo perché affermava che il miglior viaggio era quello interiore e suggeriva quindi di viaggiare alla scoperta di noi stessi prima di partire per ogni altro viaggio. Sogno assurdo, ma piuttosto piacevole, me lo ricordo. E come certi sogni anche questo potrebbe un giorno diventare realtà. Siamo pronti a tutto, anche ad essere e non essere.

    A volte per comunicare davvero la tecnologia non è tutto, per comunicare davvero con qualcuno a cui tieni, devi stare occhi negli occhi, non c’è smiley o videocall che tenga, devi spegnere il telefonino, chiudere il computer e connetterti con tutto il resto: tu e la tua vita.

     

  • Cresce la pubblicità online in Italia nel 2015, bene Video e Social Media

    Cresce la pubblicità online in Italia nel 2015, bene Video e Social Media

    Sulla base della survey annuale condotta per verificare lo stato della pubblicità online in Italia, Nielsen stima che nel 2015 in Italia il mercato pubblicitario sul web sarà di 2 miliardi di euro con una crescita dell’8,4%. Il peso sul totale del mercato pubblicitario complessivo sarà del 26,5%. In leggero calo search e display, crescono video e social media.

    Interessante i dati che Nielsen ha rilevato dalla survey annuale condotta su circa 800 aziende investitrici, utili per comprendere meglio la direzione del mercato complessivo, ma soprattutto per verificare che il mercato sta crescendo soprattutto nella direzione digital. Quello che rileva Nielsen, in relazione al mercato pubblicitario online in Italia, è che nel 2015 il web advertising crescerà dell’8,4%, con un raccolta pubblicitaria di 2 miliardi di euro, nello specifico saranno 2,1 miliardi di euro. Di conseguenza la quota complessiva del mercato pubblicitario online, sul totale, sarà del 26,5%, in crescita dell’1,7% rispetto al 2014, quando era del 24,8%. E proprio questi dati faranno da traino al mercato pubblicitario italiano che 2015 crescerà dell’1,5% con un raccolta di quasi 8 miliardi di euro (7,9 miliardi rispetto ai 7,8 miliardi dell’anno precedente).

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    E come potete notare dal grafico, i 2/3 del mercato pubblicitario online in Italia di divide su Search (parole chiave sponsorizzate sui motori di ricerca) e Display (principalmente banner). Anche se c’è da rilevare che proprio questi due segmenti nel 2015 fanno registrare un leggero calo: -1% il segmento Search e -2% il segmento Display. Di segno opposto invece altri due segmenti che nel corso di questi ultimi mesi stanno facendo registrare segni di crescita. E sono il Video, che nel 2015 vedrà una crescita dell’1% arrivando ad una quota del 17%, e i Social Media (social media advertising), che nel 2015 crescerà del 3% con una quota dell’11%. Sono dati significativi che rispecchiano l’andamento generale del mercato. In Italia stiamo, lentamente assistendo a questo tipo di fenomeni, mentre altrove i mercati sono più maturi da questo punto di vista. Ma sono comunque segnali interessanti, specie in relazione al calo dei due segmenti più importanti, come il Display e il Search. E specie dal punto di vista del Display ci sarebbe dare fare una riflessione più ampia, che non mancheremo di fare.

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    Continuando a vedere i dati del mercato pubblicitario online in Italia, notiamo che anche la quota del canale directory (micro inserzioni in categorie web tematiche) scenderà al 7% dopo un 2014 in cui si attestava al 9%.

    Se guardiamo in dati in termini di valore dell’investimento per il 2015, allora quello che sostenevamo prima assume un significato ancora più forte. E infatti, il valore dell’investimento sui Video cresce del 16%, mentre quello sui Social Media cresce di ben il 46%. Valori importanti se li guardiamo in relazione agli altri segmenti. Più contenuti sono quelli del Display, +2%, e il Search, +7%; sono in calo le Directories: -8% nel 2015.

    Per quanto riguarda i macro settori, le aziende del settore Persona investono il 39% del proprio budget su internet. Si registrano poi ampi margini di crescita per il Largo Consumo, che ancora si attesta a meno del 10% in termini di quota. Al suo interno, però, si registra una buona performance del video advertising, che raccoglie il 25% degli investimenti totali del macrosettore sul web. Tale quota si differenzia molto tra alto spendenti (oltre i 10 milioni di investimenti all’anno) dove si attesta al 21% e basso spendenti (meno 500.000 € anno) per i quali scende al 15%.

    I settori Distribuzione e Automobili sono quelli che destinano al digital advertising le quote più elevate rispetto alla media del mercato, rispettivamente 53% e 41%, seppur con differenze al loro interno in termini di canali web: nel primo caso, il 70% del budget è rivolto a display e directories, per l’Automotive investe il 70% in search e video.

    Allora, che ne pensate di questi dati?

  • La Pubblicità nel 2013 cresce grazie al Mobile e ai Social Media

    La Pubblicità nel 2013 cresce grazie al Mobile e ai Social Media

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    La Pubblicità è cresciuta grazie al Mobile e ai Social Media ma soprattutto si adegua ad un cambiamento in atto. Grazie anche a questi numeri: alla fine del 2013 in Italia sono 7,5 milioni i Tablets e 37 milioni gli Smartphones; sono 28 milioni gli italiani che ogni mese frequentano i Social Media. Il Mobile advertising cresce del 130%, mentre la pubblicità sui Social Media cresce del 75%

    Nel nostro paese è in atto un cambiamento radicale, nonostante tutte le difficoltà, e questo cerchiamo di raccontarlo qui sul nostro blog, giorno per giorno. Il cambiamento riguarda sempre più il nostro modo di rapportarci con le nuove tecnologie e con le enormi opportunità che esse offrono. Sappiamo bene che questo cambiamento nel nostro paese è difficile ma nei fatti è più avanzato di quanto non si creda. Stanno cambiando le nostre abitudini, cambia il modo di entrare in contatto con le persone, cambia il modo di fruire delle notizie e delle informazioni e cambia il modo attraverso il quale riusciamo ad approvvigionarci delle stesse. Tutto questo comporta quindi il superamento di certi paradigmi che solo fino a poco tempo fa credevamo quasi insuperabile. E la pubblicità che ha sofferto molto del passaggio dagli Old ai New Media, si adegua a questo cambiamento e i dati che l’Osservatorio New Media & New Internet della School of Management del Politecnico di Milano sta raccogliendo, in preparazione del report (settima edizione) in uscita a Marzo 2014, lo confermano.

    E la Pubblicità cresce grazie a questi numeri:

    • 7,5 milioni di Tablets e 37 milioni di Smartphones;
    • cresce il numero di utenti che accede al web da Mobile: il 90% gli utenti che navigano il Web da smartphone sono il 90% di quelli che lo navigano da Pc.

    Il mercato della pubblicità, come dicevamo, ha recepito prontamente il cambio di abitudini in corso: tra il 2012 e il 2013 la Mobile Advertising, cioè la pubblicità veicolata tramite i telefonini ha registrato una crescita del 130% passando da 89 a circa 200 milioni di euro. Anche l’Advertising sui Social Media nel corso del 2013 fa un bel salto in avanti: più 75%, arrivando a sfiorare i 100 milioni di euro, trascinata in particolare dalla crescita di Facebook.

    Cresce la Pubblicità su Mobile

    Per quanto riguarda la Pubblicità su Mobile, o Mobile Advertising, i dati dell’Osservatorio New Media & New Internet, stimati sulla base dei dati a consuntivo sui primi 9 mesi, mostrano come il 2013 abbia fatto registrare un forte balzo in avanti nella crescita del mercato: mentre tra il 2011 e il 2012 i ricavi dalla Pubblicità su Mobile Adv erano cresciuti del 56%, il tasso è più che raddoppiato tra il 2012 e il 2013: circa +130%, con un passaggio da 89 milioni di euro a poco più di 200 milioni.

    pubblicità mobile advertising 2013 italia

    Cresce la Pubblicità sui Social Media

    In crescita anche la Pubblicità sui Social Media, o Social Media Advertising, in Italia che incrementa il proprio tasso di crescita, infatti: se tra il 2011 e il 2012 aveva ottenuto un +60%, tra il 2012 e il 2013 è cresciuta del 75%, passando da 55 milioni di euro a circa 95 milioni. Tante e diverse le motivazioni che stanno attirando l’interesse degli investitori sui Social Media: l’attitudine alla profilazione degli utenti, in grado di aumentare l’efficacia dell’advertising, rivolto a target mirati; la capacità nell’abilitare l’interattività con l’utente.

    La stragrande maggioranza di questo fatturato, come c’era da immaginarsi, è nelle mani di Facebook, con un ruolo chiave della componente Mobile: circa il 70% degli utenti infatti vi accede anche in mobilità su Smartphone e Tablet.

    social media pubblicità advertising italia 2013

    Allora che ne pensate?C’è il rischio secondo voi che la Pubblicità possa diventare invasiva anche sul Mobile e sui Social Media oppure si adeguerà anche da questo punto di vista? Raccontateci la vostra opinione.

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  • In crescita nel 2013 l’advertising sui media digitali e social media

    In crescita nel 2013 l’advertising sui media digitali e social media

    Cresce l’advertising sui media digitali e cresce anche sui social media. Gli investimenti pubblicitari nel 2013 crescono del 3% e cresceranno del 6% nel 2014. E’ quanto risulta da un’analisi di Magna Global per gli investimenti pubblicitari a livello globale. In questo contesto la novità è l’aumento di investimenti in Sud America che supera anche l’Europa

    L’industria pubblicitaria sta per diventare ancora più importante con l’aumento della spesa complessiva. Secondo Magna Global, unità di supporto globale dei media strategici di Interpublic Group, durante l’anno 2013 si prevede una crescita degli investimenti del settore pubblicitario del 3%, mentre nel 2014 questa percentuale potrà raggiungere il 6%.

    La pubblicità è essenziale per far conoscere un’azienda e dotarla di una serie di strumenti per migliorare la notorietà di marca o, per esempio, il posizionamento online nella nuova era di Internet. Per questo motivo, la spesa pubblicitaria globale di quest’anno raggiungerà 486.000 milioni di euro e nel 2014 raggiungerà 515.000 milioni di euro.
    Gli Stati Uniti continuano a stare al di sopra di altri paesi mantenendo quasi un terzo della spesa. Mentre per l’America Latina è prevista una crescita del 12,5% nel 2013 e del 12,9% nel 2014 superando quindi l’Europa che ha raggiunto il 7,6% in Europa Centrale e Orientale.

    social-media advertising

    Come si suddividono questi investimenti?

    Nel 2013 aumenteranno di circa il 13,4%, fino a raggiungere i 113.600 milioni di dollari, gli investimenti nei nuovi media digitali, in particolare nella pubblicità online e su mobile.

    A seguire troviamo gli investimenti nei social media, con un aumento fino al 39,6%, fino a raggiungere gli 8.200 milioni di dollari, e nei video digitali con un incremento fino al 21% raggiungendo quasi i 6.600 milioni di dollari.

    Sicuramente la televisione continuerà a monopolizzare la maggior parte degli investimenti pubblicitari con un 40,4% complessivo.
    Infine spiccano giornali e riviste, per i quali si avrà invece una riduzione rispettivamente del 3,3% e 5,1%, e che insieme genereranno un fatturato di 110.000 milioni di dollari nel 2013.

    In questa panoramica globale dove si attesta fortemente la necessità farsi conoscere e quindi investire nel settore, nonostante la crisi, che posizione occuperà chi sta ancora pensando sul dafarsi?

  • Carosello Reloaded, no storytelling no party?

    Carosello Reloaded, no storytelling no party?

    carosello reloaded

    Carosello è ritornato, nella versione Carosello Reloaded, e molti lo aspettavano come occasione per ricordare la televisione di un tempo, ma anche per cercare di ritrovare quel modello di televisione che ha fatto la storia. Era un modo per vedere come la televisione di oggi potesse confrontarsi con un modello che sembrerebbe ancora oggi vincente. Come è andata? Occasione sprecata?

    Ieri sera siamo tornati bambini o quantomeno siamo approdati ad un momento della storia della televisione italiana in cui tutto quello che ci è stato raccontato dai nostri genitori e dai nostri nonni, in rapporto alla televisione, è balzato di colpo alla mente creando innumerevoli aspettative. Finalmente anche noi avremmo potuto avere il nostro Carosello Reloaded e tentare di mandare a letto presto i nostri figli, dopo aver visto insieme delle belle storie da ricordare. Purtroppo le mie aspettative sono rimaste nel cassetto e difronte alla domanda di mia figlia, quasi 4 anni, “quando finisce la pubblicità?” non ho saputo cosa rispondere avendole promesso un “momento magico”, un momento in cui gustarsi il racconto televisivo.
    La sfida era altissima, l’Italia è cambiata molto sotto tutti gli aspetti, il 1957 sembra davvero molto lontano e la comunicazione, così come le persone, ha voluto innumerevoli cambiamenti ed evoluzioni che hanno portato alla nascita di strumenti come quello su cui sto scrivendo in questo momento.
    Questa difficoltà non giustifica però l’occasione mancata a cui abbiamo assistito ieri sera.
    Pensando a cosa si sarebbe potuto fare mi è tornato alla mente il Google Project Re:Brief, con il quale Google nel 2012, in occasione del compimento del 18° anno dell’adv online, lanciava l’allarme, o la provocazione che dir si voglia, sul cattivo utilizzo della pubblicità su internet che, a detta loro, veniva (e viene ancora) utilizzata solo a scopo informativo. Da questa riflessione è nata quindi la sfida che aveva come obbiettivo il dimostrare come si possa sfruttare al massimo le potenzialità del mezzo digitale in chiave pubblicitaria, facendo reinterpretare alcune tra le più rappresentative e famose pubblicità dai creativi che le hanno ideate e mettendo a loro disposizione i moderni strumenti di advertising online.

    I risultati sono stati sorprendenti.

    Hilltop 2012- Coca Cola per Google Project Re:Brief
    Portare tecnologie moderne a servizio di menti geniali ed attualizzare i “concept” del passato ha dato i suoi frutti.
    Nel caso di Carosello Reloaded il percorso era inverso ma avrebbe potuto dare gli stessi risultati se avessero, a mio avviso, tenuto in considerazione alcuni aspetti: ascolto e storytelling.
    Il “pubblico” ha infatti una propensione atavica per la narrazione e sta dimostrando sempre più attenzione in termini di coinvolgimento verso quelle realtà che sanno raccontarsi (vedi anche http://www.brandstorytellingforum.it/) , chiedendo quindi ai Brand di dare valore alla loro comunicazione “donando” ai loro interlocutori il rispetto in una storia.

    Interrompere un percorso emotivo come nel caso di Nutella, brutalizzando il ricordo con una interruzione diretta, propria delle dinamiche classiche degli spot tv, per condurre lo spettatore al “già visto” spot attuale non è creare un racconto ma saltare di palo in frasca. Non è mia intenzione entrare nel merito dei contenuti di ogni singolo spot, ma cercare di fare di questa aspettativa disattesa una riflessione aperta.
    E’ condannabile in toto questa operazione di “Reloaded” o poteva avere un senso? Era possibile andare nella direzione di Google Project RE:Brief o non sarebbe stato comunque possibile per il pubblico italiano? Cosa è mancato?
    Una delle risposte che mi sono data è che fondamentalmente Carosello Reloaded sia un riflesso di gran parte della comunicazione italiana che è ancora in fase di “apprendimento”, che ancora si sta interrogando su quali siano i passaggi corretti da mettere in piedi per interpretare il reale bisogno di comunicazione dell’Italia contemporanea o forse è meglio dire dell’Italia futuribile, mentre il mondo va oltre e mentre molti di noi si affannano nel dare importanza ai contenuti.