Tag: cambridge analytica

  • Facebook, 5 miliardi di dollari di multa e il titolo vola a Wall Street

    Facebook, 5 miliardi di dollari di multa e il titolo vola a Wall Street

    Secondo quando riferito dal Wall Street Journal, Facebook ha raggiunto un accordo con la FTC a proposito dell’inchiesta sullo scandalo Cambridge Analytica. L’accordo è stato raggiunto sulla base di 5 miliardi di dollari di multa e il titolo FB  a Wall Street vola.

    Fonti del Wall Street Journal riferiscono di un accordo raggiunto tra Facebook e FTC (Federal Trade Commission), la commissione federale per il commercio, sulla base di 5 miliardi di dollari per lo scandalo Cambridge Analytica. Se tutto venisse confermato, anche dal dipartimento di Giustizia americano, si tratterebbe della multa più salata mai pagata da una società. La più alta resta ancora quella pagata da Google alla FTC di 22,5 milioni di dollari.

    Per Facebook 5 miliardi di dollari non sono poi una cifra così salata. L’azienda di Mark Zuckerberg aveva fatto sapere nelle scorse settimane, proprio mentre la FTC si apprestava a terminare la fase di indagini iniziare nel 2018, di aver accantonato 3 miliardi di dollari per quella che era una multa certa. L’accordo transattivo si sarebbe quindi fermato a 5 miliardi di dollari, votato a favore da 3 commissari repubblicani, contrari sono stati i due commissari democratici.

    Si tratta quindi di un accordo, di una vera transazione, che passerà alla storia per due motivi. Il primo è che, come già ricordato, questa sarà ricordata come la multa più salata della storia, mai nessuna azienda aveva pagato un conto così salato. Il secondo è che questa multa non comporterà alcuna difficoltà finanziaria per Facebook. Prova ne è il fatto che appena diffusa la notizia dai media americani, a Wall Street il titolo FB è volato, chiudendo le contrattazioni ordinarie a +1,81%, crescendo poi dello 0,2% nell’after hours.

    facebook cambridge analytica-ftc

    Insomma, i mercati hanno esultato perché si è arrivati ad una soluzione che poteva essere davvero difficoltosa per il colosso Facebook, ma così non è stato e quindi il titolo non ne risente. I mercati sanno bene che Facebook non subirà alcuna conseguenza da questa multa, per il fatto che 5 miliardi sono appena un terzo dei profitti realizzati in un trimestre dal colosso di Menlo Park.

    Ed è proprio la cifra dei 5 miliardi di dollari a tenere banco negli Usa e anche nel nostro paese. Pensate che solo qualche settimana fa il Garante italiano aveva multato Facebook, per lo stesso motivo, per 1 milione di euro.

    Negli Usa la polemica si è fatta aspra nei confronti di questo accordo raggiunto tra le due parti. Quest multa ha finito per incrementare il patrimonio di Zuckerberg di 5 miliardi di dollari, senza dimenticare che Facebook, come già ricordato, ha realizzato più di 15 miliardi di dollari di entrate nell’ultimo trimestre e ben 22 miliardi di utili lo scorso anno.

    Pare che una condizione dell’accordo sia quella che Facebook, prima del lancio di un nuovo prodotto, dovrà dimostrare come intende utilizzare i dati degli utenti, promettendo di proteggere la privacy degli stessi. Si tratta di condizioni che, nei fatti, non impediranno a Facebook di agire come fatto finora. E tantomeno si tratta di condizioni che impediranno a Facebook di lanciare la sua valuta digitale, la Libra.

    La muta di 5 miliardi verso Facebook, per quando possa fare clamore la cifra, in realtà non rappresenta quella punizione esemplare che tutti aspettavano, tutt’altro. La sensazione, così come lamentato da più parti, è che questa situazione sia soltanto una panacea che non cambia la situazione, facendo passare il messaggio che “tanto non è successo nulla, stavolta“.

    Paradossalmente, Facebook ne esce meglio di quanto si potesse pensare. Chi pensava di voler “dare una lezione” a Facebook per aver violato la privacy degli utenti resterà fortemente deluso. Speriamo solo che qualcuno abbia imparato la lezione.

    Già, ma qual è la lezione in questa vicenda che chi ha violato la privacy degli utenti ne esce meglio di chi è stato invece danneggiato?

    [Image credits: Getty Images]

  • Garante Privacy, multa a Facebook da 1 mln di euro per Cambridge Analytica

    Garante Privacy, multa a Facebook da 1 mln di euro per Cambridge Analytica

    Lo scandalo Cambridge Analytica continua a tenere banco, per gli effetti e per la sua gravità. Il Garante per la Privacy italiano ha fatto sapere di aver comminato a Facebook una multa da 1 milione di euro “per gli illeciti compiuti nell’ambito del caso ‘Cambridge Analytica’”.

    Lo scandalo Cambridge Analytica continua a tenere banco, per gli effetti e per la sua gravità. Il Garante per la Privacy italiano ha fatto sapere di aver comminato a Facebook una multa da 1 milione di euro “per gli illeciti compiuti nell’ambito del caso ‘Cambridge Analytica’”. Lo scandalo, nato nel 2016 in occasione delle elezioni presidenziali Usa, venne scoperto nel 2017, quando Facebook ammise che i dati di 87 milioni di utenti vennero trafugati attraverso l’utilizzo di un’applicazione, scaricabile dal social network, “Thisisyourdigitallife“. La multa, in base al vecchio Codice Privacy, fa seguito al provvedimento del Garante del gennaio scorso con cui l’Autorità aveva vietato a Facebook di continuare a trattare i dati degli utenti italiani. Dalle indagini, in seguito alla scoperta dello scandalo, venne fuori che l’applicazione aveva poi acquisito i dati di ulteriori 214.077 utenti italiani, senza che questi l’avessero scaricata, mentre furono 57 gli utenti italiani che la scaricarono.

    Dopo la multa di mezzo milione di sterline da parte del Garante Privacy Uk a Facebook per lo scandalo Cambridge Analytica, comminata nell’ottobre del 2018, arriva anche la multa del Garante per la Privacy italiano. L’Autorità italiana ha reso noto in una nota di aver comminato la multa di 1 milione di euro alla società di Mark Zuckerberg “per gli illeciti compiuti nell’ambito del caso ‘Cambridge Analytica”.

    facebook multa garante privacy

    La multa fa seguito al provvedimento del Garante del gennaio di quest’anno con il quale l’Autorità aveva vietato a Facebook di continuare a trattare i dati degli utenti italiani. Il Garante aveva infatti accertato che 57 italiani avevano scaricato l’app “Thisisyourdigitallife” attraverso la funzione Facebook login e che, in base alla possibilità consentita da questa funzione di condividere i dati degli ‘amici’, l’applicazione aveva poi acquisito i dati di ulteriori 214.077 utenti italiani, senza che questi l’avessero scaricata, fossero stati informati della cessione dei loro dati e avessero espresso il proprio consenso a questa cessione. La comunicazione da parte di FB dei dati alla app ‘Thisisyourdigitallife’ era dunque avvenuta in maniera non conforme alla normativa sulla privacy. I dati non erano comunque stati trasmessi a Cambridge Analytica.

    Già nel mese di marzo di quest’anno il Garante aveva contestato a Facebook le violazioni della mancata informativa, della mancata acquisizione del consenso e del mancato idoneo riscontro ad una richiesta di informazioni ed esibizione di documenti. Per queste violazioni Facebook si è avvalsa della possibilità di estinguere il procedimento sanzionatorio mediante il pagamento in misura ridotta di una somma pari a 52.000 euro.

    La sanzione di 1 milione trova fondamento nel fatto che le violazioni su informativa e consenso erano state commesse in riferimento ad una banca dati di particolare rilevanza e dimensioni, situazione per cui non è ammesso il pagamento in misura ridotta. La somma tiene conto, oltre che della imponenza del database, anche delle condizioni economiche di Facebook e del numero di utenti mondiali e italiani della società.

  • Facebook cresce ancora, nonostante un anno turbolento

    Facebook cresce ancora, nonostante un anno turbolento

    I dati dell’ultima trimestrale di Facebook ci dicono che l’azienda di Mark Zuckerberg è in salute. I ricavi fanno registrare un altro record a 16,9 miliardi di dollari, negli ultimi tre mesi dell’anno, e 55,8 miliardi nel 2018, con una crescita del 37%. Cresce anche la base utenti, ora 2,32 miliardi, in crescita del 9% in un anno. Tutto questo nonostante gli scandali legati alla privacy e alle fake news.

    In molto si aspettavano dei contraccolpi in relazione ai dati dell’ultima trimestrale di Facebook, quella relativa agli ultimi tre mesi del 2018, con un riepilogo di tutte le attività dello scorso anno. Eppure, nonostante lo scandalo Cambridge Analytica, nonostante il fenomeno delle fake news che ha tenuto banco anche tutto il 2018, gli investitori ancora credono in Facebook, e questo è un dato evidente. E anche gli utenti. Se si guardano i dati, è tutto più chiaro. Anche se adesso, come avrete certamente saputo, si accende un nuovo focolaio di polemiche legato all’app Facebook Research, per iOS e Android, che in pratica veniva utilizzata per sapere i dati degli utenti più giovani dietro il pagamento di 20 dollari. Apple si è affrettata ad eliminare subito l’app dal suo market, ma sembra che sia attiva ancora su Android (da una nostra verifica però non risulta).

    Dal punto di vista dei ricavi, Facebook fa registrare un altro record negli ultimi tre mesi del 2018 arrivando a realizzare 16,9 miliardi di dollari di ricavi, di cui 16,64 legati all’advertising, ovviamente il core business di tutta la piattaforma. E rispetto alla trimestrale precedente, il dato è in crescita di ben il 42%. Nel 2018 i ricavi sono stati 55,8 miliardi di dollari, in crescita del 37% rispetto all’anno precedente.

    facebook trimestrale 2018

    Gli utili realizzati da Facebook nell’ultima trimestrale ammontano a 6,88 miliardi, in crescita rispetto alla trimestrale precedente del 61%. E crescono quindi anche gli utili del 2018 arrivati ad essere 22,11 miliardi di dollari, in crescita, rispetto al 2017, del 39%. Sono numeri che battonno le attese degli analisti finanziari che in borsa producono un effetto molto positivo per il colosso di Menlo Park che arriva a chiudere con +4,3%, nel trending regolare, raggiungendo anche +11% nell’after hours.

    I ricavi dal mobile advertising per Facebook rappresentano il 93% sul totale, in crescita dell’89% rispetto allo stesso periodo del 2017.

    Insomma, sembra che gli scandali del 2018 non abbiano minimamente scalfito il business di Facebook che va a gonfie vele.

    E cresce anche la base utenti, nonostante nel 2018, come raccontato anche qui sul nostro blog, si sia registrato il fenomeno di un lento e costante allontanamento della base utenti più giovane con un avvicendamento e una crescita della base utenti più matura. Nel complesso, la base utenti mensile di Facebook cresce del 9% in un anno, arrivando ad essere 2,32 miliardi. E cresce anche la base utenti giornaliera, +9% in un anno, anche in questo caso, 1,52 miliardi di utenti.

    https://twitter.com/jacknicas/status/1090724077143248897

    Facebook cresce nonostante tutto e niente sembra deviare la sua strada. Neanche le notizie sempre più insistenti dell’esistenza sulla piattaforma di 116 milioni di account fake e di 255 milioni di account duplicati, come affermato via Twitter da Jack Nicas del New York Times.

  • La Privacy nell’era dei Social Media: i nostri Dati come moneta di scambio

    La Privacy nell’era dei Social Media: i nostri Dati come moneta di scambio

    Cosa ci insegna la vicenda di Cambridge Analytica in relazione alla nostra Privacy? E’ questa la domanda che riecheggia ormai da qualche giorno e la risposta sembra essere la solita, “se il servizio è gratuito, allora il prodotto sei tu”. Vero, ma fino ad certo punto, nel senso che questa vicenda ci dice che ormai i nostri Dati sono moneta di scambio.

    La vicenda di Cambridge Analytica, o scandalo se preferite, cosa ci ha insegnato? Questa è una bella domanda ed è quella che riecheggia ormai da qualche giorno. A quanto pare la risposta che sappiamo dare è la solita: “se il servizio è gratuito, allora il prodotto sei tu“. Una risposta che, alla luce della vicenda, potrebbe non essere più sufficiente a spiegare cosa sia successo e soprattutto, l’insegnamento che la vicenda stessa ci lascia. Per fare un veloce riassunto, ormai qualche settimana fa Facebook ha rivelato di essere a conoscenza dal 2015 del fatto che uno sviluppatore, Aleksandr Kogan, avesse condiviso dati di utenti della piattaforma con la società Cambridge Analytica. In totale violazione dell’accordo con Facebook e in totale violazione della privacy degli utenti. Le stime riportano che i dati sottratti riguardano quelli di 87 milioni milioni di persone, circa 240 mila anche di italiani.

    Lo scandalo nasce dal fatto che Facebook ammette di sapere da tre anni che una società era entrata in possesso dei dati di decine di milioni di utenti senza intervenire, anzi. Facebook dirà poi che si era limitata a fidarsi del fatto che la società avesse provveduto, come promesso, alla cancellazione dei dati sottratti. E neanche in questo caso Facebook ha effettuato un controllo. Qualcosa di inammissibile.

    social media privacy dati

    Ma fermiamoci un attimo a riflettere su come questi dati sono stati sottratti. Siamo partiti dalla risposta, alla nostra domanda iniziale, che il prodotto siamo noi, in quanto utilizziamo un servizio gratuito. Potrebbe essere che adesso questo concetto sia leggermente cambiato, nel senso che adesso i nostri dati sono diventati una vera e propria moneta di scambio. Abbiamo, nel corso del tempo, modificato il ragionamento. Perchè questa affermazione? Semplice, perchè una ricerca del 2016 aveva rilevato che il 20% degli utenti, tra i 18 e i 54 anni, sarebbe stato disposto a condividere più informazioni private se fossero pagati o se avesse ricevuto uno sconto su un servizio. E’ lecito pensare che ad oggi questa percentuale potrebbe essere addirittura più alta?

    La risposta potrebbe essere di sì. Ma torniamo allo scandalo Cambridge Analytica, sapete tutti che i dati delle decine di milioni di utenti sono stati ottenuti attraverso un’applicazione dal nome “This Is Your Digital Life”. Bene, in quel caso gli utenti che hanno partecipato al gioco che offriva l’app hanno ricevuto un compenso di 3/4 dollari. Ecco cosa intendevamo prima quando dicevamo che oggi i nostri dati sono moneta di scambio, e siamo addirittura capaci di scambiarli per pochi dollari.

    Questa ragionamento trova anche conferma nel fatto che i dati della prima trimestrale di Facebook dimostrano che da questa vicenda la società fondata e guidata da Mark Zuckerberg non ha subito alcuna conseguenza, anzi! I profitti in tre mesi sono stati di 12 miliardi di dollari e gli utenti sono cresciuti, soprattutto a livello giornaliero: 2,2 miliardi di utenti globali e 1,44 miliardi quelli che usano Facebook ogni giorno. La vicenda non ha cambiato le nostre abitudini, nonostante il grande fenomeno del #deletefacebook. Forse, come ha detto ieri il CFO di Facebook, David Wehner, se dovesse registrarsi un calo degli utenti nei prossimi tre mesi, la causa non sarà da addebitare a Cambridge Analytica, ma alla GDPR.

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    Facebook non è l’unica piattaforma che possiede dei nostri dati. Basti pensare alle piattaforme e alle applicazioni che usiamo, a Google (che forse è quello che possiede molti più dati che ci riguardano). Abbiamo distribuito i nostri dati un po’ ovunque in maniera, più o meno consapevole. Anzi no, spesso in modo del tutto inconsapevole.

    Siamo adesso entrati in una fase in cui le aziende sono alla ricerca dei nostri dati, questo lo sappiamo. Sapere sempre più informazioni degli utenti permette loro di attivare attività di advertising sempre più mirate, con la possibilità di soddisfare i nostri bisogni e le nostre esigenze in modo sempre più accurato, e mirato, appunto.

    Ma il caso Cambridge Analytica, oltre ad affermarci il fatto che oggi i nostri dati sono moneta di scambio, ci insegna anche che dobbiamo essere sempre più consapevoli dei dati che condividiamo. Dobbiamo essere sempre più consapevoli di quello che facciamo. Consapevoli significa responsabili, dobbiamo essere informati su quelle che potrebbero essere le conseguenze di una determinata azione e chiederci se quella stessa azione possa essere per noi a “zero rischi”. Chiediamoci anche se davvero i nostri dati oggi valgano 3 o 4 dollari. Davvero siamo disposti a cedere parte delle nostre informazioni per pochi euro/dollari? E quale sarebbe il valore aggiunto che ne otterremmo?

    Ecco, questa era solo una breve riflessione per prendere coscienza del fatto che da oggi dobbiamo avere bene a mente che i nostri dati sono la vera moneta di scambio e che in futuro potrebbero esserci altri casi Cambridge Analytica.

    In ultimo, sarebbe bene sempre leggere l’informativa della privacy dei servizi che utilizziamo, specialmente con gli aggiornamenti che molte aziende stanno apportando in vista dell’imminente GDPR. E’ vero la tecnologia e il digitale offrono tante opportunità, ma dedichiamo un momento (forse anche di più) nel valutare la convenienza nel condividere i nostri dati personali. E infine, fare attenzione alle app che scarichiamo, molte di esse non solo non servono ma non le aprirete più di 2 volte nel ciclo di vista del vostro smartphone.

  • Ecco come verificare se Facebook ha condiviso i vostri dati con Cambridge Analytica

    Ecco come verificare se Facebook ha condiviso i vostri dati con Cambridge Analytica

    Mentre Mark Zuckerberg, di fronte alla Commissione Giustizia e Commercio del Senato Usa, ha dichiarato che il caso Cambridge Analytica “è stato un errore, mi dispiace”, Facebook permette a tutti di verificare se i dati degli utenti sono stati effettivamente condivisi con la società di consulenza britannica. Ecco come fare.

    Questa per Facebook, e soprattutto per il suo fondatore e CEO Mark Zuckerberg, è una settimana cruciale. Ieri Zuckerberg ha risposto a 5 ore di domande da parte della Commissione Giustizia e Commercio del Senato Usa, dove è apparso visibilmente teso, eppure aveva avuto tutto il tempo per prepararsi. Durante la sua testimonianza Zuckerberg ha ammesso che il caso Cambridge Analytica “è stato un errore, mi dispiace“. E ha anche aggiunto che “non avremmo dovuto fidarci soltanto della loro parola“. Il fondatore di Facebook si è quindi assunto tutta la responsabilità del caso e delle sue conseguenze.

    E’ una settimana cruciale anche perchè si è aperta con l’invio delle comunicazioni da parte di Facebook verso tutti quegli utenti che, loro malgrado, sono rimasti coinvolti direttamente per il fatto che Facebook ha condiviso i loro dati con la società di consulenza britannica. Si tratta di oltre 87 milioni di utenti, di cui più di 214 mila quelli italiani, ma si tratta di cifre che potrebbero essere ancora più alte.

    facebook cambridge analytica

    Quello che si sa è che l’invio delle comunicazioni sta procedendo forse più lentamente del previsto ed è certo che non tutti gli utenti coinvolti abbiamo ricevuto la comunicazione. Per ovviare a questo disagio, Facebook ha messo a disposizione di tutti gli utenti un piccolo strumento per verificare se i propri dati sono finiti in altre mani, diverse da Facebook, per altri fini. E’ un modo per levarvi qualsiasi dubbio se avete utilizzato la famigerata app “thisisyourdigitallife”, quella usata per la raccolta dei dati, o se qualche vostro contatto lo ha fatto. Ma come fare?

    Ecco come verificare se i vostri dati sono stati condivisi con terzi

    Verificarlo è molto semplice. Basta andare nella sezione Centro Assistenza di Facebook, sia da desktop che da app mobile (Android e iOS) e scrivere nello spazio in alto “cambridge” o anche per intero “cambridge analytica“. Premete invio (da desktop) o “Vai” e la ricerca di rilascia un link “Come posso sapere se le mie informazioni sono state condivise con Cambridge Analytica?“, una volta cliccatoci sopra, dopo pochi secondi, Facebook vi informerà se i vostri dati sono stati condivisi con Cambirdge Analytica o meno.

    Se i vostri dati non sono stati condivisi, avrete una risposta come questa:

    risposta facebook cambridge analytica

    Nel caso in cui invece i vostri dati fossero stati condivisi perchè voi direttamente, o un vostro contatto, ha utilizzato l’app “thisisyourdigitallife”, allora significa che i vostri dati come io nome, le pagine dove avete messo “like”, la data di nascita, la città dove risiedete, sono stati condivisi. Cambridge Analytica aveva sostenuto di aver cancellato i dati reperiti da quell’app nel 2015, app che Facebook aveva provveduto a rimuovere quello stesso anno. Quello che si è scoperto dopo è che Facebook si è fidata di quella affermazione senza verificare se fosse vera e Cambridge Analytica aveva mentito, in quanto quei dati non erano stati cancellati, almeno non tutti.

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    Allora, se avete qualche dubbio, non vi resta che controllare.

  • Facebook da oggi rende più facile per gli utenti la gestione della privacy

    Facebook da oggi rende più facile per gli utenti la gestione della privacy

    Facebook risponde al caso Cambridge Analytica rendendo più semplice e visibile per gli utenti la gestione della propria privacy. Adesso gli strumenti per gestire la privacy sono in un unico posto, è possibile cancellare vecchi post e scaricare l’archivio selezionando la categoria precisa che si vuole salvare. Una risposta positiva, ma, allo stesso tempo tardiva.

    Il caso Cambridge Analytica ha finito per rendere ancora più visibile quanto fosse difficile per gli utenti trovare gli strumenti adatti per proteggere e gestire al meglio la propria privacy. Tutto era molto frastagliato e poco chiaro. Ma oggi tutto questo sarà reso più semplice, come ha annunciato Facebook in un comunicato ufficiale. Le novità riguardano un nuovo schema più chiaro e visibile per gli utenti per gestire la privacy, viene introdotta la possibilità di cancellare vecchi post, reazioni, commenti e ricerche che non si desidera più avere sulla piattaforma, una possibilità che non era presente prima.

    Facebook decide quindi di affrontare il tema della gestione della privacy, rendendola più semplice per gli utenti, un passaggio obbligato per quanto successo in questi ultimi giorni e, in parte, annunciato proprio da Mark Zuckerberg nella sua prima uscita pubblica dopo lo scandalo Cambridge Analytica. Ma scopriamo meglio queste novità.

    facebook privacy cambridge analytica
    A sinistra, il vecchio menù di gestione della privacy; a destra come si presenta oggi

    I controlli adesso sono più facili da trovare, Facebook porta in un unico posto quello che prima si trovava in almeno 20 posti differenti. Sui dispositivi mobili l’intero menù viene ridisegnato. Si chiama Privacy Shortcut che offre adesso informazioni più chiare, da dove è possibile: rendere più sicuro il proprio profilo grazie anche all’autenticazione a 2 fattori; controllare i dati personali, nel senso che si può rivedere ciò che si è condiviso e anche cancellarlo, ma anche rivedere le richieste di amicizia e le ricerche effettuate; gestire gli annunci pubblicitari, quindi gestire le preferenze che significa scegliere che tipo di informazione rendere visibile.

    Vi è poi Access your information, “un modo sicuro per accedere e gestire le informazioni, come post, reazioni, commenti e ricerche che non si desidera più avere su Facebook”, con la possibilità di cancellare definitivamente tutto questo materiale dai server della piattaforma. Questa è, a differenza delle altre, una novità che prima non era presente. Si può eliminare ciò che si vuole dalla timeline o dalla propria bacheca.

    Altra novità che viene introdotta da oggi riguarda la possibilità di scaricare il proprio archivio, opzione già possibile, ma, stavolta, scegliendo la categoria da salvare, quindi foto, post o contatti. Dell’archivio in questi giorni si parla molto a proposito del fatto che alcuni utenti, nel tentativo di cancellarsi da Facebook, scaricando il proprio archivio si sono accorti che la piattaforma tiene registrate le informazioni riguardanti le telefonate fatte e gli SMS inviati. Un caso che riguarda solo gli smartphone Android.

    E’ la risposta che si attendeva dopo Cambridge Analytica? In parte sì, in realtà si tratta di novità che Facebook avrebbe potuto organizzare e implementare ben prima che accadesse tutto quello che abbiamo scoperto dopo. Come si diceva poco più sopra, prima che accadesse tutto lo scandalo di questi giorni, per l’utente riuscire a trovare gli strumenti per la gestione della privacy era impresa quasi ardua, una situazione non ammissibile. Il fatto che adesso tutto venga reso più semplice è certamente un buon segnale, ma non ci voleva uno scandalo come quello di Cambridge Analytica per accorgersene.

  • Non c’è pace per Facebook: Elon Musk cancella la pagine di SpaceX e Tesla

    Non c’è pace per Facebook: Elon Musk cancella la pagine di SpaceX e Tesla

    Il momento negativo per Facebook sembra non finire, da quando è esploso il caso Cambridge Analytica. A coronare una settimana difficile, oggi Elon Musk, il fondatore di Tesla, istigato da un utente su Twitter, ha cancellato la pagina di SpaceX e poi anche quella di Tesla. Entrambe seguite da oltre 2,5 milioni di utenti.

    Se Mark Zuckerberg pensava di aver calmato un po’ le acque con il suo post e, subito dopo con la sua intervista alla CNN, allora è il caso che ci ripensi. Lo scandalo Cambridge Analytica sembra non dare pace all’aienda di Menlo Park. Ci mancava solo Elon Musk a coronare una delle settimane più difficili di Zuckerberg & Co.

    Cosa è successo? Il buon Elon Musk, molto attivo su Twitter per la verità, ha risposto questo pomeriggio al tweet di Brian Acton, il co-fondatore di WhatsApp che qualche giorno fa ha fatto molto discutere scrivendo “It’s time. #deletefacebook. La risposta di Musk al tweet è stata: “What’s Facebook?”, “Cos’è Facebook?”. Una sorta di “Facebook chi???”. Un tweet che non è passato certo inosservato.

    elon musk spacex tesla facebook
    Elon Musk, CEO SpaceX e Tesla

    Infatti, un attimo dopo è arrivato un utente che, con fare da troll, ne senso che voleva approfittare della situazione per prendere in giro Musk, gli scrive: “Cancella la pagina Facebook di SpaceX se sei un Uomo”. Era evidente che si trattasse di un troll, ma a quanto pare Musk lo ha preso sul serio, ma prima ha anche dichiarato di non sapere dell’esistenza della pagina. Aggiungendo poi: “Lo farò”. E lo ha fatto.

    Lo scambio ovviamente ha cominciato ad attrarre l’attenzione degli utenti su Twitter, in primis un giornalista di BuzzFeed, che hanno cominciato ad incalzare Elon Musk. Nel frattempo, arriva un altro utente che lo incalza per cancellare anche la pagina Facebook di Tesla. Stiamo parlando di due pagine molto frequentate con più 2,5 milioni di utenti ciascuna, con livelli di coinvolgimento altissimi. In poco tempo è stata cancellata anche la pagina di Tesla.

    Se provate a cliccare su facebook.com/SpaceX e su facebook.com/Tesla, vi renderete conto che non esistono più.

    I troll non si sono fatti sfuggire la presenza dei due brand su Instagram e per poco Musk non cancellava anche i due profili. Ma per il momento pare che siano ancora lì.

    Insomma, la situazione sta toccando punti mai visti prima e un caso come questo legato ad personaggio come Elon Musk rischia di alimentare davvero il fenomeno del #deletefacebook. Ma fa davvero strano che Elon Musk si sia comportato con una tale leggerezza senza il minimo rispetto dei team di social media manager che lavorano sui due brand. Si tratta di un danno notevole, un gesto forse troppo frettoloso, avventato. Il rischio è che qualcuno adesso imiti il suo gesto. E poi basta così poco per trollare Elon Musk?

    E voi che ne pensate?

     

  • Mark Zuckerberg presto parlerà su Cambridge Analytica e Facebook recupera a Wall Street

    Mark Zuckerberg presto parlerà su Cambridge Analytica e Facebook recupera a Wall Street

    Da giorni Mark Zuckerberg è sparito dalla circolazione, precisamente da quando è esploso il caso Cambridge Analytica. Negli ultimi giorni era nato l’hashtag #WhereIsMark su Twitter. Ma un portavoce di Menlo Park ha fatto sapere che il CEO e fondatore di Facebook parlerà nelle prossime 24 ore e il titolo FB a Wall Street inverte la rotta e comincia a guadagnare di nuovo: +3%.

    In molti si sono chiesti in questi giorni in cui è esploso il caso Cambridge Analytica che fine avesse fatto Mark Zuckerberg, CEO e fondatore di Facebook, di solito sempre molto presente sul suo social network. Un silenzio comprensibile, fino ad un certo punto. Zuckerberg ha sicuramente sentito il bisogno di avere tempo per raccogliere le idee e presentarsi al mondo per dare la sua versione, insieme ad una soluzione convincente. Ma ora sembra che Zuckerberg sia pronto per rompere il silenzio, un portavoce oggi ha riferito alla NBC che il CEO parlerà nelle prossime 24 ore. Ovviamente dovrà dare qualche spiegazione su quanto accaduto e rispondere alle tante richieste di chiarimenti che arrivano da ogni parte del mondo. In particolare, deve dare risposta al parlamento di Londra e quello europeo che lo hanno convocato per chiarimenti.

    mark zuckerberg facebook cambridge analytica

    E, come avevamo previsto, è bastato che si diffondesse la notizia che Zuckerberg parlerà presto perchè il titolo FB in borsa invertisse la rotta. Infatti, il titolo dopo due giorni in cui ha ceduto circa 50 miliardi di capitazzazione, sta guadagnando adesso il 3%.

    facebook cambridge analytica wall-street

    Il silenzio di Zuckerberg, ma anche quello di alcuni dirigenti come Sheryl Sandberg, COO di Facebook, ha sicuramente pesato ulteriormente su una situazione ormai incandescente. Su Twitter in questi ultimi giorni, negli usa, impazza l’hashtag #WhereIsMark.

    Cosa dirà Mark Zuckerberg? Certamente dovrà cercare di riportare un clima di fiducia, operazione non facile, ma non impossibile. Dovrà per forza fornire qualche spiegazione ed essere convincente. Ricordiamo che in questi giorni Alex Stamos ha annunciato che abbandonerà Facebook entro agosto, è la prima testa che cade finora. serve riportare un clima di tranquillità e annunciare qualche operazione che sia di rottura con il passato. Zuckerberg deve farlo per far calare la pressione politica sulla sua azienda e per ridare fiato al titolo in borsa.

    Ovviamente riporteremo qui ciò che Zuckerberg dirà per commentarlo insieme a voi.

  • Secondo il co-fondatore di WhatsApp è tempo di cancellare Facebook

    Secondo il co-fondatore di WhatsApp è tempo di cancellare Facebook

    Brian Acton, che ha fondato WhatsApp insieme a Jan Koum, ha scritto in un tweet: “It’s time. #deletefacebook”. Secondo Acton, in seguito allo scandalo Cambridge Analytica che ha travolto il social network più usato al mondo, è arrivato il momento di cancellare Facebook.

    Lo scandalo Cambridge Analytica non accenna a rallentare la sua intensità, anzi. Ormai da giorni Facebook è nell’occhio del ciclone, è sufficiente ricordare quanto è successo a Wall Street in questi giorni dove il titolo ha perso, in termini di valore di capitalizzazione, quasi 50 miliardi di dollari. Il caso cresce sempre di più e ora il parlamento inglese e quello europeo convocano il fondatore Mark Zuckerberg perchè chiarisca meglio la vicenda. Da queste audizioni forse dipenderà l’esito di tutta la vicenda.

    Come dicevamo, le polemiche non accennano a diminuire e a gettare benzina sul fuoco adesso arriva anche il co-fondatore di WhatsApp, Brian Acton. Ricordiamo che proprio Facebook comprò nel 2014 WhatsApp da lui e da Jan Koum per 16 miliardi di dollari. Acton oggi non fa più parte di WhatsApp, a differenza di Koum che ne è il CEO, e cura un progetto legato ad una sua fondazione. Possiede un patrimonio di 6,5 miliardi di dollari e il mese scorso ha investito 50 milioni di dollari su Signal, un’app che si presenta come alternativa a WhatsApp.

    delete facebook cancellare facebook

    Brian Acton ieri, dal suo profilo Twitter ha scritto: “It’s time. #deletefacebook“. Secondo Acton, questa vicenda sta facendo maturare i tempi per cui è il momento di cancellare Facebook.

    L’hashtag #deletefacebook ha cominciato a fare la sua comparsa nei primi giorni del caso Cambridge Analytica, diventando sempre più condiviso dal 19 marzo. Adesso il tweet di Acton è quello che ha ottenuto il livello più alto di interazioni e non vi è dubbio che verrà usato come “manifesto” legato a questa discussione.

    Acton scrivendo che è arrivato il momento di cancellare Facebook è ben consapevole che se ciò avvenisse, significherebbe anche la fine di WhatsApp, l’app che ha contribuito a far nascere. Non si capisce se si tratta di una opinione personale oppure se ritiene che sia arrivato il momento di superare il modello di social imposto da Facebook in questi anni. Al momento si possono fare solo delle ipotesi, non essendoci altre sue dichiarazioni chiarificatrici.

    Del resto, è ben nota la sua posizione a difesa della privacy che si è sempre manifestata ostacolando qualsiasi tipo di advertising su WhatsApp, all’epoca in cui operava al suo interno. Per il semplice motivo, come scrisse nel 2012 proprio sul blog di WhatsApp, “ricordate nel momento in cui prende piede la pubblicità, allora il prodotto siete voi“. Un principio che abbiamo ben compreso in questi anni, mettendo sempre in guardia gli utenti che i nostri dati sono preziosi, al punto da diventare “moneta di scambio”. Il “trucco” che abbiamo sempre consigliato era quello di far sapere agli altri solo ciò che noi vogliamo che si sappia, non tutto. Un modo per mantenere piena consapevolezza di ciò che si condivide sui social media.

    Il pensiero di Brian Acton per la verità non è solitario, da giorni negli Usa su tutti i network ci si interroga se questa vicenda, se questa crisi possa davvero portare alla distruzione di Facebook. Per non dimenticare Chamath Palihapitiya, ex digerente di Facebook che lo scorso anno affermò che Facebook ah contribuito a creare “strumenti che stanno lacerando il tessuto sociale che fa funzionare le nostre società”. Un’affermazione che fece davvero molto discutere.

    Facebook non scomparirà, almeno non con questa vicenda. E’ plausibile pensare che questa storia dovrà mettere fine ad un modello che va ripensato, che sia più rispettoso della privacy degli utenti. Questo sì.

    Ma voi che ne pensate? Pesante anche voi che sia arrivato il momento di cancellare Facebook?

  • Agcom chiede informazioni a Facebook sulla vicenda Cambridge Analytica

    Agcom chiede informazioni a Facebook sulla vicenda Cambridge Analytica

    Anche Agcom si muove per fare luce sulla vicenda Cambridge Analytica, lo scandalo dei dati che sta coinvolgendo Facebook ormai da giorni. L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha inviato a Facebook una specifica richiesta di informazioni per sapere se ci sia stato un uso di dati in occasione delle ultime elezioni politiche del 4 marzo.

    Anche Agcom si muove nella vicenda Cambridge Analytica che coinvolge Facebook ormai da giorni, con pesanti conseguenze a Wall Street. E’ notizia di oggi che il Parlamento Europeo ha inviato una convocazione al fondatore Mark Zuckerberg affinchè fornisca chiarimenti sui fatti.

    E l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni vuole fare luce sulla vicenda, a seguito dell’indagine dell’autorità indipendente britannica ICO – Information Commissioner’s Officer relativa ai rapporti tra partiti politici, “data companies” e piattaforme online per la profilazione degli utenti e la personalizzazione dei messaggi elettorali. Agcom nelle Comunicazioni che ha inviato a Facebook fa una specifica richiesta di informazioni riguardo l’impiego di “data analytics” per finalità di comunicazione politica da parte di soggetti terzi.

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    In particolare, riferisce Agcom, dal comunicato del 19 marzo pubblicato da Facebook, è emerso che la società mette a disposizione degli utenti applicazioni sviluppate da soggetti diversi dalla piattaforma. “Queste app permettono la raccolta di dati degli utenti tali da consentire la realizzazione di campagne mirate di comunicazione pubblicitaria a carattere politico-elettorale, in grado cioè di raggiungere audience profilate in base alle caratteristiche psico-sociali e di orientamento politico”. “Tali tecniche di profilazione degli utenti e di comunicazione elettorale “selettiva”, peraltro” – continua Agcom – “sembrerebbero essere state utilizzate nel 2012 anche su commissione di soggetti politici operanti in Italia”.

    Agcom ricorda che nell’ambito del Tavolo tecnico istituito dall’Autorità con la delibera n.423/17/CONS, è stato sviluppato un filone specifico di attività riguardante il monitoraggio sulla parità di accesso all’informazione e la comunicazione politica per le elezioni del 4 marzo (per cui l’Autorità ha adottato specifiche linee guida) e l’istituzione di gruppi di lavoro sulla tematica dell’utilizzo di dati e informazioni per finalità di comunicazione politica. Con una precedente comunicazione, sono state già richieste informazioni circa l’acquisizione di dati relativi a servizi e strumenti messi a disposizione da Facebook, sia per gli utenti sia per i soggetti politici, durante la campagna elettorale italiana per le scorse elezioni politiche 2018.

    La seconda richiesta inoltrata dall’Autorità si inserisce pertanto in continuità con le iniziative intraprese.

    Insomma, si cerca di capire se la vicenda abbia investito anche il nostro paese. A questo punto bisogna attendere la risposta di Facebook.