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  • Rapporto Censis 2024: l’Italia tra crescita del digitale e superficialità

    Rapporto Censis 2024: l’Italia tra crescita del digitale e superficialità

    Il Rapporto Censis Comunicazione 2024 analizza l’evoluzione digitale in Italia: dati su internet, piattaforme digitali, IA e la crisi della lettura. Sperando in un futuro più consapevole.

    La presentazione del Rapporto Censis è uno di quei momenti che servono a confermare o ribaltare (cit.) la situazione. Sinceramente, non è un momento che serve per scoprire nuovi trend, no. Questo è uno di quei momenti dell’anno per capire se tutto quello che abbiamo osservato nell’ultimo anno trova conferma o meno.

    E, da ciò che risulta dal Rapporto Censis Comunicazione 2024, molti dei dati sono confermati. Anche con una visione più ampia. Ed è proprio questo lo scopo per parlare di questo importante rapporto.

    Ovviamente, ci concentreremo sui dati che riguardano Internet, l’informazione digitale e le piattaforme digitali. Ma useremo anche gli altri dati del rapporto per fare un veloce confronto con quelli che sono, appunto, di nostro interesse.

    Internet sempre più parte del quotidiano degli italiani

    Negli ultimi 12 mesi si è consolidato l’uso di internet tra gli italiani, con una percentuale di utenti che ha raggiunto l’89,1%, registrando un aumento di 1,1 punti rispetto all’anno precedente. Questo dato evidenzia una stretta correlazione con l’utilizzo degli smartphone, che coinvolge l’88,2% della popolazione, e con quello dei social media, pari all’82,0%.

    Ad oggi i tre quarti delle persone anziane e i quattro quinti dei soggetti meno istruiti hanno familiarità con strumenti connessi in rete. Questo per evidenziare quando la rete sia sempre più parte del quotidiano degli italiani.

    Ci informiamo attraverso lo smartphone

    E parlando di “quotidiano”, il Rapporto Censis Comunicazione 2024 evidenza come 4 italiani su 5 (l’83,7%) si informano attraverso il proprio smartphone.

    Tra questi, il 37,9% degli utenti preferisce svolgere ricerche mirate, mentre il 28,2% consulta più fonti per ottenere una visione più ampia e dettagliata.

    Il 25,4% legge articoli completi direttamente sullo smartphone, e il 13,2% si limita invece a leggere solo i titoli.

    Rapporto Censis 2024: l'Italia tra crescita del digitale e superficialità

    Sempre più visualizzatori

    Una parte del pubblico, pari al 12,3%, presta attenzione anche ai commenti dei lettori e follower, mentre il 12,1% si concentra principalmente sui video, con una prevalenza tra i giovani di età compresa tra 14 e 29 anni (16,7%).

    Solo l’8,1% si ferma alle immagini, un dato che sale al 9,7% nella stessa fascia giovanile.

    Infine, il 5,2% degli utenti commenta o scrive post, il 4,6% li condivide, e il 3,7% utilizza lo smartphone per informarsi ascoltando podcast.

    In base a queste abitudini, gli utenti possono essere distinti in lettori e visualizzatori.

    Sebbene i visualizzatori siano ancora una minoranza, il loro numero è in forte crescita, grazie all’influenza delle piattaforme basate su contenuti visivi (come Instagram, Telegram e TikTok) e alla sempre minore abitudine di leggere testi lunghi.

    Sempre meno abituali a leggere testi lunghi

    Attenzione a questo ultimo dato. Il Rapporto Censis evidenzia un trend già noto, ma val la pena sottolinearlo. La progressiva diminuzione dell’abitudine a leggere testi lunghi riflette il cambiamento nei consumi culturali, spinti dalla preferenza per contenuti rapidi e visivi.

    Questo trend, favorito dalle piattaforme digitali, produce effetti evidenti a lungo termine sulla capacità di approfondimento e sulla qualità del dibattito pubblico che si osserva sul web e sulle piattaforme.

    Si legge sempre meno in Italia e i dati del rapporto sono una conferma triste di ciò che già sappiamo. I quotidiani cartacei venduti in edicola, che nel 2007 erano letti dal 67,0% degli italiani, sono calati al 22,0% nel 2023 (con una differenza pari a -3,4% in un anno e a -45,0% in quindici anni).

    Anche il numero di utenti che accedono ai quotidiani online è in calo, attestandosi al 30,5% degli italiani, con una diminuzione del 2,5% rispetto all’anno precedente.

    Invece, l’utenza dei siti web d’informazione generici rimane stabile al 58,1%, lo stesso valore del 2022, ma con un incremento del 21,6% rispetto al 2011.

    Nel 2023, si interrompe il calo di lettori di libri: il 45,8% degli italiani legge volumi cartacei, con un aumento del 3,1% rispetto all’anno precedente, anche se il dato segna una flessione del 13,6% rispetto al 2007. Inoltre, il 5,3% degli italiani si affida agli audiolibri.

    Tra le piattaforme, in calo X e crolla Snapchat

    Tra i giovani di età compresa tra 14 e 29 anni, l’uso delle piattaforme online mostra una solida affermazione.

    WhatsApp è la più utilizzata, raggiungendo il 93,0% degli utenti, seguita da YouTube con il 79,3%, Instagram con il 72,9% e TikTok con il 56,5%.

    Alcune piattaforme registrano una lieve contrazione: Facebook scende dal 51,4% nel 2022 al 50,3%, Spotify cala dal 51,8% al 49,6%, mentre X/Twitter registra una diminuzione dal 20,1% al 17,2%.

    Anche Telegram registra una flessione significativa, passando dal 37,2% al 26,3%, e Snapchat crolla dal 23,3% all’11,4%.

    LinkedIn, invece, mantiene una quota del 9,6%.

    Il Rapporto Censis Comunicazione 2024 prende in esame anche l’Intelligenza Artificiale.

    Per gli Italiani la IA avrà impatto sul lavoro

    Attualmente, i software per la generazione di immagini sono utilizzati dall’8,4% degli italiani, mentre quelli per la creazione di testi, come ChatGPT e strumenti simili, coinvolgono l’8,2% della popolazione.

    Nonostante questi dati, il 65,5% degli italiani teme che l’IA avrà un impatto devastante sull’occupazione, sostituendo le persone con computer e chatbot.

    D’altra parte, il 37,4% vede un’opportunità: l’intelligenza artificiale potrebbe liberarci dai lavori monotoni e ripetitivi, consentendo di dedicarsi maggiormente ad attività creative.

    Inoltre, il 55,9% prevede che l’IA porterà significativi miglioramenti nelle cure mediche, mentre il 45,4% ritiene che i benefici principali riguarderanno la ricerca scientifica e il 44,5% si aspetta progressi in ambito sanitario, sia per la diagnosi che per le terapie.

    La maggioranza degli italiani, pari all’82,0%, considera indispensabile l’introduzione di regole precise per limitare le applicazioni dell’IA, mentre solo il 18,0% si oppone a tali regolamentazioni.

    Conclusione

    Il Rapporto Censis Comunicazione 2024 ci offre uno spaccato utile della società italiana, evidenziando come l’evoluzione digitale abbia trasformato le nostre abitudini e i nostri strumenti di informazione.

    Se da un lato l’accesso a internet e l’uso delle piattaforme digitali sono diventati elementi centrali nella vita quotidiana, dall’altro emergono questioni cruciali legate: alla qualità del consumo culturale; al declino della lettura e all’affermarsi di modalità di fruizione sempre più rapide e visive.

    Questi cambiamenti rappresentano una sfida enorme per la capacità di approfondimento e il dibattito pubblico su cui sarebbe necessaria più di una riflessione. Ma allo stesso tempo offrono opportunità inedite per innovare i modi in cui produciamo e condividiamo conoscenza.

    La diffusione dell’intelligenza artificiale, tra timori e aspettative, ci pone davanti a domande etiche e regolamentari fondamentali, segnando un nuovo confine tra progresso tecnologico e responsabilità.

    Guardare al futuro con consapevolezza significa cogliere questi segnali non solo come semplici dati, ma come indicazioni di un percorso da intraprendere, dove il digitale non sia solo consumo, ma anche occasione di crescita culturale e sociale.

    In questo contesto, il ruolo di ciascuno di noi rimane centrale: utenti, lettori e cittadini, sempre più consapevoli, che possono ancora fare la differenza.

    [L’immagine di copertina è realizzata da @franzrusso utilizzando strumenti di IA Generativa]

     

  • L’Italia che comunica nel 2024 tra social media, IA e Tv

    L’Italia che comunica nel 2024 tra social media, IA e Tv

    Il 19° Rapporto Censis sulla Comunicazione rivela come il digitale, l’IA e i social media modellino la comunicazione in Italia nel 2024. Resistono ancora la TV e radio.

    Si è tenuta ieri la presentazione del 19° Rapporto sulla comunicazione Censis. Un momento importante per comprendere la relazione degli italiani con gli strumenti di comunicazione, sempre più orientati verso il digitale.

    È da evidenziare il fatto che il rapporto continua a parlare, dopo dieci edizioni, di ‘era biomediatica’. Per riferirsi a quella dimensione digitale, social media e non solo, attraverso cui scorre il racconto della nostra vita.

    Siamo arrivati al 2024 e sembra quasi scontato che il digitale, Internet e i social media siano sempre più parte rilevante della vita degli italiani. Per informarsi e comunicare.

    Digital, social media e IA alla base della comunicazione

    E questa volta il rapporto prende a considerare, non poteva essere altrimenti, l’avanzata del fenomeno della Intelligenza Artificiale (IA). Tant’è vero che il titolo del rapporto è “Il vero e il falso”. Un invito agli italiani a porre attenzione a tutto ciò che viene diffuso online per non scambiarlo come informazione e notizia. Quando invece non lo è.

    Un avvertimento che trova valore nel momento in cui sui social media spesso sono diffusi contenuti palesemente falsi, e ben confezionati, che traggono in inganno anche gli operatori dell’informazione. Questo è un tema su cui bisognerà, prima o poi approfondire.

    Ma veniamo al rapporto, riportando qualche dato più interessante.

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    La Tv e la Radio nel 2024

    Ricorderete come, più o meno 10 anni fa, si diceva che quel momento, con l’ascesa del della social tv, avrebbe segnato il declino della Tv. E invece, a distanza di anni, le cose stanno diversamente.

    La Tv non solo non è sparita, ma nel corso ha saputo ritagliarsi un proprio spazio. E quindi andare avanti.

    La Tv risulta ancora preferita dal 95,9% degli italiani. Un consolidamento dato dal fatto che la Tv ha saputo ben sfruttare Internet per posizionarsi sempre più in alto. Non dimentichiamo la mobile tv che oggi raggiunge un terzo degli italiani, delineando un cambiamento nelle abitudini di consumo mediatico.

    La radio, invece, presenta un quadro di lieve declino, pur conservando una solida base di ascoltatori tradizionali e in-car. Il vero cambiamento lo si percepisce nel consumo online. Dove il lungo periodo testimonia una crescita robusta, sebbene vi sia stato un recente calo.

    I giovani e i social media in Italia nel 2024

    E, come dicevamo prima siamo nel 2024 non sorprende se smartphone e social media sono ormai parte della nostra vita.

    L’89,1% degli italiani naviga sul web, quasi allo stesso livello degli utilizzatori di smartphone. E i social media sono usati dall’82,0% degli italiani.

    Tra gli utenti più giovani, sono saldamente usati YouTube e Instagram.

    Nel dettaglio. Il 93,0% utilizza WhatsApp, il 79,3% YouTube, il 72,9% Instagram, il 56,5% TikTok. In lieve flessione tra gli under 30, oltre a Facebook (passato dal 51,4% del 2022 al 50,3%), anche Spotify (dal 51,8% al 49,6%) e X, quella prima era Twitter, (dal 20,1% al 17,2%). BeReal è al 14%.

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    Il calo di piattaforme come X e Telegram

    Colpisce la discesa di due piattaforme partite bene ma che nel tempo hanno arrestato la loro corsa: Telegram (passato dal 37,2% del 2022 al 26,3%) e Snapchat (dal 23,3% all’11,4%).

    Il calo di Telegram tra i giovani, nonostante l’aggiunta delle stories (perchè???) arriva quando la piattaforma annuncia il traguardo dei 900 milioni di utenti a livello globale.

    La spesa delle famiglie per i dispositivi digitali racconta una storia di cambiamento e adattamento, con un incremento che supera i 8,7 miliardi di euro, una cifra che parla da sola sul valore che le tecnologie hanno assunto nella vita quotidiana.

    Gli italiani e la IA nel 2024

    E non possiamo ignorare l’ombra lunga dell’Intelligenza Artificiale. Il rapporto ci mostra un’Italia divisa tra speranze e timori, tra chi vede l’IA come un’opportunità e chi come una minaccia alla privacy e alla capacità di discernere la verità dalla menzogna. Una tematica che solleva interrogativi sulla direzione futura della nostra società.

    Il 74,0% degli italiani ritiene che i suoi sviluppi siano al momento imprevedibili. In percentuali simili vengono espressi giudizi sia ottimistici che pessimistici sugli effetti che l’Intelligenza Artificiale potrà produrre.

    Tra gli ottimisti, il 73,2% pensa che le macchine non potranno mai sviluppare una vera forma di intelligenza come gli umani. Tra i pessimisti si colloca il 63,9% che teme che sarà la fine dell’empatia umana.

    Molti credono che aumenteranno le notizie non verificabili, di conseguenza non sapremo più distinguere il vero dal falso. Con grandi rischi per le democrazie (68,3%). Altri pensano che sarà la fine della privacy dei cittadini, perché saremo tutti controllati dagli algoritmi (66,3%).

    Lo scenario ibrido tra vecchio e nuovo in trasformazione

    In conclusione, il 19° Rapporto sulla Comunicazione ci offre uno spaccato interessante e sfaccettato sul rapporto sempre più intrecciato degli italiani con il digitale.

    L’epoca vede i confini tra reale e virtuale sempre più sfumati. Il ruolo della tecnologia si fa sempre più centrale nel nostro quotidiano. Internet, social media, Intelligenza Artificiale non sono più semplici strumenti. Rappresentano vere e proprie estensioni del nostro modo di essere e di interagire con il mondo.

    La TV e la radio, longeve protagoniste del panorama mediatico, si reinventano in chiave digitale, dimostrando che l’adattamento è chiave di sopravvivenza nell’era dell’informazione.

    Da questo incontro tra vecchio e nuovo, emergono questioni fondamentali sul futuro della nostra società. Questioni che ci chiamano a un’attenta riflessione.

    In definitiva, l’evoluzione del nostro rapporto con i media non è solo una storia di tecnologia. È il racconto di come stiamo cambiando noi stessi in risposta ai ritmi sempre più veloci di un mondo interconnesso.


    L’immagine di copertina è stata generata da ChatGPT di OpenAI con DALL·E 3

     

  • Facebook è il secondo mezzo di informazione per gli italiani

    Facebook è il secondo mezzo di informazione per gli italiani

    Il 16° Rapporto Censis sulla Comunicazione ci offre la possibilità di comprendere come noi stiamo usando gli strumenti digitali e come li usiamo per informarci. Facebook riprende quota e diventa il secondo mezzo attraverso cui più di un terzo degli italiani si informa.

    Dimmi come ti informi e ti dirò chi sei, si potrebbe anche ipotizzare questo claim per presentare il 16° Rapporto Censis sulla Comunicazione, rapporto che si presenta sempre molto interessante e utile per comprendere i tempi che viviamo. Come sempre, anche per via degli interessi che perseguiamo qui sul nostro blog, la parte che più ci interessa è quella legata al web e al digital e, a ben vedere, è una parte di anno in anno sempre più preminente.

    Il 16° Rapporto Censis mette l’accento, in questa edizione, sulla costruzione dell’identità oggi e il ruolo dei media che stanno cambiando sempre di più. La Televisione cambia pelle, gli italiani si spostano in modo progressivo ormai dalla TV tradizionale verso quella Smart TV che conta ormai il 34,5% dell’utenza, +4,4% in un anno, e la mobile tv,che è passata dall’1% di spettatori nel 2007 all’attuale 28,2%, con un aumento del 2,3% solo nell’ultimo  anno.

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    Ma è la Radio lo strumento che riesce più degli altri considerati tradizionali a saper cavalcare i tempi e a mantenere ancora una fascia di utenti molto alta. È infatti il 79,4% degli italiani che l’ascolta, un dato rimasto stabile nell’ultimo anno. Interessante notare che gli italiani la ascoltano sempre più dal proprio smartphone, l’utenza è arrivata al 21,3%, +0,6% rispetto in un anno.

    Gli Italiani e i Social Media

    E cresce anche il numero degli italiani su Internet. Il 16° Rapporto Censis sulla Comunicazione rileva una crescita dell’1% rispetto allo scorso anno, dal 78,4% al 79,3% della popolazione. Gli italiani che utilizzano gli smartphone salgono dal 73,8% al 75,7% (con una crescita dell’1,9%, quando ancora nel 2009 li usava solo il 15% della popolazione). I social network più popolari sono YouTube, utilizzato dal 56,7% degli italiani (ma il dato sale al 76,1% tra i 14-29 anni), Facebook dal 55,2% (dal 60,3% dei giovani), Instagram dal 35,9% (dal 65,6% degli under 30). E WhatsApp è utilizzato dal 71% degli italiani: il 3,5% in più in un anno (si arriva all’88,9% dei 30-44 anni, ma si scende al 30,3% tra gli over 65).

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    Qui in alto un grafico che rappresenta l’utenza complessiva con un focus sulla fascia più giovane, under 30 (14-29 anni), considerando i social network, le varie piattaforme digitali e anche i servizi di messaggistica. Dal grafico si nota come sia proprio la fascia degli under 30 ad essere più presente, anche se si sta riducendo sempre questa fascia di età su Facebook: oggi 60,3% mentre nel 2017 era 79,9%. Mentre invece aumenta la presenza degli utenti più giovani su Instagram, lo vedevamo prima. Oggi sono il 65,5%, nel 2017 erano il 48,6%.

    LinkedIn sempre meno usato dai giovani

    Un caso vogliamo portare alla vostra attenzione, anche per comprendere meglio questa piattaforma che ormai è sempre più catalogabile come social media a tutti gli effetti, tanto per sgombrare un po’ il campo da eventuali dubbi. Parliamo di LinkedIn. I giovani sembrano usare poco questa piattaforma, infatti se notate è uno dei due casi in cui la presenza degli under 30 è più bassa (l’altro caso è eBay). I giovani nel 2019 erano il 7,5%, mentre nel 2017 erano il 14%: quasi dimezzati in due anni. Quindi oltre che da Facebook fuggono anche da LinkedIn.

    In 10 anni quadruplica la spesa per gli Smartphone

    Prima di passare a vedere come si informano gli italiani, un dato che balza agli occhi, non proprio una sorpresa per la verità ma nel contesto ha l suo peso, è quello che riguarda la spesa degli italiani per gli smartphone: in 10 anni la spesa si è quadruplicata, +298,9% nell’intero periodo, per un valore di oltre 7 miliardi di euro nell’ultimo anno.

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    E poi usiamo gli smartphone principalmente per consultare la mappa (69,5%), altrimenti perdiamo per strada, per trovare informazioni su aziende/prodotti/servizi (61,8%), per online banking (48,5%), per fare acquisti (48,1%), per ascoltare musica (46,2%), per telefonare (40,6%).

    Facebook è il secondo canale usato per informarsi

    Abbiamo detto prima che, nonostante tutto, la TV resta ancora la regina, anche se il suo ruolo va via va ridimensionandosi. Diciamo che sta cambiando. A conferma di questo dato, se guardiamo come gli italiani si informano, i telegiornali sono ancora molto seguiti. Infatti, sono i programmi a cui gli italiani ricorrono maggiormente per informarsi (59,1%). L’apprezzamento è generalizzato, ma aumenta con l’età: dal 40,4% dei giovanissimi al 72,9% degli over 65. Elevato è anche il favore accordato alle tv dedicate all’informazione a ciclo continuo, 24 ore su 24, utilizzate per informarsi dal 19,6%.

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    Facebook è il secondo strumento di diffusione delle notizie, dopo il telegiornale: lo utilizza per informarsi il 31,4% degli italiani, quindi più di un terzo della popolazione. La crisi di fiducia, causata dallo scandalo Cambridge Analytica e dalla diffusone esponenziale delle fake news, era stata certificata dall’arretramento dell’utenza registrato nell’ultimo anno (9 punti percentuali in meno tra il 2017 e il 2018). Il 20,7% si informa consultando i motori di ricerca e l’11,9% guardando video su YouTube. Rispetto al 2017, aumentano gli utenti che si affidano ai siti web d’informazione (+4,2% in due anni, dal 10,3% al 14,5%) e che leggono i quotidiani online (dal 10,3% all’11,4%).

    Per 1 giovane su 3 i social media contribuiscono all’identità

    C’è poi l’aspetto dell’identità, il tema di questo rapporto. Gli italiani (76,3%) considerano al primo posto la famiglia, come elemento fondamentale attorno al quale costruire la propria identità. L’essere italiano (39,9%) e il legame con il proprio territorio di origine (37,3%) si collocano a poca distanza l’uno dall’altro. Per chi ha una età compresa tra 30 e 44 anni, invece, il lavoro (39,1%) determina più identificazione sia della comunità locale che dell’identità nazionale.

    Vi è poi un dato che volevamo portare alla vostra attenzione, ossia se e come i social media contribuiscano a formare la propria identità, oggi. Ebbene, dal rapporto si evince che per il 3,5% degli italiani è il proprio profilo sui social network a determinarne l’identità. Ma questo dato sale poi al 9,1% tra i giovani under 30: uno su dieci tra i 14-29 anni. Inoltre, si scopre che a maggiore esposizione ai social network spinge a confermare le opinioni che già si possiedono, piuttosto che a modificarle. Mentre sono ancora i mezzi generalisti a svolgere maggiormente la funzione di opinion maker.

    Ecco, questo il nostro resoconto del 16° Rapporto Censis sulla Comunicazione, molto vasto, abbiamo qui infatti riportato quei rilievi che più sono in linea con i temi che solitamente trattiamo qui sul nostro blog. Sono tutti elementi utili per comprendere, da più punti di vista, come noi stiamo cambiando e come cambiamo, di conseguenza, il modo di usare questi strumenti digitali e il modo in cui li usiamo per informarci.

    E voi che ne pensate?

  • Rapporto Censis 2018: Facebook in calo come mezzo di informazione

    Rapporto Censis 2018: Facebook in calo come mezzo di informazione

    Il 52° Rapporto Censis è sempre un momento per fare il punto sul capitolo “Comunicazione e media”, su come gli italiani usano gli strumenti di informazione. Facebook in calo del 9% come strumento di informazione, ma resta, insieme a YouTube, il social network più usato dagli italiani. Cresce Instagram, 26,7% e 55,2% tra i giovani. Twitter è in calo al 12,3%.

    Continuiamo la nostra rassegna per fare il punto sul 2018, sempre dal punto di vista della comunicazione e da come gli italiani hanno usato i social media per comunicare e informarsi. Ed oggi è la volta del 52° Rapporto Censis relativamente al capitolo “Comunicazione e media”, un momento in cui si fa il punto sul modo in cui gli italiani hanno usato i mezzi di informazione per tenersi informati. Noi, come sempre, cercheremo di dare più spazio su quello che è il nostro ambito di interesse, cioè internet e i social media, ma non mancheremo di dare altri spunti che il prezioso rapporto di quest’anno fornisce.

    Facebook in calo come strumento per informarsi

    Il Rapporto Censis ci mette di fronte al fatto che Facebook, come strumento di informazione, è in calo: in un anno perde il 9%, anche se resta comunque uno degli strumenti più usati. In particolare, Facebook perde il 15,8% degli utenti a scopi informativi tra gli under 30 (dal 48,8% al 33%). Non è stato certamente un anno facile per la piattaforma di Mark Zuckerberg, lo scandalo di Cambridge Analytica ha sicuramente influito su questo dato. E Facebook resta ancora uno degli strumenti principali attraverso cui gli italiani si informano, insieme a ai telegiornali che crescono del 5% in un anno (dal 60 al 65%). Su questo tema torneremo poi più avanti.

    Gli italiani che usano internet passano dal 75,2% al 78,4%, con una crescita del 3,2% rispetto al 2017 e del 33,1% dal 2007. Gl italiani che utilizzano gli smartphone salgono dal 69,6% al 73,8% (con una crescita annua del 4,2%, mentre ancora nel 2009 li usava solo il 15% della popolazione). Gli utenti dei social network aumentano dal 67,3% al 72,5% della popolazione. Continuano ad aumentare gli utenti di WhatsApp (il 67,5% degli italiani, l’81,6% degli under 30), mentre più della metà della popolazione fa ricorso ai due social network più popolari: Facebook (56%) e YouTube (51,8%).

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    Cresce in maniera notevole Instagram, che arriva al 26,7% di utenza (e al 55,2% tra i giovani), mentre Twitter scende al 12,3%.

    La televisione, nell’anno che ormai sta volgendo al termine, ha registrato una leggera flessione dei telespettatori, determinata dal calo delle sue forme di diffusione più tradizionali (la tv digitale terrestre e la tv satellitare si attestano, rispettivamente, all’89,9% e al 41,2% di utenza tra gli italiani: entrambe cedono il 2,3% di pubblico nell’ultimo anno), mentre continuano a crescere la tv via internet (web tv e smart tv possono contare su una utenza del 30,1%, +3,3% in un anno) e la mobile tv (che è passata dall’1% del 2007 all’attuale 25,9% di spettatori, con un aumento del 3,8% nell’ultimo anno).

    La radio continua a rivelarsi all’avanguardia all’interno dei processi di ibridazione del sistema dei media: complessivamente, i radioascoltatori sono il 79,3% degli italiani. Ma se la radio tradizionale perde 2,9 punti percentuali di utenza (oggi al 56,2%), come l’autoradio (il 67,7% di utenza, -2,5% rispetto allo scorso anno), la flessione è compensata però dall’ascolto delle trasmissioni radiofoniche via internet con il pc (lo fa il 17% degli italiani) e soprattutto attraverso lo smartphone (con una utenza al 20,7%, +1,6% rispetto allo scorso anno).

    Ritornando per un momento sugli strumenti che gli italiani usano per informarsi, il rapporto Censis rileva che il calo coinvolge anche altre piattaforme, quindi YouTube (-5,3%), Twitter (-3%) e la rete in generale (i motori di ricerca hanno perso il 7,8% di utenza a fini informativi). Nello specifico, abbiamo già visto Facebook, i motori di ricerca passano dal 25,7% al 16,5% (-9,2%), YouTube dal 20,7% al 17,6% (-3,1%), Twitter dal 10,6% al 3,9% (-6,7%). 

    Politica e social media, il giudizio degli italiani è positivo

    Non manca, all’interno del Rapporto Censis, un accenno al grande tema attuale dell’uso dei social media da parte dei politici. Ebbene, il 47,1% reputa l’uso che ne fanno i politici come positivo. Il 16,8% ritiene che siano preziosi, perché così i politici possono parlare direttamente, senza filtri, ai cittadini. Il 30,3% pensa che siano utili, perché in questo modo i cittadini possono dire la loro rivolgendosi direttamente ai politici. Invece, il 23,7% crede che siano inutili, perché le notizie importanti si trovano nei giornali e in tv, il resto è gossip. Infine, il 29,2% è convinto che siano dannosi, perché favoriscono il populismo attraverso le semplificazioni, gli slogan e gli insulti rivolti agli avversari.

    Gli italiani e lo smartphone

    Interessante momento dedicato poi al grande tema dell’uso dello smartphone da parte degli italiani, tema che qui ci limitiamo ad accennare ma che meriterebbe un serio approfondimento. Il Censis rileva che il 59,4% degli italiani che possiedono un cellulare evoluto dichiara che, invece di telefonare, preferisce inviare messaggi per comunicare. Il 50,9% controlla le notifiche del telefono come prima cosa al risveglio o come ultima prima di andare a dormire. Il 48,4% controlla le previsioni meteo nel corso della giornata. Il 30,1%, invece di digitare sulla tastiera, invia messaggi vocali. Un’altra piccola ossessione quotidiana riguarda il rapporto con la memoria. Il cellulare diventa una «protesi» utile ai nostri ricordi e alle nostre conoscenze, al punto che il 37,9% degli utenti, quando non ricorda un nome, una data o un evento, si affida alle risposte della rete per fugare ogni dubbio. E il 25,8% non esce di casa senza portare con sé il caricabatteria del cellulare.

    Gli italiani e i problemi dell’era digitale

    Altro spunto interessate del Rapporto è quello relativo a quale tipo di problemi possa dare vita l’era digitale che stiamo vivendo. E questo comporta l’uso che si fanno degli strumenti digitali che non sono diretti responsabili, come spesso si crede, dell’insorgere di problematiche. La classifica dei principali problemi dell’era digitale secondo gli italiani riflette una visione molto individualistica, prevalentemente centrata su di sé e sull’impatto negativo che le tecnologie digitali possono eventualmente avere sul proprio vissuto quotidiano. Per il 42,5% il problema numero uno è la diffusione di comportamenti violenti, dal cyber-bullismo alle diffamazioni e intimidazioni online. Al secondo posto, il 41,5% colloca il tema della protezione della privacy. Segue il rischio della manipolazione delle informazioni attraverso le fake news (40,4%) e poi la possibilità di imbattersi in reati digitali, come le frodi telematiche (35,5%). Solo a grande distanza vengono citati problemi di sistema, come l’arretratezza delle infrastrutture digitali del nostro Paese e l’inadeguatezza dei servizi online della pubblica amministrazione (14,9%), oppure le minacce all’occupazione che possono venire da algoritmi, intelligenza artificiale e robotica (10,5%).

  • Rapporto Censis, i social media sono oggi alla base nell’immaginario collettivo

    Rapporto Censis, i social media sono oggi alla base nell’immaginario collettivo

    Il 14° Rapporto Censis sulla comunicazione evidenzia come oggi i social media sono per gli utenti italiani alla base di un nuovo immaginario collettivo. Se prima era la Tv il mezzo che formava miti e simboli, oggi sono Facebook, YouTube, Instagram a esercitare questa funzione.

    E’ stato presentato oggi il 14° Rapporto Censis sulla Comunicazione, un rapporto che rappresenta come oggi il modo di comunicare, e di rapportarsi con gli strumenti di comunicazione e informazione, degli italiani stia cambiando nell’era del web e dei social media. Se il Censis da una parte registra una continua flessione del libri (sempre molto letti dalle donne) e dei quotidiani, dall’altra registra come sia mutato l’immaginario collettivo degli italiani. E’ interessante infatti osservare che se prima era la televisione, mezzo di comunicazione di massa, a formare miti e simboli a cui gli italiani in qualche modo si legavano, oggi questa funzione è esercitata dai Social Media. E sono quindi Facebook, YouTube, Instagram a creare miti e simboli che sono alla base del nuovo immaginario collettivo degli italiani.

    Va detto però che in cima all’immaginario collettivo degli italiani c’è il posto fisso, un “mito” che ancora resiste nonostante avanzino sempre di più esperienze di lavoro sempre più flessibili e sempre più smart.

    I Rapporto Censis fotografa il nostro paese, dal punto di vista della Comunicazione, una fotografia che è utile osservare per meglio comprender, anche dal punto di vista sociale, che cosa significa effettivamente per gli italia il digitale e le nuove tecnologie, fenomeni che stanno cambiando il modo di comunicare e informarsi.

    Restando sull’immaginario collettivo, va notato anche i social network (27,1%) sono subito dietro proprio la televisione (28,5%) tra i mezzi che esercitano più influenza su fattori centrali dell’immaginario collettivo di oggi. I social media sono poi al primo posto tra i 30-44 anni (34%).

    social media immaginario collettivo rapporto censis 2017

    Restando su quelli che sono i temi che solitamente trattiamo qui su InTime, e che interessano voi che ci leggete, il rapporto rileva che nel 2017 gli utenti di internet in Italia costituiscono il 75,2% della popolazione (+1,5% in più del 2016). Il telefono cellulare è usato dall’86,9% degli italiani, quota nella quale domina lo smartphone (69,6%). Proprio lo smartphone è il prodotto digitale che gli italiani hanno acquistato di più negli ultimi 10 anni (+190%).

    Guardando ai social media che gli italiani usano di più, il Rapporto Censis rileva che la piattaforma più usata dagli italiani è WhatsApp utilizzata dal 65,7% della popolazione complessiva e dall’85,8% dei giovani 14-29 anni; a seguire Facebook usata dal 56,2% della popolazione complessiva (79,9% giovani 14-29 anni); poi YouTube con 75,9% dei giovani e 49,6% della popolazione complessiva; Google+ con 34,3% dei giovani e 26,8% della popolazione complessiva; Amazon con 38,7% dei giovani e 26,7% della popolazione complessiva; Instagram, e qui notate il divario, con 48,6% dei giovani e 21% della popolazione complessiva.

    social media italia rapporto censis 2017

    La classifica continua, ma val la pena fare una nota su Twitter usato dal 26,5% dei giovani e dal 13,6% della popolazione. La piattaforma che si appresta a raddoppiare i caratteri da 140 a 280 caratteri è quindi sempre più lontana dagli italiani e soprattutto dai giovani. Altra nota val la pena farla su Telegram usata in Italia dal 9,7% dei giovani e dal 6,1% della popolazione complessiva. Riesce comunque a fare di meglio di Snapchat.

    Il Rapporto evidenzia anche che si registra un continuo allontanamento, online, tra giovani e anziani. Infatti, la quota di utenti della rete arriva al 90,5% tra i 14-29anni, mentre è ferma al 38,3% tra gli anziani 65-80 anni. il 75,9% dei giovani usa YouTube, come fa solo il 16,5% degli ultrasessantacinquenni; quasi la metà dei giovani (il 47,7%) consulta i siti web di informazione, contro appena il 17,6% degli anziani; il 40,9% dei primi guarda la web tv, contro appena il 7,4% dei secondi; il 39,9% dei giovani ascolta la radio attraverso lo smartphone, mentre lo fa solo il 3,5% dei longevi; su Twitter c’è più di un quarto dei giovani (il 26,5%) e un marginale 3,2% degli over 65. Si nota qui anche il caso opposto, quello dei quotidiani, per i quali l’utenza giovanile (il 23,6%) è ampiamente inferiore a quella degli ultra sessantacinquenni (il 50,8%).

    Allora che ne pensate?