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  • Un anno dopo il caso Snowden, intervista a Mikko Hypponen di F-Secure

    Un anno dopo il caso Snowden, intervista a Mikko Hypponen di F-Secure

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    E’ già passato un anno dalle rivelazioni di Edward Snowden che ha provocato il NSA Gate, facendo conoscere al mondo il più grave caso spionaggio tecnologico mai verificatosi. E per l’occasione vi proponiamo il parere di un esperto di sicurezza, Mikko Hypponen di F-Secure, che ci parla degli eventi accaduti e del loro impatto sulle persone e sulle aziende

    Un anno fa le rivelazioni di Snowden stavano appena cominciando a scioccare il mondo intero. Secondo Mikko Hypponen, esperto di sicurezza e Chief Research Officer di F-Secure, oggi possiamo dire di stare meglio proprio grazie alle azioni compiute da Edward Snowden. Le aziende e i consumatori sono più attenti alla privacy e si pongono domande su cosa accada ai loro dati. E’ in atto una conversazione globale su problematiche complesse relative a tecnologia, sicurezza e privacy. Hypponen ha risposto ad alcune nostre domande sull’impatto dell’effetto Snowden nel mercato della sicurezza, sul cambiamento nel comportamento dei consumatori verso le aziende e sulle rivelazioni più importanti emerse durante l’anno.

    Quali sono stati i fatti più importanti svelati da Snowden secondo la sua opinione?

    La prima rivelazione, PRISM, è stata cruciale. Ha svelato a tutti noi che servizi che conosciamo e usiamo, come Google e Apple, vengono sorvegliati. L’aver svelato che le telefonate di alcuni leader stranieri come Angela Merkel venivano spiate è stato importante – anche se non certo sorprendente. La fuga di notizie sul catalogo ANT dell’NSA in dicembre ha mostrato quanto sia avanzata la tecnologia usata dalla NSA. Ha fornito dettagli tecnici sugli strumenti di sorveglianza già in uso cinque anni fa. La rivelazione su Quantum ha messo in luce come gli Stati Uniti usino attivamente i kit di distribuzione malware per colpire i loro target. Infine, le rivelazioni dal nuovo libro di Glen Greenwald mostrano che l’NSA ha accesso a Microsoft SkyDrive o OneDrive. Non si era mai saputo fino ad oggi che SkyDrive fosse a disposizione dell’NSA.

    Quale rivelazione l’ha sorpresa di più?

    Quella relativa all’agenzia di sorveglianza della Gran Bretagna, GCHQ, che spiava le persone durante le loro chat via webcam. A cosa diavolo stavano pensando?

    Le rivelazioni di Snowden hanno avuto impatto sul modo di fare business dei vendor di security?

    Sicuramente. Specialmente per le aziende al di fuori degli Stati Uniti. Noi ora abbiamo la responsabilità di rispondere ai clienti in tutto il mondo che preferiscono fare affari con società non statunitensi. Sono in F-Secure da 23 anni e posso dire che la nostra azienda non ha mai avuto così tanti cambiamenti come nell’ultimo anno. Abbiamo cambiato il nostro look, il nostro slogan e la nostra mission, avviato nuove aree di business e rilasciato molti più nuovi prodotti rispetto a qualsiasi anno precedente, molti dei quali sono focalizzati sulla privacy.

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    Mikko Hypponen insieme a David Hasselhoff

    E riguardo alla gestione dei dati dei clienti?

    Le rivelazioni non hanno avuto molto impatto su come F-Secure gestisce i dati dei clienti perché la privacy è sempre stata al centro delle nostre attività. Ma ci hanno spinto a pubblicare recentemente un whitepaper che spiega come vengono raccolti i dati per le nostre soluzioni di Internet Security. Nell’ultimo anno, le persone sono diventate più attente a ciò che accade ai loro dati. I software di sicurezza operano a un livello basso e hanno ampio accesso al sistema, come vendor di security volevamo essere in prima linea. Siamo stati il primo e, finora, l’unico vendor di soluzioni di security a documentare quale tipo di dati raccogliamo sui sistemi degli utenti finali e come li rendiamo anonimi. Sfidiamo tutti gli altri vendor di security a fare lo stesso.

    Ma le persone stanno realmente abbandonando i servizi Internet basati negli USA?

    Quando queste rivelazioni sono diventate di dominio pubblico, molte persone hanno detto che non volevano più salvare i propri dati presso grossi provider statunitensi. Ma in pratica, non vi è stato un massiccio spostamento tra i consumatori. Serve tempo e fatica per lasciare i vecchi servizi e adottarne di nuovi. Le aziende, d’altro canto, hanno avuto un maggior impatto e stanno spostando i dati dai servizi cloud basati negli USA. Ora sanno che quando salvano i loro dati nei cloud americani, il governo degli Stati Uniti ha il diritto di poterli controllare e devono considerare questo fatto molto seriamente.

    Quali sono le alternative ai servizi basati negli USA?

    Dove sono i principali motori di ricerca europei? I servizi di web mail? E quelli di cloud storage? Queste domande spiegano perché F-Secure ha deciso di entrare nel mercato del cloud storage – poiché non abbiamo trovato alternative in Europa e riteniamo nostra responsabilità fornirne una.

    Come si è comportato il governo americano a suo parere? Qualche miglioramento in vista?

    Hanno già fatto dei cambiamenti. Ma in sostanza tutti i cambiamenti che abbiamo visto sono stati rivolti a migliorare la privacy dei cittadini statunitensi, non degli stranieri. I politici devono soddisfare chi li vota e noi stranieri non potremo votare contro di loro. 

    Cosa le dà speranza?

    Edward Snowden mi dà speranza. E’ un ragazzo che ha sacrificato tutto per salvarci e noi come cittadini del mondo dovremmo essergli riconoscenti. Non tutto quello che ha fatto è tecnicamente corretto, ha tradito la fiducia del suo datore di lavoro ed è venuto meno agli accordi di riservatezza, ma nonostante tutto ha fatto la cosa giusta. Ora sappiamo molto riguardo la sorveglianza che i paesi dell’alleanza ‘Five Eyes’ stanno conducendo. Anche altri Paesi stanno spiando, ma non ne abbiamo prove concrete solo perché non hanno ancora avuto un loro Snowden. Quindi, spero vengano alla ribalta più Snowden da altre superpotenze.

    Cosa si aspetta che facciano i leader del mondo?

    Forse dovremmo rispondere alla domanda “Cosa dovrebbe fare la gente?” Le persone comuni non dovrebbero essere preoccupate, dovrebbero essere indignate. Per cambiare le cose serve un processo politico. Votate, parlate ai vostri rappresentanti, fate valere le vostre opinioni e unitevi al nostro movimento.

    F-Secure ha lanciato qualche settimana fa il manifesto#digitalfreedom e siete tutti invitati a contribuire a svilupparlo. E’ un documento in crowdsourcing che sarà usato per promuovere la libertà digitale nel mondo. Quindi, tutti coloro che sono preoccupati per la libertà digitale e la privacy possono contribuire con le loro idee e opinioni, anche con una sola frase. Il manifesto è sotto licenza creative commons ed è aperto ai vostri contributi fino al 30 giugno.

    Tutte le info le potete trovare su f-secure.com/digitalfreedom.

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  • La Sicurezza nei Social Media [Intervista]

    La Sicurezza nei Social Media [Intervista]

    Parliamo spesso di quanto sia importante per le aziende cogliere le opportunità che offrono i Social Media. Non solo bisogna saperci stare, e non solo esserci, ma bisogna anche avere ben presente quali siano i rischi. Ne abbiamo discusso con Mauro Alovisio e Andrea Zapparoli Manzoni, co-autori de “La sicurezza nei social media”, un interessante documento prodotto da Oracle Community for Security

    “La nostra posizione è univoca: raccomandiamo fortemente alle imprese italiane, in particolare quelle del Made in Italy, di usare i social network, in quanto essi rappresentano una reale opportunità, ma di farlo in modo intelligente e informato”. Questo è quello che si legge nella presentazione di “La sicurezza nei social media”, un interessante documento prodotto da Oracle Community for Security, interdisciplinare ed edito creative commons, scaricabile gratuitamente all’indirizzo http://social.clusit.it/views/Social/Homepage.html, che vuole puntare l’attenzione sulla sicurezza, tanto più minata quanto più le aziende, e non solo, si affacciano sui social network. Il lavoro non mette in evidenza soltanto i rischi con l’intento di far acquisire quella consapevolezza che ciascuno dovrebbe avere affacciandosi in Rete, ma fornisce dei consigli pratici per la tutela propria e dell’azienda dal punto di vista legale e informatico. Abbiamo posto qualche domanda a due dei coautori del documento: l’avvocato Mauro Alovisio per la parte giuridica e Andrea Zapparoli Manzoni per la parte informatica.

    Qual è la raccomandazione inerente la sicurezza più disattesa dalle aziende e perché?

    Nella nostra esperienza gli errori più comuni e con il più alto tasso di rischio compiuti dalle aziende sui Social sono (in ordine di frequenza):

    1. non preoccuparsi della Net Neutrality, cioè non partecipare ai Social e non tenere sotto controllo la propria identità digitale, rischiando così il Brand Hijacking (che può avere conseguenze molto gravi, trattandosi di PMI e micro-imprese)
    2. non affidarsi a professionisti. Il fai-da-te, che purtroppo è estremamente diffuso soprattutto in ambito PMI, è quasi una garanzia che si subiranno incidenti. Non mi riferisco solo alla necessità di avvalersi di esperti di Social marketing (che anzi spesso sono più “spericolati” dei loro committenti!), ma anche e soprattutto ad altre figure che dovrebbero concorrere nel supportare un’azienda che utilizzi i Social (a qualsiasi titolo), in particolare legali ed esperti di ICT Security. 
    3. gestire gli account social tramite una macchina utilizzata anche per altri fini (come ad esempio amministrativi, di segreteria o per utilizzi personali del titolare). Questo comportamento è decisamente poco “igienico”, dal momento che espone l’intera organizzazione ad ogni sorta di attacco e compromissione (antivirus e firewall sono praticamente inefficaci, ed anche un eventuale sistema di web content filtering ormai serve a poco). Porto un caso successo di recente: un’azienda mi ha contattato per un attacco veicolato via social, a causa del quale ha perso tutti i propri dati amministrativi (inclusi i backup) in quanto cifrati dai cybercriminali, che ora chiedono 50mila dollari per “liberarli”. Dal momento però che la gang in questione è appena stata sgominata dall’Europol, l’azienda non può nemmeno pagare il riscatto e sono impossibilitati a lavorare.
    4. non moderare la conversazione (o comunque non farlo in real-time). Mi rendo conto che, per volumi di conversation medio-alti si tratta di costi non indifferenti, d’altra parte è l’unico sistema che garantisce un buon livello di sicurezza (sia informatica, relativamente a dati ed infrastruttura, che degli asset immateriali come la reputazione) e che consente di ridurre al massimo l’impatto degli incidenti di data leakage.
    5. esporre i propri clienti, utenti, followers, partners ad attacchi a causa della mancata gestione dei rischi che conseguono dai punti 1-4 (il che configura scenari di liability).

    Perchè le aziende compiono questi errori?

    Dal lato della domanda:

    • errata percezione dei rischi / mancanza di awareness
    • mancanza di un budget dedicato (anche in base all’idea balzana secondo la quale Internet, ed i Social in particolare, sono “gratuiti”)

    Dal lato dell’offerta:

    • scarsità (almeno fino ad oggi) di soluzioni ad-hoc ritagliate sulle esigenze e sulle disponibilità delle PMI.

    Nella guida si raccomanda la lettura dei Terms Of Service. Ma quanti non “addetti ai lavori” sono in grado di comprenderne il contenuto? Cosa si potrebbe fare secondo te per renderli più comprensibili?

    Le social media policy esterne  ed interne per essere efficaci non devono essere calate dall’alto e  non devono essere strumenti rigidi  ma al contrario  devono essere elaborate con meccanismo bottom up e devono essere condivise dai diversi uffici dell’impresa (comunicazione, marketing, personale, sistemi informativi e non solo da giuristi) anche al fine di accrescere il senso di appartenenza all’organizzazione e la forza del brand.

    Si suggerisce  pertanto una coralità di azione e di competenze aziendali; occorre scrivere poche cose in termini chiari e trasparenti non una serie di noiosi e impraticabili  divieti: l’ottica deve essere di inclusione dei cittadini e dei consumatori, di accrescimento reciproco e di consapevolezza delle potenzialità e dei rischi dello strumento social media utilizzato. Occorre pertanto lavorare per punti  sintetici anche a livello grafico e monitorare il livello di comprensione e di interesse per il  testo.

    Si suggerisce  inoltre testare il grado di chiarezza del testo della social media policy  con alcuni test preliminari  prima della messa on line e verificare anche i profili dell’accessibilità anche dai cellulari.

    Molteplici social media policy presenti on line nelle pagine delle piattaforme trascurano i profili strategici  dell’utilizzo del marchio, logo aziendale e del brand;  il profilo di indicazione di contatti aziendali di prevenzione del contenzioso in materia di diritto d’autore e la presenza delle traduzioni in più lingue.

    Nella redazione della social media policy occorrerebbe conoscere bene il target al quale ci si rivolge,  il piano di comunicazione   dell’impresa dell’azienda e le priorità strategiche  della governance in materia di comunicazione  (es. priorità su questionari on line di gradimento servizi; su lancio di nuovi prodotti, su concorsi a premi, su campagna saldi stagionali etc..).

    Occorre inoltre tenersi costantemente aggiornati sulle condizioni legali di utilizzo dei social media e sulla giurisprudenza evolutiva comparata ad esempio in materia di diritto all’immagine, diritto di autore etc.

    Le social media policy devono inoltre essere aggiornate costantemente; si tratta di un processo di apprendimento continuo sia da parte dell’impresa sia da parte degli utenti.

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    Il logo utilizzato per caratterizzare il documento – frutto della collaborazione di una trentina tra aziende, studi legali, consulenti direzionali e associazioni – è una ciliegia. Perché i social network sono attraenti e apparentemente solo gustosi come le ciliegie. Ma come esse nascondono l’insidia del nocciolo, non solo spiacevole da addentare ma estremamente pericoloso. Soprattutto per chi non ne conosce l’esistenza.

  • Big Data, quali implicazioni per la sicurezza

    Big Data, quali implicazioni per la sicurezza

    A proposito di Big Data, argomento che sta diventando ormai sempre più di uso quotidiano, Akamai propone la sua piattaforma cloud, Akamai Intelligent PlatformTM, che considerando le implicazioni per la sicurezza si dimostra una valida soluzione

    I Big Data hanno ormai invaso il quotidiano: tutti sappiamo cosa sono ma pochi sanno come sfruttarli, analizzarli e gestirli. E soprattutto pochi capiscono perché è importante farlo: le implicazioni che i big data hanno per le aziende sono parecchie, anche in ambito security, come spiega Luca Collacciani, Regional Sales Manager di Akamai.

    Sebbene negli anni l’information security abbia fatto passi da gigante, oggi è necessario analizzare il settore da un punto di vista totalmente nuovo, che privilegi l’analisi dei dati per scindere il traffico legittimo da quello illegittimo. E’ proprio nella creazione di un internet più sicuro, che i Big Data giocano un ruolo di primo piano.

    In questo contesto, si inserisce la Akamai Intelligent PlatformTM, la piattaforma cloud computing più distribuita al mondo, in grado di aggregare una serie di informazioni relative a un determinato indirizzo internet – ad esempio, la velocità di connessione, la location, il tipo di contenuto richiesto – e stabilirne la reputation. I dati hanno dunque un ruolo fondamentale nella determinazione della legittimità di una richiesta e consentono di individuare quali indirizzi IP vanno filtrati, in modo da bloccare il traffico legato agli attacchi prima che l’azienda ne venga colpita.

    I Big Data possono inoltre mostrare il modo in cui virus e traffico malevolo si diffondono. Capire e prevedere l’evoluzione di questi scenari può permettere alle organizzazioni di isolare gli attacchi e distinguerli da altri tipi di disordini, come la recisione di un cavo, evitando così problemi legati al downtime.

    Le informazioni fornite dai Big Data aiutano infine a mantenere il traffico malevolo lontano dai server d’origine delle aziende. In altre parole, consentono alle organizzazioni di combattere una battaglia in prima linea, di ingaggiare uno scontro diretto con l’attaccante senza temporeggiare nelle retrovie come spesso fanno i business online, strategia questa particolarmente rischiosa poichè, spesso, è ormai troppo tardi per respingere l’attacco.

  • Sicuri in Rete, intervista a Mauro Ozenda

    Sicuri in Rete, intervista a Mauro Ozenda

    Sicuri in Rete, libro scritto da Laura Bissolotti e Mauro Ozenda, pone l’attenzione su temi che interessano tutti coloro che navigano sul web, quindi sicurezza e privacy. Ne abbiamo parlato con uno degli autori, Mauro Ozenda

    Sicuri-in-rete---Mauro-Ozenda-Laura-BissolottiTutela, protezione, sicurezza e privacy le parole che contraddistinguono il libro “Sicuri in Rete. Guida per genitori e insegnanti all’uso consapevole di Internet e dei social network” di Laura Bissolotti e Mauro Ozenda (Hoepli, costo di copertina € 14,90), che vuole essere una guida non solo per la famiglia che naviga in Rete pensando primariamente a tutelare e proteggere i propri figli, ma anche per tutti coloro che nella rete non ci vogliono restare intrappolati. Abbiamo intervistato Mauro Ozenda, visto che dalla pubblicazione del libro, avvenuta a febbraio 2012, di “acqua sotto i ponti” ne è passata, soprattutto in termini di evoluzione tecnologica.

    “L’impostazione data al libro “Sicuri in Rete” (www.sicurinrete.com) – afferma l’autore – è stata volutamente quella di consentire un auto-aggiornamento costante nel tempo da parte dei nostri lettori partendo in primis da un glossario dei termini informatici che volutamente abbiamo voluto ricollegare al sito web di riferimento che abbiamo ritenuto maggiormente completo e aggiornato. Dunque di volta in volta, a seconda della tematica affrontata, abbiamo sempre lasciato collegamenti utili ai quali far riferimento all’occorrenza”

    Ecco le domande che abbiamo posto all’autore.

    Perché un genitore dovrebbe acquistare il vostro libro?

    La prima nostra lettrice, Roberta, mamma di una bambina dislessica, ha scritto un post sul nostro gruppo su Facebook “Sicuri in Rete”: “Una guida completa e facilmente comprensibile anche da parte di chi non “mastica” l’informatica e internet. Un manuale che ogni famiglia dovrebbe tenere a portata di mano.” E io aggiungo: “Genitori e insegnanti non date per scontato che i vostri ragazzi non corrano alcun rischio quando navigano in Rete tramite il loro tablet, notebook o smartphone che sia. Occorre prendere le dovute precauzioni e soprattutto trasmettere un ingrediente fondamentale che non tutti hanno di “default”: tanto BUON SENSO. Il ruolo dunque degli adulti oggi è quello di affiancare i ragazzi e trasmetterlo mediante una sana educazione che può avvenire solo facendo chiarezza su ciò che sono non solo le potenzialità ma i rischi/pericoli che si possono presentare. Il nostro libro in questo aiuta soprattutto agendo in chiave preventiva.

    Oggi oltre il 90% dei ragazzi di oggi si incontra con gli amici sui Social Network (Facebook). Immagini, dati personali e sensibili viaggiano quotidianamente  sulla piazza virtuale più frequentata al mondo. Nel vostro libro fornite consigli in tal senso?

    Certamente si. Abbiamo dedicato un intero capitolo al riguardo cercando di trasmettere un concetto molto importante che oggi troppo spesso non solo i ragazzi ma anche noi adulti ci dimentichiamo: tutto ciò che finisce su Internet una sola volta un secondo è come un tatuaggio indelebile. Dunque molta attenzione a non pubblicare sul proprio profilo su facebook dati personali quali ad esempio indirizzo di casa o della scuola, numero di cellulare, data di nascita e nomi dei propri famigliari. Evitiamo di pubblicare immagini di bambini piccoli sul proprio profilo personale e non pubblichiamo foto con altre persone che preventivamente non ci hanno autorizzato a farlo (tags).

    La nostra privacy scompare dal momento in cui ci iscriviamo su Facebook. E’ possibile fare qualcosa per evitare che con facilità terzi riescano ad entrare in possesso dei nostri dati personali e sensibili?

    La sicurezza assoluta non esiste. Esistono i sistemi minimali per impostare privacy e sicurezza proteggendoci da criminali informatici sempre pronti a rubarci l’identità e un domani ricattarci per quanto viene trovato sul nostro profilo o ancor peggio commettere reati on-line a nostro nome. Attiviamo le giuste protezioni per impedire che eventuali software malevoli possano entrare all’interno del nostro sistema. L’obiettivo primario dei criminali informatici oggi è quello di guadagnare vendendo pacchetti di dati personali che ci riguardano. Dunque se proprio vogliamo condividere i nostri dati, le nostre passioni, i nostri hobby e i nostri amici facciamolo ma con le dovute protezioni e cercando di cautelarci per quanto possibile. La protezione dei nostri dati personali è importantissima.

    Smarthpone e tablet sono i dispositivi che ormai vanno per la maggiore per connettersi ad internet. E’ possibile proteggersi così come avviene su un normale PC o Notebook?

    Ormai tutti i produttori di antivirus hanno a disposizione una suite specifica per smartphone o tablet. Ve ne sono a pagamento o gratuite e fra le principali funzionalità la protezione da software malevolo, il controllo parentale, il blocco da remoto in caso di smarrimento, firewall e sistema di crittografia dei dati presenti sul dispositivo. Nel libro un’apposita sezione analizza i principali sistemi di protezione dati presenti su smartphone.

    Le applicazioni (apps) che vengono scaricate su Facebook piuttosto che sul proprio smartphone o tablet sono sicure?

    Partiamo dal presupposto che tutte le applicazioni che vengono scaricate tramite Google Player o altri sistemi sono di terze parti. Il 60% delle applicazioni trasmette al produttore delle stesse informazioni sensibili (dato Federal Trade Commission). Facebook stessa quando entriamo sul social network e ci creiamo il nostro profilo ci avvisa che è esente da responsabilità nel caso in cui un’applicazione scaricata sul social network in qualche modo entri in possesso dei nostri dati personali presenti sul profilo. E ogniqualvolta accettiamo di scaricare un’applicazione confermiamo il fatto che questa potrà accedere ai nostri dati personali impostati sul nostro profilo. Dunque il consiglio che posso dare è con le applicazioni sui dispositivi maggiormente utilizzati e sulle piattaforme social andiamo cauti.

    Segnalaci qualche sito da sbirciare per garantirci sicurezza.

    www.sicurezza-digitale.com: un portale con informazioni aggiornate sulla sicurezza in Rete e la protezione dei dati personali.

    www.sicurionline.it: portale di informazione protezione dati personali e sicurezza online con il supporto di video esplicativi gestito da Microsoft, Polizia Postale e Banca Carige.

    www.google.it/goodtoknow: progetto “Buono a Sapersi” gestito da Google Italia in sinergia con Polizia di Stato che mira a fornire informazioni legate alla sicurezza online e alla protezione dei nostri dati presenti sul web.

    E per chiudere tre applicazioni online che ci possono aiutare 

    www.secure.me: applicazione online utile per la protezione del tuo profilo Facebook

    www.waatp.com: un motore di ricerca per poter cercare specificatamente una persona sul web

    www.TinEye.com : un motore di ricerca che consente di trovare immagini uguali e simili nel web, aiutandoci a scoprire se una foto è stata modificata o coperta da copyright

  • Olimpiadi 2012, quasi un milione di utenti segue i Giochi via web

    Olimpiadi 2012, quasi un milione di utenti segue i Giochi via web

    Qualche giorno fa vi avevamo informato della scelta di 15 broadcaster europei che si sono affidati ad Akamai per lo streaming online dei Giochi Olimpici di Londra 2012. Oggi viene fornito qualche interessante risultato: gli utenti collegati ieri via web erano quasi un milione e si pensa che presto si possa superare il milione con l’inizio delle gare di Atletica Leggera

    Akamai---Olympic-2012-dashboardIl grafico di fianco mostra il traffico legato alle Olimpiadi 2012 sulla piattaforma Akamai. Come si può notare, ieri sono stati ben 916.149 gli utenti europei che si sono collegati a dispositivi web e mobile per seguire lo streaming live e on-demand delle gare. Il grafico mostra un chiaro trend di crescita rispetto all’inizio dei Giochi: presto si raggiungerà quota un milione di utenti, cifra che sicuramente verrà oltrepassata non appena cominceranno le tanto attese sessioni di Atletica Leggera. (altro…)

  • In calo la fiducia dei consumatori nel secondo trimestre 2012

    In calo la fiducia dei consumatori nel secondo trimestre 2012

    Secondo i dati che Nielsen raccoglie periodicamente, la fiducia globale dei consumtori registrata nel secondo trimestre del 2012 è calata di tre punti. La situazione economica negativa e la sicurezza del posto di lavoro rimangono le preoccupazioni principali. Le spese voluttuarie si sono ridotte e più dei due terzi dei consumatori intervistati ha deciso di risparmiare modificando le proprie abitudini di spesa

    In calo la fiducia dei consumatoriSecondo i dati raccolti da Nielsen, leader globale nelle misurazioni e analisi relative ad acquisti e consumi, a utilizzo e modalità di esposizione ai media, nel secondo trimestre del 2012 la fiducia dei consumatori a livello globale è scesa a quota 91 calando di 3 punti rispetto al primo trimestre dell’anno, ma salendo di 2 rispetto allo stesso periodo del 2011. In quest’ultima survey, condotta tra il 4 e il 21 maggio 2012, la fiducia dei consumatori si è ridotta in 26 dei 56 mercati esaminati, è aumentata in 23 ed è rimasta invariata in 7. Nel secondo trimestre, la fiducia dei consumatori è calata a causa di eventi globali quali il peggioramento della crisi nell’Eurozona e il rallentamento del tasso di crescita di Cina e India con il relativo impatto negativo sia sui mercati finanziari che sul ‘sentiment’ dei consumatori in molte parti del mondo, che hanno reagito riducendo le proprie intenzioni di spesa e consumo. (altro…)

  • Akamai individua le principali minacce alla sicurezza del cloud

    Akamai individua le principali minacce alla sicurezza del cloud

    Attacchi DDoS, malware ma anche nuove tecnologie: ecco le principali minacce alla sicurezza del cloud. Nell’ampio panorama delle minacce informatiche, Rodolfo D’Agostino del Security Center of Excellence di Akamai, individua le più pericolose e frequenti

    Akamai logo

    Se è vero che le aziende tendono sempre più a orientare verso Internet dati e operazioni business-critical, è altrettanto vero che esse sono ora obbligate a prendere misure adeguate per proteggere le proprie risorse dalle crescenti minacce del mondo online. Dai worm al phishing, dalle botnet agli attacchi denial-of-service, l’infrastruttura aperta di Internet è un facile e ambito bersaglio per i criminali: la rete è diventata una miniera d’oro virtuale di dati riservati e risorse preziose e purtroppo il livello generale di sicurezza non si è ancora adeguato. Anzi: dal momento in cui il Web è diventato un ambiente sempre più complesso ed eterogeneo, le vulnerabilità si sono moltiplicate.  (altro…)

  • Sondaggio Microsoft, italiani ed europei con la testa tra le nuvole [Infografica]

    Sondaggio Microsoft, italiani ed europei con la testa tra le nuvole [Infografica]

    Servizi cloud: Microsoft svela le abitudini di italiani ed europei. Un recente sondaggio svolto da MSN tra oltre 10.500 utenti di tutta Europa e del Sud Africa, svela le peculiarità degli utenti del Bel Paese nella fruizione dei servizi di personal cloud rispetto alle altre nazioni

    Cloud-computingIl cloud è sempre più utilizzato dagli utenti per avere i propri documenti e le proprie immagini a portata di click, ovunque si trovino e da qualsiasi dispositivo decidano di connettersi. Per questo MSN ha recentemente condotto un sondaggio tra oltre 10.500 utenti in Europa e Sud Africa, per indagare peculiarità e differenze nel loro modo di utilizzare i servizi di personal cloud. In particolare, gli italiani risultano poco abituati ad utilizzare molteplici device per connettersi (solo il 33%) – agli antipodi degli ungheresi (che nel 77% dei casi si collegano al web da due o più dispositivi) – e i più sono abituati a farlo dal PC di casa (83%), ben al di sopra della media di tutti i Paesi coinvolti (+25%), dove invece è molto più diffuso l’utilizzo del laptop personale (54% contro solo il 16% degli italiani) o del proprio smartphone (37% contro solo il 19% degli utenti del Bel Paese). (altro…)

  • Akamai arricchisce l’HD Network, sfida all’Entertainment online

    Akamai arricchisce l’HD Network, sfida all’Entertainment online

    Sicurezza e streaming dinamico: le chiavi per garantire l’erogazione ottimale di contenuti video. La garanzia di una user experience sicura e di qualità rappresenta oggi una criticità di molte aziende ecco perchè Akamai migliora l’offerta HD Network

    Akamai - Logo NewAkamai Technologies, la principale piattaforma cloud che consente di offrire agli utenti un’esperienza online sicura e a elevate prestazioni, in qualunque parte del mondo e su ogni dispositivo, ha annunciato importanti novità per il settore dell’online entertainment, relative alla sicurezza e all’erogazione di contenuti video. Il mercato media ed entertainment sta radicalmente cambiando a seguito delle nuove condizioni poste da un mondo sempre più connesso: garantire una user experience sicura e di qualità rappresenta oggi una criticità di molte aziende. Un ambiente stimolante quindi ma, al contempo, denso di nuove minacce: in primis l’utilizzo non autorizzato di contenuti video. (altro…)

  • “Il tuo video per farne parlare”, Identità digitale e Privacy online

    Una giuria, composta da Vodafone Italia, UserFarm — piattaforma internazionale di video crowdsourcing — e Omnicom Media Group, ha selezionato i video vincitori della gara creativa “Il tuo video per farne parlare”. Una gara creativa per spiegare la privacy online agli adolescenti

    UserFarm, Vodafone Italia e Omnicom Media Group annunciano i video selezionati nella gara creativa “Il tuo video per farne parlare”, a cui hanno partecipato i videomaker della community di video crowdsourcing di UserFarm Italia. I creativi sono stati invitati a realizzare un video originale, positivo e divertente, che potesse parlare ai ragazzi tra gli 11 e i 19 anni e capace di informare e sensibilizzare sui temi della sicurezza online e della navigazione consapevole. Il videomaker Rupfabrica, ha realizzato il video che è stato selezionato dalla giuria sulla base della corrispondenza agli obiettivi della gara creativa, della pertinenza alle linee guida del brief proposto, dell’originalità e creatività con le quali la tematica scelta è stata affrontata e della qualità tecnica del video, che verrà retribuito con un compenso di 10.000 euro. (altro…)