Tag: sicurezza

  • Grok, la spunta blu non rende sicura la generazione di immagini

    Grok, la spunta blu non rende sicura la generazione di immagini

    X ha ufficialmente limitato la creazione di immagini ai soli utenti Premium. Una mossa che non sorprende, ma che sposta semplicemente la violenza digitale dietro un abbonamento, confermando che la sicurezza per Elon Musk è un servizio accessorio e non un requisito strutturale.

    Dopo le polemiche, inevitabili, X ha deciso finalmente di operare su quello che è diventata una grave emergenza. Il fenomeno della modifica delle immagini attraverso messaggi testuali a Grok (la IA di xAI) ha assunto dimensioni allarmanti e i dati che ho raccolto nell’articolo di ieri lo dimostrano.

    Grok, la generazione di immagini su X solo per abbonati a Premium

    Ebbene, il messaggio apparso agli utenti nelle ultime ore mostra questo atteso, ma comunque tardivo, cambio di passo: “La generazione e la modifica di immagini sono attualmente limitate agli abbonati paganti”. Questa restrizione arriva, ricordiamolo, dopo una settimana di critiche globali e pressioni senza precedenti da parte del governo britannico e della Commissione Europea.

    Grok, la spunta blu non rende sicura la generazione di immagini
    Il messaggio di Grok in risposta alla richiesta di account non abbonati a X

    Come abbiamo visto, la “spunta blu” non funziona come una sorta di filtro morale. L’utente che ha chiesto di manipolare l’immagine della donna uccisa a Minneapolis, un esempio che definisce il punto più basso di questa deriva tecnologica, era proprio un utente abbonato. Limitare l’accesso a chi paga significa ammettere che, una volta abbonato, la dignità delle persone rimane un territorio di conquista privo di filtri.

    Grok e l'immagine della ragazza uccisa a Minneapolis
    Grok e l’immagine della ragazza uccisa a Minneapolis
    Grok e l'immagine della ragazza uccisa a Minneapolis
    Grok e l’immagine della ragazza uccisa a Minneapolis

    I numeri allarmanti dell’emergenza su X

    I dati, ricordati ieri, che emergono dalle ultime inchieste delineano un quadro di abuso sistemico che nessuna limitazione di accesso sembra aver ancora frenato:

    • 6.700 immagini sessualizzate all’ora: è il ritmo di generazione rilevato da ricercatori citati da Bloomberg durante i picchi di attività di questa settimana.

    • 3/4 delle richieste analizzate: secondo una ricerca del Trinity College di Dublino, circa il 75% dei prompt raccolti riguardava la richiesta di “denudare” o sessualizzare donne e minori.

    • 800 contenuti pedopornografici o violenti: rintracciati dall’organizzazione AI Forensics tramite l’app “Grok Imagine”, che sembra mantenere maglie ancora più larghe rispetto all’interfaccia standard.

    La posizione UE: “Non è piccante, è illegale”

    Bruxelles ha già chiarito che non accetterà soluzioni di comodo. Thomas Regnier, portavoce della Commissione Europea per il digitale, è stato categorico definendo i contenuti generati “disgustosi” e “illegali”, sottolineando che la narrazione di Musk su una “IA piccante” non ha basi giuridiche in Europa.

    La Commissione ha già ordinato a X di conservare tutti i documenti interni e i dati relativi a Grok fino alla fine del 2026 per facilitare le indagini in corso. Il rischio per la piattaforma è altissimo:

    1. Sanzioni DSA: dopo la multa di 120 milioni di euro ricevuta a dicembre 2025, X rischia ora sanzioni fino al 10% del fatturato globale.

    2. Online Safety Act (UK): il primo ministro Keir Starmer ha dichiarato che Ofcom ha il pieno supporto per agire, inclusa la possibilità di richiedere il blocco della piattaforma nel Regno Unito.


    Grok, la spunta blu non rende sicura la generazione di immagini
    Grok, la spunta blu non rende sicura la generazione di immagini

    Oltre il paywall: la sicurezza come vantaggio competitivo

    In definitiva, l’errore di fondo rimane la scelta di aver rilasciato in uso a chiunque uno strumento così potente senza alcun tipo di filtro semantico e contestuale. Lo spostamento della funzionalità dietro un paywall non è una misura di sicurezza, ma una monetizzazione dell’abuso. Oltre che una foglia di fico.

    Il vero vantaggio competitivo per chi sviluppa Intelligenza Artificiale oggi non risiede nella “libertà assoluta” di generare orrori, ma nella capacità di costruire sistemi sicuri per design (safety-by-design).

    Le aziende che sapranno garantire che la loro tecnologia non possa essere usata come arma di aggressione digitale saranno quelle in grado di procedere all’interno di un ecosistema normativo che, da oggi, non concede più sconti.

  • UE 2024, ecco le linee guida per aziende tech e social media

    UE 2024, ecco le linee guida per aziende tech e social media

    L’UE ha rivelato le direttive per rafforzare la sicurezza delle elezioni europee del 2024. Enfatizzando la moderazione dei contenuti e la lotta ai deepfake sulle piattaforme digitali.

    Con l’avvicinarsi delle elezioni europee – 6-9 giugno 2024 -, l’Unione Europea ha annunciato un nuovo progetto normativo per sensibilizzare le principali piattaforme digitali riguardo a questo fondamentale appuntamento elettorale.

    L’UE ha rivelato un progetto di direttive per garantire la sicurezza nelle elezioni, rivolto alle piattaforme digitali con almeno 45 milioni di utenti mensili attivi a livello regionale.

    Queste piattaforme, regolate dal Digital Services Act (DSA), sono obbligate a contrastare rischi sistematici come la creazione di deepfake politici, garantendo allo stesso tempo i diritti fondamentali come la libertà di espressione e la privacy.

    L’impatto del DSA sulle elezioni europee 2024

    Le piattaforme coinvolte dal provvedimento comprendono Facebook, Google, Instagram, LinkedIn, TikTok, YouTube e X.

    L’Unione Europea ha identificato le elezioni come un momento critico nell’ambito dell’applicazione del DSA per le grandi piattaforme online (VLOP) e i motori di ricerca online (VLOSE).

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    Queste aziende sono chiamate ad individuare e a limitare rischi sistematici, inclusa la manipolazione delle informazioni che potrebbero influenzare i processi democratici. Sempre nel rispetto dell’intera normativa sulla moderazione dei contenuti e sulla governance digitale.

    Richiamo ai colossi tecnologici per i processi democratici

    Secondo le direttive dell’UE sulla sicurezza elettorale, ci si aspetta che i colossi tecnologici rafforzino le loro misure di protezione dei processi democratici. Questo include l’impiego di risorse per la moderazione dei contenuti in tutte le lingue ufficiali dell’UE

    Inoltre si richiede la disponibilità di personale sufficiente per rispondere efficacemente ai rischi emergenti dalle informazioni sulle loro piattaforme.

    Oltre a rispondere alle segnalazioni dei fact-checker indipendenti.

    In caso di mancato rispetto, potrebbero incorrere in ingenti sanzioni.

    L’importanza della moderazione dei contenuti

    Le piattaforme dovranno bilanciare attentamente la moderazione dei contenuti politici, distinguendo tra satira, che dovrebbe restare libera come forma di libertà di parola, e la disinformazione politica nociva, che potrebbe influenzare gli elettori e alterare il risultato delle elezioni.

    I contenuti che rientrano nella categoria di rischio sistemico devono essere rapidamente identificati e mitigati. L’UE richiede misure di mitigazione “ragionevoli, proporzionate ed efficaci” per i rischi legati ai processi elettorali, nonché il rispetto di altre norme pertinenti.

    Le linee guida, elaborate dalla Commissione e soggette a consultazione il mese scorso, rispondono all’urgenza delle imminenti elezioni del Parlamento europeo a giugno.

    Stress test per le piattaforme digitali

    È previsto uno stress-test sulle piattaforme il mese prossimo. Questo per dimostrare che l’UE non intende lasciare nulla al caso per ciò che riguarda la conformità delle piattaforme.

    Uno degli aspetti chiave è la richiesta alle piattaforme di offrire agli utenti scelte significative riguardo ai sistemi di raccomandazione basati su algoritmi e intelligenza artificiale. Per consentire agli utenti di avere controllo sui contenuti visualizzati.

    I sistemi di raccomandazione dovrebbero includere misure per limitare la disinformazione mirata alle elezioni e adottare misure di mitigazione contro la diffusione di disinformazione generata da intelligenza artificiale. Come sono appunto i deepfake a sfondo politico.

     


    Cosa si intende per deepfake

    Con deepfake si intende il risultato di tecniche avanzate di intelligenza artificiale e apprendimento automatico, in particolare le reti neurali generative avversarie (GANs).

    Queste reti sono addestrate con ampi set di dati di immagini o video reali per produrre nuove immagini o video che sembrano realistici, ma sono in realtà artificiali.

    In pratica, i deepfake sono spesso usati per sovrapporre il viso di una persona su un altro corpo in un video, o per manipolare l’audio e il video in modo che una persona sembri dire o fare qualcosa che non ha mai detto o fatto.

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    Innovazione e trasparenza

    L’UE sottolinea l’importanza della trasparenza nella progettazione e nel funzionamento di questi sistemi. Raccomanda poi test di resistenza e simulazioni per aumentare l’efficacia nel rilevare e mitigare i rischi.

    Inoltre, le piattaforme devono concentrare risorse interne su minacce elettorali specifiche, come i prossimi eventi elettorali, e dare vita a processi di condivisione delle informazioni. Oltre che procedere all’analisi sui rischi.

    Le risorse devono possedere competenze locali per una moderazione dei contenuti efficace e una comprensione approfondita dei contesti nazionali e regionali.

    Per ogni evento elettorale, si raccomanda la creazione di un team interno dedicato, con competenze locali e in settori rilevanti, come la moderazione dei contenuti e la verifica dei fatti.

    Invito a collaborare tra le piattaforme

    Le piattaforme sono invitate a collaborare con esperti esterni, come l’Osservatorio europeo sui media digitali (EDMO) e organizzazioni indipendenti di fact-checking.

    Le piattaforme devono attivare misure di mitigazione attive da uno a sei mesi prima del periodo elettorale e continuarle per almeno un mese dopo le elezioni. Questo periodo è critico per affrontare rischi come la disinformazione mirata ai processi di voto.

    L’UE consiglia anche alle piattaforme di ispirarsi ad altre linee guida esistenti, come il Codice di condotta sulla disinformazione e il codice sulla lotta all’incitamento all’odio, per identificare le migliori pratiche.

    È fondamentale che gli utenti abbiano accesso a informazioni ufficiali sui processi elettorali e che le piattaforme contrastino contenuti illegali che possano influenzare il dibattito democratico.

    Trasparenza verso la pubblicità politica

    In termini di pubblicità politica, le piattaforme sono indirizzate verso le future norme di trasparenza in questo settore. Con l’invito a prepararsi adottando misure conformi ai requisiti previsti.

    Le piattaforme sono inoltre invitate a collaborare con le autorità di controllo ed esperti della società civile. Oltre che a collaborare tra loro per condividere informazioni sui rischi per la sicurezza elettorale.

    L’UE raccomanda inoltre di istituire meccanismi interni di risposta agli incidenti ad alto rischio e di condurre revisioni post-elettorali dei risultati.

    Rischio di multe fino al 6% del fatturato

    Sebbene le linee guida sulla sicurezza elettorale non siano obbligatorie, le piattaforme che scelgono un approccio diverso devono dimostrare che il loro metodo rispetta gli standard dell’UE.

    In caso contrario, rischiano di essere considerate in violazione della DSA, con possibili sanzioni fino al 6% del fatturato annuo globale.

    Le linee guida includono raccomandazioni specifiche per le prossime elezioni del Parlamento europeo e, sebbene al momento siano ancora una bozza, si prevede l’adozione formale da parte della Commissione ad aprile.

  • Come mantenere in sicurezza il proprio account Instagram

    Come mantenere in sicurezza il proprio account Instagram

    La cronaca di questi giorni porta all’attenzione il tema della sicurezza sui social media. In particolare su Instagram. Ecco alcune semplici regole da seguire.

    La cronaca di questi giorni ci riporta all’attenzione di quanto sia importante mantenere in sicurezza il proprio account sui social media. In realtà questa attenzione dovrebbe essere sempre alta. Ma, a volte, questi casi eclatanti possono aiutare ad apporre la giusta attenzione.

    Il riferimento è all’incidente che ha riguardato la premier Giorgia Meloni, il cui account Instagram è stato violato un paio di giorni fa. Un episodio, poi subito rientrato senza conseguenze. Ma che porta all’attenzione quanto sia importante rendere più sicuro il proprio account.

    Prima di procedere ad indicare alcune regole base da seguire, proviamo insieme a dare uno sguardo su altri casi simili.

    Violazioni social media, casi eclatanti

    Un caso di violazione, seppur breve, lo ha subito anche l’attuale presidente Usa, Joe Biden. A maggio dell’anno scorso. La violazione riguardò anche l’account su X.

    come mantenere sicurezza account Instagram 2024 franzrusso

    Si ricorda anche il caso della violazione di Downing Street, la sede del premier inglese, in quel caso c’era Boris Johnson, era l’aprile del 2022. Una violazione portata avanti attraverso il software di hacking Pegasus. Si tratta di un software in grado di trasformare un telefono in un dispositivo di ascolto remoto.

    E poi, da annoverare nei grandi casi di violazione più recente, quello che riguardò Twitter nel luglio del 2020. Un caso che portò alla violazione di account di gente come Joe Biden, Bill Gates, Elon Musk, Warren Buffett, Kanye West, Michael Bloomberg, Uber, Jeff Bezos e anche Barack Obama. Gli account di queste personalità furono violati per far girare una truffa sui bitcoin.

    Uno screenshot di truffa attraverso bitcoin è quello che è stato pubblicato dopo la violazione dell’account Instagram della presidente Giorgia Meloni.

    Violazioni e social media, alcuni dati

    Di casi eclatanti ce ne sono stati tanti purtroppo. E l’attenzione non deve mai essere abbassata da questo punto di vista.

    Da mettere in chiaro, gli hacker possono attaccare chiunque, nessuno è escluso. Ecco perché l’attenzione deve essere sempre molto alta da parte di tutti. Soprattutto poi da chi ha responsabilità molto grandi da gestire.

    Un recente studio di Google ha affermato che ormai oltre il 20% degli account social media è destinato ad essere violato. E il fenomeno è in crescendo. Nonostante siano sempre più affinate le tecnologie di difesa.

    Ci sono alcuni studi recenti che rilevano il fatto che ormai, mediamente 1,4 miliardi di account sui social media vengono violati ogni mese. Si tratta di un numero che continuerà ad aumentare, all’aumentare del numero di persone che usano i social media.

    Violazioni e social media, fenomeno in crescita

    Dal 2021 al 2022 il numero di account di social media che sono stati dirottati ha registrato un aumento del 1.000%.

    Nel 2023, il fenomeno delle violazioni e degli attacchi hacker sui social media ha continuato a essere significativo.

    A guardare Instagram nello specifico, è stato rilevato che un account IG viene hackerato ogni 10 minuti, con oltre 50.000 account Instagram compromessi all’anno​​.

    Da sapere che la piattaforma più violata al momento e Facebook. Instagram è la seconda.

    Solo Facebook riceve circa 70 mila richieste di recupero di account, su Instagram sono circa 36 mila.

    Alcune regole da seguire per mettere in sicurezza l’account Instagram

    Fermiamoci qui, perché ci terrei molto a ricordare qui le regole che sarebbe meglio seguire per evitare – quantomeno ci si prova – che il nostro account venga violato.

    1 – Scegliere una password robusta.

    • la password deve essere lunga almeno 12 caratteri e includere una combinazione di lettere maiuscole e minuscole, numeri e simboli.
    • non utilizzare la stessa password per altri account online.
    • cambiare la password regolarmente, almeno ogni 3-6 mesi.

    2 – Attivare l’autenticazione a due fattori (2FA)

    • la 2FA aggiunge un ulteriore livello di sicurezza richiedendo un codice di verifica oltre alla password per accedere al tuo account.
    • si può attivare la 2FA nelle impostazioni di Instagram, scegliendo tra SMS o app di autenticazione, come ad esempio Google Authenticator.

    Regole da non sottovalutare mai

    3 – Prestare attenzione a link sospetti

    • non cliccare su link ricevuti da DM, email o post di persone che non conosci.
    • fare attenzione a siti web che imitano l’interfaccia di Instagram per rubare le tue credenziali.
    • se non si è sicuri di un link, meglio prima passare sopra con il mouse per verificare l’URL completo e controllare che sia affidabile.

    4 – Controllare l’attività di accesso

    • dalle impostazioni di Instagram, è possibile vedere da quali dispositivi è stato effettuato l’accesso al proprio account.
    • se si notano accessi sospetti da dispositivi o località che non si conoscono, o che non ci sembrano familiari, meglio modificare immediatamente la password e revocare l’accesso ai dispositivi non autorizzati.

    Importante aggiornare l’app Instagram

    5 – Aggiornare regolarmente l’app Instagram

    • gli aggiornamenti dell’app includono spesso patch di sicurezza per proteggere da vulnerabilità note.
    • assicurarsi di avere in dotazione l’ultima versione di Instagram installata sul proprio dispositivo.

    6 – Proteggi le tue informazioni personali

    • non condividere informazioni sensibili come il proprio numero di telefono o l’indirizzo di casa sul proprio profilo Instagram.
    • prestare attenzione alle informazioni che vengono rese pubbliche attraverso la condivisione di storie e post.

    Seguire i consigli di Instagram sulla sicurezza

    7 – Seguire i consigli di sicurezza di Instagram

    • Instagram fornisce diverse risorse per aiutare gli a proteggere il proprio account.
    • consultare la sezione “Sicurezza” nelle impostazioni dell’app o visitare il Centro sicurezza di Instagram per saperne di più.

    Regole aggiuntive:

    • usare un gestore di password per creare e memorizzare password complesse per i propri account online.
    • essere particolarmente cauti quando ci si connetti a reti Wi-Fi pubbliche.
    • installare un software antivirus e anti-malware sul proprio dispositivo.

    Sicurezza e social media, serve Consapevolezza

    Seguire queste regole di base potrebbe aiutare a garantire un’esperienza sui social media un po’ più sicura e protetta. E vale anche su su Instagram.

    In un’epoca in cui la nostra identità digitale è davvero preziosa, proteggere i nostri account sui social media non è solo una buona pratica, diventa una necessità imprescindibile.

    Ricordiamoci che, dietro ogni schermo, si nascondono rischi che richiedono la nostra attenzione, ogni giorno.

    Agiamo sempre con consapevolezza e adottiamo misure di sicurezza efficaci. In questo modo possiamo difendere la nostra identità digitale e continuare a usare il digitale e tutti i suoi strumenti con maggiore serenità e sicurezza.

     

  • X introduce il supporto alle passkey sulle app iOS

    X introduce il supporto alle passkey sulle app iOS

    X, quella che era Twitter, introduce le passkey nelle app iOS, offrendo un’autenticazione più sicura. Questa tecnologia, adottata anche da Apple, Google e altri, rappresenta un passo avanti nella sicurezza digitale.

    Come sappiamo bene, la sicurezza online è diventata una priorità assoluta. Anche se ancora molti faticano a comprenderlo. Ecco perché la notizia di X (quello che era prima Twitter) che ha introdotto il supporto per le passkey nelle sue app iOS rappresenta, comunque la si pensi, un dato da registrare. Da segnalare che la funzionalità è attiva indipendentemente dal proprio account Premium (quello a pagamento).

    Questa decisione segue l’eliminazione del supporto per l’autenticazione a due fattori (2FA) via SMS per gli utenti non Premium l’anno scorso.

    Verso un futuro senza password

    La decisione di X di adottare le passkey è stata influenzata da una serie di fattori. Il contesto vede  una crescente preoccupazione per le violazioni della sicurezza online. Sappiamo che gli attacchi informatici sono all’ordine del giorno. Dunque è necessario creare un sistema di autenticazione più robusto.

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    X, come altre piattaforme digitali, ha dovuto affrontare diverse violazioni della sicurezza, inclusa la nota violazione, di qualche settimana fa, dell’account della U.S. Securities and Exchange Commission, che ha messo in luce le vulnerabilità dei sistemi di sicurezza tradizionali.

    Il perché della mossa di X

    L’introduzione delle passkey da parte di X non è solo una risposta alle sfide di sicurezza. Ma potrebbe essere letto anche un tentativo di anticipare le esigenze future degli utenti.

    Le passkey offrono una soluzione più sicura e comoda rispetto alle tradizionali password, integrando metodi di autenticazione biometrica come Face ID o Touch ID. Questo passaggio è in linea con la tendenza dell’industria tecnologica verso sistemi di autenticazione più sofisticati.

    Cosa comporta la scelta delle passkey

    L’implementazione delle passkey da parte di X potrebbe dare luogo a diverse conseguenze.

    Per gli utenti, significa una maggiore facilità d’uso e una sicurezza rafforzata. Per quanto riguarda il grande tema della sicurezza, questo approccio rappresenta un passo avanti verso la riduzione della dipendenza dalle password. Come si sa, notoriamente vulnerabili a tecniche di phishing e altri attacchi informatici.

    Cosa sono le passkey

    Le passkey sono essenzialmente chiavi di accesso digitali che sostituiscono le tradizionali password. Basate sulla tecnologia WebAuthn e sviluppate in collaborazione con enti come la FIDO Alliance, Apple, Google e Microsoft, le passkey generano una coppia di chiavi crittografiche, una pubblica e una privata, per ogni account. Questo metodo riduce significativamente il rischio di accessi non autorizzati e attacchi di phishing, poiché la chiave privata non viene mai condivisa con il servizio online.

    Queste le altre piattaforme su cui sono usate le passkey.

    • Apple: la casa di Cupertino ha introdotto il supporto per le passkey in iOS 16, iPadOS 16.1 e macOS Ventura, permettendo agli utenti di utilizzare questa forma di autenticazione sicura su iPhone, iPad e Mac.
    • Google: il colosso di Mountain View ha implementato le passkey nei suoi servizi e sistemi, inclusi gli account Google, offrendo così un metodo di autenticazione sicuro e conveniente.
    • Microsoft: il colosso di Redmond è un altro attore importante che supporta le passkey, facilitando un accesso sicuro ai propri servizi e applicazioni.
    • PayPal: l’azienda dei pagamenti ha adottato le passkey, permettendo ai suoi utenti di accedere ai servizi di pagamento online in modo più sicuro e senza password.
    • eBay: il colosso di vendita online si è mosso verso l’autenticazione senza password, integrando le passkey per migliorare la sicurezza degli account utente.
    • Dashlane: noto gestore di password, ha implementato il supporto per le passkey, fornendo un ulteriore strato di sicurezza per la gestione delle credenziali.
    • Best Buy: il grande rivenditore di elettronica ha adottato questa tecnologia, consentendo ai clienti di accedere ai propri servizi online in modo più sicuro.

    Altri casi oltre a quello della SEC

    Il caso della SEC su X non è un’isolata eccezione. Altri esempi di violazioni includono attacchi passati alla storia.

    Come quello che coinvolse proprio Twitter nel luglio del 2020 con la truffa dei bitcoin. In quell’occasione vennero violati gli account di personalità come, tra gli altri, Apple, Biden, Obama, Bill Gates e di Elon Musk anche. In quel caso, gli account vennero utilizzati per pubblicare un messaggio che promuoveva l’indirizzo di un portafoglio Bitcoin con la promessa di raddoppiare i pagamenti in cambio.

    Al momento non si sa se, e quando, le passkey approderanno anche sull’app Android di X.

  • Nuova campagna Meta su sicurezza Instagram per adolescenti e genitori

    Nuova campagna Meta su sicurezza Instagram per adolescenti e genitori

    Meta lancia una campagna in Italia per sensibilizzare su strumenti di sicurezza di Instagram. L’iniziativa mira a proteggere gli adolescenti online e a coinvolgere genitori ed educatori nella gestione dell’uso dei social.

    Negli ultimi anni, la sicurezza online è diventata una preoccupazione crescente per molti utenti. In particolare, per i genitori di adolescenti che navigano nel vasto mondo dei social media. Instagram, una delle piattaforme social più popolari al mondo, ha messo in atto diverse misure per garantire che i suoi utenti possano esprimersi in un ambiente sicuro e protetto. Queste misure includono strumenti di sicurezza, impostazioni sulla privacy e funzionalità di sicurezza specifiche.

    Ma cosa sta facendo Meta, la società madre di Instagram, per rafforzare ulteriormente queste misure e sensibilizzare su di esse?

    Meta lancia una campagna di sensibilizzazione in Italia

    Oggi, 6 novembre 2023, Meta ha annunciato il lancio di una campagna pubblicitaria in Italia. L’obiettivo è far conoscere a un pubblico più ampio gli strumenti di sicurezza di Instagram. Questa mossa segue il successo di campagne simili nel Regno Unito, in Francia e in Belgio.

    La campagna, sviluppata dall’agenzia creativa SS+K con il supporto del dipartimento creativo interno di Meta, mira a raggiungere genitori, educatori e famiglie attraverso vari canali, tra cui online, social, streaming, OOH, radio e TV.

    Strumenti di sicurezza e supervisione

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    Uno degli strumenti chiave promossi dalla campagna è la “Supervisione Genitori”. Questo consente ai genitori di monitorare e gestire il tempo che i loro figli trascorrono su Instagram. Lo strumento offre la possibilità di visualizzare il tempo trascorso online, impostare limiti di tempo specifici e ricevere notifiche su varie attività, come la segnalazione o il blocco di account e post.

    La campagna evidenzia altre funzionalità utili, come la modalità “non disturbare”. Questa permette agli adolescenti di disconnettersi e rilassarsi durante le ore notturne, limitando le interazioni con amici e follower.

    L’impegno di Meta

    Laura Bononcini, Public Policy Director di Meta per il Sud Europa, ha sottolineato l’importanza di questa campagna, affermando che l’obiettivo principale è rendere l’esperienza online degli adolescenti sempre più sicura. Per raggiungere questo obiettivo, è essenziale che sia i genitori che gli educatori siano coinvolti e informati sugli strumenti disponibili.

    Meta ha anche lanciato il progetto “Genitori Connessi”. Un’iniziativa di sensibilizzazione che mira a educare genitori ed educatori sull’importanza di un uso responsabile dei social media da parte degli adolescenti. Questo progetto vede la partecipazione di 13 figure influenti, tra cui genitori, educatori ed esperti, che fungono da ambasciatori dell’iniziativa.

    In conclusione, la sicurezza online è una priorità per Meta e la sua piattaforma Instagram. Con il lancio di questa campagna in Italia, l’azienda spera di sensibilizzare un numero sempre maggiore di persone sugli strumenti e le risorse disponibili per garantire un’esperienza online sicura e positiva per adolescenti e famiglie.

  • Il British Museum digitalizza le opere per difendersi dai furti

    Il British Museum digitalizza le opere per difendersi dai furti

    Il British Museum, in risposta a recenti furti, ha lanciato un ambizioso progetto di digitalizzazione. Il progetto mira a migliorare la sicurezza e l’accesso pubblico.

    Il British Museum, uno dei più importanti musei al mondo, ha annunciato un corposo piano per digitalizzare l’intera collezione. L’obiettivo è, attraverso questa operazione molto ambiziosa, di aumentare la sicurezza e l’accesso pubblico e, allo stesso tempo, rispondere anche alle richieste di restituzione di alcuni oggetti.

    Attraverso questo progetto, si prevede l’aggiornamento o il caricamento di 2,4 milioni di documenti e si stima che richiederà cinque anni per essere completato. Probabile, quindi, che nel 2029 ci sarà una versione del musei visitabile in digitale.

    Il museo è giunto a decisione dopo la rivelazione del furto di 2.000 oggetti. Gli oggetti preziosi conservati all’interno del museo sono stati rubati da un ex membro dello staff, identificato come l’ex curatore Peter Higgs. Al momento, gli oggetti recuperati sono circa 350 e il mese scorso il museo ha lanciato un appello pubblico per chiedere una mano nella ricerca degli oggetti mancanti.

    british museum digitalizzare opere franzrusso.it

    La digitalizzazione come misura di protezione

    Il direttore ad interim del museo, Mark Jones, ha dichiarato: “Dopo aver scoperto che degli oggetti sono stati rubati dalla collezione, abbiamo adottato misure per migliorare la sicurezza. Crediamo fermamente che la risposta più importante ai furti sia aumentare l’accesso alle opere. Più una collezione è conosciuta e utilizzata, più rapidamente si notano eventuali assenze.

    British Museum ha anche annunciato dei progetti per un “accesso potenziato” alle sue sale di studio, dove il pubblico e i ricercatori possono vedere gli oggetti della collezione su appuntamento. A seguito dei furti, l’istituzione del museo ha modificato le sue regole di accesso, impedendo a chiunque di entrare da solo nelle sue camere blindate.

    Il caso del furto ha avuto una grande eco in Uk. E nello stesso giorno in cui è stata annunciata questa iniziativa di digitalizzazione, Mark Jones e il presidente del consiglio di amministrazione, George Osborne, hanno testimoniato presso la Commissione per la Cultura, i Media e lo Sport del Parlamento britannico. Al centro dei colloqui sono state le dinamiche dei furti, delle modifiche alle politiche adottate in seguito ai furti e di come il museo gestirà le segnalazioni di illeciti in futuro.

    Osborne ha inoltre rivelato, sempre in fase di testimonianza, che la digitalizzazione della collezione avrà un costo stimato di £10 milioni (circa 11,5 milioni di euro). La somma non verrà finanziata dal governo o dai contribuenti, ma il British Museum spera di raccogliere fondi privatamente.

    Il museo ha già digitalizzato metà della sua collezione come parte di un progetto avviato nel 2020.

    La Questione dei Marmi del Partenone, e non solo

    E, trattandosi di una grande istituzione museale al livello mondiale, in risposta ai recenti furti, il ministro della cultura greco, Lina Mendoni, ha espresso preoccupazione riguardo alla “ospitalità” fornita ai marmi del Partenone presso il British Museum, uno dei tanti vanti del museo. Osborne ha risposto dicendo di essere in contatto diretto con il governo greco per creare una “vera partnership”, che potrebbe vedere oggetti provenienti dalla Grecia esposti a Londra e pezzi della collezione del Partenone viaggiare in Grecia.

    Ma Osborne, di fronte alla Commissione, ha tenuto a sottolineare come questi sforzi di digitalizzazione siano anche una risposta alle richieste di rimpatrio, nei rispettivi paesi di provenienza, di tante opere presenti nel British Museum.

    In ogni caso, a fronte di sforzi per digitalizzare i musei come risposta ai tanti furti subiti, e per proteggersi meglio, già un rapporto del National Science Foundation, nel 2019, sollecitava progetti simili come parte di una strategia globale per proteggere gli oggetti reali da elementi esterni e per consentire un maggiore accesso ai ricercatori.

    Va detto che lo stesso rapporto affermava che ci sarebbero voluti decenni prima che la maggior parte dei musei venga completamente digitalizzata, con un costo globale di 500 milioni di dollari.

    Il British Museum, un tesoro culturale

    british museum londra franzrusso.it

    Il British Museum è uno dei musei più conosciuti e visitati al mondo, situato nell’area di Bloomsbury a Londra. È stato fondato nel 1753 e ha aperto le sue porte al pubblico nel 1759. Il museo ha la distinzione di essere stato il primo museo nazionale a coprire tutti i campi della conoscenza umana. La sua collezione permanente, che comprende otto milioni di opere, è dedicata alla storia umana, all’arte e alla cultura.

    Il British Museum è particolarmente noto per le sue eccezionali collezioni in archeologia ed etnografia. Tra i pezzi più famosi del museo ci sono la Stele di Rosetta, i marmi del Partenone e la mummia di Cleopatra.

    Oltre alle sue vaste collezioni, la storia del museo aiuta a comprendere l’evoluzione della cultura e della società nel corso dei secoli. È unico nel suo genere, poiché riunisce sotto lo stesso tetto le culture del mondo, attraversando continenti e civiltà.

    [L’immagine di copertina è stata generata da ChatGPT di OpenAI con DALL·E 3]

  • Perché adesso TikTok preoccupa tutti gli stati e governi

    Perché adesso TikTok preoccupa tutti gli stati e governi

    TikTok ormai preoccupa, in maniera crescente, gli stati e governi un po’ di tutto il mondo. Improbabile che si arrivi ad un divieto esteso agli utenti privati, ma le istituzioni governative europee, americane e canadesi stanno iniziando a vietare l’app. Vediamo, in sintesi, di comprenderne di più.

    Negli ultimi giorni si è parlato molto della possibilità che TikTok possa essere vietato un po’ ovunque. Ma, diciamole subito e chiaramente: un possibile divieto dell’uso di TikTok per gli utenti privati è assolutamente improbabile. Proprio nelle ultime ora, alcuni movimenti per i diritti civili digitali, negli Usa, stanno protestando contro una ipotetica possibilità di ban verso TikTok, in quanto violerebbe i diritti della persona secondo il primo emendamento.

    Quindi, la possibilità di vietare TikTok per gli utenti privati non è presa in considerazione da nessuno. Il tema piuttosto riguarda le istituzioni pubbliche, a livello mondiale, che nei giorni scorsi hanno adottato provvedimenti di divieto per i funzionari e i dipendenti delle varie istituzioni pubbliche, perché sussistono rischi sulla sicurezza.

    Come saprete certamente, negli ultimi giorni si è parlato molto della decisione delle tre istituzioni europee, vale a dire Parlamento, Consiglio e Commissione UE di vietare l’uso di TikTok, di cancellarla dal proprio smartphone entro il 15 marzo di quest’anno, in quanto comporterebbe seri rischi per la sicurezza delle istituzioni.

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    La stessa cosa ha poi fatto il governo del Canada, con divieto immediato. In questo caso il primo ministro canadese, Justin Trudeau, si è augurato che questo ban per le istituzioni governative possa servire come esempio per gli utenti canadesi, spingendoli a cancellare l’app dal proprio dispositivo mobile.

    E si è mossa in questa direzione anche l’amministrazione Usa, guidata dal presidente Joe Biden, che ha invitato tutti i dipendenti e funzionari delle amministrazioni federali a cancellare l’app entro i prossimi 30 giorni. Una decisione, questa, che segue la battaglia che aveva iniziato nel 2020 Donald Trump che si trovò sul punto di smembrare le attività Usa di ByteDance, la società cinese che gestisce TikTok, per affidarle ad un’azienda terza e Oracle vi andò molto vicino. Poi arrivò Biden e non se ne fece più nulla. Solo che adesso i repubblicani fanno pressione su Biden, in virtù della sua decisione verso TikTok, per appoggiare la legge in discussione al Congresso che porterebbe ad un divieto esteso dell’app in tutti gli Usa.

    Come detto all’inizio, un divieto dell’app esteso anche agli utenti privati non è assolutamente praticabile e non risolverebbe il vero problema.

    Già, ma qual è il problema?

    Il problema è che TikTok non solo condivide i dati dei suoi utenti, così come fanno anche le altre app social media, ma li assorbe anche da tutte le altre app che sono installate su uno smartphone. Questo è il vero punto del problema che riguarda, soprattutto, le istituzioni pubbliche. E stiamo parlando di dati personali e di dati biometrici, ossia quei dati che definiscono le “caratteristiche fisiche, fisiologiche e comportamentali di una persona fisica” (GDPR art. 4, par. 1, n. 14).

    Il problema è dovuto al fatto che oramai è sempre più promiscuo l’uso che si fa del proprio smartphone. Lo si usa tanto dal punto di vista personale quanto dal punto di vista lavorativo e professionale. E, come abbiamo visto, negli anni della pandemia e successivi, questo utilizzo misto è sempre stato più esteso anche per via del remote working.

    Da qui nascono le preoccupazioni delle istituzioni pubbliche, e cioè che questi dati possano essere condivisi anche con TikTok, in quanto presente sullo smartphone, e condivisi con funzionari cinesi.

    Non se ne è discusso molto, ma circa tre mesi fa è stata proprio TikTok ad ammettere la condivisione dei dati dei propri utenti, e di quelli raccolti dalle altre app, con le proprie sedi nel mondo. E cioè con la sede brasiliana, con la sede israeliana e anche con la sede cinese.

    Ma non solo vi è questo tipo di condivisione, TikTok deve condividere i propri dati anche con il governo cinese, in virtù di una legge precisa del governo.

    Ora, la situazione è molto delicata e ByteDance anche in questi giorni ha sempre negato, a più livelli e in diverse occasioni, di condividere dati con il governo cinese o di aver ricevuto pressioni in tal senso. Ma un problema di condivisione dei dati c’è e bisogna prenderne atto.

    In una situazione difficile come stiamo vivendo, con gli equilibri internazionali molto fragili, soprattutto dal punto di vista delle relazioni Usa-Cina e del ruolo che la stessa Cina può giocare nella guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina, un possibile divieto di TikTok a livello quasi globale sarebbe pericoloso, oltre che inutile.

    Inutile perché, fatte salve le preoccupazioni mosse dalle istituzioni pubbliche, anche vietando all’utente privato di usare l’app TikTok il problema della condivisione dei dati non verrebbe assolutamente risolto.

    Un recente studio di Gizmodo ha dimostrato come TikTok raccolga i dati da oltre 28 mila applicazioni. Si tratta di app che utilizzano l’SDK (il kit di sviluppo dell’app) usato da TikTok. Si tratta di strumenti che integrano le app con i sistemi di TikTok e inviano i dati degli utenti di TikTok per funzioni come annunci all’interno di TikTok, accesso e condivisione di video dall’app.

    Ma le app non sono l’unica fonte di dati di TikTok. Esistono tracker TikTok distribuiti anche su tantissimi siti web. Va poi detto che il tipo di condivisione dei dati che TikTok sta praticando è altrettanto comune a quello che fanno altre app, web e mobile.

    Questo per dire che anche vietando l’uso di TikTok a tutti gli utenti il problema non verrebbe comunque risolto.

    Insomma, questo era un tentativo, sintetico, anche perché il tema sarebbe ancora più esteso e complesso, per cercare di dare una spiegazione a quanto sta succedendo in questi ultimi giorni.

    A questo proposito, segnalo anche l’episodio del podcast di Marco Maisano “Ma perché?” proprio dedicato a rispondere alla domanda “ma perché TikTok rischia il bando?”.

  • Elon Musk e i problemi di Twitter sulla sicurezza, facciamo il punto

    Elon Musk e i problemi di Twitter sulla sicurezza, facciamo il punto

    I problemi sulla sicurezza di Twitter, dopo l’eclatante denuncia di Peiter Zatko, detto “Mudge”, potrebbero fornire una grande occasione di rivalsa per Elon Musk. E comunque le cose restano complicate, anche per lo stesso fondatore della Tesla.

    La vicenda che riguarda Elon Musk e Twitter si arricchisce di un nuovo, ed imprevisto, episodio e, questa volta, il fondatore della Tesla potrebbe addirittura spuntarla. Forse.

    Come sappiamo, Elon Musk da maggio ha iniziato ad insinuare che il fenomeno spam/bot su Twitter fosse ben più alto del 5% rilevato dalla società di San Francisco. A nulla sono valse i report forniti, al punto che a luglio il fondatore della Tesla decide di abbandonare l’accordo di acquisizione della società, quello siglato ad un prezzo di 44 miliardi di dollari, lamentando di non aver avuto accesso ai dati e di essere convinto che Twitter stesse mentendo sugli stessi dati.

    Ne è conseguito una prima citazione da parte di Twitter verso Elon Musk, il caso verrà discusso presso la Corte del Delaware dal prossimo 17 ottobre, e poi una successivo contro citazione da parte di Elon Musk verso Twitter.

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    Insomma, quando tutto si preparava ad essere discusso nelle aule dei tribunali, con avvocati pronti ad addentrarsi nei dati e nelle carte processuali per cercare di escogitare la propria linea a difesa della propria strategia, ecco che arriva l’imprevisto, quello che nessuno si aspettava.

    Qualche giorno fa Peiter Zatko, noto con il suo nome di hacker “Mudge”, assunto nel novembre del 2020 da Jack Dorsey, co-fondatore ed ex CEO di Twitter, presenta una denuncia formale, depositata presso la SEC, in cui, in sostanza, sostiene che Twitter ha mentito sui dati.

    E poi, in aggiunta, sostiene che Twitter in realtà non ha mai fatto nulla per risolvere il problema, molto più esteso secondo “Mudge” di quanto Twitter si ostini ad affermare. E, inoltre, che Twitter non fosse sufficientemente attrezzata per affrontare questo problema  con software e server obsoleti.

    Insomma, una denuncia che mette a nudo una situazione che potrebbe compromettere seriamente la reputazione di Twitter, proprio in vista delle prossime audizioni in tribunale, e mettere la società in una situazione difficile nei confronti di Musk.

    Infatti, il fondatore della Tesla non ha perso l’occasione per ritornare alla carica e sfruttare il momento a suo favore.

    Intanto non ha perso tempo a usare Twitter. Per primo ha twittato uno screenshot del Washington Post con scritto: “Quindi la prevalenza dello spam *è stata* condivisa con il consiglio, ma il consiglio ha scelto di non rivelarlo al pubblico…“.

    Poco prima aveva twittato un meme del Grillo Parlante, in riferimento a quanto ha denunciato da Peiter Zatko.

    Come dicevamo, il team di legali non si è fatto sfuggire l’occasione e ha subito presentato istanza presso la Corte del Delaware per richiedere di nuovo la possibilità di poter vedere i dati e confutare la loro tesi. In precedenza la giudice Kathaleen St. J. McCormick aveva rifiutato qualsiasi richiesta, ma alla luce di quanto successo, le cose sono cambiate.

    Vista la richiesta di Musk di analizzare miliardi di dati, richiesta che la giudice ha ritenuto assurda, la stessa giudice ha però imposto a Twitter di fornire a Musk i dati di 9 mila account che risultano come stima dal report di fine anno scorso. E sempre la giudice McCormick ha imposto a Twitter di fornire ulteriori dati che possano essere utili.

    Se fossimo ad un incontro di pugilato, questa per Musk è una ripresa da mille punti, si potrebbe dire che ha il match ormai alla portata. Ma le cose potrebbero complicarsi anche per lo stesso fondatore della Tesla.

    Ne abbiamo parlato nello spazio su Twitter (e dove, se no?) insieme a Luca Alagna con il prezioso contributo di Matteo Flora, esperto e docente di cyber security, che ci ha aiutato a comprendere meglio il quadro proprio da questo punto di vista. Qui sotto il link per poter riascoltare lo spazio:

    Twitter, dal canto suo, cerca di difendersi come può. Parag Agrawal cerca di far sentire la sua voce, sostenendo che tutta questa narrazione è pretestuosa. Ricordiamo che a licenziare Peiter “Mudge” Zatko fu proprio lui. Rebecca Hahn, portavoce di Twitter, prova ad allontanare i dubbi, confermando la veridicità dei dati diffusi da Twitter, e cioè che il fenomeno spam/bot sulla piattaforma è quantificabile al 5%.

    Per ora sembrerebbe, condizionale d’obbligo, che la situazione stia avvantaggiando Musk e forse neanche si aspettava tutto questo. O forse sì.

    Di certo, affronterà il processo di ottobre con un altro animo e intanto ha citato in giudizio Jack Dorsey e altri manager di Twitter per aver fornito informazioni fallaci.

    Staremo a vedere cosa succedere, in attesa del prossimo episodio di questa vicenda che quanto a colpi di scena non si è ancora esaurita.

  • Flipboard, dopo la violazione ripristina la password in automatico

    Flipboard, dopo la violazione ripristina la password in automatico

    Anche Flipboard è stata presa di mira dagli hacker e, dopo aver scoperto la violazione della piattaforma che conta oltre 145 milioni di utenti, ha provveduto in automatico ad impostare una nuova password. La violazione è avvenuta tra 2 giugno 2018 e il 23 marzo 2019 e tra il 21 e 22 aprile 2019. I dati rubati sono nomi e cognomi degli utenti e indirizzi e-mail.

    Anche Flipboard è finita nel mirino degli hacker. Nei giorni scorsi la società che gestisce la piattaforma di aggregazione di notizie, che permette di creare dei veri e propri magazine social, ha comunicato di aver subito una violazione da parte di criminali informatici in due diversi momenti. Il primo tra il 2 giugno 2018 e il 23 marzo 2019 e, il secondo molto più recente, tra il 21 e 22 aprile 2019. Flipboard è un aggregatore molto usato, la sua community conta oltre 145 milioni di utenti a livello globale. I dati trafugati dagli hacker sono i nomi e cognomi degli utenti e, ovviamente, gli indirizzi e-mail. La società, che ha sede a Palo Alto, in California, ha comunicato di aver allertato le autorità locali e anche un’azienda di investigazioni la quale ha riscontrato il periodo in cui sono avvenute le violazioni e il fatto che gli hacker hanno avuto accesso a database “contenenti informazioni sugli utenti“.

    L’aziena, in misura eccezionale e per adottare una prima misura contro questa violazione, ha provveduto ad impostare in modo automatico una nuova password a tutti gli utenti. In un comunicato Flipboard spiega che, tra i dati rubati, ci sono anche le “password protette cripto-graficamente”.

    flipboard violazione

    Flipboard ha sempre protetto le password cripto-graficamente usando una tecnica conosciuta da esperti della sicurezza come ‘salted hashing’. Il vantaggio di fare l’hashing delle password consiste nel non dover mai salvare le password in formato di testo. Inoltre, usare un sale esclusivo per ogni password in combinazione con gli algoritmi di hashing, rende molto difficile e richiede significative risorse informatiche per craccare le password crittate. Se avete creato o cambiato la password dopo il 14 marzo 2012, questa è stata criptata con una funzione che si chiama bcrypt. Se non è stata cambiata la password dopo tale data, era stata criptata con sale SHA-1.“.

    Il problema, in realtà, è se avete usato la piattaforma loggandovi con account di terze parti, come Facebook, ad esempio, anche se su questo Flipboard rassicura di non aver riscontrato nulla di particolare. “I database possono aver contenuto token digitali usati per connettere il proprio account Flipboard a tale account di terzi. Non abbiamo riscontrato nessuna prova che la persona non autorizzata abbia avuto accesso all’account di terzi connesso al vostro account Flipboard. Come precauzione, abbiamo sostituito e cancellato tutti i token digitali“.

    Flipboard tiene anche a precisare di non “raccogliere dagli utenti i numeri di codice previdenziale o altri mezzi di identificazione emessi dal governo, numeri di conti bancari, carte di credito, o altre informazioni finanziarie, né questi sono stati coinvolti nell’incidente“.

    Al momento la situazione è sotto controllo e una volta che effettuerete l’accesso a Flipboard vi accorgerete che la piattaforma richiederà di aggiornare la password. A questo punto, tanto per essere più sicuri, se avete effettuato l’accesso con account di terze parti, sarebbe meglio impostare una nuova password anche sulla piattaforma che avete utilizzato. Se avete effettuato l’accesso con Facebook, allora sarebbe il caso di cambiarla anche lì.

    In ogni caso, Flipboard ha approntato una pagina di supporto con tutte le informazioni del caso.