Tag: sicurezza

  • Instagram, ecco come chiedere la spunta blu e nuovi strumenti per la sicurezza

    Instagram, ecco come chiedere la spunta blu e nuovi strumenti per la sicurezza

    Instagram ha deciso di introdurre nuovi strumenti per rendere l’applicazione più sicura. Ora è possibile anche effettuare l’autenticazione a due fattori con Google Authenticator e Duo Mobile. Ma la notizia che interesserà molti è che da oggi è possibile richiedere la spunta blu, simile a quella di Twitter.

    Sicuramente la notizia più importante, e forse quella che tanti utenti Instagram stavano aspettando, è quella relativa alla possibilità di poter richiedere la spunta blu, una possibilità che prima non era concessa, essendo una prerogativa dell’azienda concederla. Ma oggi, con la presentazione di un nuovo programma volto a rendere Instagram un luogo più sicuro, questa possibilità è aperta a tutti coloro che hanno una grossa audience e che posseggono i requisiti richiesti. Quindi tutti quegli account che detengono un vasto numero di followers, anzichè attendere che Instagram indichi loro come utenti verificati, possono richiederla visitando prima la pagina Help Center per verificare il possesso dei requisiti.

    Come richiedere la spunta blu di verifica su Instagram

    Una volta verificati i requisiti, basta accedere all’app, andare su Impostazioni nella parte in basso a destra e dal menù accedere da Richiesta di Verifica. Una volta entrati nella sezione di richiesta, sarà sufficiente fornire il nome utente, il nome completo e una copia del documento di riconoscimento. Instagram specifica che “Tali informazioni non saranno condivise pubblicamente“. La possibilità di richiesta di verifica sarà rilasciata nelle prossime settimane.

    instagram verifica spunta blu

    Si tratta quindi di un processo molto simile a quello che Twitter aveva attivato nel 2016, quando tutti gli utenti potevano richiedere la spunta blu per essere verificati. Ma Instagram, come allora Twitter, ha attivato questo strumento di verifica per fare in modo che più persone siano verificate, per contrastare meglio il fenomeno degli account fake e dei bot che attanagliano l’app. E’ la stessa filosofia che guida il pensiero di Jask Dorsey, il fondatore di Twitter, che qualche me fa disse di voler estendere a tutti la spunta blu, proprio per fare in modo che tutti siano individuabili come utenti verificati e non come fake o bot. E’ questa il motivo per cui Instagram oggi introduce questa possibilità diventata invece un coefficiente di vanità. Come se possederlo desse chissà quali potere speciali, niente di vero. Ovviamente, vedremo aumentare in maniera notevole gli account con la spunta blu, come è giusto che sia, ma vedremo crescere notevole l’elemento vanity. Attenzione, però, non tutti potranno comunque averla, ma solo quelli con una grande audience. Infatti, effettuare la richiesta non significa che si otterrà la spunta.

    Oltre a questa possibilità che, come dicevamo in apertura, è la notizia che interessa di più a tutti, Instagram introduce nuovi strumenti per incrementare la sicurezza sull’app, anche in questo caso di ispirazione Twitter (vuoi vedere che allora qualcosa si buono l’hanno combinata?).

    Da settembre, aumentano le informazioni sugli account, Instagram infatti renderà visibile la data di iscrizione dell’account sulla piattaforma, il luogo in cui si trova, gli account in comune con altri (già visibile da tempo), eventuali modifiche all’account e anche gli annunci pubblicitari in programma sull’account, funzionalità da poco resa pubblica anche su Facebook. Nelle prossime settimane vedremo infatti tutte queste informazioni sotto l’etichetta About this account.

    instagram autenticazione due fattori app

    E poi, Instagram incrementa la funzionalità dell’autenticazione a due fattori, seguendo le orme della casa madre Facebook. Infatti, sarà possibile effettuarla anche con app di terze parti come Google Authenticator e DUO Mobile. Per attivarla, cose che vi consigliamo di fare magari proprio con Google Authenticator (in modo da avere tutte le app in uno stesso luogo), è sufficiente andare su Impostazioni e da lì accedere al menù Autenticazione a due fattori. Da qui seleziona l’app con cui effettuarla. Associata, ad esempio con Google Authenticator, vi basterà accedere a quest’ultima app per trovare il codice che vi permetterà di accedere a Instagram all’occorrenza. Il sistema sarà attivo entro le prossime settimane.

  • Twitter permette l’autenticazione a 2 fattori attraverso app di terze parti

    Twitter permette l’autenticazione a 2 fattori attraverso app di terze parti

    Twitter si sta sforzando di rendere la piattaforma un luogo sempre più sicuro. Per questo motivo, ha reso possibile l’autenticazione a 2 fattori anche attraverso app di terze parti, andando quindi oltre il servizio legato all’SMS che ora può essere disattivato.

    Twitter sta cercando di rendere la piattaforma a 280 caratteri (ah quanto era bello scrivere a “140 caratteri”, ma è un’altra storia) un luogo sempre più sicuro. Una strategia condivisibile proprio perchè la sicurezza è uno dei principali problemi riscontrati dagli utenti, allontanandoli sempre di più. Ebbene, da oggi è possibile l’autenticazione a 2 fattori anche attraverso app di terze parti. Che significa questo?

    Nel momento in cui fate login, inserendo il vostro user (o email) e la vostra password, notate che dopo qualche secondo ricevete un SMS in cui è scritto il codice che dovete digitare per accedere al vostro account. Ora, questa operazione è possibile farla anche con app di terze parti come, ad esempio Google Authenticator o Authy.

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    Se vi state chiedendo il perchè Twitter permetta questa operazione, allora la risposta è molto semplice. Come detto, Twitter vuole alzare il livello di sicurezza sulla piattaforma. i codici che vengono rilasciati attraverso l’SMS sono codici statici, ossia codici che possono essere intercettati da hacker, o da qualsiasi altra applicazione malevola, ed entrare quindi in possesso delle vostre credenziali.

    Facendo in vece il login attraverso l’autenticazione a 2 fattori con Google Authenticator i codici svaniscono dopo 30 secondi, questo rende quindi il processo di autenticazione molto più sicuro. Al momento le app di terze parti abilitate sono le già menzionate Google Authenticator e Authy, a cui si aggiungono anche Duo Mobile e 1Password.

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    Come fare per abilitare le app di terze pari per il processo di autenticazione a 2 fattori su Twitter

    Abilitare le app di terze parti per il processo di autenticazione di terze parti è molto semplice. Prima di tutto dovete accedere alle “Impostazioni e privacy” per poi accedere a “Account“, quindi “Metodi di verifica“. Noterete che adesso vi trovate selezionate la modalità SMS e in basso trovate “App per la sicurezza”. Potete modificare la modalità SMS, quindi anche disattivarla. Cliccando su “Riverifica” (da desktop, spuntando da mobile) nella sezione “App per la sicurezza”. Vi comparirà quindi un codice QR code da scansionare con l’app che avete scelto per gestire l’account. Una volta fatta la scansione, l’app vi rilascia il codice da inserire, da quel momento gestirete la sicurezza del vostro account attraverso un’app.

    A questo link trovate le informazioni da Twitter.

    Un processo semplice ma sicuro, e ricordate che resta sempre attivo la modalità si inserire il vostro numero di telefono per il recupero dei dati.

    Allora, provate e fateci sapere come è andata.

  • Eni a Maker Faire 2017, la sicurezza sul lavoro si innova con la realtà aumentata

    Eni a Maker Faire 2017, la sicurezza sul lavoro si innova con la realtà aumentata

    Innovazione significa per Eni anche migliorare la sicurezza e la salute dei dipendenti. In occasione della quinta edizione di Maker Faire Rome, l’azienda fondata da Enrico Mattei ha esposto, all’interno dello spazio “Innovation for Energy”, soluzioni innovative e interessanti che sfruttano la realtà virtuale e la “Augmented Health and Safety”.

    Giunta alla quinta edizione, la “Maker Faire – The European Edition” di Roma è ormai da considerarsi il luogo dove il futuro arriva prima e dove si respira in modo concreto che cosa sia davvero il significato di innovare. All’appuntamento non ha voluto mancare Eni che, per la quarta volta, è anche main partner della manifestazione.

    L’azienda fondata da Enrico Mattei è molto attenta, da sempre, ai temi dell’innovazione e della tecnologia e, nell’edizione in cui si raccoglie la sfida dell’Impresa 4.0, ha voluto esporre la sua idea di futuro all’interno dello spazio “Innovation for Energy”, mostrando soluzioni che hanno come obiettivo quello di preservare la sicurezza e la salute dei dipendenti sfruttando la realtà virtuale e la “Augmented Health and Safety”.

    Le soluzioni che Eni ha esposto a Maker Faire riguardano l’OTS – Operator Training Simulator, il sistema che permette agli operatori degli impianti di effettuare training attraverso la realtà virtuale con caschetti 3D che simulano il contesto all’interno del quale l’operatore si troverà a lavorare. Le postazioni a disposizione del pubblico sono state letteralmente prese d’assalto.

    All’interno dell’Innovation for Energy Eni ha esposto anche soluzioni Augmented Health and Safety, ossia strumenti che, attraverso la realtà aumentata, permettono di incrementare il livello di sicurezza degli operatori grazie a sistemi che forniscono informazioni e sensazioni fisiche attraverso sensori. Le soluzioni che riguardano questo tema sono state realizzate sotto forma di prototipi che saranno disponibili entro un paio di anni.

    Una tra queste è il casco “Deep vision shield” che permette all’operatore un altissimo livello di sicurezza attraverso dei sensori che raccolgono informazioni sull’ambiente circostante e informazioni sullo stato di salute dell’operatore (può rilevare ad esempio il livello di disidratazione). La visiera del casco è poi un vero sensore in realtà virtuale attraverso cui esaminare tutte le informazioni.

    Altri dispositivi di sicurezza che Eni ha esposto sono gli “Active gloves“, ossia dei guanti che permettono all’operatore di lavorare in assoluta sicurezza in quanto contengono dei sensori che rilevano pericoli nelle vicinanze, come ad esempio la presenza di materiale molto caldo. Questi guanti sono poi utili per guidare gli strumenti di “Robotic inspection“.

    A ciò si aggiungono gli innovativi “Sensing suit“, come la maglietta che monitora i segnali biologici dell’operatore – tra cui temperatura corporea, frequenza cardiaca, idratazione e respirazione – e le calze che monitorano la temperatura dei piedi per evitare congelamenti.

    A proposito di “Robotic Inspection”, Eni ha presentato a Maker Faire il prototipo di un drone, molto piccolo e leggero, che sarà utilizzato, appunto, per ispezioni preventive di ambienti al fine di individuare la presenza di sostanze dannose, come il gas. Si tratta certamente di uno strumento utilissimo specie in situazioni di lavoro più estreme.

    Tutte queste soluzioni sono state elaborate e studiate in collaborazione con il MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston – nello specifico dal MIT Design Lab ed Eni nell’ambito della collaborazione con MITEI (MIT Energy Initiative) – una partnership che nei prossimi anni elaborerà progetti di Machine Learning, Internet of Things, Intelligenza Artificiale, Realtà Aumentata ed Elettronica flessibile per migliorare sempre di più la sicurezza e la salute degli operatori.

    (In collaborazione con Eni)

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  • Wall Street premia Twitter che ammette l’errore sul totale degli utenti

    Wall Street premia Twitter che ammette l’errore sul totale degli utenti

    La terza trimestrale di Twitter alla fine è stata premiata da Wall Street: il titolo TWTR ha chiuso ieri con +18,49%. Nonostante i ricavi siano in calo, su base annua, del 4% e nonostante l’ammissione di aver “gonfiato” i numeri della base utenti dal 2014 ad oggi. Piccoli segnali, ma ancora niente di concreto.

    Periodo di trimestrale questo, le aziende pubblicano i risultati del terzo trimestre e, come ormai accade da qualche anno, c’era molta attenzione sul Q3 di Twitter. Nel fare una considerazione generale, alla fine tutta l’attenzione si è spostata sull’aspetto finanziario e, da questo punto di vista, l’azienda guidata da Jack Dorsey viene premiata. A fine giornata, ieri, il titolo ha chiuso a Wall Street con +18,49%. Un segnale positivo, i mercati mostrano ancora fiducia su Twitter. Ma in realtà si tratta di una piccola goccia.

    Ma vediamo i dati.

    Twitter chiude il terzo trimestre con i ricavi in calo del 4%, su base annua, a 590 milioni di dollari. Tutto sommato, si tratta di un dato leggermente positivo in quanto gli analisti finanziari avevano previsto ricavi, relativi al Q3 2017, per 587 milioni di dollari. Dato certamente positivo, invece, è quello relativo alle perdite che, in questo ultimo trimestre, si riducono arrivando fino a 21,1 milioni di dollari dai 103 milioni registrati nello stesso periodo del 2016. A questo punto, vista che è la prima volta che Twitter fa registrare una livello di perdite così basso, è lecito aspettarsi un utile (utile di bilancio) nell’ultimo trimestre di quest’anno. Vedremo se sarà così.

    twitter terza trimestrale 2017-utenti

    Il tema centrale però, ormai da tempo, l’evoluzione della base utenti sulla piattaforma, il vero “tallone d’achille” di Twitter. Se guardiamo ai dati positivi, da questo punto di vista, c’è da registrare un +14% degli utenti attivi giornalieri, anche se, come noto, Twitter non rilascia (e non lo ha mai fatto prima) il numero preciso degli utenti attivi giornalieri. Ma la piattaforma di Jack Dorsey avrebbe potuto sorridere meglio perchè la crescita complessiva ha fatto segnare + 4 milioni di nuovi utenti. Un dato però che va rivisto al ribasso, ossia con almeno 2 milioni di utenti in meno. Questo perchè Twitter dal 2014 ad oggi ha sovrastimato il numero degli utenti complessivi, un errore dovuto al conteggio di utenti che usavano Digits. Un errore che, alla fine, Wall Street ha perdonato a Dorsey & Co. facendo registrare, a chiusura delle contrattazioni, +18,49%, con il titolo sopra i 20 dollari per azione.

    Ma, in realtà, alla luce di tutto, il problema della base utenti resta, nella stessa maniera di come veniva visto prima. Se Twitter arriva oggi a 330 milioni di utenti complessivi non c’è da gioire.

    Lasciando stare lo scenario, per una volta, fatto ormai di piattaforme che hanno raggiunto e superato Twitter, resta un problema irrisolto. E cioè che Twitter ha un grosso problema di prodotto. Twitter Momenti è stato gestito male (non si capisce ancora come mai in Italia non sia attiva la modalità estesa); i video live, come si vede dai risultati non hanno inciso più di tanto. Per non parlare dei 280 caratteri che non risolveranno i problemi di Twitter.

    Problema irrisolto è la sicurezza sulla piattaforma, vera spina nel fianco. Twitter non è in grado di proteggere i propri utenti in maniera adeguata e le regole attualmente in vigore non tengono conto della violenza dei contenuti, lasciando che utenti possano nascondersi dietro falsi nick e andare in giro per la piattaforma a diffondere offese, ingiurie e contenuti di pesanti senza che Twitter muova un dito. Immaginatevi questo problema in relazione alle celebrità, quegli utenti che avrebbero potuto portare nuovi utenti su Twitter grazie al loro vasto seguito.

    In ultimo, su questo problema, provate a pensare un tweet offensivo con all’interno il vostro handle (@user). Oltre che segnalarlo, con scarsi risultati, non potete fare nulla nell’immediato. Certo, risponderete voi, posso bloccare o silenziare l’utente o segnalare il contenuto. Ma il tweet rimarrà online ed altri potranno vederlo in qualche modo. A meno che non intervenga Twitter. E qui sta il problema, perchè Twitter interviene molto di rado, lasciando l’utente esposto. Stiamo parlando di esempi vicini alla vita di un utente su Twitter, senza toccare i ben più gravi problemi, sempre relativi alla sicurezza, che vengono trattati con un’attenzione maggiore e differente. Era per fare un esempio in cui qualsiasi utente può riconoscersi.

  • Sicurezza e Tecnologia, ecco le app per la sicurezza personale

    Sicurezza e Tecnologia, ecco le app per la sicurezza personale

    La Tecnologia è in grado di offrire un aiuto per la propria sicurezza? QualeScegliere.it ha testato le applicazioni a disposizione, selezionando le migliori e segnalando quelle più adatte a seconda delle varie esigenze: se SecurWoman 2.0 è la soluzione più completa, Siamo Sicure! e S.H.A.W. offrono molte informazioni utili, bSafe è perfetta per le giovani smart e Where Are U è il progetto ufficiale del NUE 112.

    La Tecnologia è in grado di offrire un aiuto per la propria sicurezza? La risposta è sì e oggi abbiamo modo di scoprirne di più grazie a uno studio di QualeScegliere.it, il contenitore online di guide, consigli, recensioni e informazioni utili per il consumatore digitale, che ha testato e selezionato le migliori applicazioni, segnalando quelle più adatte a seconda delle varie esigenze. Purtroppo i fatti di cronaca recenti non offrono un quadro confortante, ma quanto meno si prova a suggerire queste applicazioni che possono offrire una maggiore percezione di sicurezza.

    Un’analisi Istat, del marzo 2017, rilevava che il numero delle donne che ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale supera i 6 milioni in Italia, mentre sono oltre 3 milioni le donne tra i 16 e i 70 anni che sono state vittime di stalking. Un aiuto diretto e personale può arrivare dal mondo della tecnologia, che mette a disposizione diversi sistemi per sentirsi più sicuri. Gli esperti del portale QualeScegliere.it hanno messo a confronto le più note applicazioni per smartphone, mettendo in evidenza le cinque soluzioni migliori per praticità d’uso, innovazione ed efficienza, utili per la sicurezza personale delle donne e non solo. L’analisi è stata fatta secondo alcuni parametri generali e sulla base di test pratici e ha l’obiettivo di aiutare gli utenti a fare una scelta orientata all’affidabilità e soprattutto alle specifiche necessità.

    E allora, scopriamole insieme:

    SecurWoman 2.0

    Una delle più note applicazioni di pronto intervento, è compatibile con sistemi iOS e Android. L’interfaccia è pulita ed intuitiva, può quindi essere usata da tutte, a prescindere dalla familiarità che si ha con gli strumenti tecnologici. Mette a disposizione i principali sistemi di sicurezza: permette di essere geolocalizzati, di attivare segnali per attirare l’attenzione o disorientare, ed allontanare, eventuali malintenzionati (grazie a suoni e segnali luminosi). Basta un tocco su un pulsante per chiamare direttamente i numeri di emergenza e, grazie all’esistenza di una community che mette in relazione tutti gli utenti, permette di segnalare la presenza di eventuali pericoli agli altri utilizzatori nei paraggi. È disponibile solo in italiano ed è una delle poche soluzioni a pagamento: prevede infatti un canone mensile di 2,99 euro per una serie di servizi extra.

    Plus: non si occupa solo di sicurezza in termini di prevenzione, ma anche di rimedi, grazie ad un’assicurazione che copre furto e scippo, assistenza medica, ripristino serratura e rifacimento chiavi o documenti. Ha la funzione “outdoor”: basta tirare il cavetto delle cuffie per ricevere soccorso immediato. La Centrale Operativa può tenere compagnia telefonicamente in caso di bisogno; è attiva 24 ore su 24, 7 giorni su 7, disponibile in due lingue (italiano ed inglese) e può interfacciarsi, se serve, con le Forze dell’Ordine e di Primo Soccorso.

    sicurezza personale app donne franzrusso.it 2017

    Siamo Sicure!

    Interfaccia semplice ed immediata: da un unico “ambiente virtuale” che mostra quattro pulsanti, è possibile attivare allarmi sonori o luminosi (anche il segnale codificato luminoso di SOS); far partire una chiamata di emergenza al 112; inviare, con due soli “tap”, un SMS di richiesta di aiuto (con indicazione della propria posizione ai destinatari tramite tracciamento del GPS). Compatibile sia con sistemi iOS sia con Android, ha la peculiarità di essere interamente gratuita: gli sviluppatori hanno segnalato che non saranno previsti neanche in futuro aggiornamenti a pagamento (eventuali upgrade saranno sempre rilasciati gratuitamente).

    Plus: oltre ad essere davvero semplice nell’utilizzo, si distingue perché mette a disposizione dei consigli di comportamento con un decalogo. Lo scopo è porre l’attenzione anche sulla prevenzione, segnalando i comportamenti migliori per scoraggiare eventuali aggressori o per essere pronte ad affrontarli.

    S.H.A.W.

    Ideata e realizzata da Soroptimist International (associazione femminile internazionale, composta da donne professionalmente attive che opera per la promozione dei diritti umani, l’avanzamento della condizione della donna, l’uguaglianza e lo sviluppo e l’accettazione delle diversità) per la prevenzione della violenza contro le donne, oltre ai tasti di chiamata rapida al 112 o al 1522 (snodo operativo delle attività di contrasto alla violenza di genere e stalking), permette alle utenti di individuare i centri antiviolenza o di ascolto più vicini alla propria posizione, tramite liste, mappe o ricerche avanzate, regione per regione. Nella sezione “Leggi” sono sintetizzati i principali aspetti legislativi relativi ai reati di violenza sessuale, con un focus aggiuntivo sullo stalking. È una soluzione gratuita e disponibile sia su Apple Store, sia sul market Google Play.

    Plus: è davvero alla portata di tutte le donne, a prescindere dalle loro nazionalità. È infatti disponibile in dodici lingue: Arabo, Albanese, Cinese, Francese, Inglese, Italiano, Rumeno, Russo, Sloveno, Spagnolo, Tedesco e Ucraino.

    bSafe

    Una delle più note app di tracciamento, è adatta a chi è pratico di social network e non ha problemi con l’inglese. L’app, disponibile gratuitamente per iOS e Android, è infatti disponibile solo in questa lingua. Le funzioni la rendono adatta soprattutto alle più giovani: come un social network, permette di creare una rete di amici o familiari all’interno della quale indicare il contatto principale da avvisare in caso di pericolo; il pulsante “Alert Friends” consente di avvisare i contatti della rete in caso di bisogno, di lanciare un allarme sonoro, di registrare video e audio e di inviare immediatamente la propria posizione; è possibile anche invitare gli amici a seguire l’utilizzatore nei suoi spostamenti, tramite tracciamento GPS e in caso di percorsi poco sicuri.

    Plus: si tratta di due funzioni molto semplici, ma pratiche. Da una parte “Fake Call” – una simulazione di chiamata in entrata per allontanarsi da qualcuno, utile anche in caso di appuntamenti al buio che non stanno andando come ci si aspettava -, dall’altra “Follow Me with Timer” – permette di definire la durata di un’attività; se non si fa check-in in tempo e non si sposta la scadenza, l’allarme allerta gli amici del ritardo.

    Where Are U

    Un’interfaccia abbastanza chiara e la gratuità contraddistinguono questa soluzione connessa direttamente alle Centrali Uniche di Risposta del NUE 112 (Numero Unico di Emergenza europeo con il quale richiedere l’intervento di Carabinieri, Polizia, Vigili del Fuoco e Soccorso Sanitario), che vede tra i partner il Ministero dell’Interno, la Regione Lombardia e la Regione Lazio. Permette di contattare immediatamente i soccorsi della propria zona, inviando la posizione all’operatore del 112 che sta gestendo l’emergenza. Attualmente è disponibile solo in alcune zone: Lombardia, provincia di Roma, Liguria, Friuli Venezia Giulia, provincia di Trento, Catania, Caltagirone, Siracusa e Ragusa.

    Plus: oltre ad una “vicinanza” virtuale con gli operatori di emergenza della propria zona, permette anche una “chiamata muta”. Nel caso in cui si sia fisicamente impossibilitati a parlare, la app consente di chiamare e di segnalare tramite appositi pulsanti il tipo di soccorso richiesto. Oltre che per iOS e Android, è disponibile anche per Windows Phone.

    Queste le app che QualeScegliere ha testato e selezionato per la sicurezza personale. E’ un chiaro esempio di come la Tecnologia può essere utile anche per sentirsi più sicuri. Certo non risolve tutti i problemi, ma ad esempio queste app possono dimostrarsi utili nel caso in cui ce ne fosse bisogno. Ecco, abbiamo ritenuto che fosse utile comunque conoscerle e rendervi informati.

  • Twitter, il nuovo approccio contro abusi e troll sta funzionando

    Twitter, il nuovo approccio contro abusi e troll sta funzionando

    Nel mese di gennaio Ed Ho, responsabile ingegneri di Twitter, aveva annunciato un “nuovo approccio” contro abusi e troll per rendere più sicura la piattaforma. A distanza di sei mesi, Twitter dice che quell’approccio sta funzionando: gli account sospesi generano il 25% di tweet offensivi in meno; il 65% degli account sospesi subisce questa restrizione solo una volta.

    Come più volte ricordato, uno, dei tanti, problemi che affliggono Twitter è proprio quello legato alla sicurezza, ossia ai continui abusi e contenuti offensivi da parte di certi account. Una situazione che ha di fatto creato un problema di accesso sulla piattaforma, e, in alcuni casi, anche un problema di permanenza. Molti account, soprattutto quelli legati ai personaggi pubblici e alle celebrities, hanno abbandonato la piattaforma per questo motivo. Uno degli ultimi abbandoni che ha fatto molto discutere è stato quello di Ed Sheeran, ad esempio, ma elencarli tutti sarebbe operazione molto ardua. Di fronte a questo problema, Twitter ad inizio anno aveva annunciato un “nuovo approccio” per contrastare il problema legati agli abusi e ai troll. Uno dei punti che prevedeva questo nuovo approccio era quello di intervenire sugli account che usano la piattaforma solo con questo scopo e prendere dei provvedimenti. Un atteggiamento tardivo, per la verità, ma a quanto pare i frutti, a distanza di qualche mese, stanno arrivando.

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    Twitter fa sapere che il “nuovo approccio”, annunciato ad inizio anno da Ed Ho, il capo degli ingegneri di Twitter, sostenuto da lì a poco dal CEO, Jack Dorsey, ha portato ogni giorno ad intervenire contro un numero 10 volte maggiore di account offensivi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Twitter sta anche limitando la funzionalità degli account ritenuti offensivi e, addirittura, sospendendo migliaia di account al giorno. Sono molti gli utenti che ne creano di nuovi anche dopo essere stati sospesi o bloccati. Grazie al “nuovo approccio”, soltanto negli ultimi 4 mesi, ha permesso a Twitter di rimuovere il doppio di questo tipo di account. Oltre ad utilizzare la tecnologia, il team di Twitter monitora costantemente e ogni giorno i contenuti della piattaforma e lavora per migliorare le nostre policy di sicurezza.

    Twitter in questi mesi ha lavorato molto anche sulla comunicazione in relazione a contenuti violenti e offensivi. Gli account che mostrano comportamenti abusivi vengono limitati per un periodo di tempo, restando comunque aggiornati sul motivo di tale limitazione. Gli account che vengono inseriti in questa momentanea limitazione delle funzionalità generano il 25% in meno di Tweet abusivi e il 65 % di questi account rimangono in questa funzione solo una volta.

    Twitter ha introdotto nuove modalità di personalizzazione dell’esperienza, come per esempio la possibilità di applicare filtri alle notifiche e di inserire in modalità “mute” determinate keyword. Il Quality Filter ha aiutato ad avere meno interazioni indesiderate: i blocchi posti dopo le @mention da parte di persone non seguite dall’utente sono scese del 40%.

    Inoltre, Twitter ha stabilito specifiche definizioni e policy per la protezione dalle molestie, che vengono applicate a tutti gli utenti. Le persone definiscono gli abusi in maniera differente, quindi, grazie all’utilizzo di questi nuovi strumenti, ogni utente ha adesso il controllo su quello che vede e vive su Twitter.

    Per il futuro, Twitter promette di lavorare insieme al Trust & Safety Council, gli esperti del settore e ai ricercatori per mantenere alto e costante il livello di feedback. Obiettivo è quello di rendere Twitter un luogo ancora più sicuro dove chiunque possa sentirsi libero di esprimersi senza problemi.

    Staremo a vedere quale saranno gli sviluppi e, soprattutto, visto che tra qualche giorno, il prossimo 27 luglio, saranno resi noti i dati relativi al Q2 2017, sarà interessante vedere la reale conseguenza del “nuovo approccio” sulla crescita della base utenti.

  • Contactless e sicurezza, facciamo il punto della situazione

    Contactless e sicurezza, facciamo il punto della situazione

    Il Contactless è ormai un sistema di pagamento che si sta diffondendo velocemente e sarà il metodo di pagamento del futuro. Oggi proviamo a vedere il livello di sicurezza che questo innovativo sistema di pagamento prevede.

    A proposito di nuovo del  fenomeno Contactless, nel post precedente abbiamo analizzato il fenomeno nel tentativo di comprendere meglio come si sta sviluppando, dove abbiamo visto che ormai questo sarà il sistema di pagamento del futuro e il nostro paese da questo punto di vista segue il trend in crescita. Oggi ritorniamo sull’argomento, andando ad approfondire l’aspetto della sicurezza del Contactless vista la particolare importanza dell’argomento. Il nostro intento è quello di cercare di capire meglio questo strumento e fare più chiarezza possibile.

    Quando si parla di sicurezza riferita al sistema di pagamento Contactless, ossia il sistema di pagamento “senza contatto” –  cioè quelle carte di credito, o debito, che permettono il compimento dell’operazione senza che la carta venga inserita nel POS (point-of-sale), si possono ricordare alcune caratteristiche di base di questi strumenti. Intanto, che questo sistema di pagamento si attiva solo e soltanto quando la carta di trova molto vicina al POS, stiamo parlando di una distanza di 4 centimetri. Le carte Contactless inoltre rispondono ai medesimi requisiti di sicurezza delle carte tradizionali, requisiti molto stringenti tra l’altro. Va poi aggiunto un altro elemento di fondamentale importanza e cioè che, in generale, i possessori di carte di pagamento, siano esse dotate di tecnologia Contactless o meno, sono sempre tutelati da eventuali pagamenti fraudolenti effettuati a loro insaputa e hanno diritto al rimborso, attraverso la propria banca. Tutto questo è a norma di legge.

    contactless sicurezza

    Ma per fare ulteriore chiarezza, forse è il caso di mettere ben in evidenza anche alcuni punti ulteriori:

    • Ogni transazione avvenuta con carta Contactless, genera un unico crittogramma di sicurezza. Questo stesso crittogramma non può essere usato per effettuare una nuova transazione con la stessa carta o dispositivo in quanto sarebbe incompatibile con i sistemi di monitoraggio/sicurezza delle banche.
    • Come già ricordato nel nostro primo post sull’argomento, per transazioni Contactless con importi superiori a 25 euro, in Italia è richiesto l’uso del codice PIN o della firma.
    • Se la carta sia di tipo tradizionale o Contactless, i rischi in caso di furto o smarrimento sono gli stessi: fino al blocco della carta, verrà addebitato al cliente un massimo importo di 150 euro per eventuali utilizzi illeciti.
    • Forse anche questo aspetto non è molto conosciuto, ma il nome del possessore della carta e il codice di sicurezza di 3 cifre (il CVC2), richiesto per le transazioni su siti internet e stampato sul retro della carta, non possono essere letti da una carta utilizzata in modalità Contactless.
    • Con le carte Contactless è  impossibile effettuare pagamenti “per sbaglio”: la carta funziona solo quando la si avvicina al lettore e a pochissimi centimetri di distanza. Di conseguenza, non esiste dunque alcun rischio di doppio addebito: anche se si sfiora più di una volta il lettore con la carta, la transazione è effettuata una sola volta. Ma soprattutto la carta rimane sempre nelle mani del legittimo possessore, che ha sempre il controllo dell’operazione di pagamento.

    Per completare il quadro, l’uso di software anti-frode che lavorano su indici di anomalia specifici, profilando il comportamento di spesa del singolo titolare, è ormai una prassi diffusa da parte delle banche e viene messa a disposizione dei clienti, spesso accompagnata anche da alert via SMS  e da opzioni di apertura/chiusura carta in aree geografiche extra-europee, gestite dal cliente via cellulare, home-banking o via telefono.

    E’ bene ribadire, ancora una volta, che i possessori di carte di pagamento, siano esse dotate di tecnologia Contactless o meno, sono sempre tutelati per eventuali pagamenti fraudolenti effettuati a loro insaputa e hanno diritto al rimborso della propria spesa direttamente dall’esercente, attraverso la propria banca, così come previsto dalle regole dei circuiti che operano all’interno di un modello a quattro parti, insieme a banca del consumatore (issuer), banca dell’esercente (acquirer) e esercente. Nel caso degli acquisti online la maggior parte dei siti  garantisce la sicurezza delle transazioni richiedendo l’utilizzo di due codici di sicurezza, il codice di tre cifre presente sul retro della carta di credito (CVV) e un’ ulteriore password di sicurezza (3D Secure), i quali sono fondamentali per completare un acquisto online nella maggior parte dei casi. I siti web che non richiedono i codici di sicurezza aggiuntiva sono pochissimi e in ogni caso utilizzano strumenti alternativi per prevenire le frodi e nei rari ed estremi casi in cui questo avvenga garantiscono il rimborso al consumatore.

    Ecco, queste sono le informazioni che è necessario sapere quando si parla di sicurezza e carte Contactless, informazioni importanti che spesso non si conoscono, ma che è utile evidenziare trattandosi di un tema molto sentito.

  • Twitter, più sicura la piattaforma con il nuovo Safety Center

    Twitter, più sicura la piattaforma con il nuovo Safety Center

    Twitter ha lanciato in questi giorni il nuovo Safety Center, obiettivo è chiaramente quello di rendere l’esperienza sulla piattaforma ancora più sicura. Tra le novità, l’introduzione  di modifiche alle procedure di segnalazione, una rinnovata modalità di revisione delle segnalazioni degli utenti e un miglioramento della funzione di Blocco.

    Twitter punta a rendere la piattaforma più sicura, un passaggio che si rende necessario anche per diversi episodi accaduti in passato, e anche di recente. E per fare questo lancia il nuovo Safety Center che vede, tra le novità, l’introduzione di modifiche alle procedure di segnalazione, una rinnovata modalità di revisione delle segnalazioni degli utenti e un miglioramento della funzione di Blocco.

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    Safety Center si presenta come una risorsa per tutti coloro che vogliono saperne di più sulla sicurezza online, su Twitter ma anche fuori della piattaforma a 140 caratteri. SC è il risultato del lavoro che Twitter ha condotto insieme a esperti di sicurezza online che hanno contribuito costantemente a promuovere una buona digital citizenship. Queste informazioni sono ora accessibili a tutti in modo ancora più semplice grazie a questo nuovo sito.

    Il Safety Center fa riferimento agli strumenti e alle politiche di Twitter dedicate alla sicurezza, con sezioni create appositamente per adolescenti, genitori ed educatori.

    Sono risorse queste che hanno lo scopo di aiutare l’utente a comprendere quasi da sibuto come gestire la propria esperienza su Twitter, oltre a capire come la comunità e Twitter agiscano in maniera congiunta quando le politiche vengono violate.

    La sicurezza online diventa importante anche per Twitter che la vede come una responsabilità condivisa. E promuove il concetto della digital citizenship, fondamentale per favorire un ambiente sicuro per tutti. Twitter dunque si evolve parallelamente al mondo della sicurezza online e nuovi strumenti saranno resi disponibili sempre sul Safety Center. E nelle prossime settimane il Safety Center verrà tradotto in alcune delle lingue più usate sulla piattaforma (al momento è solo in inglese – safety.twitter.com) che aumenteranno con il tempo. Twitter fa sapere  che continuerà a lavorare con i propri partner in tutto il mondo per condividere con la community tutte le informazioni più utili.

  • Twitter, nuove misure per la sicurezza degli utenti

    Twitter, nuove misure per la sicurezza degli utenti

    Twitter annuncia di aver preso nuove misure per rendere più sicura la piattaforma per gli utenti. Da oggi è più facile la segnalazione, una procedura che nelle prossime settimane sarà disponibile per tutti gli utenti. Solo qualche settimana fa Dick Costolo si scusava per i troll su Twitter.

    Sono passate poche settimane da quando il CEO di Twitter, Dick Costolo, in una lettera interna (resa poi pubblica da The Verge) sosteneva chiaramente che non si era stata capaci di controllare il fenomeno dei “troll”, un fenomeno che allontana continuamente gli utenti dalla piattaforma, anche quelli più affezionati. Costolo indicava questo problema come la causa principale del calo degli utenti che è ormai evidente e che sta costituendo ormai un serio problema.

    Ebbene, è di oggi la notizia che presto, nel giro di poche settimane, per tutti gli utenti saranno migliorate le misure per segnalare abusi sulla piattaforma per consentire quindi un’esperienza più sicura. Le misure consentiranno agli utenti di segnalare anche il cosiddetto “doxing”, cioè la condivisione di informazioni private e confidenziali, contenuti con intenti autolesionisti o la creazione di account con lo scopo di fingersi altri utenti. L’annuncio viene fatto sul blog ufficiale di Twitter a firma di Tina Bhatnagar, vice presidente dei servizi per gli utenti.

    Come riporta Ars Technica, gli utenti che, dopo una segnalazione venissero bloccati temporaneamente, volessero ritornare sulla piattaforma utilizzando il medesimo account, dovranno fornire un indirizzo email oppure il numero di telefono. Anche se questa misura non verrà messa in pratica per ogni avviso e blocco temporaneo.

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    Insomma Twitter comincia davvero a considerare il fenomeno cercando di ampliare strumenti che possano fornire maggiore sicurezza agli utenti sulla piattaforma. Ed era naturale che si arrivasse a questo punto. E’ dal 2013 che Twitter lavora su questi problemi, quando venne creato il bottone contro gli abusi dopo il grave episodio accaduto nel Regno Unito che coinvolse una ragazza vittima di insulti e minacce senza aver la possibilità di poter segnalare quello che le stava accadendo.

    Sarà interessante osservare se queste misure saranno efficaci al punto da far ritornare gli utenti che hanno abbandonato nel frattempo la piattaforma e quindi a fare crescere nuovamente la piattaforma a 140 caratteri per la felicità degli investitori. Possibilità lontana, ma non impossibile.

  • Safer Internet Day 2015, solo il 4% degli utenti si fida di Internet

    Safer Internet Day 2015, solo il 4% degli utenti si fida di Internet

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    Oggi si celebra il Safer Internet Day 2015, #SID2015, giornata dedicata alla sicurezza e alla privacy su internet dal tema “Creiamo un Internet migliore insieme”. Secondo una recente indagine di F-Secure, solo il 4% degli utenti dichiara di fidarsi di Internet. Alcuni pratici suggerimenti da Mikko Hypponen, Chief Research Officer di F-Secure.

    Oggi si celebra il Safer Internet Day, ma gli attacchi malware e le violazioni della privacy riportate continuamente nelle notizie ci offrono un’immagine di Internet meno sicuro che mai. Proprio qualche giorno fa parlavamo del nuovo malware che sta terrorizzando il web, il ransomware Cryptolocker. E in un’occasione come questa torna davvero utile dare un’occhiata ad una recente indagine di F-Scure, brand che di sicurezza del web se ne intende.

    Ebbene, da questa indagine risulta che il 46% delle persone ha dichiarato di fidarsi abbastanza di Internet quando si tratta della loro privacy e sicurezza, ma ha anche affermato di prendere comunque precauzioni per la protezione dei propri dati. Il 39% non si fida molto di Internet, dicendosi di essere molto attento, e l’11% non si fida affatto, in quanto ritiene Internet “pericoloso”. Solo il 4% ha dichiarato di fidarsi di Internet e di non preoccuparsi molto della sicurezza e della privacy. Un dato che non desta certo meravigia. F-Secure riceve una media di oltre 250.000 tipi di malware per PC al giorno (principalmente rivolti a Windows), e 9.000 malware per Android al giorno. Il malware tenta di rubare i nostri soldi, i nostri contenuti e i nostri dati.

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    E se Internet sparisse oggi cosa mancherebbe di più agli utenti? Ecco cosa hanno risposto:

    • per il 46% degli utenti, ricercare informazioni;
    • per il 30% fare shopping online;
    • per il 13% condividere selfie e accedere ai social media;
    • per il 6% guardare video e giocare online;
    • per il 5% leggere le ultime notizie.

    In occasione del Safer Internet Day, Mikko Hypponen, Chief Research Officer di F-Secure, analizza lo stato di Internet e condivide alcune idee su come possiamo creare un Internet migliore tutti insieme. E vediamo insieme quali sono.

    Open Source come soluzione per la sicurezza?

    Il software open source è spesso pubblicizzato come più sicuro perché grazie alla possibilità per chiunque di vedere il codice sorgente aperto, in teoria è esposto a un maggior grado di esame. Ma Hypponen sottolinea che due dei più grandi allarmi per la sicurezza nel 2014 – Heartbleed e Shellshock – sono risultati tra le principali vulnerabilità trovate nei sistemi open source, che esistevano da molto tempo senza che nessuno lo avesse notato.

    La moneta digitale salva il sistema finanziario?

    I sistemi di pagamento digitale come il Bitcoin basati sulla crittografia potrebbero risolvere problemi fondamentali del nostro sistema monetario. Ma hanno anche portato nuovi problemi – alcuni hacker creano malware specialmente per sfruttare il sistema Bitcoin. E la corsa verso la potenza di calcolo per il Bitcoin mining ha portato ad operazioni di milioni di dollari in data center che sono poi crollati e bruciati (uno proprio letteralmente bruciato) mentre il valore del Bitcoin è diminuito.

    Internet of things

    In un mondo in cui oggetti di uso quotidiano, tostapane, lavatrici, auto, sono interconnessi, si creeranno incredibili opportunità. Ma “un dispositivo intelligente è un dispositivo attaccabile” spiega Hypponen. E’ già stato scoperto un tipo di malware che trasforma le telecamere di sicurezza intelligenti in dispositivi per il Bitcoin-mining. Per non citare il potenziale di violazioni alla privacy attraverso dispositivi intelligenti che usano tecnologie come il riconoscimento vocale o facciale.

    Servizi Internet “free”

    “Solo perché non state pagando per l’utilizzo di un servizio, ciò non significa che questo sia gratuito”, sottolinea Hypponen. Dovete sempre dare in cambio qualcosa, e se non è denaro, sono i vostri dati personali. Se non vi prendete il tempo per leggere i termini e le condizioni di utilizzo, cosa che la maggior parte delle persone non fa, non saprete mai realmente come questi servizi stanno usando i vostri dati.

    Lo stato di sorveglianza

    I governi sono diventati una delle principali fonti di nuovo malware. Possono spiare altri governi, e possono spiare anche i propri cittadini. “Costruendo Internet abbiamo costruito lo strumento perfetto per uno stato di sorveglianza,” afferma Hypponen. Governi ostili possono monitorare cosa facciamo, dove siamo, con chi comunichiamo, cosa pensiamo.

    Abbiamo vissuto la rivoluzione di Internet,” spiega Hypponen. “Ma se non ci prendiamo cura dei problemi che stanno emergendo, potremmo non avere più un Internet aperto e libero da passare ai nostri figli.”

    E visto il tema di oggi, “Creiamo un Internet migliore insieme”, cosa possiamo fare davvero in concreto? Ecco cosa ci suggerisce Mikko Hypponen:

    • Fare domande. Quando si acquista un nuovo dispositivo, è buona norma fare domande in negozio. Del tipo: “E’ connesso? Perché? Raccoglie informazioni su di me e di che tipo?”. Certo non ci si può attendere chissà quale risposta, ma è necessario fare domande.
    • Non far sapere troppo ai ‘giganti’. Se restate loggati a Google o a Facebook mentre navigate, questi servizi sono in grado di monitorare le vostre azioni. Se ritenete che questi giganti di Internet sappiano già abbastanza di voi, usate un browser separato solo per questi servizi, e non loggatevi ad essi mentre usate il vostro browser principale.
    • Chiedere migliori “Termini e Condizioni d’uso” e “Contratti di Licenza per gli utenti”. Solitamente si tratta di documenti molto lunghi e pieni di termini che una persona comune non capirebbe. E’ utile a questo punto chiedere documenti più comprensibili, senza dover avere per forza una laurea in legge oppure ore di tempo libero per leggerli.
    • Usare il potere del cloud. E’ importante usare soluzioni per l’Internet security che proteggano l’utente con una sicurezza basata su cloud. Con il cloud, la base utenti è come un gregge: se un membro del gregge prende una malattia, tutto il gregge viene vaccinato contro quella malattia. La sicurezza basata su cloud condivide informazioni che ci proteggono.
    • Chiedere trasparenza. E’ importante chiedere che i produttori dei vostri antivirus siano trasparenti riguardo a come vi proteggono. E’ necessario chiedere una descrizione su quale genere di dati raccolgono da voi e dal vostro computer. Fino ad oggi un solo vendor di sicurezza al mondo ha reso pubbliche le modalità con cui raccoglie i dati.

    Piccoli suggerimenti che possono sembrare scontati, ma che sono invece importanti e necessari.

    E voi vi fidate di Internet? Come proteggete la vostra Privacy? Raccontateci la vostra esperienza tra i commenti