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  • Elezioni in Germania, Alice Weidel domina sui social media

    Elezioni in Germania, Alice Weidel domina sui social media

    L’analisi di Arcadia evidenzia l’impatto della live tra Weidel e Musk su X: boom di follower, interazioni record e crescita della leader di AfD sui social media. La campagna elettorale tedesca si gioca sempre più sulle piattaforme digitali.

    A un mese dalle elezioni politiche in Germania, i social media emergono come un terreno strategico per l’acquisizione di consenso e la mobilitazione degli elettori.

    L’ultima analisi di Arcadia – “Arcadia Mood Über alles”, condotta attraverso Fanpage Karma e Digimind, mette in luce il ruolo predominante delle piattaforme digitali nell’orientare il dibattito politico e nell’influenzare le dinamiche di engagement.

    Il boom di follower di Alice Weidel

    Dai dati raccolti nel periodo tra il 26 dicembre 2024 e il 23 gennaio 2025, emerge con chiarezza che Alice Weidel, leader dell’AfD (Alternativa per la Germania), ha registrato il più alto incremento di nuovi follower.

    Elezioni in Germania, Alice Weidel domina sui social media

    • X (ex Twitter): +318.000 nuovi follower, con un picco di 135.000 il 9 gennaio 2025, data della live promossa da Elon Musk. Il dibattito tra Musk e Weidel, trasmesso in diretta su X, ha amplificato la visibilità della candidata dell’ultradestra tedesca, generando un’ondata di nuovi sostenitori sulla piattaforma.
    • TikTok: +112.000 follower, nonostante un calo del 16% rispetto al periodo precedente.
    • Instagram: +69.000 follower (+39%) con un massimo di 5.900 in un solo giorno.

    A seguire troviamo Robert Habeck, leader dei Verdi, che ha ottenuto una crescita significativa su Instagram con 82.000 nuovi follower (+26%). Friedrich Merz, capo della CDU, si distingue su X con un incremento di 15.000 follower.

    arcadia analisi follower weidel

    Interazioni sui social: il divario tra Weidel e Scholz

    Alice Weidel primeggia anche per il numero di interazioni raccolte:

    • X: 159 post con 2,6 milioni di interazioni (+130%).
    • Instagram: 38 post con 948.000 interazioni (-35%).

    L’effetto della live su X con Musk si riflette anche nel coinvolgimento degli utenti, con un picco di interazioni nei giorni successivi alla trasmissione.

    In confronto, Robert Habeck ha raccolto 978.000 interazioni su Instagram, mentre Friedrich Merz si ferma a 151.000 su X.

    La performance peggiore è quella del cancelliere Olaf Scholz, il cui account su X ha generato appena 23.000 interazioni. L’assenza di Scholz dalle classifiche di crescita dei follower e di engagement conferma la sua limitata influenza sui social media rispetto agli avversari.

    arcadia analisi interazioni scholz

    Il peso dell’engagement: Habeck e Weidel in testa

    L’analisi dell’engagement, ossia il rapporto tra follower e interazioni, premia ancora Robert Habeck e Alice Weidel:

    • Robert Habeck: 49% di engagement su un account da 11.000 follower.
    • Alice Weidel: 20% su X, con 407.000 follower.

    Ancora una volta, il cancelliere Scholz si distingue per la sua assenza tra i leader con maggiore capacità di coinvolgimento, evidenziando una difficoltà nel generare interesse rispetto agli avversari politici più attivi sulle piattaforme digitali.

    arcadia analisi engagement germania

    Le menzioni online: l’effetto Musk

    Il monitoraggio delle menzioni mostra come Elon Musk abbia influenzato la campagna elettorale tedesca. La diretta attraverso uno space su X con Alice Weidel del 9 gennaio 2025 (ben al di sotto delle aspettative in termini di audience in diretta) ha coinciso con un picco di discussioni online e ha contribuito all’aumento della sua esposizione digitale.

    • Alice Weidel: 213.000 menzioni.
    • Robert Habeck: 93.000 menzioni.
    • Friedrich Merz: 38.000 menzioni.
    • Olaf Scholz: 26.000 menzioni.

    La crescita dell’AfD nei social media suggerisce che la strategia digitale di Alice Weidel, supportata dall’attenzione ricevuta su X grazie a Musk, stia avendo un impatto significativo sul dibattito elettorale.

    L’aumento esponenziale di follower e interazioni, incentivato dalla visibilità ottenuta con Musk, sta rafforzando la presenza dell’AfD nel discorso pubblico, consolidando il consenso attorno alla sua figura e alle sue posizioni politiche.

    Questi dati ci mostrano come la campagna elettorale tedesca si giochi sempre più sui social media.

    La capacità di generare engagement e interazioni può fare la differenza.

    La centralità di X e Instagram, insieme all’influenza di figure esterne come Elon Musk, segnano un cambio di passo rispetto al ruolo delle piattaforme digitali.

    La polarizzazione del dibattito si manifesta con un aumento delle interazioni altamente divisive, il consolidamento di bolle informative e una radicalizzazione delle posizioni espresse dagli utenti, specialmente in risposta ai contenuti dei leader politici.

  • Addio agli hashtag, il cancelletto su X non è più gradito

    Addio agli hashtag, il cancelletto su X non è più gradito

    Elon Musk decreta la fine degli hashtag su X. Ecco una breve analisi della loro storia e del loro impatto. In questo si decreta definitivamente l’addio a Twitter, dando vita ad una piattaforma in netto contrasto col passato.

    Elon Musk, proprietario di X (quella che un tempo era Twitter), ha dichiarato che gli hashtag sulla piattaforma non funzionano più. Li ha definiti “brutti” e inutili, segnando così – senza esagerazione – la fine di un’era.

    Si tratta, infatti, di una scelta che non è solo tecnica, ma rappresenta un cambiamento radicale nella filosofia stessa di una piattaforma che deve il suo successo proprio agli hashtag.

    La rivoluzione degli hashtag nel 2007

    La storia degli hashtag è parte integrante di quella di Twitter. Era il 23 agosto 2007 quando Chris Messina propose l’uso del simbolo “#” per raggruppare discussioni e conversazioni.

    Un’idea semplice, ma rivoluzionaria: offrire agli utenti un modo per creare connessioni tematiche immediate e aggregare conversazioni globali su eventi, movimenti sociali e interessi condivisi.

    Nel tempo, gli hashtag sono diventati un linguaggio universale. Dai grandi eventi sportivi come i Mondiali di calcio, alle battaglie sociali come #BlackLivesMatter, gli hashtag hanno avuto un ruolo centrale nella comunicazione online.

    Hanno permesso alle voci individuali di unirsi in coro, dando visibilità a temi spesso ignorati dai media tradizionali.

    Tutto su Twitter.

    Da Twitter a X, il passato in frantumi

    Con il rebranding di Twitter in X, Elon Musk ha intrapreso una trasformazione che mira a smantellare l’identità storica della piattaforma.

    La rimozione degli hashtag è solo l’ultimo tassello di una strategia che punta a ridefinire X come qualcosa di diverso da una piattaforma social media. La visione di Musk, come si è sempre detto, è quella di una “applicazione totale”, una super app che dovrebbe integrare funzionalità di pagamento, e-commerce e intrattenimento.

    Addio agli hashtag, il cancelletto su X non è più gradito
    Addio agli hashtag, il cancelletto su X non è più gradito

    In questa visione, gli strumenti storici di partecipazione e connessione sembrano essere considerati superflui o addirittura d’intralcio.

    Già ad agosto 2023, un mese dopo l’operazione di rebranding di X, avevo segnalato la progressiva opera di smantellamento degli hashtag. L’occasione per fare chiarezza su come lavora l’algoritmo di X.

    Cosa significa eliminare gli hashtag

    Ma cosa significa eliminare gli hashtag? Non si tratta solo di perdere una funzionalità tecnica. Gli hashtag rappresentavano un simbolo di partecipazione, uno strumento che permetteva a chiunque di contribuire a una conversazione globale.

    Un modo prezioso per seguire e risalire a conversazioni di interesse; per comprendere tanti eventi e tanti fatti.

    In un’ottica aziendale, come più volte ho sottolineato qui, gli hashtag erano elementi di personalizzazione della comunicazione di un’azienda.

    La loro scomparsa segna la fine di Twitter come lo conoscevamo: una piazza digitale dove ognuno poteva far sentire la propria voce.

    Ma segna anche la fine di un certo modo di intendere le piattaforme digitali.

    Vero, su altre piattaforme esistono ancora. Ma, per struttura e tipologia delle piattaforme diverse da quello che era Twitter, gli hashtag non troveranno mai lo stesso spazio.

    Le conversazioni cambiano su X

    Eliminare gli hashtag significa anche cambiare il modo in cui le conversazioni vengono scoperte e organizzate. La scoperta dei contenuti su X sarà sempre più affidata a algoritmi proprietari, togliendo agli utenti il controllo diretto sulla visibilità dei propri messaggi. Questo porta a una piattaforma più chiusa, dove le interazioni sono mediate da scelte proprietarie che privilegiano certi tipi di contenuti rispetto ad altri.

    E qui emerge un tema più ampio: Musk vuole che X diventi uno spazio chiuso dove le conversazioni sono animate da evidente polarizzazione senza mai sfociare in un confronto. L’idea di base è polarizzare, chiudere la piattaforma depotenziando i link verso l’esterno, e fare in modo che tutto rimanga all’interno di X.

    Obiettivo è quello, si spera, di incrementare il più possibile il tempo di permanenza sulla piattaforma.

    Questo approccio contrasta nettamente con la filosofia originale di Twitter, che puntava sulle conversazioni e sulla capacità degli utenti di creare trend. Puntava poi sulla condivisone di notizie e informazioni in modo organico.

    Ricordiamo che gli hashtag erano elementi essenziali per seguire le conversazioni in termini analitici. A questo mi riferivo quando ho scritto della personalizzazione della comunicazione.

    Gli hashtag venivano creati per fare in modo che tutte le conversazioni potessero aggregarsi dietro a quella parole preceduta dal simbolo “#”.

    Gli strumenti di analisi partendo da quel hashtag potevano risalire ad informazioni preziose. Sulle persone che condividevano, da dove condividevano, quante volte, e via dicendo.

    Prima di depotenziare gli hashtag ricordiamo che Musk ha riformulato gli accessi alle API, rendendo così complicata l’attività di analisi, ad esempio.

    Cosa perdiamo con la fine degli hashtag

    Perdiamo molto. Gli hashtag non erano solo strumenti tecnici: erano diventati simboli culturali.

    Rappresentavano la capacità della rete di connettere persone attraverso confini geografici, linguistici e culturali. Erano il cuore pulsante delle campagne sociali, e non. E dei grandi movimenti a livello globale, dalla Primavera Araba a #MeToo.

    Erano anche strumenti di leggerezza, capaci di unire milioni di persone in momenti di ironia collettiva.

    Senza gli hashtag, X perde una parte importante di quella che era l’anima della piattaforma precedente. Diventa una piattaforma che parla sempre meno il linguaggio degli utenti e sempre più quello delle strategie del suo proprietario.

    Mi permetto di ricordare qui quando diedi vita a #cinemavoto, l’hashtag che creai nel 2018 in occasione delle allora elezioni politiche. Un successo strepitoso che poi aprì la strada alle innumerevoli versioni fatte con #cinema. A dimostrazione di quanto fosse gli hashtag fossero utili per coinvolgere gli utenti.

    Addio hashtag, addio Twitter

    La fine degli hashtag segna anche la fine di Twitter.

    Quella piazza globale dove ogni hashtag rappresentava un’idea, un momento di condivisione, è ormai un ricordo.

    X si dirige verso un futuro diverso, in netta contrapposizione col passato.

    Cosa avrebbe fatto Elon Musk di Twitter era ormai cosa nota. Prendere una piattaforma esistente, con dati, utenti e relazioni attive per trasformarla in altro. In questo consiste la spesa di 44 miliardi di dollari, a volte giudicata spropositata.

    La fine dell’hashtag non è che il capitolo finale di una storia che ne decreta l’inizio di un’altra. E non per questo più interessante.

     

     

  • Il case study Trussardi: come lanciare un nuovo prodotto su Instagram

    Il case study Trussardi: come lanciare un nuovo prodotto su Instagram

    Instagram è sempre più parte delle strategie di social media marketing delle aziende e il case study, di una grande azienda come Trussardi, lo dimostra. Vediamo in dettaglio il caso di studio e la strategia adottata, dove non manca l’analisi dei dati per una corretta misurazione delle performance.

    Inutile sottolineare la centralità di Instagram all’interno delle strategie di social media marketing. Tuttavia, quando cerchiamo esempi e spunti concreti per ottimizzare la nostra presenza sul canale, ci imbattiamo (quasi) esclusivamente in case study di brand americani che per quanto stimolanti hanno poco a che fare con il nostro mercato per capacità di spesa e maturità digitale.

    Ad ogni modo, recentemente ho avuto la fortuna di poter presentare un case study dedicato al brand Trussardi e di come ha gestito il lancio del nuovo prodotto Dreambox bag su Instagram. Personalmente, penso che sia una storia interessante da raccontare, in quanto copre alcuni punti chiave su come:

    1. definire una pianificazione editoriale, oltre che il relativo storytelling, coerente e in grado di ispirare il processo d’acquisto;
    2. integrare in modo sinergico post, stories e influencer per attivare le audience a target;
    3. utilizzare i dati per stabilire obiettivi realistici e misurare correttamente la performance.

    Di seguito, tutti i dettagli della campagna.

    Lo Scenario & La Sfida Di Business

    La storia relativa al caso Trussardi Dreambox bag non nasce dal nulla ma è figlia dello scenario attuale in cui i social media non rappresentano ancora un punto diretto per la vendita, nonostante Instagram stia evolvendo in questo senso come possiamo osservare in questo case e dall’introduzione del test relativo al checkout, ma sono un touchpoint che guida la ricerca e l’ispirazione all’acquisto. Infatti, basta citare alcuni dati relativi all’ultimo report realizzato da GlobalWebIndex:

    • il 22% dei consumatori online dichiara di aver iniziato a seguire almeno un brand negli ultimi mesi;
    • il 42%degli utenti afferma di utilizzare i social media per ricercare nuovi brand e prodotti;
    • il 58% degli intervistati vengono classificati/segmentati come FOMO (fear of missing out) networkers. Ovvero, quegli utenti che non vogliono perdere ogni novità relativa ai loro interessi.

    Il ruolo dei social media nel processo di acquisto. Dati GlobalWebIndex’s flagship report

    A questo punto, tornando al nostro case, una domanda sorge spontanea:

    come dare concretezza a questi numeri sfruttando Instagram per il lancio di un nuovo prodotto in grado di posizionare l’offerta e ispirare le audience a target?

    La Campagna

    Partendo dal presupposto che non sono esattamente la persona più adatta per descrivere il concept creativo di una campagna nel settore fashion, proverò comunque a cimentarmi in questo racconto per darti tutti gli elementi chiave di questa storia. Il nuovo modello di borsa, la Dreambox bag per l’appunto, si rivolge a giovani donne dinamiche che vivono intensamente la città come delle vere e proprie  supereroine. Ragione per cui, ad ogni modello è associato un superpotere che permette di sfruttare al meglio questa vitalità e vivacità: velocità,  super vista, super forza e antigravità. A dare un volto all’audience, a cui questa campagna si vuole rivolgere, troviamo la testimonial Aurora Ramazzotti che in diversi episodi racconta il prodotto e i superpoteri associati tramite uno stile che riprende la pop art.

    I Driver Della Campagna

    Uno dei punti chiave di questa campagna di lancio su Instagram è l’aver pianificato uno storytelling sequenziale e congruente in grado di guidare l’utente alla scoperta di tutti i modelli. Di conseguenza, gli asset di content marketing sono stati programmati per coprire diverse fasi.

    storytelling su instagram camapagna trussardi dreambox bag

    Innanzitutto, la campagna si apre con una prima fase teaser in cui la community di Trussardi è chiamata a scegliere il nome del nuovo modello di borsa tramite un post nel feed che funge da attivatore per far atterrare gli utenti nelle Stories dove sono chiamati a esprimere la loro preferenza. Insomma, il post ha un ruolo di connettore e le Stories sono l’asset conversazionale associato.

    Trussardi case study su instagram: come sfruttare i post per generare conversazioni tramite le instagram stories

    Questa sinergia tra post e Stories è particolarmente feconda in quanto ad oggi cresce esponenzialmente l’adozione delle Instagram Stories da parte dei brand, qui puoi trovare gli ultimi dati relativi al mercato europeo ed italiano, ma i post rappresentano ancora il principale ed indiscusso veicolo (82%) della reach. Quindi, per ottimizzare la performance delle Stories, bisogna necessariamente far dialogare i due asset sfruttando la maggiore copertura dei contenuti nel newsfeed. In aggiunta, le conversazioni stimolate (DM) sono un indicatore che influenza la copertuta delle Stories stesse e genera una maggiore reach.

    Instagram stories: i dati globali sulla reach tra post e stories

    A seguire abbiamo il vero e proprio lancio con (ovviamente) la presenza sin dall’inizio di una call to action (link in bio) per avere più dettagli nella specifica landing page, leitmotiv della campagna in tandem con gli shoppable post, e soprattutto questa fase funge da anteprima e chiama gli utenti a scoprire i nuovi episodi legati ai diversi modelli.

    La fase di lancio della campagna Trussardi dreambox bag su Instagram

    Nella terza fase, si susseguono i nuovi episodi e continua la sinergia tra post e Stories con il contenuto nel newsfeed che viene arricchito di maggiori dettagli nelle Stories, dando un motivo agli utenti per continuare il percorso di scoperta, capitalizzando inoltre lo Swipe Up.

    La sinergia tra post e stories nella campagna trussardi dreambox bag su Instagram

    Come prevedibile, la campagna di lancio non si concentra esclusivamente sul canale di Trussardi ma viene attivata una comunicazione cross canale tramite il profilo dell’influencer/testimonial. Piccola nota relativa a influencer marketing e trasparenza delle partnership, come possiamo osservare il post in basso riporta il tag relativo alla sponsorizzazione e l’hashtag #adv. Questa evidenza non deve sorprendere, infatti stiamo andando verso una sempre maggiore regolamentazione del settore e gli ultimi dati ci confermano che l’utilizzo dell’hashtag #ad da parte degli influencer è più che raddoppiato nel 2018.

    Influencer marketing e lancio di prodotto su instagram: comunicazione cross canale della campagna trussardi dreambox bag tra il canale di trussardi e il profilo instagram dell'influencer

    i dati relativi all'utilizzo dell'hashtag #ad da parte degli influencer

    Infine, la nostra campagna si conclude con un evento di lancio, un vero e proprio party esclusivo, che viene principalmente coperto tramite le Instagram Stories e fa leva sul fear of missing out mostrando il dietro le quinte della festa e dei suoi partecipanti. Mi sembra superfluo evidenziare come le Stories siano un ottimo strumento per creare un punto di incontro tra online e offline.

    Trussardi dreambox bag: copertura dell'evento di lancio tramite le instagram stories

    Adesso, non ci resta che dare un’occhiata ai risultati di questa campagna di lancio.

    I Risultati

    Prima di mostrare i risultati ho approfittato della presentazione per mettere in piedi un piccolo panel di discussione, composto principalmente da clienti di Socialbakers, tramite dei sondaggi live. Il mio intento era comprendere quali sono gli obiettivi dei brand nel 2019 su Instagram e al primo posto sono arrivati a pari merito crescita profilata dei follower e drive to website.

    Gli obiettivi dei brand italiani su Instagram nel 2019

    Alcune valutazioni su questo esito:

    • personalmente sono rimasto sorpreso dal risultato relativo alla crescita dei follower in quanto mi sarei aspettato più voti per le opzioni relative a brand awareness e influencer marketing ROI;
    • invece il secondo risultato non mi stupisce perché anche le analisi a livello internazionale, confermando ancora una volta la vocazione al social selling della piattaforma, mostrano come il drive to website sia divenuto l’obiettivo adv principale dei brand.

    Distribuzione degli obiettivi adv su instagram

    La campagna Trussardi Dreambox bag non fa eccezione e la valutazione dell’operato si è basata su un mix di metriche secondarie, propedeutiche ai veri indicatori, e primarie.

    I risultati della campagna Trussardi dreambox bag su InstagramInfatti, trattandosi di una campagna di lancio, l’obiettivo era quello di guidare la scoperta del prodotto tramite un aumento delle interazioni per influenzare l’algoritmo e dare più visualizzazioni ai contenuti al fine di ottimizzare il traffico al sito proveniente da Instagram. Risultati in termini di traffico che possono essere utilizzati in una seconda fase, relativa alla considerazione all’acquisto, per affinare il retargeting. Ancora una volta, le campagne non vanno pianificate come azioni one shot ma al contrario come attività perennemente in evoluzione in modo consequenziale.

    i dati del traffico della campagna trussardi dreambox bag

    Cosa Abbiamo Imparato & Best Practice

    Per concludere la nostra storia, non ci resta che chiederci

    come possiamo farci guidare dai dati per pianificare e misurare una nuova campagna?

    Definire Obiettivi Realistici e Realizzabili

    Può suonare come una banalità ma è uno degli errori più comuni in cui mi imbatto quando si parla di pianificazione delle campagne. Ovvero, definire obiettivi basandosi su generici benchmark di mercato (generalmente globali) e/o valutazioni meramente qualitative. All’opposto, ogni campagna sui social deve partire da un’analisi dei dati storici comparando le precedenti campagne e mettendole in relazione al budget relativo alla creazione di contenuti e adv. Ulteriormente, andremo ad affinare questo esercizio per gli asset di content marketing che mostrano la migliore performance. In questo modo, avremo degli standard credibili su cui fare affidamento.

    Best practice su Instagram: Definire Obiettivi Realistici e Realizzabili

    Storytelling & Pianificazione

    Non mi dilungherò a lungo su questo punto in quanto l’ho coperto a lungo durante questo post. In ogni caso, la tua storia deve essere lineare e comunicare in modo chiaro il valore e consistenza di call to action e incentivi per attirare l’attenzione del pubblico a target. Dobbiamo sempre metterci nei panni della nostra audience e chiederci: “perché dovrei visualizzare un video/commentare un contenuto/cliccare sulla CTA?”. Naturalmente, questo esercizio non è possibile senza una corretta profilazione delle proprie social personas:

    • dove spendono il loro tempo online?
    • con quali tipologia di contenuti interagiscono?
    • fuori dalle ovvietà, quali sono i loro interessi?
    • quali tipi di adv tendono ad evitare?
    • come scoprono un nuovo brand o prodotto?
    • cosa li porta a seguire o suggerire un brand?

    In questo modo, sarà anche più semplice definire le diverse fasi e segmentare di conseguenza la distribuzione dei contenuti in relazione ai vari momenti identificati.

    Come pianificare il proprio storytelling su Instagram

    Mettere In Relazione Le Metriche & Integrare La Reportistica

    Quando parliamo di misurazione dei risultati, un altro errore che osservo spesso è la creazione di report che coprono esclusivamente i totali delle campagne ma che non mettono in relazione la performance dei vari asset alle metriche non direttamente collegate ma che rappresentano il nostro vero obiettivo. Ad esempio, in questa campagna la maggioranza dei post presenta la CTA link in bio. Conseguentemente, bisogna incocriare i dati relativi a reach ed engagement dei post al traffico effettivamente generato. Stessa storia vale per le Stories, definendo un funnel di misurazione che copra reach, completion rate, DM, tap forward (se l’obiettivo è far scoprire la Stories successiva) e traffico.

    Best practice su Instagram: mettere in relazione le metriche

    best practice su instagram: integrare reportistica

    Ciò permette di capire quali creatività (visual, copy, CTA) sono in linea con le aspettative del pubblico e naturalmente i dati vanno ulteriormente filtrati sul sito in base a lead/conversioni generate.

    Segmentare I Risultati

    L’ultimo punto fa riferimento alla segmentazione dei risultati nella reportistica. Specialmente per campagne di lancio di prodotto che prevedono più modelli, andremo a valutare l’evoluzione dei KPIs per ogni singolo modello: copertura, interazioni/conversazioni e atterraggio sul sito. Questi insight ci permetteranno di capire quali modelli hanno riscosso il maggior successo (e quali no) e potremo far leva su questi spunti per 

    • fine-tune delle creatività legate ai prodotti meno performanti;
    • allocare il budget adv in base al ritorno;
    • generare consumer insight sulle preferenze del target.

    Con questo ultimo punto, siamo arrivati alla fine della nostra storia. Se vuoi segnalare altri esempi di campagne di brand italiani su Instagram, ti aspetto nei commenti.

  • Ecco un’analisi dei trend su Instagram in Europa e in Italia

    Ecco un’analisi dei trend su Instagram in Europa e in Italia

    Quando analizziamo l’evoluzione dei principali KPIs e metriche su Instagram, spesso prendiamo in considerazione dati globali e conseguentemente rischiamo di non avere una visione completa. Ecco allora una interessante analisi relativa all’evoluzione dei principali indicatori su Instagram in Europa e in Italia: investimento adv, contenuti e Stories.

    Quando analizziamo l’evoluzione dei principali KPIs e metriche su Instagram, spesso prendiamo in considerazione dati globali e conseguentemente rischiamo di non avere una visione completa. Attenzione, si tratta di un ottimo esercizio per comprendere le tendenze in atto e io stesso lo pratico frequentemente come ho fatto in questo articolo sull’advertising su Instagram. Tuttavia, i dati a livello mondiale sono spesso influenzati dal mercato americano. Quindi, questa tipologia di analisi può restituire dei risultati lontani da quella che è la nostra quotidianità ed operatività sul canale.

    Per questa ragione, in questo articolo ho riportato una mia recente analisi relativa all’evoluzione dei principali indicatori su Instagram in Europa e in Italia: investimento adv, contenuti e Stories.

    Investimento Adv

    Partiamo da una panoramica generale, relativa all’ecosistema adv dell’impero Facebook (non dobbiamo mai dimenticare chi è il proprietario/padrone di Instagram…), per poi rientrare nel dettaglio. Se analizziamo l’insieme delle campagne adv, al di fuori del posizionamento scelto, possiamo osservare una nuova maturità del mercato europeo. Infatti, i brand puntano ad obiettivi più avanzati nel percorso d’acquisto del consumatore con il drive to website (27.93%) che supera investimenti storici come engagement e reach. Insomma, meno awareness e più valutazione delle alternative.

    La distribuzione degli obiettivi adv su facebook, Instagram, audience network e messenger

    Andando in profondità di questi numeri, ovvero spostandoci dagli obiettivi al posizionamento adv, possiamo osservare come Instagram sia diventato un canale chiave con un risultato che tocca il 58.09%. Cifre che molto probabilmente non ti sorprenderanno ma che richiedono un ulteriore approfondimento.

    Distribuzione delle campagne adv in base al posizionamento: Facebook, Instagram, audience network e messenger

    Instagram è divenuto un posizionamento fondamentale e non ci sono dubbi a riguardo. Ciò nonostante, l’investimento resta fortemente ancorato a Facebook (71.4%) e la spesa su Instagram stenta a colmare il divario con un 26.47% di budget dedicato. Risulta quindi evidente lo scollamento tra la distribuzione del posizionamento (58.09%) e quella del budget (26.47%).

    La distribuzione della spesa adv su facebook, instagram, audience network e messenger

    Molto probabilmente, questa evidenza non nasce dal nulla ma è figlia dei risultati ottenuti. Per giustificare questa affermazione, basta dare un’occhiata alla tabella in basso.

    Il CPC in Europa su facebook, Instagram, Audience Network e Messenger

    In Europa possiamo notare due grandi differenze:

    1. un CPC sensibilmente più alto rispetto a mamma Facebook (o.20 VS 0.77);
    2. un CPC più alto rispetto alle medie globali sulla piattaforma (0.45 VS 0.77).

    Ovviamente, questo risultato è anche figlio della crescita esponenziale dell’investimento sul canale rispetto a (soltanto) sei mesi fa. Una maggiore concorrenza porta fisiologicamente a costi crescenti. Ad ogni modo, deve suonare come un campanello d’allarme in merito a pertinenza della segmentazione del target e rilevanza dei contenuti proposti. Sicuramente, i brand possono trovare una boccata d’ossigeno investendo sulle Instagram Stories che al momento attuale presentano un basso livello di competizione adv (30.7% del budget adv VS 69.3% del Feed) garantendo un CPC più basso. Mi sembra doveroso ripetere che anche in questo caso, come precedentemente accennato, pertinenza e rilevanza devono essere centrali.

    Distribuzione della spesa adv su Instagram tra Feed e Stories

    Contenuti

    Come amo ripetere, i dati vanno sempre messi in relazione per poter essere correttamente interpretati. In Italia, contrariamente a come poteva essere all’inizio della piattaforma, non esiste una correlazione tra la frequenza di pubblicazione e l’engagement. Basta comparare i due dati e osservare le relative evoluzioni.

    Numero di contenuti pubblicati in Italia su Instagram

    Evoluzione dell'engagement su Instagram in Italia

    Al contrario, abbiamo una correlazione negativa: quando abbiamo picchi di contenuti condivisi le interazioni calano e viceversa. Ancora una volta, è la qualità del contenuto, in relazione ai bisogni dell’audience, a fare la differenza e non la quantità. Concretamente, bisogna sposare un approccio votato alla mappatura delle proprie Social Personas: prima l’analisi del target e solo dopo la creazione di contenuti. Saltare questo punto, andrà ad impattare l’investimento in toto.

    La tipologia di post condivisi su Instagram in italia

    La tabella appena riportata ci mostra come nel nostro paese la strategia editoriale sia ancora foto centrica, con le immagini singole che rappresentano il 73.93% dei contenuti condivisi. Ovvero, una maggioranza schiacciante. Di conseguenza, si apre un interessante ragionamento in merito al posizionamento. Ossia, in un feed in cui i brand comunicano esclusivamente per immagini singole può risultare molto interessante variare e arricchire le proprie leve di content marketing per differenziarsi agli occhi dell’utente che svogliatamente scrolla il feed. Comunque, dopo queste prime valutazioni, una domanda sorge spontanea: qual è il ritorno in termini di engagement a seconda della tipologia di contenuto?

    L'engagement su Instagram in Italia a seconda della tipologia di contenuto: foto, video e caroselli

    Come risulta evidente, il risultato più flagrante è quello relativo ai video che generano soltanto il 9.50% di interazioni e presentano un divario ancora maggiore se comparati con i risultati su Facebook.

    Le interazioni a seconda del formato su Facebook

    Nondimeno, bisogna ragionare in prospettiva e quindi mi lancio in una previsione: Instagram sta investendo molto sul formato video, basti pensare all’introduzione di IGTV, e una strategia classica di ogni piattaforma social è dare maggiore copertura (rigorosamente in fase iniziale) ai formati di cui si vuole spingere l’adozione per attrarre investimenti. Ergo, penso sia il momento giusto, prendendo anche in considerazione il basso livello di concorrenza, di investire su questo formato.

    Stories

    Concludo l’analisi con qualche dato relativo alle Instagram Stories. Come prevedibile, anche in Italia decolla l’adozione delle Stories da parte dei brand. Eppure, è interessante notare come ci sia un calo della condivisione di Stories, dal 60% al 45%, associato ai periodi (novembre e dicembre) in cui generalmente vengono condivisi più contenuti per via della stagionalità. Personalmente, penso sia un’occasione mancata in quanto durante il periodo pre e natalizio le Stories possono diventare un ottimo strumento per generare consumer insight tramite i DM e gli sticker domande, oltre che un valido alleato per la scoperta di nuovi prodotti e offerte attraverso lo Swipe Up.

     

    L'evoluzione della condivisione di Instagram Stories da parte dei brand in Italia

    Infine, possiamo osservare come ci sia un aumento esponenziale della condivisione di Stories ma il principale veicolo per la reach restano i post con le Stories che superano appena il 5%.

    La portata della reach su Instagram in Italia: post e Instagram Stories

    Tre valutazioni a riguardo:

    1. questo dato fisiologicamente andrà ad evolvere, vista l’evidente crescita relativa all’adozione di questo formato;
    2. la maggiore copertura dei post richiede di ragionare in ottima integrata con i post che devono fungere da attivatori per guidare gli utenti sulle Stories dove saranno chiamati ad effettuare delle azioni in base allo storytelling scelto;
    3. anche a livello internazionale abbiamo un divario in termini di reach tra post e Stories ma meno marcato rispetto all’Italia, il dato globale mostra un volume di Stories più importante, con le Stories che rappresentano il 18% delle visualizzazioni uniche.

    Instagram stories: i dati globali sulla reach tra post e stories

    Per concludere, spero che questi dati possano esserti utili e se stai cercando esempi concreti su come ottimizzare la tua attività sul canale, ti rimando a un case study dedicato al brand La Redoute: come trasformare le interazioni in acquisti su Instagram.

  • FMCG su Facebook e Instagram: dati, insight e trend

    FMCG su Facebook e Instagram: dati, insight e trend

    Ecco una interessante ricerca che ci mostra l’evoluzione delle principali metriche su Facebook e Instagram in relazione al settore FMCG Food, i beni di largo consumo legati alla categoria alimentari e bevande.

    Di recente, sono stato ospite del gruppo Ferrero dove ho presentato una mia ricerca legata all’evoluzione delle principali metriche su Facebook e Instagram nel settore FMCG Food. Ovvero, i beni di largo consumo legati alla categoria alimentari e bevande.

    Personalmente trovo molto interessante la sinergia tra social media marketing e questo settore, in quanto le attività di marketing e comunicazione su questi canali posso dare risposta a nuove e tradizionali sfide del mondo fast-moving consumer goods:

    • segmentazione del posizionamento. Oggi, i beni di largo consumo alimentari stanno facendo esperienza di una crescente concorrenza proveniente da brand locali emergenti. Senza contare gli ottimi risultati, figli (anche) della crisi economica, delle private label (marca del distributore) che solo in Italia hanno aumentato la loro quota di mercato del 19%;
    • generare insight sui consumatori. Attività estremamente importante per comprendere quali linee di prodotto stanno ricevendo il miglior ritorno e in particolare in un periodo come questo caratterizzato da un’evoluzione dei modelli di consumo con una sempre maggiore attenzione da parte dei consumatori a tracciabilità, utilizzo delle materie prime, attenzione alla salute, etc.;
    • creazione di una brand equity distintiva. Non dobbiamo dimenticare che il settore FMCG è caratterizzato da una forte volatilità e una facile capacità di sostituzione nel carrello dei consumatori. Ergo, risulta fondamentale veicolare una conoscenza della marca e brand image (percezioni su una marca che determinano le associazioni di marca) differenziale per aumentare la loyalty;
    • innovare il product display. Per i beni di largo consumo, l’esposizione e riconoscibilità del prodotto risultano da sempre fondamentali per influenzare il processo d’acquisto. Basti pensare agli importanti investimenti sul packaging. Ragione per cui, i social possono diventare un canale chiave per il visual storytelling di marca.

    Detto questo, di seguito trovi tutti i dati e le evidenze emerse dall’analisi.

    Facebook

    Contrariamente ad altri settori, che hanno reagito al cambio di algoritmo di Facebook e al conseguente calo della reach organica con un esponenziale aumento del budget in paid advertising, possiamo osservare una lieve diminuzione della spesa. In aggiunta, questo dato si accompagna ad una crescita del 2% della reach a pagamento. Insomma, dati che fanno sperare in una nuova maturità legata all’ottimizzazione del budget.

    FMCG: spesa advertising su facebook

    FMCG: dati reach a pagamento su Facebook

    Tuttavia, bisogna sempre mettere a confronto le metriche per poterle interpretare correttamente. Infatti, constatiamo un evidente declino del click through rate (il rapporto tra numero clic e visualizzazioni) che passa da 1.08 a 0.75 e viene accompagnato da un (seppur lieve) incremento del CPC (costo per click). Questi numeri confermano (purtroppo ancora una volta) come siamo ancora lontani da una performance legata a

    • segmentazione del pubblico a target;
    • parcellizzazione del retargeting;
    • personalizzazione delle leve di content marketing a seconda dell’audience coinvolta.

    Al contrario, ci troviamo davanti ad una comunicazione massiva, rivolta a un pubblico ampio e non ben definito, che porta fisiologicamente a un divario tra costi e risultati. Comunque su questo argomento, ti rimando a un mio articolo a riguardo.

    FMCG: i dati sul CTR su facebook

    FMCG: i dati sul CPC su facebook

    A tal proposito, è interessate notare come a livello mondiale i video siano diventati il formato più sponsorizzato nel 2018, raggiungendo le foto, ma per quanto riguarda i beni di consumo alimentari rappresentano soltanto il 20% dei contenuti complessivi pubblicati e sono caratterizzati da una chiara riduzione delle visualizzazioni a pagamento.

    i dati sui formati più sponsorizzati su facebook

    la tipologia di contenuti condivisi su facebook dai brand FMCG

    Nonostante le sirene dei marketing guru, i video non sono la panacea di tutti i mali. Esattamente come per gli altri formati, il punto centrale è la rilevanza di cosa proponiamo in relazione alle reali aspettative ed esigenze del pubblico. Quindi, bisogna fare una riflessione sui contenuti proposti. Ad esempio le video ricette e la mera esposizione del prodotto, leve che vanno per la maggiore, non sono dei differenziali che permettono di posizionarsi realmente in quanto vengono proposti da svariati profili. Per di più, il tema del posizionamento ha un impatto diretto e concreto sul targeting paid. Mi spiego meglio, le visualizzazioni di per sé sono delle vanity metrics ma se ottimizzate per generare un reale interesse permettono di definire un funnel profilato di retargeting.

    FMCG su Facebook: i dati delle visualizzazioni video

     

    Per concludere questa prima parte dell’articolo relativa a Facebook, osserviamo un crollo delle interazioni ancora più marcato rispetto all’esperienza di altre categorie merceologiche. Ad ogni modo, bisogna prendere in considerazione che stiamo analizzando l’evoluzione temporale. Viceversa, se ci spostiamo dalla tendenza ai totali, il settore FMCG Food resta nella lista dei leader per engagement grazie alla presenza al suo interno di molti lovemark. Ciò nonostante, i dati appena citati indicano con chiarezza come il vento stia cambiando.

    I settori con i migliori risultati per engagement su facebook e instagram

    Instagram

    Il settore FMCG non fa eccezione rispetto agli altri e assistiamo ad un trend positivo di crescita legato alle interazioni e visualizzazioni dei post sulla piattaforma. In ogni caso, questa luna di miele è destinata a finire nel medio periodo in quanto sta aumentando in modo vertiginoso l’investimento paid (qui tutti i dati) nel canale. Fisiologicamente, tutto questo andrà ad impattare i risultati organici.

    FMCG su Instagram: i dati relativi ad engagement e interazioni

    FMCG su Instagram: i dati relativi alle visualizzazioni dei post

    Nondimeno, assistiamo ad un’opportunità mancata legata alle Instagram Stories con un tasso di adozione nettamente inferiore rispetto alle medie globali (siamo passati dal 25% al 50%) di tutti gli altri settori.

    Evoluzione delle condivisioni legate alle Instagram Stories

    Di conseguenza, abbiamo un risultato (molto) più basso, legato alle visualizzazioni generate da questo formato, in relazione ai brand delle altre categorie. Ovviamente, in tutti i settori i post sono ancora il principale strumento per veicolare reach e impression, dato che andrà a cambiare vista l’esponenziale crescita dell’adozione relativa alle Instagram Stories tanto dal lato degli utenti quanto da quello dei brand, ma in questo caso osserviamo una forchetta decisamente più ampia.

    FMCG su Instagram: le visualizzazioni di post e Stories

    Reach e impression di post e stories su instagram

    Risulta quindi naturale aprire una discussione sulla connessione tra post e Stories, in quanto i dati evidenziano la sinergia dei due formati. Ovvero, i post agiscono da attivatori, grazie alla maggiore copertura, per indirizzare gli utenti sulle Stories che amplieranno lo storytelling del contenuto sul newsfeed, agiranno da asset conversazionale stimolando i direct message e promuoveranno il drive to website (swipe up).

    Leggi anche

    Trasformare la passione in acquisti su Instagram: il case study La Redoute

    In conclusione, i dati ci mostrano come ci sia ancora da rimboccarsi le maniche ma allo stesso ampi spazi di manovra ed opportunità. In ogni caso, i brand FMCG non hanno molta scelta: il posizionamento è qualcosa di realmente chiave per non essere considerati intercambiabili e facilmente sostituibili con altri player della stessa categoria.

    Se vuoi segnalare brand FMCG che secondo te lavorano molto bene sui social, lascia un commento.

  • Trasformare la passione in acquisti su Instagram: il case study La Redoute

    Trasformare la passione in acquisti su Instagram: il case study La Redoute

    Come si riesce a trasformare le interazioni e le passioni in acquisti su Instagram? Questa case study dedicata a La Redoute lo dimostra, grazie ad una serie di elementi. Scopriamoli insieme.

    [dropcap type=”background”]R[/dropcap]ecentemente sono stato ospite di una conferenza in Grecia (Ecommerce Expo) dove ho presentato un case study dedicato ad un mio cliente: La Redoute. Personalmente, penso che si tratti di una storia molto interessante in quanto copre svariati punti: centralità dei dati, storytelling votato (realmente) ai bisogni delle persone, utilizzo intelligente di UGC (User Generated Content) ed influencer, un lieto fine fatto di like e commenti che diventano acquisti. In aggiunta, non capita tutti i giorni di imbattersi in un case study su come guidare la propensione all’acquisto su Instagram.

    Per questa ragione, ho deciso di riportate nel dettaglio le diverse sezioni che compongono questa storia: 

    1. lo scenario attuale, alcuni dati chiave relativi a Instagram e social commerce/shopping;
    2. la sfida di business, le domande a cui La Redoute ha dovuto dare risposta;
    3. la strategia, le linee guida della campagna;
    4. le soluzioni messe in campo, la declinazione tattica/operativa delle linee guida strategiche;
    5. i risultati, i numeri che confermano la bontà dell’operato.

    1.Lo Scenario Attuale

    Prima di lanciare una qualsiasi campagna, il primo passo deve concentrarsi sul contestualizzare il ruolo dei social media all’interno del percorso d’acquisto del consumatore. A tal proposito, ci viene in aiuto una recente ricerca realizzata da GlobalWebIndex (“The latest social media trends to know in 2019”): i social media non sono ancora un punto diretto d’acquisto ma rappresentano un touchpoint strategico con il 42% degli utenti che dichiara di utilizzarli per ricercare nuovi brand e prodotti. In aggiunta, secondo lo studio 2018 Global Consumer Insights di PwC, i consumatori mettono al primo posto i social network come fonte primaria di ispirazione all’acquisto. Si tratta di dati molto interessanti ma che vanno messi in relazione alla specificità di Instagram.

    Social Commerce

     In un mio recente articolo su questo blog (“Ecco lo stato dell’arte dell’advertising su Instagram”), avevo già coperto il tema relativo all’evoluzione in atto della piattaforma: ovvero, comincia a prendere fortemente piede un utilizzo del canale per influenzare la fase legata alla considerazione all’acquisto e non soltanto alla notorietà di marca. Ecco alcune cifre a supporto di questa affermazione:

    •  900 milioni di account cliccano sugli Shoppable Posts per visualizzare i tag prodotto tutti i mesi;
    • 60% degli utenti afferma di aver scoperto un prodotto su Instagram;
    • 75% degli intervistati dichiara di aver intrapreso un’azione come visitare un sito, cercare su Google, acquistare un prodotto, suggerire ad un amico dopo aver interagito con un post su Instagram;
    • la media di campagne paid passa dal 17.44% al 54.55% e aumenta il drive to website del +6%.

    Social Commerce su instagramIn questo contesto, nasce la sfida di business della Redoute.

    2.La Sfida Di Business

    La Redoute è uno dei principali e-commerce per fatturato in Francia con i suoi (circa) $558.4m di vendite nette generate al livello globale nel 2017. Inoltre, si tratta di un brand che a livello di categorie di prodotto, investe principalmente su due asset:

    1. fashion, vestiti e accessori;
    2. mobili e arredo per interni.

    Tuttavia, trattandosi di un marchio storico fondato nel 1928, la transizione all’online non è stata facilitata dal forte attaccamento dei suoi consumatori al catalogo cartaceo. Di conseguenza, Instagram ha rappresentato una grande opportunità. Infatti, si tratta di una naturale estensione del catalogo ma allo stesso tempo permette di definire una narrazione a sé stante e in grado di collegare l’esperienza di consumo sui vari formati.

    Conseguentemente, ha preso forma un chiaro interrogativo a cui dare risposta:

    “Come ispirare la mia audience a target, aumentare la propensione all’acquisto e definire uno storytelling in grado di connettere i consumatori alla marca?”

    3.La Strategia

    La risposta a questo interrogativo è stata tanto semplice quanto efficace: dare voce agli utenti e connettere l’esperienza d’acquisto tra social, sito e attivazioni offline come il catalogo. Ad ogni modo, la precedente affermazione può suonare estremamente retorica e poco concreta se non accompagnata da una chiara definizione dei driver che guidano la fiducia dei consumatori.

    recensioni prodotti online

    Se interrogati su cosa rende una raccomandazione di prodotto effettuata da qualcuno che non conosci sui social fidata, gli utenti indicano due chiare opzioni:

    1. effettivo utilizzo del prodotto e servizio;
    2. conoscenza del prodotto e dei temi connessi.

    Quindi, abbiamo potuto isolare due asset chiave attorno a cui è stata sviluppata la nostra campagne di vendita: i consumatori stessi in quanto utilizzatori del prodotto e i contenuti da loro creati (User Generated Content), gli influencer in quanto esperti riconosciuti e credibili in un dato settore. Da questi presupposti, è nata la campagna les préférés/i preferiti.

    la campagna les préférés

    4.Le Soluzioni

    Il primo passo è stato la centralizzazione del processo di content intelligence tramite un tool (quello per cui lavoro che si chiama Socialbakers) dedicato. Da un punto di vista pratico, questa operazione è stata declinata in tre passaggi:

    1. analisi delle precedenti campagne e benchmark dei competitor per individuare best practice e azioni non performanti;
    2. definizione di un flusso avanzato di lavoro del team content in merito a creazione dei contenuti, momenti di approvazione, comunicazione interna e realizzazione dei template;
    3. sviluppo di dashboard automatizzate di misurazione dei risultati in tempo reale per poter mettere in campo gli aggiustamenti del caso.

    Centralizzazione content intelligence

    In contemporanea è partita una mappatura dei prodotti sul sito per individuare i preferiti dagli utenti. Attenzione, quando parliamo dei prodotti preferiti non facciamo riferimento (necessariamente) ai più venduti ma a quelli con i voti più alti e i migliori commenti. A seguire, queste recensioni sono state trasformate in veri e propri shoppable post in cui il copy/caption riportava letteralmente i virgolettati dei consumatori:

    Il consiglio di MlleMell “stavo cercando dei sandali di questa tipologia e devo dire che sono perfetti e di buona qualità. Il prodotto ricevuto rappresenta perfettamente la foto sul sito. Contenta di questo acquisto”

    UGC La Redoute

    Allo stesso tempo, questi contenuti sono stati promossi (anche) in tandem con influencer specializzati in fashion e home decor. Da un lato, sui profili della Redoute, i post venivano condivisi mantenendo i virgolettati dei consumatori. Simultaneamente, sui profili degli influencer, gli stessi prodotti venivano arricchiti dalle opinioni ed esperienze degli autori.

    Influencer La Redoute

    Infine, durante tutto il periodo della campagna, il sito è stato ridisegnato per dare maggiore spazio ai prodotti individuati come les préférés/i preferiti tramite una promozione dedicata, finestre, gallerie e popup. Come abbiamo visto all’inizio di questo articolo, i social sono un touchpoint intermedio di ispirazione all’acquisto che dialoga con le azioni successive intraprese dagli utenti e gli altri asset online che abbiamo a disposizione, sito in testa. Ragione per cui, coerenza e coordinazione sono due aspetti chiave per rendere più fluido il processo di vendita.

    Coordinazione sito e Instagram

    Per riprendere uno dei miei film preferiti, L’odio di Mathieu Kassovitz, fino a qui tutto bene ma il problema non è la caduta, ma l’atterraggio. Quindi, non ci resta che dare un’occhiata ai numeri di questa campagna.

    5.I Risultati

    Le interazioni da sole non hanno alcun valore di business e se non vengono riempite di senso sono soltanto delle vanity metrics che non spostano alcun equilibrio. Tuttavia, se utilizzate in maniera strategica, come veicolare fiducia e inspirare/influenzare il processo d’acquisto, possono diventare un importante volano di vendita. Ad esempio, tornando al nostro caso La Redoute, l’analisi ci mostra come i contenuti relativi alla campagna abbiamo generato:

    • +74% di engagement;
    • +90% del tasso di commenti;
    • +8% del traffico organico da Instagram sul sito.

    Engagement La Redoute

    Ovviamente, questi dati da soli non permettono di sancire il successo di una campagna ma hanno reso possibile le cifre a seguire:

    • -23% del costo per click (dati ad account La Redoute);
    • +40% delle vendite direttamente attribuibili a Instagram (dati Shoppable Posts e Google Analytics).

    Risultati campagna La Redoute

    Come in ogni storia che si rispetti, abbiamo quindi un lieto fine: i like e i commenti diventano acquisti e trasformano Instagram in un canale strategico di vendita per uno dei principali e-commerce europei.

  • Talkwalker lancia la Sentiment Analysis con l’Intelligenza Artificiale

    Talkwalker lancia la Sentiment Analysis con l’Intelligenza Artificiale

    Talkwalker, l’azienda lussemburghese che offre una tra le più usate piattaforme per la social media analytics, lancia un nuovo modo di fare la Sentiment Analysis. La nuova tecnologia è sviluppa grazie all’Intelligenza Artificiale, in questo modo l’azienda fornirà il 90% di accuratezza sui risultati per i brand.

    La Sentiment Analysis è uno degli aspetti della social media analysis tra i più importanti, perchè permette di capire, dato un numero di dati rilevati, quale sia la tendenza prevalente, positiva o negativa. E’ un aspetto che, soprattutto dalle aziende, è stato sempre visto con molto interesse, anche se, va detto, i risultati non raggiungevano mai un’accuratezza precisa. La ricerca, da questo punto di vista, è andata avanti a passi da gigante negli ultimi anni e la notizia che stiamo per darvi in effetti lo dimostra.

    talkwalker intelligenza artificiale sentiment analysis

    Talkwalker, azienda lussemburghese che offre una tra le più usate piattaforme per la social media analytics, lancia un nuovo modo di fare la Sentiment Analysis. La nuova tecnologia di sentiment analysis è stata sviluppata grazie all’Intelligenza Artificiale, che consente ai brand di fotografare il sentiment dei consumatori con il 90% di precisione. Gli algoritmi, dotati di profonde capacità di apprendimento, comprendono il significato di frasi complesse e sono in grado di determinare accuratamente le attitudini del cliente e le sue reazioni contestuali all’interno dei tweet, dei post e degli articoli, rendendola la tecnologia di sentiment analysis più avanzata sul mercato.

    Robert Glaesener, CEO di Talkwalker, dando l’annuncio dell’importante lancio, ha dichiarato:

    Un tweet sarcastico è stato sufficiente a mettere in ginocchio un rilevamento del sentiment basato sulle parole chiave, ma le nostre reti neurali sono già in grado di comprendere il sarcasmo e l’ironia a livelli basici. I brand saranno finalmente in grado di esaminare non solo l’andamento macro degli atteggiamenti dei clienti su un’ampia mole di dati, ma otterranno anche risultati molto dettagliati e spendibili. Si tratta di uno strumento unico sul mercato e stabilisce un nuovo standard nella sentiment analysis. Essere in grado di classificare accuratamente il sentiment è solo l’inizio. La definizione di standard di riferimento per determinare lo “stato di salute” dei marchi, l’analisi integrata dei dati di sentiment con informazioni demografiche o con le caratteristiche dei singoli prodotti nella nostra piattaforma: è qui che avviene la vera magia”.

    Le rilevazioni non affidabili del sentiment, basate sulla valutazione di parole-chiave o su categorie predefinite, hanno afflitto gli analisti per anni. I livelli verificati con precisione tipicamente si aggirano tra il 50% e l’80%, per questa ragione molti brand sono portati a taggare manualmente i risultati o addirittura a tralasciare gli indicatori di sentiment dai loro report.

    Per arrivare a questo tipo di risultato, Talkwalker ha addestrato diversi prototipi machine learning con decine di milioni di dati utili puliti, una metrica fondamentale per avere risultati sempre coerenti per ogni tema. Questo permette ai clienti di ottenere immediatamente risultati significativi per qualsiasi progetto.

    Insomma, si tratta di un grosso passo in avanti verso una sentiment analysis sempre più affidabile e non è un caso che a proporlo sia proprio Talkwalker. Già, perchè l’azienda lussemburghese è stata la prima società di social listening a rilasciare una tecnologia proprietaria di image recognition per marchi, luoghi e oggetti nel 2016. Una tecnologia che copre una vasta maggioranza del web “visivo”, con oltre 100 milioni di immagini elaborate ogni giorno su Twitter, Instagram, Facebook, siti di notizie online e altre fonti. Questo ha fatto sì che Talkwalker si consolidasse come azienda leader nel campo dell’Intelligenza Artificiale e innovatrice in quello del social listening.

  • Nel 2015 cresce il web advertising, trainato dal social e dal search

    Nel 2015 cresce il web advertising, trainato dal social e dal search

    Nielsen ha diffuso i dati relativi al mercato pubblicitario nel 2015 e la crescita rispetto all’anno precedente è stata dell’1,7%. E il web advertising si distingue dagli altri mezzi per aver fatto registrare una crescita dell’8,5%.

    Nielsen ha diffuso i dati sul mercato pubblicitario in Italia nel 2015, un’occasione per fare il punto sul mercato e sui mezzi, ma soprattutto per comprendere in quale direzione sta andando il mercato degli investimenti pubblicitari. Allora, complessivamente il mercato nel 2015, rispetto all’anno precedente è cresciuto dell’1,7%, un risultato che potrebbe sembrare poca cosa ma invece segna un’inversione di tendenza rispetto agli ultimi due anni. Quindi un risultato da considerare molto positivo. Osservando il mercato tradizionale, quindi escluso il web, Nielsen registra una performance dello 0,5%.

    E per comprendere meglio come è andato il mercato pubblicitario nel 2015 è bene dare un’occhiata ai mezzi. E qui è il caso di mettere in evidenza che a trainare proprio il mercato verso performance positive e proprio il web advertising. E Nielsen rileva che la crescita degli investimenti pubblicitari sul web in Italia nel 2015 sono cresciuti dell’8,5% rispetto al 2014. E se si prova ad escludere i social e il search, allora anche il web segue la tendenza generale con una performance di -0,7%. Quindi la considerazione da fare è che il social media advertising e i search advertising trainano positivamente l’intero web advertising.

    Tra gli altri mezzi, la TV chiude il 2015 con una crescita dello 0,7%, grazie a un secondo semestre a +5,3%. Confermano  il segno negativo i quotidiani e i periodici che chiudono rispettivamente a -6,6% e –4,1% l’intero  anno. Il mezzo radio si distingue nel 2015 per la crescita sensibilmente sopra la media del mercato: +8,8%.

    Cresce sensibilmente l’out of home che grazie a Expo 2015 chiude con: outdoor +3,3%, transit +15,6% e out of home TV +13,1%.

    A dicembre il mercato fa registrare un dato positivo in crescita del 4,5%, con TV e radio che salgono con 7,3% e 5,1%. Negativi il direct mail e il cinema con -8,3% e -5,1%.

    Tra i settori merceologici si segnalano farmaceutici (+8,6% con 25,8 milioni di euro), alimentari (+6,5% con 51,7 milioni di euro). Negativi assicurazioni/finanza (-8,7%), telecomunicazioni (-7,7%). I maggiori apporti alla crescita arrivano da servizi professionali (+7,9%), bevande/alcolici (+9,3%) e gestione casa (+8,5%).

  • Webtrends, ecco alcuni consigli per ottimizzare le conversioni

    Webtrends, ecco alcuni consigli per ottimizzare le conversioni

    Webtrends, azienda leader nel settore delle web, social e mobile analytics, ci fornisce oggi alcuni preziosi consigli su come ottimizzare le conversioni. Ossia, come convertire i prospect nel funnel marketing per generare fatturato

    Che l’obiettivo di un’azienda sia far sì che i clienti si registrino, acquistino, o effettuino un download sul sito, il tasso di conversione deve essere sempre il più alto possibile. Il modo migliore è effettuare dei test per sapere con certezza cosa genera le conversioni.

    Collaborando con brand di tutto il mondo da oltre 15 anni, Webtrends aiuta le aziende a raggiungere i migliori risultati e le maggiori conversioni possibili attraverso una strategia di testing e ottimizzazione digitale.

    Di seguito, i consigli di Webtrends per ottimizzare il funnel di conversione.

    Pensare a nuove idee per il testing

    Innanzitutto, è necessario identificare le aree di miglioramento sul sito web, utilizzando le analytics, le heat maps e i test sugli utenti. Quindi, è consigliabile creare una classifica di tutte le azioni possibili degli utenti sul sito e analizzare i siti web dei competitor per capire cosa funziona e cosa no.

    Conoscere i numeri

    Fondamentale è chiarire cosa significa “conversione”. Il concetto di conversione dovrebbe sempre tradursi in una metrica misurabile, come il tasso di click-through.  E’ necessario comprendere bene la situazione attuale, identificare una metrica di base ed effettuare test di controllo, quindi fare un’ipotesi e individuare un obiettivo. Che miglioramento pensate di raggiungere attraverso il testing? (es: “il tasso di click desiderato è del 5% e l’aumento previsto del 47%”).

    webtrends consigli-conversion-rate

    Condividere

    E’ importante coinvolgere sin dall’inizio anche altre persone nel processo di testing, creare entusiasmo per le nuove idee e condividere con il team quanto imparato.

    Testare, non tirare a indovinare

    Testare tutto: carrelli, landing page, campagne social, l’intero sito, eliminando o sostituendo alcuni elementi. Non date per scontato che determinati miglioramenti del sito o un nuovo design possano offrire risultati migliori; fatevi guidare dai risultati del testing.

    Segmentare e indirizzare i clienti

    Identificate i vostri segmenti di utenti più comuni (utenti che ritornano, utenti mobili, ecc.) e testate e ottimizzate contenuti diversi all’interno di ogni segmento. Quindi, offrite il contenuto più adatto ai vostri clienti in base ai segmenti.

    Attenersi sempre alla tabella di marcia

    Saltare un passaggio nella pianificazione del  testing annulla gli sforzi precedenti. Se il piano di testing è in standby, sarà più difficile riprenderlo. Non dimenticate che il testing è in grado di aumentare il fatturato.

    Testare più pagine e creare diverse varianti di test

    Testare diverse pagine offre un quadro più chiaro del flusso degli utenti: quanto si apprende dal test su una pagina non sempre è applicabile anche a un’altra.

    Contenuti simili portano risultati simili: contenuti diversi offrono un quadro più chiaro e completo.

    Testare su tutti i canali digitali

    Se si stanno gestendo campagne su Facebook, è importante ottimizzare la landing page su Facebook. Se la vostra app mobile utilizza un interstitial, ottimizzatelo per raggiungere maggiori conversioni.

    Concentrarsi sul quadro globale

    Prima di iniziare a testare, assicuratevi che non ci siano problemi tecnici. Definite con precisione i diversi passaggi da testare e testate più di una metrica di conversione.

    Esaminate il vostro test dalla prospettiva dell’utente. Le variazioni di test devono avere senso all’interno dell’intero funnel.

    Per saperne di più sul miglioramento di conversioni e fatturato attraverso il testing: www.webtrends.com/products/optimize.