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  • Social Network e Web: benvenuta Autostima!

    Social Network e Web: benvenuta Autostima!

    L’Autostima è fondamentale sul Web e sui Social Network perché dà vita alla creatività, all’Innovazione e a una comunicazione efficace. E’ quel sentimento di adeguatezza interiore che ci fa sentire felici per quello che siamo. L’Autostima non si impara: dobbiamo soltanto permetterci di essere noi stessi.

    Quando pensiamo alle conseguenze negative di lavorare sul Web o di stare ore e ore sui Social Network, ci viene subito in mente la tanto citata FOMO, la Dipendenza, i Disturbi Depressivi che si creano soprattutto negli adolescenti. Ne abbiamo parlato recentemente qui: I Come e i Perché della vera Dipendenza da Internet – Adolescenti e Social Network, sempre più dipendenti – FOMO, più aumenta l’uso di Internet e più cresce il fenomeno.
    La depressione che può farsi strada dipende dal nostro sentirci inadeguati soprattutto a causa della quantità di Like, Condivisioni, Follower, Retweet.
    Crediamo di non essere all’altezza di chi fa il nostro stesso lavoro, ma lo fa con successo.
    Noi non valiamo così tanto. Nonostante ogni sforzo, anche dando il meglio di noi, non raggiungeremo mai il successo e i traguardi degli altri.
    Non saremo mai abbastanza bravi.

    social media autostima web franzrusso.it 2016

    Naturalmente, si tratta di un senso di inadeguatezza del tutto interiore.
    Non sono i nostri risultati a non valere, ma la percezione che noi stessi abbiamo di ciò che facciamo e di ciò che siamo.
    Chi decide l’altezza dell’ “asticella” del successo? L’altezza superata la quale finalmente possiamo essere soddisfatti e fieri di noi, sentirci vincenti?

    Possiamo nasconderci dietro a una risposta parzialmente vera: la società.
    Sì, è vero che la società – ancora nel terzo millennio – detta regole più o meno scritte su cosa sia vincere e su chi sia una persona vincente. Quel modello da imitare che non raggiungeremo mai.
    Tuttavia – al di fuori dei campi della Moda e del Business – cosa c’entriamo Noi, la nostra personalità, le nostre emozioni e aspirazioni con queste regole per ottenere il successo?

    La sfida, in altre parole, è quella di spostare l’asticella del valore in un campo di analisi diverso: quello di essere soddisfatti per quello che siamo.
    Sentirci all’altezza comunque. Godere di Autostima.
    L’Autostima è quel sentimento di adeguatezza interiore che trascende il giudizio altrui, le aspettative degli altri, le regole sociali dominanti. Ci fa stare bene così come siamo. Esattamente dove e come siamo e per quello che sappiamo fare.

    Si vive e si lavora al meglio di noi, se godiamo di Autostima.
    In particolare sul Web e sui Social Network, dove la Creatività è fondamentale, dove l’Innovazione nasce spesso dalla mente di un singolo per diventare progetto comune, dove la Comunicazione più efficace è quella in cui il lettore respira la sicurezza di chi scrive.
    Non si tratta di una sicurezza sempre dovuta a competenza.
    Molto più spesso chi scrive con successo – e ci porta a leggere il post fino alla fine – è chi riesce a catturare la nostra attenzione perché sa raggiungere e toccare le nostre emozioni.
    Comprendendo le nostre esigenze e provando empatia per le nostre esperienze.
    Non a caso, si tratta sempre di una persona che, a sua volta, è a proprio agio con se stessa e con le proprie emozioni, una persona che non ha paura di mettersi in gioco e ha una sicurezza emotiva sufficientemente forte da venirci incontro.

    L’Autostima non ha bisogno di discutere di adeguatezza o meno.
    E’ un fortino in cui i nostri ragionamenti e i nostri sentimenti si scambiano di ruolo e giocano senza timore di fallire.
    Non esiste un valore o un modello di successo: ci fortifica e ci rende felici di essere sempre e comunque all’altezza per quello che siamo.

    Felici. Ma che cosa vuol dire?
    La felicità è un’emozione che per lo più ci spaventa, perché abbiamo il timore di doverla pagare.
    Difficile che si parli di felicità, difficile soprattutto saperla definire.
    Si può essere felici per un attimo soltanto o si può intendere la felicità come soddisfazione di se stessi.
    Dunque, un sinonimo di Autostima.
    Descritta così, sembra un traguardo possibile. Più semplice di quello che si pensi.

    Sicuramente il primo passo sta nel non averne paura.
    La maggior parte degli esseri umani, paradossalmente, è invece spaventata dalla felicità.
    E poi?
    C’è un’altra parola che ricorre frequentemente quando si parla di Autostima: Aspettativa.
    Chi soffre di mancanza di Autostima è sempre il peggior giudice di se stesso.
    Duro, severo.
    Irrigidito da aspirazioni che si auto impone, che sono talmente vicine a quella Perfezione che blocca ogni movimento, ogni cenno di creatività, ogni gesto spontaneo.

    Facciamo insieme un esercizio molto pratico.
    Proviamo a sostituire nel nostro linguaggio comune – parlato e scritto – la parola “dovere” con le parole “volere, scegliere, potere“.
    Chi gode di Autostima decide di sé e della propria vita e ne è per lo più soddisfatto.
    Sceglie lui quello che vuole.
    Sembra un esercizio sciocco, ma ci accorgeremo subito che non è per nulla facile.
    Il senso del dovere uccide il carattere spontaneo.
    E col tempo ce ne siamo anche fatti una ragione.
    O meglio, una giustificazione.
    Perché se dobbiamo comportarci in un determinato modo e dobbiamo rispettare regole e retaggi del passato, è molto più facile vivere la quotidianità.
    In fondo, basta fare il proprio dovere e saremo appagati.

    Ben altra responsabilità e ben altro coraggio sono necessari se decidiamo di ascoltare e mettere in gioco le nostre emozioni, la nostra creatività, il nostro istinto.
    Scegliere una strada piuttosto che un’altra implica una presa di coscienza del tutto diversa, dettata dalla nostra pura volontà, soggetta a possibili errori, fallimenti e giudizi esterni.
    Per poterlo fare occorre aver maturato un’Intelligenza Emotiva sufficiente ad essere profondamente convinti che sono le aspettative che si devono adeguare a noi, e non il contrario.

    E’ un esercizio di sentimenti: in realtà, non esiste forza senza debolezza.
    Così come non potremo mai essere soddisfatti di noi e felici se lasceremo le redini della nostra vita agli altri.
    Non serve affatto sforzarsi di essere più forti per provare Autostima.
    E’ tutto molto più conciliante, più realizzabile.
    Più facile.
    L’Autostima si basa sul nostro mondo interiore e su quello che vogliamo veramente.
    Non si impara.
    Non si adegua.
    Nasce da aspettative autentiche, che corrispondono alle nostre reali capacità e ai nostri sentimenti.
    Siamo unici al mondo proprio per quello che siamo.
    Dovremmo soltanto imparare a concederci di esserlo.

  • La Paura di un’Identità nuova nella vita e sul Web

    La Paura di un’Identità nuova nella vita e sul Web

    La Paura di cambiare ci rende impotenti ed è l’ostacolo che ci impedisce di passare da un’Identità ormai vecchia a una nuova, rinnovata, innovativa. Per farlo, dobbiamo attraversare l’incertezza: prendiamo la paura per mano e facciamo il primo passo. Anche cadendo, pur di diventare migliori.

    Esiste un aforisma perfetto per parlare di Trasformazione: “La vita è come un ponte: attraversalo pure, ma non costruirci mai una casa sopra”.

    Dico perfetto perché dà l’immagine immediata di quanto possa essere scivoloso il terreno del mutamento – e di cambiamento ho già scritto qui: La difficoltà del Cambiamento, fuori e dentro il Web.
    Rinnovare lo stile di vita, innovare le nostre abitudini, evolversi per migliorare sono passaggi indispensabili nella vita personale.
    E lavorando sul Web? Modificare il proprio team, rinnovare il blog, adottare strategie di Social Media Marketing del tutto diverse dalle precedenti. Leggere, leggere, leggere e imparare leggendo.
    Tutte situazioni da cui non ci possiamo tirare indietro. Soprattutto perché nel mondo dei Social Network le novità sono quasi quotidiane.
    Quel ponte, che sia solido o meno, lo dobbiamo per forza attraversare.

    paura cambiamento

    Tuttavia, ne abbiamo una grandissima Paura e la paura è il motivo per cui rimandiamo il cambiamento e rimaniamo fermi.
    E più passa il tempo più diventiamo immobili, fino a essere statici. Impotenti.
    Perché tanta Paura?

    Stiamo lasciando la nostra Zona di Confort per una strada nuova, che non possiamo sapere di preciso quanto sarà difficile, efficace e utile a noi e agli altri.
    Come spesso si è letto e scritto, fare il primo passo è la cosa più difficile.
    Almeno fino a quando non ti rendi conto che, se quel primo passo non l’avessi fatto, avresti avuto problemi molto seri.
    Altro aforisma perfetto: “Iniziare un nuovo cammino ci spaventa, ma dopo ogni passo ci rendiamo conto di quanto fosse pericoloso rimanere fermi”. (R. Benigni)
    Perché si perde la forza, si perde l’ispirazione e quella spinta interiore necessaria per costruire, creare, crescere. Dare nuovi frutti. Rimanere fertili.
    Avere successo.

    La nostra casa ha sempre gli stessi muri.
    Per quanto possiamo svegliarci energetici alla mattina, nulla cambia se non siamo noi a spostare i confini. E il passo più difficile è quello di aprire la finestra, la mente.
    Ascoltare, accettare di confrontarsi con pareri contrari, scambiare i propri panni con quelli degli altri. Tentare soluzioni diverse.
    Non è detto che la prima strada nuova sia quella giusta.
    Si cade.
    Ci si fa anche male.
    Ci si rialza e si riprova a rifare quel primo passo fuori di casa.
    Fino a che una sera, stanchi e un po’ provati, sentiremo una soddisfazione indescrivibile, che non abbiamo mai provato prima. Quella di esserci arricchiti.

    Nella nostra Identità – all’interno della nostra casa – abbiamo una struttura precisa e soprattutto solida. Comprovata.
    Carattere, reazioni, abilità, competenze specifiche, ma anche abitudini e condizionamenti.
    Possiamo mettere il pilota automatico quando siamo stanchi, con la certezza interiore che non ci saranno guai.
    Ogni nostra scelta è piuttosto prevedibile, perché è frutto di mille altre scelte più o meno uguali.
    E’ questo che ci rende sicuri.
    Protetti. Tranquilli.
    Questo non è per forza qualcosa di sbagliato. Diventa sbagliato quando viene meno l’arricchimento, la crescita sana, la felicità. Quindi il benessere personale e lavorativo.
    Allora ci si irrigidisce, si tende a mettere i problemi sotto al tappeto e ci si rifiuta di affrontare la realtà.
    Si arriva addirittura a preferire l’infelicità e il senso di inadeguatezza pur di non fare quel passo.
    Torno alla mia domanda iniziale. Perché tanta Paura di cambiare?

    Cambiare significa prima di ogni cosa perdere l’Equilibrio.
    Decostruirsi. Disfarsi di se stessi come si era fino a quel momento.
    Essere costretti – spesso molto in fretta – a distruggere quella Stabilità che avevamo e che, di fatto, era la nostra stessa Identità.
    Lo si fa per ricostruire un’Identità nuova, certo. Eppure quel momento di passaggio è vulnerabilità pura.
    Come quando arriva una tempesta: non si vede più niente, è necessario aspettare che tutto si calmi, si assesti e che la polvere si posi a terra prima di pretendere di vedere di nuovo la luce.
    “Se vuoi fare un passo avanti, devi perdere l’equilibrio per un attimo”. (M.Gramellini)

    Sì, ma quanto è lungo questo attimo?
    Se perdiamo l’equilibrio siamo deboli, vulnerabili, fragili.
    Rischiamo di essere indifesi e attaccabili, quanto meno estremamente esposti.
    Ci hanno insegnato, invece, che non si piange, che non si deve mostrare il fianco, che se si cade si deve negare il dolore e rialzarsi più forti di prima.
    Professionalmente parlando, almeno.
    Non si mostra mai il lato debole di sé. Non si dice, non si fa.

    Ecco. Alle persone che amo, invece, io auguro di piangere se sentono male, di gridare, sfogarsi e sentirsi liberi di urlare.
    Alle persone che amo auguro di non negare mai il male che provano cadendo, perché non si ritrovino in fretta a indossare una maschera che è solo un falso scudo.
    Anche, e soprattutto, professionalmente parlando.

    I cambiamenti fanno paura perché abbiamo il terrore di perderci nel buio e nelle nostre debolezze.
    Tutte le nostre debolezze emergono per forza in quel momento di Squilibrio tra vecchio e nuovo.
    E’ necessario distruggere le certezze che hanno retto la nostra Identità passata.
    Rimetterci in gioco a carte scoperte, attraversando inermi un passaggio in cui non siamo noi a governare la via.
    La paura è benvenuta, direi.
    Fa parte delle emozioni che costruiranno la nostra nuova Identità.
    Perché avere paura è un segnale di allarme incredibilmente efficace. Non sbaglia un colpo nell’avvertirci di quello che non funziona.

    Vogliamo vivere da protagonisti la nostra unica vita? Prendiamo la paura per mano.
    Attraversiamo il ponte, impauriti, cadendo e sperando di non farci troppo male, e raggiungiamo la sponda opposta del fiume.
    Solo se avremo spazzato via tutto ciò che eravamo potremo costruire un nostro Sé – una nostra Identità – pronta ad adattarsi al nuovo.
    A diventare competitiva grazie a competenze innovative, emozioni vere, indole forte rinnovata.
    Solo se non restano retaggi personali e culturali vecchi, appassiti, potremo spiegare le ali e stupire i competitor nel nostro lavoro.

    Una farfalla non si guarda indietro per tornare bruco.
    Noi siamo già pronti per cambiare e fare quel passo che manca per spiccare il volo.
    Perché non usare la paura come segnale di quanto possiamo ancora migliorare nella nostra vita?

  • La difficoltà del Cambiamento, fuori e dentro il Web

    La difficoltà del Cambiamento, fuori e dentro il Web

    Con i propositi dell’Anno Nuovo, il Cambiamento diventa cruciale per molte delle nostre attività, sul Web come nella realtà. Cambiare è una delle azioni più difficili, perché è facilissimo trovare Soluzioni che, in realtà, creano ennesimi Problemi. E’ solo uscendo dal Sistema che potremo ottenere Cambiamenti vincenti.

    Finisce un anno e, come tutti gli anni, è tempo di bilanci.
    E non solo riguardo ai dati sul Web e sui Social Network, ma anche di bilanci nella nostra vita professionale e personale.
    Con la domanda implicita che facciamo a noi stessi: “ho sbagliato qualcosa?”, “cosa potevo fare di più?”.
    Non saremo sempre soddisfatti di noi, ma il bello è che ai bilanci seguono i propositi. Quelli dell’anno nuovo che verrà.
    Lo aspettiamo con ansia, l’anno nuovo.
    Perché è nell’anno nuovo che nella nostra vita avverrà quella svolta decisiva che aspettiamo da sempre e finalmente sarà tutto un successo.
    Eppure dovremmo saperlo, ormai, che il Cambiamento può partire solo da dentro di noi.
    Che non ci sono date, non ci sono ricorrenze, non ci sono successi se non siamo noi a voler dare un vero giro di volta alla nostra vita e diventare protagonisti.

    cambiamento

    Cambiare, tuttavia, è forse una delle azioni più difficili dell’essere umano, sia nei comportamenti in Rete che nella realtà.
    E questo succede perché siamo bravissimi non solo a complicarci la vita, ma soprattutto a cercare Soluzioni là dove non possono esserci che altri Problemi.
    E così accade che la Soluzione diventi il Problema, l’ennesimo problema, perché il comportamento umano è pieno di azzeccatissimi paradossi.

    Sul comportamento paradossale e sulla difficoltà di cambiare prendo in prestito la maggior parte delle citazioni del grande psicologo e filosofo Paul Watzlawick (1921 – 2007) nel suo libro “Change, sulla formazione e la soluzione dei problemi”, che consiglio vivamente di leggere per l’arguzia e la competenza dell’autore.
    Passare da un Problema ad un altro è la cosa più frequente che facciamo senza accorgercene.
    E di storielle ce ne sono all’infinito.
    Pensate ad un uomo che continua a battere le mani, implacabilmente, ogni dieci secondi. Interrogato da un estraneo sul perché di quel fanatico comportamento, risponde: <>
    <<Elefanti? Ma qui non ci sono elefanti.>>
    <<Appunto!>>
    Ecco che il Problema che non esisteva si è creato da solo.

    Un altro caso esemplare è quello dell’uomo che cerca le chiavi di casa perse di notte.
    Le cerca sotto al lampione, in quel ristretto tondo di luce, e non le trova. Un passante gli consiglia di cercarle più in là… <>
    In questo caso, la Soluzione più logica diventa proprio il rafforzamento stesso del Problema.

    In entrambe le storie è, comunque, un’altra persona a suggerire la vera soluzione.
    Dall’esterno, i passanti ci guardano e non capiscono il ripetersi dei nostri errori.
    Sul Web, i lettori scuotono la testa di fronte ai nostri sbagli oppure ci spronano a dare di più.
    E’ in ogni caso da fuori che il Problema può trovare una Soluzione.

    Perché si ha una prospettiva diversa, perché può esserci oggettività, perché la lucidità di chi non è coinvolto – o smette di essere coinvolto – regala la possibilità di vedere i paradossi del nostro comportamento e, magari ridendone, riuscire a cambiarli.
    Il Sistema si cambia solo fuori dal Sistema.
    Questa è una legge comune, valida nelle nostre attività in Rete come nella vita quotidiana.
    Per Cambiare bisogna uscire dal Sistema.
    E’ così semplice che pare banale, ma è così difficile da realizzare che non ce la facciamo quasi mai da soli.

    In certe circostanze, inoltre, i Problemi sorgono semplicemente perché tenta di cambiare una difficoltà esistente nel modo errato.
    Pensate a due marinai su una piccola imbarcazione a vela.
    Entrambi si sporgono all’indietro – ognuno dalla propria parte – per cercare di tenere in equilibrio la barca e renderla stabile. Quanto più uno si sporge fuoribordo, tanto più l’altro è costretto ad allungarsi dall’altra parte per compensare l’instabilità.
    Eppure, ragionevolmente, la barca di per sé sarebbe perfettamente in equilibrio se gli sforzi acrobatici dei due marinai cessassero.
    In questo caso, è necessario che uno dei due personaggi si renda conto che il Problema si è venuto a creare proprio mentre ci si affannava a trovare la Soluzione.
    Comprendendo questo paradosso, si può uscire dal Problema, quindi smetterla semplicemente di tirare ciascuno dalla propria parte.
    I due marinai potranno veleggiare in perfetta stabilità solo ponendo fine agli illogici sforzi.

    Le Soluzioni che diventano Problemi sono generalmente di tre tipi.
    Nel caso degli elefanti, ad esempio, si cerca di cambiare la realtà quando non ce n’è assolutamente bisogno.
    Il Problema non c’è. Non serve una Soluzione e il Cambiamento non è necessario.
    Eppure la si continua a cercare, reiteratamente, al punto tale che alla fine il problema si crea.

    Nella storiella dell’uomo che cerca le chiavi sotto al lampione, invece, il Problema esiste eccome.
    Al contrario del caso precedente, non si cerca, tuttavia, la Soluzione.
    Si rimane chiusi dentro al Sistema e, da dentro il Sistema, non si può attuare alcun tipo di Cambiamento.

    Infine, la storia dei due marinai dimostra come facilmente, rimanendo chiusi nel Sistema come in un circolo senza fine, ricorriamo alla Soluzione sbagliata, ovvero tirare gli opposti sempre di più.
    Il Problema di stabilizzare la barca esiste, ma il Cambiamento è logico e facile appena si ritrova l’obiettività.

    Il Sistema chiuso da cui bisogna uscire per trovare la Soluzione a un Problema viene chiamato, spesso, Comfort Zone.
    E’ quell’area di azione in cui siamo perfettamente a nostro agio, talmente a nostro agio che ci comportiamo inconsciamente senza riflettere, in modo automatico, ripetendo quotidianamente gli stessi gesti.
    Ma se la realtà cambia – e cambia sempre – i nostri gesti devono cambiare.
    Se non lo fanno, nasceranno i problemi veri – di interazione, di comunicazione, di attività sul Web come nella realtà.

    Il paradosso umano sta nella difficoltà a trovare le Soluzioni, quando spesso basterebbe uscire da quella Comfort Zone, provare a fare altri gesti, diversi dal solito, e osservarne le conseguenze.
    Vale la pena di provare.
    Soprattutto con l’arrivo del nuovo anno, perché i buoni propositi abbiano più probabilità di avverarsi e noi possiamo realmente convincerci che si può e si deve Cambiare.

    Auguri cari a tutti, perché il Nuovo Anno sia pieno di felicissimi cambiamenti!

  • Il Tempo: la risorsa più rara e preziosa sul Web

    Il Tempo: la risorsa più rara e preziosa sul Web

    La vera ricchezza oggi, per chi lavora sul Web e non solo, è avere Tempo. Tempo da dedicare a sé e agli altri, tempo per imparare a giocare anche da adulti, per mantenere viva la nostra autenticità. E autenticità significa rimanere se stessi, genuini e soprattutto coerenti con quello che si dice, si pensa e si fa.

    Chi fra noi lavora sul Web e non ha una vita scandita da un contratto di lavoro preciso, fa i conti quotidianamente con alcune risorse che sono sempre più scarse e, quindi, sempre più preziose.
    Prima di tutto, il Tempo.
    Lavoriamo e comunichiamo in Rete a qualsiasi ora, finendo per mangiare quando si può, addormentandoci quando si riesce e correndo a giorni alterni su treni sempre in ritardo.
    Sono in ritardo i treni – per eccellenza – ma siamo sempre in ritardo anche noi. Le scadenze del nostro lavoro non ci permettono di rilassarci e anche nei fine settimana – se non seguiamo corsi di formazione – siamo costantemente a controllare almeno le mail.
    Il tempo è la risorsa più preziosa oggi.
    E ormai anche l’equilibrio psicofisico lo sta diventando.

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    Perché insieme al tempo, anche lo spazio per noi stessi e per la nostra salute si riduce al niente.
    Le implicazioni sono moltissime.
    In primo luogo, si restringe quel luogo di Gioco che permette di mantenerci sani e rinnovare la nostra creatività.
    Si perde l’opportunità di ribaltare le priorità solite, guardando il nostro mondo da prospettive diverse, magari opposte, per cambiare orizzonte e metterci alla prova.
    Il Gioco, certamente, è un’altra delle fondamentali risorse umane che vengono meno quando manca il Tempo.
    E’ normale: stiamo lavorando e non si può scherzare.
    Eppure saper Prendere il Gioco Seriamente è una delle virtù più difficili dell’essere umano adulto.

    Significa sapere prendesi in giro, quindi sapere di non essere per forza i vincitori, e significa soprattutto aver imparato a gestire la propria posizione sociale in base alle circostanze.
    Farsi avanti, piuttosto che restare zitti, per esempio.
    Quanto ci infastidisce chi non sa ridimensionare la propria posizione quando cambia la realtà?
    Ecco: questo è qualcosa che si impara giocando, giocando seriamente, trovando quel tempo e quello spazio solo per se stessi in cui mettersi alla prova.

    Un altro gioco serio, molto serio, è imparare ad essere leggeri.
    Che è cosa ben diversa dall’essere superficiali: significa saper coltivare la propria influenza positiva, su se stessi e sugli altri.
    Significa – e questo è fondamentale per ciascuno di noi – trovare un modo di comunicare di grandissima efficacia.
    Giochiamo seriamente insieme: saremo più felici e ci sentiremo più compresi.
    Perché la comunicazione si trasforma in empatia, e per questo convince e persuade, perché fa sentire la nostra vicinanza psicologica a chi ascolta.

    Ecco: è il momento in cui tutti si tolgono la maschera. Non solo le maschere false e artefatte, ma anche quelle necessarie alla nostra professione.
    Ci si toglie la divisa, ci si toglie il camice, ci si toglie il badge col proprio nome e cognome più titolo aziendale.
    Ci si ritrova persone, semplicemente, e magari non ci si conosce o non ci si riconosce più.
    Eppure qualcosa di preziosissimo si è riconquistato: l’Autenticità.
    Ritrovare Tempo per noi e per gli altri ci separa dalla routine e ci pone di fronte a noi stessi, così come siamo.
    Nessun Personaggio. Solo Persone. Di più: Persone Autentiche.
    Facile? No, difficilissimo.
    Ci si trova davanti ai propri bisogni – pure a quelli molto scomodi – e soprattutto ai propri umori.
    E tutto questo viene immediatamente comunicato agli altri, senza difese, senza traduzioni. Senza abiti diversi dai nostri.
    Autenticità fa rima con Unicità, e non è un caso.
    Il nostro vero valore emerge proprio ora, quando il Tempo ci lascia la possibilità di parlare con la nostra voce, di pensare più in profondità, di riflettere su tutto quello che viviamo nel quotidiano, ma che nel quotidiano non facciamo in tempo a vedere.

    L’Autenticità un po’ ci spaventa, perché ci avvicina all’Inconscio. Non sappiamo bene cos’è, non sappiamo bene come gestirla.
    L’autenticità siamo noi, senza veli.
    Possiamo permetterci di darle spazio sul Web, dove lavoriamo, dove il terreno è delicato perché è grazie ad esso che portiamo a casa il pane?
    Si arriva perfino a considerare l’autenticità come un possibile danno alla professionalità.
    Ma è una stonatura fortissima: essere autentici vuol dire agire secondo la nostra vera interiorità e non c’è nulla di più attendibile dell’affidarci a quello che siamo realmente.
    Essere autentici significa essere genuini, essere finalmente coerenti con quanto si pensa, si dice e si fa.

    La capacità di Giocare da adulti ci permette di mantenere vivo lo spazio della Creazione e lesperienza infantile di dare vita al mondo, di poterlo plasmare.
    E’ concedersi il Tempo di mantenere vivo e creativo, dentro di sé, quel bambino onnipotente che crea il mondo.
    E davvero non c’è nulla di più forte al mondo che possa più renderci vitali e permetterci perfino di fare Innovazione.

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  • Creo quindi Sono: l’identità creativa sul Web

    Creo quindi Sono: l’identità creativa sul Web

    Il concetto di Creatività è difficilissimo da definire, eppure è parte integrante del nostro stesso Essere Vivi. Creare è Dare Vita a qualcosa, è un processo istintivo e al tempo stesso dettato dall’Intelligenza. La Creazione sul Web è particolarmente importante e saper mantenere in sé la capacità di dare vita, luce, innovazione, ispirazione è essenziale nel lavoro in Rete.  

    E’ pressoché impossibile dare una definizione univoca e completa alla Creatività, eppure tutti gli studiosi che se ne sono occupati l’associano al concetto stesso di Essere Vivi.

    Per essere creativa, una persona deve esistere, ovvero differenziarsi e agire come individuo a se stante all’interno della società e dell’ambiente in cui vive.
    Donald W. Winnicot – fra i maggiori psicoanalisti post-freudiani (1896 – 1971) – scrisse, infatti, che “la Creatività è l’Azione che deriva dall’Essere. E’ il Fare dell’individuo esistente”.

    A leggere frasi di questo genere – se non si è del settore – non si capisce un granché o, per lo meno, è tutto molto astratto.
    Vediamo insieme, allora, in maniera facile e concreta quanto sia importante per l’essere umano, a qualsiasi età, mantenere viva la creatività.

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    Il bambino in età neonatale capisce di essere altro rispetto alla madre nel momento in cui avverte dei confini fisici sulla pelle. Allora sì che sente di avere una propria specifica identità.
    Come è possibile che sia anche creativo?
    Quando un neonato inizia a toccare, ad esempio, i propri piedini e poi si diverte e ride è perché, esattamente in quel momento, sta “creando” i suoi piedini.
    In altre parole, lui non sapeva affatto che ci fossero fino al momento in cui non li ha toccati, e maneggiandoli, ora pensa di essere stato lui a plasmarli e a inventarli.
    Questo è esattamente il processo creativo.
    E il Bambino deve potersi sentire Onnipotente per passare all’età evolutiva successiva.

    Naturalmente, alla nostra età, sappiamo bene di non essere onnipotenti e che le cose che esistono già non le creiamo noi.
    Tuttavia, il processo creativo continua ad essere proprio quel dare vita a qualcosa che prima non c’era.
    Così come ogni bambino crea il suo mondo, e sentirsi onnipotente è una fase essenziale della crescita, anche da adulti abbiamo necessità di continuare a dare vita alle cose intorno a noi.
    Per stare bene, sentirci sani e vivi.
    Per sentirci vivi, ecco, dobbiamo creare.

    Questo non avviene solo per chi fa della creazione il proprio quotidiano mestiere, come gli artisti. Anche il più monotono dei lavori ha bisogno di una scintilla di vita, perché non diventi prigionia.
    C’è chi usa l’autoironia, c’è chi scherza spesso e volentieri, c’è chi canta sotto la doccia la mattina e si spera che continui a canticchiare anche fuori dalla doccia, e c’è chi gioca con le parole mentre lavora.
    Sul Web, ancora di più che nella vita reale, ci sono mille modi per Giocare.
    E il Gioco – a qualsiasi età – è la principale e la più semplice delle Attività Creative.

    Il tempo che stringe, la serietà degli impegni, la stanchezza che annebbia, tuttavia, rendono necessario trovare un modo per conservare in sé l’arte creativa anche al di là del gioco.
    Ognuno di noi, preso di sprovvista con una domanda diretta: “Cos’è per te la Creatività?” dà risposte incredibili, mai immaginate prima.
    Questo è il senso più vero dell’Essere Vivi.

    E’ creativo quel gesto non atteso nella normalità dell’esistenza.
    E’ creazione pura l’ispirazione che arriva quando, a rimuginare su qualcosa, non si trovava la soluzione.
    E’ la lampadina che si accende nel cervello, che innova perché in qualche modo stravolge e ribalta il senso e l’andamento solito delle cose.
    La Creatività è Genio, e per questo è molto vicina al confine con la Follia.
    Prenderne coscienza significa iniziare a tenere le redini della propria vita nelle proprie mani.
    Significa – come spesso io ribadisco – agire e non reagire soltanto, essere proattivi.
    Provarci, crederci, iniziare a fare qualcosa di nuovo. 
    Non limitarsi a rispondere a gesti e parole altrui, ma dare vita a nuove parole e gesti.
    E’ il Dare Vita, il più possibile incondizionatamente dall’ambiente che ci circonda, che salva e salverà sempre la nostra Creatività.

    E sul Web? Come nasce e come si mantiene la Creatività?
    Creatività e Social Network sono un binomio vincente.
    Ma non solo: quasi tutti i lavori in Rete richiedono almeno una parte di Creatività Personale, persino per chi si occupa solo di programmazione IT.
    Web Designer, Web Development, Strategist, Community Manager… per tutti loro la Creatività è la marcia in più. Il pane quotidiano.
    I Copy Writer hanno molto da insegnare, ad esempio.
    Possono prendere un pezzo di carta – sì, di quelli bianchi – e scrivere una parola, il fulcro a cui arrivare.
    La parola si scompone linguisticamente, si accartoccia e si espande mentre la continuiamo a pronunciare, e soprattutto si associa. A mille altre parole, che sono tutti concetti che girano intorno e in tondo proprio a quell’Ispirazione che stiamo cercando.
    Eccola lì, sotto i nostri occhi, la Creazione.
    E’ l’Ispirazione cui noi stessi abbiamo dato vita.

    Essere creativi e mantenere dentro di sé quel fuoco, quel gioco, quella spontaneità, quel Bambino che inventa il mondo che c’è già è anche fondamentale per l’equilibrio umano.
    Creatività è Genio, il Genio si avvicina alla Follia – abbiamo scritto – e questo può sembrare qualcosa di rischioso per la nostra salute mentale.
    Qui si pone il confine cruciale su cui prestare attenzione.

    La Creatività è una capacità dell’Intelletto. E’ Intelligenza che si rende plasmabile a seconda della nostra età e dei nostri ruoli.
    Non è semplice furbizia. Non ci sono scorciatoie.
    Chi copia non crea. Chi esagera perde. Chi perde non guadagna. Chi si perde si ammala.
    C’è un percorso di osservazione del mondo e intuizione personale che è un vero e proprio Atto Intellettivo.
    Dove c’è Intelligenza c’è salute mentale perché l’Intelligenza cerca sempre la Felicità.

    E’ esattamente come ci sentiamo, quando abbiamo appena creato qualcosa di nuovo: felici.
    Soddisfatti di noi.
    Anzi forse anche un filo invincibili, come quel Bambino Onnipotente che è – fortunatamente – sopravvissuto dentro di noi.

    La parola a voi: che cos’è la Creatività?

  • Le Interazioni sul Web: ma chi ha cominciato?

    Le Interazioni sul Web: ma chi ha cominciato?

    Le Interazioni umane sono dettate da un tipo di causalità molto diverso da quello lineare causa-effetto, dove esiste un inizio e una fine. Si tratta di una Causalità Circolare, dove sono le nostre emozioni sottostanti a innescare le reazioni. Osservare dall’esterno questo processo ci aiuta a capire che ne siamo parte integrante e a porre un punto affinché la Comunicazione sia efficace per tutti.

    I processi che regolano le Interazioni e la Comunicazione sui Social Network sono lo specchio esatto di quanto succede nella vita reale, ma in un contesto assai più scivoloso.
    Perché è pubblico, perché è sotto gli occhi di tutti in pochi attimi, perché è amplificato e perché spesso è sfalsato dalla mancanza di una conoscenza reale delle persone.
    Abbiamo già parlato ampiamente di come i Social Network permettano, a chi lo vuole, di creare schermi e maschere di sé, o a addirittura personaggi ben lontani dalle persone che effettivamente stanno dietro ai monitor.
    Sappiamo bene che Web e i Social Network sono Mezzi di Comunicazione, e come tali non sono direttamente colpevoli degli errori. Siamo noi a dover imparare ad usarli.
    La messaggistica istantanea, che è esponenzialmente ogni giorno più diffusa, rende ancora più facile deviare le conversazioni, considerando che spesso sono solo le emoticon a far capire il nostro stato d’animo.

    comunicazione-interazioni

    Uno dei più importanti assiomi psicologici della Comunicazione, tuttavia, ci aiuta a comprendere l’importanza di conoscere la dinamica delle Interazioni.
    Non è possibile Non Comunicare.
    Ogni comportamento – perfino il silenzio e l’immobilità – è una Comunicazione.
    Proviamo, allora, a chiederci insieme quali implicazioni ponga questo principio, prima di tutto nella Comunicazione Virtuale.

    Come in qualsiasi interazione nella quotidiana realtà, rarissimamente succede che uno solo degli interlocutori inizi lo scambio. Così, dal nulla.
    Uno scambio di parole, di accordi e disaccordi, di comportamenti.
    La Comunicazione ha una caratteristica affascinante quanto delicata: è soggetta a una causalità circolare.

    Abbandoniamo il pensiero che esista una causa cui segue un effetto in maniera lineare.
    La causalità lineare, molto più meccanica e fisica, rientra difficilmente nelle relazioni umane.
    Certo, è sempre possibile che all’improvviso qualcuno ci insulti o, viceversa, inizi a complimentarsi senza aver mai prima parlato con noi.
    Se però una persona ci tira un pugno in faccia, o ci bacia, forse – io me lo chiederei – qualcosa abbiamo fatto.
    Causa (= pugno o bacio) ed effetto (= stupore) non sono solo poco probabili, ma non convincono.
    A meno che non si entri nella PsicoPatologia delle Relazioni, che non è il nostro campo di indagine.

    La realtà di un’Interazione Circolare è più complessa, ma vale la pena comprenderla bene affinché la nostra Comunicazione sia vincente anche sul Web.
    Perché sia più facile da riconoscere, proviamo a porci come osservatori esterni di una conversazione.
    Essere all’esterno ci regala la prospettiva giusta, perché il mondo emozionale di chi non è direttamente coinvolto non solo è generalmente imparziale, ma sicuramente è meno potente.

    Ci accorgiamo, ad esempio, che Tizio espone la sua opinione e Caio la prende come un’offesa personale e ribatte a sua volta ponendosi in difesa. Tizio cade dalle nuvole e si chiede cosa stia facendo Caio, ma non rimane inerme e ribadisce con più forza la sua posizione.
    In un’Escalation di Comunicazione che esce da ogni schema previsto inizialmente.
    Questo forse significa che Tizio ha incominciato per primo (Causa) e Caio ha semplicemente risposto (Effetto)?
    Sembra.
    Eppure nelle Relazioni Umane e nella Comunicazione che ne intercorre molto difficilmente è così davvero.
    Quello che più consciamente è accaduto è che Tizio ha esposto la propria opinione già in risposta a reali o presunte aspettative di Caio, o di altri che non sono Caio. Tizio non ha iniziato per primo: ha risposto a sua volta.
    Strano?
    No. E’ prerogativa della Natura Umana, dove il Confronto non è mai facile. Perché vincono più frequentemente le aspettative, i desideri e la paura del giudizio, il bisogno di prevaricare e di tracciare il confine di sé.
    Più o meno coscientemente.

    In termini tecnici si parla, a questo punto, di Punteggiatura della Comunicazione Umana.
    Il porre, cioè, un punto da cui organizzare la successiva sequenza di eventi comunicativi.
    Se, infatti, non esiste una comunicazione che inizia nel senso assoluto del termine – quindi Tizio non è la causa – è pur sempre possibile fermare il processo della Comunicazione, almeno il tempo sufficiente perché gli interlocutori coinvolti si possano rendere conto di quanto sta accadendo.
    E diventare consapevoli che non c’è mai chi inizia e chi finisce, ma c’è un processo circolare, dove causa ed effetto si ripropongono e si scambiano le parti.

    Organizzare la sequenza delle Comunicazioni è particolarmente importante nella Comunicazione Virtuale. L’assenza del Linguaggio del Corpo e delle espressioni gestuali rende più difficile la comprensione delle Interazioni, soprattutto delle emozioni che spingono ad interagire e che, in ogni caso, sottostanno all’Interazione.
    Il Leader, per esempio, nella Cultura Occidentale ha uno Stile Comunicativo ben preciso, e ci sia aspetta che sia tale. Se però venisse a mancare il Seguace, non ci sarebbe più un Leader: la sua Comunicazione perderebbe ogni efficacia.
    Potremmo noi stabilire chi è più “importante” nella circolarità di causa-effetto che ha la Comunicazione?
    Il Leader o il Seguace detengono entrambi una posizione necessaria per coesistere.

    Tuttavia, proprio gli innumerevoli disaccordi che nascono nella Punteggiatura della Comunicazione sono i responsabili dei frequenti conflitti relazionali anche e soprattutto virtualmente.
    In altre parole, se sia Tizio che Caio rimangono convinti di essere stati vittima di una precedente offesa o polemica da parte dell’altro, il processo comunicativo è destinato all’ostilità. O almeno a un monotono scambio di messaggi assolutamente non costruttivi.
    <<Io mi comporto così perché tu mi offendi>> – <<Io ti offendo perché tu ti comporti così>>.
    La possibilità di risolvere una tale Comunicazione statica e polemica è pressoché impossibile dall’interno.
    E’ di nuovo il porci all’esterno della conversazione che ci può fa comprendere l’inutilità di tale processo, dove a litigare non sono le opinioni, ma più spesso le emozioni sottostanti.

    Per tornare a Comunicare in maniera costruttiva ed efficace è, quindi, necessario distaccarsi e darsi la possibilità di prendere coscienza di ogni processo circolare che si è messo in atto.
    Arrivando – con piena soddisfazione di tutti – a rinunciare alla pretesa che la serie circolare abbia realmente avuto un inizio.

    La parola a voi: cosa ne pensate?

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  • L’Arte della Manipolazione in Rete

    L’Arte della Manipolazione in Rete

    La Manipolazione è un’arte: si tratta di influenzare il pensiero delle persone, raggirandole. Nella vita reale è più facile riconoscere i comportamenti manipolatori, ma nella Comunicazione in Rete è difficile, perché la natura virtuale consente perfino di falsificare le identità. Ecco qualche trucco per individuare le tipologie più frequenti di manipolatori.

    Sono lucida e fresca e inizio la giornata. Leggendo prima di tutto i post delle persone che seguo di più, partendo dai Feed Rss dei loro siti e dalle notifiche sui Social Network.
    Spesso lo faccio mentre ancora finisco di bere il caffè.
    Perché è il mio lavoro, perché amo farlo, perché amo leggere non solo le news, ma soprattutto le opinioni che “le mie persone di riferimento” hanno riguardo alle news.
    E qui arriva il bello, perché succede a volte che io credo di essere lucida e fresca, ma evidentemente non lo sono, perché la mia bocca inizia a stortarsi, perché rileggo due o tre volte la stessa frase, perché scuoto la testa e arrivo alla rapida conclusione che – di un dato argomento – io proprio non ho capito nulla.

    manipolazione-web

    Esattamente questo dovrebbe essere il punto di partenza per iniziare un confronto e perfino un dibattito aperto con gli altri.
    Ci possono essere anche in Rete argomenti di nicchia, in cui la preparazione universitaria o una forte esperienza lavorativa possono fare la differenza. In questi casi, ci si fida maggiormente delle persone preparate in materia, prima di formulare la propria opinione.
    In ogni caso, la bellezza della Comunicazione 2.0 sta proprio nello scambio e nel confronto di pareri e opinioni.
    Siamo invitati e spronati a lasciare alla fine di un post il nostro commento, e quel commento si aspetta una risposta.

    Negli scambi preziosi che avvengono ogni giorno – sul Web come nella Mondo Reale – esiste, tuttavia, anche il pericolo di incorrere in forti condizionamenti altrui, comportamenti che ci possono privare di spontaneità per uno strano timore di dire la nostra.  
    Che il mondo del Business e del Consumo, così come quello della nostre Relazioni Affettive, siano condizionati dall’esterno lo sappiamo tutti. Non è possibile vivere senza accettare questo dato di fatto, ma è necessario essere coscienti per porvi dei limiti.
    Nella Vita Reale questo è più facile, perché guardare negli occhi e osservare il comportamento non verbale del nostro interlocutore ci rende più facile capire quando il condizionamento avviene in buona fede, senza il desiderio di un raggiro.
    E’ più facile accorgerci di quando si è manipolati
    , e allora evitiamo di uscire troppo allo scoperto, ci si astieniano dal fare scelte precipitose e di decidere rapidamente.

    Raggiro e Manipolazione come avvengono, invece, nella Comunicazione Online?

    Saper Manipolare è un’arte.
    E la Rete facilita le tecniche di Manipolazione, perché l’Essenza Virtuale della Comunicazione permette schermi maggiori e consente addirittura identità sfalsate.
    Ci sono, tuttavia, delle caratteristiche distintive tipiche delle persone manipolatrici che è bene imparare per poterle riconoscere.

    La manipolazione non ha criteri precisi, regole o confini.
    Non ha un codice scritto
    .
    Eppure a volte la soluzione è quella di distaccarci un po’, di riuscire a guardare in maniera più distaccata la conversazione o la relazione che stiamo vivendo per poter salvaguardarci. E riconoscere le classiche tipologie delle persone manipolatorie.
    Proviamoci insieme.

    Esiste, in primo luogo, il Facilitatore.
    E’ colui che ci propone qualcosa che sembra davvero poterci facilitare la vita, alleviare le difficoltà inevitabili e – addirittura – rendere le nostre abitudini più salutari. Vincenti. Facendoci magari anche guadagnare di più.
    Perché non ci abbiamo pensato prima?
    Ecco: i facilitatori sembrano realizzare quel miglioramento della nostra vita che non siamo mai riusciti a realizzare da soli.

    Riconosciamo poi il Venditore Ambulante, o Piazzista: è colui che ci spaccia un impegno molto serio e complesso per un divertimento, col risultato di farci assumere per gioco una responsabilità a cui poi non potremo più sottrarci.

    A seguire c’è l’Uomo di Spettacolo.
    Sapersi divertire è essenziale nella vita: è qualcosa che fa bene allo spirito e alla salute. E in moltissimi casi anche al lavoro.
    Eppure bisogna stare un po’ attenti: chi tenta di illuderci che la vita sarà sempre un divertimento, ci sta ingannando, perché il divertimento è una condizione passeggera. E tale deve rimanere per poter essere vero divertimento.
    Può subentrare la nostalgia, quando il divertimento finisce, ad esempio quando finiscono le vacanze.
    Tuttavia i giochi più avvincenti sono quelli che durano poco, e chi tenta di dissuaderci sta manipolando la nostra vulnerabilità nei confronti delle responsabilità da assumerci ogni giorno.

    Il Commerciante o Venditore, invece, è ancora più scaltro. Conosce perfettamente i nostri punti deboli e lavora sulle leve adatte per attirare la nostra attenzione.
    Generalmente è chi ci illude di poter guadagnare molto facilmente: tanto e facilmente. E, guarda caso, lo fa proprio nel momento giusto, in cui quel guadagno ci servirebbe davvero.
    L’unico consiglio è quello di imparare a difenderci raccogliendo tutte le informazioni possibili su questa persona, cercando di conoscerne i veri progetti.

    Aggiungerei che i Venditori sono anche capacissimi di manipolare l’immagine che abbiamo di noi stessi. Ad esempio, la nostra competenza o preparazione.
    Guarda caso sono i prima che ti diranno con certezza quali scelte vincenti potrai fare nella tua carriera.
    Hanno le nostre chiavi di casa in mano. Sta a noi riprenderle.

    Adulazione, complimenti esagerati, lusinghe, ruffianerie sono le più frequenti armi manipolatorie usate da chi ha capito benissimo le nostre vulnerabilità e ci gioca per aumentare il proprio Ego e le proprie mancanze.

    Sicuramente, nell’esperienza personale e lavorativa – sul Web come nella vita reale – ognuno di noi è stato ferito almeno una volta da un Manipolatore.
    Pur consapevoli di noi, non arriviamo a percepire di essere forzati e raggirati, e finiamo per sentirci ingannevolmente padroni delle nostre scelte.
    Feriti è la parola giusta.
    Perché qualsiasi genere di manipolazione offende e umilia.
    Chi ci manipola fa questo: raggira la nostra capacità di comprendere quello che veramente vogliamo senza che ce ne rendiamo conto.
    L’inganno non è manifesto. La violenza che subiamo non è diretta.
    E quando finalmente torniamo padroni delle nostre opinioni, consapevoli di noi, capiamo che quello che abbiamo pensato o fatto è stato “quasi” dettato dalla nostra stessa volontà.
    Brucia solo quel “quasi”, che fa la differenza. Perché si tratta di una sottile e bruciante violenza.

    Ora, raccontateci le vostre opinioni e le vostre esperienze!

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  • Instagram rende disponibile la ricerca anche via desktop

    Instagram rende disponibile la ricerca anche via desktop

    Instagram va sempre di più nella direzione di migliorare l’utilizzo dell’app anche da desktop. L’ultima funzione rilasciata è quella di estendere la possibilità di ricerca anche da desktop, in questo modo sarà possibile effettuare ricerche per hashtag, per profili o per luoghi.

    Instagram, il sito che ha rivoluzionato il modo di condividere foto e immagini, sta sempre di più andando nella direzione del desktop. E l’ultima funzione rilasciata ne è la testimonianza più chiara. Da Instagram.com (che visualizzerete con il vostro account) vedrete che in alto al vostro profilo compare uno spazio per la ricerca con la classica lente e la scritta “Cerca”. Attraverso questa funzione sarà quindi possibile effettuare ricerche per hashtag, per profili o per luoghi (ad esempio, inserendo la vostra città).

    instagram-desktop

    Instagram va quindi alla ricerca di un coinvolgimento più esteso degli utenti, nel senso che l’utilizzo dell’app possa quindi estendersi anche nella modalità desktop, rendendo quindi l’app più attiva e non solo una mera pagina dalla quale scorrere delle immagini con poche funzionalità. Di conseguenza, si crea anche un incentivo ai web embeds che ad oggi hanno generato 5,3 miliardi di visualizzazioni. Obiettivo è quindi quello di rendere ancora più completa l’esperienza degli utenti dell’app che è nata per essere usata da mobile, ma che adesso mira a essere utilizzabile anche via desktop.

    A distanza di tre anni dalla sua prima comparsa, la versione web di Instagram diventa più matura. Noterete che le landing page realizzate per gli hashtag o per le posizioni geografiche si presentano bene e vedrete che in alto ai risultati vengono proposti i più popolari e poi i più recenti.

    E’ chiaro che la funzione ricerca non rende ancora la versione usabile alla perfezione. Il massimo si otterrà quando sarà possibile, addirittura, caricare immagini direttamente da desktop. Ma è probabile che ciò non accada, anche perchè Instagram nasce per il mobile e quello è il suo luogo d’elezione. Altre estensioni di utilizzo servono a migliorare l’esperienza degli utenti.

    Ma, guardando a quello che accade, ossia di app mobile che cominciano ad estendere i propri servizi anche per desktop, non è del tutto escluso che Instagram possa fare la stessa cosa, rendendo l’app pienamente utilizzabile anche da desktop. Sicuramente marketers e affini apprezzerebbero molto.

    Ma ad ogni modo, voi che ne pensate? Raccontateci la vostra opinione.

  • Facebook lancia Messenger in una versione standalone per Web

    Facebook lancia Messenger in una versione standalone per Web

    Facebook ha lanciato la versione web di Messenger, un modo per usare il servizio di messaggistica istantanea al di fuori di Facebook in maniera esclusiva. Tutte le funzionalità presenti sull’app mobile saranno utilizzabili anche via web e al momento è solo per gli utenti di lingua inglese, presto lo sarà anche per gli altri.

    Solo un po’ di tempo fa Facebook decise di rendere Messenger una app mobile “standalone”, decisione che fece molto discutere tra gli utenti e solo dopo se ne scoprirono le reali intenzioni. Adesso, con una certa sorpresa, Facebook lancia Messenger in un’altra versione “standalone” ma questa volta per il Web. Il servizio di messaggistica istantanea sarà utilizzabile anche via messenger.com. Da quanto riporta Re/Code, che ha sentito un portavoce di Facebook, al momento Messenger sarebbe utilizzabile via web solo dagli utenti di lingua inglese e presto lo sarà anche per gli altri.

    Ma perchè una scelta del genere? Perchè prima spostare tutto l’utilizzo, in sostanza, dalla piattaforma verso l’app mobile e poi tornare indietro? In realtà si parla comunque di un utilizzo esterno al social network. In questo modo Messenger continuerà ad essere un servizio per messaggiare però sul web e all’esterno di Facebook. Secondo il portavoce raggiunto da Kurt Wagner gli utenti preferiscono usare il servizio in maniera esclusiva, senza quindi distrazioni particolari che potrebbero arrivare dal seguire la timeline, le notifiche, le interazioni e così via.

    messenger-desktop

    Al momento sembrerebbe che le due modalità, ossia messaggiare all’interno di Facebook o usare questa modalità esclusiva via web, continuino a vivere in modo parallelo, evitando di proporre nuovamente agli utenti di usare separatamente i due servizi come avvenne in occasione del lancio di Messenger come app mobile separata dalla piattaforma.

    E come dicevamo prima, quella separazione ha trovato successivamente diverse spiegazioni. E cioè quella di fare diventare Messenger un applicazione di instant messagging in grado di competere in quel settore in maniera autonoma. Prova ne è il lancio, solo per gli Usa, della possibilità di ricevere ed effettuare pagamenti all’interno dell’applicazione, una funzionalità che mette Messenger in diretta competizione con WeChat che già da tempo offre questa possibilità.

    messenger-web

    Da quello che si sa, tutte le funzionalità sfruttabili su Messenger via mobile, compresa quella dei pagamenti, saranno sfruttabili anche via web. E non sarebbe una necessità quella di avere Messenger su mobile per usare poi l’applicazione anche via web.

    Messenger via web è ancora tutto da sviluppare e da migliorare, tra le tante funzioni ci sarà anche un alert, sotto forma di pop-up, che comparirà sul desktop nel momento in cui riceverete un messaggio.

    E’ presto per fare qualsiasi valutazione nel merito prima di un utilizzo effettivo. Certo è che Facebook continua la sua intenzione di lasciare che Messenger, che oggi conta 600 milioni di utenti, viva di vita propria con caratteristiche precise. Bisognerà attendere quindi per verificarne l’effettiva utilità.

    E a voi che ve ne pare? Vi piace l’idea di poter utilizzare Messenger anche via web?

  • Il Web nel 2014: meno libero e più iniquo

    Il Web nel 2014: meno libero e più iniquo

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    La World Wide Web Foundation, la fondazione creata dall’inventore del Web, Tim Berners Lee, ha presentato il rapporto “Web Index 204-2015” attraverso il quale si offre un quadro della Rete dal punto di vista social, economico e politico. Il rapporto prende in considerazioni 86 paesi e sottolinea come nel 2014 il Web sia diventato meno libero e più iniquo.

    In questi giorni è stato presentato il nuovo rapporto della fondazione World Wide Web Foundation, la fondazione che Tim Berners Lee, colui che ha creato il Web, ha fondato nel 2009, con l’obiettivo di fornire dati, numeri, notizie sullo stato di Internet nel mondo e di come esso viene usato. Per la prima volta si è considerato anche il dato relativo alla net neutrality. Da quello che si evince dal rapporto “Web Index 2014-2015“, il Web in questo ultimo anno è stato meno libero e più iniquo.

    Gli utenti Web, rivela il rapporto, vivono sempre di più il rischio di una sorveglianza governativa indiscriminata. E aumentano nel mondo i paesi dove non esistono leggi che possano impedire questo tipo di attività, sono l’84% oggi mentre erano il 63% nel 2013.

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    Il rapporto avverte che nel mondo cresce il fenomeno della censura online che è di tipo moderato o estesa nel 38% dei paesi monitorati, erano il 32% nel 2013, quindi una crescita del 6% in un anno.

    E nonostante il peggioramento in quasi tutti i paesi della libertà di stampa, il Web e i Social Media stanno dando un contributo importante e offrendo ai cittadini la possibilità di poter far sentire la loro voce. E allo stesso tempo, le donne nel 60% dei paesi monitorati utilizzano il Web per esercitare i propri diritti.

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    Come dicevamo, per la prima volta il Web Index prende in considerazione anche la net neutrality e a riguardo il primo risultato è che nei paesi monitorati questa è oggi una rarità. Solo un quarto dei paesi effettivamente fa rispettare regole contro la discriminazione commerciale o politica nella gestione del traffico Internet. Di recente anche Barack Obama si è schierato a favore della net neutrality.

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    Il rapporto evidenzia anche che nel 74% dei paesi monitorati, tra i quali anche paesi ad alto reddito, le forse dell’ordine locali e i tribunali non sono ancora in grado di affrontare con misure adeguate il fenomeno della violenza di genere.

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    Ma il Web Index 2014-2015 evidenzia anche che quasi il 60% della popolazione mondiale ancora oggi non ha un accesso completo al Web e che la metà degli utenti web vive in paesi che limitano fortemente i diritti online. Sono 4,3 miliardi le persone che non hanno accesso al web, mentre sono almeno 1,8 miliardi le persone che affrontano violazioni della loro privacy e della loro libertà di espressione quando sono online. Ci sono poi altre 225 milioni di persone per cui la possibilità di pagare può limitare il loro accesso a contenuti e a servizi online.

    E Tim Berners Lee un invito specifico:

    E’ tempo di riconoscere Internet come diritto umano fondamentale. E questo significa garantire l’accesso a tutti, assicurando l’accesso alla Rete senza discriminazioni commerciali o politiche. E’ necessario proteggere la privacy e la libertà degli utenti Web, indipendentemente dal luogo in cui vivono.

    Nella classifica generale che rileva il Web Index degli 86 paesi monitorati, i paesi nordici come Danimarca, Finlandia e Norvegia sono quelli che si piazzano ai primi tre posti. L’Italia si piazza al 29° posto dietro Repubblica Ceca, Uruguay e Ungheria, quest’ultima è comunque la prima nella classifica dei paesi a medio reddito. La Spagna è 23°, la Svizzera 18°, Germania 14°, Francia 11°, Islanda 7°, Usa 6° e Uk 4°.

    Per consultare tutto il rapporto basta accedere a questo link: thewebindex.org/report.

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