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#SuTwitterPerché 140 caratteri ci bastano
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#SuTwitterPerché 140 caratteri ci bastano

Andrea Carini

Consulente web, social media e community manager.
Osservo curioso l'euforia di un mondo che vive il presente parlando di futuro. Amo il talento dei veri innovatori e la tecnologia utile, quella che risolve problemi reali. Sono sempre in cerca di storie di chi fa innovazione senza proclami.

I 140 caratteri all’inizio furono un’esigenza per adattarsi al formato degli sms, 160 caratteri a disposizione per ogni messaggio (20 dedicati al nickname, 140 al testo). Oggi quell’esigenza non c’è più ma quel limite è stato la fortuna di Twitter, la sua peculiarità, la capacità di cogliere il momento. Ed è grazie a questa capacità che oggi Twitter è il social media degli eventi per eccellenza, è il dominatore del second screen. E allora #SuTwitterPerché?

Un successo decretato dall’uso che gli utenti ne hanno fatto e non da un’esigenza tecnica o da una visione imprenditoriale.

 

 

È giusto cambiare, evolversi ma è importante farlo ascoltando gli utenti. Ok quindi all’integrazione dei video, alle Twitter card, all’abolizione del limite dei 140 caratteri nei messaggi privati ma le ultime novità introdotte sembrano rincorrere un competitor più che rispondere alle esigenze degli utenti. I “favoriti” e le stelline sono stati sacrificati per far posto ai “mi piace” e ai cuoricini, limitando di fatto il significato della funzionalità originale. Anche i tag nelle immagini – funzionalità utile per andare oltre i 140 caratteri ma che si presta all'”abuso”- ricordano molto da vicino un’altra piattaforma social. Una a caso, eh.

Pare che l’uso dei “cuoricini animati” sia maggiore rispetto a quello delle stelline ma sembra anche che il titolo in Borsa non ne abbia giovato.
Non sono CEO di una società quotata a Wall street ma un semplice utente, un po’ “addicted” lo ammetto, e quindi ogni mia ipotesi non vuole essere un giudizio, piuttosto l’espressione di un timore.
Ipotizzo che lo spostamento del limite dai 140 ai 10.000 caratteri per ogni tweet sia un tentativo di attirare a sé utenti di altre piattaforme che oggi non sono su Twitter perché trovano faticoso e incomprensibile doversi esprimere con estrema sintesi.

Ipotizzo che l’effetto possa essere esattamente opposto a quello desiderato. Chi sente l’esigenza di andare oltre i 140 caratteri, da Tumblr a Facebook, non ha che l’imbarazzo della scelta, il tutto a portata di click.
E chi darà fondo ai 10.000 caratteri, forte della sua prolissità, renderà Twitter un luogo diverso, non necessariamente migliore, forse troppo simile ad altri, e a spiccare il volo non credo sarà la quotazione in Borsa.

Dalla sua Twitter ha il vantaggio di avere un buon motore di ricerca interno che Facebook (ancora) non ha e un funzionamento efficace degli hashtag ma basterà questo ad attirare nuovi utenti e a trasformarli in denaro sonante?

twitter 140 caratteri #sutwitterperchè

Personalmente non trovo utile il superamento del limite dei 140 caratteri ma sarei felicissimo, sempre da semplice e affezionato utente quale sono, se venisse introdotta la funzionalità di modifica dei tweet pubblicati, magari limitata nel tempo per evitarne l’abuso, per correggere eventuali refusi nel testo, perché una mention errata o un hashtag sbagliato non fanno certo bene all’interazione.

È la Borsa che comanda ma il valore di un social network sono gli utenti. E allora vogliamo dire a Jack Dorsey che non ci interessa un tweet da 10.000 caratteri ma siamo #SuTwitterPerché:

  • gli hashtag ci permettono di seguire e partecipare a conversazioni di nostro interesse senza farci distrarre dal rumore di fondo;
  • le liste ci offrono la possibilità di catalogare le fonti;
  • con i RT possiamo rilanciare un tweet, citando l’autore, con semplice un click;
  • le mention, ci aiutano a interagire, conversare e confrontarci con altri utenti;
  • i 140 caratteri ci permettono una lettura veloce e una scrittura essenziale;
  • le twitter card ci fanno andare oltre i 140 caratteri con un colpo d’occhio;
  • con i tag sulle foto possiamo segnalare o coinvolgere altri utenti senza andare oltre i 140 caratteri (anche se a volte rischiamo di farci prendere la mano);
  • con le stelline potevamo annotarci un tweet senza che questo fosse considerato endorsement, perché “favorito” è diverso da “mi piace”;
  • i DM ci permettono di dialogare in libertà, soprattutto ora senza il limite di 140 caratteri… ma i DM non sono tweet.
Non ci interessa un #Twitter10k ma ci piacerebbe molto la #modificatweet. Click to Tweet

Per darvi un’idea di quanti sono 10.000 caratteri, questo articolo supera di poco i 4.000.

Se siete su Twitter anche voi, il vostro perché qual è? Raccontatecelo e twittatelo con #SuTwitterPerché!

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