Categoria: InSideWeb

Rubrica dove si analizza il modo in cui ci poniamo verso la comunicazione digitale in generale e quali aspetti emergono che meritano di essere analizzati.

  • La Reciprocità e i Legami Deboli sui Social Media

    La Reciprocità e i Legami Deboli sui Social Media

    Nonostante i cambiamenti della Comunicazione Digitale, sui Social Media vince ancora la Reciprocità. E’ “il dare per avere gratuito” che si considera caratteristica intrinseca degli amici. Eppure, gli studi psicologici rivelano come anche i Legami Deboli abbiano un ruolo essenziale nel sostenere e fortificare il comportamento della Reciprocità.

    Sui Social Media si nota che oggi è più facile riscontrare risposte violente e veri propri attacchi diretti ad una persona o ad un gruppo.
    Il boicottaggio vince più di prima
    L’attenzione a mettere in ridicolo, a sottolineare con forza gli sbagli, a denunciare EpicFail.
    Eppure, esaminando la comunicazione e le interazioni odierne sui Social Network, questa non è la dinamica che va per la maggiore.

    Il dato rilevante è che sopravvive e si rinforza sempre più il desiderio di Reciprocità.
    Si è molto attenti a condividere o mettere like a colleghi che per primi hanno sostenuto il nostro lavoro in rete.
    Ci si sente alla pari solo ricambiando il reciproco interesse.
    E’ indubbiamente utile chiedersi il perché e, soprattutto, approfondire il significato di Reciprocità.
    “Un rapporto è reciproco quando il valore trasmesso tra le parti è uguale”: questo è ciò che si può affermare come definizione.
    Come sopravvive, tuttavia, questo rapporto in un contesto dove “gli amici” raggiungono i cinquemila – come su Facebook – e le interazioni risultano infinite?
    Per comprendere il fenomeno della rilevanza delle connessioni in Rete, studiamo prima di tutto quale sia l’equilibrio delle relazioni interpersonali.

    legami deboli social media

    L’immediatezza e la capacità di essere pubblici in Rete, e di rimanerlo nel tempo, fa emergere con facilità alcuni comportamenti umani del tutto istintivi.
    Esiste, prima di tutto infatti, una regola non scritta secondo cui al dare segue l’avere.
    Chi riceve attenzioni si sente in dovere di ricambiare attenzioni.
    E lo fa con piacere.
    Sui social network, e in generale nel web marketing, questo avviene regolarmente e si stabilisce così un legame più stretto fondato del tutto sulla gratuità.
    Ecco una caratteristica intrinseca della Reciprocità: è gratuita.
    Si regala un ebook? Si ricevono in cambio foto, recensioni, post.
    E’ prettamente istintivo questo comportamento, perché è alla base c’è sempre il bisogno di far parte del Gruppo e di rispettarne le norme di Appartenenza.
    E’ molto più forte del desiderio di piacere singolarmente.
    E’ la necessità primordiale di non essere soli, di ricevere approvazione e riconoscimenti tali da sentirsi dentro ad un sistema.
    Quel sistema fatto di relazioni che danno il senso al nostro stesso lavoro e, spesso, alla nostra stessa esistenza.

    Sono, tuttavia, tantissimi i Brand a non “utilizzare” questi istintivi comportamenti umani.
    Troppo spesso ancora non si capisce che creare una Community online non può che essere un vantaggio per l’azienda.
    Creare un dialogo in cui l’utente è riconosciuto come interlocutore indispensabile all’interazione e alla crescita stessa del Brand è uno dei primi indispensabili passi nel Social Media Marketing.
    E naturalmente l’effetto – che si cerca e che si ottiene – con un dialogo paritetico è la fidelizzazione del cliente.

    Esiste, poi, un altro aspetto della Reciprocità.
    Possiamo chiamarlo “Effetto Familiarità”, come detto in psicologia.
    Tale effetto determina il fatto che più si segue e si è in amicizia con qualcuno più lo si apprezza, più ne si parla ad altri, più si pubblicizza positivamente.
    Sembra una banalità, ma sui Social Media questo comporta un aumento delle condivisioni, delle conversazioni riguardo ad un post e naturalmente delle conversioni.
    Applicando, infatti, lo stesso principio al Social Media Marketing si vede come mostrandosi presenti agli interessi degli utenti, condividendo prodotti in target con esposizione costante, l’azienda guadagna visibilità, acquista il favore dei clienti e – anche in questo caso – riesce a fidelizzarli con più facilità.

    Tuttavia, nel gioco delle interazioni, dobbiamo sempre e comunque tener presente il potere delle Aspettative.
    Ne abbiamo parlato qui: https://www.franzrusso.it/insideweb/aspettative-psicologia-aiutare-lavoro-digitale/.
    Nel campo della Reciprocità, le Aspettative non hanno un ruolo facilitante.
    Si può prevedere, ad esempio, che i nostri post avranno molte condivisioni, creeranno traffico, saranno spunto di riflessioni capaci di coinvolgere moltissimi “amici” e, poi, accorgersi che tutto ciò rimane deluso.
    Pericolosissima, la delusione.
    Perché la si comunica sempre, più o meno inconsciamente, come una sorta di tradimento.
    Che ci si ritorce contro.
    Di fatto le interazioni si indeboliscono, subentra uno scetticismo che non dovrebbe trovare casa sul Web, e che altro non è che la paura di non raggiungere le aspettative altrui.

    E’ proprio qui, tuttavia, che le Teorie Psicologiche risultano più utili.
    Negli anni ’90 lo psicologo e antropologo Robin Dunbar ha dimostrato, presso il gruppo di ricerche neuro-sociali di Oxford, che in un qualsiasi contesto gli esseri umani non riescono a gestire più di 150 relazioni.
    Oltre a questo numero, a causa di un limite psico-cognitivo legato alle capacità di processare le informazioni, le interazioni si indeboliscono fortemente.
    Nel 1973 il sociologo Mark Granovetter, docente alla Johns Hopkins University di Baltimora, definì il Fenomeno dei Legami Deboli.
    Partendo da uno studio su come, attraverso i social network, si possa aiutare qualcuno a trovare lavoro, emerse che solo il 17% di chi aveva effettivamente ottenuto un’occupazione grazie a interazioni online era stato favorito da amici stretti, mentre la maggior parte era riuscita a trovare lavoro grazie a contatti poco familiari o del tutto occasionali.
    I Legami Deboli, appunto.
    Legami che, nello studio di Granovetter, sono risultati essere estremamente forti.

    I Social Media sono le piattaforme più indicate e opportune per i Legami Deboli, poiché aiutano di fatto ogni giorno a superare il limite delle 150 interazioni ipotizzato da Dumbar.
    Ed è così che si garantisce un’interazione assai più variegata, in cui la Reciprocità assume sempre il carattere dominante.
    C’è, infatti, maggior supporto contraccambiato gratuitamente ed è facile che vengano a formarsi circoli virtuosi di fiducia, condivisione e collaborazione.
    Il legami sociali deboli sono più potenti delle amicizie forti e consolidate?
    Granovetter formulò l’ipotesi che si trattino di veri e propri ponti sociali, facilissimi da perdersi per strada perché assai poco consolidati, eppure di grandissima importanza.
    Perché sono ponti verso mondi sociali lontani, che non raggiungeremmo mai probabilmente senza i Legami Deboli.
    Di fatto, le nostre interazioni in Rete si mantengono e si sviluppano anche così.
    Certo i legami forti hanno un effetto trascinante ed esplosivo nella Comunicazione attraverso i Social Network, ma è anche vero che ci connettono con persone che comunque fanno parte della nostra vita.
    Viceversa, sono appunto i Legami Deboli a garantire scorciatoie per il successo in Rete, dove i ponti tra mondi distanti sono spesso l’elemento chiave.

  • Internet e la Generazione Z: i giovani nati dopo i Millennials

    Internet e la Generazione Z: i giovani nati dopo i Millennials

    E’ denominata Generazione Z quella dei giovani nati dalla metà degli anni novanta al 2010. Cresciuta con la Tecnologia Digitale, questa Generazione si mostra colta, pragmatica e concreta, con un approccio innovativo ed imprenditoriale alla società. Sui Social Network ricerca la maggior privacy possibile e cambia notevolmente la modalità di acquisto.

    Il susseguirsi delle diverse Generazioni che oggi utilizzano, comunicano e acquistano attraverso i Social Network merita una riflessione particolare, dopo aver parlato degli Ibridi Digitali e di come pensano e apprendono i Nativi Digitali.
    Il mondo dei prossimi decenni è, infatti, nelle mani di una nuova Generazione – che per età possiamo considerare “fratelli minori” dei Nativi Digitali -, ovvero la Generazione Z.

    Sono i ragazzi nati negli ultimissimi anni novanta fino al 2010, e le piattaforme stesse dei Social Network, quanto soprattutto le dinamiche del Social Media Marketing utilizzate dai Brand, devono innovarsi per sottostare alle caratteristiche dei nuovi fruitori.
    Studiamone insieme gli aspetti distinti.

    generazione z social media (c) franzrusso.it 2017

    La Generazione Z ha incominciato ad utilizzare la tecnologia di Internet sin dalla prima infanzia, e i Social Media sono innanzitutto il canale per rimanere aggiornati su ciò che succede nel mondo.
    Si può affermare che si tratti, infatti, di una Generazione giovanissima eppure piuttosto colta: uno su due di questi ragazzi è propenso ad andare all’Università, con l’intento di sviluppare un forte potenziale imprenditoriale.

    Secondo i risultati di una grande ricerca di Populus, per la Varkey Foundation, intervistando ventimila esponenti della Generazione Z di tutto il mondo, emerge uno scenario preciso.
    I cittadini del futuro appaiono pessimisti sulle attuali condizioni civili, economiche e politiche, ma tutti sono convinti della necessità di un proprio coinvolgimento sociale, in particolare per quanto riguarda l’innovazione e l’imprenditorialità.

    Fedeli ai valori della famiglia, hanno una caratteristica psicologica molto positiva, che li aiuta a rimanere pragmatici e disponibili: la capacità di semplificare le complessità (a tutti i livelli) del mondo d’oggi.

    Certo, questa propensione cognitiva e psicologica è data loro dall’odierna possibilità di utilizzare una media di cinque dispositivi di Rete: smartphone, desktop, notebook, tablet o iPod, sono meno costosi e certamente più facilmente reperibili anche rispetto agli anni dei “fratelli maggiori” – i Nativi Digitali – che in media ne usano tre.

    Tuttavia, pare che sia il rapporto stesso con la tecnologia ad essere molto cambiato.
    E’ un rapporto facilitante, proprio perché nato coi loro primi passi.
    Dai risultati della ricerca, gli studiosi si chiedono se davvero si abbia di fronte una Generazione di altruisti.

    Fatto sta che per la maggior parte degli intervistati la scelta ottimale è e rimane “la fine assoluta dei pregiudizi legati a razza, credo e sesso” e il denaro per se stessi rimane la priorità di solo 9% di loro.

    E il rapporto della Generazione Z con i Social Media?

    Se la parola chiave nell’uso delle piattaforme online dei Nativi Digitali – e ancor più dei loro predecessori -, è Condividere, la Generazione Z preferisce di gran lunga il Fare.
    Cresciuti con l’iPhone, sono abituati ad usare emoji al posto delle parole e a videochattare anziché telefonare.

    Per la Generazione Z, Facebook è per i vecchi e la motivazione fondamentale è data dalla loro marcata esigenza di privacy.
    Si evita la geolocalizzazione a tutti i costi e l’aspirazione, indiscutibilmente, è quella dell’Anonimato.

    Se Secret e Whisper – per scoprire non visti qualsiasi genere di segreto – sono piattaforme non ancora diffuse in Italia, ad ottenere una forte crescita nell’anno passato è stato Snapchat  noto per la sua peculiarità di eliminare i messaggi dopo alcuni secondi – in particolare con la pubblicazione di brevi video.

    Come si è accennato all’inizio, è soprattutto il Social Media Marketing a dover imparare ad adattarsi alle nuove esigenze della Generazione Z.
    Secondo uno studio di Accenture, la modalità di scelta e di spesa per acquistare prodotti è particolarmente cambiata nella Generazione Z.
    Grazie alla continua ricerca in rete di nuove offerte e prezzi, il primo fenomeno che viene a mancare è la fedeltà al brand.

    Sempre, poi, che tale brand abbia creato un E-commerce funzionante.
    I giovanissimi lasciano quasi sempre feedback e recensioni: il 70% lo fa regolarmente, il 30% lo fa molto spesso.

    Tuttavia, ciò che appare illuminante è il dato secondo cui la Generazione Z pagherebbe un prodotto di più in cambio di una spedizione veloce o addirittura entro un’ora.
    E contrariamente alle previsioni generali – da tenere fortemente in considerazione –  questo è esattamente ciò che porta i social a diventare un canale commerciale diretto. In particolare, il 72% degli intervistati statunitensi acquisterebbe volentieri direttamente tramite social.

    Cosa ci si aspetta dopo la Generazione Z?
    E’ già nata: si chiama Generazione Alpha e corrisponde a quella dei bambini venuti al mondo dopo il 2010.

    Di una cosa si è certi: nascono con la tecnologia touchscreen e per questo già sono stati battezzati screenager.

  • La Prima Impressione è quella che conta anche sui Social Network

    La Prima Impressione è quella che conta anche sui Social Network

    Anche sui Social Network e sul Web, come nella vita reale, può bastare meno di un secondo per creare quella Prima Impressione che si radicherà con forza nel tempo. In base ad alcuni comportamenti cognitivi, questa immagine diventa un pregiudizio e un potente condizionamento. Studiamo insieme come.

    Non si giudica un libro dalla copertina.”
    Un saggio detto popolare che, tuttavia, non pare essere rispettato neppure nelle interazioni della Comunicazione Digitale.
    Se nella vita offline, la vista del volto e la Comunicazione Non Verbale sono capaci di creare una Prima Impressione più articolata – e quindi forse più fedele nel tempo – ad oggi anche sulle piattaforme online quell’immagine che si forma immediatamente rimane radicalmente scolpita.
    E può bastare meno di un secondo.

    E’ la foto profilo che ci dà le informazioni necessarie a “costruire” questa immagine?
    Sì certo, ma non solo.
    Sui Social Network oggi avvengono la maggior parte delle interazioni, e questa non è una novità.
    E, come tutti sanno, qualsiasi frase, post, commento si scriva sul web è indelebile, oltre che leggibile da tutti in tempo reale.
    La dominanza attuale dei video fa comprendere meglio come la voce, le espressioni verbali usate nonché le espressioni stesse del viso siano sempre più richieste in Rete.
    Là dove in 15 secondi si può scientificamente prevedere il successo o l’insuccesso professionale di una persona, è nata anche l’epoca dei Selfie ed è così che conosciamo le persone ancor prima di incontrarle.
    Gli studi rivelano, infatti, che anche confrontandosi successivamente di persona, la Prima Impressione nata sul Web resta comunque l’informazione essenziale.
    E nonostante si stringa un legame nella vita reale offline, questa Prima Immagine stampata in noi può perdurare fino a 6 mesi, e ostinarsi a non cambiare affatto.

    social media prima impressione

    Eppure, la Prima Impressione può essere distorta, se non addirittura falsificata da fattori soggettivi e condizionamenti che allontanano dalla verità.
    Non si ha mai la seconda possibilità di fare una prima impressione“, scriveva Oscar Wilde.
    Proviamo a capire quali dinamiche psicologiche determinino questo comportamento.
    Il primo condizionamento che rende la Prima Impressione così essenziale e duratura nel tempo è quello delle Aspettative.
    Aspettative che sul Web si creano con estrema facilità, sia riguardo alla singola persona o professionista – che si dedichi o meno a coltivare il proprio Personal Branding – sia riguardo ai luoghi, per i quali ormai le recensioni traboccano.
    Il potere delle Aspettative è tale che, davanti ad un’esperienza non collimante, si crea una sorta di rifiuto cognitivo.
    Perché riscontrare la validità delle Aspettative è rassicurante e vincente.
    Proprio per questo – consciamente o meno – siamo capaci di non-vedere, di trasformare sotto i nostri occhi, perfino di falsare ciò che, a medio e perfino a lungo tempo, non rispetta la Prima Immagine.
    Tutto questo avviene perché il cervello umano etichetta ciò che non rispetta l’Aspettativa come fosse sempre un’eccezione alla regola, così da rafforzare la “regola stessa” che si è ancorata in noi.
    Pregiudizi? Sì, eccome.
    Molto difficili da abbattere per aprire la mente umana ad un incontro successivo, più prolungato e ricco di esperienza rispetto all’immagine che ormai saldata in noi.

    Un altro analogo fenomeno cerebrale è quello che riguarda i Bias Cognitivi.
    La Prima Impressione che rimane impressa può non dipendere totalmente da noi, ma da una serie di giudizi preformati che condizionano le interpretazioni di immagini e parole.
    Entra in gioco, qui, una componente parecchio più ancestrale e istintiva del cervello umano, che forma una sorta di mappa mentale dove, tuttavia, gli elementi di giudizio non sono necessariamente legati tra loro da nessi logici e coerenti.
    Una connessione non ragionevole, dopo una Prima Impressione, che pare ineliminabile e certo necessita di un lavoro psicologico sulla propria percezione per poter raggiungere una conoscenza valida.

    In accordo con altri studi universitari, si può oggi affermare che siano tre le principali e più durature Prime Impressioni del volto umano. La caratteristica dell’estroversione, quella dominante e quella attraente.
    Questo dato è rilevante per il cosiddetto Effetto Alone, altro ancestrale e innato meccanismo cognitivo, secondo il quale se un viso appare estroverso con estrema probabilità verrà associata una Prima Immagine arricchita di altre caratteristiche positive, quali in particolare la simpatia e la creatività.
    Ad un volto attraente si associa facilmente l’immagine di una famiglia ideale e di figli esemplari, mentre un immagine dominante riporta immediatamente ad una persona molto competente, ma non per forza “alla mano”.

    Ci si chiede, a questo punto, se la Prima Impressione formi sempre un pregiudizio.
    E’ nell’esperienza di tutti conoscere approfonditamente negli anni una persona e cambiare opinione. L’esperienza sconfigge quella beneamata immagine iniziale, che ci ha condizionato per tanto tempo.
    Altre volte succede – con sorpresa – che quell’Impressione riaffiori: ci si trova a dirsi “avevo visto giusto fin da subito”.
    Indubbiamente, ciò che fa la differenza nella Conoscenza è la capacità – non scontata affatto – di far dialogare le immagini interiorizzate, di integrare le percezioni avute nel tempo, completando informazioni non solo livello istintuale e cognitivo, ma soprattutto attraverso una maturità emotiva che si rivela l’unica risorsa per interagire davvero e confrontarsi.

  • “La Psicologia di Internet”, come i Social Network cambiano la nostra Personalità

    “La Psicologia di Internet”, come i Social Network cambiano la nostra Personalità

    La seconda edizione del libro “La Psicologia di Internet” di Patricia Wallace indaga e spiega come la Tecnologia Digitale e le interazioni sui Social Network e sul Web abbiano trasformato il nostro modo modo di comunicare, rendendolo sostanzialmente più aggressivo a causa della mancanza di un contatto diretto.

    È di recentissima pubblicazione in Italia la seconda edizione dell’opera “La Psicologia di Internet” di Patricia Wallace, edita originariamente dalla Cambridge University Press e subito tradotta in più di otto lingue.
    In questo libro, aggiornato agli ultimi e repentini cambiamenti della Rete, l’autrice si interroga e spiega come e perché la Tecnologia Digitale si rifletta sulla Personalità Umana e la cambi.

    Da una serie di approfondite ricerche presso la Graduate School del Maryland University College – dove la Wallace insegna Psicologia delle Relazioni e dell’Apprendimento – nasce, infatti, un profilo preciso della nostra Personalità sui Social Network e sul Web.

    psicologia internet social media

    In questo ritratto, il dato che principalmente emerge è la caratteristica del Narcisismo.
    Ne abbiamo già approfonditamente parlato https://www.franzrusso.it/insideweb/narcisismo-web-demonizziamo/ , e gli studi della Wallance riportano a galla quanto i Social Network possano facilmente trasformarsi in veri e propri palcoscenici in cui i feedback positivi servono ad arricchire e, più esattamente, a sostenere e rinforzare il livello di Autostima personale.

    E’ inevitabile cadere nella tentazione di voler piacere, arrivando perfino a sfalsare il vero carattere e i sentimenti genuini.
    La Comunicazione in Rete arriva a far credere che i mille “amici” siano costantemente in attesa dei nostri monologhi, tradendo così la reale natura del Web, che è quella di creare confronto e formazione in un dialogo creativo e innovativo.

    La mancanza di questo dialogo a viso aperto nasconde indubbiamente altri pericoli: quello della Solitudine, della Depressione e della Dipendenza da Internet, patologia ormai entrata anche nell’ultima edizione del Manuale Psicodiagnostico d’uso corrente – https://www.franzrusso.it/condividere-comunicare/come-perche-dipendenza-internet/ -.
    Pericoli gravi che non solo possono colpire i soggetti più deboli e gli adolescenti, come afferma la maggior parte degli studi, ma ogni individuo a qualunque età.

    psicologia internet wallace

    Le nuove Tecnologie Digitali consentono, indubbiamente, nuove e facilitanti forme di intrattenimento e di lavoro, potendo interagire sui Social Network e sul Web quando si vuole, utilizzando la Rete in qualsiasi momento: sono nate professioni ritagliate sui bisogni umani, con un risparmio enorme di energie, di costi e di tempi.
    Eppure, il poter essere sempre connessi – ancora di più con l’avvento e il dilagare dei dispositivi mobile – può facilmente comportare la perdita di attenzione, la perdita di sensibilità e di percezione.

    Si è presenti, ma non lo si è.

    Si impara a sostituire le emozioni con faccine che nascondono spesso i reali sentimenti, troppo impegnativi e delicati da esprimere veramente.
    In una corsa contro il tempo e nel desiderio di esserci sempre e ovunque, si dimentica che le relazioni umane e la comunicazione stessa hanno bisogno di tempo per esprimersi veramente, per non perdere umanità.

    Abbiamo avuto migliaia di anni di evoluzione per prendere confidenza con le interazioni umane in contesti faccia a faccia, ma appena due decenni per il mondo online diffuso su larga scala, che ora è il luogo dove si svolge l’interazione umana” scrive Patricia Wallace, andando così alla radice del problema.

    Indubbiamente Internet è un motore senza precedenti di innovazione, connessione e sviluppo umano: i vantaggi che ne derivano sono oggi visibile a tutti, nonché disponibili nella vita quotidiana per fare shopping risparmiando, per informarsi e formarsi, per mantenere i contatti con parenti e amici.

    Tuttavia, continua l’autrice, “il contatto faccia a faccia, ma c’è anche la distanza fisica, l’incertezza sul pubblico che ci vede e ci ascolta, la percezione dell’anonimato, la mancanza di un feedback immediato e gli strumenti di comunicazione che usiamo si basano principalmente su testo e immagini.”

    Ciò che manca nella Comunicazione Digitale è la Comunicazione Non Verbale, l’unica capace di non mentire mai e di dare quei feedback immediati necessari per aprirsi ad un confronto spontaneo.

    Nella Comunicazione Non Verbale arriva prima l’espressione del volto, lo sguardo nel contatto visivo,  il movimento degli muscoli corporei, un sorriso o un irrigidimento della postura, un gesto con le mani.
    La Comunicazione Non Verbale consente questo confronto, rassicurante e istantaneo, ma sfugge al nostro controllo.

    Quel controllo che la Comunicazione Digitale permette, invece, sempre, affinché testi e immagini possano riscontrare il maggior successo immediato.

    La Comunicazione Umana ha mille sfumature, permette allusioni senza offendere, permette di aprire parentesi e toni diversi nel discorso senza che il nostro interlocutore ne perda il filo.

    Ogni parola in differenti contesti può avere mille significati.
    La ricchezza del nostro Linguaggio Corporeo non ha fine.

    Gli studi della Wallace rilevano quanto l’assenza di contatto nella Comunicazione Digitale porti a rendere l’atteggiamento aggressivo fortemente dominante.

    Il bisogno umano di essere immediatamente compresi e di poter controllare le reazioni altrui, nel contesto di una comunicazione in cui manca il contatto diretto, fa alzare i toni.
    L’ironia diventa sarcasmo e il sarcasmo diventa cinismo.

    Proprio là dove basterebbe uno sguardo, un cenno del capo, una qualsiasi forma di risposta Non Verbale per far tornare l’equilibrio originario delle relazioni e interazioni umane.

    Scrive la Wallace: “è più difficile esprimersi in maniera sottile, quindi le comunicazioni appaiono più brusche e aggressive.”

    Il perché accada questo risiede proprio nella mancanza del Contatto Non Verbale, inevitabile nella Comunicazione Digitale.
    Comunicando in Rete e sui Social Network, si dimenticano i toni, le pause, gli sguardi, la vicinanza fisica, e questo porta direttamente ad un comportamento prevaricante.
    Come a dire che se non si sa come si verrà giudicati, e si teme il giudizio, è meglio aggredire per primi.

  • Social Network: il grande Talento che si nasconde nella Noia

    Social Network: il grande Talento che si nasconde nella Noia

    Esiste un’apparente nemica quando si lavora in particolare sul Web e sui Social Network: la Noia. Argomenti ripetuti, indefinito sentimento di demotivazione, bisogno inespresso di cambiamento. Tuttavia, la Noia nasconde un talento particolare e una speciale capacità di sfidare ogni giorno il nuovo, con un’incredibile e profonda creatività.

    Ogni mattina, chi lavora sui Social ha più o meno consapevolmente una prospettiva della propria giornata.
    Può essere piena di stimoli, di nuove sfide, di riconoscimenti e soddisfazioni, e questo è per fortuna quello che capita più frequentemente.
    Tuttavia, succede anche di trovarsi annoiati, di scorrere i post altrui sulle piattaforme Social senza provare emozione.
    E non è perché manchi la qualità o scarseggino le idee, è perché – esattamente – manca la reazione emotiva.
    Magari capita tutto a un tratto: le vicende della vita non lavorativa riempiono i pensieri. Eppure è proprio dalle vicende della vita non lavorativa che la maggior parte dei professionisti del Web trova ispirazione.
    Cos’è venuto meno?
    Per definizione, la noia è uno stato di demotivazione profonda ed è un esemplare “circolo vizioso”.
    Non ho voglia, non faccio niente, mi annoio ancora di più a non fare niente, perdo sempre più la voglia.
    L’emozione, s’è detto.
    Sì, perché è questa la chiave per spezzare l’incantesimo negativo, per far tornare la voglia di fare, di pensare, di muoversi, di lavorare.
    Soprattutto di creare.

    social media social network noia

    Per quanto illogico possa apparire, la noia nasconde un’essenza creativa particolarmente intensa.
    La si teme, perché è un ostacolo sicuro alla produttività, senza bisogno di arrivare a parlare di innovazione.
    Oltretutto, sempre, la noia comporta fastidio: fastidio di se stessi, della propria incapacità di reagire, di quell’indifferenza che c’è caduta addosso senza darci spiragli di luce: è un distacco dal mondo interiore ed esteriore, un non senso della vita.
    Tanto più se si ha coscienza di “avere tutto”: un buon lavoro, una buona reputazione, un successo costante, un’esistenza facile.

    Dalla noia si fugge, creando problematiche psicologiche difficili poi da rimarginare. Ci si isola, si cerca la solitudine – più per vergogna sociale che per altro – e si cercano emozioni forti su altri fronti. Medicine inutili, anzi dannosissime in sé.
    Certo le abitudini più o meno forzate, le ripetizioni, la routine sono – sul Web così come nella vita reale – le amiche migliori della noia: si perde lentamente il desiderio di fare le cose.
    La necessità che l’uomo ha di percepire e produrre adrenalina è la spinta a vivere. E’ molto semplice.
    E non bastano le distrazioni. Servono vere e proprie gratificazioni.
    Magari silenziosamente date a se stessi, come quel sorriso che nasce spontaneo quando per strada si incontra una persona soddisfatta di sé.
    Per definizione, la noia soffoca. Si può immaginarla come un velo nero che lentamente copre pensieri, emozioni ed azioni. E il passo verso un umore depresso è molto vicino.

    Eppure – lo ripetiamo: pare illogico – ma la noia è solo una delle facce della moneta: dall’altra parte c’è sempre la scintilla di una creatività vivace e profonda.
    Ce ne si rende conto se si impara un esercizio tutt’altro che semplice: abbracciare la noia.
    Cercare la noia. Viverla fino in fondo.
    Sentirsi in diritto di annoiarsi. Ogni giorno imparare a ritagliarsi del tempo per non fare assolutamente nulla, spegnere il pc, mettere in silenzioso qualsiasi genere di notifica arrivi dai Social e rigenerare la mente.
    E’ molto più difficile di quanto si pensi: si può iniziare con pochi momenti, per arrivare a togliersi l’orologio, imparare a non rispondere sempre in tempo reale agli stimoli del Web.

    Si ha il diritto di provare noia.
    Così come si ha il dovere di rinascerne.
    Tornare a riempire ogni più piccolo vuoto nutrendo cervello e cuore. Partendo da una risata spontanea – facile, leggendo gli status su Facebook -, ritrovando la voglia di essere in prima fila.
    Non per essere osannati dai Social Network, ma per ritrovare la passione.

    Eccola, la parola tanto cercata. Noia e passione vanno di pari passo, solo che la seconda necessita di cure costanti, non si può perderla di vista un secondo.
    Passione spontanea, ma anche passione coltivata, nutrita colmando il proprio Ego. Passione come scintilla magica per dar fuoco ad una creatività sconcertante, illuminante, profonda.
    Una creatività che è talento innato proprio di chi tende ad annoiarsi in fretta.
    Forse perché conosce già la maggior parte delle risposte?

    Nel lavoro sui Social Media e sul Web, dove talento e creatività emergono molto in fretta, non si può concedersi di perdere il contatto con la propria interiorità. Si andrebbero a snaturare le competenze più importanti.
    E non esiste passione – dunque, illuminazione, innovazione, creatività in continua evoluzione – se non si possono accettare e abbracciare anche quei momenti di vuoto, in cui – nella noia – tutto sembra già scontato.

     

     

  • I Caratteri di Personalità più comuni sui Social Network e sul Web

    I Caratteri di Personalità più comuni sui Social Network e sul Web

    Nessun essere umano può definirsi tale senza un Carattere di Personalità: distintivo, riconoscibile, caratteristico e difficilmente mutabile. Alcuni di questi Caratteri risultano ancora più evidenti sui Social Network e sul Web, poiché – nell’Era dell’Iperconnessione – ogni comunicazione avviene in tempo reale e, al tempo stesso, rimane tracciabile. Quali sono i più comuni?

    Senza voler entrare nel campo della Psicopatologia, ci sono indubbiamente dei tratti distintivi più o meno diffusi tra il popolo del Web e tra chi si confronta quotidianamente sui Social Network.
    In psicologia vengono definiti Caratteri di Personalità e sono propri di ogni essere umano.
    Anche chi non è esperto di tutto questo, non può che riconoscerli e – fondamentalmente – prenderne atto.
    Perché non cambiano.
    E se cambiano lo possono fare solo parzialmente dopo un lunghissimo percorso di crescita individuale.

    La Comunicazione in Rete – come tante volte si è detto – amplifica le caratteristiche umane. E non solo: le trasmette in tempo reale ad un pubblico talmente grande da non essere quantificabile.
    I Social Network – e anche questo si è ripetuto più volte – sono solo strumenti di comunicazione: né buoni né cattivi in se stessi.
    E’ unicamente il nostro modo di usarli che li rende fonte di innovazione, creazione di relazioni vere oppure qualcosa di potenzialmente pericoloso.
    E’ inevitabile, quindi, che anche questi Caratteri di Personalità specifici degli individui emergano più visibilmente per chi lavora e frequenta Web e Social Media.
    Naturalmente – e qui è necessaria una precisazione – i grandi professionisti sanno benissimo come mascherarli: non per fingere, ma perché le caratteristiche interiori psicologiche, di gran lunga prettamente emotive, non possano in alcun modo minare il proprio Personal Branding.
    Gli Influencer sanno, in altre parole, perfettamente che l’attenzione all’immagine che si da di sé non è puramente una facciata.
    E sono, quindi, molto attenti ad essere coerenti con se stessi e col proprio ruolo lavorativo.
    Eppure, nessun essere umano può definirsi tale senza un Carattere di Personalità: distintivo, riconoscibile, caratteristico e difficilmente mutabile.

    social media caratteri personalità

    Si è già scritto che l’Era che stiamo vivendo attualmente è l’Epoca della Personalità Narcisistica, eppure non si può certo affermare che sul Web siamo tutti Narcisisti, difficilmente capaci di provare Empatia e concentrati essenzialmente sul proprio Ego.
    Altrettanto frequentemente, infatti – e all’opposto -, regna l’Insicurezza in se stessi, e ne è prova la quantità di articoli che hanno lo scopo di Motivare e Innalzare l’Autostima del professionista del Web.
    Provare insicurezza è esperienza quotidiana di tutti, eppure quando persiste nel tempo e arriva a danneggiare la qualità del lavoro e della vita, rientra in un Carattere di Personalità predominato dall’Ansia Sociale.
    Il profondo timore di non essere all’altezza delle aspettative altrui e, anche, all’origine la paura di non riuscire ad essere amati e apprezzati per quello che siamo.
    Una paura che ha certamente radici molto lontane nella storia di un individuo.
    E’ un’inquietudine, tuttavia, che rischia di minare fortemente fino a bloccare del tutto la propria spontaneità, la propria creatività, la capacità di coltivare relazioni serene sul Web e sui Social Network.
    Si parla tanto del coraggio di uscire dalla propria Comfort Zone, eppure le persone con questa Caratteristica di Personalità difficilmente riusciranno mai a farlo, se non avendo prima affrontato e portato a termine un percorso interiore che possa efficacemente contrastare l’Insicurezza.

    Un altro Carattere di Personalità diffuso e riconoscibile tra chi lavora in Rete è quello della Diffidenza.
    La tendenza costante a interpretare come malevoli le comunicazioni altrui e il timore ingiustificato di essere ingannevolmente al centro delle conversazioni dei colleghi o degli amici.
    E’ Sospettosità. E’ fortissima incapacità di fidarsi.
    Indubbiamente – dicendoci la verità – ognuno di noi si è trovato almeno una volta, nel suo lavoro online, a postare commenti negativi generici, ma in realtà ben indirizzati ad una persona in particolare. Si tratta, tuttavia, un comportamento assai più raro di quello che si possa temere, proprio perché l’esigenza dei professionisti del Web è la coerenza della propria immagine e l’attendibilità delle sue comunicazioni.
    Le motivazioni all’origine, dunque, sono altre.
    Esiste un Rancore represso che si proietta sul comportamento del prossimo.
    Esiste una grossa quota d’Invidia. Per il successo altrui, per quanto potente ci si immagina che sia la persona dietro allo schermo.
    E questo, purtroppo, è un Carattere di Personalità che emerge frequentemente sul Web e sui Social Network perché in essi non esiste la Comunicazione Non Verbale.
    Perché la fiducia si conquista con la presenza, con lo sguardo, con la vicinanza fisica tra le persone.
    E certo possiamo benissimo imparare a fidarci di un collega senza conoscerlo dal vivo, ma rimarrà sempre dentro di noi un dubbio interrogativo che mina qualsiasi comunicazione e rapporto.

    Simile, ma non certo uguale, al Narcisismo troviamo il Carattere di Personalità Istrionica.
    Gli individui che ne sono contraddistinti sono, per natura, persone molto cordiali e simpatiche. Pronte a mettere sul ridere qualsiasi cosa con intelligenza.
    Tendono, sicuramente, a sdrammatizzare ogni contrasto e ogni difficoltà nel modo più brillante possibile.
    Di frequente sono le persone che sui Social Network e sul Web riscontrano un forte successo e hanno un grosso seguito.
    Tuttavia, esiste come sempre l’altro lato della medaglia: la Personalità Istrionica è sostanzialmente interessata ad essere messa al centro.
    La sua seduttività, la sua grande capacità di eloquio e la sua simpatia consistono, in realtà, in “strumenti” per rassicurare se stessi del proprio valore. Sono individui estremamente emotivi e la maschera istrionica è la forma che più è utile per nascondere la loro reale Debolezza.

    Ancora, tra i Caratteri di Personalità più riconoscibili in rete, vi è quello del Perfezionista.
    Il suo modo di comunicare e di lavorare è sostanzialmente legato all’esigenza maniacale del controllo. Di tutto ciò che si scrive – quindi un proprio post viene letto e riletto, corretto in continuazione – e di tutto ciò che si comunica sui Social Network.
    Che l’essere umano abbia come obiettivo principale nella vita un continuo miglioramento di sé è una realtà bellissima. Tuttavia, è una realtà molto lontana dall’ossessione di queste persone che – potenzialmente – saranno sempre insoddisfatte.
    Insoddisfatte di sé, di tutto ciò che fanno e che faranno, di tutto ciò che le circonda.

    Infine, fra i Caratteri di Personalità più frequenti in Rete va considerata indubbiamente la capacità o incapacità di Adattamento.
    Nel mondo in cui – tra soli tre anni, come dicono le previsioni entro il 2020 – l’Internet of Think prenderà il sopravvento nelle nostre case e nel nostro lavoro, l’individuo oggi si trova di fronte ad una sfida particolarmente difficile: quella di mantenere il più alto livello possibile di elasticità mentale.
    Per natura, una persona poco adattabile conserva, invece, nonostante i mutamenti esterni un atteggiamento rigido e poco incline all’estroversione. E’ una persona abbastanza solitaria.
    Sicuramente non è capace di vivere i cambiamenti come sfide positive, per se stessa e per il proprio lavoro.
    Per questi Caratteri, sapersi davvero rimettersi in gioco è utopistico e la modalità cognitiva è quella ferma e ostinata di chi, comunque, va avanti per la sua strada.
    Anche qui, purtroppo, il prezzo da pagare è molto alto: si parla di solitudine, di insuccesso assicurato e perfino di forme depressive.

    Meno diffusi eppure presenti sia sui Social Network che sul Web sono altri Caratteri di Personalità.
    Quello di tipo Dipendente è quello classico di chi lavora in Rete, ma ha bisogno di una costante approvazione, individuale o sociale. Si parla di individui che non hanno raggiunto un sufficiente grado di autonomia nel pensare e nel sentire, e tuttavia sono presenti sempre. Perché il loro bisogno di “esserci” e di “essere riconosciuti” è più importante di ogni altra cosa.

    La parola a voi: quali altri Caratteri di Personalità riscontrate frequentemente in Rete?

  • Era Digitale e Bisogni: ecco quali sono sulla Rete e sui Social Media

    Era Digitale e Bisogni: ecco quali sono sulla Rete e sui Social Media

    “Quali sono i vostri Bisogni più grandi?”. La domanda è stata posta sui Social Media e in tanti hanno risposto. Ecco quale risulta la fotografia della Società attuale, che lavora e vive in una realtà prettamente virtuale e prova in sé mancanze psicologicamente umane. E’ un divario possibile da colmare, mentre la Realtà Aumentata prende piede sempre di più?

    C’è una parola difficile da definire, anche in psicologia, che tuttavia è parte integrante della nostra sopravvivenza.
    La ripetiamo senza accorgercene mille volte al giorno, a voce alta o dentro di noi. Il Bisogno.
    Una mancanza? Ecco forse questo è il sinonimo più adatto.

    Innanzitutto, è necessario distinguere bene il Bisogno dal Desiderio.
    Con il Bisogno esprimiamo l’assenza di qualcosa che reputiamo o sentiamo – testa e cuore – sia indispensabile per noi. Per la nostra salute psicofisica e per la nostra vita stessa.
    Nasce interiormente e ha necessità di un’urgente soddisfazione.
    La psicoanalisi l’ha teorizzato – da Freud ai post freudiani fino a Lacan – come un’esigenza innata, dal carattere istintivo e primitivo.
    E’ un Bisogno tutto ciò che è indotto da uno stato di tensione interna che cerca e trova appagamento grazie ad azioni specifiche.
    Il Desiderio – concetto ben più evoluto – ne consegue.
    Si desidera la soddisfazione precedentemente provata di un Bisogno.
    In altre parole, dopo aver vissuto l’appagamento di quell’impulso innato che è il Bisogno, ecco che nasce il Desiderio di rivivere e replicare quello stato di benessere.

    social media bisogni

    Un’altra necessaria distinzione da fare è quella tra Bisogno e Motivazione.
    Ne abbiamo già parlato qui, nella descrizione della Piramide dei Bisogni, che è strettamente correlata – secondo lo psicologo statunitense Abraham Maslow – alla Teoria delle Motivazioni.
    Dalla fisiologia pura alla trascendenza e autorealizzazione, l’uomo è spinto da esigenze innate – quindi Bisogni – che motivano le sue azioni e reazioni.

    Al di là delle teorizzazioni, tuttavia, c’è una domanda da porsi oggi.
    Oggi che i contatti sono reali e virtuali al tempo stesso, perché quando trascorri tanto tempo a dialogare e confrontarti sui Social Network con alcune persone non puoi dire più di non conoscerle.
    Ne senti quasi la voce – di tutte quelle persone -, ne individui piuttosto bene il carattere, fai scelte di simpatia e affinità, sai più o meno cosa aspettarti dalle loro opinioni, riconosci il loro stile di comunicazione.
    Poi, certo, il rapporto umano lo vivi con tutta sincerità fuori dal digitale: guardandoti negli occhi, abbracciandoti, discutendo apertamente o prendendo sotto braccio l’”amico” che hai iniziato a conoscere sul Web.
    Eppure, le relazioni virtuali oggi sono fondamentali e vere.
    E possono diventare anche molto profonde.
    Condizionano senza dubbio la nostra vita e, a volte, sono meno fragili dei rapporti nati e cresciuti solo nella realtà concreta.
    Nel pieno dell’Era Digitale, sarebbe nascondere la testa sotto la sabbia pensare che i nostri contatti online non influenzino le opinioni, determinino i nuovi interessi e addirittura indirizzino le scelte della nostra vita.
    E così, in una Società destinata sempre più a comunicare ed evolvere tra video, immagini, informazioni in tempo reale, confidenze che attirano proprio perché spariscono in fretta, la vera domanda da porsi è “ma di cosa abbiamo veramente Bisogno?”.

    E’ una domanda che io stessa ho voluto porre, seriamente, a tutte le mie amicizie di Facebook.
    Di cosa hai veramente Bisogno?
    E le risposte sono state tantissime, tutte molto serie, tutte desiderose di un riscontro.
    Ho ringraziato tutti e quando non ho capito le risposte ho chiesto spiegazioni più approfondite, proprio perché volevo destare quell’umanità che è ormai parte integrante dei Social Network e della Rete.
    La Rete – come ama dire David Shing, Digital Prophet di AOL – promette contatti, nasce per dare vita al maggior numero possibile di contatti.
    Eppure sta a noi non svilirli, elevarli a relazioni vere e proprie tramite una conversazione effettiva, un “dare qualcosa di sé” che non sia semplicemente autoreferenzialità.
    E il primo Bisogno espresso è esattamente tutt’altro che autoreferente.
    Con una stragrande maggioranza, la prima risposta è stata l’Amore.
    Amore da dare, certezza di averlo, paura di non perderlo mai.
    E – ancora – Amore per sé, necessità di essere rassicurati, di avere un rifugio sicuro che ci ospiti, che sicuramente è lì per noi ogni volta che ne abbiamo necessità.
    Amore come felicità da regalare.
    Perfino Bisogno di capire perché l’Amore si perde.
    Dove va a finire, quale colpa – se esiste una colpa – abbiamo se non abbiamo Amore.
    Un “dato” – e non vorrei certo chiamarlo così – che fa meditare.
    Nell’Era dell’Iperconnessione manca l’Amore? Sicuramente un’affermazione azzardata, ma che fa riflettere molto.

    Il terzo Bisogno espresso – proprio contando le risposte – è quello della Serenità.
    Serenità da vivere da soli e da condividere con chi si ama.
    Serenità come assenza di paura o, molto più semplicemente, come senso di pace interiore.
    Come silenzio. Come tranquillità e riposo.
    E non stupisce questo Bisogno, in un’epoca dove tutto si muove talmente rapidamente da non permettere in teoria di fare pause.
    Il sovraccarico di informazioni non rispetta certo i tempi umani. Non aspetta nessuno.
    E’ nostra precisa responsabilità quella di trovare un Equilibrio – ecco un altro Bisogno frequentissimamente espresso – tra quello che vorremmo fare nel lavoro e nella vita piuttosto che quello che umanamente siamo.
    La maggior parte del popolo della Rete – dal mio minuscolo sondaggio – ama il suo lavoro.
    Eppure ha Bisogno di sentirsi stabile tra esigenze professionali e personali, e il più delle volte questa Stabilità non c’è.

    Colpa di un lavoro autonomo che non garantisce Stabilità economica e psicologica?
    Io ho trovato un’altra chiave di lettura, e torno indietro al secondo Bisogno espresso – sempre basandomi sulle risposte alla mia domanda-.
    La Fiducia. La verità. Il pensare di potersi fidare anche se si mollano le cime della vela.
    Anche se si interrompe il controllo su tutto.
    C’è una grandissima umana necessità: quella di vivere e confrontarsi in un mondo vero.
    Che non significa “non-virtuale”, ma autentico, genuino, affidabile, degno della nostra fiducia.
    Solo allora si può abbandonare il controllo e non avere, per forza, bisogno di trovare quell’equilibrio tra reale e virtuale che ancora ci inganna.
    Che ancora ci fa temere di non essere amati.

    E’ solo dopo questi Bisogni che si arriva a rispondere: la Salute.
    Che il nostro fisico sia in forze o meno risulta meno importante del Bisogno di Verità nelle relazioni e del bisogno di Essere Amati per quello che siamo.
    E, subito dopo la Salute, il Tempo.
    Qui ho voluto specificare: è maggiore l’esigenza del Tempo per Noi Stessi. Il tempo per gli altri viene in secondo luogo.
    Ancora una volta, è la richiesta di un mondo meno veloce o che cambi meno frequentemente.
    Un mondo in cui non ci dobbiamo sempre considerare attivi e presenti, sempre disponibili, come se “a dire di No” perdessimo l’occasione della nostra vita.
    Il Tempo per gli altri è fondamentalmente solo quello da dedicare alla Famiglia, il cui Bisogno – e mi stupisce – non primeggia.
    E’ una piccola fotografia della Società attuale, che vive sul digitale ma ancora sente, almeno interiormente, un divario profondo tra reale e virtuale.

    Libertà, Progetti, continuare ad avere buone idee, rimanere creativi, restare un punto di riferimento per gli altri e poter Sognare sono gli ultimi Bisogni espressi.
    E a questo punto sono io che pongo una domanda a voi. A voi che avete dato una risposta sul mio profilo Facebook.

    La tecnologia è già pronta alla Realtà Aumentata. Noi, secondo voi, umanamente lo siamo?

    [l’immagine di copertina è di Dan Sipple – Getty Images]

  • Le Aspettative: quando la psicologia può aiutare davvero il lavoro digitale

    Le Aspettative: quando la psicologia può aiutare davvero il lavoro digitale

    E’ sicuramente difficile definire il concetto di Aspettativa, eppure si tratta di una componente chiave nel successo del nostro lavoro, soprattutto nell’Era Digitale e nella Comunicazione sul Web, dove viene a mancare il concreto contatto umano e si rischia facilmente di perdere anche il contatto con le proprie potenzialità.

    E’ vastissimo il numero dei settori in cui il termine Aspettativa viene usato, e – soprattutto – con definizioni differenti.
    Su Wikipedia la Sociologia parla di “una previsione ragionevolmente realistica dell’individuo circa la condotta degli altri membri della società”.
    Eppure basta solo fare capolino nella Psicologia Umana per rendersi conto che quella previsione è tutto fuorché ragionevolmente realistica.
    Qui si è di fronte ad un’Attesa, che è molto più vicina al mondo dei Desideri e delle consce o inconsce Ambizioni.
    Sane, sanissime ambizioni, così come sanissimi sono i desideri.
    Quello che vorremmo che si sia, quello che speriamo si avveri.
    A differenza del desideri l’Aspettativa, tuttavia, non sta “ferma”.
    Non attende che la realtà possa cambiare, anche solo di un pochino, senza muoversi.
    Senza darsi da fare. Solo sperando.
    L’Aspettativa contiene tutto il bagaglio di esperienze, di vissuti emotivi personali pregressi e – proprio per questo – ha un obiettivo che si prefigge di realizzare.
    E questa spinta alla realizzazione è fortissima, tanto quanto l’Aspettativa è un fattore determinante nel modo di comportarci e di stare con gli altri.
    Di comunicare, di lavorare, di aggregarsi, di isolarsi, di crescere.
    Muoversi, finché non riesce in qualche modo ad esprimersi come vogliamo veramente.
    Come siamo noi veramente.

    aspettative

    “Dentro” all’Aspettativa c’è tutto l’impegno che si è messo in passato e che si mette nel presente perché la freccia che scocchiamo raggiunga l’obiettivo.
    O gli obiettivi: perché sono tanti, tutti quelli immaginabili per realizzare le Persone che siamo.
    E noi cambiamo, cresciamo, lavoriamo, ci spostiamo su progetti differenti con ambizioni differenti.
    Le Aspettative ci seguono, sono fluide.
    Sono il nostro motore, la spinta quotidiana ad agire, perché il nostro impegno si traduca in risultati concreti.

    Facciamo, però, insieme un passo indietro.
    Se le Aspettative – com’è il più frequente dei nostri timori – sono troppo alte, abbiamo ormai capito bene che tutto si incepperebbe.
    Cadrebbe tutto.
    Risultati pratici, soluzioni concrete, progetti presenti e futuri, ambizioni, desideri, sogni.
    Autostima.
    La nostra Autostima dipende fortemente dal livello delle Aspettative che ci poniamo nel lavoro e nella vita, come già ho scritto su InSideWeb.
    Essere capaci di modulare l’altezza delle Aspettative è la carta vincente.
    Continuare a credere in se stessi è la condizione fondamentale per dare anche al lavoro maggior impegno e forza.
    Perché lo sforzo sia indirizzato davvero verso l’obiettivo giusto e lo si possa raggiungere.
    Soprattutto oggi, nell’Era Digitale, dove guardarsi negli occhi, stringersi la mano ed avere – grazie a questo – la conferma di una sana collaborazione, di un concorde obiettivo semplicemente non c’è.

    E va benissimo che non ci sia: la Comunicazione Non Verbale non esiste sul Web ed è inutile pensare di sostituirla con altro.
    E’ altro che va cambiato, oggi. Esattamente quel concetto: l’Aspettativa.
    Perché si possa imparare a modellarla, plasmarla, adattarla.
    Perché rimanga fluida.
    Sta a noi strutturarla e imparare a conoscerla fino a capire che è una potenza amica, non più estranea.
    Non più là in alto come una previsione possibile.
    L’Aspettativa diventa un’alleata, anzi, la più forte delle alleate possibili perché è una spinta che nasce da dentro di noi.
    Dai nostri desideri più reconditi e dall’unica necessità che l’essere umano ha veramente per potersi considerare felice: Autorealizzarsi.

    E allora ecco che le barriere crollano, ecco che tutto appare più semplice.
    E, se non semplice, almeno fattibile, attuabile, possibile.
    Abbiamo schierato dalla nostra parte i desideri, li abbiamo resi strumenti potenti, capaci di raggiungere qualsiasi meta sia il nostro obiettivo.
    Parliamo di Comunicazione sui Social Network?
    Non sentiremo più alcuna necessità di dimostrare qualcosa a qualcuno.
    Saremo semplicemente noi stessi, le Persone che siamo.
    E per questo susciteremo perfino sentimenti reali, concreti, come fossimo tutti lì a guardarci negli occhi.
    Piaceremo o non piaceremo, ma l’insieme delle nostre Comunicazioni andrà a costruire quel Personal Branding che più genuino è, più conquista.

    Parliamo di Marketing e di Strategie di Vendita sul Web?
    E’ a tutti sempre più chiaro che il Mercato deve rimettere al centro le Persone, farle conversare, farle confrontare, parlare con loro.
    Le aziende vincenti hanno iniziato a farlo.
    Mantenendo aperti i Canali Social per una Customer Experience efficace e concreta.
    Iniziando ad accogliere sempre di più concetti di base come l’Empatia, il Dialogo, le Emozioni che arrivano fino allo Stupore, perfino al Gioco.
    Perché far divertire il Cliente, che ormai è la Persona che dobbiamo conquistare, è una strategia efficacissima per coinvolgerlo al massimo. E noi cerchiamo e vogliamo prima di tutto il suo coinvolgimento, la sua attenzione.
    Arrivare a toccare le corde delle sue Aspettative.
    E’ allora che sceglierà noi, rispetto a tutti gli altri mille competitor, anche solo per questo.

    Non c’è bisogno di molto altro, se l’Aspettativa è un’immagine che si crea dentro di sé, è l’insieme dei desideri e delle ambizioni, perfino dei tratti caratteriali, della forza o fragilità della propria Autostima, ed è un’attesa che si può imparare ad utilizzare come arma vincente grazie a tutta l’energia psichica che ha.
    Sì, certo. Le Conoscenze.
    Quelle che si studiano o si imparano sul campo, strada facendo, cadendo e rialzandosi.
    Quelle Competenze che non tutti hanno, perché ognuno studia e lavora in ambiti diversi.
    Competenze e conoscenze essenziali sì, ma che rischiano di rimanere sterili, non condurre a nessuna meta.
    Al raggiungimento di niente, se non sono guidate e allenate dall’Intelligenza Emotiva, che ancora una volta – come sempre – realizza l’unica vera differenza.
    Passare dalla teoria alla pratica, applicare Conoscenze e Competenze al mondo umano, che cerca sì il successo dei risultati finali, ma non potrà mai ottenerlo senza Dare Parte di Sé.

    E per voi? Quanto è importante l’Aspettativa nel vostro lavoro sul Web e sui Social Network?

  • Responsabilità: tra impegno e libertà una scelta Reale e Virtuale

    Responsabilità: tra impegno e libertà una scelta Reale e Virtuale

    C’è una parola forte e impegnativa che non crea distinzioni tra il Reale e il Virtuale: la Responsabilità. E’ un concetto talmente vasto da non esaurirne mai il significato, con la consapevolezza, tuttavia, che non è possibile nessun’altra declinazione se prima di tutto non viene a mancare la Responsabilità Verso Se Stessi. Fino a parlare della Responsabilità nel Marketing Emozionale.

    Scrivere e riflettere su un tema tanto vasto come quello della Responsabilità può risultare parecchio difficile.
    Perché la Responsabilità permea qualsiasi nostro comportamento e, dunque, qualsiasi nostra comunicazione.
    Nel Reale e nel Virtuale non si riesce tanto a distinguerne i confini, poiché quello che siamo – rispetto al concetto di Responsabilità – è talmente potente da non accettare classificazioni.
    Se non siamo persone responsabili nella nostra vita, non potremo mai riuscire a riflettere sul Web e sui Social Media un’immagine affidabile di noi. A essere credibili.

    responsabilita web social media

    Per incominciare ad avere le idee più chiare, proviamo insieme a stabilire quali sono i campi in cui la Responsabilità è più significativa.
    Partiamo da quello fondamentale, senza il quale ogni altro ambito della Responsabilità verrebbe a cadere. Semplicemente, non ha avrebbe senso nemmeno parlarne.
    Si tratta della Responsabilità verso se stessi.
    Egoistica? Certo che no.
    Individualista? E’ solo il punto di partenza.
    Avara? Sarebbe come dire che la felicità personale è sterile.
    In realtà, stiamo parlando proprio della condizione più difficile che l’essere umano può realizzare nella sua vita.
    E anche il più indispensabile.

    E’ il tempo che Tu hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante – diceva il Piccolo Principe.

    Questo tempo è Impegno, è Fatica, è Scelta di Donare.
    Il Piccolo Principe certo non se ne lamentava: aveva scelto lui di farlo. Di essere artefice della sua vita a tal punto da Amare, e quindi da sacrificare il suo Tempo per la cosa amata.
    Non c’è relazione tra la rosa – in se stessa – e il peso che il Piccolo Principe sente sulle sue spalle e che lo riporterà da lei.
    E’ solo lui che ha scelto, mettendosi in discussione.
    Ecco. Essere Responsabili di sé significa decidere per la propria vita.
    E decidere spaventa.
    Avere la libertà di scelta spaventa.
    Anche, e soprattutto, perché sappiamo benissimo che quelle scelte le dobbiamo portare avanti.
    Coerentemente.
    E questo non può che riflettersi in tempo reale sull’immagine che diamo di noi in Rete e sui Social Network.
    Non c’è confine tra Vita Reale e Vita Digitale.
    La cura del nostro caro Personal Branding parte proprio da qui: sei affidabile, attendibile, coerente?
    E’ qui che lo devi dimostrare.

    Scegliere di essere responsabili nei confronti di se stessi, certo, vuol dire anche prendersi cura di sé, non delegare queste cure agli altri.
    Quindi, è indispensabile una precedente presa di coscienza di cosa sappiamo fare e di cosa vogliamo fare di noi.
    Per non trovarsi poi senza remi in mezzo al mare e farsi trascinare dagli eventi
    Senza dover all’improvviso trovare delle scuse – anche ottime – per non essere se stessi.
    Commetteremo errori, andremo incontro a fallimenti, ci rialzeremo con le ginocchia sbucciate.
    E saremo, probabilmente proprio allora, più fieri di noi

    Essere Responsabili di se stessi ha anche significati meno poetici.
    Significa accettare quali sono i propri punti deboli, le proprie fragilità: malattie, insicurezze, complessi di inferiorità, timori, paure.
    Ognuno di questi (e altri) limiti va in qualche modo salvaguardato.
    Perché è tutto e solo nelle nostre mani. La Responsabilità che abbiamo nei nostri confronti è di chiedere aiuto, di farci curare, di imparare dagli altri percorsi di vita più adatti.
    Siamo solo Noi a decidere di noi. Noi a distinguere qual è la strada migliore da attraversare per la realizzazione delle nostre potenzialità.

    E quando vinciamo?

    Cioè, quando riusciamo a realizzare in pieno le nostre potenzialità e gli obiettivi che ci eravamo proposti?
    Vinciamo per diventare più forti, più capaci, più profondi, più colti, più abili.
    Eppure, non vinciamo per noi.
    Vinciamo per insegnare agli altri come abbiamo fatto a vincere. 
    E’ proprio questa l’ottica della Responsabilità verso se stessi.
    La sfida più bella che la vita ci possa donare.
    Nella Vita Digitale come nella Vita personale.

    A seguire, viene piuttosto logico pensare alla Responsabilità nelle Relazioni col Prossimo.
    E qui si può spaziare dall’occuparsi di Volontariato, per un senso sociale e umano consapevole, fino al coltivare ogni giorno le proprie amicizie, come piantine che crescono solo grazie al nostro amore.
    In Rete, prima di tutto, dove mancando il contatto fisico si fanno più importanti le emozioni di empatia e riconoscimento del nostro prossimo.
    Si tratta, in ogni caso, di decidere per l’Impegno, per la Fatica e per la Scelta di Donare.
    Direi che la domanda principale da porsi – senza la tanta retorica di cui è pieno il mondo – sia semplicemente: siamo e saremo capaci di donare il nostro tempo agli altri senza sentire che è tempo perduto?
    Magari, sì ben venga, sporcandoci le mani.
    Magari, sì anche, mettendo a rischio la propria reputazione. Quella che con fatica abbiamo costruito sul Web.
    Perché in fin dei conti quella reputazione non vale nulla se non la mettiamo alla prova.
    Ah. Dimenticavo: prendesi cura degli altri perde di valore se ne parliamo troppo in giro.
    E’ – e deve rimanere – una Responsabilità del tutto privata.

    E la Responsabilità Sociale?

    In psicologia, esistono studi conclamati che hanno dimostrato come l’appartenenza a un Gruppo – la Società in genere, in questo caso – condizioni potentemente il nostro senso di Responsabilità Individuale.
    Esiste, infatti, una dinamica precisa, che si chiama “Diffusione di Responsabilità” e già solo questa concezione basterebbe a capire perché decidiamo di essere un “Io” o un “Noi”.
    In parole semplici, quando la nostra identità si mischia e si tende a disperdere in un’identità più ampia – quella del Gruppo, appunto – non è più possibile essere “beccati” con le proprie mani nel vaso della marmellata.
    Nel Gruppo non è quasi impossibile riconoscere chi – come individuo – ha avuto un comportamento irresponsabile.
    Perfino incivile o pericoloso.
    Il Gruppo nasconde perfettamente i gesti irresponsabili dei singoli.
    E per questo tutta la Psicologia Sociale ruota intorno all’importanza di appartenere a un Gruppo.

    Le implicazioni e i significati della parola Responsabilità non si esauriscono, tuttavia, certo qua.
    Esiste una Responsabilità alla Formazione e all’Insegnamento;
    esiste una Responsabilità nell’Educazione;
    esiste – anche se certamente non è il mio campo – una Responsabilità Culturale e Storica. 
    E poi, esiste una grandissima Responsabilità che riguarda il settore dell’Informazione, della Diffusione delle Notizie.
    Quest’ultima, certo, è indissolubilmente legata Web, al problema dell’affidabilità delle fonti, all’uso consono dei Social Media.
    Alla Responsabilità che chiunque lavori sul Web ha di essere trasparente, onesto, autentico.
    Anche, e soprattutto, nei momenti in cui la Cronaca si fa tesa e critica.
    E più seguito abbiamo più alta è la nostra Responsabilità: i famosi Influencer hanno un “obbligo” più forte di essere comunicatori efficaci, di risvegliare la coscienza sociale senza allarmare inutilmente la marea di follower che li seguono.
    Usare i Social Network – nella concezione di Responsabilità all’Informazione – non è certo un giochino.
    Chiunque naviga in Rete da un po’ ricorda episcfail ed strafalcioni su emergenze nazionali che hanno decisamente fatto del male al mondo delle Notizie, ai soggetti singoli di tali eventi di cronaca così come alla comune coscienza sociale.

    Ultima, ma non certo ultim per importanza, esiste una sempre più forte Responsabilità del Marketing.
    L’integrazione con gli studi delle Neuroscienze hanno messo in luce quanto sia necessario e potente, nel processo di vendita, assumersi la Responsabilità dell’andamento di un business.
    Intendo un business sempre più corredato e corroborato da aspetti umani ed esperienze emozionali.
    Un approccio, quindi, alla vendita che sia prima di tutto essenzialmente responsabile.
    Facile a dirsi?
    No, difficile forse uscire dagli schemi del “vecchio marketing” non umanizzato.
    Il Cliente oggi cerca prima di tutto una cosa essenziale: essere ascoltato, poter esprimere ogni dubbio, ogni personale preoccupazione.
    E se noi sapremo mettere in secondo piano la fretta di vendere, regalando Tempo e Accoglienza al cliente, potremo fargli vivere quell’esperienza unica che riflette tutti i suoi desideri, e che è prima di tutto un’esperienza emozionale.

    Avremo certo nelle nostre mani la Responsabilità della trattativa: venderemo perché avremo fatto emozionare, venderemo perché abbiamo messo la Persona umana prima di ogni altra cosa, venderemo perché ci siamo assunti perfino la Responsabilità delle Emozioni dei nostri Clienti.

  • Comunicazione sul Web: la Felicità a tutti costi e il Cinismo senza senso

    Comunicazione sul Web: la Felicità a tutti costi e il Cinismo senza senso

    La Comunicazione sul Web e in particolare sui Social Media tende ancora a farci cadere nella trappola dell’esibizionismo. Da una parte la Felicità a tutti i costi, dall’altra il Cinismo senza senso. E’ ora di cambiare: l’Era Digitale ci presenta piattaforme che oggi sono mature per poter confrontarsi e dialogare realisticamente per come siamo.

    Dopo alcuni mesi dal post di Franz Russo sul legame tra foto profilo e personalità torniamo a riflettere sulle tipologie di caratteri che si interfacciano sul Web.
    Abbiamo rivelato nel post precedente come dalla foto profilo – l’immagine di noi scelta per rappresentarci in Rete – emergano ben cinque caratteri distinti.
    L’Estroversione di una persona, che ama il confronto ed è aperta al dialogo; l’Amicalità, che si riconosce per l’allegria e la ricerca dell’accordo; la Coscienziosità, propria delle persone sorridenti, sì, ma con cautela; la Stabilità – ovvero la mancanza di Stabilità – propria di chi anche in foto difficilmente sa nascondere i suoi difetti e lati negativi; l’Apertura Mentale, che rivela un carattere stravagante, inusuale, ricco di emozioni contrastanti.

    Una ricerca recentissima della University of California Berkeley ha rivelato, ancora più in profondità, quanta e quale sia la disposizione e la tendenza dei soggetti a dimostrarsi “forzatamente felici” quando scrivono sul Web e, in particolar modo, sui Social Network.
    Lo studio universitario è avvenuto in questo modo: gli studenti sono stati fatti dividere in due gruppi.
    Al primo è stato fatto leggere un racconto dal finale felice e successivamente è stato fatto vedere anche un film dall’happy ending, mentre al secondo gruppo è stato fatto vedere solo il film.
    Il risultato della ricerca sembra paradossale: le persone che hanno letto anche il racconto felice hanno riportato emozioni – scrivendo poi sui Social Network i loro stati d’animo –  meno felici di quelle delle persone che avevano visto soltanto il film.

    comunicazione felicita cinismo

    Gli autori della ricerca hanno tratto le seguenti conclusioni: più si cerca la felicità, meno la si prova.
    Più la felicità è un’emozione forzata, più è falsa e va in contro ad aspettative inattese.
    E la ragione per cui avviene questo sta nell’inconscio umano: più la persona è forzata e si pone la felicità come obiettivo primario, meno facilmente la raggiungerà.
    Qui siamo arrivati a parlare di inconscio, ma le considerazioni sociali sono altrettanto preziose e valide.

    Società e Individuo si intrecciano fortemente in questo campo di analisi e vale sicuramente la pena soffermarsi a comprendere cosa voglia dire avere un’Aspettativa. Certo ne esistono di consce e di inconsce.
    Quelle consapevoli sono i nostri desideri, sono i nostri obiettivi, ciò a cui puntiamo.
    Quelle inconsce sono immagini che il nostro mondo interiore crea e che possono trarci fortemente in inganno.
    Sono percezioni fortemente legate al mondo emotivo, attraverso cui – come una lente focale – senza rendercene conto valutiamo noi stessi e il mondo.
    Spesso con pregiudizi, tramandati più o meno socialmente, o solo per ambizioni e pulsioni interiori all’individuo.
    Difficile e forse impossibile districare quello che è proprio solo del mondo interiore da tutto ciò che, fin da bambini, ci viene insegnato, mostrato, inculcato.
    In ogni caso, avere Aspettative è perfettamente naturale, anzi, rivela un carattere sano. E’ il limite di queste Aspettative che può farci ammalare, o renderci – in questo caso – infelici.
    A chi soffre di infelicità a causa di frustrazione per il mancato raggiungimento delle proprie aspettative, il consiglio migliore è sempre lo stesso: vivere nel presente. Accettare le emozioni che si provano. Accogliere fallimenti e successi in maniera il più possibile realistica.

    Se nella Comunicazione Sul Web e, soprattutto, sui Social Media, il nostro desiderio – la nostra Aspettativa – è quella di comparire motivati, sorridenti, amanti delle sfide, coraggiosi, positivi a qualunque costo, l’immagine che si proietta è certamente – almeno nel breve tempo – quella di una persona felice.
    Talmente felice da provocare invidia.
    I “Felici del Web” sono quelli che il lunedì mattina devono condividere sui Social Media la loro forza di spirito, l’entusiasmo e la buona volontà di cominciare una nuova settimana, che sicuramente sarà bellissima perché ogni nuova sfida è un’opportunità meravigliosa.
    A loro si oppongono Quelli del No. Quelli che non si vogliono svegliare, quelli che odiano tutto e tutti proprio perché è lunedì, e non ha molta importanza che obiettivi abbiano sul serio, quanto creare un coro di opposizione e di negatività.

    Certo questo è solo un banale esempio, ma se da un lato i Social Network stimolano moltissimo l’espressione della felicità – nelle sue forme più stravaganti: immagini, selfie, aforismi – dall’altro ecco che compare come protagonista anche il Cinismo.
    Ed è naturale che compaia: è la risposta inevitabile individuale e sociale, una presa di posizione spontanea tra i tanti cuoricini.

    Il Cinismo, per definizione, è l’atteggiamento di ostentata indifferenza e disprezzo nei confronti di valori morali e sociali.
    E già solo queste parole ci fanno riflettere: “ostentata”, esattamente come la Felicità a tutti i costi.
    Socialmente parlando, tuttavia, l’individuo cinico è considerato più forte di quello positivo e felice.
    Retaggi? Indubbiamente.
    Può essere sicuramente un atteggiamento di maggior forza se spinge l’individuo a guardare la realtà nuda e cruda e, partendo da questa visione, sviluppare soluzioni realistiche e innovative a problemi anche quotidiani.
    Molto più frequentemente, tuttavia, è un alibi dietro cui ci si nasconde.
    E diventa sarcasmo sterile che non produce interazione né alcun genere di confronto.
    Anche se – non possiamo nasconderlo – uno status che esprime “presa in giro” postato su Facebook è sicuramente più divertente da leggere, soprattutto alla fine di una giornata dura, perché diventa un gioco capace di ribaltare le regole del buon senso.

    Chi non è cinico è ingenuo? Molti lo pensano, anche senza dirlo.
    Eppure molti pensano anche che il cinismo sia uno manifesto modo di esporsi, di farsi vedere a tutti i costi, di essere esibizionisti.
    Esattamente come i “Felici a tutti i costi”.
    Allora la domanda essenziale sorge spontanea: sono Web e Social Network a portarci ad estremizzare così gli stati d’animo che condividiamo?
    Saremmo un po’ ipocriti nel dire di no.
    La velocità dell’espressione di sé, sui Social Media in particolare, contribuisce moltissimo a far risaltare le caratteristiche così marcate della comunicazione.
    E allora cosa ci può “salvare” nel nostro esprimerci e conversare su queste piattaforme?
    Cosa può salvaguardare la nostra reale voglia di comunicare?
    Una forma di realismo della nostra persona, una spontaneità che troppo spesso viene strozzata, un fermarsi a riflettere prima di scrivere o un non scrivere affatto.

    E se tornassimo indietro?
    Se tornassimo un attimo indietro nel nostro modo di comunicare sui Social Network, in realtà, faremmo un’enorme passo avanti.
    Tutti insieme.
    Perché nell’Era Digitale le conversazioni ormai sono mature a sufficienza da non aver bisogno di cadere in stereotipi.
    Siamo di fronte a nuove tecnologie digitali che avranno un impatto profondo prima di tutto sul lavoro e sull’Interazione Uomo-Macchina.
    I Social Network – come strumenti di comunicazione – oggi sono maturi a sufficienza per lasciare spazio a confronti di pareri spontanei, di caratteri diversi, di opinioni differenti e perfino opposte.
    Senza forzare la mano da nessuna delle parti.
    Nel Digitale vince la spontaneità.
    Siamo di fronte ad una rivoluzione che porterà a breve una produzione automatizzata e interconnessa.
    Vince l’essere se stessi confrontandosi con l’Intelligenza Artificiale e tutte le novità che verranno.
    Vince la non prevaricazione, la non forzatura: “Felicità a tutti i costi” e “Cinismo senza senso” perdono di valore come un soufflé che si smonta da sé.
    Semplicemente perché non sono veritieri.