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  • Cos’è AI Mode di Google e come cambia la ricerca online

    Cos’è AI Mode di Google e come cambia la ricerca online

    Google ha lanciato AI Mode. L’intelligenza artificiale cambia la ricerca online e trasforma l’accesso alle informazioni. Da Search Engine a Answer Engine. Ecco cosa cambia per utenti e creator di contenuti.

    Google ha lanciato ufficialmente AI Mode, una nuova modalità di ricerca che in effetti segna un passaggio epocale per l’esperienza utente.

    Se fino a ieri per fare le nostre ricerche ragionavamo per parole chiavi e ci affidavamo a una lista di link da esplorare, oggi Google ci propone direttamente una risposta generata dall’intelligenza artificiale. Pronta, contestualizzata e apparentemente completa.

    Un cambio di paradigma che potrebbe sembrare tecnico, ma che in realtà ci riguarda direttamente, come creatori di contenuti e come fruitori del motore di ricerca.

    L’ingresso di Gemini 2.0 nella ricerca

    L’elemento chiave di questa trasformazione è il modello Gemini 2.0, presentato durante il Google I/O 2025. Tutto si basa sui nuovi modelli Gemini 2.5 Pro e Gemini Flash.

    Non è semplicemente l’ultimo aggiornamento del sistema. Siamo di fronte a un salto di generazione. Un’intelligenza artificiale multimodale, capace di elaborare e combinare testi, immagini e (presto) anche audio e video.

    Questa IA non si limita solo a trovare e restituire contenuti, ma interpretarli, riorganizzarli e restituirli sotto forma di risposta sintetica generata automaticamente, all’interno della pagina di ricerca.

    Cos'è AI Mode di Google e come cambia la ricerca online
    Cos’è AI Mode di Google e come cambia la ricerca online

    Un cambiamento visibile, da Search Engine a Answer Engine

    Con AI Mode, la classica SERP, quella che è la la pagina dei risultati cambia volto. In alto, sopra i link tradizionali, compare un blocco interattivo che sintetizza la risposta alla domanda dell’utente. A volte è un riepilogo, altre volte una comparazione, altre ancora una vera e propria spiegazione in stile conversazionale.

    Si tratta di un cambiamento che avviene prima ancora di cliccare su qualcosa. Google non mostra più dove trovare l’informazione, ma decide direttamente cosa mostrarci. Questo sulla base della selezione delle fonti sulla base di un valore che oggi diventa sempre più importante, che è quello dell’Autorevolezza.

    Possiamo affermare che si passa da una logica “Search Engine” a quella “Answer Engine”. La ricerca si basa sulla domanda e il risultato della ricerca sarà un testo esaustivo in chiave conversazionale.

    Senza più bisogno di approfondire visitando link esterni.

    Cosa cambia per i creator

    Questo nuovo approccio comporta una riflessione urgente anche per chi lavora nel mondo dei contenuti.

    Se Google mostra una sintesi generata da IA direttamente in SERP, gli utenti cliccheranno meno sui siti web. E quei contenuti, scritti da professionisti, giornalisti, blogger e aziende, rischiano di diventare solo materiale grezzo per l’addestramento e la sintesi.

    La classica ottimizzazione SEO potrebbe non bastare più. L’obiettivo non è solo “essere trovati”, ma essere assorbiti, rielaborati e, si spera, citati.

    Una sfida notevole per chi fa dell’accuratezza e della qualità il proprio punto di forza.

    La leva della trasparenza

    Un altro punto critico riguarda la trasparenza. Le risposte fornite da AI Mode non sempre (e non in grande evidenza) includono le fonti in modo esplicito e completo. L’utente riceve una risposta senza sapere da dove proviene davvero.

    Il concetto di fiducia passa quindi attraverso il contenuto che Google ci presenta come affidabile, perché ritenuto “Autorevole”. Ma val la pena sempre fare un minimo di approfondimento e di confronto.

    E in un tempo in cui il rischio disinformazione è alto, affidare tutto a una sintesi automatica può diventare un terreno scivoloso.

    AI Mode, un assistente nella ricerca online

    Google ha sempre cercato di presentarsi come uno strumento neutrale, al servizio dell’utente. Ma con l’introduzione di AI Mode, si trasforma anche in un assistente proattivo, in grado di anticipare, suggerire e decidere per noi.

    Il confine tra assistenza e mediazione si fa sempre più sottile. Il rischio è quello di non porci più domande complesse, accontentandoci di risposte confezionate, semplici, coerenti.

    Restare sempre consapevoli

    L’AI Mode di Google è già attivo per molti utenti e destinato ad espandersi rapidamente. Dietro l’entusiasmo per l’innovazione, c’è la necessità di restare consapevoli di cosa comporta questo cambiamento. Dal ruolo delle fonti, alla visibilità dei contenuti, fino al modo in cui costruiremo il nostro pensiero critico.

    Forse stiamo entrando in una nuova era della conoscenza, più veloce ma anche più guidata. E il punto non è resistere, ma capire come restare protagonisti in questo nuovo scenario dettato dalla IA.

    [Immagine di copertina realizzata da Franz Russo utilizzando il modello di IA Generativa Chatgpt-4o]

  • OpenAI si appresta a lanciare il suo motore di ricerca con la IA

    OpenAI si appresta a lanciare il suo motore di ricerca con la IA

    OpenAI si starebbe preparando a lanciare il suo motore di ricerca il 13 maggio. La nuova tecnologia, supportata da Microsoft, punta a sfidare direttamente il predominio di Google.

    L’annuncio era nell’aria, si parlava ancora di qualche settimana. Ma pare, secondo quanto riportato da Reuters, che OpenAI potrebbe anticipare il suo annuncio al 13 maggio 2024.

    E di quale annuncio si tratta?

    Semplice. OpenAI sta per lanciare il suo motore di ricerca che potrebbe presto diventare un reale competitor di Google.

    L’annuncio ormai è imminente

    Un annuncio che potrebbe rivoluzionare il concetto di motore di ricerca per come lo abbiamo sempre inteso, fino ad oggi. E, altro elemento che va posto in rilevanza, il lancio di un motore di ricerca da parte di OpenAI rappresenta il primo vero tentativo di mettere in difficoltà Google. Dopo 25 anni di dominio, pressoché, assoluto.

    Questo lancio coinvolge Microsoft che in OpenAI ha investito più di 10 miliardi di dollari.

    OpenAI si appresta a lanciare il suo motore di ricerca con la IA

    Infatti l’associazione guidata da Sam Altman sfrutterà la tecnologia di Microsoft Bing per alimentare il suo motore di ricerca. A questa verrà integrata l’intelligenza artificiale per migliorare l’esperienza di ricerca degli utenti​.

    OpenAI punta a migliorare l’esperienza di ricerca

    Il vero obiettivo di OpenAI con questo prodotto, dunque, è migliorare il modo in cui gli utenti scoprono e interagiscono con le informazioni su Internet.

    Questo non solo offrirà un’alternativa a Google, ma punta a ridefinire l’esperienza di ricerca rendendola più intuitiva e contestualizzata. Tutto questi, grazie all’integrazione con le capacità conversazionali e di comprensione del linguaggio di ChatGPT.​

    Le ripercussioni sugli utenti e le conseguenze sul mercato search saranno evidenti e rilevanti.

    Attualmente, Google è ancora leader del mercato search a livello globale. Con una quota di mercato predominante che ovunque supera l’80% di utilizzo.

    Nonostante il successo e la crescita rapida di ChatGPT, OpenAI con il suo motore di ricerca ha davanti a sè una sfida enorme per cercare di scalfire, o eventualmente superare, il ruolo predominante di Google.

    Una grande sfida per OpenAI

    In aggiunta a tutto questo, se poi OpenAI sarà in grado integrare efficacemente questo motore di ricerca con altre tecnologie e su piattaforme, allora potrebbe non solo influenzare il mercato search ma addirittura l’intero ecosistema dell’informazione digitale.

    Quello che ha colpito molti è che se davvero il nuovo motore di ricerca sarà annunciato il 13 maggio, allora OpenAI unta ad attirare l’attenzione sottraendola proprio a Google.

    Infatti il 14 maggio prende il via la conferenza annuale I/O di Google, occasione per il colosso di Mountain View di lanciare nuovi prodotti integrati proprio con l’intelligenza artificiale.

    Google ora deve provare a difendersi

    Come dicevamo prima, per la prima volta Google deve difendersi dall’avanzare di nuovi soggetti che potrebbero offuscare la sua presenza. E non c’è solo OpenAI.

    Sullo sfondo si sta concretizzando anche Perplexity, start-up da 1 miliardo di dollari fondata da un ex ricercatore di OpenAI. Il suo prodotto di ricerca basato sull’intelligenza artificiale ha attirato 10 milioni di utenti attivi mensili a gennaio.

    Insomma, per la prima volta nella sua storia Google si trova in difficoltà e costretta a rincorrere. In questi 25 anni è sempre accaduto il contrario.

    Il motore di ricerca per antonomasia viene messo in difficoltà dalla intelligenza artificiale. Fenomeno che Google avrebbe dovuto gestire meglio. Da tempo.

    Se non dovesse essere annunciato il 13 maggio, il nuovo motore di ricerca di OpenAI manterrà la sua valenza rivoluzionaria anche nei prossimi giorni. Non cambierebbe nulla. E Google, nonostante tutto sarebbe in difficoltà.

    Staremo a vedere.

  • Alphabet è pronta a fare un’offerta per HubSpot

    Alphabet è pronta a fare un’offerta per HubSpot

    Alphabet potrebbe acquisire HubSpot, una mossa che rafforzerebbe il suo ruolo nel CRM. L’operazione solleva questioni antitrust che vanno valutate attentamente.

    Alphabet, l’azienda madre di Google, si dice pronta a formulare un’offerta per l’acquisizione di HubSpot. Stiamo parlando di una delle piattaforme CRM più conosciute ed usate nel mondo del marketing e del business.

    A fornire questi rumors sono Reuters, la prima a parlare di questa notizia, e Bloomberg.

    Funzionari di Alphabet avrebbero incontrato i consulenti finanziari di HubSpot per verificare se ci sono le condizioni per avviare una possibile acquisizione. Al momento il valore di HubsSpot, fondata da Brian Halligan e Dharmesh Shah nel 2006, ha un valore di circa 35 miliardi di dollari.

    Alphabet-HubSpot, acquisizione di un certo valore

    Un’acquisizione di una certa levatura che, proprio per queste dimensioni, finirebbe comunque sotto l lente dell’antitrust americana.

    alphabet possibile acquisizione hubspot franzrusso

    Val la pena ricordare che Google è già stata messa sotto inchiesta dal Dipartimento di Giustizia, con l’accusa di abusare della sua posizione dominante. Un’acquisizione di questo tipo verrebbe sicuramente analizzata minuziosamente dalle autorità sulla concorrenza.

    La reazione dei mercati, alla notizia, è stata leggermente contrastante. Le azioni di HubSpot sono cresciute dell’11%; mentre a Wall Street le azioni Alphabet sono calate di circa l’1,5%.

    Alphabet-HubSpot, preoccupazioni antitrust

    E sono proprio le preoccupazioni sulla concorrenza che frenano Alphabet dal proseguire i contatti con la presentazione di un’offerta formale.

    Offerta che al momento non c’è. E, forse, potrebbe non manifestarsi.

    Come rilevato da Reuters, se la trattativa andasse in porto, sarebbe un esempio raro da parte di una grande azienda tecnologica che tenta un mega accordo in un contesto di grande controllo normativo.

    Si tratterebbe poi della più grande acquisizione mai realizzata da Alphabet. Situazione che consentirebbe di mettere a frutto parte della sua liquidità, che ha raggiunto i 110,9 miliardi di dollari alla fine di dicembre 2023.

    HubSpot, grande fiducia dagli investitori

    HubSpot, quotata in borsa nel 2014, fornisce software di marketing ad aziende che in genere hanno fino a 2.000 dipendenti.

    Nel 2023 ha generato entrate per 2,2 miliardi di dollari nel 2023 e ha registrato una perdita netta di 176,3 milioni di dollari.

    Nonostante tutto, gli investitori sono entusiasti delle prospettive di crescita della società con sede a Cambridge, Massachusetts (Usa), che ha fatto salire le sue azioni del 50% in 12 mesi.

    L’acquisizione di HubSpot permetterebbe a Google di ampliare l’offerta nel mercato dei software di gestione delle relazioni con i clienti (CRM), in forte espansione. Consentendogli di attingere a una base più ampia di clienti business.

    HubSpot, acquisizione di valore per Alphabet

    Da aggiungere, infine, che Alphabet più di altri ha investito più risorse nel business dei clienti cloud. Incluso l’aumento delle offerte su strumenti di intelligenza artificiale generativa per i propri clienti.

    Sebbene Google sia ancora dietro a Microsoft e Amazon nel mercato del cloud computing, il rapporto più recente sugli utili della società ha segnato il primo anno di completa redditività proprio dell’unità cloud.

    Vedremo come proseguirà questa vicenda.

     

  • Il doodle di Google per la Giornata Internazionale della Donna 2024

    Il doodle di Google per la Giornata Internazionale della Donna 2024

    Giornata Internazionale della Donna. Il doodle di Google come occasione per ricordare donne straordinarie. Le cui storie ispirano ancora oggi.

    La Giornata Internazionale della Donna è l’occasione per riflettere su come sta evolvendo la nostra società. E quindi dal punto di vista della parità di genere.

    Non è una festa e non serve fare gli auguri. Serve piuttosto riflettere su come migliorare questo mondo. Iniziando dai grandi esempi che arrivano da grandi donne che, per perseguire le proprie ambizioni; per realizzare i propri sogni; per realizzarsi nella società in ogni ambito hanno dovuto lottare affrontando mille difficoltà.

    Questo è il senso di questa giornata e il doodle di Google ce lo ricorda.

    Il doodle, opera della disegnatrice e illustratrice Sophie Diao, vede questa signora anziana che racconta le gesta di grandi donne ai suoi nipoti.

    La saggezza che viene raccontata e tramandata per raccontare i progressi fatti nel corso degli anni. Ogni singolo pezzo della trapunta rappresenta un settore in cui le donne si sono affermate.

    giornata internazionale della donna 2024 doodle franzrusso

    Ecco 24 donne da ricordare in questa giornata

    Ed ecco alcune delle donne che in questi anni hanno saputo superare mille difficoltà. Riuscendo nei loro scopi, diventando esempi da seguire per tante altre donne. E non solo.

    Frida Kahlo: artista messicana. Diventata celebre per le sue opere che riflettono il suo rapporto con il proprio corpo martoriato e il folclore messicano.

    Malala Yousafzai: attivista pakistana per l’istruzione femminile, ottenne il Premio Nobel per la Pace nel 2014.

    Katherine Johnson: matematica afroamericana, contribuì al programma spaziale americano. Il suo lavoro risultò di fondamentale importanza per le missioni Apollo. Il suo personaggio è stato raccontato anche nel film “Il diritto di contare”.

    Rita Levi-Montalcini: neurologa, fu Premio Nobel per la Medicina 1986 per la scoperta del fattore di crescita nervoso.

    Grazia Deledda: scrittrice, fu prima donna italiana a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura, nel 1926.

    Tra le donne da ricordare anche la “mamma del computer”

    Ada Byron Lovelace: la prima donna che elaborò il primo algoritmo della storia per essere elaborato da una macchina. In altre parole, stiamo parlando della mamma del computer.

    Simone de Beauvoir: filosofa e scrittrice francese. Pioniera del femminismo, nota per la sua opera “Il secondo sesso” e il suo attivismo per i diritti delle donne.

    Margherita Hack: astrofisica e divulgatrice scientifica. Famosa in tutto il mondo, ha lavorato con gruppi di ricerca della NASA e dell’ESA, notevole per le sue posizioni su temi cruciali per l’umanità.

    Marie Curie: fisica e chimica polacca, naturalizzata francese, fu Premio Nobel per la Fisica (1903) e per la Chimica (1911).

    Rosalind Franklin: chimica e cristallografa britannica, nota per il suo ruolo nello studio della struttura del DNA.

    Amelia Earhart: aviatrice americana, famosa per essere stata la prima donna a volare da sola attraverso l’Atlantico.

    Hedy Lamarr e la scoperta del wi-fi

    Hedy Lamarr: attrice e inventrice austriaca-americana, contribuì allo sviluppo di una tecnologia precursore del Wi-Fi.

    24 donne da ricordare giornata internazionale della donna 2024 franzrusso

    Susan B. Anthony: attivista americana per i diritti delle donne e figura chiave nel movimento per il suffragio femminile.

    Greta Thunberg: attivista svedese per la tutela dell’ambiente, ispiratrice del movimento Fridays for Future.

    Anna Magnani: considerata tra le maggiori interpreti femminili nella storia del cinema, è stata la prima attrice, non di lingua inglese, a vincere un Oscar per la miglior attrice protagonista con “La rosa tatuata” nel 1956.

    Nilde Iotti: politica italiana, fu la prima donna a ricoprire la carica di presidente della Camera dei Deputati, ricoprendo il ruolo per tre legislature, con un mandato record.

    Maria Montessori e il suo metodo

    Maria Montessori: educatrice, pedagogista, filosofa, medico, neuropsichiatra infantile e scienziata, ha sviluppato un metodo educativo ancora oggi utilizzato in tutto il mondo. Fu tra le prime donne a laurearsi in medicina in Italia.

    Artemisia Gentileschi: pittrice, nota per essere stata una delle prime pittrici italiane a raggiungere una fama pari ai colleghi maschi dell’epoca.

    Rosa Parks: attivista americana, figura-simbolo del movimento per i diritti civili, celebre per aver rifiutato nel 1955 di cedere il posto su un autobus a un bianco.

    Tina Anselmi: politica italiana, si distinse come partigiana durante la Resistenza e divenne il primo ministro donna d’Italia nel 1976, assumendo il ruolo di ministro del lavoro e della previdenza sociale.

    Matilde Serao: giornalista e scrittrice, fondò e diresse il quotidiano “Il Corriere di Roma” e poi “Il Mattino” di Napoli, diventando una delle prime donne a dirigere un giornale.

    Lina Wertmüller: regista cinematografica, la prima donna a ricevere una candidatura agli Oscar come Miglior Regia per il film “Pasqualino Settebellezze” nel 1977.

    Sibilla Aleramo: scrittrice e giornalista, nota per il suo romanzo autobiografico “Una Donna”, che narra la sua rinascita dopo aver lasciato un marito violento.

    Tina Modotti: fotografa di fama internazionale, si dedicò anche all’attivismo politico, diventando un simbolo di resistenza e libertà artistica.

    Semplici storie di donne straordinarie

    Le storie di queste donne straordinarie non sono semplici narrazioni del passato. Rappresentano testimonianze potenti che continuano a risuonare nella nostra società.

    Ogni passo verso la parità di genere che compiamo oggi è costruito sulle fondamenta create da queste pioniere.

    Ricordando i loro trionfi, riconosciamo anche le sfide che persistono ancora oggi e rafforziamo il nostro impegno a costruire un mondo dove l’uguaglianza di genere non sia solo un obiettivo, ma una realtà vissuta.

    Le loro storie non sono solo una parte della nostra storia, ma sono i capitoli fondamentali del libro che continuiamo a scrivere ogni giorno verso un futuro più giusto.

     

  • Il doodle di Google oggi è dedicato a Giorgio Gaber

    Il doodle di Google oggi è dedicato a Giorgio Gaber

    Il doodle di Google che vediamo oggi è dedicato al grande Giorgio Gaber, artista unico che seppe mettere assieme la musica e il teatro.

    Non è la prima volta che Google dedica un doodle ad un personaggio italiano, l’ultimo in ordine di tempo è stato quello dedicato ad Eugenio Montale. Ma è forse uno dei pochi dedicato ad un personaggio ancora molto attuale. Oggi infatti il doodle è dedicato a Giorgio Gaber, cantautore, attore, cabarettista, musicista, regista. Insomma, un artista nel senso più pieno del termine. Uno di quelli che ci manca tanto.

    Il doodle rappresenta la copertina di un 45 giri che prende il posto delle due “o” di Google, con il microfono al posto della “l”.

    Giorgio Gaber nasce il 25 gennaio del 1939

    Giorgio Gaberščik, meglio conosciuto appunto come Giorgio Gaber, nasceva il 25 gennaio del 1939, 83 anni fa. Essendo nato in una famiglia di musicisti, da subito dimostro grande talento per la musica e solo dopo imparò a cantare. C’è un momento che però caratterizzò la sua infanzia. Gaber si ammalò per due volte di poliomielite e la prima volta questa gli provocò, all’età di circa 9 anni, una lieve paralisi alla mano sinistra. Ma questo non impedì al giovane Gaber di imparare a suonare la chitarra, strumento che lo accompagnò lungo tutta la sua carriera. Infatti, molti anni dopo ebbe a dire che “tutta la mia carriera nasce da questa malattia“.

    Il doodle di google è per giorgio gaber

    Gaber comincia a muoversi nella musica prendendo parte a diversi gruppi musicali e nel 1956 entra a far parte dei Rock Boys, il gruppo (all’epoca si chiamava “complesso”) di Adriano Celentano che vedeva anche un altro grande come Enzo Jannacci al piano.

    In seguito nasce il sodalizio artistico con Luigi Tenco, con il quale fonda il gruppo Rocky Mountains Old Times Stompers, con Jannacci sempre al piano.

    Gaber e il primo rock in italiano

    Ma Gaber incontra il vero successo quando inizia la sua carriera da solista. Ne 1958 incide “Ciao ti dirò“, che passò alla storia per essere uno dei primi brani rock in lingua italiana.

    I successi di Gaber sono tantissimi lungo la sua carriera, come “La ballata dei cerutti“, “Come è bella la Città“.

    Ma Gaber è ricordato oggi per aver messo insieme una modalità artistica che pochi sono riusciti a compiere. La sua grande capacità era quella di mettere insieme il suo talento musicale e il suo grande talento di attore e narratore. Ne viene fuori un insieme di arti fuse all’interno dei suoi spettacoli che non erano dei concerti, ma erano proprio delle opere.

    Monologhi che si fondevano nelle canzoni, rendendo tutto un filone unico.

    Gaber e la sua unicità

    Questa sua unicità si vedrà anche nella sua produzione musicale che con gli anni diventa sempre più vicina alla realtà del paese.

    Canzoni come “Io non mi sento italiano” o “Destra – Sinistra“, “Quando sarò capace di amare“, ne sono la dimostrazione.

    Curiosità, oggi Giorgio Gaber vanta su Spotify oltre 140 mila ascolti mensili, forse non tantissimi, ma “Io non mi sento italiano” vanta 5,3 milioni di stream e “Destra – Sinistra” con 2,16 milioni di stream.

    Giorgio Gaber muore il 1° gennaio del 2003 all’età di 64 anni.

  • Google celebra Eugenio Montale con il doodle

    Google celebra Eugenio Montale con il doodle

    Il doodle che vediamo oggi sulla home italiana di Google è dedicato al grande poeta Eugenio Montale in occasione dei 125 anni dalla sua nascita, premio Nobel per la Letteratura nel 1975.

    Dopo il doodle dedicato a Manzoni, a Pirandello, a Grazia Deledda, Google torna a celebrare un grande della letteratura italiana come Eugenio Montale che oggi, 12 ottobre, avrebbe compiuto 125 anni.

    Eugenio Montale è considerato uno dei grandi poeti della letteratura mondiale, premio Nobel per la Letteratura nel 1975, e mai come in questo momento storico che stiamo vivendo torna ad essere attuale.

    Il doodle che vediamo sulla home del motore di ricerca, visibile solo in Italia, realizzato dall’illustratore aostano Andrea Serio, ritrae il poeta mentre scrive e sullo sfondo la sua Liguria, in particolare le “Cinque Terre” e “Monterosso“, luoghi d’infanzia del poeta, nato a Genova il 12 ottobre del 1896.

    Google doodle Eugenio Montale franzrusso.it

    Conosciuto come il poeta del “mal di vivere“, Montale si avvicina alla poesia da autodidatta, pur non trascurando la sua passione per la musica, studiò da baritono anche se non si esibì mai in pubblico.

    La sua chiave poetica era quella di raccontare l’uomo nel momento in cui sembrava aver smarrito i suoi punti di riferimento, andando nella direzione, in un momento successivo verso una vena poetica più concreta e meno astratta con immagini più chiare.

    La sua prima raccolta di poesie, Ossi di Seppia (1925), si presentava come un insieme di momenti che avevano come scopo quello di superare l’ansia di un paese che viveva una unga fase post-bellica. L’opera rimarrà una pietra miliare della poesia di Montale, molto apprezzata dalla critica del tempo e riconosciuta a livello mondiale.

    Altre opere da ricordare di Montale sono “Le occasioni” (1939), “La bufera e altro” (956).

    Eugenio Montale fu anche traduttore di opere come “La battaglia” (1940) di John Steinbeck, “T. S. Eliot tradotto da Montale” (958), “Montale traduce Shakespeare: Amleto” (1971).

    Come dicevamo all’inizio, nel 1975 a Eugenio Montale venne conferito il Premio Nobel per la Letteratura, con questa motivazione: “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni“.

    Montale morì a Milano il 12 settembre del 1981.

  • Il doodle di Google oggi è dedicato a Christopher Reeve

    Il doodle di Google oggi è dedicato a Christopher Reeve

    Il doodle di oggi è dedicato a Christopher Reeve, l’attore che interpretò uno dei Superman più iconici della storia del cinema. Oggi avrebbe compiuto 69 anni.

    Il doodle di oggi è dedicato ad un vero supereroe, lo è stato sulle scene interpretando uno dei Superman più iconici della storia del cinema e lo è stato anche dopo il grave incidente che gli provocò una paralisi. Stiamo parlando di Christopher Reeve che oggi avrebbe compiuto 69 anni.

    Il doodle, visibile sulla home di Google negli Usa, Canada, in quasi tutta l’Europa (tranne, ad esempio, Spagna e Portogallo), in Tailandia, in Sud Africa, in Perù, Cile e Argentina, in Nuova Zelanda e Australia, raffigura l’ultimo Christopher Reeve, sullo sfondo la sua New York e questa “G” che emana una scia che termina sulla “e”, quasi a voler simboleggiare un passaggio si Superman.

    doodle Google Christopher Reeve franzrusso.it

    Christopher Reeve nacque oggi, 25 settembre, del 1952 a New York. Nel 1976 fece il suo debutto sulle scene di Broadway recitando in “A Matter of Gravity“, commedia che vedeva come protagonista Katharine Hepburn. Due anni dopo, nel 1978, fece un provino per interpretare “Superman, l’uomo d’acciaio” e ottenne la parte superando la concorrenza di ben 200 attori aspiranti per lo stesso ruolo.

    Il ruolo di Superman in ben 4 film rappresentò per Christopher Reeve il momento più alto della sua carriera, quello che lo rese celebre in tuto il mondo. Agli occhi tutti lui raffigurava per davvero il supereroe che tutti amavano e questo segnò la sua carriera di attore. Ovviamente nella sua carriera interpretò altri personaggi e recitò in altri film diretti da registi del calibrò di James Ivory (I bostoniani, 1984), Sidney Lumet (Trappola mortale, 1982), John Carpenter (Villaggio dei dannati, 1995).

    Nel 1995 durante una gara a cavallo rimase gravemente ferito in un incidente che gli provocò lo spostamento di due vertebre cervicali, con lesione del midollo spinale. Reeve riportò una paralisi permanente dal collo in giù (pentaplegia), perdendo l’uso degli arti e anche la capacità di respirare autonomamente.

    Dopo l’incidente Reeve apparve ancora sulla scena, sulla sua sedia a rotelle, nel film La finestra sul cortile (1998), un remake di uno dei più celebri film di Alfred Hitchcock.

    Da quel momento Christopher Reeve dedicò la sua vita ai diritti delle persone con disabilità, portando attenzione sui diritti e maggiore consapevolezza. A questo scopo, insieme alla moglie Dana Morosini, diede vita alla Christopher Reeve Paralysis Foundation sostenendo economicamente centinaia di progetti migliorare direttamente la qualità della vita delle persone con disabilità. Reeve si spese molto anche sul campo della ricerca sulle cellule staminali per approfondire la conoscenza delle lesioni del midollo spinale.

    Christopher Reeve morì d’infarto il 10 ottobre 2004, a soli 52 anni.

  • Il doodle di Google è per Christine de Pizan, prima scrittrice della storia

    Il doodle di Google è per Christine de Pizan, prima scrittrice della storia

    Il doodle che vediamo oggi sulla home di Google, online in Italia, Grecia e Ucraina, è dedicato ai 657 anni dalla nascita di Christine de Pizan, la prima scrittrice professionista della storia.

    Il doodle che vediamo oggi sulla home di Google, online in Italia, Grecia e Ucraina, è dedicato ai 657 anni dalla nascita di Christine de Pizan, la prima donna scrittrice della storia. Vero nome era Cristina da Pizzano e nacque a Venezia nel 1364, il padre era originario di Pizzano, oggi frazione di Monterenzio, un borgo non lontano da Bologna. Presto diventa “de Pisan” per poi diventare, una volta stabilitasi in Francia, “de Pizan”.

    Il padre era un astrologo, figura molto considerata in quei tempi, al punto da essere invitato a recarsi presso la sua corte dal Re di Francia, Carlo V.

    Christine de Pizan è riconosciuta in Europa e nel mondo come la prima scrittrice di professione, la prima donna che per davvero riuscì a vivere di scrittura. La de Pizan è stata anche la prima storica laica, quattro secoli prima di Madame de Staël.

    Fu proprio la vita di corte che fini per appassionare Christine de Pizan ai libri e alle biblioteche e fu anche all’educazione letteraria impartita dal padre che ben presto la vide cimentarsi subito con la scrittura, componendo poesie e ballate.

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    Importante inquadrare il ruolo della donna in quei tempi che aveva difficile acceso alla conoscenza, allo studio, alla cultura. La madre di Christine era contraria al fatto che sua figlia intraprendesse una professione come quella, fino ad allora inaccessibile per le donne.

    Ecco, inquadrato il contesto dell’epoca, si comprende meglio in grande impegno di Christine de Pizan ad emanciparsi. Grande impatto, in questo senso, ebbe la morte del marito e ben presto si trovò a 25 anni, con tre figlie, e senza più la protezione del sovrano Carlo V a dover “diventare uomo“, una metafora da lei usata per intendere la scelta di diventare più autonoma e responsabile, una condizione all’epoca , siamo nel Medioevo, accessibile solo agli uomini.

    Ed è in quel momento che compie il passo fondamentale per diventare scrittrice. Diventa editrice e imprenditrice, dà lavoro a copiste e miniaturiste, continuando a fare la copista anche lei. Parallelamente comincia a scrivere biografie e libri di storia.

    Ma visto il tempo in cui esisteva una forte misoginia anche nel linguaggio e nei testi, Christine de Pizan comincia a scrivere della condizione delle donne e così, nel 1405, scrisse “La città delle Dame“, un libro in cui l’autrice scriveva della capacità delle donne di essere leader, scriveva della saggezza di regine, artiste. Si tratta di un libro che contrappose il valore delle donne, con esempi mirabili, alla misoginia del tempo, qualcosa di straordinario per la sua portata.

    Sono certa che quest’opera farà chiacchierare a lungo i maldicenti“, così disse una volta Christine de Pizan.

    Il libro ebbe poi un seguito, “Il Tesoro della Città delle Dame” che ci concentrava sull’istruzione delle donne, unico modo, considerato da Christine de Pizan, per le donne di accedere alla piena inclusione sulla scena culturale del tempo.

    Varrebbe la pena di rileggere questi testi, scoprendo come, per certi versi, risultino ancora, purtroppo, attuali.

    Christine de Pizan nel 1418, all’età di 53 anni, si ritirò nel Monastero di Poissy. Dopo undici anni di silenzio, scrisse il suo ultimo lavoro sulla sua contemporanea Giovanna d’Arco del 1429. Non si conosce con precisione la data della sua morte, ma è molto probabile che sia avvenuta nel 1430.

  • Il doodle di Google dedicato a Margherita Hack

    Il doodle di Google dedicato a Margherita Hack

    Google celebra la grande astrofisica italiana Margherita Hack con un doodle, in occasione dei suoi 99 anni, oggi 12 giugno 2021.

    Google celebra la grande astrofisica italiana Margherita Hack con un doodle, in occasione dei suoi 99 anni, oggi 12 giugno 2021. Non capita spesso che il colosso di Mountain View celebri personaggi italiani, ma è significativo come gli ultimi tre doodle siano stati dedicati a tre donne, a Laura Bassi, a Artemisia Gentileschi e, appunto, a Margherita Hack. Tre donne straordinarie.

    Il doodle vede l’astrofisica toscana intenta ad osservare gli astri, con la prima “O” a forma di asteroide. Si tratta dell’”Asteroide 8558 Hack“, scoperto nel 1995 e dedicato alla Hack.

    Margherita Hack nacque a Firenze, il 12 giugno del 1922, si laureò in fisica nel 1945 con una votazione di 101/110, con una tesi di astrofisica sulle Cefeidi (in particolare sulla cefeide FF Aquilae), realizzata sempre a Firenze presso l’osservatorio di Arcetri.

    doodle Google margherita hack franzrusso.it

    Nel 1964, la Hack si trasferì a Trieste, dove passò alla storia per essere stata la prima donna italiana a ottenere una cattedra presso l’università della città e per essere stata la prima direttrice dell’Osservatorio Astronomico di Trieste. Per oltre 20 anni ha trasformato l’Osservatorio Astronomico di Trieste da istituzione poco conosciuta ad un luogo scientifico conosciuto in tutto il mondo

    La sua passione per la scoperta, per la divulgazione scientifica e tutti i suoi progressi hanno permesso alla Hack di ottenere diversi riconoscimenti dalla comunità astronomica internazionale, che l’ha portata a diventare membro prestigioso della NASA e dell’Agenzia Spaziale Europea, entrambe sedi dei più importanti osservatori scientifici del mondo.

    Acclamata per la sua capacità di spiegare concetti scientifici complessi al grande pubblico, la Hack ha pubblicato decine di articoli accademici, diversi libri di astronomia e ha fondato due riviste astronomiche. Ha ricevuto tantissimi riconoscimenti, come dicevamo, in particolare l’asteroide 8558 Hack, che orbita tra Marte e Giove, nominato in suo onore nel 1995.

    Al compimento dei 90 anni, il governo italiano conferì alla Hack il suo più alto riconoscimento: il titolo di Dama di Gran Croce.

    Margherita Hack ha saputo ispirare diverse generazioni e il suo esempio è ancora vivo.

  • Il doodle di Google oggi è dedicato a Akira Ifukube

    Il doodle di Google oggi è dedicato a Akira Ifukube

    Il doodle che vediamo oggi su Google è dedicato ai 107 anni dalla nascita del compositore giapponese Akira Ifukube, autore delle musiche della saga di “Godzilla”.

    Il doodle che vediamo oggi su Google è dedicato ai 107 anni dalla nascita del compositore giapponese Akira Ifukube. Forse il suo nome non vi dirà molto, ma Iukube ha legato la sua carriera alla saga “Godzilla“, la serie di film, iniziata nel 1954, dedicata al mostro kaijū. Forse non molti sanno che il famoso ruggito del mostro era una sua creazione, ottenuto dallo sfregamento di un guanto in pelle ricoperto di resina lungo le corde allentate di un contrabbasso.

    Akira Ifukube nacque il 31 maggio del 1914 a Kushiro, Hokkaido, Giappone, da un’illustre stirpe che risale al VII secolo. Sin da subito si appassionò alla musica europea, perseguendo da subito il suo scopo di unire quello stile con la sua musica molto radicata alle tradizioni giapponesi. La folgorazione avvenne ascoltando il brano orchestrale del compositore russo Stravinsky del 1913 “La Sagra della Primavera“, quando aveva 14 anni.

    doodle Google Akira Ifukube franzrusso.it

    Nel 1935 ottenne un primo riconoscimento grazie alla sua prima composizione per orchestra, Rapsodia in Giappone, vincendo il primo premio in un concorso internazionale per giovani compositori organizzato da Alexander Tcherepnin. Tre anni dopo, nel 1938, una sua suite per pianoforte ottenne una menzione d’onore al Festival di Venezia.

    Nel 1947, pubblicò la prima delle sue oltre 250 colonne sonore che produsse nel corso del successivo mezzo secolo. Ma, come già ricordato, l’apice della sua carriera cinematografica arrivò nel 1954 quando scrisse la colonna sonora di “Godzilla“.

    Akira Ifukube, morto l’8 febbraio del 2006, è stato onorato dal governo giapponese con l’Ordine della Cultura. In seguito, gli è stata attribuita l’onorificenza dell’Ordine del Sacro Tesoro.