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  • Anche Snapchat ha la sua versione web e desktop

    Anche Snapchat ha la sua versione web e desktop

    Snapchat lancia la sua versione web e desktop. Ma non per tutti, questo primo lancio è disponile per gli utenti abbonati a Snapchat Plus, la versione premium dell’app in fase di test in pochi paesi.

    In Italia Snapchat non ha mai del tutto convinto, anche se ad oggi poco meno del 10% degli utenti social media italiani sostiene di usarla. Eppure, conta 332 milioni di utenti giornalieri con una strategia che è sempre più oriente alla realtà aumentata.

    Ma perché parliamo di Snapchat? Perché la piattaforma di Evan Spiegel ha lanciato oggi la sua versione web, quindi utilizzabile anche da desktop. Si tratta, nel contesto, di qualcosa di straordinario, quasi impensabile solo qualche mese fa. Sarà quindi possibile accedere con il proprio account Snapchat, da desktop, e inviare messaggi privati o chiamare i propri contatti.

    Intanto, c’è da dire che la versione web e desktop di Snapchat non sarà disponibile per tutti. Questa prima fase di lancio è disponibile solo per gli utenti che sottoscrivono la versione premium, Snapchat Plus. Annunciata il mese scorso, Snapchat Plus è disponibile negli Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda. Gli utenti abbonati di questi paesi saranno i primi ad usare la versione web e desktop di Snapchat.

    Ma cosa c’entra una versione web e desktop per una app, come Snapchat, che ha il mobile come suo terreno nativo? Secondo quanto afferma Nathan Boyd, responsabile della messagistica di Snapchat, offrire una versione web ai suoi utenti ha senso perché spesso gli utenti Snapchat usano anche i computer. Questo è vero per chiunque, per la verità.

    snapchat web desktop

    Secondo Snapchat, sempre nella figura di Nathan Boyd, questa versione di Snapchat vuole permettere agli utenti di usare il proprio desktop anche per chattare e telefonare, usando sempre la propria app preferita.

    Snapchat, ad esempio negli Usa, ma come negli altri paesi in cui è molto usata, ha utenti molto giovani, una media molto vicina a quella degli utenti TikTok. E molti di questi usano l’app proprio per inviare messaggi e fare telefonate.

    Obiettivo di Snapchat è quindi quello di approdare sul web e sul desktop per contrastare non tanto Instagram, che ha già la sua versione desktop, ma mettersi in concorrenza con WhatsApp, l’app di Meta per la messagistica istantanea.

    100 milioni di utenti usano Snapchat per telefonare, in media per 30 minuti

    Infatti, sempre Nathan Boyd ha affermato che Boyd afferma che sono 100 milioni le persone che si chiamano su Snapchat ogni mese, trascorrendo in media più di 30 minuti al giorno, e che la chat è in genere l’ultima cosa che le persone fanno prima di chiudere l’applicazione.

    Ora, a livello di strategia aziendale, offrendo questa opportunità agli utenti abbonati alla versione premium, Snapchat vorrebbe puntare ad aumentare i suoi introiti che sono sempre più arroccati negli Usa. Tutta la crescita economica, seppure non fortissima, è allocata negli Usa e non in altri paesi dove l’app continua a crescere dal punto di vista degli utenti, come in India ad esempio.

    È quindi molto probabile che Snapchat proverà ad estendere il lancio della versione web e desktop anche in altri paesi proprio per cercare di provare ad aumentare gli introiti provandoli a renderli sempre più distaccati dall’advertising che, visti i numeri, produce relativamente poco.

  • Estate 2022, il Turismo riparte anche sul web

    Estate 2022, il Turismo riparte anche sul web

    L’Estate 2022 è quella del rilancio del Turismo. L’osservatorio “Tourism in The Net” di Registro.it ha rilevato che nei primi sei mesi di quest’anno sono 7.764 i nuovi siti ‘.it’ nel comparto turistico, quasi il doppio rispetto al totale dello scorso anno.

    Quella del 2022 è l’Estate del vero rilancio. Un rilancio che riguarda tutti i settori, in particolare il Turismo. Ricordiamoci sempre che il Turismo è uno dei grandi motori della ricchezza del nostro paese, i dati del 2019 ci dicono che tutto il comparto vale il 13% del PIL. Ripartire significa rilanciare quindi la nostra economia e questo rilancio passa anche dal web, come stiamo per vedere.

    L’osservatorio “Tourism in The Net” di Registro.it rileva che nei primi sei mesi del 2022 sono 7.764 i nuovi siti ‘.it’ nel comparto turistico, quasi il doppio rispetto al totale dello scorso anno.

    In percentuale, tra le categorie monitorate dall’Osservatorio, a crescere di più è la Ristorazione, che passa da 1.763 siti classificati nel 2021 ai 3.642 del primo semestre 2022, + 106% rispetto all’intero computo dell’anno scorso.

    Notevole incremento anche per la categoria Alloggio, che nel primo semestre dell’anno in corso comprende 3.230 nuovi .it classificati, segnando un incremento del 58%, e per quello Tour Operator e Trasporto, che con 319 nuovi siti web – sempre .it – vede un aumento del 25% rispetto al totale 2021.

    Estate 2022 Turismo web

    Ottima prestazione anche per il settore dell’Intrattenimento che, arrivando nei primi sei mesi del 2022 a 300 nuovi siti web classificati, vede un incremento del 72% rispetto al totale dell’anno precedente. Dati positivamente influenzati, probabilmente, dalla ripresa degli eventi e degli spettacoli dal vivo dopo il grande stop causato dalla pandemia.

    A un generale aumento dei siti classificati nel 2022, la rilevazione mette in luce anche un aumento delle cancellazioni all’interno del comparto, che toccano nel primo semestre del 2022 quota 5.516, contro un totale di 2.025 dell’anno scorso.

    Nel complesso, dall’analisi svolta si evince che i siti in .it afferenti al settore turistico sono notevolmente aumentati dall’inizio della rilevazione, iniziata nel 2017.

    Estate 2022 Turismo web slide franzrusso.it

    All’epoca, infatti, l’osservatorio contava un totale di 22.992 siti web .it appartenenti al comparto, mentre oggi il numero dei siti riguardanti il turismo è aumentato a 148.021, segnando una crescita complessiva del 543%.

    Questi i dati in percentuale delle categorie .it rilevate nei primi sei mesi del 2022:

    • Alloggio: 52.8%
    • Ristorazione 31%
    • Tour Operator e Trasporto: 7.6%
    • Intrattenimento: 4.4%
    • News e Blog: 4.3%

    Sono dati molto interessanti che sottolineano come il web sia un volano da prendere anche quando si parla di Turismo. Vedremo se questo trend durerà ancora.

  • Twitter adesso sembra un cantiere: migliora ancora l’interfaccia web

    Twitter adesso sembra un cantiere: migliora ancora l’interfaccia web

    Nel mese di settembre dello scorso anno, Twitter lanciò una versione web più aggiornata, l’idea è quella di renderla più simile a quella mobile per avere una sorta di omogeneità nella navigazione. E ieri sono state aggiunte altre piccole migliorie e la possibilità di avere il bottone per le emoji nel box di composizione del tweet. Però, tra tutte le novità annunciate di poteva procedere per gradi, altrimenti si genera confusione.

    Saranno almeno tre/quattro anni che chiediamo a Twitter di innovare la piattaforma per cercare di dare una ventata di novità utili per creare maggiore coinvolgimento, sperando che questo possa essere di aiuto per far crescere la base utenti. Ma passare dall’immobilismo puro, come quello che abbiamo visto negli ultimi anni, a volere rinnovare “tutto e subito” forse è un po’ troppo, anche perchè poi ci si mette la confusione di mezzo e non è mai una cosa buona. Andiamo per ordine con le ultime notizie.

    Come certamente ricorderete, Twitter a settembre dello scorso anno Twitter lanciò una versione web (quella da twitter.com) più aggiornata, con delle novità interessanti, anche dal punto di vista grafico, ma solo per pochi utenti. Nel corso di questi mesi, Twitter ha continuato a rilasciare la versione ad un numero sempre maggiore di utenti, ma non per tutti, continuando a migliorarla. A renderla ancora temporanea è il fatto che nella barra delle impostazioni resta sempre attivo il tasto per ritornare alla vecchia versione, ossia quella attuale.

    tweet versione web twitter

    Ieri dall’account ufficiale di Twitter sono state annunciate altre piccole novità, piccole migliorie, e la più importante, quella più evidente, che non compariva nella versione che aveva recensito appunto a settembre, è il bottone per le emoji che compare all’interno del box di composizione del tweet. Vi è anche un motore di ricerca delle emoji. Tra le novità che possiamo segnalare, che non compariva nella prima versione, è la possibilità di poter taggare gli utenti in un’immagine.

    Per tutte le novità che avevamo individuato vi invitiamo a leggere il nostro post, di cui trovate il link qui in basso:

    Twitter al lavoro su una nuova versione desktop, il test per pochi utenti

    E’ bene fare attenzione, proprio per evitare la confusione a cui facevamo riferimento prima, che non stiamo parlando della stessa versione di cui avevamo parlato qualche giorno fa, ossia di quella nuova versione di Twitter che sta prendendo forma in questi giorni con l’avvio di un test pubblico aperto ad un ristretto numero di utenti, i quali stanno testando delle funzionalità che potrebbero effettivamente rivelarsi utili.

    Ora, i primi ad essere felici che Twiter si stia muovendo nella giusta direzione simo noi e siamo sicuri tutti, o quasi, quelli che amano questa piattaforma. Ma forse sarebbe stato meglio procedere per gradi, senza avviare in contemporanea tutta una serie di novità che potrebbero, ripetiamo ancora una volta, portare solo confusione. Proprio quello di cui non vi è bisogno.

    https://twitter.com/Twitter/status/1087791357756956680?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1087791357756956680&ref_url=https%3A%2F%2Fwww.engadget.com%2F2019%2F01%2F22%2Ftwitter-web-redesign-rolls-out%2F

    In ogni caso, visto che siete in tanti a chiederlo, ribadiamo, tra l’altro lo ha dichiarato proprio qualche giorno fa l’artefice di questo nuovo corso di innovazione della piattaforma, Sara Haider, responsabile di prodotto, del modifica tweet non vi è traccia tra tutte queste novità annunciate. Eppure questa è la funzionalità che quasi tutti gli utenti chiedono ormai a gran voce. Vedremo se prima po poi la adotteranno.

    E voi, diteci, siete tra gli utenti a cui è stata resa disponibile la nuova versione web? Fateci sapere cosa ne pensate.

  • Il 40% degli adolescenti italiani ritiene che il Web sia un luogo pericoloso

    Il 40% degli adolescenti italiani ritiene che il Web sia un luogo pericoloso

    In occasione della Safer Internet Day 2018, la giornata per una rete più sicura, una ricerca di “SOS Il TELEFONO AZZURRO” e Doxa Kids rileva che il 40% degli adolescenti ritenga il Web un luogo pericoloso, quasi il 40% di essi dichiara di aver paura del cyberbullismo. Inoltre, il 26% tra i rischi di internet teme le fake news.

    In occasione della Safer Internet Day 2018, la giornata internazionale di sensibilizzazione per i rischi dell’internet istituita nel 2004 dall’Unione Europea, una ricerca di “SOS Il TELEFONO AZZURRO” e Doxa Kids ha rilevato quelli che sono i timori degli adolescenti italiani in relazione a Internet. I giovani italiani, quindi nativi digitali, vivono la loro esperienza con Internet in un contesto fatto da tanti rischi e minacce, non facili da riconoscere immediatamente. Cyberbullismo, pornografia e pedopornografia, adescamento, sextortion, grooming, queste sono ad oggi le situazioni di pericolo che i giovani utenti italiani vivono quotidianamente, anche sui social media.

    Questa ricerca è utile, proprio nella giornata di oggi, per comprendere come vedono, e come vivono, Internet i nostri giovani e quali le loro preoccupazioni. Va subito messo in evidenza che sei adolescenti su dieci sono stati vittime di esperienze negative durante attività di streaming live, quindi il 60%.

    I risultati della ricerca confermano il timore dei più giovani di esser vittime inconsapevoli di una pericolosa esposizione ad uno strumento utile, ma incontrollato di cui avere paura. Gaming, denaro, sessualità, ricerca di informazioni, contenuti personali, violenza e prevaricazione, contenuti lesivi/inadeguati veicolati attraverso lo streaming, il live e le stories. Internet oggi permea la vita dei giovani italiani in maniera significativa.

    Per il 40% rappresenta luogo di minaccia e quasi il 40% ha paura del cyberbullismo. Il 26% degli adolescenti tra i rischi di internet teme le fake news, soprattutto in ambito salute visto che nel 21% dei casi vengono diffuse notizie diverse e discordanti in merito allo stesso tema, oppure informazioni che poi si rivelano false o inutilmente “terrorizzanti”.  Un terzo degli adolescenti acquista giochi online e dedica al web più di due ore al giorno, tra utilizzo della rete e gaming; nella fascia 8-11 anni lo fa oltre il 20%. Inoltre i bambini sono molto impauriti dall’ipotesi di leggere frasi volgari o violente, lo è addirittura il 32%.

    Altri dati in pillole:

    • il 15% conosce almeno un coetaneo che usa app di incontri;
    • il 40% conosce almeno un coetaneo che guarda video pornografici;
    • il 59% dichiara di avere avuto esperienze spiacevoli da una diretta streaming.

    A questi dati vanno aggiunti anche i dati provenienti dalla linea di ascolto 1.96.96 guidata da Telefono Azzurro che riportano la gestione di un caso al giorno (323 casi) riconducibile a problematiche relative ad Internet. Nel 2017 gli psicologi e gli operatori dell’associazione che da trent’anni opera a tutela dei diritti di bambini e adolescenti hanno offerto sostegno su disagi legati a:

    • Cyberbullismo 33%;
    • Sexting 18%;
    • Atti autolesivi e suicidio 13%;
    • Grooming 7%;
    • Pedopornografia online 5%;
    • Informazioni su Internet 10%;
    • Dipendenza da Internet 4%.

    Sono dati che ancora una volta ci confermano quanto sia utile avviare progetti di sensibilizzazione legati ai rischi e ai pericoli della rete rivolti ai nostri giovani, oggi più che mai. Questi dati ci offrono un contesto costellato di situazioni di pericolo in cui è facile cadere se non si conoscono modalità, azioni, strumenti per evitarli. Servono progetti di educazione digitale per i nostri ragazzi a partire già dalla scuola, luogo dove spesso manca la consapevolezza e la competenza per affrontare in maniera adeguata questa problematica. E serve anche un progetto di educazione per i genitori, spesso impreparati ad affrontare situazioni di pericolo e quindi incapaci di aiutare i propri figli. E’ ora di passare dalle parole ai fatti, altrimenti questi numeri, che si sembrano già grandi, cresceranno sempre di più.

    adolescenti safer internet day 2018 infografica

  • Instagram Stories anche sul Web: saranno visibili da Mobile e anche da Desktop

    Instagram Stories anche sul Web: saranno visibili da Mobile e anche da Desktop

    Instagram continua ad estendersi sempre più verso il Web. E’ di qualche giorno fa l’annuncio che le Instagram Stories saranno visibili anche via Web, da desktop e da mobile. Le Stories compariranno nella parte alta del sito e saranno visibili a livello globale, in modo graduale. Una modalità che tornerà utile a quanti non dispongono di connessione adeguata per usare l’app.

    Obiettivo di Instagram è quello di crescere (e non potrebbe essere diversamente) anche grazie alle Instagram Stories che stanno conoscendo sull’app di proprietà di Facebook un continuo successo. E proprio in questa ottica arriva l’annuncio, dato qualche giorno fa, che le Instagram Stories saranno presto visibili via Web, sia da Desktop che da Mobile. Nata un anno, con più di 250 milioni di utenti, Instagram Stories si apre al Web proprio per dare la possibilità ai tanti utenti che non dispongono di una connessione sufficiente di poter usare comunque Instagram senza utilizzare l’app.

    La spinta vero il Web era iniziata nel marzo dello scorso anno, quando le notifiche hanno cominciato ad essere visibili dal mobile web.

    Al momento le Instagram Stories cominciano ad essere visibili, gradualmente, sul Web accedendo a instagram.com dal proprio dispositivo mobile. Per vederle da desktop ci vorrà forse un po’ di più. Instagram fa sapere anche che nei prossimi mesi sarà possibile aggiungere le Stories anche da Web. Ma ci vorrà ancora qualche mese per arrivare a questo aggiornamento.

    instagram stories web mobile desktop

    Riuscire a portare le Instagram Stories anche sul Web significa riuscire a portare questa modalità verso quegli utenti che non hanno la possibilità di poter raccontare momenti della propria giornata (che spariscono nell’arco di 24 ore) dall’app perchè non dispongono di una connessione adeguata. Un dato che trova conferma nel fatto che l‘80% della base utenti dell’app proviene dal di fuori degli Stati Uniti.

    Instagram Stories oggi conta 250 milioni di utenti attivi al giorno, un grande risultato rispetto ad una funzionalità nata tra mille perplessità, per il fatto che questa stessa funzionalità fosse già attiva, nella stessa modalità, su Snapchat.

    In pratica, a filosofia di sviluppare meglio la parte Web di Instagram, garantendo a tutti di poter accedere e postare una foto (da mobile web si può fare), e adesso anche di vedere le Stories, rientra nella grande strategia di Facebook, cioè quella di portare il social network in quei paesi dove non esiste una connessione stabile. Basti pensare all’India, dove ci si connette per il 90% da mobile, o ad alcuni paesi dell’Africa.

  • L’Aggressività sul Web: quando c’è e non si fa sentire

    L’Aggressività sul Web: quando c’è e non si fa sentire

    L’Aggressività è una caratteristica innata, nessuno ne è esente. Diventa particolarmente pericolosa, tuttavia, quando viene repressa, non sfogata in maniera consona, ribaltata sul prossimo per non assumersene la responsabilità. Ne deriva un comportamento dannoso soprattutto nella Comunicazione in Rete, dove lo scambio e il confronto si tramutano in ambigua violenza.

    L’Aggressività è una caratteristica innata di ogni essere vivente.
    Un istinto fondamentale con cui nasciamo e di cui possiamo solo, nel tempo, imparare a governarne la potenza e indirizzarne la strada.
    Senza necessariamente attenersi alle teorie di Sigmund Freud – il primo che la ipotizzò come pulsione sessuale e di autoconservazione – tutti noi cresciamo con questo elemento distintivo.
    L’Aggressività è una dinamica estremamente complessa, che ha basi biologiche e psichiche, e che in qualità di istinto primario viene chiamato in causa in ogni manifestazione di conflitto o violenza.
    Tutti noi, certamente, siamo stati vittime di un qualsiasi genere di comportamento aggressivo, e tutti noi, certamente, possiamo riconoscere nei nostri stessi gesti manifestazioni di aggressività, rabbia, rancore, desiderio di vendetta o cattiveria.
    Nessuno ne è esente.
    Tuttavia, la violenza che nasce se l’Aggressività non è controllata può anche non essere palese e diretta. Può essere un’Aggressività Passiva.

    aggressività web

    In Rete, l’Aggressività non esplicita è un ostacolo frequentissimo e particolarmente difficile da superare.
    Esistono molte forme per “fare del male” ai nostri interlocutori o ai nostri competitor, addirittura ai colleghi che non ci risultano, per così, dire simpatici.
    Le vittime di questa subdola forma di Aggressività avvertono con certezza l’ostilità e la cattiveria, senza per altro riuscire a difendersi. Non ci si può rivolgere direttamente a nessuno, non si capisce il motivo di una tale ritorsione e il risultato è sempre una disastrosa perdita di Autostima e di produttività.

    Analizziamo insieme come possa nascere e svilupparsi – addirittura rinforzarsi e auto-giustificarsi – questa forma di violenza a cui è tanto difficile sottrarsi.
    Nella Psicopatologia riconosciuta universalmente è descritto il Disturbo di Personalità Passivo-Aggressivo, in cui i soggetti appaiono tipicamente incapaci e remissivi, ma tale passività è messa in atto proprio per nascondere il desiderio di violenza ed evitare qualsiasi genere di responsabilità.
    Secondo il DSM-IV e V, il comportamento passivo-aggressivo si rende evidente attraverso la procrastinazione dello sfogo della rabbia e attraverso continue lamentele.
    Si nasconde l’ostilità, si arriva perfino a negarla e a rendersi agli occhi esterni vittime di accuse ingiustificate.
    La tensione sviluppata dalla componente aggressiva non trova sfogo, anzi, viene rimandata nel tempo e può finire per esercitarsi su soggetti del tutto ignari, perfino dopo mesi e anni.
    Come tutto ciò che provoca eccitazione ma non ha sfogo, l’Aggressività Passiva conduce a un’esasperazione di tutti i sentimenti ad essa legati: rabbia, rancore, macchinazione e inganno, attivazione di gesti e comportamenti violenti e/o cattivi.

    Uno degli aspetti più comuni nei Soggetti Passivo-Aggressivi è, quindi, proprio il gusto marcato per la vendetta, evitando tuttavia sempre di mostrarsi violenti.
    E si tratta sempre di una vendetta che spiazza: la persona che la subisce non comprende il perché di quest’atto aggressivo, dal momento che la rabbia è stata tenuta per tanto tempo repressa e nascosta sotto false spoglie.
    Tali soggetti riescono perfino egregiamente a calarsi nei panni della vittima stessa che, come tale, deve essere compatita.
    Da qui nasce la continua lamentela e la vittimizzazione costante.

    Naturalmente è pressoché impossibile collaborare o semplicemente confrontarsi a livello professionale con soggetti di questo tipo, perché la violenza repressa li rende particolarmente pericolosi per la loro sfuggevolezza e ambiguità.
    E dal momento che la Rete diffonde in tempo reale qualsiasi genere di comunicazione è particolarmente importante essere coscienti del loro comportamento.
    Saperli riconoscere.
    Sì, ma come?
    Innanzi tutto, non accettando o raccogliendo alcun tipo di provocazione.
    I soggetti che esprimono in maniera passiva la propria Aggressività sono particolarmente abili nel ribaltare le risposte che ottengono in offese, di cui loro stessi appaiono vittime, creando così un conflitto inspiegabile.
    Apparentemente inspiegabile. Poiché la causa di questo conflitto – come abbiamo visto – ha radici lontane: in una violenza repressa mai direttamente sfogata.

    Un altro tratto di personalità che ci fa riconoscere i soggetti Passivi-Aggressivi è il loro stile di comunicazione contraddittorio.
    E non solo contraddittorio.
    Nel loro linguaggio – nella loro scrittura – compaiono o sono implicite espressioni come: “Ma io scherzavo”, “Pensavo che lo sapessi”, “Sì, ma…”, “E’ quello che sto facendo”, “Non è certo colpa mia”, “Aspettavo te…”, etc.
    Sono espressioni che alludono ad omissioni, a colpe altrui, al desiderio di creare ansia negli altri, a un sarcasmo dallo sfondo offensivo, alla necessità di procrastinare nel tempo l’assunzione di qualsiasi responsabilità.
    L’inconcludenza sul lavoro e l’autodifesa esasperata – autodifesa per altro non richiesta – tradiscono anch’esse questo disturbo caratteriale

    L’Aggressività Passiva è un comportamento particolarmente “conveniente” rispetto a quello di assumersi la responsabilità di un’onesta discussione, che può provocare reali distacchi e prese di posizione.
    E proprio qui si trova il punto fondamentale.
    La capacità o meno di prendere decisioni, di esprimere opinioni, di scegliere.
    Perché una persona che mette in atto atteggiamenti Passivo-Aggressivi è indubbiamente una persona che non vuole scegliere, almeno non nell’immediato, almeno non per prima.
    Non si vuole esporre in prima persona, non vuole manifestare direttamente quello che pensa e che vuole.
    Tenta in tutti i modi di fare in modo che siano gli altri ad assumersi le sue responsabilità di giudizio e le sue azioni.
    E nel mondo odierno digitale, in cui il confronto di opinioni e la comunicazione è immediata, pubblica, trasparente come quella sul Web e sui Social Media, nulla c’è di più conveniente di non esporsi mai.
    Magari di metterla sempre sul ridere pur di non esprimere la propria opinione.

    Attenzione: non è affatto necessario – e non è mai richiesto per forza! – un confronto o un parere personale.
    La bellezza della comunicazione digitale sta nella libertà di esprimersi e di interagire, creando forme di collaborazione e regalandosi reciprocamente spunti di riflessione.
    Qualcosa che i soggetti che esprimono passivamente la loro Aggressività non sanno neanche cosa sia veramente.
    E, allora, per chi frequenta il Web ogni giorno – ma anche nella vita reale – scaturisce un interrogativo naturale.
    Tutta questa paura di manifestare qualcosa di sano e naturale come l’Aggressività non riconduce ad una esasperata forma di Debolezza caratteriale?

    L’Aggressività si può esprimere ogni giorno, in quanto nostro istinto innato, in infinite forme di comportamento civile, di confronto di idee e di comunicazione.
    In Rete, ancora più facilmente dal momento che la comunicazione è pubblica e gli interlocutori possono sommarsi l’un l’altro ciascuno con le proprie opinioni.
    E’ il soggetto che non ha alcuna forma di stima personale, di forza caratteriale, di struttura psichica interiore che, in realtà, necessita di rendersi vittima e carnefice insieme.
    E’ la Debolezza del suo carattere ciò che determina il mancato sfogo della sua Aggressività.
    E a causa di questa Debolezza, il soggetto reprime i sentimenti negativi per la paura di rimanerne schiacciato. Di restarne sconfitto. Di essere socialmente reietto.

    Come tutte le forme di comportamento ambiguo, anche il comportamento Aggressivo-Passivo è determinato da un’estrema insicurezza interiore.
    Ecco perché l’Aggressività non sfogata fa paura: non perché sia qualcosa di negativo in sé, ma perché diventa distruttiva reprimendosi nel tempo, e perché nasconde una debolezza con cui non sappiamo confrontarci.

    Un’ultima riflessione la lascio a voi, come un interrogativo.
    Secondo voi, esistono davvero le Persone Cattive?
    Non è che la Cattiveria è, per la maggioranza dei casi, una forma ambigua di Debolezza Umana?

  • Lo Spoiler sul Web o sui Social Media: un uso sempre negativo?

    Lo Spoiler sul Web o sui Social Media: un uso sempre negativo?

    Lo spoiler sul Web e sui Social Media è considerato decisamente negativo, perché la news è sacra e chi la conosce per primo “vince”. Studi universitari, tuttavia, rivelano che l’anticipazione delle notizie aumenta l’attenzione e la concentrazione.

    Il termine Spoiler si traduce generalmente in italiano come Anticipazione, ed è usato in qualsiasi contesto online e offline, dalla rivelazione della trama di un film o di un libro, a quella di un videogioco e, soprattutto, di una notizia o di un’informazione riguardo al lancio di nuovi prodotti o di eventi.
    Sul Web è frequentissimo sentirne parlare: post sui Social Media, forum, gruppi di Facebook e blog hanno ormai quasi tutti una Netiquette per evitare che chiunque scriva eviti lo spoiler o – nel caso lo dovesse fare – lo dichiari prima.
    Lo Spoiler sul Web e sui Social Network fa paura, si evita. 

    Perché la news è sacra, perché chi arriva per primo a scrivere di una notizia vince, perché nel mondo dell’overload di informazioni in cui viviamo se acconsentissimo anche anticipazioni varie finiremmo per non capire più nulla, per non sapere più quali sono le fonti originali e affidabili, e anche chi è il vero Influencer che ha la notizia pronta.
    Spoilerare non vale.
    E’ come rivelare chi è l’assassino a una persona che ha appena iniziato a guardare un thriller.
    Semplicemente, non si fa. E’ uno sgarbo, rovina la sorpresa, toglie il gusto stesso del film.
    Eppure siamo sicuri che lo Spoiler – dall’inglese “to spoil”: rovinare, guastare – rovini veramente un’esperienza o la circolazione e la condivisione di una notizia?

    spoiler

    Una ricerca condotta dall’Università della California a San Diego nel 2011, e durata ben cinque anni, dimostra che, al contrario di quanto sia il pensiero comune, anticipare il finale di una trama – film, serie tv, romanzo, fumetto – o rivelare prima del tempo una notizia non ne rovina affatto l’effetto.
    Anzi, addirittura, lo migliora.
    Nicholas Christenfeld, uno dei professori di psicologia che hanno guidato la ricerca, sostiene che gli spoiler, quelli che online e sui Social Network tutti odiano, non sono poi così nocivi: non cambiano l’apprezzamento della notizia e l’impatto che la notizia ha, nonostante venga meno il “fattore sorpresa”.
    A suo parere, il cervello umano ragionerebbe in modo opposto: avere qualche accenno agli elementi chiave di una novità arricchisce e potenzia la curiosità e migliora l’attenzione.
    Come se la notizia anticipata esaltasse quello che verrà raccontato o sperimentato successivamente.

    Christenfeld arriva a questa conclusione alla fine della ricerca, divulgata poi su Psychological Science.
    All’Università di San Diego sono state raggruppate alcune persone, e – all’interno di ciascun gruppo – a una sola persona è stata rivelata un’importante anticipazione.
    Il risultato è apparso il medesimo per ogni gruppo: l’individuo che non ha vissuto la suspense poiché sapeva già l’informazione chiave ha pienamente goduto dell’esperienza riportando, anzi, un livello maggiore di concentrazione.
    Si sviluppa, in altre parole, un fenomeno veramente significativo: sapere in anteprima la news è un po’ come aumentare la responsabilità e l’impegno.
    Si ascolta meglio, si impara di più, ci si addentra più approfonditamente nella conoscenza.

    E non è poi così strano, se si pensa a quante volte si è letto il proprio libro preferito o visto il film che ci appassiona di più.
    In altre parole, conoscere già la news – la trama o la fine di un film – permette al cervello umano di organizzare e attivare al meglio tutti i processi della memoria, riuscire a percepire e porre attenzione a particolari che normalmente verrebbero trascurati, assimilare meglio ogni nozione, godendo anche di più della conoscenza che si fa.
    Un processo, questo, molto simile al fenomeno della Fluenza Cognitiva, secondo cui una persona valuta sempre prima la difficoltà di compito. Si tratterebbe di una valutazione percepita, quindi soggettiva, ma indubbiamente se un’attività viene percepita come facile, viene anche associata a emozioni positive, favorevoli, disponibili ad un maggior coinvolgimento (Vaughn, 2010).

    Allora torniamo a chiederci: da dove nasce tutta questa paura degli spoiler?
    E viene naturale rispondere che il timore dipende proprio dai meccanismi insiti nella Comunicazione sul Web, dove la vera paura è quella di non riuscire a “stare dietro” a tutte le informazioni.
    Se le ricerche dimostrano che la mancanza del “fattore sorpresa” non è discriminante nella scrittura di un post o nell’uso dei Social Network, si conferma l’ipotesi che la negatività del concetto di Spoiler stia esattamente nella velocità e nel sovraccarico di informazioni che girano in Rete.
    La rivelazione anticipata di una news viene vissuta come un tradimento, perché può facilissimamente sfuggire anche al miglior blogger o esperto di Web.
    Quindi, semplicemente, viene bandita.
    Chi bandisce lo spoiler tacitamente ammette che ci sia qualcuno di più bravo e veloce di lui, nel lavoro in Rete.

    Ad essere discriminante, dunque, non è la rivelazione della news, ma il fattore temporale.
    E la paura dello Spoiler rivela lo stato di una situazione sociale, lavorativa ed emozionale in cui, oggi, la velocità della tecnologia ha ribaltato tutta la nostra concezione e percezione del tempo.
    Lo spoiler è un messaggio che arriva dal futuro, ma questo futuro è già qui.
    E non c’è più tempo.
    Rimane solo il tentativo inutile di negare l’evidenza, cercando di rallentare i processi temporali di cui ormai, oggi, è immersa tutta la nostra vita.

  • Il Narcisismo sul Web: lo demonizziamo?

    Il Narcisismo sul Web: lo demonizziamo?

    Il Narcisismo, come modalità di comportamento e di comunicazione, emerge fortemente sul Web che sui Social Network, tanto che si dice che questa sia l’Era della Personalità Narcisistica. Che cosa sta dietro, tuttavia, ad un carattere narcisista? E’ giustificabile, secondo voi?

    Sul Narcisismo Digitale o, meglio, su quanto il Digitale ci renda più facilmente Narcisisti, è stato scritto moltissimo.

    In un’era in cui la nostra personalità e il nostro carattere sono proiettati nelle conversazioni sui Social Media e sugli articoli che pubblichiamo, la nostra identità è sempre più pubblica e, proprio per questo, è cambiata.
    Parliamo tutti, sempre più interconnessi, sempre più visibili.
    E anche chi non parla di sé si costruisce sul Web un’immagine molto precisa per chi legge e ascolta.
    Dichiariamolo apertamente: siamo nell’Epoca della Personalità Narcisistica, dell’auto-celebrazione, dei selfie, della focalizzazione su se stessi.
    Ma prima di tutto, cosa vuol dire Essere Narcisisti?

    narcisismo selfie web

    In realtà, il Narcisismo ha una vasta varietà di significati, che parte dalla Patologia Psichiatra fino alla semplice descrizione di un carattere sano.
    Talora perfino positivo, quando si intendere una buona stima di sé e una valutazione positiva del proprio Ego.
    E’ un carattere, tuttavia, che fondamentalmente si distingue per ben altro: scarsa empatia, vanità, presunzione.
    Una presunzione pericolosa nell’ambito sociale perché può trasformarsi da egocentrismo ad arroganza e livore.
    Altre caratteristiche fondamentali del Narcisismo consistono nel negare qualsiasi senso di responsabilità e/o di colpa e nel non sentire mai alcun rimorso.
    Le altre persone vengono considerate, più o meno consapevolmente, come mezzi per il successo personale, senza considerare il prezzo di questo atteggiamento, e questo induce il Narcisista ad amare e adulare i cosiddetti proseliti e a non accettare critiche.
    Neppure, ovviamente, quelle costruttive.

    Un carattere narcisistico difficilmente si integra nell’ambito sociale in cui è posto perché la sua superbia e altezzosità può sfociare facilmente in prepotenza.
    Gli studi rivelano che i soggetti con tali caratteristiche si ambientano e socializzano molto più fortemente con soggetti simili a loro.
    In un ambiente in cui prevale l’abbuffata di potere e l’egocentrismo, difficilmente i singoli si pesteranno i piedi l’un l’altro, proprio per poter continuare ad essere auto-riferiti e auto-centrati.

    Il Web è lo specchio ideale per ingigantire l’immagine di sé. La casa del Narcisismo, in un certo senso.
    E si può dire che il Narcisismo è il vero demone della società virtuale, che si sviluppa sul digitale e su Internet.
    Eppure c’è una riflessione importante da fare.

    Il Narcisista è di natura ipercritico nei confronti degli altri e tende alla svalutazione costante di chi s’interfaccia con lui.
    Naturalmente questa è una modalità del tutto disfunzionale nella creazioni di relazioni, sui Social Network e sul Web in particolare dove manca il Linguaggio del Corpo a compensare i rancori.
    Nulla di male – né di strano – se il Narcisista ci risulta fastidioso, indisponente, insopportabile, anche un po’ meschino.
    Perché non ha alcun diritto di porsi a giudizio di noi e delle nostre azioni.
    Eppure, quell’immagine grandiosa del Sé che si porta dietro è anche l’ombra della sua capacità di relazionarsi. O meglio, la dimostrazione della sua incapacità.
    Ecco la nota dolente.
    Stiamo toccando la verità inconscia della personalità narcisista.

    L’immagine grandiosa è, in realtà, una vera e propria proiezione di sé irrealistica e ideale.
    La motivazione per cui questo avviene è spiegata dalla necessità che il Narcisista ha di compensare quella che è una visione di sé inconsistente, modesta, insicura e fragile.
    Opposta a tutto quello che noi possiamo immaginare relazionandoci con lui.
    Alla base dello sviluppo del Narcisismo c’è sempre una mancanza di accoglienza, di risposte amorose e di accettazione infantile.
    Il Narcisista è una persona debole, intollerante tuttavia della propria stessa debolezza.
    E quell’ipercritica che ha per gli altri, è in realtà un’ipercritica che rivolge a se stesso.
    Spessissimo, il Narcisista non riconosce affatto il proprio senso di fragilità e interiorità, perché si tratta di un processo di proiezioni interiori che rimane il più delle volte inconscio.
    Se se ne rendesse conto, considererebbe indubbiamente intollerabile la sua debolezza. Crollerebbe.

    Il Web e i Social Network in particolare, che sono nati per creare connessioni, far nascere relazioni, aprire il confronto tra persone che non si conoscono e vengono da realtà completamente diverse, rende difficilmente sopportabile la presenza del Narcisista. 
    Con lui non si riesce a stabilisce un dialogo bidirezionale, alla pari. Nessun confronto.
    Lui è il leone che tutti temono e il suo giudizio – ipercritico, appunto – azzera la natura stessa dei rapporti nella realtà virtuale. Se avesse in mano il nostro specchio – e non il suo – si vedrebbe non certo un leone, ma forse forse un micetto.

    Di fatto, tristemente, è proprio il Narcisista quello che soffre di più.
    Incatenato entro schemi mentali rigidissimi, dove regna solo la competizione e mai il confronto, e dove qualsiasi sua reazione è in realtà motivata da un profondo senso di inferiorità che non accetterà mai.
    Il Narcisista è una vittima?
    In un certo senso sì, perché l’ostinata negazione dei sentimenti lo condanna a desolanti rapporti manipolatori e inautentici.
    E’ giustificabile per questo?

    Da un punto di vista evolutivo e patologico, certamente sì. L’adulto narcisista è un bambino che non ha mai avuto un amoroso riconoscimento dalla figura materna.
    Eppure, senza addentrarci in questi studi psicopatologici, il Narcisista fa male. Ferisce gli altri perché li usa.

    Se tutto questo è già difficile da gestire nella realtà quotidiana, sul Web diventa quasi impossibile, per la natura stessa dei rapporti virtuali.
    Naturalmente questa riflessione non vuole convincere nessuno a stimare una persona che ha le caratteristiche relazionali e psicologiche del Narcisista. Tuttavia, lo si può capire meglio, alla luce di questa riflessione.
    E riconoscere le dinamiche inconsce del carattere umano è, sempre, l’unica arma che abbiamo perché le nostre relazioni virtuali siano positive, diano vita ad un confronto reale e, perché no, ad una vera e propria Innovazione.

  • Web e Social Media: l’Ascolto vuole Interazione

    Web e Social Media: l’Ascolto vuole Interazione

    L’Ascolto è prima di tutto un’apertura al dialogo e all’interazione. Un processo difficile perché richiede empatia e capacità di non giudicare, anzi, di apprendere quello che ascoltiamo mettendo a tacere i nostri schemi mentali. Quando questo avviene, nasce il vero rapporto umano e la vera Innovazione, sul Web e nella vita reale.

    E’ esperienza comune: camminiamo per strada e incontriamo una persona conosciuta.
    “Ciao! Come stai?” – “Bene, grazie. E tu?”
    Ascoltiamo veramente la sua risposta? No.
    O meglio, solo se ci sono rapporti di amicizia vera.
    Altrimenti la sentiamo, magari reagiamo alle sue parole, mostriamo partecipazione, ma la nostra testa è altrove. Si tratta banalmente di un Non-Ascolto.
    Mancano Attenzione e apertura al Dialogo.
    Ovvero, l‘intenzione di dare il via a un’Interazione e a un Confronto.
    Questo è un semplicissimo esempio per dimostrare quanto sia complessa, in realtà, l’attività mentale dell’Ascolto.

    ascolto social media web

    Riflettiamo insieme.
    Se dovessimo, così, su due piedi, dare una definizione di Ascolto lo definiremmo molto probabilmente come un’attività statica.
    A sé stante. Meglio dire unidirezionale.
    Una persona parla, l’altra ascolta.
    E non c’è assolutamente nulla di superficiale in questo processo.
    L’Ascolto realizza uno dei nostri cinque sensi, fondamentale per conoscere, apprendere e tradurre la realtà percepita in emozioni e nozioni. Intelletto e sentimento.
    Se stiamo seguendo un corso che ci interessa molto – ad esempio – siamo fortemente concentrati e ascoltiamo in silenzio. Non è il momento di fare domande, non è il momento di abbassare la soglia dell’attenzione.

    Quello che, tuttavia, ci sfugge spesso è il fatto che, nonostante inizi in maniera unidirezionale, l’Ascolto è un processo nato per interagire.
    Comunichiamo ai nostri neuroni quello che sentiamo e, in questo modo, diamo vita a un processo creativo e interattivo con la realtà. Tra orecchio e neuroni avviene un fulmineo scambio di informazioni: l’Ascolto è il primo approccio col mondo esterno, insieme alla vista.
    La percezione di noi stessi si sviluppa tramite questo apprendimento.
    Attraverso l’Ascolto impariamo il linguaggio, senza il quale l’interazione con l’ambiente è assai difficoltosa.
    “Per imparare la parola mamma, il bambino sente il suono mamma, per esempio “vieni dalla mamma”. Usando sempre questa frase, vede il movimento delle labbra e l’oggetto mamma.
    Lui non associa subito il significato di mamma con la realtà, ma lo fa la con la ripetizione degli eventi.” – da Wikipedia.

    Se è attraverso l’Ascolto che apprendiamo il linguaggio e, progressivamente, formiamo la nostra Identità, sostenere che non si tratti di un’attività esclusivamente passiva è fondamentale.
    Certo Ascoltare vuol dire lasciare tempo e modo all’Altro di parlare. Comporta umiltà e comporta rispetto. Concentrazione sul mondo al di fuori di sé.
    Silenzio.

    Sul Web e sui Social Network in particolare scrivere (parlare) ha senso solo se si viene letti (ascoltati).
    Qualsiasi persona lavori in Rete ha, tuttavia, uno scopo bene preciso: creare relazioni.
    Ci si aspetta, quindi, che dopo la fase iniziale segua una fase di comprensione, di metabolizzazione delle informazioni ricevute. E che si ottenga poi una risposta. Un feedback.
    E’ esattamente quella risposta, e il ciclo di interazioni che comincerà, la vera natura di ciò che si chiama Ascolto Attivo.
    I feedback degli altri sono essenziali per capire se si è stati compresi. Se siamo riusciti a esprimerci in maniera adeguata, abbastanza bene perché – appunto – l’ascolto generi spontaneamente un commento e un dialogo.

    Il filosofo J. Krishnamurti, a questo proposito, sottolinea come la nostra comunicazione si limiti troppo facilmente.
    “Se nell’ascoltare chi vi parla interpretate le parole secondo le vostre simpatie e antipatie, le parole diventano quella prigione in cui la maggior parte di noi sfortunatamente resta intrappolato“.
    Significa che è necessaria un’apertura all’Ascolto che non ricalchi i propri schemi mentali già definiti, ma sia capace e pronta a modellarsi su nuove emozioni e nozioni.

    Davanti a chi ascoltiamo dobbiamo svuotare i nostri pensieri, i nostri convincimenti definiti dalle esperienze individuali pregresse: solo se siamo liberi di comprendere quello che veramente il nostro interlocutore dice, allora, Ascoltare acquisiste un reale significato.
    Possiamo non essere d’accordo con l’interlocutore, naturalmente, e questo a volte è un bene perché dà spontaneamente vita a una discussione in cui entrambe le parti, alla fine, avranno appreso qualcosa.
    La condizione necessaria rimane quella di spogliarci dalle convinzioni iniziali.

    A questo punto risulta chiaro quanto L’Ascolto Interattivo sia difficile.
    Anzi, si tratta di uno dei processi psichici più difficili dell’essere umano.
    Tuttavia, l’Ascolto Interattivo è anche una delle forme più intelligenti ed efficaci di comunicare, soprattutto sul Web, dove vengono a mancare le percezioni di orecchie e occhi e tutte le informazioni del Linguaggio Non Verbale.
    Eppure, i feedback che chi ascolta sa dare a chi parla costituiscono una realtà essenziale per la crescita personale, lo sviluppo della produttività sul lavoro e la nascita di nuove forme di Innovazione.
    Perché nasce Innovazione dove c’è spazio per l’incontro di opinioni, cervello libero e creativo.

    Parliamo, infine, dell’Ascolto Empatico.
    Tutt’altro che unidirezionale.
    E’ ciò che che ci permette di metterci nei panni altrui, di condividerne le sensazioni, creando un circolo virtuoso in cui chi parla si sente una persona migliore solo perché è apprezzato e chi ascolta apprende preziose informazioni ed emozioni.
    La nemica maggiore dell’Ascolto Empatico è l’istintiva tendenza dell’ascoltatore a pensare subito a cosa rispondere, invece di accogliere veramente ciò che l’altro dice.
    Sul Web e sui Social Media, questo assomiglia tanto a chi commenta un post senza averlo letto! 
    E’ una mancanza di umiltà e una tendenza a giudicare, sempre e comunque, ciò che ci impedisce di leggere e/o ascoltare prima di rispondere.
    A venirci incontro è l’Intelligenza Emotiva. La capacità di riconoscere, accogliere, utilizzare e gestire tutto il mondo delle emozioni umane per evolverci, superare le difficoltà e risolvere la gran parte dei problemi che si instaurano tra gli individui all’interno di un’Interazione.

    Non saper ascoltare ci rende aridi.
    Un pericolo ben maggiore di quello di metterci alla prova accettando di Ascoltare Attivamente ed Empaticamente il nostro interlocutore senza preconcetti.
    E di sapergli rispondere o inviargli feedback di comprensione tali da far nascere e crescere un vero rapporto umano.

  • Instagram, le notifiche da oggi sono visibili anche via web

    Instagram, le notifiche da oggi sono visibili anche via web

    A pochi giorni dalla notizia dell’inizio della fase test che riguarderebbe l’introduzione di un algoritmo sulla piattaforma, Instagram introduce da oggi un’altra interessante novità. Da oggi infatti le notifiche vengono visualizzate anche sulla modalità web dell’app.

    Come fatto notare da VentureBeat, Instagram ha cominciato a rilasciare una nuova feature puntando decisamente, stavolta, sulla modalità web. Infatti da oggi tutti gli utenti che accedono a Instagram dalla modalità web potranno visualizzare anche le notifiche. Le trovate in alto alla sinistra dell’icona “account”, rappresentata da un cuoricino in una nuvola di conversazione. Una volta cliccato sull’icona potrete vedere gli utenti che hanno cominciato a seguirvi e gli utenti che hanno messo “like” sulle vostre foto.

    instagram notifiche web

    E’ una notizia che verrà molto apprezzata dagli utenti che adesso avranno la possibilità di visualizzare come i contenuti vengono condivisi anche accedendo via web da desktop. Una modalità che verrà apprezzata, immaginiamo, in una ottica di business, per esempio. Avere adesso anche la possibilità di consultare come un contenuto viene condiviso dai propri follower mentre si sta lavorando al computer perchè non si ha la possibilità in quel momento di consultare il proprio dispositivo mobile, è senza dubbio comodo. Pensate alla scena nel momento in cui viene richiesta un feedback da un cliente e voi siete al computer nella impossibilità di usare lo smartphone. Ecco, proprio in quel momento, mentre stavate scrivendo una e-mail, accedete all’account e potete dare un riscontro anche da desktop. Esempio banale, però era solo per rendere l’idea.

    Ovviamente, tutte le altre funzionalità di pubblicazione dei contenuti, di editing restano relegate all’uso esclusivo da mobile. Qui si tratta solo di estendere al web la modalità di consultazione.

    instagram logo notifiche web

    Instagram, che come sappiamo è di proprietà di Facebook, si unisce alle altre applicazioni della casa di Menlo Park che nell’ultimo anno hanno iniziato un maggiore presidio anche per quel che riguarda la modalità web. E’ stato il caso, lo scorso anno, di WhatsApp che ha lanciato la modalità di utilizzo dell’app di instant messaging anche via web, e lo scorso anno è stata lanciata anche la versione web di Messenger, per ora in uso solo per gli utenti di lingua inglese.

    E questa notizia arriva dopo l’annuncio dei giorni scorsi dell’inizio di una fase di test per l’introduzione di un algoritmo all’interno della piattaforma che regola la visualizzazione dei contenuti, il feed, sulla base degli interessi degli utenti. Al momento non si conosce molto sulla fase di test e quanti utenti sono coinvolti, di certo la notizia non è stata accolta bene dagli utenti più affezionati che reclamano il mantenimento dell feed attuale impostato sulla modalità cronologica.

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