X cede all’UE sulla spunta blu, in arrivo le misure correttive dopo la multa DSA

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X cede all'UE sulla spunta blu, in arrivo le misure correttive dopo la multa DSA

X ha presentato alla Commissione UE le misure correttive sul sistema di verifica della spunta blu, tre mesi dopo la multa di 120 milioni di euro per violazione del Digital Services Act.

Tre mesi dopo la prima sanzione della storia ai sensi del Digital Services Act, X ha comunicato a Bruxelles le misure correttive sul sistema delle spunte blu. La Commissione UE valuterà se le proposte sono sufficienti a risolvere il problema del design ingannevole che aveva portato alla multa di 120 milioni di euro.

La decisione di X sulla spunta blu dopo la multa dell’UE

Il 12 marzo 2026 il portavoce della Commissione UE, Thomas Régnier, ha confermato che X ha presentato le misure correttive relative al sistema di verifica delle spunte blu. La piattaforma di Elon Musk ha rispettato il termine di 60 giorni previsto dalla decisione di dicembre, scegliendo la via dell’adeguamento invece del ricorso legale che lo stesso Musk aveva annunciato.

La Commissione ha fatto sapere che valuterà attentamente le proposte prima di pronunciarsi. Questo significa che la partita non è ancora chiusa. Infatti, Bruxelles potrebbe accettare le misure, chiedere modifiche, o ritenerle insufficienti.

Ma il fatto stesso che X abbia presentato un piano correttivo, invece di impugnare la sanzione, rappresenta un cambio di rotta rispetto alla retorica dello scontro che aveva caratterizzato la reazione iniziale di Musk.

X cede all'UE sulla spunta blu, in arrivo le misure correttive dopo la multa DSA
X cede all’UE sulla spunta blu, in arrivo le misure correttive dopo la multa DSA

Perché la spunta blu di X viola il Digital Services Act

Come già ricordato, il problema centrale riguarda il cambiamento di significato della spunta blu senza un adeguato cambiamento del simbolo visivo.

Quando la piattaforma si chiamava ancora Twitter, la spunta blu certificava che un account apparteneva davvero alla persona o all’organizzazione dichiarata. Era un sistema gratuito, gestito dalla piattaforma, che verificava l’identità prima di assegnare il simbolo.

Dopo l’acquisizione da parte di Musk nel 2022, la spunta blu è diventata un servizio a pagamento accessibile a chiunque sottoscrivesse un abbonamento X Premium. La Commissione Europea ha stabilito che questo costituisce un dark pattern, ovvero un design ingannevole vietato dall’articolo 25 del DSA.

Quindi, X ha mantenuto lo stesso simbolo pur cambiandone radicalmente il significato, sfruttando l’associazione logica consolidata negli utenti tra spunta blu e identità verificata.

La decisione della Commissione, resa pubblica a fine gennaio grazie al rilascio da parte della House Judiciary Committee statunitense, descrive la trasformazione in termini precisi: X è passata da un sistema di conferma proattiva ed ex ante dell’identità, a uno in cui lo status verificato viene distribuito ad abbonati anonimi, con un approccio almeno parzialmente reattivo agli abusi di impersonificazione.

La multa di 120 milioni e le tre violazioni contestate

La sanzione di 120 milioni di euro, comminata il 5 dicembre 2025, lo ricorderete, riguardava tre violazioni distinte degli obblighi di trasparenza previsti dal Digital Services Act. La prima, quella sulla spunta blu, aveva un termine di 60 giorni per la presentazione delle misure correttive. Le altre due, relative all’opacità del registro pubblicitario e al mancato accesso ai dati per i ricercatori, avevano un termine di 90 giorni.

Si tratta della prima sanzione della storia applicata a una Very Large Online Platform (VloP) ai sensi del DSA. L’importo, calcolato sulla base della natura delle violazioni, della loro gravità e della loro durata, è stato definito dalla Commissione come modesto ma proporzionato, ben al di sotto del massimo previsto dal regolamento che può arrivare fino al 6% del fatturato globale annuo.

L’UE multa X anche per le spunte blu ingannevoli

Cosa significa questa decisione per il DSA

La scelta di X di presentare misure correttive invece di impugnare la sanzione in tribunale rafforza la credibilità del DSA come strumento di applicazione delle norme.

Per la Commissione UE, la posta in gioco era alta: una lunga battaglia legale avrebbe potuto esporre debolezze procedurali, rallentare l’applicazione delle norme, dare argomenti a chi sostiene che l’UE regola troppo e innova troppo poco.

Invece, almeno su questo fronte, si è arrivati a una forma di adeguamento. Non significa che il DSA abbia vinto in modo definitivo. Significa che il primo vero test del regolamento europeo sui servizi digitali si è concluso con una piattaforma che sceglie di conformarsi piuttosto che resistere.

Le tensioni tra USA e UE sulla regolamentazione delle piattaforme

Questa svolta tecnica non cancella le tensioni politiche tra Washington e Bruxelles.

A dicembre, il vicepresidente americano J.D. Vance aveva attaccato duramente la decisione della Commissione, parlando di attacco alla libertà di parola e alle aziende americane. La retorica dello scontro tra modello europeo di regolamentazione e visione americana di libertà digitale resta accesa.

Ma una cosa è la retorica pubblica, un’altra sono le scelte operative. La decisione di X di adeguarsi piuttosto che resistere suggerisce che il costo di ignorare le regole europee è considerato troppo alto, anche per chi ha le risorse per sostenere battaglie legali prolungate e anche in un momento di forte tensione politica transatlantica.

Cosa resta da capire sul futuro della spunta blu in UE

La Commissione non ha comunicato tempi per la valutazione delle misure proposte da X. Non sappiamo se la piattaforma intenda modificare il sistema delle spunte blu solo per gli utenti europei o a livello globale. E non sappiamo se il cambiamento sarà sostanziale, con un ritorno a forme di verifica dell’identità, o se si limiterà a interventi sull’interfaccia per chiarire il significato del simbolo.

Restano aperte anche le altre indagini su X. La Commissione UE sta ancora esaminando la gestione dei contenuti illegali e il funzionamento dell’algoritmo di raccomandazione, con particolare attenzione ai rischi di radicalizzazione. Su questi fronti non sono ancora state raggiunte conclusioni preliminari.

Per ora, quello che possiamo dire è che il primo round tra X e il DSA si è concluso con un adeguamento, invece di uno scontro. Resta da vedere se questa scelta segna un cambio di strategia duraturo o si tratta di una pausa tattica. Molto probabile che X, e quindi Elon Musk, abbia agito sapendo bene che il mercato UE resta ancora importante per la piattaforma.

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