Autore: Federico Oliveri

  • Facebook e Instagram: gli ultimi dati su adv, performance e contenuti

    Facebook e Instagram: gli ultimi dati su adv, performance e contenuti

    Una ricerca che copre 356 milioni di spesa adv, 159.141 profili Facebook e 65.038 account Instagram: scopri dati e tendenze su investimento paid e contenuti.

    Questa analisi mappa tutto il 2019, copre le evoluzioni a partire del 2018 e vuole mettere in evidenza alcune tendenze con cui dovremmo fare i conti nel 2020. In particolare, andrò a coprire due punti chiave:

    1. stato dell’arte dell’investimento paid;
    2. utilizzo e risultati di formati e asset di content marketing.

    In parole povere, voglio provare a rispondere ad una semplice domanda: quale direzione stanno prendendo brand e professionisti su questi canali? Vediamo cosa è emerso.

    Facebook e Instagram Ads

    In questa sezione sviscererò alcuni dati legati a funnel di conversione, tipologie di investimenti, posizionamento e obiettivi.

    I social media sono una leva per la conversione?

    Apparentemente la risposta è no. Infatti, abbiamo un 1.58% delle visualizzazioni che diventano click e soltanto lo 0.32% di questi click si trasformano in acquisti.

    Il funnel di conversione di facebook e Instagram: quante visualizzazioni diventano click e quanti di questi click diventano acquisti

    Per quanto mi riguarda, questo risultato suona come un campanello d’allarme in merito a

    • creatività click baiting che (piccola parentesi) influenzano negativamente la fase di apprendimento del sistema di distribuzione delle ads di Facebook restituendo un peggior costo per azione. In particolare per gli obiettivi più avanzati come generazione di lead, conversioni e installazione di app;
    • performance degli asset d’atterraggio come le landing page ed eCommerce. In questo caso, andremo ad indagare UX, struttura, copy, value proposition, benefici, performance e velocità;
    • rilevanza del targeting in relazione ai bisogni del pubblico che vogliamo raggiungere e i momenti di consumo. Questo punto richiede necessariamente un approfondito studio del target nella fase di pianificazione di una campagna. Purtroppo, osservo come resti un tema molto dibattuto su LinkedIn ma poco applicato nella realtà;
    • pertinenza del messaggio a seconda della fase della relazione o del processo d’acquisto. A tal proposito, la mappatuta dei diversi touchpoint resta ancora una sfida aperta, in particolare l’integrazione online-offline, e abbiamo ancora tanto lavoro da fare. Ragione per cui, la comunicazione risulta spesso sfalsata e poco coerente.

    Queste riflessioni si rispecchiano anche nel dato legato a CPC e CTR che tra il 2018 e il 2019 hanno visto aumentare il primo e diminuire il secondo.

    l'evoluzione di CPC e CTR tra 2018 e 2019 su Facebook e Instagram

    Quali sono gli obiettivi più ricercati dai brand?

    L’auspicata fase di maturità, ovvero trasformare i social media in chiari asset di business, non è ancora avvenuta. Tanto è vero che l’obiettivo conversioni è sotto il 10% tanto su Facebook quanto su Instagram.

    distribuzione dell'investimento nei diversi obietti di facebook e instagram ads

    Facebook e Instagram sono ancora percepiti come strumenti utili soltanto nelle fasi iniziali del processo d’acquisto e di conseguenza i principali obiettivi sono traffico, engagement e reach. Insomma, un modello che prende in considerazione l’awareness e la considerazione e ancora troppo poco la vendita vera e propria.

    Come sta evolvendo l’investimento adv?

    Da un lato, abbiamo il feed di Facebook che resta il primo posizionamento per investimento ma perde 6 punti in percentuale. Dall’altro, l’investimento sul feed di Instagram vede un aumento (+1%) rispetto al 2018 ma inizia a rallentare. Infatti, osserviamo una riduzione della spesa a partire da luglio 2019 e che arriva fino a dicembre di quest’anno. Risulta quindi spontaneo chiedersi dove è stato dirottato l’investimento.

    l'investimento in percentuale sul feed di facebook

    la spesa in percetuale sul feed di Instagram

    Come prevedibile esplode l’investimento in Instagram Stories che in un anno (2018-2019) passa al più 40% con i video come formato più condiviso (52%).

    l'investimento paid in instagram stories aumenta del +40% in un anno

    Tuttavia, non è tutto oro quello che luccica. I brand sono ancora in fase di test e la vera sfida sarà fare diventare le Instagram Stories degli asset più avanzati nel percorso di conversione (c’è già chi lo sta facendo molto bene) e andare oltre il mero branding. Difatti, il risultato del CTR non è certo dei migliori.

    i dati del CTR su facebook e instagram a seconda del posizionamento

    Se parliamo di evoluzione della spesa, possiamo notare come i brand stiano iniziando a sperimentare nuovi posizionamenti puntando a scoperta e conversione. Ad esempio Instagram Explore cresce del +1.32%, interessante in fase di scoperta ma soprattutto in coppia con gli shoppable post, e le ad cominciano a popolare il Facebook Marketplace passando in un anno dallo 0.72% della spesa totale al 1.31%.

    l'investimendo ad in instagram explore aumenta del +1.32

    l'investimento adv in facebook marketplace aumenta del +80%

    Contenuti su Facebook e Instagram

    In questa sezione andremo a indagare quale tipologia di contenuti sono condivisi dai brand e i risultati in termini di interazioni con il pubblico.

    Video: le modalità di fruizione hanno un impatto sulla performance del contenuto?

    Ovviamente, la risposta è sì ma allo stesso tempo possiamo osservare alcuni dati in controtendenza. Il tempo medio di visualizzazione di un video su Facebook è di 4.57 secondi. Un risultato che non sorprende vista la crescente guerra legata al catturare l’attenzione dell’utente che porta ad una (ahimè fisiologica) sovraesposizione, la fruizione in movimento e da mobile (niente di nuovo sotto il sole), la condivisione maggioritaria (verticali più orizzontali) da parte dei brand di video sotto i 30 secondi.

    il tempo medio di visualizzazione di un video su Facebook è di 4.57 secondi

    Ad ogni modo Facebook non è Instagram, dove il numero di Stories (52.5%) condivise dai brand ha superato i post (47.5%), e di conseguenza il 70% dei video sono orizzontali senza reali distinzioni a seconda della lunghezza. Eppure i video verticali risultano più efficaci nel catturare l’attenzione nei primi secondi con una maggiore percentuale di visualizzazioni complete dei primi 30 secondi per tutte le tipologie di video, compresi quelli più lunghi di un minuto. Un dato da prendere in considerazione quando si pianificano i ganci (giocare sul mistero, mostrare immediatamente il vantaggio, giocare sull’inatteso, etc.) da utilizzare per attrarre il nostro pubblico. Ovviamente, ogni video fa storia a sé e va valutato in relazione a retention e capacità nello stimolare azioni.

    Si stanno imponendo nuovi formati?

    In questo caso la risposta è no. Su Instagram le immagini singole restano nettamente il formato più condiviso dai brand distaccando di gran lunga caroselli e video che comunque mostrano un leggero aumento nel corso del 2019. Sponda Facebook la storia non cambia con le immagini che rappresentano il 70.2% dei contenuti condivisi, i live video che restano un formato ancora non esplorato a sufficienza e i video tradizionali che toccano il loro picco (16.8%) soltanto nel quarto trimestre (ottobre, novembre e dicembre) grazie alle promozioni natalizie.

    la tipologia di contenuti condivisi su facebook e instagram

    Eppure se volgiamo lo sguardo verso l’engagement, i caroselli in media rappresentano l’asset più performante su Instagram. Alcune riflessioni su questo formato:

    • si tratta di una tipologia di contenuto molto apprezzata dall’algoritmo di Instagram in quanto, grazie allo scorrimento, aumenta il tempo di permanenza sul post;
    • grazie alla sua sequenza di contenuti, permette un migliore storytelling progressivo tramite tutorial, post before/after, utilizzo del prodotto in contesti concreti, etc.
    • consentono di posizionarsi ed emergere all’interno di un feed dove le immagini singole la fanno da padrone.

    Invece per quanto riguarda Facebook, i live video si confermano l’asset a più alto potenziale grazie alla possibilità di interagire in diretta con il pubblico.

    le interazioni generate su instagram e facebook a seconda del contenuto

    Questo era l’ultimo trend che volevo coprire ma se hai altri temi che vorresti approfondire, fammi sapere con un commento.

  • Socialbakers Engage Parigi: i social media trend emersi

    Socialbakers Engage Parigi: i social media trend emersi

    L’evento internazionale di social media marketing Engage ha fatto emergere svariati trend con cui dovremo fare i conti nei prossimi mesi. Scopriamo i temi più rilevanti in merito a fiducia e influencer marketing, gestione del dato e tecnologie, privacy e trasparenza, content marketing e scalabilità.

    Anche quest’anno si è svolta la nuova edizione di Engage: la conferenza internazionale targata Socialbakers che copre le ultime tendenze legate a digital e social media marketing.

    Come durante le precedenti edizioni, si sono alternati diversi interventi, workshop e momenti di confronto che mi hanno permesso di portare a casa diversi spunti. Tuttavia, ho deciso di selezionare i temi più rilevanti in quanto reputo che avranno un impatto diretto sulla nostra strategia nei mesi a seguire:

    1. fiducia e influencer marketing;
    2. gestione del dato e tecnologie;
    3. trasparenza e privacy come nuovo paradigma.
    4. content marketing, scalabilità ed efficienza operazionale.

    1.La vera sfida dell’influencer marketing si chiama fiducia

    L’aumento esponenziale dell’investimento in influencer marketing è sotto gli occhi di tutti, basti citare che nel secondo trimestre del 2019 l’utilizzo dell’hashtag #ad è cresciuto di un più 33% rispetto al periodo precedente nel 2018.

    Evoluzione Utilizzo Hashtag #Ad Da Parte Degli Influencer

    Indubbiamente, si tratta di una buona notizia se parliamo di trasparenza nelle partnership tra brand ed influencer. Ad ogni modo, crescendo il numero di contenuti brandizzati una domanda sorge spontanea: dareste fiducia a qualcuno che su base settimanale vi consiglia tutto e il suo contrario in base alla proposta economica del momento?

    Personalmente la risposta è no e non sono l’unico a pensarla in questo modo. Infatti, una recente ricerca effettuata dalla media agency UM mostra come soltanto il 4% degli utenti dichiari di aver fiducia negli influencer mettendo chiaramente autenticità e credibilità al centro del dibattito. Ragione per cui, in fase di selezione i brand devono inizare a lavorare maggiormente su una mappattura delle precedenti partnership per valutare: frequenza e tipologia di campagne (“sono coerenti rispetto al nostro posizionamento e valori?”), brand coinvolti (“può emergere la nostra identià di marca?”)  e contenuti (“ad hoc o in linea con la linea creativa dell’autore?”).  Inoltre, questa mancanza di fiducia non tocca soltanto i consumatori ma anche le marche stesse. Difatti, un’indagine realizzata dalla start-up svedese A Good Company stima come le frodi relative a fake followers e bot costino ai brand circa la metà dei loro investimenti in influencer marketing. Tradotto, i brand pagano cifre considerevoli e inviano gratuitamente prodotti nella speranza di entrare in connessione, attaraverso gli influencer, con persone reali ma dall’altro lato del ponte trovano bot che per ovvie ragioni non saranno mai interessati alla loro offerta.

    stime frodi influencer

    Ciò nonostante, i brand non sono esenti da colpe in quanto hanno indirettamente alimentato questo mercato delle vacche tramite una selezione prevalentemente focalizzata sul numero di follower non analizzando la reale capacità di un autore nello stimolare conversazioni e interazioni di valore. Ce lo dimostra la case study che è stata presentata realativa al brand Boohoo con il suo 30x ROI rispetto all’investimento. Si è trattato di una campagna abbastanza classica dove un gruppo eterogeneo di influencer (macro, micro e top tier) hanno avuto a disposizione un buono acquisto per i propri follower tramite dei link tracciati. Tuttavia, il vero dato interessante emerso durante la campagna è la totale mancanza di correlazione tra numero di follower e ROI. Al contrario, questa attivazione mostra una correlazione diretta tra l’alto tasso di engagement generato dagli influencer più performanti e le vendite sul sito.

    Questa case ci porta ad un altro punto cardine: la valutazione e pianificazione della spesa in influencer marketing. Ad oggi, la valutazione dei costi si basa prevalentemente su meri criteri di visibilità molto simili alla spesa media trazionale e di conseguenza ci si concentra su metriche come reach, numero di follower, cost per view, cost per engagement, etc. Ciononostante, pensare di acquistare soltanto della mera visibilità è riduttivo in quanto in realtà si sta comprando (o almeno si dovrebbe) endorsement, audience (un target profilato) e creatività. Ragione per cui, i brand dovrebbero valutare i seguenti criteri quando giudicano questa tipologia di spesa: caretteristiche dell’audience raggiungibile, engagement reale, medie del settore e tipologie di asset creativi offerti. All’interno di questo processo, tecnologie e tool ad hoc giocano un ruolo chiave nel promuovere un nuovo rapporto totalmente votato alla trasparenza tra creatori e marche. Per l’appunto, nel panorama dell’influencer marketing si affaccia prepotentemente la possibilità, ovviamente regolata tramite contratti, di condividere specifici insight privati di un profilo (generalmente legati alla propria audience e una selezione di post) in maniera temporanea e revocabile. In questo modo, chi non avrà niente da nascondere potrà posizionare al meglio la propria offerta creativa, le marche avranno tutti gli strumenti per ottimizzare il loro investimento e scremare la selezione. Si affaccia quindi uno scenario che (incrociando le dita) metterà fine a questa terra di mezzo fatta di screenshot (spesso) photoshoppati ed excel autocompilati. Senza girarci intorno, la partita si gioca attorno ad accessibilità e trasparenza del dato.

    2.Una maggiore mole di dati ci ha reso dei marketer migliori?

    La tendenza è piuttosto evidente agli adetti ai lavori: secondo i dati di Gartner (The CMO Spend Survey 2018-2019), cresce in maniera esponenziale (+29%) la spesa in tool e tecnologie di marketing e parallelamente diminuisce (-24%) l’investimento in forza lavoro. Quindi il settore del martech, non soltanto è in piena salute ma evidenzia picchi mai raggiunti. Eppure non è tutto oro quello che luccica e ve lo dice qualcuno che lavora in questo settore.

    Basti citare qualche dato per rendersi facilmente conto delle sfide in ballo:

    • il 71% dei professionisti intervistati da Deloitte giudica imprecisi i dati relativi al targeting delle DMP (data management platform);
    • soltanto il 23% delle aziende (State Of Marketing Report) è soddisfatta della loro capacità nell’utilizzare i dati dei consumatori/prospect per personalizzare l’esperienza;
    • uno scarno 2% dei marketer dichiara di aver integrato tutti i processi lungo le diverse fasi del funnel (Eliminating Friction in the Funnel 2019) e il 33% (la maggioranza) non ha una visione chiara del ROI a seconda del canale.

    Questa situazione è prevalentemente figlia dell’attuale sistema frammentario dei sistemi utilizzati che non comunicano tra di loro e creano dei veri e propri data silos. Ad oggi, abbiamo più di 7.000 tool recensiti sul mercato. Quindi, non ci troviamo realmente davanti (in media) ad una mancanza di qualità del dato quanto piuttosto a una mancanza di visibilità, accessibilità (la famosa governance), condivisione e correlazione dello stesso. Le stesse aziende hanno riconosciuto questa sfida, ad esempio il 36% degli intervistati (DemandGen survey report) indica i data silos come il principale ostacolo alla crescita, e stanno andando nella seguente direzione:

    1. utilizzo di piattaforme di marketing unificate, una scelta che provocherà nel lungo periodo non pochi scossoni nel mercato martech, e caratterizzate da set di dati omogenei;
    2. metriche e processi condivisi per non isolare i dati ad un solo dipartimento aziendale ma la contrario allineare tutta l’organizzazione, facilitare la collaborazione e gestire al meglio il customer journey;
    3. standardizzazione ed integrazione della reportistica aziendale. Per portare un esempio, i KPIs social dovranno essere affiancati da indicatori provenienti da altri dipartimenti come vendita, customer care e sviluppo di prodotto per poter risultare rilevanti. Social media trattati non come isole ma parte del più ampio piano aziendale.

    Insomma, una gestione organizzata e non bulimica del dato è e sarà sempre più centrale per mappare i bisogni dele audience a target.

    3.Il retargeting e il nuovo paradigma legato a privacy e trasparenza

    A breve i marketer andranno ad operare in uno nuovo scenario caratterizzato da un restringimento delle opzioni di targeting/retargeting figlio delle crescenti preoccupazioni legate alla privacy, The State Of Social Advertising di Forrester riporta come i consumatori classifichino i social media al terzultimo posto in affidabilità se si parla della sicurezza dei propri dati, e le conseguenti ondate regolatorie come la GDPR e il California Consumer Privacy Act. Questo sta portando i maggiori player del mercato a restringere in maniera considerevole il tracciamento:

    • Apple ha aggiornato per tutti gli utenti la sua anti-tracking feature (“ITP”) del browser Safari e adesso le informazioni raccolte scadranno dopo un giorno, rispetto ai sette della versione precedente;
    • Mozilla ha recentemente incluso di default un’opzione predefinita di blocco dei cookie di tracciamento su Firefox;
    • Google ha introdotto la possibilità di cancellare lo storico della navigazione mappata dai cookie su più siti;
    • Facebook sta effettuando i primi test sul nuovo strumento per scollegare i dati.

    Quindi, ci troviamo di fronte ad una serie di interventi in divenire che avranno un impatto concreto. La stessa Google ha stimato che le limitazioni del retargeting tramite i cookie porteranno ad un calo del 52% delle entrate dell’investimento media e David Baser (Product Management Director di Facebook) ha dichiarato di aspettarsi: “una diminuizione delle entrate come conseguenza di ad meno rilevanti e pertinenti”. Infatti osserviamo un vero e proprio paradosso, da un lato, gli utenti chiedono un maggiore controllo dei propri dati ma dall’altro vogliono una maggiore personalizzazione di contenuti, offerte e comunicazioni. In questo scenario, si affaccerà sempre di più un nuovo modello di retargeting basato meno sulla navigazione ma più sulle interazioni con i contenuti che diventeranno centrali per poter profilare gli utenti in base a bisogni, tipologie di prodotti e modalità d’acquisto. Una delle nostre priorità sarà quindi l’analisi e l’interpretazione dei feedback attorno alle diverse tipologie di contenuti (informativi, promozionali, ispirazionali, etc.) per creare segmenti di pubblico e contenuti ad hoc per muoverli nel percorso d’acquisto. Ne parlo maggiormente nel dettaglio in questo articolo dedicato agli ultimi dati su Facebook ads.

    4.Non esiste content marketing (efficace) senza collaborazione

    Abbiamo già parlato della centralità della strategia di content marketing ma (se ce ne fosse bisogno) una recente ricerca effettuata da LinkedIn mette in risalto come la creazione di contenuti efficaci (58% degli intervistati) sia una delle priorità dei marketer nel 2019. Eppure persistono ancora delle barriere che bloccano gli addetti ai lavori e vanno ricercate, come emerso dall’ultimo studio di Adobe (Adobe’s State of Creative and Marketing Collaboration survey), nella mancata comunicazione tra team e la relativa ghettizzazione del content marketing al solo team creativo:

    • soltanto il 35% dichiara di avere un processo di creazione e distribuzione del contenuto ben coordinato;
    • solamente il 28% dei creativi affermi di essere coinvolto nella fase di reportistica e lamenta di conseguenza una mancata visibilità sulla performance dei contenuti;
    • il 71% vorrebbe coinvolgere maggiormente il team creativo nella fase di pianificazione.

    Ai dati appena riportati, vanno aggiunti altri due spunti: la mancanza di tempo viene indicata come la principale sfida nel processo di creazione e come diretta conseguenza il 90% dei contenuti dei brand è un copia e incolla/adattamento tra più canali social. Un dato interessante che apre uno spazio di riflessione su scalabilità, content intelligence ed efficienza operativa.

    Ad oggi, la principale sfida risiede nel superare gli steccati tra chi si occupa di analisi, creazione e pianificazione media. La ragione è presto detta: parliamo di team con flussi di lavoro diversi, linguaggi differenti e obiettivi specifici ma che giocano un ruolo complementare. Alcune linee guida che i brand possono mettere in campo per far fronte a queste sfide:

    • strategia – fuori dalle peculiarità di ogni team, bisogna definire obiettivi e KPIs comuni dando una visione condivisa che copra il medio e lungo periodo;
    • processi – andremo a coprire funzioni e tempistiche (chi si occupa di cosa e quando?), condivisione delle informazioni (procedure standardizzate su come redigere documenti di brief per gli altri team), organizzazione dei momenti di confronto tra i team, procedimenti chiari sui momenti di convalida, approvazione e revisione;
    • tool e infrastrutture – dotare i team di uno spazio di lavoro comune e dove sia possibile condividere agilmente l’informazione. Ovviamente, si tratta di un punto chiave ma assolutamente inutile se non si è agito a monte su strategia e processi.

    Questo era l’ultimo social media trend che volevo coprire ma se pensi che ci siano altre tendenze chiave da sviscerare, ti aspetto con piacere nei commenti.

  • Facebook Ads: gli ultimi dati su obiettivi, spesa, formati e interazioni

    Facebook Ads: gli ultimi dati su obiettivi, spesa, formati e interazioni

    Come migliorare e ottimizzare la pianificazione delle proprie campagne Facebook Ads? La risposta è semplice: isolando, numeri alla mano, variabili e tendenze. Ecco quindi un’analisi che copre gli ultimi dati legati a obiettivi, spesa, formati e interazioni.

    Ultimamente un mio cliente, il gruppo Affinity Petcare, mi ha chiesto un’analisi in merito agli ultimi trend relativi all’investimento in Facebook Ads. Ho quindi deciso di riportare in questo articolo le evidenze emerse, in quanto affiorano alcuni spunti interessanti per migliorare le future pianificazioni adv sulla piattaforma.

    In particolare, ho deciso di coprire i seguenti punti: obiettivi, spesa, formati e interazioni.

    A seguire, trovi tutti i risultati e gli insight emersi.

    Obiettivi e Facebook Ads

    Il mio cliente opera su più mercati e quindi ha richiesto un confronto tra il mercato americano e alcuni paesi europei a target come Italia, Francia, U.K., Spagna e Portogallo. Come prevedibile, questa comparativa mostra delle fisiologiche differenze ma anche delle tendenze in comune. Cominciamo dalle prime, tramite una panoramica sugli obiettivi scelti dai brand.

    Facebook ads: gli obiettivi dei brand negli USA

    Negli Stati Uniti possiamo osservare come il veicolare traffico al sito sia diventato il primo obiettivo, superando investimenti storici e maggiormente radicati legati ad engagement e reach. Anche in Europa, notiamo la stessa tendenza ma ci sono alcune specificità da prendere in considerazione:

    1. le interazioni sui post restano al primo posto in coabitazione con il traffico al sito;
    2. abbiamo un risultato inferiore relativo alle conversioni e specularmente un maggior utilizzo dell’obiettivo legato alla reach e ai like sulla pagina, variante del macro obiettivo engagement;
    3. in entrambi i casi, messaggi e lead ads stentano a prendere piede.

    Facebook Ads: gli obiettivi dei brand in europa

    Come abbiamo visto, generare traffico al sito è un obiettivo primario per entrambi i mercati ma ci sono alcune valutazioni da fare. Senza farsi prendere da catastrofismi (o piagnistei) di sorta, come avviene ad ondate per ogni cambio di algoritmo o restrizione delle opzioni di targeting, bisognerà prendere seriamente in considerazione l’adozione da parte degli utenti del nuovo strumento (attualmente in fase di sviluppo) chiamato  Clear History. In parole povere, la possibilità di rendere anonima la navigazione su siti ed app con conseguenze dirette sul retargeting restringendo le potenzialità del pixel di tracciamento. Compresa la creazione di pubblici personalizzati.

    Ovviamente questo intervento si inserisce nella serie di aggiustamenti votati alla privacy, figli dello scandalo Cambridge Analytica, ma fa anche parte di un più ampio piano d’azione per prevenire i bombardamenti pubblicitari, con forme di retargeting (più o meno) a freddo, che hanno caratterizzato la presenza di molti brand negli ultimi anni. Purtroppo, molte marche sono ancora convinte che la comunicazione di massa e non personalizzata sia il santo graal che stimola il brand recall. D’altro canto, Facebook deve garantire un’esperienza di valore agli utenti per continuare ad attrarre investimenti pubblicitari.

    Personalmente, penso che nei prossimi mesi il canale favorirà maggiormente forme di retargeting legate alle interazioni sulla piattaforma come le visualizzazioni video, engagement sui post, messaggi ricevuti, fan più attivi sulla pagina e/o nei gruppi,  etc. Si profila quindi un modello che punta a creare relazioni con le community a target, tramite un engagement qualificato e generando conversazioni di valore, prima di puntare alla conversione vera e propria. Di conseguenza, la capacità di fare networking con le diverse audience sarà più importante del volume complessivo di azioni. Per semplificare il concetto, meglio pochi (da reindirizzare sul sito) ma buoni e altamente profilati.

    In questo modo, Facebook puo’ raggiungere un duplice scopo:

    1. limitare lo spam e pertanto migliorare la fruizione da parte del pubblico;
    2. aumentare il tempo speso sulla piattaforma, limitando i redirect all’indispensabile, andando ad incidere su un dato che influenza fortemente gli investimenti sul canale.

    Una volta che abbiamo una panoramica sugli obiettivi, è arrivato il momento di valutare la spesa attuale su Facebook Ads.

    La spesa su Facebook Ads

    Innanzitutto, abbiamo una media relativa alla spesa che varia tra 3.065k (mercato europeo) e 5.0144k (USA). Ad ogni modo, fuori dall’ovvia maggiore capacità di investimento del mercato americano, abbiamo una tendenza in comune che attraversa i due segmenti.

    La spesa su Facebook Ads in Europa e USA

    Entrambi i mercati, prendendo anche in considerazione i mesi precedenti e a seguire, sono (come prevedibile) fortemente influenzati dalla stagionalità. Ovvero, la spesa è concentrata nei mesi che vanno da ottobre a dicembre. Questo dato deve farci riflettere in quanto, a mio avviso, i brand devono cominciare a ragionare ad una pianificazione always on abbandonando definitivamente l’ottica dell’investimento one-shot ed una tantum.

    Piuttosto che bombardare l’utente per un periodo limitato dell’anno, bisogna mettere in campo attività di nurturing coerenti e sequenziali verso le audience a target prima di interfacciarsi tramite la vendita diretta. Il targeting va a passi consequenziali, muovendo l’utente lungo il funnel e raggiungendo nuove audience per ogni fase, saltare le tappe raramente paga. Infatti, questo esercizio è possibile soltanto se abbiamo mappato correttamente i diversi momenti del processo d’acquisto dei consumatori che vogliamo raggiungere. Inoltre, ciò ci permetterà di pianificare al meglio le integrazioni con gli altri canali e leve. Ad esempio, come e quando generare lead su Facebook per azioni di retargeting tramite mail o eventi profilati in-store. Non dobbiamo mai dimenticare che i social media non sono degli asset isolati ma si inseriscono all’interno del complessivo ecosistema di marketing.

    Facebook Ads: i dati del CPC in europa e usa

    Facebook Ads: i risultati del CTR in Europa e USA

    Partendo dal presupposto che il drive to website è l’obiettivo principale in entrambi i mercati, chiudo questo blocco con una panoramica legata a CPC e CTR. La media in Europa oscilla tra 0.14 (costo per click) e 1.48 (click through rate), mentre negli Stati Uniti abbiamo un risultato che varia tra 0.46 (costo per click) e 1.59 (click through rate). Chiaramente, tanto il CPC quanto il CTR variano sensibilmente a seconda del settore e business.

    Facebook Ads_il CPC per settore
    CPC: il dato globale per settore.

    Anche in questo caso, l’ottimizzazione del rapporto costi – risultati non passa certamente da una comunicazione di massa ma dal sapere interagire con gli utenti giusti, al momento opportuno in base alla relazione (conoscenza, valutazione, conversione) e tramite i contenuti più adatti per ogni fase. Per poterlo fare, come precedentemente accennato,  risulta indispensabile mappare le nostre target personas e le diverse tappe che caratterizzano il loro processo d’acquisto. Un tema su cui si dibatte tanto su LinkedIn ma su cui non si lavora concretamente abbastanza…

    Adesso che abbiamo coperto il tema della spesa, diamo un’occhiata ai formati maggiromente utilizzati dai brand.

    Formati e Facebook Ads

    Ad una prima analisi dei contenuti totali condivisi dalle pagine, notiamo come la strategia di content marketing sia principalmente foto centrica. Un’evidenza che non stupisce vista la maggiore complessità richiesta dai video in termini di budget, progettazione, risorse coinvolte e sviluppo del concept creativo.

    Distribuzione della tipologia di contenuti condivisi su Facebook negli USA

    Distribuzione della tipologia di contenuti condivisi su Facebook in Europa

     

    Difatti, ritroviamo la stessa tendenza se orientiamo lo sguardo verso la tipologia di contenuti sponsorizzati con i video che rappresentano il 20%/22% in media dei post promossi. Fuori dalle sirene degli autoproclamati guru, per cui i video sono da alcuni anni la panacea di tutti i mali, questo risultato porta ad alcune riflessioni:

    1. constatiamo una controtendenza rispetto al dato globale dove a settembre 2018 i video avevano raggiunto le foto come formato più sponsorizzato;
    2. come anticipavo prima, il targeting legato alle azioni sulla piattaforma diventerà centrale e conseguentemente bisognerà (anche) migliorare la retention dei video per definire un funnel di retargeting basato sulle visualizzazioni. In questo articolo, trovi alcuni consigli su come sfruttare al meglio questo formato;
    3. in uno scenario paid quasi monopolizzato dalle foto, i video posso diventare un ottimo strumento per posizionarsi e differenziarsi. Chiaramente, a patto di profilare e diversificare i contenuti proposti in base alle esigenze dei diversi pubblici.

     

    Per concludere, non ci resta che guardare al dettaglio riguardante le interazioni.

    Interazioni e Facebook Ads

    Come per il CPC, il costo per engagement mostra un certo divario tra i due mercati: 0.11$ in Europa e 0.27$ negli Stati Uniti. Tuttavia, visto che come per il costo per click il CPE varia sensibilmente a seconda del settore, bisogna andare maggiormente in profondità di questo dato.

    Facebook Ads: il costo per engagement in europa e usa

    I brand ad oggi sono ancora dei raccoglitori di like e le conversazioni come le condivisioni stentano a decollare. Tovo molto interessante questo punto in relazione ai cambiamenti in itinere dell’algoritmo di Facebook. La piattaforma ha recentemente iniziato a mettere in relazione i risultati dei questionari proposti agli utenti, in merito alle loro preferenze, alle azioni intraprese sul canale per identificare quali contenuti condividono, commentano e mettono like. L’obiettivo evidente è quello di ridurre il numero dei post non rilevanti dal news feed di ciascun utente. Infatti, dal comunicato ufficiale emerge una dimensioni chiave da prendere fortemente in considerazione: il grado della relazione, l’algoritmo mostrerà in primis i contenuti di pagine e amici con cui abbiamo una relazione più stretta.

    Ovvero, oltre ai feedback direttamente richiesti agli utenti, la piattaforma valuterà il grado della relazione (anche) grazie a segnali come la regolarità e frequenza nell’interagire con un dato brand e/o tipologia di contenuto. In termini pratici, generare conversazioni di valore diventerà sempre più importante per fidelizzare il pubblico, rendere più solida la relazione e (come precedentemente riportato) profilare il retargeting legato alle azioni sul canale.

    tipologie di interazioni su facebook negli stati uniti

    tipologie di interazioni su facebook in europa

     

    Questo era il mio ultimo grafico ma se hai domande, commenti o vuoi aggiungere spunti alla discussione, ti aspetto nei commenti. Invece, se oltre a Facebook sei alla ricerca degli ultimi trend su Instagram, qui trovi il mio ultimo articolo a riguardo.

  • Il case study Trussardi: come lanciare un nuovo prodotto su Instagram

    Il case study Trussardi: come lanciare un nuovo prodotto su Instagram

    Instagram è sempre più parte delle strategie di social media marketing delle aziende e il case study, di una grande azienda come Trussardi, lo dimostra. Vediamo in dettaglio il caso di studio e la strategia adottata, dove non manca l’analisi dei dati per una corretta misurazione delle performance.

    Inutile sottolineare la centralità di Instagram all’interno delle strategie di social media marketing. Tuttavia, quando cerchiamo esempi e spunti concreti per ottimizzare la nostra presenza sul canale, ci imbattiamo (quasi) esclusivamente in case study di brand americani che per quanto stimolanti hanno poco a che fare con il nostro mercato per capacità di spesa e maturità digitale.

    Ad ogni modo, recentemente ho avuto la fortuna di poter presentare un case study dedicato al brand Trussardi e di come ha gestito il lancio del nuovo prodotto Dreambox bag su Instagram. Personalmente, penso che sia una storia interessante da raccontare, in quanto copre alcuni punti chiave su come:

    1. definire una pianificazione editoriale, oltre che il relativo storytelling, coerente e in grado di ispirare il processo d’acquisto;
    2. integrare in modo sinergico post, stories e influencer per attivare le audience a target;
    3. utilizzare i dati per stabilire obiettivi realistici e misurare correttamente la performance.

    Di seguito, tutti i dettagli della campagna.

    Lo Scenario & La Sfida Di Business

    La storia relativa al caso Trussardi Dreambox bag non nasce dal nulla ma è figlia dello scenario attuale in cui i social media non rappresentano ancora un punto diretto per la vendita, nonostante Instagram stia evolvendo in questo senso come possiamo osservare in questo case e dall’introduzione del test relativo al checkout, ma sono un touchpoint che guida la ricerca e l’ispirazione all’acquisto. Infatti, basta citare alcuni dati relativi all’ultimo report realizzato da GlobalWebIndex:

    • il 22% dei consumatori online dichiara di aver iniziato a seguire almeno un brand negli ultimi mesi;
    • il 42%degli utenti afferma di utilizzare i social media per ricercare nuovi brand e prodotti;
    • il 58% degli intervistati vengono classificati/segmentati come FOMO (fear of missing out) networkers. Ovvero, quegli utenti che non vogliono perdere ogni novità relativa ai loro interessi.

    Il ruolo dei social media nel processo di acquisto. Dati GlobalWebIndex’s flagship report

    A questo punto, tornando al nostro case, una domanda sorge spontanea:

    come dare concretezza a questi numeri sfruttando Instagram per il lancio di un nuovo prodotto in grado di posizionare l’offerta e ispirare le audience a target?

    La Campagna

    Partendo dal presupposto che non sono esattamente la persona più adatta per descrivere il concept creativo di una campagna nel settore fashion, proverò comunque a cimentarmi in questo racconto per darti tutti gli elementi chiave di questa storia. Il nuovo modello di borsa, la Dreambox bag per l’appunto, si rivolge a giovani donne dinamiche che vivono intensamente la città come delle vere e proprie  supereroine. Ragione per cui, ad ogni modello è associato un superpotere che permette di sfruttare al meglio questa vitalità e vivacità: velocità,  super vista, super forza e antigravità. A dare un volto all’audience, a cui questa campagna si vuole rivolgere, troviamo la testimonial Aurora Ramazzotti che in diversi episodi racconta il prodotto e i superpoteri associati tramite uno stile che riprende la pop art.

    I Driver Della Campagna

    Uno dei punti chiave di questa campagna di lancio su Instagram è l’aver pianificato uno storytelling sequenziale e congruente in grado di guidare l’utente alla scoperta di tutti i modelli. Di conseguenza, gli asset di content marketing sono stati programmati per coprire diverse fasi.

    storytelling su instagram camapagna trussardi dreambox bag

    Innanzitutto, la campagna si apre con una prima fase teaser in cui la community di Trussardi è chiamata a scegliere il nome del nuovo modello di borsa tramite un post nel feed che funge da attivatore per far atterrare gli utenti nelle Stories dove sono chiamati a esprimere la loro preferenza. Insomma, il post ha un ruolo di connettore e le Stories sono l’asset conversazionale associato.

    Trussardi case study su instagram: come sfruttare i post per generare conversazioni tramite le instagram stories

    Questa sinergia tra post e Stories è particolarmente feconda in quanto ad oggi cresce esponenzialmente l’adozione delle Instagram Stories da parte dei brand, qui puoi trovare gli ultimi dati relativi al mercato europeo ed italiano, ma i post rappresentano ancora il principale ed indiscusso veicolo (82%) della reach. Quindi, per ottimizzare la performance delle Stories, bisogna necessariamente far dialogare i due asset sfruttando la maggiore copertura dei contenuti nel newsfeed. In aggiunta, le conversazioni stimolate (DM) sono un indicatore che influenza la copertuta delle Stories stesse e genera una maggiore reach.

    Instagram stories: i dati globali sulla reach tra post e stories

    A seguire abbiamo il vero e proprio lancio con (ovviamente) la presenza sin dall’inizio di una call to action (link in bio) per avere più dettagli nella specifica landing page, leitmotiv della campagna in tandem con gli shoppable post, e soprattutto questa fase funge da anteprima e chiama gli utenti a scoprire i nuovi episodi legati ai diversi modelli.

    La fase di lancio della campagna Trussardi dreambox bag su Instagram

    Nella terza fase, si susseguono i nuovi episodi e continua la sinergia tra post e Stories con il contenuto nel newsfeed che viene arricchito di maggiori dettagli nelle Stories, dando un motivo agli utenti per continuare il percorso di scoperta, capitalizzando inoltre lo Swipe Up.

    La sinergia tra post e stories nella campagna trussardi dreambox bag su Instagram

    Come prevedibile, la campagna di lancio non si concentra esclusivamente sul canale di Trussardi ma viene attivata una comunicazione cross canale tramite il profilo dell’influencer/testimonial. Piccola nota relativa a influencer marketing e trasparenza delle partnership, come possiamo osservare il post in basso riporta il tag relativo alla sponsorizzazione e l’hashtag #adv. Questa evidenza non deve sorprendere, infatti stiamo andando verso una sempre maggiore regolamentazione del settore e gli ultimi dati ci confermano che l’utilizzo dell’hashtag #ad da parte degli influencer è più che raddoppiato nel 2018.

    Influencer marketing e lancio di prodotto su instagram: comunicazione cross canale della campagna trussardi dreambox bag tra il canale di trussardi e il profilo instagram dell'influencer

    i dati relativi all'utilizzo dell'hashtag #ad da parte degli influencer

    Infine, la nostra campagna si conclude con un evento di lancio, un vero e proprio party esclusivo, che viene principalmente coperto tramite le Instagram Stories e fa leva sul fear of missing out mostrando il dietro le quinte della festa e dei suoi partecipanti. Mi sembra superfluo evidenziare come le Stories siano un ottimo strumento per creare un punto di incontro tra online e offline.

    Trussardi dreambox bag: copertura dell'evento di lancio tramite le instagram stories

    Adesso, non ci resta che dare un’occhiata ai risultati di questa campagna di lancio.

    I Risultati

    Prima di mostrare i risultati ho approfittato della presentazione per mettere in piedi un piccolo panel di discussione, composto principalmente da clienti di Socialbakers, tramite dei sondaggi live. Il mio intento era comprendere quali sono gli obiettivi dei brand nel 2019 su Instagram e al primo posto sono arrivati a pari merito crescita profilata dei follower e drive to website.

    Gli obiettivi dei brand italiani su Instagram nel 2019

    Alcune valutazioni su questo esito:

    • personalmente sono rimasto sorpreso dal risultato relativo alla crescita dei follower in quanto mi sarei aspettato più voti per le opzioni relative a brand awareness e influencer marketing ROI;
    • invece il secondo risultato non mi stupisce perché anche le analisi a livello internazionale, confermando ancora una volta la vocazione al social selling della piattaforma, mostrano come il drive to website sia divenuto l’obiettivo adv principale dei brand.

    Distribuzione degli obiettivi adv su instagram

    La campagna Trussardi Dreambox bag non fa eccezione e la valutazione dell’operato si è basata su un mix di metriche secondarie, propedeutiche ai veri indicatori, e primarie.

    I risultati della campagna Trussardi dreambox bag su InstagramInfatti, trattandosi di una campagna di lancio, l’obiettivo era quello di guidare la scoperta del prodotto tramite un aumento delle interazioni per influenzare l’algoritmo e dare più visualizzazioni ai contenuti al fine di ottimizzare il traffico al sito proveniente da Instagram. Risultati in termini di traffico che possono essere utilizzati in una seconda fase, relativa alla considerazione all’acquisto, per affinare il retargeting. Ancora una volta, le campagne non vanno pianificate come azioni one shot ma al contrario come attività perennemente in evoluzione in modo consequenziale.

    i dati del traffico della campagna trussardi dreambox bag

    Cosa Abbiamo Imparato & Best Practice

    Per concludere la nostra storia, non ci resta che chiederci

    come possiamo farci guidare dai dati per pianificare e misurare una nuova campagna?

    Definire Obiettivi Realistici e Realizzabili

    Può suonare come una banalità ma è uno degli errori più comuni in cui mi imbatto quando si parla di pianificazione delle campagne. Ovvero, definire obiettivi basandosi su generici benchmark di mercato (generalmente globali) e/o valutazioni meramente qualitative. All’opposto, ogni campagna sui social deve partire da un’analisi dei dati storici comparando le precedenti campagne e mettendole in relazione al budget relativo alla creazione di contenuti e adv. Ulteriormente, andremo ad affinare questo esercizio per gli asset di content marketing che mostrano la migliore performance. In questo modo, avremo degli standard credibili su cui fare affidamento.

    Best practice su Instagram: Definire Obiettivi Realistici e Realizzabili

    Storytelling & Pianificazione

    Non mi dilungherò a lungo su questo punto in quanto l’ho coperto a lungo durante questo post. In ogni caso, la tua storia deve essere lineare e comunicare in modo chiaro il valore e consistenza di call to action e incentivi per attirare l’attenzione del pubblico a target. Dobbiamo sempre metterci nei panni della nostra audience e chiederci: “perché dovrei visualizzare un video/commentare un contenuto/cliccare sulla CTA?”. Naturalmente, questo esercizio non è possibile senza una corretta profilazione delle proprie social personas:

    • dove spendono il loro tempo online?
    • con quali tipologia di contenuti interagiscono?
    • fuori dalle ovvietà, quali sono i loro interessi?
    • quali tipi di adv tendono ad evitare?
    • come scoprono un nuovo brand o prodotto?
    • cosa li porta a seguire o suggerire un brand?

    In questo modo, sarà anche più semplice definire le diverse fasi e segmentare di conseguenza la distribuzione dei contenuti in relazione ai vari momenti identificati.

    Come pianificare il proprio storytelling su Instagram

    Mettere In Relazione Le Metriche & Integrare La Reportistica

    Quando parliamo di misurazione dei risultati, un altro errore che osservo spesso è la creazione di report che coprono esclusivamente i totali delle campagne ma che non mettono in relazione la performance dei vari asset alle metriche non direttamente collegate ma che rappresentano il nostro vero obiettivo. Ad esempio, in questa campagna la maggioranza dei post presenta la CTA link in bio. Conseguentemente, bisogna incocriare i dati relativi a reach ed engagement dei post al traffico effettivamente generato. Stessa storia vale per le Stories, definendo un funnel di misurazione che copra reach, completion rate, DM, tap forward (se l’obiettivo è far scoprire la Stories successiva) e traffico.

    Best practice su Instagram: mettere in relazione le metriche

    best practice su instagram: integrare reportistica

    Ciò permette di capire quali creatività (visual, copy, CTA) sono in linea con le aspettative del pubblico e naturalmente i dati vanno ulteriormente filtrati sul sito in base a lead/conversioni generate.

    Segmentare I Risultati

    L’ultimo punto fa riferimento alla segmentazione dei risultati nella reportistica. Specialmente per campagne di lancio di prodotto che prevedono più modelli, andremo a valutare l’evoluzione dei KPIs per ogni singolo modello: copertura, interazioni/conversazioni e atterraggio sul sito. Questi insight ci permetteranno di capire quali modelli hanno riscosso il maggior successo (e quali no) e potremo far leva su questi spunti per 

    • fine-tune delle creatività legate ai prodotti meno performanti;
    • allocare il budget adv in base al ritorno;
    • generare consumer insight sulle preferenze del target.

    Con questo ultimo punto, siamo arrivati alla fine della nostra storia. Se vuoi segnalare altri esempi di campagne di brand italiani su Instagram, ti aspetto nei commenti.

  • Ecco un’analisi dei trend su Instagram in Europa e in Italia

    Ecco un’analisi dei trend su Instagram in Europa e in Italia

    Quando analizziamo l’evoluzione dei principali KPIs e metriche su Instagram, spesso prendiamo in considerazione dati globali e conseguentemente rischiamo di non avere una visione completa. Ecco allora una interessante analisi relativa all’evoluzione dei principali indicatori su Instagram in Europa e in Italia: investimento adv, contenuti e Stories.

    Quando analizziamo l’evoluzione dei principali KPIs e metriche su Instagram, spesso prendiamo in considerazione dati globali e conseguentemente rischiamo di non avere una visione completa. Attenzione, si tratta di un ottimo esercizio per comprendere le tendenze in atto e io stesso lo pratico frequentemente come ho fatto in questo articolo sull’advertising su Instagram. Tuttavia, i dati a livello mondiale sono spesso influenzati dal mercato americano. Quindi, questa tipologia di analisi può restituire dei risultati lontani da quella che è la nostra quotidianità ed operatività sul canale.

    Per questa ragione, in questo articolo ho riportato una mia recente analisi relativa all’evoluzione dei principali indicatori su Instagram in Europa e in Italia: investimento adv, contenuti e Stories.

    Investimento Adv

    Partiamo da una panoramica generale, relativa all’ecosistema adv dell’impero Facebook (non dobbiamo mai dimenticare chi è il proprietario/padrone di Instagram…), per poi rientrare nel dettaglio. Se analizziamo l’insieme delle campagne adv, al di fuori del posizionamento scelto, possiamo osservare una nuova maturità del mercato europeo. Infatti, i brand puntano ad obiettivi più avanzati nel percorso d’acquisto del consumatore con il drive to website (27.93%) che supera investimenti storici come engagement e reach. Insomma, meno awareness e più valutazione delle alternative.

    La distribuzione degli obiettivi adv su facebook, Instagram, audience network e messenger

    Andando in profondità di questi numeri, ovvero spostandoci dagli obiettivi al posizionamento adv, possiamo osservare come Instagram sia diventato un canale chiave con un risultato che tocca il 58.09%. Cifre che molto probabilmente non ti sorprenderanno ma che richiedono un ulteriore approfondimento.

    Distribuzione delle campagne adv in base al posizionamento: Facebook, Instagram, audience network e messenger

    Instagram è divenuto un posizionamento fondamentale e non ci sono dubbi a riguardo. Ciò nonostante, l’investimento resta fortemente ancorato a Facebook (71.4%) e la spesa su Instagram stenta a colmare il divario con un 26.47% di budget dedicato. Risulta quindi evidente lo scollamento tra la distribuzione del posizionamento (58.09%) e quella del budget (26.47%).

    La distribuzione della spesa adv su facebook, instagram, audience network e messenger

    Molto probabilmente, questa evidenza non nasce dal nulla ma è figlia dei risultati ottenuti. Per giustificare questa affermazione, basta dare un’occhiata alla tabella in basso.

    Il CPC in Europa su facebook, Instagram, Audience Network e Messenger

    In Europa possiamo notare due grandi differenze:

    1. un CPC sensibilmente più alto rispetto a mamma Facebook (o.20 VS 0.77);
    2. un CPC più alto rispetto alle medie globali sulla piattaforma (0.45 VS 0.77).

    Ovviamente, questo risultato è anche figlio della crescita esponenziale dell’investimento sul canale rispetto a (soltanto) sei mesi fa. Una maggiore concorrenza porta fisiologicamente a costi crescenti. Ad ogni modo, deve suonare come un campanello d’allarme in merito a pertinenza della segmentazione del target e rilevanza dei contenuti proposti. Sicuramente, i brand possono trovare una boccata d’ossigeno investendo sulle Instagram Stories che al momento attuale presentano un basso livello di competizione adv (30.7% del budget adv VS 69.3% del Feed) garantendo un CPC più basso. Mi sembra doveroso ripetere che anche in questo caso, come precedentemente accennato, pertinenza e rilevanza devono essere centrali.

    Distribuzione della spesa adv su Instagram tra Feed e Stories

    Contenuti

    Come amo ripetere, i dati vanno sempre messi in relazione per poter essere correttamente interpretati. In Italia, contrariamente a come poteva essere all’inizio della piattaforma, non esiste una correlazione tra la frequenza di pubblicazione e l’engagement. Basta comparare i due dati e osservare le relative evoluzioni.

    Numero di contenuti pubblicati in Italia su Instagram

    Evoluzione dell'engagement su Instagram in Italia

    Al contrario, abbiamo una correlazione negativa: quando abbiamo picchi di contenuti condivisi le interazioni calano e viceversa. Ancora una volta, è la qualità del contenuto, in relazione ai bisogni dell’audience, a fare la differenza e non la quantità. Concretamente, bisogna sposare un approccio votato alla mappatura delle proprie Social Personas: prima l’analisi del target e solo dopo la creazione di contenuti. Saltare questo punto, andrà ad impattare l’investimento in toto.

    La tipologia di post condivisi su Instagram in italia

    La tabella appena riportata ci mostra come nel nostro paese la strategia editoriale sia ancora foto centrica, con le immagini singole che rappresentano il 73.93% dei contenuti condivisi. Ovvero, una maggioranza schiacciante. Di conseguenza, si apre un interessante ragionamento in merito al posizionamento. Ossia, in un feed in cui i brand comunicano esclusivamente per immagini singole può risultare molto interessante variare e arricchire le proprie leve di content marketing per differenziarsi agli occhi dell’utente che svogliatamente scrolla il feed. Comunque, dopo queste prime valutazioni, una domanda sorge spontanea: qual è il ritorno in termini di engagement a seconda della tipologia di contenuto?

    L'engagement su Instagram in Italia a seconda della tipologia di contenuto: foto, video e caroselli

    Come risulta evidente, il risultato più flagrante è quello relativo ai video che generano soltanto il 9.50% di interazioni e presentano un divario ancora maggiore se comparati con i risultati su Facebook.

    Le interazioni a seconda del formato su Facebook

    Nondimeno, bisogna ragionare in prospettiva e quindi mi lancio in una previsione: Instagram sta investendo molto sul formato video, basti pensare all’introduzione di IGTV, e una strategia classica di ogni piattaforma social è dare maggiore copertura (rigorosamente in fase iniziale) ai formati di cui si vuole spingere l’adozione per attrarre investimenti. Ergo, penso sia il momento giusto, prendendo anche in considerazione il basso livello di concorrenza, di investire su questo formato.

    Stories

    Concludo l’analisi con qualche dato relativo alle Instagram Stories. Come prevedibile, anche in Italia decolla l’adozione delle Stories da parte dei brand. Eppure, è interessante notare come ci sia un calo della condivisione di Stories, dal 60% al 45%, associato ai periodi (novembre e dicembre) in cui generalmente vengono condivisi più contenuti per via della stagionalità. Personalmente, penso sia un’occasione mancata in quanto durante il periodo pre e natalizio le Stories possono diventare un ottimo strumento per generare consumer insight tramite i DM e gli sticker domande, oltre che un valido alleato per la scoperta di nuovi prodotti e offerte attraverso lo Swipe Up.

     

    L'evoluzione della condivisione di Instagram Stories da parte dei brand in Italia

    Infine, possiamo osservare come ci sia un aumento esponenziale della condivisione di Stories ma il principale veicolo per la reach restano i post con le Stories che superano appena il 5%.

    La portata della reach su Instagram in Italia: post e Instagram Stories

    Tre valutazioni a riguardo:

    1. questo dato fisiologicamente andrà ad evolvere, vista l’evidente crescita relativa all’adozione di questo formato;
    2. la maggiore copertura dei post richiede di ragionare in ottima integrata con i post che devono fungere da attivatori per guidare gli utenti sulle Stories dove saranno chiamati ad effettuare delle azioni in base allo storytelling scelto;
    3. anche a livello internazionale abbiamo un divario in termini di reach tra post e Stories ma meno marcato rispetto all’Italia, il dato globale mostra un volume di Stories più importante, con le Stories che rappresentano il 18% delle visualizzazioni uniche.

    Instagram stories: i dati globali sulla reach tra post e stories

    Per concludere, spero che questi dati possano esserti utili e se stai cercando esempi concreti su come ottimizzare la tua attività sul canale, ti rimando a un case study dedicato al brand La Redoute: come trasformare le interazioni in acquisti su Instagram.

  • FMCG su Facebook e Instagram: dati, insight e trend

    FMCG su Facebook e Instagram: dati, insight e trend

    Ecco una interessante ricerca che ci mostra l’evoluzione delle principali metriche su Facebook e Instagram in relazione al settore FMCG Food, i beni di largo consumo legati alla categoria alimentari e bevande.

    Di recente, sono stato ospite del gruppo Ferrero dove ho presentato una mia ricerca legata all’evoluzione delle principali metriche su Facebook e Instagram nel settore FMCG Food. Ovvero, i beni di largo consumo legati alla categoria alimentari e bevande.

    Personalmente trovo molto interessante la sinergia tra social media marketing e questo settore, in quanto le attività di marketing e comunicazione su questi canali posso dare risposta a nuove e tradizionali sfide del mondo fast-moving consumer goods:

    • segmentazione del posizionamento. Oggi, i beni di largo consumo alimentari stanno facendo esperienza di una crescente concorrenza proveniente da brand locali emergenti. Senza contare gli ottimi risultati, figli (anche) della crisi economica, delle private label (marca del distributore) che solo in Italia hanno aumentato la loro quota di mercato del 19%;
    • generare insight sui consumatori. Attività estremamente importante per comprendere quali linee di prodotto stanno ricevendo il miglior ritorno e in particolare in un periodo come questo caratterizzato da un’evoluzione dei modelli di consumo con una sempre maggiore attenzione da parte dei consumatori a tracciabilità, utilizzo delle materie prime, attenzione alla salute, etc.;
    • creazione di una brand equity distintiva. Non dobbiamo dimenticare che il settore FMCG è caratterizzato da una forte volatilità e una facile capacità di sostituzione nel carrello dei consumatori. Ergo, risulta fondamentale veicolare una conoscenza della marca e brand image (percezioni su una marca che determinano le associazioni di marca) differenziale per aumentare la loyalty;
    • innovare il product display. Per i beni di largo consumo, l’esposizione e riconoscibilità del prodotto risultano da sempre fondamentali per influenzare il processo d’acquisto. Basti pensare agli importanti investimenti sul packaging. Ragione per cui, i social possono diventare un canale chiave per il visual storytelling di marca.

    Detto questo, di seguito trovi tutti i dati e le evidenze emerse dall’analisi.

    Facebook

    Contrariamente ad altri settori, che hanno reagito al cambio di algoritmo di Facebook e al conseguente calo della reach organica con un esponenziale aumento del budget in paid advertising, possiamo osservare una lieve diminuzione della spesa. In aggiunta, questo dato si accompagna ad una crescita del 2% della reach a pagamento. Insomma, dati che fanno sperare in una nuova maturità legata all’ottimizzazione del budget.

    FMCG: spesa advertising su facebook

    FMCG: dati reach a pagamento su Facebook

    Tuttavia, bisogna sempre mettere a confronto le metriche per poterle interpretare correttamente. Infatti, constatiamo un evidente declino del click through rate (il rapporto tra numero clic e visualizzazioni) che passa da 1.08 a 0.75 e viene accompagnato da un (seppur lieve) incremento del CPC (costo per click). Questi numeri confermano (purtroppo ancora una volta) come siamo ancora lontani da una performance legata a

    • segmentazione del pubblico a target;
    • parcellizzazione del retargeting;
    • personalizzazione delle leve di content marketing a seconda dell’audience coinvolta.

    Al contrario, ci troviamo davanti ad una comunicazione massiva, rivolta a un pubblico ampio e non ben definito, che porta fisiologicamente a un divario tra costi e risultati. Comunque su questo argomento, ti rimando a un mio articolo a riguardo.

    FMCG: i dati sul CTR su facebook

    FMCG: i dati sul CPC su facebook

    A tal proposito, è interessate notare come a livello mondiale i video siano diventati il formato più sponsorizzato nel 2018, raggiungendo le foto, ma per quanto riguarda i beni di consumo alimentari rappresentano soltanto il 20% dei contenuti complessivi pubblicati e sono caratterizzati da una chiara riduzione delle visualizzazioni a pagamento.

    i dati sui formati più sponsorizzati su facebook

    la tipologia di contenuti condivisi su facebook dai brand FMCG

    Nonostante le sirene dei marketing guru, i video non sono la panacea di tutti i mali. Esattamente come per gli altri formati, il punto centrale è la rilevanza di cosa proponiamo in relazione alle reali aspettative ed esigenze del pubblico. Quindi, bisogna fare una riflessione sui contenuti proposti. Ad esempio le video ricette e la mera esposizione del prodotto, leve che vanno per la maggiore, non sono dei differenziali che permettono di posizionarsi realmente in quanto vengono proposti da svariati profili. Per di più, il tema del posizionamento ha un impatto diretto e concreto sul targeting paid. Mi spiego meglio, le visualizzazioni di per sé sono delle vanity metrics ma se ottimizzate per generare un reale interesse permettono di definire un funnel profilato di retargeting.

    FMCG su Facebook: i dati delle visualizzazioni video

     

    Per concludere questa prima parte dell’articolo relativa a Facebook, osserviamo un crollo delle interazioni ancora più marcato rispetto all’esperienza di altre categorie merceologiche. Ad ogni modo, bisogna prendere in considerazione che stiamo analizzando l’evoluzione temporale. Viceversa, se ci spostiamo dalla tendenza ai totali, il settore FMCG Food resta nella lista dei leader per engagement grazie alla presenza al suo interno di molti lovemark. Ciò nonostante, i dati appena citati indicano con chiarezza come il vento stia cambiando.

    I settori con i migliori risultati per engagement su facebook e instagram

    Instagram

    Il settore FMCG non fa eccezione rispetto agli altri e assistiamo ad un trend positivo di crescita legato alle interazioni e visualizzazioni dei post sulla piattaforma. In ogni caso, questa luna di miele è destinata a finire nel medio periodo in quanto sta aumentando in modo vertiginoso l’investimento paid (qui tutti i dati) nel canale. Fisiologicamente, tutto questo andrà ad impattare i risultati organici.

    FMCG su Instagram: i dati relativi ad engagement e interazioni

    FMCG su Instagram: i dati relativi alle visualizzazioni dei post

    Nondimeno, assistiamo ad un’opportunità mancata legata alle Instagram Stories con un tasso di adozione nettamente inferiore rispetto alle medie globali (siamo passati dal 25% al 50%) di tutti gli altri settori.

    Evoluzione delle condivisioni legate alle Instagram Stories

    Di conseguenza, abbiamo un risultato (molto) più basso, legato alle visualizzazioni generate da questo formato, in relazione ai brand delle altre categorie. Ovviamente, in tutti i settori i post sono ancora il principale strumento per veicolare reach e impression, dato che andrà a cambiare vista l’esponenziale crescita dell’adozione relativa alle Instagram Stories tanto dal lato degli utenti quanto da quello dei brand, ma in questo caso osserviamo una forchetta decisamente più ampia.

    FMCG su Instagram: le visualizzazioni di post e Stories

    Reach e impression di post e stories su instagram

    Risulta quindi naturale aprire una discussione sulla connessione tra post e Stories, in quanto i dati evidenziano la sinergia dei due formati. Ovvero, i post agiscono da attivatori, grazie alla maggiore copertura, per indirizzare gli utenti sulle Stories che amplieranno lo storytelling del contenuto sul newsfeed, agiranno da asset conversazionale stimolando i direct message e promuoveranno il drive to website (swipe up).

    Leggi anche

    Trasformare la passione in acquisti su Instagram: il case study La Redoute

    In conclusione, i dati ci mostrano come ci sia ancora da rimboccarsi le maniche ma allo stesso ampi spazi di manovra ed opportunità. In ogni caso, i brand FMCG non hanno molta scelta: il posizionamento è qualcosa di realmente chiave per non essere considerati intercambiabili e facilmente sostituibili con altri player della stessa categoria.

    Se vuoi segnalare brand FMCG che secondo te lavorano molto bene sui social, lascia un commento.

  • Trasformare la passione in acquisti su Instagram: il case study La Redoute

    Trasformare la passione in acquisti su Instagram: il case study La Redoute

    Come si riesce a trasformare le interazioni e le passioni in acquisti su Instagram? Questa case study dedicata a La Redoute lo dimostra, grazie ad una serie di elementi. Scopriamoli insieme.

    [dropcap type=”background”]R[/dropcap]ecentemente sono stato ospite di una conferenza in Grecia (Ecommerce Expo) dove ho presentato un case study dedicato ad un mio cliente: La Redoute. Personalmente, penso che si tratti di una storia molto interessante in quanto copre svariati punti: centralità dei dati, storytelling votato (realmente) ai bisogni delle persone, utilizzo intelligente di UGC (User Generated Content) ed influencer, un lieto fine fatto di like e commenti che diventano acquisti. In aggiunta, non capita tutti i giorni di imbattersi in un case study su come guidare la propensione all’acquisto su Instagram.

    Per questa ragione, ho deciso di riportate nel dettaglio le diverse sezioni che compongono questa storia: 

    1. lo scenario attuale, alcuni dati chiave relativi a Instagram e social commerce/shopping;
    2. la sfida di business, le domande a cui La Redoute ha dovuto dare risposta;
    3. la strategia, le linee guida della campagna;
    4. le soluzioni messe in campo, la declinazione tattica/operativa delle linee guida strategiche;
    5. i risultati, i numeri che confermano la bontà dell’operato.

    1.Lo Scenario Attuale

    Prima di lanciare una qualsiasi campagna, il primo passo deve concentrarsi sul contestualizzare il ruolo dei social media all’interno del percorso d’acquisto del consumatore. A tal proposito, ci viene in aiuto una recente ricerca realizzata da GlobalWebIndex (“The latest social media trends to know in 2019”): i social media non sono ancora un punto diretto d’acquisto ma rappresentano un touchpoint strategico con il 42% degli utenti che dichiara di utilizzarli per ricercare nuovi brand e prodotti. In aggiunta, secondo lo studio 2018 Global Consumer Insights di PwC, i consumatori mettono al primo posto i social network come fonte primaria di ispirazione all’acquisto. Si tratta di dati molto interessanti ma che vanno messi in relazione alla specificità di Instagram.

    Social Commerce

     In un mio recente articolo su questo blog (“Ecco lo stato dell’arte dell’advertising su Instagram”), avevo già coperto il tema relativo all’evoluzione in atto della piattaforma: ovvero, comincia a prendere fortemente piede un utilizzo del canale per influenzare la fase legata alla considerazione all’acquisto e non soltanto alla notorietà di marca. Ecco alcune cifre a supporto di questa affermazione:

    •  900 milioni di account cliccano sugli Shoppable Posts per visualizzare i tag prodotto tutti i mesi;
    • 60% degli utenti afferma di aver scoperto un prodotto su Instagram;
    • 75% degli intervistati dichiara di aver intrapreso un’azione come visitare un sito, cercare su Google, acquistare un prodotto, suggerire ad un amico dopo aver interagito con un post su Instagram;
    • la media di campagne paid passa dal 17.44% al 54.55% e aumenta il drive to website del +6%.

    Social Commerce su instagramIn questo contesto, nasce la sfida di business della Redoute.

    2.La Sfida Di Business

    La Redoute è uno dei principali e-commerce per fatturato in Francia con i suoi (circa) $558.4m di vendite nette generate al livello globale nel 2017. Inoltre, si tratta di un brand che a livello di categorie di prodotto, investe principalmente su due asset:

    1. fashion, vestiti e accessori;
    2. mobili e arredo per interni.

    Tuttavia, trattandosi di un marchio storico fondato nel 1928, la transizione all’online non è stata facilitata dal forte attaccamento dei suoi consumatori al catalogo cartaceo. Di conseguenza, Instagram ha rappresentato una grande opportunità. Infatti, si tratta di una naturale estensione del catalogo ma allo stesso tempo permette di definire una narrazione a sé stante e in grado di collegare l’esperienza di consumo sui vari formati.

    Conseguentemente, ha preso forma un chiaro interrogativo a cui dare risposta:

    “Come ispirare la mia audience a target, aumentare la propensione all’acquisto e definire uno storytelling in grado di connettere i consumatori alla marca?”

    3.La Strategia

    La risposta a questo interrogativo è stata tanto semplice quanto efficace: dare voce agli utenti e connettere l’esperienza d’acquisto tra social, sito e attivazioni offline come il catalogo. Ad ogni modo, la precedente affermazione può suonare estremamente retorica e poco concreta se non accompagnata da una chiara definizione dei driver che guidano la fiducia dei consumatori.

    recensioni prodotti online

    Se interrogati su cosa rende una raccomandazione di prodotto effettuata da qualcuno che non conosci sui social fidata, gli utenti indicano due chiare opzioni:

    1. effettivo utilizzo del prodotto e servizio;
    2. conoscenza del prodotto e dei temi connessi.

    Quindi, abbiamo potuto isolare due asset chiave attorno a cui è stata sviluppata la nostra campagne di vendita: i consumatori stessi in quanto utilizzatori del prodotto e i contenuti da loro creati (User Generated Content), gli influencer in quanto esperti riconosciuti e credibili in un dato settore. Da questi presupposti, è nata la campagna les préférés/i preferiti.

    la campagna les préférés

    4.Le Soluzioni

    Il primo passo è stato la centralizzazione del processo di content intelligence tramite un tool (quello per cui lavoro che si chiama Socialbakers) dedicato. Da un punto di vista pratico, questa operazione è stata declinata in tre passaggi:

    1. analisi delle precedenti campagne e benchmark dei competitor per individuare best practice e azioni non performanti;
    2. definizione di un flusso avanzato di lavoro del team content in merito a creazione dei contenuti, momenti di approvazione, comunicazione interna e realizzazione dei template;
    3. sviluppo di dashboard automatizzate di misurazione dei risultati in tempo reale per poter mettere in campo gli aggiustamenti del caso.

    Centralizzazione content intelligence

    In contemporanea è partita una mappatura dei prodotti sul sito per individuare i preferiti dagli utenti. Attenzione, quando parliamo dei prodotti preferiti non facciamo riferimento (necessariamente) ai più venduti ma a quelli con i voti più alti e i migliori commenti. A seguire, queste recensioni sono state trasformate in veri e propri shoppable post in cui il copy/caption riportava letteralmente i virgolettati dei consumatori:

    Il consiglio di MlleMell “stavo cercando dei sandali di questa tipologia e devo dire che sono perfetti e di buona qualità. Il prodotto ricevuto rappresenta perfettamente la foto sul sito. Contenta di questo acquisto”

    UGC La Redoute

    Allo stesso tempo, questi contenuti sono stati promossi (anche) in tandem con influencer specializzati in fashion e home decor. Da un lato, sui profili della Redoute, i post venivano condivisi mantenendo i virgolettati dei consumatori. Simultaneamente, sui profili degli influencer, gli stessi prodotti venivano arricchiti dalle opinioni ed esperienze degli autori.

    Influencer La Redoute

    Infine, durante tutto il periodo della campagna, il sito è stato ridisegnato per dare maggiore spazio ai prodotti individuati come les préférés/i preferiti tramite una promozione dedicata, finestre, gallerie e popup. Come abbiamo visto all’inizio di questo articolo, i social sono un touchpoint intermedio di ispirazione all’acquisto che dialoga con le azioni successive intraprese dagli utenti e gli altri asset online che abbiamo a disposizione, sito in testa. Ragione per cui, coerenza e coordinazione sono due aspetti chiave per rendere più fluido il processo di vendita.

    Coordinazione sito e Instagram

    Per riprendere uno dei miei film preferiti, L’odio di Mathieu Kassovitz, fino a qui tutto bene ma il problema non è la caduta, ma l’atterraggio. Quindi, non ci resta che dare un’occhiata ai numeri di questa campagna.

    5.I Risultati

    Le interazioni da sole non hanno alcun valore di business e se non vengono riempite di senso sono soltanto delle vanity metrics che non spostano alcun equilibrio. Tuttavia, se utilizzate in maniera strategica, come veicolare fiducia e inspirare/influenzare il processo d’acquisto, possono diventare un importante volano di vendita. Ad esempio, tornando al nostro caso La Redoute, l’analisi ci mostra come i contenuti relativi alla campagna abbiamo generato:

    • +74% di engagement;
    • +90% del tasso di commenti;
    • +8% del traffico organico da Instagram sul sito.

    Engagement La Redoute

    Ovviamente, questi dati da soli non permettono di sancire il successo di una campagna ma hanno reso possibile le cifre a seguire:

    • -23% del costo per click (dati ad account La Redoute);
    • +40% delle vendite direttamente attribuibili a Instagram (dati Shoppable Posts e Google Analytics).

    Risultati campagna La Redoute

    Come in ogni storia che si rispetti, abbiamo quindi un lieto fine: i like e i commenti diventano acquisti e trasformano Instagram in un canale strategico di vendita per uno dei principali e-commerce europei.

  • Ecco lo stato dell’arte dell’advertising su Instagram

    Ecco lo stato dell’arte dell’advertising su Instagram

    Instagram è la piattaforma del momento. Con oltre 1 miliardo di utenti a livello globale, il 60% dei quali con un’età inferiore ai 30 anni, e con oltre 2 milioni di advertisers attivi e una previsione di fatturato nel 2018 di 6,6 miliardi di dollari, fare advertising su questa piattaforma è ormai strategico per le aziende. Ma vediamo qual è lo stato dell’arte dell’advertising su Instagram.

    La centralità di Instagram è sotto gli occhi di tutti e quindi non merita ulteriori approfondimenti. Tuttavia, vale la pena interrogarsi sulle ragioni di questo risultato. Personalmente, penso che basti citare due dati per trovare la risposta:

    • crescita esponenziale, oltre che estremamente più rapida rispetto alle altre piattaforme, degli utenti attivi mensilmente. Inoltre, questo dato sugli utenti è accompagnato da un tasso di adozione molto rapido relativo ai nuovi formati come le Stories;

    instagram advertising stories

    Instagram stories advertising

    • risultati ottimali in termini di interazioni organiche in relazione agli altri canali. Nella fase iniziale, si tratta di una strategia classica, dando maggiore copertura ai contenuti, per popolare un canale e attrarre investimenti.

    instagram advertising

    Questi due fattori hanno veicolato l’attenzione da parte dei brand e conseguentemente stiamo assistendo a un investimento massivo sulla piattaforma. Ad ogni modo, ultimamente ricevo molte domande a riguardo e noto una certa (fisiologica) confusione sullo scenario attuale. Per questa ragione, in questo articolo ho raccolto alcuni dati chiave relativi alle mie ultime presentazioni e workshop:

    1. Come sta evolvendo l’investimento adv?
    2. Quale posizionamento sta prendendo il canale?
    3. Quali sono gli scenari a venire?

    Ovviamente, per poter investire in maniera mirata su questa piattaforma bisogna avere le idee chiare sullo stato di cose attuali. Quindi di seguito, ho riportato la risposta a questi interrogativi.

    brand instagram advertising

    1 – Come sta evolvendo l’investimento adv?

    Aumenta in maniera incisiva la concorrenza con una media di campagne paid sul canale che passa dal 17.44% al 54.55%. Ragione per cui, osserviamo allo stesso tempo un aumento dell’engagement di tutti quei settori che tradizionalmente erano lontani da questa piattaforma.

    instagram advertising campagne

    instagram advertising engagement

    Una tendenza confermata dal confronto con mamma/matrigna Facebook. Ovvero, i brand stanno migrando sempre più il budget adv verso Instagram.

    instagram advertising condivisioni social media

    Tuttavia per avere una migliore interpretazione, bisogna sempre mettere in relazione i dati. Infatti, crescono le sponsorizzazioni e ovviamente si riduce la portata dell’organico. Non a caso per la prima volta, assistiamo ad una (seppur lieve) diminuzione della media delle interazioni totali. Un andamento in divenire da prendere fortemente in considerazione.

    dati engagement su instagram

    Questa prima panoramica ci porta ad un’ulteriore domanda sulla strada intrapresa dal canale.

     

    2 – Quale posizionamento sta prendendo il canale?

    Basta aprire il proprio smartphone per rendersi conto del successo delle Instagram Stories e i brand non rappresentano un’eccezione. Difatti, l’adozione decolla e in soli sette mesi passa dal 25% al 50%.

    instagram stories advertising

    In ogni caso, se parliamo di questo formato, i brand sono evidentemente ancora in fase di test. Ragione per cui, la spesa adv è ancora fortemente ancorata al newsfeed e stenta a prendere il suo spazio se parliamo di Stories.

    instagam stories feed advertising

    Comunque, bisogna tenere a mente che per favorire l’adozione dei nuovi formati paid le piattaforme, rigorosamente in fase iniziale, tengono i costi relativamente molto bassi. In questo caso, non osserviamo eccezioni con un CPC altamente competitivo che apre ampi spazi di manovra per le campagne legate al drive to website/e-commerce.

    instagram advertising cpc

    Personalmente, trovo questi dati molto interessanti ma l’analisi degli obiettivi legati alla spesa possono indicarci con maggiore precisione l’evoluzione della piattaforma.

    instagram advertising distribuzione

    Rispetto alle precedenti rilevazioni, possiamo osservare uno spostamento e in un certo senso una nuova fase di maturità legata all’utilizzo di Instagram:

    • diminuisce l’investimento in engagement (-6%);
    • al contrario, in maniera speculare, aumento il drive to website (+6%);
    • ergo, comincia a prendere fortemente piede un utilizzo del canale per influenzare la fase legata alla considerazione all’acquisto e non soltanto alla notorietà di marca. Qui un case study a riguardo.

    Sulla base di questi dati, sembra sempre più evidente la vocazione al social commerce del canale. Una direzione indicata anche dallo sviluppo stesso del prodotto, ad esempio con l’introduzioni di feature specifiche come gli shoppable post e Stories.

    3 – Quali sono gli scenari a venire?

    Per quanto mi riguarda, il social shopping è il presente e il futuro della piattaforma. Di conseguenza, bisogna cominciare ad andare oltre al volume delle interazioni e la crescita dei followers per valutare KPIs maggiormente orientati alla vendita come CTR, traffico al sito, lead e conversioni, etc. Per questo motivo, bisogna fare alcune riflessioni.

    instagram advertising

    Ripensare le interazioni

    Cerchiamo di essere chiari sin dall’inizio, l’engagement non ha alcun valore di business ma tattico/operativo legato al retargeting delle audience più attive. Di conseguenza, l’obiettivo non deve essere generare un alto volume di engagement ma qualificare le interazioni. In termini pratici, questo vuol dire sposare un approccio orientato alla mappatura delle proprie Social Personas nella creazione dei contenuti. Quindi, prima di creare le nostre risorse di content marketing, andremo ad indagare:

    • interessi e bisogni;
    • obiettivi e sfide;
    • brand preferiti e affinità con il marchio del cliente;
    • principali demografiche.

    Questa attività ci permetterà di rendere più rilevanti i contenuti per i segmenti maggiormente propensi all’acquisto. Di conseguenza, le interazioni saranno votate all’ispirazione e non alla mera collezione di like. Ragione per cui a seguire, il retargeting di contenuti legati all’acquisto vero e proprio sarà percepito in modo più naturale e fisiologico da parte degli utenti.

    instagram advertising influencers

    Ampliare la portata degli influencer

    L’investimento attorno all’influencer marketing è già molto forte ma ad oggi i contenuti sono prevalentemente organici. Un dato che apre ampi spazi di manovra per pianificare fette di budget dedicate alle sponsorizzazioni e inserire nel brief specifiche scelte di targeting. Piccola parentesi, fisiologicamente nel lungo periodo andrà ad acuirsi la concorrenza attorno ai contenuti paid degli influencer.

    instagram advertising influencers socialbakers

    Ad ogni modo, non bisogna fermarsi qui ma dobbiamo sempre ricordarci che gli influencer sono degli incredibili creatori di contenuti. Questo significa puntare meno su campagne one shot ma (al contrario) di lungo periodo sviluppando, in sinergia con il creator, formati/contenuti che in successione coprono ogni fase della relazione: scoperta del prodotto, valutazione all’acquisto, conversione. Un punto che emerge anche dall’opinione dei consumatori stessi. Infatti, secondo il report The Influencer Marketing Report 2018, se interrogati sugli influencer e i temi legati ad autorevolezza e fiducia gli utenti rispondono:

    – che i fattori che maggiormente guidano la credibilità sono conoscenza e utilizzo del prodotto, oltre che competenza ed esperienza del settore;
    – che una precedente fiducia nell’autore, legata quindi ad interazioni passate, rende più credibili le segnalazioni di prodotto.

    instagram advertising e-commerce

    Pensare in ottica e-commerce

    Se associato al giusto concept creativo, il tuo profilo Instagram può diventare un perfetto catalogo dei tuoi prodotti esattamente come un e-commerce. Allora, possiamo mettere in campo alcune strategie similari:

    • retargeting di prodotti complementari/similari ai precedenti acquisti provenienti dal canale;
    • sequenze di offerte/promozioni per recuperare i carrelli abbandonati;
    • segmentare il targeting (custom audience) sulla base di interazioni e visite sulle pagine di prodotto per promuovere coupon, prove prodotto e inviti per attività esclusive in negozio al fine di stimolare la valutazione all’acquisto;
    • sfruttare specifiche feature come le Dynamic Product Ads.

    instagram advertising e-commerce

    Conclusioni

    Questo è lo scenario attuale restituito dalle cifre. Tuttavia, si può prevedere il futuro soltanto se si sa interpretare il presente, dati alla mano. Un tema su cui si dovrebbe riflettere in quanto (allo stato attuale) non vedo un’auspicata maturità aziendale in termini di know-how interno, centralità e cultura del dato. Saltare questo punto porterà semplicemente a costi crescenti accompagnati da una mancata incisività delle attività di marketing sulla piattaforma. Insomma, una fumosità fatta di belle foto e tanti followers.