Autore: Franz Russo

  • Vino e Digitale 2017: attenzione al Contenuto e cresce l’uso di Instagram

    Vino e Digitale 2017: attenzione al Contenuto e cresce l’uso di Instagram

    La quarta edizione della ricerca FleishmanHillard Italia sulla presenza online delle prime 32 aziende vinicole italiane rileva una maggiore attenzione al contenuto e quindi a raccontarsi di più. Tra i social più utilizzati, Facebook si conferma il più usato, ma cresce del 23% in un anno Instagram. Ancora fermo l’e-commerce diretto.

    Da qualche anno seguiamo con molta attenzione la ricerca di FleishmanHillard, agenzia di comunicazione tra le più importanti al mondo con 85 uffici in oltre 30 paesi, che mira a disegnare l’evoluzione del digitale all’interno di un settore così importante per la nostra economia come quello del Vino. La quarta edizione della ricerca sulla presenza online delle prime 32 aziende vinicole italiane per fatturato (secondo l’ultima indagine Mediobanca) rileva un uso dei canali social media ormai integrato all’interno della comunicazione aziendale. Ma ci sono elementi di novità interessati quest’anno che confermano questo andamento.

    vino digitale social media franzrusso.it 2017

    Da parte delle aziende del Vino italiane comincia a manifestarsi una maggiore attenzione verso il Contenuto e quindi verso il racconto delle proprie realtà aziendali. Il 53% delle aziende dedica sempre più attenzione sul proprio sito al tema dei vitigni autoctoni nell’ambito della valorizzazione del territorio: le cantine che legano la comunicazione dei propri prodotti alle specificità del luogo d’appartenenza salgono quest’anno al 75% (+22% rispetto a 2016). Altro aspetto degno di nota è che oggi il 37,5% delle aziende prese in esame parla di sostenibilità.

    Altra novità da segnalare, all’interno di uno scenario social in costante evoluzione, è il forte aumento dell’utilizzo di Instagram (+23%) e Wikipedia (presidiata dal 37,5% contro l’11,5% del 2016). Ancora da esplorare l’integrazione di chat per favorire conversazioni real time sui siti; ancora male l’e-commerce proprietario, utilizzato da pochissimi (3 su 32).

    Per l’edizione 2017 si conferma sul gradino più alto del podio Frescobaldi, stabile ormai dal 2014, seguita da P. Antinori che sale al secondo posto, Masi Agricola stabile al terzo, Cavit Cantina Agricoltori in quarta posizione, in salita, mentre Mezzacorona chiude la top 5, in calo di tre posizioni. La classifica per intero la trovate nell’infografica in basso.

    vino digitale aziende digitale social media 2017

    Questo un po’ l’andamento generale della ricerca. Ma cerchiamo di fissare qualche insight più specifico in merito. Allora:

    Per quanto riguarda i social media, dal punto di vista quantitativo, l’analisi conferma Facebook come il canale più utilizzato dalle aziende lo usa no in 25 su 32; a seguire da YouTube (20 su 32), Instagram (17 su 32) e Twitter (16 su 32). Instagram, come già detto all’inizio, è la vera rivelazione, in crescita del 23% rispetto allo scorso anno. L’utilizzo d’immagini e video supera quello di contenuti puramente testuali, meno efficaci e d’impatto.

    Questi dati vengono poi confermati dalla frequenza di aggiornamento, con in evidenza proprio Instagram e Facebook: in entrambi i casi, più del 70% delle aziende che possiede un account ha pubblicato contenuti con cadenza almeno settimanale, garantendo continuità al proprio flusso di comunicazione. Oltre il 43% di aziende twittano quotidianamente e il 35% pubblica video su YouTube con cadenza almeno mensile, a chiusura di un quadro qualitativo in progressiva crescita.

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    [box type=”info” align=”aligncenter” class=”” width=””]Leggi anche le ricerche “Vino e Digitale” del 2014 – 2015 – 2016[/box]

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    La ricerca di FleishmanHillard evidenzia anche il crescente uso di Wikipedia, sono infatti in forte aumento le aziende che hanno migliorato la propria visibilità SERP (Search Engine Results Page) grazie ad una pagina dedicata alla propria storia, ai prodotti e al territorio (37,5%, contro l’11,5% del 2016).

    Come detto, la maggioranza delle aziende (75%) comunica il proprio territorio, mentre il 53% parla di vitigni autoctoni, della loro storia e delle loro peculiarità. In aumento – sul 47% dei siti delle aziende – i riferimenti a enoteche, degustazioni e canali commerciali consigliati sui siti (contro il 31% del 2016).

    Il 37,5% delle aziende (12 su 32) parla di sostenibilità: la crescente sensibilità dei consumatori verso questi temi spinge sempre più aziende a comunicare le proprie politiche virtuose in materia di agricoltura sostenibile, efficienza energetica e attenta gestione delle risorse naturali.

    La quasi totalità delle aziende (31 su 32) presenta siti in almeno due lingue, tipicamente italiano e inglese, mentre un’azienda su tre anche in tedesco, cinese fermo a 2 su 32. La disponibilità di diverse lingue è un fattore chiave sia per comunicare correttamente l’identità di marca sia per supportare l’export.

    Peggiorano numero di “link-in” (siti esterni che rimandano al website aziendale) e Page-Rank, evidenziando ancora ampi margini per il miglioramento dei siti in ottica SEO (Search Engine Optimization).

    La nota ancora dolente che riguarda il Vino e in Digitale è l’e-commerce diretto: solo 3 aziende su 32 hanno adottato piattaforme di vendita sul proprio sito. In pratica, è ancora troppo esternalizzato, quindi affidato all’esterno. Eppure, ma questo lo abbiamo ripetuto già altre volte, il commercio online gestito direttamente dal proprio sito per il Vino sarebbe un grande volano.

    Da segnalare anche l’assenza di chat che possono favorire il dialogo in tempo reale sui siti di riferimento indirizzando gli utenti verso informazioni per loro rilevanti (come ricerca e educazione su prodotti, eventi delle cantine, disponibilità di visite guidate, etc.).

    Un quadro in evoluzione quello che riguarda il Vino e il Digitale delineato dalla quarta edizione di questa interessante ricerca, una delle poche che fa un’analisi di questo tipo. Rispetto alle prime edizioni, si sono registrati dei grandi passi avanti, sia in termini di racconto che in termini di crescita dell’utilizzo degli strumenti, vedi Instagram. No si riesce però a comprendere questo grande ritardo rispetto all’utilizzo dell’e-commerce diretto.

    E voi che ne pensate?

    vino digitale aziende digitale social media 2017 infografica

  • Su Instagram è possibile caricare e condividere foto dal sito mobile

    Su Instagram è possibile caricare e condividere foto dal sito mobile

    Instagram rende disponibile il caricamento delle immagini anche dal sito mobile. Collegandosi su instagram.com da dispositivo mobile vedrete comparire l’icona della macchina fotografica con la scritta “Pubblica una foto”. L’unica pecca è che per ora non è possibile aggiungere filtri alle immagini.

    Avremo mai la possibilità di caricare immagini su Instagram dal sito via desktop e non dall’app? Da quello che risulta forse ci si sta avvicinando molto a questa possibilità, molto richiesta, tra l’altro. Infatti, per ora la possibilità di caricare immagini è solo realizzabile collegandosi a instagram.com dal proprio dispositivo mobile. Una volta arrivati sul sito, noterete comparire l’icona della macchina fotografica e sotto la dicitura “Pubblica una foto”. Una funzionalità non da poco che permette ad Instagram di estende l’esperienza di utilizzo che va oltre l’utilizzo esclusivo dell’app. L’unica pecca, ma sicuri che sarà solo momentanea, è che non è possibile aggiungere filtri all’immagine che viene caricata, la si può al massimo ruotare. Se è vero, come riporta TechCrunch, che questa possibile è in fase di test dal mese di marzo, allora è lecito attendersi qualcosa di più nelle prossime settimane.

    instagram mobile immagini foto

    Instagram mira quindi ad esser l’app più usata per caricare e condividere immagini, anche senza l’uso diretto dell’applicazione mobile. Fino ad ora la versione mobile del sito serviva agli utenti per seguire le notifiche e navigare tra le immagini, ma con questo aggiornamento viene anche aggiunta una modalità ridotta della tab “Esplora”. Oltre alla impossibilità di editare le immagini, dalla versione mobile del sito non è possibile realizzare Instagram Stories o inviare messaggi diretti.

    instagram foto sito mobile

    Il primo ad accorgersi dell’attivazione di questa nuova funzionalità è stato Matt Navarra di TNW che l’ha twittata subito:

    E TechCrunch ha poi raggiunto Instagram per chiedere conferma della nuova funzionalità e degli sviluppi futuri. E Instagram ha risposto:

    Instagram.com (da mobile) rappresenta un’esperienza ottimizzata per il mobile. E’ progettato per offrire agli utenti un’esperienza più ampia, indipendentemente dal device o dalla rete”.

    Instagram punta ad arricchire quindi l’esperienza e alla crescita globale dell’app. Oltre a questa novità c’è anche l’annuncio della imminente modalità offline solo per gli utenti Android, per ora.

    Con i ritmi di crescita che abbiamo visto al momento del raggiungimento del traguardo dei 700 milioni di utenti e con queste novità, è molto plausibile prevedere il traguardo del miliardo di utenti nei prossimi mesi.

  • Il futuro della Subscription Economy è anche in Italia

    Il futuro della Subscription Economy è anche in Italia

    Si chiama Subscription Economy, termine coniato di recente, e indica proprio l’economia della sottoscrizione, ossia un vero modello di business basato sugli abbonamenti. In occasione del suo arrivo in Italia, SlimPay ha presentato una ricerca su questo fenomeno: il 74% degli italiani dichiara di aver sottoscritto un abbonamento con 2,2 sottoscrizioni per persona.

    La Subscription Economy comincia a prendere piede anche in Italia. Il termine è stato coniato di recente e sta ad indicare un nuovo modello di business basato proprio sugli abbonamenti. Riguarda tutti i settori e permette agli utenti di avere accesso a prodotto e servizi, da dove e come vogliamo, grazie ad un abbonamento. Un fenomeno molto apprezzato dagli italiani.

    Nei giorni scorsi ha fatto il suo arrivo in Italia SlimPay, fintech francese specializzata nei pagamenti ricorrenti tramite addebito diretto, proprio per favorire la trasformazione digitale del commercio con soluzioni innovative per le transazioni on line relative a servizi o prodotti erogati in abbonamento. Dallo streaming di musica e video al car sharing, fino alle utenze, le nuove tendenze di consumo vedono diminuire nelle persone l’interesse per il possesso fisico dei beni e aumentare la propensione all’utilizzo di servizi e prodotti in abbonamento. Cambiano così anche le modalità di business di molti settori, con conseguenti effetti sui metodi di pagamento, ora dilazionati nel tempo e ricorrenti.

    subscription economy slimpay franzrusso.it 2017

    SlimPay per l’occasione ha anche presentato i risultati di una sua ricerca condotta in Francia, Spagna, Germania, Regno Unito, Francia, Benelux e Italia sulla base di un campione di 5 mila consumatori. “Gli Europei e la Subscription Economy”. La ricerca dimostra che a fare da volano alla subscription economy, in Italia come negli altri Paesi UE, ha contribuito anche la sempre più alta familiarità dei consumatori con l’e-commerce e i pagamenti online.

    Dalla ricerca è venuto fuori un quadro molto interessante e variegato dell’attuale modello di consumo e pagamento online, analizzando il quale si scopre, per esempio, che la sottoscrizione di abbonamenti è già presente in tutti i Paesi UE dove si hanno una media di membership per persona che oscilla tra i 2,2 e i 5,7. I Paesi dove attualmente la subscription economy è più diffusa sono il Regno Unito, la Spagna e la Francia, dove la popolazione sembra ormai aver familiarizzato con questo metodo di consumo. Meno presente in Italia, Germania e Benelux dove però ci sono buone prospettive di crescita.

    Oggi, infatti, il 74% degli Italiani dichiara di avere sottoscritto ad almeno un abbonamento – contro l’85% della media Europea – con 2,2 sottoscrizioni per persona contro i 5,7 degli spagnoli; i 5,4 dei francesi, i 4,3 degli inglesi i 3,4 del Benelux e i 3 della Germania. Il vantaggio? Per le 5.000 persone coinvolte nella ricerca, sta nella sicurezza del pagamento e nella certezza di non dimenticare di saldare la quota per tempo.

    Ad oggi, i consumatori italiani utilizzano l’addebito diretto sul conto corrente per pagare le bollette di telefonia, vale a dire quote per noleggio e utilizzo smartphone, Adsl, Tv e applicazioni varie (59%); per saldare i consumi di luce e gas (51%); per liquidare le rate di polizze e assicurazioni varie (30%). In base alle proiezioni fatte dalla ricerca SlimPay, esiste però un alto potenziale di crescita anche in altri settori, in particolare il 52% degli Italiani si dichiara disposto a pagare le tasse tramite addebito diretto, mente il 36% pagherebbe secondo queste modalità i trasporti ed il 29% l’affitto.

    Anche in fatto di subscription economy il tema della sicurezza è di grande importanza. Il 64% degli italiani ha eseguito una autenticazione al momento del pagamento online per evitare il furto di dati bancari che consentono acquisti non autorizzati. Autenticazione  fatta via sms nel 64% dei casi e per il resto via web o tramite app mobile. Una modalità molto apprezzata dai nostri connazionali, visto che per l’89% di essi porta più vantaggi che svantaggi. Tema sicurezza molto sentito in questo contesto anche se si considera il fatto che la disponibilità a effettuare pagamenti sul web con addebito bancario diretto è molto alta. Si va dal 62% della Germania al 58% del Regno Unito, passando per il 57% della Spagna, il 53% dell’Italia, fino al 47% della Francia e al 42% del Benelux. In Italia, in particolare, a oggi, il 49% della popolazione ha realizzato acquisti online con pagamento diretto sul conto corrente, facilitati anche dall’Iban, lo standard internazionale ideato per semplificare le transazioni economiche in tutta Europa, il cui funzionamento è conosciuto dall’89% dei connazionali, che però sanno poco o nulla di SEPA (solo il 29% sa cos’è), che ha come obiettivo quello di offrire ai cittadini, alle imprese e alle pubbliche amministrazioni la possibilità di effettuare e ricevere pagamenti in euro nell’area UE, senza più differenze tra pagamenti nazionali ed europei, con la stessa facilità e sicurezza con cui vengono eseguiti nei singoli paesi.

    SlimPay, nata nel 2009, è leader europeo di servizi per i pagamenti tramite addebito diretto SEPA. Oltre all’elaborazione dei pagamenti sia in euro che in sterline GBP per piani di pagamenti fissi e variabili, SlimPay fornisce tecnologie e servizi a valore aggiunto per consentire alle aziende on line di acquisire nuovi clienti, favorire la fidelizzazione del cliente a lungo termine e massimizzare i ricavi. L’azienda impiega oltre 60 specialisti in 6 uffici internazionali e gestisce più di 2000 clienti (inclusi Deezer, Nespresso, UNICEF …) in 34 paesi. Per ulteriori informazioni potete collegarvi al sito slimpay.it.

    In basso l’infografica che riassume tutti i dati della ricerca di SlimPay.

    Subscription Economy Europa infografica

  • Edizione numero 100 per il Giro d’Italia con il doodle di Google

    Edizione numero 100 per il Giro d’Italia con il doodle di Google

    Il Giro d’Italia di Ciclismo giunge all’edizione numero 100 e anche Google vuole celebrare la seconda corsa a tappe più importante al mondo con un doodle animato. E’ una delle corse che fa parte del Grande Giro, insieme al “Tour de France” e alla “Vuelta a Espana”.

    Il Giro d’Italia arriva all’edizione numero 100 e anche Google vuole celebrare la corsa rosa con un doodle animato, visibile in gran parte d’Europa, Australia e Asia (non si capisce per non in Francia o in Spagna). Il Giro d’Italia è una delle corse a tappe più importanti al mondo, seconda solo al Tour de France, la più antica. Insieme alla corsa d’oltralpe e alla Vuelya spagnola fa parte del Grande Giro, ossia le più importanti corse a tappe europee.

    100 edizione giro italia google doodle

    #Giro100 inizia oggi in Sardegna con la prima tappa Alghero-Olbia e al via vi saranno 197 ciclisti di 22 squadre. Le tappe complessive sono 21, il Giro arriverà infatti a Milano il 28 maggio 2017 con l’ultima tappa che partirà dall’Autodromo di Monza. I chilometri che i ciclisti percorreranno sono in totale 3.615 con una media di 171,7 km per tappa.

    Il Giro d’Italia anche in questa edizione numero 100 manterrà al sua caratteristica di corsa per scalatori, sono infatti 8 le tappe previste di “montagna media” e 5 le tappe di “alta montagna”. Tra le salite più difficili ci saranno Blockhaus in Abruzzo, lo Stelvio, il Mortirolo, il Tonale, il Passo del Pordoi, Passo Gardena e Monte Grappa. Il Mortirolo in questa edizione verrà chiamato Salita Scarponi, in onore di Michele Scarponi grande ciclista scomparso di recente in un incidente durante gli allenamenti proprio in vista del Giro d’Italia.

    La prima edizione del Giro d’Italia è datata 13 maggio del 1909 e da allora sono state 99 le edizioni della corsa a tappe, tranne durante la prima e la seconda Guerra Mondiale. Tra i ciclisti che hanno vinto il maggior numero di edizioni ci sono Alfredo Binda, Fausto Coppi e Eddy Merckx con 5 edizioni per ciascuno.

    I favoriti di questa edizione numero 100 del Giro d’Italia, per riuscire a vincere il “trofeo Senza Fine”, sono Vincenzo Nibali, Nairo Quintana, Thibaut Pinot e Geraint Thomas.

  • World Password Day 2017, il 59% degli utenti condividerebbe la password

    World Password Day 2017, il 59% degli utenti condividerebbe la password

    In occasione del World Password Day, giornata per sensibilizzare gli utenti sull’importanza di scegliere password efficaci e “sicure”, McAfee ha pubblicato i risultati di un sondaggio. I risultati sono che il 37% degli utenti trascrive su un foglio di carta le proprie password; il 54% possiede almeno un dispositivo senza alcuna protezione per l’accesso. Il 59% condividerebbe la password con altri. Ecco alcun utili consigli.

    Il 4 maggio è la giornata del World Password Day, celebrata ogni anno per sensibilizzare gli utenti sull’importanza di scegliere password efficaci e “sicure”. E in occasione di questa giornata, su un tema così delicato come la sicurezza dei propri dati protetti da password, McAfee ha condotto un sondaggio in Australia, Francia, Germania, India, Giappone, UK e USA. I risultati sono sorprendenti, nel senso che dal punto di vista della protezione dei propri dati attraverso una pasword in effetti c’è ancora molto da lavorare, tanto.

    I risultati della ricerca McAfee

    Secondo gli intervistati, una delle modalità più diffuse per memorizzare le proprie password è scriverle. Il 37% degli intervistati ha ammesso di conservare un documento con tutte le proprie password in un posto ritenuto sicuro. Al secondo posto, l’abitudine di riutilizzare le password per più account, con il 34% che ammette di farlo regolarmente.

    Sorprendentemente, con il 57% sono le donne di età compresa tra 18 e 24 anni ad avere questa brutta abitudine, rispetto al 25% degli uomini della stessa fascia di età che ammettono di riutilizzare la stessa password per più account.

    password world password day franzrusso.it 2017.

    Fortunatamente, anche l’utilizzo di un programma per gestire le password è stato tra i metodi più utilizzati per tenere traccia delle password con il 20% che ne fa un impiego regolare. Ancora una volta i più attenti alla protezione sono gli uomini, che con una percentuale più che doppia (29%) rispetto alle donne (12%) utilizzano maggiormente questo sistema di archiviazione delle password.

    Un dato sorprendente è che più della metà, il 54%, degli intervistati possiede tra uno e quattro dispositivi non protetti da password o da una forma di autenticazione biometrica (come l’impronta digitale). Il 60% possiede tra uno e quattro dispositivi senza protezione di accesso, rispetto al 44% di persone che vivono in una zona rurale.

    L’autenticazione tramite impronte digitali è il fattore singolo considerato piú affidabile per sbloccare i dispositivi collegati al posto di una password (35%). Questa percentuale sale al 50% per gli individui tra i 18 ei 24 anni.

    E cosa succede nel momento in cui si dimentica la password? Il 18% degli intervistati tenta varie combinazioni di password finché l’account non viene bloccato. Più della metà (54%) degli intervistati, se si dimentica la password, il più delle volte abbandona il sito senza fare quello che avrebbe voluto.

    Ecco come gli utenti creano la propria password

    Quando deve creare una password, meno della metà (46%) degli intervistati afferma che la propria principale preoccupazione sia l’efficacia della password, mentre il 34% è più interessato a che sia semplice da ricordare. Un preoccupante 59% degli intervistati si è dichiarato disponibile alla condivisione delle proprie password con gli altri. I più giovani sono i più aperti alla possibilità di condividere le loro password con il 69% degli intervistati di età compresa tra i 18 e i 24 anni che afferma di non trovarci niente di sbagliato.

    Il 73% per cento degli uomini nella fascia di età 18-24 si sente tranquillo nel condividere le password rispetto al 65% delle donne dello stesso gruppo di età. Le password condivise più spesso sono state quelle delle applicazioni di streaming video, con poco meno di un quarto (23%) che afferma di essere disposto a condividere la propria password per questa tipologia di servizi.

    Alcuni utili suggerimenti per creare una password sicura

    • Creare password efficaci. Le password sono le chiavi della nostra vita digitale, perciò è bene essere certi di creare password solide e uniche per bloccare l’ingresso agli utenti indesiderati. È consigliato utilizzare un mix di numeri, lettere minuscole e maiuscole e simboli. Più complessa è la password, più difficile sarà violarla. Infine, evitare le password comuni e facili da indovinare come “12345” o “password”.
    • Utilizzare l’autenticazione a più fattori (MFA). Utilizzare più fattori di autenticazione per i propri account, ad esempio l’impronta digitale o un dispositivo affidabile, porta molti vantaggi, tra cui una maggiore sicurezza e un più facile accesso ai propri account online. Se si utilizza un servizio che offre l’MFA, assicurarsi di abilitarlo. Più fattori è possibile combinare, più sicuri saranno gli account.
    • Cambiare spesso la password. Assicurarsi di cambiare le password alcune volte l’anno, specialmente se le password sono state utilizzate per più account. Utilizzare nuove password uniche aiuterà a rimanere un passo avanti rispetto ai criminali informatici.
    • Utilizzare un password manager. Un programma per la gestione di password, come l’app True Key, aiuterà a creare password complesse e affidabili, eliminando la difficoltà di ricordarle e permetterà di accedere automaticamente ai propri siti web preferiti utilizzando l’autenticazione multifattoriale.

    Allora, come vi rapportare voi con la password? Siete anche voi tra quelli che la condividono con gli altri o la scrivono su un foglio di carta?

  • Cresce l’e-commerce in Italia nel 2017: i settori su cui puntare

    Cresce l’e-commerce in Italia nel 2017: i settori su cui puntare

    Il Netcomm Forum 2017 si avvicina, il prossimo 10 e 11 maggio 2017 al MiCo di Milano 12 mila aziende si daranno appuntamento all’interno della più importante manifestazione italiana dedicata all’e-commerce. Un’occasione per formarsi, informarsi, conoscere i nuovi trend e i settori su cui puntare. Per i lettori di Intime è disponibile un codice promo per partecipare a questo grande evento.

    Il #NetcommForum 2017 si avvicina, il prossimo 10 e 11 maggio 2017 al MiCo di Milano 12 mila aziende si daranno appuntamento all’interno della più importante manifestazione italiana dedicata all’e-commerce, l’unico momento annuale che traccia lo scenario italiano relativo al commercio online. Netcomm Forum è anche una grande occasione di formazione e informazione, grazie ai 60 workshop previsti durante le due giornate che offriranno alle aziende suggerimenti, consigli e accorgimenti per incrementare il proprio business con il commercio online. Ma qual è lo stato attuale dell’e-commerce in Italia? Per saperlo il consiglio è quello di partecipare all’evento per apprendere dati e informazioni sullo stato attuale del commercio online in Italia.

    Come abbiamo imparato in questi anni, grazie anche ai dati rivelati nelle scorse edizioni del Netcomm Forum, gli italiani apprezzano sempre di più il commercio online. Nel 2016 il mercato aveva raggiunto un valore di 19 miliardi di euro e il numero complessivo di utenti che acquistavano online era di 13 milioni. Una crescita significativa se questo valore di mercato viene paragonato a quello del 2011, quando era di 9,3 miliardi di euro. Dato significativo da registrare è che tra il 2015 e il 2015 il fenomeno e-commerce in Italia ha fatto segnare una crescita del 18%. Certo, l’intero mercato vale circa il 4% nel nostro paese, un dato ancora inferiore a quello degli altri paesi europei come ad esempio il Regno Unito, dove l’e-commerce ricopre già una percentuale del 15%. Ma il nostro paese è in crescita, sia dal punto di vista delle vendita che dal punto di vista degli utenti che acquistano online, in aumento.

    e-commerce netcom forum italia 2017 franzrusso.it

    I settori che trainano l’e-commerce italiano sono travel, luxury e food, tre settori che rappresentano in qualche modo il nostro essere italiani. Le aziende che operano in questi settori avranno quindi grandi vantaggi se sapranno coglierli innovando il proprio business, guardando al digitale come volano per crescere, sapendo delle opportunità li attendono. Ma per fare questo bisogna appunto investire in tre direzioni:

    • Mobile: gli acquisti che oggi avvengono attraverso i dispositivi mobili rappresentano circa il 20%, un’occasione da non perdere dunque. Obiettivo è quello di ottimizzare il proprio portale in modalità responsive, per essere navigabile al meglio da mobile;
    • User experience: migliorare l’esperienza di acquisto degli utenti è una delle chiavi di successo nell’e-commerce. Troppo spesso gli utenti approdano su siti interessanti ma sono scoraggiati da una navigazione che non agevola la raccolta delle informazioni e quindi l’acquisto;
    • Spedizione e metodo di pagamento: velocizzare la spedizione e garantire nuove forme di pagamento è sicuramente un modo per attrarre nuovi utenti. Anche in questo caso, la lentezza nella consegna e la scarsa dotazione di strumenti per il pagamento scoraggia spesso gli utenti. Una veloce spedizione e una vasta scelta di metodi di pagamento sono adesso opzioni necessarie.

    Queste alcune direttrici su cui puntare oggi, ma resta valido l’invito a prendere parte al Netcomm Forum 2017.

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    Prenotate da subito la vostra presenza utilizzando il codice promo neTcoMM2017, riservato ai lettori di InTime, al seguente link. Con questo codice si avrà accesso al seguente sconto:

    • Dal 04/05/2017 all’ 11/05/2017: 90€, invece che 130€ (IVA esclusa).

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    Non vi resta a questo punto di approfittare di questa proposta.
    Buzzoole

  • Su Facebook è ormai presente più di un quarto della popolazione mondiale

    Su Facebook è ormai presente più di un quarto della popolazione mondiale

    Facebook ha reso noti i dati relativi al primo trimestre del 2017 che evidenziano come il social network, nato nel 2004 da un’idea di Mark Zuckerberg, continui a crescere. Gli utenti attivi al mese sulla piattaforma sono ormai 1,94 miliardi, vale a dire più di un quarto della popolazione mondiale. E il traguardo dei 2 miliardi è ormai vicino.

    I dati finanziari del primo trimestre del 2017 di Facebook ci dimostrano, ancora una volta, che il social network più grande del mondo continua a crescere. Certo, il ritmo è rapportato alle dimensioni, ma è in costante e continua crescita, soprattutto se rapportato ad altre piattaforme che stentano proprio in questo (il riferimento a Twitter è puramente voluto). Dal punto di vista squisitamente finanziario, i ricavi sono cresciuti del 49% fino a raggiungere 8,03 miliardi di dollari rispetto ai 5,38 miliardi dello stesso periodo del 2016. Un dato che addirittura supera le attese degli analisti che scommettevano su 7,8 miliardi di dollari. Questa crescita è legata al boom della raccolta pubblicitaria sui dispositivi mobili, che ha rappresentato ben l’85% di quella totale. Inoltre, l’utile netto è balzato a 3,06 miliardi, a fronte degli 1,73 miliardi dello scorso anno.

    facebook un quarto popolazione mondiale franzrusso.it 2017

    Dati che certamente segnano quelli che sono i ritmi di crescita di quello che abbiamo già definito l’ecosistema Facebook.

    Ma, come sempre, il dato più interessante resta quello legato alla base utenti. Fino a qualche anno fa, si diceva che Facebook era ormai prossimo alla saturazione e che un ritmo di crescita sostenuto come nei primi anni sarebbe stato difficile da mantenere. Vero, solo che in realtà, anche negli anni a seguire, Facebook ha continuato a crescere. Gli ultimi dati del Q1 2017 ci dicono che Facebook è arrivato a contenere all’interno del social network 1,94 miliardi di utenti, ossia più di un quarto della popolazione mondiale che è di 7.477.220 (dati aggiornati a gennaio 2017). Una crescita a due cifre: +17% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

    facebook 1-94 miliardi utenti 2017 franzrusso

    E gli utenti attivi al giorno sono 1,28 miliardi con una crescita, anche qui a due cifre, del 18% in un anno. Il traguardo dei 2 miliardi di utenti è ormai alla portata e lo raggiungerà nel Q2 2017. In Europa ha poi superato la soglia dei 350 milioni di utenti, arrivando ad essere ora 354 milioni di utenti.

    Facebook è sempre più una grande macchina che cresce che racchiude al suo interno diversi modi di vivere l’esperienza di contatto con altri utenti. La sua forza sta proprio in questo, essendo riuscito in questi anni, specialmente dal 2012 a questa parte, a fissare una strategia, basata sulla crescita via mobile, che portasse a diversificare l’esperienza degli utenti. Una cosa finora non riuscita ad altri. Certo, ci vogliono i mezzi, e Facebook ne ha tanti per poterlo fare oggi. Ma se li è creati puntando su una strategia chiara.

    E voi che ne pensate?

  • La Reciprocità e i Legami Deboli sui Social Media

    La Reciprocità e i Legami Deboli sui Social Media

    Nonostante i cambiamenti della Comunicazione Digitale, sui Social Media vince ancora la Reciprocità. E’ “il dare per avere gratuito” che si considera caratteristica intrinseca degli amici. Eppure, gli studi psicologici rivelano come anche i Legami Deboli abbiano un ruolo essenziale nel sostenere e fortificare il comportamento della Reciprocità.

    Sui Social Media si nota che oggi è più facile riscontrare risposte violente e veri propri attacchi diretti ad una persona o ad un gruppo.
    Il boicottaggio vince più di prima
    L’attenzione a mettere in ridicolo, a sottolineare con forza gli sbagli, a denunciare EpicFail.
    Eppure, esaminando la comunicazione e le interazioni odierne sui Social Network, questa non è la dinamica che va per la maggiore.

    Il dato rilevante è che sopravvive e si rinforza sempre più il desiderio di Reciprocità.
    Si è molto attenti a condividere o mettere like a colleghi che per primi hanno sostenuto il nostro lavoro in rete.
    Ci si sente alla pari solo ricambiando il reciproco interesse.
    E’ indubbiamente utile chiedersi il perché e, soprattutto, approfondire il significato di Reciprocità.
    “Un rapporto è reciproco quando il valore trasmesso tra le parti è uguale”: questo è ciò che si può affermare come definizione.
    Come sopravvive, tuttavia, questo rapporto in un contesto dove “gli amici” raggiungono i cinquemila – come su Facebook – e le interazioni risultano infinite?
    Per comprendere il fenomeno della rilevanza delle connessioni in Rete, studiamo prima di tutto quale sia l’equilibrio delle relazioni interpersonali.

    legami deboli social media

    L’immediatezza e la capacità di essere pubblici in Rete, e di rimanerlo nel tempo, fa emergere con facilità alcuni comportamenti umani del tutto istintivi.
    Esiste, prima di tutto infatti, una regola non scritta secondo cui al dare segue l’avere.
    Chi riceve attenzioni si sente in dovere di ricambiare attenzioni.
    E lo fa con piacere.
    Sui social network, e in generale nel web marketing, questo avviene regolarmente e si stabilisce così un legame più stretto fondato del tutto sulla gratuità.
    Ecco una caratteristica intrinseca della Reciprocità: è gratuita.
    Si regala un ebook? Si ricevono in cambio foto, recensioni, post.
    E’ prettamente istintivo questo comportamento, perché è alla base c’è sempre il bisogno di far parte del Gruppo e di rispettarne le norme di Appartenenza.
    E’ molto più forte del desiderio di piacere singolarmente.
    E’ la necessità primordiale di non essere soli, di ricevere approvazione e riconoscimenti tali da sentirsi dentro ad un sistema.
    Quel sistema fatto di relazioni che danno il senso al nostro stesso lavoro e, spesso, alla nostra stessa esistenza.

    Sono, tuttavia, tantissimi i Brand a non “utilizzare” questi istintivi comportamenti umani.
    Troppo spesso ancora non si capisce che creare una Community online non può che essere un vantaggio per l’azienda.
    Creare un dialogo in cui l’utente è riconosciuto come interlocutore indispensabile all’interazione e alla crescita stessa del Brand è uno dei primi indispensabili passi nel Social Media Marketing.
    E naturalmente l’effetto – che si cerca e che si ottiene – con un dialogo paritetico è la fidelizzazione del cliente.

    Esiste, poi, un altro aspetto della Reciprocità.
    Possiamo chiamarlo “Effetto Familiarità”, come detto in psicologia.
    Tale effetto determina il fatto che più si segue e si è in amicizia con qualcuno più lo si apprezza, più ne si parla ad altri, più si pubblicizza positivamente.
    Sembra una banalità, ma sui Social Media questo comporta un aumento delle condivisioni, delle conversazioni riguardo ad un post e naturalmente delle conversioni.
    Applicando, infatti, lo stesso principio al Social Media Marketing si vede come mostrandosi presenti agli interessi degli utenti, condividendo prodotti in target con esposizione costante, l’azienda guadagna visibilità, acquista il favore dei clienti e – anche in questo caso – riesce a fidelizzarli con più facilità.

    Tuttavia, nel gioco delle interazioni, dobbiamo sempre e comunque tener presente il potere delle Aspettative.
    Ne abbiamo parlato qui: https://www.franzrusso.it/insideweb/aspettative-psicologia-aiutare-lavoro-digitale/.
    Nel campo della Reciprocità, le Aspettative non hanno un ruolo facilitante.
    Si può prevedere, ad esempio, che i nostri post avranno molte condivisioni, creeranno traffico, saranno spunto di riflessioni capaci di coinvolgere moltissimi “amici” e, poi, accorgersi che tutto ciò rimane deluso.
    Pericolosissima, la delusione.
    Perché la si comunica sempre, più o meno inconsciamente, come una sorta di tradimento.
    Che ci si ritorce contro.
    Di fatto le interazioni si indeboliscono, subentra uno scetticismo che non dovrebbe trovare casa sul Web, e che altro non è che la paura di non raggiungere le aspettative altrui.

    E’ proprio qui, tuttavia, che le Teorie Psicologiche risultano più utili.
    Negli anni ’90 lo psicologo e antropologo Robin Dunbar ha dimostrato, presso il gruppo di ricerche neuro-sociali di Oxford, che in un qualsiasi contesto gli esseri umani non riescono a gestire più di 150 relazioni.
    Oltre a questo numero, a causa di un limite psico-cognitivo legato alle capacità di processare le informazioni, le interazioni si indeboliscono fortemente.
    Nel 1973 il sociologo Mark Granovetter, docente alla Johns Hopkins University di Baltimora, definì il Fenomeno dei Legami Deboli.
    Partendo da uno studio su come, attraverso i social network, si possa aiutare qualcuno a trovare lavoro, emerse che solo il 17% di chi aveva effettivamente ottenuto un’occupazione grazie a interazioni online era stato favorito da amici stretti, mentre la maggior parte era riuscita a trovare lavoro grazie a contatti poco familiari o del tutto occasionali.
    I Legami Deboli, appunto.
    Legami che, nello studio di Granovetter, sono risultati essere estremamente forti.

    I Social Media sono le piattaforme più indicate e opportune per i Legami Deboli, poiché aiutano di fatto ogni giorno a superare il limite delle 150 interazioni ipotizzato da Dumbar.
    Ed è così che si garantisce un’interazione assai più variegata, in cui la Reciprocità assume sempre il carattere dominante.
    C’è, infatti, maggior supporto contraccambiato gratuitamente ed è facile che vengano a formarsi circoli virtuosi di fiducia, condivisione e collaborazione.
    Il legami sociali deboli sono più potenti delle amicizie forti e consolidate?
    Granovetter formulò l’ipotesi che si trattino di veri e propri ponti sociali, facilissimi da perdersi per strada perché assai poco consolidati, eppure di grandissima importanza.
    Perché sono ponti verso mondi sociali lontani, che non raggiungeremmo mai probabilmente senza i Legami Deboli.
    Di fatto, le nostre interazioni in Rete si mantengono e si sviluppano anche così.
    Certo i legami forti hanno un effetto trascinante ed esplosivo nella Comunicazione attraverso i Social Network, ma è anche vero che ci connettono con persone che comunque fanno parte della nostra vita.
    Viceversa, sono appunto i Legami Deboli a garantire scorciatoie per il successo in Rete, dove i ponti tra mondi distanti sono spesso l’elemento chiave.

  • E intanto i Millennials preferiscono (ancora) le Snapchat Stories

    E intanto i Millennials preferiscono (ancora) le Snapchat Stories

    Lo scontro tra Snapchat Stories e Instagram Stories si arricchisce di un’altra puntata. Secondo una recente ricerca di Whatsgoodly, condotta su un campione di circa 2 mila Millennials, le Stories su Snapchat sono preferite dal 78%, anche se il dato è in calo del 10%. Il 16% dichiara di non usare nessuna delle due e solo il 4% dichiara di usare Instagram Stories.

    Ad agosto 2016, quando Instagram, a sorpresa, introdusse le Instagram Stories, affermammo che quella poteva essere una bella mossa, soprattutto se l’obiettivo di Instagram fosse stato quello di portare verso la propria app i Millennials. Nei numeri l’obiettivo sembrava essere proprio questo. Ora, non è detto che non lo sia e che qualcosa in questo senso non si stia già muovendo, ma forse per capirne di più è il caso di dare un’occhiata a qualche dato, perchè potrebbe rivelarci qualche sorpresa.

    E i dati ce li fornisce una recente indagine condotta da Whatsgoodly che ha chiesto a quasi 2 mila Millennials, 1.991 per l’esattezza, quale modalità di racconto usassero di più: Spachat Stories o Instagram Stories?

    snapchat stories instargram stories millennials

    Ebbene, nel periodo che va dal 5 al 18 aprile 2017, i Millennials hanno risposto di preferire le Snapchat Stories nel 78% dei casi. Un numero altissimo e forse quasi inaspettato, vuol dire che da agosto 2016 ad aprile 2017 non si è registrata ancora una preferenza marcata da parte dei Millennials verso Instagram Stories, come ci si attendeva. Abbiamo detto “ancora” non a caso. Sì, perchè che diamo un’occhiata all’indagine condotta quattro mesi prima, e cioè dal dal 15 novembre al 15 dicembre 2016, notiamo che la preferenza verso le Snapchat Stories da parte dei Millennials era dell’88%, 10 punti percentuali in più rispetto al dato rilevato ad aprile 2017. Si è verificato quindi un leggero calo, le Snapchat Stories restano ancora la modalità preferita dei Millennials rispetto alle Instagram Stories, ma la preferenza si riduce.

    snapchat stories instargram stories millennials aprile 2017

    E dove è andato a finire quel 10% che in quattro mesi ha smesso di preferire Snapchat Stories? Avrà scelto Instagram Stories? No, ha finito, invece, per non sceglierne alcuna. E’ andato ad alimentare il dato che riporta quei Millennials che non usano nè Snapchat Stories e nè Instagram Stories. Infatti, se ci fate caso, il dato del 4% dei Millennials che scelgono a dicembre 2016 Instagram Stories è rimasto identico anche quattro mesi dopo, cioè ad aprile 2017. Così come è rimasto identico il 2% dei Millennials che affermano di usarle entrambe.

    snapchat stories instargram stories millennials dicembre 2016

    Come abbiamo visto in questi mesi, le Stories rappresentano per Facebook un’importante arena di scontro con Snapchat per accaparrarsi quegli utenti che ancora non riescono ad entrare in sintonia con Snapchat. E’ anche vero che l’obiettivo di Facebook è quello di arrivare a quella fascia di età che tutti i brand hanno sotto mira, che è proprio quella dei Millennials, più flessibili nelle loro scelte, dinamici e che sono alla ricerca di modalità nuove e sempre più coinvolgenti. questa ricerca ci dimostra che, lentamente, i Millennials abbandonano Snapchat Stories ma non abbracciano ancora del tutto Instagram Stories. Di conseguenza, Facebook ha tutto l’interesse a non mollare la presa e a giocare tutto sull’innovazione di Instagram, la vera chiave di volta in questo scontro. Vince chi saprà innovare di più. E da questo punto di vista, con i mezzi a dispozione, Instagram è avvantaggiato.

    E voi cosa ne pensate? Quale preferite tra Snapchat Stories e Instagram Stories?

  • Dopo 14 anni LinkedIn può considerarsi un grande social network

    Dopo 14 anni LinkedIn può considerarsi un grande social network

    LinkedIn, co-fondato da Reid Hoffman, oggi executive chairman, esattamente 14 anni fa, nei giorni scorsi ha superato il grande traguardo dei 500 milioni di utenti. Un traguardo che permette al social “business” network di essere considerato tra i grandi. Peccato che solo il 25% degli utenti lo usi attivamente.

    LinkedIn supera il traguardo dei 500 milioni di utenti (distribuiti in 200 paesi del mondo), un traguardo importante che proietta la piattaforma di business networking tra i grandi social network del Web. Erano 400 milioni ad ottobre 2015. Un traguardo però raggiunto in ben 14 anni, LinkedIn è stato fondato proprio nel maggio del 2003 e tra i fondatori c’era anche Reid Hoffman, oggi executive chairman e membro di Microsoft che ha acquisito la piattaforma a giugno dello scorso anno.

    linkedin social network 500 milioni utenti

    LinkedIn raggiunge questo traguardo in un momento importante della sua storia. Come detto, oggi è di proprietà di Microsoft che prova ad entrare nel grande mondo dei social media. Già, ma oggi LinkedIn può essere considerato un social media a tutti gli effetti? Si, perchè proprio su questo aspetto LinkedIn sta giocando tutta la sua evoluzione: sta infatti trasformandosi da social “business” network, per come lo abbiamo sempre conosciuto, a social media, al pari di Facebook, per fare un esempio. Sta cominciando a mettere al centro della sua strategia di network il contenuto e non più solo il classico CV. Una trasformazione importante per una piattaforma del genere che per sua natura ha conosciuto una evoluzione, in termini di base utenti, molto lenta, non certamente paragonabile ad altre piattaforme. LinkedIn fino a qualche mese fa era da ritenersi una piattaforma diversa, specifica, ma ora sta cambiando.

    Peccato solo che su una base di 500 milioni di utenti solo il 25% di questi risulti effettivamente attivo. Ecco, forse la trasformazione in atto vuole provare a far crescere questo dato. Certamente le ultime novità, per gli Usa (almeno per ora) provano smuovere questo dato, come l’introduzione dei trending topic, un modo per tenete l’utente più attivo sulla piattaforma con l’intento di alzare il livello di interazione. Bisogna aumentare certamente la base utenti, ma quello che più interessa è ridurre il divario tra utenti registrati e utenti attivi, ancora troppo elevato.

    Gli italiani apprezzano LinkeIn, sono 10 milioni e la quinta città al mondo più attiva è proprio Milano, preceduta da Londra al primo posto, Amsterdam, San Francisco e Giacarta. Tra i paesi più connessi ai vertici troviamo Emirati Arabi Uniti, seguiti da Olanda, Singapore, Gran Bretagna, Danimarca. E sono poi 9 milioni le aziende iscritte; 100 mila sono gli articoli pubblicati ogni settimana dai membri del social; e 10 milioni le offerte di lavoro attive.

    Da sapere poi che le 5 figure lavorative più connesse sono (quindi quelle che lo usano di più) sono quelle che appartengono a queste aree: risorse umane; product management; business development; marketing; consulting.