Autore: Franz Russo

  • Ecco Elen, il corporate chatbot di Enel su Facebook Messenger

    Ecco Elen, il corporate chatbot di Enel su Facebook Messenger

    Il mondo dei Bot è in continua evoluzione e anche Enel non vuole perdere questa grande opportunità di contatto. Ed ecco infatti Elen un chatbot dedicato alla comunicazione corporate su piattaforma Facebook Messenger.

    Il mondo dei Bot è in continua evouzione e pare che il 2017 sia addirittura l’anno per aprire una società bot, lo consigliava The Next Web qualche mese fa. E’ un mercato in grande evoluzione che fa leva, ovviamente, sul grande sviluppo che hanno avuto, e hanno ancora, le app di instant messaging. Proprio queste ultime hano superato nel 2015, in termini di utilizzo, le app dei 4 principali social network, come riportava Business Insider. E anche in Italia cominciano a svilupparsi chat bot con un assistente virtuale in grado di guidare l’utente ad un primo contatto.

    Enel chatbot Elen

    A dicembre scorso vi avevamo presentato quello che era il primo esempio realizzato da un portale e-commerce, Hurry, su Messenger ealizzato da un portale e-commerce, Hurry, su Messenger e oggi, invece, vogliamo parlarvi di Elen il chat bot di Enel, la prima utility, e una della prime aziende nel mondo, a lanciare un chatbot dedicato alla comunicazione corporate su piattaforma Facebook Messenger.

    Anhe Enel vuole quindi cogliere questa opportunità di contatto diretto, infatti l’impiego di Elen è quello di semplificare e digitalizzare la relazione quotidiana con i principali stakeholder (clienti, azionisti, dipendenti, media, ecc). Basta fornire al chatbot poche keyword per avere in cambio i contenuti più rilevanti (notizie) che raccontano l’impegno di Enel nel mondo. Grazie alla possibilità di attivare notifiche push è possibile restare informati su comunicati stampa, notizie e storie appena queste vengono pubblicate. Elen parla tre lingue: italiano, inglese e spagnolo; ed è in grado di rispondere alle domande legate all’organizzazione, come ad esempio «chi è il CEO di Enel?» (vedete in basso il nostro esempio) e alle sue attività, «cosa fa Enel a Larderello?», avvicinando l’azienda ai suoi stakeholder.

    enel elen messenger chatbotenel elen messenger chatbot

    Secondo Ryan O’Keeffe, Direttore della Comunicazione di Enel: «

    Digitalizzazione e Customer-Centricity sono due pilastri molto importanti della Strategia Industriale del Gruppo Enel. Il lancio di un canale di relazione su Facebook Messenger porta il nostro brand più vicino ai nostri stakeholder, e ci porta avanti nella trasfomazione digitale di Enel”.

    Questo è solo il primo passo di Enel sulla piattaforma di Facebook Messenger che vanta oltre un miliardo di utenti attivi nel mondo con una forte penetrazione proprio in quei paesi dove Enel è presente. Intendiamo evolvere questo ulteriore canale di comunicazione seguendo le linee del piano di comunicazione digitale del gruppo» riporta Isabella Panizza, Head of Global Digital Communications di Enel, che aggiunge: “dopo #EnelFocusOn e @EnelData su Twitter, continuiamo a spingere la nostra azione di comunicazione seguendo il tema dell’innovazione non solo nei contenuti ma anche nei modi in cui parliamo ai nostri pubblici”.

    Enel quindi segue l’evoluzione dell’azienda in ottica digitale, seguendo proprio quella strategia che avevamo conosciuto a settembre dello scorso anno quando Enel l’aveva presentata di fronte a diversi protagonisti del digitale italiano, #EnelFocusOn.

    Provate anche voi a chattare con Elene, potete farlo subito cliccando sull’icona messaggio dalla Pagina Facebook di Enel Group oppure andando all’indirizzo: https://www.messenger.com/t/EnelGroup.

  • Ecco il doodle di Google dedicato alla Giornata della Terra 2017

    Ecco il doodle di Google dedicato alla Giornata della Terra 2017

    La Giornata della Terra 2017, giunta alla 47° edizione, ha come sempre il tema della salvaguardia dell’ambiente e del nostro pianeta, sempre più sovrasfruttato. E il doodle di Google lo racconta bene, con questa volpe che comincia a cambiare il suo stile di vita dopo aver sognato la Terra inquinata e invivibile. Un messaggio che tutti noi dovremmo cogliere.

    Oggi, 22 aprile 2017, in tutto il mondo, sono 195 paesi che vi prendono parte, si celebra la Giornata della Terra, o se preferite, Earth Day 2017. Giunta alla 47° edizione, questa giornata fu istituita il 22 aprile del 1970 per sottolineare la necessità della conservazione delle risorse naturali della Terra, col tempo è diventato un avvenimento educativo ed informativo per sensibilizzare tutti verso i grandi temi della salvaguardia dell’Ambiente. L’origine di questa giornata al senatore democratico americano Gaylord Nelson che in quell’anno invitò tutti i cittadini a prendere parte alla mobilitazione nata in seguito al disastro ambientale causato dalla fuoriuscita di un pozzo di petrolio al largo di Santa Barbara, nel 1969.

    E Google come ogni anno, qui potete vedere i doodle del 2016, 2015 e del 2014, celebra la giornata a suo modo, come abbiamo ben imparato in questi anni, con un doodle, opera ancora della doodler Sophie Diao. Con un tema sempre diverso, l’essenza del doodle è quello di invitare tutti noi ad un cambiamento nello stile di vita, proprio per salvaguardare meglio il nostro pianeta che ha ben 4.543 miliardi di anni e sul quale vivono oltre 7 miliardi di persone, precisamente (dati gennaio 2017) 7.477.220.

    google doodle giornata della terra earth day 2017

    Nel doodle si racconta la storia di questa volpe che sogna una terra sempre più inquinata e sempre più un pericolo per le tante specie animali che la vivono. Lo scioglimento dei ghiacciai è un serio problema. La volpe da quel momento ha un sussulto, consapevole che per aiutare la Terra deve cambiare il suo stile di vita. E quindi, insieme a due amici il gatto Momo e alla rana preferita da Google Weather, comincia a cambiare alimentazione, mangiando meno carne, si serve del carpooling e inizia a scollegare dispositivi inutilizzati.

    Piccoli suggerimenti che possono davvero contribuire a dare un segnale concreto di cambiamento, e avrebbe più senso farlo tutti insieme. Ovviamente, non basta, serve molto di più, ma è comunque un inizio.

    E sono tante le iniziative che oggi in Italia, e nel mondo, si tengono per sensibilizzare tutti verso i temi dell’ambiente.

    Fino al 25 aprile, a Roma, l’associazione Earth Day Italia organizza insieme al Movimento dei Focolari di Roma e con la collaborazione del Ministero dell’Ambiente “il Villaggio per la Terra“, che ospiterà sport, concerti, esposizioni, mostre, convegni, spettacoli, laboratori didattici, attività per bambini, adulti e sportivi.

    Il mondo scientifico si mobilita con “La Marcia per la scienza“, a sostegno della ricerca e in difesa del metodo scientifico contro interferenze esterne, in primo luogo rispetto al cambiamento climatico.

    Anche la Nasa celebra l’Earth Day e fra le varie iniziative dà “in adozione il Pianeta”, 64.000 pezzi di Terra (con annesso certificato nominativo da condividere sui social media) visti dallo Spazio, con relativi dati, come ad esempio vegetazione e qualità dell’aria.

  • Internet of Things: è boom in Italia, vale 2,8 miliardi di euro

    Internet of Things: è boom in Italia, vale 2,8 miliardi di euro

    Agli italiani il fenomeno dell’Internet of Things piace. Lo dimostra anche l’ultima ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano che rileva un valore complessivo di 2,8 miliardi di euro, il 40% in più rispetto all’anno precedente. Ancora indietro Smart City e stenta a decollare la Industry 4.0.

    Lo dicevamo lo scorso anno, proprio in occasione dei dati diffusi dalla ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano edizione 2016 che rivelava quanto l’Internet of Things piacesse agli italiani edizione 2016 che rivelava quanto l’Internet of Things piacesse agli italiani. E questo viene confermato anche dagli ultimi dati della ricerca edizione 2017. Il fenomeno in Italia vale ben 2,8 miliardi di euro con un aumento del 40% rispetto all’anno precedente.

    Buona parte risultato degli obblighi relativi allo Smart Metering gas, che impongono alle utility di mettere in servizio almeno 11 milioni di contatori intelligenti entro la fine del 2018. Tuttavia, anche “depurando” il valore del mercato IoT dagli effetti della normativa, nel 2016 si evidenzia comunque una crescita di tutto rispetto, superiore al 20%. Oltre ai contatori gas, è la Smart Car a guidare il mercato, con 7,5 milioni di auto connesse circolanti: questi due ambiti da soli rappresentano più della metà del fatturato IoT. E se si aggiungono le applicazioni negli edifici (Smart Building), soprattutto per la sicurezza, si supera il 70% del valore totale.

    internet of things italia iot 2017

    Cresce l’Internet of Things in Italia e, di conseguenza, cresce il numero degli oggetti connessi. Sono già 14,1 milioni quelli connessi tramite rete cellulare, +37%,  senza contare gli oggetti che sfruttano altre tecnologie di comunicazione, come i 36 milioni di contatori elettrici connessi tramite PLC (Power Line Communication), gli 1,3 milioni di contatori gas che comunicano tramite radiofrequenza e i 650 mila lampioni per l’Illuminazione intelligente connessi tramite PLC o radiofrequenza.

    Smart Metering e Smart Car guidano il mercato Internet of Things in Italia

    Nel dettaglio, il mercato IoT italiano è costituito per buona parte, il 34%, da Smart Metering e Smart Asset Management nelle utility, ambito in cui l’obbligo normativo relativo ai contatori gas ha portato a un’esplosione delle soluzioni. Il mercato è passato da 500 milioni di euro nel 2015 a 950 milioni nel 2016, con una crescita del 90%. Altro componente importante del mercato Internet of Things in Italia è il settore delle Smart Car, vale il 20% del totale, che cresce del 15% e raggiunge 550 milioni di euro. La riduzione dei prezzi dei box GPS/GPRS attenua la crescita in termini di valore di mercato, ma le auto connesse continuano ad aumentare: a fine 2016 sono 7,5 milioni (+40% rispetto al 2015), pari a circa un quinto del parco circolante in Italia.

    Seguono poi le soluzioni per lo Smart Building (510 milioni di euro, 18% del mercato), un ambito che mostra una crescita del +45% rispetto al 2015, soprattutto con soluzioni legate alla sicurezza negli edifici e un progressivo spostamento del mercato dai soli grandi edifici industriali ai piccoli uffici e negozi. E ancora le soluzioni di Smart Logistics a supporto del trasporto (250 milioni di euro, 9% del mercato), utilizzate per la gestione delle flotte aziendali e di antifurti satellitari: a fine 2016 si registrano oltre 800.000 mezzi per il trasporto merci connessi tramite SIM. La Smart Home vale 185 milioni di euro e il 7% del mercato (+23%), con una netta prevalenza di applicazioni per la sicurezza.

    Nel prossimo futuro, si attende un’ulteriore accelerazione del mercato IoT in diversi ambiti, tra cui spiccano in particolare Smart Metering, Smart Car, Smart Home e Industrial IoT. Lo Smart Metering continuerà l’espansione nel corso del 2017 sulla spinta della normativa relativa al gas e delle recenti evoluzioni in ambito elettrico. La Smart Car continuerà a crescere con tassi importanti grazie all’aumento delle auto nativamente connesse. Per la Smart Home lo sviluppo sarà favorito dall’affermarsi di nuovi canali di vendita che moltiplicano le occasioni di acquisto (retailer multicanale, utility, telco), dal lancio sul mercato di nuovi prodotti e servizi con prezzo accessibile, dalla messa a fuoco della strategia di alcuni grandi Over-The-Top, Google e Amazon in primis, e dallo sviluppo di partnership e alleanze volte a ridurre il problema dell’interoperabilità.

    internet of things italia iot evoluzione 2016

    In tutto questo fermento ci sono tre settori in particolare che invece accusano ancora qualche ritardo, e sono le Smart City,  il cui potenziale è ancora ampiamente da esprimere; il Retail con la possibilità di raccogliere moltissimi dati sul comportamento dei clienti all’interno del negozio; la Smart Agriculture, dove l’IoT offre opportunità non solo in termini di tracciabilità dei prodotti, ma anche per la gestione delle attività agricole, soprattutto se si guarda a colture ad alto valore.

    Internet of Things, il ritardo delle Smart City in Italia

    Le applicazioni di Smart City continuano ad avere un peso relativamente  limitato nel mercato IoT: 230 milioni di euro, pari all’8% del totale. Fatta eccezione per alcuni ambiti circoscritti – ad esempio il trasporto pubblico con 200.000 mezzi monitorati da remoto e l’illuminazione intelligente con 650.000 pali della luce connessi – il potenziale italiano della città intelligente resta ancora bloccato.

    L’indagine dell’Osservatorio mostra che, nonostante il 51% dei comuni medio-grandi abbia avviato almeno un progetto Smart City negli ultimi tre anni, il 56% delle iniziative è ancora in fase sperimentale. La propensione a sperimentare si conferma per il 2017 ma le amministrazioni fanno fatica a estendere i progetti all’intero territorio cittadino e a integrarli tra loro in una chiara strategia di medio-lungo termine. Grandi città, come Milano e Torino, rappresentano l’eccezione positiva con i loro recenti programmi di ampio respiro: la direzione è quella giusta, ma è ancora troppo circoscritta per poter cogliere i benefici delle   Smart City a livello di sistema Paese.

    Internet of Things e Industria italiana: rapporto ancora tutto da costruire

    Il 45% delle aziende intervistate ha recentemente avviato almeno un progetto in ambito Industrial IoT, ma ben il 25% non ne ha addirittura mai sentito parlare. Un risultato che dimostra come lo sviluppo dell’Internet of Things per l’industria sia ancora agli albori. E’ tuttavia un ambito in cui è atteso un crescente dinamismo nel 2017 per il processo di innovazione dei sistemi produttivi legato al paradigma dell’Industria 4.0.

    internet of things italia iot industry 4.0 2016

    Le applicazioni più diffuse, nel 52% dei casi, riguardano la gestione intelligente della fabbrica – la Smart Factory – per il controllo in tempo reale della produzione e la manutenzione preventiva e/o predittiva, e poi la logistica, nel 43% dei casi analizzati. La mancanza di competenze è il primo ostacolo nell’avvio di progetti di Industrial IoT, indicata dal 57% delle aziende. Mentre le risorse economiche non vengono percepite come un problema, anche alla luce degli incentivi in arrivo dal Piano Nazionale Industria 4.0.

  • Social Factor compie 4 anni, la digital agency di Bologna continua a crescere

    Social Factor compie 4 anni, la digital agency di Bologna continua a crescere

    Social Factor, la digital agency di Bologna, compie 4 anni, è stata infatti fondata nel 2013 da Enrico Gualandi e Fabrizio Fogli, e continua il suo percorso di crescita a livello nazionale. Da Fabbri 1905, il Gruppo Co.ind e Ducati agli Aeroporti di Venezia, Treviso e Verona, la qualità dei social premia il business. E nel team entra anche Matteo Bianconi.

    Social Factor, la digital agency di Bologna, compie 4 anni, è stata infatti fondata nel 2013 da Enrico Gualandi e Fabrizio Fogli, e continua il suo percorso di crescita a livello nazionale. L’approccio verticale su content e social media marketing, che oggi ha garantito la soddisfazione di medie e grandi aziende, ha premiato gli sforzi fatti. Nuovi contratti e un’acquisizione importante nel team sono oggi il manifesto di una visione intelligente ed efficace del mondo digital.

    Era il 2013 quando Enrico Gualandi e Fabrizio Fogli – rispettivamente Digital Strategist e Digital Account – decisero di unire le forze e dare vita a un’agenzia che si dedicasse ogni giorno alla cura dei contenuti e del rapporto con i clienti di diverse società italiane e internazionali. Da allora, a scegliere i suoi servizi sono stati le grandi eccellenze italiane come Fabbri 1905, Ducati, Technogym, così come gli Aeroporti di Venezia, Treviso e Verona.

    social factor bologna digital agency

    Recentemente anche il Gruppo Co.ind – leader nella produzione di caffè in private label e detentore dei brand Attibassi, Meseta e Carracci – ha affidato la strategia social dei suoi marchi all’agenzia e l’ideazione e lo sviluppo di un nuovo e-commerce multibrand da promuovere attraverso azioni SEO, SEM e Social Advertising. Non solo: un progetto speciale è in corso con Bologna Business School, la più grande Business School di un’università pubblica in Italia e che ogni anno raccoglie oltre 600 studenti da tutto il Mondo.

    Oggi Social Factor rinnova il suo impegno creativo e professionale acquisendo anche un nuovo elemento nel team: Matteo “Bianx” Bianconi, Copywriter & Digital Strategist che vanta un’esperienza decennale nel campo digitale, collaborando con numerose realtà italiane per posizionare brand come Eridania, 6sicuro.it, Sellerio Editore, Kenwood, Valfrutta, Emerson Network Power presso l’audience di riferimento attraverso strategie digital e contenuti ad hoc. Classe 1982, laureato in Sociologia e specializzato in Marketing e Comunicazione presso l’Università di Bologna, Matteo ha iniziato a lavorare come giornalista durante gli anni universitari, per poi inserirsi nel mondo della comunicazione come Copywriter e approfondendo negli anni iniziative per il Digital, in particolare i social network. Oltre alla sua area professionale, Bianconi è riconosciuto come influencer di settore e ha collaborato con importanti società come Vodafone, Coca Cola, Fastweb e Volkswagen.

    Dopo tutti questi anni di lavoro, siamo davvero contenti di vedere riconosciuti i nostri sforzi, soprattutto in un momento socio-economico come questo e in un mercato altamente competitivo come quello della Comunicazione”, ha commentato Enrico Gualandi. “Il rapporto con i nostri clienti è premiante sotto molti punti di vista, dalla trasparenza e professionalità che mettiamo ogni giorno in campo al raggiungimento dei risultati prestabiliti attraverso azioni misurate, ragionate ed efficaci”.

    Oggi siamo più ‘grandi’, sia in termini temporali che di team, ma rimaniamo con la stessa filosofia di sempre: la cura dei dettagli e la passione con cui ci mettiamo ogni giorno in gioco”, ha spiegato Fabrizio Fogli. “Inoltre, con Bianconi siamo certi di portare ancora più valore all’agenzia e ai clienti che continuano a sceglierci”.

    Oggi Social Factor conta dieci professionisti e collaboratori, sei dei quali rivestono la punta di diamante dell’agenzia ricoprendo i principali ruoli necessari allo sviluppo di corrette pratiche social e digital come: social media manager, community e customer care manager, copywriter, art director, digital strategist e digital account.

    Social Factor è sempre alla ricerca di menti brillanti e creative: chiunque volesse inviare il suo CV può farlo all’indirizzo socialfactor.it/lavora-con-noi/socialfactor.it/lavora-con-noi/.

  • Instagram costringe alla chiusura Instagress, servizio di follower bot

    Instagram costringe alla chiusura Instagress, servizio di follower bot

    Instagram ha iniziato le pulizie di Primavera e comincia a ripulire tutte quelle applicazioni e servizi che agiscono per conto degli utenti in modo automatico, per accrescere engagement e follower. Il primo a cadere è Instagress, come annunciato sul sito dello stesso servizio.

    Instagram ha iniziato le pulizie di Primavera, cominciando a ripulire tutte quelle applicazioni e servizi che agiscono per conto degli utenti in modo automatico, per accrescere engagement e follower. Il più usato di questi era proprio Instagress ed è, infatti, il primo a cadere, come annunciato sullo stesso sito del servizio. In pratica, Instagram vuole garantire un flusso naturale, organico per quel che riguarda le interazioni e senza che questo possa essere generato, ed alimentato, da applicazioni e servizi terzi. E costringe, per questo motivo, alla chiusura Instagress.

    instagress instagram bot

    Sul sito si legge infatti che il servizio ha “aiutato tanti nel viaggio si Instagram” ma, a quanto pare, contro la richiesta di Instagram non c’è nulla da fare, e quindi chiude i battenti e invita tutti coloro che stessero usando il servizio a richiedere il rimborso.

    Quello dei bot è di fatto un problema che piattaforme come Instagram devono prepararsi a gestire, specie per quel che riguarda servizi automatici come Instagress che di fatto, nel tentativo di aiutare l’utente a crescere la propria base utenti e ad incrementare l’engagement, quindi le interazioni, rischiava di “imbrogliare” Instagram stesso, trattandosi di dati “gonfiati” e non sempre veritieri.

    Instagress dà notizia della chiusura un po’ ovunque anche su Twitter con una GIF abbastanza eloquente. Tanti sono gli utenti che lamentano la chiusura del servizio, ma altrettanti si affrettano a chiedere quale possa essere il nuovo sotituto, segno che l’engagement “gonfiato” attira molto.

    Instagram inizia la sua azione di pulizia e non è escluso che anche altri servizi possano essere presi di mira. Fermo restando che Instagram deve anche guardarsi bene da tutte quelle app che rischiano poi di risultare delle vie di accesso per rubare le credenziali degli utenti, un fenomeno che è aumentato molto in questi mesi. Di recente ESET aveva scoperto 13 applicazioni che operavano in questo senso.

  • SAS Forum Milan 2017, la digital transformation è ora

    SAS Forum Milan 2017, la digital transformation è ora

    La dodicesima edizione del SAS Forum Milan è stata all’insegna del futuro che ha come tema un fenomeno principale, la Digital Transformation. Un fenomeno, meglio, una rivoluzione non più rinviabile. All’evento era presente anche Neil Harbisson, l’uomo dotato di una Cyborg Antenna con cui riesce a “sentire” i colori.

    Il SAS Forum Milan si conferma uno degli eventi dedicati all’innovazione e alla tecnologia tra i più interessanti in Italia, e la dodicesima edizione ne è stata una nuova conferma. Più di 2.000 manager, imprenditori, esperti di settore si sono dati appuntamento per discutere, confrontarsi e apprendere i nuovi trend su quelli che sono i fenomeni che stanno alla base della rivoluzione digitale in atto. E quindi Internet delle Cose, Intelligenza Artificiale, Machine Learning, tutti fenomeni legati da un comune denominatore, ossia la conoscenza del dato e la sua analisi.

    sas forum milan italy marco icardi franzrusso.it 2017

    Marco Icardi, Regional VP e CEO di SAS Italy, ha tenuto a rimarcare il concetto che “oggi la digital transformation non è più una scelta opzionabile” ma è una necessità per le aziende che vogliono guardare al futuro ed essere competitive. Viviamo in un’era in cui la connettività tra le persone è ormai un dato di fatto, ma lo stesso sta avvenendo per quel che riguarda le cose: da qui il fenomeno dell’IoT, Internet Of Things. Un fenomeno che sta coinvolgendo ormai anche le aziende che sempre di più introducono “oggetti connessi” all’interno dei proprio processi produttivi, per raggiungere una maggiore efficienza produttiva, per una migliore manutenzione delle macchine, ma anche per migliorare i servizi. “Dove ci sono dati lì ci sono analytics, proprio perchè ogni ogni cosa è collegata“, Icardi tiene a sottolineare il fatto che oggi gli oggetti connessi sono elementi migliorativi proprio perchè producono dati che devono necessariamente essere analizzati per comprendere meglio i processi, altrimenti resterebbero solo dati “freddi” che si sommerebbero ad altri, senza alcuna informazione qualitativa.

    sas forum milan italy marco icardi franzrusso.it 2017

    “Siamo di fronte ad un cambiamento epocale e l’Intelligenza Artificiale è la nuova frontiera” ha detto Icardi dal palco del SAS Forum Milan. Un’affermazione che trova conferma in una previsione di mercato che rileva che dal 2020 il 100% IoT sarà basato proprio sull’Intelligenza Artificiale. Un richiamo a questo lo ha fatto anche, lungo tutto il suo intervento, Oliver Schabenberger, EVP e CTO di SAS, che, arrivato sul palo sul suo segway, ha detto che “il Machine Learning sarà sempre di più una parte importante dell’Intelligenza Artificiale”.

    Il palco del SAS Forum Milan si è anche trasformato in una pedana da scherma con l’esibizione della campionessa Margherita Granbassi con una nuova promessa del fioretto italiano, Carlotta Ferrari di soli 13 anni. E di sicuro, visto il suo talento, ne sentiremo parlare in futuro.

    Ad affascinare il pubblico in sala è stato certamente Neil Harbisson, il primo uomo al mondo con una Cyborg Antenna che gli permette di “sentire i colori”. Harbisson, inglese naturalizzato spagnolo, dall’età di 21 anni è affetto da acromatopsia, malattia che gli impedisce di riconoscere i colori. Da quel momento la sua vita è cambiata, nel 2010 ha fondato la Cyborg Foundation per “aiutare gli umani a diventare cyborg”. L’eyeborg che gli è stato impiantato gli permette quindi di ascoltare i colori, infatti il dispositivo traduce i colori in suoni.

    sas forum milan italy neil harbisson franzrusso.it 2017

    Nel 2014 Harbisson ha tenuto un concerto a Barcellona tutto basato sul modo in cui lui riconosce i colori, insegnando ai coristi e ai musicisti il modo in cui lui ascolta i colori. Harbisson ha dimostrato come oggi la tecnologia abbia sempre più bisogno dell’uomo per essere sempre più efficiente. Ma questo è un tema che merita di essere approfondito.

  • La Prima Impressione è quella che conta anche sui Social Network

    La Prima Impressione è quella che conta anche sui Social Network

    Anche sui Social Network e sul Web, come nella vita reale, può bastare meno di un secondo per creare quella Prima Impressione che si radicherà con forza nel tempo. In base ad alcuni comportamenti cognitivi, questa immagine diventa un pregiudizio e un potente condizionamento. Studiamo insieme come.

    “Non si giudica un libro dalla copertina.”
    Un saggio detto popolare che, tuttavia, non pare essere rispettato neppure nelle interazioni della Comunicazione Digitale.
    Se nella vita offline, la vista del volto e la Comunicazione Non Verbale sono capaci di creare una Prima Impressione più articolata – e quindi forse più fedele nel tempo – ad oggi anche sulle piattaforme online quell’immagine che si forma immediatamente rimane radicalmente scolpita.
    E può bastare meno di un secondo.

    E’ la foto profilo che ci dà le informazioni necessarie a “costruire” questa immagine?
    Sì certo, ma non solo.
    Sui Social Network oggi avvengono la maggior parte delle interazioni, e questa non è una novità.
    E, come tutti sanno, qualsiasi frase, post, commento si scriva sul web è indelebile, oltre che leggibile da tutti in tempo reale.
    La dominanza attuale dei video fa comprendere meglio come la voce, le espressioni verbali usate nonché le espressioni stesse del viso siano sempre più richieste in Rete.
    Là dove in 15 secondi si può scientificamente prevedere il successo o l’insuccesso professionale di una persona, è nata anche l’epoca dei Selfie ed è così che conosciamo le persone ancor prima di incontrarle.
    Gli studi rivelano, infatti, che anche confrontandosi successivamente di persona, la Prima Impressione nata sul Web resta comunque l’informazione essenziale.
    E nonostante si stringa un legame nella vita reale offline, questa Prima Immagine stampata in noi può perdurare fino a 6 mesi, e ostinarsi a non cambiare affatto.

    social media prima impressione

    Eppure, la Prima Impressione può essere distorta, se non addirittura falsificata da fattori soggettivi e condizionamenti che allontanano dalla verità.
    “Non si ha mai la seconda possibilità di fare una prima impressione“, scriveva Oscar Wilde.
    Proviamo a capire quali dinamiche psicologiche determinino questo comportamento.
    Il primo condizionamento che rende la Prima Impressione così essenziale e duratura nel tempo è quello delle Aspettative.
    Aspettative che sul Web si creano con estrema facilità, sia riguardo alla singola persona o professionista – che si dedichi o meno a coltivare il proprio Personal Branding – sia riguardo ai luoghi, per i quali ormai le recensioni traboccano.
    Il potere delle Aspettative è tale che, davanti ad un’esperienza non collimante, si crea una sorta di rifiuto cognitivo.
    Perché riscontrare la validità delle Aspettative è rassicurante e vincente.
    Proprio per questo – consciamente o meno – siamo capaci di non-vedere, di trasformare sotto i nostri occhi, perfino di falsare ciò che, a medio e perfino a lungo tempo, non rispetta la Prima Immagine.
    Tutto questo avviene perché il cervello umano etichetta ciò che non rispetta l’Aspettativa come fosse sempre un’eccezione alla regola, così da rafforzare la “regola stessa” che si è ancorata in noi.
    Pregiudizi? Sì, eccome.
    Molto difficili da abbattere per aprire la mente umana ad un incontro successivo, più prolungato e ricco di esperienza rispetto all’immagine che ormai saldata in noi.

    Un altro analogo fenomeno cerebrale è quello che riguarda i Bias Cognitivi.
    La Prima Impressione che rimane impressa può non dipendere totalmente da noi, ma da una serie di giudizi preformati che condizionano le interpretazioni di immagini e parole.
    Entra in gioco, qui, una componente parecchio più ancestrale e istintiva del cervello umano, che forma una sorta di mappa mentale dove, tuttavia, gli elementi di giudizio non sono necessariamente legati tra loro da nessi logici e coerenti.
    Una connessione non ragionevole, dopo una Prima Impressione, che pare ineliminabile e certo necessita di un lavoro psicologico sulla propria percezione per poter raggiungere una conoscenza valida.

    In accordo con altri studi universitari, si può oggi affermare che siano tre le principali e più durature Prime Impressioni del volto umano. La caratteristica dell’estroversione, quella dominante e quella attraente.
    Questo dato è rilevante per il cosiddetto Effetto Alone, altro ancestrale e innato meccanismo cognitivo, secondo il quale se un viso appare estroverso con estrema probabilità verrà associata una Prima Immagine arricchita di altre caratteristiche positive, quali in particolare la simpatia e la creatività.
    Ad un volto attraente si associa facilmente l’immagine di una famiglia ideale e di figli esemplari, mentre un immagine dominante riporta immediatamente ad una persona molto competente, ma non per forza “alla mano”.

    Ci si chiede, a questo punto, se la Prima Impressione formi sempre un pregiudizio.
    E’ nell’esperienza di tutti conoscere approfonditamente negli anni una persona e cambiare opinione. L’esperienza sconfigge quella beneamata immagine iniziale, che ci ha condizionato per tanto tempo.
    Altre volte succede – con sorpresa – che quell’Impressione riaffiori: ci si trova a dirsi “avevo visto giusto fin da subito”.
    Indubbiamente, ciò che fa la differenza nella Conoscenza è la capacità – non scontata affatto – di far dialogare le immagini interiorizzate, di integrare le percezioni avute nel tempo, completando informazioni non solo livello istintuale e cognitivo, ma soprattutto attraverso una maturità emotiva che si rivela l’unica risorsa per interagire davvero e confrontarsi.

  • Father and Son, il video game di Tuo Museo per il MANN è arrivato

    Father and Son, il video game di Tuo Museo per il MANN è arrivato

    L’attesa è finita e Father and Son, il primo videogame al mondo prodotto da un museo archeologico, il MANN, è finalmente arrivato. Il rilascio ufficiale, avvenuto oggi a Napoli, rende disponibile il gioco per iOS e Android. Il gioco è una bellissima esperienza tra passato e futuro.

    L’attesa è finita e Father and Son è finalmente arrivato. Ne avevamo parlato qui sul nostro blog in anteprima a gennaio di quest’anno, e oggi siamo finalmente felici di annunciare che il gioco è stato rilasciato ed è disponibile per Android e per iOS. Father and Son non è un semplice gioco da mobile, ma rappresenta il primo videogame al mondo prodotto da un museo archeologico, il MANN, che custodisce le straordinarie collezioni provenienti da Pompei ed Ercolano, la collezione Farnese e quella Egizia.

    father and son tuomuseo

    Father and Son, il gioco

    “Father and Son” è un gioco narrativo in 2D a scorrimento laterale, è stato realizzato in inglese e italiano e verrà rilasciato gratuitamente, senza contenuti addizionali a pagamento e senza rimandi pubblicitari. La presentazione in anteprima mondiale del game coincide con la giornata inaugurale del Festival Mann – Muse al Museo: per l’occasione i visitatori potranno vincere gadgets collegati al gioco dimostrando di averlo portato a termine.

    Il protagonista del gioco è Michael, un ragazzo sulle tracce di un padre archeologo che non ha mai conosciuto. Quella che comincia come la storia privata del rapporto padre-figlio, diventa una storia universale dove presente e passato sono l’ambientazione del viaggio senza tempo del protagonista. I giocatori di tutto il mondo, anche grazie alla disponibilità della lingua inglese, potranno immergersi in ambientazioni e contesti mozzafiato.

    father and son tuomuseo mann gioco

    Il MANN, con le sue celebri collezioni e l’architettura dei suoi luoghi, rappresenta il fulcro di questo piccolo grande viaggio attraverso il tempo, mentre esplorando le strade della città il giocatore incontrerà ben dieci personaggi di diverse epoche che presentano costanti riferimenti alla nostra vita contemporanea. Il gioco si snoda attraverso diversi livelli temporali: ad esempio, si verrà catapultati nel 79 d.C. a Pompei nelle ventiquattro ore che precedettero la devastante eruzione del Vesuvio,  per poi ritornare nel 2017 presso le rovine della città romana, nella veste di turista che scatta una foto, proprio sul luogo delle ultime ore di vita di una famiglia incontrata in precedenza.

    Father and Son: colonna sonora originale e grafiche dipinte a mano

    Tra le caratteristiche che non avevamo svelato in anteprima, c’è la funzionalità del “check-in”, che consente di cucire una relazione tra il contenuto digitale del videogioco e lo spazio fisico del museo. Il sistema riconoscerà automaticamente la presenza dei giocatori e sbloccherà nuovi abiti dei personaggi e una nuova location di gioco.

    Da segnalare la colonna sonora originale, che varia in relazione alle epoche nelle quali il giocatore si trova ed agli stati d’animo del protagonista. A questo si aggiunge il fatto che “Father and Son” utilizza grafiche dipinte a mano: tanto gli ambienti del museo che i contesti esterni (tre chilometri di strade di Napoli sono state ricostruire virtualmente) sono firmate dall’ artista inglese Sean Wenham. Alcune delle splendide tavole sono esposte al museo in occasione del Festival. Per l’occasione del rilascio del gioco, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli propone anche una linea di prodotti legati al videogame come merchandising per i suoi visitatori.

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    Father and Son sviluppato da TuoMuseo

    I contenuti del videogioco sono stati sviluppati dalla associazione TuoMuseo e concordati nei tratti essenziali con il direttore del MANN Paolo Giulierini e con il prof. Ludovico Solima (Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”), il quale ha anche contribuito alla redazione del “Piano Strategico 2016-2019” del Museo, nel quale era stata già indicata l’esigenza di arrivare a nuovi pubblici attraverso la tecnologia e la rete, in una prospettiva di audience engagement, cioè di coinvolgimento attivo del visitatore.

    Alla realizzazione del videogioco hanno lavorato diversi specialisti: Fabio Viola (Electronic Arts Mobile, Vivendi Games Mobile), Sean Wenham (Ubisoft, Sony), Alessandro Salvati (autore di ADON Project e Anxiety Attack), Arkadiusz Reikowski (compositore delle musiche di Kholat e Layers of Fear) e Joan Carles Vegas.

    Allora, non vi resta che scaricare il gioco e cominciare questa bellissima esperienza tra passato e futuro.

  • Amazon Pay disponibile anche in Italia, si pagherà dal proprio account

    Amazon Pay disponibile anche in Italia, si pagherà dal proprio account

    Amazon Pay, il servizio di Amazon che permette agli utenti di pagare direttamente dal proprio account, è da oggi disponibile anche in Italia, oltre che in Francia e Spagna. In pratica, sarà possibile acquistare prodotti e servizi su altri siti e-commerce utilizzando il proprio account. E sono già 33 milioni gli utenti che stanno utilizzando questo nuovo metodo di pagamento.

    Per tutti gli utenti italiani che fanno acquisti online, questa può essere una buona notizia. Da oggi è disponibile anche in Italia Amazon Pay, il metodo di pagamento di Amazon che permette di fare acquisti di prodotti e servizi per poi usare il proprio account per pagare. Amazon annuncia la disponibilità del metodo anche in Francia e in Spagna. In pratica, se vi trovate sul sito dove siete soliti fare acquisti e questo vi permette di pagare con Amazon Pay, non vi resta da fare altro che utilizzare le vostre credenziali ed effettuare il pagamento. Si estende quindi il numero di metodi di pagamento da utilizzare.

    amazon pay

    Amazon Pay si presenta come metodo utile perchè elimina il bisogno di ricordare tutte le proprie password e di perdere tempo ad inserire i propri dettagli di pagamento e spedizione su ogni sito su cui si acquista. Ma è un metodo che torna utile anche per i merchant che offrono Amazon Pay come soluzione di pagamento, per garantire ai clienti “la comodità, la sicurezza e la familiarità che caratterizzano l’esperienza di acquisto Amazon”, riducendo, così notevolmente il tasso di abbandono del processo di acquisto e incrementando le vendite e la fiducia dei clienti. Anche se questo è un dato tutto da vedere.

    Con l’aumentare dei clienti che scelgono di effettuare i propri acquisti online, via mobile e attraverso i dispositivi connessi, crescono le aspettative in termini di velocità, comodità e sicurezza nel pagamento di prodotti e servizi” -spiega Giulio Montemagno, General Manager Amazon Pay EU – “Consentendo ai clienti di pagare in qualche clic semplicemente utilizzando le informazioni del proprio account Amazon, Amazon Pay semplifica la finalizzazione del processo d’acquisto per i consumatori e permette ai merchant di raggiungere le centinaia di milioni di clienti Amazon nel mondo.”

    Il volume di pagamenti Amazon Pay è quasi raddoppiato nel 2016, grazie al’integrazione del servizio da parte di merchant di diversi settori come abbigliamento, viaggi, prodotti digitali, assicurazioni e intrattenimento

    E sono già più di 33 milioni i clienti, da oltre 170 paesi, che utilizzano Amazon Pay a livello globale per effettuare un acquisto e oltre la metà di questi sono clienti Prime, ovvero i clienti Amazon più fedeli e attivi. E le transazioni effettuate con Amazon Pay, realizzate da un dispositivo mobile, sono il 32%.

    Al momento Amazon Pay è disponibile su vueling.it ed europassistance.it.

  • Su Instagram ora è possibile salvare i contenuti in singole raccolte

    Su Instagram ora è possibile salvare i contenuti in singole raccolte

    A dicembre Instagram aveva introdotto la possibilità di salvare dei post, e oggi introduce una nuova possibilità. Nei prossimi giorni sarà infatti possibile salvare i post, sempre in forma privata, in singole collezioni. Una funzionalità simile a quella che si vede già su Pinterest. In pratica, Instagram conoscerà ancora più informazioni su ciò che piace agli utenti.

    Instragram continua a migliorare l’app e, solo stavolta, l’ultimo aggiornamento non riguarda le Stories. No, infatti riguarda il miglioramento di una funzionalità già introdotta nel dicembre scorso, ossia quella che permette di salvare i post, in forma privata. L’aggiornamento annunciato oggi, che fa parte della versione 10.16 per iOS e Android, migliora la funzionalità dando agli utenti la possibilità di salvare i post in singole collezioni. L’effetto che si vede è quello che è già utilizzabile su Pinterest, organizzando i propri post all’interno di board a tema. Nel dare l’annuncio di questa nuova funzionalità, Instagram fa sapere che da dicembre 2016 il 46% degli utenti ha già salvato almeno un post.

    instagram mobile collezioni

    Come salvare i post in collezioni su Instagram?

    L’operazione per salvare un post è già molto semplice. Mentre state scorrendo il vostro news feed su Instagram potete già salvare dei contenuti toccando sull’icona “Salva”, in questo modo potrete visualizzare il contenuto, dalla vostra bacheca, cliccando sulla stessa icona che vedete posizionate a destra, di fianco all’icona che vi segnala i post in cui siete taggati.

    instagram collezioni

    Ebbene, la novità adesso è che potete creare delle collezioni, e quindi organizzarle meglio, cliccando sul tasto “+” per aggiungerne di nuove.

    Vi starete chiedendo a che serve, vero?

    raccolte instagram

    In realtà, alcune volte si sente il bisogno di salvare qualche contenuto interessante per poi rivederlo più avanti, semplicemente per cogliere qualche dettaglio che si era perso, o anche solo per ricordarlo meglio. Ma c’è un altro piccolo dettaglio che emerge e cioè che, in questo modo, organizzando i contenuti catalogandoli, anche solo se visibili in privato, Instagram conoscerà meglio ciò che ci piace e come lo cataloghiamo. Informazioni preziose sugli utenti. Non credete anche voi?